sabato 23 aprile 2016

In viaggio con le gomme lisce.

Ho inaugurato questo blog con "Faccioni", all'epoca delle elezioni amministrative di non ricordo quale anno. C'era, fra gli altri, la foto ritoccata con slogan: c'è del..bono a Bologna. Stavolta c'è Nunzia Di Girolamo, il volto pulito - non lo metto in dubbio - ma cominciamo male se si spaccia per bolognese. Se Delbono era, oltre che un inveterato puttaniere, un ottimo docente e un tecnico provato proprio in quelle materie finanziarie e amministrative che, già allora, erano imprescindibili per cercare di gestire una realtà declinante, i candidati e i ricandidati attuali sono quanto di più rimediato, approssimativo e, soprattutto, "d'apparato", per di più leggero, volatile, che si possa immaginare. I confini, si dice, sono una brutta cosa, rallentano infatti i flussi finanziari, ma, con i soldi, mettono in movimento popoli ed etnie, quasi completamente privi di competenze spendibili e questo mette "in gran dispitto" chi vive al sicuro con le pantofole. La politica classica è morta, ma come tutto ciò che è mutevole nelle situazioni, nei rapporti di forza e di interesse e nelle povere menti degli arruolati, può risorgere in forme accettabili dai futuri contemporanei. Resta sul terreno una coltura di politicanti, incapaci di amministrare, desiderosi di prendere una scorciatoia per evitare di stare nel mondo da agenti o da pedine e ansiosi di profetare. La profezia è millenaria e lo sarà ancora per millenni, quindi perché privarsi di una simulazione di mestiere, per di più votata, investita da dio, dal Signore sua replica materiale o dal popolo sovrano? Sta di fatto che, a Roma come a Bologna, l'interesse personale regna sovrano e le clientele si sono sparse e spostate a ridosso di qualsiasi beceraggine, per di più conformistica e ripetitiva. Potrebbe essere altrimenti laddove anche il governo nazionale è in mano a principianti e dove le vecchie icone della mutria comunista continuano a "confermare" i diktat esogeni di sitema? Il neo presidente, già autore del primo compromesso elettorale, da cui sarebbero derivati gli altri, si astiene, per indole e costume, non alieno, però, dall'occupare le cariche. Probailmente il mondo che verrà è in via di elaborazione altrove, nel solito scenario di guerre e menomazioni, allo stabilizzarsi delle quali l'Italia cercherà la sua ridotta opportunista. Intanto, perché votarli? Semplicemente perché alla rappresentazione degli interessi incongrui ai nostri si opponga una pari rappresentazione , formulata almeno da autori diversi, per evitare che i danni siano insostenibili. La democrazia è dialettica di percorso, non pace totalitaria, i principi sono importanti ma devono restarvi secondari: è quello che non capisce chi ha una mentalità religiosa o le certezze degli ignoranti. Peccato che le gomme del convoglio, in questa circostanza, siano lisce.

venerdì 22 aprile 2016

Quindici anni la pena massima per la colonizzazione mafiosa di una regione.

La sentenza di primo grado contro le n'drine cutrine o cutresi in Emilia Romagna sono state miti ed hanno salvaguardato le figure politiche locali. Il referente della cosca Grande Aracri è stato prosciolto dall'accusa di associazione mafiosa. La sanzione più lunga è stata inflitta al "padrino" in loco dell'asssociazione n'dranghetista e l'entusiata commercialista bolognese che teneva la contabilità alla cosca si è becata otto anni e otto mesi di reclusione. Questa, secondo me, è stata l'unica condanna azzeccata della Corte di primo grado, perché la troppo nutrita pattuglia degli inquisiti in solido, proprio per questo, è riuscita a sfuggire ad una condanna inibente per l'attività in regione dell'associazione mafiosa. E' possibile e auspicabile che la sentenza d'appello sia più rigorosa. La giustificazione addotta, per la quale, con il rito abbreviato che era stato prescelto, le condanne sono "scontate", non nel senso che si danno per certe a priori, ma in quello che prevede riduzioni di un terzo delle pene contemplate, come avrebbe detto l'avvocato Azzeccagarbugli, se il rito è breve e meno costoso. Con questa mentalità, applicata alla mafia, si va ai saldi giudiziari, così come assemblando ogni sorta di imputati e di reati si dà agio ai difensori più preparati di svilire, diluire le imputazioni e agli altri di confondere i giudicanti. La stessa camera di consiglio, durata sette ore per centinaia di imputati, sembra che sia stata piuttosto riassuntiva. Non è certo con pene rare e lievi che si mette in crisi una struttura con ampie complicità come la mafia calabrese, che ha certamente già pronti i rincalzi, i subentranti. Il fenomeno mafioso in trasferta, che cerca, come nelle sue zone d'insediamento originario, l'avallo politico alla sua azione, deve essere contrastato, giorno per giorno sul campo, attraverso ampie facoltà d'intervento armato delle forze di polizia, anche se "questa guerra di liberazione" comporterebbe necessariamente molti caduti. Ipotesi di cui non c'è da preoccuparsi, perché non si verificherà. Non voglio sottovalutare l'impatto sui singoli di anni di carcere, però si tratta di figure di spicco della criminalità che all'evenienza erano già psicologicamente preparate e che non dimetteranno la loro veste mafiosa neppure da prigionieri: non hanno, ma neppure si propongono alternative, ragione per cui, trattandosi di un fenonomeno storico legato al potere tradizionale e fondiario, in intensificata espansione finanziaria, non può essere fronteggiato con le pandette abbreviate dei tribunali e neppure con le retate, i sequestri dei beni, che spesso la mafia si ricompra o che vengono assegnati in gestione a poche entità che che dassociazioni senza scopo di lucro diventano, senza colpo ferire, imprese cooperative sempre più opulente, ma solo con l'azione quotidiana e armata sul territorio, che servirebbe a tenere in rispetto ed a togliere l'aura di invincibilità a criminali senza paura perché già coartati all'interno delle loro assolutistiche e soffocanti strutture organizzative.

mercoledì 20 aprile 2016

Antropologia del cittadino.

Le rimostranze di Anders Behring Breivik, che cinque anni fa ucccise sessantanove adolescenti su un'isolotto di vacanze norvegese e compì attentati dinamitarsi nel centro di Oslo, erano fondate. Lo Stato, citato in giudizio per "comportamento disumano" nei confronti dell'ultimo esteta militare dell'arianesimo nordico, ha agito in spregio della Costituzione delle leggi detentive del proprio Paese, relegando in isolamento, per cinque anni, l'immoto, nelle sue posizioni e rivendicazioni, Breivik. Costui non l'ha spuntata riguardo alla revoca delle misure restrittive sulla sua corrispondenza, che erano rimaste limitate a quella specificamente intrattenuta con i suoi sostenitori, che non per questo sono stati accusati di alcunché, per cercare di evitare emulazioni. Lo stesso scopo che ci si prefiggeva con l'isolamento. Ma, in Norvegia, non esiste reato che possa contemplare l'esclusione, neppure all'interno delle mura carcerarie. Già, in quell'occsione, si derogò alla legge ordinaria, che non prevede pene superiori ai sedici anni, applicando a Breivik una serie di aggravanti improrie ed irrituali, per prolungarne la detenzione fino a ventun'anni. Il difensore della purezza ariana aveva all'epoca trentadue anni. La legge, anzi il diritto norvegese, come quello degli altri Paesi scandinavi e della Danimarca, non prevedono detenzioni senza fine pena e ne limitano la durata allo stretto necessario per consentire ai condannati, mai definitivamente, di ritornare, se vorranno e sapranno, alla vita civile. E' un portato di una legislazione e di uno Stato laico ( perché i diritti dell'uomo e del cittadino sono portati del pensiero laico, come lo è stato "Dei delitti e delle pene" dell'italiano Cesare Beccaria ) ed è un principio da portare in palmo di mano perché applicato alla gente comune, al popolo e non limitato all'elaborazione elitaria e disattesa di qualche illuminista, anche in nazioni incongrue come la nostra. Un lucido, ancorché pazzo assassino, ha potuto veder riconosciuto dal suo Stato nazionale il suo inalienabile diritto ad una vita carceraria dignitosa, spartana ma igienica e lo Stato è stato condannato per la sua inottemperanza. Da noi, forse non lui, perché segretamente ammirato nel mondo retrivo e reazionario dei custodi dell'ordine, ma qualche delinquentello sarebbe sopravvissuto in qualche topaia, se superstite alla violenza del carcere e, prima ancora, a quella delle guardie. Per chiunque, invece, deve valere il principio del decoro dell'esistenza in ogni sua espressione legale, perché questo rafforza e non indebolisce il prestigio dello Stato, espressione istituzionale fedele della comunità nazionale, anzi di quella comunità nazionale.

lunedì 18 aprile 2016

Il comodo tran tran statale e l'insoddisfazione latente.

Dopo l'assoluzione dei torturatori di Giuseppe Uva, intervenuta in una caserma dei carabinieri il 14 Giugno del 2008, a seguito di un pestaggio terminato solo con la morte del malcapitato, il regime del generale Al Sisi, in Egitto, avrà trovato conferma - quella che diplomaticamente già deteneva - sulla spappolata incongruenza della moralità italiana, espressione, fra l'altro, di un governicchio neppure eletto. Come il suo. L'indagine sulla morte dello sventurato giovane, ad opera dei carabinieri, era stata affidata ai carabinieri stessi ed il processo era stato blando, aveva sconfessato l'unico testimone auditivo delle urla e dei rumori di percosse, detenuto in una camera di sicurezza (sic!) accanto a quella nella quale veniva torturato Uva. A quando un Giulio Regeni che faccia una bella tesi di dottorato sulle morti per tortura ( reato che non si vuole introdurre per non riconoscerlo ) nelle questure, nelle caserme e nelle carceri italiane? Il pubblico ministero non aveva mai accusato frontalmente i carabinieri processati e la testimonianza del più fortunato compagno di sventura, è stata raccolta solo cinque anni dopo il fatto. Se ce ne fosse bisogno, basterebbe guardare come ha reagito un carabiniere, a Napoli, quando una donna ha fatto opposizione alla rimozione della sua auto e che gli aveva fatto volare il berretto: un ceffone e un'aggressione che non si è consumata per l'interposizione di altri presenti. Se qualcuno non soddisfa il desiderio di dominio di questi frustrati, il trattamento pubblico ( anche questo non sanzionato: la denuncia non è stata raccolta, mentre si è dato corso "all'oltraggio a pubblico ufficiale" ), è senza ritegno; figurarsi cosa tocca a coloro che ritengono di avere diritto, anche in stato di costrizione, di dire la loro, di opporsi ai modi ed alle metodiche d'interrogatorio di questi bruti, alla prova dei fatti abilitati a compiere i loro crimini al riparo della capziosa interpretazione della legge. Ci sono magistrati, infatti, che oltre a servirsene per le indagini ( talvolta pilotate? ) e per la costituzione delle prove che vogliono produrre, se ne valgono per la sorveglianza ed il piantonamento delle loro abitazioni, dalle quali tener lontani girovaghi, senz'altra colpa che girovagare. E' stata costituita, da qualche tempo, un'associazione delle vittime delle forze dell'ordine che porta avanti, indipendentemente dalle sentenze, la sua testimonianza. Purtroppo, come per altri caduti istituzionali, la scappatoia comoda di un seggio parlamentare o amministrativo, ne annacqua l'incisività, ma l'immagine clientelare e corporativamente mafiosa che l'Italia dà coerentemente di sé, ne giustifica la mancanza di rispetto nel mondo, di cui sono vittime, come spesso in patria, i suoi cittadini.

sabato 16 aprile 2016

La cenacolite del mondo.

