sabato 14 gennaio 2017

La maschera.

I Centri di accoglienza dei migranti sono quasi tutti gestiti dall'ex Ministro degli interni, il poltronista democristiano Angelino Alfano, che coniuga il riflesso pavloviano della Balena bianca, con le sue parentele, in senso ristretto ed ampio, di uomo del sud. Dalla laurea "breve" di suo fratello, all'assunzione del medesimo, in ruolo dirigenziale, in uno dei tanti, inefficaci, enti locali, al collocamento dei suoi uomini in tutte le posizioni, sulle quali poteva agire come ministro di polizia. Cosa farà adesso agli "affari" esteri? Le persone che dirigono i C.I.E. sono in parte indagate, amministrano ingenti risorse pubbliche, procurano ( assistendo dei poveri diavoli? ) ingenti pacchetti di voti. E dire che quei miserabili pensavano di approdare in Europa. Un allenatore di calcio giovanile di Alessandria, ha abusato per trent'anni di molti dei suoi calciatori in erba, secondo una tecnica sperimentata e mai mutata. Lo hanno scoperto, gli inquirenti, solo perchè una vittima del tecnico minorile lo ha riconosciuto, dentro a un bar, ventinove anni dopo i fatti. Quando i carabinieri hanno suonato alla sua porta, è stato un bambino di undici anni ad aprire. L'uomo era in bagno. In casa aveva una cineteca con le sue imprese. Ieri, si è suicidato in carcere. Doveva farlo prima, quando le sue tendenze si sono manifestate. Il comandante in Capo - non espresso dall'Arma - dei carabinieri, indagato per rivelazioni di dati segreti e complictà in uno degli innumerevoli scandali nazionali, è stato confermato al suo posto, dal quale potrà agire a sua tutela e valersi di collaborazioni collaterali. Va bene, anzi benissimo, che in sede di evoluzione di un'indagine in corso, non si possa dare la croce addosso a nessuno, ma mi sembra ovvio che ragioni di opportunità evidenti dovrebbero impedire simili reinvestiture che sanno tanto di strategia comune fra malfattori. Ci sono giornali che tacciono o edulcorano, diluiscono o omogeneizzano le notizie, politiche e sociologiche; ve ne sono pochi altri che invece le rivelano, le sottolineano e, in qualche caso, le enfatizzano. Questi pochi organi d'informazione, si valgono, come Wikileaks - sempre comunque benemerita - delle interconnesioni della Rete e non hanno paura di servirsene, L'hackeraggio mondiale non è privo di scopi non disinteressati, ma l'intenzione divulgativa di notizie in gran parte vere, è positiva. Ai diffusori non sono risparmiate sanzioni e persecuzioni nei regimi ademocratici ( il caso dei giornalisti di Istanbul e delle loro testate è emblematico ), come quelle rivolte ai singoli blogger a Cuba, in Russia, ai confini delle libertà ), oppure, negli Stati di "diritto" dove gli uni e gli altri sono oggetto di infamanti insinuazioni, propagandisticamnte amplificate, che nulla hanno a che vedere con le notizie pubblicate. Servono solo ad un discredito rivolto agli utenti indifferenziati, molto meno bovi, talvolta, di quanto i loro governanti-censori auspicherebbero. Ma lasciamo da parte la politica, per ora confinata nella pattumiera della cronaca, alla quale in tanti attingono in termini clientelari e rivolgiamoci alla cronaca sociologica illustratrice del contesto nascosto sotto la maschera, per lodarne l'efficacia documentale, del mondo miserabile dell'Es, nascosto dall'apparenza dell'Ego, sotto la supervisione di un Super-Io complice e realistico, anche perché legato alle logiche ipocrite di sistema. Del resto è sempre stato così, anche nella prassi comportamentale delle istituzioni morali, laiche e religiose, in un realismo dell'oppressione e dei vantaggi che, per taluni, ne possono derivare.

giovedì 12 gennaio 2017

Cronache medievali.

Quest'oggi, casualmente, nell'ambito del mio grigio lavoro, ho incontrato una ragazza che da qualche anno lavorava nel reparto gastronomico di Eataly, a Bologna. Mi ha porto un modulo dell'INPS, perché desiderava la certificazione del rapporto di conto corrente sul quale verrà versata, per sei mesi, l'indennità di disoccupazione. L'avevo intravista più di una volta, all'interno della gastro-biblioteca, inaugurata, con i soldi delle Coop., dall'allora sindaco Cofferati, prima in Italia, in anticipo di qualche anno sull'analoga apertura milanese ( finanziata da chi? ). Sta di fatto che, da allora, i prezzi sui banchi della Coop. si sono molto alzati e non sono più competitivi, neanche sul piano della qualità, con l'Esselunga. Da qualche mese non mi era più capitato di incontrarla. Persona essenziale e laconica, a mia domanda, ha risposto che era stata allontanata perché aveva avuto da poco un bambino e, quindi, si era dovuta "troppo" a lungo assentare. Siamo tornati indietro di un secolo e mezzo e l'inciviltà alligna, come in qualsiasi ambito imprenditoriale, anche nei "santuari" della ex sinistra, del resto mai apprezzati dai vecchi cooperatori, che vi vedono un tralignamento dagli scopi fondativi. Hanno ragione: è un luogo per "fighetti" della ristorazione con discussioni intellettuali, in mezzo alla transumanza degli acquirenti di libri, fra i quali spesso ci sono anch'io. L'abolizione dell'art. 18 non è referendabile, per la Corte di garanzia..di chi? Un'autentica amarezza, soprattutto per lei, ma anche per me, che pure sono tannto laico e loico, irridente e battutista. Un'infamia messa in atto da qualche funzionarietto d'apparato, come dovunque, un esempio di mancanza di autonomia e di ignoranza, nel tempio, in uno dei tempi, della cultura radicale, fine a se stessa. Al bar Impero di via Indipendenza, quando l'alta pasticceria e ristorazione non attraggono i soliti caricanti bisonti dell'eccellenza di massa, quando la ressa alla mangiatoia si dirada, il personale si immalinconisce ( non è vero, ma vagola sperduto, fra il buffet, il laboratorio di pasticceria, la piccola cucina e fra i tavolini momentaneamente vuoti ). C'è stata una moria? Ma, chissà, c'è poca gente in giro, se la tendenza continuasse per un po', il proprietario comincerebbe a ridurre il nostro rario di lavoro e, con esso, lo stipendio, che si aggira intorno alle centinaia di euro per i camerieri e poco sopra il migliaio per "i camerieri coordinatori". Eppure, il sabato e la domenica, i deambulanti si moltiplicano e vanno serviti anche sull'acciottolato della via, perché tutta la circolazione è inibita e gli orari ordinari, pur su diversi turni, si prolungano fin oltre l'ora di cena. Al "duro e al maturo" per questi lavoratori in ideale livrea, ma considerati generici, senza qualifiche. Due delle commesse elaborano gli ottimi piatti, pari a un primo e un secondo di buona levatura, poi ritornano al servizio al banco, a quello ai tavoli nel momento di maggior afflusso. Anche ciascuno di loro può essere licenziato in ogni momento, nonostante che la società subentarante, che ha aperto altre due sedi commerciali, di cui una, in via Caprarie, a prezzi da rapina turistica, si giovi del richiamo verso i locali attraenti, di una massa di cafoni che si urtano, chiedono "una bresciana" ad una cameriera slava che sbotta: ma che cosa sono? Quelle lì. Allora sia più chiaro e mi dica quella brioche. Oggi, nel servirmi un caffé, un'algida ma bella cameriera venuta dal freddo, mi ha offerto un succulento pasticcino pieno di grassi, sia pur ben trattati. Così divento sempre più grasso. Ma si figuri, l'importante è mangiare ( e perché non altro? ) e stare bene. E' proprio questo il problema; ho giocato troppo a lungo con la mia salute, per insistere, ma per lei, emigrata non da marciapiede, la vita grama e decadente è un dato accettato dell'esistenza. Quindi, come si può, chi vuol esser lieto, sia! Basta non esagerare: come ogni anno, a cavallo fra la fine e l'inizio, ci sono azienducole che ricaricano il proprio personale con una manovella ben assicurata in medias res, fra slogan da minus habentes. In contemporanea, offrono, con i contributi di incompatibili sigle sindacali abbarbicate al "tavolo", dei formulari offensivi e pieni di subordinate, anche future, di recupero, da parte del datore, di quattro soldi erogabili "sub specie servitudinis", a cui fanno da megafono, in loco, ( non è vero: uno strombettamento ) di strane maschere acronimiche locali in via di superamento circolare, come era già avvenuto, cioè, in una eterna ripetizione di guerreschi, ma scopertamente affannosi proclamini. E i tribuni della plebe? Sono sempre lì a raccogliere il non attribuito al Fondo pensione aziendale, di questa o di quella azienda, da loro cogestito, e a farsi accettare al tavolo, l'unica autentica vocazione da Enti non riconosciuti giuridicamente, come un Fantozzi e un Filini qualunque, quando furono convocati-invitati, come figuranti, alla mensa dei Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare.

mercoledì 11 gennaio 2017

Un'altra pagina fradicia dell'Italia serva.

