venerdì 23 ottobre 2015

Lo spirito (inesistente) dei Padri pellegrini.

Il modello comunicativo ad una via, speculare a quello pseudo economico ormai vigente, conferma ogni giorno la sua valenza. La polemica, montata ad arte, sulla sicurezza in casa propria e sulla "legittima" uccisione di chi attenta ai nostri beni, ha già portato ad un crescente numero di ladri uccisi vigliaccamente, cioè a distanza, da tiratori esperti. E' successo però, nei giorni scorsi, che un giovane di venticinque anni, attardatosi nell'abitazione dei genitori, abbia sorpreso un ladro e da questi, sia stato ucciso, con un colpo di pistola. Le sfide all'O.K. Corral hanno sempre almeno due interpreti; i ladri, avvertiti della presenza di armi da fuoco nelle dimore più appetibili, se ne dotano a loro volta: rubano, in senso lato, per viviere, non per morire. Ovviamente, sulle sparatorie prosperano i movimenti popolari più egoisti e ignoranti, che su slogans istintivi fondano le loro ben riposte fortune. L'uso delle armi deve essere interdetto, le tasse devono essere pagate e la forza pubblica deve essere efficiente, anche a costo della sua vita. Per questo può sparare. Invece, i privati cittadini, che si trasformino in giustizieri dei monili di casa, devono scontare quello che definiscono l'ostello circondariale, come tutti gli altri delinquenti. Da tempo, molto tempo, la lotta di costume nella quale si è banalizzata la contesa politica, si basa sulla violazione sistematica, anche fantasiosa, della privatezza delle figure pubbliche. Si citano, per un improprio confronto confermativo, i casi della cronaca contemporanea , nei quali sono state messe in piazza le scappatelle di John Kennedy, di suo fratello Robert ( guarda caso, entrambi uccisi ); solo il terzogenito ha avuto l'accortezza di non candidarsi, in un modello sociale in trasformazione regressiva, nel quale i Presidenti sono in realtà monarchi ereditari e dinastici. In Italia lo si è fatto, per vent'anni, ai danni di un impenitente Berlusconi che non si riusciva a rimuovere per altra via, dopo averlo favorito nell'assegnazione e poi nella conservazione delle frequenze televisive. Polemiche pretestuose, quindi, a puri fini di alternanza alla mangiatoia del potere. Il moralismo strumentale e d'accatto si è esercitato verso il dimnissionario Sindaco di Bologna Delbono, lo si sta esercitando, dall'interno del suo stesso spurio partito verso quello in carica, Merola e lo si è paradossalmente usato contro il chirurgo genovese Marino, ultimo Sindaco di Roma. Sulla morale sessuale e matrimoniale ( altro pretesto ) si stanno scontrando le fazioni ecclesiastiche, influenzate, area geografica per area geografica, da politici, gruppi industriali e finanziari, in giro per il mondo. Le semplici e chiare parole del Vangelo continuano a suscitare propositi di vendetta omicida e se il "maledetto" si ostina a procrastinare la sua dipartita, ecco che una macchia nel suo "pensatoio", ne scredita i prodotti. Ebbene, tutto questo, compresa l'agida e fasulla moralità, è un supporto, una sovrastruttura, ormai globale - o meglio, totalmente imposta nel nostro crogiolo culturale, grande ma circoscritto - e si manifesta nelle cronache frettolose ed "esplosivamente" sterili e banali, che, in un attimo, fanno il giro del mondo, anche se a prestare il prorpio modesto megafono sono i trombettieri di interessi storici, localistici e ben identificati, che si mischiano per opportunismo ed efficacia ai grandi ( per dimensioni ) circuiti della menzogna e della delazione interessate.

giovedì 22 ottobre 2015

Comodità irritabili nel mondo della cosiddetta antimafia.

La direttrice del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano organizzava corsi professionali per i giovani ospiti del reclusorio, ma negoziava per se retribuzioni improprie e per i suoi clientes, appalti ed incarichi. La direttrice era stata trasferita a Milano, dopo aver ricoperto un analogo ruolo nella sua città, Caltanissetta dove si era soprattutto distinta nell'appaltare i suoi parenti alle ditte fornitrici per assunzioni e carriere. Non voglio dilungarmi in commenti: con quale spirito "correttivo" si applicava ai giovani traviati? Certamente nessuno, certa della loro "irrecuperabilità", come della sua del resto.Il barone della medicina siciliana, Matteo Tutino e il silente presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, condividevano, almeno in via di fatto, l'auspicio di una pronta uccisione dell'assessore, figlia del magistrato levato di mezzo, perché faceva troppo attrito alle camorrille della clientelare sanità sicula. La direttrice della sezione misure di prevenzione di palermo, Sivana Saguto ha commentato, intercettata nella sua macchina blindata, la partecipazione dei figli di Borsellino alla commemorazione del padre: "Manfredi non ha le palle, si commuove nel ricordare sua padre morto ventitre anni fa. E' uno squilibrato, anzi lo era fin da piccolo". La sorella Lucia è "una cretina precisa". Lei no, che mandava in giro la sua scorta con l'auto di servizio per le sue più banali commissioni domestiche, come fa la Finocchiaro per la spesa al supermercato, mentre l'utilizzo delle corsie preferenziali veniva abusato per superare la fila verso il mare in compagnia della sua amica Prefetto, Francesca Canizzo con l'auto di rappresentanza di quest'ultima. Come si saranno sentiti gli agenti delle scorte? Dei domestici a tutti gli effetti, anche se in pericolo di vita ( teoricamente, in questo caso ) e, casomai, ne avranno approfittato per chiedere qualche favore per se e per i propri figli. La vigilatrice Saguto è, su sua richiesta, sulla strada del trasferimento: ha chiesto Milano. Sull'Italia si effonde la ragnatela delle trame borboniche. Ma, prima di partire, ha trovato il tempo per telefonare al suo omologo alla sorveglianza presso il Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, per chiedergli una raccomandazione per suo marito ingegnere. Gli ha chiesto di procurargli un incarico, ricevendone la più scontata delle risposte nel generone romano: " i miei amministratori ( come il tuo autista e la tua scorta ) sono precettati a cercare qualcosa che vada bene per un bravo ingegnere di Palermo". La mafia non è l'unico cancro nazionale.

mercoledì 21 ottobre 2015

Revisionismi utilitaristici?

Benjamyn Netanyahu ha parlato al Congresso sionista mondiale di Gerusalemme e si è iscritto nei ranghi dei revisionisti storici, per avallare la sua politica di repressione del movimento, ma soprattutto del popolo palestinese. Il premier israeliano, si era accorto, ma aveva tenuto per se, che era statou il mufti di Gerusalemme dell'epoca, Haj Amin al-Husseini, a suggerire ad Adolf Hitler l'idea dello sterminio degli ebrei perché il dittatore nazista in realtà intendeva solamente espellerli, non diversamente da quanto avevano fatto gerarchie e potentati politici, spirituale e di fatto nel corso della storia europea. "Hitler all'epoca non voleva sterminare gli ebrei, voleva espellerli. Ma Haj Amin al-Husseini si lamentò, paventando la colonizzazione. "Se li espelli andranno tutti in Palestina" Il dittatore nazista, incerto, ha proseguito Netanyahu, chiese allora al mufti di Gerusalemme: "Cosa dovrei fare con loro?". La risposta fu: "Bruciateli". Risposta, in vero, in linea con il Corano, che contiene ad ogni Sura affermazioni del genere, alla fine dei versetti e che vengono sistematicamente espunte dai commentatori della "mitezza" dell'Islam. Ma questa volta Netanyahu ha esagerato nella rivistazione ad uso della sua politica attuale, dello sterminio dei suoi correligionari in Europa. Che le autorità religiose e politiche della Palestina, a quell'epoca, non fossero animate da sentimenti di accoglienza verso gli Ebrei non può essere negato e che, coerentemente con la loro dottrina, ne impetrassero la scomparsa, dato che sapevano che erano inconvertibili, è certo, ma che avessero un'influenza di indirizzo sui miti nazisti, è ridicolo e pretestuoso. per quale ragione la colta, ma barbarica gerarchia tedesca avrebbe dovuto togliere le castagne dal fuoco al Muftì di Palestina? Si è dissociato dallo sfrondone storico del suo premier anche il ministro della Difesa Moshe Yaalon, che però non ha rinunciato, goffamente, a ribadire le affinità fra i peggiori persecutori degli Ebrei e i Palestinesi di ieri e di oggi. "Ovviamente non fu Haj Amin al-Husseini ad inventare la "soluzione finale alla questione ebraica" - ha chiosato - . "La storia indica chiaramente che fu Hitler a dare il via e Haj Amin al-Husseini si unì a lui" e ha affermato che "gli attuali movimenti jihadisti incoraggiano l'antisemitismo e raccolgono un'eredità nazista". Da politico manipolatore ha cercato di dimostrare che "cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia". Esiste, sul piano storico una Fatwa preliminare delle autorità islamiche della Palestina, verso gli Ebrei di cui si paventava il ritorno in seguito alle persecuzioni in Europa, ma non dissimile da quello che si sarebbe esercitato verso i Cristiani se una loro "crociata" influenza sui luoghi santi fosse stata allora o fosse oggi ipotizzabile, come dimostra l'opera di desertificazione in corso delle più antiche comunità cristiane, col pretesto della risposta alle aggressioni energetiche recate a vaste aree dei territori arabi, dopo la fine della guerra fredda. Comunità, qualche decennio or sono, maggioritarie in alcuni luoghi sono oggi ridotte alla quasi estinzione, o alla riduzione in schiavitù, come la cronaca, ignorata e disattesa, attesta da tempo. Ma a tentare l'eliminazione dell'irriducibile etnia ebraica in europa, fu autoctonamente ed autonomamente il Partito nazional socialista tedesco.

Sussurri e "grida".

La legge Severino sull'inconciliabilità di pendenze penali e cariche pubbliche, non è illegittima, neanche in Italia. Le legge che aveva portato alla fine politica ( temporanea ) di Silvio Berlusconi, era stata messa in dubbio dal fustigatore dei costumi giudiziari fra Catanzaro e Salerno, poi approdato al Municipio di Napoli: Luigi De Magistris. La legge dunque è applicabile, ma 'o Sindaco è innocente. Le due sentenze compensative si sono succedute in poche ore a sancire l'eterna "ammuina" nazionale, per la quale le leggi sono inflessibili, contemplate, come "le grida" manzoniane.

Un paese di ladri prestigiosi.

Dunque, a Roma, anche l'ospedale israelitico privato sull'Isola Tiberina, ha usufruito di rimborsi non dovuti per centinaia di miglaiia di euro, che certamente non sono finiti nei laboratori ospedalieri, ma nelle tasche degli amministratori del nosocomio multispecialistico e molto costoso. Frequentatissimo, nonostante i prezzi praticati e solo parzialmente coperti dalle mutue, ecco che è stato colonizzato amministrativamente dai nostri predoni nazionali, affiliati in una vera e propria mafia, fatta di manierismi e di "buon gusto".L’ex direttore dell’Ospedale israelitico di Roma Antonio Mastrapasqua è agli arresti domiciliari imputato di truffa ai danni del Sistema sanitario nazionale. Avrebbe gonfiato i rimborsi delle prestazioni sanitarie, non propriamente un'originalità. Mal comune, mezzo gaudio: insieme a lui, altri sedici dirigenti, medici e operatori della casa di cura privata. Mastrapasqua, che ha ricoperto venticinque incarichi in consigli di amministrazione e collegi sindacali, all’epoca era anche Presidente dell’Inps e Vicepresidente di Equitalia ( inflessibile con gli insolventi ), ad esemplificazione delle pubbliche virtù e dei vizi privati della classe dirigente italiana, in ogni ambito nel quale siano mungibili dei soldi. Le ipotesi di reato sono falso e truffa. Tra i destinatati dei provvedimenti, figurano il direttore generale e amministrativo Tiziana D’Agostini, Gianluigi Spinelli, direttore sanitario nonché responsabile del Day Hospital, Mirella Urso, responsabile dell’ufficio controllo appropriatezza cartelle cliniche, Elvira Di Cave, primario del reparto di ortopedia, Pietro Aloisi, responsabile del servizio urologia, e Naim Nasrollah, medico chirurgo. E' stato disposto anche un sequestro preventivo per equivalente di 7,5 milioni di euro, somma pari all’indebita richiesta economica eccedente le prestazioni erogate dalla struttura. Poche bande sono così coese ed efficaci, perché rubano in forme grossolane e non in nome di un prestigio professionale di comune identificazione. Le indagini sui conti della struttura tra il 2006 e il 2009, hanno rivelato molti ‘interventi fantasma‘, il 94% delle cartelle cliniche è stato alterato per far risultare prestazioni più costose rispetto a quelle effettivamente erogate. Ricoveri al posto di operazioni in regime ambulatoriale. I filoni dell’inchiesta sono tre: oltre a quello che si concentra sull’alterazione della tipologia di interventi eseguiti fra i quali "spiccano" le biopsie prostatiche e tiroidee e la correzione dell’alluce valgo, per ottenere rimborsi maggiorati, ce n’è anche uno sulla modifica dello stato dei luoghi, della destinazione d’uso dei locali ospedalieri e delle attività sanitarie per mascherare lo svolgimento di attività irregolari oltre all'erogazione parziale, in carenza di autorizzazione, dei servizi di assistenza domiciliare. Un Paese di ladri prestigiosi.