Il ministro delle riforme che non sa neppure in che cosa consistano, Maria Elena Boschi, già intrigata dalla possibile messa in stato d'accusa di suo padre per la banca che è anche sua, si mette con le spalle al sicuro e, nella sua veste di riformista sotto dettatura, parteciperà alla prossima riunione della "Trilaterale", un'associazione non massonica ( ma che al suo interno ne annovererà parecchi, fatte le debite proporzioni, come il Rotary ). Cercherà di assicurarsi una raccomandazione per il suo altrimenti incerto futuro ). Vedrete che resterà nei paraggi. Se avrà l'accortezza di limitarsi ai sorrisi e ad assentire, senza capire, sempre. Come sta facendo adesso. La Trilaterale è un organismo consultivo - una sorta di riunione periodica "aziendale" - che si svolge una volta all'anno senza comunicazioni al pubblico, senza cioè la presenza di giornalisti. Ne fece parte Gianni Agnelli, che non fu mai massone. La Trilaterale annovera figure apicali - anche apici di mezza tacca, come quelli italiani - dell'occidente nord americano, europeo ed asiatico. Le sue riunioni, che si svolgono a porte chiuse, dovrebbero avere uno scopo illustrativo delle dinamiche economiche e politiche del mondo, ma, data anche la sfuggente qualità culturale dei partecipanti, non può che essere una convention espositiva e dispositiva delle intenzioni sinergiche dell'economia capitalistica e della politica serva. Il pampa-Papa, da Lesbo, ha lanciato un appello chiaro, concreto e fattibile, anche se con qualche sacrificio. L'europa, sulle cui coste si riversano milioni di sradicati dalle loro case dalla guerra apportata dall'occidente franco-nord americano, appresti, tutta insieme, dei servizi di accoglienza temporanea, in maniera di consentire il ritorno quando i disordini guerreschi saranno superati. Il buon e abile - molto più della paccottiglia politica serva - Bergoglio, certamente non ignora che la pacificazione di quelle aree non è desiderata dalla presuntuosa e piccola potenza francese, né, tanto meno, dalle corporations petrolifere statunitensi, delle quali, uno dei presidenti più stupidi ed ignoranti ( dopo Reagan ) dei tempi recenti, si è fatto interprete con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Alle potenze strumentali interessa l'ultimo cinquantennio di petrolio, mentre accelerano le sperimentazioni e ormai le produzioni alternative e tutto ciò che osta va schiacciato o disperso. In fondo non affluiscono in nord america, anzi sono stati gli americani a visitarli a casa loro. L'europa si arrangi. La Merkel non prenderebbe più il mio voto in Germania dopo aver autorizzato una rogatoria internazionale per un processo penale contro un comico che aveva tratteggiato la figura di Erdogan, come quella di un imbecille. Nessuna causa era stata intentata da Bush stesso contro un serial televisivo inglese che, imitandolo, faceva scompisciare dalle risate, puntando proprio sulla sua stupidità. Dunque, Erdogan è un nano e uno stupido: lo ha dimostrato. E' anche un mafiosetto arrogante, che non doveva essere preso in nessuna considerazione. E' anche, però, il burattino prezzolato, ancorché dittatore, che si sostituirà a Gheddafi a far da argine ai migranti. Speriamo che faccia la stessa fine e la Merkel con lui.

lunedì 11 aprile 2016

L'europa dei reticolati.

A maggio, duecentocinquanta metri di filo spinato, isoleranno, al confine del Brennero, l'Austria felix dai migranti in transito attravesro l'Italia. Sapevo che dai confini italiani si passa, per un difetto congenito alle guarnizioni, ma non da Bolzano, nell'ambito della regione autonoma, nella quale, da decenni, i "sans papier" non procedono oltre, finiscono in un campo profughi ed hanno solo la facoltà di tornare indietro. Evidentemente il flusso si è fatto troppo forte e gli austriaci non vogliono essere destabilizzati, neanche "di passaggio", verso la Germania. Ricordo che trent'anni fa erano le prostitute austriache a portarsi in Italia per non soggiacere alle rigide norme fiscali del loro paese, da Vienna ma soprattutto da Graz. Nei pressi di porta Saffi, a Bologna, ce ne erano due che sono invecchiate da noi, accumulando molti soldi, prima di ritirarsi a vita privata, che, nelle sporadiche occasioni in cui erano infastidite dalla polizia, adducevano la loro europeità, a differenza dalle albanesi, russe, ucraine, ecc. Ma, si sa, un conto sono i flussi organizzati, un altro la tracimazione di famiglie allo sbando, ricondotte ad una condizione primordiale, la pura sopravvivenza. Quest'europa da operetta, fragile e diseguale sul piano finanziario, troppo prossima agli scenari della migrazione, contraddittoria circa i suoi guardiani alle frontiere, dopo che la Francia insieme all'Inghilterra poi ritiratasi, ha voluto a tutti i costi abbattere Gheddafi, per foraggaire ora la Turchia, ritenendo che solo l'Italia sarebbe stata interessata dalla dispora dei nativi e poi, invece, giustamente colpita dalla reazione terroristica ma anche militare dei suoi immigrati interni, dopo secoli di colonialismo mai dismesso. Le new entry post comuniste si stanno dimostrando le più retrive, secondo la loro tradizione nazionalistica, nell'integrarsi nell'Unione con nella loro chiusra reazionaria e razzista - perché quelle popolazioni sono profondamente razziste - e si vanno ripiegando nei loro confini più o meno angusti, aumentando le difficoltà non solo dei profughi, ma anche di altri paesi dell'Unione che più disunita non si potrebbe: Italia e Grecia in primis. La presunzione, da Alessandro il macedone si alimenta di terre e popoli da sottomettere e sfruttare e di arroccamenti murari e di filo spinato ( se elettrificato lo sapremo tra poco ) nei confronti di chi scappa da situazioni di cui non è stato ne causa, ne artefice.

domenica 10 aprile 2016

Lo scenario apparente del mondo.

Dicevo poco fa della sgradevolezza del potere a proposito di Kerry e citavo la guerra nel pacifico come la premessa di un progetto espansionistico, ma solo sul piano finanziario nelle aree asiatiche del mondo. ma, ad est, il progetto non è riuscito: il Giappone piegato si è richiuso nelle sue tradizioni e le ha coniugate con il capitalismo più estremo, la Cina ha prima contraddetto l'influenza occidentale e poi l'ha subornata con una guerra economica senza esclusione di colpi e con il colpevole beneplacito dell'Unione europea che non è riuscita ad opporre nessun dazio ai loro prodotti sotto costo. Con la loro indifferenza per la condizione di plebi "senza vizi", la Cina ha inquinato a morte tutti i suoi siti produttivi, ma ha comperato quasi tutto il debito pubblico nord americano che lo costringe a guerre continue per controllare i siti energetici del mondo. Il globalismo di impronta occidentale non è riuscito a scofinare in Asia, che ne ha assorbito le potenzialità , tirando a se chi spingeva, assorbendolo e neutralizzandolo. Anche nella "crosta" continentale russa, il capitalismo, che pur è stato adottato in modalità "oligarchica" ( ma non sono oligarchie le famiglie capitalistiche occidentali? ), ma solo per non farsene invadere, è stato fermato, come avviene da secoli, ai suoi confini, senza accettare neppure una vicinanza ostile troppo prossima. Nel "sottosuolo" si muovono e si muoveranno le correnti artificiali magmatiche del mondo..di sopra.

L'autoreferenzialità dell'etica.

Il Segretario di Stato statunitense Kerry visiterà per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il memoriale di Hiroshima, ma non chiederà scusa. Non chiederà mai scusa, come ha affermato preliminarmente. Forse lo farà fra qualche secolo un Presidente equivalente del Papa, il cui ministro degli esteri, come Kerry, è a sua volta denominato Segretario di Stato, pur nell'incertezza che un'istituzione basata sugli interessi e sulla materialità degli stessi, possa resistere senza scomparire o senza trasformarsi, per qualche centinaio di anni..in questi tempi velocissimi. Anche l'Impero romano durò qualche secolo e poi divenne il Sacro romano impero, feudo di un cristianesimo importato, dapprima perseguitato e poi assunto a religione di Stato, prima che le riforme degli ex Stati barbari lo frammentassero in numerose confessioni sotto l'egida del potere politico, a cui il soglio di Pietro si oppone nei termini di uno spiritualismo tanto politico quanto più impalpabile e, in certi frangenti efficace, pur senza divisioni militari a disposizione. C'è nell'affermazione di Kerry la presunzione, allora viva nella società americana ed oggi spenta, disvelata e ingrigita, di un'eticità superiore, intrisa di razzismo, alla cui atemporalità il Segretario fa appello per visitare il sacrario di uomini di ogni età, sesso e condizione, che furono bruciati e ridotti ad ombre, per trascinare i pochi superstiti in una condizione di leucemici, esauritisi fra sofferenze, stupore e tristezza. I due piloti che sganciarono le bombe e che non erano consapevoli di quanto trasportavano, divennero uno frate trappista e l'altro un suicida: Kerry non chiederà scusa neanche a loro. Il Giappone imperiale era l'equivalente asiatico del nazismo, ridusse in schiavitù i coreani e si rifaceva ad una cultura antica e tradizionale aliena dal moralismo capitalistico della già allora evoluta civiltà mercantile e perseguiva i suoi interessi in forme incompatibili con l'espansione commerciale degli Stati Uniti che pur non avevano ancora eletto quell'area a principale teatro delle loro incursioni finanziarie, contraddetti e messi all'angolo, prima dalla resistenza vietnamita e poi dalla preminenza "liquida" dei cinesi che non hanno abdicato al loro regime come hanno dovuto fare i russi. Ma su Mosca non fu sparata nessuna bomba atomica e, volenti o nolenti, gli americani dovettero ingaggiare una corsa da blocchi di partenza opposti, con i sovietici che, nella sconfitta del nazismo ebbero un ruolo più fisico, meno "aereo", con trenta milioni di morti e una controffensiva di terra che ampliò per settant'anni il loro impero territoriale, nel quale oggi si sonmo rinchiusi non volendo - giustamente, date le premesse eltsiniane - farsi rimescolare nel calderone del "mercato" eterodiretto. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaky contenevano e non solo in nuce, gli elemneti storici dei nord americani: il razzismo e la prepotenza economica, celati dietro il paravento dei principi, all'etica subordinata del capitalismo. Per questo Kerry non può chiedere scusa ed è in fondo meglio che non lo faccia. Potrebbe risparmiarsi anche la visita turistica al Memoriale e, in questo senso, suonano veritiere le parole del vecchio Fidel Castro che non ha dimenticato la storia recente che lo ha riguardato

sabato 9 aprile 2016

La cifra del consenso.

Il presidente nominato torna a Napoli per la seconda volta in una settimana. La volta precedente era stato contestato. Ho omesso "duramente" perchè è stata dura solo per gli oppositori, manganellati dalla polizia. Sta diventando peggio di Salvini in Emilia Romagna che provoca scontri e spostamenti di letame dalle stalle alla sede dei suoi comizi, con qualche errore di attribuzione, come è capitato a Forlì, dove il deposito è stato lasciato, pare per errore, nella sede del P.D. Ci manca ormai che Renzi si faccia stampare sul pettorale di qualche felpa, la scrittà:"l'Italia è cambiata", noi cambieremo l'Italia", "l'Italia cambierà". Forse è già cambiata se queste sue continue provocazioni, cioè autoimposizioni a prescindere, comportano come sta avvenedno, i tiratori scelti sui tetti dei palazzi di Napoli, lungo il suo tragitto. Di peggio aveva fatto solo Berlusconi a Genova o meglio il suo, allora, vice-presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, che aveva passato tutti i giorni del G8 nella centrale operativa della polizia. Allora fu macelleria messicana, con libero sfogo degli istinti più bestiali di diversi distaccamenti polizieschi, affluenti da tutta Italia. Ora si comincia a girare con i cecchini sui tetti, a testimonianza di un consenso che manca e che non è neppure richiesto.

W le intercettazioni.

Si ricomincia con l'invocare la censura sulle intercettazioni. Ogni censura è antidemocratica e configura la tutela degli interessi mafiosi. La prepotenza circa la diffusione delle notizie susseguenti ad un fatto che non si vuole che sia documentato, è appunto un atteggiamento omertoso. La privacy non c'entra nulla. E' violazione della privacy denunciare un reato, un illecito amministrativo o un atteggiamento ostile, gratuito e penalizzante? Non esiste la facoltà di replica e di denuncia? Si vuole solo non essere disturbati nel perseguimento di un interesse, di un calcolo privato e si pretende che quanto fatto attenga esclusivamente ai fatti propri, anche quando coinvolge e danneggia il denunciante o quando "i fatti propri" attengono invece agli interessi pubblici. Un eventuale uso distorto o strumentale delle intercettazioni puà essere contrastato anche con la replica, con la contestazione dell'interpretazione dei fatti, ma ben poco c'è da obiettare quando la fattispecie è esplicita. Per questo si vorrebbe tacitare le fonti, anche quando sono le Procure della Repubblica. Se il potere giudiario fosse subordinatao all'esecutivo, il risultato sarebbe raggiunto, ma si violerebbe l'equilibrio, indispensabile, dei e fra i poteri. A meno che si voglia postulare che quanto viene dal governo, o dalla magistratura stessa, sia a priori, per convenzione, buono e giusto. Se così non è, il confronto, il contrasto e l'accertamento dei fatti, che non può essere che preceduto da una denuncia, con tanto di prova annessa, se possibile, sono imprescindiili da una società complessa e democratica, nella quale l'informazione, prima ed in corso di giudizio, è un elemento di coinvolgimento nel bene comune, ma prescindendo da favoritismi e clientelismo, la vera cifra antropologica dell'Italia. Quella che chiunque governi, non vuole rottamare e sradicare.

Gli stessi pesi e le medesime misure.

