venerdì 1 maggio 2015

Addio, Italia ingrata.

Dopo vent'anni di Governo-opposizione televisivi, al solo scopo di puntellare il suo sistema mediatico, quasi altrettanti anni di processi che, senza lo schermo della politica, così disprezzata, lo avrebbero distrutto o costretto all'esilio, Silvio Berlusconi, con le truppe in rotta, si affanna a vendere il Milan, che è stato volano di propaganda, tanto che i suoi tifosi legavano obiettivi e campagna acquisti ai prevedibili obiettivi - soprattutto elettorali - del Patron e, in subordine, in seconda battuta o contestualmente, a vendere anche Mediaset. Nonostante l'entità degli alimenti a Veronica Lario-Bartolini ( servono almeno a sfamare anche i tre figli avuti con lei? ), l'ottantenne ex manager della pubblicitaria "Forza Italia", sembra intenzionato a ritirarsi a vita privata, ricco di milioni di euro, per sé, per la discendenza filiale e nepotistica, sperando di rimestare inindistinguibilmente il calderone di corruzione, tangenti, favoritismi politici, giudiziari e quant'altro, di cui si è valso per costruire, in pochi anni, un impero economico e un centro di potere. Sarà possibile? Probabilmente sì. In fondo, nessun Governo di centro-sinistra ha mai attaccato, quando ne aveva la possibilità, quanto costruito artamente e artatamente conservato; il patto implicito era: "fatti da parte e ti lasceremo in pace". Berlusconi non si è mai fidato - e ha fatto bene - il problema si sarebbe riproposto nei fatti e sarebbe stato "risolto" levantinamente, ma, in ogni caso, lo avrebbe pesantemente indebolito e messo nella condizione di "non nuocere", cioè di non poter difendere i suoi interessi. Adesso - deve aver pensato - è venuto il momento di liberarmene: ho raggiunto i miei scopi, il mio mito, seppur minore, sopravviverà in qualche paragrafo storico e nella coscienza di non so quanti supporters. Rimpiango solo le olgettine, ora che devo convivere con la soubrette di Tele cafone e con Dudù. Un mausoleo massonico mi attende nella mia villa sarda. Addio Italia ingrata. Lo diceva già Craxi.

La resistenza dei nostri tempi .

La sentenza con la quale la Corte costituzionale restituisce un po' di potere d'acquisto ai pensionati sopra i 1.400 euro mensili è tanto giusta quanto non scontata(?). O meglio: non era scontato (?) che arrivasse adesso, quando il Governo stava accantonando un "tesoretto" per nuovi show propagandistici. Ben sapendo che quella norma era palesemente incostituzionale, ma non volendo andare contro pelo ai primi provvedimenti della Troika, U.E-Monti-Fornero, ha aspettato che i fondi venissero accantonati e poi ha sentenziato. Dai primi commenti - a suo tempo omessi - si evince che il provvedimento di ri-creazione dei vecchi "poveri e vergognosi", "salvò" - si dice - l'Italia dal default. Come l'allungamento dell'età pensionabile che nessuno contestò, nemmeno la Corte costituzionale, dove si va in pensione a settant'anni, ma nei cui ranghi, ora, ce ne sono diversi sul limitare. Con la solita fretta sconsiderata, favorita dall'inibizione di qualsiasi opposizione sui contenuti - che sta aprendo spazi disperati e disperanti alle manifestazioni di strada, come negli slums londinesi e statunitensi, si affabula di "rimedi, recuperi, sterilizzazioni". Siamo al solito teatrino della commedia dell'arte: non si sterilizza niente senza ricascare nell'incostituzionalità ( salvo deroghe per i notabili dello Stato? )e i "recuperi e i rimedi", non altrimenti nomati, fanno tremar le vene e i polsi. La realtà è semplice: da un lato una sentina di privati sopravvissuti soprattutto nell'ambito delle attività commerciali e finanziarie, abbarbicati alla loro avidità e attenti a cogliere ogni possibilità speculativa, atta ad aggravare lo stato di crescente indebitamento della popolazione minuta; dall'altro uno Stato macchietta in mano ai creditori "improvvisamente" appalesatisi nella trappola europea, incline ad una violenza poliziesca e spicciola ( per ora ) ed alla violenza sugli inermi, cioè sui pensionati che, seppur numerosi nelle colluse organizzazioni sindacali ( per farsi fare il CAF ), non hanno di fatto rappresentanza reale, che hanno perso dal momento in cui sono diventati o hanno scelto maldestramente di diventare "out". Come diceva il mio edicolante, al tempo dell'ubriacatura borsistica. C'è un solo modo di guadagnare ( oggi di galleggiare e sopravvivere )e consiste nel lavorare.

Fashion Job's Act.

