domenica 23 agosto 2015
L'inciviltà rimossa.
I minori che, già a dieci o dodici anni, lasciano gli studi per cominciare a lavorare nei pressi dei mercati, dove spostano cassette di frutta e di ortaggi o si offrono ai turisti come guide del mercato stesso, sono il numero maggiore dei nati per niente nel mondo economicamente arretrato, ma adeguato, nei suoi riti e nelle sue speculazioni, al mondo "civilizzato" e capitalistico. Ma, al di lè di un profitto sempre crescente, la sorte di questi infelici, pieni dell'energia e dell'illusorietà della giovinezza, non può che conoscere un abbrutimento costante e progressivo, fino alla morte. E' una sorte di sfruttamento, la loro unica ragione di esistere, dato che sottraendosi allo sfruttamento non avrebbero di che sostentarsi. Il tam-tam dell'occidente dove in pochi anni ed "avendo voglia di lavorare" ci si può far ricchi, comincia subito dopo essere stati catapultati ai margini del mondo greve del lavoro e la condizione di profonda insoddisfazione e miseria non rimossa porta le loro famiglie a venderli ai trafficanti d'uomini, nella speranza di riceverne passivamente delle rimesse dall'estero, senza curarsi del profitto, ad ogni costo, che i mercanti, nei loro paesi d'origine ed in quelli d'approdo, vogliono trarre dal sacrificio di questi poveri esseri. Ben sa tutto questo che si prodiga per assicurare ai propri figli delle basi d'inserimento nella propria società e ben lo sa, checchè ne dica, chi li abbandona alla tragedia ed all'umiliazione di una fatica per loro inutile, tanto ne ha degli altri in loco per assicurarsi alla meno peggio la vecchiaia. Così, con debiti contratti con i mercanti, veri banchieri primordiali, le famiglie e, per loro conto, i "beneficiati" dell'emigrazione, che dovranno restituirli, accumulano un onere, stipulano un mutuo di 4-5mila euro che diventeranno con gli interessi discrezionali 60.000. Non se ne potranno più affrancare, non disponendo all'atto dell'affidamento di beni reali a garanzia: la garanzia è il loro sfruttamento e di tanti altri, quanti sono i membri della famiglia debitrice, destinabili al viaggio senza speranza. Anche in Grecia, mutatis mutandis, ma non troppo, si stanno vendendo tutto a garanzia dei creditori che, comunque, continueranno a reclamare i loro crediti. I bambini e i giovinetti vengono impiegati in ogni sorta di lavoro materiale in posizione servile all'interno dei medesimi, le bambine e le ragazzine, prive di documenti, vengono in minama parte impiegate in nero nelle fabbrichette di generi di consumo spiccioli e, in gran parte, costrette alla prostituzione. Questo avviene da almeno vent'anni e, mi pare, che le autorità europee e, in particolare, quelle italiane nascondano ed ignorino il fenomeno perchè questi soggetti non votano e possono, al massimo, suscitare la "pruderie" dei cittadini votanti. Sanare questo obbrorio, fra l'altro di cittadini-residenti ufficialmente ignoti, sarebbe il primo atto d'accoglienza di un paese civile.
sabato 22 agosto 2015
Il culto negato.
