martedì 19 gennaio 2016
La società putrida.
I tempi della vita banale, cioè della vita economica, amministrativa, religiosa ( nel senso in cui vivono la religione le donnette e gli uomini pii, al netto dell'alto clero e dei clientes, di quello come di qualunque altro potentato ) sono scanditi dalla protocollarità: qualunque mediocre interprete, dotato di una preparazione di maniera, si "specializza" nella vendita di una immagine carpita e, mitologicamente, viene "riconosciuto" dalla massa plebea di tutti coloro che sono privi di relazioni o che praticano relazioni plebee. In quest'ambito mediocre, vengono scanditi i tempi riduzionistici del "o così o pomì", salvo trovare rimedi rabberciati, in caso d'iinottemperanza. Il disdoro e l'infelicità sociali sono icone pseudo devote lungo tutti i camminamenti principali dei quadrivi centrali: sono etnie intercambiabili ad interpretare il ruolo di coloro che hanno fame, ma che all'invito sincero di rifocillarsi a spese dell'interpellato, recalcitrano. Solo una volta e per un semplice caffé, che non incide sul budget giornaliero del mendicante, un poveretto - comunque poveretto - si avvalse del mio invito. Se il coordinatore di questa squadra per la raccolta, si accorgesse che i suoi lavoranti, approfittano della veste loro conferita per mangiare e non per arrecargli ricavi da distribuire minutamente e discrezionalmente, la loro sorte sarebbe soggetta a punizioni e chissà quali angherie emarginatorie, nell'ambito del clan nel quale si sono miserevolmente intruppati. La cosiddetta autorità pubblica, al riparo delle pseudo norme sulla "libertà" individuale, si disinteressa del fenomeno, corre in soccorso dei lamentosi bottegai e dei loro clienti, ma nessuno si investe del compito di togliere dalla strada questi mentecatti, di addestrarli ad un lavoro, non dico dignitoso, perché sono tutti o quasi come quello espletato con l'accattonaggio, ma almeno in linea - però regolamentata - con il medesimo attuale esercizio. Intanto le scuole tecniche ospitano i figli degli immigrati perché non rimangano sulla strada, ma, molti di costoro, soffrono l'emarginazione di scorbutici compagni che trovano in loro delle debolezze maggiori delle proprie e delle quali approfittano per emarginarli specificamnete nell'ambito del gruppo scolastico, rendendogli ancora più difficile e lontana la comprensione e la condivisione della lingua italiana. Questa gente farà altrettanto nell'ambito dei gruppi lavorativi, una volta diventati tristemente e moncamente adulti. Nella società in crisi, le particolarità censitarie si chiudono e si perpetuano , nel sistema relazionale e nel mutuo soccorso massonico o rotaryano, mentre gli altri strati della società si articolano in forme feudali, apicali e decrescenti. La protesta, anche quella minuta ed occasionale, spesso autogiustificatoria e strumentale a piccolissimi vantaggi, resta inascoltata: ci se ne frega anche dei piccoli privilegi estorti con giustificazioni artefatte. Ormai, fuori da un faticoso "privato", non vale la pena di impegnarsi e di farsi coinvolgere. E' già l'icona di una società decaduta, ma decaduta nei fatti e irrecuperabile romanticamente con i sentimenti evanescenti ed adattatori di intermediari sociali che non riescono più a nascondere, dietro dei paraventi parolai, la loro insussistenza contenutistica. La dinasticità delle carriere si basa sulle famiglie, ma soprattutto sulle appartenenze; nessuno comincia da zero e chi è costretto a farlo, reata al palo delle opportunità, anche se è in possesso di competenze, conquistate con fatica e sudore, per cui, non solo i negozianti continuano a negoziare, ma anche i medici sono figli d'arte, spesso accompagnati da raccomandazioni agli esami ed anche in altri ruoli tecnici e molto impegnativi sulla carta. Conta di più l'ambito delle conoscenze e delle opportunità di guadagno, il contesto ambientale anziché la sofisticatezza delle conoscenze. E' questo che continuerà a costituire il tallone d'Achille delle società latine e di quelle italiana in particolare, che resterà(nno) mestamente vicaria(e) in ambito europeo, senza però togliere il riso ai discendenti di chi è in grado di influenzare, in termini conservativi, il (ri)fluire verso e del nostro stagno.
domenica 17 gennaio 2016
La morte esaltante.
Trecento morti e quattrocento rapiti in una cittadina siriana nella notte di oggi. Non è la contabilità dei misfatti a fare paura, ma le modalità operative e organizzative di questa marmaglia dell'IS che rivelano il progetto della loro società futura e, contingentemente, l'alimentazione vampiresca della loro furia omicida e, per interposte persone, suicida. Un altro "viva la morte" gridato stolidamente prima e dopo gli assalti. Il dopo, per i superstiti, è schiavitù e umiliazione. Di solito, gli uomini vengono uccisi, ma, in questo caso, paiono costituire una riserva per lavori servili nelle retrovie, fino allo sfinimento. Della sorte delle donne si sa che sono il "ristoro" del guerriero, dopo e prima di ogni nuova possibile "immolazione". Nelle primitiva congrega si mescolano e si falsificano tutti gli elementi dell'egoismo criminale più irrispettoso nei confronti del pur labili ( all'atto pratico ) sentimento e cultura di una comune umanità. Questi caratteri di un'inciviltà crescente andrebbero per altro colti anche nei baccanali finanziari, nelle deregolamentate regole del lavoro, nella definizione di un Monsignore, ieri, a Lampedusa: U.E.: unione degli egoismi. In quel campo arido e polveroso si sta consumando un altro, antichissimo, rituale di nichilismo e disperazione; l'Es si è svincolato da qualunque mogio condizionamento del Super Io, che in pochi, assurdamente, subiscono. Riecheggiano in queste cronache, le paradossali figurazioni di Eugene Jonesco, ma non il rattrappimento interiore di Samuel Beckett, vissuto in qualche squallida stanzetta dai bimbi rapiti, a cui si nega consapevolmente di crescere e di essere allegri e dalle loro madri, ridotte ad uno stato biologico senza stagioni, ad una biologica sopravvivenza. Nel determinismo economico scatenante si confondono le presunzioni sopraffatrici e regolamentari del pensiero moderno, mal coniugato ed asservito agli interessi pratici ed empirici di pseudo civiltà dominatrici e pretesto di sfogo rancoroso e distruttivo di uomini pur così giovani, ma di già marginali e depressi, violenti e vendicativi, "felici" infine della "licenza" strumentale che viene loro offerta e nella quale alla morte fisica o interiore si affianca la loro, in una rimossa compresenza.
sabato 16 gennaio 2016
Romanzetti popolari.
