martedì 12 novembre 2013

In sintesi.

Riepiloghiamo: lo sciopero dei bancari ha visto una massiccia e da qualcuno inaspettata partecipazione. I dati si attestano in un range di variabilità che non si discosta dalle percentuali fra 85% e il 90%. Le filiali che sono rimaste chiuse sono state il 92%. Solo la banca desindacalizzata, che per me non è neanche una banca, ha visto una adesione, nonostante le pressioni incontrastate e dirette, dell'8%. Riconoscimento morale sincero a chi ha deciso di smettere di farsi prendere in giro, esulando dagli arruolati, perché condottieri di ventura con clienti al seguito. A chi, alle promesse non fa seguire i fatti, perché viene abbandonato dalle sue truppe, è riservata la cassa, a stipendi da quadro direttivo, anche di alto livello. Un po' di Brancaleonismo non manca e non guasta. La banca desindacalizzata è quella in cui, complessivamente, si guadagna di meno e non si capisce come potrebbe essere altrimenti. Altre quindici ore di sciopero sono preannunciate. Con strano cinismo, in azienda si sostiene che dall'8% per cento si passerà al 4% e poi allo 0%. Sono infatti in corso, incontrastate, neppure denunciate, richieste di "spiegazioni" intimidatorie. Certamente qualcuno sarà colpito nel KPI ( ma che vor dì?, dirà qualcuno )ma soprattutto nel portafoglio. I manager d'area, neppur dirigenti, schiumano rabbia se nella loro area qualcuno ha scioperato e nelle aree circonvicine nessuno, come se fosse competenza loro gestire le facoltà del personale. La banca desindacalizzata viola, cercando di condizionarli, - negherebbe anche l'evidenza, farebbe la gnorri, ripeterebbe a tutti i livelli gli stessi slogans della propaganda protocollare ufficiale - i diritti costituzionali individuali dei dipendenti e pratica un comportamento antisindacale - quello che si è insinuato come il fumo di Satana - a tappeto. Negherebbe anche questo, con faccia di tolla. Mi auguro che, come la consuetudine di essere crumiri di sistema è stata intaccata, così, le prossime occasioni di lotta non siano disertate e manifestino la consapevolezza della frana che la perdita del contratto nazionale comporterebbe, anche laddove, fino ad ora, ha solo rappresentato un argine. Perché banca desindacalizzata? Perché in una banca con uno sputo, dico uno sputo di sindacato, un caso come quello del condizionamento preliminare e successivo delle facoltà di sciopero, avrebbe scatenato un putiferio, denunce e comunicati. Avete notizia di qualcosa di simile?

lunedì 11 novembre 2013

Labirintite.

Siamo davvero immersi in un'economia globale? Più che altro. siamo nella salamoia di una nuova ideologia, che nega le precedenti. Niente è, infatti, il prodotto di un gesto creatore, bensì un processo storico, lento e contraddittorio. Non è affatto chiaro se e quando si potrà dire di aver raggiunto un punto di approdo definitivo, mentre non vi sarà mai un momento nel quale il processo in corso si completerà definitivamente. Soprattutto perché questo processo si svolge attraverso un mondo geograficamente, climaticamente, culturalmente e storicamente diverso. Inoltre, la cosiddetta globalizzazione non opera nello stesso modo in tutti i campi dell'agire umano. Se, dal punto di vista della tecnica, delle comunicazioni e dell'economia - su quest'ultimo argomento, con molte riserve - l'uniformità espansiva è evidente, non è così negli usi e nella politica. Non parliamo, ovviamente, della politica italiana. L'unico dato certo, rimanendo ancorati alla realtà capitalistica evoluta e dei soggetti che detengono, in ogni parte del mondo, i capitali, si è verificata, in via di fatto, la liberalizzazione dei mercati dei capitali stessi, che consentono loro di andare ovunque trovino una remunerazione più alta. Avevamo già conosciuto questi fenomeni di capitalismo prima della Grande Guerra ('14 - '18 ). Ci fu, allora, una movimentazione di capitali, beni e lavoro, senza vincoli. Siamo oggi tornati ai primordi del capitalismo. La differenza consiste nell'impossibilità, in quei tempi, della planetaria dislocazione della produzione dei beni, che restavano legati al territorio nel quale venivano prodotti. Si noti bene che, a quei tempi, un fattore preponderante, che rendeva globale quell'economia, era l'emigrazione di massa di quelle popolazioni che erano condannate all'indigenza, emigrazione che, sia pur con tutti i controlli ( inutili e solo mortificanti per chi vi veniva sottoposto ) era necessaria e richiesta alla produzione ( come ancora avviene, di nascosto ) come era allora concepita. I processi informatici hanno trasformato il mercato finanziario internazionale e hanno prodotto un totale squilibrio tra l'economia reale, la produzione di beni e la fornitura di servizi reali e il fiume di derivati, diritti, scommesse. La dimensione di questo ciclone è di molte volte superiore al prodotto totale del globo. Una finzione speculativa, dunque. Ma non esiste, neanche per scommessa, che tutti gli abitanti del globo possano usufruire delle stesse risorse e opportunità e, quindi, possano avere la stessa possibilità di accesso ai beni e ai servizi prodotti in ogni angolo del mondo. Le persone , infatti, dispongono di risorse differenti ed è cura minuta dei detentori dei capitali di ridurgliele per aumentare le proprie. Quindi, alcuni sono e restano ricchi, altri sono e restano poveri e, per conseguenza, il loro potere è ineguale; molti sono liberi, moltissimi, in varie forme, non lo sono. Se la globalizzazione significa un più ampio accesso, non comporta un'eguaglianza di accesso per tutti. Per questo, la mistificazione globale, mentre propaganda una vana aspirazione a tutti i prodotti del mondo - soprattutto a quelli immateriali - il mondo resta, invece, ineguale e diverso, in parte per sua natura, molto per celata volontà egoistica. C'è, dunque, una tensione tra due astrazioni: si ripropone un denominatore comune, accessibile a chiunque, per ottenere cose altrimenti, in gran parte, non conseguibili. Quel denominatore è il denaro, cioè un'altra astrazione. Il processo globalizzatore richiede un alto grado di standardizzazione e di omogeneizzazione, senza porsi i limiti della loro tollerabilità, cercando anzi, con prepotenza, di imporli e basta e proponendosi di escludere gli inadattabili, configurando così un non nuovo razzismo culturale e, potendo, pratico. E' un modello utopistico e totalitario che non vuole tener conto che il mondo è, per sua natura, irriducibile all'uniformità. Oltre quale soglia genererà forme di reazione non riducibili ad una ricaduta nel collegamento informatico delle organizzazioni e dell'informazione che vi sottende, nel coordinare transnazionalmente le manifestazioni, come evidenziato nei movimenti dal basso, nel sindacalismo di base, fra gli indignati e i vari occupy, nelle primavere arabe, anche se declinate in un temporaneo autunno. Fino a che punto l'omologazione potrà essere combinata con la multiforme varietà del mondo? Lo strumento attraverso il quale si cerca di condizionare le coscienze e la loro libertà è un'entità esogena che con la coscienza non ha nulla a che fare: la tecnica. La globalizzazione è essenzialmente un processo tecnico, al quale si oppone e non da oggi, lo spirito umanistico e la religione cattolica. Papa Francesco non dice, né potrebbe, nulla di originale. Il confronto tecnico fra tecnicisti e cattolici dura da vent'anni, incompreso ai più, compresi i cattolici tecnicisti. Ricordate quando la Bipop-Carire, prima in Italia, rastrellava clienti, consentendo loro di agire in tempo reale, da casa loro, sul Nasdaq? Ebbene, fu una nostrana replica propagandistica dell'opportunità "democratica" di condividere il banchetto globale per i singoli individui. Si trattava di condividere solo il menu. La Bipop-Carire non c'è più; non c'è più neppure la Holding che la rilevò, Capitalia, dopo che fu scoperto che la Bipop truccava i dati e i bilanci della sua manus finanziaria, la società Azimut. Ai clienti modernisti, emuli di quelli nord-americani, non restarono che macerie di perdite. Comunque, imperterriti, i piazzisti finanziari continuano a raccontarci che il libero mercato massimizza ( dicono proprio così ) la crescita e la ricchezza del mondo ( avendo a riferimento il loro ) e produce una distribuzione ottimale ( per chi? )dell'incremento che, per essere realistico, dovrà pur contemplare un decremento altrove. Guai a volerlo regolamentare. Per questi profeti, quello che conta è il totale di ricchezza prodotta, senza riguardo ai modi in cui è distribuita. Asseriscono, implicitamente, che la distribuzione attuale dei vantaggi non può che restare immutata e che non possa essere migliorata. Ma non è così. Questa concezione è del tutto speculare a quella vigente nel comunismo sovietico, nel quale a ciascun Paese compreso nella sua orbita territoriale intrastatuale veniva imposto di produrre certi beni ad esclusione di altri, in base all'assunto che una produzione programmata, pianificata, avrebbe da sola omogeneizzate e rese complementari le economie. Era, come il nostro attuale, un sistema totalitario, anche se non mercantile, solo un poco più ingenuo ed elementare che non selezionava ruoli e opportunità, da scambiarsi, secondo il criterio del minor costo, a "costo", invece, di uno squilibrato, non innovativo sviluppo ( si fa per dire ) dell'economia mondiale.

domenica 10 novembre 2013

Derive.

