sabato 20 febbraio 2016
Dio salvi la regina, dal mischiarsi alle genti.
La Brexit di cui si sta trattando in queste ore, presenta cartteristiche diverse dalla grexit sventata con la sottomissione carrieristica di Tsipras, in Grecia. La Gran Bretagna, che non ha condiviso con il continente la moneta unica, non sopporta più il dirigismo prussiano e l'invadenza, anche se solo parolaia dei partners minori. Tra poco il continente sarà di nuovo separato dall'Inghilterra liberale e, da questo punto di vista, con non poche ragioni. Il parlamento britannico, che non conosce contestazioni referendarie, se non sull'autonomia delle regioni unificate solo dalla Corona, conterebbe, in un'Europa integrata molto poco e questo contrasta con il particolarismo locale, poco aduso a vendersi per ragioni d'opportunità, avendo da sempre relegato agli inferi la sua classe popolare, abbrutita dall'alcool e dalla disoccupazione. Ma la liberale Inghilterra non può essere assimilata al crogiolo incongruo delle nazioni sotto il tallone guglielmino, anzi prussiano. La politica d'accoglienza pro quota dei migranti, sollecitati alla migrazione proprio dalle guerre condotte dagli inglesi e dai nord americani, con il contributo straordinario della Francia, contrasta con l'egoismo istituzionale britannico che lasciava morire di fame i prigionieri nei suoi cmapi d'internamento per non sprecare il cibo, contingentato solo per le sue milizie. In questo hanno ormai degli emuli fra i piccoli Stati del continente. I Greci ed anche qualche italiano si sono suicidati all'epoca dello spread pilotato, gli inglesi se ne sono rimasti in disparte, monitorando e meditando autonomamente i passi da compiere nell'interesse empirico del mantenimento del loro rapporto fra le classi e l'originalità ed autonomia delle loro decisioni, a beneficio di una classe mercantile e possidente, abituata ad isolarsi o ad intervenire solo per puntualizzare le posizioni dominanti nell'ambito dell'asset anglo-americano. Che l'eventuale uscita dell'Inghilterra sarebbe funzionale solo ai deputati conservatori è come scoprire l'acqua calda: rappresentano gli interessi tradizionali della classe dominante del loro Paese. In più, l'accentuata predominanza tedesca, le sterzate bizzose e reazionarie degli Stati dell'Europa "mignon" ed ex comunista, ma di tradizione retorica ( almeno nelle attuali contingenze ) "disturbano" lo snobismo formalmente contro corrente e l'egoismo sostanziale dell'algida e meschina Albione, che però, con questo atteggiamento e questi mezzi, anche culturali, ha a lungo colonizzato il mondo ed è ancora una della capitali della finanza, dispersiva ma egemonica, in giro per il mondo. Noi italiani, ad esempio, non usciremo mai da niente, se non a calci, altrimenti ci adatteremo a qualsiasi imposizione adattatoria, chiacchiere inascoltate a parte. E, a proposito di chiacchiere, come reagiscono gli inglesi alle perorazioni del Papa cattolico e al senso peloso di solidarietà comunitaria? Come coloro che concorrono a provocare le cause dei flussi migratori per miopi considerazioni d'interesse e poi continuano a lavarsene le mani: non solo un tetto molto basso all'accoglienza, ma uno stipendio d'ingresso, come da noi con i vari "job's act", per i migranti "selezionati" all'origine e l'esclusione, totale o parziale ( si riservano,, a seconda dell'utilità ) delle prestazioni alcooliche del "welfare". D'altra parte - devono aver pensato - trattandosi di musulmani, che se ne farebbero? Piuttosto: Ramadan per tutti. Non per noi "Tories", per i "privati" imprenditori e i privati cittadini che possono permettersi e vogliono tutelare la loro "cittadinanza". David Cameroon è stato soddisfatto in tutto, a differenza di quanto toccò, all'incontrario, alla Grecia; andrà al referendum a Giugno e chiederà, a condizioni "equivalenti" di restare formalmente "dentro"; anche Renzie, che è frutto "in progress" dell'aut-aut golpistico all'Italia si è adoperato per "sparecchiare" il tavolo delle trattative, dandosi, a chiacchiere, un gran lustro. Alla Grecia fu negata, la prima volta la facoltà di chiedere al popolo il suo parere e, quando si espresse "contro", fu ignorata e riassorbita a condizioni di "paria". Che diavolo è l'Europa?
venerdì 19 febbraio 2016
La ronda degli sfessati.
Ci sono tre sfessati che vestono giubbotti catarifrangenti come i ruscaroli, in pattugliamento per il "quadrilatero" di Bologna. Complimentati dai bottegai, sono stati ritratti mentre importunano i mendicanti, che danno criminologico, in genere, non ne arrecano, ma disturbano l'estetica degli acquirenti. Ormai il centro è un caravanserraglio di network low cost ed attraggono squattrinati compratori di generi colorati, di frequente sostituzione, di durata ridottissima e di costo poco più che simbolico. Eppure, anche i simboli, di questi tempi, attraggono i ladruncoli, come i selvaggi che vengono suggestionati di tutto quel che luce o è colorato. La vigilanza privata a Bologna, sottopagata dall'Ascom, associazione di categoria di comemrcianti, ha un sentore chiaramente pre-elettorale, ma richiama la compiaciuta approvazione solo dei negozianti e di pochissimi residuali, anacronistici passanti. La nostalgia e la sottoccupazione giocano sinergicamente in questo spaccato dell'ignoranza particolaristica, in un mare di malacreanza podistica. Le ultime rivendite storiche sono destinate a chiudere, l'eleganza delle architetture, normalmente adibita a rifugio ed alcova per i "peccatori" danarosi, sarà lo scenario prossimo - molto più di quanto già non sia - del pascolo indistinto, nel quale la trasandatezza spicca e si impone. Di questa trasandatezza velleitaria e nostalgica fanno parte i tre sfessati di cui sopra.
I frutti fuori stagione che intossicano la vita.
Nelle "Notti di Cabiria" un poetico Federico Fellini, affidava alla sensibilità della moglie, Giulietta Masina, l'interpretazione di una porstituta romana, una donnina delle baracche, che viveva la sorte che aveva trovato sul suo spoglio cammino, ma non per questo, come accade alle professionste rese edotte dall'economia speculativa, arida di sentimenti e illusioni. Innamoratasi di un frequentatore squallido, dovrà disilludersi con infantile dolore, quando costui cercherà di ucciderla per appropriarsi dei suoi soldi. Nel Piemonte provinciale, in una casa tradizionale, nella quale la "signorina" aveva condotto con profitto i suoi studi, si era dedicata all'insegnamento con ponderata sacertà, in simbiosi con i genitori, senza mai uscire di sera e senza prendersi vacanze autonome, chi, se non un ex allievo millantatore, poteva carpire la sua confidenza, farla invaghire di se, assecondarla in questa sua aspirazione romantica e tardiva, che li avrebbe portati in costa azzurra, dove lui avrebbe fatto il broker assicurativo e lei sarebbe diventata - pensate! - la sua assistente. Pecccato che, per mettere su bottega, la tapina avesse dovuto anticipargli il capitale, centottantasette mila euro, che costituivano tutti i suoi risparmi, con i quali il baldo giovane, che aveva "sgamato" la debolezza affettiva della poverina, si era eclissato. Per lungo tempo, l'aveva fatta franca, poi, elaborato il trauma dell'inganno e dell'abbandono, la zitella-insegnante, conservatasi "madamin" d'altri tempi, ricorreva ad un avvocato, per riottenere i suoi soldi, impegnando, nel caso in cui li avesse già spesi, il fidanzato ingannatore alla restituzione attraverso il suo lavoro. Ma, di lavorare, per lo meno ai fini del risparmio, della costituzione di una "base" tradizionale, lo studente rivisitato in chiave sentimental-sensuale, anche se la sensualità fisica, probabilmente, andava attenuandosi, aveva già dimostrato di non avere intenzione, a sua volta intriso di provincialismo cinico-romantico, come alcuni personaggi di Charles Dickens, nelle vesti del signor Pautasso. Così una "madamin antica" di quarantanove anni dimostrava minor senso dell'esistenza di un giovinetto di ventidue, ancora intriso del sarcasmo da quattro soldi degli adolescenti, nel caso suo, tardivo e grettamente speculativo, a tutti i più minutamente sordidi effetti, dei delinquenti..in progress. La sua relazione con la professoressa doveva essere noiosa ed accompagnata dal disprezzo per la principessa addormentata ma nel frattempo invecchiata, ma conservatasi infantile nei suoi sogni di incontrare un giorno un principe azzurro che altri non poteva essere che giovane, "sedotto" dalla sua cura sapienziale e formativa, del quale sarebbe diventata volentieri l'ancella devota. Rinsavita dalla constatazione che la vergogna sociale riguardava solo un aspetto intimo e larvale e contribuiva a negarle la materiale prospettiva di una vecchiaia tutelata da qualche risorsa, passava, con il patrocinio di un legale, al contrattacco, mettendo in apprensione il delinquentello che, però, riusciva a richiamarla in un luogo appartato, un boschetto, riesumando per l'ultima volta l'illusione di un sentimento temporalmente improprio, perché troppo diverse dovevano, per forza, essere le motivazioni di due persone così distanti nell'elaborazione dell'esperinza umana. Quella dell'allievo era, fra l'altro, maligna. Così il drudo vacuo e bugiardo ha portato la sua stupidità e la sua cattiveria alle estreme conseguenze, sperando, dopo essersela levata di torno definitivamente, di riprendere al sua vita"normale", della quale l'insperata opportunità finanziaria era stata solo un espediente occasionale, nell'ambito di un rapporto nel quale, se "gallina vecchia fa buon brodo", dopo un po', fattosi "pagare le prestazioni", forte si era riproposto il desiderio di "cibi freschi". Questa povera e triste vicenda non documenta, secondo me, i tempi violenti e senza sentimenti che viviamo, ma un'eco di tempi poveri e lontani e non solo sentimentalmente, che già Cesare Pavese, per restare in Piemonte, così bene trattò nei suoi testi descrittivi del "mestiere di vivere" e che si conclusero, per lui, con il suicidio. Ci sono altri modi per "suicidarsi".
martedì 16 febbraio 2016
Interni.
La contabilità quotidiana avvelena il vissuto di molte famiglie. Le difficoltà e il risentimento verso l'ambiente di lavoro si sfogano in contrasti fra i coniugi. La svogliatezza scolastica, dapprima alimentata da un benessere assopitore, plana sui più giovani e si nutre del cattivo esempio, meglio ancora, di una sorta di condizionamento al peggio di tipo etologico, nell'ambito degli ambienti destinati all'organizzazione dello studio, demandato per il suo svolgimento e la sua realizzazione alle famiglie, molte delle quali indatte al compito. Le scuole tecniche, sulle quali hanno ripiegato i cadetti per l'inaridirsi delle fonti di reddito dei genitori, le scuole comprensoriali alle quali affluiscono quasi tutti i ragazzi di estrazione popolare e i figli degli immigrati, conoscono scontri fra incongruità didattica e condizioni di vita, anche solo di costume, dei nuclei familiari di provenienza; gli studenti, non supportati dagli insegnati che non vogliono assumersi l'onere di un affiancamento faticoso e costante, godendo del posto fisso e - con qualche ragione - non vogliono neppur competere con famiglie che non si rendono conto o non possono o vogliono supportare economicamente, di fatto privatamente, il conseguimento del diploma dei loro figli, ma vorrebbero presuntuosamente, pretestuosamente, ma anche ingenuamente, che fosse il corpo insegnate a farsi carico di questo, mentre invece quest'ultimo avvia i loro figli alla scuola professionale o, come si diceva una volta, alla scuola di avviamento al lavoro, levandoseli di torno. Come in passato, negli Istituti comprensivi territoriali, come si chiamano oggi, gli studenti sono selezionati in base al reddito, che farà democraticamente di alcuni dei grevi padroncini, di molti dei salariati manuali, senza supplire alle difficoltà di accudimento delle famiglie, come già detto, non all'altezza. Ma è all'altezzza una scuola di questo genere? L'unico sistema sarebbe quello del "college", che però, quando vigerà, non sarà riservato ai figli dei lavoratori, almeno di quelli meno acculturati. Il corpo docente non si sofferma, giudica e declassa. Il classismo si manifesta subito, dal primo anno delle scuole superiori. Tantissime potenzialità vengono così trascurate ed accantonate. Il mondo sofisticato dei Licei si chiude, invece, in una specializzazione culturale crescente, della quale i docenti sono solo i custodi, non impegnandosi oltre il rito quotidiano della lezione e demandandando alle facoltose e relazionate famiglie il supporto privato all'apprendimento, ammansito dallo stesso corpo docente pubblico disimpegnato. Si ripete così il collocamento e la relegazione censitaria in una società che, per fini di dinamica economica, si è strutturata in una democrazia formale, fra l'altro sotto la spinta, a suo tempo post-bellica, delle potenze capitalistiche vincitrici, almeno nella nostra porzione di mondo. Eppure, senza soluzione, le società che utilizzano il lavoro, si sfaldano, si ricompongono, si fondono, sono soggette all'informatizzazione continua di tutti i servizi e, prima di liquidare ( sontuosamente per i proprietari ) l'attività, aggrediscono e licenziano il personale, allorquando, ciclicamente, si isterilisce il loro "core business". La capacità innovativa, la stessa mancanza di volontà, delle aziende meno strutturate, le portano spesso al fallimento pilotato e, nel caso di un eccessivo indebitamento, frutto dell'inconsapevolezza dell'evoluzione degli eventi, ad un fallimento rovinoso. Lo scenario che si offre è di un'incompetenza diffusa, a livello produttivo e bancario o finanziario in genere e di una gestione miope e contingente dei fenomeni. Se così non fosse e non fosse stato si sarebbe potuto e si potrebbe ovviare e correggre, scontando la resistenza, più di facciata che di sostanza, dei sindacati, trattenendo in radice, almeno in parte, la frana economica in corso, che tanto disordine ha provocato nelle persone e nei nuclei familiari. I lavoratori, per parte loro, non hanno avuto la capacità, duttile, intellettuale, di adattrasi e di riconvertirsi, non solo negli atteggiamenti e nelle parole, ai cambiamenti tecnici. La massa non ne possiede gli strumenti e le aziende, con l'avanzare dell'età, fanno di ogni erba un fascio, scartando anche le competenze provate e precedentemente esercitate, per sostituirle con una banalizzazione generalizzata di mansioni, di contratti e di costi. L'occupazione, nella migliore delle ipotesi, diventa intermittente, per molti occasionale e la stessa affettività assume connotati diversi, ristretti ma almeno consapevoli, riguardo all'antieconomicità di una famiglia tradizionale, troppo esposta agli sconquassi della crisi endemica del capitalismo. Così, i beni vanno all'incanto per rincorrere situazioni irrecuperabili, la ricchezza si accentra, l'indebitamento che porterà all'espropriazione viene incentivato, sfruttato con un cinismo da mentecatti. Manca, da troppi anni, il movimentismo sociale, che, laddove si manifesta, assume caratteri di dispersiva disorganizzazione, tanto che dopo aver carpito ed ottenuto un consenso sentimentale, si adatta e si confonde. Tsipras, in Grecia, insegna. Insomma, tutta l'area meridionale del globo, appeso agli ammennicoli della finanza dominante, di cui gli Stati sono lo strumento, sprofonda in costumi irrazionali ed insensati, in una coreografia di pura e stentata sopravvivenza, senza riferimenti culturali, priva ormai di una base economica e dopo che si è perduto il senso di appartenenza ad una classe. Le classi dominanti, lo hanno invece rafforzato. Elementi semplici che, in questa barbara fase storica, sono miseramente crollati.
