giovedì 13 agosto 2015

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Terza svalutazione in tre giorni per lo youan cinese e, al terzo tentativo, la borsa asiatica riparte. Adesso, le economie asiatiche, potrebbero imitare competitivamente la Cina. Gli Stati Uniti potrebbero fare altrettanto, ma la loro valuta è legata ai pagamenti internazionali: i soci incongrui, in giro per il mondo, potrebbero passar sopra ad altre tempeste belliche, ma non a una tempesta valutaria. Il rischio del controterrorismo economico si farebbe concreto. L'Europa non può neanche svalutare, troppo diverse sono le economie che la compongono nella camicia di forza dell'euro. Dopo aver liberalmente abolito i dazi all'importazione e aver subito la dequalificazione, non solo dei prezzi, ma a nche dei prodotti, continua a rimanere ingessata in un rapporto ineguale con la Germania, che l'euro esprime, e non può rilanciare in termini di competitività qualitativa, abbassando i prezzi delle sue vendite e rendendo più onerosi gli acquisti dall'area asiatica, a sua volta in squilibrata concorrenza. Se si cercava un'altra prova del progetto egemonico, sub specie monetaria della Germania restituita ia suoi fasti di potenza regionale in potenziale espansione, eccola servita dalle tradizionalissime mosse cinesi, affrancate da regole che vigono solo all'interno di una ridotta ideologica, dentro la quale si sono rifugiate tutte le economie corrotte e paternalistiche del vecchio continente. Salvo poi lamentarsi di quello che si sono andate a cercare.

mercoledì 12 agosto 2015

Parole, parole, parole...

C'è molto di politico e qualcosa di paradossale nella polemica che investe la CEI, il Vaticano e i partiti, o meglio movimenti, politici italiani e i portavoce dalla Chiesa francescana. Non si era mai visto in Italia un movimento popolare prendere di petto il Papa e i Vescovi, ma la Lega lo ha fatto, forte della laicità importata dall'Europa, senza la quale non si sarebbero azzardati ad alienarsi la vandea ex democristiana settentrionale. E' luogo comune che andare contro pelo alla Chiesa in Italia tarpi le ali alle fortune della politica che incautamente vi si avventura. Ben lo sapeva e praticava il P.C.I. che abbozzava spesso agli attacchi informali e formali della Santa Sede e dei suoi accoliti, laici o religiosi che fossero. Per fargli scegliere il divorzio ci vollero tutte le titubanze di Amleto, dopo che, in sede di Costituente, si era espresso per l'introduzione in costituzione dei Patti lateranensi. Sarà che la Costituzione frana e sarà che la preponderanza laica e massonica in Europa è fortunatamente, almeno per ora, imponente, ecco che anche un Salvini qualunque può rimbeccare e sbertucciare il Papa che sguinzaglia i suoi trombettieri ben conscio che la plebe devota alla Gramsci ( leggetelo se non capite il senso dell'espressione )ha trovato l'antidoto alla devozione clientelare nei benefici contesi loro dagli extracomunitari, in assenza di un partito confessioanle nazionale. Non si entra nel merito delle affermazioni, in parte impegnative e preferisce rifugiarsi nell'insulto reiterato e nello screditamento ( col difetto di non essere popolare, bensì aristocratico ) del competitore azzardoso. Dopo aver battibeccato col Carroccio, Mons, Galantino attacca il Governo cercandone l'appoggio repressivo sotto la minaccia implicita di togliergli l'appoggio presso l'elettorato cattolico, ma, fino ad ora, Renzie non se ne è dato per inteso; ha anzi accelerato sul divorzio breve - evidente impostazione uniformante della legislazione europea - e tiene in rispetto il Vaticano con l'applicazione di qualche tassa sui beni e sulle attività "extraterritoriali" dei cattolici, alle quali, come sulle unioni gay, è stato ripetutamente sollecitato dalle istituzioni sovranazionali del Parlamento e delle Commissioni europee. Sarebbe un bel gesto se il pampa-Papa decidesse, sua sponte, di dichiarare superato il Concordato di infausta memoria, ma, fra una paraboletta e l'altra, se ne guarda bene, preferendo puntare sulla fratellanza in arrivo contro quella incappucciata della quale si fa scudo, duplicemente inaffidabile, lo stentato machiavellismo della politica italiana. Ma anche sul fronte vaticano, novità che non siano idiomatiche non se ne apprezzano.

Se ne è andato dondolando.

E' morto Harald Nielsen, centravanti e capocannoniere per due stagioni consecutive del Bologna che, cinquantunanni fa conquistò il suo ultimo scudetto. Nielsen segnò la seconda rete dello spareggio con l'Inter all'Olimpico di Roma. Questo giocatore anomalo - era grosso come un armadio, ma corretto e poco propenso a far valere la sua prestanza fisica, tanto che, se non ricordo male, non fu mai squalificato, era un garbato giovanotto nordico, che, quando i ragazzotti della mia età lo inneggiavano, sotto le sue finestre, usciva sul terrazzo e chiudeva le imposte. Lo so perché la sua famiglia era vicina di casa della mia. Mai un'ombra sulla sua vita extra sportiva in un ambiente greve e cafone e una carriera italiana fatta di successi: il Bologna, oltre a vincere il suo scudetto, veleggiava fra il secondo, terzo e quarto posto. Al termine della sua parabola discendente, si classificò sesto. Sembrò far fuori anche l'Anderlecht in Coppa dei Campioni, quando Van Himst, in extremis, compensò i goal a favore e quelli contro, costringendo il Bologna allo spareggio, nel quale fu eliminato per sorteggio, dopo che nessuna delle due squadre aveva segnato. Era un centravanti classico, giocava in trenta metri, dialogava solo per finalizzazione con i compagni e segnava spesso. Le parole dei suoi compagni superstiti mi sono sembrate sincere: fanno riferimento all'educazione e alla timidezza, alla preferenza per i viaggi, le mostre - caratteristica possibile in un nordico anche non acculturato - e per le riunioni conviviali. Ha rappresentato un aspetto di Bologna fra i più corretti nella lontana prospettiva del passato. Non tutti i suoi compoagni erano così; credo di aver narrato che avvicinatomi al campo d'allenamento, che altro non era che il campo dello stadio comunale, rimasi traumatizzato, da bambino, dalle chiarissime e reiterate bestemmie, in fiulano e in veneto ma chiaramente intelliggibili, dei vari Pavinato, Furlanis e Janich, oltre a un turpiloquio, prodotto di voci primitive che, oggi a parità di sentimenti, hanno acquisito il nitore povero di contenuti dell'ipocrisia borghese. Anche il tedesco Haller assomigliava di più nelle sue abitudini ad un napoletano della tradizione turistica che ad un teutonico panzer, come era in campo. Haller ha lasciato quattro vedove, Nielsen solo la sua che ricordo giovane, alta e biondissima come allora non usava da noi, neanche con le tinture. Resta nell'inconscio infantile di un sentimento mai cessato per una squadra scarsa e per delle società per nulla commendevoli, un ricordo ed un'immagine positiva, che,a nche se non fosse stato così - ma non credo - avrebbe compensato efficacemente da parte di un vichingo danese, le barbare affabulazioni dei suoi rustici compagni che però oggi lo hanno ricordato con il cuore in mano.