Da Gennaio a Luglio di quest'anno, il turismo a Predappio, è cresciuto del 212% rispetto all'uguale periodo dello scorso anno. Il pellegrinaggio dei fascisti, vecchi e ormai soprattutto nuovi, non si è mai interrotto. Ad esso hanno offerto la cura pastorale anche alcuni sacerdoti, alcuni dei quali, come il musicologo servita di Bologna, ma di origine romagnola, Pellegrino Santucci, hanno celebrato le ricorrenze del regime dell'uomo "mandato dalla Provvidenza". La zona è, da decenni, amministrata dalla sinistra che, però, ha da qualche tempo sinergizzato la qualità vitivinivola del luogo con una serie di iniziative che, se negli enunciati parlano di Museo del fascismo in paese per ammonire le giovani generazioni sulla natura dei regimi totalitari, dall'altro ammiccanno all'indotto affaristico della curiosità, ma anche dell'affinità ideologica prodotta dalla rottura degli argini territoriali e spesso provincialmente culturali, che la finanza ha apportato e che apporterà. Insieme al Comune di Forlì, Predappio si "sta allargando", mentre gran parte dei visitatori commentano che "con lui, tutti 'sti africani col cavolo che mettevano piede in Italia", poi si portano nelle trattorie e nei ristoranti a commemorare l'ipotesi accarezzata. Ma continuando di questo passo e offendo alternative museali e ricreative, convegni e ritrovi, anche l'industria alberghiera della provincia di Forlì potrebbe trovare una implementazione. Mussolini chiese ai suoi architetti di fare di Forlì una metropoli; gli spegarono che il territorio non si prestava. Declinò quindi su Littoria, l'attuale Latina che con la metropoli, troppo vicina a Roma, ha avuto poco a che fare, ma che fu eletta a simbolo del risanamento delle paludi pontine in prossimità delle quali sorse. Predappio non diventerà una metropoli - area metropolitana romagnola permettendo - ma forse la velleità trionfalistica di Mussolini troverà nuova applicazione, riveduta e corretta senza che i fruitori ne debbano tenere conto, intorno alla sua tomba. Mussolini fu giustiziato da una brigata partigiana e non fu consegnato agli alleati, come capita - direi sempre - ai dittatori con i quali troppi si sono compromessi, ma il suo piccolo mausoleo ha segnato la storia economica e turistica di Predappio per tutto il dopoguerra, fino ad oggi. Ha avuto pubblica sepoltura e un popolo di fedeli che ha reso manifesta l'anima non rinnegata e fascista di parte del Paese. Ai simboli di una opzione guerresca ed oppositiva alle forze preponderanti, come Osama Bin Laden - lo cito per puro esempio attuale e a tutti noto - il mausoleo è stato il mare, in un punto molto frequentato dai pescecani.
L'internazionale mafiosa.
Che decine di migliaia di migranti abbiano "scelto" improvvisamente la Grecia, la Macedonia e la Serbia, per transitare verso i Paesi ricchi, in primis la Germania, non può essere casuale. Alle mafie indigene che ne hanno favorito la partenza, fanno da veicolo in loco le mafie balcaniche. Atterrisce, in questo senso, la separazione delle famiglie, che espone tante donne e tanti bambini allo sfruttamento più inverecondo, dal momento che, senza gli uomini ed i mariti, probabilmente non sono in grado di pagare i servizi. La separazione dei "capitali" dovrebbe indurre ad un'accentuata vigilanza nei confronti della polizia di confine e una cura, legalmente supportata, verso le mogli e i loro figli, abbandonati a se stessi in luoghi sconosciuti ed in balia di un'amministrazione corrotta e complice e a insensibili trafficanti di persone. Il respingimento deve essere senza eccezioni, altrimenti è sospetto. Anche i Kosovari, poi massacrati a Pristina nell'indifferenza delle forze di interposizione dell'ONU, ebbero "la possibilità" di lasciare il loro Paese prima dell'arrivo delle truppe del Generale serbo Mladic: dovevano consegnare ai mafiosi, in stretto collegamento con le autorità pubbliche, di ogni specie e livello, duemila dollari. E' stata questa la cifra della salvezza, sia pur da esule e la menomazione, lo stupro e la morte. Dubito che le cose siano cambiate.
Legalità accoglienza, e mafie etniche.
