giovedì 9 aprile 2015

Il codice che identifica.

Codice identificativo per i poliziotti? Solo di appartenza ad un reparto obiettano i sindacati come se spettasse a loro tutelare chi abusa della divisa dalle giuste sanzioni e dal Parlamento che dovrebbe emanarle. In Italia non esiste neppure il reato di tortura e, se sarà formulato, dubito che non si tratterà di un compromesso gesuitico. Le forze dell'ordine sono ancora considerate le paladine del sistema e non le garanti riconoscibili dei cittadini e, verso le frange marginali e senza protettori della nazione, si accetta implicitamente ogni sorta d'abuso. Non sono solo i manifestanti ad esserne oggetto, ma anche i ladruncoli pestati preventivamente all'arresto e le prostitute costrette a prestazioni gratuite in cambio della loro agibilità professionale. I tutori dell'ordine, per cultura, mentalità ed estrazione sono degli sbirri e non di rado dei criminali nel tempo libero, sono poi invasati, come tutti gli imbecilli a cui si consegni un manganello o una pistola, da uno spirito di supremazia, anziché di servizio e da una piaggeria ruffiana e clientelare verso i superiori, che sono una versione sovraccaricata di loro stessi. Sbirri e delinquenti devono, in fondo, essere fatti della stessa crusca corriva per antagonizzarsi e consentire i ricami degli esteti del dirito, al di sopra e al di fuori della realtà, che oggi si è fatta fragorosamente sentire.

Cecità testarda.

Alexis Tsipras e Vladimir Putin si sono incontrati per un giorno a Mosca e hanno stretto un patto sottile, per il quale la Grecia, già saccheggiata quanto a infrastrutture turistiche dalla Germania, diventerà l'hub di veicolazione del gas russo verso i partners di Atene nell'Unione europea, aggirando ed escludendo l'Ucraina dal servizio e dal furto del gas lungo il percorso. Così Putin, che ha escluso aiuti diretti ad un membro dell'Unione europea, da un lato mette al freddo l'Ucraina arancione e dissestata, fornisce un valido aiuto alla Grecia e si insinua, come un cavallo di Troia, nel fortilizio angusto dell'euro, dal quale sarà difficile scacciarlo, a meno che non ne esca anche la Grecia. Con perfetta tecnica leninista il vecchio 007 ha sfruttato in un colpo solo tutte le contraddizioni e gli egoismi degli euroburocrati. La strategia putiniana si è coniugata con il levantinismo tattico di Tsipras, che, secondo me, non poteva fare altrimenti senza ridiventare la brutta copia dell'odioso governo del falsificatore di bilanci della destra, Samaras, che sull'altare degli interessi di una minuscola oligarchia di evasori fiscali aveva mandato al macello il suo popolo, rinunciando immediatamente al ventilato referendum sui sacrifici, dopo che i maggiorenti rappresentati a Bruxelles avevano opposto un assurdo ed inqualificabile diniego. Il gioco si riapre e subito si allarga, per l'azione di un governo eletto a questo scopo dal proprio popolo. La crisi impazza - è proprio il caso di dirlo - ed oggi un imprenditore fallito ha portato con se ( poco importa che lui sia sopravvissuto ) il proprio giudice, uno dei suoi avvocati, il socio ritenuto corresponsabile. L'ha scampata per caso un nipote. Come sia stato possibile che si spargesse sangue nel tempio per il sacrificio dei reprobi, a me non importa un fico secco. Lo stesso Presidente Mattarella, altrimenti fino ad ora encomiabile, ha usato toni da Sommo Sacerdote, in difesa di quella sovrastruttura sociale che è il diritto, come è evidente soprattutto di questi tempi. Non importa dove una "giustizia soggettiva e vendicativa" si esercita: non è infatti la prima volta ed ai fini pratici nulla cambia se i caduti si trovano in Tribunale o sulla pubblica via. " Che non si ripeta mai più!" Se non si ripeterà in tribunale, si ripeterà nelle Università, nelle case private e negli uffici, come è già accaduto, a grappoli, durante la recente storia nazionale. La violenza dei tempi, l'egosimo censitario, la spietatezza bancaria e il formalismo giuridico, non sono in grado di anestetizzare gli animi esacerbati di tanti individui. Fra l'altro, il gesto era stato preordinato da un anno e mezzo e conseguentemente portato a compimento, come il suicidio in compagnia del pilota tedesco. "Dio acceca chi vuole perdere". Purtroppo ha accecato un'intera società.

mercoledì 8 aprile 2015

Quasi tutti a tavola.

Nè il Papa, né il presidente della Repubblica, presenzieranno all'apertura dell'Expo di Milano. Eppure, le esposizioni universali hanno sempre avuto il suggello delle autorità, di solito laiche, dei Paesi che le ospitavano. Il rifiuto del pampa-Papa si può giustificare con l'incongruità della sua figura con una grande manifestazione commerciale, soprattutto in ragione della sua cifra pontificale, incentrata sulla misericordia e la solidarietà fattiva verso i poveri. Ci sarà occasione per lui e per la Chiesa cattolica di manifestarsi attraverso il Giubileo straordinario indetto per l'autunno, ma non può sfuggire la contraddittorietà, che ha voluto rimarcare, con le più smaccate manifestazioni della ricchezza e del capitalismo che esclude o relega. Il Presidente della Repubblica ha diverse giustificazioni. Da un capo di Stato non ci si aspetterebbe che disertasse una kermesse fra le più significative per l'economia nazionale nella sua proiezione verso il mondo, ma il rigoroso Mattarella non vuole inaugurare un maxi-emporio caratterizzato da corruzione diffusa e palese e da connessioni, più che iframmettenze, mafiose. Lui, fratello di un caduto sul campo, non ha voluto averci a che fare e mascherare la realtà graveolente della Fiera universale, con le apparenze diplomatiche delle inaugurazioni a prescindere dai dati di fatto. Mi sembra una decisione seria, di significato. Si celebrino i fasti - pare prevalentemente alimentari - del Bel paese, ma si separino le istituzioni più rappresentative dalla connivenza con il malaffare politico e criminale. L'Italia è corrotta e la buona tavola piace anche ai mafiosi e ai mazzettieri.

La crisi nella crisi di chi è sempre in crisi.

