sabato 20 giugno 2015
Gli entusiasmi che poi deludono.
Il populismo regressivo ed infantile imperversa per l'Europa, dalla Polonia alla Danimarca, passando per l'Ungheria. Anche in Italia, alle baggianate di Renzie, dopo quelle di Berlusconi, si stanno sostituendo quelle di Salvini, mentre il grillismo, che pure sembra attestarsi - ma sarà così? - su un venticinque per cento stabile - sembra aver già esaurito la sua capacità propulsiva, come si addice ad un fenomeno moralistico. Andrà, in questo contesto, analizzato con calma e in controluce, il messaggio papale che ha invertito, di 360°, il precedente imdirizzo di Benedetto XVI, che si è dimesso, in un'ottica sud americana, spacciata per un avvicinamento evangelico alle periferie del mondo. Dico questo non per pregiudizio, ma perché la predicazione si esercita in un linguaggio elementare - mentre tanto sofisticata è la diplomazia e la politica vaticana e della Chiesa - per rendere il messaggio accessibile al gregge, confondendo però l'approdo sperato e perché questo Papa anomalo - in quanto gesuita e quindi teoricamente escluso dal fare il Pontefice - la cui sollecitudine verso i poveri può tradursi, in chiave mondana e politica, in quel fascismo sottostante dal qule è infestata la società argentina dalla quale proviene e la tradizione politica degli emigranti italiani. Se poi prescinde da tutto quanto c'è di storico nel suo ambiente ecclesiale e nazionale, allora è davvero un santo e non mancherà di salire agli altari. Ma l'uomo è frutto dell'evoluzione e non del peccato originale e conserva un inestricabile vincolo di istintività non benevola a cui ha associato e sovrapposto aspirazioni illusorie.
venerdì 19 giugno 2015
Violenza e rimozione II
La polemica del sindacalismo in pensione, anche il più acceso, ai suoi tempi, sui controlli a distanza dei dipendenti in possesso di telefoni e tablet aziendali, si rivolge non ai lavoratori, ma al pubblico indistinto e, in posizione di minorità, ai sindacati attualizzati. Da anni, le aziende si valgono di questi strumenti per monitorare i carichi ed i ritmi di lavoro - che un tempo erano uno dei cavalli di battaglia dei sindacati per richiedere nuove assunzioni - e controllano anche gli spostamenti e i tempi di esecuzione, i risultati e il dispendio di lettere, cifre e parole che è stato utilizzato per realizzarli. Con queste appendici indiscrete si è di fatto superato il tempo contrattuale di lavoro, attestando quel che tutti sapevano e cioè che la privacy è un istituto adatto agli affari e agli interessi e ignoto ai lavoratori. Con gli struemnti telematici vengono impartiti ordini e, sfacciatamente, dove "le squadre" sono minute e coatte, disposizioni in deroga ai rimasugli contrattuali. L'imprenditorialità, l'aziendalità, la redditività fanno aggio su tutto; le intimidazioni corrono per l'etere, per impedire che la democrazia dell'informazione entri nella dialettica degli ambienti di lavoro. Si cerca anzi di elidere qualsiasi forma di dialettica, contando, con successo, sull'ignoranza delle maestranze e su infondate ambizioncelle. Se poi si mette nel conto che queste metodiche di controllo si esercitano anche sui lavoratori a progetto, a termine, ecc., si capisce come l'occhio del piccolo fratello sia sentito come determinante per un altro periodo, un altro ancora e dopo sempre un altro, dato che l'indeterminatezza del tempo è stata in molti casi abolita. Si vorrebbe ricominciare dal tetto, dall'ultimo effetto tecnologico di decenni di affiancamenti ed abusi del sindacalismo regressivo che ancora si esercita, dove non è stato del tutto rimosso, in presenza di macroscopiche prepotenze di sistema - del quale i sindacati fanno parte - "cogestite" o sopportate come se fossero ineluttabili. Se lo sono è per la debolezza dell'economia italiana sulla quale astutamente si innestano tutte le speculazioni possibili e la volontà indefettibile di galleggiare, come gli stronzi, del sindacato d'apparato, dei cangianti, "fusibili" apparati aziendali, politici, amministrativi, ecc. Il modello, infatti, si applica ai Paesi rassegnati dell'Europa minore:la Germania, con merito, ne è esente.
Violenza e rimozione.
Lo scempio delle donne Yazide nei territori del califfato incedente, sono solo l'ultimo dei sistematici atti di stupro, perpetrati in tutto il mondo dagli eserciti, avanguardie organizzate e legali di bande infromali e di sngoli "ardimentosi" in ogni angolo del mondo. Prima, per restare all'attualità, avevano agito così i Serbi nei confronti delle donne Kosovare e altrettanto avevano fatto i soldati Russi entrando a Berlino ed anche a Belgrado, prima che Tito, nell'ambito degli acordi di Yalta, ne facesse un grande Stato mutietnico, ma cuscinetto fra le potenze in lizza. Creò cioè e presiedette per un po', il caedoscopico e contraddittorio asse degli Stati "non allineati". Gli eserciti più organizzati, la violenza prostitutiva la esercitano in loco: troppo dispersiva sarebbe una prolungata astinenza sul campo: così gli americani in Vietnam, ma anche i Giapponesi in Korea, dove furono apprestate delle schiave sessuali, le cui ultime tre superstiti sono state presentate al pampa-Papa, senza che lui traesse spunti particolari, né parole significative, da questo incontro. Altrettanto fecero i Turchi con le donne armene nell'intento di impedirne la discendenza, mentre fenomeni più circoscritti di violenza ed abuso omosessuale, marcano ed inibiscono, in talune circostanze, il senso di sé dell'avversario reso impotente. Nei campi di concentramento nazisti, le internate non adatte al lavoro o avvenenti fisicamente venivano destinate ai bordelli interni: le più belle per gli ufficiali, quelle passabili per la truppa. La storia dello stupro bellico potrebbe continuare e io non ne sono un esperto: le informazioni sintetizzate sono tratte da note a margine di fenomei storici, emblemi di un'organizzazione, che trova nei casini - che solo un'utopista parlamentare socialista, Lina Merlin, seppe accantonare, fino ad oggi, in Italia. Esperienze di questo genere sono riscontrabili anche e soprattutto, in forme individuali o non constatabili apertamente, nella vita di tutti i giorni: le cronache ne portano alla luce solo una modesta percentuale.
mercoledì 17 giugno 2015
Danza macabra.
