lunedì 20 ottobre 2014
Sono il fico del bigoncio.
Matteo Renzie è il Berlusconi dei poveri e, come tutti i leader popolari, esprime la beceraggine comune compiacendo e assecondando l'immemore o proprio ignorante sentire comune. Da destra a sinistra, ma non quelle colte, va maramaldeggiando, anche negli atteggiamenti, gonfi e tronfi, da Mussolini ridotto. Come Berlusconi, più le cose precipitano, più lui sfavilla di fanfaronate, più si riduce la base economica e più, contestualmente, lui riduce la base della rappresentanza facendo godere gli sfigati rancorosi. Il suo frasario, i suoi slogans sono il remake dei proclami del condottiero, del duce e solo le circostanze meno inique e il disinteresse dei Paesi che contano, Germania in testa, ad allearsi con noi, ci salverà da altri demenziali e tragici esiti. "Non mi sono iscritto alla CGIL", per commentare l'unica opposizione sindacale ai suoi sproloqui; "le regioni sono arrabbiate? Gli passerà". In che cosa differiscono queste bullesche parole dal "tireremo diritto"? Fin dove e verso che cosa? Manca un esplicito "ce ne freghiamo!", ma è solo questione di tempo se non sarà sgambettato per tempo. Certo che la politica italiana indulge e inclina sempre ai medesimi epiloghi. Ottanta euro per tre anni a tutte le neo mamme, fino ad un reddito familiare di novantamila euro. Queste ultime potrebbero farne tranquillamente a meno, mentre, a scalare, alle altre potrebbero non bastare. Alle più indigenti non farebbero un baffo. Ma tant'è. Dopo aver beneficiato con quella mancia i redditi operai, ecco un nuovo rigurgitino di fascismo: il contributo per le genitrici pigre della nazione, nei cui ospedali le partorienti sono quasi sempre, quotidianamente, straniere. Aumenterà la natalità con ottanta euro per i primi tre anni? Se le coppie di immigrati saranno coinvolte, sranno certamente l più "premiate" e per avere dei nuovi italiani bisognerà prontamente introdurre lo jus soli. Che generazione sarà? Prima che Renzi, inconsapevole di ripercorrere le tracce del fascismo tradizionale italiano di cui lui è un erede e un epigono, ci danneggi irreparabilmente, sarà bene che si provveda a farlo cadere o si separino le proprie responsabilità da lui e da chi lo ha accettato nel ruolo delicatissimo di Capo del Governo di una nazione in crisi.
domenica 19 ottobre 2014
La variabilità del destino.
I due ostaggi tedeschi nelle mani dei guerriglieri islamisti delle Filippine sono stati risparmiati in cambio di 5.6 milioni di euro, parte dei quali andranno a finanziare gli eserciti da campo o da deserto delle milizie di Allah in tutto il mondo, IS compresa. I Tedeschi non hanno quindi interessi strategici in quelle aree del mondo e, nonostante le forti pressioni statunitensi e dei loro valletti inglesi, perchè la politica occidentale sia uniforme, hanno preferito non ascoltare i propri concittadini accusarli di una politica colpevole, causa della loro morte, prima di venire sgozzati da qualche alieno che , come tale, aveva vissuto la sua adolescenza entro i loro confini. La Germania ha riacquistato dei fortissimi interessi sullo scacchiere europeo, ma resta ai margini del globalismo finanziario e militare del mondo. Il suo sistema corporativo, sindacal-produttivo è lì ad attestarlo, la sua storia, brevemente coloniale, contigua, nel Medio oriente solo alla Turchia, lo testimonia. La Germania ha riferimenti costanti al continente europeo, è poco incline al nomadismo fuori dai sui confini ed interessi culturali ed economici, poco ricettiva alle influenze esterne ( vedi il trattamento riservato agli Ebrei, che vi stanno inappropriatamente ritornando ) che pure studia e coltiva nei loro elementi più nobili, romanticamente. Ebraismo escluso. Fra Tedeschi e Yankee, fra Tedeschi e Inglesi non collimano gli interessi e, quindi, neanche i sentimenti. Quanto agli Italiani, non gli bastano le staffe per tenerci i piedi.
Accodàti.
Angela Merkel è al governo della Germania dal 2005. Matteo Renzi è il quinto capo dell'esecutivo italiano a cui ha dovuto ripetere il suo mantra rigorista. I tedeschi l'hanno rieletta proprio per questo: per evitare che le incongruenze nell'area dell'euro potessero influenzare negativamente la politica contabile teutonica. Sono stati, nel frattempo, cinquantaquattro gli avvicendamenti comunitari, per ciascuno degli avvicendati la novità è consistita solo nel sentirsi ripetere dalla viva voce del Cancelliere di tutta l'Unione la proposizione uniformatrice dei propositi. L'Europa in crisi, ma in gabbia, resta inane e priva di significanza. Solo l'avvicendamento ai vertici del potere pubblico della Germania potrebbe comportare una condizionata rimessa in gioco dei debitori intra moenia. Ma con la Merkel, prussiana e comunista d'antan il gioco alla pari non è consentito: comanda solo chi conta perché ha seguito la linea del capo e fatta propria la sua volontà, mentre i discoli maleducati del resto d'Europa o di gran parte di esso, che vorrebbero farsi beffe della cisposa severità guglielmina, da adulti, quali non aspiravano a diventare, hanno una sola opportunità, lunga..lunghissima. Mettersi in coda è la loro unica opzione, poi, se vogliono, giochino pure con i gelati, prendendosi in giro da soli.
La violenza ambivalente.
Oggi, sulla stampa campestre, si leggeva di assurde similitudini fra Bologna e Beirut. Ieri, Tacopina ci ha mostrato come si conduce una campagna pubblicitaria e di marketing, prodromica dell'avvocatura che verrà,, anche se era discretamente circondato da sette guardie del corpo, più o meno come Putin a Milano. Se dovunque, tutti gli antagonisti, un bel nome in quest'italia di opportunisti e ruffiani, sono stati presi a manganellate da dei poveri diavoli che hanno scelto la violenza istituzionalizzata, è perché l'opposizione politica è tramontata, segnando un periodo buio e privo di democrazia. I poliziotti non hanno difeso, infatti, la libertà di nessuno ed hanno impedito alla protesta di portarsi a contatto con i propalatori di verità conformistiche. Che strana pretesa, fare i poliziotti, gli sbirri e pretendere di essere amati o almeno rispettati, che odiosa ipocrisia la tutela parolaia dagli incerti ( o dai certi? ) del mestiere, da parte di chi beneficia dei loro bassi servigi, come se fosse prevista la soggezione e non l'obiezione. Chi manifesta viene dalle subure urbane e vive una realtà di incerta assegnazione degli allorggi, se ha un parente malato non è in grado di apprestargli cure adeguate, per mancanza di mezzi materiali e intellettuali; per costoro, la maternità e la paternità, il pane quotidiano sono problemi di cui arrangiano faticosamente la soluzione e i loro comportamenti sono consoni a farsi conoscere e a rivendicare una minore instabilità. Se stessero bene, comodi o, almeno, intravedessero la possibilità di sbarcare il lunario, sarebbero simili ai loro detrattori impediti nel loro shopping festivo. La repressione poliziesca è prodotta dalla indotta necessità di rendere sempre più disperate le condizioni di queste stratificazioni della società e di relegarle nella criminalità, censurata da una pletora di altri criminali dell'evasione, del privilegio ereditario e dell'emarginazione cautelativa.
sabato 18 ottobre 2014
La democrazia deistituzionalizzata non esiste.
