sabato 28 febbraio 2015

Il metodo meritocratico.

La ‘questione del merito’ sta diventando così centrale nelle nostre vite perché la usiamo individualmente e socialmente per placare la nostra ansia di dare un senso alle frustrazioni umane, professionali ed economiche legate al nostro lavoro. E se talvolta ci capita di pensare di meritare il nostro disagio perché non siamo abbastanza bravi, sicuramente ci è molto più comodo e usuale imputarlo ai nostri colleghi, quei dannati ‘fannulloni’ all’origine di tutta questa ira di dio. E' bizzarro che le rimostranze si mescolino all'invidia verso le anomalie, casualmente precipitate in ambienti autarchici e repressi, veri e prorpi laboratori artificiali delle finalità degli altri. Sarebbe ora che cominciassimo, invece, a considerare le nostrane istanze meritocratiche come la carne di cui il ladro si serve per distrarre i cani mentre entra di soppiatto per svaligiare la casa. Pensare che sistemi valutativi e ‘premiali’ siano a guardia della ‘qualità’ è come pensare che la funzione dei ladri sia quella di cibare i nostri cani. Ti prego, almeno tu che sei intelligente non mangiare mai le polpette degli estranei, sussurro al mio cane, rientrando a casa.

Derive.

La Lega, secondo atto, a Roma in nome di sentimenti grezzi, diffusi fra le masse che hanno a riferimento dio, patria e famiglia, la propria. Alleanza non originale e, per fortuna, arginata proprio da quei contrappesi europei che si contestano e che, per inadeguatezza al compito nel quale ci si è voluti impegnare, non sono campati in aria. Siamo nel mezzo di un paradosso. La Lega autonomista ha ripiegato sulla nazione. Anche nella sua fase isolazionista si fondava sui sentimenti vandeani profondi delle ex zone bianche del settentrione, adesso li coniuga con quelli a-resistenziali del sud povero e borbonico. Insieme sfilano a Roma, fra saluti romani e bandiere padane. Insieme ai salvinisti italiani sfilano le destre profonde della Francia e della Germania, le cui radici post unitarie sono di incerta collocazione. La destra popolare si è rimessa in marcia e ha adottato tutte le pericolose malizie della tattica, che in ogni momento possono sfuggirle di mano. Le forze istituzionali sono depotenziate dalla soggezione debitoria alla Troika e soggette all'invidia dei paesucoli sotto sacrifici: sono stati loro i più severi verso le ipotesi di un allenatamento della stretta sulla Grecia; non l'Italia, ma la Spagna e il Portogallo sì. La situazione indotta dalla crisi economica e finanziaria deflagra ormai per le strade, sotto il controllo incontrollato delle strutture di polizia dei diversi Stati, in un contesto di ripiegamento della società su se stessa. Se le cose dovessero migliorare, questi nuotatori della politica, si adatterebbero, ma quello che deve essere chiaro è che rappresentano il sottostante profondo e nero della società italiana, in una frammentazione di nuovo evidente delle nostre tante incongruenze ed ostilità "unitarie".

Nelle cloache del mondo.

Un imprenditore di Cutro, residente a Mantova, confidava in auto alla moglie: "speriamo che la prossima scossa duri almeno un minuto, perché, dopo, la mia impresa edilizia potrà ricominciare a lavorare". Eravamo nel 2012. Non importa che sia di Cutro e neanche che sia indagato di associazione mafiosa, la sua frase confidenziale è il pensiero riposto di tutti gli (im)prenditori, mafiosi e non, che non provocano ma speculano su qualsiasi evento possa recar loro profitto. Mi correggo: certamente non provocano i terremoti, quanto agli altri accadimenti ne sono invece i supportati, da funzionariuccoli al loro soldo o pubblici, al medesimo fine speculativo. Il pampa-Papa continua a testimoniare da solo. Oggi ha parlato delle coperative, nel senso - credo - che si dà dalle mie parti al termine, presso il volgo irrispettoso. In fondo è un Papa popolare. "Assumono una facciata onorata e perseguono invece finalità disonorevoli e immorali, rivolte allo sfruttamento del lavoro oppure alle manipolazioni di mercato e persino a scandalosi traffici di corruzione". Non vale solo per le cooperative, ma per ogni forma di vigliacca "cooperazione", in cambio di uno status che non può che essere ridicolo: spesso, neanche per quattro soldi in più. Un dissidente russo, molto minoritario di cui non conoscevo neppure il nome, è stato ucciso a Mosca alla maniera della Politkovskaja. Costui era stato vice primo ministro con Boris Eltsin e guidava una piccola formazione liberale anti Putin. Sosteneva posizioni filo-occidentali nella questione ucraina. Domani avrebbe dovuto condurre una manifestazione nella capitale. Che sia stato un eltsiniano e si dichiarasse "liberale", potrebbe far propendere il giudizio a favore del nuovo KGB che, tramite chissà chi, lo ha fatto fuori, come la coraggiosa giornalista. Ma a "giocarlo" non è stata la sua irrilevante forza politica, bensì l'uso che faceva dei media pubblici e personali per sputtanare il Presidente Putin, la cui familiarità con i poteri occulti, lo rende un interlocutore pericoloso. La Russia non sarebbe diventata liberale con questo Nemtsov, ma certamente è mafiosamente oligarchica con Putin e Medvediev. La Politkovskaja fu uccisa nel giorno del compleanno di Putin, Nemtsov nel giorno dedicato alla strana commemorazione dei servizi segreti nazionali, con quattro colpi al torace, tanti - si dice - quanti i suoi figli. Se non è un barbaro rituale arcaico e iniziatico, questo... La Russia eltsiniana fu il più grande obbrobrio morale della Russia recente e Nemtsov era ministro. Il liberalismo, in queste condizioni, porta alla corruzione più inumana, l'ordine putiniano alla dittatura mafiosa mal dissimulata. Per ora, tertium non datur.

venerdì 27 febbraio 2015

Gli strateghi del compromesso.