Il caravanserraglio delle candidature in Campania, lo scempio amministrativo - del tutto simile a quello greco - della Sicilia, marcano la distanza fra l'europa evoluta e quella geografica. Il plebeismo dei favori, unica condizione per il voto in Campania, il privilegio feudale e le sue appendici in una Sicilia " a Statuto speciale" come durante il brigantaggio dei "bravi" degli agrari "liberati", da cui nacque la mafia. Come si fa a convivere in un'unica entità statuale con questi costumi? Nessuna deriva leghista: hanno già mostrato di che pasta sono fatti e anche Salvini cavalca l'insipienza e l'ignoranza padana, ma come nascondersi che con un sistema di sprechi e di malaffare così partecipato a livello plebeo e così condizionante per l'ottimo popolo, una società moderna non può coniugarsi senza affondare nel pantano molle ad ogni passo. Secondo me non era affatto necessario intrupparsi nella moneta unica e la politica di sostegno al reddito poteva essere mantenuta, a patto che il costume amministrativo ed economico fosse seriamente adottato dalla collettività operosa e che fossero civilmente sanzionati i reati dei colletti bianchi. Ma, preliminare doveva essere l'accettazione delle regole del gioco da parte dei lavoratori e degli imprenditori, senza ipocrisie rigoriste e pretesti parassitari. Pieno diritto alla fruizione delle guarentigie del e sul lavoro, libertà d'impresa nel rispetto delle regole contrattuali e legali date. Il fenomeno tedesco è solo questo, ma l'antropologia culturale dei diversi popoli insegna che dai propri caratteri non ci si discosta. L'Italia è una nazione di grande genialità, i reperti storici sono lì a dimostrarlo, anche se è controverso che di "italianità" si tratti, ma è anche un Paese che ha mal digerito la sua unificazione, più che altro subita, attraverso la coscrizione obbligatoria e nel quale si è sempre cercato di sfuggire agli obblighi comuni, in nome di una non dichiarata sfiducia verso una koiné mitologica e un bene comune avvertito invece come una contraddizione in termini. E non senza solide ragioni. Come l'osceno spettacolo delle candidature campane e lo stato fallimentare della Regione Sicilia, per le spese insensate dei suoi burocrati al parlamento regionale, stanno ancor oggi a dimostrare.

lunedì 6 aprile 2015

Rimozioni e punti di osservazione.

In Turchia, come in Cina, le immagini postate su You Tube, Twitter e Facebook, sono state rimosse per ordine di un giudice tutt'altro che indipendente, che ha aggiunto la centocinquantunesima censura dell'era Erdogan, alla libera espressione del pensiero della società turca, stoppando esclusivamente ciò che uniforma, standardizza il costume culturale nel mondo, di pari passo con la sua uniformità economica e commerciale. Con questi atti si vuole limitare un aspetto, non separabile, dell'unica forma di democrazia, con tutte le imperfezioni che si vogliono, nota storicamente. L'immagine del giudice ucciso a Istanbul - non si sa da chi - non doveva essere vista e i soliti pietosi ne converranno, ma la rimozione ha riguardato anche le notizie della corruzione del Primo ministro e dell'entourage, del suo partito trasformatosi in una piattaforma di potere. In Turchia, l'incontrastato premier ( tranne che dalla società civile ) aspira a fare dell'anatolia la leader "moderata" del medio-oriente, un neo Impero da contrattare con le potenze egemoni, con Israele, fra una giravolta amichevole ed una bellicosa, mentre l'evoluto tecnologicamente Iran aspira alla stessa politica e Israele dà di matto. Uniti nei commerci, ma separati nella subcultura e nei costumi, per un particolare disegno di potenza. La Cina, invece, aspira a travolgere l'economia mondiale e ad attestarsi come la prima potenza finanziaria al mondo ma, dopo aver cristallizzato il sistema statuale su quello, inflessibile, del Partito comunista, non vuole consentire prassi liberaleggianti sul suo continente umano. Per questo, qualsiasi regime che si basi sulla limitazione o negazione dello scambio delle notizie non è e non sarà mai un modello, neppure in evoluzione, di democrazia. Di quà gli uni e di là gli altri. Sarebbe anche opportuno non commerciarci con costoro, evitando così di introdurre nella nostra economia elementi crescenti di disgregazione, che non sono colonizzatori, ma distruttivi e basta. Invece i nostri Stati si adeguano e, con cotale politica economica, distruggono l'economia mediana e consegnano le nazioni ad un resuscitato assetto censitario, l'unico che non si lascerà ammanisire e spedirà i fanti, così liberati, alla guerra. In Israele, la destra, cautelativamente rieletta dai coloni e dagli strati, anche quelli radicali democratici, ma teorici, della borghesia, sempre timorosa alla prova dei fatti, cerca l'appoggio della lobby newyorkese per sovvertire al Congresso, i pallidi tentativi "dell'abbronzato" Obama di imprimere dei contenuti da sinistra alla politica imperiale americana. La visita al Parlamento, a maggioranza repubblicana appena formata, saltando il Presidente in carica, è indicativa della rinnovata nevrosi sionista che ha recentemente invitato tutti gli Ebrei a rifugiarsi in Israele ( a Gaza dovranno restringersi un altro po', prima che gli Israeliani li decimino a sufficienza da rendere l'ambiente meno affollato per i superstiti ) dato che l'Europa si farà di nuovo spinosa per loro. Si tratta di una facile previsione, dal momento che Israele sta per accingersi ad un rinnovato isolazionismo ed a condurre colpi bassi, dove necessario, saltando anche le alleanze, almeno a livello istituzionale, più tradizionali. Tutto per la mancata repressione militare della politica energetica iraniana. Insomma, i vicini devono restare poveri e arretrati o ricchi e collusi. Qui torniamo al punto di fondo: nella forma e nella tecnica si tratta sul nucleare iraniano, nella sostanza il negoziato è geopolitico. La trattativa non sarebbe nemmeno cominciata se, al fondo, occidentali, Russi e Cinesi non fossero convinti del fatto che la Persia è attore abbastanza razionale da non volersi dotare di testate atomiche, ben sapendo che appena scoperta verrebbe "vetrificata" da un primo colpo americano e/o israeliano. Trentacinque anni di contrapposizione fra Stati Uniti e Repubblica Islamica, avvelenata dagli stereotipi negativi ed esasperata dalla propaganda, non si possono però cancellare d’un colpo. Serve passare dalla cruna dell’ago nucleare per ricostruire un equilibrio geopolitico regionale oggi inesistente. Ma sauditi e israeliani non sono disposti a includere la Repubblica Islamica in un accordo di fondo sulla divisione dei poteri nel Grande Medio Oriente. La pensava così anche Saddam Hussein, quando, incoraggaito dagli americani condusse una guerra degli otto anni contro i Persiani, prima di allargarsi in Kuwait e cominciare la sua lunga agonia e quella del suo Paese che non è ancora finita. Per i petromonarchi arabi sunniti di Riyad e i loro satelliti del Golfo, i persiani sciiti sono inguaribili sovversivi. La guerra di civiltà si consuma fra diverse confessioni di una stessa fede che condizionano gli assetti statuali dello scacchiere. Teheran è la centrale della rivoluzione nel mondo islamico, che in ultima analisi nega la legittimità del potere politicoreligioso di Casa Saud. Per gli Israeliani, o almeno per Netanyahu e la quasi totalità dell’establishment politico (ma l’intelligence spesso non concorda), la Repubblica Islamica è una minaccia esistenziale permanente, perché all'alterità religiosa aggiunge un apparato tecnologico di prim'ordine. E’ ciò che l’Unione Sovietica fu per gli Stati Uniti durante la guerra fredda. Un fattore di coesione sociale e geopolitica assolutamente strategico. E si sa che cosa succede quando si perde il Nemico. Verso gli Arabi e gran parte delle istituzioni mondiali, Israele è di nuovo solo e cerca convulsamente alleanze in fieri. Trentacinque anni di contrapposizione fra Stati Uniti e Repubblica Islamica, avvelenata dagli stereotipi negativi ed esasperata dalla propaganda, non si possono però cancellare d’un colpo. Serve passare dalla cruna dell’ago nucleare per ricostruire un equilibrio geopolitico regionale oggi inesistente. Così l'iconoclastia del IS mette a repentaglio i ricordi storici e artistici di un mondo desertico galleggiante su di un mare di petrolio, che un giorno si estinguerà, in maniera più assolutista ma meno efficace delle milizie regolari, che dalla cultura prescindono perchè hanno altro da annientare e di cui impadronirsi. Si stringono accordi, sulla base di un equilibrio di interessi che domani, se si modificherà, trasformerà i sodali in avversari sinergizzando alleanze e si mettono in subbuglio sunniti ortodossi ( sauditi ) e sionisti. Chi ha fomentato tutto questo? Un milione e ottocentomila mila morti nelle guerre di Bush, contro un fenomeno recidivante, se suscitato, come il terrorismo, torture paraticate in prigioni "amiche" negli Stati arabi alleati, a Guantanamo, pagando un regolare contratto d'affitto al Governo cubano, ma anche in Polonia, come si è recentemente scoperto. I civili, portati a migliaia di fronte a delle Corti marziali militari, nell' Egitto del deposto Presidente eletto, amico dei Fratelli musulmani, torture e sentenze di morte, ufficiali e nelle segrete. Si presume che non ci debba essere ribellione? Le alleanze con i dittatori sovvertite quando si è ritenuto, a torto, che non fossero più utili, la sconfessione sul campo di un'alleanza fra Berlusconi e Gheddafi, una campagna elettorale da quest'ultimo finanziata in Francia da rendere indimostrabile. Il Vecchio Testamento, in vigore in quelle terre, predica vendetta. Quello nuovo, da noi, non è mai stato applicato.

