sabato 5 settembre 2015

Chiusure.

Anche la Grecia chiude ai migranti subito dopo che l'hanno eletta a meta dei loro sbarchi. Sull'isola di Lesbo, nel lontano passato sede degli amori saffici e poetici dell'omonima femminista egea, mille afgani si sono scontrati con la polizia mentre tentavano di salire su di un traghetto, al grido di Atene! Atene! I paesi neo comunitari dell'europa dell'est rifiutano categoricamente di ospitare quote di migranti: sono migranti interni a loro volta. Si comportano come i calabresi, i pugliesi e i campani con i loro raccoglitori di ortaggi: li segregano e li sfruttano razzisticamente e si dolgono del pregiudizio nei loro confronti. Le plebi che invadono il nucleo di un piccolo e diseguale continente, ne scardinano le già periclitanti strutture, ne rinfocolano il razzismo, rimosso dopo averlo praticato, quando era privo di sollecitazioni, mentre i bianchissimi slavi in cuor loro razzisti lo sono sempre stati ed oggi non devono più dissimularlo, costretti dall'internazionalismo comunista, che, crollato, li ha lasciati in balia dello sfruttamento e dell'abbandono da parte dei ricchi. Quindi, anche loro si rifanno su chi possono, si tutelano nei confronti di chi non ha niente per evitare di perdere quel poco che conservano, mentre combattono delle guerre di posizionamento per i loro oligarchi di cui aspirano ad essere le appendici. In fondo, l'unico che combatte una sua guerra di rafforzamento dei confini e dell'identità nazionale è Vladimir Putin che, probabilmente, indipendentemente da chi sia personalmente, ha saputo arrestare lo scempio del suo popolo e riproporlo con un'identità coerente con la sua storia, contro l'indeterminatezza e le crisi importate del disordine finanziario globalizzato. In questo scenario millenaristico Papa Bergoglio pasce un gregge disperso e sempre più vasto, offrendo, in assenza di uno straccio di solidarietà, una parola che faccia levare la testa abbassata: qualcuno ci prende in considerazione, qualcuno ha interpretato la realtà mettendosi dalla nostra parte. Ma l'entità organizzata della migrazione è impressionante ed inaccoglibile. Una genia di reietti non può occupare la mensa altrui, perché in questa quantità divorerebbe tutti i viveri e non ce ne sarebbe più per nessuno. I migranti sono tornati, come una enorme mandria di bisonti, allo stato di natura. Sono in possesso di una sottocultura emozionale che li spinge, tutti insieme, verso diversi territori e, anche se la grande potenza americana è stata la causa recente di tutto questo, sarà lei, per non vedere compromessi i suoi interessi, a tirarci fuori dai guai che, da soli, renderemmo insolubili. Mettendosi nell'ottica inversa alla propria o compatendo, quando non costa nulla, la sofferenza di chi vaga senza meta reale, ci si condanna alla regressione, all'immobilità ed alla decadenza. Le orde disperate contano sulla tenerezza d'animo dei loro ospiti e già si illudono al riguardo; a rigettarli modularmente nella loro terra di nessuno provvederanno Inglesi e Statunitensi, che potranno contare, allora, sulla dissimulata solidarietà logistica e poi "di pace" dell'inconcepibile disunione europea. La convivenza culturale fra immigrati ed indigeni, omogeneizzata inizialmente dalla sottocultura comune della solidarietà, si infrangerebbe alla prima difformità di prospettiva ( come accade già anche fra presunti omogenei ) e darebbe luogo a quegli scontri sul suolo comune che è meglio, molto meglio prevenire, pur portandone la responsabilità dell'innesco. Ma contro la forza, la ragion non vale e cosa fatta, capo ha, a meno che non vogliamo ricominciare da capo anche noi, in forme identitarie neo-primitive.

Agonia della vita civile. Il Piduismo nazionale.

Le elezioni regionali di pochi mesi fa hanno detto chiaramente che lo sfondamento a destra non avviene, nonostante il controriformistico assecondamento trasfiguratore della conservazione di patrimoni e privilegi. Malfidati, soprattutto della forza reale e prospettica del bambolotto di Rignano, non se ne fanno irretire, non si affidano a lui come fecero con Silvio Berlusconi. Si configura quindi il potenziale esaurimento dell’avventura renziana nell’empireo della politica. I deleganti del fanfarone fiorentino hanno già di che lagnarsi di lui. Per questo altri progetti appaiono in lavorazione per “il dopo”e si concentrano sulla sfida di tenere insieme il crescere di una radicalizzazione del discorso politico sui temi del risentimento particolaristico, che si traduce in una messe crescente di voti e la contestuale necessità da parte di questa destra effettiva, con molte maschere, senza argini e riferimenti che non siano il minuto interesse, nel bel mezzo di una frana tutt'intorno ad essa, che il conseguimento di quelle soglie di rispettabilità generica, che la rendano metabolizzabile dagli ambienti “benpensanti” anche della media e piccola borghesia tremebonda. Un soggetto che possa intercettare paure e risentimenti contro qualsivoglia bersaglio, all’insegna di un tradizionalismo di pura fantasia (la genia degli imbarazzanti/impresentabili, dalla Daniela Santanché anti-islamica al sindaco di Venezia anti-gay), e – al tempo stesso – sia in posizione di poter dialogare con le centrali del dominio reale, nazionali ed europee; dalle banche alle varie massonerie, con grembiule o meno. Matteo Renzie è, in questo momento, sulla via del ridimensionamento e se esplodesse la crisi terminale dell’esperimento che gli hanno assegnato di recitare, nato come rinnovamento radicale della politica (“Rottamazione”) e rivelatosi espediente per occultare il profondo discredito del ceto di partito nei fumi parolai degli effetti speciali, il fanfarone fiorentino uscirebbe rapidamente di scena, probabilmente con un indennizzo. Dato che non rappresenta niente - come potrebbe, "creato dal nulla", come il mondo e sorretto solo dal verbo, anche scoordinato ed assurdo -, sono già in fase di studio altre non nuove tattiche di rincalzo al servizio del disegno auto-perpetuativo della Casta che dà le carte (perché nulla cambi grazie alle retoriche mediatizzate del cambiamento). E non a caso incontra resistenze da parte di Silvio Berlusconi, in quanto ne intuisce l’aspetto che più paventa: la necessità della sua messa da parte. Difatti ha bacchettato i suoi fidi rimastigli quando hanno proposto le primarie a destra. Gli apparati tendono a perpetuarsi sotto il segno del cambiamento, a destra come a sinistra ( vedi il caso del Sindaco Merola a Bologna ): si fa quadrato a tutela del proprio perimetro e chi ne sta fuori, in un contesto privatizzato della società civile, appannaggio solo delle lobby, può andare a ramengo; tanto con la rarefazione del voto (in)espresso, il suo stato ( della ex società civile ) sarà del tutto privo di rappresentanza. In una società lobbystica, anche le classi lavoratrici e subalterne dovrebbero almeno fare lobbying per se stesse ed i sindacati dovrebbero attrezzarsi a questo scopo, mentre, in realtà, incistati alla politica, autonomamente dalla quale non conterebbero nulla, giocano di sponda con le mistificazioni più basse e scoperte del gioco politico. Infatti, sulla rappresentanza non possono più contare, tranne quelle, individuali, che riescono ad acquisre con triangolazioni ( interessato,sindacato, azienda o ente ) clientelari. Il First sindacalismo sta diventando la cifra del nuovo peronismo italiano, privatizzando il corporativismo ed offrendosi al fascismo dissimulato. Tutte queste scialbe figure, conscie della loro attuale precarietà, rinculano e rientrano, ad ogni passo del gambero, nei ranghi. Sul fronte più becero e popolaresco i vertici leghisti e parte dei quadri berlusconiani tentano di imbastire una nuova alleanza che andrebbe in crisi subito dopo aver conseguito un remake di successo. Dunque le “prove generali” vanno avanti. Nella balcanizzazione del reticolo politico, abbandonato ai suoi giochi dall'elettorato che dovrebbe controllarlo, ma che semplicemente non trova più appigli clientelari di massa, come durante la prima Repubblica, gli unici che potrebbero contrastare questo scempio, ammantato di modernità, sarebbero i ragazzi Cinquestelle, la cui sostanza e tenuta è un rebus. Eppure, di questi tempi friabili, lo sdegno civile rappresentato istituzionalmente è l'unico antidoto all'avvelenamento avanzato del nostro consorzio nazionale. Sempre che si rendano conto dell’importanza di una battaglia che colga nel profondo il senso inquietante delle operazioni in corso.

venerdì 4 settembre 2015

Percorsi ad ostacoli.

