lunedì 8 dicembre 2014
Politica minore.
Adesso che Forza Italia declina per l'assenza e forse per l'età del suo leader siliconato, il ventre molle della vandea, il popolo, cerca una nuova via al populismo che, tradotto in voti, vuol dire minor tassazione e favori personalizzati, a costo di uscire da un'europa pesante e condizionatrice, ma dalla quale i poteri economici non vogliono essere separati. Ecco che, invece, il popolaccio cerca una rivincita attraverso l'union sacré della fusione Lega nord-Fronte nazionale: il nord orfano delle clientele democristiane, il sud fascista e post-tutto ( D.C.,P.S.I., M.S.I., ecc. ) in una nuova illusione di sopravvivenza. Se poi il potere diventasse troppo, se Salvini dovesse assumere una carica istituzionale, si atteggerebbe probabilmente come Matteo Renzi; la stessa incompetenza, la stessa sicumera, nel Matteo padano, addirittura un po' più attenuate. Mentre si continuerebbe a speculare sui centri d'accoglienza-ghetto, si potrebbe guidare, la domenica, qualche spedizione punitiva contro i Rom, a Rosarno e dintorni la Lega meridionale potrebbe sparare sui braccianti con i flobert, come le giubbe blu facevano con i pellerossa. Di nuovo le larghe intese nel nostro panorama vandeano, il popolo è ben rappresentato, altroché, dalle alpi alle piramidi. Di tutto questo lavorio, ai poteri che contano non importa - è sottinteso - assolutamente niente; monitorano col naso arricciato gli eventi, temono semmai che siano troppo accentuati, si rassicurano vedendoli circoscritti in un recinto vandeano, utile ad essere strumentalizzato ma, di per se stesso, impotente. Il nuovo nemico è appena fuori dalla porta: uniamoci in una Lega! In un Fronte! Popolare? Si, nel senso vandeano del termine, che un Salvini qualunque può coagulare verso i suoi personali obiettivi, se in alleanza sotterranea con qualche facilitatore e mandante, non è dato sapere. Il popolo in pensione di sinistra, da tempo ha cambiato le parole dell'Internazionale e le ha sostituite con "Avanti popolo, andiamo in chiesa e poi alla coop. a far la spesa...", la destra si dissimula dietro ai lazzari, dopo essersi troppo avvoltolata nei suoi vizi. Gli affari sono diventati affarucci.
La mischia.
Ci si perde nelle dettagliate cronache della corruzione romana. I nomi, che non dicono nulla, sono superflui tranne che all'inchiesta: la mischia romana, politica, amministrativa e..in ogni ambito nel quale si debba "rappresentare" qualche cosa, è sempre stata caratterizzata dalla prevalenza di chi sapeva stringere e mantenere i rapporti più lucrosi con le strutture economiche più importanti, direttamente e per interposta istituzione. Per questo sarebbe importante che il Comune venisse commissariato e preparato con logica calvinista a nuove elezioni, ma non prima di aver tagliato tutti i raccordi fra i comitati d'affari. Questa, se mai verrà intrapresa, sarà una lotta titanica e pericolosa; coloro che necessariamente affiancheranno o affiancherebbero il commissario saranno o sarebbero inaffidabili, come a Palermo e a Reggio Calabria. Ma Roma, abbandonata a se stessa è una città mediorientale e non può rappresentare l'Italia, quell'Italia, in Europa. Eppure la Cancelliera omette nelle sue prediche inutili di citare la spumosa corruzione che è all'origine del nostro sfacelo finanziario e si limita a parlare di compiti a casa mal fatti o incompleti. Le andrebbe bene una finanza mafiosa in linea con i parametri di Maastricht? Le intercettazioni trascritte appalesano un'umanità cafona e violenta, un'intimidazione da carcere giudiziario, quello che si addice agli indagati, la commemorazione di pestaggi orizzontali e trasversali, per farsi temere e mantenere intatto il business. Questa, purtroppo, è la cultura romana: si applica ad ogni ambito della vita capitolina, sia per ottenere un certificato, sia per acquisire una promozione nella burocrazia statale, sia presso la direzione di una grande azienda privata, la chiave di volta per coagulare una coorte. In tutto questo c'è qualcosa che non torna, almeno apparentemente. Le iniziative, approfondite e destruenti della magistratura, sono un portato di questi ultimi decenni, a fronte di una piaggeria sostanziale mantenuta durante tutta la prima Repubblica, per ben cinquant'anni. I paladini della dea bendata hanno cominciato a farsi valere, con efficacia, senza smantellare né scalfire i grandi fenomeni criminali, in coincidenza con il rigore protestante indotto dalle sfide incontrollate del capitalismo e dell'Unione europea guglielmina. Addirittura, il porto delle nebbie si propone come il faro di una legalità improbabile, ma finalmente rivendicata. I perseguiti, infatti, si considerano dei perseguitati politici e non giudiziari,se ne lagnano pubblicamente, accusano o controaccusano i magistrati di attività politica impropria anche dopo le condanne definitive e durante i tentativi dilatori della loro avvocatura. Come nella Roma antica. Nello stesso tempo, improbabili riformatori si accaniscono sulle caratteristiche del lavoro futuro, quello che non si intravede e che si vuole mettere nella piena disponibilità di un capitale così intriso di faccendieri e di malaffare, mentre tutti sanno che la penuria o l'assenza di investimenti sul suolo nazionale è provocata dal reticolo della corruzione e delle tangenti che condizionano, impediscono o veicolano gli affari. Come nel terzo mondo, non in Europa.
domenica 7 dicembre 2014
La maestrina.