Adesso che l'Italia ha ritirato l'ambasciatore da Il Cairo( vedremo per quanto tempo e per quali obiettivi ) compiendo un gesto tanto giusto quanto inusuale per la nostra diplomazia, sconfessando il regime sanguinario del generale Al Sisi, dovrebbe, per coerenza e rispetto alle altre vittime della prepotenza internazionale, chiedere spiegazioni motivate anche agli Stati Uniti, fautori del colpo di Stato egiziano, delle ripetute violazioni della sovranità italiana e dell'omicidio di Nicola Calipari, di quello mancato di Giuliana Sgrena che lui cercava di portare in salvo ed alla quale era stato preconizzato dai suoi rapitori il tentativo di farla fuori da parte degli statunitensi. Sul piano delle pari condizioni diplomatiche che l'Italia attua, per la prima volta, nei confronti di un altro paese, siamo da sempre clamorosamente e vilmente accomodanti; abbiamo accettato che i reati commessi dagli americani sul nostro suolo non venissero perseguiti ( vedi tragedia del Cermis ), abbiamo anzi contribuito a commeterne ( vedi il rapimento di Abu Omar ), siamo stati facilitatori dei servizi segreti e di polizia sul suolo nazionale nel rapimento e nella deportazione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar, che Emma Bonino seppe recuperare e riportare in Italia, questa volta al sicuro. In precedenza, solo Craxi e, per altri versi, Aldo Moro si erano opposti agli americani e, forse, mal gliene incolse. La decisione del Governo, se non si dimostrerà tattica, sarà un gesto significativo, oltrechè dovuto alla memoria del nostro ragazzo che - secondo l'anonimo "corvo" del regime - avrebbe riposto fino all'ultimo una disperata fiducia nel soccorso, purtroppo ora postumo, del suo Paese. Sarebbe un gesto di autonomia e di indipendenza capace di far risalire l'esecutivo, pur non eletto ( o forse proprio per questo ? ) nella classifica della considerazione. Probabilmente Al Sisi si starà già lamentando con i suoi mentori americani che interverranno presso di noi, come ha già fatto con ruvida e ripugnante insensibilità il consigliere Edward Luttwak nei giorni scorsi. Su questa vicenda si misurerà la qualità dell'esecutivo che, almeno per questo aspetto, potrebbe risultare inesplorata, che potrebbe reagire alle pressioni chiedendo uffcialmente il risarcimento e l'ammissione di responsabilità delle forze armate e dell'intelligence nord americane nelle vicende citate. Se la non elezione dell'esecutivo lo ha messo nella condizione di mero esecutore delle direttive europee, sul piano interno, almeno in termini diplomatici potrebbe averlo affrancato dalle mediocri e insignicanti subordinazioni, anche morali, alle indifferenti prepotenze di Stati alleati, ma che non si considerano e che neanche noi consideriamo, alla pari con noi. Potrebbe essere un atto, contraddittorio rispetto alla piaggeria da debito, ma finora inconsueto. Un barlume di dignità. Speriamo che non si spenga.

venerdì 8 aprile 2016

La revisione del dogma.

Revisionare un dogma è possibile? No, altrimenti non è più un dogma ma una rielaborazione politica di una prassi. In un'epoca di comunicazioni istantanee è impossibile, da un lato, sottacere il costume reale rispetto ai filosofemi e, dall'altro, esulare dall'analisi empirica delle proprie deliberazioni che diventano opinioni..opinabili. Il pampa-Papa se ne è uscito con l'ammissione dei divorziati, per di più risposati, ai sacramenti. Ha preso atto della diffusione del fenomeno anche fra le sue file e, nel contempo, ha cercato di subordinare la concessione, revocabile, alla stima costante dei confessori di raccordo con i Vescovi. E' un ritorno bell'e proprio al feudalesimo, il periodo d'oro del cattolicesimo e nasconde, come sempre, una buona dose d'ipocrisia, perché apre un varco, comunque preferenziale, nella riammissione dei devoti incontinenti, negando implicitamente, nella sua semplicità, il dogma. E' stato probabilmente più dogmatico Salvatore Riina, con i suoi silenzi intransigenti durante l'intervista con Bruno Vespa, che ho visto su you tube. La Chiesa, nel corso di cinque secoli ha fissato le basi immodificabili dei principi inviolabili e adesso ci viene a dire, per la prima volta nella sua storia, che uno od una, che ha abbandonato la sua precedente famiglia e ne ha costituita un'altra, può ancora sacramentalmente, dopo aver violato un altro sacramento, essere "riammesso" fra il popolo di Dio? Esistono nel discorso papale tutta la consueta serie di distinzioni e sottodistinzioni che negano la premessa ed il suo assunto: bisognerà vagliare le condizioni della famiglia abbandonata e quella di nuova costituzione, come se questo, di per se, non costituisse una distinzione censitaria e non avvantaggiasse, se di vantaggio si può parlare, le classi ricche che, essendo, di solito ma non sempre, anche le più acculturate o le meno ignoranti, possono esprimere le revisioni di coscienza più verosimili e permettersi il mantenimento di due famiglie.. di grande o almeno media cilindrata. Il controllo sul gregge e sul territorio dei Vescovi e dei parroci dovrebbe diventare capillare e costituire un vero e proprio ordine sociale parallelo a quello delle istituzioni pubbliche, tanto da diventare concorrenziale con il rarefarsi delle risorse erariali e ben sapendo che la politicuccia dei nostri paralleli ben s'adagia sulla morale ecclesiastica se produttiva di suffragi. Ben l'ha fatto massicciamente durante tutta la prima repubblica. A me del fatto in se e delle sue involuzioni non importa proprio niente, mi interessa, invece, la gesuitica sottodistinzione tutta politica, dell'apportato vulnus dottrinario, ben memore del paterno ammonimento di un mio antichissimo maestro e confessore di cui serbo, pur nell'agnosticismo, il più vivo e caro ricordo: "se e quando la Chiesa affermerà che i comportamenti licenziosi sono leciti ( quà c'è di più e di peggio, perché si assorbe la loro istituzionalizzazione, violatrice di un sacramento ), lascia senza rimpianti la chiesa stessa: vuol dire che è un'istituzione solo umana e non vorrai dar retta ad un'istituzione umana? Non ne varrebbe la pena ". La Compagnia di Gesù ha colpito ancora, ma lo ha fatto allo scoperto, dividendo certamente la Chiesa al suo interno e procedendo, a metà, nel vasto e noiosamente ripetitivo pelago del mondo. Non ho alcun dubbio che molti, per le ragioni più spurie, se ne feliciteranno, come se "infallibilmente", ma stavolta all'incontrario, le parole di un uomo potessero, ammettendone la sussitenza, modificare il verbo divino, il dogma, appunto, ma si sa, l'ignoranza e la ruffianeria sono la base di consenso del potere, in questo caso di recupero e di riaffermato controllo sul gregge. Un lavoraccio per i pastori-parroci, in realtà cani da guardia dei Pastori-Vescovi.

mercoledì 6 aprile 2016

I finti ostracismi.

Il terzo genito di Totò Riina sarà questa sera ospite di Bruno Vespa, che, con lui, incrementerà la presenza nel suo candido salotto teatrale, di tanti mafiosi, di questa o di quella consorteria. L'occasione servirà anche per il lancio del libro dell'esiliato-esportatore in quel di Padova, in libertà vigilata. Ci sarebbere da ridere e da piangere insieme. Io non guardo quasi più la televisione pubblica e, mentre scrivo, il picciotto Riina sarà già in onda, ma già si sa, dalle anticipazioni, che descriverà un papà intimista, come tanti, placido e silenzioso, come ciascuno dei suoi familiari, sempre in casa sua, indisturbato per generazioni, quelle che ha messo al mondo, prima di finire al carcere duro di Parma. Sono trent'anni che i due non si vedono e, probabilemnte non si vedranno mai più, ma il vincolo "che è tutto e niente" è intatto. Certamente il rampollo di un boss molto ricco e capace di influenze profonde nel tessuto istituzionale italiano, non ha nessun interesse e, direi, nessuna possibilità di rientrare nei ranghi. L'ipotesi non si pone per ragioni di convenienza, duplice convenienza, perchè se mai decidesse di compiere gesti francescani non diventerebbe santo, ma martire retorico e tardivo certamente si. Dagli assetti consolidati, soprattutto nelle società iniziatiche, che al sud coincidono sempre, non si esce, al massimo si va in sonno. In questo caso si eredita, non diversamente da altri lasciti ed influenze provenienti dai beni di famiglia. La mafia fa parte intimamente della società italiana e costitisce la base della conservazione del potere tradizionale al sud? Certamente sì. Allora non c'è nulla di improprio nel rappresentarla e pubblicizzarla, come il partito di maggioranza relativa, "il mio azionista di riferimento" alla R.A.I. - chiosava Vespa medesimo - nello studio salottiero di un bianco abbacinante che è come la purezza della sposa nell'abito e solo nell'abito del matrimonio. Sta di fatto che io non lo guarderò e men che meno leggerò il libro intervista di quel povero esule.

Questi ficcanaso.

Gianni Infantino, doppia nazionalità, italiana e svizzera, come Marchionne con l'aggiunta di quella canadese, è citato fra i Panama papers. La delegazione italiana ne caldeggiò fortemente l'elezione, in funzione moralizzatrice, alla FIFA, dopo Blatters e Platini ( quest'ultimo citato fra gli evasori anche stavolta ). A prescindere che dalla "moralità" di una tale sponsorizzazione, non ci si poteva aspettare nient'altro, la stessa ambivalenza nazionale doveva far sospettare del personaggio, se non fosse più forte il sospetto di un interesse dei patrocinatori a vederlo in quel posto. Pare che anche Barbara D'Urso sia fra gli esportatori dei propri accantonamenti ai tropici e, insieme a lei, tante altre mezze calze della ruffianeria di contorno ai ricchi ed ai potenti, in un caleidoscopio di ingannevoli icone prese a riferimento, come i re e le regine di un tempo, dal popolo gabbato e sognatore. Da alcuni anni, anche numerosi agenti di borsa hanno trasferito affari in Svizzera, casomai non assumendo la doppia nazionalità, ma facendola assumere ai figli, preferendoli, se possibile, ad altri sodali, emigrati sul Ticino. Sì, perché si tratta soltanto di un'ulteriore contorsione occultatrice e speculativa degli accantonamenti evasivi, a loro volta maturati per generazioni, da lasciare in eredità, gestione per gestione. Gianni Infantino - si diceva - avrebbe rilanciato l'influenza appassita della Federazione italiana gioco calcio e - diciamo noi - insieme ad essa avrebbe rimpinguato i borsellini grinzosi dei suoi componenti. Poi c'è, per fortuna, qualcuno che, incidentalemnte, ci va a ficcare il naso.

La formalità del male.

Alcune mail anonime, provenienti dall'Egitto, illustrano nei dettagli, le ragioni, i tempi e le decisioni prese a Il Cairo, nei confronti del nostro connazionale Giulio Regeni. Non ce ne sarebbe stato bisogno circa l'esito, ma le comunicazioni all'incontrario di "un membro dei servizi segreti egiziani", ne descrivono passo per passo la genesi, le riunioni, i contenuti e le decisioni prese ai diversi livelli, fino al generale e dittatore Al Sisi. Le torture si sarebbero svolte in tempi differenziati, in due sedi e a due livelli, con accentuazione competitiva dei metodi fra una sezione e l'altra, entrambe sotto la copertura del regime, presidente compreso, presso il cui studio sarebbe stata presa la decisione circa lo "smaltimento" dei resti. Sono descritte anche le modalità di tortura, alcune delle quali spiegherebbero i tagli incompresnibili rilevati sul corpo. Le altre modalità certificano "il male del mondo" rilevato dalla madre sui resti di quello che era stato suo figlio. Il male che ci accompagna in ogni occasione, in ogni incontro della vita e che resta celato dietro le maniere. Domani saranno a Roma gli emissari giudiziari e governativi degli assasini. Non vedo che cosa si possa "trattare" con loro, constatando con spavento quanto per altro ordinariamente sapevo: si tratta ogni giorno e tutto sta a vedere se ci si intende, con ogni sorta di carogna; può capitare, come a Giulio Regeni, di incapparvi per ingenuo entusiasmo.

martedì 5 aprile 2016

Trivellando, trivellando, qualcheduno emenderà.