Il ministro del lavoro, il cooperatore Poletti, deve essere, nella migliore delle ipotesi, un gran ignorantone. Va a cena con ex soci amnistiati, ma a suo tempo incarcerati per omicidio, manda i figli a raccogliere la frutta durante le vacanze scolastiche, insieme all'ex sindaco di Roma Alemanno, partecipa a riunioni conviviali organizzate da appartenenti al clan Casamonica. Con quale fiducia si possono prendere in considerazione i suoi contorcimenti pseudo-concettuali, anche se non riesce a tocccare efficacemente il livello della disonestà, perchè è troppo zoticone. Eppure, in quanto presidente di una ricchissima associazione di cooperatori e in funzione della dote di consenso apportata durante le primarie in Emilia Romagna a Matteo Renzie - che se fosse stato per i soli voti toscani sarebbe rimasto a Firenze - si è improvvisato ministro e va cianciando di riforme di cui non padroneggia i termini e la contabilità, ma solo il ritorno "politico", la competenza di tutti gli incompetenti. In Italia, il matrimonio fra persone dello stesso sesso non si potrà celebrare, nonostante il suo riconoscimento sia un impegno contratto, a nome di tutti i membri, dal Parlamento europeo. Per tenere insieme una sdrucita e corrotta maggioranza, ci si fa paralizzare dai veti del partito poltronista di Angelino Alfano, che sofistica sui termini e sui principi, previene l'affitto legale dell'utero. discrimina fra i discendenti di una medesima famiglia. Il Sindaco di Roma, Marino, lasciata la sala operatoria, scopre, al suo ritorno dalle immersioni nell'oceano atlantico, che Roma è una città antifascista, antinazista e antimafiosa. Deve avergli dato di volta il cervello di genovese, primario a Palermo e poi sindaco della Capitale, sulla scorta delle sue protezioni politiche, dopo che una sollevazione dei medici locali scongiurò il suo arrivo a Bologna come direttore del Centro trapianti. Non è la grande Germania la ripudiatrice dei migranti: lo ha capito il presidente fascista d'Ungheria Orban. La Merkel ha sancito il principio che ciascuno si tenga le quote che gli verranno assegnate, ma i Paesi piccoli e poco popolati si rifiutano, perchè chiusi e provinciali, di fare la loro piccola parte. Oggi, Tedeschi e Inglesi, in sincrono, hanno specificato di voler accogliere solo profughi Siriani, provenienti da una zona di interesse economico e strategico, ma ieri ancora non l'avevano detto. Mi rimangio in parte la lode implicita per i tedeschi e confermo il giudizio negativo sui meschini: volevano anche il fallimento della Grecia per smettere di sovvenzionarla. La Germania, della generosa Italia non si fida e fa bene. Il Trattato di Schengen è stato messo provvisoriamente nel cassetto: Renzi si è subito adeguato, rimanendo infido. Improvvisamente anche la perfida Albione apre ai flussi migratori, nonostante che gli Inglesi, oltre che invisi ai Gallesi, agli Scozzesi, siano ormai una minoranza rispetto ai nativi delle ex colonie. I più egoisti, i più invidiosi, come il caso della Grecia ha dimostrato, sono i piccoli Paesi di questa Europa di Gulliver, come sempre nella vita. La mezzala del Boca Juniors, il ricchissimo Carlos Tevez, non ha dimenticato le sue origini di bambino abbandonato dai genitori, ustionato da una pentola a pressione, protetto solo dagli dei del calcio: ha dichiarato, di ritorno nel suo ricchissimo paese, povero per corruzione e improvvisazione, di aver visto, in località Formosa, che è in Argentina, non nel mar cinese meridionale, nei pressi di un casino, trascinarsi frotte di diseredati a rischio inedia. Forse è per questa esperienza di assurdità che il pampa-Papa declina all'Argentina il Vangelo, senza accorgersi o accorgendosi benissimo che la parte sociale da lui tutelanda è un prodotto della guerra e dello squilibrio mondiale, del quale offre una soluzione illusoria o affine al peronismo, scambiato per dottrina sociale, al quale anche lui si ispira. L'opposizione mediatoria che la Chiesa italiana oppone al matrimonio gay è semplicemente l'avvaloramento di un principio sacramentale che nessuno Stato moderno può accogliere nel suo ordinamento. Si dice di temere ( ma non è vero ) l'utero in affitto per fornire di discendenti le coppie gay maschili e femminili e si vorrebbe per l'ennesima volta relegare in un ghetto ideologico i pubblici ( di questo si tratta ) peccatori, da non riconoscere giuridicamente, sovrapponendosi all'autonomia dello Stato, stabilendone la "giusta" laicità, come recita un documento del Concilio Vaticano II. Siamo e saremo sempre alle solite. Adottando questa impostazione, anche per vie surrettizie, si tornerebbe all'ipotesi andreottiana di divorzio solo per i matrimoni non santificati dal dogma, quelli cioè celebrati in Chiesa, riconfermando, come allora, l'indissolubilità sacramentale dei coniugi ecclesiastici. Sarebbe l'affermazione dell'ineguaglianza civile dei cittadini. Chiesa e civismo restano contrapposti, come a Teheran. I migranti bloccati a Budapest, urticati con i gas, chiusi dentro treni fermi alla frontiera, hanno cominciato, questo pomeriggio, un viaggio, pedibus calcantibus, di duecento chilometri verso Vienna, matrice ostile della città che stanno abbandonando. A questo, le improvvide istituzioni comunitarie non avevano pensato e non possono disporre dei metodi di Gheddafi. Chi tenta di attraversare il Sahara a piedi, chi deve o vuole trasferirsi in un luogo agognato, una Sion islamica, non si spaventa di camminare per duecento chilometri sui marciapiedi e sull'asfalto. Il traffico a motore è bloccato: buon viaggio.

giovedì 3 settembre 2015

Gli immutabili.

Il tasso demografico in India, Perù e Messico è in diminuzione sistematica. i grafici lo dicono in maniera incontrovertibile, come per l'Italia post anni '60 del secolo scorso. La diminuzione riguarda i poveri inurbati, destinati ad una vita da operai, ben che gli vada. Sono esclusi i milioni, le centinaia di milioni, se parliamo ad esempio dell'India, che nascono per caso e senza scopo. I poveri, i proletari, come già li chiamavano gli antichi Romani, coloro cioè che non avevano altra facoltà che procreare degli altri sventurati, casualmente, da giovani, per farsene, se riconosciuti, un bastone per la vecchiaia, inseriti in un contesto di spese fisse, diversificano, rarefanno la discendenza, anche nei Paesi con il maggior numero di lazzari da tempo immemorabile, fino ad oggi, Ebbene, se i poveri smettessero veramente di procreare, carne da cannone agli eserciti, maestranze da torchiatura alle aziende, menomati e caduti sul lavoro, pecorelle da tosare per le religioni, realizzerebbero involontariamente la più grande rivoluzione che le teorie economiche non hanno mai assicurato né consentito. Come avrebbero fatto i faraoni ad immortalarsi nelle Piramidi, i Buddenbrook a stabilire una dinastia industriale, i Rothschild una inossidabile genia finanziaria, senza il contributo eterodiretto di tante formiche operaie, di credenti nella crescita, di cultori del masochismo? Verrebbe meno la risorsa indispensabile, l'elemento umano con il suo portato di illusioni ( se non si possiede altro ) di retorica e di stupidità, generazione dopo generazione. A chi si rivolgerebbero le fedi? A chi detiene già tutto e non aspira che a concludere bene la sua vita? Crescete ed estinguetevi, dunque, dannati della terra, non vendicatevi da voi stessi su altri voi stessi. Qual'è il tasso di mobilità sociale orizzontale in ogni società umana, sia essa capitalistica o arcaica, per costumi ed economia? Ma, mio figlio è diventato ingegnere. Ok, ma che lavoro fa? Quello che gli ha lasciato libero un geometra in un'azienda dove, con i buoni uffici del sindacato, si è incentivata la sostituzione sostenibile ( a pensioni decrescentemente instabili ). E lo stipendio? Come quello del geometra anziano; sa, con tutti gli ingegneri che ci sono in giro. Mio figlio fa il medico. Dove? All'ospedale ...gira per tre reparti, in uno dei quali gli infermieri sono numerosi ma trascurano i malati per osservare solo i loro protocolli e le loro rivendicazioni. Riesce a specializzarsi? Con questi ritmi fa molta fatica. Gli sono già passati davanti tre compagni di corso, loro erano figli d'arte. Il mio è bravo, ma non ha medici in famiglia. Suo figlio? Mah, una boccia persa. Spero di fargli assumere una veste, un'immagine, se non un ruolo in azienda, in maniera che metta su famiglia, che si dia un contegno ed interpreti dei valori. Tanto, stupido com'è non farà fatica a recitarli. In fondo ad un ricco manca pochissimo per essere un genio, in spregio ad ogni contraddizione, per tutta la vita.

mercoledì 2 settembre 2015

Piccoli Robocop avanzano.