Angela Merkel ha puntualizzato: il rendimento dell'Italia e della Francia non rassicura l'accademia tedesca; l'applicazione e i sacrifici che contemplano la virtù approvata non si riscontrano. E' vero. Sta di fatto che dopo generazioni di negligenza - soprattutto, in sede amministrativa e in ambito morale, da parte dell'Italia - un rientro sistematico dal debito, una ubbidienza al capo e una soggezione al sacrificio, oltre a non rientrare nelle nostre corde - soprattutto di quelli che ne fanno ostentazione - non è razionalmente postulabile. Noi non avevamo i conti in ordine per aderire all'Europa gugliemina, ma la sinistra spuria, allora impersonata da Romano Prodi ci subissò di tasse per far finta di aver raggiunto i parametri richiesti. Mi sembra conseguente che la maestrina post comunista ci richiami allo stesso criterio, già dissimulato ai tempi in cui forse si sperava che, in cambio del dominio sul continnte, la Germania avrebbe continuato a pagare i conti di potenza sconfitta nella seconda guerra mondiale. Ma, dopo la repentina unificazione di Helmut Kohl, i contributi alla politica teutonica sono diventati spuri, i riferimenti post bellici - subiti, ma non accettati, dopo la rapida riconquista della preminenza continentale - sono venuti meno, anche se non sono stati dichiarati ed ora si deve tener conto della realtà, che inquieta un po' anche gli americani e molto i russi, in funzione del ripristinato vantaggio - meritato, ma non esportabile - e posta una pietra tombale sugli effetti della seconda, consecutiva sconfitta bellica. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, concorse a contendere alla Russia - che era riuscita ad affrancarsi dalla pretesa tedesca di assoggettarla e stava anzi portandosi ad occuparne il territorio, come le riuscì parzialmente, dopo aver patito trenta milioni di morti durante la respinta invasione - la vittoria sul nazismo e la spartizione del continente. Quella contrapposizione, territoriale ed atlantica, ci salvò da quell'esito prefigurato dalla Germania, che noi italiani eravamo già pronti a cavalcare, con Mussolini e dall'Unione sovietica che estese i suoi confini, ma dai quali restammo fuori. Gli americani ci "salvarono" dal comunismo e, con noi, il papato che ci lasciarono in deposito insieme ad una delle società post belliche più divise fra cattolici, che si presero in carico l'atlantismo e comunisti post resistenziali. Una società civilmente e culturalmente labile, ma politicamente complessa. Ora, rimosso ma non cancellato tutto questo, i tedeschi vogliono farla da padroni, come un qualunque chairman di consiglio di amministrazione, mentre, nella aziende ad amministrazione controllata, tutti o quasi si industriano per organizzarsi e continuare a rubare, facendo mostra di ubbidire con compunzione. Ma la maestrina continua con le verifiche. Con questo, il mondo e nemmeno l'europa centro occidentale non si uniformeranno completamente al suo metodo d'esame: continueremo dunque ad agitarci in un coacervo di incongruenze, nelle quali popoli come il nostro non saranno protagonisti. Da questo l'astensionismo, sterile ma testimoniale. L'unica via per risorgere sarebbe una rinascita, per forza di cose elitaria, di un partito fugace e nobile nella storia italiana: "Giustizia e Libertà".
Il mondo si internazionalizza, anche attraverso i ludes et circenses.
Il calcio italiano passa progressivamente di mano. Da quelle degli speculatori indigeni, trovatisi rapidamente a corto di liquidi, a quelle degli speculatori esteri, finanziariamente ricchi, non si capisce se interessati a fare business in Italia e in loco o se, come è più probabile, per quanto riguarda gli americani, trarre occasioni di business per i loro lidi. Dopo Internazionale, Bologna F.C., oggi è toccato al Parma, ultimo in classifica e senza più un soldo. E' finito nel possesso di una cordata russa anonima, tramite le sue banche a Cipro, banche in cui gli oligarchi hanno stipato le loro sostanze trafugate nella madrepatria. Il Presidente cipriota si definisce l'ultimo comunista d'Europa e, dal comunismo, hanno tratto profitto, prima e al momento del trapasso, i maggiorenti post sovietici. Sugli statunitensi e sui canadesi non possiamo fare congetture, è però probabile che la gestione post sportiva dei network calcistici, inclini allo show business e al passaggio finanziario, pari all'importanza accumulata nel frattempo, nel momento in cui passeranno la mano per approdare ad altri lidi. In inghilterra, le cordate statunitensi e i magnati russi sono già di casa ( anche la mafia romana, i neofascisti finanzieri, fanno capo da anni alla Gran Bretagna e a Londra segnatamente ), allettati dalla totale liberalità esclusiva per i ricchi ed escludente per il proletariato degli slums. In Italia si stanno affacciando, certamente in una logica non improvvisata e, men che meno, sportiva. I proprietari della squadra felsinea, per origine, cognomi e relazioni, sembrano una associazione mafiosa; spero che siano invece italiani di terza generazione che hanno avuto successo, anche se non credo che sia per questo che sono attratti dal calcio nostrano, decaduto. Mi sfuggiva: anche a Roma, la squadra giallorossa è ( saldamente? Quante azioni ha ancora Unicredit? ) nelle mani di un certo Pallotta che non spiccica una parola di italiano, veicolato sul pezzo dall'avvocato Joe Tacopina, l'attuale presidente del Bologna, per conto di Joey Saputo. L'entusiasmo popolare per le vagheggiate, prossime glorie calcistiche, fa un po' tenerezza e un po' fa temere, mentre l'acquiescenza di un altro oriundo, Virginio Merola, per una potenziale ristrutturatore di stadio e quartiere circostante, ci fornisce indicazioni riguardo una incrementantesi rolassatezza dei costumi amministrativi, ormai senza sostanze, nonostante i balzelli locali e le multe. Gli spalti dei nostri stadi sono sempre più spogli e trascurati, mentre è proprio dall'emporio-stadio, più che dai diritti televisivi che in Inghilterra ( dove invece gli spalti sono gremiti )e anche negli Stati Uniti, si traggono i maggiori profitti, tanto è vero che, fra i compratori-speculatori ci sono anche gli emiri, che in Italia si limitano per ora alle sponsorizzazioni. In ogni caso, non si tratta di un fenomeno sportivo, neppure di rilancio degli investimenti nello sport più seguito, ma di riutilizzo, in prospettiva lucroso, di capitali di ogni origine, che disegnano i contorni di una società futura, poco luminosa, al di fuori dei recinti delle moderne arene gladiatorie.
sabato 6 dicembre 2014
L'epidemia.
L'unione centro-occidentale europea, mentre inasprisce le sanzioni economiche e commerciali alla Russia, che non aderisce al modello capitalistico nord americano e non vuole essere troppo costreta, in prossimità dei suoi confini continentali, ricorre, nello stesso tempo, ai finanziamenti della maggiore banca comunitaria, l'Unicredit per perseguire una politica ambivalente. Centinaia di milioni di euro sono stati prestati, direttamente tramite le strutture attive sul suolo russo, alla Gazprom, senza negoziare o lasciar apparentemente negoziare, dietro le quinte, un allentamento dell'embargo sul gelido inverno ucraino. La U.E., quindi, sembra accontentarsi di legare con il debito l'economia russa, debole e rilanciata solo dalle commesse militari e dall'esportazione contrastata delle materie prime. Si fa, dunque, quel che si può. Per quanto ingente, in cifra assoluta, il prestito, fra i trecento e i quattrocento milioni di euro, non è tale da condizionare strettamente la politica energetica e finanziaria della Russia, ma costituisce un ulteriore elemento di aggravamento della crisi a carico della popolazione. Tramite Unicredit, che ha numerose filiali in Russia, la Unione europea continua a speculare con e sul grande vicino, pur prestando atto di sottomissione incompleto alla volontà isolaziontrice dell'alleato sospettoso del nord america. Continua cioè ad esportare la sua crisi per rafforzare le banche veicolatrici di questo capitalismo virale.