lunedì 15 febbraio 2016
Il minestrone.
Il minestrone ribolle in pentola, gli ingredienti vengono gettati alla rinfusa nella broda, non c'è una ricetta, si fa con quel che c'è come i soldati in guerra, al campo o nelle trincee. So che il paragone è irrispettoso, più alla memoria e all'epica di quelle disordinate e sporche baruffe per la vita di cui il cibo residuo e indeterminato era una risorsa ed un aspetto, ancora vitale. Ma è quanto accade nel mondo economico e, per ricaduta nello sfilacciato tessuto sociale: a molti sarà sfuggito che si è tenuto a Milano, patrocinato dalla F.A.B.I., a nome dei suoi oltre centomila associati, un convegno sul nuovo modello di banca, al quale hanno partecipato tutti i principali manager creditizi e nessun altra sigla sindacale. Il Corriere della Sera di sabato recava una quartina di pagina del tavolo di presidenza del convegno, con una spuria ed eterogenea riproduzione, riduttiva, dei dodici apostoli. L'ospitalità così generosa ( e gratuita? ) era il frutto dell'interesse finanziario e non un riconoscimento dell'iniziativa sindacale. Il contenuto è restato però nel vago; il lavoro sostanziale di preparazione è stato underground e, sotto il livello del suolo, si svolgerà ancora a lungo, scontando l'ostilità invidiosa e concorrenziale delle altre sigle sindacali, l'interesse parallelo e vicario della FABI e l'individuazione dell'utile da parte dei vessillferi del capitale azionario. Se l'intemerata sindacale parla di un'azienda creditizia non finalizzata solo alla creazione dell'utile contingente per gli azionisti, causa delle incessanti incentivazioni alla produttività e, in realtà specifiche, del lavoro non pagato quotidiano, si concentrava sul riassorbimento nell'area contrattuale del credito delle numerose attività collaterali e di nuovo conio, prevalentemete infomartiche, oggetto do outsourcing nell'ultimo trentennio, quella padronale non arrivava se non nell'affermazione stentorea del taglio della pletorica dirigenza bancaria, appena alleatasi con la First-CISL per salvare la ghirba, tanto è vero che l'allegra brigata ha subito chiesto una mediazione che metterà im crisi l'alleanza, perchè qualcuno da sacrificare sull'altare degli interessi coniugati ( prevalentemente assicurativi ) ci dovrà essere. Il percorso del nuovo modello di banca sarà quello di una metropolitana sotterranea, lungo il cui tragitto, alle cui fermate, saliranno e scenderanno i compagni di ventura di tradizionale e nuova formazione, compresa quella CGIL che appare dall'anno scorso a fianco del Segretario generale della FABI nella persona della Camusso, per dare coesione all'iniziativa strategica più realistica - come già asseriva Bruno Trentin - dato che le delegazioni Fisac- CGIL si presentano ai vari tavoli con dodici mozioni diverse e formulano di solito tredici proposte. Il nuovo modello di banca va portato, nella prassi sindacale, ignota solo alle sparute realtà asindacali d'Italia, alla conoscenza ed all'approvazione dei lavoratori bancari e, nel farlo, in questa fase di passaggio, evanescente o definitivo, i sindacalisti attuali dovranno scontare, a loro volta, l'incongruenza delle nuove figure che cercheranno di mantenere o di inserire nel Credito: dall'informatico, al sensale assicurativo e immobiliare, passando per i mille camaleontismi dell'inventiva finanziaria, alle prese con gli orari prolungati divisi in turni e con le prossime fusioni bancarie, generatrici di nuove, sistematiche sovrapposizioni. Eppure, nonostante che le uscite volontarie e incentivate degli ultimi trent'anni siano state quarantacinquemila i bancari in servizio permanente effettivo sono ancora trecentamila. Ad ogni esodo corrispondono assunzioni precarie e sottopagate, utilizzate secondo criteri di fungibilità senza limiti, alla luce dei dati ufficiali, quasi pari alle uscite: sono solo diecimila a costituire il saldo negativo. Per evitare comodità e acquisizione di abitudini che si vogliono sradicare, i neo malcapitati vengono assunti a molti chilometri di distanza dalle loro residenze, impegnando nel loro mantenimento iniziale, ancora una volta, le famiglie. E' il "nuovo" modello che avanza, ma, sia ben chiaro, con una connotazione corporativa - se vi fa piacere - ma resitenziale, nel solo settore creditizio,
domenica 14 febbraio 2016
Il nulla che agita il mondo, concentrato in una sua piccola porzione.
In Siria o in ciò che ne resta, si stanno misurando gli interessi di una rinata potenza russa ( fragile per la diffusa povertà del suo entroterra ed il potere accentrato nelle mani di oligarchi fedeli o soggetti al presidente Putin ) e l'imperialismo finanziario, guidato dal nord america. L'Unione europea, nelle sue maggioritarie componenti in crisi, si acconcia a fare da mosca cocchiera delle cause stesse ( almeno di quelle esogene ) del suo stato di pre-insolvenza. La Germania osserva, consolida i suoi storici legami con la Turchia e per ora se ne sta appartata, maggiormente preoccupata della debolezza dei suoi partners caudatari. Turchi e sauditi minacciano l'invasione ( a seguito di questo intendimento il Jet russo è stato abbattuto e altri sconfinamenti si sono susseguiti ), gli statunitensi parlano di rivedere, in fine di mandato presidenziale, l'intenzione di non impiegare truppe di terra in Paesi lontani, la Francia gioca alla grande potenza, quale è militarmente, ma nelle stesse condizioni, più contenute, della Russia. Il dentista siriano, ultimo epigono del semi-potere ( metà del territorio ) dell'ultimo Partito laico ma dittatoriale del Medio oriente, rimane insediato a metà, in base all'equilibrio instabile e per la carneficna surrogata dai contendenti geo politici, che hanno sostituito in parte quello tradzionale della sua famiglia. Assad, che aveva già prenotato la sua nuova residenza a Londra, è rimasto in sella per le incertezze tattiche e dispersive degli occidentali, per la contraddittorietà delle opposizioni interne e, da ultimo, per la ritrovata volontà egemonica della Russia riarmata e riassestata, dopo le improprietà del capitalismo improvvisato di Boris Eltsin e la repressione dell'islamismo guerresco e terrorista in Cecenia, che, dopo essersi ripresa la base navale ucraina della Crimea, si sta attestando sull'altra base navale meridionale, dove ha alla fonda numerosi sottomarini e navi da guerra, in Siria, per l'appunto. Anche il linguaggio riecheggia situazioni storiche fra blocchi, uno dei quali si è dissolto mentre l'altro si è ingrandito, in una bulimia imperialistica che, oltre ad imitare quello storico e territoriale russo, ha sollevato i giustificati timori del continente eurasiatico. Dopo la contesa egemonica globale, adesso le potenze stanno conducendo, sulla pelle degli altri, un massacro ipocritamente giustificato, per consolidare interessi particolaristici, seppur vasti, attraverso i quali continuare a condizionare e sollecitare "soluzioni" politiche in Russia favorevoli ai propri scopi, da un lato e ad affermare e consolidare una propria alterità dall'altro, riprendendo una dialettica oppositiva. Intanto, le masse rese nomadi dalla guerra, si riversano verso le luci, già sopite, di quella che avvertono erroneamente, come civiltà delle opportunità: poche, disoneste e precarie, per loro e per le crescenti subure interne, con le quali sono già assimilabili ma dalle quali sono "divise" da costumanze, abiti e religioni ( anche se nelle subure occidentali, il senso religioso è quasi assente ). Il Papa gesuita predica "unità" fra i cristiani ma anche, generalmente, fra gli uomini di buona volontà; da latino americano conosce l'estraneità culturale degli anglofoni del nord ed il loro cinismo affaristico con il quale hanno schiacciato e umiliato le, per altro disordinate, comunità latine, rubando gran parte delle terre confinanti a sud, al Messico. Per questo, ha stretto un patto non dichiarato con Vladimir Putin e se ne è valso per ottenere in territorio neutro ( a sua volta ex comunista ) un incontro altrimenti insperato su quella difficile via di Mosca che il patriarcato ortodosso ha sempre impedito, per non portarsi la concorrenza omoreligiosa in casa. Il martirio delle antiche comunità cristiane in Medio oriente "serve" al pampa-Papa per rimanere in gioco, nel contesto descritto, di "terza guerra mondiale a tappe", anche attraverso timidi contatti con le gerarchie spirituali e politiche dell'Islam e, con ripetute visite in Sinagoga, con gli Ebrei, relegati, "ghettizzati" comunque sullo sfondo, a causa della loro particolarità irriducibile, tanto che pochi anni or sono l'ex Primo ministro di Israele Ariel Sharon ebbe ad esclamare che anche gli Stati Uniti stavano pensando di abbandonare, un giorno, gli ebrei, almeno quelli sionisti, al loro destino, se si fossero superate le ragioni dell'alleanza strategica nell'area medio-orientale. Tutti giocano, tutti ci provano e tutti si dolgono comodamente e a distanza, mentre interi popoli, a lor volta non alieni, ma non propugnatori, del "peccato originale" dell'odio, vengono straziati, costretti all'esodo o rinchiusi nell'angusto recinto di Gaza, per la preminenza e il suo mantenimento, che, un giorno, potrebbe trasformarsi in puro spirito di conservazione.
sabato 13 febbraio 2016
La slavina e la sua sciolina: l'ignoranza.