La reiterazione degli effetti di un costume.

Ecco dunque perché il pampa-Papa straparla e vaneggia evangelicamente e politicamente parlando: ha un tumore al cervello! Così "rivelava" questa mattina il giornalino illustrato della destra di provincia, assemblato in QN: Il resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Allo scoop seguiva un editoriale del direttore figlio d'arte, quell'Andrea Cangini, discendente di quell'arido e cinico notista politico che è stato suo padre Franco, che direttore non fu mai, ma corifeo dell'ex organ house degli agrari e, per ultimi, degli zuccherieri, fu fra i più pedanti ed assidui. Pare che l'etica professionale del giornale che provvide a finanziare gli squadristi di Mussolini, all'epoca del liberalismo agrario, prontamente trasformatosi in fascismo dopo le lotte bracciantili ed operaie, ieri come oggi, abbia imposto al comitato di redazione di rendere edotti gli sconcertati reazionari e i pettegoli lettori, dello stato di invalidità del Papa. Il morbo - soggiungono - è benigno, ma, è implicito, la lucidità ne risente. Il QN è stato l'unico giornale ad uscire in prima pagina con la più smaccata violazione delle privatezza di una persona che si possa concepire e non è stato seguito, neanche in sede di commento, dagli altri quotidiani. Solo le pagine di gossip e i tele-radio giornali, si sono investiti del ruolo di megafoni di un "Dagospia" pretenziosamente paludato o delle smentite vaticane, che suonano deboli, per l'irritazione e l'enfasi dello smacco, a far intendere che quanto appalesato sia vero. Quando il pampa-Papa ebbe ad affermare che il suo pontificato sarebbe stato breve, sollecitò lo spirito di delazione della destra provinciale e, ancora una volta, il Resto del Carlino, in collaborazione con La Nazione, ha "scoperto" che il malato volava in elicottero a farsi visitare in Toscana, da uno specialista giapponese. Dovesse aggravarsi ed essere costretto a dimettersi, avremmo contemporaneamente tre Papi, una situazione sulla quale giocare per isterilire i fermenti, entro gli stretti ambiti della dottrina, del magistero della Chiesa sui fedeli e l'influenza diplomatica "eversiva" esercitata nel mondo intero. Una cafonata, comunque, degna di chi l'ha scritta. Per parte sua, la Chiesa avrebbe già pronta una profezia, attribuita a Malachia, per la quale "ci saranno tre Papi".

martedì 20 ottobre 2015

Le voci libere che la morte non spegnerà.

Jacqueline Anne Sutton, si sarebbe impiccata con le stringhe delle sue scarpe in una latrina dell'aeroporto Ataturk di Istanbul, dopo aver perso la coincidenza per l'Iraq dove dirigeva un'agenzia di stampa. Il suicidio per scoramento da mancata coincidenza è una offensiva giustificazione di un omicidio nei confronti di una avversaria di Erdogan e dell'Isis, suo alleato informale. La professione giornalistica esercitata con libertà ed indipendenza in un contesto levantino e mafioso, le è costata la vita, carpita in un banale momento in cui si è appartata ed è uscita dallo spettro delle telecamere che l'hanno lungamente ripresa durante le sue perigrinazioni all'interno del grande aeroporto, noto allo scrivente, sulle cui vetrate si stipano i nativi, bambini, donne e anziani soprattutto, per "vedere chi arriva", ignari o indifferenti dell'identità di ciascuno, nel crocevia delle spie dell'Orient express, dove, mischiandosi all'umanità ingessata degli astanti, la valorosa cronista inglese si è distratta ed ha pensato troppo a lungo di vivere una situazione di normalità, in un Paese preda della violenza islamica ed elettorale del frustrato presidente ed aspirante dittatore, in nome dell'Islam, per il dispetto di essere stato rifiutato in Europa, dove è bene che rimanga sulla soglia. A questo punto, ogni voce libera è avversaria. L'informazione, snobbata come inutile, è invece tanto potente da suscitare ritorsioni mortali, attraverso i buoni uffici di sicari annidati nei gabinetti. La morte di Jacqueline Anne Sutton, va a daccompagnarsi ed a sommarsi a quella di Anna Stepanovna Politkovskaja. Chi ha fatto uccidere la giornalista britannica aveva un movente grettamente personale, al quale attribuiva una grande, fondamentale importanza per sé e per il quale voleva chiudere la bocca e seccare la penna informativa; chi è stato ucciso coltivava un principio non negoziabile e non relativizzabile, compendiato nel semplice impegno quotidiano del suo lavoro, da solo in grado di far crollare il castello della propaganda.

lunedì 19 ottobre 2015

Eziologie.

Mentre il mondo occidentale scardina tutti i suoi presupposti, annacquandoli in un sinistrismo ghettizzatorio delle vaste classi popolari riformate, la Chiesa si "scristianizza", in bilico fra adesione all'indistinto e politica di confine. Il gesuitismo al potere è sempre meglio, molto meglio, del renzismo di rivalsa, recitato per imprese straniere, "per certi versi con sede in Lussemburgo". I conservatori della vecchia interpretazione dottrinaria nella Chiesa sono progressivamente marginalizzati, a cominciare dal Papa europeo, con denominazione europea: Benedetto Ratzinger XVI, mentre, alla sinistra del PD, mugugnano e brontolano, scandalizzati ma pavidi, tutti i vecchi catenacci del post comunismo. Fra destra e sinistra, ma soprattutto verso la sinistra, si agitano i ben pensanti grillini, in attesa che i due Guru decadano per salute o per età, nella prospettiva di un nuovo trasformismo. L'Islam popolare avanza nel vuoto lasciato dalle guerre di rimozione ma non di occupazione, perchè troppo dispendiose, nella logica dell'accaparramento e dello sfruttamento e, nelle ridotte delle periferie urbane di tutto il mondo, manifesta la sua vocazione sovvertitrice, ma in senso religioso e, se possibile, domani assorbitrice. Non andrebbe dimenticato che, nel Corano, ultima e quindi risolutrice rivelazione scopiazzata, l'amore fra gli uomini è citato, ma solo a patto che non siano infedeli, cioè npn sottomessi, altrimenti: odio a go-go. Eppure, camminando per le nostre strade, colpisce il numero dei musulmani in abito "talare" maschile e femminile, insieme a ragazzini su monopattini, bardati come un "coatto" statunitense, mischiati a incravattati impiegati di banca a signore prive di impegni e dedite al vagabondaggio commerciale, preda ambita non di satiri fumiganti, ma di ragazze, indigene e straniere, che fingendo di frequentare gli stessi scriditati negozi, le derubano con facilità pari alla loro disattenzione e pigrizia. Ad est, il lavoro delle emigranti serve alla spedizione di pasta e vini con i quali delibano i numerosi parenti, naturali ed acquisiti, delle valchirie nel corso della loro "terza vita", a beneficio di famiglie a sviluppo incontrollato, di abitazioni sempre insufficienti, delle conseguenze di separazioni e divorzi in situazioni di accentuata povertà. Emigrazione tecnologica che si avvale di portatili con i quali, dai luoghi privati di assistenza agli infermi, si connettono con la tribù autoctona remota, finanziata da loro, che, a sua volta, le rifornisce di farmaci prescritti dai medici post sovietici, pur avendo una regolare mutualità in Italia, che preferiscono non coinvolgere, tranne che in casi di ricovero, perché i medici d'origine conoscono la loro eziologia. Quella che, a poco, a poco, stiamo perdendo noi.

domenica 18 ottobre 2015

(In)varianze.

Nei territori arabi espropriati dagli israeliani in Palestina, sono ricominciati gli atti di avversione di civiltà, fra lo Stato di Sion e i legittimi occupanti dei territori espropriati. Non esiste un barlume di possibilità di convivenza e men che meno di assimilazione subordinata all'interno delle istituzioni formali e democratiche d'Israele, da parte dell'etnia araba inassimilabile per sua indole e tradizione, soprattutto nel segno di una rozza colonizzazione e occupazione del proprio territorio. Di quel territorio gli israeliani hanno fatto una florida seppur arida base d'attività, cosa che ai palestinesi, per nulla supportati dai paesi arabi petroliferi, non era mai riuscita. Nella nostra ottica italiana, la lotta a mani nude, con le pietre e con i coltellli, della popolazione civile palestinese è vissuta come una forma simile alla nostra resistenza, ma è diversa, è tutt'altro. Non credo che nelle contingenze storiche attuali i palestinesi abbiano qualche possibilità di liberarsi dei sionisti, ma se anche fosse loro consentito, gli sviluppi della libertà ripiegherebbero sulla società tradizionale che l'occupazione ha relegato in un ghetto ed umiliato nella prassi quotidiana. D'altra parte i contendenti non si curano di apprestare nessuna forma di dialogo che non sia inclusivo, nel senso della sottomissione alle proprie prerogative ed interessi: una dicotomia insuperabile. Ed ecco allora che la incompatibilità fra due civiltà autoctone accompagna la vita di generazioni di dominatori e di reietti, in un reticolo di strade lungo le quali si incontrano, senza degnarsi di uno sguardo, non solo arabi ed israeliani, ma un crogiolo di ben identificate civiltà numericamente minori, ignare, quando va bene, le une delle altre e potenzialmente in conflitto. Al di fuori dell'ipocrita melassa cattolica, l'incompatibilità sovrastrutturale fra i diversi esseri umani è irrimediabile e non ricomponibile se non abdicando, casomai a favore di un mediatore, alla propria identità. E' per questo che, senza un territorio proprio, normato da una comunità statuale e difeso da forze armate interne, si è condannati all'oppressione, come ben sanno gli ebrei che non possono sfuggire alla meccanica dicotomia, né se ne peritano, sul piccolo suolo della Palestina, e fungono, in queste circostanze, da oppressori.

sabato 17 ottobre 2015

Sotto le vestigia del mondo.

Il pampa-Papa ha espresso l'intenzione di decentrare, rendere orizzontale la Ecclesia, anche se il collegamento dei vescovi, con quello romano resta, ma quest'ultimo si porrebbe all'interno, casomai al centro, ma non al di sopra della comunità dei fedeli, pascolati dai loro eleganti pastori. L'influenza gesuitica, la sua sottigliezza politica, si avvertono nelle accelerate proposizioni di questo Primate che lavora nel suo studiolo all'interno di un albergo. Il demando alle realtà locali, oltre a rendere più stringente la "giurisprudenza" e le iniziative territoriali, si pone a presidio della pari e inavvertita opera di colonizzazione del suolo occidentale e principalmente europeo, dell'Islam, prima diffusivo e poi conquistatore. La laicità, mal conosciuta e mal praticata dell'occidente post-illuminista e, verrebbe da dire, post tutto, mette a rischio la sua prevelenza culturale, si espone all'assorbimento dall'interno delle sue strutture giuridiche e morali, che la massoneria ha pilotato al governo formale e, sotto traccia, al potere effettivo. C'è in questo lavorio ecclesiatico il rischio manifesto di un riemergere come forza effettiva delle religioni e del clericalesimo, in competizione, ma temporaneamente in combutta, potenzialmente bellica, con il verbo di Maometto, dopo l'affievolimento degli "errori" denunciati nel Sillabo, del liberalismo - ormai troppo democratico e pecoreccio - e del comunismo, riposto fra le riserve storiche. L'Islam si insinua nelle ridotte del globalismo finanziario in crisi, si alimenterà dell' altrui democrazia e dei suoi diritti - concetti sconosciuti agli islamici e la Chiesa che conosce queste dinamiche e queste metodiche si pone alla riconquista di un mondo conteso perché troppo confuso. E' chiaro che, così facendo, il pampa-Papa alimenterà la fronda interna e potrebbe provocare uno scollamento orizzontale dei comportamenti dei Vescovi-feudatari ( Conti )in giro per il mondo, estranei all'Ordine nato per tutelare il Papa e la Chiesa nella sua missione terrena "perinde ac cadaver", eletto straordinariamente dallo "Spirito Santo" a sostituirsi all' entità che è chiamato a tutelare, in una lettura allegorica, non immaginifica e meravigliata, delle dimissioni di Bendetto XVI. La Chiesa è spesso un cenacolo per iniziati ai suoi vertici e, a scalare, nelle sue diramazioni, ma continua a praticare il pensiero "occulto ai profani" e ad indirizzare "misericordiosamente" le sue trame diplomatiche, politiche e sociologiche, in forme non immediatamente evidenti e, soprattutto, più sottili e lungimiranti di quelle dei patetici, anche se potenti, profani, investiti in forme variabili di ruoli istituzionali. Per questo la "Provvidenza" ne ha tutelato la sussistenza per duemila e quindici anni e "senza che ce accorgiamo" continua a soccorrerla e ad indirizzarla nei tanti medi evi di cui sono imbastite le non originali vicende storiche.

Prospettive e proiezioni finanziarie.