Scorrendo i piani di studio dei ragazzi che cominciano le scuole superiori, ho rilevato, per quanto attiene agli istituti tecnici industriali, oggi frazionati in numerose sottobranche la più curiosa delle quali si ispira a Robocop, che i programmi non si limitano soltanto ad impartire le nozioni teoriche e le esercitazioni pratiche, ma anche l'ideologia aziendale e produttivistica che sottende non al lavoro, ma al lucro d'impresa. Questo avviene surrettiziamente, attraverso stages applicativi pagati da Unindustria in sedi lontane da quelle degli istituti scolastici, mentre la selezione inizia, ammantata da rafforzamento teorico, con corsi "volontari" prescolastici, che, se "attestano" il merito, selezionano gli "adatti". In tutto questo è scomparsa qualsiasi velleità formativa che conferisca alle personalità lo spirito critico che è la cifra della libertà di ogni uomo. Durante l'anno e durante le vacanze, gli scolari sono indirizzati, spesati ed ospitati a cura di Unindustria, in zone del nord Italia nelle quali l'attività produttiva consente stages applicativi, consistenti in corsi di addestramento alle mansioni più accessibili e di formazione all'ideologia produttiva. Le aziende beneficiarie dell'ulteriore selezione non manifesta delle giovani, prossime maestranze, sono scelte dalle associazioni imprenditoriali territoriali in collaborazione fra di loro, sulla base del contributo alla sponsorizzazione degli istituti scolastici più proni e "virtuosi", che di questi tempi fanno a gara di conformismo fra di loro. Gli studenti di queste scuole appartengono alle classi popolari o piccolo-borghesi e vengono "eccitati" ai destini eterni e progressivi della aziende delle quali loro saranno chiamati ad essere le leve per "sollevare il mondo" e, in mancanza di alternative, materiali e concettuali, vi aderiranno come ad un pensiero unico, una mosaica condanna, alla quale sentiranno di non poter sfuggire. E poi, essere Robocop. costruire Robocop...che magia! Le Università, per parte loro, hanno dimesso ogni velleità di autonomia e concorrono a offrire certificazioni di business ai committenti, facendosi persino costruire sedi collinari in ville di antiche vestigia, con corsi specifici pagati dall'impresa: ha fatto così Unicredit a Bologna. Non per questo ci sono variazioni sostanziali rispetto al modello dentro i cui confini, attraverso l'educazione, devono adattarsi cervelli e coscienze se vogliono avere diritto di cittadinanza in questa società, come appena ieri in quella alle nostre spalle ed in quella che verrà. L'occhiuta e dissimulata attenzione alla coesione delle strutture costrittive entro le quali si svolge la crescita modulare dei discenti, trova attualmente sfogo solo nell'esaltazione del risultato e del profitto altrui come conseguenza, agitando la carota del merito, quale propellente evanescente di una rincorsa ideale senza interruzione, potendo così "dimostrare" che il dettato non è materialistico, bensì assurge alle più alte espressioni dello spirito. Si forma così la moralità, anch'essa modulare, delle diverse classi sociali strumentali che concorrono alla realizzazione del progetto, che declinato in termini capitalistici non può essere diverso dalla conservazione e dall'incremento del valore economico di chi li detiene.

lunedì 31 agosto 2015

Confini permeabili.

Sono passati pochi giorni dal precedente omocidio, attribuito dalla colpevole a rapinatori in villa, che un altro efferato omicidio riguarda la provincia di Catania. Se nel primo caso il mix di ambientalità e di sopruso ( so chi siete, vi ho riconosciuto e via percossse mortali ) non aveva convinto gli inquirenti che in capo a un giorno avevano incastrato la moglie della vittima, preoccupata di essere a sua volta "riconosciuta" in paese, nel secondo si è trattato dell'incursione di un emigrato africano evaso per breve tempo da un campo profughi poco distante. Un ivoriano di diciotto anni, è stato trovato in possesso del telefonino dell'ucciso e di alcuni suoi abiti. La spedizione furtiva puntava a coprirsi e a poter comunicare, se solo con i familiari lontani lo diranno, forse, le indagini e, per questo, protetto dall'alibi della detenzione, il migrante ha sperato di passare impunito, non ritenendo che il campo e le camerate sarebbero stati perquisiti. Si tratta, anche in questo caso di un omicidio anomalo in zona, dove non sono usuali. E' invece praticato il danneggiamento del bene o la sua distruzione se i proprietari non pagano il pizzo sull'insediamento, se turistico, abusivo o fuori dai canoni reddituali del proprietario. Questo il senegalese non lo sapeva e le indagini si sono rivolte all'accampamento poco distante, come si sarebbe fatto se ci fossero stati, ad esempio, degli zingari, non migranti ma gitani, nei paraggi. Se la qualità della refurtiva tradisce la mancanza di risorse di questi sradicati, non attenua la crudeltà primitiva dell'atto. Primitiva perché per beni spiccioli non si perita di sacrificare una vita, a testimonianza che la necessità non costituisce di per se stessa bontà e che la pietà ( a dire il vero piuttosto scarsa ) può trasformarsi in terrore e morte, come in tante, inverse e non, circostanze della vita che si è portata e sempre più si porterà a poca distanza da noi ( se non ci finiremo dentro ) sul limitare permeabile della civiltà minima.

I costi per sopravvivere.

I migranti più facoltosi passano - solo a centinaia - da Kirkenes in Norvegia, fino all'area Schengen nella quale entrano di soppiatto su biciclette o a bordo di automobili russe guidate da residenti. Di dove sono questi turisti no Alpitour? Della Siria come gran parte dei turisti poveri, in gommone collettivo o in Jogging sui confini serbi, attraverso la Macedonia. Questi disgraziati che preferiscono i climi freddi, pagano diecimila euro per arrivare nell'agognata zona franca europea ed esserne inghottiti, bypassando i non richiesti paesi PIGS, attraverso i quali vorrebbero solo passare, come fanno in Macedonia, per approdare a mercati più ricchi e ad etnie meglio insediate. Il numero elitario dei migranti del circuito d'élite si spiega con la cifra richiesta per favorirne il viaggio che, con certezza, non attiene alle possibilità economiche dei viaggiatori, che con quella cifra da parte potrebbero rimanere a lungo nei loro Stati d'origine, casomai spostandosi un poco più in là. Trova quindi conferma, per ricchi e poveri, l'esistenza di un'organizzazione clanica e probabilmente mafiosa, che supera in termini di controllo e di consenso all'emigrazione il risparmio familiare e che pratica, a seconda delle disponibilità, prezzi differenziati per lo stesso triste servizio. Questi lavoratori in nero, almeno per i primi anni di insediamento, dovranno arricchire l'organizzazione mafiosa a cui si sono affidati e dalla quale, almeno da ora in poi, dipendono strettamente. Dalla padella nella brace. Saranno i manutengoli, ai livelli oscuri che, non mi meraviglierei se appartenessero al mondo grigio, non ufficiale della politica istituzionale ( come a Roma capitale, per intenderci ) a conservare stanzialità, prestigio e benessere, assicurandosi probabilmente, insieme alla fedeltà, la riconoscenza di coloro che hanno spolpato, o meglio ancora, di coloro che sono stati venduti, sfruttando la loro condizione di abbandono e precarietà, dai capi clan con i quali si sono indebitati con tutta la famiglia. Per libera associazione d'idee, mi viene in mente un paragone con le cure ospedaliere prestate alla popolazione col contagocce: ricovero, esami standard, impiastri e dimissioni anche se ancora in stato di narcosi. Qualcuno è grave e già a Mantova i presidi ai disabili sono ridotti, tanto che devono chiedere la residenza in Emilia Romagna. Chi si offre, allora e per chi? Esistono case protette a pagamento nelle quali i defedati sono costretti in ambienti spogli, manipolati da personale frettoloso e senza cortesie che non siano personali ed individuali. Anche in questo caso le rette sono tali da escludere le categorie più modeste, in un campo nel quale l'eguaglianza dovrebbe essere un dovere. Vi sono infine, sempre con qualche letto a disposizione, delle strutture private, a puro fine di lucro, confortevolissime ed eleganti, con tutti i servizi riabilitativi, ma con prezzi in camera singola di trecentocinquanta euro al giorno, comprese le spese mediche ordinarie, escluse quelle specialistiche, escluso parzialmente l'approvvigionamento dei farmaci prescritti e dei pannoloni per incontinenti che vengono addebitati al ricoverato e talune spese vive che la "clinica" anticipa ( poche decine di euro ) e che per questo vengono pagate regolarmente in contanti dal ricoverato. Insomma, per starci, per necessità, un mese - dato che gli ospedali pubblici, del cittadino ( di quale cittadino, ridotto come? ) non provvedono più - si spendono dai dodicimila ai quattordicimila euro, pari a una media approssimativa annua ( considerati gli extra che per indotto ne conseguono ) di centocinquantamila euro l'anno. Diversi costi per diverse sopravvivenze.