Al netto dello sbilancio fra nuove assunzioni e cessazione di quelle in atto, dopo il Job's act, qualche migliaio di rapporti a tutele crescenti, cioè attualmente privi di tutele, sono sorti. Peccato che le entrate abbiano sostituito le uscite, ridimensionando i salari dei lavoratori ansiosi di stipendio e, inconsapevolmente, di asservimento. Il gioco è coordinato ed equilibrato numericamente, ma la spesa per i salari è rimasta invariata, pur considerando il maggior numero degli stipendiati. Il trucco, quindi, consiste nella licenziabilità. Senza retorica, ma con stretta attinenza ai fatti, si deve constatare che è venuto meno il patto sociale costituzionale, sul quale, con pigrizie e (pochi) abusi e solo nel settore statale e, tanta, tantissima corruzione, si era retta la crescita portentosa di un Paese che, nel 1945, faceva parte delle nazioni povere, con una sperequazione fra i redditi nel centro norde e un incistamento della rendita che sono rimasti immoti nella parte meridionale dell'Italia. Dallo sviluppo si erano generate normali, elementari norme di diritto del lavoro che adesso sono sovvertite, ma lo stesso contratto sociale, su cui si basa la moralità di un popolo è ormai profondamente intaccato, credo purtroppo irreparabilmente. Chi conosce la realtà quotidiana di Paesi che vanno per la maggiore, sa di che cosa parlo. Il patto di cittadinanza democratica implicava che ciascuno fosse libero dallo sfruttamento sul lavoro, che dovrebbe essere promozione individuale e sociale. Non sono abbarbigliato da nessun pregiudizio ideologico o politico: mi sembra chiaro che siamo caduti in balia di un riaffermato sistema di connivenze e corruzione, di consenzienti servi della gleba. L'unica, precaria maniera, di aspirare ad una prospettiva che duri quanto un mutuo edilizio. Chi dovrebbe rimettere in carreggiata il convoglio? Un partito qualsiasi che, ad ogni cambio di nome ha estirpato - se le aveva - le sue radici ( che forse si snono rammollite in un humus modificato ) pur di continuare, sia pur marcio, a galleggiare in parlamento? Possono farlo gli Italiani isolati e senza potere contrattuale, espropriati di regole categoriali e soggetti a leggi-capestro, che hanno realizzato la lenta rivincita dei poteri dominanti sull'emancipazione progressiva dell'Italia dagli anni Settanta? Toccherà a loro, in ogni caso. Dagli anni Ottanta vennero in auge espressioni e sub-culture del "disimpegno, riflusso, rampantismo". Avevano il solo socpo di archiviare il processo di crescita e di emancipazione del decennio precedente. La ricchezza e il successo divenivano "a portata di mano" e qualcuno, inconsapevolmente protetto da un quadro normativo, si culla ancora su quegli slogans e su quelle propagandate illusioni. L'erosione si è consumata nei decenni, dal 1980 in poi, ma ha conosciuto le sue formalizzazioni, i suoi testi, dapprima nel 1995 con il "pacchetto Treu", ministro del Lavoro nel Governo Dini ( il primo, seppur eletto, di una schiera di usurpatori e di voltagabbana ). Quando il"pacchetto" diventò legge, Treu era ancora ministro del Lavoro, ma il Capo del Governo era Prodi. La favola della flessibilità è ( non era la prima volta ) spacciata come incremento dell'ocupazione ed è il trionfo dei contratti interinali, nonostante una legge vigente, la 1369 del 1960 li vietasse per i contratti continuativi e stabili. Fu il piede fi porco per rimuoverla, senza abrogarla. Una pacchia per le imprese speculatitrici e per le agenzie che presero a smerciare i lavoratori, realizzando lauti profitti. Venne poi la legge Biagi che aprì la strada al precariato strutturale. Il frutto del "Libro bianco", stilato e varato in combutta di alleanze trasversali, diviene la legge 30 del 14 Febbraio 2003. Con i contratti a progetto, il tempo indeterminato è ormai un miraggio, ma la favola del lavoro flessibile ( interinale ) continua e il sacrificio delle tutele dei lavoratori al mercato, anche. La precarizzazione crescente e ininterrotta del lavoro non conosce più freni né soste, favorisce solo le imprese che anche con i contratti di formazione e di stage lucrano sui lavoratori attraverso la riduzione dei costi del lavoro. Con il Job's Act viene conseguito lo scalpo dello Statuto dei diritti dei lavoratori; la guerra trentennale del padronato importante è giunta ad ottenere la resa. Ecco servito da un Renzuccio qualunque il cadavere dello Statuto, una delle leggi cardine del Novecento italiano. Non ci era riuscito Berlusconi, che era un Presidente eletto e quindi soggetto alla dialettica democratica: la decapitazione inizia con il bi-nominato Monti, il cui intento delittuoso è portato a compimento da Renzi. Il non senso avanza: libero lavoro in libero licenziamento. Per adesso è così, ma la vita continua.

Commemorazioni alla memoria.

Dal 1970 è il Primo maggio che si celebra, a prescindere, senza l'art. 18, senza la necessità di giustificare i licenziamenti individuali. La disoccupazione galoppa, anzi ha conosciuto un incremento dopo l'emanazione del Job's Act, smentendo tutte le fanfaronate su un pronto effetto benefico, propagandate dal ministro Poletti. All'Expo di Milano si lavora sotto tariffa e, in parte gratis. Come è possibile? Sinceramente mi sfugge: è il primo esempio di lavoro prestato per entusiasmo espositivo. Speranza di un posticino futuro? Prima, gli unici volontari a me noti erano quelli della Feste dell'Unità, ( allora, no, c'era un precedente di entusiasmo espositivo ) anche loro non alieni da sperati benefici, tanto è vero che ci sono ancora. D'altra parte i figli del ministro, d'estate scaricano la frutta gratuitamente alla cooperativa sotto casa. Sospetto che diventeranno cooperatori. L'attacco al lavoro è seguito a quello alla previdenza e gli eventuali accorgimenti riguarderanno adattamenti ribassisti, fino alla gratuità...delle espressioni irragionevoli utilizzate. Le leggi "incentivanti" l'occupazione scontano l'avidità e la speculazione e le statistiche sbugiardano i manutengoli, nascosti dietro gli impegni europei. Di pari passo con lo smantellamento del lavoro, procede lo smantellamento costituzionale e con esso, primariamente, le modalità per eleggere i parlamentari devoti di un regime per vie interne. E pensare che il "realista-oppurtunista" Palmiro Togliatti, precursore di Renzi sperava di realizzare la presa del potere per vie interne. Succube dell'Europa, ci sta riuscendo Renzie. Senatori nominati in Regione e deputati, in maggior numero, cooptati dalle strutture partitiche e da esse strettamente dipendenti. Un subordinazione civile e politica parametrata sull'Europa che comanda. Una scuola già svalutata dalla pigrizia dei docenti, subordinata alle esigenze tecniche di una produzione sempre più dislocata all'estero e privata degli elementi formativi che resteranno appannaggio dele famiglie benestanti, già introdotte nel mercato clientelare delle professioni e delle carriere. Era già scarsa prima, lo resterà etero e teleguidata. Intanto, "il partito della nazione", un asso pigliatutto con dentro tutte le frattaglie della politica italiana, storica e trasformista, si va coagulando in una congerie di affermazioni antitetiche, tarate solo sulle caratteristiche locali dei vari candidati, ma nelle quali prevalgono i dati diffusi più conformistici e reazionari, mentre il progressivo depauperamento delle risorse, renderà le compravendite e gli inganni pubblicitari sempre più abituali. E' chiaro che a qualcuno questa realtà in formazione risulterà ancora estranea, ma lo sarà per la coesione sociale che è ormai venuta meno e che a breve non ritornerà.

giovedì 30 aprile 2015

La legge è legge, ma i soldi sono già stati sprecati.

La Corte costituzionale ha sancito che la norma che bloccava l'indicizzazione delle pensioni più alte è incostituzionale. Certamente, a stretto rigore giuridico ha ragione, anche se suggerisce che i supremi giudici abbiano anche voluto tutelare il pingue potere d'acquisto delle proprie. Se ci si volesse pronunciare con consequenzialità su tanti aspetti della legislazione pasticciona e contraddittoria prodotta in questi ultimi decenni ed alla luce di una Costituzione desueta ma ancora vigente, penso che dovremmo tornare a prima del tifone dilettantesco che ha preso ad imperversare sui patri destini. Questo non avverrà, anzi, il buco da cinque miliardi che apre da stasera nei conti previdenziali comporterà un aumento proporzionale dell'età per la quiescenza dei comuni immortali. La legge è legge, ma purtroppo i soldi sono stati già sprecati in mille malversazioni e clientelismi e a questo, tranne che per un numero esiguo di categorie sociali e di beneficiari, non c'è rimedio, salvo deprimere ancora di più redditi e pensioni.

