sabato 5 settembre 2009

Congiure bizantine.

Sta maturando nel nostro Paese un cambio di Governo o meglio, il cambio del leader. Una capziosa campagna mediatica si è incaricata di dimostrare che il primo ministro conduce una vita licenziosa e dissipata. Il miliardario Capo del Governo avrebbe avviato alla politica, dopo averne ottenuto i favori sessuali, numerose veline, donne di spettacolo ed ambiziose di varia estrazione, in parte attinte dai provini delle sue televisioni. Niente di più conservativo, sul piano del costume, di un Presidente del Consiglio conservatore. La profanazione della politica si sarebbe consumata bypassando ogni traversata nella burocrazia dei partiti. Dopo aver favorito fiscalmente e legislativamente la Chiesa cattolica ed essere stato ricambiato dalla gerarchia istituzionale dello stato della Città del vaticano, Berlusconi non ha esitato a replicare alle critiche dei Vescovi, colpendone il portavoce, mettendolo alla berlina e provocandone le dimissioni. Ha richiamato dalla riserva dei fedelissimi ben retribuiti Vittorio feltri e lo ha incaricato del killeraggio dei suoi avversari, ben conoscendo la sua capacità di infangare il prossimo. Il neo-direttore di ritorno non ha esitato ad agire. La Chiesa si rifarà favorendo la sua sostituzione con un altro leader più affidabile e manipolabile, che non pretenda di trattare alla pari, o peggio, di imporsi alle gerarchie ecclesiastiche solo per averle ben remunerate come le sue conquiste. Si ritiri nelle ridotte il santo gazzettiere sporcaccione della C.E.I., con umiltà ed obbedienza. Adesso, però, il Governo Berlusconi potrebbe cadere per una congiura giornalistica - l'adagio: chi di spada ferisce, di spada perisce, vale anche per lui e non solo per Boffo - espressione di una delle tante possibili congiure di Palazzo, che furono caratterizzate all'inizio, dalle mene di Scalfaro. Sul piano politico ed elettorale, Berlusconi fu sconfitto per due volte da Romano Prodi, ma il vendicatore dell'I.R.I. fu sistematicamente disarcionato dalle faide interne al suo schieramento. Questa è la realtà del vischioso potere degli apparati partitici ed acclesiastici, di quelli sindacali e con forme e modalità originali, giudiziari.. In tutto questo, brillano per irrilevanza, i cittadini e, per assenza, l'opposizione, buona solo ad impedire al suo Presidente, espresso solo per la campagna elettorale, di governare. Non credo che in questi anni sia stata in pericolo la democrazia politica; Berlusconi non ha attentato ad essa più di quanto non la abiano omogeneizzata i politici tradizionali e senz'altro mestiere e, quando ha reagito - ora in maniera scomposta - è stato perché si cercava ipocritamente di rivolgergli contro questa o quella parte dell'opinione pubblica. Da qualche anno, anche all'interno del movimento politico che lui o chi per lui ha inventato, anche i due gregari storici ed ormai vecchi catenacci dell politica, Casini e Fini, occhieggiano a destra e a manca per la successione, come la seconda moglie ed i suoi tre figli. Senza Berlusconi si riaprirebbero tutti i giochi e tutte le pratiche spartitorie.
Dopo i sindacati, che hanno surrogato il potere politico in crisi, ai tempi del Centro-Sinistra e che ora si arrabattano, divisi, in ogni velleità corporativa, alle quali, la CGIL, con la Destra si rifiuta, sono oggi i giornali ad avere assunto la guida degli schieramenti. La Repubblica, non nuova a questo ruolo, anzi nata proprio per questo, con i soldi dell'Ingegner De benedetti che ha potuto licenziare migliaia di lavoratori anche quando le piazze ribollivano, con i buoni uffici delle Confederazioni e della CGIL in primis, interpreta da sola la voce dell'opposizione, mentre il timoroso PD sta al traino, senza neppure spendere troppe parole, per non disturbare. Sul fronte opposto, quello governativo, Berlusconi ha deciso di intraprendere una guerra contro chiunque lo denunci o lo contrasti, a cominciare dai giudici per finire con i cattolici non compiacenti, nel tentativo di riportare all'ovile i suoi ingrati alleati del partito degli interessi. Gli arieti del cvaliere sono due pensionati del giornalismo, Emilio Fede e Vittorio Feltri, quest'ultimo soprattutto, abile nel killeraggio mirato e trasversale verso ogni potere che non sia quello di chi lo ha ingaggiato, compreso quello ecclesiastico.
Quando Mussolini fondò Il Popolo d'Italia e abbandonò l'Avanti e, per farlo, accettò di farsi finanziare dalla Francia, che voleva essere spalleggiata nella guerra contro l'Austria, cominciò a manifestarsi la decadenza della democrazia liberale e si aprirono le strade della demagogia, verso la dittatura.
Oggi, troppi elementi di un rinnovato clima oppressivo, a cominciare da quello vigente in quegli ambienti lavorativi dai quali non si viene espulsi se non attraverso prepensionamenti - almeno per ora - ma all'interno dei quali è preteso il più vieto conformismo e la totale dedizione, si manifestano ed inquinano la serenità delle persone. I sintomi sono quelli di una malattia in corso.