I peripatetici, una scuola sempre d'attualità.

Una signora di ottantasette anni è stata avvicinata in via Mascarella, a Bologna, da un'altra elegante signora che ha attaccato discorso con la poveretta, accompagnandola per un lungo tratto L'anziana e sprovevduta signora si è sentita lusingata dall'attenzione della prestante incrociata per strada ed è stata al gioco, fino a che la sua occasionale interlocutrice si è presentata come una direttrice di banca, senza soggiungere di essere in produzione e l'ha messa a parte di tutte le novità normative che presiedono alle sorti della nostra Repubblica. La solerte direttrice le ha chiesto, dopo aver carpito la sua attenzione e la sua fiducia, se era a conoscenza che tutti gli oggetti preziosi, detenuti in casa, andavano affidati in custodia alle banche e si è offerta solidalmente di provevdere al soddisfacimento di questa esigenza prudenziale della sua nuova amica. La poveretta ci è cascata o è stata subornata dalla "prestigiosa" presenza della "direttrice" e se la è portata fin dentro casa, dove ha raccattato tutte le sue "gioie" e le ha affidate "rapita" alla chiacchierona investita da se stessa del prestigio direttoriale, che supera evidentemente il buon senso. Solo dopo qualche ora, la malcapitata si è liberata della suggestione che aveva subita ed ha chiamato le forze dell'ordine. Particolare è la nuova investitura della truffatrice: si è sparsa la conoscenza delle tecniche affabulatorie praticate dgli incaricati delle banche per raccogliere capitali, soldi e soldarelli dovunque si nascondano e del continuo consulenziare in termini "normativi" il popolo per i suoi gelosi risparmi. In quanto recitato dalla "direttrice" in abito di scena non c'è nulla di diverso, per conforme assurdità, tanto che molti sono convinti di avere dei limiti di utilizzo del loro denaro, con quanto viene ripetuto ogni giorno a potenziali clienti di ogni condizione e prospettiva, alla ricerca del budget contingente e, spesso, il risultato si ottiene proprio attraverso la proposizione di un prestigio inesistente o truffaldino ed offrendo quanto nessuno si sarebbe sognato di chiedere. Attenti alle direttrici/ori peripatetic(i)he; il mondo non è cambiato e non cambierà, è solo cambiato il modo di raccontarlo.

domenica 30 agosto 2015

Prediche inappropriate alle nostre latitudini.

Edward Luttwak è un ormai vecchio stratega. "Consigliere" operativo del Pentagono. E' anche uno storico. Anche in Italia sono state pubblicate le sue "Storia dell'Impero romano" e "Storia dell'Impero bizantino", due testi un po' pallosi proprio perché centrati sulle tecniche di espansione, conservazione e difesa del potere e delle civiltà specifiche messe in atto da quei sistemi. Da tempo Luttwak, che interviene spesso sulle vicende che ci riguardano, un po' perché, per età, è stato al centro dell'attività di contenimento del comunismo, in Europa in particolare, durante la sua attività stipendiata al Ministero della "difesa" statunitense e un po' perché il suo papà, uomo d'affari, lo portò con sé in Italia, a Milano, dove fece interamente le scuole elementari, dalle quali ha conservato un idioma sufficiente chiaro e preciso nelle sue secche esternazioni che ci riguardano o rivolte a noi. Luttwak è chiaro perché, per opinabili che siano le sue teorie, non mena il can per l'aia, non è abituato a dire e non dire per disdire. Lo stratega, che tante volte ho apprezzato quando disvelava e svergognava le trame levantine del nostro Paese, sostiene una tesi controccorrente nell'Italia pseudo cattolica che elettoralmente tiene in grande considerazione le prediche della Chiesa e lo fa riguardo ai migranti che tanto stanno a cuore al pampa-Papa. L'analista politico e militare invita l'Italia a bombardare i barconi alla fonda, cioè quando sono vuoti, per impedirne la partenza. I nostri sabotatori di Marina lo fecero all'epoca degli sbarchi dall'Albania, senza mai ammetterlo, ma minando e facendo brillare, in una sola notte, tutta la flottiglia degli scafisti. I barconi da bombardare, suggerisce Luttwak, sono individuabili con i raggi infrarossi: l'Italia li dovrebbe distruggere senza chiedere l'autorizzazione dell'ONU. Luttwak era troppo piccolo per capire com'è fatta l'Italia. L'Italia ne ha la forza, ma non la volontà, soggiunge. Dopo l'ingenua mossa di Obama che delegò Sarkozy, che invece aveva robusti interessi da perseguirvi, lasciò che Gheddafi fosse rovesciato e il risultato è un Paese in mano alle milizie informali con le quali, così come con le tribù islamiche, non è possibile prendere accordi che non siano tattici. L'Italia quindi deve opporsi "manu militari" all'invasione dalla Libia. Ma l'invasione attraverso i balcani, aggiunge, è ancora più pericolosa, perché è incoraggiata, sotto il suo controllo, dal Presidente della Turchia Erdogan, che spera di islamizzare, sotto la sua influenza, il maggior territorio possibile, non escludendo una progressiva islamizzazione dell'Europa. La stragrande maggioranza dei migranti è musulmana e quindi è refrattaria all'integrazione. E' più facile che, alla lunga, sia l'Europa ad adattarsi, se non alla loro religione, ai loro valori. Per quel che riguarda l'Italia, almeno nelle sue vaste aree periferiche, lo penso anch'io e, probabilmente il discorso può essere esteso a tutte le banlieu o slums del mondo. La civiltà romana finì per il sistematico arrivo dei barbari dal nord. Ora vengono dal sud. Alle invasioni barbariche seguirono cinquecento anni di secoli bui - quelli durante i quali si sedimentò il cristianesimo -; ce ne vollero altri trecento perché l'Europa e soprattutto l'Italia che gli diede origine, conoscessero un Rinascimento. Nell'Europa attuale Luttwak non vede nessuna volontà di sopravvivenza che, secondo lui, le "invasioni" non belliche ma disperate ed affamate, mettono in pericolo. Ci vorranno interventi diretti e i primi ad intervenire dovranno essere gli Italiani. Allora, stiamo freschi. Luttwak è un appartenente, non organico, alla destra repubblicana, come geo-stratega non impegna direttamente l'amministrazione statunitense, anche quando è di destra, ma ne interpreta autorevolmente le posizioni: critica il Papa e il tatticista Presidente Obama e si propone come alternativa alla politica attuale, riguardo i migranti in Europa, sulla quale anche l'amministrazione democratica ha espresso il suo allarme. Dal suo punto di vista, molto realistico, alla luce del disimpegno e del rifiuto dei Paesi ricchi e più seri dell'Europa, ha molte ragioni, ma l'Italia non è mai stata seria e, pur avendo un interesse primario a controllare od impedire i flussi e ad acquisire un ruolo importante in un'area strategica energeticamente, continuerà a barcamenarsi. Da noi, Luttwak sarebbe stato un intellettuale impotente.

I convergenti itinerari della furbizia.

