mercoledì 30 settembre 2015
Bagliori "accecanti".
La vicenda dell'uccisione del capo degli scafisti in Libia o di un suo omologo minore, è stata un flash dopo il quale l'oscurità è ritornata ad allignare su un mercato fra i più sordidi e redditizi. Uno dei quattro governi regionali libici ha ribadito che l'azione professionale di eliminazione del picolo esercito privato che attorniava il bandito e lui medesimo, è stata opera di un commando di italiani, che avrebbero sopraffatto il gruppetto, armato di mitragliatrici, anticipandolo con le sole pistole, per poi eclissarsi. Considerati i problemi di immigrazione indiscriminata succeduti alla morte violenta di Gheddafi, ci potrebbe stare: più che intercettare e affondare i barconi, sarebbe efficace eliminare gli organizzatori del traffico. Se così fosse stato, l'Italia sarebbe entrata armi alla meno nella guerra decentrata a tutela dei propri interessi, per ora solo in termini difensivi. Il silenzio che ha coperto subito la vicenda potrebbe significare l'inizio di una guerra sotterranea ai veicolatori del traffico dei migranti, sempre che la realtà non sia più banale ed attenga ad una competizione per il controllo di quote di mercato fra i vettori della transmigranza. Se l'Italia ha applicato la logica sotterranea delle barbe finte e dei loro bracci armati, se in solitudine per sue specifiche esigenze o in simbiosi informativa e domani operativa con gli alleati, lo diranno, ma solo in contro luce o nebulosamente, le vicende e gli atti dei prossimi mesi ed anni.
Barcamenandosi.
Come uscirà l'Italia dalla strettoia guerresca, innescata dalle monche e sciagurate iniziative belliche di G.W.Bush? L'ISIS è alle porte di casa, i cooperanati - l'ultimo era in realtà un dirigente industriale che cooperava anche, se non soprattutto, con una ditta olandese - o vengono rapiti per lucrare ingenti riscatti o, come nell'ultimo caso, vengono uccisi mentre fanno jogging. Le autorità del Bangladesh negano che l'ISIS alligni sul loro territorio. Australiani, statunitensi e inglesi denunciano minacce nei loro confronti, ma il morto ammazzato è stato italiano. Il discorsetto rivendicativo mi ha ricordato gli slogan delle Brigate rosse: in questo caso si è invocato dio, i brigatisti invocavano il comunismo. I raid aerei contro i miliziani del califfato sono in corso: vi partecipano statunitensi, inglesi e francesi. L'Italia trecheggia, vedrete che finirà per offrire le sue basi. Il Papa, dopo Barak Obama, avrà il premio Nobel per la pace. Come già fece Dario Fo, che comprò con il milione e mezzo di euro quante più carrozzelle elettriche poté per le persone che a Milano hanno ridotte capacità motorie, farà invece costruire quanti più diurni sarà possibile ricavarne. Il Sindaco di Roma, Ignazio Marino si è autoinvitato a Philadelphia proprio quando vi soggiornava il Papa e ha chiesto insistentemente di incontrarlo pubblicamente. Non è stato accontentato, anzi il pampa Papa ha voluto sottolineare di non averlo invitato. Fra pochi giorni partirà la kermesse del Giubileo straordinario all'insegna della frizione fra la municipalità e lo Stato che al suo interno, viene ospitato. Marino ossequierà meldicendolo il pampa-Papa, come ha fatto quando ha cercato una visibilità mediatica, influente sul suo stato periclitante nel generone romano, a lui ignoto, ma gli è stata negata. E' stata invece concessa alla FIAT-Chrysler, quando il "francescano" è stato immortalato, fra guardie del corpo statunitensi, a bordo di una 500L di Marchionne, di cui è diventato testimonial. Se Bergoglio ripudiasse la "tutela" sulla politica italiana, avremmo fatto un bel passo avanti, per merito vaticano. Probabilmente, invece, la consueta ingerenza sarà esercitata dalla C.E.I. e solo la figura universale, globale, del Papa, si separerà, per il pubblico, dalle begucce italiane, tutte intrise di corruzione e che coinvolgono anche la Chiesa. La Russia ha cominciato a bombardare la Siria. Lo fa nel rispetto del diritto internazionale, nella fattispecie dietro richiesta scritta del Presidente Assad. Tutta la poltiglia mediorientale, del diritto internazionale non si è mai curata. Non se ne cura neanche la Russia, ha solo colto l'opportunità di poterlo affermare in questa specifica circostanza, nella quale le forme sono dalla sua. Non lo erano, infatti, in Crimea, nel Donbask e, in precenza, altrove. Da parte americana si sostiene che anziché bombardare l'ISIS i caccia russi abbiano bombardato le truppe finanziate dagli anglo-americani che si oppongono al regime in carica. La Turchia favorisce i miliziani del califfato, li supporta logisticamente, ne favorisce gli spostamenti nelle zone di confine ed ha creato delle énclaves per farli sostare e riposare. Anche la Turchia bombarda..i Curdi che agiscono per conto terzi..quarti..quinti e a seguire, in cambio di nulla. Forse in cambio di qualcosa per i loro vertici. E l'Italia di cui all'esordio? Rimando al titolo.
lunedì 28 settembre 2015
La cultura politica e l'incontrovertibilità dei fatti.