Dunque, mentre si può referendare sui voucher e sulla limitazione di responsabilità quando avvenga un accordo illecito cito tra appaltante e applatatore, sul job's act e segnatamente sull' art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, non è dato pronunciarsi. Il Sinedrio laico, custode degli equilibri politici, non so ancora con quali motivazioni, si è prestato a fare da Vestale di un potere prono e corrotto. Certamente a imtervenire sui suoi ex colleghi, è stato quel notabile meridionale di Sergio Mattarella, già autore, agli albori della Seconda Repubblica, di un ineguagliato sistema elettorale compromissorio, cioè democristiano. Se il job's act fosse stato sottoponibile al giudizio popolare, per scongiurare una probabile bocciatura, l'insulso Partito democratico avrebbe provocato la chiusura anticpata della legislatura dei nominati, per ritardarne il giudizio di un anno e mettere in cantiere una riforma di facciata, necessaria a rendere necessaria una nuova raccolta di firme. Invece, il governo-Quisling deve continuare a fare da tappeto alla tracotanza creditoria dell'Unione europea, la quale non prevede lacune di continuità con il ventennale processo di riduzione del debito italiano. Ecco che la Corte si affianca alla politica e agli interessi prevalenti, in gran parte esogeni. Che cosa ci sia di ostativo, giuridicamnete e costituzionalmente, a consentire la consultazione popolare su una legge riguardante il lavoro, non appare di nessuna comprensione, ma, si sa, nella patria del diritto, le circonvoluzioni del dottor Azzeccagarbugli sono sempre all'ordine del giorno. Cade l'ingenua credenza nell'indipendenza della magistratura, in un Paese come l'Italia, uso all'arbitrio clientelare ed alla melensaggine cattolica e questo nonostante, anzi soprattutto, dopo la sconfessione della riforma costituzionale che, di fatto, viene compiuta, ad argomentum, dalla stessa Istituzione che dovrebbe tutelarla e che invece la piega alle esigenze espresse sottotraccia, dalle compagini, tempo per tempo, prevalenti, nel substrato paludoso delle istituzioni. In questo, nulla di nuovo. La lotta va portata su altri fronti e, ad onta del suo, tante volte strumentale ed ipocrita costume, pur molto minore della media perché non rinuncia a stare all'opposizione quando serve, è sempre e solo la CGIL ad investirsene, secondo una confermatoria vulgata, per la quale, con tutti i sottintesi impliciti in un modello quanto meno dirigistico, la "querelle" democratica, almeno finché rimane espressione dei ceti subordinati, resta appannaggio del movimento, non più operaio, ma comunque del popolo. Del resto Demos Kratia, altro non significa che sovranità del popolo. Una sovranità che non è mai stata accordata e che va conquistata senza cineserie, costi quel che costi.

martedì 10 gennaio 2017

La liquidità sfuggente della rivincita.

La globalizzazione delle ricchezze ha oscurato quella ben più mastodontica, gravissima, delle povertà, le ha generate e le gestisce, con facilità, mentre la refrattarietà all'omologazione delle società arcaiche, ha portato la guerra entro i confini delle nazionicapitalistiche post industriale. Zygmunt Bauman, un altro ebreo, esule a Leeds, per sfuggire alle ondate ricorrenti di antisemitismo della nativa Polonia, ne ha colto e descritto le caratteristiche, fino a poche settimane prima di morire. Questi Ebrei, non saranno loro a reggere le trame dei destini del mondo e, per questo, ne sono sempre così efficaci interpreti? Questa forma di conformistica ignoranza, ad opera di cortigiani del pensiero, li accompagna in ogni circostanza della loro esperienza e la lucidità dei loro numerosi intellettuali - ma non di mestiere, come spesso accade, soprattutto nei Paesi latini e nei regimi dittatoriali - li renderà nomadi, di tante nazionalità, legati fra di loro solo dall'ebraismo, inteso come koiné antropologica. Baumann è morto nei giorni scorsi, ma ha lasciato una chiara traccia interpretativa. Studiando "le conseguenze sulle persone", ridotte a “scarti”, residui superflui che vanno conservati soltanto fin tanto che possono esser consumatori, Bauman ha svelato il volto cupo e tragico dell’ultra-capitalismo, feroce espressione di creazione e gestione della disuguaglianza tra gli individui, dove all’arricchimento smodato dei pochi ha corrisposto il rapido, crescente impoverimento dei molti. Ci ha aiutato a guardare dietro lo specchio ammiccante del post-moderno, sotto la vernice lucente dell’asserito arricchimento generalizzato e universale, dietro lo slogan della “fine della storia”, ossia della proclamata nuova generale armonia tra Stati e gruppi sociali, era apparso l’altro volto della globalizzazione, ossia una terribile guerra dei ricchi ai poveri, ennesima manifestazione della lotta di classe dall’alto. Ha guardato, Bauman, alle vite di scarto, generate incessantemente dall’infernale “megamacchina” del “finanzcapitalismo”, o dalle assurdità crudeli del “capitalismo parassitario”, come Bauman lo ha chiamato. Quella che chiamava “omogeneizzazione” forzosa delle persone (un concetto che richiama la pasoliniana “omologazione”), era l’altro volto della società anomica, che distrugge legami, elimina connessioni, scioglie il senso stesso della convivenza. Ci ha portato dentro la parentesi in cui ci ha costretti a vivere, sulle macerie delle esperienze storiche, degradate come ideologiche, del Novecento, un secolo drammatico ma ricco di fervori e contenente almeno delle concezioni sull'uomo, alle quali si sono strumentalmente opposte le dittature fasciste. Un secolo ( almeno per quanto riguarda la nostra aia ) caratterizzato da una forte pressione politica, esercitata, con maggiore o minore successo, dalla Chiesa cattolica, che, rimasta senza interlocutore politico, è incerta fra il recupero evangelico e la riaffermazione, con la dottrina, dei privilegi. Una civiltà della tecnica che distrugge l'umanesimo, causa principale, secondo Baumann, insieme a tutta la modernità agnostica, delle più insensate e barbare espressioni politiche della contemporaneità. Leggetelo.

lunedì 9 gennaio 2017

L'eterno conflitto.

Questa volta l'attentatore palestinese, in terra d'Israele, non è stato modello per colpire l'europa complice, bensì imitatore. Si è scagliato, con un camion, su un assembramento di soldati di leva, non ancora addestrati ( anche se è in corso un'inchiesta, perché sono fuggiti davanti al mezzo pesante - che altro dovevano fare? ). La similitudine con l'attentatore di Monaco di Baviera è evidente ed è strano che i formidabili sistemi di sicurezza israeliani abbiano potuto consentire una simile vicinanza, in presenza fra l'altro di soldati appena reclutati. Anche questo irriducibile nemico è stato abbattuto. L'Isis rivendica esultando: il costume degli arabi, arcaico fin che si vuole, ha resistito al tentativo, implicito nelle guerre energetiche, liberatorie da tiranni utili agli equilibri dell'area, anche se inclini, durante tutta la guerra fredda, ad ordire attentati contro americani ed interessi occidentali, non diversamente da quanto avrebbe fatto Bin Laden, di introdurre nel sistema e nel modello culturale, la libera impresa, una diffusione possibile del reddito, la costituzione di una classe dirigente imprenditoriale e, attraverso tutti questi strumenti, di laicizzare la società - come ben sa la Chiesa cattolica che alla modernizzazione in genere ed a quella italiana in particolare, si è sempre opposta -. Ebbene, questi costumi hanno resistito e prevalso, la campagna bellica ha alimentato il terrorismo ritorsivo, gli Arabi, fieri e potenzialmente violenti, hanno resuscitato, in ampie zone, sottratte alla potestà statale, neo Califfati, mentre nella striscia di Gaza languono più di un milione di Palestinesi. Tutto il mondo arabo e la gran parte del mondo islamico, puntano il dito contro Israele, accusandolo di essere la causa di tutto, con i suoi insediamneti in espansione da un territorio grande, attualmente, come la Lombardia e questa posizione è condivisa da buona parte dell'opinione pubblica italiana, che, ancora una volta identificagli Ebrei come manipolatori e, in questo caso, come oppressori. Dai razzi, dagli attentati kamicaze, alla guerriglia, portata all'improvviso, dovunque nel mondo: è la fase bellica di questo inizio secolo. Ma non c'è solo questo: va fatto un confronto con quanto avviene in ogni contesto nel quale il costume atavico resiste intatto, pronto solo a sfruttare le opportunità di incremento del lucro, della moralità moderna, sovvertitrice della precedente, anche armato, perché substrato di un potere storicamente alieno, da quello prevalente in una sola parte delle nazioni coinvolte. E' il caso, ad esempio del modello borbonico meridionale ed della sua sedimentazione classista statica, refrattaria, anzi ostile, all'influenza, anche collaborativa, del nord alieno e dell'Alto Adige, culturalmente austriaco e fiscalmente in una condizione particolarmente privilegiata che neppure un ritorno alla casa madre, consentirebbe ai sudtirolesi. Gli esempi potrebbero proseguire all'infinito, ad attestare che la radice della violenza affonda nel terreno dei tanti, incompatibili, sistemi sociali e, occultamente politici, che, come ognun sa, si fondano su prevalenti interessi economici, dei quali il costume e la religione sono i guardiani, in nome e nei confronti del popolo.

sabato 7 gennaio 2017

Similitudini.