La vera sinistra si chiama Syriza. E' cominciata così la campagna elettorale di Alexis Tsipras, per le elezioni del 20 Settembre, a nove mesi dalle precedenti. Una gestazione e un parto. Della vera sinistra? No, della pseudo sinistra di questi tempi senza riferimenti, inevitabilmente trasformata ad ogni passaggio, dopo la buona remissione, poi disconosciuta, nella mani del popolo sovrano o solo elettore, della questine dirimente della sua vita. Tsipras torna alle urne in una veste e in una maniera del tutto diverse da quelle che gli avevano consentito di prendere il potere, almeno democraticamente attribuito, domani proverà a farsi reinvestire ma per perseguire una politica eterodiretta, con qualche apparente ed ingannevole, gravemente ingannevole, "aggiustamento" occasionale, temporaneo e foriero di ulteriori arretramenti per gli ingenui "beneficiari". Una politica all'italiana, insomma. Uno dei capetti dei Paesi PIGS ( Portogallo, Italia, Grecia e Spagna ) Alexis Tsipras si prepara all'ennesimo inganno di Ulisse, per ritornare, dopo inutili e vanesie peregrinazioni, ad Itaca, sotto il controllo dei Proci, ai quali solo la moglie è riuscita atutamente e saggiamente a sfuggire. Solo questa gratificazione, anzi ben minore, potrebbe essere di Tsipras, ma nulla ne verrà al popolo greco, che potrebbe sparigliargli le carte, frazionando, a sinistra, il consenso fra gli altri gruppi della diaspora del partito vincitore il 25 Gennaio scorso. Le sanzioni tornerebbero a farsi insopportbaili e su questo elemento, così lontano dalle battagliere intenzioni enunciate a Gennaio, potrà appoggiarsi Tsipras, continuando a sostenere che "questa" sarebbe "la vera sinistra". Come sempre, l'affermazione della verità, sarà di schermo al più odioso degli inganni, quello che contempla la beffa e la finzione accompagnate al danno, Anche in questo Tsipras e la sua Syriza sono sulla via di Roma.

sabato 29 agosto 2015

Vite senza senso.

Il bilancio, ancora parziale delle vacanze, annovera qualche morto in montagna e diverse centinaia al mare. L'imprudenza di scalare le montagne e di percorrere sentieri perigliosi, senza prevedere il cambiamento repentino del clima e della luce, porta alcuni alpinisti della domenica a lasciare sulle vette terrorizzanti, le proprie velleità di raccontare in giro, ad esempio, il superamento successivo delle sette vette. Io, quattro anni fa, ci sono riuscito, come non so, a costo di una tumefazione sanguigna delle estremità, che vi ha ristagnato per più di un anno e di un affanno che mi ha dimostrato, allora, l'eccezionale tenuta del mio apparato cardio-vascolare. Anch'io ho vissuto, improvvisamente, l'oscuramento diurno del panorama, una violenta e per fortuna breve pioggia grossa e la sferza del vento. Eravamo partiti come in una scena del pianeta delle scimmie, per poi disperderci e sgranarci lungo l'interminabiole percorso, il cui completamento, in corso d'opera, era la condizione di rivedere "il detestato genere umano", laggiù, da basso. Diversi anni fa, mi trovai invece su di un guscio di noce, al largo della costa in un mare in tempesta. Fino al porticciolo, laddove le acque sollevate dal vento si chetarono improvvisamente e mi fecero recuperare l'approdo, conferendomi subito, all'ingresso, una calma olimpica, una soddisfazione risarcitoria, in attesa dell'attracco consueto, mentre al di là della protezione delle rocce poste all'ingresso, il mare mugghiava minaccioso. Mi è andata bene e non lo rifarò. Credo. Immagino che le sensazioni che hanno vissuto i migranti, ignari degli imprevisti delle traversate, stipati come sardine e schiaffeggiati dagli spruzzi, ora sferzanti, ora contundenti delle acque non siano state inizialmente diverse: la paura monta, la sproporzione delle forze la ingigantisce e solo il fragile diaframma dell'imbarcazione - nel mio caso veramente piccola - ti conferisce la speranza di potercela fare. Poi, l'esperienza che non ho fatto: il ribaltamento, la lotta irrazionale e la morte. Perché assimilare la traversata dei disperati a una vacanza con le sue appendici luttuose? Perché tutto si è svolto fra natanti da diporto, barche a vela con pernottamento in cuccetta per turisti, a poca distanza da spiagge affollate. La mattanza profumatamente pagata dalle vittime, potenziali ed in atto, proseguirà e si aggraverà nel mese di Settembre, fino agli ultimi sbarchi e agli ultimi naufragi dei primi di Ottobre, quando il flusso dei senza meta si arresterà e cominceranno le prenotazioni per la primavera, l'accantonamento per pagare gli scafisti, i contatti con le antenne di origine e quelle di arrivo perché offrano il loro lavoro in forme nascoste, trattandosi di "sans papier". Sono migliaia gli annegati nel Mediterraneo che si consumano nell'elemento liquido primordiale, in assenza di predatori in grado di spolparli prima che si decompongano. Migliaia, ma non migliaia di tragedie, come si va dicendo retoricamente: di queste genti non importa nulla a nessuno, sono casomai un probelma per le autorità dei Paesi di approdo, un problema non proprio e da non conoscere per le nazioni del centro e del nord europa, che si barricano contro di loro e li respingono "manu militari". Vite senza senso e senza futuro, necessariamente senza vita, fra le quali, nota dolente quella dei bambini che vanno incontro al loro precoce destino aggrappandosi ad adulti in cui ripongono un'infondata fiducia, di cui solo alla fine conosceranno l'inconsistenza.

L'utopia francescana nelle mani e nelle perorazioni di un monarca.

Il pampa-Papa non è comunista, anche se "non è mai stato di destra". O, per lo meno così gli piaceva di pensare. Figlio della diaspora italiana in Argentina, Bergoglio non poteva discostarsi dal fascismo esportato e sclerotizzato nell'esilio, Il peronismo, cioè l'invenzione populista e superficiale, una novella per i poveri, come il cristianesimo, ne fu il portato politico. Si trattò e si tratta, nella sua genesi discendente, di una dottrina declamata ma non creduta e supportata dalla Chiesa sulla base di un conformismo di facciata alla sua dottrina sociale. Come avvenne in Italia all'epoca della dittaura fascista, quando "l'uomo della provvidenza", il radicale ed ateo Benito Mussolini, cavalcò, per penultima, l'alleanza con la Chiesa, allora su modelli sud americani attuali, per influenza e condizionamento politico nel nostro Paese. L'ultima cavalcata fu quella delle Valchirie, con il nazismo, mai apertamente condannato dalla Chiesa in funzione anticomunista. Mussolini e il fiulano Peron erano cattolici sedicenti; Mussolini ebbe numerose amanti e altrettanti figli illegittimi, tre riconosciuti, ma molti altri misconosciuti. Peron amava frequentare le ballerine e ne sposò tre, come il suo successore il tanghéro Carlos Menem. Peron per tutta la sua vita ebbe cura di non andare mai dottrinariamente contro pelo alla Chiesa cattolica che, come si sa, perdona i peccati. Ecco spiegato il populismo pasticcione del Papa e confermata la natura arretrata e fascista della Chiesa cattolica, tanto che lo stesso Bergoglio tacque durante tutta la sanguinaria dittatura militare argentina, stolida e priva di orizzonti di gloria, come la rapidissima cacciata dalle Falkland delle truppe che l'avevano invasa è ancor lì a dimostrare. Jorge Videla, morto recentemente all'ergastolo, era sempre fotografato mentre faceva la comunione alla domenica e alti Prelati della Chiesa locale e vaticana erano intimi dell'Ammiraglio Masera e compagni delle sue partite di tennis: Pio Laghi su tutti. In numerosi post precedenti ho già avanzato questa interpretazione ed ora che il pampa-Papa, che nulla disse a favore delle mamme uccise dopo il parto, sull'affidamento dei loro figli alle coppie sterili del regime e dei suoi supporters, sproloquia sull'accoglienza ai migranti biblici, che spesso con il cattolicesimo ed anche con il cristianesimo non hanno nulla a che fare, ben sapendo che per loro e per gli altri..riottosi ci potrebbe essere un regime fascista, umanista e cattolico. Per fortuna la guerra ci ha portato lentamente e contraddittoriamente un po' più in là e, in questo senso, la difficile permanenza nell'area euro ci esimerebbe nel ripiombare in pieno nelle condizioni di un nuovo fascismo, dato che da soli, corrotti come siamo e incapaci di un disegno nazionale complessivo, ripiomberemmo in una diffusa povertà e in un regime censitario, nel quale, apparentemente all'opposizione, la Chiesa continuerebbe a rimestare i suoi traffici. Quando, nel silenzio più assordante, gli Ebrei romani furono, al netto delle deportazioni, ospitati nella residenza papale di Castel Gandolfo ed in qualche convento, ai tentativi dei preti e delle monache di convertire i bambini, la madri opponevano un severo rifiuto. E, dal loro punto di vista, avevano perfettamente ragione, proprio in ragione del loro momentaneo privilegio rispetto alla tratta dei loro correligionari. Non per questo dovevano convertirsi. Temo che sia proprio questa la logica italiana, di convertirsi a tutto per convenienza. In un mondo - non da oggi - sempre sull'orlo di nuovi conflitti e in una situazione e in un contesto che cercano sempre il pretesto per incistare la loro presa sugli eventi e sulle persone nella condizione di fingere ogni subordinazione pur di salvarsi, è opportuno che la parte meno corriva e non disposta a rinunciare al libero arbitrio rimanga vigile e offra un motivo di riflessione e crescita civile a chi è disposto ed ha la possibilità di dialogare con lei. Altrimenti, la democrazia non potrebbe evolversi e verrebbe contraddetta, mentre rappresenta, fra frenate e ritorni all'indietro, l'unico motore, lentissimo, di crescita dei popoli.