Il Griso e il Sacrestano.

La polemica che Avvenire, insieme a Famiglia cristiana ha condotto nelle ultime settimane sui comportamenti immorali del premier, è stata interpretata come una velina della C.E.I. Nella presunzione che non fosse condivisa dalla Segreteria di stato, stante il silenzio dell'Osservatore romano, si è deciso di replicare con una controdenuncia pubblica, mirata sulla persona del direttore del quotidiano dei Vescovi, che, si dica o si disdica, ha accusato il colpo e si è dimesso.
L'importante giornalista cattolico è stato il Capro espiatorio del conflitto mediatico che rischiava di alienargli una parte del voto confessionale e congiurava ad autenticare la disistima personale verso Berlusconi, a prescindere dalle appartenenze.
Vaso di coccio fra i vasi di ferro, è stato sacrificato, ucciso da un sicario.
E' difficile credere che sarebbe stato possibile senza l'assenso di una parte - quella politica e istituzionale - della Chiesa cattolica, che è stata messa, nel suo insieme, in un nuovo, grave imbarazzo. Potrebbe essersi trattato di una forzatura per fare emergere dei contrasti noti ai vertici della politica, ma sarebbe stata una grave imprudenza per le lontane, tardive rispetto ai fatti, micidiali repliche della Chiesa. Se Berlusconi fosse stato in grado di far dimettere Feltri o avesse avuto la volontà di licenziarlo, dopo averlo appena nominato, forse Boffo, che non ha lasciato tutti i suoi incarichi, sarebbe ancora al suo posto. Ma per il Cavaliere sarebbe stato un boomerang, come quello originato dalle mancate promesse fatte alla Daddario.
Boffo avrebbe dovuto ricordarsi e ricordare alla C.E.I., che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra e che, proprio perché senza peccato, se ne asterrebbe. Non avrebbe dovuto fare, quindi, il Tartufo della situazione e interpretare i "sentimenti" dei devoti. A rammentare a lui il Vangelo, ci ha pensato il Bravo di Don Silvio, che lo ha annichilito sotto un masso.
Boffo è stato sputtanato per un fatto privato e personale che aveva già trovato la sua sanzione. Berlusconi è stato attaccato, sul versante laico-radicale, perchè avrebbe avviato alla politica della prostitute e questi contegni, indipendentemente dalla moralità personale del direttore-commentatore di un organo di stampa, fanno parte del mestiere del cronista, sicuramente d'accordo con le sue Gerarchie e dietro la spinta dei devoti scandalizzati.
E' proprio ai devoti che il Griso si è indirizzato, per turbarne le coscienze. Feltri è il Griso del Berlusconi-Don Rodrigo, come la Daddario è l'icona delle sue conquiste.
Boffo, forse, ha minacciato la moglie dell'uomo del quale ambiva ad avere l'esclusiva ed è stato condannato per questo. Deve pagare due volte? Berlusconi, tramite la produzione legislativa si esime da qualsiasi giudizio e per ora non ha pagato, neppure quando è stato condannato. Al suo avvocato, Previti, invece è accaduto e se non se ne è risentito deve essere perché i soldi sono il suo esclusivo orizzonte e perché contraccusando, avrebbe infangato se stesso. Purtroppo è vera la morale di Dostoevskij. lega gli uomini con un delitto. Alle insinuazioni, se false, il danneggiato primo ministro non poteva reagire con una querela? Ha preferito querelare il fronte laico ed infangare quello moralista, ben sapendo che, vere o false, certe accuse non si puliscono in poco tempo e che, sulle spoglie del povero improvvido, le parti possono riappacificarsi.
A Boffo, che non risulta aver commesso abusi, tranne quelli morali sulla moglie del suo drudo, poteva essere rimproverato quanto tradizionalmente si attribuisce ai preti, di predicar bene e razzolar male.
Una morale laica severa imporrebbe adesso che di questa vicenda venisse data una delucidazione veritiera e documentata, nella speranza di poter inibire contegni ipocriti e strumentali per il futuro, per inaugurare un nuovo costume, ma siamo certi che non potrà Avvenire.

domenica 30 agosto 2009

Battibecchi felpati e velenosi.