L'emendamento salva-trivelle fra il Molise e il litorale di Taranto non sarebbe stato sollecitato dalla Total per la quale si stava adoperando il compagno della Ministra Guidi, bensì dalla Shell, hanno cantato all'unisono Matteo Renzie e Maria Elena Boschi, come è d'uso prima del varo di ogni provvedimento legsilativo che possa influenzare, positivamente o negativamente, gli interessi delle lobby. Quindi, il favoritismo giosamente annunciato dal ministro al suo concubino è solo uno fra i tanti. Come biasimarla dunque, se così fan tutti. Bisogherà pure guardarsi dalla concorrenza e salvaguardare l'economia domestica, intesa come familiare. Si è poi dimessa all'istante proprio perché la violenta reazione delle opposizioni interne ed esterne non potesse più disporre di quel succulento appiglio, rendendo più facile la difesa parolaia ed extragiudiziale al governo, il cui capo si è intestato proprio quell'emendamento, firmato da altre, per salvare la baracca, ponendosi, "primus inter pares", al di sopra della fiera delle vanità. Sta di fatto che al mangia-mangia aveva partecipato anche un alto grado della marima, come si costuma, nella forze armate, per le commesse militari e per le cointeressenze, da oppoprre o da favorie delle capitanerie di porto. L'opera della magistratura meridionale, tranne quella votata al suicidio, non è, fino a prova contraria, attendibile, quella della capitale, tutta intrisa di politica, ancor meno, ma ormai i contropoteri sono solo formali, tanto da consentire ai rei di "maledire" il pugnale di Bruto, interno alle comuni istituzioni, ma, per residua fortuna, autonomamente amministrate. Non erano solo i Riva dell'ILVA a fottersene dell'epidemia di tumori della città e della provincia di Taranto, ma anche tutte le altre arricchende istituzioni coinvolte, pubbliche e private, in un calembour di telefonate, tutte, per fortuna, intercettate e rese di pubblico dominio.

Ladri e banditori.

C'è una visiome mediatica dei fatti che accadono che li commenta dando per assodato l'uniformità dei pensieri e dei sentimenti, spesso ipocriti, e l'incontestato omaggio dei recensori alla legge. Anche alla legge si presta un omaggio di maniera solo perché prevede l'uso della forza e la capacità immanente di modificare i destini di quanti tentino di cambiare il loro fuori dai canoni, non più mosaici, ma egualmente professati ed officiati da tanti laici rigorosissimi e, con ciò stesso, contraddittori. I fatti, invece, nella loro nudità ci mostrano chiaramente le cose come stanno o come sono sottintese, non i valori, i contenuti sovrappostigli e fuorvianti, atti a ricondurre i tentativi di integrazione in un sentiero angusto e riservato, del quale vengono indicati l'itinerario e il traguardo. Poi tutto ricomincia daccapo. I motivi d'inferenza si sono fatti da strettamente territoriali e poi dinastici ( si pensi all'influenza della religione cattolica in Europa, attraverso le alleanze con le case regnanti, "puzzle" che fu antropicamente alla base della separazione delle chiese nazionali "protestanti" per conto del sovrano post feudale di turno ). Oggi, il cattolicesimo è messo nell'angolo e il suo ruolo è stato assunto dalla propaganda europeista che sostituisce un sentimento assente. A contrastare questa vulgata unificatrice è reintervenuto l'Islam militante, rinfocolato dai petrodollari dagli alleati più stretti dell'occidente petrolifero, che li riarma costantemente e si tiene stretti gli attentati messi in opera da poveri pregiudicati o da giovani impazziti e disadattati, per il senso di estraneità al contesto nel quale, per esclusive ragioni economiche, le loro famiglie li hanno precipitati. Sull'onda liquida del globalismo indifferenziato, anche la fede organizzata plana sull'oceano della miseria, riscoprendo all'occorrenza il Vangelo. Un romanzo fantascientifico, di recentissima pubblicazione, sostiene che il prossimo pontefice si chiamerà Basilio, sarà russo e amico di Putin e che provvederà all'unificazione del cristianesimo cattolico-romano ed ortodosso, costituendo una placca continentale cristiana neo imperiale, attestata su di una base molto vasta di fedeli, soprattutto quelli slavi, intrisi di spiritualità. Non passa giorno che, almeno per due volte, una voce "amica" non vi intrattenga sulla possibilità di un nuovo, indefinito contratto o sull'implementazione di uno che è già in essere, a "tariffe invariate", salvo constatare, alla ricezione postale del cartaceo, che la variazione invece esiste, che è, dando la stura ad una sistematicità, relativamente ma non insignificativamente contenuta, inserita in un combinato-disposto di particolarità analitiche, tali da riservare, a processo in corso, sgradite sorprese. Il mantra commerciale costituisce la vendita, non solo di uno strumento ambivalente, ma soprattutto di una sotto-cultura, di un linguaggio parziale, che, se per il privato si sotanzia nella fretta, quasi nell'aspettativa o nella pretesa dell'istantaneità e, di conseguenza, in un'acquisita insofferenza, implica l'imposizione sociale della mentalità d'impresa, impresa di cui si è chiamati a costituire la milizia, produttiva e consumatrice. L'induzione, a domicilio, di bisogni merceologici e mercenari, va di pari passo con la rarefazione delle spese, a cui si affianca l'offerta ribassista delle etnie mobili, autenticamente mobili e globali, sotto l'egida di imperscrutabili organizzazioni locali e transnazionali, transnazionali, certamente, sul piano finanziario con banche informali e comunitarie quà e là, comunità che diventeranno, in breve tempo, soggetti solidi del nuovo indebolito e indefinito sistema distributivo e dei servizi. Gli Stati nazionali sono in via di ripiegamento su se stessi, soprattutto per quanto attiene al diritto di cittadinanza, che non sia di natura fiscale e penale, l'unificazione monetaria collide con gli interessi divergenti dei partecipanti clientelari, pigri e mafiosi, contro quelli egemonici ed imperialisti, mascherati dal rigore. I giovani che non provengono da famiglie "promozionali", si sono già adattati a quel che passa il convento. Poveri diavoli acculturati e somarelli atavici, unificati dalla modestia delle comuni origini, casomai divergenti per la base culturale, si accatastano insieme alle merci, sette giorni su sette, ventiquattr'ore su ventiquattro, fra gli scaffali dei supermercati e fra i corridoi dei grandi empori, che hanno sostituito permanentemente le piazze e le cattedrali che sopravvivono semicatacombali nelle dimensioni di chiesette e di circoli per disoccupati. Le adiacenze e i perimetri dei grandi network sono popolati non solo da acquirenti, ma dal vasto momdo della questua, del borseggio, della truffa e dei servizi al carrello. Mentre Vladimir Putin manda in onda un video, ripreso da una telecamera interna ad una stanza d'albergo, come era d'uso nella Russia sovietica e come costuma sui luoghi di lavoro, lungo le strade urbane e nei luoghi di ritrovo a marcare un invadente quanto sterile controllo sociale, più che altro finalizzato alle sanzioni pecuniarie, le fornicazioni del suo principale avversario politico con la segretaria del suo partito e le fa trasmettere dalla televisione di Stato ( come sarebbe la R.A.I. da noi ), amena parodia dell'accoppiamento suinicolo, con la scrofa che, rivestendosi, regala alla telecamera uno sbadiglione eloquente, un network, costituito da oltre cento testate giornalistiche, fra le quali l'Espresso, ribadisce al mondo amministrato che il personale politico si costituisce nelle isole fiscali, che nessuna potenza, atomica o non, condiziona o minaccia, dei fondi pensione personali tanto ridondanti da risultare inutili per i soli scopi dichiarati, in un registro informatico nel quali si trovano affiancati leaders altrimenti ostili, in campo neutro, per interposte forze aeronavali o truppe di terra. Insieme a loro, "vedettes" dello sport e dello spettacolo, come volevasi dimostrare. Putin, lo sputtanatore, ad esempio, che, al riparo delle telecamere, si è costituito una seconda famiglia, composta da altri due figli e da un'altra moglie più giovane a rinvigorire le sue energiche facoltà, ha dovuto, di conseguenza, accantonare i cespiti summenzionati, ma, stavolta, è rimasto sputtanato. E' fuor di dubbio, ma, a questo punto, in maniera inestricabile, che la diffusione globale del giornalismo d'inchiesta, che spesso precede le inchieste giudiziarie, venga anche utilizzato per fini di guerra mediatica, non tanto a rinfocolare un'impotente opinione pubblica, quanto le speculative opposizioni interne a questo o a quel regime, tutti comunque più appartati rispetto al sentire comune disorientato e disperso, per cui offrono al medesimo uno sfacciato, incessante spettacolo da rotocalco. Ciò non di meno, il giornalismo d'inchiesta, globale e locale, deve continuare a volare. Continueranno a rubare, ma almeno non si trasformeranno in una dittatura formale di ladri.

sabato 2 aprile 2016

La via consolare. O il Paese dei balocchi?

Per capire il percorso imprenditoriale puro e crudele - non quello familistico e clientelare italiano, ma spesso non meno crudele - si può prendere a riferimento la breve vicenda societaria del Bologna f.c. di Joey Saputo. Da solo un anno e mezzo il chairman ha messo mano alla costruzione di una nuova società, la sua. Veicolato dall'avvocato e temporaneo presidente Joe Tacopina, tramite il medesimo ha sollevato dalla sua poltrona di amministratore delegato della Roma a.s. un certo Claudio Fenucci e se lo è portato, con la stessa qualifica, in casa. Poi ha voluto, a dispetto di qualcuno, il migliore direttore sportivo italiano, l'anziano e navigato Pantaleo Corvino. Con Claudio Fenucci, Marco Di Vaio ( altro sponsor della scelta Bologna nei confronti di Saputo, emissario della vecchia società, in parola con Tacopina e Saputo da tre anni ) e Pantaleo Corvino ha subito, a promozione avvenuta, licenziato, con tre milioni di euro, Tacopina, irresistibile animatore, troppo popolare presso i tifosi ( Saputo è molto più algido e distante ). Poi ha ripianato debiti, rabberciato lo stadio, in attesa burocraticamente italiana di poterlo rifare, messo mano al mercato e, fra l'uno e l'altro capitolo, ha speso 135 milioni di euro. Il suo progetto è decennale, al termine del quale si propone di aver impiantato un'altra solida attività, non solo commerciale e calcistica, in terra straniera, avendo ben chiaro, fin dall'inizio, di essersi avventurato in un business ricreativo e spettacolare. Ecco, ad appena diciotto mesi dall'inizio, che un'altra giubilazione segna il percorso, la via consolare, del progetto capitalistico: via il direttore sportivo, troppo autonomo e non coartabile ad un ruolo subordinato al "politico" Fenucci. La liquidazione si aggirerà ancora sui milioni - vedremo quanti - di euro. Poi dovrà assumerne un altro e cominciare a stipendiarlo, mentre il progetto tecnico si involverà in un tradizionale equilibrio di conservazione, valorizzazione, cessione e ricquisto, con l'intezione di assecondare e raggiungere l'autogestione del club. Un giocatore sovrastimato può essere sostituito da tre buoni innesti e la squadra ne può beneficiare e, con essa, i diritti televisivi, dato che gli stadi serviranno da centri congressi, commerciali, di svago e di ristorazione, da volano per ulteriori affari, attraverso mirati investimenti congrui con le attività della casa madre canadese. E' presto per fare previsioni, l'unica certezza è che quest'uomo ha investito cifre colossali che la provinciale imprenditoria locale non avrebbe nemmeno preso in considerazione e non è neppur certo che l'impresa non si riveli un salasso che astuti cerusici potrebbero applicargli, dato che sembra aver dimenticato, anzi, essendo nato in Canada, mai conosciuto, gli usi e costumi italiani, ma sembra - e sottolineo sembra - aver dato la stura a un metodo e ad un'organizzazione sacrificale sistematica dei suoi strumenti imprenditoriali. Non mancano, in tutto questo, il Gatto e la Volpe della situazione: Fenucci Fox e Di Vaio Cat.

E' Brancaleone il monumento adatto.

Quando, poco fa, ho scritto del "Petrolio" della ministra Guidi, della facilitatrice del e per il suo "compagno", non sapevo della devastazione del monumento a Pasolini, al Lido di Ostia. L'associzione "Militia", una delle tante sigle del fascismo coatto laziale, si è attribuita il vandalismo, "giustificandolo" con la "frocialità" di Pasolini e la sua pedofilia che si era esercitata, a dire il vero, solo in Friuli, dove era stato allontanato dall'insegnamento ( avrebbe dovuto invece essere punito, come chiunque approfitti di giovinetti ) per intercessione di un confessore dei suoi discepoli. Non lo giustifico affatto per questo, ma sottolineo solo che si era comportato come tanti maestri antichi esercitanti la "paideia" nei confronti dei loro discepoli e adepti, come, del resto, ha dimostrato di fare, con pari, tradizionale attitudine, la chiesa stessa nella sua opera didattica, sempre rivendicata nei confronti del potere politico, conservativamente rivelatasi preziosa nelle epoche buie per la cultura e molto meno per quelle invece vitali. Ma tant'è: anche i preti, coperti dal Vescovi, amministravano alcuni ammaestramenti per via empirica. La motivazione dei miliziani è superficiale e pretestuosa, certamente si suggestionano con questi disvalori ma, proponendosi dei fini politici, sanno, in cuor loro, che la vera ombra pasoliniana sta nella cultura portata e rappresentata al livello degli ultimi, con il loro linguaggio, movenze e, appunto, superficialità, la stessa, in divisa, dei sedicenti appartenti a "Militia", che poco fa se la sono presa con un simbolo alieno e quarantun'anni fa, forse, con la persona in carne ed ossa. Il monumento era ed è un simbolo alieno in quel contesto e chi ha voluto erigerlo in quel luogo avrebbe dovuto saperlo bene: ora lo sdegno e la riprovazione suonano di maniera. Al Lido di Ostia, a quelle anime incapaci di leggersi interiormente, la figura di un intellettuale che come nessun altro seppe immergersi, da suicida, senza assumere atteggiamenti educatori, "interpretativi" e sentenziosi, in quel mondo istintivo di riflessi pavloviani nel quale la forza era l'ultimo suggello della "verità", quell'icona era improponibile ed, infatti, era rimasta rimossa ed ignorata per decenni. Ora che un film e la richiesta di una commissione d'inchiesta su quella morte sono tornati a farsi impellenti, ecco la riaffermazione della discriminante "fra ciò che si può e ciò che non si deve fare" torna a dispiegarsi su quella memoria, in quel contesto incongrua.

