venerdì 4 novembre 2016

Cicli biologici e aspettative.

E' nato Giulio, alle 19,45 e porta già il cappello di Rambo. Mi sa che sarà il suo soprannome. Tre chili e nove abbondanti.

La psicopatologia della politica.

La democrazia è contesa nell'ambito di un sistema dato, per interposta opinione. Quando vi partecipano le istituzioni, si fa lotta fra congiurati, le cui riunioni, i cui scopi, rimangono chiusi nelle ridotte dove vengono elaborati e dove sono spartiti i premi, se si risulterà vinvitori. Niente di diverso da un team aziendale o aziendalistico. Il modello è ricalcato nel riequilibrio apporttao dal F.B.I. negli Stati Uniti, nelle percentuali di successo dei due candidati, segnalando a chi di dovere che, in America, si può approfondire e procedere anche ad elezione avvenuta. La sfangò Billy, potrebbe non sfangarla Illary, ma anche Trump se risultasse effettivamente un evasore fiscale. In Italia vige sempre il gioco delle parti: il ministro Alfano sembra uscire di senno e di dichiarazione, quando propone il posticipo del referendum costituzionale e, subito dopo, come concordato, il primo ministro definisce surreale ( aveva già usato un'espressione simile, a proposito dell'avvenuta astenzione dell'Italia all'Unesco, sulla non ebraicità di Gerusalemme. Ma sono fiorentinismi d'accatto, errori premedetitati e correzioni per carpire consenso verso un apparente atteggiamento, mentre tutta la sostanza viene lasciata deteriorare. L'intervento dell'intelligence è sempre presupposto e sottinteso, ma talvolta nel gioco si inseriscono esplicitamente, Uffici investigativi, Corpi autonomi, di fatto, dello Stato, come i Carabinieri, ma anche la Magistratura che si appalesa dopo letarghi plurigenerazionali, quando si devono spazzare via i residui dei sistemi politici superati dall'evoluzione degli equilibri internazionali. Il tasso di disoccupazione, pari a zero in Germania, ha ripreso a salire in Italia, ma, sottolineava questa sera il TG5, c'è un aspetto positivo in tutto questo: sono aumentati coloro che cercano un lavoro. Il "cooperatore" Poletti, subito dopo, enunciava raggiante che dopo il Job's Act erano stati assunti "X" lavoratori, omettendo del tutto i licenziamnti che si sono succeduti a valanga, dopo il termine previsto di esenzione dai contributi e quando le garanzie stavano per cominciare a farsi crescenti. Si proseguiva con un'intervista domestica a Silvio Berlusconi, ritornato a dirigere quel che resta di Forza Italia, a ottant'anni suonati, portati con un trucco da divo, se non fosse stato per gli occhi cisposamente ( ma le cispe erano state rimosse ) socchiusi. Da un paio d'anni sembra anche fedele alla compagna non impalmata, ha ceduto il Milan ed è in competizione per la vita o per la morte con i francesi. In tanti fra coloro che gli sono stati più prossimi, a cominciare dal fratello, passando per il suo avvocato Previti, ministro della difesa, che proclamava che non sarebbero stati fatti prigionieri, terminando con il fondatore del suo movimento, Marcello Dell'Utri, studente di Storia presso l'Università di Bologna, sono tutti passati per le patrie galere; di due mogli, della prima ha fatto la sua approvvigionatrice di capitali, della seconda la sperperatrice, come se una bella figa valesse tanto. In gran Bretagna, fingendo di accogliere il ricorso di un'avvocatessa - che ha premesso empiricamente di farlo per un suo personale interesse - e di un parrucchiere, che avrebbe votato per la Brexit per richiamare e riaffermare, dopo l'esito, il ruolo del parlamento, come avrebeb detto Renzie, se fosse stato inglese, l'Alta Corte di Giustizia - quanta enfasi farisaica nel definire gli esegeti sofisti del diritto, scientifico ed oggettivo - ha sancito che l'esito del referendum è chiaro, ma che toccherebbe al parlamento, in quanto istituzione rappresentativa del mandato popolare, decidere, a prescindere, se uscire o non. In base a quali criteri e aspettative che non siano quelle, maggioritarie e popolari? Si tratta di un'involuzione interpretativa del mandato, che diventerebbe prerogativa esclusiva, insindacabile dei deputati. C'è in questo un retaggio del diritto consuetudinario e del costume feudale sul quale si basavano le sentenze e un tentativo di rimando al vincolo legale, non dei rappresentanti verso i rappresentati, ma dei rappresentati verso i rappresentanti, una volta che hanno "ceduto" loro, il potere di decidere in qualsiasi materia. Nel Regno Unito, l'elezione dei rappresentanti avviene solo per territori ed è riservata a chi vi abita stanzialmente, come nel Medio Evo: oggi, una condizione tradizionale e statica, ma molto intaccata numericamente. Tutti gli altri, quale che sia la causa del loro trasferimento in un'altra Contea o nazione, molto spesso il lavoro, ne sono esclusi. Ci sono britannici maturi che non hanno mai votato. Hanno potuto farlo al referendum. I rappresentanti delle nazionalità britanniche avrebbero un'assurda preminenza formale sui sudditi di Sua Maestà, come se costituissero un'antica Gilda o Assemblea di maggiorenti, casomai litigiosi, ma sempre maggioranza e minoranza del Re o della Regina. Ognun vede come l'influenza lobbystica penetri queste armate Brancaleone del Galles, della Scozia, ecc. A questo punto, tanto varrebbe riaffermare che la sovranità appartiene alla Corona ed alle coorti rappresentative di un consenso scontato. Una forma spaventosa, untuosa e parruccona di regresso politico e di rinuncia alla democrazia in nome degli affari di pochi: lo scopo europeo "unitario". Gianluigi Buffon, insignito del ruolo fiduciario di motivatore di spogliatoio, ha sbroccato, aggredendo i suoi compagni, alle grida di: se in Italia, quando giocano contro di noi, si scostano, in Europa questo non è mai avvenuto e non avverrà mai. per questo vinciamo sempre in Italia e quasi mai in Europa: vincemmo una Coppa dei campioni, dopo un massacro di tifosi a Bruxelles, da parte degli hooligans del Liverpool, in seguito ad un rigore accordatoci per un fallo, con scivolata, avvenuto dieci metri fuori area. La sostanza è intatta. ci ho aggiunto un aneddoto io. La Juventus aveva pareggiato con il Lione in casa propria, dopo averlo battuto in trasferta. Ebbene, non è certo il Lione uno sparring partner che possa mettere paura e, quindi, non valgono le correzioni interpretative apportate successivamente, per cui le altre squadre riconoscerebebro solo, in Italia, la loro superiorità. "il Milan e l'Inter - ha soggiunto Buffon - non si sono scostate e ci hanno battuti." Lo stesso farebbero in Europa. Quale miglior smentita della smentita ufficiale? Buffon ha fatto altre papere quest'anno, ma, dopo quest'ultima, che qualcuno ha riportato, mi sa che con la Juventus e con il calcio, abbia chiuso. Ingenuità politica che ora potrebbe ripercuotersi anche sulle sue famiglie e, se non ne amministrerà bene le conseguenze, anche su lui stesso.

giovedì 3 novembre 2016

Se uniti siam dalla moneta..