Il duplice e contraddittorio voto "centrista" di oggi alla Camera dei deputati, oltre a confermare l'inaffidabilità democratica del nostro attuale Paese, ha visto lo spostamento paludoso sulle posizioni "congiunturali" dei partiti e partitucoli che hanno caratterizzato la nostra deriva di nazione incongrua, in gran parte, all'Europa, eppure abbarbicata ad essa ( nell'interesse delle regioni ricche e dei ceti dominanti ), serva degli Stati Uniti, come l'Ucraina in procinto di dividersi. Invece, a noi la ruffianeria fa l'effetto contrario: ci ricompatta. La contromossa sterilizzatrice della destra - concordata col Governo, se non direttamente con la sinistra, ha visto rappattumarsi i poltronisti democristiani di NCD con quelli temporaneamente "in panchina" dell'UDC casiniana e con i profughi, alla Camera. di Scelta civica, i montiani senza Monti, che si è tenuto il seggio usurpato a vita. Usurpato, perché non ha illustrato la Patria né prima, né dopo la nomina. Drappelli parlamentari, laceri e sporchi ( soprattutto) cercano rifugio sotto ogni bandiera e il miserabile voto-controvoto odierno ne è l'ennesima riprova. Grottesco il compiacimento dell'Ambasciatore israeliano a Roma: un borbottio di parole mandate a memoria da chi non possiede neanche i rudimenti della nostra lingua; probabilmente un uomo dell'intelligence anti araba mandato in giro per il mondo e segnatamente nel nostro paese, per monitorare la situazione in rapporto ai movimenti della politica italiana. Stia tranquillo: la politica di "attenzione" verso gli arabi, di andreottiana memoria non è più attuale ( e, fra gli arabi, quanto contano i palestinesi? ). I regimi che tenevano testa agli americani e osteggiavano - spesso solo indirettamente - gli israeliani, sono stati sovvertiti, anche se la sicurezza di Israele, ma soprattutto dell'europa mediterranea, è peggiorata. Incerti su quali interessi vellicare, incapaci di scelte, abbiamo trasferito in politica estera la nostra incertezza meschina rispetto a quali siano i nostri interessi, rispetto all'incertezza dello scenario agitato alle porte di casa nostra. Eppure - statene certi - il colpo ad effetto arriverà e comporterà diversi morti. Le occasioni non mancheranno; una delle prime potrebbe essere l'Expo, facile ad ogni infiltrazione corruttrice e palcoscenico mondiale immeritato. I governanti lo sanno perfettamente, ma la loro incertezza circa l'utilità delle decisioni da prendere, li mette in attesa di poter dosare e ridosare, con sterili e pompose dichiarazioni, i prevedibilissimi eventi, per trarli a proprio vantaggio.

Ahi, serva Italia!

L’Italia conta meno del due di picche. Questa cosa ormai è partita e andrà avanti, i palestinesi dovranno ancora soffrire, sono 50 anni che aspettano, ma ormai il processo è avviato e prima o poi anche l’Europa dovrà prendere una posizione unitaria. A quel punto anche l’Italia dovrà sciogliere le sue ambiguità, cosa che farà, ma nel frattempo i piccoli opportunisti di casa nostra avranno raschiato qualche voto. Questo siamo noi: noi siamo quelli col braccino corto, che sperano sempre in un piccolo vantaggio di piccolo cabotaggio. Il voto di oggi sta a dimostrare chi siamo. Abbiamo questa malattia: mai gettare il cuore oltre l’ostacolo, mai osare, mai avere la capacità di sognare, assumersi un rischio. Mai, sempre attaccati al nostro ombelico, alle proprie miserabili certezzucole. Ci sono uomini coraggiosi in Italia, in ogni settore, ma le strutture portanti del Paese vivono intorno a questa piccineria che è diventata ormai sordida. Questa è l’Italia, l’unico paese in cui si pervertono le parole al punto che si scrive moderazione e si legge ferocia atroce: il voto di oggi rientra in questo gioco miserabile, da ipocriti, da vigliacchi, da squallidi mediocri, l’incapacità di prendere una posizione chiara pur di non rischiare, rientra perfettamente nei cliché degli ‘italiani brava gente‘. Brava gente dove? Hanno collaborato con i nazisti, li hanno aiutati nel lavoro sporco, il fascismo italiano si è macchiato di due stermini di massa, il genocidio in Cirenaica e quello in Etiopia con i gas, per non dire di quello che hanno fatto nelle terre della ex Jugoslavia, con i nazisti. Però noi siamo gli italiani brava gente. Siamo la brava gente che poi va a massacrare in galera i Cucchi, gli Aldrovandi, gli Uva, i Mastrogiovanni, che non ha ancora rubricato la tortura come crimine, sempre per quel giochino che noi siamo tanto bravi e moderati. Moni Ovadia, intellettuale ed ebreo italiano. Oggi, il parlamentino dell'italietta ha votato e approvato due mozioni contraddittorie: quella del Pd prevedeva esplicitamente il riconoscimento dello Stato dei Palestinesi, quella di Ncd no. Sono state votate entrambe. I DEM, presentatori della prima istanza e i NCD neutralizzatori con la seconda , hanno fatto "ammuina" di concerto. Sono insieme nel governo di Renzie ed hanno mostrato a cosa portano, in Italia, le larghe intese o governi di unità nazionale. A quel che si sapeva.

giovedì 26 febbraio 2015

Gattini e gattopardi.