venerdì 28 agosto 2015

Sordide bugie.

Salvatore Girone ha l'influenza, o meglio la febbre emorragica. L'ha contratta in India, subito dopo la sentenza della Corte del mare di Amburgo, che azzerava i farraginosi procedimenti intercorsi fra una pavida autority italiana, timorosa per i suoi contratti in loco e una Corte di giustizia indiana influenzata dalla candidatura al parlamento del giudice istruttore. Secondo me i due fucilieri sono colpevoli: i pescatori sono morti, erano disarmati e sono stati colpiti dai due Marò. Il resto sono bizantinismi. Ecco che, dopo l'ictus al giovane La Torre, si influenza anche Girone. E' possibile, ma non ci credo. E' un escamotage per ritornare im patria, dove, anche se condannato, troverebbero una soluzione per lui. E questo è vergognoso, come è vergognosa, pavida e snobbata l'Italia, in tutto il mondo. L'unico elemento per galleggiare sono gli affari privati, intrattenuti un po' dovunque e la possibilità di corrompere e tenere, come da costume nazionale, la situazione in stallo. Che poi i colpevoli "si ammalino" come fa uno scolaro negligente, per poi continuare per tutta la vita, è ridicolmente e volgarmente ributtante, icona della natura falsificatoria di questo insignificante Paese, che si considera l'ombelico del mondo ma che, visto dall'estero, appartine alla banlieu degli Stati evoluti e, in buona parte, anche di quelli cosiddetti emergenti. In ogni caso, le malattie tropicali si curano meglio sul posto e l'India non manca di ottimi ospedali, presso i quali è efficacemente ricoverabile Girone. Ritornare in Italia per curare la febbre emorragica sarebbe un controsenso, come curarvi la lebbra. Jozef Wesolowski, nunzio apostolico e pedofilo accertato, è morto questa notte nell'appartamento dove abitava in Vaticano, dove attendeva da mesi di essere processato per le sue abitudini sessuali. Il prelato continuava a risiedere in Vaticano, ma non risulta che pagasse l'affitto, in attesa di un processo secondo i canoni introdotti dall'attuale Pontefice Francesco, che, per la prima volta, contempla la pedofilia. Il Signore lo ha chiamato prima, probabilmente per scagliarlo nel più arroventato degli Inferni, dato che la giustizia terrena aveva tempi di istruttoria troppo lunghi. Sta di fatto che il primo processo intentato sul suolo pontificio, ad un dignitario della Chiesa, scoperto a posteriori, in età avanzata e cultore nel suo data nase del computer di migliaia di video e foto pedopornografiche, non si terrà. C'è chi si presta ai voleri divini, per le necessarie e materiali attività sulla terra. Il canone anti-pedofili resterà lettera morta, mentre gli altri, sicuri colpevoli non scoperti, potranno continuare a salmodiare nell'ombra. Oggi ho perso il conto: 71 migranti morti nei TIR, 21 scoperti alla partenza dall'Inghilterra in un camion frigorifero italiano, più di duecento annegati intorno alle coste libiche. Solo oggi. Il New York Times sentenzia che l'Eutropa ha fallito di fronte a questa emergenza; l'Europa che non è direttamente coinvolta negli sbarchi o nelle violazioni terrestri dei confini se ne è proprio disinteressata ed ha posto un fiero diniego ad ogni ipotesi di accoglienza. E' questa la causa indiretta dei naufragi, nel corso di navigazioni sempre più improvvisate ed arruffate. Quanto alla lotta ai trafficanti di esseri umani, verrebbe da piangere: i camionisti non li trasportavano gratis, perché si erano commossi, gli scafisti sono solo dei tramiti, mentre alla partenza ed all'arrivo, questa gente è amministrata da "antenne" collegate nei Paesi d'origine ed in quelli di approdo. La stessa "badanteria" nazionale è costituita in parte da clandestine provenienti dai Paesi non U.E., e da badanti dell'Unione europea che godono di un contratto nazionale di lavoro. Le une e le altre, cominciano nel profondo sud, nascoste in case dove lavorano e imparano la lingua, per poi essere sguinzagliate e messe in regola dai datori di lavoro del nord, pur mantenendo la loro ragnatela etnica e mafiosa, sia che siano comunitarie, sia che lavorino in nero. Lo stesso e peggio vale per i migranti all'ingrosso. L'omicidio di un pensionato, dopo un assalto in villa, era una bufala, Lo ha bastonato a morte la moglie, che, a suo dire, subiva angherie da quarant'anni. Al quarantunesimo si sarebbe fatta giustizia da sè, ma in precedenza, nulla era scaturito dalle mura della villetta, di proprietà di un semplice elettricista, nella quale si detenevano armi non dichiarate e si coltivava marjuana. Le rapine in villa in Sicilia e nel profondo sud non avvengono: è normale che la casa venga smontata o bruciata se non si paga "la tassa di residenza" alla mafia, ma la rapina sul modello competitivo settentrionale non vige per una sorta di ordine mafioso. Infatti gli inquirenti non ci hanno creduto e dubito che le motivazioni semplici e vere di una situazione così paradossale saranno mai investigate. Pensate alla cugina bella uccisa da madre e figlia, in Puglia, che hanno tentato di scaricare la responsabilità sul marito e padre che, terrorizzato o traumatizzato continua ad incolparsi come un disco rotto, alla litania autoassolutoria della mamma che ha ucciso il suo bambino sull'isola quest'inverno con le stringhe delle scarpe, strangolandolo, che continua, intemerata, a lagnare la sua estraneità, fuor di ogni logica, senza argomentare, ma senza tregua nel suo lamento. La signora omicida avrebbe chiesto agli inquirenti: adesso che ho confessato, lo sapranno in paese?

giovedì 27 agosto 2015

Paludi imbonificabili.