Le indeterminatezze della globalizzazione e le dissimulate forzature degli ultimi vent'anni, continuano a modificare, in termini apparentemente casuali, i nostri paesaggi, nei quali eravamo abituati a gettare le nostre ancore. Rimescolano le persone e sconvolgono le loro identità sociali. Nelle loro forme più crude, prendono le sembianze dei migranti, che sono odiati perché ci trasmettono un senso di paura, che ci induce sulla difensiva per non correre il pericolo di incappare nella loro sorte, nella loro stessa perdita di identità. Costoro sono scarti delle loro comunità, non hanno più, in quell'ambito, nessuna possibilità di sopravvivenza e si illudono, per l'ultima volta, di trovare opportunità o ricetto, non necessariamente limpido, in realtà nelle quali non sono previsti, se non come occasionale strumento, di ogni genere. Scarti, dicevamo, espulsi perché rifiutati. In quella condizione di sradicamento che ne marchia e depriva la psiche, può essere compiuta su di loro ogni sorta di crudeltà, indifferentemente e impunemente. Sono persone derubate della loro identità e della loro autostima. Per non "vederli", adesso che sono tanti, troppi per consentirci di cavarcela con "fioretti" solidali, "dobbiamo" relegarli in campi di concentramento e poi deportarli. Non devono ricordarci l'ingiustizia che li ha prodotti. La prassi concreta del capitalismo, accompagnata dalla sua propaganda "culturale", ci è stata restituita nella sua primordialità e ha provocato la definitiva esclusione degli schiavi potenziali, se fossero appartenuti alle generazioni che li hanno preceduti, ha favorito l'arricchimento esclusivo di criminali sfruttatori, non intaccati dalle rare e occasionali sanzioni che colpiscono qualche elemento intermedio ed imprudente. Per noi, del cosiddetto mondo integrato, l'obiettivo professionale che altri sfruttatori hanno prefigurato e ormai quasi raggiunto, consiste in tempi minimi d'impiego e in un sistematico depauperamento del nostro reddito. Ad esempio, nella Silicon Valley, vivaio di tecnologia, è attualmente di otto mesi il tempo massimo d'impiego rilevato, per ogni categoria e competenza messa a profitto. In queste condizioni, già intrinseche al nostro ambiente giovanile, pensare a lungo termine è fuori questione. Se non c'è pensiero a lungo termine, se non ci si può aspettare di rivedersi, non si può più provare un senso di destino condiviso, un'esigenza di fare fronte comune e i rapporti che ne scaturiscono sono fragili. Avvertiamo la mancanza delle reti di sicurezza che erano costituite dalla connessione fra simili, amici e fratelli di destino. I mercanti di consumi sono sempre in agguato per estrarre le emozioni da questo habitat affamato di tempo e fatto di rapporti che si restringono e le reinvestono in beni di consumo. La promessa pubblicitaria è che ci libereremo, tramite loro, dai compiti gravosi, che ci risparmieremo il bisogno di sacrifici e dalle concessioni che qualsiasi legame diretto necessariamente comporterebbe. Ci offrono di poter recuperare eventuali "perdite" attraverso la frequente sostituzione delle merci, con altre potenziate e quindi, chissà perché, più seducenti.I beni di consumo rappresentano una mancanza di finalità, una revocabilità delle scelte, una totale "fungibilità" delle scelte medesime. Ci raccontano sempre la stessa storia: che nessuno ( tranne loro, i soliti vincitori ) è indispensabile perché l'utilità potenziale è diffusa e quindi sostituibile, se vincoli, lacci e lacciuoli non la stabilizzano, che un essere umano è di qualche utilità per altri esseri umani, soltanto a condizione di essere sfruttato a loro vantaggio; che la pattumiera, destinazione ultima degli esclusi è la prospettiva naturale per chi non si adegua più e non "desidera" più essere sfruttato in questo modo. L'esperienza storica appena superata, nella sua formulazione sociale, aveva mirato all'inclusione , ad integrare le persone, metterle in riga e tenercele. Nell'attuale, liquida, si mira invece all'esclusione, ad individuare le persone che non si adattano al posto loro assegnato, a scacciarle da lì dove si trovano e a deportarle " dove è il loro posto", a non consentire la loro vicinanza al "sacro suolo" delle nostre cerimonie confermatorie, al nostro contesto di incasellati, seppur complessamente stratificato. Vengono compilati elenchi di persone da emarginare, a cui rifiutare credito, esuberi da consegnare a un limbo non più salvaguardato. Quante affinità con i pogrom! La comunità si è recintata. Al suo interno, per potervi rimanere, si fanno i guardiani, le spie; le invadenti telecamere servono a tenere fuori gli indesiderabili. Di tutte le sinergie, la più congruente è quella fra il sistema inclusivo e quello esclusivo. Il precedente modello di monitoraggio e "reclusione" ha spostato il suo raggio di applicazione alle zone off-limits. La sua ratio resta immutata: tenere "dentro" le persone e metterle in riga ogni volta che escono dai ranghi. E' una funzione secondaria, derivata, supplementare del vigente sistema dei rifiuti. I due sistemi interagiscono nel pattugliamento dei confini fra il "dentro" e il "fuori". Insieme abbracciano l'intero universo sociale. Una delle funzioni del primo sistema è di farci accettare le miserabili e immiserenti attenzioni del secondo, offerto come una delle tante falsificazioni che si vendono, nelle apparenze di una salvezza, di una operazione di salvataggio, in una ebetudine frustrante. Una sorta di "liberazione" penalizzante e relegatrice. Guardatevi bene dai consigli e dalle consulenze non richieste. La scelta si riduce fra il restare in riga e l'essere rifiutati. Un gioco combinato fra l'inclusione coatta e l'esclusione obbligatoria. Ci siamo impegnati, abbiamo lottato contro i muri, le torrette di guardia, i recinti e ci siamo riusciti. Adesso, a tutti noi che viviamo insieme questo tempo, ma soprattutto a chi, in prospettiva, ne marcherà il tragitto più lungo, spetta di sconfiggere la trama perversa che vorrebbe condurre le nostre vite nella spirale dell'inclusione coercitoria e ripetitiva per veicolarci nell'esclusione, già prevista e programmata al momento dell'accesso e a farcela subire come l'unica forma che si possa dare. Ci spetta di sconfiggere la deriva del disumanesimo che ci affligge.

martedì 5 novembre 2013

Vespasiani istituzionali.

Angelino Alfano fa rapire la Shalabayeva e spadroneggiare degli agenti stranieri sul suolo nazionale, eppure continua a fare il fantaccino-congiurato, figliol prodigo del PDL, Anna Maria Cancellieri fa uscire Giulia Ligresti e se ne compiace in Parlamento, denegando, riaffermando, sottolineando e "minacciando" dimissioni con la certezza che non saranno richieste. Fa tutto da sola, preoccupandosi anche di ribadire le qualità del figliolo raccomandato. Josepha Idem che pagaiava-pagaiava se ne è dovuta andare, "esemplarmente", perché non aveva e non forniva appoggi nei gangli degli interessi combinati. In fondo, anche Berlusconi, per molti aspetti sembra un pirla in questo nido di vipere. Italia latrina d'Europa. Italiani, brava gente. In quale film?

Prospettive.

Fra pochi mesi cominceremo il processo di convergenza bancaria europea. Speriamo che sia un percorso breve e rigoroso. In Italia, in particolare, sono troppe le sedimentate abitudini ambientali che andranno rimosse, insieme al conseguimento - finalmente - della più assoluta trasparenza ed univocità dei comportamenti creditizi. E' quindi fuor di luogo che, a poche ore dallo sciopero di sopravvivenza della categoria, sia cominciata, soprattutto dove non si era mai scioperato, per nessuna causa, pur sussistendone, proprio per questo, svariati e significativi motivi, una chiamata a fornire delle "spiegazioni" e, possibilmente, degli atti di contrizione per una vertenza che si configura come dura e risolutiva. Per una volta che sono stati messi in discussione i "principi" da business-men, applicati a operatori di sportello che svolgono numerose incombenze da ausiliari e di altri sviluppatori da corsa in surmenage, si è manifestato l'antico sospetto verso il volgo, proprio strumento, non più succube e mansueto, ma irredento, nell'affermazione della "propria" identità e nel recupero del proprio spazio e, senza il minimo stile, ad onta dei manierismi di cui si nutrono e dietro cui si nascondono questi ambienti, il condizionamento morale si è rimanifestato nello specifico di un ambito nel quale si sono intaccati i diritti costituzionali individuali delle persone e si sono posti in essere comportamenti antisindacali. L'esame critico informato, libero e personale, deve accompagnare le scelte, libere e individuali, durante tutta la vertenza che è appena iniziata, nella valorizzazione dei propri interessi, a cominciare da quello consistente nel non farsi prendere in giro da nessuno ( sottolineo due volte "da nessuno" ), senza accettare intimidazioni mascherate, da qualunque parte ( sottolineo due volte " da qualunque parte" ) messe in atto. Le scelte si fanno liberamente, nel merito delle cose e la dialettica dei "sistemi" non deve mai farci appiattire, ad esempio, nel mezzo che non sceglie.

domenica 3 novembre 2013

Il crepuscolo degli dei.

Mille e cinquecento opere pittoriche sono state ritrovate a Monaco di Baviera, in casa di un anziano discendente di un mercante d'arte che le aveva acquistate nel dopo guerra. Il loro valore, ad una prima stima, ammonta ad un miliardo di sterline. I proprietari, Ebrei che costituivano la miglior borgesia colta di Monaco, ne furono espropriati, ad opera delle squadracce naziste, a partire dal 9 di Novembre del 1938. Si trattava, secondo l'ideologia ufficiale del nazismo, di opere "degenerate", la cui incetta i gerarchi curarono nei minimi dettagli, non solo in Germania, ma in ogni Paese soggetto al loro arbitrio, anche nell'ex alleata Italia, dove Kappler ne fece requisire per se in grande quantità. Anche Hitler, dunque, si cautelava, con i più ambiti "beni rifugio", per la sua vecchiaia, come fanno tutti i grandi imprenditori e i più ricchi finanzieri, fidando sul geometrico aumento delle quotazioni delle opere create dalle mani più accreditate. I dipinti monegaschi erano stati dati per distrutti, senza produrne indizio alcuno, durante i bombardamenti che avevano segnato la fine del Terzo Reich; invece, un noto gallerista ne aveva fatto incetta, essendo ben a conoscenza della loro esistenza e dei luoghi dove erano detenuti, attraverso i canali occulti di cui beneficiano i maggiori mercanti d'arte, che si valgono, direttamente o per conto di committenti terzi, dell'opera di ladri provetti. Il crepuscolo degli invasati che si credevano dei, ne svela la natura di profittatori dell'imbecillità altrui e di ladri volgarissimi, mentre, purtroppo, sono riveriti e ( falsamente ) ammirati i mercanti - non solo i galleristi - dell'arte ridotta a mercimonio. Pezzi singoli, a pagamento, si trovano anche in case private, di persone dell'ambiente pittorico o della sua mercificazione e, occultati, passano di generazione in generazione, ma non per via di testamenti olografi.