Tenebre culturali e psicologiche.
Le indiscrezioni sul costume sentimentale e familiare che emergono dalle ininterrote indagini sulle vicende più tristi e misteriose degli ultimi anni o addirittura degli ultimi decenni, lasciano sconcertati. La piccola Denis Pipitone sarebbe stata uccisa perchè frutto di una relazione extraconiugale del marito della presunta assassina, ( intercettazione della polizia palermitana ) che, a questo punto, avrebbe approfittato di una scampagnata per portare a termine il suo piano e, forse, avrebbe anche provveduto a filmarla felice e ridente poco prima di ucciderla e ( da sola o con la collaborazione di altri? )farne sparire il cadavere, tanto che si è insinuato, durante tutti questi anni, che fosse stata rapita dal network della pedofilia o della "banca" degli organi. Invece - come sembra più realistico - lo strano caso sarebbe maturato all'interno di un collage familiare, di cui si dovevano fin da allora conoscere le dinamiche ma che, nonostante questo e l'assurdità delle ipotesi che hanno tenuto banco, ha saputo resistere con coesa freddezza e sicurezza a tutte le domande degli inquirenti e a tutti i tentativi di investigazione. Un atteggiamento, come nel caso in corso del bambino ragusano, sociale. Terrorizzante, interiormente devastante. Fenomeni consimili si sono verificati nelle Puglie assassine di nipoti, gettate nel pozzo dopo che due megere, una vecchia e una giovane avevano tolto di mezzo una cugina di bell'aspetto, rea di essere piaciuta a un corteggiatore ambito dalla bruttina. L'invisa era stata poi buttatta in un pozzo da un povero diavolo, dominato psicologicamente dalla moglie streghesca che, per richiamarne espiatoriamente il disprezzo, il dispetto e la sanzione, si era accusato di averla violentata subito dopo averla uccisa. L'assassina raccomandata di Bologna che aveva sfondato il capo al figlioletto "perchè aveva la testa troppo grossa" e già ritornata alla sua inquietante famiglia - si, inquietante, ricca e cattolicissima, con alla testa un patriarca e un marito correo o subornato. Tutti gli episodi di cronaca citati affondano le loro radici in un costume primitivo, salico, violento e sacrificale, chiuso in se stesso ad onta delle apparenze. Agli onori - si fa per dire - della cronaca sono poi assurti altri due casi: quello della studentessa inglese di Perugia e l'omicidio dell'uomo invisibile nella provincia settentrionale. Provincia, è sempre da sottolineare. Se il primo dei due episodi si inscrive nella cerimonialità pagana dei riti sessuali, con multipla partecipazione di uno "stregone" africano, di ragazzi viziati e corrotti, legati fra di loro non dall'affetto e men che meno dall'amore, ma dal sadico senso di predominio, portato fino all'eliminazione della vittima. La ragazza ha mostrato una sottile malizia difensiva, prima accusando un povero ristoratore di colore, come di colore è stato il principale oppressore e necatore della povera ragazza, secondo una sorta di mandato partecipe da parte della coppia perversa, poi scaricando il complice, rifugiandosi nel suo Paese, dopo una pavida sentenza assolutoria, subito, ma troppo tardi, riformata. L'ultimo caso è invece un delitto "intelligente", acutissimo, che, eliminate le prove e gli indizi, si autoaccusa proprio per il vuoto pneumatico in cui la cruentissima vicenda si perde nelle nebbie dell'indeterminatezza, nella quale, per ora, si salva l'asassin(i)o indimostrabile. Bocconiane facoltà. Eppure, la causa scatenante dell'omicidio sarebbe consistita nella scoperta, in quel contesto paesano e provinciale, di istantanee computerizzate di tristi siti pedopornografici, che la fidanzatina avrebbe scoperto, minacciando di sputtanarlo nel suo piccolo ambiente. In tutti questi casi e frangenti, alla cinica sottigliezza e determinazione comportamentale fanno da sfondo ataviche concezioni dell'apparenza, timori di compromettere, su di una base superficiale, solidrietà ambientali e familiari, assassina determinazione a tutelare la propria rispettabilità convenzionale, oppure di "vendicarsi" degli scostamenti avvenuti nell'ambito della comunità e della coppia, ad opera di una parte delle medesime, tali da compromettere il proprio ruolo nei diversi ambiti nei quali ci si trova inseriti. Un egoismo rivendicativo al quale sacrificare anche la vita..degli altri.
Gli Italiani sono un popolo di ladri? Tutti, no..ma una buona parte si.
Mentre l'oggettiva procedura legale segue il suo accidentato cammino, i rei filosofeggiano, per molti versi non a torto, sui loro gesti scontati, che si susseguono anche in queste ore ad opera di uomini senza identità. Ricordate la vicenda della sindacalista fascista, Governatrice della Giunta regionale di via della Pisana? Dell'ex Governatore Storace, spiato - diceva lui - perché intercettato? Il generone nero, composto da autentici camerati, pregiudicati, ex appartenenti a formazioni armate, fegatacci pronti a sveltire le procedure a cazzotti e pedate, familisticamente intrisi di proventi da appalti, frutto di autorizzazioni locali e parlamentari, si estende e trova supporters nelle sconfinate periferie della capitale, che non hanno neppure coonfini accertabili, dato che si slabbrano e si espandono senza regole. Molti di costore guidavano le spedizioni punitive contro gli immigrati dei quali avevano curato la reclusione nei campi nomadi, apparati da centinania di milioni di euro, sui quali avevano preso consistenti percentuali. L'imprenditoria burina, vistasi azzerare il credito dalle banche, si era rivolta a loro che, a fronte del prestito accordato, legavano l'impresa al combinato disposto dei loro affari, ne diventavano, cioè, soci di riferimento, senza che l'imprenditore, un po' perchè non poteva e molto perché non gliene fregava punto ( perchè lo scopo del suo intraprendere risiedeva nel profitto, a prescindere )trovasse motivo di obiezione, figurarsi di denuncia. Nelle loro piccole diatribe da coatti, i sacrificati dentro gli slums plaudivano alle spedizioni dei picchiatori neri, manifestavano contro i vicini immigrati, li accusavano di ogni nefandezza per rivalutare il valore delle loro abitazioni, allontanandoli, che aveva probabilmente ottenuto per l'intercessione degli uomini di mano e di quelli di "panza". La sociologia di sinistra si attardava sulle solite guerre tra poveri, dimostrando di essere in stato confusionale, anche e soprattutto rispetto alla collusiva collaborazione di suoi esponenti. Quindi perchè le riflessioni stupite dei ladri non sono "manifestamente infondate"? Perché è manifesto che il principio per cui una mano lava l'altra è la base fondante della nostra nazione.
venerdì 5 dicembre 2014
Nien sabe.
