mercoledì 22 aprile 2015

La nostra "meravigliosa" pena.

Il mese prossimo ci sarà il mutuo ricaricabile, già ora c'è il conto inestinguibile e le mance predeliberate. Le automobili si comperano con un piccolo versamento inziale e poi, secondo tariffe da noleggio biennale, al termine del quale si possono restituire per ricominciare daccapo. Il bello è che le immatricolazioni, ferme da anni, sono riprese in questo 2015. Il contratto di lavoro a tutele crescenti è soggetto al licenziamento "ad nutum", prima che le tutele si consolidino. Per altro, sono tutele solo nominalistiche. Il Credito è rimasto l'unico settore ad avere un contratto di categoria e ad area riparametrata. Qualcuno nella CISL, che fra non molto si autoribattezerà "First", dopo essersi fusa con il sindacato dei dirigenti, e nella UIL.CA. non c'è rimasto bene, ma sarà la minoranza della CGIL a fare casino nelle assemblee. Il sistema premiante e discrezionale dovrebbe diventare il salario variabile del futuro, è già applicato anche alla FIAT, nelle catene di negozi di straccetti e similpelle. Il lavoro dipendente deve uniformarsi, tanto il commercio è eterodiretto e non più negoziabile. Anche la politica si concentra con fretta sui compiti assegnatile dall'Europa che conta. Chi non condivide la linea, viene mobbizzato ed escluso dai lavori delle commissioni di cui faceva parte. Il parlamentare senza vincolo di mandato è un ricordo: è diventato il dipendente di un apparato di replicanti del quale è ancora richiesto formalmente il voto, per continuare a prestare il quale deve abdicare a qualsiasi forma di dignità. Devo rileggere "Il conformista" di Moravia, il senso di quel vuoto è riprodotto in un contesto che non attribuisce riferimenti alla critica e all'opposizione. Venticinque professori seppero negare il loro giuramento anche al fascismo; a parte l'esule Letta, non ci sono sintomi in questo senso. Intanto i gerarchi defenestrati dei regimi sradicati dalle guerre energetiche, dirigono il traffico dei migranti, organizzano e finanziano l'ISIS. L'Italia vuole guidare un contingente militare europeo; se non fossi italiano, non mi fiderei. Non mi fido neanche da italiano. L'Italia è capapce solo di ciurlare nel manico, non le mancano le competenze tecniche, le manca l'onestà e strumentalizzerebbe a fini propri i partners, coinvolgendoli in ambigui dosaggi di interessi, ai quali loro sono naturalmente estranei. Il Presidente della Repubblica è quel Mattarella che partorì il primo sistema elettorale controriformato, dalla fine della guerra ed ora, dopo il "porcellum" e in previsione "dell'Italicum", presiede, silente e severo, il lavoro di un parlamento che lui stesso, da giudice costituzionale, definì illegittimo, ma che, proprio per la sua illegittimità, sta portando alla meta le leggi adattatorie all'Europa, come, in altri ambiti, con sanguinosi golpe, fecero e fanno i dittatori militari, portati ad esempio dai Chicago boys di tutte le latitudini che sperimentano, tramite loro, "in corpore vivo", tutte le teorizzazioni più irrispettose della democrazia che mente finanziaria ed economica possa formulare. Mi sembrano quei ricercatori dell'Università di Roma che uccisero una studentessa che passava nei viali del campus, per provare a se stessi che esisteva il delitto perfetto. Recenti sentenze avvalorano la loro tesi; uno di loro ha da poche settimane assunto la cattedra in una scuola superiore, al termine di una breve pena. La nostra sarà lunga e coinvolgerà le generazioni a venire.

martedì 21 aprile 2015

Quando l'inglese era meno diffuso, ma si andava in gran Bretagna.

Durante la campagna sull'aborto, venivano spesso citati i viaggi in Inghilterra e segnatamente a Londra, delle nostre connazionali che volevano abortire. Oggi quel viaggio di andata e ritorno si consuma in autobus, ma non uniformemente. I medici ginecologi obiettori sono la maggioranza in tutte le strutture ospedaliere, ma la loro abiura professionale è dettata, nella maggior parte dei casi, da preoccupazioni professionali, cioè di carriera, per due motivi. Nella strutture ospedalierre sono attivissimi i comitati delle organizzazioni confessionali, spesso molto ricche ed influenti, fin dagli studi universitari. Tramite loro si veicolano o si ostacolano potenziali carriere, soprattutto in determinate regioni, prevalentemente ricche e del nord Italia, Al sud, la vicinanza della Chiesa alle istituzioni sanitarie, l'influenza clericale e di destra sulle AUSL e, in subordine, il sentire morale indotto nelle masse borghesi e popolari, creano una pressione enorme sui medici, la cui condotta in coerenza con gli obblighi professionali, li esporrebbe a ritorsioni sul posto di lavoro. La più comune, al sud come al nord, è la relegazione ewsclusiva a fare aborti, senza più percorrere l'iter completo del medico ginecologo e senza poter più aspirare a gratificazioni di carriera, già difficli per il "familismo" e il clientelismo professionale vigente in ogni concorso medico. Così, le donne che desiderano interrompere la loro gravidanza devono errare, non più verso la pefida Albione, ma fra le regioni italiane, in cerca di un posto libero per loro, prima che decorrano i termini per l'interveno. E' così che la provincia di Trento, pur cattolica, ma di mentalità asburgica per quanto attiene agli obblighi professionali, si sobbarca un carico di interrruzioni di gravidanza di cinque volte superiore a quello delle regioni parzialmente o prevalentemente obiettrici. Lungo i corridoi dei reparti ginecologici, dove le donne attendono numerose, nonostante tutto, di abortire, sciamano neo catacumenali con Bibbie e Vangeli agitati, anatemi in itinere, mentre all'esterno sostano in preghiera gruppi di oranti che non si sarebbero sognati di pregare per un eretico, perché per loro l'eresia sta nel pensiero e nel gesto difforme al canonico "non possumus". Così l'Italia perpetua fra le sue diverse entità territoriali e culturali, i pregiudizi reciproci e riafferma la prevalenza sulla legge delle convinzioni etniche e morali, tribali e religiose che nello Stato e nelle sue leggi vedono solo l'usurpazione di un costume privato esclusivo.

Quando il regno non è di questo mondo.