Epoche a confronto.

Il dibattito pubblico si è, per così dire, privatizzato. E' una corsa senza esclusione di colpi, un confronto disperato e vile, alla ricerca degli altarini del prossimo. per farlo cadere dal piedistallo su cui si è posto o, molto più spesso, sul quale è stato posto. Tutta la filera delle carriere nazionali è intrisa, incistata di clientelismo e di familismo e, per inveterato costume, così sarà fino a quando la dissoluzione mercantilistica dei legami avrà sciolto quel vincolo dinastico o semplicemente affettivo. Anche chi si è rivestito del più austero istituzionalismo, alla prima verifica degli affetti, delle amicizie e dei sentimenti di "umanità", fa regredire i suoi obblighi protocollari di equanimità a ciarpame burocratico e, con piena dedizione, usa le sue cariche e i suoi poteri per "superare" la legge. e' quanto ha fatto, per ultima, la baritonale ministro della Giustizia - absit iniuria verbis - già ministro dell'Interno e mai così prefetto-commissariale da quando è andata in pensione. Adduce, come tutti, una generica persecuzione politica, perché ha sciolto un Comune capoluogo di provincia per mafia ed alcuni altri piccoli Comuni. Ma con costoro non intratteneva rapporti sedimentati di amicizia e , come aveva fatto in queste meritevoli circostanze, doveva continuare a fare anche in occasione di una richiesta privata, da parte di una famiglia, altrettanto o altrimenti mafiosa, con la quale, la sua di famiglia, aveva intrattenuto, "per via di quel cretino di suo figlio", diceva Giulia,la beneficata, rapporti di interessi milionari. Il pargolo comunque proveniva dall'establishement bancario, "refugium peccatorum" di tutti i figli di famiglia, dotati di un tutor. L'Italia è tutta e solo così e bisogna cominciare, con la necessaria "disumanità" a tagliare la filiera del privilegio ereditario, senza invidie, senza sentimenti personali, a cominciare dal piano istituzionale. Noi abbiamo avuto anche un terrorista raccomadato dall' allora Ministro degli interni Cossiga: il figlio del Ministro del lavoro Carlo Donat Cattin. Per questo, pur meritevole in altre circostanze, la Ministra baritonale dovrebbe passare la mano, come è stata indotta a fare la Ministra Josepha Idem per pochi spiccioli di evasione fiscale su un immobile di sua proprietà. Ai fini delle dimissioni o meno, gioca l'entità degli interessi tutelati o rivestiti dalla persona in causa? Se così fosse, l'Italia farebbe meglio ad uscire dall'Unione europea, a prescindere dai suoi fondamentali truccati, se aspira, ma non aspira, a recuperare i suoi principi fondativi del trentino De Gasperi, già deputato al Parlamento austriaco. La lotta per il potere si esercita sulla compromisione a 360° della società italiana e della sua ereditaria classe politica, in un combinato disposto di equilibri economici, sociali e castali che, sotto una patina pseudo-rinascimentale dichiarata, ci apparentano invece alle corporazioni medievali, di quel Medio Evo che è la nostra cifra costante. Durante la Prima Repubblica, almeno si confrontavano, con ampia partecipazione popolare e non solo, come disse efficacemente una volta Andreotti, con una presunzione di rappresentanza, riferendosi ai partitini di contorno che, per farsi valere, facevano più chiasso possibile e mettevano in atto tutte le interdizioni più opportunistiche, fidando sull'impossibilità dell'alternanza al Governo, che Aldo Moro cercò ecumenicamente di superare, rimettendoci la pelle, inviso sia ai comunisti duri e puri, sia agli Statunitensi e ad Henry Kissinger in particolare. Si poteva immaginare quanti partiti d'occasione sarebebro sorti con il maggioritario e quante osmosi maggioritarie ne sarebebro derivate? Un'altra prova della pervicace volontà di truccare il gioco e d'invarianza degli assetti che al gioco partecipano. Ma, almeno, al livello popolare, il dibattito verteva e ferveva su grandi temi, sul senso di classe, dissimulato presso i democristiani, fieramente rivendicato presso i comunisti, il cui sfilacciamento, con annessa riproduzione del partigianesimo armato, cominciò negli anni del ventilato "compromesso storico", che con le "convergenze parallele", costituiva un binomio di assurdità, tutte "politiche". Oggi che il compromesso storico, voluto dalla Unione europea, si è realizzato sotto la regia e la garanzia di Giorgio Napolitano - ne sarà stato appagato? - , fra due sbiadite rimestate dei due grandi partiti nazionali, lo sputtanamento, in funzione del "fatti più in là", è diventato il life-motive, il refrain quotidiano di una politica senz'altro scopo e funzione che la conservazione agli stessi apparati di cui sopra, delle leve dell'assegnazione successoria dei posti di comando e di lucro. E' questa la classe dirigente che, in fondo, a maggioranza, democraticamente e, in parte, trasversalmente, vogliamo. Speriamo che questa Europa, per noi, ma a causa nostra, così faticosa, sparigli il campo e non consenta alle pedine di tornarvi nella stessa posizione di prima. La storia d'Italia nei decenni precedenti era stata caratterizzata dai Governi liberali, in gran parte caudatari della rendita fondiaria e, solo in parte, riferentisi alla nascente industria. Questi liberali, avevano agio di dividersi in "destra" e "sinistra" e, purtroppo, la sinistra fu, fra le due componenti, la più guerrafondaia, forse sperando di imprimere una dinamica modernizzatrice al Paese. A sinistra, i socialisti erano maggioritari, ma pasticcioni e a loro si rivolse l'ex repubblicano delle campagne romagnole Benito Mussolini, per la sua scalata al potere, che trasformò, alla fine del suo approccio, nel suo esatto contrario, basandosi sul potere che era già in essere, non su quello da costruirsi. Si agisce politicamente, in Italia, in maniera difforme, oggi? Mantenenne qualche aspetto della sua originaria dottrina, che portò ad una ottima economia semipubblica e all'istituzione dell'INPS. Uno di questi baluardi è stato frettolosamente fatto cadere, il secondo resiste: vedremo o vedranno, fino a quando. Dopo la fine della guerra, caduto il fascismo, con l'ausilio del Vaticano e per assegnazione d'area geo-militare, l'Italia si accomodò nella parte atlantica dell'Europa, fondò i prodromi dell'Europa unita, fu cofondatrice della CECA - Comunità europea del carbone e dell'acciaio - e dell'Euratom, primo nucleo della fisica nucleare comunitaria. Lo fecero tre statisti cattolici: l'Italiano De Gasperi, il francese Schuman e il tedesco Adenauer. Il serpente monetario, i cambi ristretti ma flessibili, consentirono all'Italia di superare almeno due momenti gravemente critici della sua storia economica recente e di non intaccare un benessere diffuso, ma mal attribuito, attraverso, cioè, il voto di scambio, le pensioni di invalidità, il clientelismo lavorativo e delle carriere, la castale attribuzione delle cariche, il sedimentarsi di troppe, tradizionali ma retrograde nicchie di potere e di interessi economici. Le migliori competenze, se erano frutto di abnegazione personale, erano anzi relegate, non valorizzate e svilite, a favore di posizioni di vertice, nelle quali persone grevi e ignoranti, incompetenti e dannose, che non dovevano essere sottoposte a confronto, senz'arte né parte costruirono ottime posizioni di rendita al riparo della politica e delle lobby nostrane. Crolla il Muro di Berlino e, insieme, l'impunità di una classe politica, sicuramente corrotta fino alle orecchie, ma, a prescindere, da demolire finalmente, per mano di una magistratura - quella milanese, non certamente quella romana, chiamata storicamente a mettere insieme i cocci dopo che sono stati raccattati e ricomposti - che per cinquant'anni non aveva mosso un dito contro la corruzione evidente e documentatamente denunciata dalla stampa radicale. In un certo senso, Mani pulite fu un resumé di intere collezioni de L'Espresso. Il Partito comunista si sciolse e fu proposta una gioiosa macchina da guerra che si dimostrò scarburata, prima che ne prendesse la guida un democristiano tradizionale e di lungo corso come Romano Prodi. Il promotore pubblicitario dell'ultimo socialismo meneghino - i socialisti a Milano avevano sempre espresso il Sindaco, mantenevano il pareggio di suffragi con il PCI, ma alla fine non si dimostrarono all'altezza - anticipando le confuse tendenze attuali, offrì il suo appoggio mediatico a un democristiano di sinistra, il Segretario Mino Martinazzoli, che lo mandò a spendere. Timoroso per le sue aziende, consapevole di come le aveva potute acquisire e coagulare, consigliato da un siciliano altrettanto ambiguo, Marcello Dell'Utri, "scese in campo" a cinquantanove anni e, forte dell'impatto d'immagine che i media forniscono, ma soprattutto della maggioritaria parte conservatrice, non solo benestante, a diversi livelli, del Paese, in un colpo solo diventò Presidente del consiglio e cooptò una schiera di dipendenti-clientes alla sua coorte, che si chiamò Forza Italia. Questa formazione, ripetutamente trasformatasi - fateci caso: esattamente come, sull'altro versante, l'attuale PD - governò e attualmente influenza conflittualmente ogni decisione che il Governo possa prendere, in primis, acrobatici aggiustamenti della posizione giudiziaria del suo leader, che durante i suoi periodi al Governo si aggiustava la legislazione e che faceva indisturbato l'opposizione, quando al Governo c'erano i suoi presunti competitors. D'alema e Prodi: D'Alema il giubilatore di Prodi ( si servì, la prima volta della longa e ingenua manus di Bertinotti ). Sono passati vent'anni e, sparito il PCI, la fu DC tenta grottescamente di risorgere, ma si contraddice e inciampa continuamente. All'interno del PD, si è replicata la lotta endogena, per correnti, che squallidamente, caratterizzò la DC. L'ultimo rampollo della Balena Bianca è quel figlio d'arte di Matteo Renzi, che dice tante belle cose, ma si astiene rigorosamente dal proporre un programma; quindi si atterrà ai desideri dei poteri consolidati. "Se la DC sceglie, è perduta". Sempre Andreotti. All'epoca della Prima repubblica, lo sputtanamento eruttava solo nei momenti topici della lotta politica, che almeno c'era, per poi sgonfiarsi a ranghi ricomposti, a equilibri nuovamente stabiliti. Come fanno le cosche mafiose. Oggi, nel vuoto pneumatico dei contenuti, è diventato endemico e, ad ogni equilibrio instabile, inizia il lavorio di lesina per indebolirlo e farlo crollare. E' come se, sempre nell'ambito delle dinastie di settore, potessero assurgere alla competizione - quanto al potere, è tutto da vedere - anche i cadetti. La sagra dei vaniloqui può cominciare.