Il parlamento depotenziato cede il dibattito all'Agorà e questa sarebbe ancora una buona notizia, se l'Agorà non fosse in balia di tutti i cialtroni e gli ignoranti, in corporativa rivendicazione delle loro piccolezze. In senso involutivo scende in piazza la Lega, in senso evolutivo i centri sociali e la sinistra non istituzionale. Gli integralisti coesi non scendono in piazza, si estraniano dalle contese pubbliche, si chiudono e si organizzano celatamente al loro interno, cotituiscono un pericolo vero, soprattutto per la loro, in parte giustificata, volontà di non integrarsi, che non si avverte e che qualche imbecille fomenta per mere ragioni di bottega, incurante dei rischi che apporta alla convivenza civile, lui che civile non è. Intanto i nuclei di picchiatori della polizia infieriscono contro le manifestazioni degli studenti che non posono rifugiarsi nella scuola privata e interferiscono con le manifestazioni di strutture storiche del sindacalismo se non sono coperte e allineate. Un nuovo autoritarismo, un nuovo fascismo, lasso o accentuato a seconda delle contingenze, prende una fisionomia precisa. Il vuoto riempie le piazze, in successione, continuamente e la proibizione costituzionale di ricostituire il partito fascista è disattesa esplicitamente dallo sdoganamento del MSI di Berlusconi. Forza nuova ha ormai sedi ovunque. Il dibattito democratico deve scendere dal pero e mettere in discussione la propria intonsa separatezza, deve partecipare con linguaggio accessibile al dibattito popolare. Altrimenti il piano concentrico di normalizzazione autoritaria sarebbe anche da questa omissione favorito.
Il movimento dei sindaci pro gay.
Anche il Sindaco di Roma, il Prof. Marino, che ha fatto la pessima scelta di lasciare la sala operatoria per la politica, si è iscritto al partito dei Sindaci trascrittori dei propri concittadini gay che si sono sposati all'estero. Marino è palermitano, ma amministra Roma, capitale d'Italia ospitante il Vaticano, un potere compromissorio e (con)diviso. Apriti cielo: con sicumera ben maggiore di quella del Vescovo di Bologna, ad esempio, la C.E.I. si è scagliata contro l'usurpatore laico e quel poveretto dell'Alfano poltronista ha dato la molla ai prefetti che, dipendendo sontuosamente da lui, hanno mandato un messo accreditato in Comune a sequestrare gli atti. La battaglia è ormai tutta politica e vede contrapposti i cattolici e i machisti di destra e la sinistra ecumenica, le cui uniche facoltà di opposizione si sono ridotte a questi argomenti. E' una contrapposizione su temi labili: quel che conta è il rispetto, imposto per legge e provvisto di pronte ed idonee sanzioni, verso tutte le facoltà volontarie dei cittadini: se ci fosse, se proprio ci tengono, anche i gay o alcuni di loro, potrebbero sposarsi. Si dimostrerebbe che le dinamiche positive, ma anche conflittuali sarebbero quotidiane, a prescindere dalle propensioni sessuali. E' prprio questa normalità che si vuole affermare su un fronte ed impedire sull'altro. E' quindi un tentativo d'inclusione e di controllo. Non è detto che sia un progresso.
Cautele diplomatiche.
Vladimir Putin è arrivato a Milano con una flotta di otto aerei, di cui sette da trasporto. Portavano otto macchine blindate per lui ed il suo seguito che hanno preferito non valersi di quelli del loro Consolato, come invece hanno fatto tutti gli altri convenuti. Putin si sente dunque un estraneo nel contesto europeo centro-occidentale e un potenziale bersaglio, in quanto unico oppositore dell'egemonia nord americana che influenza e condiziona tutto o quasi il resto del mondo, dopo l'improvvida liquidazione del comunismo. Putin di queste cose se ne intende per formazione spionistica. Ha recentemente dichiarato che non intende ricostituire l'Unione sovietica, in ambito geografico diverso e più ridotto rispetto a quello conquistato dai sovietici contro i nazisti alla fine della seconda guerra mondiale, ma che non cederà sulla autonomia ed estraneità della Russia alle dinamiche finanziarie degli Stati Uniti e dei suoi clienti. Ha anche sostenuto, per giustificare alcune forti limitazioni apportate in patria all'utilizzo di internet ( perche non ai provider dei siti pedopornografici, quasi tutti con sede in Russia, dopo che la medesima non ha aderito al protocollo che li inibisce? Anche questa forma di controllo extra territoriale poteva comportare indebite interferenze d'intelligence nel suo Paese? Non si può escluderlo del tutto, purtroppo. ) che il sistema è stato reso disponibile dagli Stati uniti a fini di controllo globale. Dopo le rivelazioni di Snowden, che si è rifugiato in Russia e la scoperta dello spionaggio americano anche verso i suoi alleati europei, l'affermazione non appare peregrina. Da parte sua, Putin, in partnership con Medvedev, detiene un potere formalmente legittimmo, ma sostanzialmente dittatoriale, in forte contrapposizione agli oligarchi di Mosca e San Pietroburgo, ex funzionari del PCUS, a lui ostili, ma non a quelli che fanno parte del suo apparato politico ed economico. Come potrebbe, quindi, ripristinare l'URSS? Ma non vuole nemmeno dar libero gioco alle trame delle potenze occidentali di interferire con gli assetti di potere della Russia, di esautorarlo, ma anche di ridurla nuovamente com'era ai tempi di Eltsin e come sta diventando l'Europa del sud e i Paesi più disastrati dell'est ex sovietico, divisi lavorativamente fra prostitute e badanti. Per questo Vladimir resta solo; si fa già sufficiente compagnia da sé, nel suo grande Paese. Meglio un Putin o un Renzie/Napolitano?
Trasformazioni e trasformismi.