Migliaia di migranti che si erano ammassati sul confine macedone, hanno approfittato del permesso di transito concesso solo alle donne ed ai bambini, per fare a loro volta irruzione oltre la linea di separazione greca, costellata di filo spinato. Le immagini mostrano un'infinità di persone e famiglie ammassate nei paraggi ed in prossimità dei reticolati e le forze di polizia che spingono indietro le masse umane che, a loro volta, fanno pressione con i corpi. La testugine degli scudi in plexiglass fa da contro-ariete. Le donne gridano teatralmente, le bambine le imitano disperate, i maschietti hanno già l'aspetto dei cani bastonati, mentre, di notte, ardono i fuochi dei bivacchi e alcune persone, soprattutto donne, dormono in piena luce all'interno del binario dei treni. Gli adulti sono già abituati ad essere nomadi e respinti - se ne sono dovuti andare anche da casa loro - mentre i bambini subiscono un trauma che li segnerà per la vita, anche se i più fortunati di loro troveranno uno straccio di lavoro e riusciranno a stabilirsi ai margini di un Paese ostile. Far passare solo le donne e i bambini è sbagliato, servono anche gli uomini, come componenti di varie famiglie e come membri riconoscibili e responsabili - si spera - di una comunità. Mentre questi episodi si svolgono sotto gli occhi di tutti, la Svizzera programma di spostare l'esercito sui confini, equiparando "l'invasione dei senza patria" ad una guerra in forme desuete, mentre i Macedoni, già "enclave" senza una precisa identità economica e sociale non vogliono essere subornati da numericamente prevalenti "orde" transitanti: forse temono anche la stanzialità su di un territorio piccolo e poco popolato. Il guaio è che nessuno pare intenzionato ad affrontare il fenomeno alla fonte. Dubito che il terrorismo si sposti con queste migrazioni bibliche, perché ne suppongo itinerazioni più comode, non soggette ad identificazione ed anche perché questa gente è destinata, ben che gli vada, ai campi recintati "dell'accoglienza". Si continuano ad agitare paure strumentali, mentre sui campi profughi, ben da prima di "Roma capitale" avevano preso a lucrare soggetti amorali, prima ancora che supportati da organizzazioni cirminali, senza differenze geografiche. Piuttosto, se questi disperati non conosceranno un'evoluzione, anche minima, delle loro prospettive di vita, ma, in una maniera o nell'altra andranno a popolare le periferie urbane delle costituende "Città metropolitane", oltre ad alimentare una fisiologica malavita, potrebbero, crescendo, essere strumentalizzati dalle organizzazioni terroristiche con base all'estero, come sta già avvenendo in Francia. Sono urgenti delle contro-mosse finalizzate e coordinate. Si rimane basiti di fronte a questa inerzia prolungata, così come si rimane sconcertati - pur senza attriburle un'importanza maggiore di quella che può esprimere - di fronte all'ostentazione di borse falso-griffate e di orecchini e braccialetti, addosso alle "signore" apparentemente ben nutrite che, con i loro bambini, tristi ma non patiti ed ai loro mariti trasandati, vogliono transitare senza documenti in Paesi alieni e verso mete dove li richiamano insediamenti etnici e mafie lavorative.
venerdì 21 agosto 2015
Ambiguità democratiche, ma almeno democratiche.
Il 25 Gennaio scorso, Alexis Tsipras e la sua Syriza vincevano largamente le elezioni greche su di una base di forte contrapposizione alle pretese umilianti - frutto dell'atavica corruzione greca - dei creditori che l'assurda adozione della moneta unica aveva creato nei confronti di altri Paesi non più sovrani. Poche settimane fa, il popolo greco aveva confermato la linea di Gennaio e la fiducia in Tsipras, con un referendum confermativo del NO ai sacrifici, intesi come olocausto civile ed economico. Forte della riconferma - troppo frettolosamente richiesta e riottenuta - Alexis Tsipras è andato a "battagliare" a Bruxelles, ma, dopo molte ore, durante le quali si sono spesi argomenti che resteranno ignoti, è tornato in patria con un piano di austerità del tutto conforme ai desiderata comunitari, compreso un obbligo di preventiva autorizzazione dei centri decisionali economici dell'Unione, prima di sottoporre proposte, anzi intimazioni di legge al Parlamento. Da allora, da poco tempo fa, la maggioranza parlamentare è mutata ed è adesso costituita dai tre partiti storici ( due+uno, la Nea Democrazia e il Pasok, oltre ad un improvvisato Centro )e quel che è rimasto di Syriza. Correttamente Tsipras si è dimesso. Scorretta è stata però la sua abiura agli impegni presi con gli elettori, che aveva chiamato ad un referendum: il suo mandato era chiaro anche senza quest'ultimo pronunciamento. Perchè dumque convocarlo se troppo labili erano le motivazioni interiori? Forse, proprio per questo. Ma come si fa, a prescindere, a rimangiarsi la parola e perdere la faccia e infine ripresentarsi a capo di una formazione mutilata, dopo aver provocato una frammentazione del quadro politico greco? Casomai, se non poteva rispettare l'impegno preso, doveva motivatamente dimettersi subito dopo essere stato "trattato" dai creditori riuniti a Bruxelles, ammettendo di avere fallito e restituendo al libero gioco della dinamica politica la composizione autoctona e sovrana dei contrasti e delle difficoltà. Qualcuno suggerisce che si tratta di una sceneggiata furbetta e che anche le dimissioni di Varoufakis sarebbero tattiche. Io personalmente ne dubito; casomai codesti personaggi potrebbero trovare delle alchimie successivamente al nuovo, troppo ravvicinato consulto elettorale, per non "compensare" interessi altrimenti contraddittori e mascherare il ribaltamento rispetto al recentissimo referendum, di una linea saldamente maggioritaria nel Paese, ma che la dispersione degli oppositori rischia di non poter riaffermare nelle urne. Tanto varrebbe restituire il potere alle "larghe intese", perché mantenerlo ad un trsaformista leader troppo incline al peggior populismo, prima in un senso ed ora nell'altro, rischia di non sortire effetti o maschera l'andata a Canossa del giovane, improvvido, ma levantinamente non sprovveduto leader. Insomma, sembra che Tsipras cerchi una nuova investitura alla Matteo Renzie, ma lui almeno lo fa tramite elezioni, riconoscendo almeno che la precedente chiara maggioranza è già stata inquinata e trasformata, dopo neanche otto mesi.