Il 16 settembre del 1970, Mauro De Mauro, giornalista dell'Ora di Palermo, un foglio d'inchiesta, veniva rapito, ucciso e nascosto o distrutto. Indagava sull'omicidio del Presidente dell'ENI Enrico Mattei, fatto passare per un incidente e ne analizzava le cause attraverso gli intrecci politici, nei quali l'intelligentissimo, ma incolto manager, era invischiato, anche come regista, fino al collo. Mattei li strumentalizzava e non se ne lasciava strumentalizzare, per questo fu ucciso dalla mafia, braccio secolare secondario del potere politico. La lupara bianca lo ha inghiottito per sempre. A ricordarlo, in rubriche giornalistiche divulgative, il fratello, anche nella fisionomia, professore di linguistica fra i più emeriti. De Mauro fu un caduto dell'informazione d'inchiesta, come Mino Pecorelli che, traeva le sue fonti, dai servizi segreti e, in questo senso, se la andava a cercare. Uccisi e dimenticati, perché anche le stantie e periodiche celebrazioni potevano risultare pericolose, rinfocolando la curiosità sulle materie che investigavano. Paolo Adinolfi faceva il magistrato a Roma ventuno anni fa e "sfrugugliava", senza saperlo, l'intreccio malavitoso e affaristico della politica e dell'amministrazione capitolina. Per questo è stato risucchiato in un buco nero, dal quale non riemergeranno neppure le sue ossa e dal quale nessun'eco giungerà più alla famiglia. Wilma Montesi, arrotondava un magro salario, partecipando alle feste dei giovani danarosi sulla costa laziale. Fu uccisa e abbandonata sulla battigia. La sera prima si era svolto un droga party in una villa alla quale aveva partecipato, come d'abitudine, il figlio del Ministro degli esteri Piccioni della democristianissima Italia di governo. La lupara bianca non ci fu, la morte sopravvenne per cause che in sede autoptica non si vollero nemmeno accertare. Le sopravvissute del Circeo, vittime di un assassino e maniaco che si sarebbe ripeturo, in licenzia premio, sulla moglie e sulla figlia di un compagno di cella, Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, ma anche il sergente della Guardia svizzera vaticana, per il quale sono stati ignorati tutti gli appelli della madre divorziata ( ma, tranne qualche pietismo, sarebbe stato lo stesso se fosse stata un'esemplare madre di famiglia )attengono ai misteri vaticani, che le colonne del Bernini non riescono ad isolare dal contesto romano, insieme al quale contribuiscono a rafforzare l'afonia e l'omerta su tutto quanto il potere vuole nascondere, la cui parte sostanziale riposa nei conti cifrati dello IOR, causa dell'omicidio mafioso a Londra di Roberto Calvi, fra le cause dell'avvelenamento di Michele Sindona, "salvatore della lira", mandante dell'omicidio dell'Avv. Ambrosoli. Cause diverse, ma tutte parte del "generone" romano, nelle viziate alcove dei figli di famiglia, tutti figli di burocrati con il contorno di qualche "coatto", ma soprattutto, al livello appena superiore e collegato, la palude del denaro estorto con il sorriso sulle labbra e i capelli impomatati, col solito contorno clientelare della "bassa forza", che mischiano inestricabilmente istituzioni e famiglie, mafia nel senso proprio e più allargato dell'accezione, rimozione pubblica di vizi ( potrebbero essere la causa vera della morte della Orlandi e proprio nell'ambito prelatizio in cui si era invischiata in Vaticano ) e ruberie sistematiche, sulle quali si allunga l'omertà giudiziaria di gran parte di quella magistratura.

mercoledì 26 agosto 2015

Come la Orlandi.

Paolo Adinolfi faceva il magistrato a Roma, quando, ventuno anni fa, è scomparso senza lasciare traccia. Le indagini sono state di prammatica, un isolamento acustico è stato apprestato intorno alla vicenda, di fatto, da allora non se ne è saputo più nulla. Questo giudice stava investigando a fondo su un intreccio di reati riguardante la borghesia professioanle di Roma: fiscalità, flussi di denaro, fallimenti, ecc. In questa opera aveva intersecato, senza saperlo, molti dei personaggi che sono stati scoperti pochi mesi fa nell'ambito dell'inchiesta Mafia capitale. Sulla base di questi inaspettati documenti, la figlia chiede oggi un accertamento approfondito delle responsabilità, per conoscere almeno la sorte di suo padre ed a chi ascriverla. Il giudice certamente aveva proseguito nelle sue indagini, forte della sua indipendenza, senza tener conto dei suggerimenti istituzionali che senza dubbio gli giungevano in quei frangenti nei quali rischiava di svelare precocemente le trame politico-affaristiche della capitale e, nel concreto, sputtanare irreversibilmente ministri, portaborse, assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali, uomini dell'apparato finanziario e burocratico romano. La sua è stata una lupara bianca ambientale più forte di quelle attuali in Sicilia, dove il fenomeno mafioso è talmente contestualizzato da non aver più bisogno di cautele e collanti particolari e dove, almeno in parte, la separatezza della magistratura dalla mafia ( ribadisco: parzialissima ) è un dato assodato, su un cumulo di morti. A Roma i giudici integerrimi spariscono come Emanuela Orlandi e la sua amica Mirella Gregori. A Roma le cerimonie commemorative si officiano sulle note del "Padrino". Fare i giudici fuori contesto e, più probabilmente, in un Paese malavitoso e correo come l'Italia, porta inevitabilmente a tutto questo.

La mafia negata, dai mafiosi.

Il processo alla n'drangheta in Emilia Romagna, il processo Aemilia, vedrà alla sbarra 219 imputati. Troppi, molti riusciranno a sgusciar via, ma resta la fotografia della sedimentazione mafiosa in regione, alla faccia di chi la negava. In cinque anni scarsi di attività, la sezione antimafia regionale che è, in realtà, una sottosezione, subordinata a quella fiorentina, ha compiuto un lavoro egregio, smascherando una presenza silente e la collusione degli operatori economici, i primi sodali della mafia al nord. Sì, perché, ad onta delle ripartizioni geografiche amministrative, di invasione malavitosa alle propaggini appenniniche del nord Italia si tratta e la regione ex rossa, con la sua miriade di imprese in difficoltà, al netto delle tante chiuse, ben si prestava e si presta all'affidamento condizionante dei mafiosi. Il processo andrebbe seguito in aula, come la legge consente e prescrive agli organi giudiziari. La mafia non se ne andrà, perchè troppo appetitosi sono i riferimenti in loco, favoriti, ma non determinati dalla crisi economica, ma è importante che ad ogni sua mossa corrisponda una reazione.

Al Fato non si sfugge.

Fra qualche anno le difficoltà che si riscontrano nell'accoglienza dell'imponente massa dei migranti si trasformeranno in un problema culturale e di convivenza. E' scontato che a coloro che riusciranno a stabilirsi nei paesi che saranno riusciti a raggiungere toccherà la marginalità sociale e culturale. Sarà amaro il pane dell'esilio e origine di di "rivendicazioni" violente. La chiusura nei prorpi ghetti etnici, dentro i quali vigono gerarchie ignote ed ignorate dalle istituzioni ospiti, che si curano solo dell'ordine pubblico, saranno un rifugio rinunciatario. Un esilio apparentemente più comodo ed integrato riguarderà quelle persone che, provenendo dall'area Schengen, riterranno di cercare lavoro o la valorizzazione delle loro competenze sul suolo comunitario: si accorgeranno che la comunitarietà, dal punto di vista culturale è un inganno e soffriranno dell'indistinzione assimilatoria che viene riservata a chi non condivide la simbologia autoctona. La condizione dei raccoglitori di primizie nelle nostre campagne meridionali, a pochi chilometri dalle spiagge è uno dei tanti esempi proponibili. Ma anche nelle sterminate periferie dei grandi centri urbani, la perdita di socialità, l'alienazione e lo stordimento la faranno da protagonisti, accompagnando gli sradicati nel loro viaggio al termine della notte. Al Fato non si sfugge, se non peggiorando le cose, avrebbero detto gli antichi, prima che un profeta ebreo proponesse la speranza che la Chiesa ha istituzionalizzato, che, per potersi alimentare ha sempre bisogno della fatica e della disperazione.

lunedì 24 agosto 2015

Demandi debitori.

Vertice Franco-Tedesco e nuovo dikat: Italia e Grecia creino una struttura seria di monitoraggio e di riconoscimento dei migranti che approdano sulle sue coste e poi ci rimangono. La force del frappette e il teutonico autoritarismo controllore, come si addice au un Cancelliere cooptato ai vertici del suo Paese e, per indotto, ai vertici dell'Unione europea, proveniente dalla Germania comunista. Quella francese, sembra più che altro un'influenza culturale, quella della "Civilisation" alternativa, ma attualmente subordinata, a quella della "Kultur" tedesca. Tutti gli altri Paesi membri continuano ad essere ignorati e l'evidenza per la quale non se ne offendono, lascia intendere che la squilibrata diarchia sul continente è nota e accettata nelle segrete stanze. Che poi il ragioniere di banca francese e la mucca altoatesina di Germania si mettano ad enunciare compiti costrittivi e senza contropartita agli altri Stati ex sovrani, irrita profondamente. E' inaccettabile. Una volta tanto, mi sentirei di essere d'accordo con il Governo italiano, che ha affermato: d'accordo, lo faremo, ma desidereremmo che contestualmente fosse messo nero su bianco quanti fra coloro che saranno riconosciuti "degni" di essere accolti, rimarranno da noi e quanti altri si trasferiranno senza ostacoli in ciascuno degli altri Paesi della U.E. Mi lascia ancora scettico il tono sommesso con cui questa normale e scontata premessa è stata proposta, dati i continui arretramenti posti in atto non solo dal nostro Paese, che ai voltafaccia è abituato, ma dalla stessa Grecia che pure aveva avuto in tempi recentissimi un ribadito mandato a recuperare l'autonomia e la sovranità nazionale. Il censimento dei migranti è improcrastinabile, sentenziano i due Capi di Governo, ma anche l'accoglienza ripartita, percentualmente prevista e subito disattesa da un recentissimo trattato. Le liturgie e le imposizioni sempre più scoperte, con la Francia nel ruolo di damigella, pudica e timorosa, della panzer Cancelliera tedesca, attestano il criterio, imposto o accettato, della inconsulta Unione europea monetaria; i doveri del tutto sperequati ed arbitari, ne confermano l'inaccettabile attualità e la sua necessaria e non più procrastinabile messa in mora.