Bergoglio, altrimenti detto il pampa-Papa, una ne fa e cento ne progetta. Ha presentato a Roma il suo libro: Il nome di Dio è misericordia, la sceneggiatura etica del suo Giubileo. Lo ha fatto in un tono più consono ad una tavolata fra intimi in trattoria, ricambiando abbracci e pacche sulle spalle. Il testo è stato presentato da un altrettanto - ma non di più - scatenato Roberto Benigni, che, dopo l'esegesi nelle piazze estive del solo Inferno di Dante, riconiuga ed alimenta il suo "share" popolare ( d'origine forse, ma oggi falso popolare )e lo fa insieme al Papa. Oh Francesco, ma che tu ffai? Birbantaccio! Benigni si è sempre prodigato in questa sua auto promozione, prestandosi alla rappresentazione sponsorizzata di se stesso, trapassando per le Feste dell'Unità, dove alla fine riuscì a prendere in braccio lo smilzo e severo Enrico Berlinguer, al grido di: Berlinguer, ti voglio bene! che diventerà un film. Attento a tutte le sue apparizioni nazional-popolari, si esibì anche a San Remo, dove palpò i testicoli di Pippo Baudo con il quale aveva duettato, accolto e celebrato dal primo (democristiano per raccomandazione) nell'ottica degli equilibri politici, se non delle larghe intese. Di questo passo toccherà, prima o poi, anche al pampa-Papa, a meno che non sia quest'ultimo a precederlo in un tripudio di popolarità. Purtroppo, l'azione "riformatrice" di una parte della Chiesa, forse neppure maggioritaria, ma che ha intravisto in Bergoglio il Gesuita, lo strumento politico per una sua risalita nei consensi "piccoli" eppur erosi, si avvilisce in un grottesco adattamento apparente alle costumanze adottate dal popolo, soggetto all'influenza dominatrice del capitalismo ideologico, riformate in misericordia e solidarietà, altrettanto ideologiche, almeno dal Soglio di Pietro, in una riedizione della Pesca miracolosa e nel successivo informale ma condiviso banchetto..dei soli presenti. Il Papa, da piccolo, in Argentina, voleva fare il macellaio. In quelle terre, ricche di allevamenti, è un'attività più diffusa che nella media: non è un'attività misericordiosa, non per le vittime certamente, ma forse, nell'inconscio bergogliano, il buon macellaio sarebbe stato colui che avrebbe provveduto alla ripartizione delle membra dei bovini ed alla loro distribuzione agli affamati ( attenti comunque agli onnipresenti "forchettoni" ). Roberto Benigli, che già ne interpretò il ruolo nel film di Renzo Arbore: Il papocchio, voleva invece, da buon attore, fare il Papa. Gli riuscì solo di farsi acclamare dal popolo radunato in piazza San Pietro, mentre attraversava per caso, rapidamente, lo spazio della finestra - minuscola dalla piazza - dalla quale la domenica il Pontefice recita l'Angelus, con predica, per gli astanti. Con un po' di ironia, bisognerebbe attribuire anche a José Maria Bergoglio, l'Oscar per la recitazione, come avvenne con Benigni per "La vita è bella". Vi si descriveva un lager nazista come in una fiaba, espunta dalla grossolanità. Almeno di questo aspetto bisognerebbe tener conto, anche se non dispiace al popolo..di Dio.
giovedì 7 gennaio 2016
Il business dopo la morte.
Sosto nel vicolo laterale del Corso, a un tavolino privo del calore del "fungo", che irradia il corridoio fra le postazioni, per un recupero degli spazi, che rende vano il servizio. Sono in uno dei corsi centrali della Chinatown commerciale. Solo loro - i Cinesi - riescono a mantenere il servizio del bar a prezzi inferiori di anche due-tre euro, rispetto alla media indigena, per la pausa di ristoro. In compenso non cambiano il menu da anni, per tararlo sui loro ricavi. Utilizzano anche personale italiano e internazionale, perchè non reggerebbero, col solo contributo familiare, l'affluenza di una posizione di grande traffico: dal centro alla stazione e viceversa,mentre. per quello che li riguarda personalmente, anche dodici o quattordici ore al giorno di lavoro ininterrotto. Si tratta di costume, mi diceva ridendo il proprietario di un nuovo supermarket in zona fieristica: sono cinese al cento per cento, anche se sono nato in via San Carlo - diceva -. Gli Ebrei non sono i soli ad essere dispersi sulla terra: come alcuni Ebrei, i Cinesi si spostano di città in città per lavorare presso e con connazionali, per diventare, da bracciantato, imprenditori, finanziandosi al capitale della comunità, cioè dei maggiorenti economici della loro etnia. Ebbene, mentre spero di ritagliarmi qualche decina di minuti di tranquillità e mentre scruto le mosse dei rari avventori esterni della " mescita", per anticiparne l'estrazione del pacchetto di sigarette e, se non contro vento, per andarmene, squilla il portatile. Il numero mi è ignoto, ma riconosco subito la cerimoniosa voce dell'impresario di pompe funebri con il quale ho trattato, colui che mi ha mostrato gli addobbi, le bare e le possibili composizioni floreali e un prontuario di frasi fatte "memorabili" che sono state prontamente scartate. Il"cortesissimo" banditore di cerimonie funebri, come se ne tengono di altro contenuto simbolico in tante circostanze della vita e che scandiscono un "percorso" sociale, la cui trascuratezza significherebbe, per molti, la rinuncia alla celebrazione di ciascun traguardo, di ciascuna tappa, nel "destino" dell'homo sapiens, fino alla successiva giostra generazionale, che, per imitazione acritica e per ignoranza scimmiesca, altri, che ne sarebebro del tutto alieni, adottano, vengo richiamato ai miei "doveri" consuetudinari. Costui mi chiede - ma è solo pretattica- come è andata la cerimonia, come sono stati i servizi, se l'inumazione ha avuto caratteri retorici e magnificenti. Ometto di coinvolgerlo nel mio sentimento di costrizione, nella freddezza che ho colto nella metodicità degli atti e tesso le lodi- con due parole - dell'"eccellente" servizio. Eccoci, mentre ne sento sfrigolare gli umori salivari, allo scopo della chiamata: "le volevo far presente che, nonostante i termini di pagamento concordati, se provvederà in termini stretti, e se provvederà, nel breve frattempo, a scegliere i marmi per la ricopertura che precederà la traslazione definitiva della salma, le faremo omaggio della lapide provvisoria che altrimenti sarà calcolata in fattura. Una breve consultazione e le farò sapere. Avevo già addentato due porzioni di piadina al prosciutto con questa interferenza sapida. Certo, certo..grazie, grazie, comunque mercoledì prossimo mi rifarò vivo, la richiamerò. Come non dedurne che anche il mestiere del beccamorto sia entrato nell'orbita del budget, delle incentivazioni e degli pseudo sconti commerciali, "dell'adatta e modifica" nel "tempus lugendi" da loro stessi proposto per il saldo momentaneo dell'attività della loro impresa, dato che proseguiremo, atto dopo atto, come in commedia, al trattamento dei resti come abbiamo fatto, con l'insieme, in vita? Il mio interlocutore telefonico - il promotore funerario - aveva a suo tempo sbagliato l'imputazione delle componenti necessarie all'inumazione richiesta. Mi aveva telefonato, in sua assenza, un suo collega che, citandolo per nome e cognome, mi aveva avvertito: "ha commeso un errore enorme: ed ha ricaricato due voci incongruenti. L'ho constatato per caso dopo la sua visita. Provvedo io -tal dei tali - a mandarle, via e-mail, quanto correttamente dovuto". Per altri e tristi adempimenti, sono dovuto tornare un'altra volta nei pesanti locali del "seppellitore", scorrere i manifesti, ad altezza d'uomo, pubblicitari delle opzioni, affissi lungo il camminamento e approdare alla stanza dell'unico addetto, un terzo, presente a quell'ora. Si stava lamentando al telefono di essere andato a lavorare con la febbre, che si sarebbe rifatto vivo appena si fosse liberato, ecc. Costui, dopo avermi intravisto ed aver proseguito nella sua telefonata, dopo aver riattaccato, mi invitava con tono imperioso e professionale a sedermi al suo cospetto, per cominciare, di seguito, a dar corso all'illustrazione dei servizi proposti, avendomi scambiato per un "nuovo" cliente. Chiarita la situazione, si faceva ancor più spiccio, sia pur rimanendo nell'ambito della cerimoniosità delle frasi fatte e congedandomi accennando ad alzarsi e porgendomi la mano. Poi, ecco che, per settore, il "mio" beccamorto si ripropone nel suo ruolo manipolatorio del portafoglio che gli è stato assegnato, secondo un'uniformità di comportamenti e una povertà di parole di circostanza..circostanza commerciale, che stanno diventando il linguaggio acritico di giovani e di meno giovani. Il business dopo la morte.