Quindici milioni di euro erogati in tre giorni ad una società con sede all'estero da Unicredit, per interessamento di Fabrizio Palenzona, l'elefantiaco dirigente inquisito per mafia. Ebbene, l'intreccio fra aziende di dubbia reputazione, mafia nostrana e russa è una triangolazione massonica in pieno stile. Il dirigente affiliato, la sua consorte russa a fare da tramite con l'oligarchia post sovietica e l'intreccio delle logge massoniche meridionali, che sono la vera e sostanziale holding della mafia, che delega ai picciotti o agli n'dranghetisti molti denari e il prestigio violento presso il volgo, hanno composto il puzzle, di non difficile scomposizione e decifrazione. Bisognerà verificare la volontà di analizzarlo e di ridurlo a brani per colpire le persone che se ne sono servite. Fra queste, in primo luogo Fabrizio Palenzona, che, poco dopo la concessione del mutuo, è diventato o meglio è stato nominato amministratore delegato del gruppo estero, pur mantenendo la sua dirigenzialità in Unicredit. La prospettiva di uno scorporo totale delle attività italiane di Unicredit, che trasmigrerebbe, come gruppo italiano, solo sui mercati esteri, potendo valersi delle cointeressenze massoniche in tutto il mondo, non parte sotto buoni auspici: la maldestra faciloneria italiana potrebbe dar luogo ad uno scoppiettio di scandali, rigorosamente made in Italy, in tutto il mondo, mettendo a repentaglio la solidarietà e la copertura fra "fratelli e cugini". Unicredit si propone come sponsor ufficiale non solo della Champions League, ma di ogni sorta di polpettone finanziario di comodo in giro per il globo terraqueo, in forme anonimamente disinvolte, veicolo spurio degli interessi custoditi dalle austere logge britanniche, in una concertazione che veicola in gioco tutte le mafie finanziariamente importanti. Una lievitazione di dimensioni della quale Fabrizio Palenzona è l'icona più confacente. Il riformismo renziano sta per conoscere una nuova tornata di annunci mediatori e vuoti di contenuti, proclami da non ascoltare né prendere nella minima considerazione se non fosse per la natura compromissoria degli italiani, alla quale faranno da sponda e supporto i buoni uffici di privati sodalizi screditati, ad esempio i sindacati. Questi cascami di una straccioneria ormai conclamata vanno lasciati decadere nella non considerazione delle persone d'intelletto e buon senso di sé. E' la forma pecoreccia del levantinismo nazionale che si effonde sul gregge mentre lo tosa.

mercoledì 14 ottobre 2015

Parlando d'altro.

Il pampa-Papa ha chiesto oggi perdono per i peccati commessi in Vaticano e a Roma. I peccati romani, a mio modesto avviso, non lo riguardano, altrimenti non si capirebbe perché abbia omesso i peccati dell'ex capitale morale d'Italia, quella Milano che invece è una ciofeca di tangenti e di mafie, importate e autoctone. Sono attese le impetrazioni di perdono del vescovo Scola. Il Papa e i vescovi non rivestono più una funzione temporale. Ma poi chi dovrebbe perdonarli? Il Signore Iddio? Le masse devote? Parlando dello scandalo concettuale ripiega sulla condanna biblica di colui che dà scandalo, al quale non basterà la condanna terrena ( quando ci sarà ) ma verrà annientato dalla vendetta divina. Renzie, dopo aver preannunciato secondo lo stile di Juan Domingo Peron, che aumenterà il circolante esentasse ( è solo per una fobia ignorante da evasori che gli italiani operano fra i 950 e i 990 euro ) per una cifra compatibile con i piani di rientro eterno dal debito. Ottanta euro ai poveracci, tremila euro ai piccoli evasori quotidiani, tutto molto mediatorio, italiano e democristiano. Tutti, ogni giorno, parlano a vanvera e ripropongono il loro mantra. La Lega è un partito di ladri e, a pensarci bene, non poteva essere altrimenti: popolareschi e ignoranti non possono non ambire all'arricchimento privato, attraverso la depredazione delle casse pubbliche. Le azioni della magistratura sono "contrasti, se non attacchi" politici. Prima dei processi e delle sentenze tutti si cautelano dagli effetti delle indagini sul popolaccio della cui sete di sangue e di patiboli hanno alimentato i sentimenti, loro sì verso i concorrenti politici, senza investire su un futuro onusto di gloria ma povero di sostanze private, per cui: carpe diem! Meglio:arraffa, arraffa! Oggi il Senato ha votato il suo suicidio assistito, assistito dagli accordi di concambio presi, prima della "storica" decisione, che manda in soffitta una Costituzione certamente da riformare per il venir meno dei presupposti storici di quella in decomposizione, ma che si sarebbe dovuta modificare alla luce della scienza giuridica, in maniera da salvaguradrne i caratteri di garanzia, che, indifferenti all'efficienza economica, impedivano ai minoritari di governo - quali che possano essere - di fare il bello e il cattivo tempo. Il vecchio comunista già Presidente della Repubblica ha tessuto le lodi della dissoluzione di una Costituzione nella quale aveva visto un possibile veicolo per il conseguimento legale del potere e, non riuscendoci, è lieto oggi, con lo stesso realismo perdente di ieri, di veder disgregata. Avremo Governi e parlamentari agli ordini del piccolo imperatore centroeuropeo, tenuti al guinzaglio dai sensali elettorali dei partiti.

domenica 11 ottobre 2015

Grossolani errori d'approccio.

Nella caduta del Sindaco Marino, a Roma, non hanno giocato solo i giochi politici e affaristici, le clientele mai sazie e i conformismi di facciata atti a sollecitarle. Un peso importante è stato esercitato dal vaticano e dal papa in persona. E' chiaro che, intorno o dentro quel mondo, giocano interessi ed ambizioni, ma è altrettanto chiaro che Marino avrebbe dovuto ignorare la Santa Sede, demandandando ai suoi uffici di segreteria i rapporti, senza accettare inquinamenti delle competenze di un sindaco di una capitale in uno Stato laico. Laico vuol dire semplicemente agnostico, nell'amministrazione e nella politica, dopo di che la Chiesa istituzionale faccia i suoi interessi, ma smetta di considerarli intrisi della secolarità che le fu sottratta militarmente. Invece, ad onta di tante chiacchiere misericordiose, è il Papa il sindaco di Roma. Se Marino se ne fosse semplicemente estraniato non avrebbe ottenuto, nella peggiore delle ipotesi, un risultato diverso. Invece, pur condizionato dall'eterogeneità del suo partito e degli interessi inconciliabili che democristianamente vi albergano, eccolo dichiararsi cattolico, ma poi, con la sua sensibilità di medico, non curarsi dei principi inderogabili, se non suffragati scientificamente. E questo per la Chiesa di sempre è un altro principio inderogabile di carriera e di disgrazia, che purtroppo le è ancora arrogato dalla flebile e "cattolica" classe dirigente italiana. Se fossero solo principi, inderogabili o non, avrebbero fatto la stessa fine del celibato inteso solo come impedimento a sposarsi o come l'interpretazione del "lasciate che i bambini vengano a me..", ma quel che resta inderogabile è che ciascun eletto, senza vincolo di mandato, possa interpretare e sviluppare i contenuti che gli sono propri o che gli sono stati demandati in rappresentanza. Saranno le successive consultazioni a confermarne o smentirne la validità...democratica, quanto meno. Ma questo, volere o volare, è il discrimine fra politica laica e politica religiosa. Quest'ultima avrebbe dovuto semplicemente essere ignorata nell'azione amministrativa, anche a costo di iniziali, forti difficoltà.

Il pentolone.

L'intifada è ricominciata in Cisgiordania e a Gerusalemme. donne e ragazzi prendono a coltellate gli israeliani o tirano loro dei sassi e i privati armati, in alternativa all'esercito, li uccidono senza esitazione. In Turchia è evidente che il Presidente aspirante dittatore, Erdogan, dirotta i suoi aerei per colpire gli alleati curdi che combattono l'IS. Da quando il partito nazionale curdo ha superato lo sbarramento del 10% non ha più avuto pace ( Erdogan e i Curdi ) ed è riuscito a riconvocare il popolo alle urne per il prossimo 1° Novembre. Nel frattempo, ogni volta che il partito curdo organizza una manifestazione, il numero dei morti, coinvolti in attentati, aumenta, fino alla strage di ieri. Ai confini occidentali dello Stato russo continuano endemici i combattimenti, mentre i bombardamenti e i lanci di missili dalle navi, concorrenti con quelli occidentali, appoggiano l'offensiva di terra dell'esercito di Assad e mettono sulla difensiva i ribelli filo-occidentali. I doppi e i tripli giochi, le riserve mentali, in una parola l'intelligence, sono tornate dominanti in uno scacchiere lacunoso e smandrappato. L'attentato alla stazione di Ankara ricorda, per il luogo e per il numero dei sacrificati, quella alla stazione di Bologna. I moventi non saranno mai resi noti nell'un caso come nell'altro e le interpretazioni saranno strumentali agli interessi politici dissimulati degli attentatori. In Israele, nell'Israele coloniale che si propone di espellere metodicamente e sistematicamente i Palestinesi dai loro storici insediamenti, dei quali gli Ebrei erano soltanto visitatori-ospiti temporanei, condannati come sono all'itineranza ogni qual volta il clima si faccia ostile. Ma ora c'è di mezzo uno Stato e da oppressi e cacciati sono diventati naturalmente oppressori. Il loro Stato è forte, non solo per i sofisticati armamenti, ma per la sua organicità politica con gli Stati Uniti, di cui costituiscono il baluardo in loco. Ma la politica meno uniforme di Barack Obama, gli accordi con gli iraniani sul nucleare, hanno rinfocolato l'atavica paura dell'isolamento e della persecuzione e reso più radicale, minuto e occasionale il confronto sul terreno. In Italia, la dissoluzione politica e morale si esercita, non diversamente che per il passato, ma in uno scenario di abdicazione e sgretolamento in un contesto europeo che non è neppur certo che sia disposto ad accoglierla, tutta intera, così come si presenta. La drammatizzazione riguarda ormai soltanto lo specifico evento, la realtà amministrativa locale, mentre interi rami del parlamento votano la propria abrogazione, certamente non in cambio di nulla. Il pentolone ha ricominciato a ribollire; gli ingredienti sono gli stessi dal 1800, con sett'antanni di cesura statica equilibratrice. La pace relativa è già stata sconvolta e il disordine guerresco chiama proseliti.

sabato 10 ottobre 2015

La politica dei muretti.

Il Circolo Atlantide, ospitato da anni nel cassero di Porta Santo Stefano, a Bologna, ha subito una rimozione forzosa e la muratura dell'accesso, dell'ex Comando di zona dei vigili urbani, trasformato in un diurno, prima di diventare la sede informale del Bologna social forum. Gli sfrattati, ultimi in ordine di tempo ad averlo occupato, si sono lagnati della sensibilità del Sindaco etilico alle pressioni dei residenti del quartiere Santo Stefano, che, a loro dire, speculava sul risentimento borghese verso la pubblica manifestazione dell'appartenenza al mondo gay e lesbico organizzato di coloro che ne avevano preso possesso. Io non credo che siano state decisive le eventuali lagnanze di alcuni residenti: troopi anni sono trascorsi dal primo insediamento. Piuttosto, le pressioni a porre fine ad un'illegalità sopportata per molti anni, devono essere venute dalla spuria maggioranza piddina e il Sindaco neurolabile ha ceduto di schianto. Io penso che le immagini del trasporto sul marciapiede degli occupanti sia stato una manifestazione triste e che gay e lesbiche adulti abbiano diritto al riconoscimnto della loro soggettività. Il gesto dell'amministrazione bolognese, contraddittorio apparentemente con le sceneggiate celebrative, conferma l'intrico dei soggetti all'opera sul fronte politico e legislativo e l'antica consapevolezza che il senso delle decisioni politiche è da ricercarsi nella forza dei soggetti che le esprimono o che le subiscono.

E se tornasse a fare il medico?