Ci sono molti equivoci alla base delle polemiche sull'esodo in corso dall'Africa e dalle zone di guerra. Uno dei principali riguarda il miraggio di questa povera gente di poter trovare un'accoglienza e, per i più validi, un lavoro, in terre intraviste solo alla televisione. Il guaio è che i Paesi del continente europeo, con l'eccezione della Germania si stanno ritirando dall'economia e non sono già in grado di sinergizzare le opportunità industriali, tanto è vero che si chiude o ci se ne va. Quella che, cinicamente, poteva essere un'opportunità è invece un rischio. Oggi gli schiavi accorrono verso di noi per offrirsi, in versione rimodernata, come i loro avi. E' fuor di dubbio che il lavoro dipendente di base non sia altro che il "continuum" della schiavitù e, a maggior ragione, potrebbe esserlo per queste masse di diseredati se si potesse metter loro in mano un maglio, una forcella o una vite. Ma non si può più. Mentre i procciatori di braccia offrono su internet salari rumeni e mentre il Suv della Reanault, prodotto in Romania - la Dacia - altro non è che un'auto senza accessori, che accessoriata, costa come una macchina di pari categoria prodotta in occidente, le aziendine italiane hanno smesso di assumere in nero questi disgraziati, chiamati per il ricongiungimento dai loro parenti o semplicemente connazionali in regola e che, molto di rado, venivano scoperti da carabinieri o finanzieri alla catena produttiva. Queste possibilità si sono isterilite per la catarsi della crisi che, se ora dà timidi segnali - tutti da verificare - di allentamento, ha già svolto il suo lavoro di usura da tempo, mettendo sul lastrico famiglie operaie e anche gli imprenditori onesti ( molto pochi, difficilmente oggi si fallisce poveri, a meno che non si fosse troppo indebitati con le banche ). Per questo di codesti diseredati non si sa che fare, per questo riemergono e sono purtroppo localmente vincenti, formazioni mitologiche come l'IS o Al Qaeda, ai quali non mancano i proseliti, anche in Europa. Il pampa-Papa auspica un'accoglienza evangelica e pauperistica, pur sapendo benissimo che questo cozza contro i canoni dell'economia organizzata che implica, nei suoi fondamenti, proprio quote variabili di esclusione. Infatti, il privato imprenditore e gli Stati nazionali se ne fregano: l'Inghilterra, la perfida Albione, ha già architettato piani e contropiani per non essere investita dalla Grexit ed ha annunciato azioni di intelligence per troncare ed ostruire le vie di afflusso dei profughi. Prima c'era Gheddafi, domani ci saranno predoni al soldo degli Inglesi. L'Ungheria comunitaria innalzerà un muro di non ricordo, né mi interessa, altezza e chilometraggio, ma un muro anti immigrati è da anni sorto a Padova, mentre un imbecillotto come Matteo Salvini si chiede e domanda: quanti profughi ospita il Vaticano?, occhieggiando a Stalin che invece domandava quante divisoni avesse il Papa. Anche presso il mondo conservatore e tecnocratico nord americano Jorge Bergoglio è inviso: da anni il consigliere del Pentagono Edward Luttwak, accusa il Papa di utopia ospitale e lo fa in termini aggressivi, minacciosi. Non capisce o non accetta che questo gesuita-Papa si riferisca alle grandi plebi del mondo, venendo dalla miseria delle favelas e dei barrios del latino america ed attivando una diplomazia non conforme, non irregimentata al modello dei ricchi statunitensi e delle potenze europee, scombinando i riferimenti verso un mondo nel quale, in prospettiva, sembra non credere più. Io penso, modestamente, che la speranza dei migranti sia mal orientata: sulle coste europee non troveranno nulla. Sarebbe stato più probabile cercare ricetto, non a pagamento e sulle coste più vicine, ma, utopisticamente in termini logistici, nelle vaste sterrate che sono popolate da altri poveri, per rivolgersi, non necessariamente in forme mansuete, verso i pochi, pochissimi rispetto a loro, che menano la danza macabra a cui assistiamo.
martedì 16 giugno 2015
Livelli politici attuali.
La Lega salviniana, in Emilia-Romagna. ha lanciato una campagna per il riconoscimento della partita I.V.A. alle prostitute e per l'aliquota fiscale: fino ai 28.000 euro si pagherebbe il 27%, oltre questa soglia il 40%. E' una puttanata populista, come tante altre che ci affliggono e ci affliggeranno, per fortuna solo sul piano della "giustizia" soggettiva, che serve a propagandare e, per fortuna, a nient'altro. Questo accanimento sulle sempre richieste lavoratrici del cazzo, è frutto di un'invidia insensata ed ipocrita: sono più di dodici milioni gli italiani che se ne servono, quindi, la fiscalità e il riconoscimento professionale, che loro non richiedono, servirebbe solo alla greppia di un fisco sfondato ed irrecuperabile, per il clientelismo e le ruberie. Ruberie che continuerebbero, offrendo ad una genia di neo-imprenditori, nazionali ed esteri, una nuova possibilità di trar profitto dalle fornicazioni sostitutive di tanti frustrati, la stragrande maggioranza dei quali, coniugati. Quanti di costoro, mi chiedo, pagherebbe con carta di credito? I cespiti così ottenuti, sui quali hanno fatto recentemente da mosca cocchiera i carabinieri di Rimini, facendo accertamenti presuntivi su una prostituta esercitante in loco che si era comperata, senza redditi dichiarati, un'automobile di lusso, andrebbero investiti nel Welfare emiliano - dato che si tratterebbe di una legge regionale - in particolare negli asili nido da tempo in crisi di sostenibilità, nonostante le sanzioni a pioggia e le multe. Le vedo e le sento, le famiglie escluse dalla graduatoria, le mamme in particolare, assentire e inveire contro le "zoccole" che non procreano o che, se lo hanno fatto, "non hanno di questi problemi": se sono così invidiose e rancorose verso questa condizione di vita, lo facciano anche loro, non ci vuol molto. Eviterebboero che i mariti dilapidassero parte del reddito domestico e che, insieme a loro, la prossima volta, votassero per la Lega.
lunedì 15 giugno 2015
La dura lezione dei fatti.
Nell'Europa (dis)integrata si cerca la rovina dei paesi indebitati e si rifiutano i migranti, a prescindere, nonostante che siano stati messi in movimento dalle guerre nord americane e francesi, in Medio Oriente e in Africa. La guerra alla povertà si è trasformata nella guerra ai poveri, a fini di consumo superfluo e con pretese di controllo egemonico sui popoli marginali e senza speranza. Vladimir Putin ha commentato oggi il minacciato invio di mezzi pesanti della NATO ai suoi confini come l'atto di aggressività più grave dall'epoca della Guerra fredda, rievocando quella lunghissima guerra di "trincea", almeno sui confini europei e guerreggiata in giro per il mondo. Al razzismo economico dei paesi europei-occidentali si assomma, nell'ambito dei ventisette Paesi membri dell'Unione, il razzismo antropologico delle nazioni est europee, che hanno riscoperto la loro vocazione xenofoba verso i neri e, perché no, anche verso gli Ebrei. E' grottesco osservare ed ascoltare i commenti delle badanti slvae quando la televisione trasmette il bivacco di Ventimiglia o l'attracco dei barconi sulle coste nazionali. Il nostro fanfarone, Matteo Renzie, gigioneggia in patria e viene ignorato e snobbato in tutto il resto del mondo: l'Italia faccia da sola, pochi giorni dopo l'attribuzione di quote a ciascun componente del continente legato solo, spesso in senso proprio, dalla divisa comune. La crisi, non solo della sostenibilità della valuta comune, si avvita su se stessa e sta per provocare un'implosione dagli esiti infausti anche se non definibili esattamente, per il lavoro di schermo che si è esercitato, in questi ultimi anni, per mascherare la realtà, la speranza di diluire e confondere un altro problema, quello dell'immigrazione, nel calderone comunitario. L'intransigenza contro i poveri dei paesi ricchi e semiricchi, sia che riguardi la sostenibilità della valuta, sia che si eserciti nell'impedire alla miseria di varcare i confini, ci rimette all'angolo, chiusi nella nostra parolaia insipienza.