I giornali di oggi non sanno fare di meglio che attizzare le polemicucce fra il Presidente puttaniere e i suoi omosessuali e competitivi censori. La replica allo sboccato - nella sostanza - Littorio Feltri, del direttore di Avvenire, Dino Boffo, è tutto un sentore di borotalco, di vaselina e di minacce sottotraccia, speculari al cipiglio cipiglioso e indispettito del suo principale, il Cardinale Angelo Bagnasco. Sta a vedere che il Berlusca sarà capace di confliggere efficacemente e dall'interno anche con la Chiesa...Il Boffo innamorato suggerisce a Feltri di guardarsi le spalle e di non fidarsi di amici bene informati e di collaboratori, di cui untuosamente lo invita a liberarsi. E' forse vero, allora, che cane non mangia cane. Personalmente, ricordo Vittorio Feltri, in giacca, in una gelida mattina milanese, in via Negri, alle calcagna di una azzimata, leziosa signora che dava mostra, gigioneggiando, di avere deciso di non dargliela più...per la successiva mezz'ora. Potrei forse accusarlo di non avere i titoli per contromoraleggiare? Fra replica e controreplica, le baruffe chiozzotte non avrebbero più fine. I maggiori commediografi italiani ed i più poveri copioni d'avanspettacolo rivivono in questa litigiosità cicisbea e ruffiana, nella quale il Presidente che non può pentirsi è riuscito a trascinare anche la Chiesa. Silvio sarà il prossimo riformatore e il primate della Chiesa padana sarà Bossi? O i feudatari papisti sbaraglieranno i protestanti per l'adulterio? Questa battaglia per la manifesta, contro la celata fornicazione, infiammerà l'animo dei disoccupati autunnali.

sabato 29 agosto 2009

George Feydeau e la comedie à l'italienne.

E' grande pochade fra la Chiesa, il giornale della Conferenza episcopale italiana e il Presidente del Consiglio italiano. Non si tratta di una epica battaglia sulla laicità della legislazione e di una contesa filosofica fra laicismo e "vera laicità", ma di una commedia degli inganni e delle ipocrisie, nella quale si incistano polemiche speciose rispetto ai principi dichiarati e virulentemente "difesi".
La Perdonanza e la falsa contrizione del penitente Silvio hanno aspetti boccacceschi, ma espressioni ben più superficiali e grevi. La cena con il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, è l'elemento culinario di una spassosa buffonata, che si sta involvendo in equivoci compulsivi e concentrici, come nelle trame del commediografo francese, che anticipava i toni della comedie bourgeoise, che avrebbe trovato in Italia una versione ai rigatoni, che ha caratterizzato un capitolo della storia del cinema.
La commedia degli equivoci si dipana nello scenario di rovine dell'Aquila, sul canovaccio di un povero monaco cristiano, Celestino V, Papa per sbaglio, che fu fatto strangolare dal suo successore, Bonifacio VIII.
Il lussurioso prostatico si sarebbe cosparso il capo di cenere e sarebbe giunto al Duomo in processione. Non si sarebbe potuto comunicare, perché è divorziato. Potrà farlo quando avrà divorziato anche dalla seconda moglie e avrà quindi ripristinato l'unico e vero vincolo sacramentale ( i figli, canonicamente non sono contemplati; provvederebbero però a contemplarsi da soli, per l'eredità ) ma, nel frattempo, si sarebbe servito dalla scena - carpita o concordata? - per sortire lo stesso effetto. Aveva trovato, senza saperlo, un compare di merende adeguato alla bisogna, quel Cardinal Bertone che rubò in Piemonte ad un nipote agricoltore la sua intera riserva di vino passito. Un ladro e un beone. Lo sporcaccione, dopo cena, gli avrebbe forse proposto di andare a puttane insieme.
Ma questa intenzione è stata apparentemente e clamorosamente contraddetta da un intervento a gamba tesa di Vittorio Feltri, che su queste maragliate, prive di "pietas", ha costruito la sua carriera ( su tutte, la foto del cadavere di Aldo Moro, nudo ed anchilosato, su di un tavolo dell'obitorio ). Il giornalista da marciapiede è stato chiamato a dirigere Il Giornale , del fratello di Silvio, per condurre il contrattacco. Anche Emilio Fede, con gli stessi sodali di corte, condusse un attacco a Di Pietro, che sfociò nella sua messa in stato d'accusa a Brescia, poi rientrata. Il Vittorio dei padroni si è concentaro sul competitor la Repubblica ed anche su Avvenire, il giornale dei vescovi.
Cosa ha scoperto, valendosi di una velina giudiziaria, il diffamatore di destra? Che il direttore di Avvenire, tale Boffo, censore del suo principale, ha studiato dai preti e ne ha assunto i costumi. Sarebbe infatti stato condannato per molestie e minacce alla moglie del suo omo-amante ed avrebbe patteggiato la pena.
Gli esegeti hanno subito dedotto che esisterebbe una divaricazione fra la Segreteria di Stato vaticana e almeno una parte della Conferenza episcopale italiana, di cui Avvenire e il suo omo-direttore è organo ( speriamo a debita distanza ).
All'Aquila è andato infine Gianni Letta, legato e gazzettiere del lussurioso. L'untuoso ed impomatato cortigiano è stato immortalato sul sagrato della chiesa, con il cardinale ebbro Bertone, in un atteggiamento che rivela ambiguità morale, qualità sceniche e morbidissimo appeasement: lui e l'ebbro sembrano due checche cerimoniali e ipocrite che sembrano sul punto di baciarsi, di vezzeggiarsi e di compiacersi l'un con l'altro per il reciproco charme. Inculiamoci e poi pentiamoci, sembrano dirsi.
Le due cerimonaili creature vivono in un mondo di apparenze e dissimulazioni, devotamente recitate fra reciproci ammiccamenti. Non oltre il segno del reciproco e compatibile interesse.
I protagonisti della pochade:
il satiro impenitente;
il tenutari della morale;
Noemi, Mara, Maria Stella, Patrizia e le altre;
lo chaperon ovvero il ruffiano e paraninfo;
il malefico disvelatore del trogolo comune.
Fine della prima parte.

venerdì 28 agosto 2009

Diversità ideologiche.

