domenica 16 maggio 2010

Milone

Temo, caro Milone, che non sia tutto oro quel che luce.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni, all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti ed ai ricavi.
L'amministrazione in rete è affidata completamente al cassiere che spesso si trattiene, da solo, in filiale e che è utilizzato, secondo una preventiva programmazione non trasparente, perché non se ne conoscono le caratteristiche ed i parametri, in sostituzione della sua generica figura.
D'altra parte, nei grandi Gruppi, in attesa di essere sostituito dai self-service, il ruolo è ricoperto solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, la tuela da questo ruolo sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem' a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero, da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo, cioè, di tutte le sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative del settore.
Ma, allora, gli eredi Maramotti, non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem' a me centenario.

Milone

L'icona più bella dello screen saver, che riporterà incessantemente alla nostra attenzione i valori che dovremo vivere, volenti o nolenti, nella una e trinitaria - mission, passione e responsabilità - dimensione del tempo a venire, è l'ultima, già utilizzata per il sondaggio sul Capo.
Un attempato dirigente ( non può essere che un dirigente, il vecchio biblico, in questa giovanile e pur centenaria, per chi ci crede, azienda ) si gingilla, instupidito dal vento e dalle pale eoliche, con una girandola, di quelle reperibili sui banchetti delle fiere di paese.
Panta rei - tutto scorre - è vero e la sintesi giocosa, ma decisamente non cosciente, dei fotogrammi evolutivi precedenti, ci riporta al dunque dell'irresponsabilità, invero stolida, del potere.

Milone

Milone, Credem,a me,
questa vita proattiva mal si attaglia a chi ha raggiunto la civiltà sedentaria.
Lo spirito nomade è dei popoli primitivi, sempre alla ricerca di cibo e poco inclini, per procurarselo, alla stanzialità dell'agricoltura ed alla stabilità della famiglia, del villaggio.
Meglio è per loro e più stimolante, cacciare, prima, e poi razziare, come fanno oggi i ticoons della finanza, senza sottostante produttivo e di vendita, globale.
Si tratta, necessariamente, di popoli giovani che si selezionano eugeneticamente da sé.
Chi riesce ad invecchiare, chi si infortuna, viene tralasciato a morire d'inedia e a far da pasto alle fiere.
I giovani esemplari si angustiano per cercare di darsi una prospettiva e, somatizzando,tirano avanti, al prezzo che natura e cultura richiede.
Noi, comodamente sistemati a Reggio Emilia e privatamente gelosi delle nostre epicuree abitudini, cerchiamo di intercettare i flussi di denaro per metterli a disposizioni di chi non ne ha bisogno.
Il compito precipuo dei nostri addetti alle imprese è di favorire un utilizzo non necessario ai fini conservativi, bensì utile - si vedrà...- per investimenti alternativi, garantiti da quanto proficuamente già esercitato.
Sarà questo lo scopo della convenzione Napoleone?
Nel mio piccolo, anni fa, ricevetti la sollecitazione allo sportello, di una signora che, pur avendo un saldo attivo di 180.000.000 di lire sul suo conto personale, impetrava un prestito di 25.000.000 per acquistare una automobile.
Con il marito, possedeva un conto cointestato in un'altra banca, ma aveva sempre simulato di godere di un reddito inferiore, con il coniuge, per sollecitarne il familiare sostegno.
L'auto da acquistare costava, infatti, ben più dei 25.000.000 richiesti.
Che c'entra? Dirai.
Sono categorie diverse di un unico meccanismo mentale, sul quale speculano tutte le istituzioni finanziarie ed a cui accedono, nella loro piccola disonestà, anche i nostri consimili, sub specie clientis.