Non trovate che ci sia troppa confusione - per altro non inaspettata - nella nota, da sempre, vicenda dei metodi mefiosi di amministrare la cosa pubblica, locale e nazionale, a Roma? Non sarebbe normale che tutti gli indagati, dato che sono in aspettativa da altri mestieri, che spesso fanno carriera "in absentia", lascino subito i loro incarichi. Anche se saranno dichiarati innocenti non hanno più veste per ricoprire uffici pubblici. La democrazia dovrebbe orizzontalmente produrre i loro sostituti. Invece, è evidente, costoro difendono una posizione che in gran parte hanno già sporcato con la loro corruzione sistematica; non è concepibile che pochi onesti potessero agire e necessariamente interagire con un'organizzazzione che era diventata "scientifica", senza doversi assoggettare ai suoi protocolli e che questa adesione, prima implicita e poi "razionalmente" condivisa, non gli apportasse dei truffaldini benefici. Resistono: il sindaco Marino, preso a sputi dai 5 stelle, porge subito l'altra guancia e offre loro una nuova giunta fra quel che resta del PD e i grillini. Sembra un invito al banchetto attraverso una profferta di copertura. Intriganti le frequentazioni dei protagonisti del cafonesco malaffare: assessori, sindaco, ministri e parlamentari, in solido con Daniele De Rossi e Belen Rodriguez. Strana anche, a dire il vero, la rinascita della magistratura, dopo decenni di passività - tutti quelli della prima Repubblica - e del porto delle nebbie in particolare, diventato improvvisamente il faro della legalità amministrativa, quella che l'Europa pretende e il governo nazionale dovrebbe adottare. Ma, nel fratempo, è ribadito che nessuno ne sapeva niente.
Roma capoccia.
Le schermaglie per far mostra di essere offesi cominciano ad anticipare le inchieste sulla risaputa cupola romana. Le Coop. Si costituiranno parte civile, ma forse saranno parte nei processi in un'altra veste. In questo caso lo stupore, lo sgomento e lo sdegno, pubblicamente ostentato costituiranno lo schermo contro le - sempre eventuali - prove. Il copione non muta. Un fenomeno così abnorme ed evidente che anch'io, nel mio piccolo, conoscevo e che tutti, negli ambienti romani collaterali alle "imprese", discutevano senza nessuna reticenza, erano ignoti ai rappresentanti dei vertici politici che si spartivano equamente il soufflé degli affari. Mi sembrabo la mamma di Ragusa che portava suo figlio a scuola - "come sono pronti a giurare i compaesani" - e che solo le telecamere non hanno ripreso. I tanti mariti cornuti. Uno dei numerosi figli di Giuseppe De Rita è stato nominato Presidente del Censis: la nomina andava necessariamente fatta in questi giorni. Il sommo sacerdote della sociologia della nazione, disturbato dalle insinuazioni sul possibile conflitto di interessi, ha premesso: "sono tutte cazzate!". Non c'era bisogno di questa ulteriore perla di saggezza socio-familistica; lo sapevamo già e, se non lo denunciamo sistematicamente, è perché speriamo, in un modo o nell'altro, di entrare a far parte del gioco e trarne qualche beneficio. Al massimo, quelli minori. Il cardinale Tarcisio Bertone ha festeggiato i suoi ottant'anni nel suo attico di settecento metri quadrati piu terrazzo panoramico che quasi esce dai confini vaticani. Il suo "appartamento" sovrasta, nel palazzo di santa Marta, la stanzetta del pampa-Papa, definito dai prelati europei "un contadino" e del suo Segretario di Stato. Chissà se Ratzinger è stato invitato e se ha partecipato ai festeggiamenti. Benedetto XVI è diventato quasi un anti-Papa, cercato e consultato da tutta la prelatura che lo elesse in competizione con Bergoglio, la volta precedente e, secondo la vulgata romana, molto ben selezionata e prodotta per le pasquinate moderne, accentra ancora la gestione della politica conservatrice che si è deciso di sostituire gesuiticamente. La natura eccezionale ed impropria dell'elezione di un gesuita a quel soglio, che deve invece difendere "perinde ac cadaver", ha un significato che ci si guarda bene dall'investigare, mentre i conservatori ne hanno perfino messo in dubbio la legittimità canonica d'elezione. Ma, per rimanere nella festosità bertoniana, vanno citati i banchetti raffinati, le stoffe preferite dal presule che sciamavano per tutta la casa, dipanandosi per quei corridoi, lungo i quali - ha detto qualche spiritoso - Bertone compie gli anni, tanto sono lunghi. Dunque, il Vaticano, ad onta della sua natura giuridica di Stato assoluto, è invece una sentina di figure ivi stipate, ma incongrue - almeno apparentemente, nella loro raffigurazione pubblica - nella quale il potere è ripartito e contrapposto, non come in qualsisi democrazia, ma in una compagine dei poteri, degli affari e della ambizioni della frastornante "ecclesia". Insomma, la Roma "laica" e politico-amminstrativa e la sua cittadella divina, si assomigliano tanto,da sembrare l'una la sovrapposizione dell'altra.
Pirandello minore.
La melma paludosa in cui affondano le indagini sulla morte del piccolo ragusano, restituiscono uno spaccato inintelleggibile di costumi atavici, di culture premoderne, di onore scambiato con l'orgoglio delle apparenze, contraddetto dalla primitività del contesto sociale e dall'istintività apparentemente repressa. Di che cosa preferiscono tacere i compaesani e i vicini di casa, perchè tengono la parte a quella strana madre, affranta da un dolore che forse con la morte del piccolo ha solo parzialmente a che fare e che si strazia melodrammaticamente per corrispondere con l'omertà ambientale? L'azione giudiziaria si impantana in un ambiente estraneo e ostile nel quale e dal quale sarà difficilissimo trarre degli elementi inconfutabili di prova, dotato com'è di tutti gli anticorpi incivili, per rimuovere, eventualmente, un'eventuale condanna o seppellire nell'anonimato della coscienza e della mancanza di senso civico, la scomparsa di ogni traccia della memoria e lasciarla sprofondare in queste sabbie mobili.
giovedì 4 dicembre 2014
Riflessi pavloviani.