lunedì 4 gennaio 2016
La pigrizia che favorisce i vizi.
Con la festa della Befana, il 6 gennaio prossimo - più propriamente detta Epifania o manifestazione del Signore - saranno dodici giorni da che la mia mamma è morta. Si concluderà la fase "pontiera" delle celebrazioni profane e prosaiche e i servizi, sempre più ridotti, saranno ripristinati. A parte quelli soppressi. La coesistenza fra le sempre crescenti esigenze terapeutiche e le ferie del personale di ogni livello e mansione e il divieto sopravvenuto di prestare lavoro straordinario, sono la causa di un numero imprecisato di decessi. Le terapie farmacologiche, depotenziate per ragioni di costi, "accompagnano", tutt'altro che dolcemente, anzi in un caleidoscopio di confusione, nel quale le procedure asettiche nascondono le carenze, i pazienti sul limitar di Dite, dove "si spera" che toglieranno il disturbo. Inutile, a quanto pare, chiedersi quali norme di diritto vengano violate così sfacciatamente: in un Paese nel quale nessuno rispetta la legge, il problema non si pone: si gioca al risiko degli incontri fortunati o sfortunati, mentre la sottilissima soglia di assistenza ai malati, in queste ore di svago, per medici, infermieri e parenti dei deceduti, è un sipario di carta velina sbrindellato, senza che nessuno si curi più di rinforzarlo, dato che il senso della decenza è sfumato e inclina ad atteggiamenti di cinismo demenziale. In questi frangenti disadorni, la moralità e la responsabilità vanno a farsi sbeffeggiare, sui volti, nei cuori e nelle menti inariditi dal conformismo adattatorio, dato che ci hanno indotti a pensare che le cose stiano così a prescindere e che un impegno oppositivo sarebbe troppo faticoso.
domenica 3 gennaio 2016
Cerimonie drammaturgiche di un'utopia.
I Vescovi di strada di Palermo e di Bologna hanno inziato il loro magistero episcopale, di discendenti degli apostoli, marciando con le associazioni religiose multiculturali e i movimenti neocatecumenali, ma anche con pacifisti della società civile. Niente da obiettare in sé e per sé, ma mi sembra ingenuamente gesuitico e fuori contesto. Fra queste entità culturali e religiose non c'è molto da spartire, tranne una comune origine dal "Libro", dalle cui pagine e caratteri hanno intrapreso vie diverse, concorrenziali e belliche. Mentre questo si ripete, pur sull'abbrivio di un ecumenismo spurio e difensivo rispetto alla secolarizzazione del mondo occidentale, che influenza e disturba nell'intento di coinvolgerle per dominarle, nazioni aliene, ecco che personaggi diversamente "parati" riscoprono "umanistiche" - ma sarebbe meglio definirle semplicemente umane - facoltà di solidarietà alle quali si vogliono forzosamente e furbescamente sovrapporre identità ideologiche che non esistono. Non esistono neanche all'interno delle tre fedi monoteistiche ( anche se da queste manifestazioni ibride gli Ebrei si sono tenuti appartati ); le contese della Chiesa cattolica sono storiche e contingenti e malamente celate. Gli islamici coniugano religione e politica e se ne differenziano nelle due fazioni in conflitto, degli Sciti e dei Sunniti, rispetto alle quali sia l'Arabia saudita, sia l'Iran ( non arabo ) nutrono interessi geopolitici locali in conflitto armato per interposte fazioni. A Capodanno, il nostro, quarantasette oppositori sono stati uccisi dal boia ( probabilemnte per decapitazione con la scimitarra ) per la loro opposizione politica e la loro appartenenza di fede e culturale, a testimonianza di quanto poco alligni l'unità d'intenti in quelle regioni d'origine e di prima diffusione del verbo scopiazzato di Maometto. E noi, pur così diversi per orientamenti, cultura, interessi e ipocrisia, con chi andiamo a braccetto in retoriche manifestazioni per un bene soggettivamente interpretato, mistificato, per un Dio che in un caso ha avuto discendenza umana e negli altri due è parola spiritualizzata o elezione e prospettiva di riscatto in un giorno sempre posticipato, alla luce della realtà e della trasfigurazione immaginifica che se ne fa? Nell'ecumenismo di facciata alla malizia di chi lo dirige o lo asseconda, fa da supporto un sentimento generico di debolezza e di povertà che, in ogni momento, può riverberare la sua malignità e violenza. Cerimonia drammaturgica di un'utopia. Più banalmente: recita di un copione "francescano", per quanto ci riguarda. Degli altri non sappiamo, ma, a tempo e luogo, le divisioni sarebbero nette, con o senza processioni.
sabato 2 gennaio 2016
Discorsi di fine e inizio anno.