Franco cardini, storico delle religioni, di destra e già consigliere per i sanfedisti della R.A.I., si produce oggi sul Manifesto in un dotto e lineare articolo sugli atei devoti e trasformisti, nei due sensi, della sua area politica. Non omette di chiamare in causa anche la Chiesa ed auspica, infine, richiamando alcune affermazioni del candidato dalemiano alla segreteria del PD, Bersani, un "esame di coscienza reciproco fra cattolici e "socialisti".
Così ho commentato:
L'analisi è impeccabile, fino a che si arriva ad auspicare un reciproco esame di coscienza ( o autocritica? ) fra i cattolici e i socialisti. Socialisti in senso etimologico, non storico, perché, altrimenti, l'incompatibilità striderebbe. Meno impervio sarebbe, sul piano sentimentale, il confronto fra comunismo e cattolicesimo sociale. Confronto comunque fuorviante, parziale e transeunte. Il fatto è che, nei paesi cattolici, a differenza di quelli protestanti, nei quali i devoti si costituiscono in autonoma comunità di fedeli, la Chiesa - l'Ecclesia assemblea - è, per suo precipitato, politica ed entra in sinergia e/o contrasto con le forze politiche popolari. Ma sui principi, indefettibili, si emancipa dai partiti, come dagli Stati, con qualche concessione, forse, alle potenze non ostili, pro tempore dominanti. Comunque, quando lo fa, lo fa per omissione.
Saremmo, quindi, comunque, "da capo a quindici".

giovedì 27 agosto 2009

Commiati. All'avviator che torna, promiser ponti d'oro.

Vincenzo lascia la ex new dip. e, con essa, le nobili mature, per un attimo rivitalizzate dal suo charme. Alcune vedove nostalgiche hanno simulato il suicidio nell'apprendere della sua prossima e, per loro, recidivante dipartita. Ora che l'avviamento è terminato, siamo tutti pronti ad intraprendere la nostra navigazione in Credem. Ricordiamo, tutti noi, gli spermatozoi dell'epilogo del film di Woody Allen: "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso....", che mentre vengono mobilitati, nel corso dell'amplesso del produttore/donatore, non sanno se finiranno in un utero magnanimo, se il loro sacrificio sarà sterile o se quello al quale sono chiamati a dare esito, è, invece, un rapporto omosessuale.
Auguri a tutti, tesi al nostro obiettico: "O Ovulo, o morte!"

Caro Vincenzo, grazie per l'assistenza e buona fortuna per ciò che desideri. La strada che stai per intraprendere è già stata percorsa da tante ombre e caso, circostanze e abilità potranno, senza necessità, accompagnarti nella realizzazione dei tuoi desideri, oppure ostacolarti.
In ogni caso, la tua vita non si fonderà sui tardivi presupposti che ti saranno suggeriti, ma sul nocciolo duro della tua indole che l'esperienza fanciullesca, prima, e adolescenziale, poi, ti ha conferito.
Ad essa rimani comunque fedele, nella certezza, esclusivamente umana, che "solo restando come un bambino potrai entrare nel regno dei cieli.
Un saluto.

mercoledì 26 agosto 2009

Criteri di prevalenza.