La disumanità imperante o l'umanità per quello che è.
Dopo aver decapitato un vecchio di ottantadue anni che aveva nascosto alcune opere insigni del Museo che dirigeva da molti anni e che aveva dedicato all'arte gran parte della sua vita, gli Iconoclasti del IS continuano nell'opera di cancellazione dei reperti che segnano la storia e la psicologia dei popoli con i quali, novelli vandali, ma ideologici, vengono in contatto. Tutta la storia dell'Islam pecoreccio è costellata di questi episodi, alla cui base, però, c'è l'antica iconoclastia con la quale il profeta Maometto prescrisse di distruggere ogni immagine che distraesse dalla contempalzione interiore, assimilandole all'idolatria. Dio si sente, non può essere rappresentato, né tantomeno può avere figli. Anche l'arte, a lungo osteggiata anche dalla Chiesa cattolica, fuorché fosse asservita alla celebrazione della dottrina e destinata ad impreziosire, in senso ideale ma soprattutto materiale, il potere crescente dell'Istituzione ecclesiastica, costituendo una delle forme più alte della spiritualità è "azzeccatamente" considerata una concorrente furorviante, rispetto alla "retta via", l'angusto sentiero lungo il quale la superstizione e il "timor di dio", costringono i viandanti. Quello che stanno facendo gli spaccapietre del IS non è altro che il lavoro materiale che è stato loro demandato e lo fanno con la gretta soddisfazione degli ignoranti che vorrebbero riportare il livello della civiltà al loro primitivismo. Oggi hanno demolito un monastero cristiano del quinto secolo con le ruspe, in un turbinio di polvere, al quale lo hanno riportato, sullo sfondo del deserto di cui si sono di nuovo riappropriati, anche in senso morale. Queste formazioni di rottami umani vanno a cercare identità e soddisfazione in un deserto di macerie e vi affluiscono soprattutto, ma non esclusivamente, dalle minoranze etniche dei Paesi toccati, ma non colonizzati dall'Islam, oppure provengono dalle classi subordinate interne alle comunità dei correligionari, cercando riscatto come soldati di ventura. Cercano di anticpare la ricompensa di Allah, rapendo e trsformando in schiave sessuali le donne di altra religione, "appartenenti" ai nemici. Particolarmente triste, ma istruttiva è la presenza nelle loro fila di personaggi con John il disc jockey di Londra, che nella musica hard cercava solo lo stordimento alla sua infelicità e che ha cercato di compensarsi nei modi che sappiamo. Perché di questo si tratta: infelicità e ignoranza, oltre alla normale beluinità non educata, che cerca e trova un'ideologia, peggio un'ascesi giustificatrice ancorché strumentale. Chissà se se ne rendono conto? Sta di fatto che la "force de frappe" dell'occidente e - perchè no? - anche quella della Russia e dei paesi coinvolti per una forte presenza islamica al loro interno, recalcitrano e non intervengono. Gli interessi violati sono, dal loro punto di vista circoscritti, altri - i Curdi - possono essere impiegati in loro temporanea sostituzione e tollerare, nel contempo, il doppiogiochismo sanguinoso dei Turchi, le vie del petrolio sono ancora assicurate, la distruzione di intere culture è in atto. Esattamente come fecero i nazisti con gli Ebrei, i colonizzatori nord americani con gli Indiani, i miliziani del mitico Califfato stanno facendo con le più antiche comunità cristiane delle regioni irachene e siriane, inquinandone l'identità della discendenza - come tentarono di fare i Serbi con i Kosovari -. Anche gli Ebrei sionisti stanno progressivamente espellendo i Palestinesi dalla loro terra, in nome della mitica Sion. Questa insensibilità verso la cultura, semplice e intensa dei popoli, sta a testimoniare l'alterità degli interessi, rispetto al sentire intimo e costitutivo delle genti e la valenza puramente capitalistica o neo-imperiale e territoriale dei regimi più ricchi e più sedimentati del globo, senza che tutto questo ne assicuri, se non come portato inutile, la possibile difesa delle ragioni umane.