Perché fra Natale e Capodanno ben tre povere ragazze sono morte di parto? Una ha lasciato due bambini piccolissimi. Perché sono giunte alla fine della gravidanza senza che nessuno rilevasse anomalie nella gestazione? Una è rimasta sola sul pavimento della sua camera a Torino, un'altra messaggiava il marito con comunicazioni del tipo "sono sola, mi stanno trascurando". Al giorno d'oggi non è facile morire di parto; in passato era frequentissimo, in determinati paesi, all'inzio del travaglio veniva somministrata l'estrema unzione alle madri, non si sapeva nulla di ginecologia e ostetricia e sulla fisiologia umana e femminile in particolare, La gestazione e la nascita erano affidate alle dame di compagnia, alle domestiche, nelle case patrizie, alle parenti ed alle vicine nelel case povere ed alla pratica delle ostetriche generiche, donne d'esperienza empirica ma senza conoscenze che praticavano nascostamente anche l'aborto. Oggi è estremamente raro, per non dire impossibile, che una gravidanza venga iniziata senza un preventivo esame specialistico e, anche laddove questo avviene, fin dai primi momenti delle gestazione vengono stabilite le incongruenze e le difficoltà riscontrabili, apprestati i correttivi, diagnosticate le difficoltà insuperabili, monitorato lo stato generale della madre, apprestati corsi di preparazione. Non per tutte questo avviene - si dirà - ma anche nel caso in cui le gravide siano extraxomunitarie, poco propense a farsi seguire minutamente o ignare delle moderne metodiche mediche, l'attenzione possibile viene comunque prestata. In questi casi si tratta per lo più di donne giovani, in questo senso favorite. Le tre che sono morte di parto in questi giorni erano italiane, del nord e, in un caso, alla terza gravidanza. E' difficile non associare queste morti, ormai assurde e prive di una diagnosi - neppur incredibile, manca proprio la diagnosi dei fatti - non siano collegabili al periodo festivo, durante il quale si assottigliano, fin quasi a scomparire, le presenze qualificate, mentre interi reparti, anche di prima fascia, vengono chiusi. Il divieto, sopraggiunto in questi giorni, di prestare lavoro straordinario - per non doverlo retribuire - ha drammaticamente ridotto l'assistenza in ogni specialità. Se non si fosse trattato di una patente negazione della vita, si sarebbero trovate burocratiche giustificazioni a qualsiasi incivile incuria. Non è il personale medico giovane a dover essere messo sotto accusa: per ben due volte, dottoresse giovani e di turno in estate, hanno ripreso per i capelli mia madre che, curata con serietà e normale dedizione, ha vissuto, prima qualche anno e infine, qualche mese in più, fino all'epilogo natalizio di quest'anno, da me sempre paventato, durante il quale il servizio diagnostico si è fatto sempre più difficile, le prescrizioni telefoniche, le visite sono state trascurate, le risposte pervenute da località distanti dalla residenza della paziente, perché le chiamate venivano deviate dall'ambulatorio al luogo nel quale il medico si trovava. "E' andata così, non c'è risposta a qualsiasi domanda, prima o poi succede": perché proprio nei periodi colpevolmente scoperti d'assistenza? Perché i nosocomi chiudono i reparti, non assumono e non sostituiscono il personale, perché si accaniscono nel non voler più pagare lo straordinario necessario e lo vietano espressamente, perché, invece, i bar pasticceria sono stati aperti anche a Natale e a Capodanno e gli empori più banali hanno osservato - non tutti - solo due o un solo giorno di chiusura, quello di Capodanno, durante il quale c'è poca gente in giro dopo una notte di baldorie? Perché solo vendere, vendere, vendere e negare? Perché a questo, in un mare di chiacchiere, non c'è rimedio? E' questo lo stato della nazione, cioè di tutti noi?
giovedì 31 dicembre 2015
Riassunto.
Sintesi amara di un anno difficile per il continuo, ma inavvertito aggravarsi degli eventi. Inavvertito per le pronte cure del caso, per l'impegno della famiglia e dei sanitari, mancato nei dettagli, fondamentali, come temuto, in questi giorni di "assenza". Un'altra pagina, una delle ultime, è stata girata: viene istintivo riaprirla, ma il suo contenuto ultimo è acquisito. La si rivolta, ma il maroso dei pensieri, anche quelli più lontani e apparentemente rimossi, torna a manifestarsi, a farsi vivido. E' già un riassunto. La rigorosa, distaccata burocrazia definitoria e rimotrice, attende il mio scalpiccio: il servizio per ora, è stato puntuale..soprattutto sulle indicazioni circa cosa fare, con che tempi e modalità, con quali documenti, corredato di quali presenze. Presenze superstiti per assenze. Il brulicare del centro, il vuoto delle periferie, acquistano altri sensi per chi, catatonico, distratto e frettoloso vi si immerge, li fende e vi assiste. Stai facendo cose a latere della vita, non ti richiamano ad essa i cinguettii delle ragazze, le sbruffonate dei ragazzi, il cicaleggio delle signore e il meravigliato o grave disquisire, sempre del solito, dei signori. La piccola folla dei mancanti al chiasso ripetitivo, semmai con qualche aggiornamento, si accalca nelle tue brevi pause, nel tuo sonno, uguale alla partecipe insensatezza eppure così significativo, dolorosamnete significativo per te. Sarà, per così dire, un Capodanno di sostegno reciproco, mentre l'obbligo dello svago ridurrà i ranghi dei sosteniendi.
martedì 29 dicembre 2015
Saluto.
Questo pomeriggio, Pietro, a nome di tutti i nipoti, ha rivolto questo saluto alla sua nonna Maria. Lo ha scritto con semplicità e verità. Semplicità e verità sono state espresse in forme accorate e contenute da lui e da ciascuno degli altri. "Cara Nonna Maria,
in questi giorni di festa la tua improvvisa scomparsa ci ha profondamente addolorati e ha lasciato una gravosa sensazione di vuoto emotivo che razionalmente non possiamo colmare.
Ci piace pensare che ti sia ricongiunta ai tuoi cari: i tuoi genitori, i tuoi fratelli, il tuo amatissimo marito Pietro, che così prematuramente ti ha lasciata, la tua dolcissima nonna, che in questi ultimi tempi di sofferenze così spesso invocavi...
Ci hai cresciuti nell'amore trasferendoci il tuo forte senso di giustizia e il grande valore del rispetto reciproco.
Non possiamo dimenticare di quando, da piccoli, ci intimavi di terminare tutto il pranzo e se osavamo contraddirti comunicandoti di non averne la minima intenzione, un po' per capriccio, un po' per l'estrema ricchezza dei piatti che offrivi, ci ricordavi che non a tutti era concesso il privilegio di poter consumare un pasto caldo e che mentre gettavamo nell'immondizia quei due maccheroni, da qualche parte nel mondo c'era un bambino che moriva di fame.
Non possiamo dimenticare di quando la sera, quando i genitori uscivano a cena, tu ci portavi a dormire, ci rimboccavi le coperte fin sotto il naso e ti sedevi ai piedi del letto, nel buio della stanza, senza lasciarci neanche un istante, proteggendo sempre e comunque la tua più grande ragione di vita: la famiglia.
Non possiamo dimenticare di quando a noi, che elemosinavamo uno dei tuoi rari “bacini”, con estrema serietà rispondevi: “questa volta ve lo concedo, ma ricordatevi che l'amore si dimostra con i fatti, non con i bacini”; di quando, uscendo in terrazza, ci guardavi percorrere tutta via Corradi mentre tornavamo nelle nostre case e di come ci telefonavi poco dopo per assicurarti che fossimo rientrati e che fossimo così nuovamente al sicuro.
Non possiamo dimenticare la tua gioia, a Settembre, al matrimonio del tuo primo nipote, Riccardo, tanto grande che non riuscivi a trattenerla durante la cerimonia e acclamavi a gran voce “come sono emozionata!”.
Non possiamo dimenticare di quando dieci giorni fa ti portammo in centro a vedere le luminarie natalizie... quella luce sorpresa nei tuoi occhi per avere ritrovato lì quasi tutti i tuoi cari, casualmente, avrai pensato.
L'ultima immagine che di te ci lasci risale proprio a quell'istante, la tua mano che sporge dalla carrozzina, chiedendo di essere stretta fino all'ultimo. Eri diventata fisicamente così fragile, ma il tuo spirito era rimasto forte e combattivo come un tempo; per questo siamo intimamente convinti che cercassi la nostra mano non per trovare protezione ma per continuare ad offrirla a noi, anche se non ce la facevi più.