Sintomi unitari.

Le faide primordiali, trasformatesi in moderni regolamenti di conti, fra mafiosi si sono già manifestati in Lombardia, in tristi paesini dell'hinterland milanese e brianzolo, nei quali, da anni, viene denunciato un radicamento della n'drangheta, che vi ha esportato i suoi metodi, che ha assunto il controllo di molte imprese commerciali, che esercita l'approvvigionamento e lo spaccio della droga in quelle zone, ricche e nebbiose, Le istituzioni cittadine o paesane, di fronte ad una smaccata evidenza, al commissariamento del primo comune del nord per infiltrazioni mafiose, alla prova certificata del voto di scambio con esponenti della malavita, come al sud, si stracciano le vesti e se la prendono con chi le denuncia all'opinione pubblica, rivendicando ipocritamente la loro purezza incontaminata. Regioni povere, quelle di provenienza dei mafiosi, regioni ricche quelle di approdo. Insieme al malaffare criminale e alla sua violenza, hanno esportato purtroppo una mentalità, che si riteneva fosse aliena, prima di cimentarsi con una realtà esogena, metastatizzatsi con impressionante facilità, nel tessuto economico e politico di quelle zone, abituate per l'innanzi a più prosaiche, casomai meschine, ma non sanguinose diatribe. Nella negazione di un'evidenza nota agli indigeni e ormai sotto gli occhi di tutti, c'è, non solo omertà, ma connivenza a diversi livelli. Il collante è la finanza in senso lato, sia in forma di finanziamento alle imprese, prosciugatosi bancariamente negli ultimi otto anni, sia nella forma dell'acquisizione di beni e di partecipazione ad imprese locali, che hanno fatto della malavita d'importazione "una di famiglia". Così, realisticamente, possiamo celebrare il centocinquantenario anniversario della costruenda unità d'Italia.

Ficcanasismo sotto traccia. Il paese globale.

Non si fa in tempo ad apprendere, attraverso un filtraggio sistematico delle rivelazioni di Snowden, il transfuga ospitato in Russia della NSA, sullo spionaggio ( soprattutto verso il paese cardine dell'Unione europea e la sua leader ) che, da fonti inglesi - le più cinicamente compromesse nello spionaggio all'Europa continentale e al mondo, in accordo con gli Stati Uniti, che anche Germania ( la più dotata tecnologicamente ) Francia, Svezia e l'Inghilterra stessa, sempre presente su tutti i tavoli, avevano sviluppato un sistema di spionaggio delle telecomunicazioni ( non è specificato di quale raggio ), nel quale avevano cercato di coinvolgere anche le agenzie civili e di difesa dello spionaggio italiano, che, adducendo i limiti che la legislazione nazionale pone alle intercettazioni, o meglio, al monitoraggio delle medesime, hanno dovuto opporre un rifiuto, pur "dimostrandosi ansiose di potervi partecipare". Le due agenzie nazionali avrebbero dimostrato agli stranieri la loro assoluta incapacità di collaborare anche fra di loro. Per una volta tanto, le nostre strutture di intelligence ci avrebbero fatto una bella figura, non prestandosi al gioco disinvolto e certamente criminale delle altre potenze europee. Le entità consimili, da noi, sono preposte al controllo, le une delle altre. Sta di fatto, però, che, storicamente, i nostri servizi di sicurezza hanno agito contro gli interessi nazionali ogni qual volta la politica istituzionale gliene ha fatto richiesta. E' ridicolo e fuorviante parlare di deviazioni di parti dei servizi e di sollecitazioni di specifici, ma non specificati, ambienti; si è trattato, durante la stagione delle bombe, dei depistaggi, di un'azione coordinata con i referenti ordinari e quotidiani dei servizi stessi, che altri non possono essere che le istituzioni. Comunque sia, oltre alla acclarata capacità nostrana di fare del male solo a noi stessi, dobbiamo prendere atto di essere in un sistema subdolo ed integrato di indiscrezione strumentale e generalizzata, nella quale le strutture unitarie e quelle di alleanza, sono in realtà disgregate e malfidenti le une delle altre. Tromboneschi e ridicoli sono gli sdegni e le recite circa la propria virtù investigata e ferita dal sospetto spionistico di provinciali ma letali apparati. Orizzontalmente, senza nemici ideologici e militari dichiarati, direi senza veri principi a cui riferirsi, siamo nella più totale incertezza e debolezza interpretativa degli eventi liquidi su cui galleggiamo. Spiamo, non si sa mai.

Doppi, tripli giochi..immobili.

Dopo l'abbandono del Governo da parte di Silvio Berlusconi...., che ha segnato anche la sua fine politica, a dimostrazione del fatto provato e incontrovertibile che chi lascia una posizione legittima e legittimata, in nome di qualche astrazione - in questo caso nazionalistica, ma antinazionale - si mette in mano di chiunque, sia che si tratti di pavidi doppiogiochisti, come nel nostro caso, sia che si tratti di ostili potentati superiori in Unioni formalmente unitarie, ma solo alle condizioni prevalenti. Come ha fatto a fidarsi di persone che gli avevano retto il gioco per anni e anni? Si dirà: proprio per questo. Come se non fosse stata la prova più evidente della loro inaffidabilità che si sarebbe ritorta contro il rincoglionito leader delle più smaccate apparenze e delle più sfacciatamente contraddittorie dichiarazioni. Dopo l'abbandono del Governo da parte di Silvio Berlusconi...la pallina è rimasta in mano agli smidollati protagonisti istituzionali che gli sono succeduti al Governo: il professorale senatore a vita e la sua streghetta piagnucolosa e l'ineffabile ex leader dei giovani democristiani, oggi a capo di un Governo a termine che prende alimento dalle incertezze dei suoi confusi competitori e che, senza prendere decisione alcuna, che ecceda l'ordinaria amministrazione, sta portando le categorie sociali del Paese ad una radicale semplificazione, scegliendo il potere reale e cercando di ammansire le greggi tosate. Anche la residua opposizione è moralistica e lagalistica e demanda allo sdegno popolare ed alla vendetta giudiziaria, la decimazione delle schiere avversarie, riadattando alle medesime, immodificabili, gattopardesche situazioni, lo stesso inane canovaccio. L'inazione è assoluta, le proposte di prese in giro, periodiche. Si prefigura un Governo di lunga durata, ad onta delle dichiarazioni contrarie, come quello quadriennale di Bettino Craxi, prodromo del disastro personale del medesimo, troppo ingolositosi di affari, durante un così inusuale mantenimento della cadrega. Il fatto nuovo consiste nell'imprescindibile catastrofe che l'Unione europea ha previsto per noi cittadini, ma non per le istituzioni complici di un Paese storicamente traditore e truffaldino nei confronti dei suoi cittadini.

Omicidi e spionaggio a distanza, globali.