Il botta e risposta all'assemblea generale dell'ONU fra Barak Obama e Vladimir Putin, attiene alla più squisita arte della politica. Almeno nei principi. Guai a chi appoggia il tiranno Assad. I tiranni vanno rovesciati. Non è chiaro se l'amministrazione nord americana se ne sia accorta solo ora o se Obama, ondivago e incerto in politica estera, non rinunci ad un idealismo sottostante l'esercizio del potere. Per Vladimir Putin si tratta invece della riaffermazione, oltre che di interessi geo-strategici, della riaffermazione del realismo, del materialismo dell'analisi politica e militare e la sua pplicazione. Così facendo è uscito dall'isolamento nel quale l'aveva relegato l'annessione della Crimea e la guerra di confine nella regione russofona del Donbask, ma la sua presa di posizione non ha solo questo significato, ma anche quello della presa d'atto delle cose come stanno e delle conseguenze morali e generose di un mutamento repentino, senza che ne sussistano le condizioni. C'è in Putin, mutuata dal suo passato e dalla sua formazione comunista, il senso e l'analisi delle circostanze nelle quali, scorrendo,si dipana la storia, nella quale qualsiasi entità deve sapersi inserire a tempo e luogo. Non c'è idealismo in Vladimir Putin e forse quello di Obama è una mascheratura "democratica". La guerra in Siria continua, provoca la rovina di intere popolazioni e le induce ad emigrare, ma anche il califfato che occupa già l'estensione di uno Stato, fra l'Iraq e la Siria, è un frutto velenoso "dell'idealismo" petrolifero, messo in difficoltà dal terrorismo, degli Stati Uniti, dell'Inghilterra e della Francia. Nell'idealismo, democratico o dei principi, alligna l'espansione economica e la sua promozione armata; in questo caso attraverso una delega. Nel realismo materialista di Putin alligna, invece, la salda e inconfutabile satrapia territoriale che si espande e si consolida in un gioco del domino, sullo scacchiere delle mutevoli opportunità, speculando anche sulla dinamica delle contraddizioni. Due diverse dinamiche imperiali, destinate a scontrarsi e misurarsi senza sosta, perché la prevalenza dell'una implica la rovina dell'altra.
domenica 27 settembre 2015
Condoglianze fasulle.
Il lutto di Maria Elena Boschi e di Matteo Renzie per la morte di Pietro Ingrao, le querimonie sul ruvido comunista ciociaro come un padre della sinistra attuale, non può che richiamare alla mente la compresenza di molti, incerti genitori nel PD. La natura fluida, gassosa del partito consente ogni sorta d'incongrua, disimpegnata commemorazione, che i comunisti duri e puri, se ancora in grado di connettere, non accoglieranno come loro. Ben più impegnativo sarebbe stato da parte di Boschi, Renzie et similia ricordare qualche mese fa il cinquantenario della morte di Palmiro Togliatti, uno dei maggiori leader del comunismo mondiale, attribuendogli la paernità della sinistra attuale. Ma questo, ammesso che se ne ricordassero - ma da qualche parte l'avranno pur letto - sarebbe stato ben più discriminante e divisorio, di quanto non sia la figura di un vecchio comunista, affievolitasi nella memoria dei più e certamente ignota ai più giovani.
Il diavolo non è arrivato in Vaticano, bensì la faglia fra principi dogmatici e prassi morale
Fra pochi giorni si (ri)aprirà in vaticano il Sinodo sulla famiglia, argomento in rapporto al quale, Papa francesco I ha sollecitato il più ampio di battito pubblico nella Chiesa e fra i prelati. Si preannunciano due schieramenti, formati l'uno da coloro che la ritengono in pericolo mortale e l'altro, da coloro che vogliono discuterne tutti i possibili significati, non è ben chiaro se solo quelli dottrinari, a cui si ispirano i conservatori o anche quelli antropologici e sociologici, ovviamente in ambito religioso, da misurare con la dottrina. Sullo sfondo di una diatriba morale portata passo, passo, su tutti i temi sensibili di una società dell'informazione superficiale, il Papa post ratzingeriano cerca di abbattere le concrezioni sedimentarie della Curia romana, che già il suo predecessore, alternativo in Conclave, aveva provato a scalfire per poi ritirarsene e dimettersi. Mentre nella società civile e nelle aule parlamentari il dibattito latita, nelle diocesi, in giro per il mondo, le correnti ecclesiali si coagulano in schieramenti apparentemente omogenei, almeno sulla dottrina o sulla sua reinterpratazione. Ma al dibattito in sede teorica sottende il potere e l'aspirazione ad investirsene esautorandone altri attualmente assisi sulle sue cattedre e il pampa-Papa ha deciso di farsi dare una mano, se non dallo spirito santo, dall'influenza di una difficile riforma interpretativa dei dogmi, nella quale l'esegesi non può essere affidata al popolo, ma i cui risultati semplificati e accessibili dovranno costituire il consolidamento del vecchio alveo o la sua parziale tracimazione in uno scisma. In fondo, la dicotomia fra un Papa conservatore e uno gesuita, alternative elettorali eppur succedutesi sulla suprema cattedra dei cattolici, è già lì ad attestarne la possibilità.
Ritorno nel nulla.
Poche ore fa, a Roma, è morto Pietro Ingrao e con lui, che aveva cento anni, uno dei protagonisti del comunismo italiano che contribuì a dividere la società in due tronconi statici: uno prevalentemente conservatore e un altro prudentissimo in patria, ma organico al movimento comunista internazionale. Ingrao è stato un importante comunista italiano, uno dei cinque che si potevano permettere di avvicinare Palmiro Togliatti in Parlamento e con il quale "il migliore" si consultava. E' stato per due terzi della sua vita un comunista organico, ragionava con la testa del partito o riusciva a dissimulare il suo pensiero. Nel perseguire il potere o almeno nel mantenere la solidissima posizione vicaria, ma alternativa, per decenni e decenni, non si concedeva l'uso critico della ragione. Eppure, nella fase calante e compromissoria della prima Repubblica e del comunismo medesimo, assurse alla Presidenza della Camera dei deputati e, anche se lasciò senza fornire spiegazioni, solo un anno dopo, quei dodici mesi furono una palestra del dibattito più sereno, neutrale ma incentivante, nel quale ogni deputato vedeva valorizzato il suo contributo. Negli ultimi anni della sua vita aveva preso atto della morte dell'utopia che lo aveva anticipato, lasciandolo ancor più solo nella sua tarda età. Ma il mito immanente del comunismo si riproporrà, come avviene da Platone in poi, in versioni utopistiche o scientifiche. Se quelle tesi avessero prevalso, sarebbe stato per il prevalere delle armi, per un passaggio di campo, una vendita, come ad altre nazioni è avvenuto, il nostro mondo avrebbe conosciuto un'era breve di annichilimento della personalità e dell'individuo, ma senza quel modello positivista e radicale, l'eguaglianza degli uomini e fra gli uomini è ritornata subitamente ad essere un feticcio sconfitto, irriso e disprezzato. Non c'è merito, né rimpianto per la morte di Pietro Ingrao, ma solo il suggello di un'esperienza storica accantonata, alla quale il "burininissimo" - aveva un eloquio insopportabile per il suo accento - rampollo di una famiglia importante e ricca aveva deciso di dedicare la sua vita, nonostante gli agi che la sua condizione gli avrebbe comodamente riservato, al sovvertimento rivoluzionario dei luoghi comuni in ambito sociale ed economico. Valutò, culturalmente, in via di superamento il modello liberale, di impronta agraria, nel quale si era trovato a nascere nei pressi di Latina e, invece, a regredire lungo i contraddittori itinerari della vita è stata la sua illusione - che finché ci saranno dei poveri, si riproporrà - che adesso si è spenta anche nel rimpianto.