A Bologna, dopo Torino, un corteo dei centri sociali che sfilavano verso il centro, ma ancora ben lungi dalla sede della Banca d'Italia, dove il suo Governatore teneva una lectio magistralis, si è trovato la strada sbarrata da manganellatori in divisa che li aspettavano a pie' fermo, per non farli proseguire verso un'ideale "zona rossa". Non appena il corteo si è trovato, petto contro petto, sulla linea degli squadristi della polizia e, senza forzare il passo, hanno continuato ad incedere, sono calate su di loro le bastonate dei poliziotti. I filmati documentano, dapprima, lo scempio degli ombrelli con i quali i procedenti si proteggevano dalla pioggia, insufficienti per tutelarsi dalle percosse manganellatorie. A cose fatte, il selciato era diffusamente ricoperto di macchie di sangue. Il Governatore,intanto, stava asserendo che "bisogna difendere i lavoratori, non i posti di lavoro". L'immutabile prosa, incurante del ridicolo e del disgusto, di chi si trincera dietro qualsiasi assurdità del potere reale, dei cui favori gode in funzione della sua prostituzione. Sempre a Bologna, giovedì scorso, al cospetto di una manifestazione minore di piccoli gruppi di studenti, in via Indipendenza, una quarantina di ragazzi, un po' più radicali di tutti gli altri che avevano bigiato la scuola, erano attesi da un pugno di poliziotti picchiatori, di fronte ai quali troneggiava, in atteggiamento stentoreo, un ginnico e gelido capo-manipolo. La grande manifestazione della CGIL del giorno successivo, sullo stesso percorso, era stata ben più nutrita, ma semi-silenziosa e la polizia non ha avuto occasione di esibirsi con i suoi nuclei speciali. Era composta da pensionati, ma anche da tanti giovani precari; gli uni e gli altri affollavano i bar e barattavano un caffé con l'utilizzo del bagno. Aveva partecipato a quel corteo, per alcune centinaia di metri, anche Joe Tacopina che li aveva invitati allo stadio. Oggi, mentre a partita in corso, il neo Presidente si offriva al suo talk show, ripreso da Sky, in città si consumavano altre manifestazioni di vacuità e atavica difesa di interessi neppur propri, da parte di bravacci manganelluti. A Torino, la manifestazione era della FIOM, non della CGIL e a quell'appuntamento la polizia specializzata è ricomparsa e si è data da fare, coinvolgendo negli scontri anche la parte operaia che se ne stava sotto il palco di piazza Castello. ma erano metalmeccanici, quindi ancora non omologabili almeno ai cigiellini. Il loro rappresentante, Maurizio Landini era stato, per poche settimane, l'apparente interlocutore più disponibile a sinistra nei confronti del democristiano Matteo Renzi, poi le loro strade si erano rapidamente separate, non tanto e non solo per un recuperato senso di apparteneza del leader della FIOM, quanto per la constatazione che, da parte di Renzi, non c'era materia, consistenza, trippa, ma solo vaniloqui divaganti. Con facile intuizione, Landini si è chiesto se dietro una così impropria manifestazione di violenza ci fossero indicazioni del Governo. Anche a me pare scontato, in sinergico interesse di un ministro poltronista, Alfano e di un Primo Ministro, stupido, maleducato, intrigante e non meno poltronista. La protesta, anche quella della FIOM, non convince; potrà essere aumentata, ma anche annacquata in qualsiasi momento. Quella studentesca contiene elementi di idealismo, di disagio adolescenziale, acuito dalla mancanza di prospettive per gli studenti delle classi sociali inferiori e anche elementi di strumentalità, come le cariche bisontesche della polizia al servizio dei privilegiati; quella dei centri sociali è a metà strada fra la politica dei bisogni e dell'emarginazione e l'insurrezionalismo, domani predatorio, dei senza avvenire. E' questa e solo questa l'Italia che avanza, una parte al riparo dei e un'altra sotto i colpi dei manganelli.
P.S.
Anche a Palermo alcuni sparuti studenti minorenni sono stati pestati da sette poliziotti-picchiatori. La stessa immagine colta in centro a Bologna, giovedì. Le repressione poliziesca è intesa a impedire una efficace e autentica opposizione alle mistificazioni del Governo. Si usa la forza squadristica per questo. Nel frattempo, mentre il Sindaco, che non sapeva neppure, durante la campagna elettorale che lo elesse, in quale serie militasse il Bologna, sorrideva in tribuna al fianco del Tribuno Tacopina, mentre la polizia picchiava i manifestanti dei centri sociali e si preparava la contro-manifestazione di Forza nuova. La differenza fra conformisti e oppositori.
venerdì 17 ottobre 2014
Se è dato di capir qualcosa.
Una decisione così apparentemente bislacca, come quella di mandare in ferie coatte dei coatti, da parte di altri coatti, non può essere fine a se stessa. Questi "morituri" centellinano la loro fine ad horas e, sperano ancora. Dev'essere la genesi della fede in una "vita spirituale in un'altra dimensione". Una tabula rasa di queste proporzioni non può che preludere a ristrutturazioni e ad esuberi. Il tratturo è segnato dalla sempre più accentuata multifunzionalità del personale insostituibile, perché privo di sostituti e non può avere altro scopo che quello di constatare, in condizioni di assecondata coattività, con quanti robot si può mandare avanti la baracca, senza limiti di orari e di adibizioni. Se questa sensazione ha un barlume o un fondo maleodorante di verità, allora la realtà luccicante dell'autoincensantesi azienda non è d'oro, ma d'argilla, dato che non è pensabile che una prepotenza così estrema sia solo funzionale al mantenimento dei dividendi del padrone e del "generino" di coorte. Il silenzio del sindacato è assordante; se si recuperassero tutte le ore regalate, si ricostituirebbe il monte ferie e non solo . Ma il sindacato tace: non solo quello aziendale, ma tutta la congerie dei tribuni della plebe, silenziosi in cambio di una occupazione stabile solo nel capoluogo e vicinanze, da cui l'espansione è stata solo infruttifera e dispersiva. Se è dato di capir qualcosa da empirici atti e non attribuirli alla pazzia. Intanto, dal 1° di Ottobre il Contratto di categoria è cessato. Si è deciso di prorogarne gli effetti fino al 31 Dicembre, dopo di che, se non si sarà addivenuti ad un accordo, che sarà eventualmente giustificato ed approvato, con la tagliola che "incombeva su di noi" e che i sindacati ci hanno risparmiato, si avrà la definitiva disdetta della contrattualistica categoriale, in previsione della quale si è accettato di precalcolare una tabellazione di competenze, una tantum, da riconoscere, a prescindere, con lo stipendio di Gennaio 2015. Ne saranno ammansiti i superstiti. Qualcuno ne ha parlato finora? Perchè partire, da Gennaio, senza strascichi di ferie, materia non negoziabile? Quesito sfidante per il nuovo anno.
giovedì 16 ottobre 2014
Mediazioni paralizzanti.