Contestatori post-politici.

E' sottinteso che ci contesta l'Expo si attribuisce la rappresentanza delle classi subalterne che da queste kermesses economiche non traggono beneficio alcuno. Le manifestazioni "contro" sono state e sono tipiche di ogni evento di grande impatto internazionale. Fu così all'epoca delle Olimpiadi di Città del Messico, dove la repressione causò decine di morti, è stato così per il G8 di genova; in Brasile, prima degli ultimi campionati del mondo di calcio i dimostranti hanno richiamato l'attenzione sui favelados, a milioni in quello che nell'Ottocento fu un Impero degli stracci. L'unica novità questa volta è il pampa-Papa anche se, secondo me, non è pienamente credibile, nel senso di incompreso, circa il senso delle sue dichiarazioni, per altro incontrovertibili nell'espressione, circa l'ignoranza delle esigenze dei poveri che il mercantilismo fine a se stesso non può che far trascurare. Intanto aumentano le misure preventive, che non servirebbero a niente, insieme a quelle repressive, che serviranno solo a mettere la mordacchia a strati sociali in condizione di non nuocere, almeno pesantemente. L'istituzionalizzazione delle manifestazioni pubbliche è rivelata anche da identiche modalità sicuritarie, adottate contro sospetti di intemperanze in previsione del Primo Maggio. Ci aspetta una democrazia espositiva e concertistica, di puro svago e celebrativa del consumo discount.

Morti ignominiose, morti senza nome.

A Baltimora Freddy Gray - ma potrebbe chiamarsi "Nessuno" è morto per le carezze della polizia, prevalentemente bianca, negli Stati razzisti del sud. Il Presidente Obama - che approva o disapprova ogni giorno una lista di omicidi mirati - ha fatto una dichiarazione sofferta: non credo che tutti questi fatti siano occasionali. Sembra nato ieri. I neri americani rappresentano per l'etnia bianca una razza diversa, inferiore e sopportata per effetto di una legge nella quale non si riconoscono. I neri sono, per la gran parte, i meno istruiti e i più trascurati nel fisico, nei modi e nel reddito della popolazione periferica. Loro stessi, nella stragrande maggioranza dei casi, non si sentono integrati, alla pari, ma un'etnia a parte e vedono nei bianchi degli avversari sempre all'erta e dei potenziali persecutori. La microcriminalità è, per inerzia, molto diffusa fra i ranghi "colored" e tutto questo, mescolato, alimenta il pregiudizio. La realtà è che, mischiati nei centri cittadini, i bianchi non sopportano i negri e questi ultimi sono attratti per reazione dall'importunarli o peggio a farsi valere con gesti di costante provocazione. La polizia, che cosciente o inconsapevole, difende con la sua divisa "istituzionale" i costumi dominanti e forse teme l'esuberanza fisica dei negri, gioca al tiro a segno o, quando è soverchiante numericamente, li ammazza a suon di botte, sulla pubblica via o all'interno dei luoghi di prima detenzione. Anche nei Paesi più scassati d'Europa, come l'Italia, questo fenomeno di ibridismo e violenza - dovuto a valenza storiche diverse, ma a pregiudizi e rifiuti comuni - si verifica con sempre maggiore frequenza e numerosi sono i casi venuti - ma solo recentemente - alla luce, senza che i colpevoli venissero concretamente sanzionati. C'è voluta la costanza della madre di un ragazzo ucciso a Ferrara perché i responsabili ne pagassero, parzialemnte e con molte attenuanti, le conseguenze. Quando l'affievolimento di pena riguarda invece delinquenti senza divisa, "l'opinione pubblica" è sempre sentenziosa e forcaiola; per i "propri" tutori dell'ordina non si muove un fiato. Anche della mamma che, a Baltimora, schiaffeggia il figliolo sorpreso a manifestare, del vecchio e alienato reduce dal Vietnam che si interpone fra i manifestanti e la polizia, come in un film "vintage", non c'è da farsi meraviglia: sono sensibiltà caute od esperte d'occasione. A Lima, una mamma ha preso a schiaffi suo figlio che, non riconoscendola le ha rivolto apprezzamenti sessuali, come andava facendo lungo la strada, insieme ad un amico. Le sorelle Williams, agli Internazionali di tennis degli Stati Uniti, che Serena ha vinto, sono state fatte oggetto di una violenta e prolungata sequela di fischi dagli spalti gremiti di bianchi e non se ne sono date particolare pena: ci sono abituate. Fra i principi di Liberté, Fraternité, Egalité e il senso del popolaccio, bianco o nero, in divisa, in marsina o in bermuda, c'è lo iato di un'istintività presuntuosa, nella quale chi si identifica nel modello prevalente snobba, offende e reprime quelli che, per reazione gli rendono, più nei modi che nelle circostanze concrete, la pariglia e di cui temono istintivamente un'impossibile sovvertimento dei ruoli, che la polizia impedisce. I poliziotti non sono notoriamente degli illuministi e spesso, come nel caso della Diaz di Genova, invidiano i manifestanti - fra i quali non ci sono i figli dei loro padroni di fatto - che saranno "dottori" e li trattano di conseguenza. Sarà sempre così.

mercoledì 29 aprile 2015

Declino della sociologia laica e declinazione di quella religiosa.