La costituzione, patrocinata dall'Ascom, associazione di dategoria dei commercianti, di un servizio di vigilanza privata in via Indipendenza a Bologna e, oltre il ponte di Galliera, alla Bolognina, è un insulto al privilegio di cittadinanza e un riconoscimento di fatto, finanziario, della tutela dell'interesse privato lungo le vie comuni-comunali. Che una delle tre agenzie che impegneranno anche personale avventizio nelle implementate mansioni, girerà anche armata ( La Patria )lascia esterrefatti circa la legalità o meno dell'iniziativa. Le vie della Bolognina sono esplose, nelle settimane scorse, in manifestazioni vandaliche e di violenza, ora sedate. La via dell'Indipendenza, a Bologna, è da molti anni un luogo privilegiato di borseggio, stante la vicinanza della stazione ferroviaria, ma, anche in passato al di là della bellezza architettonica dei palazzi, non era una via benfamata. era solo una via elegante, nella quale si mischiavano i vizi estetici e sessuali dei frequentatori, che si infrattavano in notori casini, oggi trsformatisi in alberghi ed i cui eredi-proprietari sono fra i promotori-sostenitori dell'iniziativa riguardante le squadre dell'ordine commerciale. Poi, supplirono e, nonostante una riduzione, dovuta alla crisi dei portafogli, anche voluttuari, gli esercizi di estetica. L'unica "ratio" che ispira questa sostituzione delle forze istituzionali di polizia, è la salvaguardia dei propri affari, la salvaguardia di un peculio particolaristico, appoggiatosi, per cercarvi giustificazione, nelle formazioni, anch'esse gruppuscolari, di destra, alla caccia del volgo "profittatore". A dimostrarlo è la scenografia attuale della via, nella quale i negozi ricercati per una clientela da passeggio, sono stati quasi completamente sostituiti da network di negozi low cost, che aprono e chiudono, avvicendandosi, nel giro di pochi anni. Insomma, il mondo del privilegio si chiude in se stesso, mntre il mondo defedato, certamente regredito, vagola disordinatamente, alla ricerca di qualche bene estorto, da rivendere su un mercato secondario od alla questua organizzata e anch'essa suscettibile di avvicendamento e mobilità, fra etnie mendicanti, alle quali si mischiano i nuovi derelitti della disoccupazione, frutto di fallimenti, ma anche di "razionalizzazioni" societarie. In fondo, la situazione della via dell'Indipendenza, coi suoi epigoni di Arpagone non differisce da quella del popolare quartiere confinante della Bolognina, al di là del ponte, dove alla crescita di molte genrazioni si è affiancata una robusta rete di servizi, ma anche di piccoli e meno piccoli bar, che ora vogliono confrontarsi, ben armati, casomai di randelli, con i perdigiorno, i drogati e gli ubriaconi, che in un contesto post operaio ( nel senso che non lavorano più ) si dilata nell'indifferenza, non solo dei proprietari, ma, di fatto, anche delle istituzioni pubbliche che non hanno più i soldi per compensare e contenere i disagi. Anche nel popolarissimo quartiere della Cirenaica, da un anno a questa parte, i negozianti dei mercati rionali e dei banchetti pubblici hanno istituito a man salva dei gruppi di disoccupati riconvertitisi alla vigilanza degli interessi dei privati, casomai quegli stessi che, da dipendenti, li avevano licenziati. In un Paese civile, la tutela della legalità, verso tutti, spetta alle forze demandate a questo compito e responsabili verso tutti dei loro atti, non a milizie improvvisate che, pur soggette alla legge, operano al soldo e nell'esclusivo interesse di pochi committenti e dei loro schifiltosi clienti. Che questo avvenga, in assenza di una reazione decisa e di una correzione dei capitoli di spesa, è purtroppo sintomo di complicità nella rapida e rimossa involuzione sociale e civile di questo nostro Paese.
martedì 9 febbraio 2016
Le vie attribuite al Signore, sono infinite.
Così, il pampa-Papa della Compagnia di Gesù, incontrerà diplomaticamente il Primate della seconda Roma Kiril, a sua volta "barbudo" ma ieratico, in quel de L'Avana, dove il pontefice, connazionale di Ernesto "Che" Guevara, è stato in visita per suo conto. Vi farà di nuovo tappa, in transito per Santo Domingo ( neanche lui trova abbastanza coreografica la dissipata Haiti, al di là di una catena di monti )e, pronubo Raoul castro, si intratterrà con il suo rivale geopolitico dalla costituzione della Chiesa uniate orientale, in stretta collateralità con l'autosufficienza imperialistica della Grande e Santa madre Russia. La Chiesa ortodossa è ritornata ad essere Chiesa di culto statale in Russia e non le fa velo la violenza politica, affaristica e banalmente criminale sulla quale ha ridisteso lo storico legame fra "il trono e l'altare" che nell'emisfero occidentale mercantile, finanziario e massonico non è più possibile, tanto che il Papa sud americano ha riscoperto il Vangelo dei poveri. Però, Bergoglio ha anche un altro problema contingente: la rapida sparizione delle comunità cristiane più antiche nelle terre mediorientali e, non solo Bergoglio, ma tutta la Chiesa politica, oltre l'attuale preminenza strategica di una comunità irriducibile alle mediazioni della politica "spirituale", quella sionista ed ebrea, attraverso lo Stato d'Israele. Per questo, non da oggi, Jorge Maria Bergoglio ha costituito, con sapienza politica, un asse con il Cremilino e, per questa via è riuscito ad ottenere un incontro con l'altro, autonomo Pontefice. Che cosa questo comporterà nel lunghissimo periodo e a quali condizioni geo-politiche e "spirituali", non è individuabile, ma il fatto stesso che il "separato" abbia deciso di aderirvi un significato, casomai larvale, deve averlo. Quale possa essere è "in interiore homine" e trova probabilmente indizio nella presenza sul suolo cubano di un Capo religioso che con "l'hispanidad", casomai cattolica, anche se progressivamente post comunista, non ha niente a che fare. I vecchi attori, con altri abiti di scena, si ritrovano su un palcoscenico e nel contesto di una scenografia mutante, con una comparsa con ambizioni di protagonista: il primate della prima ed "unica" Roma. Che dire di queste "strane" frequentazioni - ma non per un gesuita - più che mai impegnato in una tessitura di rapporti sotterranea, se non che non sembra tener conto "dell'hanimus" dei suoi interlocutori prescelti, anche alla luce della sorte "miracolata" toccata invece per ragioni nazionalistiche al suo predecessore e Santo Giovanni Paolo II, sul cui attentato deve sapere molto di più di Ali Agca, il Colonnello del KGB Vladimir Putin, oggi alleato e referenziere del Vaticano su diversi fronti. L'assoluta indifferenza per una democrazia negata in premessa non meraviglia: la Chiesa non ama, né si rifersice alle democrazia e tratta il popolo come un gregge e dei liberi e liberali pensatori, come Anna Politkovskaja, men che meno: potrebbero avere sentore di zolfo. Soccorre l'eloquio del portavoce della sala stampa vaticana, quel Padre Lombardi che dev'essere credente come me, che nell'annunciare il "gaudium magnum" dell'inaspettato ( per noi )incontro, lo attribuiva non al traffico diplomatico ma all'intecessione di Dio, che si sarebbe risolto a por fine o, per lo meno ad assecondare, lo sforzo autodefinito "convergente" verso quell'unione, asimmetrica per principio, forse simmetrica per una possibile convenienza. Queste trame "culturali" non sono indifferenti riguardo al destino dei popoli, ma riguardano aree, settori e sette volutamente estranee ai principi ed all'ideologia della libertà formale e di quella sostanziale degli affari, comunque l'unica storicamente apprezzabile, a rischio di involuzione nei periodi di crisi che essa stessa provoca. Il gioco degli equilibri si alimenta delle, casomai occasionali, alleanze, anche le più gesuiticamente spregiudicate.
domenica 7 febbraio 2016
Tragitti anseatici.
L'unico vantaggio formativo che si può trarre dalla conoscenza della civiltà classica, della cultura cioè delle classi dirigenti pre cristiane, è l'assoluta oggettività dell'essere e la vanità del voler essere. L'irrompere di civiltà asiatiche, del medio oriente, sullo scenario post greco e romano soprattutto, ha apportato delle sovrapposizioni rispetto alla civiltà sovvertita. Oggi si accusano i flussi indeterminati della finanza fantasiosa di essere all'origine dei mutamenti regressivi nelle società, ma la lenta agonia dell'Imperium romano fu originata da cause esogene ed endogene, certamente economiche, ma anche di costrume e cultura importati. Ciò di cui gli uomini e oggi anche le donne pratiche, fanno spallucce. Tutte le subculture mediorientali e mesopotamiche, che, anche per questo, ancor oggi interagiscono e in parte sovvertono le civiltà tangenti ancor oggi interagiscono con quelle preesistenti, dopo averne modificato il DNA, tranne una: quella originaria delle altre due, quella ebraica, elaborata e conservata attraverso lo studio nel nomadismo e nella persecuzione. Proprio per questo gli intellettuali ebrei di mentalità laica hanno detenuto le chiavi interpretative del costume occidentale, legandovisi intrinsecamente, vittime del tentativo di distruzione di una grande potenza barbara, in un tripudio generazionale di nuovo paganesimo. Da Freud, che ha chiarito l'intrinseca natura dell'anima, "Psiché", degli uomini, maschi e femmine, scremandola dalla superificiale crosta delle religioni e dei luoghi comuni, che, per reazione inconscia alla confusione e alle contraddizioni che vengono indotte, generano nevrosi che si sfogano nell'adesione ad un ordine artificiale, a Karl Marx che "rovesciò" la prassi delle azioni umane, rivelandone, per contrappasso, il substrato materialistico. Alla luce di queste interpretazioni che, insieme all'evoluzionismo, chiudono il grande lavoro chiarificatore o sovvertitore, a seconda dei punti di vista, dell'Ottocento e consegnano il ripetersi generazionale inconsulto all'inconsapevolezza della gran parte dell'umanità velleitaria ed infelice, all'illusione e al macello, la vita culturale dell'uomo evoluto e le sue scelte possibili, sono pur sempre condizionate dalle parentele, strette su base puramente economica e subordinatamente empatica, dall'ambiente "dominante" al quale si riferiscono e dalle sue presunzioni, che svaniranno alla prima oggettiva difficoltà e lo renderanno consapevole della monotematicità delle medesime, tanto che spesso si concludono con il suicidio. La violenza endogena della società, urbana prevalentemente, non lascia alibi ai fortunati spettatori ed ai miserabili interpreti e le querimonie morali o giustizialiste lasciano il tempo che trovano: il tempo di un sermone. La vita è semplicemente quello che è e trova in se stessa la sua interpretazione - non necessaria - più convincente, dalla fase ingenua e vitalistica a quella erotica e valida, quasi sempre rinchiusa in una gabbietta riproduttiva, al progressivo svilimento ( nei casi fisiologici ) ed alla sua conclusione senza altro esito né senso. Nel mezzo, con fare saputo o intimidatorio, sanzionatorio in terra e nei cieli, ogni sorta di speculativo mantra viene agitato, pagato, scontato e ripreso nel vasto pelago della plebe borbottante e negli squittii e risate fiduciose, oppur sarcastiche, verso un mondo che non verrà o che ci si rallegra che non sia ancora venuto. Ma, di lì a poco, tutto sarà chiaro, compresa l'impossibilitù di uscirne.
Bubbole confusionarie, mistiche e mistificanti.
Peter Saunders, una ormai anziana vittima dei preti pedofili, che sembra essere la forma scelta dal clero per evitare una discendenza che li vedrebbe subito espulsi dalla chiesa ed una riedizione della Paideia, in senso prorpio e non retorico, dell'antichità, è stato rimosso dalla Commissione voluta con mediatica risonanza dal pampa-Papa. Sesta solo un'anziana donna irlandese. Saunders aveva ripetutamente denunciato la commistione, la compresenza nella Commissione di prelati pedofili o favoreggiatori di pedofili, che, in un caso, sono stati nominati ai vertici della gerarchia cilena. Insomma, forse senza volere, il povero due volte Saunders, ha scoperto l'ipocrisia e la doppiezza mistificatoria ed aggiustatoria di Santa romana chiesa. D'altra parte, un magistrato specializzato nella difficile inquisizione della consorteria pedofila, ebbe a dichiarare, pochi anni or sono, di non aver mai ricevuto una sola denuncia dall'interno della chiesa, anzi di essersi sempre trovato di fronte ad una sordida resistenza alle sue indagini. La destra opportunista cattolica osteggia in tutti i modi la legge, voluta dall'Unione europea, sulle unioni civili dei gay, supportata nei suoi appetiti politici da questa parte della Chiesa, che è in prima linea nel coprire un'abitudine tanto diffusa nel mondo ecclesiastico, da apparire come una "scappatoia" al celibato.
sabato 6 febbraio 2016
La rimossa, quotidiana macelleria.