Milone

Caro Milone,
sono in via Giuseppe Mazzini. E' il mio risorgimento bancario. Anche qui, parte della clientela non mi è ignota e di qualcuno conosco anche gli altarini.
Qui praticano il rito del cah in - cash out, ancora sconosciuto in viale XII Giugno.
Vestono tutti Maramotti, ma, almeno per ora, della mia informalità non si curano. D'altra parte, i più informali sono i clienti, che dalla loro hanno i soldi, mentre noi dobbiamo essere eleganti e sorridenti o, almeno, riconoscibili dalla divisa, come i commessi, in qualunque altra rivendita.
Torno in affiancamento.
A presto.
Pier Paolo

Milone

Milone, vecchio mio,
nella nuova e risorgimentale filiale, mi esercito, in squadra con i colleghi, con passione e responsabilità, al gioco dei quattro cantoni.
Le scrivanie, infatti, sono sempre piene, anche se qualcuno, irresponsabilmente si assenta, per qualsiasi, incongrua causa.
La Patria è salvaguardata nelle sue formali apparenze: i problemi restani irrisolti, ma vengono ribaltati e non assunti, sulle classi subalterne a maggior beneficio dei pochi che contano e dei loro collaboratori...a scendere.
Caro Giuseppe ( Mazzini ) così fu ed è la Giovine Italia e, a quanto pare, anche la Giovine Europa.

venerdì 14 maggio 2010

Milone

Ti ricordi, Milone, le copertine dei 75 giri di bachelite, con il cagnolino accucciato che guarda, fiducioso e pieno di aspettative, il grammofono?
Osservando, rapito, le incalzanti immagini dello screen server, mi si sono inumidite le ciglia, come quando, bambino, ascoltavo Mamma son tanto felice...e Spazzacamino.
Sono i frutti della Passione e della Responsabilità.
Per fortuna c'è sempre La Voce del Padrone ( Ricordi ).

mercoledì 12 maggio 2010

Milone

I bagni, in via Giuseppe Mazzini, assomigliano alla suite di un albergo. Accoppiati, ad angolo, in un discreto piano interrato, prevedono una ritirata per signori ed una, contigua, per signore. In comune hanno un vestibolo con lavandino.
Sembra che un concierge, malizioso ed esperto, abbia voluto creare uno spazio di socialità, di scambio e di conoscenza. Una specie di contesto fiduciario, dove scambiarsi parole e, chiusi nei propri abitacoli, fianco a fianco, confessarsi sospiri, crepitii e cascate di sentimenti.

Milone

Al Credem, la coesione aziendale si esprime anche nelle modalità di entrata-uscita dai locali allarmati. Quando un acronimo commerciale accompagna all'uscita un/a cliente, per non perdere il contatto lo segue nella bussola, realizzando una imbarazzante contiguità e uno scambio di fiati, umori ed odori.
Tutto ciò, certamente, richiama all'inconscio memorie primordiali che, presumendo di essere rassicuranti, possono invece risultare ansiogene e irritanti.
Dato, però, che l'eloquio è professionalmente volto alla cura dell'interesse clientelare, l'atavico istinto di difesa si indebolisce. Poi, l'apertura della seconda anta, che dà sul corso, restituisce all'ecosistema la coppia dopo la carpita e breve intimità.
Più franchi e camerateschi sono gli abbinamenti imbussolati dei credm'a me doc, in entrata ed in uscita, contrassegnati da una franca e spicciativa abitudinarietà, fra risa e cozzi nell'angusto abitacolo.
Fina a che, a sera, provato, ciascuno esce alla spicciolata, da solo e riprende ciondolante la via consueta, tranne la cassiera che, solo allora, liberatasi dall'interazione - da direttore! E' lei la vera direttrice! - con tutti gli altri servizi, riesce a dedicarsi all'amministrazione dei necessari adempimenti burocratici.
Suppongo, gratis et amore dei, non essendo il suo un servizio lucrativo.