La sciarada.

Le due piazzate messe in cantiere dai sindacati confederali per la seconda metà di Aprile e la prima di Maggio, contro la riforma previdenziale del Governo Monti-Fornero, non hanno nessuno scopo oppositivo e restauratore degli antecedenti e corretti parametri vigenti per i lavoratori, prima dell'improvvisa presa di coscienza indotta della frana dei conti pubblici. Durante la prima repubblica, a scombinarli irrimediabilemnte non sono stati i privilegi di chi lavorava - lo pensa solo l'imprenditore privato e familistico, con stretto riferimento alla sua macina per la sua farina finanziaria - bensì i calcoli incrociati fra i sindacati-politici ed i governi, allo scopo di far agitare solo nello shaker in mani sindacali il frullato delle masse, come venivano definite pochi anni fa, sotto rigido controllo di milizie informali ( che poi divennero le brigate rosse ) per mediare sistematicamente fra previdenza e assistenza e per consentire alle grandi e piccole imprese di calmierare le crisi periodiche della produzione e delle vendite e a tante anime pigre di non fare che poche comparsate in fabbrica. Ora, i sindacati, resisi conto di essere marginali e inutili, tentano di rientrare in gioco e certamente hanno concordato queste loro pubblicitarie iniziative, allo scopo di rientrare dalla finestra nel gioco miscelatorio del lavoro superstite in Italia: pensionamenti a tariffe da pane e cipolla di altri tempi ( la metà delle pensioni, in gran parte anticipate, si attesta sui 750 euro mensili ) ed emulsionamento di assunzioni precarie, a tutele crescenti dopo il quarto anno, sempreché siano prorogate le esenzioni previdenziali ( da cui l'impoverimento delle pensioni in essere ) e un'implicita offerta che, come nelle precedenti, purtroppo lunghe occasioni, non sarà raccolta, di amministrare il minestrone alla mensa dei poveri, ragione per la quale i capi sindacali provvederanno a costituirsi laute liquidazioni e laute, per loro, pensioni. Il calderone sarà rimestato nelle grandi aziende attraverso un combinato-disposto di pressioni e di agevolazioncine, onerose per le aziende, largamente insufficienti per gli esodati. Un'altra pagina falsa nella sciarada nazionale.

venerdì 1 aprile 2016

Non è un paese per onesti.

Il filmato messo in rete dalla Guardia di finanza di Napoli che riprende un imprenditore di Pomigliano d'Arco, che si era aggiudicato l'appalto dei pubblici parcheggi nel suo paese e un sindacalista della UIL che negozia uno sciopero del personale con una mancia per lui di 2.500 euro, è ricco di un dialogo per me incomprensibile, ma, nei toni e negli atteggiamenti, molto cordiale, consueto, scontato, per il tribuno della plebe cialtrone, ma anche per cotanto imprenditore, uso alle mazzette e al calcolo della maggiore opportunità. Il fatto è incontrovertibile: i due si mettono d'accordo per altre elargizioni "funzionali" alla buona agibilità d'impresa, per la quale è scontato mettere in bilancio dei costi. Lo spaccato che non meraviglia attesta di un'Italia plebea e volgare, falsa e manipolatrice, nella quale, su queste basi, si trova facilemnte ogni sorta di accordo. Non è un paese per onesti. Da questo come da tanti altri episodi gravi, noi abbiamo tratto la commedia all'italiana.

Il lubrificante oleoso per la secchezza, gli strani contorcimenti di un compagno imprenditore e gli adattamenti amorevoli di una ministra stagionata.

La ministra Guidi si è immediatamente dimessa dopo la pubblicazione dell'intercettazione telefonica a cui era stata sottoposta. Non poteva fare altro, neanche in un paese corrotto come l'Italia, nel quale la corruzione è fatta soprattutto d'ipocrisia, per cui, fino a che le accuse non sono passate in giudicato e..anche dopo, ci si tiene ben saldi al seggiolino dal quale dirigere i propri affarucci. La ministra Guidi è stata imprenditorialmente troppo esplicita, al telefono con il social-drudo. Infatti è un'imprenditrice d'aspetto e consistenza ormai matronale che, alla secchezza delle mucose ha saputo accompagnare un fascino sessual-affaristico, dato che ha un "compagno" in tutti i sensi, d'apetto ancor valido e voglioso. Una sorta d'amore incestuoso - casomai con la zia - per il petrolio e per le inutili e sprofondanti trivellazioni in Adriatico, la cui committenza avrebbe procurato al "compagno" guadagni spropositati rispetto all'esito possibile. Modesti giacimenti di petrolio esistono in Italia, ma sostengono faglie terrestri o marittime e non possono essere portati in superficie, non solo perché provocherebbero degli sprofondamenti, ma anche perché la resa stimabile sarebbe inferiore ai costi per i pozzi. In fondo, si è trattato di una trama petrolifera molto minore, tutta italiana, per la quale non c'è stato bisogno di scomodare gli eserciti degli straccioni prezzolati che costituiscno le milizie post o neo imperialiste..non è dato di comprendere, degli Stati. Amore per i soldini, per gli atti pubblici sconsiderati che possono veicolarne una parte cosnistente nelle tasche di qualche privato e della sua compagna, che certamente, obnubilata da tanto amore, per altro, si sarà astenuta da qualsiasi spuria e opaca ambizione personale. Paese di piccoli cialtroni in copia l'Italia. Ne parlò oltre quarantun'anni fa Pier Paolo Pasolini, quando, deviato dalla frequentazione delle colonne del Corriere della Sera dalla sua opera poetica e letteraria sul proletariato reale, s'invischiò nell'allegorica narrazione del sistema di potere, anche assassino, dell'ENI e della Montedison, attraverso la saga dell'Ingegner Troya, alias Eugenio Cefis. "Io so, diceva lo scrittore, so per affinità di simbologie culturali, non certo per prove giudiziarie". E così si mise a scrivere un'Odissea petrolifera che forse gli costò la vita, se era arrivata troppo vicina a verità allora coperte da un potere che, all'ombra dei blocchi e, in Italia, della NATO, sembrava inamovibile. Con i marchettari dei borghi, Pasolini ci andava da anni e, anche se non è da escludere la banale epifania dei suoi amori all'aperto, è possibile l'esecuzione attraverso il reclutamento di...un'altrettanto facile manovalanza. Il petrolio, putrefazione dei grandi cimiteri del paleo e del neolitico, che accolgono le specie estinte di epoche inimmaginabili dalla presntuosa scimmia sapiente della nostra pallina nell'universo, è un'attrattiva, con altri strumenti irraggiungibile e resa conseguibile attraverso gli "emendamenti" alle leggi dello Stato, che sono espressione, self service, di chi interpreta la parte dei saggi amministratori. "Del buon padre di famiglia", la propria, diceva nelle sue Istituzioni di diritto privato, il Ministro e giurista Alberto Trabucchi. Il petrolio come la "res nullius" da carpire con calcolo e prepotenza, come qualsiasi opportunità di disporre delle cose e delle vite degli altri, attraverso "negoziazioni" nelle quali cercare con ogni indiscreto espediente di intrufolarsi, in maniera da renderle funzionali ad un grande progetto che altro non è che il potere comodo, facile, che il denaro conferisce a chiunque ne possieda in soprannumero. Un 'altra saga di una travisata Troya e del suo compagno.

mercoledì 30 marzo 2016

E' arrivato il presidente..in barca.

Fayez Al Sarraj, chi è costui? Un corpulento sconosciuto nominato dalle Nazioni Unite Capo di un governo di larghe intese o di unità nazionale in Libia e già circondato, al suo arrivo via mare, dagli scoppiettii delle milizie che stavano osservando una tregua di posizione. Ma l'investiture artificiale è avvenuta e il burattino Al Sarraj servirà solo a rendere formalmente "giustificata", ma non meno ridicola, l'entrata in guerra di un contingente multinazionale. L'Italia, dopo aver preso atto della nomina, nella quale non ha avuto nessuna possibilità di dire la sua, coinvolgerà il parlamento e, ponendo la fiducia, guiderà i movimenti delle truppe sul terreno ma conterà come il due di briscola nella partita per il controllo del ricchissimo paese petrolifero. Il terrorismo di risposta sarà scontato e, "colpendo al cuore l'europa", renderà ancora più suicida la politica di un altro governo fantoccio - il nostro - sullo scenario ex coloniale che aveva trovato una composizione anti immigrati con l'accordo fra Gheddafi e Berlusconi. Il governicchio renziano si troverà coinvolto in situazioni più grandi di lui, ma le conseguenze non saranno, come è stato finora, solo per il popolo bove ed esautorato, ma si riverbereranno su di lui e sui suoi ministri, la cui permanenza la potere si farà sempre di più strumentale ad un colonialismo endogeno al fronte occidentale ed all'unione europea. Si è realizzata dunque, nella forma più improvvisa e sfacciata, la precondizione richiesta dal nostro primo ministro senza il sostegno popolare, per invischiarsi nell'enorme scatolone di sabbia, poco popolato ma diviso fra le tribù regionali, che hanno già lottizzato la loro influenza energetica e che sono pronte a coalizzarsi contro gli espropriatori, per poi tornare a fare i conti fra di loro. L'Egitto, che ha interessi in concorrenza,almeno con i paesi più deboli della costituenda coalizione, ci ha già ammoniti a non cadere nell'ennesimo ginepraio, come in Etiopia, dove uscimmo sbertucciati e malfamati. Almeno in questo caso, sarebbe auspicabile cedergli il passo, continuando ad attaccarlo giustamente per la barbara uccisione di un nostro studente accreditato, ma..una balla tira l'altra, dubito che sarà così.

martedì 29 marzo 2016

L'Italia è da tempo assopita..

Un trattamento nszi-fascista, così la madre di Giulio Regeni a proposito della detenzione captiva e della morte del figlio fra e alla fine dei tormenti. Che si aspettava da una giunta militare egiziana e, in tanti casi documentati, non solo egiziana? Che cosa si aspettava suo figlio? Credeva che la cultura e un passaporto italiano lo mettessero al sicuro da alcunché? Pretendete la verità per tutti noi, ha lanciato in rete un egiziano soggetto ad un regime di terrore e senza riconoscimento di nessuna dignità a chi non è allineato, atteggiamento più attenuato, ma presente in tante altre organizzazioni lavorative, sociali. Non si illuda il giusto la cui voce grida nel deserto, il governo italiano, alleato di quello egiziano, asseconda con dichiarazioni neutre il dolore e lo sdegno per le continue menzogne delle autorità egiziane, ma non affonda il colpo, non trae nessuna conseguenza da un atteggiamento dilatorio e dispersivo, finalizzato ad annacquare la vicenda fino a stemperarne i contorni in un flusso ininterrotto e sfacciato di falsità. L'Italia è da tempo assopita, forse è in coma.

lunedì 28 marzo 2016

Geometrie simboliche.