Berlusconi scende in Mediaset e nel Milan, occupa l'editoria lancia una OPA su RAI WAY. Camaleontismi della politica capitalistica. L'ex(?) patto del Nazareno è sullo sfondo. Si alleggerisce di alcune quote del suo sistema mediatico per rilanciare in grande nello stesso settore e nelle infrastrutture necessarie alla diffusione ed al controllo dei contenuti contrabbandabili, in un contesto nel quale tutto, in Italia, è in vendita, comprese le frequenze dei telefonini. E' solo un esempio nostrano delle brighe e degli intrecci del capitalismo su di uno scenario evanescente ed incontrollabile, nel quale le colleganze sono spesso assicurate da affiliazioni ad associazioni che fanno della frequentazione esclusiva e riservata la loro mediazione di ricchezza e di potere. Lo Stato, colto sul fatto, rivendica il suo 51% ma Renzie ha già svalutato, come esclusivamente commerciale l'O.P.A. Oggettivamente è falso: con le torri di trasmissione di possono condizionare le emittenze, piegarle all'uso esclusivo della pubblicità, superando la funzione pubblica della TV di Stato, che vantando a sua volta diversi canali tematici può diventare il veicolo dell'accaparramento di tutto il sistema della comunicazione, che diventerebbe esclusivamente commerciale e politicamente reticente, l'esatto contrario della TV dei Tycoon anglosassoni, privi di qualsiasi soggezione verso il potere, che smontano spettacolarmente, tanto gli interessi rappresentati si ricostituiscono subito su altre icone facciali. Torna l'offerta fatta da Berlusconi agli ultimi epigoni della Democrazia cristiana: consentirgli indisturbato gli affari conclusi con il craxismo in cambio della campagna a favore dei soci politici, la stessa che riservò a se stesso dopo il rifiuto di Martinazzoli. Il patto del Nazareno coniuga inestricabilmente affari e velleità di potere politico.

mercoledì 25 febbraio 2015

Nulla si crea e nulla si distrugge.

Il renzismo è una degenerazione morfologica del sistema clientelare che ha dominato la vita pubblica e gli interessi privati durante tutta la prima Repubblica e morto di autocorrompimento, ma solo dopo la fine dell'antagonismo comunista, quando questa opzione ha smesso di far paura ai conservatori, cangianti nei reazionari di casa nostra. Dopo vent'anni nei quali la consociativa sinistra prodiana dell'Ulivo ha dovuto caratterizzarsi, sia pur sbiaditamente, come avversaria apparente della destra berlusconiana ( non ha mai messo in discussione il suo potere mediatico, servendosene per sostentare la sua debolezza e contraddittorietà ), è toccato ai nominati del Presidente della Repubblica mettere in mora, attraverso un colpo di Stato bianco, la democrazia rappresentativa, valendosi della bulimia di un altro democristiano, stupido ed ignorante. E' più che mai il loro momento - degli stupidi e degli ignoranti - gemmazione degli uomini d'affari, spesso aggressivi e grossolani energumeni. Lo Stato si vende - non è certo la prima volta nella storia unitaria e pre unitaria - ma si appalta ad investitori ignoti, verso i quali non possono mancare gli interessi personali dei manutengoli, che, così facendo, riesumano i riti appropriativi e delinquenziali della prima Repubblica. Insomma, nascita, morte e resurrezione di una medesima sostanza.

For sale.

L'Italia è passata dalle privatizzazioni alle vendite delle aziende strategiche. Anche l'ENEL è potenzialmente sul mercato, la nazionalizzazione dell'energia elettrica che segnò l'inizio del boom economico negli anni '60 del secolo scorso può finire in mano di qualunque capitalista straniero, nella forma anonima di un fondo o di un network assicurativo, negli smazzettamenti sotto il tavolo con i buoni uffici delle grandi banche private che si adoperano per aggirare le regole, facendo della finanza il primo vettore della criminalità economica. E' un sistema avvocatesco che conosce le regole nei minimi dettagli, al solo scopo di aggirarle, aggregando al sistema fasce sociali molto ampie, con l'illusionismo dei valori convenzionali. La strada intrapresa dalla sinistra consociativa è l'alienazione di tutto il patrimonio nazionale, per appaltarsi agli interessi volatili delle consorterie internazionali, comprese quelle mafiose, come denunciato oggi dal Procuratore nazionale antimafia. Il riciclaggio dei soldi, in un vortice senza confini, transita per le banche e si deposita nelle varie e mutevoli denominazione degli strumenti di raccolta, spacciati per strumenti di investimento per i risparmiatori, ai quali vengono continuamente chiesti dei soldi in cambio di ipotesi inverificabili e che vanno a gonfiare, come il "parco buoi" delle quotazioni di Borsa, il flusso incontrollabile dei capitali la cui aderenza a dei valori economici è del tutto aleatoria.

L'ossigeno che manca alle politiche domestiche.