Milone

Caro Milone,
è tutto un via vai di gessati scuri a righe, stile Chicago 1920-30, dai quali ormai distinguo gli avventori dai colleghi.
Altro discrimine è l'età: se sono anziani appartengono certamente al Gotha degli immortali. Altrimenti sarebbero in cassa o ai giardinetti, al 70% della retribuzione.
Dicevo che l'andirivieni è incessante: l'onnipresenza viene assicurata, per ogni ruolo e mansione e, organizzativamente, tutte le voci contrattuali vengono subordinate alla trama delle sostituzioni, giostrando le insufficienti pedine sullo scacchiere.
I vari Capi blocco confermano molto tardivamente i piani ferie e lo fanno con semplici e-mail, in calce alle quali si mettono a disposizione per ogni "delucidazione".
Dato che non si possono servire due padroni, non vale la pena di prendere in considerazione la profferta. Forse, qualche iscritto al sindacato unico aziendale può farlo preliminarmente, dato che vi sono parimenti iscritti i Capi blocco, così come, compatibilmente, possono, forse, evitare le mansioni e le destinazioni sgradite.
Constato che le ferie, per uno o due giorni al massimo, vengono consumate, per riposarsi o sbrigare qualche pratica amministrativa, con frequenza, la stessa delle malattie, sincopate quando non son sincopi.
Eppure, per scelta cautelativa, il lavoro non è molto.
Si gira fra i campi, le stalle, i viottoli e le taverne, sotto l'occhio vigile del paese intero che, della vita di ognuno parla, discute e commenta.
Per il resto, il tempo trascorre noioso: mai una rapina a movimentarlo. Ogni tanto, quache sbriga-faccende si presenta, intasca dobloni ammazzettati, firma la distinta di trasferimento contante e torna al suo avamposto, con passione e responsabilità.
I gessati grigio scuro, pur rappresentando un evidente mascheramento di identità, passano inosservati fra la folla in movimento, illusa di avere un obiettivo o di perseguire uno scopo.
Non sono collocabili in un contesto.
La compagnia itinerante dei gessati scuri a righe, raggiunge infine il tableau sul quale si esibirà, per un pubblico di abbonati, seduto nelle ridotte di un saloncino.
Ecco il passo farsi più felpato, l'ammiccamento e le parole d'occasione, sempre le stesse, verso Tizio o Caia, lo sguardo perplesso verso l'ultimo venuto.
A fine giornata, consumati gli estremi convenevoli, la compagnia di giro si congeda e consulta il palmare aziendale per sapere dove potrà, domani, esercitare la sua passione e responsabilità, sempre tramite auto privata, per limitare la fatica fisica, accrescere la secrezione di adrenalina, utile per il successo e contribuire, con questa condotta non igienica a sclerotizzare la circolazione.
Solo quando sarà vecchio e malato, ciascuno si renderà conto di avere girato secondo lo scopo di una trottola, che qualcun altro aveva lo scopo di far girare, per divertire, a sua volta, un'anima bambina e irresponsabile.

Angela

Oggi Angela si è ricoverata all'Istituto ortopedico Rizzoli, per concorrere all'ambitissimo riconoscimento "Rotula d'oro". Demiurgo dell'operazione avrebbe dovuto essere il prof. Marcacci, che però è rimasto all'estero, trattenuto dalla nube vulcanica islandese.
Angela, già degente fin dalle prime ore dell'alba, si è sottoposta a tutte le analisi e le visite richieste, prima di essere informata dell'imprevisto.
E' quindi restata nei paraggi, pur sottoponendosi, alle ore canoniche, a tutti i riti caritatevoli riservati ai postulanti dell'antico convento. Trascorrerà quindi la notte in ospedale e solo domani, fin dalle ore 7, potrà essere portata in sala operatoria dove si eserciterà il virtuosismo del Maestro, che, per recuperare sulle parcelle, opererà in corpore vivo senza interruzione fino a pomeriggio inoltrato.
Poi rientrerà in lettiga alla sua magione, che abbandonerà domenica, allorquando gli indaffaratissimi imprenditori Andrea e Riccardo, partiranno per la Cina, alla ricerca di commesse.
Tornerà per una settimana, con le stampelle, dalla mamma, che, non reggendosi in piedi e non intendendo, però, consentire alle mani profane di una fantesca di metterle sulla sua biancheria, sulle sue coperte ecc., paventa il nuovo e sempre più facticoso sforzo, per preservare la purezza delle sue faticate conquiste.