sabato 26 settembre 2015
La solita confusione.
A poche ore dall'eliminazione del boss degli scafisti in Libia, costui si rifà vivo con una dichiarazione pubblica. Intanto, uno dei tre o quattro governi libici sparpagliati sul territorio ha accusato gli italiani di avere portato a termine il colpo, attraverso non meglio definiti corpi speciali, che non sapevamo di avere, ma che forse ci sono, come le molte stragi mascherate e irrisolte starebebro a dimostrare. Un trafficante è stato ucciso e con lui la sua nutrita scorta armata, ma non si tratterebbe del leader, bensì di una figura importante ma non apicale dell'organigramma. Le pallottole usate sono delle calibro "9", ufficialmente in dotazione agli americani inquadrati nelle forze speciali della NATO e non agli italiani. Gli statunitensi hanno talvolta sbagliato bersaglio, ma gli italiani, se fossero stati loro, confermerebbero, insieme al buon addestramento, la nostra natura pasticciona e - chissà mai - la nostra tendenza a negoziare anche le eliminazioni, come qualche esponente di spicco del nostro panorama politico, giudiziario e amminiatrativo potrebbe tsetimoniare, se fosse ancora vivo.
La moralità privata.
La Volkswagen ha dunque truccato i dati sulle emissioni di polveri sottili dei suoi modelli a gasolio. Ha superato truffaldinamente i test all'ingresso, rigorosissimi, degli Stati Uniti e, senza tanti approfondimenti, a valanga, quelli simulati di molti altri paesi europei. Solo in Italia i veicoli fuori "range" dovrebbero essere un milione. Non erano dunque i tedeschi i maestri e le maestrine della moralità continentale? Scusate, ma non c'entra niente. I tedeschi sono stati, dal dopo guerra in poi, rigorosi interpreti della severità amministrativa pubblica e ne hanno goduto i frutti, senza mai transigere anche per il più piccolo discostamento dai criteri di severità che improntano il loro agire sociale e istituzionale. Una concezione ed una mentalità inconcepibili per i popoli latini. Il privato invece è uniforme, ma in senso del tutto diverso. Lo dicono le due espressioni verbali medesime. Il privato persegue le sue finalità e, quando lo fa in termini industriali non butta a mare un'intera produzione; se ci riesce trucca i dati. Ma, nel caso tedesco, ne pagherà le conseguenze e saprà rialzarsi. Come i Riva, ma ben diversamente dai tedeschi e i loro manager a Taranto, nonostante l'intervento del tribunale e il sacrificio affaristico della salute dei cittadini. Di Taranto, non dell'ILVA.
Alla prossima. Farem chi l'ha più duro..
A volte la differenza fra il trionfo e l'insuccesso è questione di centimetri. Il sistema premiante si misura anche così. Credo di aver già parlato della strana contesa fra alcuni colleghi della mia precedente vita bancaria, che si riunirono nel sottoscala, fantozzianamente, che custodiva il guardaroba del piano terra e confrontarono i loro attributi. La gara fu appannaggio di un negro-bianco, così soprannominato perché concorreva anche un etiope. Ormai la misura del prevalere si misura in centrimetrate vanità, su ambizioni minime, su di una misurazione continua..anche se solo le pene aumenteranno. La prossima volta, lo sbatteremo contro il muro per veder chi l'ha più duro.
Jesus-Christ superstar, da Wojtyła a Bergoglio passando per Ratzinger.
Il Papa elettrizza le masse; lo ha fatto a New York, lo farà in Africa. Il suo messaggio non è per questo mondo, ma viene scambiato per tale. L'affrancamento dalla miseria del vivere, anche solamente in una dimensione trascendente - che ne conferma l'attuale immanenza - entusiasma per un attimo e, subito dopo, ripiomba nell'apatia e nella depressione. La proposizione fisica dell'ultimo evangelista feticizza il messaggio. La capacità pubblicitaria a cui questo Papa presta la sua immagine è manifesta, talvolta anche particolare, come quando ha accettato di fare da testimonial della FIAT, andando al Congresso su di una 500L, scortato dai GMen della sicurezza. In fondo gli stessi, a parte la divisa, che hanno crivellato di colpi un disabile afro-americano sulla sua sedia a rotelle, sulla quale sedeva dall'età di diciotto anni, per una paralisi sopravvenuta otto anni prima per un colpo di pistola accidentale. Per un'altra gragnuola di colpi "accidentali" è sceso dalla sua condanna all'immobilità, ma non aspirava alla vita eterna alla quale è stato così generosamente consegnato dai custodi della virtù. Il mondo, nelle sue espressioni sottoculturali è dominato, per le masse, dall'immagine, mentre una volta era condizionato dalla parola. Il Papa è la parola rappresentata, come nei Vangeli, la parola e l'immagine, presente ma ignota di Cristo. Il politico Bergoglio lo sa e si rappresenta: ha abolito la Papa-mobile coperta, anche se i rischi non sono diminuiti e si immerge con voluttà nel pelago umano che lo accompagna per breve tratto. A Central park ha parlato come un pastore evangelico protestante di un dio immanente e trascendente insieme che vive dentro le città nelle quali anche noi viviamo - soprattutto, par di capire, nelle immense metropoli - dove vive la Chiesa, potenziale "ecclesia" di tutti gli uomini. Ieri si era offerto come già il Santo subito suo predecessore, alla preghiera comune con le altre fedi non concorrenziali: mancava un Pope ortodosso della Chiesa d'oriente, di quella russa in particolare. Ragioni di concorrenza spicciola. Il Vangelo pubblicitario viene offerto come tale solo nelle democrazie mercantili del mondo, altrove il Papa non è gradito, ma nel mondo che lo accoglie eccitato o, nelle sedi del potere e delle istituzioni, con ipocrite ovazioni, il Vangelo di Francesco è solo un'opzione privata come tutte le altre. Sollecitando la conversione interiore, la prassi sociale non cambierà.