Il lamento del vento.

Per il mondo, rappresentato dai media, si spande un lamento invocante pace, tutela, giustizia soggettiva. I princìpi sono tornati in auge proprio perchè sono ignorati nella prassi quotidiana. Sono princìpi confermatori di un sistema che tutti invocano quando si tratta di piegarli ai propri scopi o alla propria ipocrisia, strumentalmente quindi, perché nessuno dei suoi impetratori ci crede e li osserva. C'è alla bese una riserva mentale che "rovescia la prassi" giaculatoria. Infatti, agli alti lai, agli imperiosi "must", agli indefettibili sentimenti si accoppiano in sequenza inframezzata ed ininterrotta, i selfie, le foto buffe degli animali domestici i progetti ricreativi con i quali contrastare la noia di poche ore, il senso di vuoto incombente, che dovrebbe essere rivelatore di abitudini insulse ed alienanti. Come sempre, le tragedie personali si consumano nell'intimo di ciascheduno, ignorate dagli altri, anche i più prossimi per consuetudine, familiarità, costanza sentimentale, lavorativa, come in un branco che si sposta quel tanto che serve a far spazio al predatore che si avventa sul più inerme, ricomponendo un po' più in là, l'assetto passivo, "calmo, civile, ordinario".

Il triste carnevale.

L'Italia conduce guerre segrete in ogni angolo del mondo. Lo fa attraverso corpi specializzati, talvolta in autonomia, ma mai per iniziativa unilaterale, talaltra sotto il comando anglo-americano. E' strano che sia ancora esente da attentati sul suolo nazionale. Il doppiogiochismo diplomatico è una nostra caratteristica storica: evidentemente svolgiamo un'azione di supporto specializzato agli eserciti invasori o alle intelligence che contano. La difesa della Patria, quale sacro dovere del cittadino, è superata come la leva militare. Il mondo rischia di scapparci di mano e la difesa energetica dello Stato deve esercitarsi presso le fonti. Pare che i nostri soldati anonimi siano molto apprezzati e gli alti comandi possono baloccarsi con i droni e il meglio della tecnologia militare convenzionale, alla faccia della congiuntura economica e del debito irredimibile dell'Italia verso i paesi più forti dell'eurozona. Israele, smaccato dall'accordo che Obama ha voluto stringere con l'Iran, preconizza sfracelli, la nuclearizzazione dell'area medio-orientale, che ha inaugurato da decenni, la possibilità d'acquisto di armamenti nucleari degli Stati arabi alleati, ma infidi, degli Stati Uniti. Il Presidente uscente degli Stati Uniti, pur prudentissimo nel corso del suo mandato e mezzo, sta tentando di assestare un colpo all'unilateralità delle alleanze strategiche americane nell'area petrolifera e di aprire un dibattito che coinvolga paesi canaglia, casomai per sovvertirli, come è capitato a Saddam Hussein e all'autoriciclatosi Gheddafi. Intanto la Grecia si appresta a ripristinare il sistema del serpente monetario europeo, attraverso il ritorno alla dracma con cambio correlato all'euro, il miglior sistema che sia mai stato elaborato finora, senza togliere, con la sovranità monetaria, l'autonomia agli Stati più deboli. La politica si può infatti esercitare, a differenza della finanza, solo entro i confini nazionali. Il Papa continua a ricordare i cristiani perseguitati in zone nelle quali sono minoranze. Nei Paesi dell'occidente liberal-massonico, la religione è ignorata e le sue istituzioni, in funzione della quantità stimabile di fedeli, hanno un'influenza politica più o meno rilevante. Condizionante in Italia, a prescindere dalla fede. La cristianità sottoposta a stragi e sevizie non viene tutelata in quanto tale, lo sarà, al massimo, quando la geopolitica bellica ed energetica lo richiederà per tutt'altri fini. La schiavitù alla quale sono state ridotte le donne yazide, i continui rapimenti in Nigeria, l'azione nei e oltre i confini, in Somalia e in Kenya, vogliono rimarcare l'estraneità culturale di cui i cristiani si renderebbero portatori in terre islamiche, per conto dei colonizzatori. Che questo sia avvenuto storicamente è fuor di dubbio e non mi sentirei di escluderlo neanche nelle confuse ed ibride contingenze attuali che i fondamentalisti vogliono discernere e "chiarire", anche perché non accettano la concezione delle libere religioni nell'ambito del libero ordinamento degli Stati. Wojtyła seppe attendere dieci anni per richiedere l'intervento della NATO contro i Serbi ( già decisa, per altro ) per evitare che, dopo i Bosniaci, sottomettessro i cattolici Croati. Il gesuita-francescano sembra annaspare nella "misericordia", ma la situazione è molto meno definita e ben lungi dal pervenire ad un chiaro epilogo. Intanto si continua a morire in forme emblematiche e nascoste. Oggi, fra allocuzioni di persone che avevano perso la loro attività lucrosa e che non sapevano a che santo votarsi per il futuro, ho sentito parlare di scelte cinematografiche, di belle giornate che ci attendono ( non da parte dei diretti interessati, ma delle loro compagne ), taluni si seccavano con le mogli che rendevano pubbliche situazioni crescenti di disagio, che dovevano rimanere sconosciute per ragioni d'immagine, soprattutto commerciali. Oggi, economica gitarella fuori porta, domani, come ieri, nel vaniloquio generale.