Esiti sorprendenti.
Non conosco il nuovo Sindaco di Venezia e non mi interessa se, come dicono gli esegeti degli equilibri di potere interni all'apparato politico, Renzie ne esca indebolito. Mi dispiace per Felice Casson, il meritevole giudice veneziano che deve aver compreso come, per lui, figlio di un pescatore di Chioggia, non ci sia altro che il successo di un concorso pubblico difficile. L'avevo dato per facile vincitore due settimane fa ed era, in effetti, uscito in testa dopo il primo turno, ma, in presenza di un forte astensionismo ( anche al primo turno ) è stato battuto da un candidato - leggo - che sessanta giorni or sono era ignoto alle cronache politiche. Non è detto che sia un male e non è detto che per Casson debba rivelarsi una débacle, almeno dal mio punto di vista. Le qualità dell'uomo sono già state dimostrate, il suo competitore dovrà dimostrarle, ammesso che gli interessi. Non si può, né - ritengo - si deve galleggiare a tuti i costi, come gli stronzi. So che è una posizione minoritaria. Resta singolare, dopo lo scandalo del Mose che la pattuglia di cittadini veneziani, più i mestrini, si sia voluta privare di un fustigatore di costumi, non incline a guardare in faccia nessuno. Evidentemente la moralità e la giustizia sono un tema meno "captivo" di quanto i polemisti dei giornali ritengano e la proposta senza pedigree o forse " senza identità" attrae di più un pubblico che avverte l'inanità di espressioni senza effetto. O, invece, il corpo elettorale è ancora sensibile agli equilibri correntizi dei partiti e, in questo caso, quali contrappesi hanno paralizzato il progetto di Casson e indotto molti elettori a non pronunciarsi? Il successo dei grillini in numerosi comuni siciliani e la sconfitta del PD in una roccaforte - dopo Livorno - della sinistra, quando era tale, rivelano una mancata e giustifcata identificazione dell'elettorato "rosso" con il nuovo ambiguo soggetto politico. La vittoria, non dei grillini, come "nell'anarchica Livorno ", ma della destra ad Arezzo sembra suggerire che le imitazioni attraggono meno degli originali o inducono alla rinuncia troppi potenziali elettori, da favorire la prevalenza delle ex minoranze storiche. Non c'è da gioire o da diperarsi, secondo propensione: il risultato e l'alternanza possono giovare alle amministrazioni locali, le uniche in grado, compatibilmente con i bilanci, di prendere ancora delle decisioni, mentre al centro, Renzie o chi per lui, continueranno, Grillo o Landini permettendo, sempre che no si elidano a vicenda, a recitare il canovaccio della Troika. In fondo, anche Syriza è nata in pochi anni, durante lo scempio greco. La differenza è che, la nostra, è una sceneggiata.
domenica 14 giugno 2015
Il pensiero prevaricatore a cui nessuno obietta.
Che ci sta a fare la Grecie, non in Europa, ma in area euro, risulta veramente incomprensibile. Un Paese di neanche 10 milioni di abitanti viveva dunque al di sopra delle proprie possibilità, mantenendosi in equilibrio instabile sulle possibilità di svalutazioni monetarie che il sistema sovrano nazionale permetteva e indebitandosi attraverso l'emissione di titoli di Stato a tassi allettanti, tanto che tutte le banche dei paesi vituosi se ne erano ingozzate. Adesso, i creditori che cosa vorrebbero dopo lo scempio, inutile e criminale, che hanno provocato in quel tessuto sociale? La perdita della sovranità nazionale, per tutelarsi dalle intemperie della finanza senza competitori e l'assoggettamento al regime contabile dei Paesi più ricchi dell'euro-gruppo, hanno messo in ginocchio gli Stati meridionali, che meglio avrebbero fatto a coalizzarsi fra di loro. Ma questo avrebbe recato nocumento alle regioni ricche, all'interno degli Stati poveri e, per la solita predominanza censitaria non si è voluto e potuto fare. Mettiamo il caso che la Grecia, correttamente e senza falsificare i bilanci, se ne fosse stata fuori: che le sarebbe successo? Sarebbe stata uniformemente povera e questo avrebbe provocato probabilmente un cambio di regime ( non necessariamente un nuovo regime dei colonnelli, ma anche altre forme surrettizie come quella italiana, ad es. ) e la fuga all'estero definitiva di pochi reddituari ellenici. Che cosa ne sarà domani? Sarà certamente molto più povera ( per altro lo è sempre stata, ne ho memoria chiarissima al tempo, lontano, delle mie frequentazioni ) e sarà, in condizioni di esclusione, uno staterello nei pressi della grande Turchia, a sua volta prevalentemente povera, ma arrogante e miltarmente molto più forte. Un'altra ragione della paura di perdere la Grecia a cui si accoppia la preoccupazione degli avidi creditori, allettati da assurdi quanto alti rendimenti, di perdere i loro soldi. Perché, in vero, gliene hanno prestati tanti e per tanti anni? Per generosità, non credo. E' realistico pensare e criminale proporsi che un popolo intero possa vivere schiavo del debito per molte generazioni. Meglio miseri, ma liberi.
Alla ricerca della verginità, se si dovesse perdere.