L'amministrazione democratica statunitense non promuove guerre e questo, per chi è destinatario dei bombardamenti a tappeto che contemplano tutte le iniziative imperialistiche degli USA nel mondo strategicamente interessante, è comunque un bene, ma il suo Presidente, premio Nobel per la pace, non si astiene certo dalla guerra non convenzionale e dagli omicidi mirati. Che la CIA abbia licenza di uccidere è dimostrato dai fatti, che il Presidente nord americano approvi o disapprovi la lista delle potenziali vittime dell'intelligence, su elenchi periodicamente sottoposti alla sua attenzione, è notizia di un anno fa. Un drone, un areo senza pilota, ma armato, condotto via computer da una base sul territorio statunitense, ha ucciso il capo dei talebani pakistani, all'interno quindi di un Paese fortemente contraddittorio, ma alleato, con un missile sparato da un aereo silenzioso e anonimo, un giorno prima che costui iniziasse, da capo delegazione, una trattativa di armistizio, se non di pace, con le autorità legali del suo Paese. Fuori dell'ufficialità, i movimenti islamisti sono molto forti e politicamente influenti in un Paese che ha per capitale la Citta dell'Islam, anche se decenni di alleanza strategica con gli Stati Uniti, da parte di famiglie e di oligarchie militari in reciproco conflitto, non abbiano fatto altro che sovrapporre strutture aliene alla mentalità e al costume della popolazione e delle autocrazie stesse, se è vero che Osama Bin Laden si nascondeva nei pressi di una base militare. La facoltà di intervenire senza accordi ufficiali sul territorio alleato, gli Stati Uniti se la sono auto arrogata e la praticano con la stessa indifferenza con cui sganciarono due bombe atomiche sul Giappone e con la quale radono sistematicamente al suolo tutte le strutture civili dei Paesi contro i quali confliggono. Fecero così anche In italia durante la campagna contro i nazi-fascisti. Fanno quel che fanno in assoluta serenità circa le conseguenze penali dei loro atti, dato che, basandosi sul privilegio della forza, non riconoscono altra giurisdizione che la loro, che al massimo punisce i discostamenti dalle disposizioni ricevute, nell'ambito dei gesti criminali compiuti. Come intervengono discrezionalmente dove ritengano che sia utile per loro e sia reso contingentemente possibile dalle circostanze, quindi, con rapida e proterva azione, così spiano, soprattutto gli alleati, timorosi - dato che "ognuno dal cuor suo, l'altrui misura" - che siano autonomi nelle loro strategie e quindi potenzialmente in contrasto con gli interessi statunitensi, favoriscono le diatribe interne agli Stati e si costituiscono un amplissimo materiale ricattatorio nei confronti dei succubi alleati. Sono poi di una liberalità adamantina, quando qualcuno li sbugiarda, a mezzo rete, in tutto il mondo e, se non riescono ad eliminarli fisicamente, li condannano a delle pene assurde, con le accuse più retoricamente infamanti. Il tempo della leadership americana sul mondo occidentale segna un momento significativo di crisi, al quale l'orizzontalità della rete e delle diffuse competenze di accedervi, stanno infliggendo un colpo significativo. Gli Stati più colpiti e più attrezzati in queste contingenze post Guerra fredda sembrano intenzionati a reagire, sia non prestando più truppe al piantonamento delle aree di crisi ( Italia esclusa ), sia non aderendo agli accordi commerciali dei quali gli statunitensi sono i più bisognosi fruitori. Era ora. Si apre adesso il gioco intrecciato e globale delle doppiezze diplomatiche e spionistiche, fra e all'interno delle potenze in conflitto d'interessi. Ovviamente, noi siamo come quell'avvocato Azzecagarbugli, che annuiva a destra e ammiccava a mancina.

venerdì 1 novembre 2013

Astrazioni imprenditoriali.

L'imprenditore, diventando globale, è diventato, a quanto pare, anche astratto. Non si identifica più con il capitalista, che se ne sta acquattato da qualche parte, lui o i suoi capitali, e neppure con il CEO - Amministratore delegato, o altra figura di fiducia. Così si dice, ma sopravvivono invece, a macchia di leopardo, le più varie versioni di padronalità, mentre si discetta, davanti ad un tradizionale piatto fumante di pasta, di orizzonti economici ecumenici. Le mani adunche dei possidenti si stringono, meschine e subdole, sul peculio, i galoppini galoppano e, intanto, l'imprenditore è diventato imprendibile, astratto appunto. Se già prima, il capitalista si poteva far sostituire, da località amene, da un incaricato strapagato all'uopo, pare che ora anche costui possa essere surrogato da una tecnocrazia o più modestamente tecnorganizzazione, composta da una coorte, la più ristretta possibile, dei sopracitati galoppini, uniformi, non solo nel passo, ma anche nella indefettibile professione di fede, che viene consolidata e rafforzata da continue ripetizioni riaffermatorie. La tecnorganizzazione è mobile, non solo all'interno delle mura amiche, ma anche fra mura e mura, in un'osmosi altrettanto incessante di portafogli e carriere, meglio, di prebende. La tecnostruttura si divide, quindi, fra prestatori d'opera e portatori di altrui denari, addetti, per così dire alla raccolta e al trasporto, con il quale trattano privatamente, per sé. Quest'ultimo è il modello bancario e finanziario, in questi tempi nei quali l'industria non è più sostenuta, se ne asseconda invece la morte. L'imprenditore astratto, che è il prodotto di quanto precede, sarebbe colui che, acquistando i beni che rivende da aziende strutturate tradizionalmente, in una gara al ribasso che ridimensionando tutte le voci di costo, abbatte immediatamente il valore economico del lavoro e supera di slancio contratti e minimi salariali, costruiti da generazioni di lavoratori, attraverso rivendicazioni. Così l'astratto "creatore di ricchezza" acquista a prezzi decrescenti i beni che sono oggetto di domanda e li rivende, dalle Seychelles, ad un prezzo superiore, realizzando per questa via il profitto. Che cosa di diverso facevano i proprietari terrieri, casomai restando in vista dei loro fondi, che altro fanno gli investitori, proprietari dei capitali che pretendono di gonfiarsi nell'impresa, imbufaliti e razzisti ( li ho sentiti io )alle annuali assemblee di bilancio? Non è che l'astrazione serva solo a nascondere l'anonimato sfruttatore?

En attendant Godot.

Quà c'è qualcuno che sta aspettando la ripresa e che fa chiasso perché non arriva. Un po' come nelle famiglie senza mezzi, dove non si va in vacanza e presso le quali la Befana non passa o lascia le solite misere cose. La ripresa, cari giovani-vecchi ( o siete già la seconda infornata della categoria? ), non verrà. Sarà, anzi, la vostra condizione a stabilizzarsi, le vostre proteste ad essere criminalizzate, la vostra categoria sociale ad essere emarginata in appositi quartieri. O ci siete, o ci fate. Anche se ci siete, dopo un po', cominciate a farci e poi proseguite in eterno. Se si tratta di una forma di associazionismo, ben venga, se si tratta di una nuova professione di fede, altrettanto, ma se si tratta di un'aspirazione eterna, demandatela ad una vita che non esiste, per ciò stesso, futura. L'aspirazione di trovare lavoro, che non sia quello di deputato, attraverso la politica, è un riflesso famigliare della prima Repubblica, a meno che non abbiate una Cancellieri per amica. No, neanche questo: la summenzionata è amica del giaguaro. Francescanamente - va di moda - le organizzazioni sociali, sindacati o Onlus? - vi proporranno lavori ultraflessibili, a salario dimezzato per due addetti, ma solo nell'ambito delle categorie corporative, i Ministri democristianoni, un anticipo della pensione, quella posticipata dalla Fornero, per favorire le aziende e gli enti previdenziali, con una decurtazione sulla decurtazione pensionistica, che vi precipiteranno o vi consolideranno nel proletariato. Hanno in mente una famiglia tradizionale e modesta, pallido riflesso di quelle padronali antiche, mentre la società è già trapassata al coniugio flessibile, portato del mercantilismo. Insomma ragazzi, in forme aggiornate, vi stanno prendendo tutti per il culo e qualcuno di voi, per residua o inconscia ambizione ( attualizzatrice o futuribile? )lo trova rassicurante.

giovedì 31 ottobre 2013

Clientelismi.

Brava la baritono Anna Maria Cancellieri, il Prefetto ministeriale della Giustizia! Ha tolto dai vincoli una delle rampolle dei Ligresti, Giulia, che stava diventando anoressica in carcere perché non abituata alle sue durezze, mentre era stata sana e rubizza nella bulimia delle distorsioni finanziarie e fiscali in cui papà aveva coinvolto paritariamente i suoi figlioli, nella speranze ( qualsi sempre vana ) di neutralizzarne le diatribe post mortem. Oltre a papy sono finite in carcere, tradivamente, le due figliole di Salvatore, mentre l'erede maschio, che risiede in un paradiso fiscale, è inseguito da un mandato di cattura internazionale che gli impedisce di evadere dai dorati ma angusti confini nei quali prospera. Il figlio della Cancellieri era stato liquidato dalla FonSai, la cui gestione è stata causa della detenzione della Famiglia, per 3,6 milioni di euro, mi pare l'anno scorso. Nelle telefonate fra il Ministro e Antonino Ligresti, l'accorata Anna Maria lo rassicura: conta su di me, io per voi ci sarò sempre. E per gli altri detenuti che si suicidano a grappoli in carcere, che languono in reparti per malati, che non vengono scarcerati neanche se tentano il suicidio? Evidentemente, il Prefetto ministeriale non c'è. Il Ministro Cancellieri, ottima amica dei Ligresti e di chi sa quanti altri specchiati derelitti, vaga, nela sua tardiva seconda carriera visibile, fra Comuni e Ministeri, ma è contattabile a prescindere, a quanto pare. Se poi, come il cacio sui maccheroni si trova alla Giustizia quando i suoi amici, benefattori del suo figliolo, finiscono in galera, quale miglior occasione per rinsaldare un'amicizia, per dimostrarsi grata? Come una qualsiasi promotrice finanziaria. Anche il Ministro tecnico tradisce la confusione ( o la mistificazione? ) fra il suo ruolo pubblicoe i suoi interessi privati e, in un altro Paese, sarebbe già sull'uscio. Invece, quando la Diva Giulia, subito dopo l'arresto, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete alla Giacinto Pannella, accompagnato da deliqui e svenimenti, ecco che la famiglia a piede libero telefona al Ministro di Grazie e Giustizia, Anna Maria Cancellieri e le chiede di intervenire: costei interessa due "vice capi" dell'amministrazione penitenziaria sulla condizione della smunta prigioniera e, in men che non si dica, per l'imputata, perfettamente in grado di inquinare le prove, appena riacquistato l'appetito, si aprono, per incanto, le porte della prigione. Per fortuna, l'intreccio telefonico è stato svelato. Non so se servirà a ristabilire un criterio di equanimità fra i cittadini condannati, ma è sempre bene che quanto avviene nella sfera pubblica sia portato a conoscenza dei cittadini. Resta ambigua la figura di questo Ministro che, dopo essere andata in pensione, fiduciaria di ambienti di destra, non è mai stata così impegnata, partendo dal commissariamento del Teatro Bellini di Catania, del Comune di Bologna, del Comune di Parma ( durante questo commissariamento riacquisì anche l'interim del Teatro Bellini, che, abbandonato, aveva ricominciato ad andare in malora ). Anna Maria era stata Ministro anche del Governo golpista, in chiave europea, di Mario Monti, che, riconvertitasi alla politica in chiave tecnica (?), ha sconfessato pochi giorni or sono, quando costui ha dichiarato che l'attuale Governo è asservito a interessi particolari. Il Governo non è asservito ad interesse alcuno, ha cantato per prima: aveva fatto l'uovo.