La Cina è sempre più vicina.

Svalutazione del 2,59% in due giorni dello Yuan cinese: la Cina è sempre più vicina, con la sua capacità d'influenza, non più ideologica, sempre circoscritta alla pur importante area asiatica, ma finanziaria, altamente competitiva con la finanza occidentale. Gli Stati Uniti, da molte presidenze hanno spostato il loro focus proprio sull'Asia e sul Pacifico, ma la Cina gerarchica eppur flessibile, fortemente organizzata secondo il modello di un granitico, eppur efficente, Partito comunista, con le sue ramificazioni in espansione in tutto il mondo, i cui effetti non sono scrutabili nel lungo periodo, inchioda gli occidentali alle loro contraddizioni. Può darsi che questi ultimi reagiscano, prima o poi, con una guerra. I Cinesi, in crisi di riflusso da bulimia di successo, hanno subito utilizzato la leva della svalutazione, mandando in rosso le borse mondiali, facendo rialzare la loro, ponendo di nuovo le basi per un'espansione, senza dazi, delle loro esportazioni a basso costo e di bassa qualità. La profezia di Karl Marx, secondo la quale i modelli industriali delle economie classiche e di imitazione dell'occidente sarebbero implosi per via delle loro contraddizioni, che le forze rivoluzionarie dovevano individuare ed aggravare, si sta forse avverando sullo stesso terreno, ma stavolta uguale e competitivo, del capitalismo o meglio, della sua carnevalesca e suicida versione finanziaria, nella quale alla qualità dei beni si è voluta sostituire, per fini speculativi, l'aleatorietà della carta moneta o, peggio ancora, l'invisibilità della moneta elettronica e telematica. E, si sa, di speculazione si può morire.

martedì 11 agosto 2015

L'Italia che "non torna".

Mentre ci si è invischiati in una parità monetaria inesistente ed insostenibile, per proteggersi dai rivolgimenti della finanza senza confini, ci si rifiuta di accoglierne uno degli effetti: la migrazione di massa di un'alta percentuale delle popolazioni non più contenute nei loro confini dalle dittature dismesse senza raziocinio per far posto alla speculazione energetica. Prima, le dittature si appoggiavano ipocritamente a questo o a quello schieramento ideologico e di migrazioni per miseria - sempre presente - o persecuzioni politiche ( si subivano e basta ) o guerre intestine indotte dal venir meno degli argini sociali e del potere militare, frazionatisi in lotti, mentre ora i defedati sperano di trovare sopravvivenza nelle regioni circonvicine più ricche. Ma, senza competenze, capitali o disponibilità a farsi sfruttare per incremenatre il PIL degli ospitanti, non c'è nessuno che li voglia. Le grosse comunità straniere, già presenti da generazioni nei paesi europei, sono frutto di dominazione coloniale o di rapporti storico-politici secolari; fuori da questi schemi ereditati, nessuno - tranne la quasi non coloniale Italia - vuol sentire parlare di loro. Non ci si è rinchiusi in un fortino artificiale per farsi impoverire, come società ibrida, da un eccesso di generosità nell'accoglienza, che, senza nessun presupposto culturale, non farebbe che richiamare altre ganasce fameliche sulle nostre sponde. L'Italia si barcamnena, come sempre, relega i rifugiati e li lascia a vegetare in campi di raccolta dai quali non usciranno più; una condizione sempre migliore di quella di tanti braccianti, impiegati al sud, che hanno ripercorso le orme abbandonate del bracciantato "cafone" e che sono gli unici ad essere stati "messi alla stanga" di una immobile conferma del reddito agricolo, mentre al nord, complice anche la dissoluzione della piccola e della media industria, gli sbandati ed i disoccupati sono numerosi fra gli immigrati. Le grida di dolore del Papa sono speculari alla contingenza storica ma sono utopistiche: il rispetto delle diverse identità è una chimera, alla luce del fatto che di questa cosiddetta identità, i popoli migratori - ad eccezione degli Ebrei, che ormai hanno solide basi nel mondo ed hanno creato uno Stato - non hanno altra contezza comunitaria che la fame. Oltretutto, la migrazione è articolata da organizzazioni che ne curano la partenza, il transito e il primo insediamneto nei Paesi ospiti dove i connazionali inseditivisi, fanno fa collettore originario dello smistamento presso famiglie compiacenti ed interessate, mentre successivamente, quando i pellegrini vengono spostati al nord costituiscono una mafia di veicolazione circolare del lavoro e impetratrice di diritti e pretese, invadenti ed ai limiti della legalità. Fra sud e nord Italia si consumano "integrazioni" pericolose per la coesione del tessuto nazionale, trovando facili faglie nell'interesse di famiglie, residue fabbrichette e comunità allogene che speculano sul lavoro, sulle indennità di disoccupazione e che hanno ormai raggiunto livelli di reddito dichiarati, superiori a quelli di un lavoratore calabrese o campano. E' un'Italia diseguale, che "non torna".

Il diritto e il rovescio, nella versione dell'esistenzialismo straccione dei nostri tempi.