Continuo a chiedermi che senso abbia uno sciopero generale successivo all'approvazione definitiva del provvedimento che si vuole, con lo sciopero, contestare. Contestare, sì, ma non contrastare. Quindi uno sciopero anti-renziano, propugnatore di un altro presidente del consiglio, meno tetragono a contrattare e cogestire con la trimurti ( la CISL si accoderebbe )la rottamazione del lavoro dipendente. Disposto, quindi, solo a fingere insieme a loro. D'accordo, in linea di principio, con la tardiva decisione della Camusso, non sono affatto convinto della concretezza e dei tempi scelti per questa importante, ma questa volta dilapidata, iniziativa politica. Una credibile mobilitazione contro il job's act doveva precederne l'approvazione e doveva accompagnarne tutto il pur rapido percorso parlamentare, dato che, preliminarmente, il capo del governo si era rifiutato di discuterlo. Domani o dopo domani il provvedimento sarà ratificato dal Presidente della Repubblica di Pilato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Anche il 5 Dicembre, prima data prescelta dalla sola CGIL, sarebbe stato troppo tardi; il 12, con la UIL e la UGL, avrà caratteri di testimonianza, senza forza né potere. Una specie di: "perché non mi ami più?", profferito da tre antiche ragazze nubili. Il tentativo di codeterminare in Europa per interposto governicchio sconta un'impotenza ed una ricerca della triangolazione politica che si è trascinata per vent'anni, durante la vigenza dei governi di centro-sinistra, con effetti disastrosi, mentre l'opposizione ai governi di destra ha comportato la sterilità della loro azione. Ora il combinato disposto della pseudo sinistra democristiana al governo con l'esegesi contabile dei ragionieri di Bruxelles, rendono impraticabile il tentativo e consentono solo la recita per un pubblico sempre più assente. Con tutto questo, i problemi rimangono tali e quali, ma la CGIL stessa, priva del suo riferimento comunista, sembra inetta ad interpretarli; CISL e UIL offrono un passivo appeasement ai vincitori, quali che siano. Il movimento sindacale, privo di riferimenti stabili ricomincia, solo nel profondo nord, dai sindacati di base che, quanto ad impotenza, sono pari ai sindacati "storici" ma fuori dalla storia. Alimentano però, in forme modulari, quei fermenti che sopravvivono sotto la crosta dell'attualità, ossia i sentimenti dei resistenti, fuoco che cova sotto la cenere della dicotomia storica italiana fra conservatori, involventisi in fascisti e rivoluzionari in cammino. L'utopia rinasce dalle sue ceneri, ma, per fortuna, può condizionare la realtà.
Ce stanno a cojona'.
"Ce stavamo a organizza'. Tutti rubeno, perchè noi no? Speriamo de torna' a ruba', prima de perde' er giro. La ruota della fortuna, per noi, non ha girato del tutto". In Italia, le dietrologie sui poteri occulti, sul grande vecchio, sulla massoneria non hanno senso o, se ce l'hanno, intersecano, a livello popolare, il "famo a magna'", dissimulato da fratellanza burina, anziché ariana. Il Presidente del Consiglio che è anche segretario di partito, nomina un commissario a Roma, da dove continua a governare. Converrete che, se tutta questa sceneggiata fosse credibile, dovrebbe aver rassegnato il mandato il giorno dopo la notiza dell'inchiesta. I sodali e responsabili, autentici mafiosi trasversali, stanno già diluendo le responsabilità e pastrocchiando le carte e, ancor di più, lo faranno nel corso delle indagini e per il tramite dei loro avvocati. L'intermediazione affaristica sugli appalti è, in tutto il meridione e segnatamente a Roma, la condizione per arricchirsi delle burocrazie parassitarie, che, per non incorrere nella concorrenza, sia pur criminogena, hanno bisogno di fegatacci e banditi. Anche i campi Rom e "il comitato d'accoglienza degli immigrati" si rapporta e coordina con le mafie esportatrici, come al tempo della tratta degli schiavi. Il prefetto, così sollecito nella requisizione dei registri delle unioni omosessuali, ha già abbozzato, definendo prematuro il commissariamento del Comune romano. Il Ministro Alfano non ha emanato circolari. Il Sindaco Marino assomiglia al quel povero cristiano di Celestino V, fatto strangolare da Bonifacio VIII, secondo l'antico uso romano, ad opera di schiavi, perché candidamente e completamente estraneo alla corruzione e finanche alla conoscenza del potere. E pensare che stava montando contro di lui la canea, anche degli indagati - Alemanno aveva già partecipato a manifestazioni pubbliche nelle periferie, attorniato dai suoi camerati-guardie del corpo - e il movimento 5 stelle municipale si era già stracciato ripetutamente le vesti, per le infrazioni al codice della strada, con la panda rossa, del malcapitato sindaco. Il partito commissariato si era palesemente stancato di lui e tramava per defenestrarlo a breve. Come tutti i politici di (improvviso) successo, neanche il chirirgo-amministratore era insindacabilmente intonso, ma non era preparato a trovarsi irretito - lui non romano - in un romanzo criminale così ben ramificato. In fondo, un incompetente inadeguato, inadatto a gestire con qualche possibilità ed attendibilità le cose romane. Il ministro del lavoro e presidente delle cooperative rosse si è detto addolorato per essere incappato in un servizio fotografico al desco di cotanto criminale, alludendo al suo omologo della Coop. 29 Giugno di Roma. Che differenza pratica c'è con una loggia e, fra le succitate due entità ed un partito? E poi perchè commissariare Roma - sai il baffo che gli farebbe - quando c'è già tutta l'Italia, commissariata dalla Germania? Che si guardi da noi; cercheremmo di fare affari anche con lei. E' già successo almeno due volte in un secolo e poi l'abbiamo lasciata con le pive nel sacco.
mercoledì 3 dicembre 2014
La mafia delle larghe intese.