Ci dicevi sempre, sorridendo con dolcezza infinita e con un velo di commozione: “Sapete perché vi voglio tanto bene? Perché sono la mamma della vostra mamma, sono la vostra mamma due volte”.
Sai perché, nonna, ora ci manchi così tanto? Perché siamo rimasti orfani, due volte".
Ciao.
Ultime ore prima della consegna alla terra che, solo per noi, non sarà un'archiviazione di pratica. Hai passato due notti nella solitudine, fra i morti, anche se qualcuno crede nella comunità della luce. La luce rimasta accesa dolorosamnte è un lumicino dentro di noi da custodire e incrementare. Ti rivedremo a breve per uno di quei tanti saluti rituali che si chiudono con un congedo e un arrivederci. Non ci siamo separati in vita, non ci separeremo ora.
domenica 27 dicembre 2015
Una sintesi di sentimenti veri.
Nella Santa notte di Natale, tanto cara ai ricordi di una vita, amatissima Mamma e Nonna Maria Isola Castellari, hai ceduto infine al richiamo di quel tuo mondo antico che ineludibilmente ti avocava a sé e nel quale ti vedevamo lentamente e inesorabilmente scivolare. Ti ameremo per sempre di quello stesso amore del quale ci hai colmato e in nome dell'esempio di quel tuo spirito generoso, indomito, sprezzante dell'ipocrisia, dell'ambiguità, del compromesso e dell'ingiustizia con il quale ci hai difeso dalle bassezze e dalla meschinità, hai protetto le nostre fragilità e hai nutrito le nostre nobiltà.
grazie per esserci stata.
Grazie per esserci.
I tuoi figli
Pier Paolo, Angela, Emanuela con Andrea e Fabio e i tuoi nipoti Riccardo con Marilena, Pietro, Sara, Enea.
Ai tuoi parenti si uniscono coloro che li amano.
sabato 26 dicembre 2015
Un grigio e atemporale colore.
La debolezza e la commozione salgono a fiotti alla coscienza ed alle ciglia in questa giornata plumbea e vuota. Il bel volto è immoto ed immutato ma la parola è assente. Lo sarà per sempre. Lungo la strada di un deserto peregrinaggio, dai riti funebri alla casa, con sotto il braccio una carpetta di preventivi e di formulari da sottoporre a qualche altro officiante, il senso di atemporalità non è scalfito dall'ammasso dei rifiuti festaioli, dagli spostamenti che si intuiscono fra la casa avita e quella della progenie o viceversa. I bar, che fanno anche pasticceria, sono stati aperti anche a Natale; per mezza giornata lo sono anche oggi. I pasticcini sono un bene fresco sempre ambito, asportabile sul momento. Qualche Pub resta aperto la sera: i ragazzi non rinuciano al ritrovo birresco, appena riavutisi dagli ingolfi culinari della due giorni celebrativa. Il contorno funereo, così simile al senso della giornata, costituirà l'ultimo rito partecipativo e familiare, ma il membro amputato non ci sarà più. Al suo simulacro saranno prestati onori coreografici che costituiscono l'obiettivo commerciale delle "officine specializzate", osservanti delle norme sanitarie ed organizzate per un'eterna ripetività. Vien da chiedersi, a giudicare dalle tariffe, se anche l'inumazione, adattata alla rappresentazione, non faccia parte della società dell'indebitamento e del superfluo, dopo la "preparazione" che si svolge lontano da occhi lacrimevoli, l'esposizione dell'ultima ora - come l'ultimo desiderio di un condannato "a morte" - prima di essere versati nel buio, per sempre, anche fisicamente. Nel rito si simula la spiritualità, nella distruzione o nell'occultamento, l'estremo rifiuto. Resta, sì, il dolore, proveniente dall'essersi forgiati nella vicinanza e nell'educazione, orfane delle sue basi, anche se si rappresenteranno e si vivranno, a propria volta, fino alla fine. Per chi l'ha amata e curata come la sua creatura, contenitiva del suo amore, della sua famiglia, l'abbandono inconsapevole della propria casa sarà uno strappo, seppur inavvertito.
venerdì 25 dicembre 2015
Spero, negli ultimi anni, di averla ripagata di tanto amore. Ma non ne sono certo.
Sono passate poche ore da che la mia mamma è assente e, per costume inveterato, sono già entrati in azione i riflessi simbolici e sociologici dei parenti. Non richiesti, i soliti organizzatori di cerimonie convenzionali hanno già preso contatti con una parrocchia di prossimità che mia madre non frequentava proprio perché non apprezzava chi la frequentava. Quasi certamente, in questa collaborazione non richiesta, giocano il coinvolgimento periodico di tutti gli amici, ma anche di tanti interessanti e interessati sodali d'affari. La fretta di ritornare ai propri. Su questi metterà l'aspersorio un prete, un parroco o un suo delegato. La riunione e la citazione in ambito "consacrato" di una persona, ignota se non per sentito dire, soddisferà lo stanco convivio. Per fortuna, lei sarà assente. La ruvida badante ucraina ha avuto parole per me toccanti; ha parlato con le sue amiche, quelle che in tante altre occasioni l'hanno fomentata alla miglior resa del suo duro e faticoso servizio, indifferenti alla nostra correttezza e possibile generosità. Maria è vissuta alungo contornata dall'affetto dei suoi figli e dei suoi nipoti. Io ho perso un figlio a trentatre anni in un incidente e, in ogni momento, è come se fosse successo ieri. Nelle more del suo disperato lavoro, ho scoperto o ho creduto di scoprire gli echi di una cultura arcana e propria dei contadini poveri della sua terra e, per molta parte e per tanti archetipi, partecipe universalmente. Maria è felice, sta bene, è entrata in paradiso dove ha ritrovato suo marito e le persone più care, tante volte invocate nei momenti di smarrimento, durante la sua malattia. Ho visto persone alimentarsi per anni con un sondino e contorcersi fino alla fine per il dolore, più sole, meno accudite. Ora abbi cura di te. Oggi è Festa ed è Festa anche per lei. Tutte le mie amiche hanno commentato in questi termini l'evento che chiude la sua vita in un giorno così simbolico. Sul bel viso, conservatosi nonostante gli anni e l'indebolimento fisico e neurologico, è stampato un sorriso beato e intelligente. Ho dovuto constatarlo anch'io. Permane, nonostante l'irrigidimento progressivo del corpo e il colore cereo dei tessuti del viso. Fra poco, contattato il parroco, si terrà una programmata Messa natalizia: non ho capito se Maria sarà citata prima, secondo un rito che mi sfugge, in quella chiesa o di questi tempi liturgici. I parenti che fino a ieri sera festeggiavano l'Avvento in pigre riunioni gastronomiche a base di pesce, pare che convergeranno verso questo polo d'attrazione. Mi piacerebbe pensare che la mia indomita mamma, se la rida nascosta: le sono state di conforto le visite, la vicinanza in vita, alla fine della quale ha raccomandato alla cura più attenta il più piccolo dei suoi nipoti, disperandosi di non poterlo più accudire lei, come aveva fatto per tutti gli altri, fino all'età adulta. Per questo, fin da questa notte, li ho visti e sentiti tutti partecipi e addolorati. E' stato il premio della sua vita, apprezzata sul limitare di un'età non ancora corrotta dalle consuetudini.
Grazie.