Il pampa-Papa rilancia alla grande la Chiesa cattolica nell'agone politico, di cui ha sempre fatto parte, in termini importanti. Oggi si pronuncia sugli stipendi delle donne, schierando la Chiesa sul versante dell'uguaglianza. Una inversione di 360° rispetto ad una concezione che vedeva nella donna l'angelo del focolare. La Chiesa supplisce così alla latitanza delle rappresentanze sociali, alla loro impotenza, o meglio, all'impotenza che è derivata dalla commistione. Scopre il gioco e fa opera molto meritoria per la conoscenza in controluce dei fatti quotidiani. Ancora di più: "illumina" le vicende del mondo e comincia a farlo con efficacia, stante le manifestazioni deteriori del "razionalismo", applicato ad ogni specie della vita e della morale umana. E' un papato sottile e gesuitico. Tramontato il femminismo laico, proiezione delle rivendicazioni delle donne delle classi popolari, impegnate anche nella cura della famiglia, marito compreso ed affievolitosi con la messa in opera delle nonne, ecco il papato, la Chiesa ecumenica, accorgersi che, nel vasto pelago del mondo, a parità di lavoro, molte donne sono pagate meno degli uomini. Non bisogna andare molto lontano, per altro: così avviene in Inghilterra e in Germania. Non è chiaro a quali nazionalità femminili il Papa si riferisca, ma la denuncia è scontata e chiara. Va da sé e Bergoglio certamente non lo ignora che, sociologicamente, gli stipendi sperequati si coniugano con il bisogno e, quasi sempre, con il bisogno familiare o con lo zitellaggio povero, un segretariato che, quando non è in grado di coinvolgere il padrone - altrimenti, non volendo, si porrebbero problemi di mantenimento del posto - si riduce spesso a ruoli di collaborazione familiare o servaggio, come si diceva impietosamente un tempo. A parte, le migrazioni vedovili o divorzili per la cura dei vecchi benestanti, a scapito dei propri. Lo scontato principio di equivalenza si scontra, a mio modesto parere, con un'infinità di diversità di apprezzamento, che non coinvolgono ovunque le sole donne in quanto tali e il cui superamento, non esclusivamente formale, coinciderebbe con una società egualitaria, vagamente o avvertitamente assolutista e totalitaria, oppure - ed è questo probabilmente il riferimento del Papa sud americano - una società pauperistica, nella quale il lavoro è sopravvivenza. Bergoglio sa che quelle periferie si stanno estendendo anche a gran parte del nostro continente e segnatamente a quello cristiano e cattolico non riformato e se ne propone come rappresentante evangelico sul palcoscenico di questo mondo.

La barbarie razionale.

Le madri surrogate nepalesi sono state portate a partorire in Israele su degli aerei militari. I bambini già partoriti anche. Dopo il terremoto, si è scoperto che il Nepal è una fabbrica di bambini per coppie sterili israeliane. Con seimila dollari, anche i gay si assicurano un bastone per la vecchiaia. Questi commerci sono paralleli a quelli per gli organi, di cui i figli di nessuno sono fra i maggiori fornitori ed a quelli sessuali. Sono compravendite. Per seimila dollari avremo tanti bravi riccioluti bambini, formati nella Torah e nalla Cabbalà e chissà quanti altri, in giro per il mondo, in tante altre insensatezze culturali. All'origine, la pura animalità e una miseria, sottratta dai soldi alla sua natura. Nella conoscenza e nella comodità borghese, tanti salvati dalle acque coltiveranno presunzioni nazionalistiche. Le nepalesi in affitto hanno ricevuto il seme congelato con voli militari? I nati, come i cagnolini, vengono recapitati con micro chip e vaccinazioni effettuate? Perchè degli altri bambini comperati non si sa nulla? E' un vivaio israeliano? C'è un nazismo o un'appropriazione etnica sul modello di quello serbo e del Califfato siriano e iracheno delle donne di nessuno abbandonate o rese vedove sul campo? Che ne è dell'autoappropriazione rivendicata - non senza ipocrisie - in Occidente, dalle donne di sinistra? C'è un forte sentore di violenza e inciviltà in quello che è venuto alla luce, che il terremoto ha scoperchiato. La cultura della Chiesa cattolica, in quest'ambito, va recuperata. Può costituire un antidoto. Ma è, purtroppo, dalle legislazioni statali e dalla loro impronta "razionalistica" che si deve, in molti campi, guardarsi e difendersi. Molte barbarie della modernità ne sono figlie.

Modalità da regime.

Arresti preventivi di gente che non ha fatto niente, ma è sospettata per via delle sue idee. Consegna di una cittadina straniera e di sua figlia, che non avevano fatto niente, alla polizia del loro paese, che ha condotto le operazioni direttamente sul suolo italiano. Poi Emma Bonino la farà rilasciare. Ricatto ad ogni variazione di governo per mantenere la poltrona: ecco un quadro sintetico del ministro Angelino Alfano. Intanto, il boss delle intesucce allargate conduce la censura dentro al suo partito, che è un caleidoscopio di contraddizioni: non ci si può opporre e si punta, per realizzare riforme costituzionali, al partito del vitalizio. Si specula su una disonestà dilagante per far passare modifiche dirigistiche e antidemocratiche, guardandosi bene dall'attaccare la corruzione. Non passerebbe un giorno e se ne dovrebbe andare. Ci saranno arresti preventivi anche ad Ottobre, prima del Giubileo? Quelli di oggi, anti contestazione dell'Expo ( se ci saranno attentati verranno da strutture internazionali, ben più agguerrite ), segnano un'altra pagina buia del regresso civile dell'Italia, senza portare beneficio alla diffusione del benessere, agendo, da tempo, in via preventiva, in senso opposto.

martedì 28 aprile 2015

Putredini di culture sottostanti.

Duecento donne, rapite da Boko Aram in Nigeria, sono state liberate dall'esercito regolare, in una per me imprecisata savana. nelle capanne dei villaggi circostanti e nell'humus medesimo della foresta, sono state trovate le carogne decomposte di molti uomini, uccisi durante il saccheggio. Le donne e le ragazze liberate erano state stuprate, iniziate, soprattutto le vergini e in parte sposate ai miliziani. Probabilmente, in cuor loro, i soldati governativi hanno invidiato i ribelli e hanno rimpianto gli usi soldateschi di un tempo. Pur nella primordialità e nella barbarie, anzi proprio per esse, il "rito" di appropriazione che, nelle culture primitive, catturate da quelle religiose, si accoppia con il matrimonio; lo spulzellamento delle pulzelle era l'atto "sacrale" eppur così indifferente e materiale, con il quale il maschio-marito prendeva possesso della sposa, in forme sempre più sottintese e diluite, ma presenti, pur rimosse, nella ritualita iniziatica, sacerdotale ( con corredo di vestali ) e "sacramentale". Ai riti ed alle suggestioni della deflorazione, dell'apertura della "via" si accompagnano nella farmacopea dei "selvaggi acculturati" fantasiose ipotesi di facoltà guaritrici dal contatto fra entità non contaminate e le più spietate malattie, legate spesso, a loro volta, alla mancanza di igiene ed alla promiscuità dei contatti. La purezza, purificatrice. Sarebbero novantanove le ex fanciulle recuperate ad una condizione di libertà, ma a quali condizioni sociali, sottoposte a quali pregiudizi familiari, ambientali e complesi personali? Forse - ma non è detto - se fra costoro ci fossero alcune delle ex liceali rapite un anno fa, si potrebbe sperare in qualche facoltà di ripresa, ma nelle latebre della psiche e degli archetipi, così apparentemente lontani, ci confondiamo mentre ne cogliamo radi aspetti radicali.

I supplenti.