Sono numerose, in rete, le ipotesi circa gli ultimi, ma non ultimi, attentati brussellesi. Dalle gszzette ufficiali che riportano i fatti nella loro essenzialità, agli esegeti iniziatici che insinuano ipotesi suggestive e trascendenti la pura banalità dei fatti. La mente, le menti, così carenti in mille situazioni ordinarie, dietro agli avvenimenti; il "Grande vecchio", le menti raffinatissime che si sarebbero celate dietro le azioni di ristretti gruppi armati: le Brigate rosse, ad esempio. L'internazionale nera, l'organizzazione Odessa per i transfughi dall'esoterico tentativo neo barbarico del nezismo, all'interno del quale allignavano maestri del pensiero Martin Heidegger, ma non solo, ad esempio. Via, via scendendo, le organizzazioni occulte e negatrici di ogni solidarietà dell'aziendalismo competitivo o autotutelante, nel quale anche i suoi strumenti concorrono al "risultato" e al rafforzamento dell'ideologia selezionatrice. Ecco, dunque, che qualcuno ravvisa simbologie ripetute fra un attentato e l'altro, numerologie rovesciate a collegare eventi che la propaganda ufficiale - su questo concordo - vorrebbe ribadire ad ogni sacrificio, ad ogni immolazione di turisti e viandanti ( almeno per quello che ci riguarda ). La "necessità" di un richiamo negromantico riecheggia la mitologia delle associazioni segrete, quelle ormai arcinote e quelle supposte, rielaborazione mentale delle precedenti, che pure sono esistite ed esistono in forme evolutivamente arcane e quindi rimpicciolite, mentre, a volte, la controanalisi sembra tradire un'eperienza di doppiezza formativa, all'interno di strutture microanalizzatrici della realtà da rovesciare, attraverso l'individuazione delle sue contraddizioni ( che esistono ), anche se, per ora e per molto tempo, quel progetto è finito nel ripostiglio. L'analisi ufficiale e quella "oscura" si basano su un presupposto comune: l'estraneità razziale, culturale, religiosa e, soprattutto, sociale delle scimmie evolute che compongono le nostre stratificate comunità e attraverso quell'estraneità ( lo straniero ) fanno pensare, casomai per ragioni di comodo e autoassolutorie, che chi non beve in compagnia o è un ladro o è una spia. Già all'epoca dell'attacco alle Torri gemelle di New York si parlò di cospirazione interna per scatenare una guerra, di complotto giudaico ( e perché non massonico? ) . Ad ogni attentato spunta sempre una negligenza grave, dell'intelligence che, a sua volta, dovrebbe svolgersi nella segretezza, della polizia e delle istituzioni, perché no, quindi, complici, in toto o attraverso alcune, generiche, sue componenti "deviate" Esistono o si suppongono - ma per chi ha l'esigenza, casomai solo psicologica di affermarle - le strategia pre e matrimoniali ( e perché non quelle lautamente divorzili? ) le strategie borsistiche a "pelare" e "macellare" il parco buoi e le trame sotterranee per assicurarsi un posto al sole nell'ambito dello smembramento- riaccorpamento di aziende, talvolta già di loro molto grosse. In quest'ultimo caso si tratta di ripartire dopo aver accantonato perdite e sofferenze causate da un'improvvida amministrazione economica, semplicemente perché gestita a 360° gradi nell'ambito dell'economia reale e non familiare che, per sua natura, è ben lungi dal rigore contabile, a meno che non si scelga di escludere la maggior parte della popolazione, come, in termini "infinitamente" striscianti ( in tutti i sensi ) si sta facendo in questa nostra epoca vile, lasciandone silenziosamente alle spalle coperte filamentose escrescenze a testimoniare, simbolicamnete, una inespressa intenzione.

domenica 27 marzo 2016

La resistenza al cambiamento.

Il massacro sistemico delle comunità cristiane, dove sopravvivono in un mare islamico, è da ascriversi, non solo all'identificazione di questa professione di fede con l'influenza delle potenze occidentali, ma a una determinazione suicida a difendersi dall'invasione finanziaria mondiale ed alla chiamata in causa da aprte di costumi alieni, per scopi potenziali solo servili e strumentali. I "martiri" non sanno che l'occidente è in gran parte scristianizzato, ma non possono concepire una competizione se non in termini fideistici e, per questo, fanno ancora riferimento alle crociate, che uno scopo geo politico e geo religioso lo ebbero, eccome, ma i cui epigoni, oggi, non hanno internazionalmente potere alcuno, tanto è vero che invocano la fratellanza anche verso coloro che li uccidono, non tanto per suicida pietà cristiana, quanto per ininfluenza politica. La chiusura integralista di intere nazioni che, fino ad ora e per la dura disciplina di regimi dittatoriali laici, erano rimasti pluralisti sul piano religioso, purché non fosse invasivo, ha ormai cancellato. tranne forse in una qualche dimensione catacombale, la presenza di comunità cristiane in luoghi di antichissimi insediamento, dove erano sopravvissuti in condizioni di modesta minoranza, ma culturalmente significativa. la pulizia etnica, già conosciuta altrove, si manifesta incontrastata adesso. Dopo il Ruanda, la ex Jugoslavia, il genocidio internazionale dei cristiani è l'ultimo dei crimini, non contro un'umanità indifferente, ma contro persone in carne ed ossa, fino a che non vengono ridotte a brandelli, materiali o morali. La rivincita islamica si è portata da tempo nel recinto europeo e si è focalizzata su tutte le potenze intervenute, negli ultimi anni, contro paesi e interessi artatamente rappresentati da quella cultura, utilizzandola per un'opera di proselitismo suicida altrimenti impossibile. La Francia, in particolare, con il suo trombonismo neo coloniale, ha compromesso la sua pace interna e quella del Belgio confinante. In precedenza, le guerre petrolifere del petroliere-presidente Ge4rge W, Bush, hanno dato origine alla migrazione verso ovest e, soprattutto, sud ovest, di intere popolazioni, che la guerra di posizione in Siria non ha fatto che aumentare. Milioni di credenti sono "ad portas" e chi di loro non coltiva, in cuor suo, nessuna fede, è chiamato all'identificazione dallo stato di segregazione ed umiliazione nel quale è tenuto. Quel mondo violentato ha trovato nel rifiuto aprioristico del cambiamento la sua ragione di conservazione, così come, per paradosso, i piccoli interessi di nicchia, pur collegati, ma in posizione minore, ai giganti del sistema volatile dei soldi, hanno da tempo chiuso porte, finestre e forzieri, per facciata in Italia, per sostanziale mantenimento all'estero, al vento omologatore.

sabato 26 marzo 2016

Il senso e il costo rateale, ma sistemico, delle contraddizioni.

Che il diavolo faccia le pentole, ma non i coperchi, più che un luogo comune è una constatazione personale e generale, non nell'immediato, ma in prospettiva, che lascia strascichi claudicanti e monchi per sempre. Si tratta di stabilire chi è il diavolo e perchè abbia tanto fascino o, più semplicemente, tanta forza. Beh, il diavolo in questione è da identificarsi nel sistema che ci inscrive, che è, a sua volta, contraddittorio quando non compiacentemente subdolo nell'adagiarvisi e nel condurre i suoi affari sul crinale scosceso e traditore delle occasioni, le stesse su cui puntano i suoi adepti, non sapendo o non volendo "alienarsi" guardando in prospettiva più lunga. Basterebbe osservare la coesistenza ibrida delle istituzioni e della mafia, tanto da far assumere alle medesime la mentalità ed i comportamenti dei mafiosi, delle alleanze momentanee che ci offrono soluzioni "concordatarie" quando gli interessi (s)combinati collidono e provocano il sacrificio di qualche incongruo, dotato di nazionalità solidale. E' il caso di Giulio Regeni, i cui "sequestratori" sono stati, come lui, uccisi dai corpi speciali che poi hanno fatto saltar fuori i suoi documenti, con la solita bustina di stupefacenti appresso. E' stata la storia di Saddam Hussein e dell'intera parte maschile della sua famiglia, è attualmente quella del presidente di mezza Siria, il dentista Assad e si potrebbe continuare dai primordi storici, calandoci nelle vicende private, personali, altrimenti dette spicciole, così ben illustrate allegoricamente dalle mitologie di ogni epoca documentata. Fra chi vive nel mito e il mito trasmette e chi se ne serve, officiandolo, per esercitare il potere - anche quello interpersonale, spicciolo - e chi cerca di reinterpretarlo ad uso privato, subendone spesso. ma non sempre, le conseguenze sanzionatorie dei pifferai istituzionali, di ogni genere di istituzione, corre lo spettacolo, talvolta tragico, tal'altra comico dell'esistenza sensata, ragionata e ripetitivamente rappresentata. Per questo, domani qualcuno risorgerà, ma poi se ne andrà, lasciando una nostalgia per un ritorno, mentre i suoi progenitori ne aspettano ancora l'avvento.

mercoledì 23 marzo 2016

La disperazione di non essere.

Le foto mosse e sgranate dei due attentatori suicidi che spingono il carrello portando in cuore la sedata consapevolezza che tra poco salteranno in aria, non documenta nessun sintomo di anormalità: la vita sta per spegnersi e sta per esssere spenta come un evento scontato. Certmante la psiche è sottosopra, paralizzata ma non inconsapevole, il disturbo interiore si scioglierà solo nell'autodistruzione espansa, inavvertibile agli occhi altrui. Sta in questo la dicotomia fra interno subbuglio, fra le forze contrastanti dell'autoconservazione e la forza malefica ed esogena dell'ineluttabilità di un atto estremo, in quanto inutile. Eppure, l'imperturbabilità sembra restituire la normalità dell'anestesia della coscienza, dell'istintività naturale che un pensiero, un principio, veicolati ed organizzati ad un fine "superiore", che sta per richiedere la tua e la loro immolazione. E' assurdo e demenziale come il pregiudizio ambientale che non consente il ritorno, che non permette di dichiarare a voce alta, a se e agli altri la violenza che si è subita, che si sta subendo e che altri, nel momento della nostra negazione, condivideranno, unico astioso risarcimento della nostra strumentalità a fini tanto dichiarati quanto subdoli. Insieme ai due "predestinati", un terzo diversamente vestito cromaticamente che li ha condotti sul patibolo e poi si è dileguato. Comincia un'altra caccia all'uomo col cappello, alla conclusione della quale l'attacco al cuore dell'europa si consumerà nelel celebrazioni di un male indicato ma non ben identificato. L'unico attacco che invece viene realmente portato è ai civili sotto le bombe delle potenze neo-coloniali e dei poveri viandanti o passeggeri che pareggiano simbolicamente i conti di una guerra asimmetrica. Anche gli attentatori delle Torri gemelle vennero filmati mentre salivano a bordo degli aerei che avrebbero dirottato, più cinetici e determinati perché il loro compito necessitava di un'evoluzione di atti, spicci verso la morte, ad un'età nella quale ci si può ancora aspettare di tutto. Se si è e ci si sente stretti in uno schema mentale, si accorciano i tempi dell'esperienza e ci si libera della disperazione della costrizione con un gesto tragico e doloroso, lasciandosi eterocondurre da un copione univocamnte recitato, a lasciare il posto ad altri, come loro, sacrificabili, a un ente, un dio, uno scopo trascendente e, per ciò stesso, estraneo alle vittime agenti e coinvolte, nei ruoli occasionali in cui si trovano.

martedì 22 marzo 2016

Retorica d'occasione.

Non si tiene più dietro alle mattanze, non solo terroristiche. Si compendiano con le cacce all'uomo, propagandate dai media, come fa l'ISIS con le sue gesta, belliche e decapitatorie, del tutto tribalmente islamiche ma con singolare conformità - almeno negli atti - con la popolare proiezione delle idee illuministe, alle quali sono molto legato. In ogni caso, si tratta di non concedere facoltà di riproduzione fisica alle classi, alle etnie, alle religioni che si sono fatte superare nella contesa degli interessi, mascherati dalle idee. L'aspetto più bizzarro di questa "emanazione", talvolta poliedrica, talvolta "una e trina", consiste nella rimossa genesi uniforme dei suoi indeffettibili e conflittuali principi. L'eccidio non si consuma solo sui campi di battaglia ( perché considero tali anche gli agglomerati urbani e non solo, quando vi scoppiano petardi rinforzati ), ma anche lungo gli itinerari cultural-vacanzieri dell' Erasmus, nei quali, per rispettare dei calendari assurdi come per altre attività contingentate economicamente, si parte alle tre di notte e, mentre gli studenti sonnecchiano, il povero autista può legittimamente accusare un colpo di sonno. A quello catalano, proprio perché ha compromesso un simbolo, un icona, un feticcio, un idolo, a cui officiare a suon di soldi, non saranno concesse attenuanti: sarà sacrificato con tutta la sua famiglia per la sua naturale incongruenza con le festosità studentesche, che, per altri versi, esulando dalla collegiale festa, si consuma sempre in uan perdita di tempo, quanto, spesso, in un'adibizione servile in cambio di un attestato inutile ai fini professionali, perchè ben diverso da un Master o da un dottorato specialistico, a sua volta a pagamento e finalizzato ad uno scopo mercificatorio. Le ecatombi si intersecano, fra festa e tragedia viste in un'ottica limitata, familiare ( di famiglie che non sanno neanche esattamente di che cosi trattino i loro rampolli, nè che i corsi di lingua inglese in aula all'estero, ad esempio sono principalmente opportunità di vacanza e di svago per i loro figli, alle cui conformistiche richieste di fare quanto i loro compagni più o meno prossimi, cedono anche a costo di sacrifici ). La fiera delle vanità copre le banalità e in casi estremi, ma non infrequenti lascia solo il pianto e il vuoto di un'incensazione, per un'eccezionalità alla memoria troppo diffusa per essere vera. L'eccezionalità - si fa per dire - sarebbe risieduta nei titoli, negli allori, nelle raccomandazioni e in qualche buon matrimonio. Stamattina, in Belgio l'internazionale guerresca ha replicato all'arresto dell'attentatore di Parigi rimasto latitante in Belgio, sotto la protezione omertosa di un quartiere di reietti, che si sono opposti all'intervento dei Ninja del potere finanziario nelle vesti di paurosi e bugiardi Stati nazionali. Eppure, come già per Charlie Hebdo, la retotica europeista ha subito serrato le chiacchiere, ben guardandosi dall'esporsi troppo; la commissaria all'U.E. tale Mogherini, voluta da Renzie secondo uno schema spartitorio di vecchia impronta democristiana e che non conta niente, ha pianto, come fece a suo tempo la Fornero. Chi semina vento, almeno al di fuori del suo allevamento di Paesi debitori, raccoglie tempesta e il fatto che sul campo post coloniale ci siano tanti e abbastanza ben attrezzati epigoni di un Califfato lontano e certamente portatore di interessi non dichiarati, meraviglia solo gli ipocriti. Anche gli Stati neo-coloniali, saltati gli equilibri, sono portatori di interessi sporchi, per i consumi dei loro pecoroni a volte critici sui dettagli, ma sostanzialmente sostenitori ...per abitudini acquisite e mentono ad ogni dichiarazione. Io non conosco, se non per curiosità di girovagante, le condizioni materiali e psicologiche che vigono all'interno delle banlieu e degli slums, non solo per gli stranieri, che vuol dire estranei, ma anche per gli indigeni indigenti e privi di risorse culturali che, di solito e con molte semplificazioni utilitaristiche, vanno di pari passo, ma sono certo che le membra sparte e sparse, dell'aeroporto di Bruxelles e della sua metropolitana, non siano diverse e all'interno di una scenario altrattanto desolante, ma frutto solo di due deflagrazioni, di quelle apportate dalla tecnologia e dagli eserciti professionali, veri e propri commandos di teste di...cuoio fiondati sull'obiettivo, nei quartieri della città contese o da addomesticare, la cui proiezione viene spinta nell'esodo e nei campi profughi, dove anche oggi due migranti si sono dati fuoco. La guerra è così, comunque.