sabato 1 maggio 2010

Milone

Caro Milone,
lunedì prossimo, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, sarò in via Giuseppe Mazzini, presso il nostro risorgimentale sportello.
Mi reco sul posto con un po' d'anticipo per applicarmi ai nuovi compiti che la nostra patria mi richiede. Lo farò con passione e responsabilità, pur riservandomi di verificare la bontà della tardiva pretesa.
Centocinquant'anni, per una nazione ed anche per uno Stato sono decisamente pochi e sul sangue - copioso -sulla dittatura, sul post-corporativismo non si costruiscono le identità dei popoli, che si nutrono di ben altra - e quanto ricca! - sostanza.
Dopo i generali borbonici, usi ad osservare l'esito delle loro strategie in carrozza e, provvisti di cannocchiale, dall'alto di una collina e i dialettali ed inesperti acronimi, che suppliscono all'inesperienza con la prestanza fisica, applicata, in itinere, sul territorio, mi sono fatto prudente sulle intenzioni del mio prossimo.
Soprattutto quando mostra difficoltà a redigere due righe, come chiosava già ai miei esordi in banca un direttore di sala: "mi dispiace, ma da piccolo non mi hanno imparato a scrivere".
Chissà se l'Italia resterà unita, almeno formalmente? Noi, Credem'a me, siamo in una botte di ferro!
Già artefici del tri-colore, massonicamente coagulante, abbiamo nel brand i possibili colori del futuro e, volendo, saremmo in grado di agire anche nell'Italia tripartita.
Per parte mia, mi sposto in una zona di operazioni più sfavorita. ( Espressione tratta dal saluto di Indro Montanelli ai suoi lettori, quando lasciò il Corriere della Sera e trascurò per un periodo la sua Storia d'Italia, per fondare il Giornale nuovo ).
A presto.
Pier Paolo

1° Maggio 2010.

E' di nuovo 1° Maggio, ormai festa dell'impresa e dei consumatori, anzi superamento della festa in favore dei servizi...privati.
Ieri, conversando con la nuova signora che fa le pulizie, le ho chiesto se avrebbe festeggiato la ricorrenza. Costei, rumena ormai attempata, rispondeva assolutamente di no; fin da quando aveva cominciato a lavorare come cuoca e cameriera ( precoce esempio di flesibilità ) era stata costretta a sfilare, in divisa, in questa ricorrenza, davanti al palazzo presidenziale, oggi sede del Parlamento.
I preparativi cominciavano all'alba e lei doveva alzarsi alle quattro.
Quarantottenne, aveva due figli di oltre trent'anni, generati in età adolescenziale. Ottenuto un visto per un lavoro temporaneo in Italia, la sua famiglia era stata tenuta in ostaggio fino al suo rientro e sorvegliata con telecamere che furono rimosse a missione compiuta.
Come avesse ottenuto il permesso e per chi avesse curato un acquisto di una barca, non è dato sapere, così come se, nella sua veste d'impiegata in un albergo, non fosse stata utilizzata o addirittura reclutata, come spia, dalla securitate. Del marito, nessuna notizia. I due figli fanno gli "imprenditori" della Coca Cola,anche in Grecia e in Spagna, da dove molti rumeni stanno ritornando, preconizzandone la crisi. Nonostante questo, lei continua a mandar loro dei soldi, perché i generi di prima necessità costano come in Italia; quelli di lusso, la metà. E' stato quanto chiesto dagli altri paesi per ammetterli nella comunità europea.
Provvista di un diploma di scuola alberghiera, sta per ridiplomarsi a castel San Pietro Terme e spera, nonostante l'età di ottenere un posto a tempo indeterminato. Il suo prima diploma, da noi non vale perché non contempla la cucina mediterranea. Così, all'alba prepara i pasti per le mense e fa le pulizie al pomeriggio. Vive da dieci anni con un compagno italiano, non si sa se per ragioni sentimentali o locative; casomai per tutte e due. Restano incerte le rispettive percentuali. Ha scelto Bologna per lavorare perché - dice: " al Sud c'è sfruttamento ( ha cominciato in Puglia )con buona pace dei furbi e piagnoni meridionali, per i quali qualcuno si commuove ancora e da Reggio Emilia in su, c'è razzismo. Ne parleremo in commemorazione del 150° della precaria convivenza. Per certi versi, non mi convince del tutto. D'altra parte ognuno vive come può, si è formato e come la vita e l'ecosistema l'hanno adattato. Buon 1° Maggio ai lavoratori al mare.