Dunque anche un semplice ricercatore straniero può essere considerato talmente ostativo da un regime di cafoni come quello egiziano, da essere sequestrato, torturato, per cercare informazioni ed ucciso. Abbandonato in un fosso, erano pronte per lui le ipotesi più fantasiose riguardo le circostanze della morte. peccato che un incidente stradale - prima versione - non ti priva dei pantaloni e delle mutande. Ricercare, a fini di studio e di documentazione, fonti alternative a quelle di una bolsa propaganda e, per di più, di una dittatura mitiare, provoca la "violenza buona", come ben sanno, adattandosi, le greggi in favore di vento che appestano l'aria di tutti gli altri. Gli altri non sono nemmeno, in gran parte, oppositori, ma con il loro agnosticismo, sono palesemente dei "non credenti" che, se si mettono a dire la loro, senza interessi in gioco, possono compromettere gli interessi dei bifolchi al potere. Laddove si tratta - come sempre - di poteri legati all'economia e a quello specifico condizionamento sulla maggioranza senza dignità, in nome dei suoi minuti vantaggi, la violenza di apparati formali, come la polizia, o informali, come tutti gli squadrismi privati, si esercita impunemente e questo basta agli scherani, anche loro pubblici o privati, per dar sfogo al loro sadismo. Non diverso è il comportamento della mafia,di tutte le mafie, sempre limitatamente libere e tronfie "sul terrritorio", sul mandamento del potere sociale di chi si serve di loro. L'uso tardivo dei social network, la prudenza incongrua quando in gioco è la vita e la verità, è costata la vita a Regeni, per il quale sono già pronte interpretazioni alternative alla superata ma non ancora smentita ufficialità dell'incidente stradale e su queste si giocherà il falso sdegno delle pallide autorità italiane e gli interessi governativi convergenti delle due parti in commedia. Il Manifesto medesimo, che ha ospitato post mortem l'utimo scritto del povero studente. non lo aveva mai assunto, né messo nella condizione di collaboratore a gettone: non era organico. Da questa solitudine, da questa libertà, è conseguita, per l'ennesima volta, una morte che nessuna querimonia, nessuna rimembranza degli amici a posteriori, potrà celebrare degnamente. Le spoglie smembrate dall'autopsia tardiva non forniranno prove certe, il rimpianto sfumerà nell'indeterminatezza per la coscienza pelosa di chi, già in queste ore, specula difensivamente su una realtà rimossa di torture, illecite anche nei macelli, ma praticate dai macellai prima dell'esecuzione.
giovedì 4 febbraio 2016
Attrazioni turistiche, pellegrinaggi, marce su Roma.
La traslazione della mummia di padre Pio, anzi San Pio, come lo volle Giovanni Paolo II, è feticistica e stride pesantemente con la fede che in lui hanno riposto e ripongono moltissime persone che gli chiedono grazie e protezione. Il feticcio innaturalmente conservato di un uomo che, in vita, fu relegato, osteggiato, ma mai espulso perché godeva di un grandissimo seguito popolare, nei luoghi "sacri" al pellegrinaggio ingenuo e popolare, ma che tanto gli furono organizzativamente ostili e calunniatori quando viveva nell'Eremo di San Giovanni Rotondo, sa di strumentalizzazione a fini d'imperio. Insieme a lui, sarà "per la prima volta a Roma" un altro Santo venerato anche in vita, di cui io non ho mai sentito parlare, ma che invece è ben noto agli archivi inquisitoriali vaticani, oggi "riabilitatori", come erano usi fare gli apparati burocratici della chiesa comunista, con i membri "deviazionisti" del partito, a distanza di anni dalla loro esecuzione e ad opera delle stesse figure che li offrivano nuovamente al culto delle masse, dopo che li avevano perseguitati. Così si riabilitavano anche loro. Anche la mummia di Lenin, sulla Piazza Rossa, per generazioni oggetto di culto politico, è ancor oggi conservata per il pellegrinaggio dei turisti. Il Giubileo si colora, per l'ennesima volta, dei colori vividi ma pecorecci del culto popolare indistinto, sulla cui affidabilità specula la chiesa cattolica per alimentare il suo gregge, che, al pascolo, bruca di tutto.
In ogni core 'e femmina c'è sempre un po' di zucchero.
Ho visto le immagini che ritraggono un'educatrice di Pisa - altrimenti detta maestra d'asilo - che minaccia e percuote i bambini a lei affidati e che dimostra di non poterne più di loro. E' stata arrestata ed è stato ben fatto. Mi chiedo però se quell'atteggiamento non sia usuale in tante, troppe case, nelle quali la madre, a cui è stato demandato di fatto il compito esclusivo dell'accudimento, non si comporti nella stessa maniera, per la fatica, l'impossibilità di interrompere quel costante transfert, non meditato e dunque non voluto, con una esistenza aliena ed una alienata: la sua. La retorica della buona mamma va in moltissimi casi a farsi friggere di fronte all'improvvisa consapevolezza che il proprio ruolo di supporto, ma in gran parte sostitutivo, non cesserà più, casomai si evolverà, ma, per molti anni, la priverà della sua autonomia e privatezza. E' quest'epoca "meravigliosa" ad imitare le teorie pedagogiche ed a tradurle in norme di legge innaturali, perché la mamma ( figurarsi l'educatrice ) dei suoi cari bambini farebbe ripetutamente polpette, ma, "amandoli" li picchia e li minaccia, lasciandosi sfuggire talvolta: "io ti ho fatto e io ti disfo", mentre per l'educatrice deve essere sembrato troppo, per il misero stipendio che percepiva, doversi sobbarcare l'indifferenza al suo regime ordinatorio, di tutti o quasi i bambini, anarchici naturali. Per questo li reprimeva come la peggiore delle dittatrici, in una infantile parodia dei metodi della polizia.
La cultura disinteressata è quella che suscita la reazione.
Giulio Regeni, un giovane ricercatore italiano, è stato sequestrato, lentamente torturato e poi ucciso. Così, com'era ridotto, senza gli indumenti dalla vita in giù, è stato scaricato in un fosso, recuperato dal quale , gli stessi aguzzini hanno impastocchiato diagnosi di maniera e promesso tutta la loro cura nella ricerca dei responsabili. La sceneggiata non è andata a buon fine per la tempestività di un avvocato egiziano, impegnato nella rappresentazione giuridica dei diritti umani in un paese che ha sperimentato la democrazia, sia pur eterodiretta ed ha subito ripiegato su una dittatura tradizionalmente rassicurante per l'Occidente. Regeni svolgeva attività di investigazione scientifica sul campo - drammatica ingenuità, su un terreno del genere e, oltre certi limiti, non solo - e collaborava sotto pseudonimo con Il Manifesto, l'unico quotidiano che mostrasse interesse a pubblicare i suoi articoli, le cui fonti risiedevano, in parte, nell'opposizione alla macchia dell'Egitto, anch'essa, per altri versi, tutt'altro che democratica. Il Governo egiziano, che oggi, tramite il suo ambasciatore a Roma, ha espresso il suo cordoglio e garantito la sua massima collaborazione, è degno di fiducia quanto quello italiano che, nella sua nota diplomatica, ha inserito e sottolineato, "gli ottimi rapporti intercorrenti, per obiettivi comuni, fra l'Italia e l'Egitto. Propio quegli obiettivi comuni, che investigava senza interessi personali e senza militare in nessun partito o movimento, gli sono costati, non solo l'esistenza, ma, prima. l'umiliazione che tutti i corpi di polizia riservano alle prede inermi e coraggiose, mentre loro sono dei servi. La democrazia è spenta ed in Egitto non è mai nata: Giulio Regeni, novello Nazzareno, ha immolato la sua vita ad un ideale e, come tutti gli idealisti, sarà glorificato e non imitato.
lunedì 1 febbraio 2016
Non ci faremo mettere i piedi in testa..dicono tutti.
Family day: un uomo dà fuoco alla sua compagna incinta di otto mesi, i medici estraggono "dalle fiamme" la bambina, la contenitrice versa invece in pericolo di vita. Butta dalla finnestra il figlioletto perché, con i suoi strilli, gli impediva di seguire la partita di calcio. Il papà si è fatto la figlia o il figlio fin dalla più tenera età, senza che la mamma avesse niente da dire. A volte nascono nipotini autoriprodotti che vengono attribuiti a incontri senza conseguenze coniugali. In molte famiglie eterosessuali il clima domestico è caratterizzato da insopportazione, percosse e contumelie, fra coniugi e nei confronti dei bambini: sarebbe questa la famiglia da difendere a prescindere? Famiglie omosessuali non se ne conoscono ancora, ma penso che la statistica delle nefandezze non conoscerebbe scostamenti, perché la natura sottostante delle persone che compongono il sodalizio non muterebbe. Sarebbe "imbarazzante" se le rilevazioni statistiche asserissero che la conflittualità e la violenza sono minori nelle famiglie omogenitoriali e la violenza emarginatrice si esercitasse da parte delle etero famiglie sulle omo famiglie e soprattutto sui rispettivi, biologici o culturali discendenti. Il problema dell'adozione, preesistente, comunque surrogata, si porrebbe, mentre oggi gode dell'abbrivio della "tradizione". Quel che conta è - credo - il benessere e le facoltà di sviluppo delle persone e, in questo senso, nessun orientamento sessuale fornisce garanzie. Il contrasto si svilupperebbe fra famiglie: famiglie povere o borghesi, ma si farebbe eccezione per i figli dei ricchi ( se non avessero anche una famiglia etero di copertura ), la discriminazione si sfumerebbe. E' trasparente che il caravanserraglio della omogenitorialità si svilupperebbe, alla luce del sole, solo in contesti culturalmente ed economicamente defedati, che, confusamente, si farebbero paladini "della uniformità e della normalità" familiare della loro opzione, entrerebbero in competizione per gli allogi e i sussudi con le famiglie eterogenitoriali, già esacerbate perché confinate ai margini dai precarissimi nuclei familiari degli immigrati, di altre famiglie sopravvenute, a loro volta inaspettate e quindi anomale. Sul fronte Arcobaleno, in un tripudio di semplificazioni, si sosterrebbe, senza scienza e con coscienza ottenebrata dall'ignoranza, l'assoluta omogeneità delle scelte alla base, non di un piacere condiviso o di un interesse carpito, ma proprio l'insignificanza e l'invarianza dell'antropologia dell'accoppiamento, sostituendo alla conoscenza ed al raziocinio, una pretesa indifferenziata ed aprioristica. Sull'altro versante. il problema non si pone, non esiste: Dio e la natura, in simbiosi panteistica, hanno già stabilito tutto una volta per sempre. Con gli effetti sopradescritti. Con gli effetti che saranno descritti.
domenica 31 gennaio 2016
Formulazioni nazionali..come le convergenze parallele. Prodromi culturali.
Il Cardinale Angelo Scola dell'Arcidiocesi di Milano, dove fu trasferito dal Patriarcato di Venezia per diventare Papa, su imput del suo sponsor Wojtyła, ha detto la sua ed ha proposto l'istituzione "nelle scuole milanesi" di una festività islamica. Perché solo a Milano e solo nelle scuole, quindi per i bambini ed i ragazzi? Chi li accudirebbe? Ma, a prescindere da questo, è implicito che si tratta di una proposta ancora "prudente" di "inclusione parallela" delle festività proprie di due religioni non affini, ma dialetticamente e politicamente compatibili, almeno sul piano contingente. Compatibilità comunque precaria da cogestire con le frange "dialoganti". Esattamente come in politica, con i risultati di meticciato impotente, alla mercè della prima o dell'ultima Commissione brussellese, eppure sul proscenio a recitare una finta autorità. Sì, perché l'autorità sta altrove. Anche in questo caso, la sconcertante concessione mediatoria non viene dallo Stato - come sarebbe normale - ma dalla Chiesa, implicitamente autodesignatasi Commissaria all'inclusione subordinata fra "dialoganti", purché sia ben chiaro chi ha ragione. Io penso invece che lo Stato debba garantire una laicità rispettosa ma non coinvolta con le pretese egemoniche delle confessioni proselitistiche e fornire le sue opzioni a chi vorrà valersene senza agire da fotocopiatrice di punti di vista religiosi. Chi viola la legge ne pagherà le conseguenze, anche se cercherà di fare violenza alle religioni ed ai sentimenti di chi crede, ma senza limitare di un'unghia la libertà di critica e di rappresentazione, cioè l'offerta agnostica. Chi non lo capisce dovrà semplicemente adeguarsi. Feste cattoliche e Feste islamiche: a quando un calendario parallelo a quello gregoriano e delle attricette ignude, che celebri i personaggi eminenti dell'Islam? Compresi i "martiri?" Sotto l'apparente semplicità bonaria dell'importante e sottile Prelato, c'è un'intenzione in embrione di omogeneizzazione antropologica delle crescenti minoranze islamiche, con le quali cercare di dialogare in una espansiva e condizionante contesa con il fragile e contraddittorio, almeno in italia, concetto di Stato laico e aconfessionale, che il patto catto-islamico renderebbe ancora più friabile, fino alle candidature promiscue, già presenti nel variegato e scollato mondo del Partito democratico. La strada maestra dovrebbe essere invece la separatezza, che non significa ostilità, bensì diversità fra le fedi e le confessioni, le opinioni e le filosofie - tutte lecite - e l'apprezzamento parimenti agnostico dello Stato che deve riguardare i suoi cittadini esclusivamente come tali. E poi, perché solo una o più festività islamiche da affiancare a quelle cattoliche? Un'analoga proposta per le festività ebraiche, il Cardinale Scola non si sogna neanche di evocarla, ben sapendo che sarebbe rigettata dalla storica comunità ebraica italiana, ben sapendo che, sul piano culturale, non sarebbe possibile. E siamo ancora sul versante religioso. Che dire e che fare con le filosofie in forma religiosa quali il Buddismo e lo Shintoismo? La cultura e anche il senso religioso non attengono più ( purtroppo in Italia ancora sì, anche se in forma sfumata, così come in altre regioni fra le meno evolute dell'orbe terracqueo ) al potere, almeno direttamente e di questo - dato che le parti in causa non accetteranno mai questo assunto senza frapporre ogni possibile ostacolo, ogni possibile mobilitazione - sarà il caso che sia lo Stato medesimo a fare in modo, con lineari comportamenti, che queste pretese non trovino mai uno sbocco sul piano politico. Ma in questa Italia compromissoria con tutto e con tutti, fino al midollo delle ossa, sarà solo lo spirito critico individuale ( per pochi ) a fare la differenza, mentre non escluderei un domani, che, dopo le feste islamiche, avessimo anche la formazione di partiti politici islamici, casomai eterodiretti dai petrodollari, non diversamente da come furono eterodiretti la Democrazia cristiana dai dollari degli Stati Uniti e il Partito comunista dalle sovvenzioni ( in dollari ) dell'Unione sovietica. Se questa non fosse Italia, il Cardinale Scola una simile proposta non l'avrebbe mai formulata. Prodromi e conseguenze di una cultura.