Il limite della politica, nei Paesi colpevolmente indebitati, è la sua territorialità, puramente nazionale. Non parliamo poi dei sindacati, ormai privi di un rappresentanza stabile. L'unica eccezione sarà, ancora una volta, riscontrabile nel settore del credito, nel quale, a cavallo fra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, si confermerà l'area contrattuale di appartenenza. In fondo, la dissoluzione del CCNL interesserebbe solo a Unicredit, desiderosa di affrancarsi dal legame contrattuale solo in Italia - deve applicarne tanti altri, in giro per il mondo - perché deve ridurre i suoi costi in rapporto alla riduzione della sua attività nazionale, ormai attestata sul 30% del suo business complessivo. In Italia la grande industria passa in mani straniere pezzo per pezzo, quella piccola agonizza nei debiti e nella mancanza di commesse. E la finanza bancaria? Pure. Fra non molto Monte Paschi Siena passerà di mano perchè nessuna Banca italiana è in grado di rilevarla, allettando il compratore con i suoi 45 mld di titoli, che porterebe comunque in dote. Si parla di una sinergia con l' altra ex Banca del Tesoro, quella B.N.L. diventata infine francese. B.N.P. proprietaria nega, come fanno tutti prima di formalizzare l'acquisto. Resteranno in mani italiane le banchette familiari, vere e proprie finanziarie domestiche, con i loro clienti pigri e da accudire, ma, riguardo all'attività strategica, stiamo rapidamente diventando, da Paese di trasformazione delle materie prime, un Paese dove si lavorerà per gli altri. Il cameriere di un bar del centro dove mi trattengo perché mi consente tranquillità - se non fosse per quegli appestati che, all'aperto, sbuffano fumo e cazzate - nel fine settimana è stato a Londra a cercar lavoro. Lo ha subito trovato, ma i pounds che gli avrebbero conferito, al netto del fitto di una stanza e del vitto, avrebbero azzerato qualunque velleità. E' quindi rientrato alla base dove la protezione familiare gli consente ancora qualche svago. E' questo il lavoro alla carta del prossimo futuro. I politicanti che sono rimasti fuori dalle nomine a Camerlengo della U.E., si agitano inani e sproloquiano senza costrutto: anche le istituzioni li hanno abbandonati, non li riconoscono più. La loro base elettorale si astiene; il popolo minuto che ancora vota si esprime per lo più a destra, avendo compreso che la sinistra è catalettica e avendo confuso la prevalenza finanziaria impalpabile con i cascami della tradizione reazionaria domestica. Il comunismo è morto per mancanza di soldi, il fascismo è retrogado e deleterio anche solo sul piano della potenziale crescita economica. La soluzione ci sarebbe: in un contesto capitalistico, l'unione fra le rappresentanze popolari non può che svolgersi nell'ambito della socialdemocrazia continentale. Ma resta comunque un "gap" al momento insuperabile; un conto è essere socialdemocratici in Svezia o in Norvegia e in Olanda, un altro in Italia, Portogallo e Spagna: la demografia e le sperequazioni regionali rendono il modello impraticabile. E nei confronti della Germania? La sua supremazia economica e la solidità nei comportamenti la rendono un'anomalia, fra la troppo piccola potenza regionale e l'esuberanza economica che reclama lavoro qualificato dall'emigrazione altrui. Non c'è altro di concreto in giro.

lunedì 23 febbraio 2015

Incursioni in politica dalle prossimità.

Pare che Maurizio Landini voglia affrontare Renzie sul versante di sinistra. Sarà una salutare separazione degli ambiti, ma, anche se io apprezzo la chiarezza dei suoi discorsi, temo che Landini, nel panorama italiano rappresenterà solo l'accorpamento di un nucleo radicale e convintamente oppositore, non privo di opportunisti infiltrati, come pullulno in tutte le altre formazioni. Non credo che sarà un'alternativa, la natura di destra dell'elettorato italiano, pur variegata e dissimulata, è chiara e, proprio per questo, Renzie ha già stigmatizzato il presunto alleato, diventato oppositore, come un fallito del sindacato. O è il sindacato che è fallito? In realtà, allude al fallimento certo verso il conseguimento del potere che gli resterà precluso. Questo, dal mio punto di vista, riveste poca importanza; segnerebbe una chiara demarcazione di ambiti e di rappresentanza e, in termini dialettici, contribuirebbe ad amministrare i borbottii di pancia di ampie fasce di elettori. In fondo, in queste more di democrazia commissariata e nelle incertezze seguite alla dissoluzione del P.C.I., dopo la fine dell'Unione sovietica e di tutta la partitocrazia governativa della Prima Repubblica, per conclamata corruzione, avrebbe una sua utilità dialettica, che altrimenti rimarrebbe monca ed inespressa. Nel nostro Paese, casomai, questi argini al deragliamento riesumano mai soppresse velleità estremiste che poi si stemperano proprio nell'agone politico: non fu così, ad esempio, per le Brigate rosse, costituite per la politica di appeasement morotea ( Moro fu ucciso )del PCI. E' stato invece così, almeno finora, per i cascami del fascismo rimessi in pista da Berlusconi e poi divisi e assorbiti, fino alla possibile implosione attuale. Il dilemma fra l'adesione alla morsa dell'euro e la costituzione di una forza meno condizionata dalla bottega nazionale in ambito comunitario si consuma "amleticamente e staticamente" per ora solo sull'angusto palcoscenico nazionale.

Fregole bugiarde.

Il job's act rende, in prospettiva, l'immagine di una nazione restituita al censo, mentre l'imprenditoria è in esodo, un Paese, cioè, alla periferia della finanza, nella quale, il lavoro e tutta l'imprenditoria mediana sono stati abbandonati ai debiti ed in cui l'appropriazione dei beni accumulati o semplicemente risparmiati costituirà, nel breve, la base delle possibili fortune delle banche creditrici. L'ottica è miope, contingente e abbandona al loro destino degradato le ex classi lavoratrici non più richieste e che non ricercano più un lavoro a queste condizioni di dileggio. L'unica strada è, ancora una volta, l'emigrazione specializzata, mentre, per il lavoro generico, si tratterà esclusivamente di sopravvivenza. La paralisi sociologica riguarda tutto il continente, gli ultimi entrati arrancheranno nelle retrovie, senza riuscire ad affrancarsi da quel bisogno che li renderà schiavi o devianti in significativi aspetti della vita della classi subalterne, un business di cui l'istituzione pubblica non si occuperà, tranne che per specularci a sua volta o in occasione di sporadiche repressioni. Le decisioni vengono prese ed imposte, senza tenere nel minimo conto il lavoro delle commissioni parlamentari, il parere delle minoranze, da un nucleo di nominati al potere, che restano coesi solo in virtù del potere stesso, mentre chi lo ha perso si frantuma nel rancore e nella transumanza e la minoranza interna, oltre ad avere conti cifrati in Svizzera, rappresenta una testimonianza di un'ipotesi che non ha mai trovato compiuta realizzazione, ma che ha almeno dato luogo a importanti riequilibri del rapporto fra capitale e lavoro, conferendo, con lo Statuto dei diritti dei lavoratori, ai medesimi una dignità che sarà di nuovo negata in nome di un interesse spicciolo e che produrrà - se lo produrrà - solo un monco tentativo di rilancio imprenditoriale nelle Yogurterie, piadinerie e nei piccoli traffici potenzialmente in grado di mitigare o trasferire ad altri, numerosi altri in corso d'opera, la fatica altrimenti richiesta. Il job's act rappresenta un vulnus macroscopico ad una Costituzione, mai riformata, ma lasciata decadere per desuetudine e difesa solo da prestigiose ma museali personalità del diritto, mentre non convincono i propositi della CGIL di promuovere una raccolta di firme per la formulazione di un "nuovo" Statuto per i lavoratori. Perché nuovo? Quello in essere è un classico e una sua riforma ne sarebbe certamente una riduzione. Leggetelo: non contiene niente che non consideriate già, soggettivamente, una vostra facoltà naturale ed intrinseca e la CGIL, per non parlare degli altri sindacati, ha contribuito a creare questo sfacelo, attraverso una venticinquennale politica di collateralismo e supplenza del potere politico. Oggi, con la foglia di fico del "consenso" popolare firmaiolo, vorrebbe mettere il cappello sopra la poca residua materia spappolata del lavoro e riavvicinarsi ad un'area di "codeterminazione". E' stata proprio l'impropria investitura, a sinistra, delle esigenze della destra che ci ha portato ad accantonare quelle proprie del lavoro ed a produrre quel mostriciattolo di Matteo Renzie. Non esiste altra funzione, per la sinistra, che l'opposizione sistematica a governi conservatori, che in queste circostanze non possono diventare che reazionari, senza prendersi loro la briga di gabbare i propri ex elettori, dato che hanno smeso di votare. Solo costituendo un argine alla speculazione sulle persone, può contribuire a salvaguardarle ed a coinvolgerle in un progetto che procuri loro ruolo e influenza, almeno nelle periferie, ora desolate e vuote.