Uno dei tanti spot di Renzie, quello sulla prossima legge regolamentatrice ..di cosa? Dei matrimoni gay? Dell'omoaffettività? Dell'adottabilità solo dei figli naturali di uno solo dei coniugi omosessuali, per non separarli dal padre o dalla madre, anche se restano in balia delle persecuzioni verbali e non solo, fin dalle prime classi della scuola pubblica, dovrebbe allarmare i gay che si vogliono sposare. Renzie si propone di porre un argine alle iniziative dei Sindaci che trascrivono i matrimoni omosex contratti all'estero, come le adozioni contratte, sempre all'estero, da questi ultimi e, nel farlo, deve contenere le contrapposizioni fra amministratori locali e Prefetti fomentati dal poltronista dell'Interno Alfano, anche lui ben raccordato, dietro le quinte, con le gerarchie cattoliche. Prendendo spunto dalle false aperture del Sinodo sulla famiglia, che è sconfinato in un gioco delle parti fra "progressisti e conservatori", si vuol normare in senso limitativo, rispetto alle principali legislazioni europee, un fenomeno di incerta quantificazione, ma "eversivo", inquietante e culturalmente "inquinante". Renzie, come al solito, vorrebbe menare il can per l'aia e fare il punto di un'innovazione "compatibile", in perfetto stile democristiano, con l'imprimatur della Chiesa che non ha aperto ai gay. In certo senso non ne ha bisogno perché non ha mai chiuso, casomai l'avrebbe esplicitato. Ma non lo farà. Insomma, la legge sarà redatta in questi termini.
L'anomalia eccellente.
Di questi tempi grami si sente di tutto: dai rapporti di lavoro mutevoli giorno per giorno, tanto che a Natale molte rivendite commerciali resteranno aperte, almeno alla mattina, alle più strampalate sentenze di cui si riconosce la genesi in leggi apportate da ministri "tecnici" che, nella loro veste professionale erano a loro volta raggiungibili direttamente o indirettamente dai beneficiati futuri, in un caleidoscopio apparente, perchè in realtà confermativo della nostra natura controriformistica, ingannatoria e anormativa, in una sorta d'anarchia del potere, sia pur potere d'accatto. Ma che un'azienda, estesa per acquisizioni su tutto il territorio nazionale, sia pur non uniformemente, ordinasse il tutti a casa, in ferie, per il 2014 non si era ancora sentito. Che, per ragioni non esplicitate, un'armata Brancaleone che non ha mai scioperato per un'ora in vita sua, con poche e sparse eccezioni, si faccia imporre di dilapidare il suo svago o il suo riposo, le sua facoltà rapportate alle esigenze della propria famiglia e personali, "compatibilmente" con la copertura del calendario degli impegni, per i quali ciascun addetto è privo di sostituti e sui quali è monitorato con la scusa di un potenziale "premio" che non arriverà mai, è un fenomeno unico, destabilizzante e pericoloso. C'è un'inesattezza: sarebbe destabilizzante se l'azienda fosse organicamente inserita nel contesto merceologico d'appartenenza, ma non è così. Fa razza a sé, come i Faraoni che si riproducevano fra consanguinei, con gli effetti che si possono constatare nei comportamenti dei famigli, i quali, pur appartenendo alle schiere dei carrieristi velleitari al riparo del posto fisso, essendo raminghi, in tutti i sensi e, come già detto, insostituibili, sembrano sedati, al seguito di un pifferaio, come la band di Renzo Arbore, dei bravi lavoratori devoti, amministrati per cooptazione sindacale da un collateralismo corporativo aziendale. Un'anomalia "eccellente", il cui fine particolaristico e la sostanziale insignificanza economica generale, la mettono al riparo da qualsiasi confronto e le consentono di rimirarsi allo specchio e narcisisticamente di godere di sé. Ma ai famigli "che gliene cale?" Misterium iniquitatis.
Rane che si credono buoi e buoi che danno del cornuto agli asini.
Le borse calano perché i grossi investitori realizzano, non per colpa ( questo concetto insuperabile anche per i pseudo-analisti finanziari ) della povera Grecia, accusata per la sua miseria e non, semmai, per la sua corruzione che è gonfia come un derivato, rispetto alla sua dimensione ed entità economica. Le borse calano perchè gli speculatori non si fanno incantare dalle fanfaronate di Matteo Renzie e colgono l'occasione di farsi tondi - come si dice in Toscana - sulle prospettive indotte dalla demenziale politica dell'annuncio. Le borse scontano, infatti, prima gli eventi e li sfruttano per ricoprirsi quando si verificano. A quando qualche intemerata contro il borsismo, qualche argomentazione compensatoria teorica? La Merkel oggi, a Milano in occasione di un meeting Europa-Asia ha profferito il suo semplice mantra: la ripresa si coniuga con il rigore, la vostra ripresa, mentre Matteuccio da Firenze ha parlato delle sinergie culturali con gli asiatici, senza entrare nel merito di quel che dice. Le borse calano perché gli speculatori - che altro non sono che il mercato - le deprimono, macellando il parco buoi che è stato attratto nel recinto, mentre fuori crescono infinite mandrie di riserva, come i lavoratori flessibili. Se questo è il mercato - ed è questo - tutti ne sono soggetti in questo tipo di società, ma, fra speculatori sono destinati ad intendersi. Politici e banditori hanno ruoli interscambiabili, se parlano è per quel simulacro di democrazia che porta le masse, che confluiscono su "idee forza", ma raziocinando ed autoconfermandosi le razionalizzazioni, pensano di essere originali, ad approvarne maggioritariamente gli atti, ora sulla base dei miraggi ora sulla base delle correzioni ottiche ai miraggi, senza che la loro realtà ne risulti influenzata. Intanto, la legge di stabilità destabilizza le Regioni, soprattutto quelle use a fornire un'assistenza vera. Quelle ultraclientelari e civilmente depresse potranno continuare a spartirsi i cespiti ed a favorire gli amici degli amici. Come in Grecia, a proposito, lo strappo più ingiusto, doloroso e incivile, riguarderà la sanità pubblica. Che dice Renzie: provocatori. Che altro saprebbe dire? Il bue che dà del cornuto all'asino
mercoledì 15 ottobre 2014
Il dovere di denunciare per non abdicare alla propria libertà.