Nel mondo meticciato dalla finanza e dalla crisi economica che ha subito prodotto, i costumi restano particolari e distanti. La nevrosi da contraddizioni imperversa di sicuro negli animi più giovani, ma viene combattuta in quelli più ossidati con una cupa riaffermazione, del tutto privata, degli archetipi preindustriali che solo la fame ha messo a contatto con la pseudo-cultura delle apparenze superficiali. A Dubai, una ragazza di vent'anni è morta affogata perché i bagnini maschi non hanno potuto soccorrerla, in quanto, toccandola, l'avrebbero disonorata e, a quanto pare, anche loro nella comunità primitiva di cui fanno parte, sarebebro stati messi alla gogna per aver messo le mani addosso ad una vergine. Adesso la Maria Goretti islamica o chissà che cosa, è morta disperata e illibata, la famiglia ne piange le (non) perdute virtù, i superstiti possono vantarsi orgogliosi, i bagnini sono al riparo da ritorsioni e possono continuare a salvare solo i maschi, verso i quali sfregamenti, contatti impropri, sensazioni inaspettate, non provocano scandalo: si rimuovono e basta. Dubai è un emirato votato all'umidità, al lusso, agli affari con il loro corollario di prostituzione internazionale, della quale occidentali ed emiri fanno uso massivo e neppur nascosto, anzi al chiarore di un'illuminazione diurna od artificiale abbagliante. Eppure il suo clima rimane barocco ed arcaico, pesante e greve: le prostitute sono tutte bianche ed europee, quasi esclusivamente dell'europa dell'est, ivi veicolate dai network del business fornicatorio, secondo mediazioni, domanda ed offerta. Nelle latebre moralistiche dell'intangibilità della sposa che sarà, sopravvivono sul versante femminile e familiare autoctono, le più assurde e disumane pretese d'irrealtà e la presunzione imposta dell'insensibilità ormonale delle femmine, deificate pubblicamente per farne un uso domestico del tutto dissipatorio, ma costrittivo, tale e quale alla misconoscenza. Marco Pannella digiuna: che novità! Si astiene anche dall'idratrarsi - si dice - e che cosa fa il Presidente Mattarella? Quello che avevano fatto tutti i suoi predecessori; lo prega di sospendere il rito masochistico, compiuto per l'ennesima volta in nome del diritto e della legalità. Il bonzo del diritto, materia nella quale Giacinto Pannella è laureato, continua a fare delle cure dimagranti non risolutive, mentre, se facesse di sé un bel falò, brucerebbe le sue velleità di protagonismo. Per questo cercherà di spettacolizzare la sua morte, quando la sentirà arrivare. Pannella, con le sue assurde e retoriche idealizzazioni del diritto, è un retore scordato e allucinato di un'ipotesi trascendente della legalità che, se applicata, si tradurrebbe nella più intollerante e salica forma di totalitarismo idealistico, oltretutto confuso e, quindi, inapplicabile, tranne che nella forma di una dittatura allucinatoria, nella quale i sacrifici umani ( degli altri ) alla sua deviata aspirazione di ascesi, di stentorea "normalità", sarebbero periodici come i suoi "scioperi" che istituzioni da operetta si ostinano a prendere sul serio.

lunedì 10 agosto 2015

La pace? Un sogno quieto.

A Ferguson si è celebrato l'anniversario dell'uccisione di un diciassettenne nero che non era uno stinco di santo, anzi era un rapinatore e un violento - grossolanamente violento, oppresso com'era da un'obesità diffusissima negli Stati Uniti, fin dall'infanzia - ma non meritevole per questo di morte, a colpi di pistola. A Indianapolis un altro ragazzo di colore è stato frettolosamente ucciso da un poiliziotto. Negli Stati schiavisti del sud, dove gli afroamericani sono appunto i discendenti degli schiavi, la mentalità razzista è ben sedimentata e, nell'ambito di quella società violenta, in parte primitiva ed armata, le esecuzioni mirate sono quotidiane. I neri, per parte loro, sfogano la rabbia, l'ignoranza e la marginalità, non in movimenti politici strutturati, ma in competizione violenta per l'appropriazione di quei beni-giocattolo che la pubblicità enfatizza come simboli delle persone di successo. A Istanbul continuano le ritorsioni belliche dei movimenti curdi contro il Governo di Erdogan che li perseguita e li bombarda - ma solo sul versante siriano, non essendo quello iracheno geostrategicamente importante per la Turchia - e contro l'ambiguo Governo statunitense che li arma, li utilizza e poi li lascia "contenere" dall'alleato prevalente, senza adoperarsi per l'assegnazione di un territorio e la creazione di uno Stato, come finge di fare con i Palestinesi. Intanto Israele fa lobbyng contro il Governo nord americano, bypassando il Presidente in carica e rifacendosi solo alla componente repubblicana del Senato e ad alcuni rappresentanti democratici filo-israeliani. Non si era mai vista un'azione così sfacciatamente invasiva all'interno del Paese egemone, da parte di una ormai scoperta lobby ebraica che mette tutto il suo potere d'influenza e la sua forza economica al servizio delle mire egemoniche ed espansionistiche dello Stato sionista. Obama ha fatto bene a dichiarare che il boicottaggio israeliano al trattato con Teheran aprirebbe la strada al conflitto in medio oriente: è cio che vogliono gli Israeliani ed è ciò a cui non può opporsi efficacemente, a casa sua, il Presidente di uno Stato altrimenti interventista ed irresponsabile in ogni scacchiere del mondo. Di questo passo, Obama rischia anche la ghirba, mentre Israele si dimostra sempre di più, per storico paradosso, uno Stato razzista, mentre l'ebraismo internazionale si divide fra i portatori di capitali e i nazionalisti a distanza e gran parte della stessa comunità israelita di New York, contraria alla politica dello Stato giudaico.

Viltà, calcolo e ipocrisia.

Un cane di razza è stato abbandonato in una galleria fra Roma e l'Aquila. Il bell'animale si è disteso, accucciato, prima sullo stretto marciapiede per i lavori di manutenzione e poi, placidamente, sulla carreggiata, illuso e confuso dagli incitamenti dei soccorritori della società autostrade e i clacson degli automobilisti bloccati. Per un gioco della sorte -. che resterà ugualmente triste per il povero animale - la documentazione della viltà è finita su you tube e, anche se il proprietario sarà difficilmente identificabile, resta a testimonianza della sua iniquità, a memoria dei suoi figli. Presso una Corte giudiziaria del mare, in Germania, è cominciato l'arbitrato per i nostri due pistoleri e pistoloni di marina, assassini di due poveri pescatori, su una barchetta lilipuziana. Il prolungarsi paradossale di una vicenda mai esaminata nei suoi fatti dettagliati è indice del lavorio sotterraneo per diluire la vicenda, stemperarla e attribuire a strane Corti inventate, una soluzione salomonica della questione, più che della vicenda per come si è svolta. Nel frattempo, l'Italia accusa l'India di tenere in ostaggio uno dei due Marò, quello non colpito da ictus e l'India replica che l'Italia è in mala fede: propendo - per la specificità della valutazione - per questa seconda ipotesi.

Compagnucci della parrocchietta e compagni di merende.