Il pampa-Papa partecipa ad un convegno luterano in Svezia e richiama un'inspiegabile unità, che non sia genericamente, spirituale nell'opporsi al materialismo imperante. Riconosce a Martin Lutero un grande fervore religioso, anche se io più che altro lo definirei sdegno fondamentalsita contro il mercato delle indulgenze o delle illusioni, contro la corruzione del clero, come Girolamo Savonarola, che rimase cattolico, condusse dall'interno la sua polemica e ne ricavò il rogo e, guarda caso, contro l'apparato di potere rappresentato dalla Curia pontificia. Poi, altro che unità: anni di guerra, di saccheggi, stupri e massacri, come nella peggiore delle guerre balcaniche, intrighi diplomatici che alimentarono diplomatiche carriere belliche ed ideologiche, intessute su quegli eventi, che partirono la cristianità fra centro-sud e centro nord del continente europeo e sancirono la spaccatura spirituale dell'europa fra il Mare del nord e l'Atlantico e una cesura radicale fra i cristiani settentrionali, seguaci di Lutero e, in minor misura di Calvino e l'episcopato del sud, che lo scomunicò..dopo che se ne era già andato e che per molte generazioni di cattolici, almeno di quelli che sapevano, talvolta vagamente, chi fosse stato, era stato equiparato al diavolo. Ogni interessamento alla vicenda che l'aveva visto co-protagonista veniva spacciato per insiodioso, peccaminoso, eretico. Ed oggi, Francesco I, il gesuita, va a dire ai luterani ed alla loro diaconessa, che frate Martino era un buon diavolo e che sarebeb il caso di onorarlo insieme, ovviamente sotto la cappella cattolica. Per far questo, ha celebrato la Messa, richiesta dalla sparuta comunità cattolica svedese, in una località arcana e poco nota, ritenendo che i protestanti si sarebebro risentiti di una pubblicità troppo grande, in trasferta, a beneficio di quatro gatti di cattolici che, fra l'altro e in quel contesto, avrebbero potuto richiamare simbolicamente, con l'officio del Papa, le guerre di religione. Incontemplato che l'unità si possa realizzare con riforme teologiche "motu proprio" o sotto l'egida prevalente dello scissionista, il pampa-Papa ha poi ribadito, in volo, che primazie femminili, nella Chiesa cattolica, non sono alle vista. Insomma, se un significato c'è stato in questa visita gesuitica. dev'essere stato tutto politico, sia in senso contingente, sia prospettico, alla luce della multiconfessioanlità cristiana nell'europa monetariamente unitaria. Quindi, è gioco forza, deve aver pensato il Papa, che dobbiamo essere sempre più unitari anche noi.Ma non mi sembra che nella sua "toccata e fuga" sia stato ricambiato da un particolare e partecipe interesse dei seguaci di Lutero e della loro diaconessa. Il nord è prospero, l'europa meridionale e cattolica è finanziariamente Pig. Intanto, altrove, anche in Italia, fioriscono confessioni improvvisate di redentoristi da baraccone, sull'abbrivio delle sette statunitensi che tanto successo ed esportazione hanno conosciuto in tutti gli slums autoctoni ed internazionali. I banditori prolificano: leggevo, sulla fiancata di un autobus, della prossimna convention, a Rimini, di un neocatecumenale che farà appello a tutte le baggianerie fideistiche, emotive e volontaristiche agitabili. Durante il volo di ritorno, il Papa ha fatto anche cenno alla secolarizzazione periodica della Chiesa, quando la spinta sociale ed economica, in questo senso, si fa pressante. Anche la Chiesa si adagiarebbe in questi periodi, si farebbe mondana, mentre dovrebbe essere popolare e rappresentare la parte esclusa del mondo ma, intanto, per quanto li si vogliano ignorare, i nuovi - per modo di dire - banditori della fede nella sua versione insulinica, che viaggiano, anche loro, sulle ali del globalismo delle parole ritualizzate per la vendita, associano e fidelizzano, attraverso assurdità concettuali, molte delle teste vuote del mondo che, come si sa, sono numerose, favorendo un lucroso "effetto placebo" sulle anime fidenti, Se, quindi, la Chiesa neo francescana le bypassasse, rischierebbe di non trovare più, o di trovarlo diminuito, di una parte "infima", il gregge alle sue spalle. Sono le pecore che si perdono o è il pastore che non ritiene prioritariamente utile di occuparsene?

L'eccezione che conferma la regola, quando il padrone è un patriarca.

Che cosa avrà spinto Caprotti, inventore dell'Esselunga, a divedere i suoi beni mobili ed immobili fra la sua fidata segretaria e due nipoti, pur assicurando alla moglie ed alla figlia una rendita finanziaria per dieci vite, ma estromettendole dalla gestione del patrimonio e dell'impresa che, ha disposto, fra due anni dovrà essere venduta agli Olandesi? Così un'altra delle residue proprietà nazionali andrà all'estero. E' chiaro che di una Vestale, dedita fino all'identificazione ed all'annullamento della propria vita nella gestione dell'impresa, essendone quasi inavvertitamente coinvolto ed aiutato, all'inizio e poi sollevato da ogni onere, amministrativo e psicologico, Caprotti ne abbia tratto una grande serenità, forza e fiducia, tanto che, lui stesso, ha deciso di riconoscere, non alla segretaria, ma alla sua Vice, metà di tutti i suoi averi. Il privilegio proprietario dei frutti imprenditoriali, ma attentamente emarginato dal perimetro della gestione aziendale, a due nipoti, dopo che ancor prima della sua morte si erano manifestati litigi etnico-ereditari e l'esclusione della sua famiglia dedita dalla dispersione frivola o non partecipe del creato da lui e conservato dalla segretaria, ha conosciuto un'eterogenesi paradossale: anche i braccianti reclamavano la terra per loro che la lavoravano, ma insieme alla miseria ed alla pellagra, ricevevano qualche volta delle fucilate dai carabinieri, pagati dallo Stato che era al soldo dei latifondisti. Una struggente simbiosi di affari e di sentimenti, degna dei Clinton. Germana Chiodi non aveva vent'anni quando entrò in azienda e prese posto nei pressi di Bernardo Caprotti. Dopo una vita passata a rassicurare il Patron ed a limarne le asperità, curarne ed anticiparne gli impegni, investita di un occhiuto controllo fiduciario su persone e cose, ne esce, al seguito del feretro del suo mentore, con il peculio liquido di un grande e ricco imprenditore: un riconoscimento fideistico e aziendalistico a ritroso, nel punto di incontro di due interessi convergenti. Adesso, che è anziana, si è ritrovata ricca, più di quanto non fosse già diventata, fra anticipi e regalie, per essere stata segretaria, assistente, complice, confidente, manager, stratega e braccio destro, esperta nelle questioni aziendali e astuta nei gineprai familiari. Germana è entrata, insieme ad altre pochissime, nella cronaca di un cambiamento di status, proprio in funzione della sua conservazione fino "all'eredità" imoobiliare e mobiliare, mentre quella inprenditoriale le è stata negata: "con me, Ok! Da sola, pur avendone acquisite le capacità, no!" Eccola dunque restituita al suo ruolo di ancella, in extremis, sacralmente. Germana, che probabilmente viene da una scuola per segretarie d'azienda, non coglierà questa sottigliezza estetica e se ne fregherà altamente per gli anni che le resteranno. Bernardo Caprotti, con questo gesto, ha testimoniato di aver amato il Supermarket più dei figli e della fattrice e l'efficienza aziendale strumentale più della famiglia. Ne ha certamente tratto maggior entusiasmo e riconoscimento. La signora Chiodi vendica, per parte sua, secoli di subalternità e sottomissione senza riscontro: si usava dire "segretaria personale" di queste figure. Le segretarie sanno tutto, vedono e si impippano di tutto, tengono l'agenda degli impegni, anche personali, sviano gli inopportuni: " il dottore - anche quando non lo è - ha avuto un contrattempo o arriva subito"...il tempo di avvisarlo. Sanno a chi mandare fiori o auguri e quando, conoscono peccati e peccatori e, insieme, del peccato, incarnano segretamente..per "l'homo capufficius", spesso meno furbo del ficus aziendale, che sta dietro la scrivania, l'essenza salvifica, in competizione con le infermiere. Volendo, potendo, essendo fortunate, la parola e la mansione di segretaria potrebbe acquisire altri significati e caratteristiche: alter ego, consigliera, socia..simil-moglie nella famiglia aziendale e non più arredo d'ufficio. Potrebbero dunque diventare una bandiera. Ma la bandiera e non le banderuole, è unica e resta tale o da pochissimi cloni rappresentata, nonostante i tanti, inadeguati, tentativi. L'eccezione che conferma la regola, quando il padrone è un patriarca.

mercoledì 2 novembre 2016

Viviamo insieme, ma non siamo tutti uguali.

E' morta Tina Anselmi, andando a infoltire quel Pantheon nel quale sarà prudentemente chiamata, dopo essere stata ripescata dall'oblio nel quale l'aveva cacciata la sua Presidenza della commissione parlamentare sulla Loggia P2. Cattolica e partigiana, era sempre rimasta fedele ai suoi valori, che non aveva mai mediato con i compromessi della politica e del suo partito. Fu artefice del Servizio sanitario nazionale oggi alle ortiche, da Ministro della Sanità. La sua popolare espressione e le capacità concrete che aveva dimostrato, ne facevano una candidata degnissima, ma preoccupante, per la Presidenza della Repubblica, quando Nilde Jotti, Presidente della Camera, pensò a lei come investigatrice politica del tentativo, interno anche ai partiti, di sovvertire, come oggi, l'assetto costituzionale dello Stato. L'Anselmi accettò di rimettersi in discussione e mise in atto un lungo lavoro di investigazione che le alienò l'appoggio di tutti i partiti, compreso il Partito comunista ed il suo medesimo, quando rifiutò di coprire il potente Flaminio Piccoli, individuato come tessitore di molte trame della Loggia, rappresentante di interessi connessi, interni ed internazionali, di stampo reazionario. In politica si può presagire di tutto: anche che certe designazioni sul traguardo servano a bruciare un'avversaria potenziale, perché ricca di valori ed intransigente nel difenderli, quella che nel gergo immiserito di chi sa "come vanno le cose", veniva trattata e svilita come un'ingenua. Eppure, in quell'incarico in cui rinnovò il suo impegno di staffetta partigiana, mise tutta se stessa e disvelò - altra cosa è l'imputare e il punire - molte delle trame segrete e infami della politica del sottosuolo. Poi, dalla potenziale Presidenza della Repubblica, all'oblio, il passo fu breve, ma coerente con l'impostazione di tutta la sua vita. Resta, nel ricordo delle persone per bene, una testimonianza di onestà, dedizione, capacità e senso civico, restituiti alllo spirito di servizio verso il bene comune, che tanti dei suoi detrattori non hanno mai visitato. Si vive insieme, ma non siamo tutti uguali, nel senso più nobile e spirituale dell'espressione. .

Una nuova versione dell'economia di trasformazione.