Metodi poco accoglienti.
Il capo o presunto tale degli scafisti è stato ucciso in Libia da un commando addestratissimo che, senza subire perdite, lo ha eliminato insieme ai suoi otto uomini di scorta. Un'azione da servizi segreti e di quelli buoni. Resta da capire, ma non credo che ce ne saranno forniti gli elementi, se si sia trattato di un'eliminazione diretta, per procura o nell'ambito delle triangolazioni diplomatiche internazionali. La nettezza dell'esecuzione farebbe pensare agli Israeliani, in un contesto, però, nel quale e in rapporto al quale non hanno interessi diretti o coinvolgimenti: gli esuli non approderebbero sulle loro coste, al massimo in Cisgiordania. Il trafficante ucciso non era uno sprovveduto, si trattava infatti di un alto ufficiale dell'esercito di Gheddafi, probabilmente impegnato nel contenimento dei profughi, in maniera da formarsi una solida preparazione di merito e di contesto. Era comunque un uomo avveduto e approfondito nel mestiere delle armi e nella direzione delle milizie. La saga dei migranti è entrata nella sua fase di intelligence, come era urgente che fosse e lo ha fatto nella maniera più essenziale. Non si saprà mai, con certezza, chi è stato e perché ha agito così.
L'Italia che verrà.
Il bracciantato agricolo è tornato all'epoca di Di Vittorio. Nelle campagne astigiane, e in ogni altra plaga vitivinicola nazionale i braccianti, per cinque euro all'ora lavorano ininterrottamente alla vendemmia, concedendosi solo poche ore notturne di riposo, dentro roulottes di fortuna o accampati all'addiaccio nelle vicinanze delle vigne. Solo la Caritas, nell'astigiano - ma l'Italia ne è piena - ha allestito un dormitorio. Agenzie improvvisate, caporali e imprenditori profittatori collaborano alla miglior resa. Le braccia provengono dalla Bulgaria, dalla Macedonia e da ogni altra regione in dissesto e, disprezzati, ignorati e sfruttati, assicurano una raccolta che dovrebbe fornire, quat'anno, lauti guadagni ai produttori. Finita la vendemmia, se ne torneranno a casa, in attesa della chiamata per la raccolta delle arance, a Rosarno. "Chi ha buona volontà, un lavoro lo trova". Loro parlano invece di mancanza di alternative, di desertificazione delle possibilità e di necessità di sopravvivere. Il lavoro nero, ovviamente, gonfia i profitti. Contemporaneamente, un avvocato marchigiano che ha preso a cuore i casi dei fermati, ammazzati di botte nelle questure e nei commissariati di polizia o nelle ridotte dei carabinieri, l'avvocato Fabio Anselmo, è oggetto di tiro a segno sui suoi beni esposti e lo è da ben due anni. Fabio Anselmo si è occupato e si occupa delle vicende di Stefano Cucchi e dei casi Ferrulli, Mogherini e Bifolco. Ecco che da due anni a questa parte, la casa marchigiana del legale è diventata il bersaglio di colpi d'arma da fuoco di avvertimento, come in altri contesti usa fare la mafia, per intimidire o per annunciare la morte. Si tratta di avvertimenti mafiosi ma non della mafia in senso stretto, bensì di quella mafia onnipresente sul territorio nazionale e fra la gente che lo popola. In questo caso si tratta di una comunanza culturale che si sovrappone alle sovrastrutture secondarie della vita civile e che denuncia il comune radicamento d'origine.
giovedì 24 settembre 2015
Metà degli Italiani ha smesso, almeno parzialmente, di curarsi.
Quasi un italiano su due rinuncia alle spese mediche necessarie per mancanza di soldi e questa percentuale è ancora maggiore (arriva a sei su dieci) nelle famiglie che hanno un reddito basso. Si rinuncia soprattutto alle cure odontoiatriche, alla riabilitazione fisica, alle cure ortopediche e oftalmiche e talvolta anche a cure urgenti. Mentre si prendono criminali decisioni sulle prestazioni sanitarie "a rischio inappropriatezza" che diventeranno "a carico" dei cittadini ricchi, gli unici che potranno pagarsele e che già si valgono della sanità privata, fanno pensare le ultime statisctiche pubbliche. Il ministero della salute ha presentato ai sindacati dei medici il decreto sulle prestazioni sanitarie considerate "inappropriate": si tratta di 208 prestazioni a rischio “spreco” che comprendono tac, risonanze magnetiche, odontoiatria, prestazioni di laboratorio, test allergici e genetici. Una lista di prestazioni che potranno essere ottenute solo rispettando delle condizioni di derogabilità: in caso contrario saranno a carico dei cittadini. Uno degli aspetti più contestati dai medici è però la previsione di una sanzione pecuniaria per i medici che prescriveranno accertamenti e prestazioni sanitarie considerate inappropriate. Li si trasforma infatti in secondini dei bilanci sanitari, sotto l'egida di direttori sanitari e di dipartimento che scimmiottano i contenuti delle circolari ministeriali. “Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosiddette ‘inappropriate’, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Salterà il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico e sarà sostituito da quello fra un dipendente e la sua azienda, soggetto incontrastato e determinante.