Dunque, anche in Florida un giovane soldato - non giovanissimo, alla sua età, ventisei anni, non si è un veterano, ma neanche un "pischello", in un esercito nel quale la prima linea sacrificabile è composta da disoccupati - ha sparato improvvisamente sulla folla, in un aeroporto, ne ha uccisi cinque e ne ha feriti gravemente altri otto. Una volta tanto è stato arrestato e non abbattuto, anche perché si vuole investigare sulle "motivazioni", nel timore di un insediamento del terrorismo in un paese che, prima di Bin Laden e della Sharia islamica, ne era sempre stato indenne, praticamente da solo. Speriamo che non si costruisca una verità prefabbricata, ma va notato che in america del nord, la violenza "terroristica, si è aggiunta a quella endemica, da armamento privato costituzionale. La violenza intrinseca a una nazione imperialista, ma libera, si va ad affiancare a quella paramilitare dell'Islam, prima coinvolto, ma non sconvolto dagli influssi della modernità finanziaria, mentre, per l'innanzi, anche se era al centro delle trame energetiche delle potenze, non ne risultava insidiata la sua identità storica e di costume, perché i casi e le modalità sono tali e quali e, in questo contesto "liquido", d'impazzimento globale, la violenza è identica - al di là delle attribuzioni - latente, improvvisa. Non si può giustificare, pur in presenza di sanzioni individuali, lo spirito di annientamento che alligna in ogni società, in primis nel mondo dell'occidente preminente, ma privo di contenuti morali. Chi ha detto che lo si giustifica? Nei fatti, avviene, perché si dà per "acquisito" che si tratti di atti da insania mentale, mentre agli analoghi gesti dei "martiri", mandati, ma anche venduti, per l'autosacrificio, in un'età nella quale bisognerebbe essere pieni di speranze, l'analisi sociologica serve a sancire e circoscrivere la natura di un atto che non è da tempo tipico di una società, ma una spirale globale e vorticosa. A livello mentale, probabilmente la spinta "psichiatrica", è sempre stata la stessa, diversi i simboli invocati pubblicamente o individualmente e ha trovato le proprie motivazioni, ignote a ciscun isolato protagonista, in un poliedro neurofisiologico uguale o molto simile. Si tenta di ripetere quel copione, a tormentone e si riuscirà a farlo (ri)passare nelle menti distratte, anche se la mondializzazione della violenza endogena è sotto gli occhi di tutti. Ma, al mondo diffuso dei superficiali, si affianca quello, in espansione, di coloro che mettono in atto il rianimato istinto omicida, mentre, come insegna tutta l'esperienza storica, Governi o altre organizzazioni esercitanti il potere, attentatori interni, mafie e interessi forti sulla soglia del pericolo, hanno dimostrato di saper sfruttare a tempo e luogo, lo spirito di rivalsa, l'unico, degli esecutori. La violenza individualistica ne è un'imitazione disperata.

venerdì 6 gennaio 2017

Itinerari su di un terreno accidentato, il viandante è lucido proprio perché non si sforza di evitare le buche.

Mi è capitato di rileggere alcune pagine di E.M. Cioran. Dovremo provvedere a conferire la grande biblioteca di mio padre, ora che non c'è nenache mia madre a custodirla, ad un'apposita Fondazione, che è comunque un'operazione museale, che cerca di conservare una memoria, almeno facendone leggere il nome. Cioran fa parte della mia biblioteca e non ne è l'unico autore. Non è una lettura per svagarsi e non so cosa mi abbia spinto a riprenderlo in mano: lui avrebbe detto, assolutamente niente, l'unica possibilità di godere e valorizzare le cose. Non so se suggerirne la lettura, innanzi tutto perché i suoi rimandi non sono di immediata comprensione, spaziando su tutto il vasto mondo della mitologia cristiana, sui simboli della cultura illuministica, sulla tristezza della sua sfortunata e depressa terra: la Romania. Ma, infine, è troppo amara la sua sensibilità viscerale e cerebrale insieme, una percezione che ha anticipato la moderna neurofisiologia, una scienza, di cui il pensiero astratto è sempre stato antesignano-contrario, in ogni disciplina. Oggi, che si è riprecipitati in una utilitaristica ignoranza, si tende a screditare, per accreditarsi, per rimuovere e Cioran sarebbe un interprete appropriato, un chirurgo senza anestetici, della sua inconsistenza tossica di contenuti. Un pensiero pseudo-scientifico, così rattrappito, non si fermerà al "corpo organico", di cui la mente è solo un organo, invertirà la prassi alla luce di "nuove" interpretazioni, per poi "sviluppare" quanto si era momentaneamente abbandonato. Sarà tutto subordinato alla carriera accademica dei soloni delle cattedre, ai loro incroci editoriali, imposti agli studenti, al loro produrre dei piccoli successi, rivoltando senza fine la materia. Non so - dicevo - se raccomandarne la lettura, perché, come lui stesso affermava, la sua opera ha certamente portato alcuni dei suoi lettori a suicidarsi. Persone ignote, avvicinatesi a testi ardui e, per taluni, troppo coinvolgenti, anche se per un solo aspetto del suo pensiero. Assumere qualcuno come proprio profeta può portare alla pazzia della propria dissoluzione. Cioran, in realtà, è un anti-profeta, non ha nessuna intenzione in merito, ma le sue "apocalittiche visioni" proprie dall'Apocalisse biblica ( del Nuovo testamento )hanno contenuti spirituali, pur attinti dall'empirismo della vita ordinaria e delle sensazioni che gli provocava, contengono richiami archetipici, da lui riconvertiti, negli elementi della mitologia religiosa cristiana e, come possono indurre all'ascesi, sia pur dolorosa, così possono accompagnare al precipizio sul quale qualcuno si sofferma - e non è detto che sia il più sconsiderato - nella speranza di esserne risucchiato indietro e, quando constata l'assenza di ogni interesse nei suoi confronti, decide di saltarci dentro. Cioran non si cimenta in nessuna opera salvifica, anzi vive nell'abisso, sorretto solo dall'esame della sua infelicità. Insomma, un mistico, anche se credo che questa definizione o semplice espressione, non gli piacerebbe. Qualche anno fa, su twitter, trovai una citazione di Cioran, nella finestrella del Cardinale Ravasi, uno degli uomini più colti della Chiesa. Gli risposi, obiettandogli, con garbo, non perché era "lui", ma perché faccio così con tutte le persone che, in un modo o nell'altro, non mi offendono, che, senza richiamare l'autore, aveva fatto proprio un pensiero di un agnostico totale, di un uomo - per chi lo conosce - lontano anni luce, nel suo viaggio cosmico, dalla concezione cristiana che i cattolici hanno elaborato per cinque secoli, senza che diventasse storicamente la dottrina univoca di tutti i cristiani. Per ragioni spirituali ed anche politiche, ma in quell'epoca e anche adesso, la Chiesa fa politica. Non mi rispose, ma è indubbio che se fra le letture del Cardinale Ravasi c'è il breviario di Cioran, egli vi abbia correttamento individuato e scelto un pensiero tormentoso ed elevato insieme, anche se tutt'altro che catechistico, attinente alla condizione umana. Il rumeno, trapiantato, come tutta l'intellighenzia centro-europea esule, a Parigi, assembla - ed assemblava brevemente, in quella citazione - tutti i "topos" della cultura simbolica classica e la sua tristezza di sradicato, figlio di una nazione sfortunata ( che non risparmia, per questo, nei suoi giudizi ) anche se partorì anche uno storico di levatura mondiale: Mircea Eliade. Sembra quasi che solo dalla disgrazia sia possibile far emergere talenti spropositati, fuori contesto. Una espressione che sarebbe piaciuta a Cioran. La contraddizione simbolica era illuminante, ma terrorizzante. Tutta l'opera di Cioran è così, le sue formulazioni attingono da e raggiungono "il Paradiso" e poi sprofondano organicamnte "nell'Inferno", perché prodotto di una simbiosi o da una unità complessa, organica, neurofisiologica. Del resto, ho maturato la convinzione, da un certo momento in poi, che la Chiesa dottrinaria fosse una delle tante organizzazioni esoteriche, il cui aspetto palese, lasciava solo intravedere qualche "fabula" semplicistica, infantile, della sua natura. Però, come fa il Cardinal Ravasi, senza suicidarvi, provate a scorrere, non in maniera organica - non sono uno o più romanzi - la miscellanea dei suoi contributi. Troverete tutta la sua bibliografia nelle edizioni Adelphi e, dopo i libri brevi, addentratevi nei quaderni, che non contengono aforismi, ma il percorso accidentato del suo pensiero, condizione - diceva lui - per essere veri, anche se hanno un costo elevato e leggeteli a sprazzi, qualche volta. Se e quando vi prende la tristezza, abbandonateli, ma teneteli nella biblioteca. Se non ce l'avete, evitatelo.

Quando il vulcano è attivo, eppur silente.

Ormai, in Turchia, è guerra aperta, gli attentati sono giornalieri, come nel 1980. Allora, un colpo di Stato chiuse nel cassetto la guerriglia, ma ne lasciò intatte le connessioni, come l'attentato di Ali Agca, in Piazza San Pietro dimostrerà. Dalle contestazioni studentesche a Istanbul, al rinascere del nazionalismo curdo, incentivato dal ruolo di carne da macello per la prima linea contro l'Isis, fino ad altre componenti oppresse dal costituendo regime di Erdogan, che hanno ripreso le armi. Con il suo tentativo di prendere il potere, sull'onda di un'investitura popolare molto plebea, l'aspirante Sultano ha rimesso in moto ogni sorta di antagonismo, endogeno ed esogeno, precipitando il suo paese nel disordine. Erdogan cerca di rappresentare l'ordine legittimo, ma il problema è che non c'è più nessun ordine e che la sua parabola è giunta al termine. Concordi, dunque, la sua uscita di scena e si goda i soldi che ha rubato, con il concorso dei suoi familiari. Ieri è stata la P2 turca, guidata da Gulem, poi sono stati i servizi di altri Paesi, anche alleati e, a rotazione, i Curdi e le loro pretese nazionalistiche, nella sempre più pletorica "interpretazione" del Governo, a cui non è bastata l'incarcerazione di quasi tutta l'intellighenzia e l'informazione del Paese, per continuare a darsi ragione da solo. Ne sanno qualcosa gli Armeni. La pretesa di rappresentare la legittimità, in presenza di una guerra sul campo è un controsenso: l'esercizio del potere è soprattutto incrocio di vantaggi e di denaro e nessuno dei contendenti, dietro le quinte, ha intenzione di superare questo realistico precipitato.

giovedì 5 gennaio 2017

Il ciclo biologico nello schema culturale.