E' solo l'inizio.

Sciopero dei bancari, dopo tredici anni. Si vorrebbe impressionare, dimostrando capacità di reazione, dopo tredici anni di acquiescenza interessta e colpevole. Così facendo, si è dimostrato che il settore doveva essere riformato, anzi, trattandosi di un settore strategico, cardine dell'economia, si sono assecondate le trasformazioni peggiorative che hanno afflitto ormai una generazione di bancari, spedendone diversi dallo psicologo. Il centro del dilemma consiste in questo: il contratto di lavoro deve essere ancora di categoria o deve diventare aziendale o, nella migliore delle ipotesi, di gruppo? A giudicare dallo strame che è stato fatto delle regole del Contratto collettivo di lavoro, si sarebbe tentati di aderire alla posizione dell'ABI - che non fa altro che ubbidire alla volontà dei Gruppi più grossi che la compongono - se non si sapesse che una deriva del genere porterebbe alla negoziazione individuale di salario ( sarebbe una unilaterale attribuzione di scopo, intrisa di variabili: base bassa variabili varie ), di orari e di demansionate mansioni, con annesso ridimensionamento salariale. Se, presso i grandi Gruppi, l'esperienza potrebbe dimostrarsi meno radicale e traumatica di come si prospetta, per la varietà di soluzioni che la complessità organizzativa comporterebbe, presso le banchette sarebbe un meschino bagno di sangue. Per questo è necessario che il riferimento al contratto "quadro" rimanga e che si ripari la cornice che si è deciso di infrangere. Il primo sciopero è andato bene: poche le presenze nelle sedi e nelle agenzie creditizie. Luci soffuse solo dal primo piano a salire, sostanziale paralisi degli affari. La botta dovrebbe essere stata avvertita. Non mi preoccupo, personalmente, del sostegno dell'opinione pubblica, mi accontenterei che rimanesse indifferente. Più scomposte sono le reazioni egoistiche agli scioperi, che si prolungano da anni, e sacrosanti degli addetti ai trasporti pubblici. Degli scioperi dei bancari, non si potrà commentare socialmente che nei termini dei mancati piccoli servizi di sportello per gli imbelli e di scandalo invidioso degli esercenti commerciali e delle categorie lavorative operaie e ausiliarie che ne vedono con soddisfazione il ridimensionamento omologatorio. Esibirsi in piazza serve allo spettacolo mediatico e, per questo, va fatto, ma lo spettacolo deve rimanere occasionale e circostanziato: dei fatti nostri non deve interessare che a noi stessi. Tanto per chiarezza, spero che le aziende non consentano più, a parità di disservizio, a uno stimabile cinquanta per cento di amebe elemosinanti, di prendere le ferie in coincidenza con gli scioperi. Anche se recuperano in smaltibilità delle assenze, perdono soldi e capacità di servizio. Quanto ai partecipanti allo sciopero, ciascuno con la sua autonoma sensibilità d'adesione, il primo risultato è stato ottimo, in linea con le statistiche dei tempi in cui non ci si cullava in demenziali collaborazionismi, dei quali, chi lavora quotidianamente non ha mai potuto apprezzare il vantato beneficio. Per chi?

martedì 29 ottobre 2013

Abbiamo il mercato in mano! Si, ce l'abbiamo in mano.

C'è una società delle pippe on line, una forma di cultura non snobbata ma anzi riproposta in continuazione, attraverso la quale ci si proporrebbe di attestare che tutto lo scibile utile, ma soprattutto conformista, è "responsabilmente" acquisito dal suo fruitore. Esiste una cultura on line anche a livello universitario triennale che attribuisce la corona d'alloro a tutti coloro che imparano a pappagallo le scemenze astratte e tecnoconcettuali, non sottoposte a critica, che, per tutte quelle ipotesi di impiego a cui sono funzionali, conferiscono solo una stupida presunzione. Oggi, a un semaforo, ho visto un neo laureato con la sua corona dottorale, che contendeva ai lavavetri i parabrezza della macchine in attesa del verde. Brillante satira di se stesso, che, al lavoro, gli comporterebbe dei provvedimenti disciplinari. La rappresentazione del reale è infatti, a tutti i livelli, repressa, sta diventanto in questa Repubblica delle apparenze propagandate, eversiva. Ad ogni livello, l'assenza di facoltà d'intervento politico, si maschera nella represione di ipotetici e inventati pericoli. Per chi? Per che cosa? L'ambaradan del timore dell'oscuro nemico, che metterebbe in pericolo questa carnevalata, questo Luna park caleidoscopico e vuoto, è contrabbandato a livello mondiale. Si sono mossi eserciti per centinania di migliaia di chilometri per fare la guerra al terrorismo, vago terrore di un nemico volutamente inafferrabile. Una sorta di moderna riedizione della lotta alle eresie, con annesso corollario popolare di caccia alle streghe. Non solo vorrebebro farci fessi, ma ci puniscono se non ci acconciamo ad esserlo,,come loro. Queste pippe sono ormai uno s(con)quasso e sostituiscono la proposizione politica e culturale, nella cui assenza i vecchi sono rifiutati ( ma resistono benissimo ) solo perché fuori dal gergo indottrinatorio e i giovani contenitori vuoti possono trovare dei contenuti in Matteo Renzi. C'è una vita underground che si nasconde nelle ridotte della società per sfuggire all'omologazione, continuamente insidiata e molestata dalle ronde della moralità pubblicitaria, come la polizia della morale di Theran. La società underground, intellettualmente intesa, si sente affine, ma non lo è, ai bambini che vivono nelle fogne a Bucarest, dove per altro li lasciano vivere, finché naturalmente o nell'oblio, scompaiono. Questi bambini hanno preso atto, spaventati, che, nella loro condizione, nella società non ci sarebbe spazio né possibilità di presenza per loro e fuggono in una breve esistenza nascosta, sotto il livello del suolo. Novella miniera. Gli underground veri, più che una minoranza - non ho idea di quanti siano - sono una specie che si conserva, esperienza storica per esperienza storica, sulla base di una connotazione invariabile, quella dei rifiuti umani, privi a loro volta degli strumenti per rifiutarsi a chi li rifiuta. Così si nascondono e dalle latebre nelle quali sono stati confinati spaventano con la loro supposta, fantasmatica presenza, gli sciocchi e superficiali integrati: la ridarola di chi ce l'ha fatta, sia pur fra frustrazioni sopite e rinunce rimosse. Pippe, sempre pippe, fortissimamente pippe! Il mondo attuale sta diventando una discarica di rifiuti, si proprone anzi di programmare la sconnessione, la distruzione di quanto, ogni giorno, con sonora enfasi, proclama. Gli elettrodomestici sono programmati per durare X anni, come le batterie delle automobili e via dicendo. Si tratta appunto di una programmazione premeditata che prevede sostituzioni illusorie sempre uguali e, per conseguire i suoi scopi, controlla totalitariamente il modello che vuole che sia applicato, per non permettere alla vita di insinuarvisi e di contraddirlo. Quindi, i movimenti oppositivi non viaggiano neppure ai margini, bensì al di sotto della superficie demenzialmente apprezzabile: stiamo per raggiungere il top! Siamo proiettati verso un nuovo traguardo! E'solo l'aggiornamento del vecchio, la rivisitazione dell'uguale, l'immagazzinamento di sempre più numerose scocciature,per sentirsi pippescamente integrati e stolidamente soddisfatti.

domenica 27 ottobre 2013

Scenografie.