domenica 5 aprile 2015

Caravellanti alla scoperta di niente.

Il "sentimento" più diffuso di questa Pasqua non ha dissipato la Quaresima: medie attività divenute piccole, costrette alla chiusura dalle banche creditrici, credito al consumo offerto da qualunque sigla di fantasia che nasconde le banche avare, le stesse che hanno negato il credito. Violazioni patenti della privacy attraverso indagini sul posto di lavoro dei garanti, non la semplice conferma dell'Iban, ma informazioni dirette sulla persona, a volte, per superficialità d'indagine, rivolte alla persona medesima. Cause per anatocismo che vengono barattate per una ulteriore bombola d'ossigeno creditizia alle imprese che le hanno promosse, ma cause a go-go, spesso con esito positivo per i ricorrenti, anche a livello di singoli privati. Saccheggio sistematico, soprattutto fiscale sulla piccola e media impresa, ormai destinate all'estinzione, consulenti improvvisati al telefono o allo sportello che ripetono il mantra, modificano, aggravando su di un altro lato le condizioni di rapina ai clienti di scarso "valore aggiunto"; alla criminalità fiscale si è sostituita un'asfissiante balzellomania che ha suscitato per la prima volta l'invidia del piccolo imprenditore nei confronti dei dipendenti, i quali, invece, non hanno più nessun antidoto alla precarietà e devono guardarsi dall'indebitamento anche per investimenti strategici, quali l'abitazione. Il gioco delle coperture fra i gestori del credito ha raggiunto livelli grotteschi, l'Italia è sempre più più un sistema di feudi o di fortini dentro i quali gli appartenenti alla coorte si autotutelano fottendo gli altri, quelli che si affacciano alle feritoie per chiedere soccorso. Che vadano in malora, siamo sempre stati meschini, ma ora non siamo più in grado di dissimularlo: "mors tua, vita mea". Il sistema clientelare, che un tempo assegnava i lavoratori a due distinti tornei, principale e secondario, adesso è impetratore di assegnazioni e di esclusioni, anche solo in funzione di utilità professionali che non riscuoterebbero attenzione in grandi aziende, dove neanche le attività produttive sono, da tempo, curate e valorizzate. In fondo, in realtà "piccine" si tengono reciprocamente la parte, "stringendosi a coorte", ma tutt'altro che pronti alla morte, con nulla nel cuor. La piccola stampa di provincia, che rappresenta interessi di un'oligarchia che fu campagnola, è tutta uno spreco di "degrado, violenza, pestaggio, jihadista", come un tempo era prodiga di attribuzioni al comunismo, ai brigatisti, ai loro fiancheggiatori. I lettori li leggono come un giornalino colorato e non se ne danno pena. Gli articoletti sono brevi - al massimo sessanta righe - per non provocare il mal di testa all'utenza. Di tanto in tanto, sempre a caratteri cubitali, si riportano i luminosi obiettivi di una squadretta di pallone che le prende spesso e volentieri anche in serie B, ripiegando, fra un peana e l'altro, sullo stadio, sui business collegati, su una fantasmatica campagna acquisti per la prossima stagione. La mafia è profondamente radicata in Emilia Romagna. La disattenzione alla immigrazione e la complicità di imprenditori allo stremo, l'hanno trainata e consolidata. Le intimidazioni, le ingiunzioni grevi, le minacce e le aggressioni sotto casa che qualcuno, per fortuna ha cominciato a denunciare ( ma quanti tacciono? ) ha ammorbato un clima che aveva conservato fino ad ora robusti anticorpi, che sono venuti meno. Intanto, le banche e le loro diramazioni finanziarie, per non correre rischi, foraggiano la vanità di imprenditori vanesii, ancorché momentaneamente con il vento in poppa. Sono pochi e a cavallo di destrieri ( aziende) grandi e potenti. Cosa ci può essere di meglio che una bella barca. In fondo, siamo coperti a sinistra, come ai tempi della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e del suo veliero "Poteve opevaio". Anche Dalema e amici hanno un mono o un bi o un trialbero acquistato con un mutuo.

venerdì 3 aprile 2015

Bolle e bollicine.

Nel Marzo di quest'anno, in tutti gli Stati Uniti, 125.000 persone hanno trovato lavoro. Lo perderanno ad Aprile e, in parte, lo riconseguiranno a Maggio. I nuovi occupati marzolini, o meglio quei licenziati a Gennaio che hanno riallacciato un impiego temporaneo senza neppure una scadenza, hanno registrato una diminuzione delle retribuzioni su base media. La prossima volta la busta paga sarà ancora più leggera, fino a che non sarà più conveniente cercare di rioccuparsi e ci si abbrutirà in qualche reditto di cittadinanza alcoolico. Sono queste le statistiche del futuro anche da noi. Le borse statunitensi fletteranno: un eccesso d'impiego produrrà inflazione. Sconteranno così, in anticipo, i rialzi speculativi delle prossime statistiche declinanti. La disoccupazione delle masse è un indice positivo per la rendita, si tratta di una legge nota. Sono gli eccessi di garanzia che stabilizzano gli impieghi, la maggior fonte di preoccupazione dei capitalisti, la cui religione è officiata nei templi borsistici. Lo scoppio della bolla occupazionale gonfia quella finanziaria. Il futuro sorride ai giovani.

Resurrezioni storiche.