Grazie per cosa hai fatto, di ciò che hai pensato di fare, di ciò che non hai saputo di poter fare, di ciò che avresti voluto fare.
Contraffazioni.
E' un Natale come tutti gli altri, ben diversi eventi storici hanno intersecato questa ricorrenza. Roma, però, è da giorni deserta. Gli abitanti, usi ad ogni allegorica malizia e ad ogni pigra battuta dispregiativa di qualsivoglia presa d'atto d'impegno, importanza o gravità, stavolta hanno paura. Il loro istinto difficilmente sbaglia. C'è qualcosa di diverso. L'uso sprecone dei regalini inutili - anche per i cani di famiglia - si è ripetuto, per beni puramente simbolici e di poco costo che, cumulati, hanno prosciugato le tasche di molti connazionali. Durante le cene e gli incontri ciascuno ha continuato a recitare il suo copione, mentre, in famiglia, la realtà espressa è da tempo molto diversa, fatta di rinunce e di debiti. Eppure, così galleggianti, aggrappati a un salvagente traditore, in convivialità siamo indotti a riprendere la trama parolaia, intessuta di frequentazioni rotaryane, ma depotenziata di opportunità e di reddito. La retorica si adatta a tutto, ma continua a celebrare scelte pratiche, risparmiatrici, di miope orizzonte, come se precludessero al nuovo mondo, scientifico e tecnologico, mentre sono solo ripieghi. Ma le repliche dello spettacolo devono continuare, più che mai oggi, che siamo tornati a vivere di apparenze; continueremo a ripetere consunte litanie alle quali replicheremo con cori assuefatori, mentre la celebrazione del passato riguarderà i sempre più vetusti pensionati, la cui mitologia non macinerà più. Le donne si riciclano in rimodellate vesti e mansioni familiari, dal portare le vivande in tavola, dopo aver confezionato cenette, a competere con i partner's, quasi mai coniugi, sul nome del nascituro, eletto a compensazione di un vuoto interiore di lungo corso. vecchie e nuove rifacitrici di propsettive incerte o certe solo sul piano della greve materialità, adbdicatrice della qualità, perché spesso sconosciuta, impiegando il resto del tempo nella canasta o nel burraco. Gli uomini ridono sperduti di un senso negletto e non riagguantabile, i ragazzi vanno verso il loro destino con consapevole disincanto. Pesce alla vigilia, scofanate di intingoli a poche ore di distanza, Poi una difficile digestione. Intanto i malati continuano a morire, i pochissimi che sono di turno ad assisterli schiumano rabbia e insofferenza, manifestate anche dall'asprezza della voce. Le badanti alzano la posta della remunerazione festiva, se gli aggravamenti ne richiedono la presenza, si spera, ma non è detto, insieme ai parenti e nonostante un semplice spostamento del turno di riposo. La ragione non risiede nel loro particolare interesse; sono state costrette ad emigrare e, tranne le connazionali colleghe, non hanno spesso altre relazioni sociali, ma alla pressione volgare dei parenti rimasti in patria a laurearsi, a sposarsi e prolificare o, al termine degli studi, a barcamenarsi con stipendi di pcohe centinaia di euro, già rapiti però dalle suggestioni, in gran parte scemate in occidente, di una ricca "professionalità" e, per non perdere tempo, attingono ai bancomat remoti, disseminati all'estero. Queste festività sono una condanna ulteriore per tutti i poveri e i senza fissa dimora, non solo e non tanto per il contrasto con la frenesia festaiola, quanto per l'ulteriore rarefazione, il sostanziale annullamento effettivo, dei servizi assistenziali e purtroppo anche sanitari, in una corsa verso l'abbandono centrifugo della cura dei "troppo" anziani e dei "troppo" indigenti. Chi crede può vedervi il simbolo della croce, il Golgota di Gesù, ma, al di fuori della simbologia, l'animale contesa spasmodica e svantaggiata per una istintiva e nient'altro, sopravvivenza, accumuna, in senso proprio e figurato, gli homeless, sdraiati lungo i marciapiedi, fra le urine dei cani e lo scalpiccio che si fa più rado, fino a chiudersi, scomparire definitivamente negli androni delle case. Gridano afasiticamente nel deserto e muoiono in dignitosa ma non apprezzata solitudine, solo perché esclusi dalle contraffazioni del mondo.
mercoledì 23 dicembre 2015
Noi ce la caviamo sempre.
Il presidentino della Repubblica Mattarella ha di fatto amnistiato i due agenti della CIA che, a Milano,, rapirono, con la collaborazione subordinata dei poliziotti italiani, Abu Omar, che fu tradotto all'estero, torturato e dopo alcuni anni, rimesso in libertà. La richiesta era stata formulata all'Italia all'epoca di Napolitano, dall'omologo Obama. Forse le "autorità" italiane sperano che la stessa propensione al compromesso a perdere alligni in India, ma, a quanto pare, non è così e la situazione indefinita, circa la certa colpevoleza dei fanti di marina, si prolumga indefinitamente ma non induce le autorità indiane a lasciar perdere. A noi non è stato concesso di processare i piloti che tranciarono il cavo della funivia del Cermis e il marine che uccise il nostro inviato al riscatto, pagato, della giornalista Sgrena del Manifesto. Così è l'Italie e, infatti, non conta niente, se non come pedina tattica, ma ininfluente. Non abbiamo neanche rivendicato i responsabili dell'abbattimento dell'Itavia, che pure non erano americani, abbiamo celebrato, ingannandolo e poi abbandonato, Gheddafi, sotto gli attacchi dei cacciabombardieri francesi, fornendo alla mini coalizione ( c'erano anche inglesi e statunitensi )le solite basi logistiche, leggi aeroporti. I profughi di quest'anno approdati sulle coste europee hanno raggiunto il milione, la cifra più alta dopo la fine della guerra civile nella ex Jugoslavia; trecentocinquantamila sono siriani. Incerto il numero degli annegati e degli uccisi, perché intercettati "in itinere". L'effetto sulla migrazione incontrollata e incontrollabile dei popoli è proprio la guerra, a meno che non si trovi una qualche Striscia di Gaza in cui rinchiuderli. Ma poi bisognerebbe bombardarli ogni tanto e il terrorismo diventerebbe uan vera e propeia guerra guerreggiata, come in Israele. Ma noi, proprio perché siamo degli ignavi, ce la caveremo.
Si salvi chi può. Sarebbe bello.