Il discorso papale sulla misericordia e l'accoglienza ai profughi è paradossale: un puro idealismo decontestualizzato. I milioni di potenziali profughi che approderebbero sulle nostre coste, non sono accoglibili, né integrabili. Non c'è lavoro e non ci sono soldi. La popolazione di uno Stato o di un continente non può raddoppiare per ospitare popolazioni incongrue, senza distruggere le basi della propria civiltà. Non ci sarebbe neppure migrazione se non fosse organizzata nei minimi dettagli da ex funzionari di regimi dissolti dall'irrazionalità del Presidente Bush e del presidente Hollande: senza il business del trasporto via mare e una rete, in via di formazione, di stampo mafioso, nei paesi d'arrivo, i disperati continuerebebro a disperarsi a casa loro. Il superamento dei limiti finanziari e il conseguente dissolvimento dei precedenti regimi, ha aperto una lacuna monumentale nella coesione sociale e familiare di quelle genti, poverissime anche prima. L'anarchia ha prodotto guerre intestine, la formazione di milizie bene armate dai trafficanti internazionali, agenti di commercio della trafugazione dai magazzini delle fabbriche d'armi nazionali: un mercato parallelo. Si fugge nella speranza di sopravvivere, nel vuoto più assoluto, a meno che le mafie instauratesi negli approdi ambiti, riescano a riveicolarli per nuovi scopi di lucro. Il Vaticano se ne è uscito oggi con una proposta insensata: la Grecia paghi il suo debito accogliendo tutti i profughi e - sottinteso - la U.E. mantenga gli uni e gli altri. Ma i Greci non arrivano a dieci milioni, otto dei quali concentrati nei centri urbani. Come potrebbero convivere con popolazioni analfabete, defedate, professionalmente inutilizzabili? Chi potrebbe pagarli? Si produrrebbe una novazione di nazionalità, fra pochi epigoni in decadenza di antiche civiltà e plebi disperse prive di identità, di istruzione e di prospettive. Per questo vengono trattati come pacchi da recare sulle coste meridionali dell'Europa e riguardati come schiavi, senza rispetto. L'appello alla salvaguardia della loro comune umana dignità va rivolto non solo agli europei, ma soprattutto ai loro aguzzini, ma non lo si fa perché ne risalterebbe l'assurdità. Ma la colpevolizzazione di chi non potrà accoglierli è una pietistica e pietosa iporisia, un sermone senza fondamento.

E' tempo di girare la penultima pagina.

Il XXI Aprile, data della liberazione di Bologna, trascorre nell'indifferenza del passeggio primaverile, delle scolaresche in fila indiana a frangere il riflusso indistinto del corso. I lavori a rilento per il filobus che non rialza di un centimetro la quotazione di un Sindaco brutto e grigio, figlio di un tempo passato, malamente riciclatosi nel nuovismo, impediscono fanfare e cortei. Un esponente della destra democristiana, oltre ad essere certamente un profittatore, come Guazzaloca, impigrirebbe ancora di più la provinciale città, che avrebbe bisogno di un Roversi Monaco per rilanciarsi alla grande e trasformarsi rapidamente in una città metropolitana moderna. Ma fra i comunisti riformisti e i democristiani di tolla, per il cugino Fabio Alberto, non c'è spazio e non è lui a risentirne. Stanno per chiudere i battenti due storiche aziende bolognesi: hanno già annunciato la resa. Inutile citarle, sono già nel mondo dei più. Sopravvivono solo gli Studi professionali di più solido basamento clientelare, ma restringono i loro ambiti applicativi, lesinano sulle ore dei dipendenti e sulle provvigioni o onorari consulenziali dei più accreditati collaboratori. Costoro si rivolgono alla concorrenza..dispersa e dispersiva. Le famiglie, nella fase più impegnativa, per le spese e per l'età dei reggitori, conoscono un'altra fase, l'ultima, di disagio e sacrificio, per portare in porto i figli, almeno per gli accademici allori. I figli e i nipoti dei titolari degli Studi professionali di cui sopra non soffrono di riduzioni di orario di lavoro e di reddito, così come i titolari non soffriranno di carenza o ridimensionamento di dividendi. La retorica che ricopre la controriforma del lavoro continua a salmodiare, col coro d'accompagnamento di sindacati e patronati collusi, al mantenimento di uno stato di fatto, dato che sono associazioni non riconosciute, cioè esclusivamente private. Mai la solidarietà, impetrata dai tribuni della plebe per i poveraci, intaccherà di un'unghia la rendita dei padroni e, con essa, il sistema di potere e la moralità politica. Le riforme servono solo a questo in un contesto internazionale mutato. Questo pomeriggio, in piazza del Nettuno, un'anziana commemoratrice della liberazione, che terminerà quattro giorni dopo a Milano, parlava con voce fioca ai passanti che tiravano dritto, che non potevano percepirne le parole, mentre, alle sue spalle, sui gradini della bibioteca multimediale, i ragazzi bivaccavano, parlavano fra di loro, fumavano. La democrazia si è fatta esclusivamente consumistica, il riflusso culturale partecipato ha toccato livelli di insipienza e di superficialità sconcertanti eppure ancora parziali. Il tempo dell'impegno sociale è finito perché è inutile.

domenica 19 aprile 2015

L'unica realtà.