Le braghe alle statue dell'ipocrisia.
Non c'è ne serietà, ne decoro nelle manifestazioni Arcobaleno e neppure in quelle dette del Family day; la presenza, nel primo caso, anche dell'iconografia di sinistra spuria dei pacifisti d'antan e della destra più superficiale nel secondo schierameneto e la medesima scelta - indicativa - del Circo massimo quale scenario della rappresentazione - come per il milione di presenze della CGIL cofferatiana, sottolineano la forzatura politica di entrambe le posizioni. A fianco dei familisti c'è la C.E.I. con il suo glabro e vagamente gay Cardinale Bagnasco, un dignitario che viaggia in auto blindata e parla della famiglia come un astemio pontificherebbe del vino. Intanto, la componente democristiana di destra del Governo renziano, ha ottenuto un rafforzamento clientelare della propria presenza e, subito dopo, un'ambigua proposta di legge sulle unioni paramatrimoniali prende lo slancio verso una già ricontestata approvazione. Poi si perderà altro tempo con un referendum, il cui esito, quale che sia, metterà al riparo la componente alfaniana, una vera e propria consorteria democristiana d'affari, al riparo del pronunciamento popolare, se confermatorio, o dell'occasione di chiedere e ottenere nuovi posti di potere e di clientele se il pronunciamento fosse contrario. In quest'ultimo caso, la legislazione italiana sarebbe in contrasto con quella consimile della Unione europea e sappiamo bene che difformità su materie che incidono sull'organizzazione sociale non sono ammesse al pari di disallineamenti pronunciati di bilancio. In questo senso, la rincorsa ai posti e alla polpa da azzannare dei democristiani di Alfano, appare come l'ennesimo trasformismo gattopardesco trasposto in ambito europeo e massonico. Il vuoto politico è riempito da queste baracconate sulle unioni civili e dalle controbaracconate in difesa dell'aprioristica scelta eteroconiugale, mentre gli effetti pratici, positivi e negativi, sarebbero statisticamente uniformi nell'una e nell'altra opzione: le differenze sono e resterebbero esclusivamente censitarie e spesso contradditoriamente individuali. Intanto - si apprende - sono stati sospesi cinque dipendenti dei Musei capitolini, "per aver parlato con alcuni giornalisti" delle statue ignude ricoperte durante la visita del petrolifero Ayatollah Rohani. Si saranno inventati tutto! Troppo assertive le smentite e l'ignoranza dei ministri e dei sovrintendenti responsabili. Presto andremo in Libia, non alla testa di una missione dell'O.N.U., ma direttamente, a distanza, con i caccia bombardieri. Lo zio Sam ce lo chiede e siccome subordina la nostra partecipazione al banchetto con la condivisione di qualche attentato in casa nostra - che non avviene perché ci asteniamo dall'impicciarci - lo faremo, senza sapere e con un'infinità di distinzioni e sotto-distinzioni. Il moroteismo è ancora vigente. Rivedevo ier sera "Todo modo" di Elio petri. Se vi capita, guardatelo.
giovedì 28 gennaio 2016
Ragazzi e cani di vita.
Ad Aversa, nella spappolata banlieu napoletana, una cagnolona fiduciosa dell'accoglienza in paese e da tempo assurta a cane di quartiere, sotto il patrocinio del Comune, è stata violentata a sangue da non si sa chi, ma comunque inevitabilmente umani, secondo me, probabilmente, da un gruppo di ragazzotti, usi a condividere la promiscuità gerarchica della strada. I ragazzotti, sempre con grande margine di probabilità, abusano anche dei compagni più giovani, più educati, più deboli, in un contesto di parità/disparità viaria. E' tanto indifferenziata la loro libidine senza costume e sensibilità che devono aver pensato di approfittare anche di una femmina qualsiasi, una cagna in completa balia delle costumanze rionali. Hanno esagerato e una consuetudine - perchè credo che lo sia - è venuta alla luce. Si sono mobilitate le locali associazioni animaliste, ma non è di loro che ci si dovrebbe occupare: la violenza inconsulta dovrebbe degradare, in senso idealistico, i violentatori, invece degrada solo la vittima, soprattutto quando è umana, ma io credo che gli animali siano capci di sensibilità e di dolore in rapporto all'uomo che adorano e che li tradisce, li svilisce e che è anche capace di farne un sostituto per il tormento ormonale in un contesto dove è lecito supporre l'abusività dei padri sui figli o dei figli adolescenti o adulti sulle madri, soprattutto se vedove, protervi o incentivati. Non ci si vorrebeb credere, né pensare, eppure la vicenda di Frittella, venuta alla luce perché la povera cagnolona si è trascinata sanguinante per il quartiere dove è conosciuta, fino a che è stata soccorsa. ha certamente dei precedenti e avrà delle repliche. Quei ragazzotti diventeranno mariti e padri e solo l'ignoranza unificatrice di quel crogiolo potrà uniformarne il costume e renderlo "accettabile" perché condiviso o comunque diffuso. Quei ragazzotti chiederanno sovvenzioni alle amministrazioni locali, voteranno e si lamenteranno dell'abbandono dello Stato. Prima di sposarsi, frequenteranno i corsi prematrimoniali in parrocchia da don Ciccillo, che li avrà preventivamente assolti dalle loro intemperanze zoofile. Saranno padri ed "educatori" in un conforme, ingannevole ecosistema.
mercoledì 27 gennaio 2016
Le braghe alle statue della civiltà classica.
Il Rabbino capo dela comunità ebraica bolognese si è offeso perchè nessun rappresentante della Curia è andato all'inaugurazione del Memoriale alla Shoah, nel giorno della memoria. Che cosa si aspettava? C'è stata una correzione da Roma del Vescovo, ma resta il fatto che nessun altro si è scomodato, né è stato richiesto di farlo. Sempre il Rabbino capo non si è peritato di commentare il lungo incontro diplomatico fra il Papa e il Presidente Āyatollah della Repubblica islamica dell'Iran: "dopo la visita in Sinagoga e tante belle ma ripetitive parole, non si fa diplomazia con chi ha dichiarato che fra venticinque anni Israele non ci sarà più. Bisognerebbe essere più coerenti e conseguenti per essere credibili e ingenerare fiducia". Giusto: approvo e sottoscrivo. Bisognerebbe però non essere cattollici. "Cattolici" sono anche i politici nominati "per l'occasione" e la Soprintendente che hanno oscurato i nudi del Museo capitolino, che il capo islamico ha visitato nonostante che la raffigurazione, religiosa e profana, l'arte tutta, sia negata dal Corano e si sfoghi, nei Paesi islamici, nella tessitura dei tappeti e nella composizione dei mosaici. Oggi, a partenza avvenuta, era tutto un cascare dalle nuvole, un chiamrsi fuori da una decisione che la prudente e conformista Sovrintendente non avrebbe mai messo in atto senza "copertura". Con l'Iran si trattava di affari e non di cultura, dopo la revoca delle sanzioni e anche il Papa ha fatto la sua politica, dalla quale, significativamente, resta fuori la sola Israele, l'unica realtà irriducibile, almeno sul piano culturale, ai compromessi. Non vorranno farci credere che la bella sovrintendente sia tanto autonoma, scoperta e disallineata, quanto il direttore di non so quale sezione della RAI che ha anticipato il brindisi di inizio anno ( quello della bestemmia nei sottotitoli ), che ha affermato trattarsi di una prassi consolidata " compromettendo ulteriormente l'immagine dell'azienda", come ha sancito e sanzionato la sua lottizzata Presidentessa. Sono questi i capri espiatori, immolati alla "moralità" inconcludente, anche produttivisticamente, del culto ridicolo delle forme, subdolo fino alla sfacciataggine, mentre la sostanza resta friabile e si cerca di fare affari anche con un Ayatollah sanguinario e levantino, distinguendosi solo dall'inutile pubblicitario.
martedì 26 gennaio 2016
Corollari di fatti evidenti.
Bologna l'ospitale subisce da pochi giorni un'esplosione di violenza criminale e razzistica, da parte dei ladri e degli spacciatori, inflazionati e senza ideologia e da parte dei commercianti, a loro volta del tutto privi di cultura, che non sia quella degli introiti. Le ronde di quartiere sono già scese alle mani, anzi alle spranghe, non tanto con i ladri e i vandali, che agiscono di rapina, quanto con i diffusori del commercio informale di beni illegali. A dire il vero, sembra essere sfuggito a questi vigilanti privati autoassoldatesi ( almeno si spera ) che da tempo sono attivi, negli stesi quartieri, mercatini low cost di generi alimentari e di abbigliamento, presso i quali si forniscono sia gli abitanti rionali, sia le badanti e le famiglie degli immigrati. I prezzi sono talmente bassi da risultare insensati, la qualità non viene accertata, la presenza di questi mercati, in zone dove molte famiglie sono in grado di impiegare solo redditi assai bassi, è ignorata, prima ancora che tollerata, secondo un calcolo di gestibilità che si dimostra presto autolesionista, perché apre la strada e poi sedimenta la precarietà alla luce del sole. Il guaio è che la precarietà è nei fatti, il teppismo è una conseguenza collaterale accertata in ogni realtà consimile, la reazione violenta e organizzata è la riedizione minore dello squadrismo fascista, appoggiato dalla borghesia piccina e celebrato da un giornalismo provinciale e gretto. Da decenni il bivacco autosostentantesi ristagna in piazza Verdi, davanti al teatro lirico e nelle vie secondarie dello storico quartiere universitario: la droga, a voler essere onesti, c'era anche prima, non c'erano a distribuirla i magrebini e una malata umanità autoctona. I locali di tendenza sono diventati in parte di svacco; tutt'intorno, capita di veder giovinastri percuotersi o inseguirsi. Le strade, per ragioni di bilancio comunale, sono praticamente al buio, i lampioni segnalano solo se stessi. L'emigrazione commerciale di mescite di vino, liquori e birra, sempre nel medesimo quadrilatero, ha preso ad esercitarsi ed ottiene facilmente le concessioni necessarie. La borghesia benestante per ora non è insidiata, si lagna, talvolta istericamnete, solo quando viene in centro, piange sul degrado dei suoi cespiti immobiliari nelle zone nelle quali, un tempo, i degradati non entravano e men che meno sostavano. E' tutta la società urbana di un "oppidum" che un tempo era celebrato per il suo costume piacevole e tollerante di vita ad essersi abbassata alla contesa fra straccioni vitalistici e borghesi preoccupati di godersela, senza dare confidenza, ai troppo approssimatisi cenciosi, come dimostrò la corrida fra due gruppi autonominatosi in rappresentanza dell'inclita e del volgo, ai Giardini Margherita di un anno e mezzo fa. Una società ben integrata sul piano dei servizi e del conseguente controllo sociale, è tornata al classismo molto plebeo e quindi fascistoide, del dopo guerra, nel quale all'arroganza autosostenentesi di due becere parti in causa, faceva da contraltare la difficoltà educativa, di tutela e di inserimento nel contesto relazionale, delle migliori famiglie, di qualsiasi reddito, anche se spesso erano modesti, specie se diverse per costumi dai bifolchi devastatori e da quelli reazionari. L'ammassarsi di tanti semidisperati, autoctoni od emigranti, con molti figli ai quali non sono in grado di assicurare un'istruzione, ma gadget demenziali ed alla moda invece sì, mettono a rischio di nuovo la crescita omogenea eppur non uniforme dei ragazzi e li espongono ai rischi della violenza e delle prevaricazioni della strada, dalle quali ci si affranca casualmente od imparando ed applicando al peggio le loro metodiche che, per esssere efficaci, richiedono anche di subordinarsi ad una qualche primordiale forma di organizzazione. Tutto facilmente prevedibile e previsto, mentre la nazione ufficiale naviga nelle affermazioni false e tronfie e mentre si arrabatta nei debiti.
lunedì 25 gennaio 2016
E' passato un mese.
Mi resti accanto sempre anche quando non ti vedo.
E non occorre che allunghi la mano per cercare la tua, non l'hai mai mollata.
E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia, è sempre stata nella tua.