Attentati del PKK, il Partito del Kurdistan mitologico, come il comunismo al quale ancora si richiamano nel nome, e mega-stipendi ai vertici della CISL, autoattribuiti, cioè spartiti od ottenuti attraverso il conferimento-riconoscimento di incarichi, soprattutto stipendi gonfiati in prossimità della pensione per aumentarne i cespiti. E' sempre successo, anche ai livelli medio-bassi, casomai dopo un passaggio nella Segreteria di Gruppo. Magie della "complicità", come la chiamò efficacemente il ministro Sacconi. Mentre si "flessilizzano" temporaneamete al ribasso le pensioni, i sindacalisti immacolati fanno flessibilmente una dieta bulimica. Il bello è che i loro seguaci, appartenenti alla piccola borghesia degli accomodamenti e dei favori, ne sono seguaci per i medesimi motivi, se non immediatamente e direttamente economici - casomai perché non ne hanno stretto bisogno - per continui "accomodamenti" della loro vita lavorativa. Si diceva dei Curdi e delle azioni di guerriglia che hanno portato nelle strade di Istanbul: sono atti di guerra legittimi, alla luce dei bombardamenti che i Turchi hanno condotto sulle loro postazioni, con la scusa della lotta al IS, contro il quale i Curdi sono stati schierati ed armati dalle potenze occidentali, che, però, sono militarmente alleate dei Turchi e "non possono" impedir loro di curare i loro interessi nell'area contro un popolo strumentalizzato perchè senza rappresentanza, a parte questa organizzazione partitica, cioè privata. Mi dispiace per chi muore assurdamente, ma la guerra è guerra, caro Signor Erdogan e compari.

domenica 9 agosto 2015

La "vera" fratellanza.

Salvini e Grillo uniti nella lotta contro i poveracci. Grillo è anche il giustizialista dei poveri della nazione, Salvini si oppone al Papa "di sinistra" con tutta la beceraggine di cui il suo movimento è intriso. E' vero che, così facendo, Salvini si allea o cerca di allearsi alla corrente anti Bergoglio del Vaticano e della Chiesa italiana che, anche fra i fedeli, si è divisa fra papisti e antipapisti. Diceva bene Gesù: sono venuto per dividere e non per unire. E' un'affermazione che, seppur citata, non è mai stata commentata pubblicamente dalla Chiesa che, spesso, ha preferito "rovesciare la prassi", un po' come i marxisti nei confronti dei liberali. Se, anche in questo, Bergoglio, il gesuita, è un seguace di Cristo, allora è un Papa anomalo, almeno nel contesto europeo nel quale è storicamente insediato, per di più nella parte meridionale del continente, perchè, a settentrione, hanno preso strade cristologiche autonome, almeno dal papato. L'esperienza con le plebi sudamericane lo ha segnato o lo ha indotto ad una diversa catechesi, ad una diversa declinazione della dottrina, anche se, nel suo continente, ai vertici della Chiesa ufficiale, di cui ha fatto parte, fino a diventare Papa, l'ideologia più forte è appannaggio della destra ecclesiastica più conservatrice e retriva. L'esperienza fra i poveri di Bergoglio è provata, quella con le altre gerarchie eccllesiatiche, con la destra fascista e la dittatura dei desaparecidos ( non è stato condotto un atto di guerra, una guerra di sterminio, contro di loro? ) è nascosta, taciuta, in un senso o nell'altro. Per questo, pur appellandosi, ma in termini politici e di denuncia, oltreché evangelici, alla bontà e all'ospitalità contro il tentativo grossolano di trincerarsi nei propri privilegi minacciati "dai fratelli alle porte", il suo messaggio, va interpretato nel tempo, alla luce degli eventi. E nel frattempo? Mi piaceva viaggiare e osservare, studiare e conoscere, non avrei problemi a convivere con quelle genti che ho visitato a domicilio, tranne quelli, ordianri e correnti, che sono intercorsi con i fratelli d'Italia.

L'esperanto inascoltato.

Chi erige barriere per impedire l'accesso ai migranti, chi li ricaccia in mare, mette in atto, contro di loro, degli atti di guerra. A giudicare dal muro ungherese, ma anche da quello di Padova, a dividere le etnie, da quello di Ceuta in Marocco, non si può che convenirne. Caduto il Muro di Berlino, confine fra le potenze vincitrici delle Seconda guerra mondiale, ne sono sorti tanti, materiali e psicologici, nei confronti delle migrazioni per guerre indigene, miseria irredimibile e illusione d'accoglienza. guerra l'una e guerra l'altra. Ma la migrazione, l'invasione senza prospettive e senza capacità utili nelle società meticciate non è spontanea, bensì organizzata da holding del turismo straccione eppur profumatamente pagato. Questo il Papa dovrebbe saperlo e, soprattutto, dovrebbe mettere a disposizione i seminari e i conventi dismessi, dovrebbe, anche in Italia, pagare le tasse sui beni e sulle attività ecclesiatiche, se non altro per contribuire alle spese d'accoglienza dello Stato italiano. Mettendo a disposizione le sue immense ricchezze e non soltanto invocando con moralismo minaccioso la solidarietà dei popoli e delle nazioni, forse non otterrebbe lo scopo dichiarato ma si renderebbe più credibile alle orecchie di chi lo ascolta. Cone Stato sovrano potrebbe rendersi artefice di accordi internazionalai meno restrittivi ed egoisti, ma si limita a predicare e non lo fa. La pastorale dei poveri, di cui parla il Vangelo, limitandola geograficamente alle popolazioni note ed integrate delle terre dove si svolgono le vicende narrate, è stata estesa all'universo mondo e se ne reclama l'applicazione in un periodo storico nel quale l'osmosi culturale - si fa per dire - è spinta dalla fame a superare i suoi confini, per ristabilirli, anche dalla parte migratoria, non appena rifocillati, sistemati e poi lasciati lì a coltivare una nuova frustrazione, alla quale il riconoscimento teorico delle diverse identità non darebbe nessun sollievo, ma fomenterebbe nuove guerre, stavolta intestine, spostando solo lo scenario del conflitto. E' vero che l'ibridazione esclude solo i poveri, ma il papa dovrebbe sapere che la cultura vera non si fa ibridare, casomai cerca di conoscere quella degli altri, ma si guarda bene dal farsi "evangelizzare". Lo farebbero anche i poveri, che non sono moralmente migliori dei ricchi, ma solo enormemente svantaggiati rispetto a loro, tanto che devono subirne le angherie, anche se riescono a passare "il confine", quando entrano in una competizione, spesso primitiva, con i poveri indigeni. Il "rispetto" delle diverse identità è un'utopia da qualunque prospettiva la si osservi, in particolare in un contesto nel quale conta solo la possibilità o l'impossibilità economica. Se degli immigrati si facesse "forza lavoro" per rilanciare a basso costo l'economia d'accoglienza, gli indigeni si schiererebbero al seguito della peggiore destra revanchista e fascista. Dopo aver condotto battaglie reazionarie contro l'Illuminismo, il papato si è adoperato per contrastare il comunismo, che gli sottraeva il gregge, conducendolo nell'errore materialistico, in meccanica opposizione-riconoscimento al liberalismo. Ora che il comunismo è alle spalle , il papato ( dubito, la Chiesa ) può riergersi a paladina dei poveri di tutto il mondo e praticare il mondialismo, senza impegno diretto, relativizzando, almeno nella divulgazione, la sua dottrina. Il cattolicesimo dell'albergo di Santa Marta, di cui promana, può riscoprire e ripredicare la bontà, senza tener conto del "peccato originale" che la rende sterile. La voce del Papa non grida nel deserto, ma nella Babilonia delle cento ( o erano mille? ) favelle. Nel mondo privato delle sue alterità principali - economicamente e socialmente parlando - il comunismo e il capitalismo, riemergono utopie desuete: l'ultima quella evangelica, abilmente agita dal Papa sedicente francescano, mentre le culture pre industriali sono neglette, o meglio, vivono ai margini delle diatribe politiche, forti della loro tradizione, parte intatta, parte inquinata. Il Papa si richiama efficacemente, parlando ad un'associazione giovanile cattolica, nell'orbita dei gesuiti, aglii atti di guerra - di cui tante volte la Chiesa si è resa protagonista o complice, verso coloro che non hanno nessuna forza, neppure polemica e si riferisce, nel farlo, ad una popolazione musulmana indocinese, rifocillata e poi risospinta in mare aperto, fino al prossimo, decimato approdo. Delle sorti di questo popolo nessuno è a conoscenza, perchè i media internazionali non hanno interesse a parlarne e solo le cancellerie, indifferenti, ne conoscono l'odissea. Nessun Messia è alle viste per loro e la loro condizione, almeno come etnia, un livello appena superiore all'orda, tanto particolare che un atto "umanitario" sarebbe probabilmente possibile, ma aprirebbe una breccia nell'equilibrio-squilibrato degli stati di fatto. Una ragione per tacere? Tutt'altro.