giovedì 20 agosto 2015
L'estraneità più vicina a qualcuno di noi.
Vittorio Casamonica è morto. Meno male, fin troppo tardi; tutt'al più: chi se ne frega. Questo è, normalmente, il clima romano, non solo per gli ultimi saluti, ma per qualsiasi cosa. Almeno da parte del popolo estraneo, di chiunque sia estraneo ad un determinato contesto. E allora chi erano quei popolani in mocassini senza calzini, jeans e magliette con sopra un motto, che portavano la bara, non silenti e compresi, ma sudati, eccitati e vocianti? Anche quando morì Andreotti, sotto casa sua ed in chiesa, la scompostezza la fece alla fine da padrona: grande Giulio! Viva Giulio! E così via. Giulio come Vittorio? Forse sì e forse no, ma certamente entrambi hanno costituito un riferimento pratico e concreto per una folla di clienti, che hanno trasformato la gratitudine per il ricevuto in rimpianto, fedeltà e affiliazione, a prescindere da qualsiasi etica civile. Coatti, molti anche titolati, della Roma da cui sgorgano mille rivoli burocratci apportatori di denaro, con una fortissima vocazione popolaresca e ignorante allo spirito mafioso. Vittorio Casamonica era un Sinti, originario dell'Abruzzo e, come tanti abruzzesi, era andato a fare affari e a cercare impiego o sussistenza a Roma, contando sull'affinità etnica e i collegamenti in loco. Per anni ho mangiato al Consolato d'Abruzzo, il mio preferito, in prossimità della Sedia del diavolo e, qualche volta all'Ambasciata d'Abruzzo, più rinomata ma, secondo me, più povera di specialità e di dimensioni più ridotte, dove era divertente invitare qualche signora, che allorché andava alla toilette, trovava l'indicazione di "uccelli", con un cardellino sulla porta e "passere", con una cinciallegra paffuta su di un'altra. Casamonica era il capo dell'omonimo clan, aveva cominciato a lavorare in subappalto alla Banda della Magliana, era stato implicato in decine di sequestri di persona dai quali era sempre stato assolto. Recentemente era balzato di nuovo agli onori della cronaca nell'inchiesta sulla mafia nella capitale, che lucrava, in combutta con politici ed amministratori di entrambi gli schieramenti - pur così compositi - principali. E stato officiato, il suo funerale, in una delle basiliche storiche di Roma, il suo carro funebre era un cocchio antico trainato da sei cavalli neri, sulla facciata della chiesa erano affisse delle sue foto ritoccate, vestito come un Papa - il terzo potenziale - o come un Monsignor Milingo bianco. Sotto la gigantografia l'attribuzione, da curva nord della Lazio, di re di Roma; su di un altra icona era annunciato il suo arrivo, da conquistatore, in paradiso, dopo la conquista terrena di Roma. Ad onorarlo in una forma così pagana e superstiziosa - tollerata senza muovere un sopracciglio dal priore della basilica e dalla chiesa capitolina tutta, per un altro inchino, anzi per il trionfo cafone del boss - alla faccia, spero, di Papa Francesco - c'erano certamente i Sinti romani, abruzzesi ed altri ad essi collegati, ma c'erano anche i coatti della periferia est di Roma che aveva colonizzato e dove distribuiva il reddito estorto anche con la complicità di similari istituzioni, a lui legati per tutto quanto atteneva ad una vita parassitaria. La inconciliabilità fra etnie non riguarda dunque la razza, l'estraneità, le migrazioni che, forse, cercano una sistemazione per poter continuare a vivere, ma attengono soprattutto, per me, alle culture, all''idealizzazione delle più becere attitudini materiali "santificate" in chiesa, secondo un sincretismo primordiale e non ecumenico, che hanno trasformato una celebrazione funebre nell'idolatria pagana di un maiale.