I primi risultati delle indagini esperite da enti accreditati confermano una tendenza diffusa e diventata certezza: gli italiani (molti) rinunciano a curarsi perché non possono. Non hanno i soldi. Si legge nell’indagine: “Per curarci spendiamo sempre più soldi di tasca nostra: in media il 14% del reddito netto familiare. Come dire che in un anno spendiamo quasi 2mila euro a famiglia per cure sanitarie essenziali. E si sale a 2.400 euro se ci prendiamo cura di un malato cronico. Dall’indagine che abbiamo condotto risulta che quattro italiani su dieci hanno difficoltà a saldare i conti per le visite e i farmaci. Quasi la metà degli intervistati rimanda il più possibile l’appuntamento con il medico o rinuncia a curarsi perché non ha abbastanza soldi”.
La salute costa cara e chi non può far fronte alle spese sanitarie ha due alternative, :rinunciare a curarsi (scelta fatta dal 46% delle famiglie italiane) oppure indebitarsi (13%). Ma la percentuale di chi rinuncia alle cure necessarie è ancora più alta e sale al 61% fra le famiglie con reddito inferiore ai 1550 euro al mese. E sale ancora in alcune regioni d’Italia: in Campania (73%), Calabria (69%) e Lazio (64%). Sono poi il 13% gli italiani che hanno chiesto un prestito – più della metà ai familiari piuttosto che alle banche – per pagarsi le spese sanitarie: in media è una cifra di tremila euro l’anno.
Il 46% degli italiani rinuncia ad almeno una cura l’anno (un po’ meno quelli che hanno un’assicurazione sanitaria, il 33%: è un dato comunque alto, ma chi ha stipulato un’assicurazione non è al riparo dai pagamenti che finiscono per coprire il 12% dell’introito netto). Fra le cure più sacrificate ci sono quelle odontoiatriche (38%), oftalmiche (22%), alla riabilitazione fisica (15%) e quelle ortopediche (11%). Nei casi più gravi si rinuncia anche a visite assolutamente urgenti: il 23% in Sicilia, ad esempio, oppure il 18% tra coloro nella fascia di reddito inferiore a 1000 euro al mese.
Nel frattempo sul provvedimento del Ministero è scattata la battaglia. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin è intervenuta e ha detto che le sanzioni scatteranno solo dopo “un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate e solo dopo un contraddittorio con il medico che dovrà giustificare scientificamente le sue scelte” e ha sottolineato che “si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica: ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono”. I medici però sono sul piede di guerra e annunciano mobilitazioni. L’Anaao Assomed parla di “un decreto sbagliato nel merito e nel metodo”. “Non è, infatti, compito della politica – commenta il Segretario Nazionale dell’Associazione, Costantino Troise – definire i criteri dell’appropriatezza clinica, valore in cui pure ci riconosciamo, invadendo l’autonomia e la responsabilità dei Medici. Senza contare i veri e propri strafalcioni o gli esempi di inappropriatezza assunti a sistema presenti nella parte tecnica del decreto, che la dicono lunga sulle competenze e sull’attenzione riservate a materia delicata che attiene il diritto alla salute dei cittadini. Se il tema dell’appropriatezza prescrittiva, ed il relativo consumo delle risorse, viene considerato fondamentale per l’equilibrio economico dei sistemi sanitari evoluti, è impensabile procedere attraverso note, tabelle e sanzioni.Con il rischio di inquinare il rapporto medico-paziente e di spingere i cittadini verso le strutture private, obbligando le fasce più deboli della popolazione ad ingrossare il numero di coloro che già ora rinunciano alle cure ed alimentando una spesa out of pocket che già è ai massimi in Europa”.
Epoche inique.
Che cosa rende un esame clinico, inutile? Il fatto che il paziente non abbia nulla. Che cosa lo rende particolarmente inutile? Il fatto che questo esame sia stato prescritto solo in via precauzionale, magari proprio solo per escludere il rischio malattia e tranquillizzare il paziente.
Questi esami, se passa il provvedimento legislativo annunciato dal governo, non si potranno più fare, pena sanzioni contro il medico che li prescrive. Quindi saranno utili solo gli esami clinici che riscontrino effettive patologie, magari irrecuperabili.
I soliti pifferai, leziosi dello zufolo per tutta la loro vita, spiegheranno che si tratta di sprechi. Mi pare che abbiano annunciato come esempio che gli esami sul colesterolo dovrebbero farsi ogni cinque anni. Immaginiamo una persona che improvvisamente abbia sintomi di malanni che il medico giudichi dovuti a cause di scompensi nel metabolismo, da sottoporre ad analisi. Se il paziente ha oltrepassato i tempi standard dall'ultimo controllo il medico potrà fare la prescrizione, se invece cosi non è dovrà aspettare. Oppure rischiare di finire sotto procedura di controllo e sanzione.
Si dice che in questo modo si risparmieranno miliardi che potranno essere spesi meglio. Tutti i tagli alla spesa pubblica son giustificati così da sempre, e da sempre sappiamo che questo non è vero. Si ridurrà invece la prevenzione sulle malattie: solo i ricchi continueranno a permettersela mentre i poveri si ammaleranno e moriranno prima. Siccome tutto si tiene in un sistema organizzato, è proprio questo che si ricerca.
Il sistema pensionistico, dalla riforma Dini, si fonda sull'aspettativa di vita. Più questa statisticamente sale più si deve andare in pensione ad età elevate. Per questo le tabelle già prevedono la pensione a 70 anni di età nei prossimi decenni. Immaginiamo allora che i tagli alla sanità blocchino o addirittura abbassino questa aspettativa di vita. Sarebbe un doppio guadagno per le casse dello stato, uno stato corrotto, sprecone e clientelare, che costretto a rientrare dal debito, non vuole abbassarne i benefici alla classe percipiente. Per cui, da un lato risparmi sulla spesa sanitaria, dall'altro su quella pensionistica perché andando in pensione sempre più tardi si morirebbe prima.