Ilan Pappe è uno storico israeliano legato a movimenti del suo paese che si oppongono alla rimozione della verità storica sugli insediamenti ebraici nella Palestina, attuati fin dal 1948 e mascherati da isole ecologiche, prima desertiche - dice la propaganda turistica - ed a centri ricreativi. Anche molti suoi colleghi asseconderebbero la vulgata del potere, risalendo anche a mitologiche epoche bibliche. Con pedante genealogia da storico, Pappe ripercorre tutti la storia dell'occupazione sionista della Palestina, da secoli abitata e coltivata da Palestinesi, progressivamente espulsi dall'esercito e dai servizi segreti del costituendo Stato d'Israele, al quale aveva fatto posto il cessato Mandamento britannico. Secondo Pappe, la preoccupazione del Governo d'Israele è stata ed è tutt'ora di preservare la prevalenza numerica degli ebrei sugli arabi, nonostante la bassa natalità dei suoi connazionali. Per assicurarsela, hanno provveduto all'espulsione sistematica degli abitanti e camuffato le denominazioni preesistenti, cercando di cancellare la storia di quei luoghi.
I ricorrenti piani di pace sarebbero stati tutti redatti secondo gli intendimenti israeliani. I sionisti avrebbero anche sistematicamente affrettato le deportazioni prima dei periodici "cessate il fuoco!" che hanno caratterizzato i mordi e fuggi dal dopoguerra ad oggi. Gli insediamenti ebraici nella terra promessa erano spontaneamente cominciati fra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, ma il progetto di uno Stato per gli Ebrei aveva preso corpo mentre, nell'Europa orientale i camini fumavano ancora, con la bieca furia distruttrice del regime nazista in agonia. L'ansia di "finire il lavoro", pare purtroppo una costante di ogni volontà prevaricatrice. Così hanno tentato di fare i Serbi nella ex Jugoslavia, nei confronti delle altre etnie e gli Hutu contro i Tutsi in Ruanda. Gli Ebrei, costituitisi in Stato, non si sono comportati diversamente, espropriando i terreni dei coloni palestinesi, distruggendone le case e relegandoli nel ghetto sovraffollato e malsano di Gaza, sulla quale si sono recentemente accaniti, perché il movimento di Hamas continua a punzecchiarli e a non accettare questa situazione. Ma mentre i Serbi sono stati duramente, infine, repressi, verso gli Israeliani, le potenze europee e nord americana, vincitrici della seconda guerra mondiale, hanno sempre fatto finta di non vedere, consentendo ai sionisti non coinvolti nei pogrom nazisti di atteggiarsi a vittime per comportarsi da predoni e persecutori, introducendo, per questa via, i prodromi di quella contesa culturale dietro la quale opera oggi il terrorismo islamico. Mentre i Paesi arabi, ammansiti agli americani non destano per Israele preoccupazioni ( Egitto, Giordania, che tentò più volte di spartirsi la Palestina con Israele, ma non ne accettò i profughi, sterminandoli nel Settembre nero ), per ragioni di supremazia regionale, l'Iran - non arabo - e la Siria, finanziano, organizzano e fomentano la resistenza armata dell'Hezbollah in Libano e di Hamas nella striscia di Gaza. Per questo potrebbero dopo la fine di Saddam, precedentemente utilizzato contro l'Iran e poi allargatosi troppo, essere i prossimi scenari di guerra, mentre Al Quaeda trama contro i regimi arabi filo-americani, portando la guerra terroristica anche in nord America e in Inghilterra, senza trascurare di punire le zelanterie di altri Paesi.

Fine di una dinastia democratica.

Ted Kennedy è spirato. Solo due giorni prima aveva pregato i suoi colleghi democratici di sostituirsi a lui nell'appoggio ad Obama. Già gonfio ed instabile nell'equilibrio, aveva perorato la causa del primo presidente nero al Congresso di investitura. Ultimo di una controversa trilogia che, dal pulpito della ribalta americana, aveva suggestionato gli animi più freschi in ogni parte del mondo, era stato il più ordinario e banale dei tre. Dopo la morte di entrambi i fratelli, non si era candidato alla presidenza; con i fratelli aveva condiviso il costume di praticar gonnelle, anche ospitando nipoti violenti e tossicodipendenti. Non aveva saputo far di meglio - per il blaosone della famiglia, che aveva fatto affermare ad un anchormen: non so se si tratti di una dinastia di statisti o di maniaci sessuali - che farsela con la segretaria, salvo non far nulla per salvarla dall'annegamento, successivo ad un incidente d'auto da lui provocato. Della tempra democratica di questi irlandesi, immigrati ma ricchissimi, cattolici e sporcaccioni, non è dato conoscere direttamente. Più che atti concreti, hanno al loro attivo un'ideologia liberale e solidale, non molto condivisa, a quanto pare, data la fine che hanno fatto. L'appartato Ted ha continuato a fare il senatore, predicando in significative occasioni lo stesso verbo dei fratelli, con un eco molto più ridotta. Pur non volendo competere, quando si è profilata all'orizzonte, ammantata dalla stessa capacità oratoria, una figura di rottura - molto più prudente di loro - con l'establishement, l'ha difesa con retorica passione, riallacciandosi alla sua idealistica tradizione familiare.

martedì 25 agosto 2009

Mediazioni culturali.

Una mediatrice culturale marocchina si è presentata a Verona in piscina, indossando un Burkini, composto delle stesse fibre acriliche dei costumi mono o a due pezzi. Lo sconcerto che la provocazione ha suscitato negli astanti è probabilmente quello che si proponeva, nelle mamme soprattutto, eterne custodi delle tradizioni, rivendicate anche per contrasto, nei figli. Non è igienico! Perché indossato da una marocchina?, Perché troppo lungo e necessariamente sporco, come forse l'epidermide all'uopo celata? Spaventa i bambini! Pare che i bambini se ne infischiassero, troppo intenti a guazzare e a divertirsi. Buona la sopresa della mediatrice-provocatrice, verso la quale non si può dire che sia bacchettona perché si indurrebbe nei pargoli la licenziosità e allora si deve affermare che è anti-igienica come un animale, per noi che animali non siamo, come si constata ammirando le nostre smagliature e i nostri lardelli di grasso. Normalmente, le avversarie si tacciano di immoralità e lussuria, ma bisognerebbe essere molto fantasiosi e sottili per attribuire queste caratteristiche ad una simil suora al bagno. Insomma, se non si facesse proprio vedere, anziché "nascondersi, con il chador e il burkini, sarebbe meglio.