Come da copione.
La Grecia ricomincia a volare, su diverse basi. Ha infatti ceduto quattordici società aeroportuali ad un'unica compagnia tedesca che ne farà l'uso commerciale per lei più opportuno. La logica del creditore/debitore, in ambito statuale e comunitario, ma soprattutto valutario, comporta tutto questo: i cittadini greci continueranno, in parte, a lavorare in cambio di un salario, ma per un proprietario straniero, sul loro suolo, in un settore strategico, soprattutto in rapporto al turismo. In Italia, il medesimo fenomeno è in atto da diverso tempo, ma la sua diffusione è taciuta, illustrata soltanto, nel caso specifico, ogni volta che si verifica. All'atto del cambio di proprietà, i subentranti rassicurano le maestranze, insieme ai sindacati che sorridono a trentadue denti e, poche settimane dopo, appena hanno in mano la situazione, partono i progetti di ristrutturazione sanguinosi che tutti conosciamo. Taluni paesi, da trasformatori di materie prime, diventano prestatori d'opera per capitali stranieri e, alla perdita dell'autonomia politica, conseguente alla perdita della facoltà di battere moneta, aggiungono l'abdicazione ad ogni sorta di programmazione economica, dato che l'intervento pubblico nelle economie nazionali è severamente vietato. Costituirebbe una difesa nei confronti delle economie più forti, spalleggiate dagli Stati più influenti. Ecco anche perché le grandi società residue dei Paesi meno attrezzati hanno cambiato nazionalità ed hanno lasciato in patria solo alcuni stabilimenti di produzione. Come da copione di un'opera che nessuno ammette di aver elaborato e favorito.
mercoledì 19 agosto 2015
Magnificenze di merda.
Il Presidente della SISAL è l'ex ministro delle finanze italiane Augusto Fantozzi. La Lottomatica, appaltata preferenzialmente alla De Agostini e con sede a Londra, patria del gioco popolare, con il nome di Igt, è interessta ad una fusione per incorporazione, ma uno 007, coperto fino ad ora nelle sue vicissitudini giudiziarie, in posizione apicale nel Consiglio di Stato, ha serenamente opposto il suo parere sfavorevole, che dovrebbe essere vincolante, di cui il Sottosegretaio Pier Paolo Baretta, con delega ai Giochi, sta per comunicargli che non terrà alcun conto. Nicolo' Pollari ha fatto il suo mestiere ed ha sottolineato che la concessione non poteva essere accordata al bando di gara del Governo perché le clausole e i requisiti per partecipare all' assegnazione erano formulati in maniera tale da escludere altri validi concorrenti e continuare con la De Agostini, come avviene da ventidue anni. Apriti cielo! Scontro fra Istituzioni! Come se le Istituzioni fossero lì per reggersi il gioco e non per controllarsi a vicenda. La democrazia, in Italia, è stata una prassi imposta dagli americani dopo la seconda guerra mondiale e la tribuna teorica e retorica di qualche intellettuale di valore e anima bella nello stesso tempo. Non ci sono commenti, ma solo legioni di giocatori dai tabaccai. Il guaio è che così è tutta l'Italia, nella sua più "democratica" e becera espressione, ma anche i "maggiorenti" di siffatta nazione e i loro epigoni interessati, sono fatti della stessa sostanza vile. C'è voluto uno 007, che conosce da dentro le trame segrete del potere di Pulcinella a svelarlo. Anche se sarà inutile, anche se è ipotizzabile e certamente sarà ipotizzata, un intenzione di "indirizzo", nell'inconsueta, onesta presa di posizione, il nostro agente presso il Comitato di verifica, altrimenti detto Consiglio di Stato, questa volta, in ogni caso, ha verificato. Bravo Pollari!
Merda e magnificenza.