Laura Boldrini è uno dei tanti prototipi del conformismo fruttifero. Veicolata alla Presidenza della Camera da un piccolo partito ad alto contenuto estetizzante e sedicente di estrema sinistra, direttamente dall'alto Patronato dell'O.N.U. sui migranti, ha continuato, da quest'ultimo seggio a commuoversi ed a concorrere in misericordia con il pampa-Papa. Fosse stata un'ecologista avrebbe dovuto competere prima con Al Gore e poi con Alfonso Pecoraro Scanio. Priva di conoscenze protocollari e regolamentari, del tutto adagiata sui funzionari del suo Ufficio, che si sono moltiplicati sotto la sua Presidenza, ha ricoprto un ruolo del più vieto conformismo, affaticandosi a priori a cercare giustificazioni formali ad ogni prepotenza perpetrata dal governicchio di Renzie, ad ogni forzatura di ruolo messa in atto dall'ex Presidente Napolitano. Si è, insomma, trincerata e messa al sicuro dietro ogni pretesto di istituzionalità, dopo aver proficuamente cavalcato ogni disimpegnativo sentimento lacrimevole. Spogliata dei suoi orpelli, che altro sarebbe se non una ex ragazza viziata e protetta? Piero Grasso, il più prudente ed apparentmente "istituzionale" fra gli alti commissari antimafia, da neo eletto al Senato, ne è subito diventato Presidente. Ha subito inaugurato, in tandem con la Boldrini, la non citabilità del capo dello Stato nei dibattiti parlamentari ed ha diretto l'eutanasia del prestigioso ramo del parlamento di cui avrebbe dovuto essere il difensore. Da commissario anti mafia, a Palermo, non ha mai preso posizioni pubbliche impegnative, ma soprattutto ha agito sulle punte e dietro le quinte contro il fenomeno di cui avrebbe dovuto essere il diserbatore; non è mai stato minacciato, non risulta neppure adesso in pericolo. E' stato aristocraticamente, se pur paciosamente, appartato rispetto ai quei giacobini dei procuratori siciliani che non hanno più una vita privata e che si vedono presciegliere colleghi di diversa formazione e sicuramente meno o non impegnati contro l'infezione mafiosa, abbandonati ad un ruolo misconosciuto di mera testimonanza, prima o poi alla memoria. Piero Grasso è stato anche "supplente" del Capo dello Stato dimissionario. Ecco spiegato il ruolo, i ruoli che si sono ritagliati: supplire alla bisogna e trarne prestigio, prebende e pensioni. Ne conoscete altri, anche operanti su ridotti palcoscenici?

Che c'è da festeggiare?

La festa dell'Unità, officiata proprio ora che la disunione fra chi la fondò e chi l'ha usurpata è al massimo compatibile con le esigenze di mantenere il posto degli emarginati, nel parco del Pincio - sotto, cioè. una montagna di rifiuti, là dove si squartavano i banditi, provenienti da via dei Malcontenti - viene contestata e i contestatori sono manganellati dalle forze dell'ordine borghese, conseguito anche dagli ex cooperatori. Queta volta sono stati alcuni antagonisti dei centri sociali, pochi giorni fa è toccato al ministro dell'istruzione essere oggetto delle contumelie degli insegnanti. Due proteste difformi: alla ricerca di uno status mai avuto e ancor più precarizzato, i docenti di una scuola pubblica sempre più povera di contenuti, proprio ora che aveva recuperato un po' sugli stipendi; una protesta fine a se stessa portata all'uscio di una festa privata di neo integrati. Intanto, con il calare dei consumi, i grandi empori stanno spazzando via quel che resta delle antiche botteghe e i grandi network del discount sfavillano di luci fatue e di salari che rendono superfluo il lavoro. Ormai, le commesse servono solo a controllare il taccheggio, affiancate da qualche spallone, rigorosamente nero. Nel mondo delle ex professioni assicurative, insieme alle provvigioni degli agenti, crollano le ore delle impiegate; le sentenze di fallimento, frutto di indebitamento e di accanimento nel mantenere in vita aziende senza ordinativi, né prospettive, azzera i salari delle famiglie superstiti che da quel lavoro dipendevano, cambia lo scenario per gli eredi di quelle attività andate in malora. Le banche stanno per procedere ad un'altra ibridazione concordata: Unipol con Pop. dell'Emilia-Romagna, UBI Banca con quello che resterà di MPS, salvo "cambio della dama" a danze in corso, i piccoli forzieri di famiglia pronti allo sciacallaggio, in una contraddizione che prima o poi potrebbe esplodere, fra incongruità di costumi aziendali, espansione, ingrossamento e mentalità e scopo esclusivamente lucrativo a favore di una ridottissima platea di azionisti. In queste condizioni pietose ci si avvia al Primo Maggio, che sarebbe rispettoso non festeggiare, in un tripudio di balle veicolate dalle poche testate, ex di destra ed ex di sinistra, che sono rimaste in edicola. Per capire come si comportano i giornali, basterebbe dotarsi, presso una biblioteca, di qualche numero arretrato e confrontare la retorica che spendevano a favore delle guerra etiope o dell'irresistibile avanzata delle nostre truppe ecc. per confrontarla efficacemente con le note interpretative della realtà pauperistica in cui stiamo precipitando. Non si trattava - si badi bene - dell'oppressione della dittatura, ma della convenienza dei gazzettieri di dire quanto conveniva, per fare altrettanto a realtà sovvertita.

sabato 25 aprile 2015

La resistenza decontestualizzata.