Ironie del destino e, forse, degli uomini.

Bernie Madoff ha il cancro e di quelli rapidi per giunta. Condannato a centocinquant'anni dai sacerdoti legali del capitalismo per essersi fatto beffe degli avidi e sprovveduti investitori, non per niente chiamati il "parco buoi" ed avere contraddetto con smaccata radicalità la fiducia nel denaro. Chissà se il vecchio ed arguto ebreo lo sapeva già? Chissà se lo ha fatto apposta e se, nelle sue ultime istruzioni alla moglie, non vi era il desiderio di salvare solo lei dal dissesto economico, dopo avere, con perizia ed abilità contribuito, ma solo contribuito a quello di tanti giocatori della lotteria. Che la Borsa sia lo strumento più idoneo a separare il denaro dai cretini era già noto, che Madoff abbia solo, come ultimo atto rivelatore della sua vita, provveduto ad evidenziare quanto quotidianamente fanno tutte le banche e le finanziarie ed i maggiori agenti di borsa, è possibile.

lunedì 24 agosto 2009

Moralità a posteriori.

I Governi devono essere a corto di soldi, soprattutto quello della potenza imperiale, se ottengono dalla grigia e cioccolataia Svizzera l'elenco di 4.500 evasori fiscali. Li avranno certamente preavvisati, data la severità delle leggi fiscali statunitensi e saranno rimaste a denominare i conti, fantasiose sigle di nebulose finanziarie. Chi ha voluto questo rigurgito calvinista? Obama? Se sì, chissà se si propone di dare una sanità in grado di procrastinare le sofferenze degli americani poveri o deve reintegrare degli ordigni negli arsenali e finanziare le campagne all'estero del suo predecessore? Nel primo caso, a rischiare non sarebbero solo gli evasori fiscali,ma, soprattutto, lui.

Pastorali.

Non conosco Monsignor Vecchi, Vicario del Vescovo di Bologna, ma la sua uscita a favore dei Menarini, imprenditori cattolici, e le giustificazioni fornite loro circa il troppo discreto, fino a confinare col cinismo, modo di operare, mi sembra fuor di luogo. Il Monsignore, al pari del capo del Governo, dovrebbe sapere di rappresentare un'istituzione e invece di pascere i suoi e le sue protette, dovrebbe curarsi del bene comune. Comune, sì, ma senza curarsi di entrare nel merito delle iniziative edilizie che il Sindaco Delbono, spesso ritratto prono all'anello del Vescovo, dovrebbe, secondo lui, intraprendere. Fra l'altro, chi glielo ha detto che l'appalto dovrebbe andare ai Menarini, così attivi nei giardini dei conventi sororali ad edificare nuove aule, per affiancare alle scuole materne, elementari e medie, anche corsi scolastici superiori. Della rappresentatività curiale e religiosa, un po' con l'esse dolce alla Francesca, avemmo sentore quando vietò ai giocatori del Bologna di bestemmiare, senza inibirsi di mentire. L'Arcivescovato sottoscrisse presso la vecchia Banca di Roma, centomila e passa euro di obbligazioni della Leheman Brother's, di molto dubbia esigibilità. Disse allora alla devota proponente, di non amare lo sterco del demonio, ma ammise che semplificava la vita. A lui e ai suoi devoti, il vino della Messa a volte fa brutti scherzi.

Destini e destinazioni.

Questa filiale, quindi, rischia la chiusura. Non ci sorprende, è una possibilità che la logica contempla. Sorse ad ospitare una nuova Sede di una piccola banca romana a partecipazione statale. L'allora direttore, d'accordo con il proprietario, si è pagato il mutuo della sua casa, trattenendo il 20% della pigione aziendale. Con quei soldi, il padrone di casa, oltre a manutenere le mura e le strutture, si è certamente assicurato altri immobili, dato che gestisce un'impresa di costruzioni. Come farà ora a pagare l'I.C.I., dato che l'immobile è di lusso? E' probabile che la lobby degli amici interessati si attivi per un'altra banca o, più probabilmente, per due, tre società di servizi che potrebbero dividersi gli oneri di rappresentanza. Come gli extracomunitari e le loro abitazioni ad uso foresteria. Bei tempi, quando lo Stato pagava per gli amici e, fra amici, ci si dava una mano per edificare dimore dove poi festosamente raccogliersi e tramare nuovi affari a spese dell'erario e delle pastose società che, dopo essere state l'spedale e poi il motore dell'economia italiana, erano diventate la greppia dei politici e dei loro funzionari che, del piatto comune al centro del tavolo, cercavano bulimicamente di arraffare la maggior parte. Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato ha dato. L'inno di Mameli invocava la solidarietà massonica, la marcetta napoletana la propensione a speculare sulle cose. Che c'entra il "va pensiero"?

La primula rossa.