Chissà quanti di voi si ricordano di "Arancia meccanica" di Antony Burgess, l'irriverente competitore cattolico nell'inghilterra anglicana. Avete letto il libro, innovatore sul piano linguistico e del gergo? Avete visto il film? La storia si conclude con la repressione dell'artistico, eppur violento, contestatore da parte di due dei suoi compagni di bravate, divenuti poliziotti. Lui, impenitente, viene sottoposto a incivili esperimenti sulla psiche, per piegarla all'ordine sociale prevalente o meglio all'ordine sociale privilegiato che lui aveva infranto, offeso, ucciso, con canzonatoria liberazione. Durante il condizionamento, solo un prete cattolico, cappellano carcerario, ha un sussulto di dignità: "non ha più il libero arbitrio". Si salverà, in un tripudio caleidoscopico di vitalità e festa, alla faccia dei sepolcri imbiancati che vorrebbero costringerlo sulla retta via. Quel libro, quel film segnarono uno spaccato della società inglese degli anno '70, gli stessi durante i quali, nelle società continentali si intensificavano i conati compulsivi della seconda ondata della contestazione, quella del "salto di qualità politico", che portò, in Italia, alla riedizione minore del confronto resistenziale, interrottosi dopo la caduta del fascismo per volontà di Togliatti. Quell'Inghilterra popolarissima praticava non il terrorismo, ma il terrore occasionale, nelle strade nebbiose, nelle case isolate dei ricchi eccentrici e dei ricchi e basta, profanandone la vanità, fino all'omicidio. La letteratura inglese contemporanea racconta, invece, di ragazzine di tredici anni, amanti felici di quarantenni, dei quali parlano con le amiche e che citano polemicamente in famiglia. Di saggi parenti ed amici che suggeriscono ai ragazzi di non frequentare le donne, ma i siti porno. Altri giovani e meno giovani vagano, nell'indeterminatezza dei ruoli e delle coscienze, per calli piovose e grigie, improvvisando aggressioni e mini attentati, balli e tenzoni, rappresentazioni senza scopo di vite immaginarie. Quando ero ragazzo, la divisa identificativa era l'eskimo, la sciarpa rossa o nera, l'attestato di appartenenza. Oggi, mano a mano che le periferie si riempiono di immigrati poveri, che utilizzano il più possibile i loro abiti tradizionali che hanno importato con se, che affollano gli autobus di colori e di odori, non possedendo un'automobile che gli indigeni immobilizzano in gremiti parcheggi, mi pare che, con le molte contraddizioni e assimiliazioni di una società post agricola, fra monumenti al potere temporale dei palazzi patrizi e di quello trasformatosi nella sua versione spirituale della Chiesa, che non è ecclesia per i nuovi venuti, che la riconoscono, di tanto in tanto, quando hanno bisogno di essere favoriti nell'assegnazione di alloggi, come luogo di possibile aggregazione su suolo straniero, accompagnino, fra riserve e rifiuti, un meticciato inesorabile, anche sul piano economico, piano minore, declinante, reale. I giovani, non solo italiani, ma anche arabi e neri, oppure slavi senza domicilio stabile, se non hanno un lavoro, recitano in strada la loro parte freak, imitati da sempre nuovi adepti degli abiti e delle scarpe a basso costo ( fino ad un certo punto ) e dell'IPhone 5S e 5C, per il quale si accampano fuori degli Apple stores, in simbiosi con gli Italiani e qualche turista "evoluto" di passaggio, nonostante il costo di lancio. Siamo ancora lontani da quel modello all'inglese, sono percepibili ancora i segnali camuffati o modificati delle tradizioni assimilate e trasformate, pur in un meticciato predominante anche fra italiani, particolari per mille dettagli, rivelatori di radicate e diverse culture autoctone. Ma le zucche vuote, quarant'anni fa evocate da Antony Burgess sono, come sempre, la maggioranza e, in quel vuoto, può precipitare improvvisamente l'incostanza, la non conoscenza, la pigrizia, la noia e la superficialità, coagulate dalla suggestione di un "nuovo inizio". Di un'identità "diversa" nella quale contendersi il predominio e la riconoscibilità, come nell'altra, dei competitori integrati, del resto.

Nuovi modi di lavorare nell'ambito di vecchi sistemi.

Avete visto come fa l'imprenditoria a conservarsi ed a valersi di duttili collaboratori, in frangenti così ostili? Come facevano a continuare la loro attività in appalto da Poste Italiane SpA, quei privati postini che consegnavano in tempi rapidi quei milioni di raccomandate che non li avevano messi al riparo dalla cassa integrazione, bensì della cassa medesima? D'accordo con l'imprenditore, continuavano a lavorare sui loro motorini ed a pagarsi la benzina, in cambio dello stipendio pieno che veniva corrisposto, per sei ore dall'INPS e solo per un'ora dal padrone. Che furbo quel padrone e i suoi complici, il Capo banda e i suoi scagnozzi, quanta tradizione, koiné culturale in quella scelta! E' solo un caso della scelta subordinata e masochistica vigente in tante azienducole private, il motore scarburato dell'economia, la dinamica scoppiettante dei costi contenuti, la condizione esclusiva degli utili fuori mercato e dei dividendi costanti. Il tutto, proporzionalmente inverso al contributo che si fornisce all'economia nazionale. E le famiglie? Le prospettive di studio dei propri figli, al termine dei quali avranno queste prospettive di lavoro? Pretesti d'accasione, mi spiace dirlo, ma lo penso. Sono famiglie, sono figli anche quelli di tanti che vi sono già coinvolti e che lo saranno, casomai dalle consolatorie(?) sponde di un'altra relazione, con la quale avranno compromesso le aspettative dei componenti della prima. Ma io sono fedele e morigerato. Il mercato non ne tiene conto e il dimezzamento degli stipendi per consentire di rabberciare gli organici delle aziende, servirebbe solo a rimpinguare gli utili degli spettatori interessati. L'immodificabile volontà di ciascuno e delle accolite anche di quelle impropriamente coalizzate, di fare solo il proprio interesse, in un'ottica conservativa dell'attuale tenore di vita, come insegna la diatriba pubblica sugli alimenti di Berlusconi alla sua seconda moglie, mentre la terza incombe, in una rivisitazione del costume di mantenimento poligamico dell'Islam, non deve mai far vacillare il più esclusivo egoismo di ciascuno di noi: ogni cedimento ad ideologie inattuali, porterebbe solo noi alla rovina. Ergo, mi verrebbe da concludere, opponiamoci tutti insieme, nessuno faccia il crumiro, anche se si sta illudendo di costruirsi un futuro, nel quale non andrà mai oltre il primo piano o se si sta portando appresso, ormai come un fardello un portafoglio clienti in giro per il sistema bancario. La stabilità dei posti, anche di quelli di successo non è più assicurata e, quando si avvertirà la terra franare sotto le onde sismiche del mercato, bisognerà appaltarsi ad altro, equivalente profittatore, anche quando si pensava di essersi ormai stabilizzati in attesa della pensione. Coloro invece che si erano attestati su un accettabile livello di reddito, personale e familiare, e che perseguivano lo stesso traguardo, verranno riguardati come pigri percettori di un reddito usufruito, che si cercherà di estorcergli, riservando loro, infine, compiti mortificanti e dequalificati, in ambienti culturali e comportamentali deteriori. Che ne sarà di noi? Nulla, se aspettassimo fideisticamente un salvatore, - sarebbe ancora un'inipotizzabile situazione assurda, di stasi sopravvivente -, più realisticamente saremmo maltrattati, derubati e respinti, sia che resistiamo sia che ci facciamo da parte. E allora, tanto vale resistere. Finirebbe così, senza che nessuno si sposti di un millimetro dai suoi "particulari" e, nella logica, socialmente succube del rapporto privatistico anche nell'ambito del neo-lavoro dipendente, del ti pago per quello che decido io che tu sai e puoi fare, adattando i tuoi compiti ai miei scopi, valendomi dell'acquiescenza a tutto ciò che consenta uno stipendio, basandomi sulla collaborazione ambientale dei beneficiari di piccoli favori e speculando sulla foga aggressiva dei mercanti ingaggiati nel mio tempio. In un coordinato cenacolo di controllo del tasso di conformismo ambientale. Non si vuole ammettere, perché sbugiarda, compromette, che l'esito della partita è scontato, anzi è scontato perché è stato truccato. Da troppi anni, tredici per l'esattezza, si sono accompagnate, a cominciare da sinistra, le più pretestuose privatizzazioni, affidate a imprenditori assistiti o adirittura creati dallo Stato, come se costoro potessero e soprattutto volessero far da soli nel gestire l'impegnativo giocattolo che gli era stato regalato. A causa anche di questa incapacità, si è cercato sistematicamente di favorirli, attraverso una destrutturazione sistematica dei contratti e delle guarentigie che rendevano degno il lavoro e lasciavano alla capacità di programmare la propria vita dei lavoratori, la sua sostenibilità. Tutto questo, con ebete meraviglia è dovuto cessare, nella mente del pubblico destinatario, ma non in quella dei beneficiari che, altrimenti, non si sarebbero prestati alla recita. Lo scopo degli apparati politici era di perpetuarsi dopo aver cambiato nome e abito, quello dei sindacati era simile ma non identico: speravano di acquisire una veste economica istituzionale che il legislatore non gli ha mai voluto attribuire, nonostante una indubbia e prolungata supplenza, durante la lunga fase della mutazione ideologica del ciarpame politico. Oggi, categoria per categoria professionale, si rappattumano i cocci che si è contribuito a produrre con omissioni e falsificazioni. La società degrada a volgo inidentificabile. E' questa la società liquida?Per quel che riguarda le banche, si è rotta la cornice degli accordi quadro d'arte astratta che dichiaravano contenuti concettuali, mano a mano che svuotavano quel contenitore di quel che si era ottenuto con scioperi che, nel primo dopoguerra, si erano prolungati per oltre un mese, ininterrottamente. In questo, ha in parte giocato la sotterranea volontà delle confederazioni del lavoro, rosso fumé, bianco-giglio e verdino speranza, di omogeneizzare il settore agli altri, merceologici, nei quali hanno una diffusione a tappeto, contando anche poco come sigle di categoria all'interno della loro struttura, della quale devono seguire gli indirizzi, con qualche distinzione per la CISL, molto rappresentativa nel mondo bancario ex Casse di risparmio. La CISL, per altro, aspirerebbe ad un ruolo istituzionale riconosciuto nell'ambito del lavoro in genere. Cogestione e via a digradare..codeterminazione, fino ad un accompagnamento funebre del carro bancario, nel contesto di una crisi finanziaria che inaridendo sistematicamente le fonti di raccolta, mandando in tilt il sistema sostitivo dei fondi a investimento secco o di accumulazione, ha contribuito alla rarefazione degli investimenti nel settore produttivo, a loro volta poco affidabili per la drastica diminuzione delle commesse. Ecco quindi che il sistema è imploso e che cerca, dopo le cervellotiche fusioni-acquisizioni, già indice di insostenibilità autonoma, il demando ai contratti aziendali flessibili, galleggianti cioè sulle onde, ora calme, più spesso tumultuose, delle oscillazioni di mercato, al fine di garantire gli assetti economici, scremandoli simultaneamente. Il mondo piccolo-borghese dei bancari, mentre lotta, in cuor suo, nella speranza di salvaguardare il suo status particolare, direi personale, si adopera per salvaguardare il salvaguardabile degli apparati di mestiere, che hanno ritardato lo tsunami togliendo progressivamente le paratie a difesa dei lavoratori dal vento, d'accordo con governi di centro-sinistra, contro governi di centro-destra. A modo loro, anche le truppe d'assalto dei promotori commerciali e finanziari fanno lo stesso ( sono solo più lucrose le rendite ) scavallando da un ricco all'altro senza posa, vivendo con una protesi all'orecchio, contando balle charmantes. Finché il capitalismo resterà privo di competitori seri, potrà praticare la sua anarchica violenza anche in forme paradossali e creative, potrà infierire, deridere, insultare, disperdere e rifiutare. Servirsi e farsi servire. Bisogna quindi astenersi dalla lotta? E' un gran figlio di mignotta..si diceva un tempo e, probabilmente, è così, data la foltissima schiera che ne ha prodotta la discendenza di Eva, ma soprattutto è presuntuoso e controproducente. Si gioca comunque nel contesto e per mettersi all'ombra del potere strutturale e privato, i margini si vanno restringendo, sia per i Rambo assaltatori, sia per le belle donne. Per chi sta sul pezzo senza malizie d'accatto, la strada è segnata. Viviamo tempi interessanti, non lamentiamocene rispetto ad un fortilizio che non riusciamo più a mantenere e che è(ra) fondato su altri presupposti..concettuali, valoriali, ecc., no, materiali e viviamoli finalmente liberi dai vincoli che ci eravamo, stando al modello, autoimposti. Cum grano salis e ragione: strade alternative si dimostrerebbero senza uscita.