venerdì 7 agosto 2015

Le virtù celebrative.

Se ne è andato anche Renato Zangheri, il Sindaco di Bologna dal 1970 al 1983, uno dei periodi più turbolenti della storia d'Italia e della crescita civile di Bologna. Zangheri la rappresentò benissimo, sapendo districarsi fra la realpolitik del P.C.I. e le sue "velleità" culturali, Sì, perché il prof. Zangheri fu dapprima assessore alla cultura, materia secondaria e negletta, poco o nulla incisiva in termini clientelari. Senza tradirla, ma interpretandola dinamicamente alla luce dell'evoluzione confusa della società italiana e locale, seppe darle una veste molto incisiva e molto contestata nella interpretazione di una società che si sarebbe prepotentemente laicizzata, dopo i moti del '68 e prima di quelli del '77, che Zangheri amministrò in prima persona all'atto del primo raduno mondiale a Bologna - la provinciale Bologna - dei movimenti studenteschi mondiali, quando per via Zamboni il Ministro degli interni Cossiga schierò i mezzi blindati e il Sindaco-professore un comitato d'accoglienza e di ristoro di prim'ordine organizzati con la CAMST. Tendopoli e dibattiti roventi, ma nessuna vittima. Con il patronato di alcuni suoi colleghi dell'Università di Bologna, aprì il primo Centro omosessuale a Bologna, in uno dei torrioni di Porta Saragozza, resistendo con ironica indifferenza alla reazione della Curia arcivescovile. Si formò all'amministrazione con Giuseppe Dozza, tutt'altro che un intellettuale e con Guido Fanti, un manager della politica municipale, ma la sua impronte fu originale, innovativa e fortemente caratterizzata dalla cultura che fece dire al Corriere della Sera, sotto la direzione di Piero Ottone che "Bologna era in Scandinavia". Gli anni di Zangheri favorirono la creazione del personaggio perché gli consentirono di veleggiare sulla frantumazione del vecchio assetto ideologico e sociale, senza entrare in rotta di collisione con l'apparato del suo partito: un gioco sottile condotto con applicazione e maestria. All'epoca in cui frequentavo anch'io l'Università, mi capito di leggere in bacheca il suo piano di studi per gli esaminandi in Storia delle dottrine politiche: era un compendio molto vasto dei testi marxisti, a cui aggiungeva un testo di Adorno, l'allora esegeta del ribellismo colto in nord america. In ogni caso chi usciva ben valutato nel suo corso, una buona base di marxismo l'acquisiva, anche se era privatamente di destra. Gli toccò anche l'attentato alla stazione di Bologna, che gestì, vera o falsa che fosse l'attribuzione, come un baluardo da erigere alla montante reazione fascista che si diffondeva, in contrasto con le insorgenze post studentesche, che sarebbero in parte sfociate e confluite nelle Brigate Rosse, con consumata maestria interpretativa e divulgativa che gli derivava, non tanto e non solo da una ipotetica interpretazione dei fatti, ma anche dalla sua conoscenza dei precedenti storici, ideologici ed economici consimili nella storia internazionale, unita a quella delle campagne e dei borghi emiliani e romagnoli. Appartato e schivo, divertito e un po' "sopra le parti", seppe assorbire le simpatie dei poveri incolti, dei parvenus radical-chic, ma anche il riconoscimento interiore della parte più acculturata della cittadinanza. Non fu un trascinatore, nè un simpaticone, ma un Sindaco - forse gioco forza - partecipe e significativo nella storia cittadina, certaemnte sì. Se ha lasciato tracce nei successori ci è sfuggito, anche se oggi viene ricordato come se fosse un intimo amico, un frequentatore della casa comune, che invece abitò con severo distacco.

giovedì 6 agosto 2015

L'accantonamento delle civiltà.