Il sistema pensionistico, saccheggiato per decenni per ogni forma di surrogazione della cassa integrazione e di molte altre forme di compensazione al reddito, soffre in fase di moralizzazione dei costi perché si vive più a lungo, trascinandosi per lunghi anni nell'invalidità. Vite non più utili, secondo il pensiero ragionieristico delle aziende.
I medici sono giustamente in rivolta contro questa legge, perché verrebbero sottoposti ad uno standard di regole e comportamenti di modello aziendalistico. Anche nella sanità ci sono da tempo strutture e poteri burocratici che hanno il compito di decidere sui comportamenti, ma che impongono anche l'uso di medicinali poco efficaci o sotto lo standard che sarebbe disponibile, in numerose patologie, soprattutto in quelle insanabili, per le quali esistono farmacopee costosissime che vengono vendute in farmacia solo a chi se le può pagare interamente, dato che sono fuori dal prontuario sanitario nazionale. Si trattasse di un modello per risparmiare, sarebbe giò improprio in materia di salute, ma è proprio il modello aziendale fondato sul profitto quello che da troppo tempo, incontrastato, si sta imponendo nei servizi pubblici, in questo modo trasformando le persone ed i loro diritti costituzionali in oggetti di mercato. Qualcuno sbufferà sentendo pronunciare le parole diritti e Costituzione, fondamento legale del vivere associato: costoro, molto numerosi, sono gli ascari e gli sherpa del rattrappimento sul loro livello miserabile.
Ancora più infame è poi la partita di scambio che viene offerta ai medici per compensarli della distruzione della loro libertà. Il governo intende impedire le cause dei cittadini per malasanità. Così come ha fatto con il decreto Ilva, che ha garantito impunità ai manager che inquinano nell'esercizio delle loro funzioni, il governo offre la stessa protezione ai medici, ovviamente se si adegueranno e si renderanno interpreti di una metodica che nega la loro professioanlità, se l'etica fa schifo a quelli di cui sopra. I pazienti saranno meno immuni da malattie gravi, ma i medici verranno immunizzati dalle cause dei pazienti.
L'Italia è il paese di Cesare Beccaria, che alla cultura medioevale contrappose quella illuminista delle pene: meglio un colpevole libero che un innocente in prigione. Con lo stato sociale questo principio di civiltà si era esteso ai diritti sociali. Meglio spendere di più in visite anche per chi non ne ha bisogno, che negare le cure a chi invece ne necessita, fatti salvi i normali e rigorosi controlli sul tempo libero dei pensionati passato negli ambulatori e che i medici di base non contrastano per non perdere i mutuati. Ma, in Italia si continuerà ad agire apparentemente alla carlona, senza controllare nulla, abbattendo prestazioni agli indifesi e continuando a favorire chi non ne ha bisogno, se non per mantenere il suo status.
Ora con le politiche di amputazione delle prestazioni e della prevenzione gratuita delle malattie, il governucolo abbandona i principi illuministi per tornare a quelli medioevali: meglio che un malato muoia prima piuttosto che spendere dei soldi in più. L'autorità pubblica ha così potere di vita e di morte indiretto e il principio che la ispira, perché non ha il coraggio di contraddirlo, perché teme di esserne rimossa, è quello del mercato, rispetto alla cui suprema autorità, come nel Medio Evo, le persone normali non hanno più diritti personali indisponibili.
Epoche buie, culture di morte.
mercoledì 23 settembre 2015
Iniziative economiche transcontinentali a puro fine di lucro.
Mi piacerebbe capirci qualcosa di più nelle peripezie di un tarantolato del calcio, del soccer, come Joe Tacopina. Affrancatosi dal Bologna f.c., è atteso per il 22 Ottobre prossimo in laguna, a Venezia. In gondola, vestito da Doge, farebbe la sua figura.
L'ho rivisto ieri sera, quando un anno fa sbarcò sotto la curva Andrea Costa, ribatezzata Bulgarelli, per inneggiare, anzi controinneggiare ai tifosi che lo acclamavano. Durante i ben misurati passi sotto la curva poverella e fatiscente, ha a lungo stretto il pugno, ignorando forse che la curva rossoblu è da anni di destra. Il pugno era staticamente, cerimonialmente chiuso, non agitato da bellico fervore, quindi era simbolico. Pare che abbia già parlato per due volte col sindaco di destra Brugnaro e che abbia già fornito garanzie - non depositato - per due milioni di euro, gli stessi che recò nove anni or sono ad Alfredo Cazzola, che se li trattenne quando l'operazione non andò a termine. Poi, un anno or sono riuscì ad imporsi sul concorrente "Segafredo-Zanetti", dopo essere stato temporaneamente esautorato, offrendo alla piccola ma avida cordata di imprenditorucoli bolognesi qualche doblone in più, che si sarebbe ben guardato dallo sborsare personalmente. A Venezia, dove andrà porbabilmente al Casino di Ca' Vendramin Tagliergi e, in estate, al Lido. avrà un indotto artistico e turistico da "valorizzare", ma che cosa ci possa entrare il calcio in tutto questo, ridotto com'è dentro una piattaforma in riva al mare, altrimenti detta Stadio, mi sfugge. Dunque il calcio coniugato alla storia e alle bellezze artistiche è in grado di fare aggio su tutto in una residua città di neanche sessantamila residenti, stretti fra la laguna pullulante di microorganismi e l'inferno viario, industriale e velenoso di Mestre, in tutto un altro centinaio di migliaia di abitanti, poco inclini alla passione pallonara. Che interesse potrebbe rivestire per gli investitori nord americani veicolati - o messi in mezzo - da Tacopina, una squadretta militante nella serie "D", la quarta, la prima dilettantesca? Probailmente si tratterà di una leva per altri investimenti appaltati ai business-men americani, dei quali l'avvocato newyorkese si fa nocchiero e garante, fino a che non lo rimuoveranno, facendolo sciogliere in lacrime, con laute prebende a suo riconoscimento. Mi piacerebbe anche sapere, o meglio capire, che cosa può spingere un sindaco ad assecondare questa colonizzazione impropria del suo territorio - nel caso veneziano - mentre, per quanto attiene a quello bolognese, c'era la chiara prospettiva di un fallimento societario all'orizzonte, in una piazza dove invece il calcio è seguito ed amato. L'unico elemento che si intravede fino ad ora è la veicolazione di capitali tramite il calcio che invade tutti gli schermi televisivi privati, verso nuove e ancora oscure rese, in un Paese sempre più velocemente colonizzato e in ripiegamento. Il primo Paese a conoscere gli investitori statunitensi è stato l'Inghilterra e, insieme a loro, i magnati Russi che, nel caso del siberiano Abramov, hanno anche trasferito la loro cittadinanza, mentre da noi, gli Yankee non sanno neanche parlare l'italiano e neanche si sforzano d'impararlo. Eppure, capitali esorbitanti in fuga dalle loro rigorosissime tasse vengono ad offrirsi a politici da operetta e a imprenditorucoli del calcio nazionale, per operazioni che, spostandosi da poche decine a poche centinaia di chilometri vanno marchiando le nostre società sportivamente più reditizie, come i cowboy facevano con le mandrie recuperate dallo stato brado.