Un chiaro segnale di ripiegamento della propria esperienza, il contrarsi dell'aspettativa vitale, si ha quando i figli e i nipoti raggiungono il suggello dell'alloro accademico. Mentre ipoteticamente si schiude per loro un mondo professionale, possibile ma inesplorato, si riducono i propri autoriconoscimenti, quelli che ci hanno indooto ad intraprendere un percorso biologico-sociale imitativo, dal quale abbiamo tratto sacrifici che ora non ci saranno riconosciuti e non ci saranno di nessun conforto, se i nostri figli non saranno tanto sciocchi da soffermarsi sui medesimi senza intraprendere subito il loro percorso autonomo. Sarebbe già sufficiente, se non ci chiedessero ancora dei contributi economici, per non provare fatica alcuna e dedicarsi ai piaceri e alle inevitabili cantonate. Per ridurle o per attutirle sarebbe necessaria l'esperienza inutile dei vecchi, che rimpiangono di non aver dato corso alle loro aspirazioni elementari - perché sono quelle che conferiscono allegria - e di essersi fatti condizionare dai riti sociali, ai quali è impervio sfuggire. I figli, versione inascoltata dei nonni, segnano i primi cento metri dell'eterna ripetizione, pur scaricando il peso dell'allevamento sugli anziani in pensione. Insomma, un destino segnato, dall'educazione e dalle nozze. I più liberi da condizionamenti morali hanno tentato e qualcuno cì è riuscito, di procratinare il momento dell'impiccio, la nascita dell'unico figlio, al momento in cui questo atto serviva a sedimentare un rapporto, altrimenti, in procinto di diventare labile, per il venir meno di qualsiasi attrattiva vitalistica, soprattutto nelle donne, che hanno una fisiologia ormonalmente robusta, che si protrae se intervengono delle gravidanze, in una sorte di richiamo, ma si spegne improvvisamente con il venir meno della "capacità" riproduttiva. Sono infatti le donne le artefici di questo adattamento in extremis, a loro, non sempre conseguibile, beneficio. Gli uomini, qualche volta, ci cascano. In fondo, la ripetitività circolare delle esperienze, in ambito immmodificato, si ripee meccanica: gli studenti - quando sei in grado di seguirli nelle loro materie - ti chiedono aiuto, non per reale necessità, ma per ritagliarsi tempo per svaghi e impegni dilettevoli, che temono di non poter più praticare con la consueta intensità, quando saranno altrimenti impegnati. Sì, perché, dopo lo studio, il matrimonio incombe. Per le più belle - tornando al canovaccio femminile - le possibilitù di accaparrarsi un buon partito, sono molte, ma rischiano, se non in possesso di pretesti professionali adeguati, di dover, fondamentalmente, costituire una famiglia al Dominus, la sua ( di lui ) principalmente": "dominus residuus" La frequenza della cerimonialità si fa asfissiante, insopportabile; solo le mogli salottiere - le altre in maniera molto più contenuta - salutano festosamente, appunto, i nuovi eventi, in una sorta di "ringiovanimento da rimembranza" e cominciano subito a dare precetti incontrovertibili, su ogni aspetto: da quello puerperale, al parto, fino al colore delle cacche ed alla tecnica per cambiare il pannolino e su come "tenere" il bambino, su come coricarlo. L'uomo, invece, di solito rimane "sobrio", un po' appartato, anche un po' insofferente se la cerimonia si prolunga molto. Sembra consapevole che la "vis" biologica evapora e il ciclo della vita, la sua ruota, gira a suo sfavore, anche perché difficilmente riuscirà ora ad affrancarsi dal "vincolo" familiare. Il costume, la morale, appunto, familiare gli si rivolterebbe contro e lui ormai è in fase calante. Fanno eccezione gli uomini ricchi che non hanno ceduto le chiavi o la combinazione della cassaforte. pur tenuti di vista, finché la salute regge, possono ancora concedersi qualcosa, anche se sotto osservazione della moglie e spesso subordinatamente ai suoi "nuovi" compiti assistenziali. Verrà la morte e sarai rimpianto, solo se non vivi più a lungo della tua utilità pratica e della tua personale autosufficienza.

L'almanacco dell'imbecillità

Mentre il terremoto festeggiava l'anno nuovo con scosse prolungate, fra gli alloggiamenti di fortuna degli esuli interni, Francois Hollande si recava in visita in Iraq e, anche lì, pensavano bene di dar fuoco ai giochi pirotecnici: tre auto-bomba e settanta insignificanti morti. Vite inutili che sopravvivevano a se stesse. E' quanto pensano e implicitamente manifestano, sia i visitatori, sia gli attentatori. Il Movimento 5 Stelle, precocemente invecchiato e non solo per gli attentati sistematici dell'establishement, che si è sentito in pericolo, ha emanato il suo codice di comportamento: è un codice aziendale e Beppe Grillo che ne è il garante ( ecco un altro Fonzie ) non ha fatto fatica a redigerlo. Lo ha preso, pari, pari dalla Casaleggio & Co. E' la fotocopia, neppur rimaneggiata, dei regolamenti aziendali, ripresi da tutti i contratti di settore, almeno quando vigevano. La sospensione, che colpisce i dipendenti di cui non è stata ancora accertata la responsabilità, è tradotta nel venir meno delle dimissioni automatiche in caso di ricevimento di un avviso di garanzia, per un indagine in corso. Così il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, resterà ancor più inchiodata alla poltrona, sotto l'egida del comico-polemista genovese. E' solo un regolamento interno, perché se dovessero valere le guarentigie previste, quando la normativa successiva è più favorevole al reo ( nel nostro caso al sospettato ) rientrerebbero ai loro posti tutti i prodotti mefitici della palude romana. Mi si obietterebbe che la normativa più favorevole è retroattiva solo per i condannati, contraddicendo clamorosamente il giacobinismo, falso moralistico, dei dipendenti - diceva Grillo - degli elettori, in realtà della Casaleggio & Co., reclutati in Rete. Dopo il colpo di Stato parziale, Erdogan è claudicante, rischia di cadere. La Turchia e in particolare Istanbul, già nido di spie, è ancora un crocevia di intrighi e di nazionalità che lo sciovinismo, residuo di un imperialismo storico turco, ha relegato in un limbo che le umilia, dal quale non hanno altra possibilità di uscire che l'utilizzo della lotta armata. Le vittime innocenti sono un pretesto: sono innocenti come le vittime dei bombardamenti, delle torture nelle segrete della polizia, o dei ghetti etnici apprestati da tutte le espresioni della politica turca. Dopo dieci anni di potere e di corruzione familiare, per precostituirsi i fondi per il possibile esilio, Erdogan è stato attaccato concentricamente dall'esterno, da ex amici e storici nemici divenuti all'improvviso alleati, ma la sua posizione vacilla, non serve più e si è spinto troppo oltre nella ricerca di un'affermazione regionale che è osteggiata dalle potenze occidental,i delle quali è reggicoda-alleato. Cercherà a sua volta di sfruttare gli eventi e di abbracciare temporanee variabili, come Assad in Siria, che ha accettato, per conto altrui, di gestire pericolosamente un potere dimidiato territorialmente. Se ad uno riesce, ad altri costa la testa. Avrà certamente un piano per fuggire , come fece la notte del golpe, quando l'Italia, ma anche la Germania, con la quale la Turchia, non lui, intrattiene rapporti storici e migratori, rifiutarono di farlo atterrare. Fu dall'aereo che, via smartphone, riprese a comiziare al popolo, quando capì che il tentativo di rovesciarlo era fallito. Una mano e un occhio, in posizione asimmetrica, hanno inaugurato, non un anno, ma la nuova condizione di vita monca di un artificere, a Firenze, che era intervenuto per disinnescare una bomba rudimentale, posta all'ingresso chiuso di casa Pound, una meschina organizzazione fascista - dal poeta silenzioso e statunitense Ezra Pound, di sentimenti filo nazisti e fascisti, che si era esiliati a Venezia - verso la quale non v'è altra ricetta che monitorane le iniziative e i contatti interni ed internazionalii. Ma c'è sempre qualche idiota, a sinistra ( Infantilismo, malattia primordiale del comunismo, diceva, Lenin )che per darsi giustificazione, ritiene che debba essere contrastato, neanche con la lotta armata, ma col terrorismo bombarolo. Ecco, casomai, la differenza fra azioni belliche, condotte con metodi non convenzionali, e un terrorismo degli stenterelli. Ma, quel pover'uomo, ci ha rimesso l'unico bene che possedeva: l'integrità fisica.

Verso la stazione finale, dalla quale altri partiranno per intraprendere il medesimo percorso.