giovedì 29 aprile 2010

Milone

Milone, ci sfrattano!
Addio alla filiale di nicchia, dove siamo considerati alla stregua del droghiere, del verduraio e del lavasecco,nella quale il cliente esce di casa, si approvvigiona e rientra.
Già sede di prestigio di una piccola banca dell'I.R.I., il Banco di Santo Spirito, fondato da Paolo V ( quello che istituì il Ghetto per gli Ebrei, a Roma ), divenne la filiale n. 1 della Banca di Roma, a Bologna, per finire come Unicredit-Banca di Roma, prima di essere ceduta al Credem.
A dire il vero, la Banca di Roma aveva già tentato di venderla ripetutamente in passato, non ritenendola coomercialmente prospettica.
Resistenze interne le avevano evitato, all'epoca, questo destino.
Per giustificarne la sussistenza erano stati dirottati nei suoi locali, il Corporate e il Private banking, spostando lo squilibrio dei costi-benefici sulla Sede di via Ugo Bassi.
Sappiamo tutti come è finita.
Il prprietario condivide la pigione con il fratello e, insieme, se ne valgono per mantenere intatta la proprietà del prestigiosissimo immobile.
Molto noto negli ambienti economici bolognesi, costui ha quasi certamente le frequentazioni adeguate per ovviare alla giusta - in questo caso - parsimoniosità del Credem, mentre noi, di nuovo apolidi ci reincamminiamo sui marciapiedi finanziari, con Passione e Responsabilità.

Milone

Milone, chiedi a Pegaso, per favore, di farci conoscere il racconto della Toscana, dove non hanno ancora digerito il pauperismo indotto dall'acquisizione e dove sono state chiuse tre filiali, una a favore del money transfert degli extra-comunitari.
Il colorito linguaggio, la blasfemia artistica, il turpiloquio creativo vivacizzerebbero un po' il conformismo di regime del portale.

Credem'a me

L'organo ufficiale del Sindacato Credem'a me, nell'editoriale di oggi, informa che i fruitori del premio aziendale 2009, alla data di edizione, già sanno se rientrano tra i beneficiari o meno.
A che scopo, quindi, commemorare un fatto già avvenuto, festeggiato o compianto a seconda della felice o rea sorte?
Se un sindacato, quale che sia, non sa neppure tutelare le ultime, residue norme di un contratto di categoria ed è capace solo di lamentele cantilenanti, nella presunzione di rivolgersi al suo popolo di fedeli, meglio farebbe a soddisfare la sua inclinazione al poco impegno e dedicarsi a smorzare le candele in chiesa.
Con che faccia tosta le plebi chiedono pane, oltreché lavoro, con un raccolto così scarso?
Bacino quindi la mano del buon padrone e confidino nella provvidenza.