L'elemento vaticano nella vicenda del Sindaco Marino è ben attivo nel contesto della sua rimozione. Mentre il Sinodo sulla famiglia discute sulla comunione ai divorziati-risposati e sulla famiglia gay, il buon chirurgo aveva forzato la mano, officiando numerosi matrimoni fra omosessuali, prima che, come a Bologna, il Prefetto, su ordine del Ministro degli Interni, requisisse i registri civili. La Chiesa vuole mettere l'imprimatur su ogni controriforma e il PD è ambiguo e ondivago. Lo stesso ministro degli internucoli che ha già presentato il suo candidato al commissario vaticano per il Giubileo. Il pampa-Papa predica misericordia, ma verso Marino non l'ha esercitata. Del resto il sindaco travicello aveva presenziato al convegno sulla famiglia di Philadelphia con le credenziali di officiante di riti disapprovati da Santa Madre Chiesa, di autoproclamatosi cattolico, come aveva sottolineato il Papa in aereo. Forse, il buon chirurgo pensava che la sua equidistanza dalle diverse concezioni presenti in una città di tre milioni di abitanti, lo ponesse nella condizione di interagire fra le lobby e, anche in questo, ha dimostrato quali fossero i limiti della sua astuzia e le debolezze della sua ingenuità. E se tornasse a fare il medico, professione ben più qualificata, utile e importante di quella di Sindaco di una Suburra? Quando ci si lascia veicolare dagli intrighi politici o di qualsivoglia altra conventicola d'interessi, per il proprio tornaconto, non è più possibile. Comunque non tema il buon chirurgo: sarà ricomposto con cura. Ha troppa merda da spargere nella bisaccia.

venerdì 9 ottobre 2015

L'Italia reale.

la vicenda del Sindaco Marino, a Roma, è un ulteriore, inosservato smascheramento della mitomania menzognera di Matteo Renzi. Il catapultato - solo in questo senso, Marziano a Roma - chirurgo ( ce ne sono in politica, quasi quanto gli avvocati, a testimoniare le strette affinità politiche e affaristiche della sanità in Italia ). Dietro le quinte, senza mai immerdarsi nella claoca romana, lui che di cloache minori aveva comunque esperienza, ha congiurato, da segretario del comune partito, contro il suo Sindaco nella capitale, che, improvvido, aveva propagandato la "rottamazione" della corruzione romana, sull'afflato pubblicitario del suo mentore fiorentino. L'esito della rottamazione, esclusivamente costituzionale, di Matteo Renzi è sotto gli occhi di tutti coloro che lo voglione vedere, mentre la corruttela romana è tornata a giustiziare un Don Chisciotte, troppo furbo, ma semplicemente incongruo al potere reale, puzzolente, così com'è. Se il "partito della nazione" dovrà passare la mano a Roma, sarà per un ridosaggio del malaffare redistribuito, ma se perderà le elezioni nazionali, dopo il 55% per legge alla coalizione vincitrice, si accorgerà di che cosa avrà combinato. A meno che - come è probabile - non ci si passino le commesse burocratiche e finanziarie orizzontalmente - o la politica residua non diventi un otto volante di scippatori, in attività o in pausa. In due anni si è riusciti ad accantonare nella mafiosissima Roma un'altra amministrazione, dopo il saccheggio indiscriminato di Alemanno, il biennio in Regione della Polverini e dei suoi assessori arricchitisi tutto d'un colpo. Questa Italia reale, è Europa?

Roma/Costantinopoli.

Marino lascia, ma lascia male. La sua legittima volontà di denunciare il sottobosco malmentoso delle raccomandazioni di personaggi arrestati per "Roma Capitale" da parte di esponenti di primo piano del PD, in servizio ed in apparente quiescenza, sarebbero preziose, eppur scontate, se non fossero il tentativo di un soggetto consimile, se buttato a mare, di ricoprire di merda anche gli altri. Quando figure della politica affaristica si trovano nella condizione di sembrare le uniche pecore nere di un gregge sbiancato, fanno chiaramente capire di essere pronte al "muoia Sansone (sic!) con tutti i filistei". "Non voglio finire così, mi dovete trovare una posizione acconcia". E così sarà. Intanto, ieri sera, l'untuoso carrierista democristiano Angelino Alfano, ha mandato il suo candidato, europarlamentare e figlio di ministro, Antoniozzi, a farsi benedire dal commissario del Giubileo straordinario, Mons. Fisichella, nove a dieci, un altro raccomandato. Il pampa-Papa, Vescovo di Roma, non è contrario, si era capito. Mala tempora currunt, o meglio, continuano a correre. E' Europa questa? Non è di sicuro la grande Roma della civiltà classica.

giovedì 8 ottobre 2015

Levantinismi.

Marino dunque lascia. L'hanno mollato tutti, fra gli ultimi anche il Papa al quale aveva cercato di accodarsi, che non gli ha risparmiato la ripulsa. E' stato travolto da un malaffare endemico, ma rivelato in funzione di un regolamento di conti del quale lui è stato il capro espiatorio. Per parte sua, è stato un elemento del gioco clientelare, catapultato in un ruolo per lui - estraneo - ingestibile, raccolto dopo aver ottenuto il primariato a Palermo, dopo una congiura per la rimozione di Marcelletti ed essere stato candidato alla direzione del Centro trapianti di Bologna, dove non approdò per la rivolta compatta dei medici del Sant'Orsola. Eccolo dunque ad improvvisarsi Sindaco di Roma, a fare da Re Travicello mentre infuriavano le ruberie e le clientele, rimanendo invischiato in profittevolezze di parcheggi e di pranzi pagati, che fanno sorridere rispetto al magna-magna burocratico della capitale. Roma commissariata per corruzione, come Reggio Calabria per mafia. E' europa questa?

Mentre volano gli stracci.

Quattrocentomila persone da identificare ed espellere. Chi si ribellerà, anche se non commetterà reati, sarà incarcerato e poi espulso. Si stimano in quattrocentomila i migranti senza documentabili situazioni di persecuzione politica. Chi si troverà in quest'ultima condizione sarà accolto. Chi fa la fame in conseguenza di guerre energetiche dell'occidente, tornerà a morire di fame, lui e i suoi congiunti. Fra i "politici" quanti saranno coloro con un pedigrée ostile non solo agli interessi dei governi dai quali fuggono, ma anche su posizioni, di rimbalzo, non utili, non conformi alla politica italiana e, casomai, europea, in rapporto ai loro Paesi di provenienza? Nessuno, è presto detto. Da questo marasma non si esce, le ragioni morali saranno accantonate e ne parlerà solo il Papa, riaffermando il Vangelo, ma speculando propangadisticamente su ciò che sa che non può essere di questo mondo. Intanto siamo tornati all'Ottocento, con le scomponibili Triplice Intesa ( che non è il gruppo bancario ) e la Triplice Alleanza, con un affollamento dei caccia bombardieri sulle zone destabilizzate, da non aver avuto eguali neppure durante la seconda guerra mondiale. Mentre volano gli stracci.

Tutti d' un pezzo!

L'Italia bombarderà l'IS. Lo zio Sam l'ha ingaggiata. Cercava di farlo in camuffa, ma la libera stampa l'ha sputtanata. Ha negato anche l'evidenza. Le due cooperanti italiane, rapite l'anno scorso, sono state rilasciate contro un riscatto di 11mln di dollari. L'Italia ha sempre negato di pagare riscatti. E' stata più volte sputtanata da inglesi e nord-americani. Paga somme ingenti, invece, anche ai Capi-fazione in Libano e ovunque sia impegnata in cambio della pace sul campo e in funzione assicurativa contro gli attentati sul suolo nazionale. Quando è impegnata, obtorto collo, in operazioni belliche sotto il comando alleato, viene ritorsivamente colpita. Che questo avvenga di rado e non avvenga quando le nostre truppe operano in autonomia, è rivelatore. La propaganda ufficiale parla allora di merendine e giocattoli non esplodenti ai bambini e di ospedali da campo. Ne sanno qualcosa i Medici senza frontiere e Emergency, i cui nosocomi sono periodicamente smantellati dai raid statunitensi. Idem con patate da parte degli israeliani in Cisgiordania. Insomma, l'Italia c'è e non c'è, come quell'Avvocato Azzeccagarbugli che, alla mensa dei signori del suo territorio, assentiva ai potenti e ammiccava ai convenuti, facendo loro intendere che sarebbe stato dalla loro parte se si fossero messi in condizione di comandare o, per lo meno, di influire. Il Genus - non è un errore, non volevo scrivere genius - nazionale, così ben sottolineato da Manzoni, è immutabile e solo la geo-politica induce gli alleati-sopportati, perché ce li siamo trovati e dai quali traiamo benefici, a "valersi" di noi. C'è da dire che se un capitano Cocciolone dovesse essere abbattuto con la fionda, stavolta andrebbe arrosto, comè toccò al pilota giordano e, all'italiana, rimpiangerebbe gli sganassoni rimediati negli ormai lontani anni 1990-1991, sul fronte iracheno. In compenso abbiamo i due fucilieri di marina che stanno palesememnte scontando la pena prima dell'accomodamento. Uno è già in libertà per ragioni di salute, l'altro si ammalerebbe se la recidività epidemica non fosse troppo scoperta. Così vagoliamo coerenti lungo le strade del mondo, attenti alla speculazione e all'accomodamento.

mercoledì 7 ottobre 2015

Post consumismo.

Per chi ha conosciuto la Banca-istituzione, nella quale apparati di funzionari usurpatori di una qualifica assente nel diritto civile, si succedevano, di raccomandazione in raccomandazione, nell'interpretazione del ruolo sacrale creditizio, la banca attuale, nela sua versione retail, appare come un mercatino rionale, non dissimile, nelle sue metodiche e nei suoi obiettivi da una rivendita di ortaggi. Il mezzo - obsoleto - di veicolazione dei bisogni indotti è il telefono: ad ogni ora le telefonate si succedono a mitraglia e si ricevono,. al ritorno a casa, ad ore da delirio giuslavoristico e remunerativo. I direttori sono coinvolti nella veicolazione di cravatte e altri articoli di abbigliamento. Il costume sta rapidamente involvendo verso manifestazioni della mia infanzia: la sporcizia tracima dai bidoni della raccolta differenziata, la fretta senza senso e scopo nevrotizza le residue relazioni, dai finestrini delle automobili riemergono le antiche corna desuete in un mondo di cornuti indaffarati, il clacson ritorna a scandire i ritmi del traffico. Il passeggio è sempre più promiscuo, agli antichi poveri indigeni si sono sommati gli immigrati, i mendicanti, distinti far coloro che hanno perso il loro approdo e i professionisti delle società arcaiche, il traffico si fa sempre più congestionato per il restringimento di vie già strette di loro, in città medievali, per favorire un passeggio di malvestiti. Non ci sono ancora, per ora, i camioncini sopra i quali improvvisati banditori vendevano presunte leccornie tossiche, ma i bar e le tavole calde del Centro riservano sapori stantii, tutti uguali, e mattonelle di difficile digestione, segno che il grossista è il medesimo e che cambia solo la scenografia, deturpata dalla folla dei manducatori da quattro soldi. Anche la signorile professione del cuoco ha conosciuto il suo ridimensionamento nell'anonimato di un mercato massivo; con dieci o dodici euro tanti mangiano merda, pattumiere indifferenziate della società post consumistica.

martedì 6 ottobre 2015

Fusioni suggestive.

I lavori vaticani sulla famiglia proseguono. Il Papa ha fatto coming out? Il presidente del Sinodo ha chiesto agli omoessuali di dichiararsi prima dell'apertura dei lavori? A ben pensarci queste ripartizioni morali appartengono ad ogni consesso, comunità o associazione e concorrono, sotto mentite spoglie, a determinare i giudizi, le prese di posizione, le decisioni. Nel farlo, la mascheratura passa inosservata, come, del resto, per ogni altro pubblico atteggiamento, assunto, conservato e difeso dall'indagine introspetrtiva degli astanti, anche loro, in un verso o nell'altro, non esenti da peccato. Il mondo dell'editoria, in un Paese di non lettori, si concentra e la Mondadori della famiglia Berlusconi assume il ruolo di fagocitatrice di cultura, da quella d'accatto a quella qualificata. Tutte le catene librarie vanno appaltandosi e ormai il 40% della cultura accessibile fuori dalle aule scolastiche è in mano ad un unico editore. Più che un'influenza palese sulla linea editoriale, che probabilemnte non ci sarà perché è interesse primario vendere e l'influenza dei libri sull'opinione pubblica nazionale è trascurabile, si rimesterà nel calderone del mercato transnazionale per cedere il network, comunque prestigioso e vario, a qualche grande imprenditore dell'editoria straniero, come, del resto sta rapidamente avvenendo in ogni ambito industriale e commerciale in questo sventurato Paese, nel quale la borghesia è pavida e traditrice. Non è neppur detto che la soluzione finale, ovvia e scontata, rappresenti di per sé un male, un peggioramento, ma certamente il fenomeno editorio si inscrive nell'internazionalizzazione finanziaria e diffusiva del mondo contemporaneo e, in questo senso, la linea editoriale dominante risulta già trasparente. Per fortuna si salverà l'Adelphi, che del Gruppo RCS faceva parte e che tornerà invece nelle mani del suo mentore e fondatore. Dovrebbe, nella sua posizione di nicchia, ma in grado di costituire una biblioteca privata da sola, accentuare il suo spirito critico e la sua qualità letteraria. Il gregge non legge o cerca conferme, lessicalmente non sconvolgenti perché ignote e la strenna natalizia si presta al meglio alla bisogna. Che c'entra il Papa in codesto contesto? C'entra, perché anche lui, nella involutiva ( vedrete ) riaffermazione del dogma, cerca di dinamizzare l'Evangelio, proletarizzarlo e diffonderlo, ibridandolo superficialmente con tutte le varietà di sotto culture e di costumi da sempre vigenti e sottostanti alle umane genti, in un generico spirito di misericordia sospensivo del giudizio. Che, al momento opportuno, tornerà a calare sul capo degli "estranei" che se ne siano fatti suggestionare.

All'opera miei Prodi.