mercoledì 23 ottobre 2013

La mamma mucca.

Non immaginavo che fosse ancora in uso l'offerta, quanto sana e popolare vedremo poi, del proprio latte materno ai figli disperatamente avvinti, non alla pelle vuota delle donne africane denutrite, ma alle tette perfettamente ritoccate e intangibili per suzioni alimentari di altre, aristocratiche fattrici. Invece, ignorato dalla pubblicità, sussiste e resiste, anche in Italia, in Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, un business estesissimo e, come vedremo, non esente da sofisticazioni, strettamente connesse alle sofisticherie delle madri biologiche. Codeste, per limitare al minimo gli effetti del gioioso evento, sul proprio corpo, sul proprio tempo libero e/o professionale, ricorrono alle nutrici per ritardare le smagliature, alle tate, per salvaguardare la propria immagine sociale. Ma, se non c'è tempo né disponibilità ad accoglierle in casa propria e neppure l'attitudine a portargli i propri figli per una precoce ristorazione; si ricorre allora all'emporio industriale del latte umano confezionato e smerciato, attraverso una catena di mungitura, anche domiciliare, confezionamento e vendita. Nelle campagne d'Italia, le svenevoli "dominae" proprietarie, ancor prima di sgravare, prevedendo una montata pigra, allertavano le contadine, sempre incinte e a rischio di mastite, per la domestica sostituzione. D'altronde, nel fondo tutti collaboravano, compreso il coniuge proprietario, per così dire, primo addetto alla semina. La balia urbana si riprodusse in città, dalle periferie ai palazzi nobiliari: una delega materiale alla quale si accompagnava la vendita dei capelli più belli per toupées e parrucche. Sembra, da secoli, che l'aristocratica passività femminile mal s'investa degli adempimenti accessori, alimentari ed affettivi e che li demandi alle fantesche domestiche o in affitto, figure non riconosciute, ma "necessarie" dell'affettività. Queste poche investigate tracce, del tutto innaturali, ma spacciate all'incontrario per tali, si disperdono, ma resistono, nell'anonimato. Ma ecco che il velo, che sfuma ed occulta la prassi, viene sollevato in nord America, da un'indagine della Ohio State University attraverso la collaborazione del Cincinnati Children's Hospital Medical Center. Un bel giorno, questi studiosi si sono messi in testa di verificare il contenuto delle confezioni di latte materno acquistabili sui siti web. Ebbene, le analisi di laboratorio sono state tutt'altro che rassicuranti, un po' come per i prodotti cinesi, del tutto indifferenti alle norme sanitarie. Questo mercato minore, eppur ricercato e lucroso, si "alimenta", è proprio il caso di dirlo, di tanti, tantissimi batteri, tra i quali anche un'evidente contaminazione fecale, certamente causata dalla mancanza di igiene delle mani. Alcuni campioni contenevano anche salmonella. L'indotto commerciale trova le sue produttrici e i suoi confezionatori nei quartieri ghetto delle città americane, del nord e del sud, che agli inveterati costumi agresti o di corte urbana, hanno sostituito, senza averne coscienza, le condizioni della relegazione mercantile, gli usi destinati ai marginali e ai rifiuti. Le sacche di latte materno contengono i virus dell'epatite, della meningite, dell'HIV e della rosolia. Questi rischi sono già stati segnalati anche in Europa, ma, negli Stati Uniti, il latte materno non è sottoposto a controlli sanitari, perché è considerato uno degli alimenti comuni, che, se non sono certificati dal produttore, sono esentati dai controlli, come tanti consumi occasionali, quali gli hamburger, gli hot dogs, ecc. Ristorazione da strada. In Europa, invece, il latte materno viene "munto" e conservato nelle "banche del latte", che riforniscono anche gli ospedali pediatrici ed è ancora ovvio che le donatrici, meglio sarebbe dire, le venditrici, numerosissime, siano sottosposte a controlli specifici, mentre il latte viene pastorizzato. L'Italia, dopo la Francia è la maggior "produttrice" di latte materno in Europa. Il latte offerto in sostituzione del proprio, deve essere compatibile con il bambino, altrimenti viene rifiutato ed espulso, oppure può provocare dei danni. L'alimentazione al seno è fondamentale nello sviluppo di taluni organi e nella creazione e rafforzamento dell'apparato immunitario, quello che ci accompagnerà per tutta la vita. Negli Stati Uniti, si sospetta che non tutto il latte per neonati venduto sia di provenienza umana, come nella peggiore e speculativa prassi commerciale. In moltissimi Paesi non esistono neppure studi, ricerche e statistiche al proposito. Per essere sani, il latte materno rappresenta il nutrimento ideale e l'ideale, si sa, nelle nostre società è spesso svalutato a sogno derogatorio di un pensiero unico "razionale", che è, quasi sempre, una sublimazione ipocrita dell'egoismo e quale miglior educazione che esercitarlo fin dall'inizio? Le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità indicano di allattare al seno i neonati almeno fino al compimento del primo semestre di età. Prolungare l' allattamento oltre il primo anno potrebbe, invece, precostituire le condizioni dell'obesità, attraverso la costituzione della "macrocellula", che però non ha altre controindicazioni. Il bambino allattato è protetto dalle malattie, anche a lungo termine e possiede una costituzione fisica più forte e resistente. Quando la mamma, per motivi veri, non è in grado di provvedere, bisogna ricorrere alla banche del latte che raccolgono le "eccedenze" delle altre madri e che assegnano e garantiscono il prodotto, secondo le caratteristiche del neonato. Ci sono molti centri di raccolta - scusate, mi verrebbe da dire di mungitura razionale - presso gli ospedali pediatrici. Spesso, il prelievo viene fatto anche a domicilio. L'esperienza pediatrica rivela che il latte materno, se per il bambino sano è un toccasana, per molti prematuri o affetti da patologie, è una base e un supporto terapeutico fondamentale. Purché non si cominci, anche da noi, a comprarli sul web, a prezzi scontati - forse basta ancora poco perchè ciò avvenga - e senza che smettano di sottoporli a controlli per riduzione dei finanziamenti, perché, in questo caso, l'esito sarebbe già certificato dalla ( sponsorizzata? )indagine americana: tre confezioni su quattro conterrebbero colonie di batteri.

Senza fondamenti.

Finalmente è toccato ad un nostro connazionale, naturalmente poco più che un ragazzo, che ovviamente faceva il cameriere, come tanti se ne incontrano nelle isole britanniche, per imparare l'inglese, o meglio il suo slang. Imparare l'inglese, perfezionarlo a diciannove anni, vittime di quell'omologazione culturale che privilegia il mercato e che, in sistemi ultra liberali e liberisti, scatena la violenza pretestuosa degli slums. Quell'inglese, lingua commerciale anche per chi può fare commercio solo di se stesso, che conferisce, orizzontalmente, una presunzione di successo, per quasi tutti destinata a rimaner tale e che, spesso, ti porta a ignorare tutto il ricchissimo mondo delle lingue e delle tradizioni linguistiche non commerciali, o, forse, limitatamente commerciali, nel senso del commercio intraeconomico e di quello interpersonale ed etnico. Mi spiegava, nei giorni scorsi, un camerunense che il suo doppio cognome consisteva nel suo secondo nome personale, che, nel suo paese viene attribuito a tutti i nuovi nati, maschi e femmine, e che, dei due, è il primo. Il secondo cognome è quello del padre. Poi bisogna interrompersi per proseguire nell'abbrutimento commerciale, smaltitorio, di proposizione e di assist e via, sulla strada della demenza. Il nostro giovanissimo studente, mi pare nel Kent, è stato ucciso a calci e pugni in un'ordalia di nebbiosi suburbi, da un nucleo di associati alienati, al grido di: ci rubi il lavoro, un occasionale lavoro di merda. Di costoro, solo uno era inglese. L'internazionalizzazione delle opportunità, dei capitali e l'indistinzione della violenza che vi sottende, senza un pensiero, una prospettiva e un fondamento.