Torna a Surriento, la merda aspetta te!! La romantica costiera sorrentina è stata invasa da un mare di feci a brandelli che si attaccano alla pelle degli incauti bagnanti. Taluni, per disperazione, asseriscono, appena usciti dalle acque non mosaiche, che si tratterebbe di alghe. Soprattutto gli uomini villosi, ne portano una coltivazione su tutto il corpo. Le spiagge, la facoltà di balneazione, sono state interdette dopo che la situazione si era fatta evidente. Certamente, i fecalomi liquidi ed invisibili costituiscono una coltivazione di batteri e virus molto pericolosi, da anni ed anni. Sì, perché da mai si è pensato di arredare i litorali esclusivi della borghesia alla moda, e dei V.I.P. con impianti di depurazione e neppure si è pensato di costruire fognature salubri nonostante gli ingenti capitali apportati per generazioni dal turismo riservato e ricco. E' così in tutto il sud, dove agli scenari mozzafiato, alle ventosità particolari per i velisti, ai villaggi a cinque stelle, corrispondono intere cittadine senza servizi fognari, per cui i liquami, quando divengono incontenibili, vengono scaricati in mare, in prossimità delle spiagge che fronteggiano i centri abitati. Le amministrazioni comunali soddisfano le esigenze dei loro cittadini e le riversano sugli improvvidi bagnati che, se del luogo, sulla spiaggia libera e senza servizi, non se ne danno per inteso. La luna a spetta te! Insieme alla merda, si nota di meno.
Poi, si è rivolto di nuovo ai lupi.
Il pampa-Papa ha parlato questa mattina non dei migranti, ma del lavoro ed ha detto cose perfettamente in linea con la dottrina sociale della Chiesa, contraddicendo sul piano morale l'etica del profitto, sopravvivenza, ma anche semnplice arricchimento e morte per i concorrenti e che sollecita, alla ricerca del profitto altrui, il lavoro al minor costo. L'aberrazione accumulatoria, oltre a crisi devastanti e ricorrenti, non può portare che a conflitti, anche bellici ed esclusioni gratuite: prima che un'immoralità è un'idiozia. E' dall'epoca del Sillabo contro il modernismo che la Chiesa lo predica ed oggi che il rovesciamento della prassi comunista è stato temporaneamente superato, riprende in mano con decisione lo scettro ligneo della contrapposizione etica e popolare al potere indifferente. Se il superamento pratico ed istantaneo di uno degli effetti più brutali e devastanti per tante popolazioni sradicate è, purtroppo, un'utopia, non è di questo mondo, la condizione perché questi fenomeni indotti non possano verificarsi è riaffermata con calma e con forza. Se - come avverrà - la prassi facilitata di questi tempi chiassosi e confusi, non cambierà, bisognerà dare atto alla Chiesa cattolica di essersi erta, ancora una volta da sola, a denunciare le cause semplici e comprensibili della rovina, senza distinguere fra la rovina di molti e la fortuna di pochi. Questo è un merito storico che la Chiesa ha acquisito e che continua a difendere, senza contraddizioni. Il confronto - rifiutato fino ad ora e, credo, ad onta delle dichiarazioni papali, da verificare nella prassi storica, anche alla luce della volontà altrui - con la cultura industriale e post industriale, con le dottrine monoteiste e politeiste ( induismo )e semplicemente filosofiche ( buddismo ) e, soprattutto, le accuse storiche che le sono state rivolte ( dall'ebraismo ), appartengono ad un'altra dimensione , quella che si affronta quando le condizioni di vita primarie sono soddisfatte. Oggi, anche nelle società sempre più post borghesi dell'occidente, queste condizioni si stanno, con drammatica rapidità, deteriorando. Il gregge cattolico ritorna all'opposizione.
Francesco parlava ai lupi, oggi ai migranti.