Il risiko bancario sta per conoscere un tentativo di riposizionamento politico e affaristico, tarato sui soggetti deboli e poco rappresentativi, ma comunque dominanti per i rapporti, da nessuno delegatigli, con i poteri forti europei. E' in cantiere la fusione fra il Gruppo Intesa, di prevalente influenza cattolica con Unicredit banca, di ferrea dirigenzialità massonica. Non è nulla di nuovo, se non una riedizione dell'accordo che legò alla Banca romana, nobili pontifici e nobili sabaudi. Da trent'anni si parlava di un'intenzione unificatrice delle tre banche d'interesse nazionale: il Banco di Roma, la Banca commerciale italiana e il Credito italiano. Poi, la liberalizzazione ci ha messo la coda. La Comit è stata punita per le sue pretenziosità creditizie, sciolta e data in pasto ai cattolici del lombardo-veneto, il Banco di Roma fu novato nella Banca di Roma, fuso con il Banco di Santo Spirito, utilizzato in funzione di aggregazione e di salvataggio del Banco di Sicilia e della Bipop-Carire. In cambio della sua presenza in aree non scelte e non particolarmente praticate, le autorità amministrative locali chiesero ed ottennero da Cesare Geronzi la creazione inutile di due Centri-servizi: uno a Campobasso, in Molise, per trecento avellinesi (sic) sponsorizzati da Ciriaco De Mita e uno impetrato dall'allora sindaco di Reggio Emilia Elena Spaggiari, all'incirca della stessa entità. Poi, quella che sembrava, per i tempi, la maxi fusione fra Banca di Roma e Unicredit banca, con spostamento progressivo degli affari dell'Unicredit all'estero. Ora, sotto l'egida riformatrice del grullo di Rignano e nell'ottica di una ulteriore, aggiornata ripartizione dei capitali e dei connessi interessi, ecco profilarsi l'uscita dell'Unicredit dal mercato nazionale, il conferimento del suo 30% di portafoglio Italia al Monte dei Paschi di Siena, anemica espressione del PD...toscano e il minestrone fra le tre entità egemoni del mercato creditizio domestico, di cui solo due, di marcata impronta catto-comunista, si sarebbe detto un tempo, a presidiare il potere del PD e di Renzie, in uno scenario complessivo di decadenza. La deindustrializzazione del nostro Paese, condotta alle conseguenze più nefaste negli ultimi anni, sotto la regia impropria di Giorgio Napolitano - come ha ribadito proprio ieri, Maria Elena Boschi, Ministro delle riforme - rilancia in forme volutamente mascherate, quanto evidenti agli addetti ai lavori, il clientelismo finanziario nazionale, senza però negare o trascurare quanto residua di attività economiche nelle aree sviluppate del nord Italia. All'opera miei Prodi, verrebbe da dire, dopo l'uccisione del padre. Nella parte mediana del sistema, ingranditasi negli ultimi vent'anni attraverso una serie di acquisizioni parziali di rami d'azienda ceduti o di piccole banche provinciali, si annunciano rimpolpamenti sulla falsariga di quelli già praticati e se, per la Banche popolari, si prevedono fusioni incestuose col solito corollario di spartizioni dei posti di potere e d'influenza e, purtroppo, anche del riposizionamento sindacale nelle nuove società, la galassia della finanza domestica è sempre più attratta da un centro di gravità spugnoso nel quale dovrà avere l'abilità di mimetizzarsi. Ci tornerò sopra.

domenica 4 ottobre 2015

Il sipario strappato.

Dopo la pubblica dichiarazione del Monsignore del Sant'Uffizio, che ha anche presentato il suo amore omosex alla famiglia umana, cominciano a fiorire, in coincidenza del Sinodo sulla famiglia, le dichiarazioni di preti licenziati per lo stesso motivo da questo, ma non da quell'altro Vescovo, a far intendere come siano decisive le sensibilità individuali o i momenti politici della Chiesa o quando si incappi nell'appartenente all'una o all'altra corrente. Mi sembra uno scenario credibile. Questa mattina su Repubblica, un prete spretato in Sardegna, racconta di come sia stato mantenuto in servizio come co.co.co. per alcuni anni, prima di essere lasciato in strada. Si, perché per il prete, la vita sacerdotale è forse iniziale rifugio, poi costrizione e dipendenza, senza la quale, però, avrebbe molte difficoltà a vivere. Quando smette di salmodiare per il pubblico, casomai perché costretto e ristretto per troppo tempo, scatta la ripulsa, ipocrita e tardiva del Sinedrio, dato che non potevano non conoscere la sua situazione e, per aver violato il patto implicito d'omertà, viene scaricato in strada. Ormai, se ce ne fosse stato bisogno, le pubbliche dichiarazioni dei colpiti, a cominciare da quelle degli abusati da bambini o ragazzi dai sacerdoti, hanno definitivamente squarciato il sipario della rappresentazione devota ed è opportuno che cada definitivamente, senza consentire di rammendarlo e riproporlo come se niente fosse stato e l'unico riferimento per il pubblico "devoto" dovesse ritornare ad essere la scenografia e il copione recitato alla riapertura del sipario strappato.

sabato 3 ottobre 2015

Il dibattito sui massimi sistemi, in versione mignon.

Domani si apre in Vaticano il Sinodo sulla famiglia 2, dopo che il primo si è sciolto senza raggiungere un risultato condiviso, neppure a maggioranza..qualificata. Da questo di dedurrebbe che le famiglie, come le lobby, sono molte e che si alleano solo per interesse, tattica o strategia. Personalmente non me ne importa nulla dei lavori di un'accolita sinodale, sono solo curioso, ben mettendo nel conto politico, il peso, l'influenza, non sulle convinzioni reali o sui comportamenti sotto traccia, di consimili ideologiche e filosofiche interpretazioni e sanzioni. Non si erano accorti, presso la Congragazione della fede, già Sant'Uffizio, diretta da Joseph Ratzinger di ospitare un infiltrato, una spia sottile, un dottore in teologia, non tanto della sponda opposta, perché gli ipocriti fanno la differenza, quanto un "irresponsabile" propalatore della realtà, in un ambiente nel quale gli omosessuali sono di casa, non foss'altro perché è una società di soli uomini. Nei conventi femminili, la storia si ripete. "Irresponsabile", perché non ha continuato a tacere, ha presentato il suo compagno e ha pianto, sospirato, inveito contro un mondo di cui ha fatto parte dal 2003 e nel quale ha nascosto le sue inclinazioni. Mi diceva una signora polacca, un tempo docente di chimica nelle scuole superiori in patria e costretta dalle circostanze a fare la badante in Italia, dopo essersi pensionata, che la Chiesa nel suo paese era una Chiesa, potente, arrogante, che ostentava auto di lusso ed i cui membri avevano spesso amanti pubbliche e talvolta anche famiglie di fatto con donne non sposate. Non so se questo cattedratico di una materia inesistente e, quindi, tanto più filosofica, quanto più convinta di frustrata, trascendente verità, sia un'espressione scontenta di un costume altrimenti accettato, altrimenti, purché diffuso, condiviso, inespresso con le parole. Dalla sua ha che ha subito affermato che, adesso, si cercherà un lavoro, dato che è stato privato dell'insegnamento che praticava da poco meno di due decenni. Non poteva non sapere che sarebbe stato subito ostracizzato per "irresponsabilità", consistente nelle sue parole anziché nei suoi comportamenti finché erano stati celati al pubblico, che, a sua volta, in ambito cattolico, li presuppone, ma non vuole sentirseli sbattere in faccia, contraddicendo la sua, di omertà. Il Monsignore polacco lascia perché ha trovato l'amore, nella persona di un compagno che ha presentato alla stampa. E in tutti gli anni precedenti, come ha fatto e con chi? Il pampa-Papa non ne può più: prima il Sindaco Marino che lo insegue a Philadelphia senza essere stato invitato e che "si professa cattolico", adesso Krysztof Charamsa, teologo e ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, tutti a impastrocchiare la sua misericordia, scambiandola per misericordia verso di loro. Il teologo che sarebbe stato riarso e che invece sarà, forse, "ridotto allo stato laicale" ha lodato il pampa-Papa per aver fatto riscoprire agli oppressivi e mistificatori ambienti ecclesiatici, la bellezza del dialogo, confondendo la già difficile dialogicità laica, con un dialogo che ripegherà, in tempi diversi, inevitabilmente su se stesso e confondendolo, soprattutto, con l'apertura al mondo così com'è. Il dibattito che si aprirà domani sarà divertente, andrà letto fra le righe delle appartenenze curiali, nelle more delle alleanze da stringere per conseguire la maggioranza, come in qualsiasi congresso, nel quale chi prende la parola, rappresenta la parte che lo ha delegato, ma sarà certamente una baruffa chiozzotta, con alti contenuti lievitatori, sull'idealizzazione, nell'un caso come nell'altro, nella tesi e nell'antitesi, con il rischio che, rimanendo inalterato l'ordine cambiato dei fattori, tutto si risolva in una dogmatica pippa.

Anniversari ciclici.

Il 3 Ottobre del 1990, la Germania ridiventava uno Stato unitario. Oggi è festa nazionale nella Repubblica federale tedesca. Dal 3 di quell'Ottobre è ricomnciato un piano di assestamento degli ambiti e dei poteri, mentre la superpotenza finanziaria, già economica, statunitense, si apprestava a gestire politicamente il lancio degli aeroplanini di carta in tutto il mondo, che avrebbero contemplato successivamente guerre energetiche, un mondo non uniformato agli interessi finanziari e espropriazioni ed esodi di portate nazionali. Comunque sarà, il 3 Ottobre di un quarto di secolo fa segnerà, nei tempi storici, un non originale riadattamento degli equilibri, casomai squilibrati, di potere, mentre l'Unione europea è attualmente in crisi per assoluta incongruenza di economie, costumi ed interessi, nella camicia di forza di una moneta artificiale. Un mondo di PIGS - Portogallo. Italia, Grecia, Spagna e BRIC - Brasile, Russia, India, Cina - che hanno aderito, senza pretendere di dotarsi di una divisa comune, al contro fronte ideato da Vladimir Putin, ma di cui la Russia e solo partner e non leader, mentre invece, ad occidente, la leadership statunitense e tedesca è un dato evidente. I Tedeschi festeggiano una riunificazione conquistata anche con il taglio volontario, per (soli) dieci anni delle retribuzioni della parte occidentale e un risultato di omologazione rapidamente raggiunto, con un rigore comportamentale e giuridico verso ogni forma di corruzione pubblica, che a Sud non allignerà mai.

venerdì 2 ottobre 2015

All'apparir del vero.

Venticinque anni fa finiva, con la riunificazione della Germania, la seconda guerra mondiale. Sei mesi dopo lo smantellamento dela DDR e del Muro di Berlino, la Germania post hitleriana ritrovava la sua dimensione di prima potenza continentale, eccezion fatta per la Russia. Margaret Thatcher, acida e spigolosa, coglieva subito il senso dell'evento: vi abbiamo battuto - noi inglesi - per due volte consecutive ed adesso rialzate la testa e vi riaffacciate alla finestra. L'Inghilterra empirica e aliena da suggestioni retoriche, aveva contribuito a battere l'Impero di Kaiser Franz Joseph, si ripeté in subordine al preponderante alleato nord americano, che aveva spostato le sue truppe e soprattutto le sue fortezze volanti, da un continente all'altro, per contendere la faglia continentale all'Unione sovietica che, aggredita, dopo aver stipulato uno scellerato patto sul solo territorio europeo con il regime nazista, si prodigò in una rincorsa verso occidente, annettendo tutti gli Stati confinanti, quelli confinanti con gli Stati annessi e la Prussia germanica. I Russi, pur nascondendo il loro nazionalismo durante il periodo dell'internazionalismo comunista, erano fieri di avere smembrato un avversario storico, che tante sofferenze gli aveva inflitto e sul quale erano riusciti a prevalere al costo di trenta milioni di morti. Tanti quanti i kulaki che Stalin aveva fatto eliminare perché si opponevano ai conferimenti ai kolchoz dei prodotti agricoli. Se la Germania poté riunificarsi fu per la liquidazione dell'esperienza comunista che fu attuata da Gorbaciov, contro il quale non fu sufficiente un tentativo di colpo di Stato che durò pochi giorni e vide il ritorno in abiti dimessi, ma con riaffermato potere, del riformatore defenestrato. Ci avrebbero pensato gli eventi succedutisi al cambio di regime politico a relegarlo nel dimenticatoio. Da parte dei francesi fu espressa subito la preoccupazione di un probabile ritorno egemonico della Germania nel centro-europa, ma il vice primo ministro, quel Wolfgang Schäuble che oggi è ministro delle finanze della Merkel, li rassicurò, esprimendo la convinzione che sotto l'egida di una istituenda moneta unica, l'egemonia non sarebbe stata possibile. Sappiamo tutti come sta andando, con una Germania in grado di imporre ai Paesi spreconi un improvviso e rigidissimo regime di rientro dal debito "contratto con lei", dato che il marco tedesco ha espresso l'euro, che le altre monete hanno dovuto adottare un cambio molto sperequato con l'euro-marco e che la Germania, dopo sessant'anni, archiviata la sconfitta nella seconda guerra mondiale, ha smesso di accollarsi i debiti di cambio e ha lasciato al loro destino finanziario i popoli PIGS (Prtogallo, Italia, Grecia e Spagna ), pur tenedoli saldamente in pugno e dettandone le politiche interne. L'Italia, nella rinnovata piattaforma orizzontale europea ha visto molto ridimensionato il suo ruolo politico, tanto è vero che non viene mai consultata all'atto delle decisioni politiche, che diventano direttive comunitarie vincolanti, prese sempre dalla Germania, con la foglia di fico della firma francese. L'Inghilterra si appresta ad uscire dall'Unione, non ne ha mai adottato la moneta e, se proprio deve accettare una subordinazione strategica, preferisce quella con gli Stati Uniti. A capo del Governo tedesco troviamo, da tre mandati, quasi quindici anni, la compagna Angela Merkel, passata nel fronte cristiano-democratico, fin dal suo sorgere ad est, durante il Governo plebiscitato con il 48% dei voti nelle prime elezioni libere prussiane del dopoguerra, ad imitazione del Governo in carica ad ovest, durante il cancellierato dell'ultimo capo di Governo della DDR: Lothar De Maiziere, che negoziò con Helmut Kohl il "concambio" non solo monetario, ma anche dei titoli di studio. Insieme alla Merkel che ne era allora portavoce e che parla fluentemente il russo, come si addiceva ad ogni apparatchik nell'Impero sovietico, andò a Mosca, per i lasciti successori, per redigere l'atto di morte. Le chiese quali fossero i commenti circa la riunificazione ed ottenne questa risposta: " dicono che Stalin ha vinto la seconda guerra mondiale - per parte sovietica, preludendo alla spartizione fra due aree politiche ed economiche a Yalta - e che Gorbaciov la sta perdendo". Considerato che gli Stati Uniti non cedettero nulla sul campo, si può convenire che è stato vero. La Russia, dopo la disatrosa eperienza di Boris Eltsin, un altro funzionario del PCUS, passato armi e bagagli ad un capitalismo devastante per il suo provatissimo popolo, è tornata a rappresentare l'alternativa, non solo agli Stati Uniti, sul piano mondiale, ma anche alla Germania sulla piattaforma continentale europea. Ha stretto un patto energetico cinquantennale con la Cina, non ha permesso la presenza sui suoi confini di potenze manovrate dai nord americani, si è ripresa la Crimea per assicurarsi uno sbocco al mare del nord,, combatte in Siria per mantenere la sua più grande base d'accesso al Mediterraneo, ha distrutto con ferocia la presenza copmpetitiva degli islamici in Cecenia e nelle regioni caucasiche, nelle quali si propone, combattendo l'Is e i miliziani anti Assad, finanziati ed addestrati dalla C.I.A., di non farli trasmigrare, con intenzioni terroristiche, casomai con i buoni uffci temporanei dei nord americani, nelle sue regioni nelle quali la presenza islamica è preponderante o significativa. Tutti, entusiasticamente ed ingenuamente, avevamo salutato la caduta del Muro ed il rispristino dell'unitaria dimensione tedesca, come una vittoria della libertà e della democrazia. Ma la realtà geopolitica è molto più complessa. Non è andata propriamente così.