Anche Umberto Sgarzi se ne è andato. Il ciclo biologico ci dà ( mi dà ) ripetuti segnali di fermata. " Siamo arrivati..non ve ne eravate accorti! Signori, si scende." Boris Vian - La schiuma della terra. Era un amico di famiglia, di mio padre in particolare e ancora ricordo le cene - alcune cene, a Sant'Alberto di Romagna, alle quali, sempre mio padre, desiderava che partecipassi anch'io, anche se ero solo un ragazzo. " Il caffé si prende o si beve?" "Le donne di Comacchio sono molto più "cochonnes" di quelle di Sant'Alberto", dicevano i Sant'albertini in provincia di Ravenna, del paese Natale di Olindo Guerrini, pseudonimo del poeta erotico-popolare Lorenzo Stecchetti, che, ai suoi tempi, pur nativo di un mondo sessualmente tollerantissimo, dissimulava, con un nome d'arte, in letteratura. Anche le diatribe sulle "virtù" delle donne, da intendersi nei due sensi possibili dell'accezione, fra nazionalità nemiche, in armi, è narrata ripetutamente nei testi classici. Ovviamente, da Comacchio, si restituiva, pari, pari, l'apprezzamento fra confinanti, l'uno il seguito geografico dell'altro, nei pressi del Delta del Po, gli uni emiliani, in provincia di Ferrara, gli altri romagnoli, in provincia di Ravenna. Io so solo che una delle mie zie era comacchiese e che cucinava, anche per me, invitandomi appositamente, buonissime portate di pesce. Mi permetto di dire che a quelle riunioni conviviali, ci "sapevo stare", parlando, se richiesto, e molto ascoltando; un atteggiamento che in parte ho conservato, insieme all'amore per il teatro: il palcoscenico della vita, nel quale, col tempo, credo di aver imparato a discernere la quotidiana recitazione dai sentimenti e dalle idee vere..del sottosuolo. A tavola, Sgarzi disegnava e regalava i suoi bozzetti ai commensali più cari. Era entrato da poco nel "Comanducci", l'almanacco dei pittori accreditati, il viatico per conferire alle proprie opere, da quel momento in poi, un crescente valore commerciale. Un mondo che Umberto Sgarzi conosceva benissimo e di cui, con fiducia e liberalità, ogni tanto mi parlava, con chiarezza, senza ipocrisie. Sui contenuti, "che ognun sa" preferisco sorvolare, per non venir meno al patto implicito con chi ti insegna qualcosa di non camuffato. In spiaggia, al mare, si parlava - mi parlava - di Herbert Marcuse, che furoreggiava a Milano - dove allora, in parte, svolgeva la sua opera, quella più legata al business ed alle necessarie relazioni nel mondo artistico e in quello collaterale dei galleristi, senza tarascurare i salotti e le belle dame. Scelse la "Titta", emiliana di buona indole, che sposò e, insieme alla quale ebbe una figlia che fa le sue rare incursioni nell'ultima ridotta di un lavoro interminabile, che mi accompagna "sul limitar di Dite", senza che io gliel'abbia richiesto. Le esequie si sono tenute presso la Chiesa dell'Antoniano ed io non ho potuto parteciparvi: non sapevo neppure che fosse mancato. Non ero a Bologna e, se non fosse stato per una caduta, non vi sarei tornato neanche oggi. Mi è stato detto, dai miei parenti e dagli amici che c'erano, che è stato ricordato, con la bara avvolta nel tricolore, in quanto ufficiale dei Granatieri, con una rappresentanza del Corpo, in alta uniforme. E' uno degli aspetti cerimoniali della vita che meno mi affascinano, ma ho rispetto per il ricordo di una giovinezza "storica", dato che è mancato a novantacinque anni, come mia madre, a cui chiedeva, al Lido di Spina nascente, realizzato dal "brasiliano" Attilio Cabra, a sua volta amico di mio padre, fin dai tempi dell'Università, per conto della Montedison, un parere sulla "Titta", soprattutto nei temini delle possibili metamorfosi femminili "post coniugium", in termini di prospettiva..matrimoniale. Riguardando i disegni e i dipinti che ha dedicato principalmente alla componente femminile della mia famiglia, gli altri che abbiamo acquistato e, personalmente, in due circostanze, regalato, e nel ricordo dell'affezione per l'ultima nata, Emanuela, "mangiatrice di gelati", gli mando anch'io il mio saluto postumo, ma non di maniera; tanti gli aneddoti sulla sua vita familiare da ragazzo..ed anche un po' prima, a segnare il rapido trascorrere, non del tempo, che non esiste, ma della nostra spirale biologica, fatta di immagine e di contenuti che solo nella confidenza - perché, per me, parlare di amicizia, data la differenza di età, è fuor di luogo - si possono parzialmente conoscere. Ci ha(nno) lasciato il posto sull'ultimo miglio, lungo il quale ci siamo già incamminati.

Ricordi, fissati in un lampo, di una giovinezza.

Ricordo quel goal - non c'è bisogno di citarlo - perché, ragazzo, ero in piedi, vicono alla ringhiera, della curva Andrea Costa, oggi Bulgarelli. Ho sempre ricordato bene, nel tempo, con la prontezza di riflessi della giovinezza, quando lo vidi scaturire da dietro Burnich e segnare una rete epica. Del prima, dei movimenti preparatori, invece, non ho ricordo, perché fu un lampo, una nuotata possente nell'aria, più che un tuffo. L'ho poi seguito allo Stadio comunale per alcuni anni e in Nazionale, in televisione. Era un'ala sinistra e giocava sulla fascia con efficacia, non era velocissimo, ma scompigliava le difese e segnava spesso. Oggi sarebbe definito una seconda punta, d'appoggio e complemento al bomber, allora, quando gli accorgimenti tattici, che spesso creano o distruggono carriere calcistiche, erano quasi inesistenti ( salvo l'accoppiata verticale di stopper e libero, Tumburus e Janich ), i giocatori in campo erano chiamati ad intepretare il loro ruolo e si poteva valutarne le capacità effettive. Allora, il Bologna giocava un gran bel calcio - così si gioca solo in Paradiso, si diceva - e vinse quel lontanissimo campionato, portando a compimento anni di gioco elegante, a cui seguì un periodo di piazzamenti di prestigio, ma, sia pur lentamente, calanti. La coppia d'attacco Nielsen- Pascutti, con Perani a destra e sulle mezze ali Bulgarelli e Haller, con Fogli in mediana - una specie di Diawara dell'epoca - e una difesa composta da Carburo-Negri in porta, Furlanis e Pavinato a fare i terzini, insieme ai già citati, componevano quella formazione, nella quale i friulani, duri come la roccia, erano predominanti. Confrontati al multiculturalismo calcistico commerciale di oggi, non è difficile trarre delle conclusioni. Ho letto, finalmente, una nota vera: uno dei campioni più amati di questa società, della quale, in senso lato, fanno parte anche i suoi sostenitori. Un saluto con affetto, con l'IPhone. E' passata un'epoca.

domenica 1 gennaio 2017

Chi conta e chi no.

C'è un aspetto sinistro nei gesti di violenza, su individui o gruppi e comunità: delle vittime, dopo la retorica convenzionale e anche durante la medesima, non importa niente a nessuno. E' il mostro, l'attentatore, a focalizzare su di sé l'attenzione morbosa e forcaiola della gente, che di violenza non è mai sazia. La vittima vive fino al termine dell'inchiesta, poi viene dimenticata; sull'uccisore continuano a spendersi parole, a poggiare le proprie ambizioni, fra i graduati delle entità investigative che gli hanno messo le mani addosso e gli ufficiali che hanno ricostruito o imbastito il puzzle delle prove, valendosi anche del circo mediatico. Credo che sia così anche per le vittime ignote di violenze e prevaricazioni non mortali. Il gruppo che vi dà solidalmente luogo, si compiace ed eventualmente si difende insieme, se se la cava(no) vengono subito riaccolti, con qualche reticenza iniziale, nella società che frequentavano e che continueranno a frequentare, mentre le vittime, umiliate e traumatizzate, spesso si isolano e nessuno ne cerca il recupero: dovendo scegliere, si sceglie chi ha "vinto", che, soddisfatto e sicuro di sé, continua ad avere atteggiamenti felici, cordiali, anche se spesso sbruffoneschi e continua a suscitare empatia in chi è rimasto estraneo ai suoi gesti criminali. La caccia all'attentatore di Istanbul, non è un atto di giustizia verso le anonime vittime del sacrificio rituale messo in atto; è la caccia ad un sovvertitore del potere vigente e solo per questo, la polizia è sottoposta a direttive che sfiorano le minacce. C'è da neutralizzarne uno, per ora, per i prossimi, si vedrà. Non diversamente, negli ambiti produttivi, asiatici in particolare, ma in questo mondo rapace ed insicuro, in ogni entità privata o privatizzata, nelle quali si persegue il successo, il lucro o la propria sopravvivenza, su di un ring ideale. E poi si vorrebbe impedire di salirvi all'opinione libera e criticamente interpretabile del Web.. Lo stesso avviene durante le guerre: anche chi le ha messa in atto, quasi sempre con metodi subdoli, acquisisce mediaticamente la parte del giusto e, in prospettiva del vincitore, parziale e provvisorio, eppure in procinto di percorre per la soddisfazione popolare e personale il suo percorso trionfante fra due ali di folla, oggi ideale, mediatico, come avveniva, effettivamente, per i generali e gli imperatori vincitori nell'antica Roma. I volti increduli e smarriti, in particolare dei bambini, colpiti nell'anima e che fra qualche mese cominceranno ad avvertire gli effetti tramatici dell'inaspettata esperienza, sono generici e saranno presto rimossi dal lamento di prammatica, mentre la concentrazione si rivolgerà subito alle forze in campo, che quando attaccano, per everne visibilità, i luoghi reali della riunione o del divertimento, sono da subito creazioni mostruose delle gazzette e dei governi e che non saranno mai più interrogate. Conta solo la violenza, anche se, in solido, artefici e supporters lo negheranno sempre, prestando solidarietà solo ai vincenti, siano essi truppe istituzionali o singoli, ma inclusi, delinquenti. I ballerini di Istanbul sono già consegnati all'oblio.

Le ragioni della festa. Se una notte d'inverno, un viaggiatore ( Italo Calvino ), Cronaca fantastica ( di fantasia ) del primo evento dell'anno. Io non c'ero, ma ci sono stato.Vedete voi se ci ho preso.