Questo "ghanese" - non si smette mai di ripeterlo - che ha passato la sua breve vita in carceri minorili et similia ( i centri di recupero di maoista memoria ), stupratore uscito dalla gabbia, ladro di telefonini alle Feste dell'Avanti! - ma sono sopravvissute al partito? - meriterebbe una considerazione più competente, almeno quando sarà riacciuffato. Gli appelli della "matrigna" - assenti quelli del padre - le violenze su donne materne - non idealizzate - il desiderio temporaneo - finchè farà bel tempo - di andarsene a zonzo in quella giungla dove si è de-formato e della quale ha sentito il richiamo e che adesso lo bracca, non avranno nessun effetto benefico su di lui. Fra il giudicare, conformisticamente, ed il capire, corre un crinale che si chiama competenza e fatica. E' indispensabile non essere aggrediti, ma, certamente, Ofori è stato aggredito prima e non ha mai conosciuto amore. Ha imparato a fuggire, da tutto e da tutti, aggredendo e rubando di tanto in tanto. Sarà questo a perderlo, altrimenti, di lui - la stessa persona - nessuno si sarebbe curato.

domenica 23 agosto 2009

Milone

Caro Milone,
il geometra Facheris, immobiliarista di fiducia del tuo impresario, ci ha fatto visita stamane e, con sintetica loquela, ha comunicato che inizieranno i lavori per apprestare l'accoglienza ai nuovi colleghi che trasmigreranno da noi.
Mentre modificano gli arredi, intimano al proprietario di ridurre il canone di locazione (200.000 euro all'anno) e propongono di ridurre gli spazi occupati, i bagni a disposizione rimangono tre, ma gli utenti, da cinque diventeranno venti.
Come farà Terronilla ad entrarvi, lei che deodora gli ambiti prospicienti il suo ufficio e l'ufficio stesso? I locali destinati alle deiezioni sono privi di aspiratori funzionanti.
Come faranno i promotori finanziari dell'Euromobiliare, senza isolamento acustico, a ricevere i clienti? I crepitii, i boati, gli sgocciolii e gli stronzi caduchi disturberanno le loro interessate rassicurazioni ai sottoscrittori.. la cascata purificatrice finale darà il colpo di grazia ad ogni velleità di risultato, dato che non si è trovato di meglio che che di ospitarli a porta con i cessi, nella logica della contrazione degli spazi e delle spese.
La tua sordida impresa, Milone, ha un solo criterio nel suo orizzonte morale: il meschino calcolo del denaro. A questo subordina ogni valutazione di qualsivoglia natura. E non mi dire che questa è la sua mission. Ma tu mi guardi, bovino, accarezzando il tirapugni. A te, i miasmi sembrerebbero afrori di paura dei tuoi avversari e ne ricaveresti rinnovata ferocia. Dei soldi non sai e non ti curi. Ti basta solo il pastone enrgetico che ti propinano.
Lotta pur, tribulon!

sabato 22 agosto 2009

Caratteri

Battista le chat è un consumato maggiordomo..del Credem, stavo per dire, ma credo che si sia formato nel tempo, probabilmente in ambienti curiali, fino ad assurgere a livelli di eccellenza. La mattina, va incontro ai Quadri di grado superiore della sua banca, poi esce in delegazione per il caffé di lavoro ed intrattiene amabilmente e manieristicamente tutti e ciascuno, fino al rientro per poi proseguire con i clienti e perfino con i colleghi. Immagino che questo atteggiamento sia in relatà uno schermo che tradisce una intima estraneità che si accanisce a violentare senza pietà per se stesso. Insieme a lui recita anche Terronilla, unica femmina di non gran pregio, in partibus infidelium, in mezzo al personale Credem, di cui anche lei vuole mostrarsi parte.
Battista le chat ha ripiegato sulla piccola banca padana, quando si è accorto che la sua carriera al Credito italiano era chiusa, perchè si era rifiutato di lasciare le amate tagliatelle.
Sembra un gran buon uomo, ma non rassicura, la sua alterità rispetto alla parte interpretata si avverte. Non così la vuota Terronilla, tutta rabbia ed egoismo, che tradisce però, di tanto in tanto, manierismo, isteria e troppa smania di vanagloria.
Battista le chat sofrfe, probabilmente, di quel costume indotto dalla pervicace volontà di intrallazzare, a qualunque livello, con le parti munificenti del suo piccolo mondo, indefettibile decisione che, mimetizzandosi nella merda condivisa, renda tutti gli adepti di una stessa consorteria, uguali alla vista, all'odore, nelle movenza, in modo che possano riconoscersi facilmente fra loro, almeno nell'alveo degli interessi spartibili nella cloaca comune.

Caratteri.

Apaga Dencio è un filippino. Lavora in una villa signorile ed è riuscito a mettere qualche risparmio da parte. E' sempre in ordine e paziente. Spesso ho visto dei suoi connazionali, che vivono con la famiglia in una stanza, portare i figli a scuola e presentarsi in maniera linda ed ordinata. la loro ordinarietà spesso li fa passare inosservati ed è questa la loro risorsa.