E invece, come è andata.

Nel triste quartiere torinese, dove è maturata la vicenda venuta alla luce per eccesso di frequentazione della tredicenne trasformata in strumento di soddisfazione sessuale, in un ambiente popolare e senza fisime di status, la ragazzina aveva di buon grado accondisceso a vellicarsi con uno ( normalissimo ) e poi con due coetanei: "melius abundare quam deficere". Purtroppo per lui, lo sciocchino, colto da stupore e meraviglia, non ha saputo tenere per se la favorevole contingenza e l'ha partecipata: dal secondo al quindicesimo, tutti hanno ritenuto di portarsi sul pezzo, come se non vi fosse alternativa o come se la fanciulla disponibile, ma non per tutti, fosse diventata "res nullius", occupabile ed in potenziale possesso di chiunque. E' stata questa esagerazione a far saltare l'equilibrio e ad indurre l'inesperta malcapitata a liberarsi facendone confidenza alla madre e poi denuncia. Ora, nel quartiere, alla stregua dei mosconi intontiti, le famiglie dei convergenti tacceranno la piccola adolescente come una puttana, il primo sintomo di una vocazione e ne asseconderanno un'evoluzione conforme. Sulla base di questa tranquilla convinzione, hanno taciuto tutti, concordemente ed ora sbuffano per "il guaio", la contrarietà rivelati. Le istituzioni scolastiche trasecolano e promettono di non abbassare più la guardia su fenomeni di degrado - come se non ce ne fossero tanti altri, anche di consimili in atto - citano protocolli di verifica ed intervento che non sono in grado di applicare e che, per pigrizia ed invariabilità dello stipendio, si guardano bene dal mettere in campo, complicandosi così, in progressione geometrica, la vita. La preside, la direttrice didattica ecc. sembrano delle patronesse del buon costume in un casino, ignare di come ci si muove e seccate di essercisi trovate. La famiglia stessa della vittima forse "si vergogna" di più per la propria reputazione, convenzionalmente oscurata nel bel mezzo di quel contesto sociale dal giudizio implicito e dal quale non hanno certamente le risorse economiche, morali e culturali per affrancarsi e che forse, in cuor loro, sono solo un po' delusi da quella figliola così precocemente mignotta e così poco discreta da saper gestire la situazione. Insomma, la situazione è stata squilibrata solo "per eccesso" e, per questo, resa pubblica.

L'indifferenza che rende irreparabile il danno.