Il ministro del lavoro è ritratto ad una cena sociale della coop. 29 giugno, che tramite una sua fondazione era la cassaforte della criminalità romana, mafiosa in solido con le istituzioni e operatrice per loro conto dietro cospicuo indennizzo affaristico. Quindi, le coop rosse erano saldamente irretite nel sistema degli appalti ed erano favoreggiatrici, tramite il business del XXI secolo, le fondazioni, del malaffare,indissolubilmente coniugato col fare ordinario. Aveva quindi ragione l'ex sindaco Alemanno quando affermava, stasera in televisione, che la tela del ragno non era solo fascista - facendo implicite e chiare ammissioni, quanto meno circa la realtà del fenomeno - ma intersecava robusti apparati economici, politici ed amministrativi della sinistra, tanto è di riprova, che gli assessori della giunta Marino che erano implicati nel "giro", si sono dovuti dimettere, attestando il presidio dei punti strategici della Mafia delle larghe intese. Personalmente non sono particolarmente stupito. Già in passato, su questo blog, avevo riferito della mia sorpresa, durante il mio primo viaggio in auto, in Sicilia, di trovare dovunque cantieri aperti delle coop. emiliano-romagnole, all'interno degli stessi paesi che recavano, sulle mura delle loro case, pubbliche denunce contro l'edilizia priva di piani regolatori. In queste ore si sono già dipanate le gesuitiche distinzioni e sottigliezze para-giuridiche che denunciano il peccato, ma "salvano" o vorrebbero salvare il peccatore. Le controriforme di Renzie andranno avanti lo stesso, il nostro non è più un paese democratico autonomo. Mediti soltanto, lo spericolato arrivista, che, prima o poi, potrebbe arrivare "il suo momento".
La vita come realtà e come rappresentazione.
Italia, Grecia e Bulgaria sono i tre paesi più corrotti d'europa. L'Italia, costatavamo ier l'altro, ha avuto nel 2013 il più alto numero di infettati dall'Aids del continente. La struttura orizzontale della corruzione nella capitale e il suo compito, più che potere, dato che si trattava di nomine istituzionali, era tale da configurare chiaramente le carattersitiche che consentirebbero al prefetto, se non dipendesse dal Ministero degli interni, di sciogliere per infiltrazione mafiosa anche il Comune di Roma, dopo quello di Reggio Calabria. L'unità nazionale, in queste condizioni, non è neppure uno slogan, è una barzelletta, la natura europea del nostro paese è solo geografica. La meglio gioventù si distingue in omicidi perbenisti, difesi con freddezza e logica, da bocconiani, studenti di università internazionali, non troppo diversi, nelle strategie, da quella famiglia pugliese che si è coalizzata per togliere di mezzo una bella rivale alla figlia bruttina ed ha accusato dello scempio un povero diavolo, dominato psicologicamente ed abusato dal padre durante l'infanzia che continua a piangere disperatamente e ad accusarsi dell'omicidio della nipote che, solo dopo averla uccisa - sostiene -, aveva potuto possedere, prima che si raffreddasse. Del bambino di Ragusa, se fosse per i compaesani, non si saprebbe niente, niente di quelle che gli era capitato durante i suoi otto anni di infelice esistenza. La mamma affranta, non solo non lo aveva custodito, ma non lo aveva neppure portato a scuola, dalla quale quindi non poteva uscire per tornare a casa, mentre si insinua che il poverino, nel corso della sua breve vita, fosse stato usato sessualmente da personaggi del vicinato di cui si cerca di individuare l'identità. Eppure, riferiscono le comari, la sua famiglia era esemplare, eccezionale, radiosa. Come il bel Paese.
La capitale de no' antri.
Il polverone che si è subito levato dopo l'incriminazione di una delle tante composizioni-ricomposizioni del generone romano è il più consono alsacrificio effettivo delle figure minori, alla diluizione dei tempi, all'artefazione delle prove trasversali fra tutti coloro che mangiano sugli appalti che, per conto del popolo e li spartiscono fra gli amici, secondo una gerarchia pecuniaria e di "prestigio". Tutta la società romana vive - e casomai prospera - o sopravvive di una partecipazione "coatta", servile, agli affari che la politica e l'amministrazione burocratica dello Stato può apportare, anche all'ultimo aggregato, autista o guardaspalle che sia. Il fascismo romano è popolare, come la sinistra della subura, tutti diversi dai terrazzi letterari, artistici, prelatizi e affaristici - che compendiano tutti i precedenti - e si alimenta di ripartizioni, alle quali concorrono orde ridanciane e caciarone di aspiranti. Ciascuno compete e si associa per competere, adducendo tutte le nequizie, vere e immaginifiche di coloro che vuole scalzare per "rubare un po' anche lui"; gli altri non devono esagerare. Questa è l'etica plebea del rappresentati e dei rappresentanti e nessuno se ne scandalizza se non nei termini di una sua "ingiusta" esclusione. Se questa Capitale è una capitale europea, mi deve essere sfuggito qualcosa e ben fa la Germania neo guglielmina a non farsi trascinare in un'Europa becera e da mantenere di sana pianta. Se costretta, sarebbe lei ad uscirne, ricavandone indubbiamente dei danni, ma non tali da non riemergene in breve tempo. Non si può coltivare nessuna fiducia riguardo ad una catarsi giudiziaria dell'endemica corruzione romana, perché è l'unica fonte di reddito, a scalare, per un numero di persone che non so quantificare, ma certamente dell'ordine delle centinania di migliaia se non dei milioni, da percentualizzare sui 3,5 cha la abitano e fra i 10 che, dall'alba al tramonto, la popolano. Cercherò di trar spunto da questa cronaca, anche attraverso il confronto con gli amici romani, compagni, tante volte, di tavolate e ciniche risate su quest'Italia de no' antri.
martedì 2 dicembre 2014
A fra' che te serve?
Gianni Alemanno fu sindaco di Roma. Riuscì dove non era riuscito Gianfranco Fini - che sia un destino? - perché rappresentava la terrigna, plebea, teppa del fascistello di famiglia, con amicizie da caserma. E' infatti figlio di un generale di carriera pugliese e, per caso, è nato a Roma. Fascista, fascistissimo, fra i suoi amici, mai trascurati, annovera anche pregiudicati per terrorismo e, da buon meridionale, pratica il familismo e il clientelismo ambientale. Di parentopoli già si sapeva, ma la procura di Roma, una volta tanto, ha saputo individuare nel familismo carrieristico una vera e propria associazione mafiosa. Sull'onda del berlusconismo sdoganatore si era ripulito delle nunerose testimonianze fotografiche che lo ritraevano impegnato in scontri di piazza e, dopo essere stato ministro dell'agricoltura - un dicastero che un referendum abrogò - riuscì a farsi eleggere primo cittadino, ripulitore della città dai Rom e dalle sporcizie stradali. Queste ultime non sono mai state rimosse e anche i Rom, pur perseguitati e dati ripetutamente alle fiamme, nei loro accampamenti, hanno resistito. Invece, della sua carica amministrativa, il genero di Pino Rauti, aveva fatto il catalizzatore delle sue ambizioni di arricchimento, in solido con parenti ed amici, secondo un costume predatorio, atavico, trasversale, direi gladiatorio, fedele ai camerati. Storie di "coatti valoriali", come i membri della banda della Magliana, eredi del principio per cui un giorno da leoni val ben più di una vita da "er pecora". E allora, dai, come discendenti degli stupri dei Lanzichenecchi, al "carpe diem" della cresta spicciola su tutti gli eventi, perchè quell'occasione si è presentata per una sola volta nella vita. E loro sanno come vanno le cose.