Le amministrazioni comunali, alla canna del gas, si fanno esattrici del sesso in strada. Si adeguano pelosamente all'ennesima omogeneizzazione alla legislazione comunitaria, che, prevedendo sesso al chiuso, in postriboli altrimenti denominati, con selezioni informatizzate e, soprattutto, il pagamento delle tasse, non considera un reato essere sorpresi in luogo potenzialmente aperto al pubblico in atteggiamento informale, ma un illecito amministrativo sanzionabile con cinque/trentamila euro. Tariffe che neanche le escort più "commerciabili" si sognerebbero di chiedere, trattandosi di tariffe fuori mercato. Una volta, qualche decennio fa, le prostitute erano italiane, vecchie, povere e brutte, oggi, a ondate, il mercato globale le immette a frotte sui cigli delle strade, dai quali tentano di diffondersi lungo le vie urbane maggiormente trafficate, ma residenziali, dove la protesta dei residenti fa scattare retate ed ora sanzioni. La moralità sanzionatoria è pelosa: si vuole aprire la strada alla prostituzione imprenditoriale, mascherata da professionalità liberamente scelta e praticata: chissà se si arriverà al diploma europeo in materia, per poter esercitare, come per la pizza. Oltretutto, la legislazione comunitaria è contraddittoria: mentre impone bizzarrie sancite da una pergamena ad ogni attività svolta volontaristicamente o con sentimentale ignoranza, promuovendo il laurentificio per le materie più semplici o astruse, comunque con tasse altissime, ha dequalificato altre mansioni, come il massaggio professionale ed ha subito aperto la strada alla prostituzione cinese e thailandese, sotto mentite spoglie e messo in difficoltà i massaggiatori/trici abilitati, sviliti al ruolo ( casomai occasionalmente o più frequentemente esercitato ) di erotizzatori di bassa lega. Chissà se, per risparmiare, gli ospedali e le cliniche private utilizzzeranno nei centri per le terapie antidolore più banali, il primo/a disponibile, a tariffe cinesi? Insomma, sotto la spinta delle lobby della diversificazione speculativa degli investimenti e delle agenzie di viaggio specializzate nell'esodo, ben accolto, senza opposizioni o piagnistei, ( vere e proprie organizzazioni di papponeria internazionali, piene di soldi da reinvestire ) il ritorno della prostituzione al chiuso si fa pressante, assecondato legislativamente dai deputati e dai senatori cointeressati o al soldo dei neo-postribolatori e dei loro avvocati, sempreché ai parlamenti nazionali siano rimaste ancora queste residue competenze, perché, come già detto, si tratta di iniziative imitative. Sta di fatto che queste intraprese sono fiorite anche laddove non esistevano, come nella Svizzera ticinese, che adesso ne è pregna, per il movimento transfrontaliero, non solo dei lavoratori brianzoli, ma anche dei puttanieri lombardi ed ora vogliono rifarsi dalle contingenze economiche sfavorevoli anche in loco, secondo appoggi, amicizie e convenienze influenti, anche se meno potenti di quelle internazionali. Sì, perché lo sfruttamento non cesserà, come si propaganda ipocritamente, ma aumenterà e si varrà, non delle quindicinanti, provenienti da altre regioni, delle vecchie case di tolleranza, ma delle lavoratrici anonime del sesso, fra le quali anche molti transessuali, provenienti e svanenti, da ogni parte del mondo, secondo dosaggi che vedrebbero comunque prevalenti quelle delle nazioni prossime o almeno europee, molte delle quali, incluse per fornire lavoro a basso costo o basse prestazioni, comunque utili, in base alla tassazione che grava e graverebbe su di loro, a sollevare le sorti di plaghe poverissime e vieppiù in crisi indotta dal modello monetario a cui si sono assoggettate, ma anche dei Paesi Pigs che potrebbero unire l'utile al dilettevole. Anche in questo caso, la mancanza di valorizzatori in loco, assegnerebbe la fornitura della materia prima.

martedì 1 novembre 2016

La stagione più adatta al crepuscolo dei sentimenti.

Oggi ho fatto visita ai tumuli delle figure più prossime, ancor vive, ma solo nel ricordo. E' stata la prima volta che quella memoria non si prolungava in qualche vita residua, ancora in grado di narrare e non solo di ricordare, con tante probabili deformazioni, un periodo lungo, azzerato, inghiottito dall'anonimato da cui era sorto. Domani, ricorrenza dei defunti, probabilmente nascerà Giulio. Sua madre ha avvertito stanotte le contrazioni del parto, ma, essendo primipara, risulta pervicacemente chiusa. Giulio spinge senza tanti riguardi, inaugurando le contraddizioni della vita, i contrasti, le diverse posizioni, sensibilità, esigenze interne a qualsiasi nucleo culturalmente costituitosi: la famiglia è uno di questi. Il progetto si scontra subito con la volontà di continuare a lavorare in un'attivtà micro-imprenditriale di nicchia, ma di buon andamento. Giulio comincerà su di un fasciatoio, in negozio. Da domani comincerà il progetto più difficile e più importante della coppia e non è affatto detto che l'influenza materna, o paterna, ma quella della madre è più avviluppante, anche nei dettagli ( salvo lasciarsi sfuggire , nella foga organizzatrice, il senso di alcuni sintomi e segnali, nel corso della vita sia sempre all'altezza delle diverse, evolutive esigenze del figlio, mentre il papà, o babbo, mi sembra impostato sul modello tradizionale, preso,a sua volta, da un'attività che sembra in ripresa, dopo anni bui, che prefiguarvano il fallimento. Allora, caro Giulio, si nasce, come primo atto della vita, a prescindere da qualsiasi aspettativa, mentre tu, ti limiti a spingere ( o è tua madre ad espellerti? )e si vivrà di conseguenza, sull'abbrivio superficiale di un benessere delegato ed autoaffrancante. Se così sarà, sarai stato comunque fortunato, relativamente..ma difenderai questo tuo status, chiudendoti a riccio contro ogni critica, certo, per difenderti, ma, potenzialmente, anche per aggredire. Sarai sicuramente battezzato e festeggiato prima o dopo il giorno dei morti. Davanti ai tumuli: quanti ricordi interpretabili con gratitudine o rancore ( è un termine forte, ma, quando scrivo improvviso e non me ne viene in mente un altro )quanti sforzi andati a buon fine, quanti atteggiamenti reclamati che sono stati trascurati, quante ingratitudini da parte mia e reciproche incomprensioni. In ogni caso un rapporto speciale, individuale: la mia famiglia naturale superstite e quella acquisita era assente, mentre erano presenti, subito dopo il commiato, le figure già adulte alle quali spero di lasciare un ricordo.. e basta, certo non negativo, ma niente di più. Ogni figura importante della nostra vita è unica e noi desidereremmo essere unici per ciascuna di loro: se così è, non ce ne accorgiamo. Le sinergie quotidiane, le strategie dichiarate, gli scopi e i risultati conseguiti e abbandonati o falliti, si intrecciano a priori e nella confusa valutazione successiva al variare radicale degli eventi personali dei percorsi intrapresi, comunque, avviati sull'ultimo miglio, di un'esistenza che comincia a testa in giù, a mo' d'ariete, e si conclude con l'archiviazione, loculare o all'interno di un piccolo mausoleo di famiglia, nel quale gli affetti, la fatica comune di chi la costituì, si celebrano da sé, su un palcoscenico immobile, non più frequentato. In quel contesto affollato, ho apprezzato la riservatezza e la discrezione, finalmente il rispetto della privatezza e l'accantonamento della competitività, che caratterizzava il movimento silenzioso e sicuro dei visitatori. Per sentire le solite gallinerie, riferite chissà a chi, ho dovuto ritornare al parcheggio della Certosa, dove una matrona diceva risentita all'altra: "se la pensa così, che faccia da sé". Questa è la vita di chi non se la complica e trova nelle sue beghe di autoaffermazione quotidiana la sua ragione di esistere. Spero e ti auguro, caro Giulio, a testa in giù, per uscire allo scoperto, di non rimanere alla superficie delle cose, di essere appagato e felice, ma di essere diverso, in grado di dare un senso personale alla tua vita. Tua, perché, forse, in generale, non ne ha.

lunedì 31 ottobre 2016

Speriamo che il Vesuvio prolunghi la sua pausa.