Il presidente turco Erdogan ha aperto la strada ai bombardamenti americani sulla Siria, lanciando inopinatamente una campagna aerea contro l'IS, mosca cocchiera, quindi, della preannunciata offensiva della NATO. Ma la battaglia tattica contro il Califfato ha subito comportato una violenta e sanguinosa repressione verso i Curdi che, da qualche mese, stanno combattendo sul campo contro le milizie islamiche, per conto di quello stesso occidente che, per l'ennesima volta, li tradisce nella consumazione di un genocidio a tappe. I Curdi sono un popolo senza terra e né gli Iracheni, né i Siriani e tantomeno i Turchi, sono disposti a concedergliela. La loro candizione autoriproduttiva, ma senza rappresentanze diplomatiche, purtroppo al soldo di tutte le speculazioni delle potenze interessate alla geopolitica energetica, li condannano, non senza colpe e corruzione endogena, a crescere rapidamente i loro discendenti per sacrificarli in sempre nuove guerre, guerre inutili dal loro punto di vista, guerre del capitalismo. In quest'ultimo caso, con il non dichiarato, ma in atto, intervento nord americano dall'aria, gli Stati Uniti vanno a contrastare la geopolitica russa che ha in Siria l'unica grande base navale nel Mediterraneo, fin dal tempo dell'Unione Sovietica. Se la riannesione della Crimea è valsa a riassicurarsi lo sbocco sui mari freddi del nord, la gragnuola di bombe che piovono sul suolo siriano non rassicureranno di certo i Russi sulle reali intenzioni degli americani, mentre le intenzioni dei Turchi, nei confronti dei Curdi, sono come quelle - negate - nei riguardi degli Armeni, con il sottofondo - certo - di inconfessabili accordi tattici fra loro e gli Statunitensi, in uno scenario nel quale gli uni coltivano preogetti egemonici e, i secondi, l'aspirazione ad una leadesrhip regionale, nella quale, al declinare dell'Iraq, della Siria, si contrappongono a distanza gli Iraniani e i Turchi, accompagnando il genocidio a tappe dei Curdi con l'azzeramento delle antiche comunità cristiane di quei territori, nell'indifferenza, come ha denunciato il Papa, delle potenze grandi e medie delle nazioni ex cristiane.

Gli irrottamabili.

Le nomine RAI di Matteo Renzie archiviano il contrabbandato ( come tutto il resto ) piano di rinnovamento. Pubblico un articolo preveggente di un anno fa, nel quale l'ascesa "fiduciaria" di Monica Maggioni veniva "vista" da una Pizia affidabile. Sulla propaganda, altrimenti detta informazione, gli appetiti restano famelici e la logica spartitoria, pur sperequata, inattaccabile. Monica Maggioni presidente Rai. Ma va? Non dite che non vi avevamo avvertito. Ecco l'articolo pubblicato un anno fa... A fine maggio del 2014 Domenico Moro scrisse due articoli sul gruppo Bilderberg. Uno in particolare sottolineando il legame di questa "cupola" internazionale con Monica Maggioni, nominata al vertice della Rai. Maggioni ha iniziato la sua carriera tra i "carri armati Usa" in Iraq. E da lì voleva raccontare la guerra. Dal suo punto di vista aveva ragione visto che si è trattato di una invasione praticamente senza resistenza. Ma non si è fermata lì. La pratica dei "circoli che contano" ha strappato altre coccarde. E quella del gruppo Bilderberg è una di queste. Un volta a Rainews ha finito per completare d'opera espungendo del tutto dal palinsesto il giornalismo d'inchiesta e riducendo la testata al pied-à-terre di Renzi e dei vertici del Pd. "In questi giorni si sta tenendo la riunione annuale del Gruppo Bilderberg, una delle principali organizzazioni del capitale transnazionale. Partecipano per l'Italia Bernabè, Elkann, Monti e Monica Maggioni. In contemporanea esce nelle librerie italiane la seconda edizione aggiornata ed ampliata del libro "Il Gruppo Bilderberg. L'elite del potere mondiale". Segnalo che in questa edizione sono riportati i verbali riservati degli incontri principali del Bilderberg tenutisi negli anni 50, 60 e 80. La mia sintesi di tali verbali dimostra, fra l'altro, in quale modo il Bilderberg abbia operato per ricondurre l'Europa sotto l'egemonia degli Usa e per introdurre l'euro e favorire l'unificazione europea come strumento di introduzione delle politiche neoliberiste. Molto ampio il nuovo apparato di tabelle e grafici con elenchi di gruppi dirigenti e partecipanti agli incontri e composizione per professione e provenienza geografica del Bilderberg e della Trilaterale, la sorella minore del Bilderberg. Per Monica Maggioni è la prima volta al Bilderberg. Ma è di un certo interesse rilevare come la Maggioni sia stata già inserita nel gruppo dirigente della Trilaterale Europa, insieme con altri italiani come Marta Dassù, neoconsigliera del CdA di Finmeccanica, Monti ed Elkann. Anche questi ultimi due sono presenti quest'anno al Bilderberg. Tra le due organizzazioni c'è dunque un rapporto molto stretto, a conferma del fatto che i circoli dominanti a livello mondiale sono interconnessi (vedere a questo proposito la tabella dell'intreccio Bilderberg-Trilaterale-Aspen Institute Italia in appendice al libro). Un'altra osservazione è che la presenza della Maggioni, direttore di Rainews24, dimostra come al Bilderberg, come sempre, la presenza di esponenti dei mass-media è massiccia. La connessione grande capitale-media è sempre più solida e stretta.

mercoledì 5 agosto 2015

Artefici di morte.

Gli antichi romani, gli antichi aristocratici, s'intende, intimavano ai loro schiavi di ucciderli quando la vita volgeva al termine e la loro vigoria e lucidità erano compromesse. Penso convintamente che sarebbe meglio che accadesse anche oggi. Lo penso in relazione alla decadenza fisica e mentale di persone che fino a pochi mesi prima si erano cullate in apologetici razionalismi, oggi mischiati e stentatamente confusi a testimoniare la vanità della presunzione di sapere ciò che la natura riporta, in fine, al disordine dei primordi evolutivi. Penso che, se le terapie mediche e la buona sorte di incontrare medici bravi e dediti, non avessero prolungato l'esistenza a questi relitti della navigazione vitale, codesti non si sarebbero attardati, sarebbero stati pianti nella loro lucidità e la loro memoria sarebbe rimasta mitologicamente incontaminata dal morbo della svilente senescenza. Penso, infine, che a riportare le cure massive nell'alveo dell'organizzazione sanitaria della morte economicamente compatibile, provvederanno i provvedimenti un po' nazisti, imposti dalla Unione europea germano-centrica ai paesi velleitari, nei quali non si potrà più sopravvivere a se stessi. Ma, arrivato a questo punto, rivedo le mie malinconie e mi ribello all'eugenetica delle compatibilità, violenta ed esclusivamente economica regressione per razze "deboli ed inferiori". Il taglio - solo l'ultimo di una lunga serie - alla sanità nazionale, i tempi contingentati per poter ripetere le analisi cliniche, l'abbandono dei medici coscienziosi alle ripicche , sottintendenti soldi, di famiglie pecoreccie e la contro-tenaglia dell'aggressione rivolta sempre ai medesime soggetti - gli operatori della sanità - di aver sprecato le risorse dell'azienda sanitaria in cure troppo dispendiose, porteranno ad una selezione non scientifica dei medici per i ricchi da quelli addetti ai cronicari per la gente che non è in grado di pagarsi le cure più efficaci e i trapianti, che vedono chi può pagarseli, passare in testa nelle graduatorie sugli organi a disposizione. E qui, mi torna a fagiolo l'antico suicidio..per mano di uno schiavo.