La U.E. insiste: il Governo non salvi le banche! Ha ragione, perchè non si tratterebbe solo delle quattro attualmente "incriminate" per aver cercato di "salvare" capre e cavoli di tre generazioni di economia clientelare, alla quale avevano partecipato i cosiddetti manager, i dipendenti ed anche la clientela territoriale. Si salveranno parzialmente, con trattamento preferenziale, attraverso delle pseudo-fusioni o delle acquisizioni secche, nelle quali giocheranno le ingiunzioni della Banca d'italia, le opportunità di potere e l'ambizione nascosta di ingrossarsi: tanto i fasti e le carriere, soprattutto se già ben avviati, non durano in eterno..ed allora cogliamo e godiamo l'attimo fuggente. Almeno sperabilmente, altrimenti c'è sempre una finestra dalla quale gettarsi. Il "povero" risparmiatore che attribuiva alla banca in genere, di fatto semipubblica per la garanzia della Cassa depositi e prestiti e, in ultima istanza, dello Stato, scopre che il mondo si è fatto avido, come lui, ma non è più statico; dinamicamente contempla il rischio. Fra le tante sigle che contraddistinguono l'amministrazione dello Stato, dell'INPS, ecc, c'è - l'ho scoperto da poco - l'autodichiarazione riguardante i brevissimi ricoveri a titolo gratuito negli ospedali pubblici e nelle cliniche private fallite, con essi convenzionate. Di che sigla si tratta? Non ho voglia di riesumarla dalla cartella in cui è riposta, dopo la risoluzione della pratica. Ebbene, per un trattamento invalidante e trascurato, l'INPS decurta l'assegno di accompagnamento degli invalidi totali, dei giorni trascorsi, a spese dello Stato, per farsi "allettare", che non significa sedurre, bensì ritrovarsi per la propria vita residua, su di una sedia a rotelle o su di un letto con materasso antidecubito, per l'atrofia muscolare senile che interviene dopo alcuni giorni di immobilità ed in assenza di fisioterapia che non si limti a venti minuti al giorno. Dopo undici anni di lavori per portare a termine una striscia autostradale di trenta chilometri, alternativa al necessario raddoppio della A1 fra Bologna e Firenze, oggi, Matteo Renzie l'ha percorsa, inaugurandola e menando al proposito gran vanto, come un ministro dei lavori pubblici del dopo guerra. Ha anzi annunciato nuovi lavori, mi pare sulla A3. Si prepari, chi la percorre, a continui e prolungati intralci per interminabili lavori di cesello, revisoni dei piani, intralci imprevisti e quant'altro doverebbe essere invece prevedibile, dato che l'autostrada ha ormai sessant'anni. Gli operai della SAECO di Bologna, in realtà olandese, si dovranno dividere fra il Vescovo Zuppi e il Sindaco in campagna rielettorale Virginio Merola: due testimonial senza nessina possibilità di influenzare una scelta di carattere puramente economico e che gli operai non sono in grado di negoziare. "Io c'ero", potranno dire e i telegiornali vintage, all'occorrenza ne riproporranno le immagini, i fogli amici e i siti web faranno altrettanto. Il loro regno, pur alternativo, almeno una volta, non è di questo mondo. Oggi è venuto un giovane e taciturno tecnico della Telecom a riallacciarmi una difficle connessione ad Internet. Ha capito rapidamente i termini del problema e vi ha ovviato con rapidità e personale coinvolgimento. Poi se ne è andato senza menare il can per l'aia, darsi delle arie. In cuor suo ritenenva che il suo status sociale non glielo consentisse e che la sua capacità professionale non fosse sufficiente ad accreditarlo, così come altri pensano che titoli e comunicazioni imparate a memoria, insieme ad un sorriso stereotipato, facciano di un coglione un coglione rappresentabile. Grazie per l'utilità e la non ostentata cortesia.
Auguri! Auguri!
Mentre i borsaioli incrementano l'attività sotto le volte illuminate del centro, i negozi rigurgitano di acquirenti di beni da quattro soldi da scambiare sotto l'albero. L'ostentazione dei beni da comperare si fa massiva, recupera gli avanzi di magazzino e li espone come se fossero stati creati per l'occasione e avessero i crismi di un'imperdibile novità. Come la rottamazione del buon senso di Renzie. Gli scaffali delle librerie rigurgitano di titoli vecchi di anni, riproposti con lo socnto del 15%, come se fossero, cioè, nuovi. I titoli e le tematiche sono intimisti o ripiegano sui classici in edizione economica, in quanto non più gravati dai diritti d'autore. Non c'è niente di nuovo, niente d'interpretabile. Il cretinismo spendereccio da regalie e donazioni ai parenti, minori, neo dottori o neo family partners, stentano a riaccreditarsi alla memoria ormai avviata alla dispersione dei giovani approdati ai riti professioanli e di frequantazione, senza dei quali non potrebbero ambire ad alcunché. Il pampa-Papa ha chiesto scusa ai cinici e sottopagati dipendenti vaticani dei peccati della loro datrice di lavoro: quando fu eletto, però, negò loro lo straordinario prestato. In questo è perfettamente in linea con i tempi e, se tanto mi dà tanto..Un mio amico frate, ormai passato nelle schiere celesti, mi rammentava che se avessi sentito la Chiesa giustificare i costumi e le prassi mondane, avrei dovuto tranquillamente abbandonare la fede, perché sarebbe stata la prova provata che si trattava di un'istituzione puramente umana. "E tu vuoi prestar fede ad un'istituzione umana?" Mi chiedeva ironico. Si prospetta una rimescolata di fusioni bancarie alla fine dell'inverno. Sotto traccia gli accordi sono già stati presi: BPM andrà sposa ad UBI banca, ecc. Pudibonde istituzioni private dicono di non sapere che cosa accadrà, che resisteranno a tutte le pressioni ed intanto, per la prima volta nella loro storia mitologica, hanno aderito al Fondo esuberi, hanno messo in vendita storiche filiali, sottoposte ugualmente a campagne demenziali martellanti e si preparano a menare il torrone di tutte le capziosità. Alla larga dai (loro) sindacati, anzi dai sindacati in genere. Non è questo il loro tempo. Anche i candidati alla presidenza degli Stati Uniti si appellano alle guerre stellari, che sono quelle che hanno determinato, nell'inconsapevolezza generale, il tracollo economico dell'Unione sovietica, al quale si è accodato un santo polacco, mentre oggi ce n' è uno paladino dei poveri che sono e saranno, con facile e gesuitico spirito profetico. A quarant'anni dalla morte, va molto di moda Pasolini: ne hanno ripubblicato tutte le opere e le esegesi. E' l'unica riedizione postuma involontariamente onesta, perché allude all'antipolitica, alla crisi vera, intima della chiesa cattolica, alla sociologia della corruzione portata alle sue estreme conseguenze, al linguaggio ed al costume, primitivo, illetterato e violento dei poveri, realisticamente descritti, come i cafonissimi gerarchi di tutte le gerarchie e che, proprio per questo, provocarono l'anatema politico e pubblico dell'urticante pensatore, ma non l'ostilità della Chiesa cattolica che, almeno durante il pontificato di Paolo VI, durante il quale fu ucciso, ne ebbe rispetto. Ho rivisto ieri notte, su SKY, un film di liliana Cavani, intellettuale modenese, regista e infine direttrice della Scuola di cinematografia, prima della morte prematura, ambientato, come altre sue opere, nell'Italia fascista, negli anfratti della sua borghesia carrierista, nell'estetica dell'omosessualità femminile ambivalente, nelle purghe dissimulate contro gli oppositori interni alle aspirazioni dei conformisti, nelle contraddizioni delle eroine - per modo di dire - comodamente interne al sistema, ricche ma anche istruite, come non usa più, se non in termini tecno-utilitaristici, influenzate da qualche presenza esotica, non ariana "aut similia" e non disposte a rinunciare alla loro libertà individuale e individualistica, per assopirsi solamente nei vantaggi arrecati dalla carriera di mariti in folle esasperazione per questa violazione dell'ipocrisia del loro ambiente. Come avviene ancora, per anticonformismi ben minori. Opera torbida, ma di squisita fattura e intelligenza. Non ne trovo traccia attualizzatrice. Roma è deserta. il Giubileo non intriga o spaventa. O sono tutti in vacanza o sono tutti in casa. Il Vescovo di Bologna passeggia sulla scalinata per San Luca, sale al colle e poi riceve gli operai della Saeco i cui posti di lavoro sono messi in discussione dalla proprietà olandese e calvinista. Un Vescovo operaista nella patria del movimento operario istituzionalizzato? Sotte le volte dei portici, sempre più spesso, in mezzo ai mendicanti con budget, stazionano accasciati giovani e meno giovani senza dimora, avvolti nei loro panni sporchi, ignorati dal brulichio scalpicciante dei festanti nevrotici e low cost. Il mondo si è fatto insicuro, ma tutti si accreditano, vendendo indifferentemente le stesse mercanzie virtuali, di intemearata e non contraddetta onestà. Come la moglie avvenente e artista del funzionario fascista, che cede e partecipa ai brevi e rivendicativi orgasmi del marito, ma ama e amoreggia con la figlia dell'ambasciatore giapponese a Tokyo, pallida e diversa e, proprio per questo, assunta dalla pittrice e tennista coniugale, come la sintesi anodina e glaciale della bellezza. La bellezza ambivalente - Eros e Thanatos - della morte e, più banalmente, dell'accettabilità. Lo smog ricopre Bologna e Milano: colpa della pioggia che non è caduta. Deve essere cosi anche in Cina, "che cresce rifiutando di adottare misure anti inquinamento". Forse non ha tutti i torti, dato che da noi gli stabilimenti, da tempo, non fumigano più.