La condizione delle donne, delle famiglie romene che lavorano la terra nel ragusano è speculare, nella violenza e nell'inciviltà, a quella delle donne Yazide, siriane e irachene, ridotte a schiave sessuali dal IS e vendute al mercato. Le romene emigrate per la campagna agricola in plaghe desolate del sud, vengono violentate dai padroni e dai loro figli più grandi. Anche ragazzine di quindici anni subiscono violenza, come le madri rimangono spesso incinte a vanno ad abortire all'ospedale di Ragusa e delle altre zone circonvicine, dove i medici, almeno per i contadini-proprietari, non oppongono nessuna obiezione di coscienza. Sembra quasi che anche loro non si peritino, con un atteggiamento di indifferenza complice, di avvalorare la dignità, già così pesantemente calpestata, di queste migranti poverissime. I componenti delle famiglie impiegate vengono fatti lavorare a giorni alterni, in maniera di separare le mogli dai mariti e le figlie dai genitori. Chi non accetta questo "orario di lavoro" può levare le tende. Talvolta, la protervia e la sicurezza dell'impunità fondata sul bisogno delle vittime, si spinge fino alla molestia fisica in presenza del marito, che non sa, come la moglie, a che santo votarsi. La violenza morale del ricatto è, per queste destinatarie/i, un'umiliazione particolare, perchè le costringe ad appaltarsi sessualmente, dopo averlo fatto lavorativamente, al padrone, mentre il marito rinuncia alla sua riservatezza per il bisogno: esattamente come toccava alle schiave e ai loro mariti. La reazione a fatti di questa gravità sono ambigue e tenui, sfuggenti, sembrano asseverare che, di fronte ad una così smaccata violazione di qualsiasi norma, legale ed ancor prima etica, la reazione non trova basi su cui fondarsi, che l'incomprensione generale sarebbe uniforme. La denuncia, i reportages, lasceranno presto il campo alla rimozione, mentre un'eventuale insurrezione delle personalità violate susciterebbe certamente reazioni speculari a quelle di Villa Literno, di tre anni or sono e dove nulla è cambiato, dove,anzi, la repressione armata dei privati contro la giusta protesta ha cristallizzato la condizione di baraccamento e di promiscuità degli stagionali dei campi. E' questo un aspetto della mentalità sanfedista e feudale diffusa al sud "verso chi è inferiore", borbonismo d'accatto che si trasforma in lamento verso presunti pregiudizi settentrionali nei loro confronti, che, invece, al nord ci stanno per percentuali a volte superiori a quelle dei residenti nelle zone d'origine, non solo per bisogno, ma anche e soprattutto, ormai, per ricercare delle opportunità che spesso trovano e coltivano. La pura sopravvivenza fisica di queste non-persone infelici è ostaggio della profittevolezza economica, esistenziale e del possesso sessuale di rozzi utilizzatori, senza che nessuno abbia convenienza ed interesse a porvi rimedio, ma semmai ad infossare le notizie, attraverso la mafiosa minacciosità ambientale verso chi denuncia. Solo la mafia nigeriana, in Campania, è riuscita, negli ultimi anni a farsi temere e, quindi, rispettare, dimostrando coi fatti che alla violenza si può opporre efficacemente solo un'altra violenza organizzata, se non si vuole soccombere, mentre lo Stato ha lasciato fare alle fazioni contendenti, monitorando da lontano lo stabilirsi di equilibri.
Sulle note di una canzone popolare.
"Bella ciao", la canzone dei partigiani italiani è stata cantata con un megafono e con buona intonazione da un anziano sacerdote italiano, missionario da quarant'anni ad Hong Kong, L'ha rivolta ai giovani manifestanti in un empito di libertà poco consono ad un religioso cattolico, che comunque sa che la sua opera, già poco fruttifera, si potrebbe ridurre ancora di più sotto l'egida del comunismo-capitalista della Cina attuale, che non sopporta contraddizioni ed opposizioni organizzate, figurarsi delle libere elezioni. Ma tutto questo poco importa. Mentre in Italia la Repubblica nata dai valori resistenziali è messa in buca da uno stupidotto bolso e ignorante, la canzone del combattente per un pensiero semplice, ma irrinunciabile: la libertà, riecheggia per il mondo, in italiano. L'avevamo già sentita a Gezi Park, in quel di Istanbul, ad imprimersi nell'animo di quei giovani che potranno un giorno vederne risorgere lo spirito, a prescindere dal fenomeno Erdogan, che riguarda solo la sua ambizione. L'abbiamo sentita in Francia durante la campagna socialista che ha rimosso il Presidente ungherese e la sua insulsa, attuale signora, ma non ci aspettavamo di risentirla, con crescente frequenza, anche ad Hong Kong. Ovunque la libertà, senza la quale non ha significato vivere, viene impedita.
Vox clamans in deserto.
Sulla strada già ben asfaltata dal grande piazzista mediatico Silvio Berlusconi, la politica del proclama sembra essersi sublimata nel Presidente del Consiglio in carica che irradia i suoi twitter-spot da internet ai talk-show, dalle conferenze stampa ai convegni.
Il riduzionismo argomentativo fino all’esaurimento ne è la caratteristica. L’argomentazione implica infatti confronto, riflessione, ascolto. Per la dialettica delle idee da sostenere, discutere, verificare, occorre almeno un poco di tempo.
Troppo! Bisogna decidere subito e soprattutto fare. Questo lo stilema della reiterazione comunicativa.
L’aveva in verità inventato già Craxi, ma Renzi su di lui ha un vantaggio: la simpatica impertinenza di un giamburrasca che maschera l’arroganza di chi prima proclama e poi ascolta (se mai!). Anche i sindacati, con cui in un’ora apre e chiude il dibattito. Che svolta! Ma lo spot-twitter tiene. E questo basta!
Al massimo c’è il sondaggio virtuale. Meglio se il modulo è binario: sì/no; vero/falso, e comunque all’interno del circuito stimolo-risposta che dai cani di Pavlov ai piccioni di Skinner ha fatto cattiva scuola.
Il proclama comunque passa e ognuno, nella superficialità diffusa, può trovarci una propria soddisfazione nell’induzione dell’automatismo emozionale, che risparmia dal fastidioso peso di pensare.
Si cambia, finalmente si cambia! il ritornello continua. Non si cambia mai per continuare ad anelarvi, come se fosse possibile uscire da se stessi e dai meccanismi di controllo sociale apprestati per colpire i tentativi di fuga. E nelle fiducie in bianco, il non senso avanza nel corto circuito allucinatorio dell’esaltazione dell’utilitarismo mercatista.
Bisogna pur cambiare! Ho fiducia che qualcosa cambi, ripetono in molti. Basta critiche! Basta contrapposizioni!
Così nella falsa riconciliazione tra chi il potere detiene e chi ha l’abbaglio di farne parte perché comunque resta a sorreggerlo, il populismo cresce e sguazza nella servitù consenziente che alleva. E se si prova a dire che «gli schiavi della civiltà industriale sviluppata sono schiavi sublimati, ma pur sempre schiavi», c’è magari qualcuno che forse ricorda pure che la frase è di Marcuse e si inalbera: E basta con sta storia dell’uomo a una dimensione!
Poi magari si scopre che questo qualcuno ha stampato edizioni preziose e riservate a pochi eletti di cerchi magici berlusconiani, quirinalizi, oppure ha abbracciato l’iperliberismo quando essere di sinistra non gli serviva più per far macchia nei salotti di annoiati iperborghesi.