Non è per girare il coltello nella piaga, ma anche oggi il buon rignanese ha ripetuto che tutto sarà ricostruito, aggiungendo che le risorse ci sono, ma non le ha specificate. Niente tende, sotto la neve! Vorrei vedere, ma, intanto, ne sono state apprestae di collettive, camerate con riscaldamento autonomo, per così dire, umano. Gli sfollati anziani o malati sono in albergo, ma non ci resteranno per molto. Sono convinto che, sul campo, Vasco errani fa tutto quello che è in suo potere per arginare e fronteggiare la situazione e che metterà a contributo gli ottimi - anche se non hanno portato, dovunque e in ogni caso, la situazione allo "statu quo ante" risultati esperienziali, ottenuti nella sua regione. In ogni situazione esistono stati materiali non modificabili, non sostituibili e, quale che sia chi paga, economicamicamente da valutare e spesso non sostenibili, se ci si propone di rimuovere una realtà avversa, come se non si fosse manifestata, distruggendo il frutto del lavoro e del reddito prodotto nel corso delle generazioni. Anche perchè, Bruxelles ha replicato alla lettera di bilancio dell'Italia e l'ha catechizzata come non idonea a mantenere sotto controllo la situazione dei conti. Era stata redatta prima del sisma. Comincerà adesso un carteggio fra le parti: in precedenza simili giudizi si erano già verificati e se non hanno mai portato a censure e a procedure d'infrazione, è stato perché, spostando le poste sullo scacchiere, la Commissione europea ha sempre ottenuto, almeno parzialmente, i suoi scopi, restringendo il reddito dei cittadini dei Paesi che non reggono il cambio con il debito e l'economia reale. La sorte rovinosa, come quella di un terremoto, toccata alla Grecia - che a differenza della Gran Bretagna è stata costretta a restare in Europa, forse senza mai proporsi, levantinamente, di uscirne - è lì a dimostrare, rimossa e ignorata, in che condizioni, "rebus sic stantibus", ci si possa ridurre sotto l'occhiuta imposizione della burocrazia sostenuta dai Paesi forti, uno in particolare. Insomma, dopo la fine della seconda guerra mondiale, con il dissolversi della contrapposizione fra i blocchi e la riunificazione tedesca, non si fanno più sconti a nessuno, ma si può convenire di allungarne e diluirne l'agonia: quella che aspetta i poveri terremotati. L'Istituto nazionale di geofisica, se ne è uscito oggi con catastrofiche previsioni telluriche: è presumibile - dice il cenacolo di scienziati istituzionali - che l'energia sprigionata in questi giorni, come negli ultimi anni, sia inferiore a quella potenziale che, su base statistica, dovrebbe, fra non molto, riproporre il terremoto di Messina del 1909 e quello dell'Irpinia del 1980. Mi è sembrato un mettere, ipoteticamnete, le mani avanti: il tratturo geofisico e comunitario, va preventivato come molto accidentato. Speriamo che il Vesuvio, almeno, dorma ancora per un po'.

domenica 30 ottobre 2016

La ricostruzione possibile.

C'è un senso nel dire ed uno nel fare: le parole non costano nulla, soprattutto se il loro effetto non dipende da chi le pronuncia. La volontà interiore smuove le montagne; se non viene interferita, condizionata è in grado di portare a risultati. Il momento più difficile sarà quando le volontà avverse cercaranno di incanalarla nel proprio alveo, per controllarla. Ma le pubbliche affermazioni di risoluzione a priori dei dati di fatto, esulano dalla necessaria informazione sullo stato di avanzamento dei lavori dichiarati, subito dopo l'evento che li ha richiesti, lasciano il tempo che trovano e inalterate le cose. La vita continua ed anche lo spettacolo, ma, per essere credibili, dovono accompagnarsi non all'attività immediata di raccolta dei cocci, ma al diuturno lavoro di rirpistino dei beni materiali distrutti e della fiducia, soprattutto. Noi (chi?) ricostruiremo tutto ( in quanto tempo, con quali modalità tecniche, con quali risorse? ). Mi dispiace, sinceramente, ma è poco probabile, anche se il fervore contenuto di Vasco Errani mi sembra maggiormente degno di fede delle sparate, a gote gonfie, di Matteo Renzie. La devastazione apportata dal terremoto ha azzerato le attività e ridotto alla condizione di profughi gli abitanti delle zone interessate. Quanto tempo pensa, Renzie, di restare a declamare su intenzioni, subito dopo smentite dai fatti? Tutt'intorno, come se niente fosse stato, ciascuno continua a recitare la sua parte in commedia: si farà il possibile con i mezzi tecnici ed economici a disposizione, ingenti i primi, scarsi i secondi. Renzie ha preso oggi la palla al balzo per ripetere, anche alla luce dei disastri naturali, che l'Italia farà come se non appartenesse all'U.E., ma non è credibile, anche perché, fuori dall'Unione, il terremoto umbro-marchigiano diventerebbe improvvisamente assimilabile a quello di Haiti. L'Europa farà qualcosa in termini di "adozioni" e finanziamenti straordinari, ma non consentirà abbandoni della linea, per noi soffocante, del rigore finanziario. Non mi pare che lo abbia fatto dopo L'Aquila, dopo l'Emilia e non lo farà neanche adesso. Le intemerate di Renzie sono ancora una volta dirette su altri, contingenti obiettivi, poi, per le case, le chiese e i monumenti crollati, si vedrà. La Chiesa che non paga tasse sul suo enorme patrimonio devozionale e immobiliare, perché non provvede direttamente, non solo alla conservazione ordinaria, ma anche alla riedificazione dell'arte cha ha avuto agio di commissionare, attraverso i secoli, ai migliori artisti ed architetti, coniugando lo splendore dell'Italia con il suo prestigio e potere? Può farlo direttamente o corrispondendo allo Stato le tasse che tutti ( quasi) gli altri pagano. Dopo di che, sarebbe necessario non disperdere gli ingenti capitali recuperati, in bustrelle e corruzione similare. Ma sarebbe pretender troppo. La sinergia mafiosa ed affaristica, in una manierà o nell'altra si riattiverà ed ecco allora il senso di quel "noi ricostruiremo tutto!".

Natura, cultura e civiltà.

Mentre le appartenenze politiche si autoconvocano in piazze semideserte, con il capo del governo non eletto, a discettare di terremoti legali e politici, la terra trema ancora, le faglie sembrano lontane dall'essersi assestate e, per farlo, in profondità, fanno crollare le apparenze superficiali, sulle quali si fondano tutti i riti. Un vice ministro israeliano evoca la punizione divina in senso strettamente biblico, per la pavidità conformistica dell'Italia, proprio all'Unesco, sede istituzionale della cultura, dove ipocrisia dovrebbe cessare, se non fosse, appunto, un'istituzione. Il freddo comincia a pungere e la parte incolume a temere. La faglia, dopo i terremoti dell' Aquila, dell' Emilia e, recentissimo, delle Marche e dell'Umbria, continua a dissestarsi, a catena, per riassestarsi e, oltre a vite transeunti, cancella le memorie storiche e artistiche, i simboli di civiltà che si sono ibridate e poi sovrapposte, spacciandosi per originali ed imponendosi sulle precedenti. Le certezze, immemori di ciò che le aveva precedute, mentre crollano, si rifanno ai principi astratti - la base dell'esistenza sperabile - per sopravvivere, ma in uno stato di abbattimento non più ribaltabile in una prospettiva. La terra, indifferente alle costruzioni mentali degli uomini, prosegue fino alla sua stessa estinzione, un ancora precoce sommovimento caldo del suo "inconscio". Eppure, la contesa "comunale", sotto il maglio dell'Impero, in superficie, continua a conciliare interessi e solidarietà essenziale , forme ed auspici, la maschera con lo smascheramento.

La verità del potere. Le rivelazioni a orologeria. Il senso catartico, ma pur sempre uffciale, delle confessioni. La guerra non dichiarata.

Il pampa-papa ha disposto che la Conferenza episcopale argentina cataloghi e metta a disposizione dei superstiti e dei parenti dei desaparecidos, tutta la documentazione in possesso della Chiesa, su quel periodo di barbarie, degno del nazismo, rivelatore di una ferocia contro la popolazione di sinistra degna di un sacrificio pagano. Quando fu eletto, dopo l'abdicazione di Benedetto XVI, di cui, nel Conclave precedente, era stato la minoritaria alternativa ( a cosa fu dovuto lo spostamento dei voti necesssari a ribaltare la precedente impostazione? ) subito Gli Apostoli di Verità gli dedicarono uno dei loro libri al veleno, citandone fra l'altro il silenzio, la reticenza, durante la dittatura. Un giornalista radicale ( per qualcuno di un radicalismo comodo e non perseguito, quando vigeva la caccia alle ombre )lo accusò esplicitamente di aver sacrificato due preti di "barrio", esponenti della teologia della liberazione. Tutto era plausibile, considerando la gesuiticità, cioè la stretta politictà del francescano pontificio. Potrebbe trattarsi di una riedizione della medesima. Sulla esaustività dei documenti e sulla loro ampiezza e numero, si possono formulare dei dubbi, ma potrebbe trattarsi di un altro strappo sul "riserbo" della Chiesa istituzionale. Tradizionalmente, la Chiesa serba memoria documentata di tutto quanto avviene, anche se ne fa un uso discrezionale ( come tutte le istituzioni umane ) e se, talvolta, la chiude in archivio, come nel caso crudele di Cedric Tornay, non diversamente da quanto fanno le nazioni laiche, vedasi, ad esempio, le risultanze sull'omicidio di Kennedy, che saranno pubbliche cinquant'anni dopo la morte dell'ultimo erede, quando, cioè, saranno pronte per essere consegnate alla storia e potranno essere analizzate, senza più suscitare passioni. Mi sembra una decisione comunque importante che va nel senso ( non sempre preso a riferimento dalla Chiesa ) della chiarezza e della pubblicità degli eventi tristissimi e criminali che caratterizzarono la vita di qul paese del terzo mondo reale, con la presunzione oligarchica di essere una civiltà messa in pericolo da un sovversisivismo che si nutre invece di profonde ingiustizie e si giustifica con una corruzione che contraddice qualsiasi affermazione equanime. Il F.B.I. ha intercettato, nell'ambito di altre inchieste, alcune e-mail della candidata presidentessa Hillary Roda Clinton ed è quindi in grado di rivelare se utilizzasse sul suo server privato notizie catalogate come sensibili o segrete, quando era Segretario di Stato, durante il primo mandato di Obama. Il F.B.I. non è "rosso", fa solo il suo mestiere, indifferente ai tempi, alle circostanze e alle persone. A questo punto basterebbe mettere in piazza le comunicazioni private della candidata e dimostrarne l'innocuità, anche se si violerebbe, per questa via, il diritto alla privatezza delle comunicazioni, ma non di un soggetto pubblico, per di più, "in carriera". Servirebbe a dimostrare - cosa che molti e non solo lo staff di Trump, sostengono - che si sarebbe valsa della sua posizione per favorire interessi personali e veicolare gli eventi in funzione affaristica. Con questi chiari di luna, potrebbe essere deposta anche dopo l'elezione. Certo è che l'elezione del "dominus" del mondo occidentale vede in lizza due figure, per diversi motivi e caratteristiche, mediocri. Dieci anni fa veniva uccisa a Mosca, nell'androne della casa popolare in cui abitava, Anna Stepanovna Politkovskaja, coraggiosa giornalista, che aveva denunciato il regime putiniano e ne aveva messo in luce le caratteristiche anti-dialettiche, selettive degli oligarchi sostenitori e di quelli in competizione con lui, la falsa democrazia sinergica fra lui e Medvedev, sullo sfondo del Jihadismo caucasico, annientato o messo in letargo, come prevede la spietatezza di un tiranno, per i suoi risultati sempre da qualcuno considerato, appoggiato e rimpianto. La Politkovskaja era nata negli Stati Uniti, figlia di un diplomatico sovietico in forza allora in quell'ambasciata. Non dai suoi natali, ma probabilemnte dal clima familiare, dai discorsi di politica più sofisticata di quella omogenea nel suo Paese, aveva tratto elementi per perorare la nascita ( sarebbe stata la prima volta nell'autarchia russa ) di una democrazia dialettica, assolutisticamente deludente, ma ricca di vitalità, contrasti e soluzioni temporanee. A Londra, un esfiltrato, Aleksandr Litvinenko accusò Putin di essere stato il mandante e, tre giorni dopo, fu ricoverato per un tumore, contratto al ristorante, per un piatto radioattivo, al polonio. Del sicario della Politkovskaja rimase una foto di spalle mentre si allontanava: si disse allora che,a distanza di poche ore, anche lui era stato certamente ucciso. A distanza di alcuni anni, furono "individuati" gli assassini e condannati a morte: erano due ribelli ceceni: il mandante fu individuato in uno dei capi della rivolta sanguinosissima, repressa con metodi "staliniani", cioè semplicemente russi, con intermezzi di eccidi, consumati con ritorsiva reciprocità nella scuola di Beslan e del teatro Dubrovka, a Mosca, dove, per impedire agli avversari in armi di "occupare a lungo la scena" insieme ai ceceni occupanti furono indiscriminatamente uccisi anche moltissimi spettatori russi, con gas non convenzionali, usati dalle forze speciali d'intervento. Una polveriera normalizzata, come un vulcano silente, ma non spento.