Nel mondo in competizione dinamica, succeduto al crollo politico e militare dei blocchi, l'islamismo ha preso il posto della geopolitica atomica. Si tratta di un fondamentalismo regressivo che cerca di portare indietro le lancette del tempo e di ristabilire sui territori storici dell'Islam i costumi atavici che il Corano raccolse e sedimentò nel Super Io dei popoli che gli furono soggetti "in progress", secondo un piano d'espansione guerresco che non aveva altra ideologia e propaganda che quella della sottomissione alla rivelazione del Profeta e che, per questo, doveva cancellare tutte le sovrastrutture culturali e psicologiche importate dagli infedeli, favoriti dagli apostati. Ecco la spiegazione rozza del jihadismo, nelle sue versioni arabe, persiane, africane e nelle sue appartenze al network di Al Qaeda o del IS. Rotti gli argini delle dittature laiche del Partito Bahat e intrapreso un tentativo di emulsione delle plebi arabe nel calderone finanziario e deconomico occidentale, le forze latenti delle milizie di Allah si sono risvegliate ed imperversano, non tanto per il mondo, dove hanno portato a termine azioni circoscritte, ad eccezione di quella, forse fortuita nelle sue dimensioni, delle Torri gemelle, soprattutto nelle loro regioni d'origine, dove hanno preso a contestare costumi ed alleanze dei Governi e delle dinastie al potere. Il sistema economicamente e, all'occasione, anche militarmente imperialistico degli Stati Uniti non dissimula neppure più il gioco e concima per poi rafforzare il radicamento di questo non imprevedidibile movimento. Al-Shabab e Boko Haram in Africa a scombussolare le nazioni filo-occidentali dei dintorni e la Nigeria medesima, per la sua parte musulmana contro quella cristiana dipinta come l'avanguardia dello sfruttamento neo-coloniale delle risorse energetiche. L'iconoclastia verso le opere d'arte e la soppressione dei cristiani ( non dimentichiamo che, dopo il nazismo contro gli Ebrei, ci sono stati i Serbi contro i Kosovari, gli Hutu contro i Tutsi ed ora gli islamisti ) segna un ritorno all'antico per quanto riguarda contegni particolaristici, tesi ad escludere qualsiasi possibilità di contaminazione con il mondo moderno. Prima. i Turchi avevano sterminato gli Armeni, ma ancora lo negano. Gli stessi ebrei sionisti di Israele mostrano in questi frangenti la loro tradizionale natura vittimistica, anche in prospettiva, da cui deriva l'intransigenza bellicista contro qualsiasi Paese della loro area di riferimento che voglia emanciparsi dalla sudditanza e dall'autorizzazione degli israeliani e degli americani prima di intraprendere opere di incremento della capacità competitiva civile e militare. Il patto che Obama ha voluto stringere con i persiani e la conseguente revoca delle sanzioni economiche hanno suscitato la rigida ripulsa del Governo di Israele, solo contro tutti, ma indomito nelle sue asserzioni e preoccupazioni.Il giorno prima dell'esame delle commissioni dell'Unione europea, Tsipras incontrerà il "sanzionato" Putin a Mosca per trattare di forniture a prezzi scontati e di una ritrovata solidarietà antieuropea, nel nome dell'ortodossia religiosa. Ecco riemergere la maschera del comune sentire religioso, a nascondere l'incapacità di far fronte alle pretese di una burocrazia finanziaria. Il pretesto jihadista non è l'unico e il mondo non può adattarsi al pensiero unico, che interessa solo chi vuol far fruttare la sua preminenza economica sul terreno diplomatico e, domani, delle alleanze militari.

giovedì 2 aprile 2015

Le certezze di Babele.

E' impossibile intravedere e discernere gli approdi della crisi economica ed esistenziale in cui siamo da molti anni immersi. I processi di ristrutturazione della società economica e delle sue varie componenti sono in corso da molti anni in più risptto a quelli crisaioli che vengono continuamente citati. Quegli abbozzi vengono portati a continue implementazioni, ripetizioni costanti di un modello che ha creato disagi, perdita d'identità e, in un numero molto più limitato di casi, almeno fino ad ora, a situazioni di disperazione. Il disegno, se di calcolo si tratta, o l'obiettivo, va avanti a prescindere; il suo scopo è il sovvertimento del sistema dei diritti e delle garanzie per consentire un accumulo forsennato di risorse in poche mani, prima di ammansire il gregge con una riproposta stabilità, che si attesterà ad un livello inferiore. Nel frattempo - sono già passati, dal suo esordio, ventitre anni - la falsa rivincita degli invidiosi e dei negletti si continua ad esercitare per via giudiziria, senza che l'azione forte, ma ancora insufficiente, delle Procure scalfisca una mentalità ed una prassi di commistione fra economia reale e sovrastruttura corruttrice, fra "unzione delle ruote" ed efficacia dell'ingranaggio. Nessuno crede, ai vertici, nella crescita tramite il lavoro e cerca di capitalizzare il tempo che fugge in forme "rapinose". Ogni periodo storico conosce i suoi prodromi e giustifica i suoi esiti a posteriori, secondo scuole di pensiero o interessi interpretativi dissimulati di "scientificità". Questo avviene, a beneficio di chi può leggere e di chi studia, quindi delle classi borghesi sufficientemente "comode" o "comodissime", quando si ristabiliscono gli assetti, in una condizione, cioè, di fatto compiuto. Per i più acculturati e "curiosi" si elaborano veri e propri testi di storia del giorno dopo o, a distanza di tempo, raffiguranti un'epoca. Ma, nel caos che ha originato i "fermi" risultati di un altro breve periodo sociologico, le cause - se di cause ragionevoli si può sperare di parlare - mi confondono e si camuffano, ci lasciano incerti e speranzosi in una nuova e futura "rivelazione".

mercoledì 1 aprile 2015

Tramestii.

In Turchia, la lotta armata è ritornata a due mesi dalle elezioni politiche ed alle azioni kamikaze si affiancano robuste manifestazioni nella megalopoli del Bosforo. Dopo dieci anni di incontrastata ascesa, nonostante la corruzione diffusa e provata, il partito del neo Sultano Erdogan dovrà vedersela non tanto e non solo con una ammansita opposizione, ma con i gruppi armati che sembrano riemergere dai sanguinosi anni '70. In questa metodica violenza c'entrano certamente anche i servizi segreti, ma la miccia è il potere mellifuo e insinuante che il premier ed ex Presidente della Repubblica ha accumulato in oltre dieci anni e che sembrava ormai privo di oppositori. In effetti, di oppositori credibili, sul piano parlamentare ed elettorale non ne ha, ma sul piano del movimentismo armato, i cui esiti e scopi possono essere anche contraddittori con gli obiettivi propagandati, ha dovuto prendere atto che il sottosuolo della Turchia, dopo tanti decenni, ha eruttato di nuovo. Ad agitare le faglie c'è anche la mafia turca con i suoi addentellati, non solo criminali, ma soprattutto commerciali, in ogni parte del mondo, mentre le froze armate che tre anni or sono manifestarono un'abortita propensione ad applicare l'articolo della Costituzione che le vuole protagoniste in caso di attentato alla laicità del Paese, avranno di nuovo facoltà d'intervento. In ogni caso, la Turchia, anche nella sua espressione più cosmopolita e meticcia di Istanbul, non può aspirare ad un'integrazione alla pari nell'Unione europea, nonostante gli storici rapporti con la Germania e i due milioni e mezzo di connazionali sul suolo tedesco. Il crocevia delle spie si è rimesso in moto e dispiace che sia l'unica realtà ad ospitare un' opposizione assassina e indecifrabile, dell'incongrua democrazia anatolica, che Ataturk, sapendolo, volle autoritaria, di quell'autoritarismo che solo è consono alla mentalità del sultanato laico ed elitario. La sensazione nichilistica che i due "suicidi" di ieri avevano suggerito è stata contraddetta oggi da altri attacchi concentrici ai simboli del potere, soprattutto polizieschi, mentre sono ormai più di centocinquanta le notizie di avvenimenti quotidiani che sono stati segretati, censurati dall'illiberale apparato di potere, contro il quale si rivolgono ora le azioni armate di un numero imprecisato di militanti. Vedremo come si svolgerà la campagna elettorale.