giovedì 1 ottobre 2015

Ibridazioni a perdere.

Anche Grom&Martinetti si sono venduti all'estero, o meglio hanno venduto la loro rete artigianale italiana di cinquantadue botteghe del gelato, oltre alle filiali all'estero, quasi tutte in franchising. Riportata la fabbricazione del gelato ai gusti che si godevano una volta, pubblicizzata adeguatamente la loro opera anche con sconfinamenti con rientro rapido nella politica, ecco che capitalizzano la loro idea concretizzata e se la svignano a godersi i proventi di tante golose leccate. Tutto ad Unilever, una holding anglo-olandese. Anche nella gelateria artigianale ammainiamo bandiera e vendiamo marchio e maestranze ( delle quali, agli imprenditori di tutte le dimensioni, non importa una beata sega ) ad investitori più forti ed in espansione che del marchio e della sua fama si faranno traino, fino a convincere i consumatori di ice cream Grom, di sorbire il più buon gelato del mondo, frutto della tradizione e del genio italiano. Sì, quello di speculare, lucrare e vendersi.

Il poliedro Bergoglio.

Nel 2010 l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, capo della Conferenza episcopale argentina, si scagliò senza esitazioni contro un progetto di legge proposto da un parlamento democraticamente eletto definendolo frutto della «invidia del demonio» che «vuole distruggere il piano di Dio». Con la stessa veemenza mons. Bergoglio si era schierato nel 2005 contro il ministro della Sanità del governo Kirchner, Ginés González García, colpevole di aver proposto la depenalizzazione dell’aborto. Il gesuita futuro Papa corse in difesa dell’ordinario militare argentino mons. Antonio Baseotto, il quale aveva affermato che González García avrebbe meritato che gli fosse messa una pietra al collo e fosse buttato in mare. La scelta di questa immagine mutuata dal Vangelo di Luca, che si riferiva alla pedofilia diffusissima del mondo arcaico di Gesù, richiamava però alla memoria, per associazione di idee, i “voli della morte”, soprattutto nelle parole di un ordinario militare, di quelle forze armate ad esclusivo uso interno, alle quali la chiesa nazionale argentina fu tanto prossima e delle quali fu sostenitrice, durante gli anni della dittatura, più nazista che fascista. Non è senza ragione e non è stato senza i buoni uffici vaticani e della chiesa locale, che i peggiori gerarchi nazisti sono finiti prevalentemente in Argentina e lì sono stati scoperti o hanno trascorso indisturbati il resto della loro vita. La tragedia, il mirato olocausto che ha segnato il destino di decine di migliaia di suoi connazionali e la vita dei loro familiari, deve aver profondamente colpito Bergoglio. Ma non è chiaro in che senso. Gesù raccomandò il suicidio a chi avesse avuto in animo di "scandalizzare" i bambini, nel lessico fuorviante dell'Evangelio riadattato. Incurante dell'incidente diplomatico provocato da Baseotto con il governo argentino, l'ha riproposta da Pontefice otto anni dopo, l'11 novembre 2013, durante un'omelia a Santa Marta in Vaticano. Questa volta il monito di un “trasferimento” con tanto di macina al collo e fine in mare è toccato in sorte «ai cristiani e ai preti corrotti» dalle tangenti. Suscitando la profonda ammirazione in Italia dell'intero, corrotto spettro politico e della stampa tutta. Se per caso vi fosse sorto un dubbio, sto parlando sempre della stessa persona che di recente, ha deciso di concedere a tutti i sacerdoti per l'Anno Giubilare «la facoltà di assolvere dal peccato di aborto». Ed è ancora lui quello che nel 2013 disse: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?», e che qualche giorno fa negli Stati Uniti ha voluto incontrare personalmente l'"eroica" funzionaria Usa finita in carcere per essersi rifiutata di rilasciare le necessarie licenze a coppie di omosessuali che volevano sposarsi. «Brava, continua così!” le ha detto Papa Francesco riscaldando il cuore di reazionari e razzisti e repubblicani. Non c'è bisogno di essere gesuiti. Basta essere cattolici.

mercoledì 30 settembre 2015

Bagliori "accecanti".

La vicenda dell'uccisione del capo degli scafisti in Libia o di un suo omologo minore, è stata un flash dopo il quale l'oscurità è ritornata ad allignare su un mercato fra i più sordidi e redditizi. Uno dei quattro governi regionali libici ha ribadito che l'azione professionale di eliminazione del picolo esercito privato che attorniava il bandito e lui medesimo, è stata opera di un commando di italiani, che avrebbero sopraffatto il gruppetto, armato di mitragliatrici, anticipandolo con le sole pistole, per poi eclissarsi. Considerati i problemi di immigrazione indiscriminata succeduti alla morte violenta di Gheddafi, ci potrebbe stare: più che intercettare e affondare i barconi, sarebbe efficace eliminare gli organizzatori del traffico. Se così fosse stato, l'Italia sarebbe entrata armi alla meno nella guerra decentrata a tutela dei propri interessi, per ora solo in termini difensivi. Il silenzio che ha coperto subito la vicenda potrebbe significare l'inizio di una guerra sotterranea ai veicolatori del traffico dei migranti, sempre che la realtà non sia più banale ed attenga ad una competizione per il controllo di quote di mercato fra i vettori della transmigranza. Se l'Italia ha applicato la logica sotterranea delle barbe finte e dei loro bracci armati, se in solitudine per sue specifiche esigenze o in simbiosi informativa e domani operativa con gli alleati, lo diranno, ma solo in contro luce o nebulosamente, le vicende e gli atti dei prossimi mesi ed anni.

Barcamenandosi.

Come uscirà l'Italia dalla strettoia guerresca, innescata dalle monche e sciagurate iniziative belliche di G.W.Bush? L'ISIS è alle porte di casa, i cooperanati - l'ultimo era in realtà un dirigente industriale che cooperava anche, se non soprattutto, con una ditta olandese - o vengono rapiti per lucrare ingenti riscatti o, come nell'ultimo caso, vengono uccisi mentre fanno jogging. Le autorità del Bangladesh negano che l'ISIS alligni sul loro territorio. Australiani, statunitensi e inglesi denunciano minacce nei loro confronti, ma il morto ammazzato è stato italiano. Il discorsetto rivendicativo mi ha ricordato gli slogan delle Brigate rosse: in questo caso si è invocato dio, i brigatisti invocavano il comunismo. I raid aerei contro i miliziani del califfato sono in corso: vi partecipano statunitensi, inglesi e francesi. L'Italia trecheggia, vedrete che finirà per offrire le sue basi. Il Papa, dopo Barak Obama, avrà il premio Nobel per la pace. Come già fece Dario Fo, che comprò con il milione e mezzo di euro quante più carrozzelle elettriche poté per le persone che a Milano hanno ridotte capacità motorie, farà invece costruire quanti più diurni sarà possibile ricavarne. Il Sindaco di Roma, Ignazio Marino si è autoinvitato a Philadelphia proprio quando vi soggiornava il Papa e ha chiesto insistentemente di incontrarlo pubblicamente. Non è stato accontentato, anzi il pampa Papa ha voluto sottolineare di non averlo invitato. Fra pochi giorni partirà la kermesse del Giubileo straordinario all'insegna della frizione fra la municipalità e lo Stato che al suo interno, viene ospitato. Marino ossequierà meldicendolo il pampa-Papa, come ha fatto quando ha cercato una visibilità mediatica, influente sul suo stato periclitante nel generone romano, a lui ignoto, ma gli è stata negata. E' stata invece concessa alla FIAT-Chrysler, quando il "francescano" è stato immortalato, fra guardie del corpo statunitensi, a bordo di una 500L di Marchionne, di cui è diventato testimonial. Se Bergoglio ripudiasse la "tutela" sulla politica italiana, avremmo fatto un bel passo avanti, per merito vaticano. Probabilmente, invece, la consueta ingerenza sarà esercitata dalla C.E.I. e solo la figura universale, globale, del Papa, si separerà, per il pubblico, dalle begucce italiane, tutte intrise di corruzione e che coinvolgono anche la Chiesa. La Russia ha cominciato a bombardare la Siria. Lo fa nel rispetto del diritto internazionale, nella fattispecie dietro richiesta scritta del Presidente Assad. Tutta la poltiglia mediorientale, del diritto internazionale non si è mai curata. Non se ne cura neanche la Russia, ha solo colto l'opportunità di poterlo affermare in questa specifica circostanza, nella quale le forme sono dalla sua. Non lo erano, infatti, in Crimea, nel Donbask e, in precenza, altrove. Da parte americana si sostiene che anziché bombardare l'ISIS i caccia russi abbiano bombardato le truppe finanziate dagli anglo-americani che si oppongono al regime in carica. La Turchia favorisce i miliziani del califfato, li supporta logisticamente, ne favorisce gli spostamenti nelle zone di confine ed ha creato delle énclaves per farli sostare e riposare. Anche la Turchia bombarda..i Curdi che agiscono per conto terzi..quarti..quinti e a seguire, in cambio di nulla. Forse in cambio di qualcosa per i loro vertici. E l'Italia di cui all'esordio? Rimando al titolo.

lunedì 28 settembre 2015

La cultura politica e l'incontrovertibilità dei fatti.

Il botta e risposta all'assemblea generale dell'ONU fra Barak Obama e Vladimir Putin, attiene alla più squisita arte della politica. Almeno nei principi. Guai a chi appoggia il tiranno Assad. I tiranni vanno rovesciati. Non è chiaro se l'amministrazione nord americana se ne sia accorta solo ora o se Obama, ondivago e incerto in politica estera, non rinunci ad un idealismo sottostante l'esercizio del potere. Per Vladimir Putin si tratta invece della riaffermazione, oltre che di interessi geo-strategici, della riaffermazione del realismo, del materialismo dell'analisi politica e militare e la sua pplicazione. Così facendo è uscito dall'isolamento nel quale l'aveva relegato l'annessione della Crimea e la guerra di confine nella regione russofona del Donbask, ma la sua presa di posizione non ha solo questo significato, ma anche quello della presa d'atto delle cose come stanno e delle conseguenze morali e generose di un mutamento repentino, senza che ne sussistano le condizioni. C'è in Putin, mutuata dal suo passato e dalla sua formazione comunista, il senso e l'analisi delle circostanze nelle quali, scorrendo,si dipana la storia, nella quale qualsiasi entità deve sapersi inserire a tempo e luogo. Non c'è idealismo in Vladimir Putin e forse quello di Obama è una mascheratura "democratica". La guerra in Siria continua, provoca la rovina di intere popolazioni e le induce ad emigrare, ma anche il califfato che occupa già l'estensione di uno Stato, fra l'Iraq e la Siria, è un frutto velenoso "dell'idealismo" petrolifero, messo in difficoltà dal terrorismo, degli Stati Uniti, dell'Inghilterra e della Francia. Nell'idealismo, democratico o dei principi, alligna l'espansione economica e la sua promozione armata; in questo caso attraverso una delega. Nel realismo materialista di Putin alligna, invece, la salda e inconfutabile satrapia territoriale che si espande e si consolida in un gioco del domino, sullo scacchiere delle mutevoli opportunità, speculando anche sulla dinamica delle contraddizioni. Due diverse dinamiche imperiali, destinate a scontrarsi e misurarsi senza sosta, perché la prevalenza dell'una implica la rovina dell'altra.

domenica 27 settembre 2015

Condoglianze fasulle.