A Roma, un deputato pentastellato, tale Di Battista - mi pare - guida un attacco concentrico al Sindaco Marino, un chirurgo palermitano, cooptato al primariato del principale nosocomio trinariciuto al posto del professor Marcelletti e, poco dopo,cooptato, per i democratici, al vertice del Campidoglio, senza che avesse mai, fino ad allora, soggiornato nella capitale. Che cosa dovesse fare in quel contesto, che esperienza indiretta ne avesse, insomma che cosa ci facesse lì, resta un rebus. Che la ragione non sia commendevole, comunque la si voglia valutare, è certo; in che cosa consista la non commendevolezza è celato. Si dice il peccato, o lo si fa intendere, ma si tace il peccatore: si dice così in questo paese di troppe devozioni pelose. Sta di fatto che in tutto il minestrone delle frattaglie romane il malcapitato neo-sindaco, probabilmente non ha aggiunto un solo ingrediente, anche se è insostenibile che, nella sua posizione, non abbia avuto contezza di meccanismi e di movimenti poco o punto ortodossi e, anche per affinità ambientale o perchè circondato, abbia fatto finta di essere Alice nel paese delle meraviglie. Ora il pentastellato tenta di demolirlo. lo Statuto dei 5Stelle vieta che i suoi membri assumano funzioni amministrative di vertice, non contempla cioè che possano fare i Sindaci. Eppure, si dice a Roma, la strategia è tradizionale, la tentazione, dopo tanta fatica e lavorio ( spesso si viene letteralmente alle mani e, se vi chiedete come faccio a saperlo, beh..anche nel sindacato era così ) è manifesta. Si ricadrebbe, per inerzia e gioco forza negli stessi difetti, invischiati nella palude sottostante agli affari pubblici a fini privati e, quindi, bene recita lo Statuto dei 5Stelle al proposito, ma la tentazione politica di far saltare il pentolone dall'interno potrebbe suggestionare anche Grillo o trascinarlo nelle feste di Trimalcione. Personalmente opto per l'assimilazione al regime spartitorio, sempre che l'epulsione del Cicerone d'occasione con le sue Verrine, non riportino il movimento alla sua purezza sempre ricostruibile, attraverso la Rete. Una povera ragazza, rapita dal IS e sposata a venti uomini diversi, per altrettante volte - sostiene - è stata sottosposta alla ricostruzione dell'imene - che doveva ormai sembrare una tela plissettata e consunta - ogni volta che riveniva data in sposa ad un guerriero di Allah. La pratica richiama il mito delle Uri, le vergini che attendono il martire della fede nell'aldilà e che sono sempre le stesse, ma hanno la facoltà di riverginarsi ogni volta per rimanere intonse agli occhi e non solo del meritevole. Mi sembra che Grillo e il suo movimento, attraverso le espulsioni di tutti coloro che hanno già assaggiato il frutto proibito e la riproposizione di nuovi aspiranti al gioco, attraverso la Rete, seguano una strategia mediatica e influenzatrice analoga.
Come definireste tutto questo?
Per interpretare il copione arcano che la Troika ha imposto anche a noi, quando dimissionò Berlusconi ( che non fece nulla per opporsi, in ragione dei suoi interessi ) l'ultimo Capo di Governo eletto, bisogna fare riferimento a quello che è successo ( più che a quello che succederà ) in Grecia. Il copione è unico. In Italia, alla democristiana, sub specie sinistra, si approfitta delle persone, della grande massa delle persone, fra un sorriso e una chiacchiera, un'incensazione in spregio alla logica, unico criterio di verità. I provvedimenti, subdoli e progressivi, stanno annullando la coesione sociale e la coscienza di classe dei lavoratori che verranno, generici e intermittenti. Gran parte dell'industria media e piccola ha chiuso da tempo, molti esercizi commerciali storici e di qualità stanno per farlo. Tutto il mondo del lavoro strumentale, con l'eccezione di poche nicchie, non ancora pronte a cedere il passo alla tecnologia, viene cancellato in prospettiva accelerata. Il riflesso si avrà, da subito, sui trattamenti previdenziali, dei quali si auspica l'abolizione e, nel frattempo, il taglio a livelli di insostenibilità. Per favorire la lotta predatoria delle imprese superstiti, si aprono finestroccoli a trattamenti decurtati fin dall'origine, contando sul riflesso condizionato dei lavoratori italiani, che considerano il lavoro una maledizione biblica ( lo sta diventando ) e aspirano, per la maggior parte, ad affrancarsene, a prescindere. Un esempio significativo della strisciante tossicità del sistema è da ricercare nei decreti attuativi e nei regolamenti applicativi del Job's act. Le filiali nazionali delle grandi imprese che hanno delocalizzato la loro sede all'estero - come la FIAT - o delle imprese che hanno rilevato marchi importanti della nostra ex flottiglia industriale, potranno godere di "trattamenti" cinesi che renderanno meno competitive le merci di quel Paese, non circoscritto, come i migranti, da dazi doganali. Decreti e regolamenti regaleranno ulteriori profitti alle imprese, proporzionali alla perdita di salario dei lavoratori. La dignità se ne andrà con i soldi. La dignità, per altro, è, e non da oggi, prostituita in quegli ambienti di mezze calze e di mezze maniche, che, più lo prendono nei denti e più si uniformano al modello aziendale. Nel mondo industriale e non ancora in quello dei servizi privati e pubblici, si potrà retrocedere quando servirà al padrone, di una qualifica. I lavoratori che saranno licenziati per ragioni economiche, potranno conciliare con l'azienda se accettano di riprendere a lavorare a mansione inferiore. Una umiliazione regolamentata. Come si sa, gli incentivi di 8.000 euro all'anno, che sono alla base delle assunzioni secondo il Job's act, finiranno. A quel punto, le imprese si troveranno dei lavoratori licenziabili, ma pagando un'indennità, Se però quei lavoratori verranno licenziati e poi riassunti con il demansionamento, l'indennità la pagherà il lavoratore con la qualifica abbassata e, per l'impresa, sarà come se gli incentivi continuassero. Se questa è la politica di un Governo di sinistra, San Giuseppe lavoratore e il suo sindacato di riferimento sono proiettati verso gli albori di quest'incerta aurora. Mi sembra conseguente che, se il padrone può degradare quando vuole, il lavoratore non potrà rivendicare una promozione. Con l'articolo 13 dello Statuto dei diritti ( parola desueta e irritante ) dei lavoratori, se si operava per tre o sei mesi in mansioni superiori si aveva diritto alla qualifica corrispondente. Insomma, dopo il diritto alla tutela contro il licenziamento ingiusto, salta anche quello alla qualifica e, in ogni azienda con valenza produttiva e commerciale ( che tutte tendono ad assumere e rivendicare, anche assurdamente ) le direzioni potranno fare di tutto ai propri sottoposti. Licenza di mobbing, quindi. Le minacce di licenziamento o degradazione saranno sufficenti, in molti casi, per imporre di lavorare di più e peggio senza chiedere nulla. La maleducazione ed il sadismo di capetti d'occasione avrà piena possibilità di dispiegarsi.
Volontà, chiacchiere e confini.