E in questa brodaglia di defezione morale trova plauso anche chi in Parlamento impettito ciancia di senso di responsabilità sentenziando: meglio turarsi il naso che far cadere il Governo!
Era il refrain di chi votava e invitava a votare DC. Ma non fa scandalo ormai in un Pd che della Dc sembra essere una fotocopia e per giunta riuscita male.
Fatti salvi i pochi eroici dissidenti che vengono minacciati di espulsione o di sanzioni, mentre tutti gli altri votano deleghe in bianco per eliminare garanzie costituzionali, per assaltare la scuola pubblica, la magistratura, per affossare diritti e tutele sul lavoro con la promessa tanto falsa quanto consolatoria che ci sarà più lavoro. Forse, ma lavoro per schiavi.
Si cambia verso! Certo, abbattendo anche lo stato di diritto, verso un organico vassallaggio, se i proclami renziani diverranno “riforme”, come ben argomentano e spiegano quei “gufi” di intralcio alle “riforme”. Ma i loro argomenti sembra interessino poco anche a tanti italiani che quando si sveglieranno dall’ennesima fascinazione del Capo, si troveranno intorno il vuoto della precarizzazione generalizzata della vita peggio dei nonni dei loro nonni.
La storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come commedia, diceva qualcuno… Oggi sembra essersi perso sia il senso della tragedia sia quello della commedia.
martedì 14 ottobre 2014
La fede nel proprio servaggio.
Quasi non passa giorno senza che il presidente della Bce, Mario Draghi e gli altri strateghi che presidiano il governo dell’Unione si affannino a rammentarci che in mancanza di riforme strutturali l’Italia non riprenderà il cammino della crescita. Le riforme strutturali: espressione ironica della storia. Chi ha memoria del nostro passato ricorderà che la frase «riforme di struttura» è stata coniata da Palmiro Togliatti, diventando uno degli slogan del Pci tra gli anni ’50 e ’60. Alludeva a profonde trasformazioni da realizzare negli assetti dell’economia e nei rapporti di potere tra le classi.
Ora è finita in bocca ai manager finanziari europei, e ai governanti italiani, e serve a dare una accentuazione di radicalità all’intervento invocato, quasi si trattasse di migliorare più profondamente le condizioni del Paese.
In realtà, oltre a mascherare il vuoto di prospettiva, essi cercano di nobilitare la sostanza classista della più importante di queste “riforme”: una maggiore flessibilità e una più completa disponibilità della forza lavoro nelle scelte dell’impresa. Il Job Act in cantiere nel governo Renzi, evidentemente non basta. Occorre poter licenziare con più facilità, per attirare i capitali che girano per il mondo. Oggi noi sappiamo bene quanta fondatezza ha la teoria su cui si fonda tale pretesa. Come ha scritto di recente Luciano Gallino, «La credenza che una maggiore flessibilità del lavoro, attuata a mezzo di contratti sempre più brevi e sempre più insicuri, faccia aumentare o abbia mai fatto aumentare l’occupazione, equivale quanto a fondamenta empiriche alla credenza che la terra è piatta».
Ma per la verità noi non abbiamo soltanto questa certezza scientifica, oltre alla prova empirica di una economia capitalistica che continua a generare disuguaglianze, precarietà e disoccupazione..
Le delocalizzazioni, cioè gli investimenti all’estero dei paesi di antica industrializzazione, danno un quadro certo della situazione e delle prospettive del profitto irresponsabile, l'unico cioè che si conosca. In Francia essi rappresentavano il 3,6% del Pil nel 1980 e sono arrivati a toccare tra il 60 e il 57% nel 2009 e nel 2012. La Germania da un 4,7% è passata al 45,6% nel 2012. Anche l’Italia ha fatto la sua parte, passando dall’ 1,6% del Pil del 1980 al 28% del 2012, al quale andrà aggiunto, nella prossima statistica, il tradimento, non imprevedibile, della FIAT. Dimensioni di investimenti analoghi anche dagli gli altri Paesi, con un dato impressionante per la Gran Bretagna, patria del capitalismo e produttrice del più vasto proletariato percentuale fra i paesi economicamente "evoluti", le cui imprese, nel 2010, hanno investito all’estero 1.689 miliardi di dollari, pari a oltre il 75% del Pil».
I nostri capitalisti hanno trasferito e investito all’estero ricchezze immense, fondando quasi nuove società industriali fuori dalla rispettiva madre patria, che per i capitalisti non esiste, utilizzando a man bassa il lavoro sottopagato e senza diritti dei paesi poveri, facendo mancare risorse fiscali gigantesche ai vari stati,oltre a quelle da sempre normalmente evase. E ora gli strateghi dell’Unione vorrebbero far tornare un po’ di capitali in patria riducendo la classe operaia europea alle condizioni in cui è stata sfruttata negli ultimi 30 anni in Cina o in altre plaghe del mondo. Il quadro che ne risulta conferma e approfondisce, anche per altri aspetti noti, con dati quantitativi, le linee storiche di evoluzione delle economie nel periodo considerato. Tale quadro mostra ad es. come l’innovazione tecnologica sia servita e serva prevalentemente a sostituire forza lavoro, ingigantendo l’esercito industriale di riserva. Nonostante l’innovazione di prodotto realizzata con la microelettronica, soprattutto negli Usa, essa non ha creato, come avvenuto in passato con lo sviluppo delle ferrovie, l’espansione della chimica, l’industria automobilistica del ‘900, quella durevole ondata di nuovi posti di lavoro che erano attesi.
Mentre la produzione, come sappiamo, è diminuita rispetto ai decenni precedenti il 1980: e qui tutta la gloria del capitalismo neoliberista precipita nell’ignominia di un'altra mistificazione storica. Nel frattempo i salari sono ristagnati, è aumentata la disoccupazione. Ma ovviamente sono cresciuti i profitti. Questi si! Crescita dei profitti a cui però non corrisponde un aumento del processo di accumulazione, vale a dire guadagni dell’impresa reinvestiti nel processo produttivo perché non più in grado di fare da catalizzatore di profitti multipli e quindi inadatto a promuovere un'ideologia, a consentire prolungati pavoneggiamenti, fatti salvi i piaceri ed i vizi, per assicurarsi il mantenimento dei quali, una parte sempre più consistente di tali profitti se ne è andata e continua ad andarsene in dividendi e pagamento di oneri al capitale finanziario. E così il cerchio si chiude perfettamente, dando un profilo netto alla storia economica degli ultimi 30 anni: asservimento della classe lavoratrice, disoccupazione crescente e lavoro precario, debole crescita economica, ingigantimento del potere finanziario e ampliamento delle disuguaglianze. E’ questa la musica al cui suono danziamo ormai da anni. Mentre la politica degli Stati e quella dell’Unione in primo luogo propongono di ripercorre il sentiero che ha condotto al presente disordine mondiale.