Perché festeggiare un anno entrante, come si era fatto, l'anno scorso, per quello uscente, nonostante la consapevolezza che il prossimo, anzi l'attuale, sarà foriero di ripetitività o di lutti, di stabilità o di disgregazione, probabilisticamente, in misura uguale? Questo capodanno ha avuto una tonalità pirotecnica quasi inesistente, le macchine erano rade, i locali semivuoti, perché gli avventori benestanti erano altrove. C'erano ancora, come negli anni passati, gli ubriachi, alcuni dei quali molto giovani, la carovana a piedi dei ragazzi senza l'automobile, tanti, quanti non si penserebbe, date le tre o quattro macchine per famiglia, a seconda del numero dei figli, quasi tutti con le bottiglie in mano, di birra o di spumante, quest'ultime brandite, per lo più, dalle ragazze. Non si direbbe, dicevo, perché, a parte la trasandatezza dei maschi, anch'essa modaiola, le ragazze povere sono fresche comunque di parrucchiere e vestono mimeticamente come tutte le altre. Esiste dunque una festa operaia informale e "pedibus calcantibus", con ragazzine al seguito di "boyfriends" sul modello europeo e anglo-americano: prima la bottiglia e poi le ragazze. E' stato il segreto del successo del "latin lover" di qualche decennio fa, che occupava l'interregno fra la prioritaria bevuta e l'interessamento per le femmine sbircianti, deluse e in attesa, ai tavolini o al bancone delle mescite nordiche. Adesso, i maschi e le femmine, pur accelerando, queste ultime, per portarsi nei pressi, incedono separati; prima che il gallo canti, si accoppieranno, fra i fumi stordenti dell'alcool, ma adesso sono assolutamente anaffettivi, soprattutto i maschi, distanti, separati, insofferenti della vicinanza. Certo, la festività a Cortina o in altra zone sciistiche, ha comunque connotati diversi, più borghesi, composti, anche se nelle case private la cocaina fa volare, maschera l'infelicità. Chi fa vacanze brevi, con le giunture dolenti per il troppo concentrato sciare, si prepara a soffrire anche domani, prima di ripartire; molte famiglie si sono separate e non solo dai figli più grandi, ma anche dagli adolescenti, se questi ultimi avevano un'occasione amicale di trascorrere qualche giorno di vacanza che i loro genitori non potevano più permettersi, mentre erano sati loro, non molto tempo fa, a condurli sulle piste, a pagare costose lezioni ai maestri locali, a dare l'illusione di un benessere, invece precario, che è stato, per il medio ceto, intaccato. Comunuque, a casa ci sono rimasti solo loro, ad allenarsi per quando la casa rumorosa e frenetica, si sarà improvvisamente e completamente svuotata, per loro che vi avevano dedicato un progetto: questo, comunque. In qualche casa privata, in attesa del carnevale, ci si è baciati sotto il vischio, si sono scambiati sorrisi alla dentiera, si è gigioneggiato di stati apparenti, unico scopo, insieme alle ipotesi commerciali su cui l'apparenza si fonda e unica condizione d'appartenenza. Le persone sole si sono ritirate come al solito, qualcuno si è suicidato: le cronache non ne parlano per non dar luogo a fenomeni emulativi, ma non ce n'è bisogno, gli atti di autolesionismo, anche mortali, in questi periodi conoscono un'impennata. Ai tempi miei, poco fa, in fondo, a mezzanotte si copulava con la proria ragazza, non lo si faceva solo in quell'occasione, ma la si "santificava", ogni snno, in tal guisa. Oggi, il cerimoniale è venuto meno: si tromba e si ritromba senza criterio, senza nessun aspetto cerimoniale e, quindi, a capodanno nessuno, se non per istinto sopraggiunto, si rifà al costume amoroso di cui ante. La droga circola ancora, sì perché ce ne era anche allora, ma ora quella si sniffa, si inietta, si fuma, ad ogni piè sospinto, fa parte dell'ordinarietà della giornata. Il sesso a pagamento è in ferie, ferie brevi, in attesa di riprendere il lavoro fra le quattro mura domestiche o di un bilocale di servizio. Ormai, per strada e con questo freddo ci sono solo le sfigate e le ultime arrivate. Non si vede perché si dabbano riaprire i casini, con denominazione diversa, dato che quasi tutte esercitano al coperto, se non per alimentare un altro business, in questo mondo senza attività imprenditoriale. Ci si va, con loro, durante il lavoro itinerante o che prevede spostamenti. I dipendenti ci vanno durante la pausa pranzo, se trovano accoglienza. Insomma, il mondo - quello piccolo, intorno a noi - cambia, dicono i superficiali o gli intervenuti, i fruitori dell'ultima "assurda", come le precedenti, generazione. Cambiano le scenografie, in taluni luoghi, come da noi, si importano senza purtroppo rendersene conto, il resto è birignao, abbattimento, euforia alcoolica, convivialità amichevole fra anime sole, al massimo divorziati risposati e rincorsa verso il centro, da lordare prima di abbandonarlo, per assistere in piedi ad un concerto, al rogo di un simulacro di cartapesta. Sulle piste, i maestri di sci scendono a valle, recando le fiaccole, fra gli "ohh" di chi domani le percorrerà; in lontananza si vedono le luci dei gatti delle nevi, che provvedono ad allestirle. I capanni, lungo i pendii, per il rifocillamento dei cervi e dei camosci, che d'inverno scendono fino a valle, vicino alle strade bitumate, stanotte non saranno praticati; sarà per gli animali delle rocce e delle foreste un capodanno dietetico. Il ristoro, per gli umani, non ci sarà neanche domani; quelli che non hanno festeggiato brevemente, saranno rivoltati, non avranno digerito, un lieve mal di testa accompagnerà la loro prima giornata dell'anno che è arrivato. Uguale agli altri.

sabato 31 dicembre 2016

Buon anno a tutti.

Buon anno a tutti i migranti culturali: sessant'anni fa erano i miserabili ad abbandonare, per puro istinto di sopravvivenza, i loro luoghi di nascita, dove avevano appreso un costume povero e maniacale. La retorica dei valori familiari, del sereno clima in cui tutti, al freddo e con la pellagra, cantavano, era contraddetto da tante morti precoci, che, se non ci fossero state le nascite, si sarebbero evitate, mentre i genitori e in particolare le madri, speravano di ottenerne aiuto, casomai in una casa, in coabitazione, quando fossero diventate vecchie. Un circolo vizioso, spacciato per virtuoso. In più, la vita, le gestazioni e il primo allevamento dei figli - che ne sarebbero rimasti condizionati, in qualche guisa, per tutta la vita - era caratterizzata da maniacali superstizioni, frutto di una ignoranza profondissima. Il Friuli e il Veneto erano la riserva settentrionale degli esodi per procacciarsi un pezzo di pane, in un clima meno aspro, portando con se, oltre alla rassegnazione, la paura per le suggestioni improvvise, soprattutto nelle mezze stagioni ed in inverno, delle montagne che tanto impressero i loro simboli, come ombre cangianti, nell'animo evoluto, ma nevrotico, di Dino Buzzati, che di quelle emozioni sconvolgenti è stato un interprete, scomposto e raffinato insieme. Oggi, invece, a partire e non solo dalle eternamente, ma anche colpevolmente, disagiate regioni del sud , ma anche dal centro, a mollo nella stasi indeterminata e il nord impoverito e "specializzato" in ruoli e mansioni "ad escludendum e ad reducendum", sono i giovani acculturati, senza prospettive conformi al loro titolo di studio. Come hanno fatto in passato e continuano a fare, operai, diplomati e dottori, dal sud verso il settentrione. Gente che non si adatta e che è meglio che si tolga dai piedi - perché non ha specificato i casi a cui si riferiva? - come ha avuto la beceraggine inconsapevole di affermare, un sottoculturato ministro del welfare, ridotto ai minimi termini e ad una cogestione fra finanza bancaria e sindacati, alla ricerca di un pretesto di sopravvivenza. Buon anno a tutte le donne, spesso insopportabili, che pretendono di affermare istericamente le loro ragioni, spesso banali, e che vengono eliminate, per un attimo di pace o di rivalsa, prima dell'inferno carcerario, da estranei e fuorviati nelle loro aspettative, come ritengono per sé, le donne, mariti o compagni, comunque del tutto inidonei a sopportare, senza un rifugio, logistico o interiore, tanta nevrosi. Buon anno a queste famiglie che mai sapranno andare oltre la fase infantile e adolescenziale dei loro figli, relegandoli, come loro, in un destino sociale e professionale subordinato, che solo la disoccupazione attenuerebbe, se non fosse foriera di depressione ed emarginazione. Buon anno alle dinastie professionali che, se sapranno educare i loro rampolli - e qualche d'una ci riesce efficacemente - ne faranno dei cloni, ma soddisfatti per status, non sempre di se stessi. Buone raccomandazioni, comunque. Buon anno ai militari di professione che, per rimpinguare un misero stipendio, in cambio di un presidio degli interessi economici, pro quota vigenti, mantengono la loro famiglia a distanza, liberandosi degli effetti collaterali, più impegnativi delle missioni. Buon anno agli studenti delle scuole pubbliche, selezionati da un corpo docente neghittoso, che non vuole, né probabilmente potrebbe, impegnarsi nell'educazione culturale di tutti i discepoli provenienti da famiglie nelle quali nessuno può aiutarli, neanche economicamente, negli studi. Chi se le può permettere e non asseconda le naturali, ma controprudecenti, inclinazioni dei figli facilitati, allo svago, al disimpegno e, in progressione, al vizio, può affrancarli dal duro canonicato scolastico, attraverso la scuola privata e prepararli, ugualmente, all'Università, dove molti si laureano con medie molto basse e si barcamenano, mentre pochi danno prova di grande applicazione. Non è detto che, professionalmente, siano questi ultimi ad affermarsi e non debbano subire l'arroganza e l'invidiosa competitività, da posizioni di forza, di tanti somari raccomandati, fin dagli anni universitari. Auguri (?) a chi, l'anno prossimo, morirà, perché minato da malattie incurabili, a chi è affidato, per gli ultimi conati della sua vita, a badanti "sindacalizzate", da quando hanno avuto un contratto collettivo di lavoro, mentre agli altri lo smantellano e che reclamano ogni sera il "nero" da spedire ai parenti per comprare casa, mentre affermano che il costo della vita, nei loro Paesi, è pari a quello occidentale: ho verificato, non è vero. Con ventimila euro si compra un appartamento, come nella Grecia rovinata dalla sua corruzione e dal gelido rigore della Unione europea ( in Ellade, trentamila euro ), mentre con cinquantamila euro ci si può comprare una villetta in città e una villa in campagna. Alle 22 sbattono a letto gli assistiti, per leggere e chattare con i congiunti lontani, al rifiuto del "nero", dipettosamente, dichiarano che andranno in licenza, a prescindere, sempre a data e orario stabiliti, non svolgeranno determinate mansioni semi-infermieristiche, ecc., oppure saranno abbandonati, in un crepuscolo mortifero, in case di riposo e assistenza che variano dai 15.000 euro al mese, ai 1.700 delle strutture popolari, ex pubbliche. Buon anno a tutti i partecipanti, squittenti e cretineggianti delle feste private, auguri ai giovani, ma solo a quelli seri e capaci di sacrificio, in procinto di raggiunmgere il primo traguardo significativo della loro vita...anche se saranno corrotti dalle banalità degli ambienti che li aspettano nella realtà empirica; quanto agli esiti professionali, vedranno se sarà il caso di festeggiarli. Comunque, a lungo, tutti i giovani di oggi, continueranno a sorridere, perché la loro vita è ancora lunga e, anche se il ruolo sociale è spesso già residuale o inadeguato rispetto a quanto speravano, la giovinezza illude, anche se stanno già costituendo le basi matrimoniali del loro immodificabile sacrificio. La festa sciamanica e tribale, i botti mutilatori e necanti, servono simbolicamente a sbarazzarsi del passato, costituendo il solo modo per non ammettere il proprio fallimento, surrogarlo con la ricchezza, una maniera di rimuoverlo. Il futuro, che fra poco tutti (?) accogleranno con tanta festa, tempo dodici mesi diventerà vita inutile, da simenticare. Conta solo il presente, nient'altro. Buon anno ai licenziati e ai licenziandi, ai precari e agli sfruttati a tempo. Buon anno a chi ha sofferto o soffre gli effetti della violenza superficiale ed occultata e di chi subisce o ha subito la competizone prevaricatrice o immobilizzante, in particolare "intra moenia", per frustrazione e rancore. Buon anno a chi sfrutta e a chi è sfruttato, a chi, rifugiatosi al caldo di uno staus protetto, ma minore, si agita e accampa pretese, pro domo sua, ovviamente a scapito di altri, che le hanno già passate tutte. Buon anno a chi si fa mantenere, come se non fosse mai diventato adulto. Insomma, buon anno a tutti!