Non c'è solo la Grecia a giocare d'azzardo in Europa, anche la Francia nega l'evidenza. Respinge i migranti che vorrebebro varcare il confine di Ventimiglia e poi afferma, cme se niente fosse stato, che si guarda bene dal ripudiare Schengen. L'Italia, per parte sua, sarebbe ben lieta di concedere il transito e non sa come affrontare la "stagnazione" sul limitare. Le parole si sprecano, i migranti non posssono migrare. Di fronte all'austerità rifiutata degli altri, i paesi benestanti sono intransigenti e, a dire il vero, sono coerenti anche per quel che riguarda coloro che vagano senza una meta che non sia illusoria. Quindi, la risposta europea dovrebbe uniformemente essere: stop alle migrazioni. Da noi, il pampa-Papa tuonerebbe se i disgraziati venissero ributtati sulle loro coste..e poi, fino a quando? Quanti sono gli aspiranti al viaggio senza meta? Che cosa farebbero una volta trovato un luogo di accoglienza? Sono, come si dice, un intero continente in fuga dalla morte per inedia? L'Europa è già in crisi diversificata per i fatti suoi; la fine dei blocchi e delle dittature "di contenimento" hanno provocato questa migrazione biblica alla quale non si sa fare fronte con il galateo internazionale, ma della quale i Paesi più discosti dal fenomeno non vogliono pagare le conseguenze. Codeste nazioni scontano già gli effetti di ritorno del loro colonialismo o di specifici rapporti storici ( come i tedeschi con i turchi ) e, in quest'ambito, sembrano essersi organizzati. Un'invasione di popolazioni incongrue e tutte in una volta squilibrerebbe - ritengono - la loro stabilità, mentre l'Italia si troverebbe ad affrontare da sola un fenomeno di incongruenza culturale e di costumi, ma anche lavorativo e di prospettive, a causa dell'immiserimento di interi continenti e delle guerre che purtuttavia vi si combattono. Chissà se la Chiesa cattolica potrebbe trarre occasione di nuova evangelizzazione senza spostarsi al seguito degli eserciti invasori, ma pascendo e convertendo i pellegrini in loco? La Babele delle favelle segna il passo...sul confine.
sabato 13 giugno 2015
Il gioco coordinato fra il bene e il male.
E' ormai evidente che l'azione della magistratura contro una parte specifica e circoscritta della corruzione nazionale è dettata da "norme" di adeguamento "morale" agli equilibri - in verità per ora alquanto squilibrati - di un capitalismo privo di vincoli, che necessita sul piano sociale e politico di "moralità" conseguente o, almeno, di una parvenza di moralità compatibile. Si cominciò con "Mani pulite" a Milano, si continua oggi a Roma con "Mafia capitale". L'azione di disvelamento e di denucnia della scarsa ma agguerrita stampa radicale, di pseudo-sinistra, ad esempio la Repubblica e l'Espresso, del medesimo gruppo, hanno "giustificato" ed assecondato questa azione, ben calibrata nel tempo e nelle circostanze, del potere giudiziario. Partiti e persone che, per decenni, avevano imperato, furono fatte sparire in breve tempo. I loro manutengoli, ai vertici di importanti aziende di Stato, si suicidarono in carcere, manager di industrie private, saliti sul carro della corruzione all'ultimo giro, quello sbagliato, fecero la stessa fine. Ora che l'Italia, ogni giorno, ripiega sulla "terapia" greca, mentre la Grecia se ne affranca, la magistratura attacca i fortilizi locali della corruzione, ma lo fa sul fronte amministrativo e politico, mentre la corruzione nelle opportunità, nella facoltà di arricchimento e nei costumi, resta la cifra del nostro "decoro" nazionale. Tutto si tiene, il gioco è coordinato.
L'evidenza schermata dai corifei.
Il Governo greco ha riacceso la televisione di Stato e riassunto il personale in servizio alla data dell'oscuramento. Gli stipendi e le pensioni sono rimasti decurtati della metà, ma le "spese" di reimpianto e di gestione sono state ripristinate. E' possibile argomentare che la Tv riaccesa serva allo svago di una popolazione anchilosata ed alla propaganda del governo, sul crinale delle contese con la Troika. Il 65% dei tedeschi desidera che i greci si tolgano di torno: un popolo contro un altro popolo. Il primo si identifica con il sentimento di esclusione delle cicale, frutto della sua disciplina. Non molto tempo fa sentì estranei gli ebrei perché così aveva loro indicato un governo da loro eletto. Si era trovato, allora - ma anche oggi - il rimedio al male e si era provveduto senza opposizioni ( almeno in Germania ). Questo senso di identità e di appartenenza è intrinseco ai regimi, dove la discussione è monocorde e confermativa e dove la democrazia è sospesa, come in italia e non più in Grecia. Su questa base pretestuosa si definiscono gli amici e i nemici, anche se il nemico lo si è scelto in casa propria. Dove si manifestano reazioni, all'azione della polizia si affianca quella dei gruppi paramilitari neofascisti. Nonostante l'evidente disagio di molti e sfacelo di alcuni, un'intellighenzia - per modo di dire - asservita, attraverso comodi strapuntini, canta le lodi del potere e ne assume la difesa, che in realtà è pura aggressione. L'antico e mai smentito adagio per cui la rendita, base primordiale del capitalismo, non conosce altro scopo che il suo incremento, indifferente alle devastazioni sociali che questa irrazionale pretesa comporta, trova incontraddette conferme nella politica delle costituite fortificazioni del potere alleato e coordinato nel mondo, che solo la sue contraddizioni interne possono mettere in crisi.
giovedì 11 giugno 2015
Folli follie.
La crisi greca sottolinea, anche per gli altri Paesi cialtroni dell'eurozona, il processo dissimulato e sotterraneo che alimenta le pretese rigoriste delle istituzioni german-comunitarie. Il gioco del passaggio della "palla" richiama alla mente le fasi di una partita di tennis fra "regolaristi": lunghissimi scambi da fondo campo, senza esito. Ma che cosa pretenderebbero i "creditori", dopo quello che hanno inutilmente imposto ai furbi - ma non troppo - Greci? Un impegno, in prospettiva, a non alimentare la spesa "improduttiva" e, segnatamente, quella previdenziale. In un senso non espresso, in Grecia si dovrebbe abolire la quiescenza o, non volendo farlo, ridurne all'osso la corresponsione. E' pensabile che il canovaccio possa esere difforme in Italia? La sinistra al governo è, in questo senso, il più subdolo dei cavalli di Troia, perché in cambio di "accomodamenti" fra soggetti di questa purulenta e lattiginosa galassia, qualsiasi prepotenza potrà essere consumata ai danni di quella massa di esclusi e senza diritti che sono i fuoriusciti dal lavoro o, per lo meno, dal lavoro tutelato, quello, per intenderci, regolato dalle vechie norme. Quanto alle prospettive di poter godere una qualsiasi rendita per le giovani leve di quella svilita applicazione che ci si ostina a chiamare "lavoro", alla memoria, sono pari ai redditi incostanti che un'attività deregolamentata e di massa, generica e squalificata, può, sulla carta, assicurare. Una sorta di "pensione sociale", o "reddito di cittadinanza", eventualemnte da potersi corrispondere fin dalla vita potenzialmente attiva delle maestranze a chiamata: praticamente un'ipotesi tendente allo zero. In ogni ambito della residua economia greca, eccetto il turismo, privata o pubblica che sia, gli ultimi anni e, presumibilmente, anche gli anni a venire, saranno caratterizzati da salari sotto la soglia del sostentamento, mentre le imposte dovranno per forza di debito, rimanere attestate su soglie di insolvenza interna e familiare, a fronte di vantati servizi di cui, in circostanze così immiserite non si sente la necessità né di cui si godono i frutti. I barconi dei migranti sono alla fonda in Libia e si apprestano a partire, flottiglia di buona rendita per gli allibratori del traffico e per le istituzioni italiane, con i loro clienti-profittatori, che curano, con cospicui fondi, anche europei, l'accoglienza. I Comuni che si presteranno ad accogliere i profughi godranno di benefit pubblici. Quali, quanti e in che quantità? A prescindere, questi poveri straccioni saranno, a queste regole, accolti da Comuni altrettanto straccioni e costituiranno una riserva indiana dentro l'altra. Le regioni prospere hanno già "rifiutato" l'accoglienza come l'Inghilterra, i Paesi ex comunisti della repubblica Ceca, della Slovacchie e della Polonia, da pochi giorni di nuovo in mano ad una destra xenofoba, antisemita ed affascinata dal regime ungherese di Orbán, un altro anomalo che non sta né dentro, né fuori dalla U.E. Intanto, nell'europa dell'euro, i movimenti di estrema destra e razzisti si stanno moltiplicando e, prima o poi, troveranno il modo e la convenienza di allearsi. La cultura reale, sottostante alla retorica mediatica è sempre più virulenta e osservabile, ma non esistono antidoti al suo incremento mentre la società, anzi le società si divaricano secondo censo, ridicoli riferimeti piccolo-borghesi fuori della realtà ed esclusione reale, tutt'altro che incline all'accoglienza dei poveracci, come coloro che la compongono, ma estranei, anche se gli ammortizzatori sociali non ci saranno più, né per gli uni, né per gli altri e senza nessun rapporto di causa ed effetto diretto.