Credem'a me

Il Credem'a me è un gruppo creditizio molto particolare nel panorama A.B.I., a cui pure è associato.
La libertà di adesione che da qualche anno vige - apparentemente per rimuovere le croste corporative, prima del fascismo che le istituì, poi del mondo I.R.I. - che il fascismo aveva creato e che la D.C. aveva reiterato per cinquant'anni, facendone uno straordinario volano di clientele, carriere usurpate, arricchimenti indebiti e collocamento di maestranze, a prescindere dalle competenze - ha consentito ad un grande gruppo bancario, Unicredit, di associarsi alla Confindustria del Lazio ( sic! ).
In Italia, ogni riforma rischia, per influenza cattolica di risolversi in una gattopardesca Controriforma, basta dare tempo al tempo e lasciar lavorare il manovratore. Fin da ora, la deregolamentazione serve a facilitare l'eterogenesi dei fini secondo gli interessi dei gruppi finanziari ed economici.
Unicredit non si può sottrarre alla complessità dei rapporti sindacali che la dimensione eterogenea del Gruppo comporta e, pur applicando selezioni macroeconomiche crudeli, mai si sognerebbe di non contrattare il V.A.P.R. - valore aggiunto pro capite -.
Lo fa per aziende, specializzazioni, sezioni e competenze, diversificando i cespiti, ma senza escludere nessuno.
Il Credem'a me, invece, pur gloriandosi dell'alta redditività e della sua reputazione internazionale - pur non sconfinando neppure in Alto Adige - dimostra, per corollario, di basarla sulla minuta contabilità di un'azienda domestica, che, pur paternalisticamente impicciandosi di tante specie che molti amerebbero, per privatezza, amministrare da sé, ai suoi dipendenti assicura un reddito che non possa farlo indulgere ai vizi.
Ha costumi antichi: pretende la grisaglia istituzionale delle banche che, nei centri cittadini, distingue i bancari incarrierati durante l'intervallo, che noi del Credem rischiamo di doverci comperare presso gli outlet.
La "meritocrazia", da che mondo è mondo, se è reale e non cortigianesca è sempre stata pagata poco, anzi, l'eleganza e i costumi men che modesti sono stati considerati chiaro indizio di disonestà o secondo lavoro.
Tranne che per i vertici ereditari, per dirla alla fantozzi.
Pur essendo un'emanazione finanziaria di un gruppo industriale, la sua veste bancaria la rivendica; Unicredit Banca invece, vuole dare un piglio industriale alla sua attività.
Eterogenesi dei fini o travestitismo?
A differenza degli altri Gruppi, Credem'a me non si vale di manovalanza d'occasione e dell'intermediazione dei negrieri delle agenzie interinali - altra innovazione normativa, in Italia, della sinistra.
Fa tutto da sé e, per questo, è apprezzato, all'inizio, dai laureati cassieri. Che la riservatezza tradisca lo spirito di padronanza, poco importa,prima di prendere posto in cucina e nelle foresterie. poi, a pancia piena - regime dietetico - il mugugno e solo quello, è consentito, se rimane nel sui limiti.
Gli scambi si fanno nell'ambito delle stesse materie, soprattutto quelli sindacali, senza barcamenarsi in fragili compromessi.
Diritti e doveri sono solo quelli scritti, ma questo principio, serio, non è apprezzato in categoria e non fa parte del DNA nazionale.
Invece, il rispetto di regole oggettive, onestamente interpretabili, è garanzia per tutti e per i più deboli in particolare, soprattutto quando l'imprenditore calcola di realizzare quanto accumulato ed epicamente celebrato, durante la "fase di accumulazione", le campagne di conquista di nuovi mercati, giustificazione di ogni guerra e di ogni sacrificio.