Settant'anni e li dimostra. Da memoria partecipata, nei corollari che l'evento aveva prodotto, a mera commemorazione storica, da parte di epigoni in difficoltà identitaria, nell'Italia medioevale attuale. Oggi, una delle figlie di Mussolini, una fra i tanti figli illegittimi del dittatore, dall'alto dei suoi novantadue anni, ha attribuito tratti paterni a Matteo Renzie. Anche Mussolini è stato cabarettistico, speriamo che Renzi non sia tragico. La figliola ha colto nell'unilateralità degli atti del ducetto per procura di Rignano, una somiglianza con papà, pronto agli impegni più sanguinosi, ma incerto nel riconoscerla. Non prima che compisse diciotto anni. Di molti altri, non si curò. A Milano, la Brigata ebraica è stata sonoramente fischiata dai Centri sociali, in un transfert con l'attualità della condotta israeliana nei confronti dei Palestinesi. La contingenza storica è stata quindi rimossa e rovesciata nell'attualizzazione. Solo il Presidente Mattarella ha vuto parole nobili nell'istituzionalizzare un evento fatto di fango e sangue. Da quell'insurrezione di una parte della popolazione, è derivata una classe politica incongruente, prodotta da una anomalia del costume nazionale: una minoranza attiva della popolazione aveva preso le armi e cercato di veicolare il suo destino dove altri, preponderanti, non hanno voluto che andasse.Ciò nonostante e suo malgrado, ha rappresentato in quel momento e nei decenni della sempre più corrotta Prima Repubblica, l'argine, resistenziale appunto, contro la rivincita della destra - che in Italia era diventata ed è tuttora fascista - fino a che una dissipata condotta finanziaria ci ha portato a rifugiarci nella stretta di una riaffermatasi potenza egemonica continentale, che fu allora nostra alleata, al prezzo di un rientro affannoso nei ranghi, di un ridimensionamento non solo dei redditi, ma della democrazia sostanziale e della dignità lavorativa. Come i nobili, aboliti dalla nuova Costituzione, hanno continuato a chiamarsi con le loro attribuzioni, nei confronti dei loro domestici, alcuni fascismi di nicchia e finanziariamente aristocratici, si sono rinchiusi nelle loro ridotte, cementandole nel vinvolo massonico o nella provinciale riffermazione dello status, anch'esso decontestualizzato, da cui discendono. Le industrie che sono riuscite a sopravvivere, oggi sono rimaste chiuse, le cooperative ex rosse, invece erano chiuse, ma tutto il mondo del commercio ha festeggiato la liberalizzazione degli orari e l'anestesia del sindacato, per intercettare i pigri acquisti del passeggio. Lo stesso hanno fatto le catene dei supermercati "di destra", empori e fonti di finanziamento e di lobbysmo nei confronti dei loro rappresentanti. In un recente passato non l'avrebbero fatto: le famiglie andavano in gita, mentre ora vanno a fare la spesa compatibile con le loro risorse. Dalle prime rilevazioni dell'Ispettorato del lavoro dei Carabinieri risulta che alcune imprese hanno cominciato ad usufruire dei finanziamenti previsti dal Job' Act per sostituire il loro personale, in numerosi settori senza tutele, a cominciare dall'edilizia. Li sostituiscono con altri manovali a tutele crescenti. Il Bonsai del lavoro. Oggi, alla manifestazione di Milano, qualcuno inalberava cartelli con sopra scritto: Latorre e Girone liberi! Come la Resistenza si nutrì di tanto sangue, così il sistema che sta sostituendo i suoi lasciti, sempre più esangui, ha ricominciato ad arricchirsi spremendo risorse che non dovrebbero essere utilizzate "in contrasto con la loro utilità sociale". Ma sono brandelli di una Costituzione ormai lacera.

giovedì 23 aprile 2015

L'eterna illusione.

L'europa si prepara alla guerra ai vettori dei migranti. Nessun impegno di intelligence e di contrasto ai grandi trafficanti i cui interessi promanano dai vertci - oggi neppur più mascherati istituzionalmente - della stessa società libica, ultimo filtro saltato all'esodo. L'europa è disposta a colpire con raid aerei le posizioni più sensibili della flotta in disarmo, ma nessuno degli Stati membri, lontani dalle frontiere africane, si è detto disposto ad accogliere neppure una minima quota di coloro che sono sbarcati e che sbarcheranno comunque. Il neocolonialismo che si è innescato di recente verso i Paesi energetici e i loro dittatori, dopo che sono venuti meno gli equilibri fra potenze mondiali, non può rimanere a metà; per evitare che l'esodo biblico dei disperati alteri irreparabilmente le società e la cultura nazionali delle popolazioni dell'occidente cristiano, una nuova forma di eterodirezione e di condizionamento della politica e degli strumenti d'ordine pubblico degli Stati nord e centro africani è nei fatti che si sono voluti creare. Gli incursori subacquei della nostra marina potrebbero con facilità e senza neppure dichiararlo, far brillare la flottiglia degli scafisti, come hanno fatto con la filibusta somala, dissoltasi in un lampo senza che nessuno lo rivendicasse. Gli incursori subacquei di marina sono un coprpo d'élite fin dalla seconda guerra mondiale, quando sui famosi "maiali", dissolsero la marina inglese nel mediterraneo, alla fonda nel porto di Taranto. Ma la perdita delle "barcacce", che ci sarebbe fatta pagare con qualche "segnale" terroristico, comporterebbe solo una riorganizzazione del business migratorio e, in ogni caso, una situazione esplosiva in quelle regioni dove è la guerra o la persecuzione etnica o tribale ad indurre masse di deprivati di tutto a cercare di salvare almeno la vita. L'accoglienza di interi popoli potrebbe avere un senso - fino ad una certa soglia - solo nella dispersione su tutto il continente, ma in assenza di una possibilità concreta di lavoro e di integrazione, è inutile porsi il problema. Mentre la democrazia di Paesi minori, come l'Italia, langue e muore, i Governi dei Paesi dominanti possono fornire qualche bomba, ma nessun ricetto, a gente senza riferimenti comuni o almeno prossimi ai nostri, proprio mentre stiamo creando vaste plaghe di emarginazione domestica. Che questo sistema sia "vergognoso" è possibile, come è possibile che sia "vergognosa" la sua razionalità, ma i centri di internamento ( altrimenti detti di accolgienza ) sono pieni e mi ricrederò quando i privati accoglieranno qualche profugo bisognoso.

mercoledì 22 aprile 2015

La nostra "meravigliosa" pena.