mercoledì 10 giugno 2015
La moralizzazione impossibile.
Lo scandalo di maniera che accompagna le scoperte del malaffare spartitorio nella Capitale, è un puro sfoggio di ipocrisia desiderosa di sotituirsi negli appalti e nelle mazzette. Della corruzione orizzontale, veicolata dai lavori pubblici o per Enti pubblici, sapevano anche i sassi. Fa bene la magistratura a demolire questo sistema ormai incompatibile con l'appartenenza ad organismi internazionali vincolanti, ma l'intervento tardivo non elimina il sospetto che si tratti di supplenza consentita, atta più a mascherare che a risolvere. Di cosa vivrebbero le nutrite coorti degli pseudo occupati, non solo di Roma, ma di tutto il meridione d'Italia? L'ultima scoperta riguarda un ospedale, ovviamente dissestato, in un triangolo diseredato delle Puglie, dove le finanze vaticane hanno investito in opere di misericordia corporale ingenti risorse, brigando e contando sull'appoggio di politici d'area locali, che si erano arrogati tutta la gestione del potere effettivo, coinvolgendo anche le religiose al cui Ordine è intestato l'ospedale di cui trattasi. I normali lavoratori di quelle zone migrano al nord, qualcuno per compiti ordinari, qualcun'altro per occupare posizioni prestigiose, soprattutto in campo medico, dove soccorrono gli incroci professionali, mafiosi e massonici, validi dovunque. Per chi resta, ai diversi livelli dell'appropriazione, non resta che vivere sulla scia di questi personaggi, che hanno sempre un terminale in Parlamento e nel Governo. La pretesa di occupare poltrone, anche di sotto-governo, di formazioni neodemocristiane, come il NCD di Angelino Alfano, non sono altro che la riproposizione di antichi e non dismessi equilibri di potere. L'Italia, così come è ridotta, non può stare in Europa, almeno non possono starci esempi incancreniti di clientelismo e malaffare, volani di sprechi e di ruberie, una delle voci non scalzabili del nostro dissesto.
lunedì 8 giugno 2015
Le ragioni degli altri.
Tra i paesi della NATO e del blocco economico occidentale, intriso di debolezze intrinseche e la Russia è guerra economica e, sotto traccia e per interposte nazioni, militare. Il G7 ha ribadito le posizioni di Obama che non contemplano differenze rispetto alla democrazia mercantile e finanziaria. Putin vuole rifondare l'Impero!Quale? Quello sovietico certamente no; lo dicono, lo ripetono i Paesi neo vassalli dell'America, i Bulgari della NATO, già membri del patto di Varsavia, ma l'ipotesi è solo insulsamente propagandistica. Putin non vuole potenze ostili ai confini e si riserva di creare stati-cuscinetto e di assicurarsi sbocchi al mare. Eppure si continuerà, come già con la piccola Cuba, ad affamare i Russi, ritorcendone la colpa sul loro Presidente, eletto e rieletto, sia pure con escamotages da repubblica sud americana, ma comunque sempre eletto. L'Impero russo è un concetto continentale insito nell'anima di una nazione multietnica e mai veramente democratica, proprio per le sue dimensioni e l'assenza di strutture statuali federalistiche, incontrollabile e centrifuga se lasciata alle dinamiche del "libero mercato", che si esercitano, a costo di fratture e relegazioni, in realtà territoriali e nazionali più contenute. E' dunque Putin un democratico? No, né in senso occidentale e neppure in senso proprio: è un autocrate con un largo seguito personale che è riuscito a reincollare le parti polverizzate della Russia di Boris Eltsin che non aveva saputo produrre altro, con la sua politica di imitazione di un'economia mai praticata, neppure all'epoca degli Zar, che miseria, abbandono di minori, prostituzione migratoria in tutto il mondo. Oggi il blocco capitalistico nord americano e centro europeo si trova di fronte di nuovo ad un competirore irriduciblie. Potrebbe fare diversamente? Non è solo irriducibile ma diplomaticamente attivo, verso la Cina - la più grande ancorché "anomala" potenza capitalistica del mondo e l'India che sembrava definitivamente assunta fra le grandi economie emergenti dell'altro punto cardinale, rispetto al suo, in competizione. E' il blocco occidentale univoco ed omogeneo al suo interno? Certamente no. Le disegueglianze endogene fra i suoi cittadini ed esogene fra le nazioni e gli stati che lo compongono, non sono mai stati così stridenti, costretti come sono ad una convivenza che con il liberalismo non ha proprio nulla a che spartire e che si compendia come un direttorio dissimulato del quale le potenze egemoni, ma ormai solo nel loro ambito, nominano e dirigono e le potenziucole caudatarie vanno al guinzaglio sempre più strozzate dagli strattoni dei loro padroni. Con questo non voglio dire che Vladimir Putin sia un campione dei diritti dei popoli, ma semplicemente che la realtà è complessa, dinamica e - dovrebbe essere - dialettica e che la strada intrapresa è la solita, quella della prepotenza e dell'ingerenza sistematica nelle strategie degli altri, dalla quale costoro hanno tutto il diritto di difendersi.
Il lento e debole lavorio della democrazia.