martedì 31 marzo 2015

Suicidi fisici e morali, partecipati.

Le cooperative ancora una volta sono pesantemente coinvolte negli intrighi di un sud affaristico e politicante. Non me ne stupisco: nelle regioni meridionali l'Unipol(SAI) è l'assicuratore più diffuso e preferito, la Lega delle cooperative onnipresente ( da decenni ) in ogni opera pubblica su quei territori, tanto che ad una visita automobilistica, sembra di non essere mai partiti. Difficile immaginare che, lavorando in quei territori, si possa prescindere da costumi e metodi, si possano fare affari esulando dagli intrecci affaristici, politici e malavitosi che sono intrecciati inestricabilmente. D'altra parte con un Ministro del lavoro come Poletti e le notizie che giungono dai loro dipendenti, quasi al vertice della negazione dei più elementari diritti, come se prendessero esempio dai padroni per antagonizzare i quali sono sorte tanto tempo fa, non c'è da meravigliarsene. Queste ripetute vicende vanno lette in controluce riguardo agli assetti di potere e d'interesse, che, realtà per realtà, regione per regione, si stanno riposizionando in Italia. In Turchia, nell'affascinante Istanbul, due ragazzi - se ne intravedono le fresche fattezze - hanno sequestrato il procuratore capo di quel tribunale e, come previsto, dopo sette ore, sono stati uccisi da quegli assassini mal prezzolati, altrimenti noti come teste di cuoio, dai rivestimenti in pelle che ne nascondono i lineamenti e che li fanno assomigliare agli interpreti di quei film porno, in voga negli Stati Uniti ed in Messico, nei quali le protagoniste utilizzate vengono infine uccise per la "soddisfazione" di chi li commissiona. Questi ragazzi, assimilati dai magazine nostrani ai brigatisti rossi, facevano parte di una formazione marxista anatolica, una setta senza sbocchi che non si fissassero su una dottrina ormai esclusivamente teorica. Sono stati uccisi, con pochi anni in più sulla groppa del quindicenne ucciso dalla polizia, quando si trovò coinvolto negli scontri contro la riconfessionalizzazione del suo Paese e si trovava per strada solo per acquistare il pane. Il poliziotto che lo ha ucciso non si conoscerà mai, così come quelli che hanno ucciso oggi i suoi fratelli maggiori, romantici ed entusiasti, sia pur violenti ( il Procuratore capo pare che sia rimasto ferito gravemente ). Ormai l'esito è scontato fin dal manifestarsi dell'evento; i "terroristi" non hanno nessun potere contrattuale, sono dimostranti suicidi, sul modello jihadista, quà e là per il mondo, in un'immolazione senza scopo che non sia una specifica dimostrazione o manifestazione, capace di accanirsi, al massimo, in una faida personale ed incerta circa i suoi referenti. In fondo, una sorta di suicidio, possibilmente con l'accompagnamento dei propri "nemici" o, come nel caso del pilota suicida dei propri "consorti".

lunedì 30 marzo 2015

Piovono bombe a caso..

Tutta la penisola arabica è in guerra, mentre al suo interno avanzano, destabilizzanti, le milizie del califfato che controllano già ampi spazi in Iraq, orfano di Saddam Hussein e in Siria, dimidiata fra i lealisti, i ribelli e i fondamentalisti islamici. Entrambi i Paesi sono precipitati nel caos dopo che il partito Bahat è stato messo in crisi dagli statunitensi e, dietro le quinte, dagli israeliani. Il riconfermato premier israeliano si è recato al Senato nord americano, senza neppure incontrare il Presidente Obama, a dimostrazione di quanto poco lo tenga in considerazione e di quanto ormai poco conti, a rischio, in extremis, se vorrà impicciarsi troppo, fare la voce grossa o trattare, soprattutto con l'Iran. Ma, per restare, ai conflitti intestini, è da rimarcare che le milizie informali del Califfo hanno trovato due robusti oppositori, che confliggono contro di loro, sul suolo di altri Paesi, privi di sovranità. Si tratta dei sauditi e degli egiziani. Se questi ultimi sono considerati dalle truppe di Allah degli apostati e sono considerati dei nemici sul piano politico, dopo la deposizione del Presidente dei Fratelli musulmani che aveva vinto le elezioni, i sauditi sono i custodi dell'ortodossia sunnita, la dinastia al potere è a tutti gli effetti teocratica e, contro di loro, è difficile non solo la resistenza militare, ma anche la competizione religiosa. Sul piano militare, i coalizzati contendenti sono riforniti direttamente dagli Stati Uniti e, quindi, sono tatticamente e contingentemente alleati anche di Israele, salvo fomentare, i sauditi, con ingenti capitali, il terrorismo islamico in ogni parte del mondo, Stati Uniti compresi, insieme all'edificazione delle moschee dovunque si trovi una comunità musulmana. Questa apparente contraddizone endogena che assicura dinamicamente e sanguinosamente degli equilibri di potere, caratterizza un lavorio segreto caratterizzato dai comuni interesssi, energetici e finanziari, fra il desertico Stato petrolifero e gli Stati Uniti e il fervore jihadista in tutto il medio oriente, diretto, controllato e represso secondo un costume che, da noi, era tipico dei Re Borboni. Sullo sfondo l'Iran, potenza ariana, non araba, irriducibile verso Israele quanto lo erano stati i partiti Bahat siriano ed iracheno e verso il quale sembrano convergere, passo passo, tassello dopo tassello, bombe e missili, con un Presidente trattativista, indebolito e a fine mandato in america e un irremovibile capo della destra israeliana, confermato al Governo con i partiti religiosi ad aumentare la patina della sua intransigenza particolaristica.