mercoledì 16 dicembre 2015
Cronache italiane.
Con la morte di Armando Cossutta e di Licio Gelli si chiudono due pagine della storia recente dell'Italia: quella del più grande partito comunista in un paese assegnato, a Yalta, all'occidente e la carriera all'italiana di un rappresentante di materassi. Armando Cossutta è stato, fino alla fine del comunismo, il referente economico del P.C.I. presso l'Unione sovietica; attraverso le sue mediazioni sono passati milioni di dollari che la patria del comunismo ha destinato, fin quasi alla fine, al partito fratello, destinato a non governare mai, ma che aveva espresso il commissario politico internazionale più influente, dopo il Segretario generale del PCUS: Palmiro Togliatti. Intendiamoci: Togliatti fu il più algido, cinico rappresentante dell'ortodossia "in partibus infidelium". Non ci credeva, ma "realisticamente" la interpretava. Così facendo assicurò al suo partito, in Italia, una lunga sopravvivenza e influenzò a lungo - per paradosso, positivamente - la politica nazionale. Armando Cossutta ne fu l'erede e l'emblema postumo; fino alla fine del P.C.I. e anche oltre. Quando si presentava in Senato, anche dopo il suo abbandono della politica parlamentare, era sempre eretto e distante, come se ancora rappresentasse un potere allogeno, ma reale. In un certo senso, non accettò, non solo la politica berlingueriana ( Berlinguer patì un attentato a Sofia, sul quale fu fatta calare una coltre di silenzio ) che, effettivamente, iniziò l'abbandono dell'approdo storico deella sinistra italiana o almeno della sua maggiore rappresentanza, poi si attardò retoricamente nella "rifondazione" autoctona, che assomiglaiva al rudere albanese durante la guerra fredda. Cossutta è stato un uomo sopravvissuto a lungo alla sua fede e formazione storica, la quale ha avuto la serietà di non riprodursi in qualche camaleontica trasformazione, come fecero i cattocomunisti del PDS, antesignani del PD. Personalmente non attribuisco nessuna veste di sinistra, che non sia ridicola, al PD, come non l'attribuivo al cattolico Ulivo. Io, che non sono mai stato comunista, ma attento al fenomeno, agnostico "studente" del fenomeno e che, per questo, sono sempre stato, alla lunga, inviso sia ai reazionari ( cosa di cui mi onoro ) sia ai comunisti che non mi potevano vedere, proprio in quanto - ritenevano - eretico eppur dialogante sul loro medesimo terreno, estraneo a qualsiasi conformismo e indifferente al potere totalitario da loro perseguito. Licio Gelli, dopo la guerra, ad Arezzo, faceva il rappresentante per la Permaflex. Durante il conflitto era stato una spia, bene informata, dei nazisti, dei fascisti e, per le sue conoscenze acquisite in loco, anche degli anglo-americani, durante la risalita dell'italia. Costoro, empirici, non andavano tanto per il sottile nel scegliersi i collaboratori, come dimostrerà la rapida carriera di tanti funzionari nazisti, se dotati di competenze utili: Von Braun alla NASA, Henry Kissinger in diplomazia, quasi esclusivamente sul versante conservatore. Per alcuni anni Licio Gelli tracheggiò in Toscana, poi eccolo comparire sulle pagine della collezione patinata della rivista "Epoca", all'inaugurazione degli stabilimenti bolognesi della Ducati - oggi in mano all'AUDI tedesca - a fianco del giovane Giulio Andreotti, sotto segretario alla Presidenza del Consiglio e dell'allora amministratore delegato del validissimo marchio motociclistico, Umberto Ortolani, gran massone, ma già anziano, che si trasferirà pochi anni dopo in Uruguay, per morirvi. Probabilmente, fu Ortolani il fondatore della P2, di cui Andreatti fu il regista e Licio Gelli il manovratore, il burattinaio. Il Piano di rinascita italiana non fu certo scritto, né concepito da Licio gelli, al quale fu affidato il reclutamento, la gestione esposta e le azioni sanguinarie, ai quali il "Venerabile, che mai avrebbe pensato di poter esser tale", si prestò con tutto il peso degli interessi compositi che la P2 rappresentò, e l'amoralità grezza, italiana, del maneggione, sempre più ambizioso, mano a mano che le sue possibilità di vivere al di sopra delle sue possibilità diventavano reali, in combinazione con le figure sfumate che tessevano la trama e che gliene affidavano l'esecuzione. Il tabulato dei "Cinquecento" non è mai stato scoperto o reso noto. Lo teneva in qualche forziere, italiano od estero, Mario Barone, Amministratore delegato del Banco di Roma, uomo con "il pelo sullo stomaco", perché, richiesto, due anni di carcere vero se li fece, senza mai tradire la consegna. A pena scontata, fu reintegrato e ulteriormente promosso al Banco di Roma, regolarmente pensionato e sontuosamnente liquidato. Oggi che, fallito il tentativo berlusconiano, perchè osteggiato dalla composita sinistra attuale, sotto l'egida dell'Europa massonica, il Piano di rinascita italiana è almeno alla metà della sua realizzazione, dobbiamo tristemente constatare che all'obiettivo è stato chiamato un fantaccino, posto ai vertici da un Presidente ex comunista, nel segno del solito "realistico" trasformismo subdolo e subordinato. La rinascita italiana messa in opera da un comunista fallito, eppur Presidente e da un fanfarone che si presta per sedimentare una posizione sociale. Nel solco del nostro tratturo, che un qualche "Gladio" è sempre pronto, nascostamente, a difendere a beneficio delle successorie e mascherate figure.
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