martedì 22 settembre 2015
Pregiudiziali.
Varoufakis ha risposto a una cafonata di Matteo Renzie, acusandolo di aver perso l'anima e la dignità di uomo di sinistra. Il professore ha ceduto all'emotività dello sconfitto elettoralmente, mentre lo scaccino italiano ha colto l'occasione di provocarlo, per umiliarlo, riuscendoci. Di quale anima parli Varoufakis, di quale dignità non è dato sapere. Concediamo pure a Renzie la giustificazione concettuale dell'ignoranza: proprio per questo lo doveva ignorare. Renzie è troppo superficiale e incolto per conoscere i caratteri costituenti dell'economia politica e del marxismo, del quale il comunista Varoufakis è invece un cultore. L'una e l'atra materia insegna in università greche e australiane, possiede la doppia cittadinanza e una moglie del continente australe. Le sue due figlie non si formeranno fra la nonna, la zia e il fattore di Rignano sull'Arno. Varoufakis è appunto un comunista ideologico, concettuale, come si addice a tanti professori o intellettuali in senso lato, ma è una persona preparata e impegnata. Tutto il contrario dell'incommensurabile Renzie, con il quale non si deve mnsurare, né sul piano teorico, nè su quello tecnico, formato come dovrebbe essere alla lezione di Antonio Gramsci e al realismo storico dei partiti marxisti. Io non sono né comunista, nè renziano, ma, dovendo scegliere riguardo alle qualità intellettuali e, di conseguenza, morali dei due, non ho dubbi. A prescindere da tutto, anzi proprio a prescindere da Renzie.
Leggende.
Si paventa l'invasione e la futura dominanza islamica in europa, mentre si consumano gli adattamenti antidemocratici per il rafforzamento del fortino continentale che si oppone contemporaneamente al capitalismo globale, pur cercando di intercettarne gli aspetti e le occasioni più lucrose e alla piattaforma continentale russa che ha saputo rialzarsi della decadenza dissolutoria nella quale l'aveva gettata l'acritica infatuazione capitalistica dei catenacci ubriaconi della ex gerarchia sovietica. Il fantasma di un potere conseguito solo sulla base del numero dagli immigrati sui nostri territori, per farsi sfruttare per un progetto di accumulazione finanziaria che li contempla solo come strumenti e li esclude da ogni possibile arricchimento, serve a schermare e mascherare l'opera di dissoluzione dei canoni più evoluti del pensiero e delle istituzioni democratiche, che si consuma con monotona ripetitività in ogni società, governo e parlamento dell'europa indebitata con la Germania, che esprime e difende, per i suoi interessi, l'euro. Così, masse informi di diseredati, icona degli effetti, non solo delle guerre, ma dell'opera disgregatrice e dispersiva dell'imperialismo economico nelle nuove forme sfuggenti, caotiche e indeterminate, diventano barbari invasori di civiltà, da molti decenni in preda ad una crisi da benessere o da prospettive di benessere, anche per le classi subordinate di quelle società medesime. L'accantonamento del dibattito democratico, del confronto delle tesi, le semplificazioni pubblicitarie e produttivistiche, sono la tabe di questi tempi, non i migranti che affollano con le loro masserizie, con le loro carrozzine, i mezzi pubblici e i marciapiedi urbani. La demonizzazione dello straniero, dell'estraneo è il facile viatico del consenso presso le plebi che "scoprono" di doversi difendere da altri se stessi, in condizione di alterità e, quindi, di inferiorità, confermando così e rafforzando la propria timorosa subordinazione.
domenica 20 settembre 2015
Tempi vuoti.