Gergalità.

La gergalità alligna anche nelle segrete della clausura monastica. Le suore "passioniste" di Napoli, giorni fa hanno "assalito" il Papa, toccandolo e felicitandosi, Francesco ne è rimasto coinvolto e compiaciuto. La Litizzetto è stata, a tutti gli effetti, la zitella che interpreta e non ha trovato di meglio che sbeffeggiare le vecchie e male in arnese, ma appassionate sorelle, con un "non hanno mai visto un uomo" o qualcosa di simile. Lo slang e l'immaginifica formuletta, sarebbero tipiche di chi, invece, ne ha visti tanti da farseli venire a noia o che, forse, se li è fatti venire a noia a distanza e che si infastidisce di tanto fervente trasporto, gradevole e spontaneo. Le suore, per parte loro, non hanno voluto rifugiarsi nel riserbo, temendo di apparire troppo tradizionali e hanno prestato la battuta alla pedante "balenga" uscendosene con un " sapesse lei, se volessimo...non ci saremmo buttate a questo scopo sul papa, c'è ben altro in giro". Quel "se sapesse" mi ha rammentato le vanterie di un letturista romagnolo dell'ENEL che sosteneva di avere una relazione con una suora di clausura di Ravenna che gli si era appalesata durante una delle periodiche letture del contatore del convento e che, da allora, non l'aveva più lasciato Lo stesso "letturista", quando le mansioni erano codificate e rispettate, ci mostrava in ufficio, le lettere d'amore che la sua "fidanzata" cecoslovacca, conosciuta durante un viaggio della sezione sindacale della CGIL, indirizzava, in inglese, a suo padre, di cui lui, sposato con una bambina, le aveva fornito l'indirizzo. Il compagno "pataca" si e ci rassicurava: "tanto i Russi non la fanno uscire". Le "passioniste", piuttosto anziane e bruttarelle, sono volutamente rimaste nel vago circa le loro possibilità, che si presumerebbero numerose, ma rimosse, mentre la Litizzetto - sembrano insinuare - con tutta l'acetosità che spande, di tali possibilità sembra averne ben poche. Quanto al pampa-Papa, spiritualmente felicitato e svalutato, come "articolo", come un rottame, è stato vittima del gergo conformistico contemporaneo: insomma, un'oca morta.

Giri di boa

"Chi ha ucciso mia figlia?" domanda con compostezza la madre di Meredith. Non smetta mai di chiederselo e di chidercelo, Signora. Gli assolti chiedono invece i danni, ma Sua figlia è morta e di morte violenta. Siamo al giro di boa, la mia generazione va in soffitta e la nuova ricomincia da capo. La vita, che è rappresentazione, si rinnova biologicamente ma biologicamente resta ancorata ai suoi limiti iterativi, con presunzione, senza accorgersene e scambiando il fervore ormonale e cinetico con un inizio ( lo è ) originale ( non lo è ). La lotta si è spostata su confini effimeri; quella bellica si è fatta specialistica per gli eserciti neo ( ma perché neo? ) coloniali, dal fondo dell'ignoranza, per le vaste plebi che non hanno la possibilità di raffinarsi ( e che se l'avessero dovrebbero constatere che alla cultura dei maggiorenti non corrisponde il loro potere )una "nuova" vita scandita dalla rinuncia, dalla retorica vacua delle religioni e/o una revanche, purtroppo riproduttiva, per i riprodotti, sessuale. In mezzo una borghesia imitativa e pavida dei comodi domestici e del pasto caldo al ritorno; una vita professionale che, spezzata dalle ristrutturazioni, non consente di accomodarsi nel conseguito; una "rivoluzione culturale" del capitalismo domestico, rilanciata di anno in anno, esodi, tagli e ricuciture nelle grandi aziende. La democrazia parlamentare è stata riposta in soffitta con noi, l'esito nefasto dello yuppismo degli anni '80 si è confermato in un'assurda propaganda favorevole allo smantellamento del recente passato, senza un'indicazione di futuro. Solo la riproposizione di una doverosità generica che non trova riscontro nella prassi. La finanza è la causa e il rifugio di tutto questo. La religione rilancia l'evangelica preferenza pauperistica, ma i cardinali vecchio stampo si guardano bene dal condividerla, delega alle potenze ispirate del suo campo di salvagurdare le sue posizioni nel mondo, salvo dover constatare che, se vorrà valersene, dovrà attendere di poter cavalcare le guerre energetiche. Non c'è neanche più un comunismo sul cui smantellamento gravare sindacalmente, beccandosi due pallottole deviate miracolosamente dalla Madonna. Ad ogni trovata legislativa corrisponde, "nelle grida" la stipula di un numero significativo di "nuovi rapporti di lavoro" stabili che sono sedimentazioni di contratti a progetto o plurisperimentati. Insomma sono la conferma di rapporti già in essere. La democrazia sostanziale viene archiviata, qualcuno non se ne accorgerà neanche, ne resta la nostalgia in poche anime, la nostalgia di quello che non è stato ma che si sperava che potesse ancora essere; invece il nostro sistema ha prodotto un imbeccillotto, terzo di una mini filiera senza investitura. In fondo, da buon vechietto, era meno peggio Berlusconi e, scusate l'immodestia, io l'ho sempre pensato. Evidentemente migliorare non si può.

domenica 29 marzo 2015

La strategia del renzismo.

La politica spenta sfila, manifesta. I Capi di Stato e di Governo vanno in gita. Oggi erano a Tunisi a manifestare contro il terrorismo, poco fa erano a Parigi a camminare, fieri avversari in patria o ai confini, contro chi non riconosce la libertà d'espressione. Insieme, destra e sinistra. Eppure, le formazioni politiche non contano più nulla, sono nude ed inermi sul proscenio pubblico e si coprono di e con rituali inconcludenti. Landini fonda un altro movimento per impossessarsi della CGIL, non in alternativa ad essa; ammette almeno di ricominciare daccapo, dopo che tutto quanto accumulato ed accantonato è stato tolto agli ex lavoratori, oggi di nuovo proletariato. Casa Pound sfila a sua volta a Roma, nonostante la Costituzione vieti la ricostituzione, in qualsiasi forma, del partito fascista. Non si sarebbe neppure ricostituita se la Costituzione fosse ancora vigente e non storpiata, resa lacunosa dalle asportazioni di sue componenti vitali, negletta. Non sarebbe avvenuto se le particolaristiche mene di apparati di cooptati non si fossero sedimentate nelle nomine parlamentari e nell'eversione antisindacale e, per corollario, antidemocratica, delle classi possidenti e la sinistra assisa sulle sue seggioline destabilizzate non si fosse proposta di resistere per restaurarsi. Landini fonda un altro movimento, ma non si separa dalla CGIL, che, quindi, non è originale. Vi convergono, come sempre in questo pagliaccesco, ma talvolta tragico Paese, cattolici di sinistra ( don Ciotti al posto di don Sturzo ), richiami a nobili e caduche esperienze a valori inversi ( Libertà e Giustizia ) di laicissime formazioni che non possono attecchire, senza travisamenti, sull'humus nazionale, rifondatori sul nulla del comunismo che, per almeno due generazioni, è agli atti. Su di uno sfondo che inibisce una violenza latente e insensata, perché non produttrice che di autogiustificazioni incrociate, destra e sinistra inani, si danno paradossalmente "il cinque".

sabato 28 marzo 2015

La formalità delle rappresentazioni.