sabato 29 ottobre 2016

L'"ira e la violenza bona".

In un'aula del Tribunale di Reggio Emilia sta andando in scena uno spaccato della mentalità mafiosa o, meglio ancora, della sottocultura antropologica che ne rende possibile non solo la manifestazione, ma l'efficacia omertosa ed intimidatoria, a salvaguardia delle trame lucrative e dell'impunità di questi rozzi mascalzoni. Cetto La Qualunque o Grande Aracri, pari sono. Lo spirito silenzioso, sospiroso o appena accennato, le smorfie di rimozione e gli ammiccamenti, lasciano tutto lo spazio ai segnali, agli avvertimenti, alle minacce, alle prime ritorsioni sulle cose, mentre la strategia prevederebbe di assorbire e narcotizzare i contrsti, inaridire qualsiasi dialettica, sovrapporre, a una società, un costume paralizzzante. La violenza, per ora simbolica, esercitata cioè, con solo danneggiamenti ai beni dei testimoni, ne sta convincendo troppi a contraddirsi, a sminuirsi nella fase dibattimentale ed a reinterpretare anche le registrazioni agli atti. La mentalità retriva e regressiva dei cutresi o cutrini, con i suoi trentamila "emigrati" in quella piana non particolarmente popolosa, si manifesta nell'unico luogo e contesto nel quale, pur applicata, può essere letta in controluce e contraddetta, ragione per la quale, ai protagonisti offesi viene imposta o si cerca di imporre un'alleanza, basata non più sui finanziamenti e sugli affari comuni, ma sul "maggior vantaggio" di contraddire la verità: una sorta di contesa "intimidatoria" fra lo Stato e le cosche, rialleatesi al nord, ma sempre in un'ottica privilegiata per loro e autoreferenziale. Per questo la lotta non si può esaurire nella pur importante circostanza di un processo o nelle indagini costanti che devono seguire il fenomeno, quando si manifesta, come una malattia, nel corpo sociale: ci vuole anche un contrasto sul campo, che intimidisca gli intimidatori e ne prosciughi la suggestione finanziaria, che ha coinvolto anche poliziotti, carabinieri e funzionari dello Stato: figurarsi degli imprenditorucoli. Rispetto a forme aliene - finchè lo sono - di cultuta e di costumi, va mantenuta la giusta distanza, per non farsi innescare nei suoi meccanismi, ma la "violenza bona", in questi casi è indispensabile. La malattia silente, prima di manifestarsi, quando è troppo tardi, viaggia con i suoi "untori" e contagia con naturalezza i tessuti omologhi, ma ancora non intaccati, ovunque e la sua "internazionale" speculativa è senza confini, per cui ci vogliono vaccini, ma anche cure d'urto.

venerdì 28 ottobre 2016

L'inaccesibilità spirituale della vita, purché sia libera da qualsivoglia dogmatica.

Bologna, a macchia di leopardo, digrada. La città che, a metà degli anni '70 "era in Scandinavia", secondo Il Corriere di Piero Ottone, sconta la retorica di allora in una controretorica, altrettanto di maniera. La decadenza morale va di pari passo con quella materiale, aggravata da un'immigrazione senza arte, né parte, ma le problematiche dei ghetti urbani sono le medesime che si riscontrano in ogni città moderna. Nelle realtà più povere, quelle del terzo mondo, la vita clanica è di gran lunga predominante, ma solo numericamente e riguardo alla superficie coperta; le classi ricche se ne stanno in una sorta di città proibita, protetta dalla polizia, che si rivela al loro esclusivo servizio. Bologna soffre - si dice - dello spaccio degli stupefacenti, ma, per chi ci è nato, è ben noto che la droga c'è sempre stata ed è stata ed è anche molto diffusa; si è fatta popolare, di massa, come dimostrano le analisi dell'aria e delle condotte idriche. Quindi, quello che perplime è lo spaccio stradale, quello per i poveracci e gli sconfitti, ad opera di un passaggio di consegna fra le varie stratificazioni della malavita: dà fastidio il colore della pelle o la etnicità tossicologica e il vandalismo dei senza dimora, in preda alla disperazione e alla stupefazione. L'equazione è semplice ed empirica: più immigrati, precarietà ed intermittenza delle occupazioni, vacuità culturale ed esistenziale, uguale rifugio nel delirio onirico, nelle sensazioni corrosive, ma inizialmente simulatrici dell'onnipotenza, quando la realtà è miserrima. Nei pressi della vecchia cittadella universitaria sono riprese le manifestazioni e le "autoriduzioni" alimentari e librarie, dopo due generazioni. L'opzione è ingenua, la sinistra autonominata, la rappresentanza extra-parlamentare, proprio come si chiamava allora. Si reclama il "diritto" di frequentare l'Università anche se provenienti da famiglie economicamente modeste: una volta si contestava un'istituzione semigratuita, oggi un diplomificio a puri fini di finanziamento, almeno nei numerosi corsi di laurea inventati, per le cui materie bastava allora un corso di informazione dopo la scuola dell'obbligo. L'imitazione è goffa: siamo lontani dalle Università dedicate e specializzate, frequentate in vista di obiettivi concreti e ben identificabili della Repubblica federale tedesca e a mezza strada rispetto alle scuole censitarie anglo-francesi. Ai tempi miei si discettava, col sociologismo degli stenterelli, sul parcheggio universitario dei tanti iscritti, senza numero chiuso. Oggi ci sono molti più iscritti di allora, nonostante le selezioni generaliste ( di cultura o nozionismo generali )pre-iscrizione, proprio per la proliferazione dei corsi di laurea triennali e magistrali, con tasse d'iscrizione e di frequenza, obbligatoria o via internet, diverse per facoltà, ma comunque salate. Economia e cultura, praticità e "filosofia", sono da sempre in contrasto. L'economia è la sintesi della vita dei poveri inglobati nel sistema, già produttivo ed ora finanziario, e dei ricchi che, senza alcuna solidarietà fra di loro, ma solo attraverso strategie comuni di mantenimento, scambio, infusione, maneggiano la stessa materia volgare. Sui margini, ci sono quelli che, per catatonia o per esclusione, per primitiva assenza di contenuti tecnici utilizzabili o trasmissibili sul campo, o superati da tecnologie autosufficienti, non sono mai stati in grado di partecipare al gioco. Nella fase attuale, nel mercato del lavoro, si stanno cambiando le carte in tavola anche per quanto riguarda le competenze acquisite, che un tempo morivano con il loro detentore e che invece, di questi tempi, vanno spegnendosi nelle secche del neocapitalismo monetaristico. Il lavoro, strumentale alla ricchezza, sta per diventare superfluo: le lobby ideologiche si preparano a cavalcare le situazioni. Lo spirito critico, sempre ritenuto inutile dal volgo e dall'inclita, latita ancora di più e si rifugia nelle ridotte delle non frequentate istituzioni culturali laiche. Per parte sua, la Chiesa cattolica continua nel lavoro di raccolta e conservazione, anche della cultura laica, attraverso l'Ordine dei Domenicani. A gestire la transizione troviamo figure alla Renzie o alla Hollande, cacicchi ignoranti ed imbelli di poteri sintetici e sbrigativi. Aumenta, come in ogni altro ambito di potere, la cooptazione omologatoria, ma non c'è nulla di evolutivo, tranne che nelle grida pubblicitarie, in questo: si tratta di convenzionalità ed anche questo è sintomatico della banalità del presente in itinere, del suo svuotamento contenutistico e della sua assimilazione all'ordinario. La cultura è negletta - lo è sempre stata - a favore di una rissa fra cafoni/e e resta praticabile solo nel raccoglimento, nella riservatezza, anche operosa. Marcello dell'Utri è uno studente della facoltà di Storia dell'Università di Bologna: ha sostenuto il suo primo esame in storia medievale e ha conseguito un 30/30, mancando la lode, solo perché lo stato di detenzione influisce sulla serenità e la concentrazione. La valutazione dei docenti, che si sono trasferiti a Rebibbia da Bologna per interrogarlo, è un attestato per la sua preparazione: ha citato infatti bibliografie che la facoltà aveva adottato anni prima, attingendo dalla sua conoscenza di bibliofilo, per la quale è anche imputato per sottrazione di volumi da antiche biblioteche. La cultura è libertà, dimensione inafferrabile e non costringibile, appannaggio di giusti e di malvagi, di simulatori e di paladini della verità. E' area franca nella quale rifugiarsi o fuggire, dove è possibile vivere una vita parallela, inaccessibile.