lunedì 26 aprile 2010

Milone

Hai letto, Milone?
Un nuovo successo del gioco di squadra: a Monza, ne abbiamo fatti 5!!
Fiero, il pater familias si offre all'obiettivo, mentre il pargolo PBA, sotto la sua ala protettiva, vibra di intima, umile soddisfazione.
Di seguito, l'epica aziendale sciorina una infinità di acronimi, che solo un egittologo ( o un Maestro, più o meno venerabile )potrebbe decrittare. Sono tutti coloro che hanno partecipato all'azione e contribuito all'impresa. Così facendo, hanno confermato la precettistica e la coesione aziendale: tutti per uno, uno per tutti ( poveretto! ).
Poveretti tutti e ciascuno, in questa pressa di amena spremitura, dopo la quale la buccia esangue riesce anche a riprodurre l'espresione compiaciuta di chi, con loro, si è fatto, in parte, un aperitivo.
Sono i canoni della migliore pubblicità.
Cosa sarà che ci strappa dal sogno?
Cupio serviendi?
Qualcosa ci spingerà fuori dal letto anche domani e ci mulinerà nel frullatore della placida colazione di qualcun altro.

Milone

Caro Milone,
spero di avere un po' di tempo, anche in futuro, per scriverti ancora.
Non conosciamo il volto del futuro,ma non tende al nuovo, nè al bello.
E' appena entrata una signora che aspirerei ad avere per compagna durante gli ultimi anni.
Camminata da cowboy, grinta da buldog caratterialmente incazzato, voce aspra.
Quando l'ultimo declinare delle forze ci avrà reso impossibile la fuga, temo che ci adatteremo, a malincuore, alla prospettiva della morte.

domenica 4 aprile 2010

Pizzini.

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini,lamentava, qualche mese fa, che, se la legislazione fosse stata subordinata ai principi di questa o di quella religione ( con capacità d'influenza, in Italia, ce ne è una sola ), si sarebbe passati, armi e bagagli, ad un modello di stato etico.
L'attempato, ma prestante camerata non risultava credibile nel suo trasformismo opportunistico ( da sanfedista che era stato, nella nicchia calda del post-fascismo ), ma il principio era giusto.
Politicamente, si trattva di riempire un vuoto ( sul versante di destra ) e di precostituirsi in corrente o in partito..dipenderà dalle opportunità.
Io che, in vita mia, ho avuto solo la tessera della F.A.B.I., non coltivo propositi di sorta, però resto sconcertato di fronte alla quotidiana proposizione di devoti esempi sul portale aziendale, secondo una linea ideologica triennale appena principiata.
Le fotografie isolano dal contesto l'immagine di smunti e pur grassocci colleghi, la cui celerità, ormai, non può che affidarsi al fax, o la giovanile e ridanciana sicumera di coreografici venditori.
La lettura dei giudizi sul Capo, influenzata, se non determinata dalla sicura tracciabilità degli autori, mi ha ricordato il rituale di tanti Congressi o Consigli sindacali. Una passerella per i membri del Direttivo, per una platea allargata.
Un po' come la nostra convention al teatro municipale di Reggio.
Trecento e ottantuno interventi non sono tanti e probabilmente gli estensori sono i soliti noti.
I video, su sfondi fissi ( due ) di alcuni depressi o imbarazzati acronimi, richiamano alla mente le perorazioni dei sequestrati, turisti o body guard che siano, in giro per il mondo. Meglio ancora, il messaggio finale dei martiri, per i prossimi imitatori.
Tra pochi giorni sarà Pasqua. La nuova Alleanza per noi cristiani.
L'aggettivo "nuova", di questi tempi, scristianizzati, la fa avverire come un partito che, dietro l'aggiornamento delle sue qualità, cerca di trasformare i suoi vizi.
Qualcuno, tetragono alle innovazioni, ha preferito chiudersi in un ghetto.
L'illusione di poter vivere un'altra vita, migliore in senso materiale o spirituale, è l'immutabile energizzante delle insoddisafzioni destinate a rimanere tali e chi le alimenta desidera che gli illusi se ne sentano, oltretutto, colpevoli.