La Grecia sta per uscire, con default annesso, dall'Unione europea. Devastazione sociale e permanenza sono connessi. I problemi interni, per Syriza, verranno dopo, per il repentino ridimensionamento del tenore di vita degli inurbati clientelari di quel piccolo Paese. I Paesi contributori, fra i quali l'Italia, ne avranno un aggravamento delle loro periclitanti fortune. La Banca europea e il Fondo monetario internazionale vigilano su di un contesto univoco quanto caotico e contraddittorio. Le formazioni di sinistra, post classe operaia, si riorganizzano su base embrionale, ideologica e teorica. Una minestra riscaldata. La lotta di classe all'incontrario, durata oltre trent'anni, ha sortito i suoi effetti: il lavoro è volatile e affannoso. Le migrazioni affondano nel mediterraneo quando un elemento inaspettato si approssima a mutarne il monotono percorso. I naufraghi non sanno nuotare, non sanno fare niente, fuggono e basta. In fondo non aspirano ad altro che ad un ricetto in qualche base militare dismessa, in qualche lavoro a gettone. Oltre non potranno proseguire, soggetti alle rigide leggi sull'immigrazione dell'Eldorado negato; da noi resteranno alla fonda, sine die. Sono morti in settecento, forse di più, perchè si sono sporti su un lato solo del barcone, quando un rimorchiatore si è accostato. "Tragedia, dolore", inavvertiti fino a un attimo prima della fine. Il senso dell'assurdo, di una vita restituita alla sua causalità naturale, ha assunto dimensioni di massa. I lamenti dei parenti sembrano il coro della tragedia greca, quella classica. Dai limitrofi paesi dell'esodo giungono, di tanto in tanto, video-twitter di immolazioni di prigionieri cristiani ad opera dell'esercito scalzo, ma bene armato, del Califfo, mentre le autorità libiche intercettano, intercettate, solo i nostri barconi di pescatori che saccheggiano da decenni le loro più pescose coste. L'interdizione militare questa volta ha funzionato, mentre latita contro gli scafisti e i profughi, che non saranno arginabili, se non a prezzo di un nuovo colonialismo controllore sui luoghi di partenza. L'Italia lo ha capito, ma Europa e Stati Uniti non ci sentono: non hanno per ora interessi diretti in quelle aree e l'Italia non ha i mezzi militari ed economici e soprattutto la mentalità per fare da sola. Un'opera di interdizione sistematica la esporrebbe ad ogni sorta di ritorsione, come le accade con la mafia, mentre il suo uso è di negoziare con i capi-bastone, istituzionali o di fatto, come l'E.N.I. fa in Libia e in Nigeria e con i capi delle fazioni libanesi dove mantiene, in questo modo, un'instabile tregua e l'incolumità dei suoi soldati. La scompostezza delle candidature di illustri sconosciuti, tutte all'interno delle cooptazioni movimentiste, dato che i partiti sono stati superati, non si cura nemmeno delle apparenze, trascinadosi dietro il lungo verme delle clientele al seguito, pronte a scomporsi, o meglio a deviare dal percorso se il capo branco designato si ricicla, si riconverte, fa del salto della quaglia un frenetico balletto. la Chiesa neo francescana abbraccia e propone la versione aggiornata dell'utopica accoglienza, mai praticata neppure nelle società arcaiche nelle quali costituiva un valore da ostentare, a patto che il rifugiato si assoggettasse, anima e cultura, a quella d'accoglienza - Adamo ed Eva furono i primi - in un contesto materiale non dissimile, in una sorta di uniformità desertica e agro-pastorale. Subito dopo essersi rifocillati e felicitati, le differenze di costume, di religione, riaprivano le contese: ingrati! Oppressori! L'unica realtà è in fondo al mare.

Chi non mi vuole non mi merita.

Enrico Letta lascia il Parlamento e "questa politica". E' indubbio che a determinare il suo gesto sia stato il levantinismo al Governo con il quale è stato disarcionato. Dice che rinuncerà formalmente alla pensione. Non so se sia possibile, ma questo è secondario. Andrà a Parigi a fare il Rettore di una prestigiosa scuola diplomatica universitaria. Nel gesto è implicito il dolore, non attenuato dal tempo, per il plebeo tradimento dello statista di Rignano e del suo manutengolo quirinalizio. Il suo Governo vivacchiava nell'inanità e, per questo, i burocrati europei lo hanno rimosso, come fecero a suo tempo con Berlusconi, sempre con l'avallo di Napolitano. Ora sul proscenio resta solo Renzie, per condurre a compimento il lavoro sporco che gli è stato commissionato, dopo che una convention occasionale di passanti, pagando due euro, lo ha primariamente e, per ora, esclusivamente, votato, affinché commissariasse l'Italia per conto della Troika. Due impasti politici diversi, due educazioni e culture incompatibili con la politica italiana e, forse, non solo.

sabato 18 aprile 2015

Gli anti Papa.

C'è una corrente nella Chiesa cattolica che, non riuscendo a contenere, artefare e condizionare il pampa-Papa, cerca di rimuoverlo per via canonica e sostiene che l'elezione è stata irregolare perchè il Conclave è stato indetto due giorni prima dell'arrivo di due cardinali, quindi con un collegio convocante ridotto e che le schede della quarta votazione non furono bruciate o non furono bruciate subito dopo la votazione, prima della quinta, quella decisiva. Le notizie provengono evidentemente dalla parte sconfitta del Collegio cardinalizio. La polemica, della quale Antonio Socci si è fatto pubblicista per conto di una parte dei contendenti-ricorrenti è una delle pagine zeppe di invidie, di influenze della autorità politiche dei Paesi d'origine dei porporati elettori e della rivendicazione particolaristica di "Status" dei prìncipi ridimensionati, delle lotte e delle logge di Corte, nelle segrete stanze dello staterello assolutista con proiezione mondiale. Non va giù a questi reazionari che il Papa parli spesso in termini sociologici, che sorvoli sul peccato originale, che comprenderebbe ogni nequizia, passata, presente e futura del genere umano e accusi, scomunichi i mafiosi e i trafficanti d'armi, che continui a predicare a tutti l'acoglienza verso i poveri ed i migranti. Il gesuita Bergoglio è un intellettuale dissimulato - come lo fu Giovanni XIII - e un politico raffinato, come testimonia il rientro nell'agone politico europeo, ottenuto affermando le responsabilità genocide della Turchia, risospinta su quei confini con l'Europa che storicamnte e militarmente cerca di varcare, con spirito coloniale e islamico, da centinaia d'anni. Papa abusivo, dunque, secondo la mentalità esclusiva ed escludente di tutte le destre.

Così vicini, così lontani.