lunedì 3 agosto 2015

Il peso, talvolta insopportabile, dell'esistenza.

Nelle campagne vicino ad Andria, in Puglia, una bracciante di quarantanove anni, nota solo con il suo nome di Paola, è morta per non aver retto il calore di un incessante lavoro nei campi, subordinato ai tempi di raccolta ed incurante delle assassine condizioni atmosferiche. Levata alle due, trasporto con pulmini e lavoro incessante fin al primo pomeriggio inoltrato. Poi il ritorno alla base, in attesa dell'indomani. Così si muore ancor oggi in Italia e, in particolare, nell'Italia del sud, dove i proprietari dimostrano continuamente una feudale insensibilità verso le braccia, numerose e sostituibili. Una vicenda del sud povero, nel quale però l'azienda viti-vinicola per la quale lavorava Paola, fatturava dodici milioni di euro all'anno, una vicenda di un sud nel quale i padroni stanno in panciolle ad osservare la fatica condotta fino allo sfinimento delle maestranze bisognose. Un sud dove non ci si risparmia per paura di perdere anche uno schifo di lavoro come quello per il quale è morta Paola e dove, se di aspetto avvenente o almeno passabile, è obbligo di giacere con il padrone e con i suoi rampolli, sempre a scopo di sopravvivenza, fino a che la natura non ci pone rimedio. Un sud obiettore all'aborto, tranne che nei nosocomi prossimi alle colture condotte a mano, come un tempo. Paola è morta alla metà di Luglio, durante l'ondata di calore, il medico legale non ha ritenuto necessaria un'autopsia, l'inumazione è stata immediata e se non fosse stato per alcune testimonianze delle compagne di lavoro, trapelate con ritardo, di questa tradizionale ed attuale vicenda non si sarebbe saputo nulla. Questo non restituirà alla sua vita Paola, morta in ragione del peso di sostenibilità della medesima.

domenica 2 agosto 2015

Ripetizioni.

2 Agosto di trentacinque anni fa. Qualcuno ci ha costruito sopra una carriera, eppure si continua a celebrarlo, con parole di circostanza espresse da figure che hanno burocratizzato, istituzionalizzato il dolore, ormai sopito e la perdita, ormai negletta. Poi saranno settanta, ma, forse, nessuno sarà nella condizione di specularci sopra, di mangiarci, con i soldi pubblici. Fin dalle prime ore dopo il fatto, la retorica giornalistica ha insinuato il dubbio della cospirazione, i cui scopi - probabili - sono stati raggiunti e superati, mentre qualcuno continua ad officiare un rito misconosciuto, da miscredenti.

sabato 1 agosto 2015

Selvaggi travestiti.

Nel mondo uniformato nelle mode e nelle apparenze dal costume indotto dalle correnti finanziarie, il fondamentalismo ha riscoperto le sue potenzialità violente. Il senso profondo, dogmatico, di una concezione morale, religiosa, etica e filosofica ha ripreso il sopravvento un po' dovunque e se la nostra appartenenza occidentale ci addita come il raptus malefico alligni "solo" nel mondo islamico, "altro" e di nuovo concorrenziale, la cronaca quotidiana ci appalesa - ma tendiamo a rimuoverlo - l'accendersi, isolato o di gruppo, dei prodromi di una nuova nevrosi o follia fondamentalista. Mi limiterò, per brevità, a commentare il gesto immolatorio compiuto da un ebreo osservante, a Gerusalemme, durante una manifestazione del gay prade, durante la quale costui ha accoltellato e ucciso sei manifestanti, in nome dell'abiura biblica e talmudica dell'omosessualità, in un Paese democratico e - almeno formalmente, giuridicamente - fra i più tolleranti del mondo. Si può dunque essere un baluardo della democrazia istituzionale e trattare razzisticamente i Palestinesi, antichi abitatori di quelle terre usurpate e poi "difese" e (ri)conoscere improvvisamnete la furia cieca coltivata sotto la cenere, nascosta alle manifestazioni più palesemente propagandistiche della società secolarizzata, fino a far ritenere lecita la rivalsa sui peccatori, dei giusti sugli ignobili, alla stessa stregua degli islamisti mimetizzati nelle città, grandi e piccole, dell'occidente, fra le ex potenze coloniali, o negli Stati neutri - tranne che energeticamente - apportandovi quelle culture e quelle tradizioni assolutiste. Anche la Chiesa cattolica della mansuetudine, predicata al giorno d'oggi, ha conosciuto secoli bui, violente pretese di egemonia, presunzioni di esclusività. Si è, apparentemente, omogeneizzata alle società secolarizzate dell'occidente del mondo, al quale è originariamente intrinseca, fin dal suo sorgere sulle vestigia dell'antico diritto romano. Spogliati della loro "valenza ed aurea" religiose, gli atti di furia inconsulta allignano nella psiche sofferente di tante persone, fondamentaliste dell'insopportazione, come quella del vecchio convivente con i genitori che uccide a coltellate la madre ammalata, in una afosa sera di Luglio o il sacrificio del plebeo che, impedito dall'assistere alla partita di calcio in televisione - probabilmente la sua unica occasione di gioia e di "compartecipazione" - dal pianto del figlioletto, lo butta - come è avvenuto - dalla finestra. Passa un solo giorno e una banda di coloni israeliani, un'accozzaglia di avventurieri provenienti da ogni parte del mondo - con robusti razzismi fra nazionalità - ha "espropriato" una famiglia in Cisgiordania, bruciandole la casa - come fanno i nostri mafiosi al sud, con chi non paga il pizzo sulle seconde case nei villaggi-vacanze, sia che sia del luogo, sia che provenga da altre regioni -. Per essere certi del risultato, hanno gettato le molotov attraverso le finestre infrante: l'obiettivo era di uccidere - e nel caso del più piccino, ci sono riusciti - estremisticamente, simbolicamnte, fondamentalisticamente, anche se il valore del gesto delinquenziale era esclusivamente "di scambio". In quelle desolate regioni, romanticamente dette "terre sante" si consuma una replica del "selvaggio West". Una selvaticità travestita di maniere, che siano quelle del Governo israeliano che "condanna" un effetto della filisteica politica di estromissione dei residenti dalle loro proprietà o delle "Autorità" palestinesi che ne traggono spunto per polemiche speciose che trasportano nel mondo vago delle strumentalità politiche il gesto banditesco e primitivo che si è ripetutamente riprodotto negli ultimi tempi e che si "officierà" ancora, a breve, senza che nessuno ne ammetta la natura bestialmente e amoralmente speculativa o negatoria, a prescindere, delle ragioni degli altri..