giovedì 27 ottobre 2016

Rimedi per la fine dei tempi.

L'Italia centrale ricrolla e, come i profughi di Gorino, gli sfollati di questa violenza naturale, che scuote le presunzioni della cultura degli uomini, chi aveva perso casa e si era riaccasato poco più in là, la riperde, inseguito nelle sue peregrinazioni, in questo caso, nei paraggi. Ai nomadi in arrivo si aggiungono altri quattromila alloggiandi: "non passeranno l'inverno nelle tende". Mi pare ovvio; lo passeranno in un container, per il quale(i) sono stati stanziati quaranta milioni di euro. In un anno e mezzo ne ha investiti quasi tre volte di più Joey Saputo per allestire una società sportiva - la sua e solo la sua, perché l'ingenua passione popolare è solo la claque - in lenta evoluzione immobilare e tecnica, che per ambiti molto più ristretti e un programmato rilancio stabile, richiederà dieci anni dall'origine. Tanti, quanti ne occorrerebbero per ricostruire L'Aquila e, adesso, le aree marchigiane e umbre, desertificate dal terremoto. Ma i residenti che "non se ne vogliono andare", nel ricordo di sensazioni spente per sempre, oziosamente in fiduciosa aspettativa non avranno altro che i container, perché non c'è incremento di valore, né presente, né futuro, fra quelle macerie, dove anche la stanca rendita dell'acquisito si è improvvisamente dissolta. Quando la cronaca smetterà di indurre sentimenti di stupefazione e di sentimentalità solidaristica che non avrà nessun seguito, sulla triste condizione dei "rifugiati" si stenderà la coltre del silenzio. Eppure, l'entità e l'estensione territoriale del fenomeno distruttivo si fa ampia, separa in due l'Italia come mai la Lega era riuscita a fare, crea un limitare naturale fra zone prospere, meno o per nulla prospere, con in mezzo una terra di nessuno, "riparabile", in parte, solo attraverso le attività economicamente lucrose che, su di una base pari a zero, saranno appaltabili. Sembra un'emblema dell'Italia sotto schiaffo dell'Unione europea e in balia degli eventi. L'unico terremoto contrastato e contraddetto è stato quello friulano, dopo il quale, gli abitanti si industriarono come muratori, capentieri, fabbri, idraulici e ingegneri e riedificarono da soli quanto era stato dissolto. Fu un'immagine di una parte d'Italia disillusa e a-clientelare, che sapeva di non potersi aspettare niente da quell'altra Italia, delle speculazioni. Aspetteranno la manna dal cielo, umbri e marchigiani? In buona parte si e, si sa, che la manna cade solo alla fine dei tempi.

Prediche infastidite di retori opportunisti. La realtà rimossa.

Le colpe dei padri non ricadono più sui figli, il rancore ( dei figli ) riguarda, casomai, la perdita di una condizione di privilegio, di una rendita indiretta che serve a comprare case e a cambiarle, come le automobili e le barche, a vela o a motore per i più pigri, col corollario di belle ragazze in cerca di una sistemazione coniugale o divorzile, passando prima per una lunga sequela relazionale. Se invece fila tutto liscio, sono i figli a far vergognare i genitori o a rivelarne l'educazione falsamente protocollare. E' stato il caso di Monorchio Jr, figlio del ragioniere dello Stato, in gattabuia per le consuete tangenti sui lavori pubblici e sui trasporti in particolare, nei quali si è distinto anche un altro rampollo di Ministro, il giovane Lunardi il cui papà è stato un addetto ai lavori e un approfondito conoscitore dei medesimi. Dal Mose di venezia, all'Expo milanese, alla Salerno - Reggio Calabria, sulla quale prosperano da cinquant'anni le cosche campane e calabresi, è tutta una percentuale aggiuntiva alla retribuzione degli affari: forse l'annuncio dell'inaugurazione definitiva ( sic! ) per il prossimo Dicembre, ha provocato un ingozzamento da tacchino natalizio nei predatori dell'Arca continuamente rinvenuta. A Gorino e anche a Goro stanno arrivando altri migranti: il ghiaccio è stato rotto e gli spiumati abitanti di quell'énclave triste, vedranno aggiungersi al loro "confino" altri emarginati che non faranno niente da ora in avanti, ma passaeranno anni al oziare e moltiplicarsi, se, come avviene nelle ex basi militari siciliane, troveranno alloggio promiscuo e nient'altro. La loro condizione di espulsi e rifiutati è già stata originata dalla guerra a cui sono stati sottoposti ( la condizione dei civili è talvolta peggiore di quella dellr truppe, almeno in fasi statiche o di "trincea" del conflitto, soprattutto se si è sottoposti a bombardamenti. Quel che si vuole rimuovere è che a violenza segue violenza e che la condizione di quei rifugiati è senza futuro. Rifugiati dove? Nelle strutture dismesse di due ospedali abbandonati, in una zona povera che però, fino a venticinque anni fa godeva di un buon presidio ospedaliero. Venne l'ordine "razionalizzatore" di non sostenibilità di quei servizi in zone con quel reddito. Anche allora ci furono le barricate, ma la lotta degli abitanti rimase circoscritta a quell'area, non fu ripresa dalal stampa: l'indifferenza dei notiziari di destra per l'assistenza e la presunzione propagandistica e censoria del Partito comunista, misero la sordina a quella giusta rivendicazione. Ne dovevano essere chiusi tre: è rimasto solo quello di Comacchio. Ecco le mura in disuso per l'infelicità dei profughi. Ipocrisia del potere laico: " siamo in Emilia Romagna", mitologia di servizi autoctoni, per una popolazione a bassa natalità, dei tempi che furono. Il ferrarese, che conosce buone attività ne capoluogo, frana per reddito al quarantasettesimo posto con l'ex provincia, ora area metropolitana fai da te, come Bologna e a differenza di tutti gli altri, molto più ricchi agglomerati comunali. Nulla avviene a caso. Questi migranti non hanno, in quei luoghi, nessuna possibilità di lavoro, non ci sarà per loro che la nostalgia offuscata dalla nebbia. Non c'è, dopo tanti anni, nessun progetto mirato, adatto, per gestire una situazione, se non con ipocrita e dissimulata violenza, della quale, la guerra da cui fuggono e le barricate di Gorino, sono solo un'altra espressione. Le donne, i bambini e i loro mariti e padri, che arriveranno dopo, non saranno sfruttati nei campi o sessualmente; se resteranno lì, dopo l'inverno, non saranno proprio considerati per niente.

martedì 25 ottobre 2016

Andando per terre sconosciute.