Ora, l’aspetto più clamoroso della presente situazione, soprattutto in Europa, è l’ostinazione con cui i dirigenti dell’Unione e soprattutto i governanti tedeschi e nord-europei si ostinano a restar ciechi di fronte alla realtà che trent’anni di storia ci consegnano. Saremmo ingenui se pensassimo solo al dogmatismo fanatico che è nel genio nazionale dei tedeschi. E sappiamo che a ispirare la politica dell’austerità che ci soffoca è l’interesse dei creditori. Ma io credo che l’Europa di oggi e gran parte degli stati di antica industrializzazione testimonino un mutamento storico finora inosservato, che ormai emerge alla luce del sole. Non solo i vecchi partiti comunisti, socialisti, socialdemocratici sono stati strappati alle loro radici popolari e guadagnati al campo avversario.
E’ cambiata la forma di razionalità dei governanti, ostaggi della tecnica,della tecnica che non pensa, come aveva sagacemente dedotto il filosofo italiano Emanuele Severino già oltre trent'anni fa, dalla quale - sosteneva - sarebbe derivata una rovinosa decadenza anche della Chiesa cattolica. La ragione tecnica applica dispositivi dottrinari alla realtà, attendendo che essi funzionino perché così accade nei laboratori o nelle simulazioni matematiche. Nella loro ratio se il dispositivo non ha successo è perché si sbaglia nella sua applicazione o questa non è completa. Se il Job Act non funzionerà è perché qualche residua norma impedisce all’imprenditore di licenziare i suoi operai quando più gli aggrada. Dunque, la verità che nessuno vuol dire è che oggi siamo governati da uomini che non pensano. Dove il verbo pensare ha una ricchezza semantica ormai andata perduta nel lessico corrente: significa lo sforzo creativo di rispondere alle sfide della realtà ascoltandone la complessità, cercando soluzioni condivise e di utilità generale con l’arte della politica. I tecnici continuano ad applicare dottrine sconfitte dalla realtà . Ma i politici senza dottrina, come il nostro Renzi e prima Berlusconi, non pensano più dei tecnici. Esercitano l’arte redditizia della comunicazione, anche se è una comunicazione povera, alla Fonzie/Renzie, per i gonzi. Ma i gonzi sono la maggioranza purtroppo.
lunedì 13 ottobre 2014
Resa dei conti?
Il mondo cattolico è entrato in fibrillazione; il Sinodo, parte prima, sulla famiglia ne è stato il detonatore. Non è affatto certo, né scontato che la Chiesa voglia riaccogliere il coniuge divorziato che si sia risposato ed accettare contemporaneamente che continui a vivere con il nuovo partner, moglie o marito civilisticamente. Su questo il dibattito, riservato alla gerarchia, è stato sfuggente ed ha fatto cenno soltanto ad appositi "percorsi" di riconversione. Sembrerebbe quindi trattarsi del solito modello controriformistico, attraverso il quale viene "illuminata" una realtà talmente mutata da non consentire più il mantenimento, ad excludendum, dei canoni tradizionali della dottrina. Ciò non di meno, ad opera di grotteschi personaggi recentemente emarginati da Bergoglio, quali il Vescovo paraguayano, protettore di pedofili, si accentua non tanto e non solo una contestazione incongrua con l'obbedienza dovuta dai chierici di un'istituzione tutt'altro che democratica, quanto una ventilata scissione, uno scisma ma dai contenuti più evidentemente e banalmente politici. Nella giornata odierna, per la prima volta, languidi elogi sono stati spesi nei confronti dei gay, quali potenziali portatori di spiritualità, finora negata all'eclessia. Risulta comunque difficile, per ampi strati del cattolicesimo borghese o vandeano accettare simili parole, nella presunzione che non siano solo specchietti per le allodole. Il pampa-Papa ha rincarato la dose: dobbiamo aprirci alla realtà fattuale, perché la Chiesa non diventi una chiesetta. I tempi nei quali la formazione cattolica si accompagnava ad una capacità di coartazione sociale sugli strati popolari della popolazione sono ormai alle spalle. Le teorie secolariste, fossero il liberalismo aristocratico o il suo pendant proletario, il comunismo, non avevano inciso per nulla sui popoli che ne erano stati soggetti, per ignoranza, incultura, estraneità empirica, ma l'edonismo indotto dall'industrializzazione, dalla modernizzazione e dalla pubblicità, hanno corroso la prassi di vita cattolica, per cui, anche nelle famiglie osservanti del precetto domenicale, la formazione dei giovani esula dal condizionamento applicativo dei precetti religiosi. Ma questo non cancella l'insuperabilità oggettiva ed ideologica del dogma e fuorvianti appaiono i tentativi di adeguamento lessicale ai costumi invalsi. Bergoglio arrivò secondo nel penultimo conclave in rappresentanza dell'ala "progressista" della Chiesa; lo sopravanzò Ratzinger che ha poi rinunciato, in quota conservatrice. La dicotomia ai vertici della Chiesa sembra quindi acclarata e l'attuale robusta minoranza, che avrebbe voluto il Primate di Milano, Scola, al soglio di Pietro, ha iniziato la sua battaglia contro Francesco. Antonio Socci, ottimo giornalista cattolico di destra, ha anche preconizzato, in un libro, l'invalidità dell'elezione di Jorge Bergoglio, per violazione di norme del diritto canonico. Starà all'abilità politica del gesuita Francesco sinergizzarle a fini utili e propositivi per la sua opzione religiosa. Sarà, come è avvenuto negli ultimi anni, una lotta senza esclusione di colpi.
domenica 12 ottobre 2014
Terzo mondo low cost.