Il lutto di Maria Elena Boschi e di Matteo Renzie per la morte di Pietro Ingrao, le querimonie sul ruvido comunista ciociaro come un padre della sinistra attuale, non può che richiamare alla mente la compresenza di molti, incerti genitori nel PD. La natura fluida, gassosa del partito consente ogni sorta d'incongrua, disimpegnata commemorazione, che i comunisti duri e puri, se ancora in grado di connettere, non accoglieranno come loro. Ben più impegnativo sarebbe stato da parte di Boschi, Renzie et similia ricordare qualche mese fa il cinquantenario della morte di Palmiro Togliatti, uno dei maggiori leader del comunismo mondiale, attribuendogli la paernità della sinistra attuale. Ma questo, ammesso che se ne ricordassero - ma da qualche parte l'avranno pur letto - sarebbe stato ben più discriminante e divisorio, di quanto non sia la figura di un vecchio comunista, affievolitasi nella memoria dei più e certamente ignota ai più giovani.

Il diavolo non è arrivato in Vaticano, bensì la faglia fra principi dogmatici e prassi morale

Fra pochi giorni si (ri)aprirà in vaticano il Sinodo sulla famiglia, argomento in rapporto al quale, Papa francesco I ha sollecitato il più ampio di battito pubblico nella Chiesa e fra i prelati. Si preannunciano due schieramenti, formati l'uno da coloro che la ritengono in pericolo mortale e l'altro, da coloro che vogliono discuterne tutti i possibili significati, non è ben chiaro se solo quelli dottrinari, a cui si ispirano i conservatori o anche quelli antropologici e sociologici, ovviamente in ambito religioso, da misurare con la dottrina. Sullo sfondo di una diatriba morale portata passo, passo, su tutti i temi sensibili di una società dell'informazione superficiale, il Papa post ratzingeriano cerca di abbattere le concrezioni sedimentarie della Curia romana, che già il suo predecessore, alternativo in Conclave, aveva provato a scalfire per poi ritirarsene e dimettersi. Mentre nella società civile e nelle aule parlamentari il dibattito latita, nelle diocesi, in giro per il mondo, le correnti ecclesiali si coagulano in schieramenti apparentemente omogenei, almeno sulla dottrina o sulla sua reinterpratazione. Ma al dibattito in sede teorica sottende il potere e l'aspirazione ad investirsene esautorandone altri attualmente assisi sulle sue cattedre e il pampa-Papa ha deciso di farsi dare una mano, se non dallo spirito santo, dall'influenza di una difficile riforma interpretativa dei dogmi, nella quale l'esegesi non può essere affidata al popolo, ma i cui risultati semplificati e accessibili dovranno costituire il consolidamento del vecchio alveo o la sua parziale tracimazione in uno scisma. In fondo, la dicotomia fra un Papa conservatore e uno gesuita, alternative elettorali eppur succedutesi sulla suprema cattedra dei cattolici, è già lì ad attestarne la possibilità.

Ritorno nel nulla.

Poche ore fa, a Roma, è morto Pietro Ingrao e con lui, che aveva cento anni, uno dei protagonisti del comunismo italiano che contribuì a dividere la società in due tronconi statici: uno prevalentemente conservatore e un altro prudentissimo in patria, ma organico al movimento comunista internazionale. Ingrao è stato un importante comunista italiano, uno dei cinque che si potevano permettere di avvicinare Palmiro Togliatti in Parlamento e con il quale "il migliore" si consultava. E' stato per due terzi della sua vita un comunista organico, ragionava con la testa del partito o riusciva a dissimulare il suo pensiero. Nel perseguire il potere o almeno nel mantenere la solidissima posizione vicaria, ma alternativa, per decenni e decenni, non si concedeva l'uso critico della ragione. Eppure, nella fase calante e compromissoria della prima Repubblica e del comunismo medesimo, assurse alla Presidenza della Camera dei deputati e, anche se lasciò senza fornire spiegazioni, solo un anno dopo, quei dodici mesi furono una palestra del dibattito più sereno, neutrale ma incentivante, nel quale ogni deputato vedeva valorizzato il suo contributo. Negli ultimi anni della sua vita aveva preso atto della morte dell'utopia che lo aveva anticipato, lasciandolo ancor più solo nella sua tarda età. Ma il mito immanente del comunismo si riproporrà, come avviene da Platone in poi, in versioni utopistiche o scientifiche. Se quelle tesi avessero prevalso, sarebbe stato per il prevalere delle armi, per un passaggio di campo, una vendita, come ad altre nazioni è avvenuto, il nostro mondo avrebbe conosciuto un'era breve di annichilimento della personalità e dell'individuo, ma senza quel modello positivista e radicale, l'eguaglianza degli uomini e fra gli uomini è ritornata subitamente ad essere un feticcio sconfitto, irriso e disprezzato. Non c'è merito, né rimpianto per la morte di Pietro Ingrao, ma solo il suggello di un'esperienza storica accantonata, alla quale il "burininissimo" - aveva un eloquio insopportabile per il suo accento - rampollo di una famiglia importante e ricca aveva deciso di dedicare la sua vita, nonostante gli agi che la sua condizione gli avrebbe comodamente riservato, al sovvertimento rivoluzionario dei luoghi comuni in ambito sociale ed economico. Valutò, culturalmente, in via di superamento il modello liberale, di impronta agraria, nel quale si era trovato a nascere nei pressi di Latina e, invece, a regredire lungo i contraddittori itinerari della vita è stata la sua illusione - che finché ci saranno dei poveri, si riproporrà - che adesso si è spenta anche nel rimpianto.

sabato 26 settembre 2015

La solita confusione.

A poche ore dall'eliminazione del boss degli scafisti in Libia, costui si rifà vivo con una dichiarazione pubblica. Intanto, uno dei tre o quattro governi libici sparpagliati sul territorio ha accusato gli italiani di avere portato a termine il colpo, attraverso non meglio definiti corpi speciali, che non sapevamo di avere, ma che forse ci sono, come le molte stragi mascherate e irrisolte starebebro a dimostrare. Un trafficante è stato ucciso e con lui la sua nutrita scorta armata, ma non si tratterebbe del leader, bensì di una figura importante ma non apicale dell'organigramma. Le pallottole usate sono delle calibro "9", ufficialmente in dotazione agli americani inquadrati nelle forze speciali della NATO e non agli italiani. Gli statunitensi hanno talvolta sbagliato bersaglio, ma gli italiani, se fossero stati loro, confermerebbero, insieme al buon addestramento, la nostra natura pasticciona e - chissà mai - la nostra tendenza a negoziare anche le eliminazioni, come qualche esponente di spicco del nostro panorama politico, giudiziario e amminiatrativo potrebbe tsetimoniare, se fosse ancora vivo.

La moralità privata.

La Volkswagen ha dunque truccato i dati sulle emissioni di polveri sottili dei suoi modelli a gasolio. Ha superato truffaldinamente i test all'ingresso, rigorosissimi, degli Stati Uniti e, senza tanti approfondimenti, a valanga, quelli simulati di molti altri paesi europei. Solo in Italia i veicoli fuori "range" dovrebbero essere un milione. Non erano dunque i tedeschi i maestri e le maestrine della moralità continentale? Scusate, ma non c'entra niente. I tedeschi sono stati, dal dopo guerra in poi, rigorosi interpreti della severità amministrativa pubblica e ne hanno goduto i frutti, senza mai transigere anche per il più piccolo discostamento dai criteri di severità che improntano il loro agire sociale e istituzionale. Una concezione ed una mentalità inconcepibili per i popoli latini. Il privato invece è uniforme, ma in senso del tutto diverso. Lo dicono le due espressioni verbali medesime. Il privato persegue le sue finalità e, quando lo fa in termini industriali non butta a mare un'intera produzione; se ci riesce trucca i dati. Ma, nel caso tedesco, ne pagherà le conseguenze e saprà rialzarsi. Come i Riva, ma ben diversamente dai tedeschi e i loro manager a Taranto, nonostante l'intervento del tribunale e il sacrificio affaristico della salute dei cittadini. Di Taranto, non dell'ILVA.

Alla prossima. Farem chi l'ha più duro..

A volte la differenza fra il trionfo e l'insuccesso è questione di centimetri. Il sistema premiante si misura anche così. Credo di aver già parlato della strana contesa fra alcuni colleghi della mia precedente vita bancaria, che si riunirono nel sottoscala, fantozzianamente, che custodiva il guardaroba del piano terra e confrontarono i loro attributi. La gara fu appannaggio di un negro-bianco, così soprannominato perché concorreva anche un etiope. Ormai la misura del prevalere si misura in centrimetrate vanità, su ambizioni minime, su di una misurazione continua..anche se solo le pene aumenteranno. La prossima volta, lo sbatteremo contro il muro per veder chi l'ha più duro.

Jesus-Christ superstar, da Wojtyła a Bergoglio passando per Ratzinger.

Il Papa elettrizza le masse; lo ha fatto a New York, lo farà in Africa. Il suo messaggio non è per questo mondo, ma viene scambiato per tale. L'affrancamento dalla miseria del vivere, anche solamente in una dimensione trascendente - che ne conferma l'attuale immanenza - entusiasma per un attimo e, subito dopo, ripiomba nell'apatia e nella depressione. La proposizione fisica dell'ultimo evangelista feticizza il messaggio. La capacità pubblicitaria a cui questo Papa presta la sua immagine è manifesta, talvolta anche particolare, come quando ha accettato di fare da testimonial della FIAT, andando al Congresso su di una 500L, scortato dai GMen della sicurezza. In fondo gli stessi, a parte la divisa, che hanno crivellato di colpi un disabile afro-americano sulla sua sedia a rotelle, sulla quale sedeva dall'età di diciotto anni, per una paralisi sopravvenuta otto anni prima per un colpo di pistola accidentale. Per un'altra gragnuola di colpi "accidentali" è sceso dalla sua condanna all'immobilità, ma non aspirava alla vita eterna alla quale è stato così generosamente consegnato dai custodi della virtù. Il mondo, nelle sue espressioni sottoculturali è dominato, per le masse, dall'immagine, mentre una volta era condizionato dalla parola. Il Papa è la parola rappresentata, come nei Vangeli, la parola e l'immagine, presente ma ignota di Cristo. Il politico Bergoglio lo sa e si rappresenta: ha abolito la Papa-mobile coperta, anche se i rischi non sono diminuiti e si immerge con voluttà nel pelago umano che lo accompagna per breve tratto. A Central park ha parlato come un pastore evangelico protestante di un dio immanente e trascendente insieme che vive dentro le città nelle quali anche noi viviamo - soprattutto, par di capire, nelle immense metropoli - dove vive la Chiesa, potenziale "ecclesia" di tutti gli uomini. Ieri si era offerto come già il Santo subito suo predecessore, alla preghiera comune con le altre fedi non concorrenziali: mancava un Pope ortodosso della Chiesa d'oriente, di quella russa in particolare. Ragioni di concorrenza spicciola. Il Vangelo pubblicitario viene offerto come tale solo nelle democrazie mercantili del mondo, altrove il Papa non è gradito, ma nel mondo che lo accoglie eccitato o, nelle sedi del potere e delle istituzioni, con ipocrite ovazioni, il Vangelo di Francesco è solo un'opzione privata come tutte le altre. Sollecitando la conversione interiore, la prassi sociale non cambierà.

Metodi poco accoglienti.

Il capo o presunto tale degli scafisti è stato ucciso in Libia da un commando addestratissimo che, senza subire perdite, lo ha eliminato insieme ai suoi otto uomini di scorta. Un'azione da servizi segreti e di quelli buoni. Resta da capire, ma non credo che ce ne saranno forniti gli elementi, se si sia trattato di un'eliminazione diretta, per procura o nell'ambito delle triangolazioni diplomatiche internazionali. La nettezza dell'esecuzione farebbe pensare agli Israeliani, in un contesto, però, nel quale e in rapporto al quale non hanno interessi diretti o coinvolgimenti: gli esuli non approderebbero sulle loro coste, al massimo in Cisgiordania. Il trafficante ucciso non era uno sprovveduto, si trattava infatti di un alto ufficiale dell'esercito di Gheddafi, probabilmente impegnato nel contenimento dei profughi, in maniera da formarsi una solida preparazione di merito e di contesto. Era comunque un uomo avveduto e approfondito nel mestiere delle armi e nella direzione delle milizie. La saga dei migranti è entrata nella sua fase di intelligence, come era urgente che fosse e lo ha fatto nella maniera più essenziale. Non si saprà mai, con certezza, chi è stato e perché ha agito così.