Ci manchi tanto nonna.
Sara ha postato su Facebook, in bacheca, questo pensiero, che io so sincero, per la sua nonna che si è nascosta da un mese.
Lungo la china.
La salute civile di Bologna sta rapidamente declinando, la criminalità spicciola e gli atti di vandalismo stanno trasformando le storiche periferie in "slums", nei quali la violenza sta prendendo il sopravvento. La violenza esplicita si coniuga sempre con la perdita del proprio reddito, a cui fa seguito l'abbandono della cura dei figli, ai quali la scuola pubblica riserva continui adattamenti al ribasso delle opportunità, durante l'anno scolastico, attraverso la regressione dei corsi d'apprendimento: dalla scuola tecnica a quella professionale. L'assenza di formazione dei genitori, il crogiolo delle incompetenze multietniche, lasciano i ragazzi in balia di contenitori per loro vuoti, li rendono facilmenti inclini alla sperimentazione degli stupefacenti, Oltre certi limiti, pur già ampi, di diffusione, alla stupefazione fa seguito il vandalismo gratuito, l'insicurennza all'imbrunire delle strade: la disoccupazione fa il resto. Ecco che la Bolognina riscopre - perché fu quartiere edificato dal fascismo per gli operai - la vocazione squadristica e mette in strada ronde mascherate che attaccano con corpi contundenti spacciatori e vagabondi, riducendoli a mal partito. La polizia può assegnare al pattugliamento notturno solo tre gazzelle e i vigili urbani camminano per le vie - a quell'ora indaffarate - del popoloso quartiere, dalle 7 alle 19. Il fenomeno delle ronde, che avevo visto applicato a Brescia venticinque anni fa, era impensabile fino a poco tempo or sono a Bologna e, in particolare, nelle conunrbazioni operaie. Ma oggi che la piccola attività di ristoro e di vendita al dettaglio viene ostacolata, oltre che dalle moderne forme di e-commerce, anche dalla frequenti "spaccate" degli indolenti ed ubriachi perdi giorno, lo spirito di ritorsione ( dato che il fenomeno non si eliminerà in questo modo ) prende il sopravvento e porta nuclei di sbandati istituzionali a percuotere i promotori della micro-criminalità, che, presto, replicheranno. Le strade si insanguineranno rapidamente. Già in altri quartieri di antica ed oggi rimossa tradizone comunista, i dettaglianti si sono associati per assoldare dei vigilanti privati, aumentando i costi e non ottenendo risultati apprezzabili. Il guaio è che che, con questi chiari di luna, la criminalità, autoctona ed importata, aumenterà e si farà più cruenta, alla faccia del superato sistema di controllo del territorio della macchina comunista, che preveniva ed evitava il teppismo quotidiano. Il "partito leggero" non è più in grado di farlo. La polemica politica locale si alimenta degli affari che, per questa via, vanno ancora di più restringendosi: ad esempio, con i continui atti di vandalismo, nessuno assicura più gli esercenti, con un danno reciproco. Il numero degli sbandati e dei vacui si moltiplica e vanifica il fino ad ora buon presidio dei centri di assistenza sociale, psicologica e psichiatrica, mentre la peggior propaganda di maniera prende piede per l'impotenza manifesta delle autorità cittadine e statali. In men che non si dica, la deriva povera e deprimente di una parte della popolazione in precedenza integrata, segna ed indica le prospettive reali di questa decaduta società.
domenica 24 gennaio 2016
Civiltà compatibile.
Le pubbliche manifestazioni che si sono tenute a Milano, in difesa della famiglia eterosessuale e prolifica ed a Napoli, in rappresentanza del mondo gay aspirante al vincolo giuridico, sono esclusivamente politiche e non rappresentano, nello specifico, le istanze, necessariamente particolaristiche degli omosessuali. Non perché questa nascosta comunità non possieda in fieri delle caratteristiche coniugabili, ma perchè la loro rappresentanza e rappresentatività credo che non possa aspirare alla piena e paritaria omologazione nei costumi sociali. La parità giuridica non modifica, o meglio non eguaglia, la diversità nella percezione della quotidianità, ma rimanda alla sottintesa "querelle" tra maggioranza e minoranza. Accantonata la competizione economica fra le classi, ritornano in auge le contese ideologiche e di costume, nelle quali le posizioni sono ampiamente inquinate o trasversali, come si usa dire. Il Papa ha detto legittimamente la sua, senza citare l'Italia, anche se non poteva che riferirsene, in questo momento. Ha suggerito una ridenominazione del vincolo, come già stava per avvenire con i DICO, propugnati da Rosy Bindi; quindi l'influenza si ripete e attiene a precisi ambiti di appartenenza, da occupare. Per altro, richiamandosi alla natura sacramentale del matrimonio, il Pontefice ne ha circoscritto l'ambito, ha segnato una linea di demarcazione ideologica del proprio gregge, per quanto incoerente e peccatore possa essere. Lo iato culturale nell'ambito della società civile italiana permane, viene anzi sottolineato. Con tutto questo, ritengo che sulla realtà non inciderà ne tanto, ne poco, l'una o l'altra posizione declamatoria. Continua a sfuggirmi l'interesse dei gay al matrimonio, un istituto concepito per organizzare la sessualità e la procreazione, non abbandonarla all'occasionalità. Su questo tema clero ed autorità civili si contendono il fondamento dell'istituzione e la sua amministrazione, laica o sacramentale, primordialmente magica. In assenza, le ripercussioni sull'assetto della società sarebbero indubbiamente impegnative, sul piano della psicologia diffusa e dell'aumento dell'area "out", l'una e l'altra attualmente ininvestigabili, anche se gran parte dei riti valoriali sono condivisi superficialmente e recitativamente. Per cui, estendiamo invece l'area "all inclusive". Si obietta che qualche d'una delle coppie gay è composta da genitori o genitrici che potrebbero preferire un sodalizio diverso eppur rassicurante, piuttosto che dover affrontare una faticosa solitudine, dopo un'eperienza etero andata male. E' anche vero che l'istinto materno o semplicemente il calcolo procreativo, non viene meno nelle donne, che spesso ricorrono alla fecondazione eterologa e, per non creare occasioni di conflitto nella coppia, se ne investe una sola al suo interno. Ma allora perché impedire a coppie di soli uomini di adottare? Non ci sono controindicazioni, né esperienza al riguardo e quelle in corso in altri paesi sono troppo precoci. E' quindi possibile che queste esperienze genitoriali, educative a d'ambiente diano dei risultati positivi, almeno nella stessa stentata percentuale che si constata nelle coppie etero, nelle quali vigono le stesse contraddittorietà e insufficienze che vigerebbero nelle coppie gay. Il problema più grosso nascerebbe nelle comunità scolastiche, nei quartieri più poveri e incolti, fin dalle scuole materne si dovrebbero introdurre dei rigidi criteri anti omofobici, col rischio di privilegiare un'eventuale arroganza, a prescindere o meno dallo stato ambientale, dei bambini omogenitoriali. Insomma, voler mettere insieme gli "opposti" non può che generare inconvenienti, ma è anche un inconveniente omettere di riconoscere uno stato seppellito sotto una coltre di rimozione. Se nell'uno e nell'altro sodalizio si constatassero, quindi, delle uniformità statistiche, non svanirebbero, anzi si accentuerebbero i pregiudizi posti a difesa di un valutazione aprioristica e di non accettazione di una nuova rappresentazione della realtà. Nei fatti, la dicotomia resterebbe e se ne accentuerebbero le manifestazioni, subito intercettate dalla politica, inane sul piano economico e di nuovo schierata a presidio di ideologie "vecchie e nuove" come l'uomo culturale. Ma tutta questa precettistica avrebbe anche un altro scopo: comprendere per uniformare e controllare. E' chiaro che la Chiesa cattolica conduce una battaglia separatista rispetto all'ideologia mondana, soggetta alle convenienze e per questo estranea alla "verità" altrimenti definita dogma, per non perdere la sua presa sul suo pur indisciplinato popolo peccatore e per non disperderne i contenuti connettivi. Su questo terreno le entità religiose e civili si contendono la guida, la dottrina e la legalità. L'uniformità attiene ad una vocazione totalitaria fuor di logica e la stratificazione psicologica ne risentirebbe, la cultura divulgativa dovrebbe adeguarvisi e la sua pubblica manifestazione, così modificata, verrebbe subordinata e racchiusa nelle convenzioni "vecchie, nuove e rivisitate", che si offrirebbero alla disamina...di ogni esaminatore non autonomo, anche perché, in autonomia, se ne asterrebbe. La capacità critica per astrarne sarebbe di pochi e, fra questi, dovremmo annoverare sia i profeti, sia i falsi profeti. Gli effetti, o meglio la loro illustrazione rappresentativa, sarebbero oggetto di manipolazioni - come è sempre avvenuto - rifuggirebbero da qualsiasi approfondimento e diventerebbero materia di identificazione, anche solo di facciata e di scontro fra i paladini delle diverse posizioni, considerando per tali non coloro che vi si troverebbero concretamente coinvolti, ma gli adepti collaterali ai due schieramenti. Una politica spompata e di imitatori, in questo caso ripetutamente sollecitati ad uniformarsi, cerca, anche in questo frangente, di far pubblico atto di sottomissione al potere laico dell'Unione forzata come nei secoli passati ci si sottometteva al Papa o ci si contrapponeva ad esso, in nome di principi che nascondevano gli interessi politici delle diverse nazioni, che pur non si volevano sconvolgere abbandonando il cristianesimo machiavellicamente professato, ma non applicato, secondo l'unitaria matrice cattolica. Ma almeno allora si litigava, il gioco dialettico coinvolgeva e distraeva il popolo, lo portava a schierarsi conformisticamente dalla parte del potere più prossimo. Ora non si può più, gay o non gay. La Chiesa segna un punto a suo favore perché riafferma dei principi non negoziabili, ma sarebbe e non da oggi disponibile a dividere gli ambiti, a negoziare le denominazioni e i contenuti di unioni e situazioni verso le quali si è tatticamente aperta in questi anni di pontificato gesuitico, ponendosi all'opposizione di un mondo che ritiene di non avere più bisogno di lei per sostenere le sue politiche, che sono antipopolari. Da qui la riscoperta del Vangelo per secoli accantonato, per essere "Ecclesia" e non una chiesetta, come ha detto il Papa. Ma il dibattito culturale, strumento di potere per i contendenti, continuerà a svolgersi parallelamente agli eventi.
sabato 23 gennaio 2016
Gli psicodrammi dell'ignoranza.
Lo psicodramma bancario di molte famiglie di risprmiatori ha avuto origine nei primi anni '90, allorquando all'allocazione del risparmio domestico e dell'evasione fiscale si sostituì, con l'enfasi della propaganda irrazionale, la trasformazione dei capitali gelosamente custoditi nei depositi titoli, in strumenti speculativi ad alto rischio, del quale neppure i borsinisti conoscevano la potenziale entità. Il personale delle banche fu indotto a collocare ogni sorta di strumento imputato a budget e ad opporre, quasi sempre, alle attonite rimostranze di una clientela per l'innznzi statica e tranquilla, un ritornello che sapeva molto di presa in giro: è il mercato. Il ristagnante risprmio privato continuò ad affluire nelle più fantasiose denominazioni anglicizzanti e ad esserne assorbito perché di quei soldi non si voleva fare un uso specone, dilapidatorio in termini di spesa e si finì per disperderlo nei mile rivoli della gestioni e delle influenze esogene. C'erano dei risparmi accumulati e andavano investiti, a prescindere, senza capirci più niente. La banca ne avrebbe risposto. Invece la banca cambiava pelle. Oggi, quel risparmio - a parte quello più tutelato e amministrato professionalmente, dei grandi capitali - non c'è più e fioriscono, per emanazione diretta, ma nascosta delle banche medesime, i prestiti accordati anche telefonicamente ai già indebitati; una panna montata della schiavitù finanziaria a vita, nella quale al procrastinarsi dei pagamenti fa da corollario un prolungamento indefinito dell'aggio del prestatore. Insomma, la famiglie e gli individui non ce la fanno più. A volte, a fronte di attività d'impresa andate male, ci si indebita per pagare le tasse, gli studi ai figli, fino ad azzerare o dimezzare, nella migliore delle ipotesi, il patrimonio personale, quasi sempre di natura immobiliare. Nell'area dell'euro, tocca alle famiglie italiane la stessa sorte della clientelare nazione d'appartenenza: in pegno ai creditori. Del sistema clientelare durato sessant'anni, molti, troppi hanno beneficiato, modificando la propria moralità nell'occasione di un guadagno fuor di realtà, drogato dal debito pubblico e dalle garanzie che quest'ultimo forniva. Allora i "truffati" di oggi stavano al gioco, convinti in cuor loro che il sistema corruttivo non sarebbe mai stato soppiantato e che costituisse anzi, lo stampo assicuratore della loro disonestà personale. Ma, adesso che il gioco è finito, molti, troppi non conoscono nessuna alternativa nel sacrificio e nell'impegno personale e fuggono, secondo proiezioni ribassiste, da un lavoro esercitato e forse patito, ma che per la presente generazione costituirà sottoimpiego e disoccupazione. Non per colpa loro, dei tutelati, come si cerca di far loro credere, ma di una politica di asservimento comportamentale, che continua, in una, altrimenti impossibile, connessione di complicità, a contare sulla prevalente dabbenaggine del gregge.
venerdì 22 gennaio 2016
Lo sceneggiatore di se stesso.