Non tutti gli esuli sono "martiri" Anche nell'antichità si praticava l'ostracismo.

Mentre il presidente degli Stati Uniti d'America era in procinto di avviarsi verso Cuba, il regime al potere provvedeva - si dice - ad incarcerare preventivamente tutti gli oppositori pubblici. Avveniva in epoca risorgimentale in quella che sarebbe diventata l'Italia, avviene in tutte le dittature, di qualsiasi segno. Rispetto alle dittature reazionarie di destra, talvolta facilitate dall'incapacitù dei movimenti politici che vengono annichiliti prima o dopo la conquista del potere formale, per la loro inettitudine ad assicurare l'ordine, il regime cubano ha molti meriti storici, pur essendo stato facilitato dall'indole felice degli autoctoni. Nonostante le ristrettezze, le guerre condotte nel continente africano per conto della geopolitica sovietica, un popolo segnato dalla corruzione e dalla segregazione razziale, ha conosciuto l'istruzione e un'ottima assistenza sanitaria. Questo risultato è stato conseguito per l'impegno e la condotta del secondogenito di una famiglia aristocratica, ma di sentimenti e cultura radicali: i Castro, non estranei - si dice - alla fratellanza massonica internazionale di sentimenti progressisti, ma per la quale il socialismo è stato l'unico strumento possibile di azione e di affermazione in un contesto rovesciato rispetto a quello nel quale avrebbero potuto tranquillamente accomodarsi. E' di pochi giorni or sono la morte del più anziano e sconosciuto alle cronache, fratello di Fidel e Raul, Ramon Castro. Fra gli "oppositori" arrestati ci sarebbe anche il capo degli esuli cubani in Florida e segnataemnte a Miami, polo d'attrazione di un turismo sempre ricco, ma vieppiù meno aristocratico, se mai lo è stato, esulando dall'influenza volgare dei soldi. Costui sarebbe stato fermato all'aeroporto insieme alla moglie. Ebbene, se così è stato, l'arresto è pienamente giustificato. il capo degli "esuli" cubani a Miami è un mafioso che coordina la peggior feccia dinastica di reazionari e di razzisti, dirige una lobby influente, almeno all'interno del suo Stato d'insediamento ed ha espresso in passato anche il sindaco di quella città. Gli esuli cubani sulle spiagge della Florida non sono interlocutori politici possibili con un'amministrazione post rivoluzionaria che della loro sconfitta ha fatto la base per il proprio esercizio del potere che, pur scontando tutti i trascinamenti familistici, tipici delle culture latine, ma ora in pericolosa espansione anche nell'ambito della democrazia nord americana, ha meritato la vittoria per tecnica ed ardimento, sostituendo un governo che della prostituzione, in ogni senso e msnifestazione, della parte povera e nera dei suoi concittadini aveva fatto il suo "instrumentum regni". Nella dialettica fra investimenti e coinvolgimento culturale di una popolazione incline al divertimento, ma anche al malaffare, un'attenzione severa delle istituzioni non sarà necessariamente una limitazione della libertà...di farsi del male, ma un'utile tracciato per non ritornare nel fango dell'autovendita, come avveniva prima del 1959, quando Fulgencio Batista, già "il torturatore" se la diede a gambe.

lunedì 21 marzo 2016

Gesti romantici e sentimentali alla base dei comportamenti contro la prepotenza volgare. La nuova dicotomia fra le persone.

Per le vie de La Avana vecchia, la famiglia Obama ci sta bene, non perché segna una fragile riappacificazione e la fine - forse provvisoria - dell'embargo, che ha trasformato Cuba in un museo decadente, eppure affascinante con le sue automobili d'epoca funzionanti e gli scorci sbrecciati d'architettura coloniale che la fotografia restituisce alla sua splendida origine, mentre dal vivo rivela tutta la sua trascuratezza ed abbandono. Gli Obama ci stanno bene non in quanto famiglia presidenziale statunitense ( ce lo vedete un Donald Trump o un Bush senior o junior in un simile contesto? ), ci stanno bene in quanto neri, di quella negritudine che il giovane radicale Fidel Castro liberò dal pregiudizio di Fulgencio Batista, ma anche da quello dei ricchi nord americani, razzisti e conservatori. Obama conclude il suo ultimo mandato con un riconoscimento a quanto di buono il castrismo ha rappresentato per l'isola caraibica e accantona quanto di male, necessariamente, ha comportato per mantenere l'ordine all'interno ( l'ordine attraverso l'istruzione e col supporto dell'allegria ) e quanto strumentalmente per mantenere il necessario supporto sovietico quando c'era. L'invadenza finanziaria degli Stati Uniti richiederà a Cuba una nuova e più difficile resistenza per il futuro e il sentimento del Presidente di colore potrà rivelarsi come un romantico indebolimento di un'autonomia sempre più difficile, ma possibile finché il gusto del vivere non sarà di nuovo mercificato. "Truth" è uno dei tanti film sul gironalismo "liberale" americano. L'ho visto ieri, è documentaristico con la solita caduta "nell'etica" che fu alla base della ripresa statunitense dopo l'attacco a sorpresa dei giapponesi, questa volta a rendere etica una sconfitta, che resta, in questo caso, di fronte al potere, per compromissioni morali dell'ultimo tristo presidente repubblicano, che da noi sarebebro state nelle facoltà di un qualsiasi sottufficiale. Eppure, in america avrebbero potuto compromettere la sua rielezione, a tutela della sua compagnia petrolifera, di quella del suo vice e della diversamente nera segrateria di stato. Quel che conta è che si continui a combattere e a denunciare, senza guardre in faccia a nessuno e a nessuno dei suoi sporchi o meno sporchi o diversamente sporchi interessi, Quel che conta non è dunque il potere, ma che sia svergognato senza remore contro ogni cortigianeria che lo rende possibile. Oggi è stata una giornata volgare: scampanellii, osti e valletti, fastidosi rumori di fondo, macchinette vocali e cinetiche, deviazioni operative e contesa implicita a chi ne scampa qualcuna. La volgarità della vita incafonita dal mercato, ci assedia e cerca di attanagliarci. Poi la pena quotidiana finisce, tranne che per qualche masochista che spera in un obolo per questo e che invidia anche solo la possibilità che uno di quei quattro soldi possa finire, per legato, a un estraneo.

sabato 19 marzo 2016

Guai ai vinti.

I tifosi randagi del calcio sono i nuovi teppisti dei nostri tempi mediocri. Sono animati da uno spirito guerresco che non dissimula il razzismo, il disprezzo per i vinti e per i deboli. Oggi, a Parigi, i tifosi del Chelsea hanno impedito ad un viaggiatore di salire con loro sul vagone del metro perché era di colore. Eppure, i negri non mancano a Londra, ma non credo che il rifiuto riguardasse un nero parigino, ma, in cuor loro ed ogni volta che il numero li rende sicuri, questi miliziani del tifo che nel loro subconscio, invadono il mondo estraneo per conquistarlo, si accaniscono soprattutto sugli allogeni, casomai da anni, che si erano confusi, illusi di essersi integrati. Il razzismo alligna, del resto, anche nei rapporti interpersonali, alimentato dal conformismo del branco o del nucleo o della squadra di mestiere. Lo sfregio dei tifosi, che divenne eccidio a Bruxelles prima di una brutta finale dell'allora Coppa dei campioni, si è recentemente esercitato anche contro la bellezza, rifiutata invidiosamente con lo spirito di cancellarla dopo averla prima umiliata simbolicamnte, come hanno fatto i tifosi del Feyenoord olandesi, che hanno insozzato e poi fatto a pezzi la "Barcaccia", capolavoro di Pietro Bernini a Roma, incontrastati e neppur processati in patria. E siccome tutto questo ha un esito finale nel corpo vivo delle persone simbolo della sconfitta, ecco che giovedì, sul Ponte Milvio, in mezzo alla carreggiata pedonale, fra numerose persone che la percorrevano, una vecchia inginocchiata a chiedere l'elemosina si è sentita urinare addosso da un tifoso dello Sparta Praga, filmato di spalle. La poveretta si è alzata e si è allontanata, senza che nessuno intervenisse, chiamasse le forze dell'ordine. Il delinquente si è portato tranquillamente sul parapetto a guardare il Tevere, come gli astanti hanno continuato a guardare nel vuoto, incapaci di contrastare la violenza e casomai capaci di esercitarla o di richiederla verso gli "estranei", purché deboli.

"La tua parola sia: si,si oppure no, no".

Ogni giorno, ormai, in Turchia, si consumano attentati, spesso con lo strumento immolato dei kamikaze. Lo stesso avviene in Israele con i "martiri", le bombe umane, in Nigeria, dove vengono utilizzati bambini/e, presumibilmente orfani o pagati a famiglie che non sono in grado di farli sopravvivere. In quest'ultimo caso è la miseria, non solo materiale, che fa aggio su tutti i più semplici sentimenti di protezione, nelle terre di Palestina è mascherato, da parte delle milizie arabe, attraverso la speculazione sulle reali condizioni di avvilimento e segregazione verso chi rifiuta di perdere la sua identità e, in molti casi anche i suoi beni che vengono espropriati. Nel caso turco, invece, sono il frutto del doppiogiochismo di questa potenza regionale che, mentre compie dei bassi servigi per gli Stati Uniti e per l'Unione Europea, combatte soprattutto i Curdi, alleati dell'occidente in cambio della speranza di un futuro Stato autonomo; un autentico spauracchio per la Turchia, che vedrebbe frammentata dall'interno la sua unità di potenza contraddittoria e genocida. Contando sulla sua valenza geo-strategica, la Turchia ha già condotto, molti decenni fa una guerra etnica con la Grecia, invadendo metà dell'isola di Cipro, metà che non è inserita nell'Unione europea. Due Stati della NATO che confliggo apertamente senza che l'america che conta lo impedisca e senza che la NATO provveda ad espellere l'aggressore. Lo stesso avviene oggi con il Kurdistan destinato a rimanere un mito e che solo un rinato PKK rivendica a suon di attentati e guerra sul territorio turco, da dove partono i raid che decimano i peshmerga , mentre loro combattono contro l'ISIS ( che la Turchia finanzia e protegge ) con le armi dismesse della NATO europea. Ora, con meschina viltà, gli stessi staterelli dell'Unione, a pagamento, hanno eletto la Turchia a gendarme contro l'immigrazione, come vorrebbe fare Donald Trump verso i messicani, paese "sicuro" per loro e solo per loro, dove neanche la stampa d'opposizione ha più diritto di esprimersi. Da questa europa ci si può ancora aspettare di tutto, per ora, certamente, che si barcameni.

La dimensione del dolore.