Nel fumo dei gas lacrimogeni, con le vesti lacere, i visi sanguinanti, sottoposti alle cariche della polizia. Le forche caudine dei migranti si ripresentano ad ogni confine che tentano di superare. I Paesi minori dell'europa, fuori o dentro l'Unione, fanno il lavoro sporco per le grandi potenze "accoglienti", proseguendo quella guerra che, vasi di coccio fra vasi di ferro, li ha scacciati dalle loro terre. Era una contesa fra potentati nascosti od evidenti, ma ignorati per via della propaganda mediatica, che continua per loro in europa. La guerra li insegue, li rende profughi e poi indesiderati, li seleziona a suon di botte, mentre, privati di ogni prospettiva, con i figli al collo, tentano di superare i cordoni umani, i reticolati e la selva ignobile delle telecamere, che i poliziotti lasciano sciamare impunemente fra le loro file e quelle dei transfughi, per non contraddire - quando non ne sono contraddetti - la libertà di informazione di spettatori comodamente seduti. L'uomo è uno strano animale che parla e le cui parole acquistano un significato impressionistico, poetico o razionale, efficace e convincente, solo quando esulano dalla realtà, anche quella sotto gli occhi di tutti che viene descritta da chi non vi è coinvolto. L'Islam ci sta invadendo con la sua demografia esorbitante! Da quando in quà masse di diseredati, del tutto alieni dal pensiero materialista, privi in gran parte di capacità tecniche e di lavoro, sottoculturati, possono, in ogni parte del mondo, aspirare a colonizzarlo? E' forse in fuga l'intellighentia conformista di quelle nazioni, la loro borghesia satolla? Chi li ha espulsi definitivamente dalle loro case? Di quale potere potranno rendersi strumento, loro che sono presi a calci, internati quando non uccisi dagli stessi regimi sovvertiti da guerre intentate dall'Occidente? Sono solo persone inutili in un contesto di restrizione progressiva delle possibilità di lavoro, mentre manipoli di diseredati come loro si affannano per mantenere un lavorio sempre più centrifugato e sempre meno pagato. La polemica e la propaganda contro i migranti nascondono la retorica di una politica espropriata e restituiscono fiato alle corde di ogni sentenza spicciola. Purtroppo, però, da qualche tempo, il vuoto di pensiero prende forma e voce anche nelle analisi di persone che hanno alle spalle un passato di analisi distaccata intorno ai fatti. E' un segno della confusione di questi tempi vuoti.
L'invalidità del voto.
Appena la metà o poco più dei Greci è andata a votare. Ha confermato, con il 35% dei voti espressi, Syriza al Governo, ma, pur distanziata di sei punti percentuali, la formazione di destra Nea Democratia è al secondo posto e Alba dorata, un partito rappresentativo della parte più violenta e retriva del proletariato greco, a cominciare da quello in divisa, si è confermata al terza posto. La metà dei Greci che non è andata alle urne appartiene in gran parte a Syriza, ma a quella parte che ha costituito due o tre partitini, condannati dal loro frazionamento a non superare il 3% di sbarramento. E' la più alta percentuale d'astensioni della storia elettorale greca. Ecco che la Troika ha replicato il risultato che si prefigge in tutta europa: relegare in un silenzio rinunciatario le posizioni dissonanti dalle sue imposizioni, come già accade da sempre nella monca democrazia nord americana e, da qualche tempo, nelle componenti minori dell'europa unita solo dalla moneta. Con chi si alleerà adesso Alexis Tsipras? Si sarebbe potuto alleare con i gruppuscoli? Io capisco ed approvo l'astensione della sinistra greca, l'avevo anche caldeggiata alla vigilia. L'esito non cambia né sarebbe cambiato lo scenario e quindi meglio non assecondarlo, intruppandocisi. La ragione del diniego del voto è evidente anche se sarà sottaciuta. Anche in Grecia si profila un compromissorio Governo di centro o di pseudo sinistra se i voti del corrotto Pasok saranno sufficenti e necessari. Tsipras potrà, d'ora in poi, accreditarsi verso il suo 35% del 50% che ha espresso il suo voto, nella prossima rinegoziazione ottobrina dell'incolmabile debito greco, come il saggio e solerte condottiero, nocchiero di una rotta che, per non finire sugli scogli, si spoglia di qualsiasi vestigia di sovranità e di ogni possedimento sul suolo nazionale. Ma il 50% che non ha votato non è costituito da impolitici. Il viaggio periglioso di quest'europa priva di democrazia prosegue senza meta, lungo le rotte della finanza, sotto l'egida umiliante della Germania.
Contano di più i soldi o la simpatia?
Joe Tacopina se ne è andato. E' ridimostrato che due galli in un pollaio non ci possono stare. Una causa lampo: una buonuscita da tre milioni di euro, comprensiva dei mancati stipendi delle diarie e di un bonus di accompagnamento. Peccato. Con la sua dissimulata prosopopea da padrone che mal sopportava la simpatia trascinante del presidente, secondo il modello americano che prevede una separazione fra il charmain e chi lo rappresenta. Il punto è stato questo: Joe Tacopina, nell'interpretare il suo ruolo, non si preoccupava di fare il valletto del distaccato capitalista che aveva trascinato a spendere la bellezza di ottanta milioni di euro e lo aveva inchiodato ad un'impresa dalla quale difficilmente riuscirà a svincolarsi. Ieri, i supporters più sfegatati, che si comportano come le plebi nei regimi dittatoriali verso chi porta il grano - ma non per loro - hanno scaricato ( come se ne avessero il potere ) l'interessato Tacopina ( come se Saputo fossse esente da interessi )e inneggiato al finanziatore, a prescindere dalle qualità morali - ignote - dell'uno e dell'altro. Così va il mondo e certo lo sa l'avvocato newyorkese. A me il Bologna ricco e vanaglorioso piace meno di quello povero, pur mal condotto. Avrei preferito una squadra in serie B con una politica di valorizzazione dei giovani, che rendesse proficua la missione sportiva sinergicamente con quella economica, anche e soprattutto per i giovani talenti. Invece la stessa politica pericolosa viene tentata direttamente in serie A, per uno scopo di lucro secco e a breve termine. Almeno, con Tacopina sarebbe stata tutta un'altra cosa, a poco a poco la società avrebbe preso quota nel sentimento popolare e probabilmente avrebbe esportato il sentimento migliore del tifo sportivo. Per questo mi dispiaccio della resa allo strapotere dei soldi del nostro traghettatore e gli auguro - anche se non ne ha bisogno - di conservarsi sempre così simpatico. Contano di più i soldi o la simpatia? Sembrerebbe la seconda se è vero che Joey Saputo - che pure sarebbe rimasto incontrastabilmente proprietario - non ha saputo resistere all'invidia della popolarità di Joe Tacopina, che lui non aveva fatto nulla per accattivarsi.
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