Guai alle coppiette che d'estate si appartano in macchina in un prato ubertoso, se adiacente alla villa di una famiglia professionale; vigili urbani al lavoro se i "vu' cumpra'" occupano con le loro copie fatte dai cinesi il solco che conduce ai negozi con le griffes: i clienti - dicono - si spaventano e temono di prelevare i soldi con i quali li dovranno pagare, in presenza dei mori scippatori e, perchè no, stupratori. Se una violinista di strada si esibisce sul corso degli scippi, dei taccheggi e della prostituzione ai piani alti degli storici palazzi, i condomini affiggono dei cartelli con i quali, senza averne alcuna facoltà, intimano agli artisti di strada di non osare più. Se qualche punk a bestia indugia nel sonno, nonostante la luce precoce e ostruisce la via d'accesso agli sparuti manipoli dei lavoratori mattinieri, la polizia - come previsto - li fa sloggiare, con metodi urbani. Se, poco dopo, un novello senza tetto si siede di fronte ad un ingresso, che sia di un occhiuto commerciante o di qualcos'altro che gli assomigli, si cercano sollecitatori di rimozione, fondata solo sulla suggestione che si puà produrre su di un povero diavolo, che si sposta più in là temendo di non poter più mendicare. Questo è il mondo da sempre. E' anche il nostro futuro contingente. Lo si vuole rimuovere da un centro ormai defedato di estetica classista, in nome di una sopravvivenza fuor di contesto? Le transazioni mercantili ormai si tengono nei centri fieristici o commerciali. La strada comunale - lo dice il nome - è comune, pubblica e, se non sono pagate gabelle, né si è acquisito il tratto prospiciente, non rende lecito a chi si reca al negotium o alla tapeza, chiederne la rimozione, né è lecito ai serventi, ritenuti adatti, per affinità di condizione, ma al coperto, adoperarsi allo scopo. Il poveretto non si sente sicuro per chiamare a sua volta i vigili o la polizia, istinivamente percepiti come difensori di un ordine convenzionalmente dominante e reclamare e se anche, per ventura - ma non credo - si trattasse di una sceneggiata, se ne consumerebbero altrettali, al coperto di un loggione e di un sipario, di repliche quotidiane e mediocri. Sono infatti parti assegnate e purtroppo accettate, per "educazione" e ( scarsa )formazione. Repliche infinite di un canovaccio identico, generazione dopo generazione. I replicanti a volte precorrono i desideri dei loro ispiratori, talaltre ricevono sollecitazioni improprie all'intrusione, alla prepotenza in rappresentanza della presunzione e dell'ignoranza censitaria. E' codesto il modo di far approcciare gli altri dai propri "bravi", in cialtronesca rappresentanza nel confinare perimetri di un mondo passato che, per fortuna, può essere ignorato, tranne che dagli esteticamente ( per chi non lo sapesse, l'estetica tange la morale ) "impresentabili". Con un portatore di convinzioni convenzionali parlo del nuovo consolato marochhino e delle due moschee che ospiterà. Gli dico che è il secondo al mondo, per dimensioni, di quel paese. " manteniamo anche i Marocchini, adesso!" Peccato che l'abbiano pagato sull'unghia e che, nei Paesi arretrati, senza cioè un'adeguata distribuzione del reddito, sono conservate grandi ricchezze statiche, con le quali intrattenere rapporti d'affari e che non prevedono alle loro porte soste che non siano "devote" e, tanto meno, esibizioni non meste, non pietose, bensì indifferenti di povertà. Insomma, società e mentalità precommerciali, imbozzolate in un mondo arcaico, nel quale vige la realtà "rimossa" e il costume cortese, da "curtis".

mercoledì 15 aprile 2015

La crasi fra i principi etici e la prassi valoriale della politica.

Il Ministro degli esteri della Repubblica turca ha oggi citato, a commento delle affermazioni ufficiali del Papa, non che l'eccidio o genocidio degli Armeni non ci sia stato, come ha fatto sfacciatamente e arrogantemente il Presidente Erdogan ( che ha in realtà minacciato, come un mafioso qualsiasi, chi volesse affermarlo, non ignorarlo ), ma che, nella parte ibrida, meticcia, ma fortemente influenzata dall'Europa, anche attraverso il lavorio diplomatico e spionistico, di Istanbul ed Izmir ( Smirne ) trovarono rifigio e quiete i perseguitati dall'Inquisizione spagnola. E' vero, incontrovertibilmente vero. Pur privati, perché provati, dall'impicciarsi della politica della Sublime Porta, poterono stabilirsi in quelle terre, lavorare e commerciare e nessuno ne mise in discussione le credenze, i costumi e i riti. Anche gli Ebrei sefarditi, coi loro cappottacci, i cappelli spropositati e le barbe sul petto, non hanno mai sentito il bisogno di allontanarsi da Istanbul e, a tutt'oggi, sono i grossisti del Gran Bazar. Li ho visti io trattare le merci sull'ampio prato prospiciente l'ingresso dei corridoi congestionati di negozi, di merci e di persone, calmi e tradizionali. Stavo parlando col genero del proprietario dell'ex Cinema Olimpia di via Andrea Costa a Bologna, in italiano. Costui viveva da decenni ad Istanbul e non nutriva alcun desiderio di tornare in Italia. Ebbene, il Sultano della Sublime Porta non ammise mai la democrazia, ma non perseguitò mai, in nessuna forma, men che meno ideologica né gli Ebrei - che non si sognano neppure lontanamente di diventare sionisti - né i cristiani espulsi dalle loro terre d'origine dall'invadenza, dalle torture e dai roghi della Santa Inquisizione. Ecco che l'aspetto politico e diplomatico della rinnovata contrapposizione fra Islam riemergente nel Paese più forte ed evoluto, insieme alla Persia, alle porte d'Europa e nel cuore del Medio Oriente, riemerge ad onta della forza o debolezza contingente e delle influenze degli attori in commedia: due Stati e due comunità non arabe, la prima euralasiatica, la seconda ariana. Quello politico è un aspetto, anche se non l'unico, che non può né deve essere messo fra parentesi; il Papa non rappresenta un'autorità morale o spirirtuale per i Turchi e per gli islamici in genere, ma, come lamentano anche gli Ebrei, fa politica e un gesuita in particolar modo. Ecco perché, in termini politici, gli Armeni sono un pretesto per un "casus belli". Ma il tentativo di genocidio, ad opera dei "Giovani Turchi", una sorta di futuristi filo europei e a conoscenza della più sofisticata cultura europea, che non potevano esportare né imporre nel loro Paese, ci fu e la sua disamina, o meglio la contrapposizione degli eventi più vergognosi dei contendenti, sul piano degli effetti concreti delle prese di posizione di ambo le parti, apre la porta, sublime o meno, ad un grande dibattito.

martedì 14 aprile 2015

Chi è senza peccato..