La bambina di Torino che, per sette mesi, a scuola e nelle adiacenze del cortile di casa, è stata violentata da alcuni coetanei, due dei quali neppur imputabili per la legge italiana e le cui foto, estorte durante le violenze, sono state messe in rete per ricattarla, dovrà continuare a vivere nel quartiere nel quale si sono svolti i fatti, perché la sua modesta famiglia ha da poco sottoscritto un mutuo per la casa ed ha legato inavvertitamente il proprio debito alla tragica condizione esistenziale della figlioletta che è stata negata nella sua personalità. La mamma accusa: anni di abusi vantati e le fotografie spedite ai vicini e al "giro" degli stupratori; molte famiglie sapevano tranne la nostra. La bimba non esce più di casa per un'assurda vergogna che affonda i suoi prodromi in archetipi che la cultura superficiale dei consumi aveva rimosso solo per i precocissimi violentatori. La durata degli abusi, che è un'aggravante, le tardive - per l'inibizione e il terrore - rimostranze nei confronti dei torturatori, di una tortura che non finiva più, per il ripiegamento interiore che solo il ripetersi dei fatti ha consentito, per una volta, di superare, saranno addotti dagli avvocati dei genitori dei sadici ragazzini per coinvolgere la vittima, stemperare le responsabilità. La piccina, all'inizio e per qualche volta, si era appartata con i primi a proporsi per la reciproca titillazione, ma poi, da uno..due, sono diventati quindici, tutti insieme e, a quanto pare, incapaci di differenziazione fornicatrice, cioè di trovarsene, per se, un'altra, cambiando spaventosamente il contesto. La medesima omertà ambientale non aiuterà i genitori della bambina a sostenere che erano davvero all'oscuro di tutto e, se provato, non li esimerà dall'omessa vigilanza. Sul piano archetipico e culturale, la vittima ( simbolo a sua volta ) sarà imputata di averli attratti, uno dopo l'altro con i suoi primi feromoni, rendendosi colpevole di una democratica elargizione del frutto della conoscenza. Certamente, la personalità dell'essere violato dalla copiosa convergenza sarà deformata, mentre quella degli stupratori, trasformatisi nel loro approccio in una banda, potrà compiacersi, incontrandola, del piacere estorto e dell'umiliazione inflitta. Proprio per questo, la condanna dovrebbe essere semplice e conseguente e tale da consegnare i colpevoli, ancorché giovanissimi, alla giusta punizione ed allo stigma sociale per l'azione premeditatamente e proditoriamente perpetrata, in modo da sottrarre la loro vicinanza alla vittima negli anni del suo difficile recupero e della sua formazione verso l'età adulta. Invece, la giurisprudenza italiana sarà come sempre molle e "complice" culturalmente della forza, anche di quella bruta e di quella ambientale. Almeno - ma sarebbe poco - sancisse la responsabilità "per omessa sorveglianza" delle famiglie degli aggressori ( che faranno di tutto, anche per ragioni "pelose" per salvaguardare i loro rampolli delinquenti ) e le condannasse ad un risarcimento importante nei confronti della piccola, la cui vita, in queste condizioni, sarà irreparabilmente mutilata. Almeno le strutture comunali si adoperassero per accompagnare l'evoluzione della bambina e assicurarle la costosa terapia psicologica di cui certamente necessiterà, il rispetto ambientale e la restituzione alla vita adulta, una volta sconfitti i fantasmi che hanno tormentato la sua infanzia e che, altrimenti, crescerebbero con lei. Perché tutto questo possa avvenire, sarebbero necessarie poche condizioni: che l'indennizzo economico fosse volto esclusivamente alle cure, di qualunque genere, necessarie alla bambina e non scivolassero nelle tasche dei genitori, per se o per eventuali fratelli, che la cultura ambientale - che si è già appalesata attraverso l'omertà - fosse minimamente solidale, che la vittima, anziché essere viziata e iperprotetta, venisse affiancata e poi affrancata nelle consuetudini e nelle frequentazioni sociali e soprattutto amicali, resa consapevole e sicura. Ma l'ambiente, il contesto non sembra attrezzato per tutto questo e la stessa possibilità di analisi e comprensione sarebbe contraddetta dal bagaglio di pregiudizi ed incultura propri, della propria famiglia e di quella degli altri. Un tentativo, in questo senso, in itinere, si scontrerebbe con ogni sorta di inadeguatezza , riserva, calcolo egoistico, invidia e facile elemento di prevalenza dialettica, alterando ad ogni passo la spontaneità dell'espressione e la sicurezza nelle proprie manifestazioni. In fondo, l'abuso affonda le sue radici nelle latebre dell'animalità dell'uomo e le sovrapposizioni culturali ed etiche sono servite all'ordine sociale ed alla creazione del disagio della civiltà, volto, per contrasto, a nocumento di chi viene danneggiato da un potere soverchiante e, in questo come in altri casi di diversa natura, affluente, per quegli stessi principi che avrebbero dovuto tutelarlo e la cui artefatta natura è evidente, solo nel dolore della loro contraddizione, nelle anime più immature e indifese e, per ciò stesso, fiduciose che l'indifferenza restituisce alla loro solitudine.

sabato 21 febbraio 2015

Il pentolone senza coperchio.

Amygdaleza, in Grecia, è stato chiuso. era un centro di detenzione per immigrati clandestini, molti dei quali respinti dall'Italia, quando, dal versante orientale della tratta, si portavano prima in Grecia per poi tentare l'approdo in Italia e, da qui, verso dove non li volevano. Nel 2012 il Governo di Nea Demokratia ( la destra greca ) lo inaugurò; da allora i primi reclusi non ne sono più usciti. Sporcizia e violenza, frequenti suicidi. Syriza aveva promesso che lo avrebbe chiuso, insieme agli altri C.I.E., come li chiamiano noi, e lo ha fatto. Il rifiuto, soprattutto da parte dell'europa ricca, dove vorrebbero dirigersi, è del tutto speculare al rifiuto, all'emarginazione e all'espulsione degli indesiderati nel superstite sistema industriale e, soprattutto, finanziario, nei quali si privilegiano e si remunerano solo le posizioni acquisite. In che modo, non importa. Il job's act di Matteo Renzie si inscrive legislativamente in questo tratturo: favorire, a prescindere, la grande impresa quale veicolo unico di ripresa nazionale, ad esulare dalla nazione, lasciandole mano libera all'interno dei suoi angusti recinti. Temo che l'imbecillotto di Rignano, per quanto riguarda l'Italia, si sia clamorosamnete sbagliato o, peggio, che voglia riesumare, sotto forma democristiana, il vetusto ma mai morto fascismo nazionale, a un passo dalla sua rinascenza. Ma il futuro riposa sulle ginocchia di Zeus o almeno me lo auguro.

La "duttillità" del granito.

Tsipras, in Grecia, dichiara la fine dell'austerità, la stampa "europeista" di tutto il mondo sottolinea invece che, a fronte di una proroga ridotta, rispetto alle richieste, la Grecia dovrà operare in stretta conformità con le direttive della Troika. E' chiaro che, fra quattro o sei mesi, la situazione non potrà essere mutata e si ricomincerà daccapo con le interpretazioni. Siamo cioè nell'ambito della filosofica adattabilità della lingua greca - almeno di quella antica - che nel contesto della regione della Jonia serviva soprattutto a favorire gli scambi commerciali, adattandone i contratti alle diverse esigenze dei popoli circonvicini e, per corollario, a creare le condizioni, anche culturali, di una democrazia di cui fu la prima esemplare formulazione. Pensare, da parte dei generosi di Syriza, di ripetere qull'articolazione duttile con i rigidissimi tedeschi che conoscono la loro cultura e la loro lingua molto meglio di loro ( e anche di noi latini ) senza farsene influenzare per un "acca", è spirito di disperazione e, forse, di inganno verso i propri compatrioti che li hanno eletti, ma che non potranno ingannarsi nella loro realtà quotidiana. La contesa è fra necessità popolari e interessi della finanza, fra ricchezza e povertà. Questa "semplificazione" restituisce il dibattito ai suoi termini veri e ogni procrastinazione servirà a scegliere fra la peste e il colera, eventualmente da magnificare come la miglior scelta per chi ne sarà affetto.