L'Italia che verrà.

Il bracciantato agricolo è tornato all'epoca di Di Vittorio. Nelle campagne astigiane, e in ogni altra plaga vitivinicola nazionale i braccianti, per cinque euro all'ora lavorano ininterrottamente alla vendemmia, concedendosi solo poche ore notturne di riposo, dentro roulottes di fortuna o accampati all'addiaccio nelle vicinanze delle vigne. Solo la Caritas, nell'astigiano - ma l'Italia ne è piena - ha allestito un dormitorio. Agenzie improvvisate, caporali e imprenditori profittatori collaborano alla miglior resa. Le braccia provengono dalla Bulgaria, dalla Macedonia e da ogni altra regione in dissesto e, disprezzati, ignorati e sfruttati, assicurano una raccolta che dovrebbe fornire, quat'anno, lauti guadagni ai produttori. Finita la vendemmia, se ne torneranno a casa, in attesa della chiamata per la raccolta delle arance, a Rosarno. "Chi ha buona volontà, un lavoro lo trova". Loro parlano invece di mancanza di alternative, di desertificazione delle possibilità e di necessità di sopravvivere. Il lavoro nero, ovviamente, gonfia i profitti. Contemporaneamente, un avvocato marchigiano che ha preso a cuore i casi dei fermati, ammazzati di botte nelle questure e nei commissariati di polizia o nelle ridotte dei carabinieri, l'avvocato Fabio Anselmo, è oggetto di tiro a segno sui suoi beni esposti e lo è da ben due anni. Fabio Anselmo si è occupato e si occupa delle vicende di Stefano Cucchi e dei casi Ferrulli, Mogherini e Bifolco. Ecco che da due anni a questa parte, la casa marchigiana del legale è diventata il bersaglio di colpi d'arma da fuoco di avvertimento, come in altri contesti usa fare la mafia, per intimidire o per annunciare la morte. Si tratta di avvertimenti mafiosi ma non della mafia in senso stretto, bensì di quella mafia onnipresente sul territorio nazionale e fra la gente che lo popola. In questo caso si tratta di una comunanza culturale che si sovrappone alle sovrastrutture secondarie della vita civile e che denuncia il comune radicamento d'origine.

giovedì 24 settembre 2015

Metà degli Italiani ha smesso, almeno parzialmente, di curarsi.

Quasi un italiano su due rinuncia alle spese mediche necessarie per mancanza di soldi e questa percentuale è ancora maggiore (arriva a sei su dieci) nelle famiglie che hanno un reddito basso. Si rinuncia soprattutto alle cure odontoiatriche, alla riabilitazione fisica, alle cure ortopediche e oftalmiche e talvolta anche a cure urgenti. Mentre si prendono criminali decisioni sulle prestazioni sanitarie "a rischio inappropriatezza" che diventeranno "a carico" dei cittadini ricchi, gli unici che potranno pagarsele e che già si valgono della sanità privata, fanno pensare le ultime statisctiche pubbliche. Il ministero della salute ha presentato ai sindacati dei medici il decreto sulle prestazioni sanitarie considerate "inappropriate": si tratta di 208 prestazioni a rischio “spreco” che comprendono tac, risonanze magnetiche, odontoiatria, prestazioni di laboratorio, test allergici e genetici. Una lista di prestazioni che potranno essere ottenute solo rispettando delle condizioni di derogabilità: in caso contrario saranno a carico dei cittadini. Uno degli aspetti più contestati dai medici è però la previsione di una sanzione pecuniaria per i medici che prescriveranno accertamenti e prestazioni sanitarie considerate inappropriate. Li si trasforma infatti in secondini dei bilanci sanitari, sotto l'egida di direttori sanitari e di dipartimento che scimmiottano i contenuti delle circolari ministeriali. “Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosiddette ‘inappropriate’, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Salterà il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico e sarà sostituito da quello fra un dipendente e la sua azienda, soggetto incontrastato e determinante. I primi risultati delle indagini esperite da enti accreditati confermano una tendenza diffusa e diventata certezza: gli italiani (molti) rinunciano a curarsi perché non possono. Non hanno i soldi. Si legge nell’indagine: “Per curarci spendiamo sempre più soldi di tasca nostra: in media il 14% del reddito netto familiare. Come dire che in un anno spendiamo quasi 2mila euro a famiglia per cure sanitarie essenziali. E si sale a 2.400 euro se ci prendiamo cura di un malato cronico. Dall’indagine che abbiamo condotto risulta che quattro italiani su dieci hanno difficoltà a saldare i conti per le visite e i farmaci. Quasi la metà degli intervistati rimanda il più possibile l’appuntamento con il medico o rinuncia a curarsi perché non ha abbastanza soldi”. La salute costa cara e chi non può far fronte alle spese sanitarie ha due alternative, :rinunciare a curarsi (scelta fatta dal 46% delle famiglie italiane) oppure indebitarsi (13%). Ma la percentuale di chi rinuncia alle cure necessarie è ancora più alta e sale al 61% fra le famiglie con reddito inferiore ai 1550 euro al mese. E sale ancora in alcune regioni d’Italia: in Campania (73%), Calabria (69%) e Lazio (64%). Sono poi il 13% gli italiani che hanno chiesto un prestito – più della metà ai familiari piuttosto che alle banche – per pagarsi le spese sanitarie: in media è una cifra di tremila euro l’anno. Il 46% degli italiani rinuncia ad almeno una cura l’anno (un po’ meno quelli che hanno un’assicurazione sanitaria, il 33%: è un dato comunque alto, ma chi ha stipulato un’assicurazione non è al riparo dai pagamenti che finiscono per coprire il 12% dell’introito netto). Fra le cure più sacrificate ci sono quelle odontoiatriche (38%), oftalmiche (22%), alla riabilitazione fisica (15%) e quelle ortopediche (11%). Nei casi più gravi si rinuncia anche a visite assolutamente urgenti: il 23% in Sicilia, ad esempio, oppure il 18% tra coloro nella fascia di reddito inferiore a 1000 euro al mese. Nel frattempo sul provvedimento del Ministero è scattata la battaglia. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin è intervenuta e ha detto che le sanzioni scatteranno solo dopo “un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate e solo dopo un contraddittorio con il medico che dovrà giustificare scientificamente le sue scelte” e ha sottolineato che “si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica: ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono”. I medici però sono sul piede di guerra e annunciano mobilitazioni. L’Anaao Assomed parla di “un decreto sbagliato nel merito e nel metodo”. “Non è, infatti, compito della politica – commenta il Segretario Nazionale dell’Associazione, Costantino Troise – definire i criteri dell’appropriatezza clinica, valore in cui pure ci riconosciamo, invadendo l’autonomia e la responsabilità dei Medici. Senza contare i veri e propri strafalcioni o gli esempi di inappropriatezza assunti a sistema presenti nella parte tecnica del decreto, che la dicono lunga sulle competenze e sull’attenzione riservate a materia delicata che attiene il diritto alla salute dei cittadini. Se il tema dell’appropriatezza prescrittiva, ed il relativo consumo delle risorse, viene considerato fondamentale per l’equilibrio economico dei sistemi sanitari evoluti, è impensabile procedere attraverso note, tabelle e sanzioni.Con il rischio di inquinare il rapporto medico-paziente e di spingere i cittadini verso le strutture private, obbligando le fasce più deboli della popolazione ad ingrossare il numero di coloro che già ora rinunciano alle cure ed alimentando una spesa out of pocket che già è ai massimi in Europa”.

Epoche inique.

Che cosa rende un esame clinico, inutile? Il fatto che il paziente non abbia nulla. Che cosa lo rende particolarmente inutile? Il fatto che questo esame sia stato prescritto solo in via precauzionale, magari proprio solo per escludere il rischio malattia e tranquillizzare il paziente. Questi esami, se passa il provvedimento legislativo annunciato dal governo, non si potranno più fare, pena sanzioni contro il medico che li prescrive. Quindi saranno utili solo gli esami clinici che riscontrino effettive patologie, magari irrecuperabili. I soliti pifferai, leziosi dello zufolo per tutta la loro vita, spiegheranno che si tratta di sprechi. Mi pare che abbiano annunciato come esempio che gli esami sul colesterolo dovrebbero farsi ogni cinque anni. Immaginiamo una persona che improvvisamente abbia sintomi di malanni che il medico giudichi dovuti a cause di scompensi nel metabolismo, da sottoporre ad analisi. Se il paziente ha oltrepassato i tempi standard dall'ultimo controllo il medico potrà fare la prescrizione, se invece cosi non è dovrà aspettare. Oppure rischiare di finire sotto procedura di controllo e sanzione. Si dice che in questo modo si risparmieranno miliardi che potranno essere spesi meglio. Tutti i tagli alla spesa pubblica son giustificati così da sempre, e da sempre sappiamo che questo non è vero. Si ridurrà invece la prevenzione sulle malattie: solo i ricchi continueranno a permettersela mentre i poveri si ammaleranno e moriranno prima. Siccome tutto si tiene in un sistema organizzato, è proprio questo che si ricerca. Il sistema pensionistico, dalla riforma Dini, si fonda sull'aspettativa di vita. Più questa statisticamente sale più si deve andare in pensione ad età elevate. Per questo le tabelle già prevedono la pensione a 70 anni di età nei prossimi decenni. Immaginiamo allora che i tagli alla sanità blocchino o addirittura abbassino questa aspettativa di vita. Sarebbe un doppio guadagno per le casse dello stato, uno stato corrotto, sprecone e clientelare, che costretto a rientrare dal debito, non vuole abbassarne i benefici alla classe percipiente. Per cui, da un lato risparmi sulla spesa sanitaria, dall'altro su quella pensionistica perché andando in pensione sempre più tardi si morirebbe prima. Il sistema pensionistico, saccheggiato per decenni per ogni forma di surrogazione della cassa integrazione e di molte altre forme di compensazione al reddito, soffre in fase di moralizzazione dei costi perché si vive più a lungo, trascinandosi per lunghi anni nell'invalidità. Vite non più utili, secondo il pensiero ragionieristico delle aziende. I medici sono giustamente in rivolta contro questa legge, perché verrebbero sottoposti ad uno standard di regole e comportamenti di modello aziendalistico. Anche nella sanità ci sono da tempo strutture e poteri burocratici che hanno il compito di decidere sui comportamenti, ma che impongono anche l'uso di medicinali poco efficaci o sotto lo standard che sarebbe disponibile, in numerose patologie, soprattutto in quelle insanabili, per le quali esistono farmacopee costosissime che vengono vendute in farmacia solo a chi se le può pagare interamente, dato che sono fuori dal prontuario sanitario nazionale. Si trattasse di un modello per risparmiare, sarebbe giò improprio in materia di salute, ma è proprio il modello aziendale fondato sul profitto quello che da troppo tempo, incontrastato, si sta imponendo nei servizi pubblici, in questo modo trasformando le persone ed i loro diritti costituzionali in oggetti di mercato. Qualcuno sbufferà sentendo pronunciare le parole diritti e Costituzione, fondamento legale del vivere associato: costoro, molto numerosi, sono gli ascari e gli sherpa del rattrappimento sul loro livello miserabile. Ancora più infame è poi la partita di scambio che viene offerta ai medici per compensarli della distruzione della loro libertà. Il governo intende impedire le cause dei cittadini per malasanità. Così come ha fatto con il decreto Ilva, che ha garantito impunità ai manager che inquinano nell'esercizio delle loro funzioni, il governo offre la stessa protezione ai medici, ovviamente se si adegueranno e si renderanno interpreti di una metodica che nega la loro professioanlità, se l'etica fa schifo a quelli di cui sopra. I pazienti saranno meno immuni da malattie gravi, ma i medici verranno immunizzati dalle cause dei pazienti. L'Italia è il paese di Cesare Beccaria, che alla cultura medioevale contrappose quella illuminista delle pene: meglio un colpevole libero che un innocente in prigione. Con lo stato sociale questo principio di civiltà si era esteso ai diritti sociali. Meglio spendere di più in visite anche per chi non ne ha bisogno, che negare le cure a chi invece ne necessita, fatti salvi i normali e rigorosi controlli sul tempo libero dei pensionati passato negli ambulatori e che i medici di base non contrastano per non perdere i mutuati. Ma, in Italia si continuerà ad agire apparentemente alla carlona, senza controllare nulla, abbattendo prestazioni agli indifesi e continuando a favorire chi non ne ha bisogno, se non per mantenere il suo status. Ora con le politiche di amputazione delle prestazioni e della prevenzione gratuita delle malattie, il governucolo abbandona i principi illuministi per tornare a quelli medioevali: meglio che un malato muoia prima piuttosto che spendere dei soldi in più. L'autorità pubblica ha così potere di vita e di morte indiretto e il principio che la ispira, perché non ha il coraggio di contraddirlo, perché teme di esserne rimossa, è quello del mercato, rispetto alla cui suprema autorità, come nel Medio Evo, le persone normali non hanno più diritti personali indisponibili. Epoche buie, culture di morte.