"I cristiani hanno commesso dei genocidi". Il Governo turco ha omesso di dire, a loro volta, ma è implicito. Ha ammesso così, implicitamente, le proprie colpe ed ha solo eccepito di trovarsi in compagnia del suo accusatore. La conquista delle americhe da parte degli spagnoli e dei portoghesi, soprattutto, hanno conosciuto un'opera di "evangelizzazione" dei nativi: sulle baionette ha viaggiato il Verbo, senza che nessuno degli indigeni ne sentisse la mancanza o ne invocasse l'intercessione. E' anche vero che, in limitate circostanze, ad opera dei Gesuiti, alcune popolazioni indigene siano state temporaneamente tutelate dal genocidio spagnolo, fino a che, rotti gli indugi, le soldataglie avevano proceduto alla loro distruzione. Non erano mancati gli stupri e neppure le copule volontarie durante la permanenza coloniale, tanto che dalla conquista delle terre d'oltre mare, era stata importata in Europa la sifilide, che si espanse rapida in tutto il continente e le isole, come in tempi recentissimi l'AIDS. La rimostranza turca, sul piano comparativo, non è infondata. basta rifarsi al comportamento dei cristiani-ortodossi Serbi nei confronti dei Kosovari: tentativo di pulizia etnica o genocidio, stupro pianificato di donne musulmane, fino a far loro concepire dei serbi, dato che erano state emarginate dal loro ambiente culturale ed espropriate del loro territorio. Lo stesso atteggiamento dei fondamentalisti musulmani verso le donne delle comunità cristiane. E' abbastanza controverso che le persecuzioni attuali siano più pervasive di quelle delle origini; il fatto è che la decimazione è oggi condotta con metodi bellici e cerca di estirpare la presenza cristiana dai luoghi più antichi del suo insediamento, ma senza la sussistenza della comunità romana, che rischiò sul serio l'estinzione, la nuova dottrina, innestata sui canoni del diritto romano, non avrebbe mai cominciato la sua costruzione dottrinaria, protrattasi per secoli, fino al 1500 e le comunità autoctone delle regioni attigue alla Palestina, dove Paolo di Tarso fondò, attraverso la sua predicazione itinerante, un nuovo culto, sarebbero rimaste sparse e modeste, per numero ed a concreto rischio di aggressione e di estinzione. Ma competere sulle lotte intestine, della tripartizione dell'unico Libro, è un'arcaica rivendicazione di un potere estinto, per speculare su un sentimento vivo, vivissimo, nei cuori e nelle coscienze di popoli archeologici. "Non pensavo che fosse un politico di tal fatta", ha detto Erdogan, "d'ora in avanti lo riguarderemo di conseguenza". I papi e un Papa gesuita sono certamente dei politici, ma dovendo scegliere, sul piano storico e limitatamente al fatto citato, a prescindere da quelli omessi, il pampa-Papa ha detto una verità scomoda. Può accettarla Erdogan? Se la sente di rinunciare a riagganciare l'elettorato nazionalista del suo competitore elettorale? Cominci ad accettare le responsabilità storiche della Turchia e, alla luce di questo, contrattacchi, se vuole e può apporossimarsi, sia pure in termini spuri, a quell'Europa che ha influenzato, in parte, le sole Istanbul e Izmir. L'alleanza militare con l'Impero guglielmino, con la NATO e con gli Stati Uniti, non bastano.

Estranei.

"Sono uno degli agenti della Diaz, rientrerei in quella scuola ancora tante volte". Deve essere rimasto frustrato in questi lunghi anni, lui e i suoi colleghi "con le palle piene". Forse, anzi probabilmente, ha potuto sfogarsi su qualche borsaiolo, su qualche prostituta, per la sua sfiga, che con le dimostrazioni non ha nulla a che fare, ma solo con l'inerme oggetto della sua rabbia. Non lo sbatteranno dentro, ne sono certo, spogliato dei suoi pretesti ed in balia della "vendetta" dei detenuti, verso le angherie subite dietro la protezione della divisa, l'unica risorsa di un questurino. Un altro bullo, turco questa volta, ammonisce il Papa a non pronunciarsi più secondo verità; non si capisce a quali minaccie alluda. E' solo un rozzo e prepotente levantino da scaricare subito e per sempre. L'indole incivile e incongrua con l'Europa dei Turchi è acclarata. Lo stesso Obama è stato minacciato di compromettere l'alleanza con l'anatolia, se pronuncierà la parola "genocidio". Se non vorrà rinnegare non solo la verità storica, ma la lunga storia di persecuzione, ancora in atto, dei neri d'america, discendenti di quegli schiavi africani che vi furono importati, non potrà che ribadire l'inammissibile tentato sterminio di un intero popolo. I Turchi persecutori degli Armeni, si comportarono come stanno facendo le soldataglie del IS: non solo sfogarono i loro istinti omicidi o altrimenti sadici sui prigionieri e sui deporttai, prima di finirli, ma rapirono, per farne schiave sessuali, le donne armene, inquinandone per sempre la discendenza. Il caso della bambina yazida, in Iraq, che a nove anni è già incinta per essere stata data in premio a dodici combattenti, ma anche kamikaze islamici, è la conferma di un costume costante, praticato ad ogni latitudine dei territori di Maometto. La bambina, per immaturità fisica. rischia la morte o irrimediabili menomazioni permanenti. Penso che questa infamia, certamente negata, chiuda il cerchio e immagino che il pampa-Papa sia perfettamente in grado di reggere la parte nei confronti di questi cafoni orgogliosi, minacciosi e potenzialmente assassini, come un malfattore pescato con le mani nel sacco ed accusato. La Turchia è e resta oriente e non può aspirare ad essere europea; se è nostra alleata, si dia ragione di ciò, avrà i suoi buoni vantaggi per esserlo e non minacci abbandoni che la vedrebbero solo abbandonata.

lunedì 13 aprile 2015

Bravo, pampa Papa.

La diatriba fra la Turchia e la Santa Sede si è già spostata sulle interpretazioni storiche e le sottigliezze giuridiche. Sono state interpretate, da parte turca, le differenze di attribuzione linguistica, al "genocidio" armeno e ai "massacri" in Ruanda, come se si volesse preservare l'influenza "cristiana" in Africa e non ci si curasse che dei cattolici Armeni, dei Siriaci, dei Greci citati nel discorso papale, incentrato, ancora una volta, sull'indifferenza verso il "genocidio o lo sterminio" dei cristiani nelle zone di più antico insediamento: "più che ai primordi del cristianesimo". Si è sottilizzato sulla giuridicità del concetto di genocidio - come se il milione e mezzo di morti non ci fosse stato - si è cercata una compensazione sui numeri ( cinquecentomila Armeni e cinquecentomila Turchi ) prodotti dalle malattie e dalle depoortazioni, si sono contrapposti i morti Turchi e islamici nella miriade di guerre ( l'Impero ottomano era ai suoi minimi storici ), "ignorati" dal Papa. Si è rimarcata la contraddittorietà fra le premesse inclusive di Bergoglio, subito dopo la sua elezione e la "discriminazione" "pro domo sua" di ieri. Insomma si è rilanciato sul piano strettamente politico, contro quello che è stato avvertito come un atto di ostilità mirato da parte di un'entità di cui al popolo turco "non importa assolutamente nulla" come ha affermato il Ministro dell'interno anatolico. Ali Agca conferma. Il Vaticano non aggiunge verbo e non poteva sfuggire a Bergoglio che la sua presa di posizione avrebbe suscitato le prevedibili reazioni del Governo turco. L'Europa non commenta ufficialmente. Nuove "misure" sono preannunciate dalla Turchia. Un ulteriore arroccamneto confessionale e nazionalistico? Eppure, ho molto apprezzato la chiarezza e la nettezza del pronunciamento papale ( casomai dovrebbe citare, in un altra occasione, anche i "genocidi" degli oppositori in Argentina ) sia che avesse un dichiarato e lecitissimo scopo politico, contro la persecuzione in atto contro i cristiani o fosse funzionale a farsi valere nel gioco diplomatico europeo, perché voglio credere che, prima e al di là ditutto, ci sia stata la semplice e spontanea volontà di dire la verità, assumendola a base di qualsiasi possibilità di relazione e rinnegando la falsità complice, ma spesso anche criminale, dei manierismi diplomatici. Il messaggio è di Bergoglio e solo del suo pontificato: la Chiesa intepreta il Vangelo o lo ripone spesso nel cassetto, a seconda degli equilibri del Conclave, comprendendo sul proscenio della storia ogni possibilità, tutto e il contrario di tutto, interagendo con la complessità degli eventi e dell'animo umano, compresi i suoi ipocriti interessi. Bisognerebbe analizzarne la capacità esegetica, in funzione della sua dottrina e della corrispondenza al vero ed al reale. Sarebbe per gli storici un esercizio onesto.