Il mese prossimo ci sarà il mutuo ricaricabile, già ora c'è il conto inestinguibile e le mance predeliberate. Le automobili si comperano con un piccolo versamento inziale e poi, secondo tariffe da noleggio biennale, al termine del quale si possono restituire per ricominciare daccapo. Il bello è che le immatricolazioni, ferme da anni, sono riprese in questo 2015. Il contratto di lavoro a tutele crescenti è soggetto al licenziamento "ad nutum", prima che le tutele si consolidino. Per altro, sono tutele solo nominalistiche. Il Credito è rimasto l'unico settore ad avere un contratto di categoria e ad area riparametrata. Qualcuno nella CISL, che fra non molto si autoribattezerà "First", dopo essersi fusa con il sindacato dei dirigenti, e nella UIL.CA. non c'è rimasto bene, ma sarà la minoranza della CGIL a fare casino nelle assemblee. Il sistema premiante e discrezionale dovrebbe diventare il salario variabile del futuro, è già applicato anche alla FIAT, nelle catene di negozi di straccetti e similpelle. Il lavoro dipendente deve uniformarsi, tanto il commercio è eterodiretto e non più negoziabile. Anche la politica si concentra con fretta sui compiti assegnatile dall'Europa che conta. Chi non condivide la linea, viene mobbizzato ed escluso dai lavori delle commissioni di cui faceva parte. Il parlamentare senza vincolo di mandato è un ricordo: è diventato il dipendente di un apparato di replicanti del quale è ancora richiesto formalmente il voto, per continuare a prestare il quale deve abdicare a qualsiasi forma di dignità. Devo rileggere "Il conformista" di Moravia, il senso di quel vuoto è riprodotto in un contesto che non attribuisce riferimenti alla critica e all'opposizione. Venticinque professori seppero negare il loro giuramento anche al fascismo; a parte l'esule Letta, non ci sono sintomi in questo senso. Intanto i gerarchi defenestrati dei regimi sradicati dalle guerre energetiche, dirigono il traffico dei migranti, organizzano e finanziano l'ISIS. L'Italia vuole guidare un contingente militare europeo; se non fossi italiano, non mi fiderei. Non mi fido neanche da italiano. L'Italia è capapce solo di ciurlare nel manico, non le mancano le competenze tecniche, le manca l'onestà e strumentalizzerebbe a fini propri i partners, coinvolgendoli in ambigui dosaggi di interessi, ai quali loro sono naturalmente estranei. Il Presidente della Repubblica è quel Mattarella che partorì il primo sistema elettorale controriformato, dalla fine della guerra ed ora, dopo il "porcellum" e in previsione "dell'Italicum", presiede, silente e severo, il lavoro di un parlamento che lui stesso, da giudice costituzionale, definì illegittimo, ma che, proprio per la sua illegittimità, sta portando alla meta le leggi adattatorie all'Europa, come, in altri ambiti, con sanguinosi golpe, fecero e fanno i dittatori militari, portati ad esempio dai Chicago boys di tutte le latitudini che sperimentano, tramite loro, "in corpore vivo", tutte le teorizzazioni più irrispettose della democrazia che mente finanziaria ed economica possa formulare. Mi sembrano quei ricercatori dell'Università di Roma che uccisero una studentessa che passava nei viali del campus, per provare a se stessi che esisteva il delitto perfetto. Recenti sentenze avvalorano la loro tesi; uno di loro ha da poche settimane assunto la cattedra in una scuola superiore, al termine di una breve pena. La nostra sarà lunga e coinvolgerà le generazioni a venire.

martedì 21 aprile 2015

Quando l'inglese era meno diffuso, ma si andava in gran Bretagna.

Durante la campagna sull'aborto, venivano spesso citati i viaggi in Inghilterra e segnatamente a Londra, delle nostre connazionali che volevano abortire. Oggi quel viaggio di andata e ritorno si consuma in autobus, ma non uniformemente. I medici ginecologi obiettori sono la maggioranza in tutte le strutture ospedaliere, ma la loro abiura professionale è dettata, nella maggior parte dei casi, da preoccupazioni professionali, cioè di carriera, per due motivi. Nella strutture ospedalierre sono attivissimi i comitati delle organizzazioni confessionali, spesso molto ricche ed influenti, fin dagli studi universitari. Tramite loro si veicolano o si ostacolano potenziali carriere, soprattutto in determinate regioni, prevalentemente ricche e del nord Italia, Al sud, la vicinanza della Chiesa alle istituzioni sanitarie, l'influenza clericale e di destra sulle AUSL e, in subordine, il sentire morale indotto nelle masse borghesi e popolari, creano una pressione enorme sui medici, la cui condotta in coerenza con gli obblighi professionali, li esporrebbe a ritorsioni sul posto di lavoro. La più comune, al sud come al nord, è la relegazione ewsclusiva a fare aborti, senza più percorrere l'iter completo del medico ginecologo e senza poter più aspirare a gratificazioni di carriera, già difficli per il "familismo" e il clientelismo professionale vigente in ogni concorso medico. Così, le donne che desiderano interrompere la loro gravidanza devono errare, non più verso la pefida Albione, ma fra le regioni italiane, in cerca di un posto libero per loro, prima che decorrano i termini per l'interveno. E' così che la provincia di Trento, pur cattolica, ma di mentalità asburgica per quanto attiene agli obblighi professionali, si sobbarca un carico di interrruzioni di gravidanza di cinque volte superiore a quello delle regioni parzialmente o prevalentemente obiettrici. Lungo i corridoi dei reparti ginecologici, dove le donne attendono numerose, nonostante tutto, di abortire, sciamano neo catacumenali con Bibbie e Vangeli agitati, anatemi in itinere, mentre all'esterno sostano in preghiera gruppi di oranti che non si sarebbero sognati di pregare per un eretico, perché per loro l'eresia sta nel pensiero e nel gesto difforme al canonico "non possumus". Così l'Italia perpetua fra le sue diverse entità territoriali e culturali, i pregiudizi reciproci e riafferma la prevalenza sulla legge delle convinzioni etniche e morali, tribali e religiose che nello Stato e nelle sue leggi vedono solo l'usurpazione di un costume privato esclusivo.

Quando il regno non è di questo mondo.

Il discorso papale sulla misericordia e l'accoglienza ai profughi è paradossale: un puro idealismo decontestualizzato. I milioni di potenziali profughi che approderebbero sulle nostre coste, non sono accoglibili, né integrabili. Non c'è lavoro e non ci sono soldi. La popolazione di uno Stato o di un continente non può raddoppiare per ospitare popolazioni incongrue, senza distruggere le basi della propria civiltà. Non ci sarebbe neppure migrazione se non fosse organizzata nei minimi dettagli da ex funzionari di regimi dissolti dall'irrazionalità del Presidente Bush e del presidente Hollande: senza il business del trasporto via mare e una rete, in via di formazione, di stampo mafioso, nei paesi d'arrivo, i disperati continuerebebro a disperarsi a casa loro. Il superamento dei limiti finanziari e il conseguente dissolvimento dei precedenti regimi, ha aperto una lacuna monumentale nella coesione sociale e familiare di quelle genti, poverissime anche prima. L'anarchia ha prodotto guerre intestine, la formazione di milizie bene armate dai trafficanti internazionali, agenti di commercio della trafugazione dai magazzini delle fabbriche d'armi nazionali: un mercato parallelo. Si fugge nella speranza di sopravvivere, nel vuoto più assoluto, a meno che le mafie instauratesi negli approdi ambiti, riescano a riveicolarli per nuovi scopi di lucro. Il Vaticano se ne è uscito oggi con una proposta insensata: la Grecia paghi il suo debito accogliendo tutti i profughi e - sottinteso - la U.E. mantenga gli uni e gli altri. Ma i Greci non arrivano a dieci milioni, otto dei quali concentrati nei centri urbani. Come potrebbero convivere con popolazioni analfabete, defedate, professionalmente inutilizzabili? Chi potrebbe pagarli? Si produrrebbe una novazione di nazionalità, fra pochi epigoni in decadenza di antiche civiltà e plebi disperse prive di identità, di istruzione e di prospettive. Per questo vengono trattati come pacchi da recare sulle coste meridionali dell'Europa e riguardati come schiavi, senza rispetto. L'appello alla salvaguardia della loro comune umana dignità va rivolto non solo agli europei, ma soprattutto ai loro aguzzini, ma non lo si fa perché ne risalterebbe l'assurdità. Ma la colpevolizzazione di chi non potrà accoglierli è una pietistica e pietosa iporisia, un sermone senza fondamento.