La ritualità laica per Ettore Scola è stata una sceneggiatura cinematografica del mesto ed ironico regista. Intorno alla sua bara si sono succeduti molti dei personaggi più alla moda di Cinecittà. Qualcuno, incartapecorito, aveva assunto, per l'interposizione matrimoniale di potenti produttori, una veste internazionale, ma, a parte Sofia Loren, tutti gli altri erano restituiti alla loro dimensione di comparse del generone romano cinamatografaro. La Loren stessa, bellezza plebea italiana, era rientrata nei margini di una provinvia slabbrata e molto popolare, involgarita solo dai soldi e da una fama estorta. Forse, lo Stesso Scola era un prodotto gaudente e "conformisticamente critico" di un mondo sovvenzionato e superficiale, nel quale il ruolo del burattinaio era condiviso dai burattini in un effluvio di apparenze e di plebee consuetudini.
Uno spaccato dell'Italia, anche alla memoria.
giovedì 21 gennaio 2016
Per questo taceva.
Facile e scontato dedicare parole a chi è morto e da tempo era già morto, perché estraneo alla vita del mondo contemporaneo. Vale per chiumque, è un incamminarsi verso il viale senza approdo dell'ultimo tragitto. All'atto dell'abbandono, le sensazioni, i ricordi, si fanno vividi e la memoria celebrativa se ne riempie. Invece, dei morti restano solo in chi li ha apprezzati o sofferti, le memorie interiorizzate. Non diverso è il caso di Ettore Scola, il malinconico ed intelligente narratore di storie romane e universali, in una serie molto copiosa di ruoli e di situazioni. Dell'uomo resteranno probabilmente interpretazioni contrastanti, non necessariamente felici, del narratore da tempo silente, l'artistica documentazione dello smarrimento di un tempo nel quale era lecito, ancorchè illusorio, coltivare speranze di riconoscimento interiore. Per questo e non solo per l'età, da tempo taceva. Si era già consegnato al museo di un'epoca conclusa.
martedì 19 gennaio 2016
La società putrida.
I tempi della vita banale, cioè della vita economica, amministrativa, religiosa ( nel senso in cui vivono la religione le donnette e gli uomini pii, al netto dell'alto clero e dei clientes, di quello come di qualunque altro potentato ) sono scanditi dalla protocollarità: qualunque mediocre interprete, dotato di una preparazione di maniera, si "specializza" nella vendita di una immagine carpita e, mitologicamente, viene "riconosciuto" dalla massa plebea di tutti coloro che sono privi di relazioni o che praticano relazioni plebee. In quest'ambito mediocre, vengono scanditi i tempi riduzionistici del "o così o pomì", salvo trovare rimedi rabberciati, in caso d'iinottemperanza. Il disdoro e l'infelicità sociali sono icone pseudo devote lungo tutti i camminamenti principali dei quadrivi centrali: sono etnie intercambiabili ad interpretare il ruolo di coloro che hanno fame, ma che all'invito sincero di rifocillarsi a spese dell'interpellato, recalcitrano. Solo una volta e per un semplice caffé, che non incide sul budget giornaliero del mendicante, un poveretto - comunque poveretto - si avvalse del mio invito. Se il coordinatore di questa squadra per la raccolta, si accorgesse che i suoi lavoranti, approfittano della veste loro conferita per mangiare e non per arrecargli ricavi da distribuire minutamente e discrezionalmente, la loro sorte sarebbe soggetta a punizioni e chissà quali angherie emarginatorie, nell'ambito del clan nel quale si sono miserevolmente intruppati. La cosiddetta autorità pubblica, al riparo delle pseudo norme sulla "libertà" individuale, si disinteressa del fenomeno, corre in soccorso dei lamentosi bottegai e dei loro clienti, ma nessuno si investe del compito di togliere dalla strada questi mentecatti, di addestrarli ad un lavoro, non dico dignitoso, perché sono tutti o quasi come quello espletato con l'accattonaggio, ma almeno in linea - però regolamentata - con il medesimo attuale esercizio. Intanto le scuole tecniche ospitano i figli degli immigrati perché non rimangano sulla strada, ma, molti di costoro, soffrono l'emarginazione di scorbutici compagni che trovano in loro delle debolezze maggiori delle proprie e delle quali approfittano per emarginarli specificamnete nell'ambito del gruppo scolastico, rendendogli ancora più difficile e lontana la comprensione e la condivisione della lingua italiana. Questa gente farà altrettanto nell'ambito dei gruppi lavorativi, una volta diventati tristemente e moncamente adulti. Nella società in crisi, le particolarità censitarie si chiudono e si perpetuano , nel sistema relazionale e nel mutuo soccorso massonico o rotaryano, mentre gli altri strati della società si articolano in forme feudali, apicali e decrescenti. La protesta, anche quella minuta ed occasionale, spesso autogiustificatoria e strumentale a piccolissimi vantaggi, resta inascoltata: ci se ne frega anche dei piccoli privilegi estorti con giustificazioni artefatte. Ormai, fuori da un faticoso "privato", non vale la pena di impegnarsi e di farsi coinvolgere. E' già l'icona di una società decaduta, ma decaduta nei fatti e irrecuperabile romanticamente con i sentimenti evanescenti ed adattatori di intermediari sociali che non riescono più a nascondere, dietro dei paraventi parolai, la loro insussistenza contenutistica. La dinasticità delle carriere si basa sulle famiglie, ma soprattutto sulle appartenenze; nessuno comincia da zero e chi è costretto a farlo, reata al palo delle opportunità, anche se è in possesso di competenze, conquistate con fatica e sudore, per cui, non solo i negozianti continuano a negoziare, ma anche i medici sono figli d'arte, spesso accompagnati da raccomandazioni agli esami ed anche in altri ruoli tecnici e molto impegnativi sulla carta. Conta di più l'ambito delle conoscenze e delle opportunità di guadagno, il contesto ambientale anziché la sofisticatezza delle conoscenze. E' questo che continuerà a costituire il tallone d'Achille delle società latine e di quelle italiana in particolare, che resterà(nno) mestamente vicaria(e) in ambito europeo, senza però togliere il riso ai discendenti di chi è in grado di influenzare, in termini conservativi, il (ri)fluire verso e del nostro stagno.
domenica 17 gennaio 2016
La morte esaltante.
Trecento morti e quattrocento rapiti in una cittadina siriana nella notte di oggi. Non è la contabilità dei misfatti a fare paura, ma le modalità operative e organizzative di questa marmaglia dell'IS che rivelano il progetto della loro società futura e, contingentemente, l'alimentazione vampiresca della loro furia omicida e, per interposte persone, suicida. Un altro "viva la morte" gridato stolidamente prima e dopo gli assalti. Il dopo, per i superstiti, è schiavitù e umiliazione. Di solito, gli uomini vengono uccisi, ma, in questo caso, paiono costituire una riserva per lavori servili nelle retrovie, fino allo sfinimento. Della sorte delle donne si sa che sono il "ristoro" del guerriero, dopo e prima di ogni nuova possibile "immolazione". Nelle primitiva congrega si mescolano e si falsificano tutti gli elementi dell'egoismo criminale più irrispettoso nei confronti del pur labili ( all'atto pratico ) sentimento e cultura di una comune umanità. Questi caratteri di un'inciviltà crescente andrebbero per altro colti anche nei baccanali finanziari, nelle deregolamentate regole del lavoro, nella definizione di un Monsignore, ieri, a Lampedusa: U.E.: unione degli egoismi. In quel campo arido e polveroso si sta consumando un altro, antichissimo, rituale di nichilismo e disperazione; l'Es si è svincolato da qualunque mogio condizionamento del Super Io, che in pochi, assurdamente, subiscono. Riecheggiano in queste cronache, le paradossali figurazioni di Eugene Jonesco, ma non il rattrappimento interiore di Samuel Beckett, vissuto in qualche squallida stanzetta dai bimbi rapiti, a cui si nega consapevolmente di crescere e di essere allegri e dalle loro madri, ridotte ad uno stato biologico senza stagioni, ad una biologica sopravvivenza. Nel determinismo economico scatenante si confondono le presunzioni sopraffatrici e regolamentari del pensiero moderno, mal coniugato ed asservito agli interessi pratici ed empirici di pseudo civiltà dominatrici e pretesto di sfogo rancoroso e distruttivo di uomini pur così giovani, ma di già marginali e depressi, violenti e vendicativi, "felici" infine della "licenza" strumentale che viene loro offerta e nella quale alla morte fisica o interiore si affianca la loro, in una rimossa compresenza.
sabato 16 gennaio 2016
Romanzetti popolari.
Bergoglio, altrimenti detto il pampa-Papa, una ne fa e cento ne progetta. Ha presentato a Roma il suo libro: Il nome di Dio è misericordia, la sceneggiatura etica del suo Giubileo. Lo ha fatto in un tono più consono ad una tavolata fra intimi in trattoria, ricambiando abbracci e pacche sulle spalle. Il testo è stato presentato da un altrettanto - ma non di più - scatenato Roberto Benigni, che, dopo l'esegesi nelle piazze estive del solo Inferno di Dante, riconiuga ed alimenta il suo "share" popolare ( d'origine forse, ma oggi falso popolare )e lo fa insieme al Papa. Oh Francesco, ma che tu ffai? Birbantaccio! Benigni si è sempre prodigato in questa sua auto promozione, prestandosi alla rappresentazione sponsorizzata di se stesso, trapassando per le Feste dell'Unità, dove alla fine riuscì a prendere in braccio lo smilzo e severo Enrico Berlinguer, al grido di: Berlinguer, ti voglio bene! che diventerà un film. Attento a tutte le sue apparizioni nazional-popolari, si esibì anche a San Remo, dove palpò i testicoli di Pippo Baudo con il quale aveva duettato, accolto e celebrato dal primo (democristiano per raccomandazione) nell'ottica degli equilibri politici, se non delle larghe intese. Di questo passo toccherà, prima o poi, anche al pampa-Papa, a meno che non sia quest'ultimo a precederlo in un tripudio di popolarità. Purtroppo, l'azione "riformatrice" di una parte della Chiesa, forse neppure maggioritaria, ma che ha intravisto in Bergoglio il Gesuita, lo strumento politico per una sua risalita nei consensi "piccoli" eppur erosi, si avvilisce in un grottesco adattamento apparente alle costumanze adottate dal popolo, soggetto all'influenza dominatrice del capitalismo ideologico, riformate in misericordia e solidarietà, altrettanto ideologiche, almeno dal Soglio di Pietro, in una riedizione della Pesca miracolosa e nel successivo informale ma condiviso banchetto..dei soli presenti. Il Papa, da piccolo, in Argentina, voleva fare il macellaio. In quelle terre, ricche di allevamenti, è un'attività più diffusa che nella media: non è un'attività misericordiosa, non per le vittime certamente, ma forse, nell'inconscio bergogliano, il buon macellaio sarebbe stato colui che avrebbe provveduto alla ripartizione delle membra dei bovini ed alla loro distribuzione agli affamati ( attenti comunque agli onnipresenti "forchettoni" ). Roberto Benigli, che già ne interpretò il ruolo nel film di Renzo Arbore: Il papocchio, voleva invece, da buon attore, fare il Papa. Gli riuscì solo di farsi acclamare dal popolo radunato in piazza San Pietro, mentre attraversava per caso, rapidamente, lo spazio della finestra - minuscola dalla piazza - dalla quale la domenica il Pontefice recita l'Angelus, con predica, per gli astanti. Con un po' di ironia, bisognerebbe attribuire anche a José Maria Bergoglio, l'Oscar per la recitazione, come avvenne con Benigni per "La vita è bella". Vi si descriveva un lager nazista come in una fiaba, espunta dalla grossolanità. Almeno di questo aspetto bisognerebbe tener conto, anche se non dispiace al popolo..di Dio.
giovedì 7 gennaio 2016
Il business dopo la morte.