domenica 12 aprile 2015

Finezza gesuitica.

Parlando ufficialmente come Capo della Chiesa di Roma, all'interno della Città del Vaticano, Stato europeo, il pampa-Papa ha allargato il cuneo fra la pretesa turca di aderire all'Europa, senza fare ammenda della nefandezza contro la popolazione armena e verso l'Europa politica, forte solo di storici rapporti con l'Impero guglielmino. Ma non è stato questo l'aspetto principale della presa di posizione di Bergoglio. I Turchi se ne sono risentiti, confermando nel contempo la loro autoreferenzialità "imperiale" nel valutare gli eventi storici e i loro atti storicamente accertati. Furono un milione e mezzo gli uccisi per mano turca. Nel farlo Francesco continua l'opera che aveva iniziato Benedetto XVI con la sua lezione magistrale all'Università di Ratisbona, preso la quale era stato docente. Allora, le sottili considerazioni filosofiche e teologiche che sancivano la natura intrinsecamente violenta dell'Islam suscitarono un vespaio ancora maggiore, ma gli effetti politici di quest'ultima dichiarazione potranno essere ancora più incisivi ed impegnativi per le parti che trattano senza trovare un accordo. La diplomazia vaticana entra così a gamba tesa nel dibattito intraeuropeo, dal quale l'ex Presidente della Repubblica francese Valerie Giscard D'Estaing, la volle escludere "per evitare future ingerenze, sul modello italiano" e lo fa in funzione della riaffermazione della sua influenza "fondatrice" dell'Europa medesima. In realtà, dopo il Secolo dei Lumi, l'Europa centro settentrionale è composta dalla Francia laicista e da Stati multiconfessionali, costituiti, in parte, da confessioni cristiane ma sotto l'egida delle autorità statuali, di solito coronate, ma la determinante e non sempre positiva influenza della Chiesa ( che, attraverso gli ordini monastici ( quanto rappresentativi dell'istituzione possano essere considerati...preservò la cultura classica ) durante il medio Evo, portò sistematicamente a inquisizioni, repressioni, guerre e genocidi, non di popoli, ma di categorie sociali: streghe, eretici, regioni che abbracciavano regole religiose eterodosse. Dalle Crociate in poi, anche per evitare l'intera islamizzazione delle arre contese, la contesa fra islamici e nazioni cattoliche meridionali dell'Europa non è mai cessata ed ora viene richiamata. La Chiesa rientra quindi in gioco, con vigore e determinazione, nei confronti dei suoi e nostri vecchi nemici - gli islamici - e del suo esclusivo avversario, il pensiero moderno. Mossa di grande e gesuitica finezza.

Gli squilibri della menzogna.

Il pampa-papa, che è un sottile gesuita e che conosce storia e diplomazia, ha affondato con semplicità il dito nella piaga purulenta degli eccidi negati, mentre commemorava i caduti cristiani sui fronti islamici. Ha parlato dell'attuale indifferenza, ad onta dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità, che dovrebbero muovere immediatamente le mega armate a difesa degli interessi occidentali. E ha citato, da storico e da Capo di Stato, gli eccidi ignorati e poi negati del XX secolo. Quello più caparbiamente ed orgogliosamente negato, dall'ex Impero ottomano, è, da oltre un secolo, quello degli Armeni, un popolo cristiano "in partibus infidelium". Più di una volta il pampa-Papa ha affermato che le vittime sono tali indipendentemente dalla loro fede e, quindi, la rievocazione commemorativa non è bellica, ostativa, ma riguarda tutte le persone di buona volontà. Ma, ancora una volta, la decaduta potenza turca non lo capisce, richiama il suo ambasciatore presso la Santa Sede e convoca il Nunzio pontificio. Non sarebbe un gran danno se, con queste mosse il neo confessionale e populista Erdogan non avesse avuto la possibilità di appartarsi ancora un po', facendo leva sul sentimento autoconsolatorio e sullo spirito nazionalistico insieme, che aveva già indotto Ataturk a inaugurare le tesi negazioniste che offendono quei morti, quel popolo, due volte. Mentre Obama ultima versione e il fratello di Fidel Castro aprono al turismo, il pampa-Papa chiude ai negatori della propria malafede senza curarsi di equilibri diplomatici. Un'altra pietra miliare a favore del suo pontificato.

Principi al vento.

Il pampa-Papa, ogni domenica, celebra il massacro dei cristiani nel terzo mondo, al quale le guerre energetiche e il globalismo finanziario hanno scoperto il gioco dei regimi complci dell'occidente che cavalcano il sentimento religioso delle loro popolazioni, ma se ne discostano, tranne che nelle forme, in equilibrio instabile con gli officianti delle medesime. Ma la religione islmamica, almeno nelle sue versioni più numerose, non ha una gerarchia sociale, casomai teologica, ma un macellaio di periferia puà essere un Imam e predicare. Da questo, la rinascita dell'islamismo, senza che i dottori della fede e della legge se ne immischino direttamente e preliminarmente. Troppi interessi economici, intrattenuti con i regimi medio-orientali e quelli dell'Africa petrolifera, impediscono gli interventi umanitari, come si dovrebbe per le donne yazide, o in difesa della fede cristiana, anzi cattolica, come avveniva in Europa dal Medio Evo in poi, ma solo in funzione degli interessi temporali della Santa Sede, in combutta e talvolta in contrasto, con i feudatari prima ed i capi di Stato cattolici poi, salvo che non fossero in conflitto fra di loro. Lo stesso che accade oggi nelle desertiche regioni dell'Islam e su cui contano i movimenti fondamentalisti, diretti da persone ricche ed eminenti, in primo luogo per sovvertirli e sostituirsi ad essi. Poi, i popoli sovraeccitati doverebbero venire a più miti consigli. Resta il fatto che persone "estranee" al sentire maggioritario, oppure invise a minoranze assolutiste ed intolleranti, celebrano ogni domenica il loro sacrificio, quando sono riunite per il culto. Resta il fatto che i regimi al potere, forti solo della loro corruzione, non vogliono o, più probabilmente, non sono in grado di andare contro tendenza rispetto al sentimento popolare più numeroso e che il principio laico della equivalenza, nel rispetto, di ogni credo, non è condiviso da sudditi e governanti. Le guerre costano, pampa-Papa e devono costituire per i Paesi che se ne facessero promotori, un investimento e, in Italia, si possono promuovere referendum contro il divorzio, ma nessuna armata partirà, da sola, per altre crociate. Proprio per mancanza opportunistica di laicità.