Di' ban so, fantasma.

Così diceva dallla platea di un popolare teatro di Borga Panigale-Santa Viola, allora in provincia di Bologna, rivolgendosi ad un mago-incantatore sul palco. Il seguito non è decente e non so trascriverlo in dialetto. Eravamo all'inizio del secolo scorso e il rivoluzionario russo Michail Aleksandrovic Bakunin si trovava proprio a Santa Viola ( leggasi Il diavolo a Pontelungo di Riccardo Bacchelli ) dove c'erano alcune sezioni anarchiche, a monitorare lo stato della sua variante concorrenziale al bolscevismo patrio. Nelle famiglie e soprattutto fra le donne si era diffusa la convinzione, alimentata dai parroci - che il visitatore arcano fosse un emissario delle tenebre e, come al solito ma con minor moralismo verso la tutela dell'ignoranza, alcuni buontemponi avevano preso ad "apparire" nelle sere mal illuminate, spaventando appunto le donne. Il mago che si esibiva evocava sul palcoscenico le spettrali influenze che sapeva diffuse fra parte degli astanti, ma non aveva tenuto conto della probabile presenza di qualche ruvido e poco spaventevole figuro, in grado di metterlo in imbarazzo sul palco e liberare gli astanti dalla suggestione timorosa, facendoli sciogliere nel dileggio dell'impostore. Al mondo non cambia mai niente dall'homo sapiens, ma vengono riaggiornate sempre le stesse gags, la stessa propaganda, le stesse panzane. Il sistema informatizzato di comunicazione ha reso l'influenza gerarchica - per chi la riconosce o la soffre - e intraziendale, tanto pervasiva e molesta quanto lo è nei regimi. Ignoti ed estremisti acronomizzati, certamente con metodo, lanciano "peana" periodoci ed apparentemente, da quella e quell'altra fonte, inconsueti. I loro predecessori invece vagavano per le trincee mobili, su territori ampi, talvolta ampliati in corso d'opera. Sono il risultato della selezione aziendale, a volte sono una "nuova razza" di esecutori senza cervello o coscienza o libero arbitrio che sono tutti la stessa cosa. Al C.N.R., in pochi anni, il bidello è diventato direttore dell'Area progetti e, in quella veste, ha pilotato i finanziamenti ai progetti..che neppure esistevano. Un altro esempio, tutt'altro che clamoroso, dei criteri di selezione negli Enti e nelle aziende: la conformità ai protocolli, la sudditanza al potere, l'utile alla titolarità o alla proprietà. La falsa laurea vantata era solo il viatico per accedere ai "ruoli", poi il furbo truffatore si è spianato la strada da sé, assecondando, ulteriormente, tradendo, "interpretando", ripetendo, calandosi nell'ambiente, nel ruolo ambientale. E nessuno che gli abbia detto, a lui, ma soprattutto ai suoi sponsors. "di' bon so, fantasma..."

venerdì 20 febbraio 2015

Insane parvenze.

L'arte e la bellezza dell'Italia sono danneggiate dagli immigrati, sentenzia una consigliera regionale lombarda. Intanto a Roma una rappresentanza della barbara Europa del nord devasta un contesto urbano ignara ed incurante della bellezza e della storia che calpesta. Non finisce qui, sentenzia un Sindaco imbelle. E invece finirà proprio così; se i vandali saranno rimpatriati - e lo saranno - l'Olanda non si periterà di perseguirli al posto nostro: il danno lo hanno fatto qui e prevarranno su tutto i biechi calcoli economici. La richiesta greca di proroga degli aiuti per un altro semestre è una levantinata, il nein tedesco una rappresentanza estorta a tutto il resto dell'Europa. L'Unione europea è solo un fortilizio monetario, nel quale la nazione più forte esercita potere e facoltà sanzionatrici. O Roma o morte, se Dio vorrà. Così le milizie scalze dell'IS, mentre il governo italiano da vessillifero di una guerra con le truppe degli altri, in quarant'otto ore diventa il capofila dello sforzo diplomatico internazionale: siamo pronti a combattere...siamo pronti a trattare con i diplomatici del IS. Quest'ultima, testuale affermazione è di Gentiloni e di ieri. Non ce ne era bisogno, ma dimostra come siamo pronti a trattare con tutti, circostanza per circostanza e momento per momento. La crisi economica che devasta il mondo ed esclude un' altra generazione..e poi un'altra, in interi continenti, dalla salute e dalla sussistenza, cerca di confondere le acque in una serie di guerre a tappe - ha ragione il Papa - suscettibili di degenerare di momento in momento. Dal partito della nazione di Renzie all'alleggerimento berlusconiano in Mediaset e nel Milan, per procedere alla fusione-incorporazione di R.C.S. ( a sua volta controllante di Bompiani e di Adelphi ) in Mondadori dell'assenteista presidentessa Marina. Berlusconi diversifica e seleziona: dalla cultura di massa a quella almeno scolarizzata ( ma l'Adelphi rappresenta qualcosa di più ). Comunque in maggioranza nelle TV commerciali, acquisisce il monopolio nell'editoria, in un settore non destinato solo all'esiguo numero di lettori italiani, ma al mercato della cultura non scolastica di tutto il mondo. Un assorbimento ed una successiva "razionalizzazione" dei costi pericolosa per la varietà delle opzioni che la linea editoriale consente di manifestare e che veicola, filtrandola all'origine. Lo scopo della divulgazione culturale è squisitamente commerciale, secondo strategie di marketing che tengono nel dovuto conto le propensioni manifeste e i target monitorati della richiesta libraria e degli ebook, ma la dominanza presuppone una possibilità d'indirizzo sovranazionale e vicaria a veicolazioni di arcane "osservanze". Ai blogger e al coraggio degli autori, alla diffusione, casomai disordinata, delle opzioni, il compito di sparigliare il gioco.

mercoledì 18 febbraio 2015

Sintomatologia di una malattia in atto.