Gorino è una frazione di Goro, nel ferrarese, che pochi conoscerebbero se non fosse stato il paese natale di Milva. A Goro approdai, venti, trenta anni fa, dopo una navigazione in mare su un guscio di noce, resa fastidiosissima dal sole del primo pomeriggio e dai parassiti pungitori lungo tutto il percorso. Navigav(am)o in mezzo ai bilanceri da pesca che costeggiavano tutto il canale, fra l'Adriatico e il Delta del Po e non avevamo scelto di sostare proprio lì: eravamo semplicemente stanchi e bisognosi di ristoro. Attraccammo sulla sponda erbosa, dove un vespone nero e giallo mi fece un'endovena sul braccio sinistro, proprio dove si appoggiano per prelevare il sangue. Ci inoltrammo lungo un pendio, su una sterrata e attraversammo una stradicciola, oltre la quale uomini e donne di altri tempi si intrattenevano a voce alta, seduti ai tavolini di una mescita non altrimenti definibile, Poco oltre cominciava il paese che, solo al centro, nella piazzetta, oltre ad una sede del Partito comunista d'Italia, ospitava un ristorante lindo, anomalo, presentabile, in un contesto rustico, atemporale, fuori dai circuiti esogeni. Poco discosto, distanziato da poche decine di metri di terra brulla, c'era Gorino; ne ricordo il cartello segnaletico, che segnalava solo agli indigeni e a qualche raro viandante o navigante, come noi. La reazione degli abitanti, stigmatizzata dal Ministro siculo degi interni, che ha citato due località della Trinacria, omettendo di ricordare il razzismo di Rosarno o delle Puglie, che sopportano gli immigrati solo durante la raccolta dei prodotti agricoli è stata di ripulsa e lo è stata perché la notizia dell'arrivo, che doveva aversi solo un'ora prima, per cogliere tutti di sorpresa, era trapelata il giorno avanti. Intendiamoci: gli episodi sono parenti..di secondo grado: nel primo caso si trattava di limitare l'uso e il luogo di utilizzo dei braccianti, in zone dove il senso di minorità e di trascuratezza è ben avvertito, nel secondo, di non diventare, aprendo una breccia, la discarica dei rifiuti umani in giro per i centri di accoglienza, laddove l'ambiente è chiuso in una staticità grezza che non è lambita neanche dal vicino turismo e dalle attività del capoluogo. Poco oltre il panorama naturalistico si fa bello, pittorico, ma spoglio, rarefatto; più che primordiale, è un punto di congiunzione faunistica, nel quale gli umani si sono adattati. Fino alla metà del '900, sui numerosi isolotti del comprensorio, venivano esiliati gli ergastolani, con obbligo di rimanervi "sine die", restituiti ad un primordiale regime alimentare contadino, autosufficiente. Qualcuno ci viveva con una donna. Non credo che queste terre smorte siano cambiate; in epoca feudale la "veneziana" Comacchio ospitava anche una sede arcivescovile, ma, quando, per investimento della cassa per il mezzogiorno e le zone depresse del centro-nord, le abitazioni civili furono dotate dei servizi igienici, dentro le "tazze" dei lavandini e dei bidé si coltivavano spezie o ortaggi d'uso quotidiano. In un contesto del genere, nel quale molti di noi farebebro fatica ad adattarsi, "sbolognare" dodici o più donne, di cui una incinta - e ti pareva nel nostro Paese dalle culle vuote - non era un'azione caritatevole, come la si è voluta spacciare, ma un deposito in una zona triste, già popolata da altri reclusi-esclusi, ignorati dalla civiltà meccanica ed ora informatica ( casomai i computer, per i video giochi sono presenti ). Il problema, a ben vedere, non sono i migranti da collocare, i sentimenti di cristiana pietà verso i musulmani ( le donne erano afgane ) ma la natura pre civile ( con tutte le recite sociali del caso ) degli insediamenti scelti per emarginare: come capitò di conoscere agli escursionisti in zone naturalistiche ed impervie degli Stati Uniti, in un film databile all'epoca della mia visita a Goro: "Un tranquillo week end di paura"

lunedì 24 ottobre 2016

L'autonomia delle menti.

Il prossimo 4 Dicembre bisognerà votare senza tenere conto delle personalità politiche che impestano le televisioni e dei dementi dei collettivi che imbrattano i muri. Il tema è squisitamente giuridico e come tale va trattato. Il diritto non ha nessuna attinenza con quanto ciascuno ritiene soggettivamente, ambientalmente o clanicamente giusto o ingiusto: Ius è soltanto uguale a Diritto, tecnica astorica, declinata in mutevoli contesti storici, ma nei termini della Legge costitutiva dello Stato, il polpettone e le previsioni degli oracoli vanno ignorati. La Carta costituzionale nata dal connubio post resistenziale fra due grandi partiti di massa, di cui uno destinato a governare fino al termine della guerra fredda, è stata superata dagli eventi e andrà rivista, ma solo alla luce di un altro patto costituzionale per il quale sarà necessario il mandato popolare. Sottopore le amputazioni di un governicchio Quisling, al servizio di un'Ente sovranazionale che reclama il ripianamento dei debiti evidenziati dalla moneta comune, al voto popolare, artatamente sulla base dei principi che regolarono la prima edizione del Testo e ne previdero, in termini stringenti la riforma nel tempo, è fuorviante. I moncherini riformati sono stati votati da due assemblee di nominati; una di queste ha votato la sua soppressione. La mia posizione traspare da questa modesta e sintetica analisi; quando si afferma di voler risparmiare sui costi della politica, si fa pietosamente il verso al low cost commerciale, ma la vera natura del contendere, dopo una prepotente amputazione, è il passaggio da una democrazia parlamentare ad una formalizzazione delle decisioni, eterologhe, tutt'altro che autonome dell'esecutivo, del quale siamo alla terza riedizione, non eletta. Per rendere più efficace e autonoma dalle clientele localistiche la rappresentanza, non si deve riempire il Senato di assessori e consiglieri comunali e regionali, accentrandone le funzioni a Roma, dove l'influenza delle regioni disordinate e mafiose tornerebbe ad essere preponderante, ma basta dimezzare i deputati ed i senatori, allargando i collegi, accentrandoli, fondendoli, come si fa in ogni ambito amministrativo ( fusione di comuni limitrofi, città metropolitane, ecc. ) e finanziario. Dove questo non avviene si assiste alla morte per asfissia finanziaria dell'ossatura economica nazionale: la piccola e media industria, già tristemente trascurate in Unindustria. Non vi è quindi miopia e resistenza generazionale la cambiamento, ma un atteggiamento guardingo verso l'appetito soddisfatto scompostamente, con le mani, di tanti neo arrivisti trasformisti, disposti a ogni bassezza pur di lucrare sulla situazione. Una situazione che in paesi scassati e corrotti come il nostro declinerebbe in un sia pur comico autoritarismo, nel becerume degli stenterelli. In ogni caso, votare in un'occasione importante, ma ormai residuale, in autonomia di pensiero e senza ascoltare le bordate di idiozia che vengono da là dove il Si suona, ma anche dallo schieramento contrapposto. Il Voto sia libero e popolare, come la Costituzione prevede.

domenica 23 ottobre 2016

L'antropologia delle costumanze.

284 civili, catturati e poi sacrificati perchè d'impiccio nella resistenza agli attacchi concentrici dell'aviazione alleata e dei Peshmerga sul terreno, da parte dell'Isis. Alcune donne ad uso e consumo dei miliziani scalzi erano state liberate nei giorni scorsi per lo stesso motivo: quante saranno state uccise? Una ruspa ha seppellito frettolosamente i sacrificati: accade anche nelle inumazioni singole nei nostri cimiteri e c'è anche una tariffa di servizio da saldare. Analoghe brutture erano state riferite anche a proposito della guerra jugoslava degli anni '90 e in altre circostanze belliche, soprattutto della prima guerra mondiale. Il modello bellico è distruttivo, estintivo, le persone per cui si combatte, le gerarchie sociali e politiche, ne sono esenti. La guerra sul campo è sempre uguale, i suoi aspetti banditeschi sono solo la caricatura di una mentalità che gli ufficiali elaborano e che la truppa esegue, sotto il pungolo dei sottufficiali. La morte che viene dall'alto ha sostituito i fulmini di Zeus, la violenza indotta da trame esogene che intersecano quelle endogene viene rimossa e ne sono esaminate solo le linee strategiche che rimuovono i morti e i sofferenti, non diversamente da ogni semplificazione egoistica a danno di altre, estranee persone. Una delle tante guerre, per procura, per quanto riguarda la fanteria, ma condotte direttamente dall'alto per quanto riguarda la sperimentazione delle armi e degli aerei delle potenze egemoni o aspiranti tali per aspetti riservati del contendere è entrata nella sua fase decisiva. Si valuta che, al termine, i guerrieri superstiti emigreranno sul territorio delle nazioni ostili per rendergli, almeno un po', la pariglia. In Siria, divisa a metà, come l'Iraq prima della caduta di Saddam, voluta dal Segretario di Stato Hillary Clinton, con delega alla Francia, in cambio dell'appropriazione del petrolio "italiano" ottenuto per amicizia, subito rinnegata, da Silvio berlusconi, il dentista dinastico resiste al potere, continua a coltivare i suoi interessi, grazie all'aiuto armato dei Russi, che stanno intervenendo, in perfetta linearità con il diritto internazionale e che sono anche riusciti a coinvolgere il nemico di pochi giorni prima, che aveva abbattuto un loro cacciabombardiere, Erdogan, in quanto paladino della NATO, appena scottato dal tentato colpo di Stato contro di lui, ordito dai suoi stessi privilegiati alleati. L'Italia ha mandato ai Peshmerga Curdi tutto l'arsenale appena dismesso per l'adeguamento imposto dalla NATO, poi si è concentrata sulla Libia, per non perdere l'accesso ai pozzi petroliferi e sulla Lituania, a salvaguardia degli Stati baltici, verso i quali Putin potrebbe tentare una riedizione dell'annessione sovietica, per le stesse ragioni di sicurezza e di contro geostrategia. La politica dello 007 russo è, per forza di cose, analoga a quella dell'ex Unione sovietica, ma non la riesumerà; a necessitare le sue mosse c'è l'invadenza statunitense e le rinnovate ambizioni della Germania, ultimamente regredite per la debolezza della sua costruzione egemonica sul centro-sud europa. E' proprio la parte meridionale del continente a frenarla, con il suo disordine e le sue pretese contabili. L'Italia "dialoga" con la Russia, pur contendendole il territorio sotto le bandiere della NATO, per calcolo equilibristico, esattamente come Assad. Nel caso nostro, la posta in palio non è la sopravvivenza, si tratta dell'atavico "un colpo al cerchio e uno alla botte" e poi "chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato". Renzie ne è, antropologicamente, l'icona.

sabato 22 ottobre 2016

Declinazioni.