Sosto nel vicolo laterale del Corso, a un tavolino privo del calore del "fungo", che irradia il corridoio fra le postazioni, per un recupero degli spazi, che rende vano il servizio. Sono in uno dei corsi centrali della Chinatown commerciale. Solo loro - i Cinesi - riescono a mantenere il servizio del bar a prezzi inferiori di anche due-tre euro, rispetto alla media indigena, per la pausa di ristoro. In compenso non cambiano il menu da anni, per tararlo sui loro ricavi. Utilizzano anche personale italiano e internazionale, perchè non reggerebbero, col solo contributo familiare, l'affluenza di una posizione di grande traffico: dal centro alla stazione e viceversa,mentre. per quello che li riguarda personalmente, anche dodici o quattordici ore al giorno di lavoro ininterrotto. Si tratta di costume, mi diceva ridendo il proprietario di un nuovo supermarket in zona fieristica: sono cinese al cento per cento, anche se sono nato in via San Carlo - diceva -. Gli Ebrei non sono i soli ad essere dispersi sulla terra: come alcuni Ebrei, i Cinesi si spostano di città in città per lavorare presso e con connazionali, per diventare, da bracciantato, imprenditori, finanziandosi al capitale della comunità, cioè dei maggiorenti economici della loro etnia. Ebbene, mentre spero di ritagliarmi qualche decina di minuti di tranquillità e mentre scruto le mosse dei rari avventori esterni della " mescita", per anticiparne l'estrazione del pacchetto di sigarette e, se non contro vento, per andarmene, squilla il portatile. Il numero mi è ignoto, ma riconosco subito la cerimoniosa voce dell'impresario di pompe funebri con il quale ho trattato, colui che mi ha mostrato gli addobbi, le bare e le possibili composizioni floreali e un prontuario di frasi fatte "memorabili" che sono state prontamente scartate. Il"cortesissimo" banditore di cerimonie funebri, come se ne tengono di altro contenuto simbolico in tante circostanze della vita e che scandiscono un "percorso" sociale, la cui trascuratezza significherebbe, per molti, la rinuncia alla celebrazione di ciascun traguardo, di ciascuna tappa, nel "destino" dell'homo sapiens, fino alla successiva giostra generazionale, che, per imitazione acritica e per ignoranza scimmiesca, altri, che ne sarebebro del tutto alieni, adottano, vengo richiamato ai miei "doveri" consuetudinari. Costui mi chiede - ma è solo pretattica- come è andata la cerimonia, come sono stati i servizi, se l'inumazione ha avuto caratteri retorici e magnificenti. Ometto di coinvolgerlo nel mio sentimento di costrizione, nella freddezza che ho colto nella metodicità degli atti e tesso le lodi- con due parole - dell'"eccellente" servizio. Eccoci, mentre ne sento sfrigolare gli umori salivari, allo scopo della chiamata: "le volevo far presente che, nonostante i termini di pagamento concordati, se provvederà in termini stretti, e se provvederà, nel breve frattempo, a scegliere i marmi per la ricopertura che precederà la traslazione definitiva della salma, le faremo omaggio della lapide provvisoria che altrimenti sarà calcolata in fattura. Una breve consultazione e le farò sapere. Avevo già addentato due porzioni di piadina al prosciutto con questa interferenza sapida. Certo, certo..grazie, grazie, comunque mercoledì prossimo mi rifarò vivo, la richiamerò. Come non dedurne che anche il mestiere del beccamorto sia entrato nell'orbita del budget, delle incentivazioni e degli pseudo sconti commerciali, "dell'adatta e modifica" nel "tempus lugendi" da loro stessi proposto per il saldo momentaneo dell'attività della loro impresa, dato che proseguiremo, atto dopo atto, come in commedia, al trattamento dei resti come abbiamo fatto, con l'insieme, in vita? Il mio interlocutore telefonico - il promotore funerario - aveva a suo tempo sbagliato l'imputazione delle componenti necessarie all'inumazione richiesta. Mi aveva telefonato, in sua assenza, un suo collega che, citandolo per nome e cognome, mi aveva avvertito: "ha commeso un errore enorme: ed ha ricaricato due voci incongruenti. L'ho constatato per caso dopo la sua visita. Provvedo io -tal dei tali - a mandarle, via e-mail, quanto correttamente dovuto". Per altri e tristi adempimenti, sono dovuto tornare un'altra volta nei pesanti locali del "seppellitore", scorrere i manifesti, ad altezza d'uomo, pubblicitari delle opzioni, affissi lungo il camminamento e approdare alla stanza dell'unico addetto, un terzo, presente a quell'ora. Si stava lamentando al telefono di essere andato a lavorare con la febbre, che si sarebbe rifatto vivo appena si fosse liberato, ecc. Costui, dopo avermi intravisto ed aver proseguito nella sua telefonata, dopo aver riattaccato, mi invitava con tono imperioso e professionale a sedermi al suo cospetto, per cominciare, di seguito, a dar corso all'illustrazione dei servizi proposti, avendomi scambiato per un "nuovo" cliente. Chiarita la situazione, si faceva ancor più spiccio, sia pur rimanendo nell'ambito della cerimoniosità delle frasi fatte e congedandomi accennando ad alzarsi e porgendomi la mano. Poi, ecco che, per settore, il "mio" beccamorto si ripropone nel suo ruolo manipolatorio del portafoglio che gli è stato assegnato, secondo un'uniformità di comportamenti e una povertà di parole di circostanza..circostanza commerciale, che stanno diventando il linguaggio acritico di giovani e di meno giovani. Il business dopo la morte.
lunedì 4 gennaio 2016
La pigrizia che favorisce i vizi.
Con la festa della Befana, il 6 gennaio prossimo - più propriamente detta Epifania o manifestazione del Signore - saranno dodici giorni da che la mia mamma è morta. Si concluderà la fase "pontiera" delle celebrazioni profane e prosaiche e i servizi, sempre più ridotti, saranno ripristinati. A parte quelli soppressi. La coesistenza fra le sempre crescenti esigenze terapeutiche e le ferie del personale di ogni livello e mansione e il divieto sopravvenuto di prestare lavoro straordinario, sono la causa di un numero imprecisato di decessi. Le terapie farmacologiche, depotenziate per ragioni di costi, "accompagnano", tutt'altro che dolcemente, anzi in un caleidoscopio di confusione, nel quale le procedure asettiche nascondono le carenze, i pazienti sul limitar di Dite, dove "si spera" che toglieranno il disturbo. Inutile, a quanto pare, chiedersi quali norme di diritto vengano violate così sfacciatamente: in un Paese nel quale nessuno rispetta la legge, il problema non si pone: si gioca al risiko degli incontri fortunati o sfortunati, mentre la sottilissima soglia di assistenza ai malati, in queste ore di svago, per medici, infermieri e parenti dei deceduti, è un sipario di carta velina sbrindellato, senza che nessuno si curi più di rinforzarlo, dato che il senso della decenza è sfumato e inclina ad atteggiamenti di cinismo demenziale. In questi frangenti disadorni, la moralità e la responsabilità vanno a farsi sbeffeggiare, sui volti, nei cuori e nelle menti inariditi dal conformismo adattatorio, dato che ci hanno indotti a pensare che le cose stiano così a prescindere e che un impegno oppositivo sarebbe troppo faticoso.
domenica 3 gennaio 2016
Cerimonie drammaturgiche di un'utopia.
I Vescovi di strada di Palermo e di Bologna hanno inziato il loro magistero episcopale, di discendenti degli apostoli, marciando con le associazioni religiose multiculturali e i movimenti neocatecumenali, ma anche con pacifisti della società civile. Niente da obiettare in sé e per sé, ma mi sembra ingenuamente gesuitico e fuori contesto. Fra queste entità culturali e religiose non c'è molto da spartire, tranne una comune origine dal "Libro", dalle cui pagine e caratteri hanno intrapreso vie diverse, concorrenziali e belliche. Mentre questo si ripete, pur sull'abbrivio di un ecumenismo spurio e difensivo rispetto alla secolarizzazione del mondo occidentale, che influenza e disturba nell'intento di coinvolgerle per dominarle, nazioni aliene, ecco che personaggi diversamente "parati" riscoprono "umanistiche" - ma sarebbe meglio definirle semplicemente umane - facoltà di solidarietà alle quali si vogliono forzosamente e furbescamente sovrapporre identità ideologiche che non esistono. Non esistono neanche all'interno delle tre fedi monoteistiche ( anche se da queste manifestazioni ibride gli Ebrei si sono tenuti appartati ); le contese della Chiesa cattolica sono storiche e contingenti e malamente celate. Gli islamici coniugano religione e politica e se ne differenziano nelle due fazioni in conflitto, degli Sciti e dei Sunniti, rispetto alle quali sia l'Arabia saudita, sia l'Iran ( non arabo ) nutrono interessi geopolitici locali in conflitto armato per interposte fazioni. A Capodanno, il nostro, quarantasette oppositori sono stati uccisi dal boia ( probabilemnte per decapitazione con la scimitarra ) per la loro opposizione politica e la loro appartenenza di fede e culturale, a testimonianza di quanto poco alligni l'unità d'intenti in quelle regioni d'origine e di prima diffusione del verbo scopiazzato di Maometto. E noi, pur così diversi per orientamenti, cultura, interessi e ipocrisia, con chi andiamo a braccetto in retoriche manifestazioni per un bene soggettivamente interpretato, mistificato, per un Dio che in un caso ha avuto discendenza umana e negli altri due è parola spiritualizzata o elezione e prospettiva di riscatto in un giorno sempre posticipato, alla luce della realtà e della trasfigurazione immaginifica che se ne fa? Nell'ecumenismo di facciata alla malizia di chi lo dirige o lo asseconda, fa da supporto un sentimento generico di debolezza e di povertà che, in ogni momento, può riverberare la sua malignità e violenza. Cerimonia drammaturgica di un'utopia. Più banalmente: recita di un copione "francescano", per quanto ci riguarda. Degli altri non sappiamo, ma, a tempo e luogo, le divisioni sarebbero nette, con o senza processioni.
sabato 2 gennaio 2016
Discorsi di fine e inizio anno.
Perché fra Natale e Capodanno ben tre povere ragazze sono morte di parto? Una ha lasciato due bambini piccolissimi. Perché sono giunte alla fine della gravidanza senza che nessuno rilevasse anomalie nella gestazione? Una è rimasta sola sul pavimento della sua camera a Torino, un'altra messaggiava il marito con comunicazioni del tipo "sono sola, mi stanno trascurando". Al giorno d'oggi non è facile morire di parto; in passato era frequentissimo, in determinati paesi, all'inzio del travaglio veniva somministrata l'estrema unzione alle madri, non si sapeva nulla di ginecologia e ostetricia e sulla fisiologia umana e femminile in particolare, La gestazione e la nascita erano affidate alle dame di compagnia, alle domestiche, nelle case patrizie, alle parenti ed alle vicine nelel case povere ed alla pratica delle ostetriche generiche, donne d'esperienza empirica ma senza conoscenze che praticavano nascostamente anche l'aborto. Oggi è estremamente raro, per non dire impossibile, che una gravidanza venga iniziata senza un preventivo esame specialistico e, anche laddove questo avviene, fin dai primi momenti delle gestazione vengono stabilite le incongruenze e le difficoltà riscontrabili, apprestati i correttivi, diagnosticate le difficoltà insuperabili, monitorato lo stato generale della madre, apprestati corsi di preparazione. Non per tutte questo avviene - si dirà - ma anche nel caso in cui le gravide siano extraxomunitarie, poco propense a farsi seguire minutamente o ignare delle moderne metodiche mediche, l'attenzione possibile viene comunque prestata. In questi casi si tratta per lo più di donne giovani, in questo senso favorite. Le tre che sono morte di parto in questi giorni erano italiane, del nord e, in un caso, alla terza gravidanza. E' difficile non associare queste morti, ormai assurde e prive di una diagnosi - neppur incredibile, manca proprio la diagnosi dei fatti - non siano collegabili al periodo festivo, durante il quale si assottigliano, fin quasi a scomparire, le presenze qualificate, mentre interi reparti, anche di prima fascia, vengono chiusi. Il divieto, sopraggiunto in questi giorni, di prestare lavoro straordinario - per non doverlo retribuire - ha drammaticamente ridotto l'assistenza in ogni specialità. Se non si fosse trattato di una patente negazione della vita, si sarebbero trovate burocratiche giustificazioni a qualsiasi incivile incuria. Non è il personale medico giovane a dover essere messo sotto accusa: per ben due volte, dottoresse giovani e di turno in estate, hanno ripreso per i capelli mia madre che, curata con serietà e normale dedizione, ha vissuto, prima qualche anno e infine, qualche mese in più, fino all'epilogo natalizio di quest'anno, da me sempre paventato, durante il quale il servizio diagnostico si è fatto sempre più difficile, le prescrizioni telefoniche, le visite sono state trascurate, le risposte pervenute da località distanti dalla residenza della paziente, perché le chiamate venivano deviate dall'ambulatorio al luogo nel quale il medico si trovava. "E' andata così, non c'è risposta a qualsiasi domanda, prima o poi succede": perché proprio nei periodi colpevolmente scoperti d'assistenza? Perché i nosocomi chiudono i reparti, non assumono e non sostituiscono il personale, perché si accaniscono nel non voler più pagare lo straordinario necessario e lo vietano espressamente, perché, invece, i bar pasticceria sono stati aperti anche a Natale e a Capodanno e gli empori più banali hanno osservato - non tutti - solo due o un solo giorno di chiusura, quello di Capodanno, durante il quale c'è poca gente in giro dopo una notte di baldorie? Perché solo vendere, vendere, vendere e negare? Perché a questo, in un mare di chiacchiere, non c'è rimedio? E' questo lo stato della nazione, cioè di tutti noi?
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