Il mutismo della morte.
La vicenda del bambino siciliano, ucciso e scaricato come un rifiuto, non la seguo nei morbosi dettagli e nei tecnicismi polizieschi. Credo che per trarre il succo da questi frequenti accadimenti, sia necessario estraniarsi dalla vulgata mediatica, dai falsi sentimenti, che, ancorché fossero veri, non servirebbero a niente. A due giorni dal rinvenimento, preceduto dalla denuncia della scomparsa, non è stata raccolta una testimonianza, una sensazione, un ricordo articolato su quel piccolo che passava molto del suo tempo libero in strada e nelle campagne circostanti il suo paese, traendone un ingannevole senso di libertà e di appagamento. In questo, si confondeva fra ingenuo istinto vitalistico e ambiente, naturalistico, ma soprattutto sociale, perché questa piccola società non può estraniarsi ora dalla disamina dei fatti, delle ipotesi e delle possibilità e rifugiarsi dietro i luoghi comuni del "comune sentire", ben diverso dalle interiorità individuali, pur recitanti un "solidale" copione. Solidale anche nell'indifferenza e nell'omertà, certamente cominciata ben prima dell'omicidio del piccolo e complice e favoreggiatrice del medesimo, laddove e allorquando "un altro" cade vittima di una predatoria o sacrificale violenza. La verità nascosta è che gli uomini e le donne non sono come vogliono apparire ed anzi si nascondono dietro le convenzioni, i convenevoli, la "buona educazione", al riparo della quale tessono trame egoistiche ed elaborano pretesti morali. Sempre dalla parte dei bottoni, anche di fronte alla morte. Se di questo episodio non si venisse a capo, quanti condividerebbero con l'assassino il mutismo "necessario" a non infrangere la "reputazione condivisa", nella rimozione di un fatto che disturba ma non sconvolge e che, perché non sconvolga, è "bene" che sia gettato con il corpicino, come un rifiuto?
lunedì 1 dicembre 2014
Il prezzo dell'ignoranza.
L'Italia è la nazione europea con il maggior numero di infettati dall'AIDS: lo scorso anno i casi accertati hanno riguardato 136.000 nuovi malati. Quando la malattia si manifestò, come endemica, dato che il primo caso risale al 1961, in capo ad un marinaio norvegese che navigava sulle rotte africane, sembrò, assurdamente, che fosse limitata al mondo omosessuale, peccatore e per questo punito. I primi malati furono isolati nei reparti infettivi degli ospedali di modo che si estinguessero con il virus. La segregazione, neppur dichiarata, sortì l'effetto contrario: i malati, finchè le forze glielo permisero, si diedero ad una socialità promiscua molto intensa, con la quale manifestarono la loro vitalità e il desiderio, più o meno consapevole, di rivalersi, sul maggior numero possibile di persone, del loro ignoto contagiatore. A livello istituzionale e politico si dissero una serie infinita di stupidaggini, sembrò quasi che si ritenesse il morbo appannaggo di chi se lo andava a cercare, come ad Haiti, riaffermando, in campo scientifico e sanitario, una mentalità castale e borghese, oltrechè ipocrita. La Chiesa ribadì che si trattava di una punizione divina e predicò l'astinenza, il profilattico fu censurato senza che si offrisse un'alternativa per i rapporti occasionali. Infine, per decenni, il fenomeno fu rimosso, fino alle ultime statistiche, nonostante che negli anni non citati, un numero sconosciuto al pubblico di contagiati fosse stato certamente rilevato e senza che ne fossero investigate, con la necessaria riservatezza individuale le cause. Ai malati, quando viene loro diagnosticata la sindrome da immunodeficienza acquisita, non viene chiesta quale potrebbe essere stata la probabile causa del contagio. Solo successivamente, durante i ricoveri e solo su base volontaria, si redigono delle statistiche sui comportamenti dichiarati. Più che probabile, è certo che la latenza epidemiologica deve essere molto estesa, così come, per anni è rimasta silente quella degli attuali conclamati. Quando si fanno le analisi ordinarie del sangue, quella relativa alla presenza o meno dell'HIV viene svolta solo dietro specifica richiesta e, se il potenziale paziente preferisce mettere la testa sotto la sabbia, non si può effettuare a sua insaputa. Come la salmonella dei legionari o, se preferite, come il diavolo ( dall'inno della Legione ) l'AIDS marcia insieme a noi.
Dinastie.
E' stata arrestata oggi, a Roma, tale Tamara, orfana del papà Massimo, ucciso da Gabriele, un esecutore di omicidi su commissione. Attualmente, la summenzionata Tamara non è più consorte di un talentuoso centrocampista che commemorò il suocero, quando fu ucciso e gli dedicò pure un goal, perchè "gli volevano bene tutti". Sta di fatto che il suocero era un pregiudicato, autore di numerose rapine a mano armata, anche se è raffigurato con il tight, mentre accompagna all'altare la figliola. La delfina è accusata di essere la mandante del sequestro e delle sevizie inflitte ad un imprenditore per estorcergli 200.000 euro e per rientrare in possesso di un capitale di 80.000 euro, più gli interessi, che aveva investito in una licenza per la vendita di impianti fotovoltaici, acquistata dall'imprenditore e in seguito abbandonata. Il centrocampista è un leader della squadra della subura romana fieramente contrapposta all'altra subura fascistoide dei quartieri alti. Ci sono quartieri di Roma lungo i muri dei quali si può leggere una diatriba incrociata politico-calcistica da far cadere le braccia. Il centrocampista, dall'epoca della perdita del suocero, si è separato dalla bella figlia del medesimo e non è quindi detto che ci abbia a che fare o che ce l'abbia avuto, ma la familiarità fra grezzi e gladiatori rappresentanti della pedatoria enfasi e la malavita è un fatto ricorrente. Anche la moglie o la ex moglie di una altra icona capitolina, era stata amante di Enrico ( Renatino )De Pedis, boss della Banda della Magliana. La contiguità fra i due mondi, antropologica, sociologica, sotto-culturale, ne viene riaffermata. Anche a Genova, dove giocava il nipote di un capo della n'drangheta calabrese, una quota della tifoseria dialogava solo con lui e intimidiva tutti gli altri componenti della squadra. L'abitudine consolidata degli ambienti calcistici a trafficare con i biscazzieri delle scommesse clandestine, interne ed internazionali, è una prova ulteriore e se ne trovano i riscontri, inalterati, per più di una generazione. Le denunce di Carlo Petrini in numerosi libri, le cronache occasionali che insinuano che certi infortuni, maturati durante le partite, non siano estranei a "punizioni" per denunce fatte, tramite la stampa, da parte di qualcheduno che, evidentemente, non era pienamente integrato con il sistema ed anche il parallelismo con ambienti della curia vaticana che, si presumerebbero estranei a questo tipo di "parentela" e che, invece, avrebbero commissionato azioni mirate alla malavita, per strategie politiche e di potere, affrono uno spaccato istantaneo e subito occultato, del "coatto generone" romano, non protagonista ma strumento di eminenti e rispettati committenti. Fatta salva la esclusiva responsabilità individuale nei fatti, la vicinanza ambientale stride con l'ipocrita retorica dello sport e con i suoi inesistenti ancorché presunti valori.