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Santo Stefano dei cassieri è un catto-comunista. Catto-comunista è anche la moglie, maestra. Santo Stefano ha due figlie, una nomata come il poverello d'Assisi ed è pigra e priva di voglia di correre, come il papà. L'altra, ovviamente Benedetta è invece incazzosissima, ma statica. Semplicemente è adirata che le cose non corrispondano alle sue esigenze, contemplate sul posto, e che, comunque si modificassero, non andrebbero mai bene.
Il suo contegno lavorativo è blando, prevede abbandoni del posto per il caffé e fughe anticipate la sera sotto la pressione del corso di chitarra parrocchiale o dietro perorazione della moglie o delle figlie. Con loro, sempre in parrocchia, gioca a pallavolo. Santo Stefano dei cassieri è catto-comunista perché spera sempre di condividere il suo lavoro con qualcun altro, anche se si riduce a poche decine di operazioni e non ogni giorno. Dalla sua ridotta contemplativa, quando cinque o sei clienti si succedono allo sportello o quando l'operazione richiesta non è routinaria, si lamenta, si abbatte e depreca il suo abbandono, come Gesù in croce, prima della morte. Ha chiesto il pre-pensionamento. Senza saperlo è cioraniano: contempla il suo nulla.

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Ottone di Brunswich è un assistente della clientela dell'ultima ora, catapultato nel ruolo dalla contabilità, per ottenere quel quadro di minima per il quale molti anni prima aveva già brigato e che era stato invece assegnato ad una spia dell'Ovra aziendale. Più che di una ingiustizia, si era trattato di una contesa fra mediocri, l'uno - il premiato - uso alle cortigianerie più spinte, l'altro molto geloso dei propri "diritti", delle proprie comodità e invidioso delle altrui raccomandazioni. Oltre la facciata degli ideali professati, Ottone è un furbastro speculativo. Che poi le sue speculazioni si riducano a cercare qualcuno che vada in posta a pagargli le bollette, perché lui, nell'intervallo, vuole andare al Bassotto a delibare in allegria con alcuni compagni di lavoro, o che non sia disposto a far nulla di più di quanto strettamente dovuto, a meno che non gli torni utile a tenersi buoni ambiente e singoli colleghi, secondo una sua visione comunitaria dei rapporti sociali, è indice di ristrettezza di orizzonti, ma non migliora la sua moralità. Se i suoi compagni fossero andati al potere sarebbe diventato un apparatcniky di basso ma molesto livello ed il suo ambiente di influenza o sarebbe stato composto da persone simili a lui o, con pseudo-sagace ignoranza avrebbe perseguitato i diversi per consolarsi di essere così com'è.

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Terronilla compendia in sè molti e significativi caratteri della sua primitiva genia. Calabrese di Reggio di Calabria, figlia di un maresciallo - maggiore, ci tiene a precisare - educata alla più inflessibile onestà, nel senso della conservazione dell'imene il più proficuamente possibile, cresciuta in caserma è, a tutti gli effetti una donna del sud, che pure ha aspirato a fuggire al nord, attraverso le più classiche raccomandazioni, per poi stabilirvisi e cercar fortuna. Dopo lunghi anni di compunzione negli uffici richiesti dalle proprie ambizioni, è giunta ad un inquadramento da sottufficiale dell'ordine dei Quadri e le è stata affidata una pattuglia (agenzia ). L'ha gestita con metodi militareschi, estromettendo chiunque non fosse disponibile a farsi strumentalizzare da lei e relegando, con veri e propri atteggiamenti da sequestratrice o da secondino, chiunque non rientrasse nei suoi canoni. Come tutti i meridionali cerca di apparire molto più importante di quanto aziendalmente sia ed è prodiga e disponibile, quanto egoista e discriminatrice, a seconda dell'interlocutore. Già matura, "andando a trovare i clienti" ha intortato a Casalecchio un imprenditore degli strumenti in uso negli ospedali ed è titolare di una Onlus, intitolata ad una amica scomparsa, che le serve per stringere alleanze ed evadere le tasse ed a legare a sè il marito in un rapporto di complicità. Non ha figli. Egoismo o tardività, problemi ginecologici o calcolo non si sa. Certo è che la sua sterilità non la pone ereditariamente in una posizione di forza verso il marito, la di lui famiglia e, forse, crea anche a lei qualche problema culturale e qualche incertezza d'interesse. La sorella Luciana è invece rimasta in Calabria ed ha sposato un semi calabrese di Fabbrica di Roma, che per vent'anni ha lavorato a Bologna. Anche lei accusava una certa renitenza alla fecondazione, ma in extremis è riuscita a concepire un figlio che non assomiglia neanche un po' al padre. Terronilla tradisce, oltre che prepotenza, orgoglio e presunzione, dispetto ed invidia ed un costume barocco da pitocco rifatto, con il quale catechizza, tormenta o molesta, emargina od esclude, convinta com'è che solo nella gerarchia dei ruoli stia per lei la possibilità di ottenere soddisfazione, mentre gorgheggia ipocrita alle persone che considera stolidamente di rango superiore o che, semplicemente, le consentono di alimentare la sua meschinità. Un proverbio della sua terra recita: "anche se qualche arancia (portugalli) raggiunge, rotolando sul selciato, gli stronzi in una fogna: gli stronzi non diventano per questo portugalli.