Il timoniere della Concordia vi si era applicato solo da venti giorni. Prima faceva le pulizie e le riverniciature. Riconvertito alla plancia ed al governo dell'albergo galleggiante, veniva pagato per un terzo dello stipendio normale di un timoniere; era indonesiano e non parlava nè l'italiano, né l'inglese. Anche il comandante aveva con sé una lavorante del sesso del terzo mondo e se la tenava in cabina in cambio di una crociera gratis. Ora costei tenta un'improbabile pubblicità "artistica" minacciando rivelazioni e, subito dopo, facendole. Credo che i commenti siano superflui, non tanto e non solo riguardo alla squallida vicenda a trecentosessanta gradi, che ha visto perire crocieristi a prezzi scontati, quanto circa il modus di un mondo infiacchito, speculativo e involgarito. I vertici della Costa crociere, poi, non sapevano nulla: né dell'esistenza degli "inchini", né delle metodiche di reclutamento del personale che, sulle navi da crociera, è sempre e solo costituito da asiatici, inservienti ed attori di varietà, dai costumi coloratissimi e dal sorrisone mongoloide, che, spesso, non sanno nemmeno nuotare. Ma metterli addirittura al timone, contando sugli automatismi di rotta vuol dire non conoscere i costumi professionali dei propri comandanti, dato che dubito che quello di Schettino sia un caso isolato. Anzi, l'incuria chiama incuria, fino agli esiti noti. Fra l'alto, il timoniere, verniciatore e uomo delle pulizie, ha patteggiato la sua pena e poi è scomparso. Risulta irreperibile. Avrà preso al volo un'altra mazzetta per eclissarsi, un'altra occasione da non perdere ed a cui adattarsi, l'unico riferimento della sua vita. Un lavoro procuratogli lontano. Il Comandante De Falco, della Capitaneria di porto, che aveva preso sul serio il codice della navigazione, è stato da allora messo in quarantena e, infine, confinato in un ufficio. Troppo sputtanante quel: "torni a bordo!" O sarà stato per l'esclamazione di chiusura? "Cazzo".
Democrazia semplificatoria.
Ormai il commercio semplificatorio si è esteso a tutte le attività economiche e i servizi connessi, come quello di riscuotere i soldi degli acquisti è demandato a macchinette integrate con bilance. Agli sportelli delle multisale cinemetografiche, avventizi rallentano la fila per spiegare a dei rincoglioniti palesi la facoltà d'abbonamento scontata, con possibilità di utilizzo con altri sconti ai bar, con ricarica di punti, tanto che lo spettatore si confonde, borbotta e talvolta sottoscrive. Con quella tessera plastificata - ci vuola una borsa a scomparti ormai per portarsele tutte dietro, potrà prenotare i posti online, infatti la cassa è ormai un'afflizione, pungolati da famigliole d'aspetto grossolano, investiti dalle corse divagatrici dei bambini fra le luci al neon, contrastati nell'adempimento semplice della praticuccia dalle involute e frenetiche spiegazioni pubblicitarie. La maggior parte delle persone non capisce palesemente un'acca, ma la ripetizione costante delle stesse risparmiose opportunità li incanta e li induce ad indugiare. Sì, perché i loro redditi sono da domenica al cinema, mentre quelli dei cassieri, maschere, baristi e sguatteri, serviranno solo per una pizza. Tutto al minor costo, tutto per un lavoro sottopagato, stupido ed in divisa, del tutto speculare ai contratti a termine dei grossi centri specializzati nei villaggi commerciali: poche centinaia di euro per orari bislacchi a frammentati. Così facendo, si riducono progressivamente gli addetti alle mansioni esecutive ed alle mansioni esecutive si destinano coloro che si vogliono eliminare, o almeno che si vorrebebro eliminare, coloro che sono assunti per essere presto eliminati. E' tutto un mondo di apparenze, facile e inconsistente, nel quale molti non si riconoscono sulla base di vecchie retoriche di appartanenza, più proprie dei loro padri che dotate di prospettiva per loro. Ma il capitale a loro non fa sconti, lo Stato è diventato esattore e nessuno inverte una corsa insensata verso l'inganno e l'illusione. A rallentare la fenomenologia elementare soccorrono i rincoglioniti clienti di cui sopra, almeno in rapporto alla loro rilevanza economica per i capitalisti, mentre torme di ragazzini e ragazzotti si apprestano a prendere da adulti l'atteggiamento insofferente e inconsapevolmente autolesionistico dell'asseveratore della nuova inciviltà che avanza.
sabato 11 ottobre 2014
Accadimenti.
Genova come Firenze, anzi peggio, per l'entità della trascuratezza circa le opere di contenimento dei torrenti che l'attraversano e la lambiscono. La seconda volta in pochissimi anni, tutte e due le volte con dei morti e danni ingentissimi al patrimonio pubblico e privato. Rispetto a Firenze non sono state interessate le bellezze artistiche e i musei: Genova sale e scende, come molte città rivierasche, l'acqua quindi scende a valle o ristagna, portando con se quello che incontra, soprattutto auto e moto. Non vi lasceremo soli! Sempre le stesse ciacole. Il contesto genovose è in crisi da decenni, dopo che l'IRI smobilitò le numerose e grandi aziende che aveva su quel territorio; il numero dei barboni per le strade è impressionante, eppure la città, barocca nei suoi quartieri ricchi, che ospitano, al sicuro, tutta la musealità cittadina è bella e aspra, con i suoi caruggi e dolente e squallida nelle sue periferie sventolanti di centinaia di bandiere del Genoa. L'esondazione non la cambierà di molto. I fondamentalisti islamici hanno già comunicato di aver affilato i coltelli per la macellazione della diciassettenne pakistana insignita del premio Nobel. Ci sono due aspetti che stonano in tutto questo: il riconoscimento del premio per la pace in nome di un inventore di esplosivi( i Talebani lo hanno ricordato, riferendolo ai bombardamenti ) e la corresponsione di milioni di euro ad una minorenne, la cui condizione, famiglia permettendo, potrebbe mutare definitivamente nella povera realtà pakistana e impigrire e sterilizzare la campagna "studentesca" di questa coraggiosa ragazza, forte, fino ad ora, della sua formazione, che il premio in denaro potrebbe modificare im prospettiva. Costei propugna la scuola gratuita per tutti i bambini, maschi e femmine, cioè il superamento in breve tempo della cappa religiosa e di costume che opprime l'Islam povero in tutto il mondo. Il riconoscimento, invece, in quest'ultimo senso, è importantissimo e la reazione dei macellatori di Allah ne è l'attestato più evidente. E' stato premiato, insieme a Malala Yousafzai, l'indiano Kailash Satyarth, che di anni ne ha sessanta e che da venticinque si batte contro il lavoro minorile nel suo Paese, fenomeno che riguarda milioni di bambini analfabeti, la cui condizione si può già considerare "migliore" di quella di altrettanti coetanei che vivono per la strada, in balia di tutto e di tutti. Gli uni e gli altri li ho visti personalmente, in India, appoggiare il capo su una parete in pomeriggi torridi e polverosi, schiavi di padroni urlanti ad ogni minimo cenno di rallentamento, dentro laboratori orafi, in prossimità di mercati ed empori, nei quartieri dell'artigianato. La mia "guida" a Benares è stato un bambino gentile, che mi chiese, in premessa, se io avessi conosciuto i miei genitori, perché a lui non era toccato. Era "ancora" consapevole e premuroso, mentre intorno i conducenti di risciò litigavano con i loro arti "mangiati" dalla lebbra, per accaparrarsi i clienti. Ricordi di un'umanità del tutto identica alla mia, affidata alla casualità senza senso della nostra presuntuosa esistenza. Una volta tanto, un Nobel del cuore.
Iscriviti a:
Post (Atom)