E' tempo di girare la penultima pagina.

Il XXI Aprile, data della liberazione di Bologna, trascorre nell'indifferenza del passeggio primaverile, delle scolaresche in fila indiana a frangere il riflusso indistinto del corso. I lavori a rilento per il filobus che non rialza di un centimetro la quotazione di un Sindaco brutto e grigio, figlio di un tempo passato, malamente riciclatosi nel nuovismo, impediscono fanfare e cortei. Un esponente della destra democristiana, oltre ad essere certamente un profittatore, come Guazzaloca, impigrirebbe ancora di più la provinciale città, che avrebbe bisogno di un Roversi Monaco per rilanciarsi alla grande e trasformarsi rapidamente in una città metropolitana moderna. Ma fra i comunisti riformisti e i democristiani di tolla, per il cugino Fabio Alberto, non c'è spazio e non è lui a risentirne. Stanno per chiudere i battenti due storiche aziende bolognesi: hanno già annunciato la resa. Inutile citarle, sono già nel mondo dei più. Sopravvivono solo gli Studi professionali di più solido basamento clientelare, ma restringono i loro ambiti applicativi, lesinano sulle ore dei dipendenti e sulle provvigioni o onorari consulenziali dei più accreditati collaboratori. Costoro si rivolgono alla concorrenza..dispersa e dispersiva. Le famiglie, nella fase più impegnativa, per le spese e per l'età dei reggitori, conoscono un'altra fase, l'ultima, di disagio e sacrificio, per portare in porto i figli, almeno per gli accademici allori. I figli e i nipoti dei titolari degli Studi professionali di cui sopra non soffrono di riduzioni di orario di lavoro e di reddito, così come i titolari non soffriranno di carenza o ridimensionamento di dividendi. La retorica che ricopre la controriforma del lavoro continua a salmodiare, col coro d'accompagnamento di sindacati e patronati collusi, al mantenimento di uno stato di fatto, dato che sono associazioni non riconosciute, cioè esclusivamente private. Mai la solidarietà, impetrata dai tribuni della plebe per i poveraci, intaccherà di un'unghia la rendita dei padroni e, con essa, il sistema di potere e la moralità politica. Le riforme servono solo a questo in un contesto internazionale mutato. Questo pomeriggio, in piazza del Nettuno, un'anziana commemoratrice della liberazione, che terminerà quattro giorni dopo a Milano, parlava con voce fioca ai passanti che tiravano dritto, che non potevano percepirne le parole, mentre, alle sue spalle, sui gradini della bibioteca multimediale, i ragazzi bivaccavano, parlavano fra di loro, fumavano. La democrazia si è fatta esclusivamente consumistica, il riflusso culturale partecipato ha toccato livelli di insipienza e di superficialità sconcertanti eppure ancora parziali. Il tempo dell'impegno sociale è finito perché è inutile.

domenica 19 aprile 2015

L'unica realtà.

La Grecia sta per uscire, con default annesso, dall'Unione europea. Devastazione sociale e permanenza sono connessi. I problemi interni, per Syriza, verranno dopo, per il repentino ridimensionamento del tenore di vita degli inurbati clientelari di quel piccolo Paese. I Paesi contributori, fra i quali l'Italia, ne avranno un aggravamento delle loro periclitanti fortune. La Banca europea e il Fondo monetario internazionale vigilano su di un contesto univoco quanto caotico e contraddittorio. Le formazioni di sinistra, post classe operaia, si riorganizzano su base embrionale, ideologica e teorica. Una minestra riscaldata. La lotta di classe all'incontrario, durata oltre trent'anni, ha sortito i suoi effetti: il lavoro è volatile e affannoso. Le migrazioni affondano nel mediterraneo quando un elemento inaspettato si approssima a mutarne il monotono percorso. I naufraghi non sanno nuotare, non sanno fare niente, fuggono e basta. In fondo non aspirano ad altro che ad un ricetto in qualche base militare dismessa, in qualche lavoro a gettone. Oltre non potranno proseguire, soggetti alle rigide leggi sull'immigrazione dell'Eldorado negato; da noi resteranno alla fonda, sine die. Sono morti in settecento, forse di più, perchè si sono sporti su un lato solo del barcone, quando un rimorchiatore si è accostato. "Tragedia, dolore", inavvertiti fino a un attimo prima della fine. Il senso dell'assurdo, di una vita restituita alla sua causalità naturale, ha assunto dimensioni di massa. I lamenti dei parenti sembrano il coro della tragedia greca, quella classica. Dai limitrofi paesi dell'esodo giungono, di tanto in tanto, video-twitter di immolazioni di prigionieri cristiani ad opera dell'esercito scalzo, ma bene armato, del Califfo, mentre le autorità libiche intercettano, intercettate, solo i nostri barconi di pescatori che saccheggiano da decenni le loro più pescose coste. L'interdizione militare questa volta ha funzionato, mentre latita contro gli scafisti e i profughi, che non saranno arginabili, se non a prezzo di un nuovo colonialismo controllore sui luoghi di partenza. L'Italia lo ha capito, ma Europa e Stati Uniti non ci sentono: non hanno per ora interessi diretti in quelle aree e l'Italia non ha i mezzi militari ed economici e soprattutto la mentalità per fare da sola. Un'opera di interdizione sistematica la esporrebbe ad ogni sorta di ritorsione, come le accade con la mafia, mentre il suo uso è di negoziare con i capi-bastone, istituzionali o di fatto, come l'E.N.I. fa in Libia e in Nigeria e con i capi delle fazioni libanesi dove mantiene, in questo modo, un'instabile tregua e l'incolumità dei suoi soldati. La scompostezza delle candidature di illustri sconosciuti, tutte all'interno delle cooptazioni movimentiste, dato che i partiti sono stati superati, non si cura nemmeno delle apparenze, trascinadosi dietro il lungo verme delle clientele al seguito, pronte a scomporsi, o meglio a deviare dal percorso se il capo branco designato si ricicla, si riconverte, fa del salto della quaglia un frenetico balletto. la Chiesa neo francescana abbraccia e propone la versione aggiornata dell'utopica accoglienza, mai praticata neppure nelle società arcaiche nelle quali costituiva un valore da ostentare, a patto che il rifugiato si assoggettasse, anima e cultura, a quella d'accoglienza - Adamo ed Eva furono i primi - in un contesto materiale non dissimile, in una sorta di uniformità desertica e agro-pastorale. Subito dopo essersi rifocillati e felicitati, le differenze di costume, di religione, riaprivano le contese: ingrati! Oppressori! L'unica realtà è in fondo al mare.