L'intervento statunitense sulla Grecia, moscerino fra elefanti ed elefantini, fornisce l'idea dell'importanza che i padroni della finanza, perché nessuno, neanche i moscerini, si sganci dal carretto che con protervia hanno costruito per costringervi dentro i Paesi meno dotati, in una gerarchia censitaria al livello di intere nazioni. Questa pervicacia va di pari passo con l'incancrenirsi della guerra fra Ucraina e Russia, che rischia di trascinarsi indefinitamente sul limite di interessi esogeni, irrisolti perchè irrisolvibili senza la capitolazione dell'uno o dell'altro fronte. Lo stesso dicasi per l'incrudelirsi della guerra fra le milizie informali del Califfato e, per ora, il solo Egitto di un Presidente golpista che ha messo in galera il suo predecessore eletto, in quota ai Fratelli musulmani. Queste palesi ingiustizie e prepotenze che nascono dall'aver voluto estendere un modello di consultazione popolare in assenza delle premesse che avrebbero potuto assicurare un consenso conformistico ad interessi conservatori, in assenza di una borghesia diffusa che se ne investisse, generano gemmazioni particolari di opposizione armata che mai ha assunto un livello ed una dimensione così vasti e pesanti in così poco tempo. Se il conflitto russo-ucraino è contenuto nel limiti numerici e tattici di due eserciti contrapposti, il califfato islamico è uno Stato di fatto che interseca tre territori, Iraq, Siria e Libia, privi di Governi legittinati dal popolo e dalle fazioni che si contendono il controllo dei rispettivi Paesi. Se i Fratelli musulmani sono stati messi repentinamente da un canto, il popolo che li ha votati è certamente ancora dalla loro, anche se silente ed l'IS che ne ha raccolto l'eredità movimentista esercita un potere di fatto e una capacità di autofinanziamento che ne fanno un competitore difficile da abbattere. Che la guerra sarà lunga e dolorosa, anche sul territorio occidentale, lo attesta l'invito del premier israeliano ai correligionari a lasciare l'Europa per Israele. Oltre a sofisticati servizi di intelligence, gli Ebrei hannoa antenne sensibili ed addestrate a scrutare i sintomi dei tempi.

martedì 17 febbraio 2015

La nostra creatura sul fronte meridionale.

La confusione regna sovrana ed è la causa remota dei disastri che tante popolazioni stanno vivendo. L'interventismo d'occasione, per ritorsione salica e per mandato eteroconferito, incancrenisce sempre di più le posizioni. L'IS va smantellato, ha già commesso troppi crimini, ma una sua eventuale dissoluzione non aprirà la via alla pacificazione di una regione molto vasta, alla quale la privazione dei suoi dittatori, a loro volta terroristi, ma nei margini della contrpposizione fra blocchi, ha restituito antiche appartenenze vetero testamentarie. L'ingerenza neo coloniale non accenna a ridimensionarsi e gli interessi energetici che tarpano le iniziative diplomatiche, non possono portare che ad una guerra aperta contro l'IS. Dopo però saremo daccapo. Chi dovrà impegnare i suoi uomini sul campo? Non facciamoci illusioni, chi lo farà vorrà delle contropartite che molti altri non saranno disposti a concedergli per non diminuire le proprie concessioni estorte o pagate in tangenti. La minaccia di Hamas di considerarci uno Stato crociato si inquadra nella lotta fra fazioni che aveva visto un Presidente dei Fratelli musulmani vincere le uniche elezioni libere in Egitto, per essere subito dopo deposto da un Generale filo-americano, che oggi ha bombardato a tappeto sul territorio di uno Stato estero i guerrieri di Allah. Le fazioni sono dunque abbastanza ben definite e i principi democratici, cioè democratico-borghesi, come li intendiamo da generazioni in Occidente non sono rappresentati. L'IS è in questo momento un nemico in armi, un esercito senza marina e senza aviazione che può impegnare a lungo e sanguinosamente le truppe di terra, se saranno inviate a fronteggiarlo in una terra di nessuno che può improvvisamente rivelarsi ostile. La minaccia di spedirci a domicilio cinquecentomila profughi in un colpo solo è realistica, se Gheddafi stimava in venti milioni i potenziali emigranti da quelle terre riarse, anche a sud del Sahara. La possibile invasione di tanti diseredati in un continente europeo meridionale tanto impoverito dalla grettezza utilitaristica di tre o quattro Paesi ricchi, avrebbe effetti peggiori e più prolungati di una guerra e su questo scenario caleranno domani le determinazioni(?) delle nazioni rappresentate nel Consiglio di sicurezza dell'O.N.U., altrimenti impastato nella solita indeterminatezza che lascerebbe spazio ad improvvisate operazioni unilaterali. Il nemico esiste, l'abbiamo creato noi ed è in marcia.

lunedì 16 febbraio 2015

Gesti indicativi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha aperto stabilmente ampi settori dell'antico Palazzo dei Papi, oggi occupato dal Capo dello Stato, a mostre permanenti e periodiche ed al libero accesso dei turisti, nazionali ed esteri. Anche i romani, per la prima volta, potranno conoscere "de visu" storia e bellezze dei fastosi locali. E' un bel gesto, il secondo. Il primo è stato di delicata sensibilità privata, questo apre il cuore alla speranza. Chi partecipa arte e storia, restituendo la casa degli Italiani alla fruizione e contemplazione più larga, si pone nella scia luminosa dei migliori governanti e punta sull'elevazione degli animi, senza presunzioni e riserve. Qui purtroppo risiede il limite e la delusione: questi gesti sono destinati a rimanere nell'ambito dell'aristicrazia dell'anima, ma è importante che non siano omessi.