Fra i rifugiati, in condizioni da non rendere troppo spiacevole il loro ritorno ad un altro inferno, settantadue di loro saranno selezionati negli accampamenti e accolti nella parte dell'europa con un'estensione territoriale più vasta e settantadue, riconosciuti non meritevoli, saranno rispediti al mittente. Il gendarme della situazione sarà la Turchia, eletta a confine e presidio dell'europa, come già fu nei confronti del Patto di Varsavia, con i suoi undicimila chilometri di limes allora armatissimi. Da questa sua posizione geografica derivano l'irrinunciabilità della sua appartenenza alla NATO durante la guerra fredda e le sue reiterate ambizioni di adesione all' Unione europea, sostituibile, almeno pro tempore, con facilitazioni analoghe nel campo di Schengen anche per i suoi cittadini, ma soprattutto per i suoi imprenditori. Non c'è che dire: la Turchia negozia e difende i suoi affari molto meglio di quanto non abbiano fatto i governi della U.E., ancora incapaci di opporsi alla sottotecnologia cinese, invasiva sul piano dei prezzi e non sottoposta a dazio alcuno. La sorte delle pedine di scambio costituite dai migranti non potrebbe essere più disperata: sono stati espulsi dai loro paesi a seguito del disordine apportato dalle guerre energetiche dell'occidente, interessato a sedimentarvi una sorta di neo colonialismo finché sarà utile e mercificatorio, sono sopravvissuti ( con molti caduti e dispersi ) a traversate marine e traversate del deserto reali o di località impervie del balcani, sempre esposti al cecchinaggio e all'abuso sessuale, oltre che alla fame ed alle malattie ed ora vengono selezionati come schiavi, parte dei quali da disperdere per il continente centro e sud europeo, mentre l'altra metà sarà rimandata indietro, come se le disastrate terre di provenienza potessero offrire ancora una sorta d'ospitalità. Nel mare magnum dell'emigrazione hanno già giocato e giocheranno ancora la corruzione imprenditoriale dei trafficanti, che dispongono di terminali nei paesi di transito e di auspicato arrivo e ha interagito quella delle collette familiari o etniche volte ad assicurare il pagamento del "biglietto", la "mancia" alle guerdie di confine ecc. In queste condizioni, le mafie e la prepotenza non potranno che prosperare e coloro che riusciranno ad essere accolti - presumibilmente con qualche competenza spendibile - potranno evitare di affollare le enormi periferie della sporcizia e del degrado morale. Perché, se così non sarà, gli immigrati dotati di sufficiente istruzione, amalgamati al mondo che viaggia inutilmente dentro un percorso cieco in una notte destinata a non avere mai termine, sarebbero col tempo portati a rafforzare organizzativamente la galassia putrida del terrorismo dei reietti. Ieri, a Bruxelles, quando la polizia ha arrestato l'ultimo dei terroristi parigini, gli abitanti del qurtiere li hanno respinti, gli hanno intimato di andarsene dal loro acquartieramento, dove si fanno vedere solo in queste circostanze e di tornare a presidiare i quartieri ricchi o almeno borghesi. Avviene anche a Reggio Calabria e soprattutto a Napoli, negli estesissimi comprensori del sottosviluppo e delle gerarchie alternative. L'europa ha demandato a un grande stato alieno la sua salvaguardia, o meglio la salvaguardia del suo ordine sociale, ha mercanteggiato nell'ordine di quarantamila euro a immigrato tenuto sotto controllo, ha aperto le sue porte ad una nazione nella quale la politica e l'antipolitica sono gestite con metodi che scludono a priori qualsiasi rispetto legale delle persone. Ma il mondo raffazzonato di oggi pensa di non dover attardarsi in considerazioni morali e alimenta "liquidamente" ogni contraddizione di sfondo, a beneficio di placebo di circostanza, mentre le ragioni che muovono gli stati sono esattamente l'opposto delle esigenze che sradicano le famiglie, ma anche gli uomini, le donne e i bambini soli che, spinti da un etologico spirito di sopravvivenza vanno dal nulla al nulla, in questa vita che non ha nessun senso tranne quello di essere conservata, in una dimensione di solo dolore.

giovedì 17 marzo 2016

I conformisti.

Il conformista è uno dei libri più chiarificatori dell'indole berghese di Alberto Moravia. Racconta dell'inmdifferenza omicida di un infiltrato che, per ambizioni di carriera, ma soprattutto per restare nell'alveo del potere quale che sia, pro tempore vigente, affianca e favorisce l'omicidio politico di due esuli antifascisti italiani in Francia, i fratelli Rosselli, che non si limitavano a godersi l'esilio, ma agivano fattivamente contro il governo italiano. La vicenda storica resta sullo sfondo, l'obiettivo è focalizzato sulla grigia e vuota figura del favoreggiatore, il cui nome e la cui identità, al di fuori del contesto opportunistico, portato alle sue estreme conseguenze, con assente apatia, non esistono, sono, per il conformista, di nessuna rilevanza. Questo archetipo è semplicemente storico e cambia solo gli scenari entro cui si colloca, anzi, sono gli scenari creati da altri, che lo ignorano, ad attrarlo e a renderlo nemico di chi gli mette in dubbio e potenzialmente in crisi il contesto pur che sia nel quale ambisce a confondersi, con ciò facendosene paladino. La vita quotidiana delle persone comuni vive di bulina, abbaia e raglia sempre e solo conformisticamente.

Fratelli d'Italia..

Quarant'anni fa, Alberto Arbasino così intitolava una delle prime gallerie dinastiche italiane, nelle quali allignavano degenerati rampolli di famiglie ricche e quella che pochi anni dopo Eugenio Scalfari avrebbe battezzato come la "razza padrona" non per meriti mitologici, ma per convergente affiancamento di parentele, lobby stratificate e di buoni uffici partitici, durante tutta la prima Repubblica de no' altri. L'implosione della destra romana e torinese ha due genesi simili, ma non uguali: a Torino, è forte anche se minoritaria, l'influenza leghista; il "nuovo" Carroccio alla felpa dedicata vuole esercitare, nel suo ambito, una indiscutibile leadership, popolare però, mentre la parte berlusconiana ha la tutela mandataria dei capitali e delle professioni collegate. A Roma, invece, una transfuga da Alleanza nazionale, per fare il ministro ( scusate se non mi adeguo alle sgrammaticature femministe o politicamente corrette, il genere, in questi casi, è neutro ) rischia ora di fare la stessa fine del suo mentore originario, Gianfranco Fini, ma le casse vuote del suo "Fretelli d'Italia - FDI, l'hanno spinta al grande passo in stato di gravidanza, che è coincisa ed è stata annunciata durante la vandeana riunione del Family day, a Roma. Da quando è in stato interessante, colei che sembrava una discendente della famiglia Addams, insieme a Ignazio La Russa, è migliorata, il suo aspetto si è ammorbidito, è sempre bruttissima, ma la composizione ormonale, le tette più grosse, sono lì a ricordarci che si tratta di una donna, della/e quali ci si chiedeva un tempo: ma come avrà fatto a chiavarsela? L'immagine proposta non ha niente a che vedere con i contenuti, a Roma ci si propone solo di rubare attraverso le cariche conseguite con un sistematico "battage" clientelare, nel quale si cimenteranno il profittatore della protezione civile, Guido Bertolaso, appena eclissatosi - come fanno i mafiosi - in attesa di un'altra chiamata che è venuta nell'occasione più sfacciata ( dopo il trattamento del pur non candido Marino ), nella sede più sporca ed adatta alle bramosie di ogni fratello d'Italia, dotato o meno dell'acronimo patriottico. Per la Meloni è un vincere o morire, proprio perché nelle casse del partitino fascista ( con un forte radicamento numerico a Roma, Alemanno permettendo )non c'è un soldo, mancano le facoltà di raccomandazione e, quindi, senza il consenso sufficiente, da veivolare e remunerare ai medesimi fini, Berlusconi ne farà a posteriori polpette per cani, salvo accomodamenti mercenari di infima qualità. Bertolaso, oltre a farsi massaggiare nel vecchio Centro sportivo della Banca di Roma, all'Olgiata, che tratteneva a ripetizione fino all'orario di chiusra degli uffici, i figli autoctoni dei dipendenti della banca, avrebbe certamente le mani in pasta in tanti progetti, da appaltare ad amici degli amici, con traino di lavoro per i loro adepti. La contesa elettorale, romana almeno, ha solo questi caratteri.

martedì 15 marzo 2016

Le insidie dell'ecosistema.

Sono stato anch'io affascinato dalle potenzialità della tecnologia informatica e lo sono tutt'ora, ma il suo uso troppo adattabile rispetto agli scopi potenzialmente liberatori, regredendo secondo le intenzioni malevole di un "Grande fratello", comincia, tardivamente, a farmeli detestare. La tecnologia informatica ha assunto ormai i caratteri di una vigilanza a distanza sui nostri comportamenti che, una volta, erano demandati alla coscienza e, per chi ci credeva, all'occhio di Dio; oggi, per chi ci crede e anche per chi non ci crede, è diventata lo strumento, spesso impreciso, sospettoso e insinuatore, del fisco avido di recuperare decenni di condivise dilapidazioni, del demando - soprattutto amministrativo - del lavoro all'utente, sulla base di lacunose e ambigue indicazioni che si vorrebbero sostitute di una competenza nelle diverse materie, ad esempio. Il numero delle password di accesso necessita di un'agenda.. cartacea perché possano essere utilizzate, l'insidioso, al limite della truffaldinità, anche se sempre un passo indietro, incedere delle illusioni e delle fantasticherie finanziarie travolge ogni confine e diventa spesso difficile, a sera, discernere le poche cose utili e sollecitate dalla indistinta congerie di informazioni non richieste e di approcci fastidiosi. La degenerazione informatica si incrementa, alimentata dalla gratuità della pubblicità capziosa, coarta le intelligenze in evoluzione alla mera ripetitività ed alla stupefazione per le circonlocuzioni delle potenzialità carpite o scambiate e fa sentire prematuramente inadeguati alla circolazione nel dedalo delle autostrade o viottoli telematici, bypassando i contenuti semplici dei problemi che si cerca di affrontare e risolvere attraverso strumenti artatamente complicati. Lo stesso uso della lingua inglese diventa una necessità, una bussola e un timone di navigazione. Non me ne scandalizzo, ma la cultura e, soprattutto, la critica, sono un'altra cosa. Ma di questo, evidentemente ma non dichiarativamente, non ci si dovrà più preoccupare e, considerando che le efferratezze correnti e storiche attuali non sono veicolate - almeno in occidente - dai miti religiosi o ideologici, ma dalla fredda logica di semi linguaggi nemerici, c'è da stare in campana, almeno per noi "seguaci del Libro", perchè potremmo fare bruttissime esperienze.

Come le malattie latenti.

Un Comune tedesco aveva, nei giorni scorsi, conferito ad un suo cittadino ultranovantenne una medaglia d'oro per i meriti documentati, meriti politici, che costui aveva accumulato nel corso del dopo guerra, a beneficio riconosciuto degli altri abitanti. Oggi gli è stata ritirata dopo che il Comune di Marzabotto ne aveva riconosciuta e denunciata l'accertata corresponsbilità nell'eccidio compiuto sul finire della guerra. Il Sindaco si è scusato: "non lo sapevo". Restano due fatti: la zelante collaborazione al rastrellamento ed alle uccisioni, consumate per vendetta, non contro i partigiani, ma contro la popolazione inerme, avvertita come complice, come fanno gli israeliani a Gaza; l'attività politica, nella quale evidentemente era versato, per tutto il dopo guerra, nell'ambito del suo comune di residenza. Nell'una e nell'altra veste di una comune burocrazia ha eccelso. Questi personaggi non ritrattano, non hanno mai sentito vergogna per i loro atti, dei quali, evidentemente, erano convinti. A nulla valgono i luoghi comuni sui paraocchi teutonici, sulla disciplijna acritica. Spesso, parlando dei tedeschi, parliamo di una popolazione fra le più evolute e l'ex decorato ha dimostrato, prima e dopo, di non fare eccezione. Quindi, la sua vita e la sua opera sono state un continuum non contraddittorio e l'affermazione del Sindaco di Marzabotto, riguardo alla necessità storica di "non abbassare mai la guardia", attesta e denuncia non un errore di attribuzione ma una empiricamnete dimostrata continuità storica antropologica, ma anche politica, nel senso meno propagandistico della parola. L'affermazione del Sindaco riecheggia i contenuti culturali ( forse senza condividerli ) degli appartenenti al Centro Simon Wiesenthal il cui lavoro di ricerca e di documentazione continua nell'analisi degli avvenimenti sintomatici di una malattia rimossa ma non debellata, ben salda, come tante altre aberrazioni morali, nella mentalità nascosta di molte persone. Se il Sindaco non sapeva, almeno, l'ex decorato non faceva parte di una lobby e nemmeno il Sindaco. Ma non c'è da starne certi.