Profilassi ignorate e rimedi peggiori del male.

Certo che la Borsa italiana è suscettibilissima: una volta, ad ogni starnuto di Wall Street ripiegava o rimbalzava, adesso è il mercato più sucettibile di farsi influenzare dalla Borsa di Shangai. E' chiaro che i suoi alti e bassi sono, conformemente alla natura italiana, strettamente speculativi: vedrete che domani si "ricoprirà", cioè i grandi capitali che oggi hanno realizzato prima della bagnata, accompagnandola, domani riacquisteranno gli stessi titoli a prezzi molto inferiori e poi ne faranno un uso moderatamente sismico, inavvertibile ai non addetti ai lavori. Crolla Shangai e Milano ( per usare le vecchie denominazioni pre-informatiche ) si adegua di più delle altre piazze mondiali, anche se ai Cinesi dobbiamo la morte della nostra maggior eceellenza manifatturiera: la piccola e media industria nazionale. Il gioco di Borsa, infatti, è puramente finanziario e, in questo senso, la speculazione è il suo motore, che ben poco e spesso per nulla attiene all'economia reale, tanto è vero che festeggia la riduzione e la precarietà del lavoro, la cui stabilità, invece, la induce a più miti consigli. Questi apparenti terremoti delle borse internazionali, a turno in crisi di soglia di sviluppo, mentre devastano ulteriormente le condizioni di lavoro in giro per il mondo, non intaccano la rendita e le posizioni protette che si arroccano in apparente, apprentissima contraddizione, con i flussi imprevedibili, se non dai graficisti e soprattutto dai marpioni di buon fiuto delle dinamiche del calcolo incrementizio, che possono festeggiare nelle loro ridotte domestiche l'impoverimento circostante. Ricordate i destini luminosi del Sol levante? Le tigri asiatiche? Una dopo l'altra sono ritornate nei ranghi dei movimenti borsistici chiusi nell'alveo dei grandi capitali, come sempre in poche ed immutabili mani. Poi, dopo la fine del comunismo, di diritto e di fatto, è toccato alla Cina, con i suoi scenari di nebbia color ocra, offuscare la visibilità delle aree produttive per giorni interi, con la sua iperproduttività schiavistica sotto il tallone organizzativo del Partito comunista, che ha dato la molla solo ai più capaci di improvvisarsi "imprenditori" dall'oggi al domani, fino all'inevitabile, tradizionale, ma in questo caso, rumorosissimo botto di implosione, che attiene al capitalismo, come le malattie infettive ai bambini: lo/li rende più forte/i, in prospettiva, utilizzando dei bacilli per i quali esistono vaccini che non si vogliono utilizzare.

Incongruenze.

I Vescovi si oppongono alle unioni civili, vale a dire ai matrimoni gay. Ma, se sono civili, che c'entrano i Vescovi? Lungi da me suggerire che dovrebbero star zitti, ma almeno rispettino i confini fra giurisdizioni e si rassegnino, anche in Italia, a fare politica culturale o di principio. La prima l'apprezzo, la seconda, totalitaria, molto meno, anche se sarebbe tollerabile se non pretendesse di interferire fattivamente con la legislazione. Io non sono un sostenitore dei matrimoni gay, semplicemente non me ne curo, pur sapendo che molte delle cosiddette "riforme" sono scopiazzature di leggi in vigore in Paesi a "capitalismo avanzato" e cioè a condizioni sociale e di esclusione sedimentate, di cui le leggi gender-transgender sono un adattamento "solidale" fra tutte le categorie di cittadini e ne sanciscono la marginalità o l'esclusione, che sono demandate al costume. La continua e non commentata usura delle prestazioni, a cominciare da quelle sanitarie e farmaceutiche, la crescente povertà, nascondono la "necessità" di istituzionalizzare ogni sorta di formazione o coniugio, per tenerlo meglio sotto controllo, per favorirne l'accesso ai servizi sociali, ecc. Quanto si vorrebbe, contraddittoriamente ed ipocritamente istituzionalizzare, vige da sempre, in forme e situazioni variabili, quante sono le circostanze, gli ambienti e le occasioni, che si vorrebebro invece recintare in un in gran parte inventato "mondo gay", al quale le graduatorie assegnerebbero un attestato. Togliendole l'aura della trasgressione e la malizia della segretezza, che quando è rimozione ambientale e sociale, riguardo ai minori, nasconde l'abuso, non certo non solo e non prevalentemente, a quanto se ne sa, ad opera dei gay, la si proletarizza e la si organizza in termini di ritorno elettorale. Il Tribunale del mare di Amburgo ha detto basta ai balletti incrociati fra Italia ed India ed ha cristallizzato, per ora, la situazione di fatto: chi è in India - ictus non ostando - resterà in India, chi è tornato resterà in Italia, ma la sentenza e l'accertamento possibile dei fatti spetterà al Tribunale internazionale dell'Aja. Ci voleva tanto? Vedremo come si svolgerà il dibattito, ma temo che risulterà confuso ai giudici in toga rossa di quella cattedra: stavamo ad annoiarci, abbiamo sparacchiato, che colpa c'avemo si q'illi fetenti con la loro barchetta si sono messi in mezzo? Perché che abbiano sparato su una barchetta disarmata, almeno è certo. Iscrizioni all'Università: lauree utili. Facoltà umanistiche o scientifiche? Da quando ero ragazzo io e, probabilmente, da molto prima, non si fa altro che ripetere, ogni anno, la stessa litania. Ai miei tempi esisteva già l'orientatore per le matricole all'interno dell'Università, ma tutte queste figure, poi affinatesi, altro non sono che la proiezione delle cattedre da assicurare e di quelle da sfoltire e costituiscono un inutile disorientamento degli studenti. Capisco che gli studi, da tempo abbiano perso ogni funzione formativa del cittadino, anche perché, sul piano lavorativo, non avevano incidenza neanche prima e servivano solo a scimmiottare costumi diversi dalle raccomadazioni e dal clientelismo, tanto è vero che queste figure, gli orientatori, erano un po' pallide e poco frequentate. Ora, più che i posti di lavoro, si vogliono assicurare le sponsorizzazioni e le conseguenti segnalazioni delle teste d'uovo più conformi al modello imprenditoriale, lasciando tutti gli altri, istruiti e disoccupati, o sottoccupati, come è sempre avvenuto. I migranti sul tratturo balcanico, hanno sfondato ( li hanno fatti sfondare e loro si sono lasciati attrarre come i tonni nelle tonnare ) in Macedonia, sono stati accompagnati in Serbia, dove adesso languono in quei campi d'accoglienza. Non vorrei essere nei loro panni. Fatti più in là, cantavano le sorelle Bandiera ( italiana ), ti ci porto io, si dovrebbe aggiungere. La nuova accoglienza, in un "cul de sac", binazionale per ora e domani continentale. Le periferie italiane si vanno popolando sempre di più di costumi arabescati indiani e di cafetani leggeri estivi, con barbetta verticale a scendere. In mezzo, tanti asiatici cattolici Filippini, un numero crescente di apolidi Cinesi, Arabi insofferentemente strafottenti, africani nerissimi, balcanici e immigrati dall'est europa, formano un poliedrico e, anche fra loro irriducibile, caleidoscopio di sottoculture identitarie e sentitissime. La cultura italiana, come al solito è assente, se non nella forma, anch'esa sottoculturale, della furbizia e del calcolo profittatore, che però, con questa povera gente o parte - a dire il meglio - di loro, non trova appiglio, per palesi incongruenze di costume e di mentalità. Da qui il razzismo, che non riguarda tutti, indistintamente, gli stranieri, ma solo quella parte, anche solo apparentemente, inomologabile.