domenica 30 novembre 2014
La rottamazione indiscriminata del lavoro.
Il Job's act non contiene solo la seconda parte dell'abrogazione dell'art. 18, dopo che la prima era stata cassata dalla Fornero. Si tratta della soppressione dei controlli in materia di contributi previdenziali svolti dall’Inps e dall’Inail, i quali, insieme alla vigilanza esercitata dal Ministero del lavoro, sono destinati ad essere sostituiti da una non meglio precisata Agenzia ispettiva unica.
Anche questa innovazione è presentata come un ineludibile passo in avanti sulla strada della modernità, del progresso e del rinnovamento. Il Governo, infatti, va ripetendo che la creazione dell’Agenzia ispettiva unica consentirà di ottenere un risparmio in termini di spesa pubblica e di accrescere l’efficienza, evitando la duplicazione delle ispezioni da parte dei vari enti e, soprattutto, garantendo il minor disturbo possibile alle imprese, le quali non correranno più il rischio di essere vessate da continui controlli in materia di previdenza e sicurezza sul lavoro.
Tuttavia, come nel caso dell’articolo 18, dietro la suggestiva versione ufficiale si nasconde una realtà molto diversa e molto meno attraente, che in pochi, purtroppo, conoscono.
In primo luogo, è evidente la schizofrenia di un’operazione che vorrebbe perseguire un risparmio di denaro pubblico attraverso la creazione di un nuovo ente, il quale comporterà, al contrario, un sicuro aumento dei costi, vista la necessità di nuove sedi, di mezzi aggiuntivi, di nuove strutture organizzative con conseguente moltiplicazione di posizioni dirigenziali, ecc.
Occorre poi chiedersi quanto sia indispensabile creare un nuovo soggetto pubblico per raggiungere lo scopo di evitare le duplicazioni delle ispezioni. Fa specie che nel paese delle morti bianche e del lavoro nero ci si preoccupi, invece, della eccessiva frequenza dei controlli.
Per evitare questo – tutt’altro che ricorrente – fenomeno, basterebbe un maggior coordinamento tra gli enti attualmente esistenti, attraverso la creazione di una banca dati unica, già prevista dal 2004 ma, inspiegabilmente, mai divenuta operativa.
Un risultato sicuramente raggiunto sarebbe, invece, l’aumento esponenziale delle violazioni in materia di previdenza e sicurezza dei lavoratori, date le enormi difficoltà logistiche e operative che una riforma di tale portata provocherebbe, determinando lo spostamento di oltre 7.000 dipendenti pubblici dalle amministrazioni di appartenenza verso un’entità dai contorni allo stato nemmeno vagamente delineati, con i conseguenti lunghi tempi – e ingenti oneri – di formazione e aggiornamento.
Né deve stupire, in un’epoca contraddistinta da un costante, spietato attacco nei confronti del lavoro, che alla classe politica poco o nulla importi della vigilanza sul rispetto della normativa a protezione dei lavoratori. Viene anzi da chiedersi se proprio attraverso la sostanziale riduzione dei controlli, e il conseguente naturale aumento dell’evasione contributiva e dello sfruttamento della manodopera, si intenda dare un qualche “slancio” all’economia italiana, ovviamente sulla pelle dei dipendenti.
Ma un interrogativo ancora più inquietante si pone a chi sappia e voglia guardare al di là della retorica efficientista del Governo: l’Inps – la cui mission è la raccolta dei contributi per l’erogazione di prestazioni ai lavoratori – potrà ancora svolgere i propri compiti dopo essere stato privato dei propri ispettori? L’Istituto è il più grande ente previdenziale d’Europa e, in Italia, il suo bilancio è inferiore soltanto a quello dello Stato: una macchina complessa, che, malgrado tagli lineari agli investimenti e riforme penalizzanti per il personale, continua a rappresentare un’eccellenza nell’ambito del settore pubblico.
L’equilibrio finanziario dell’Inps è dovuto anche all’attività dei suoi ispettori, che nel solo anno 2013 hanno accertato contributi evasi per più di 1.200 milioni di euro, oltre ad aver smascherato svariate migliaia di truffe ai danni del sistema previdenziale, le quali, com’è noto, in alcune regioni sono orchestrate dalla criminalità organizzata e dalla criminalità amministrativa ad essa collaterale.
Ebbene, una volta soppressi i controlli sugli adempimenti contributivi da parte dei propri ispettori, i quali verranno trasferiti nell’Agenzia unica per essere destinati ad altre attività, l’Inps dovrà accontentarsi – nella migliore delle ipotesi – dell’autoliquidazione dei contributi da parte dei datori di lavoro: in concreto, il rischio per l’Istituto è quello di subire passivamente un’evasione senza controllo.
Di conseguenza, sorge il dubbio se uno degli obiettivi che si celano dietro la creazione dell’Agenzia ispettiva unica sia appunto quello di provocare intenzionalmente il default dell’ente previdenziale pubblico, aprendo così la strada alla completa privatizzazione del sistema pensionistico italiano. Per quanto una simile lettura possa apparire eccessivamente “complottista”, essa trova un significativo riscontro nei provvedimenti legislativi succedutisi nel corso dell’ultimi anni, tutti invariabilmente nel segno di un costante, progressivo ridimensionamento del ruolo dell’Inps.
Del resto, è facilmente intuibile che il risparmio previdenziale faccia gola al capitalismo speculativo nostrano e straniero.
Così, insieme alla modifica dell’articolo 18, la nascente Agenzia ispettiva unica, ad onta delle rassicuranti promesse di risparmio ed efficienza, altro non è che un ulteriore tassello del programma complessivo di smantellamento delle tutele dei lavoratori in Italia
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