La campagna elettorale nord americana di quest'anno risulta particolarmente fastidiosa: Hillary Clinton ha faticato molto di più a sbarazzarsi di Bernie Sanders, durante le primarie, che a prevalere sul suo rustico avversario repubblicano, almeno nelle contumelie televisive. Che l'america conservatrice aspiri a ritirarsi, per un po', dall'agone mondiale, fa parte della sua genetica, ma la realtà fluida, dagli Stati Uniti stessi creata ed esportata, li costringe, subito dopo averla proposta elettoralmente, a rinnegarla e a trasformarla in pretesto bellicistico. Se i conservatori, dopo essersi accomodati un attimo, ripartono con impeto alla salvaguardia, anche remota, dei loro interessi acquisiti, statici, i democratici e la Clinton in particolare, muovono dialetticamente, sinergicamente, strumentalmente, a rimodellare a loro ( del capitalismo ) consumo le reazioni che in giro per il mondo si manifestano alla loro egemonia imperiale. Che gli Stati Uniti siano l'attuale potenza egemone nel mondo è incontestabile, come lo fu nell'antichità storica l'Impero romano, la cui pur grande estensione si limitava, per forza di cose e limiti tecnologici al bacino del Mediterraneo, ai Paesi iberici, alla Gallia e alle propaggini meridionali dell'Inghilterra. Ovunque, tranne che in Gran Bretagna, dove pure chiari elementi giuridici romani compaiono nel diritto consuetudinario adottato, lasciarono lingua, e principi giuridici. Né l'una, trasformatasi, né soprattutto l'altro, trasfuso intatto nei suoi fondamenti nella dottrina giuridica dei popoli colonizzati ( con grande liberalità circa i loro costumi e le loro credenze )sono morti: in termini culturali e anche linguistici tutto si modifica nelle forme espressive, ma lascia inaterata la sostanza o i principi. Sono una potenza in crisi contingente, gli Stati Uniti? Certamente si, ma non si tratta di una crisi mortale: sono indebitati fino al collo, ma evitano, per ora, di prendere di petto la grande potenza creditrice cinese, in grado di sopportare anche una decimazione atomica, ma anche di restituire il colpo. Se la prendono, dalla fine della guerra fredda, con i Paesi produttori di petrolio, perché ne utilizzano grandi quantità, pur avendo, sul loro territorio, giacimenti ingentissimi. Non gli bastano e "necessitano" dello spreco, come si addice ad una sotto-cultura basata sull'apparenza. Verrebbe da chiedersi, in termini antichi, tradizionali, se non sia un sintomo di gracilità imprevista, affidare le sorti della prima potenza mondiale ad una donna, già moglie di un altro Presidente, il cui conflitto di interessi familiare è evidente, ma trascurato. Di donne ai vertici ce ne sono e ce ne sono state parecchie, ma, fino ad ora, solo in Paesi nei quali rappresentavano famiglie feudali in competizione per il potere: l'India, Il Pakistan , Ceylon, Bangladesh, ecc., ma sarebbe la prima volta che il potere economico ( aggiustato a fini domestici ) e militare finirebbe in mano a una Fata Morgana statunitense, che sostituirebbe il marito, che risiederebbe alla Casa Bianca con lei, che si stabilirebbe, ogni mattina, nello Studio ovale. Ha anche detto che saprebbe come utilizzarlo: non ne dubito, ma potrebbe trattarsi di esperimento imprudente o di una ritorsione tardiva per le sue numerose infedeltà. Il potere della neo-Presidentessa, assommerebbe quello della Merkel e della May, in Inghilterra, infinitamente più deboli fuori dai propri confini. Chi, allora, in sua vece? Donald Trump è un ignorante, per sua stessa ammissione, ma lo è e lo era stato anche George W. Bush, buono solo a bombardare Saddam, completando l'opera, lasciata a metà, del padre, sostituito proprio da Bill Clinton. Gli Stati Uniti non godono di buona salute, anche se si tratta solo di una bronchite; i due candidati sono lì a dimostrarlo. L'una porterebbe la tossica dialettica finanziaria e l'intromissione politica a gradazioni molto alte; l'altro si concentrerebbe sulla rassicurazione dei privilegi ( che la prima non intaccherebbe ) e reagirebbe con elementare violenza ad ogni attacco efficace ad essi portato. Intanto, Matteo Renzie, di ritorno dagli Stati Uniti in cerca di un sostegno al "dove il Si suona" ( non gli è bastato quello dell'ambasciatore a Roma )si accorge che la delegazione italiana si è "astenuta" sull'espulsione culturale di Israele da Gerusalemme, si auto-allucina..e lì si ferma. I sionisti, che l'avevano fatta sollecitare da Obama, la trovano "coraggiosa", con ebraica ironia, mentre gli ebrei romani, invece, rilanciano e chiedono atti conseguenti. Conseguenti come la partecipazione alla forza di contrasto NATO in Lituania, dialogante con la Russia, come l'intervento "non combattente" in Libia, a recuperare feriti e dispersi, ma anche catturati, oltre le linee nemiche ( operazioni belliche al 100% ), si dichiara rigorosamente coerente con l'Europa, ma con il deficit di bilancio sforato per un po' di clienteliismo, insomma: come con il cambio di cavallo quando la seconda guerra mondiale era ormai perduta.

giovedì 20 ottobre 2016

L'educazione civica si applica, non si predica.

Gli episodi di bullismo si compiono ogni giorno in diversi contesti: da quello giovanile adolescenziale, a quello gerarchico informale, sia nei cortili delle case popolari, sia nei negozi e negli uffici o agenzie, deputati alle vendite dell'indeterminato spendibile, per il quale si chiedono prestiti, con sempre maggiore frequenza, alla rincorsa di una visibilità che mascheri le difficolta congiunturali crescenti. L'immagine, appunto. Una maschera di superficiale falsità che si pretende, si presume di poter mantenere ad onta di ogni norma giuridica del vivere civile. L'episodio del pestaggio e dell'umiliazione pubblica della ragazzina cagliaritana, ad opera di una coetanea ben accordata con il suo gruppo, ( o branco? )per la riaffermazione di un'immagine contraddetta da una nota postata su facebook, ha il sapore dell'intimidazione censoria, della sconfessione estorta dalla violenza confermatoria, di un costume impositivo ed arbitrario che la denunciante, isolata nel gruppo, non è stata capace di difendere. Per fortuna, l'energumena è stata sbugiardata dalla ripresa fatta da qualche astante, fra i giovanissimi spettatori, che, in cuor suo, non stava al gioco anche se non ha avuto il coraggio di intervenire, in quella canea vociante che ha accompagnato anche la ritirata della parte aggredita e percossa. Forse, in quel contesto, hanno fatto bene a non provocare una rissa, forse hanno soltanto curato la propria incolumità e tranquillità, ma, almeno, si sono fatti interpreti della necessità di denunciare, valendosi delle prove apportabili dalla tecnologia. Nulla impedisce a chi sia stato denigrato o diffamato di rivalersi nelle forme contemplate, se non direttamente, in quanto minore, tramite i genitori o i tutori. Quindi, quello che primitivamente si vuole rimuovere da facebook rientra, dirompente, dai filmati dei telefonini, che sono stati subito assunti come elemento di inzio indagine dai carabinieri locali. Una simile forma precoce di ignoranza manesca, applicata ad una immagine, sconfessata dai gesti compiuti, nell'esaltazione primitiva dei supporters faziosi, va punita con durezza, a prescindere dalla minore età dei protagonisti: questa ignoranza non li abbandonerà, quali che siano i "titoli" formali che potranno ostentare, la mentalità violenta e prevaricatrice, la presunzione di non contraddicibilità non li abbandonerà, anzi si rafforzerà. Per questo, lungi dal trovare rifugio nell'immaturità, i chiari sintomi di inciviltà vanno rimossi con sanzioni dolorose e faticose, per i protagonisti del sacrificio rituale e per le loro squallide famiglie, quale che sia l'eventuale ruolo sociale, apparentemente ricoperto: sono infatti pienamente corresponsabili degli atti, di questi atti ed atteggiamenti dei loro figli. Con educazioni e valori, ma soprattutto esempi diversi, non credo che la violenza del branco si sarebbe esplicata, tanto è vero che qualcuno - purtroppo una minoranza - di non consenzienti, nel gruppo lo si è trovato. La stessa rimozione degli apprezzamenti contenuti nel testo della vittima, va esaminato e, se veritiero o innocuo, comunque compatibile con l'esercizio della propria libertà, va ripristinato e tutelato, per il presente e per il futuro, senza che la paura o la violenza impunita abbiano a costituire una sorta di imprinting maligno, ad esclusiva garanzia dei malevoli, dei subdoli e dei violenti.