venerdì 30 dicembre 2016

La "vacanza" dei diritti residui, almeno di quelli tecnologici, non ci sarà. Se permetti che si alzi un muro, pensa a che cosa lasci fuori. Italo Calvino

Il presidente dell'antitrust, un certo Pitruzzella, se ne è uscito con un'intervista al Financial Times, nella quale, riferendosi trasparentemente solo all'Italia ( negli Stati Uniti, un simile provencialismo sutoritario ancora non si è visto e sono gli americani ad aver "messo in circolo" internet ) impetra la censura, la rimozione e la sanzione delle notizie non approvate da una indeterminata autorità pubblica. Non ci riuscirà, ma ciò non attenua la gravità di queste affermazioni, contraddittorie per un garante d'antitrust, da parte di un corifeo di un potere ademocratico sconfessato che, per portare a compimento i suoi servigi, crede di avere bisogno di un'impossibile uniformità d'informazione. Crede, perché non è così, purtroppo, ma i coglioncelli, nominati come Renzie, si sentono veritariamente osteggiati dall'intelligente opinione espressa anche sul Web. Non si tirino in ballo le offese e le minacce che pochi infelici rivolgono alle istituzioni, le trasposizione in Rete di video compromettenti di ex fidanzate e ex mogli che, a suo tempo si erano comunque fatte filmare, per vendetta postuma, mentre si asseconda, per interessi economici, ogni sorta di pornografia, effettiva e morale. Si rimpiangono i giornali d'area e di apparato, la televisione ( ancora ) governativa, ma questo modello non può più tornare. Ebbene, i Pitruzzella d'occasione non sanno far altro che teorizzare, per chiedere una censura e una persecuzione delle opinioni e solo delle opinioni, espresse in rete, con l'ovvia esclusione di quelle incensatrici, conformistiche o neutrali. Solo a Cuba hanno fatto così, ma i blogger hanno continuato nella loro pericolosa opera; in Cina si è vietato Internet o lo si è limitato all'anodina manifestazione di insulsaggine, non ostativa, in Turchia, ogni qual volta il potere, per fortuna molto screpolato del Sultano Erdogan, viene commentato e criticato, Internet e i social network vengono inibiti più o meno a lungo ( il tempo di ridurre a più miti consigli gli intemperanti ) mentre i quotidiani d'opposizione sono stati chiusi prima e dopo il tentato colpo di Stato. Neppure l'azione degli hacker russi, che possono agire soltanto verso l'esterno, perché anche in Russia, l'opposizione anti putiniana e contraria agli oligarchi del suo cerchio magico, l'unico Paese che non ha aderito al regime internazionale di individuazione dei provider, di cui si valgono i truffatori e i pedofili di tutto il mondo, ha, neppure per un attimo, messo in discussione la libertà della Rete. Ecco che, con la stolidità dei prepotenti e degli inquisitori, pericolosamente, un altro corifeo di sistema si leva a recitare il suo compitino, la sua poesia di Natale, che elogia i buoni propositi e accusa i cattivi, in simbiotica, ma articolata, dialettica sul Web. Come se l'uomo dicotomico potesse essere libero a prescindere dalla sua natura. L'attenzione e il lavoro, a difesa della libertà, non possono e non devono andare in vacanza.

La dimensione politica del mondo.

L'amministrazione uscente, piccata dalla vittoria di Donald Trump, sta producendo gli ultimi colpi di coda. Ha espulso trentacinque diplomatici, civili e militari russi, che con i fatti presunti e contestati non c'entravano niente, per ritorsione contro l'hackeraggio portato a compimento da un gruppo di hacker russi, sotto l'egida dell'FSB, l'agenzia di spionaggio esterno che ha preso il posto del KGB. Costoro avrebbero pesantemente interferito nella campagna elettorale americana, a scapito della Clinton e dei democratici, preferendo un socio, in affari con molti oligarchi russi, lui e i suoi uomini. Questo è tipico delle amministrazioni affaristiche repubblicane; anche Bush junior e la sua famiglia, insieme a buona parte di quella amministrazione, a cominciare dal Segretario di Stato Condoleeza Rice, avevano cospicue cointeressenze nel settore petrolifero e, per questo, mossero guerra all'Iraq, completando il lavoro del capostipite, George W.H. Bush, che si era attardato al comando per un solo mandato, dopo due da vice con Donald Reagan. Con la Clinton non sarebbe stato diverso, anzi, la probabilità di un'altra guerra, dopo quella libica, da lei voluta e demandata, per lo smarcamento di Obama, alla Francia, all'Inghilterra, in misura minore, col solito supporto logistico traditore dell'Italia, ma Donald Trump, con il suo spregiudicato conflitto d'interessi, interconnesso con quella del suo staff e dei magnati russi, ha del clamoroso. Quello di Sivio Berlusconi, a tutela del quale regnò madiaticamente, prima della rimozione golpista di Napolitano e Monti, per conto di Germania e Francia, risulta parametrato alla piccolezza e piccineria dell'Italia, ma questi intrighi di interessi economici, da parte di persone che detengono le decisioni sulla pace e sulla guerra, inquietano e sconcertano. Fra tutti i popoli elettori, quello italiano si distingue per saggezza e precisa individuazione dei probelmi. Spero che continui, perché se dovesse cessare o farsi confondere, per questa piccola nazione sarebbero dolori e restrizioni, a cominciare da quella principale, da molti sottovalutata e da qualcuno odiata: la libertà. La Russia ha annunciato contromisure; non è più l'Unione sovietica che si chiudeva nel suo bunker e reagiva propagandisticamente - salvo incursioni in alcune zone del mondo, represse dai colpi di Stato provocati dagli statunitensi - ma reagisce o tratta da pari a pari, con ritrovata sicurezza e come le compete sul piano diplomatico. Anche le inammissibili incursioni, sul piano formale, per favorire un candidato di estrema destra, ma più malleabile per ragioni empiriche nei loro confronti, è ancora molto poco rispetto alle interferenze sotterranee da sempre messe in atto dagli Stati Uniti, per giustificare le loro guerre, dirette o per procura, e la loro invadenza nascosta, nella vita di tutti gli altri Paesi, per loro strumentalmente, anche momentaneamente, strategici. Sarà un bel match. Intanto, il lavoro di sputtanamento del serafinico-abbondante magnate ereditario newyorkese, continua e continuerà anche durante il suo mandato, coniugando la lotta interna con quella dei competitors economici, politici o militari sullo scacchiere finanziario ed energetico del mondo, ridottosi a questa dimensione.

Calembour di fine anno.