giovedì 30 luglio 2015

"Dieta" mediterranea.

Le notizie pigre e calde, come il clima, accompagnano questa metà dell'estate, prima della grande cesura agostana. Saranno in ferie stabili e precari, famiglie e individui; non tutti, la minoranza non quantificabile perché se ne sta nascosta, vivrà un mese di emarginazione dal grande show delle feste e dell'allegria. Questo avverrà nell'europa mediterranea e meridionale; il 15 di Agosto, nella parte centro settentrionale della Germania, a a partire dalla Foresta nera, riapriranno le scuole. Già ad Agosto i collegiali inglesi e francesi, con la divisa sociale dei propri colleges, saranno visibili alle fermate delle navette ( veri e propri pulmann interregionali ) per tornare allo studio segregato, senza distrazioni. Si tratta dell'unica forma di scuola, privata, rispettata a livello di formazione, è appannaggio delle famiglie più ricche ed apre ai corsi universitari più prestigiosi per una futura professione. Ci finiranno, a far carne da retta, anche i giovani italiani, certamente bravi, ma necessariamente danarosi. Da noi, dal mare si passerà ai monti e dai monti ai laghi. Sto parlando dei pensionati benestanti, con risorse e tempo libero, ovviamente. Costoro ritorneranno in città ai primi di Ottobre, intenti ai loro risparmi, ai loro investimenti, all'opera di abbellimento dei beni da destinare alla loro breve, postuma memoria. I ragazzi torneranno a scuola, chi sull'abbrivio di spensieratezze da raccontare, chi adagiato sulla noia di un lungo periodo di "vacanza" a casa propria, parte del quale passato in solitudine. Le cronache assolate della incivile vicenda istituzionale italiana si alimentano non solo delle già ricordate "salvaguardie e guarentigie" per i delinquenti parlamentari, ma anche delle vacanze con le pigioni "in nero" in zone e con persone al riparo dagli accertamenti del fisco, passando per la "diaspora" - l'ultima di una sequela che con Giolitti assunse il nome onomatopeico di "trasformismo". Forza Italia si sgretola, il plurinquisito Denis Verdini lascia la destra e si pone al centro, contiguo al concittadino Renzie. La coppia: un greve e un grullo, compendia la diarchia degli affari sporchi, affaristici per Verdini, di consolidamento di una usurpata carriera politica ( per ora ) per Renzie, massone carognesco e triviale il primo, figlio d'arte fiorentino il secondo, con tante similitudini con la vicenda "professionale" di Pierferdinando Casini, a comporre uno spaccato del costume italiota. Entrambi figli d'arte di modesti Segretari provinciali, ma addestrati a stare dalla parte che rende. A Roma, durante le vacanze, si è consumato l'ennesimo incidente per cause esogene, prodottesi nelle vicinanze. Ora, va detto che fenomeni del genere, nel confuso aeroporto romano, si erano già verificati in passato ed è probabile che conoscano delle repliche in futuro. L'utenza, pur costretta al bivacco ed alla cancellazione finale di diversi voli, si è sfogata con contumelie e grida verso il personale delle compagnie coinvolte: pochi ricorreranno in giudizio. La protesta, sacrosanta, si è dunque ridotta ad una violenza verbale utile solo a sfogare la frustrazione, mentre i legittimi risarcimenti economici, anche per la lontananza e la farraginosità delle procedure, non saranno richiesti. Le autorità aeroportuali e la dirigenza di Alitalia, per parte loro, non hanno saputo far fronte, per troppe ore, alla situazione e, anzichè sopperire con voli sostitutivi, commissionati ad altre compagnie, alle prenotazioni dei loro clienti, a loro carico, hanno "delegato di fatto", il personale di volo e di terra al contenimento ed alla reazione nei confronti dei passeggeri. I filmati con le hostess che spintonano i protestatari sono desolanti e va detto che, questi ultimi, non reagiscono se non a brutto muso alle manine ostative delle divise diamantifere, scese sul terreno della tenzone fisica, in un tripudio di colore sud americano, che anche oggi ci ha collocato ai confini - fuori - dall'Europa.

mercoledì 29 luglio 2015

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, mal si ritrova.

Sono il comandante Raimundo Navarro, cornudones, sono in orbita da due anni, mi avete abbandonato quassù. E' estate e la clientela, soprattutto quella giovane, vitalistica e sprovveduta, se ne va all'estero, alla ricerca di esotiche emozioni, anche nel caso che si tratti di sportive immersioni. Il nostro giovane amico è scampato alle cronache dei caduti in mare durante le ferie, almeno per quest'anno, ma non riesce più a tornare alla base terrestre. Aveva già finito i soldi, per sua superficialità, e per questo è consegnato in albergo. La faccenda si è trascinata per tutto il fine settimana, il conto si ingrossa e "la vacanza" si prolunga. Il ritorno al lavoro ritarda e l'immediatezza del rimedio si rivela un mito, alla luce dell'accuratezza della verifica di merito, della liberatoria e della riconsegna del "passe partout" all'improvvido turista. Intanto, nello spazio, non siderale, ma terra-terra, un lamento astioso e breve, come se avesse "finito il credito", si spande, accompagnato da materne sollecitudini, condotte fino al deliquio, come nelle tragedie greche che, ogni notte, gli altoparlanti diffondono fra la Plaka e il Partenone: un povero giovane è profugo fra i profughi, senza soldi, "recluso" in terra straniera. Cornudones!!!