sabato 11 aprile 2015

Una sentenza d'inciviltà.

La Corte europea di Giustizia ha condannato l'Italia per il pestaggio notturno di manifestanti inermi che avevano trovato un tetto per la notte dentro una scuola, durante il provocatorio G8 di Genova. Provocatorio per due aspetti: la città di Genova, attraverso il suo reticolo di caruggi, fu una trincea sanguinosissima della Resistenza urbana italiana, dell'Italia industriale . Questa caratteristica è rimasta a presidio dei luoghi popolari e dei sentimenti democratici; lo sapevano i fascisti quando ottennero dal Governo Tambroni di tenere il loro congresso nella sede più inopportuna che si potesse scegliere, lo sapeva quel fessacchiotto di Gianfranco Fini, che nella sua veste di vice presidente del Consiglio, passò le sue giornate e quella notte nella sala operativa della questura, alla ricerca di un'occasione di rivincita. Il pestaggio indiscriminato fu l'opera di poliziotti mascherati o in borghese, circa duecento, che diedero libero sfogo alla loro violenza squadristica, la stessa che impose, insieme all'umiliazione di persone sorprese nel sonno, il canto di "faccetta nera" e consimili melodie del ventennio dittatoriale. Poterono sfogare la loro frustrazione di sbirri deputatati a un ordine che poi si manifestava culturalemnte in forme e modalità dalle quali loro erano esclusi. La stessa frustrazione che li porta, in taluni casi accertati, a competere con i criminali, assumendone le parti quando sono in licenza. Lo spirito di squadra che alligna in quei reparti e in quelle ridotte, oltre ad ottenere con l'intimidazione la complicità di commilitoni incongrui all'atto dell'arruolamento, quando la catechesi si è per forza di tempi e di inesperienza limitata a ideologiche ed astratte convergenze di "principi", si potè esprimere, in quella circostanza, in forme fisiche. Quello spirito si è conservato inalterato. A dimostrarlo è l'impunità della quale quei delinquenti hanno goduto: solo diciassette funzionari sono stati condannati dal Tribunale di Genova, ma non hanno fatto un giorno di prigione, perchè si sono dilazionati opportunamente i tempi, fino a farli cadere in prescrizione. Insomma, la "regola" d'apparato, il corpo primitivo del gruppo, altrimenti nomato "squadra" ha fatto vilmente quadrato e, con esso, l'Italia mediocre e arcaica.

venerdì 10 aprile 2015

E' una democrazia l'America dinastica?

Hillary Roda Clinton ci riproverà. Tenterà di occupare il posto che fu del marito e che lei, durante il di lui primo mandato cercò pesantemente di influenzare. La coppia affaristica - con altri termini, fu la stessa signora a rivelarlo: "fin dai tempi dell'Università", si ripropone, con individuale vanità, ma formazione a testugine. D'altra aprte la ex first lady è un'importante avvocato newyorkese ed ha fatto una pubblica esperienza, in qualità di Segretario di Stato, durante il primo mandato ( deve essere un riflesso condizionato ) di Barak Obama, che aveva prevalso su di lei alle primarie e che i coniugi Clinton avevano poi sponsorizzato. Il ruolo del "consigliori" riguarderebbe stavolta il marito, ma cointeressenze e finanze della coppia rampante e recidivante, crescerebbero esponenzialmente. Che ne è stata, dunque, dell'incompatibilità, del conflitto d'interessi, nella puritana America? L'unica incognita sulla strada presidenziale di Hillary è che il marito, ancorché ex presidente, si faccia fare un'altra pompa da una stagista. Questa volta non basterebbero i graffi e le scenate della volta scorsa, né i languidi abbracci sotto le cascatelle di un'amena località turistica, a restituirle la gravità istituzionale che il ruolo comporta, anche se le sue eventuali prerogative presidenziali dovrebbero esserne esenti. Questa volta, da presidentessa, dovrebbe chiedere il divorzio, come non fece allora per non perdere l'aggancio al treno verso la casa Bianca. A competerle lo Studio ovale ci sarà probabilmente Jeb Bush, il secondo figlio dell'algido vice di Reagan, a sua volta presidente per un solo mandato, per menzogne fiscali e primo assalitore dell'ex alleato Saddam Hussein, intento ad allargarsi troppo sul fronte petrolifero. L'opera fu portata a termine, senza curarsi delle conseguenze dal primo figlio George W. Jeb è stato governatore di uno stato conservatore del sud, la Florida. Dal 2007 ad oggi se ne erano perdute le tracce, ma rieccolo quest'anno ad annunciare la sua candidatura. Come per Hillary, soldi ed influenza ne fanno il candidato certo. In america del nord ognuno si sceglie la religione che preferisce e Jeb è cattolico, grasso e sempliciotto come George W. Le sue opinioni in materia di costume sociale sono retrograde, ma contraddittorie: è cattolico ma si dichiarò favorevoel all'aborto, è contrario alla pena di morte, ma si inchina al sentire popolare, per evidenti ragioni elettorali, simili a quelle ripartite confessionalmente in famiglia. Come il fratello ed il padre ha forti interessi nel mondo del petrolio e degli approvigionamenti bellici e, quindi, un'altra bella guerra, una resurrezione di Condoleeza Rice e DicK Cheney sono con lui possibili, se non probabili. Con Jeff saremmo alla terza edizione a ai potenziali vent'anni di affari di famiglia. Non è casuale che, in gran parte del mondo, i canoni della democrazia decadano a favore dell'utile particolare, democratico o conservatore che sia. In fin dei conti non è neppure una novità: i primi a prenotare il posto a Washington per tutta la famiglia furono i Kennedy, che però, all'interno dell'establishment, avevano degli irriducibili oppositori, a cominciare dal Vice presidente Gerald Ford, che molti considerano la mente dell'omicidio di John. E' stato compiuto prima, per così dire, un lungo tragitto, fatto di intrighi familiari e lobbystici, in un Paese dove vota sì e no il 30% degli aventi diritto.