Una volta tanto, la parata stantia delle immagini televisive e le dichiarazioni scontate dei protagonisti e dei loro parenti, che sono ancora in grado di farle, restituiscono l'insieme di ciò che conta nela vita dei singoli: la recita sociale avvalorata da una sentenza infame. I due "assolti", la famiglia dell'ingegnere italiano, hanno tratto facili e mistificatorie conclusioni da una sentenza definitiva. I difensori degli assassini e, in particolare, l'avvocato di Andreotti nella "assolutoria" vicenda della collusione mafiosa, segna un altro successo, in dottrina, nel suo palmares. Amanda recita da sola in differita dagli Stati Uniti: ringrazia gli amici. Sì, infatti, questi due assassini sono certamente circondati dalla solidarietà indifferente, in quanto estranei al particolare rito di morte, in quanto slegati da qualsiasi "vicinanza" con la vittima. Non serve a nulla esser stati coetanei di chi non c'è più e l'esserlo tutt'ora in sua assenza, conta la vicinanza e la partecipazione alla vita dopo il superamento formale di quel particolare e non riconosciuto misfatto che li restituisce ai riti sociali. E' stato liberatorio il giudizio basato sulle formalità, d'incongrua natura rispetto ai fatti ed alla logica più elementare, è stato volano di reinserimento nelle forme relazionali che rimuovono l'etica, principio filosofico di inesistente efficacia.

Dolore.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati prosciolti. Meredith Kercher è stata cassata. I due bravi ragazzi dominanti possono accantonare il loro incidente di percorso e vivere - come già facevano - affrancati dalla possibilità di una condanna. Resta solo l'incognita di Rudy Guede, l'ivoriano, l'unico ad essere stato condannato per concorso (?) in omicidio. I due rampolli di buona famiglia l'hanno sfangata, dopo aver tentato la via della raccomandazione ( l'italiano) e la rapida fuga in patria ( dove l'avrebbero giustiziata in circostanze analoghe ) della sua slavata complice. E' un'abiezione, tranne che sul piano dei formalismi giuridici che, con logica inversa, avrebbero potuto essere applicati contro i due assassini. In questa vicenda inqualificabile solo due sono stati gli indiziati, entrambi di colore e solo uno è stato ritenuto inequivocabilmente colpevole, perché aveva fatto la cacca, lasciandone i residui, nel water della studentessa inglese, i cui genitori potranno ora meditare sulla troppo frettolosa fiducia che avevano espresso nei confronti della giustizia italiana, che si è invece dimostrata, ancora una volta, nella sua espresione dottrinaria e procedurale, bizantina e borbonica, del tutto avulsa dalla realtà. I due assassini indifferenti erano stati ritenuti colpevoli in Corte d'Assise, poi il processo era stato rivisto ed erano usciti. Subito a casa la Knox, da dove non sarebbe comunque ritornata, per l'irriducibilità degli Stati Uniti a far giudicare da altre giurisdizioni i propri cittadini e per l'importanza che riveste l'appartenenza specifica e legale a questo o a quell'altro Stato dell'Unione, fermato sul confine svizzero Sollecito, ma non imputato di nulla dato che si trovava ancora, sia pur per pochi metri, sul territorio nazionale. Sarebbero stati probabilmente condannati se non si fosse prescelto un altro ed unico colpevole del tragico terzetto che spense una vita all'alba, con la ferocia di un animale predatore e, in più, con la cattiveria immolatoria di una retro cultura del sacrificio ritual-sessuale. La giustizia è stata abiurata sull'altare della "scientificità" dei rituali, della competenza formale dei suoi officianti ai diversi livelli del giudizio, dell'estraneità innaturale degli esegeti ed esteti delle pandette. Alla luce macabra di quanto è avvenuto, riponiamo ogni residua fiducia nella giustizia, almeno in quella cerimoniale e sterile di questo Paese di plastica.

venerdì 27 marzo 2015

Testimone di un secolo.

Lunedì prossimo 30 Marzo, Pietro Ingrao compirà cent'anni. Ogno giorno è regalato: speriamo che ci arrivi. Il leader comunista è vissuto abbastanza da poter prendere atto della fine del suo sogno di rude militante del più grande partito comunista del mondo, il più grande nei termini dei consensi elettorali e non dei colpi di mano o delle circostanze post belliche. Il dirigente ciociaro dall'eloquio impastato e pesantemente burino rappresentò una forte tendenza nell'apparato del PCI, coagulò un forte nucleo di sostenitori, non fondò - né avrebbe potuto, pena l'espulsione - una corrente, ma marcò per un ventennio la distanza fra la sua posizione di sinistra e quella liberaleggiante di Giorgio Amendola, figlio del liberale vero Giovanni. In fondo, la sua importanza fu segnata dalla sua capacità d'interpretazione delle esigenze secche e radicali della sinistra nazionale, nel gioco angusto del centralismo democratico, ma fu, per uno dei tanti paradossi della dialettica fra estranei della nostra politica post resistenziale, il più civile e "liberale" fra tutti i Presidenti della Camera dei deputati, tutelando e sollecitando il dibattito e l'approfondimento in aula di ogni materia sottoposta al vaglio dei legislatori. La cortesia, la grazia e l'equanimità della sua direzione dei lavori, nella quale potè abbandonare la rigida prassi di un partito fondamentale per la monca democrazia italiana ( fu fondamentale proprio per la mutilazione e la mancanza di autonomia di una prassi democratica imposta dagli alleati ed estranea alla mentalità profonda degli Italiani ) e mutare la sua parzialità assolutista nell'ambito del sistema chiuso nel quale era entrato, nella più ampia dialogità storicista nel corpo delle leggi sulle quali diede libero dibattito a tutte le voci organizzate e particolari, in quell'irripetibile anno parlamentare. Ma di che cosa sono fatti i pronunciamenti dei politici nostrani sappiamo ormai tutto e, probabilmente, fu per questo che, dopo solo un anno, si dimise, senza dare spiegazioni. Ma un anno è tanto a testimoniare, suo malgrado, di un intero secolo.