Recep Tayyip, Erdogan, dopo tredici anni, durante i quali ha consolidato il suo potere, non è riuscito ad imporsi sulla società civile. Le rivolte di Gezi Park, i caduti sul campo, a qualcosa sono serviti. La Turchia ha privato "il Sultano" della maggioranza assoluta dei seggi, proprio quando costui si accingeva a fare l'ultimo passo. Adesso pare che si voglia alleare con il partito nazionalista, tanto per intenderci, con la formazione evolutasi dai vecchi "lupi grigi", la stessa formazione di Alì Agca, alleata della mafia turca. Sulle intenzioni del despota "morbido" dell'inizio ed ora sempre più intollerante, non si nutrivano dubbi; ora, la sua ventilata alleanza con un movimento terroristico internazionale, ammantato di criminale sciovinismo, rimuove l'ultima maschera. Erdogan ha comunque vinto le elezioni, come si conviene a chi manipola il ventre molle della sua nazione, ma non potrà più governare da solo. Potrà ignorare l'opposizione socialdemocratica e, insieme ai Lupi grigi, attaccare i Curdi con uno spirito simile a quello che animò I Giovani Turchi contro gli Armeni. Ma i Curdi, i guerrieri per procura, che combattono per una terra che nessuno ha interesse ad accordargli, sono entrati per la prima volta in Parlamento, superando di tre punti percentuali, la soglia di sbarramento, anch'essa totalitaria del 10%. Una vera e propria soglia d'esclusione che relega importanti minoranze nella lotta armata e quindi nell'illegalità. Sono ben settantanove i parlamentari Curdi ai quali viene affidato un compito quasi eroico, in un nido di vipere nel quale altri cercheranno di omgeneizzarli, dividerli o farli implodere. Ma la loro storia di gente senza illusioni dovrebbe - almeno lo spero - fornirli di quella corazza in grado di mettere in crisi il riaggrumarsi di quelle clientele islamiche che Ataturk aveva vietato con la forza ed una repressione realistica dell'arretrato - almeno in gran parte - popolo turco. Ma - dicevamo - la società civile ha aperto una breccia, quella società civile che intriga con la cultura cosmopolita, prevalentemente ad Istanbul e che non ha bisogno di rincorrere successi di facciata o arricchimenti affaristici. Quella società acculturata che, qualche volta, mette "in buca" i "sultani" d'occasione.
domenica 7 giugno 2015
Conti e vulgate.
La Unione europea riveste valenze talmente diversificate per chi ne fa parte, da contraddire alla base l'unità dichiarata. Il vincolo bancario e finanziario crea movimenti centrifughi mitigati solo dal danno comune che un ripensamento provocherebbe, senza neppure assicurare un sollievo ai Paesi meridionali che si dibattono nella morsa dell'Euro-marco. La Germania non demorde e le fanno da stampella gli organismi internazionali, in primis il Fondo monetario internazionale, sostenuto dalle potenze economiche del mondo occidentale. Lo scenario al quale i popoli "viziosi" dell'Europa si ribellano è di due tipi: con il primo ci si dovrebbe imporre il cilicio di un sacrificio perenne e di una violenza antropologica e culturale che non è ipotizzabile per i climi caldi e le moralità temperate; con il secondo ci si condannerebbe comunque all'indigenza per la maggioranza della popolazione come già avviene negli Stati Uniti, ma - non sembri un paradosso - anche in India ( dove duecentocinquanta milioni di persone sono benestanti ) - sia che si finga di accettare il taglio delle prestazioni ( gli organi comunitari e il FMI insistono soprattutto sulla previdenza, temendone l'incidenza inerte a lungo termine ) ma lo si pratichi artatamente, sia che si dia un calcio ai sacrifici, per ritrovarsi vaso di coccio fra pochi vasi di ferro e per ciò stesso condannati alla frammentazione. I Paesi del sud Europa tracheggiano, con maggior adrenalina i Greci e impasto soporifero la Spagna e l'Italia, incline, la prima, a disperdere nei nazionalismi, per forza di cose indeboliti e nei clientelismi dispersi, la seconda, il loro sistematico ridimensionamento. Questi Paesi del colore e del folklore stanno appiattendo le condizioni di vita dei loro popoli in maniera falsificatoria, evidente solo in Italia per vie delle bischerate di un povero tribuno di Buffalmacco, reso potente dalla nostra insignificanza. Altrove, si continua a confrontarsi su temi che hanno perso, in un contesto di immiserimento, gran parte della loro valenza: i nazionalismi straccioni soprattutto. La Germania in fondo teme di riassumere la leadership di un coacervo di Stati così disomogeneo e potrebbe scegliere di lasciare, lei per prima, l'euro e limitare la sua area di influenza, a questo punto di nuovo esclusivamente economica, agli altri Stati "virtuosi", ma piccoli o sottopopolati. E' macroscopico il divario, lavorativo, di reddito, sindacale e di tutele, fra la Germania attuale e i Paesi del sud Europa: il loro sistema previdenziale, la loro influenza sindacale, il loro reddito, in una parola la loro stabilità, cozzano e fanno a pugni col disordine e la menzogna propagandistica che alligna in quasi tutti gli altri Paesi dell'area euro o ad essa improvvidamente associati, congiurando ad un solo risultato: l'insignificanza sostanziale sul terreno politico dell'Europa continentale ed il rispristino claudicante dell'asse fra Stati Uniti e FMI, BCE e Germania - con l'appendice della Francia nucleare - su tutti gli altri staterelli del corbello degli interessi minori collegati.
L'assedio.
Valdimir Vadimirovic Putin ha rilasciato il 27 Maggio scorso, un'intervista redatta secondo lo stile burocratico dei regimi autocratici, al Corriere della Sera, interfaccia della cosiddetta grande borghesia italiana e, soprattutto, delle lobby affaristiche più intersecate di questo brutto Paese. Vladimir di tutte le Russie si era fatto preparare in anticipo le domande, nelle quali i più arditi riferimenti all'attualità richiamavano le "Tribune politiche" di Jader Jacobelli della televisione in bianco e nero. Servili e larvatamente puntigliose.