La meningite impazza su adulti e bambini, anche questo è il segno di una regressione nei servizi, igienica nella fattispecie. Almaviva chiude la sua sede di Roma e licenzia 1.666 dipendenti, una pletora alla romana, intuitivamente frutto del pedaggio d'insediamento. I dipendenti che, in un primo momento, avevano rigettato le proposte del call center di adottare le stesse modalità retributive, organizzative e di orario, adottabili in molte altre zone del mondo, i loro sindacati si erano irrigiditi. Spesso il sindacato romano fa la voce grossa e la mantiene - stavolta troppo a lungo - trovando una sponda nel personale rappresentato, perché interpreta il costume sociologico dei lavoratori capitolini; poi, quando tutti, lavoratori e sindacati. hanno constatato che a prezzi da fame, per l'Italia e di sussistenza in molti paesi del terzo mondo, creati dalla fine della guerra fredda, anche nelle vicinanze, hanno cercato di ritornare sui loro passi ( anche questo atteggiamento è tipicamente romano ), la proprietà ha deciso di por fine agli indugi e di chiudere la grossissma filiale, nonostante l'intervento concitato del ministero per lo sviluppo - neanche quello del lavoro, che oggi si chiama del welfare, prossima attivtà delle aziende finanziarie e dei sindacati di ogni residua categoria lavorativa. L'atteggiamento di Almaviva è dettato esclusivamente dai costi di gestione, tutt'altro che insopportabili, anche mantenendo l'attività in Italia, ma meno lucrativi: per questo, sbattendosene di qualsiasi sensibilità verso poveri diavoli che, con un riflesso pigro, alla romana, si erano adattati a questo simulacro dell'agognato impiego amministrativo, alternandosi per otto ore, su tre turni, in uno snervante e mentalemnte devastante lavoro di informazione degli utenti frettolosi o distratti. Il mondo attuale e, soprattutto, prossimo venturo, per ogni categoria di lavoartori generici, sarà di questo tenore; ma non solo: la robotica ha già preso piede nelle sale operatorie degli ospedali, nelle quali, all'insaputa dei pazienti, sono dei robot computeriizati ad operarli, con una precisione e una mancanza del senso di stanchezza che gli umani non possiedono. Insomma, fra non molto, anche la qualificatissima ed apprezzatissima - tranne che dai pazienti - attività degli apritori di visceri, sarà obsoleta. La vanità delle attribuzioni e delle autoattribuzioni, svelata e messa in angolo, dai maggiori utili attesi dalle aziende ospedaliere. In Monte dei Paschi di Siena, però, una comunissima banca, si varrà, per salvarsi, degli aiuti di Stato, ammessi prorpio per il settore coinvolto, dalle Commissioni europee, che però hanno svergognato, coprendolo di insulti e dimostrandone la pelosa incapacità di gestire i conti, il più antico Istituto bancario d'Italia: Ci vorranno 40 mld. di euro, che si trasformeranno in un ulteriore deficit per le casse dello Stato italiano e sul quale - lo ha subito detto perentoriamnete - l'Unione contabile europea non farà sconti. Verranno, quindi, ancor più ridimensionate le pensioni - spero non ancora ritardate - i servizi sociali e quelli sanitari in particolare. Non si scambi per insensibilità, ma in questo sfacelo, sarebbe meglio la meningite. Una meningite mirata.

giovedì 29 dicembre 2016

Il teatro dell'ovvio.

Non c'era bisogno che lo dicesse, il neo premier Gentiloni, che avrebbe(ro) proseguito sulla strada di Renzie; a parte le cronache di gestazione di questo governo fotocopia, ancora più protervo nelle sue affermazioni nel campo del lavoro, perché sconfessato mentre si stava allestendo il non strumento giuridico per completare l'opera di massacro del settore e che i poteri e i residuati storici reddituari, vedevano - i secondi per un riflesso atavico - come la riaffermazione del loro disimpegno contributivo e domani, fiscale, dietro il quale "rifugiarsi". Sono in grado di alterarmi, questi figuri che residuano solo in ambienti del tutto analoghi, anche se necessariamente e progressivamente, camuffatisi, in parte, nelle forme e nella loro rappresentazione "semi"pubblica. Perché questo si verificasse, la Costituzione che si voleva mutilare e lasciare come un moncherino, ad ulteriore depotenziamento della sua raffinata e, per questo, inapplicata formulazione, doveva essere superata, non nei suoi connotati storici, ormai desueti, ma nelle sue applicazioni pratiche attualissime, soprattutto in termini di garanzia. Il Conte Gentiloni, fantaccino senza personalità di un potere inelettivo, si adeguerà. Del resto è un clone dell'eskimo dissimulatorio che Pasolini smascherò e, di clone in clone, dell'ultima esperienza del non governo inelettivo, patrocinato, sì, dall'Europa eurocentrica, simile nell'atteggiamento delle varie commissioni censorie della U.E., alla frustrazione reazionaria dei reddituari storici, che si volevano riparare, in favore di vento, sotto l'egida di una sinistra-Quisling ridicola e, per fortuna, non in grado di ingannare. Ha contribuito un altro residuato, da Centralismo democratico - si chiamava così, nel P.C.I. il sistema per cui, al dibattito interno, ignoto alle masse, doveva seguire il più rigido conformismo dei comportamenti alle decisioni prevalenti - messo in atto, nostalgicamente, da Giorgio Napolitano, che vedeva - anche se si fosse trattato di una finzione - nella democrazia, derivante dall'economia di mercato e, se vogliamo, dai suoi riti, solo uno strumento da superare. Ci stava quasi riuscendo. Se possibile, il Conte Gentiloni ha ancora aumentato la mediocrità arrivistica del suo esecutivo, introducendovi e confermandovi personaggi incompetenti e grevi, in posizioni, da sempre o ormai sottostimate, ma pur sempre architravi di una democrazia evoluta e consapevole. Ma, quella italiana, non è condivisa da tutte le componenti sociali, certamente ha avuto i caratteri dell'importazione post-bellica. Che ci fanno ancora i Patti lateranensi, voluti, per adesione, da Togliatti, già pronubo del reintegro nei loro posti del personale direttivo e amministrativo del fascismo? Quel "realismo" duale di chi esercitò il potere, sotto l'influenza o la direzione della Chiesa cattolica e, chi, temendo che i poteri autarchici fossero ancora troppo prevalenti, decise di vivere in simbiosi, ma all'opposizione, la sua, fallimentare alla luce dei fatti, esperienza politica, avendo maggior cura alle dinamiche del comunismo mondiale, le cui direttive ed azioni si stabilivano a Mosca e di cui Palmiro Togliatti, pur privo di potere, fu uno dei co-formulatori più importanti. Probabilmente gli importava questo, mentre i referendum sul divorzio e sull'aborto, temuti dal P.C.I., fino a un'adesione travaglita all'ultimo momento, mostrarono, sia pure dopo trent'anni, un'Italia diversa, almeno nelle parti meno retrogade, perché influenzate, nel bene e nel male, dall'industrializzazione, del Paese. Mi consola che questa gentucola non conta più niente e dovrà solo far quadrare i conti per i ragionieri di Bruxelles, nella conformisticamente obbligata recita di uno stato periferico nella geografia mondiale ed europea, una periferia verso la quale ci siamo progressivamente spostati, mentre le vacche grasse dell'appropriazione indebita di denaro pubblico e il clientelismo ammansitore, producevano lo sconquasso - rimosso - attuale.

Dissimulazioni ed arroganza.

Dunque, Giulio Regeni è stato venduto ai poliziotti egiziani, " al ministero dell'interno", dal presidente del sindacato degli ambulanti del Cairo. Pare che i sindacati egiziani siano protetti dal governo e, in particolare, dal ministero di polizia. Il probo sindacalista avrebbe deciso di vendicarsi, allorquando Regeni si sarebbe rifiutato di comprargli un biglietto aereo e un altro "benefit" che non ricordo. Il sindacalista istituzionale, di un paese dittatoriale, avrebbe provveduto a farsi filmare nel corso di un incontro, durante il quale si vedrebbe Regeni - il video è senza audio - passargli del denaro "in cambio di informazioni, "che formulava con troppa insistenza e troppa curiosità". L'inchiesta che gli era stata commissionata dell'Università di Cambridge. Il sindacalista degli ambulanti, basisti e informatori per la polizia - povero Regeni, ancora una volta quanta ingenuità - se ne viene fuori oggi, con un'intervista alla stampa internazionale, che, normalmente, dovrebbe valergli un'incriminazione, anche se l'interlocutrice asserita fosse stata la polizia, una polizia che, in Egitto, dipende direttamente dal Generale golpista e Capo dello Stato, Al Sisi. "Regeni faceva troppe domande" - perfetta affermazione in stile mafioso e levantino - " è la polzia che si occupa degli ambulati - in che termini? - non Regeni": affermazione di becera utilità pratica e sindacale; infine: "ogni buon egiziano, nel senso di cui sopra, al mio posto avrebbe fatto lo stesso". Le affermazioni, a ruota libera, del tribuno degli ambulanti ed informatore della polizia politica, vengono formulate, dopo la diffusione dell'ambiguo filmato, nel quale il gesto imputato, ammesso che fosse stato una compravendita di informazioni e non un "benefit", dei tanti che il sindacalista era uso chiedere per sé e non per i suoi protetti ( dalla polizia ) e, se, da un lato, serve a confermare la bestialità dei bastardi scherani del regime, dall'altro non inficia l'attività d'indagine del ricercatore, la sua libertà, purtroppo "vulnus" gravissimo all'interno di un regime imposto con la forza e, conseguentemente, criminale. Un'analoga azione, per difendere l'omertà di qualche accolita delinquenziale, privata o istituzionale, sarebbe stata oggetto di persecuzione giudiziaria, salvo accomodamenti in paesi, per molti versi non dissimili dall'Egitto, come l'Italia. In chiusura, l'ambulante-premier si lascia andare ad una valutazione politica: " come mai, dopo la diffusione del filmato, la situazione si è acquietata?." Da ambo le parti?" Ecco chiarita l'ambiguità. I poveri genitori continuano a gridare nel deserto