Milone

Buona pasqua, Milone.
Ritempra le tue forze per i nuovi agoni.
Noi festeggeremo, con il sacrificio delle colombe candite, la simbolica rinascita, resurrezione, rinascimento ( adulti ), prospettiva temporale-atemporale o abbaglio dei mortali.
Una tribù dell'antichissimo Egitto, a suo tempo, ricorderà il mitico momento in cui, oppressa dal faraone, si concentrò su di sé e chiese la forza di sfuggirgli a un solo Dio, elitario. Poi, uno dei suoi figli volle farsi ( o lo fecero ) a sua volta Dio..e loro la pagarono cara ( Moni Ovadia ).
Anche se non cambiò la prassi del mondo - ne se lo proponeva: "il mio regno non è di questo mondo", dirompente fu il Suo messaggio, in una società di schiavi -.
Un furbo profeta dei paraggi, attingendo ai primi quattro libri della Bibbia, lo retrocesse al suo ruolo, rispettabile, di Profeta e fondò un'ultima religione monoteistica, alla quale necessariamente ci si doveva sottomettere.
Da allora, i popoli ebbero un nuovo, unico ma proteiforme pretesto per massacrarsi, colonizzarsi e sfruttarsi.
La separatezza dei profughi dall'Egitto rimase tale e quale e, per questo, ogni volta che si devono agitare le masse, reinterpretano il loro eterno ruolo di capri espiatori. Non sono i soli a trovarsi in questa ricorrente condizione, ma sono gli unici capri espiatori ad aver costituito una nazione, dispersa nel mondo o, nella versione sionista, concentrata su un unico territorio, per secoli occupato da altri.
L'instabile rispetto fra musulmani e cristiani, almeno in terra santa e la loro collaborazione politica, fanno sentire gli israeliani in un ghetto, anche a casa loro. Anzichè proporsi una ecumenica simbiosi - che comunque li relegherebbe, dato che alla loro identità non vogliono abdicare -, offrono un'assimilazione nella loro democrazia, o, anziché un impossibile matrominio, un ben normato divorzio: i due stati.
I nostri fratelli ortodossi celebreranno, una settimana dopo di noi, la stessa ricorrenza, ben attenti al loro ovile greco-slavo. Ci mancherebbe che, dopo che due monaci dei loro, Cirillo e Metodio ( greci ) alfabetizzarono le popolazioni dell'Oriente europeo, dovessero soffrire del proselitismo occidentalizzante della Chiesa di Roma, di cui si sono più volte lamentati e che non ha consentito, finora, la visita di un Papa a Mosca.
In particolare, quella, tanto desiderata, di Wojtyla, che avrà pure contribuito a far cadere il comunismo, ma, nel pascolo ortodosso, il Metropolita non ce lo ha voluto.
E noi continueremo a morire, per poi rinascere a "nuova" speranza ed a fare autocoscienza giustificativa dei nostri egoismi; a condividerli con chi ci assomiglia e ad emarginare chi sente diversamente...o "crede" di sentire diversamente.
Con tutto questo, di vero cuore: buona Pasqua a tutti!
P.S.
Apprendo che, da quest'anno, gli ortodossi festeggeranno la Pasqua cristiana insieme a noi: potenza dei mercati. Anche i giapponesi, scintoisti, o più prosaicamente areligiosi, hanno adottato il Natale dell'occidente. L'ortodossia si eserciterà in termini politici, paralleli all'uniformità protocollare dei mercati regolamentati, ma dubito che attenuerà la sua specificità competitiva con Roma e con New York, uniformemente alla politica Russa.
Gli ebrei, dispersi per il mondo e rinchiusi nel loro piccolo stato, sono, come sempre, soli, anche se culturalmente e..pericolasamente, per loro, influenti. Universali e particolari. Questo, però, non dovrebbe interessare l'uomo comune.