Putin, che qualche buon rapporto con l'imprenditoria nazionale deve pur averlo, anche esulando da Berlusconi, si chiede come mai tutti gli accorpamenti, anche i meno riusciti, in ambito commerciale e centro-europeo, siano salutati da commenti entusiastici, ben al di là della loro logicità mentre invece i suoi tentativi di creare una federazione euro-asiatica, di stringere rapporti finanziari ed energetici con India, Cina, Brasile, siano considerati sintomo di ostilità. Siamo o non siamo tutti liberi - si chiede - o lo siamo solo nell'ambito e nei limiti di un sistema che, se non è accettato, si cerca di imporre. Vladimir è sottilmente ironico. Per corollario, soggiunge, da tempo ci si accusa di essere aggressivi nonostante tutti i sintomi in contrario da cui dobbiamo difenderci. In che cosa consiste la nostra aggresività se gli americani hanno alla fonda, nel porto di Oslo diversi sommergibili nucleari i cui missili possono raggiungere Mosca in diciassette minuti? Siamo aggressivi ai confini? Perché allora ci sfruguliate in tutti quei Paesucoli, che furono nostri vassalli, e che sono disposti a vendersi per un'illusione? Sostiene che il deposto Presidente filo-russo voleva interrogare con un referendum la popolazione sul futuro dell'allora primo partner commerciale della Russia e che americani, tedeschi e nazisti autoctoni deposero con una rivolta partita da avanzi di galera messi in libertà dal regime della carcerata Yulia Tymoshenko che l'ha guidata da dietro le sbarre. Per mettere in crisi una Russia poco democratica per difendersi dalle ingerenze "totalitarie" di un Occidente in fregola monopolistica, da quando Vladimir ha preso il potere ed ha impresso una linea autonoma alla sua politica, i tentativi di destabilizzarlo e di circondarlo di potenziucole rivali non ha conosciuto tregua. E gli oppositori, la libera stampa? Qui Vladimir, che era stato efficace fin ora, vacilla ma non perde l'aplomb: gli oppositori non hanno argomenti che coinvolgano, altrimenti sarebbero più seguiti. Nessuno gli impedisce di esporre le loro tesi. E' che non attaccano. Il direttore del Corsera glissa sui cinque morti ammazzati fra le file di un'opposizione che Putin disegna come di nicchia e, insinua, venduta all'estero, ma estranea ai pensieri ed alla sensibilità dei Russi. Ma, lei, infine, non si "tutela" con troppo "amore"? In questi frangenti è necessario: guardate la fine che hanno fatto ( parla al plurale ) certi vostri politici di vertice, aggrediti dalle campagne di stampa. E' l'unico riferimento a Berlusconi, o amplia il raggio, sul piano storico, alla fine della Prima Repubblica, prima dell'intervento della magistratura, ma solo quando fu politicamente esercitabile?
Virginio Merola è stato sconfessato dal suo partito. Lui si richiama all'apparato - che ormai non conta più niente, come il caso Cofferati in Liguria dimostra - e resiste immobile. Ha già preso impegni per il suo secondo mandato, ma il suo multiforme partito, tanto diverso da quello da cui proviene, non si fida, in termini elettorali, di lui. I sondaggi, l'astensionismo alle "regionali", quello previsto e che altro? Beghe interne di un partito passato dal monolitismo alle più contraddittorie rappresentazioni? Interessi di bottega e correntizi? oppure, come sarebbe normale, politica poco apprezzata? Sta di fatto che il Virginio medita di affidarsi ad una lista civica e di correre come indipendente, dopo essere stato il prodotto della dipendenza più osservante. Camaleontismi di un uomo senza principi, in un ambiente che dei principi fa uno stendardo e, privatamente, uno strofinaccio. Non bisogna scandalizzarsene, ma prenderne atto. Su chi punterebbe il PD al suo posto. Sul Rettore uscente dell'Università di Bologna, quel Carneade Dionigi di cui si sono apprezzate finora le sottili qualità di latinista, che, a sua volta, rivelerebbe le connessioni che corrono fra qualsiasi carica ricoperta nell'Alma Mater Studiorum e il dosaggio interpartitico, o meglio, nell'alternanza fra massoni, cattolici ed altri rappresentanti di interessi corposi e, solo in senso lato, culturali. Ma come spiegherebbero gli ex compagni ai militanti delle periiferie, agli operai dismessi delle fabbriche chiuse, la candidatura, stavolta tutt'altro che unitaria, di un latinista?
venerdì 5 giugno 2015
Retorica e realtà empirica.
Esiste, a Roma, un tessuto industriale sufficiente a creare reddito per tutti o quasi i suoi tre milioni di abitanti? Dal punto di vista produttivo, Roma è quasi un deserto, pur non mancando di una cintura di imprese in grado di sostentare, con un reddito decisamente minore, una città come Rimini, d'inverno. Di che si vive privatamente? D'impieghi e commercio turistico, monumentale e devoto. Di che si vive "solidalmente"? Dei lavori pubblici, degli appalti e della finanza veicolata dalle amministrazioni locali e statali. Centinaia di migliaia di persone sono esperte dei movimenti, in atto ed ipotetici, nel generone capitolino, vivono di quello e giocano di sponda fra partiti, ora al potere, ora all'opposizione. Giocoforza, per collusione, sono finiti per dominarli, selezionando gli eletti per clientele in entrata nei personali portafogli ed in uscita, dalle delibere agli appalti, con quote maggiori o minori a seconda che si fosse stati investiti della maggioranza o della consiliarità.L'importanza economica della capitale sta tutta qui, incapsulata in un contesto arido di iniziative e privo di opportunità extra burocratiche. L'affastellarsi delle contese per carpire la primazia od ottenere un congruo vitalizio da chi ha prevalso, richiama una congerie indistinta di clienti al circo massimo delle tangenti e del reddito di rivalsa. Il neo Governatore della Campania ha stabilito che la legge Severino gli si applicherà dopo il suo insediamento: non doveva nemmeno presentarsi. Lascerà la sede dell'amministrazione come certi boss mafiosi la casa nella quale latitavano, con espressione di ironica sopportazione e salutando i loro accoliti - intere famiglie - che li invocheranno e li benediranno. Ma se ne andrà? L'Italia non conta niente nello scenario europeo e mondiale, Matteo Renzie non viene mai consultato sulle decisioni strategiche e militari, però, nonostante questo, è andato in Afganistan a comunicare il prolungamento della nostra missione militare, richiestogli da Obama. Tareq Aziz è morto in carcere; l'aveva sfangata dalla forca perché cristiano caldeo e per lui si erano mobilitati tutti i difensori delle cause emotivamente condivise. La simbologia lo assolveva, la comune "appartenenza" lo escludeva dai rei. Era semplicemente un gerarca di regime e rappresentava una minoranza al Governo dittatoriale del suo Paese. Sono contrario alla pena di morte per tutti ma, a parte questo, questo funzionario in un sistema di morte, non meritava riguardi, cristiano o non che fosse. La Grecia sta invischiando l'Europa nel gioco dei quattro cantoni; l'Europa e il FMI guidato da quell'odiosa signora di Christine Lagarde, che messaggiava il suo predecessore Strauss-Kahn, con profferte d'abbandono :"usami!". Il vecchio sudicione le preferiva succose cameriere, segretarie et similia. Tsipras mena il can per l'aia contando sul danno economico che arrecherebbe alla finanza coinvolta il default del suo piccolo ma superindebitato staterello, fra i Balcani e la Turchia. Eppure la Grecia in Europa ci sta, indegnamente, la Turchia è stata esclusa dai Francesi e dal Papa. Diciamo che ci sta come prossimemente ci starà la Serbia e molto peggio della Croazia e della Slovenia..ma ci sta e se la gioca levantinamente, per ora con miserabile successo.
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