La violenza endemica.

Da molti anni ormai, la società italiana, la società civile e in pace, soffre di una violenza sempre più accentuata. Le caratteristiche ideologiche di questo fenomeno sono state politiche ( il brigatismo rosso e la reazione nera, le stragi mai spiegate ) poi, esauritesi le suggestioni e la politica medesima, ecco sistematizzarsi una serie di fatti prima estranei alla nostra criminologia, fatta sì di mafia, ma priva di connotati di privato banditismo, di fobie e fissazioni, di ripetitività seriale. Mi viene in mente il killer delle prostitute a Genova, un borghese un po' bolso ma all'apparenza come tanti, un certo Balestra, mi pare. La mafia del Brenta, felice Maniero nel Veneto e Renato Vallanzasca in Lombardia, ma, soprattutto, passo, passo, prendeva piede una vocazione assassina, senza motivazioni che non fossero l'inancrenirsi e l'incrudelirsi di particolari criticità personali e sociali. Quando mai si uccideva qualcuno perché si falliva? Casomai, ci si uccideva ( anche il suicidio è una forma di violenza entropica, di cui si tacciono le statistiche ), alienati di paese facevano strage di donne d'occasione e si manifestavano rituali seviziatori, numerosi in altre culture delle quali, secondo il modello economico acquisito, stiamo evidentemente ripercorrendo le tracce. Quante donne, mogli, ex mogli, fidanzate e ex fidanzate sono state uccise in questi anni, in sostituzione dell'atavico "delitto d'onore"? Anche i figli venuti male sono stati rimossi, molto tempo dopo. La gratuità della violenza si è consolidata, senza giungere, se non incidentalmente, all'esito irrimediabile, in ogni circostanza della vita associata fino a sfociare nell'aggressione improvvisa e gratuita, incrociando un estraneo lungo la propria strada. La violenza, dunque, è assurta a epifenomeno fine a se stesso ( come è sempre stata, legata com'è all'istinto, a cui si erano sovrapposti costumi clanici e ambientali ) e si esprime all'improvviso, senza segni premonitori, che si cercano e si attribuiscono spesso, invece, a persone del tutto innocue. Le categorie interpretative del recente passato sono superate; non si vuole accettare che non ve ne siano, prima che vengano elaborate nuove e ingannevoli motivazioni.

Muoia Sansone con tutti i Filistei.

I noiosissimi commenti che ammorbano le nostre giornate, sono completamente fuorvianti. Anche se sono stati espressi dal protagonista di fatti demenziali, prima che criminali, sono il frutto del disagio psichico in cui si trova. Pare che voglia avvalorare le tesi ufficiali che certamente gli sono state indotte dagli inquirenti; l'odio che esprime è senza oggetto, è rivolto al suo fallimento personale in un'età dalla quale non puoi aspettarti di risorgere - bisogna avere al massimo trentatre anni - è un vortice d'assurdo che in psichiatria avrà certamente una denominazione, simile, per questo aspetto, all'alienato suicida tedesco. Ebbene, su questa idiozia, in senso tecnico, si è innestato un penoso lamento giudiziario: i giudici seduti, pigri fruitori di laute prebende e lunghe ferie, ma che erano già preedisposti al severo ozio intellettuale, molto schematico e involuto, anche quando erano a tutti gli effetti degli statali, allora anche mal retribuiti. Eccoli che si sentono improvvisamente messi in pericolo dalla denigrazione pubblica degli imputati, come, per converso, il principale "reo" di questi ultimi anni che si è sempre detto "perseguitato" dalle toghe pipistrellesche, mutatesi, all'atto dell'aggressione, in rosso sangue. A parti invertite, il copione si ripete: non disturbate il manovratore, sia che si tratti di un burocrate, sia che si tratti di un imprenditore, vittima della satiriasi da ricchezza e dalla noia che ne deriva. E' stato solo un atto insensato, senza necessità pratica, non alimentare e neppure di difesa, se, per difesa, si deve intendere il pericolo imminente da scongiurare. Sansone è fallito e i Filistei, parte della vasta tribù dei Filistei, in particolare in una significativa figura alla quale non è stato sufficiente appartarsi, sono stati privati dello status quo. Tutto qui.

giovedì 9 aprile 2015

Uniforme estraneità.

Lo Stato della Città del Vaticano rifiuta l'accreditamento del nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede perché omosessuale. Ovviamente, la ragione del rifiuto non è stata esplicitata, ma diversi tabloid francesi lo hanno reso di pubblico dominio. Il Governo francese non intende recedere perchè questo tale Stefanini è il più accreditato esperto di vaticano fra le feluche d'oltralpe e perché il diplomatico possiede una collezione importante e numerosa di dossier sulla politica vaticana medesima. E' probabilmente il possesso di tanti fascicoli o file a rendere inquieta la diplomazia d'oltre Tevere che, insieme alla pratica così diffusa fra le sue stesse file e segnatamente fra le alte sfere cardinalizie, ha posto i sigilli al di fuori dello Stato racchiuso entro il colonnato del Bernini. Ci pensò un altro diplomatico francese, tale Peyrefitte a mettere in piazza una sua relazione con il cardinal Montini, diventato già Paolo VI quando fu sputtanato per gli usi curiali: intensi ed ipocriti. Ha un bel da dire il Presidente Hollande, di non avere una figura alternativa dello stesso livello; almeno per il Vaticano, meglio un interlocutore più ingenuo, ma meno inquietante per la pace del gregge, che, invece, secondo me, pascola indifferente. L'omosessualità curiale, figlia delle raccomandazioni familiari per quei rampolli che erano stati avviati alla carriera ecclesiastica per chiari sintomi omofili, fa parte - lo ha ammesso lo stesso pampa-Papa, parlando di lobby omosessuale nella Chiesa - dell'ambiente, come uno dei criteri e dei segnali non manifesti di riconoscimento e un gay di un Paese ultra laico ai suoi vertici che porti la sua gayezza in feluca, è un corpo estraneo, un'infiltrazione del diavolo secolare nella ritualità simbolica e pratica del Sacro Collegio e, siccome, l'accreditamento riguarda livelli inferiori a quelli del Pontefice, in quelle stanze si è scatenata una lotta contro un competitore estraneo.