La polemica fra il Segretario generale della C.E.I. Mons. Galantino e la plebaglia nordista ha assunto i toni e le sequenze di una contesa fra comari e parroci d'altri tempi, inclini alle scomuniche dal pulpito per chi si discostava pubblicamente dall'ortodossia inziatica della setta. Dubito personalmente che il Segretario dei Vescovi voglia impegnare politicamente il Governo, suppongo che voglia attaccare frontalmente tutta la politica nazionale, riservandosi domani qualche distinzione, non del suo sacco di portavoce. Il Segretario tuona e il Presidente tace, ma non lo richiama all'ordine. Meno impegnative e meno sofisticate sono le intemerate di Salvini e di Grillo; per il primo, neo alleato di Forza Italia, sono già arrivate le prese di distanza del partito conservatore dei propri privilegi a prescindere, che della Chiesa e dei suoi insegnamenti se ne frega, pensando che non ci credano neanche i gerarchi dell'istituzione ecclesiatica, ma della sua presa sul collante conservatore della società italiana non vogliono fare a meno. Eppure, il rinnovato, anzi mai smesso, protagonismo della Chiesa cattolica nazionale sulle istituzioni farlocche della Repubblica è ripreso virulento, assumendo il modus operandi delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, tanto inascoltato, quanto violento nelle prese di posizione e nei modi della propaganda, da accreditarsi influentemente come una lobby più o meno importante, ma comunque combattiva. La Chiesa nazionale è entrata nella fase del movimentismo e, anche per questo, agita i migranti, senza curarsi delle compatibilità e delle possibilità d'accoglienza, mentre farebbe bene a scagliarsi contro tutte le miserie dello sfruttamento indigeno delle emergenze, contro lo sfruttamento sessuale delle raccoglitrici di uva e pomodori nella campagne del sud e sulla relegazione razzistica dei lavoranti "estranei" in regioni che pelosamente del razzismo altrui fanno la bandiera per consolidare lo statu quo, ad onta delle ricchissime donazioni che ricevono dal dopo guerra, prima dallo Stato italiano ed ora dalla Unione europea. Sarebbero più credibili, i Vescovi ed il loro Segretario, se scegliessero di smascherare la "peccaminosità" del contesto che tante umiliazioni apporta a persone già sfinite ed umiliate dalla loro fatica bestiale. Ma si guarda bene dal farlo, fuori dal confessionale, perché ritiene sospirosamente che queste cose siano il frutto del peccato originale. Come la pedofilia, vien da ritenere. Per me, si tratta solo di una riedizione dell'eterna commedia del potere, alla quale assistono intontiti tanti "bravi cristiani" che non hanno avuto la possibilità di accedere ad altre rappresentazioni e si sono consolati, sentendo la necessità di giustificarsi, con quel che passava il convento. Fra poche settimane, sullo sfondo delle rovine su cui il cristianesimo, forte dei suoi "martiri" catacombali è riuscito ad innestarsi ed a fortificarsi, appoggiandosi su plebi analfabete e diseredate, andrà in scena un altro atto, uno dei più coreografici, della grande rappresentazione caritatevole, che, come ognun sa, è destinata a rimanere tale, se il diavolo islamico, il Maometto precipitAto agli inferi, non ci metterà la sua coda.
martedì 18 agosto 2015
La foruncolosi di Luigi Brugnaro.
Il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, quello che i suoi concittadini preferirono a Felice Casson dopo lo scandalo del Mose, ha esordito ritirando, motu proprio, quarantanove testi per la scuola primaria, nei quali si sensibilizzavano i bambini al rispetto reciproco, quali che fossero le condizioni nelle quali si fossero venuti a trovare, o meglio, quali che fossero le immagini, le icone nelle quali ciascuno di essi si fosse venuto a trovare. Ha cassato un tentativo di educazione discreto, e sentenziato che le discriminazioni le apportano i genitori. Verrebbe da obiettargli: se si coalizzassero anche gli anomali, se discriminassero a loro volta gli altri bambini, il modello educativo stesso - fondato fino ad ora sull'esclusione - sarebbe un modo di dire. Di che cosa parlavano i testi messi all'indice? Delle diverse situazioni personali in cui si trovano rispetto ai figli di famiglia ( spesso in situazioni di separazioe e divorzio dei genitori, affidati per l'estate alla nuova compagna del papà, ecc. ), disabili, adottati, omosessuali, chi ha due mamme o due papà, religione e pelle cromaticamente diverse e, in linea di principio chiunque si discosti da uno stereotipo che rimuove la varietà del mondo, delle opzioni reali. Il Sindaco Brugnaro conosce la sua base elettorale. La "querelle" estiva che ne è seguita non è ad uso dei futuri cittadini e neanche di quelli attuali,, ma solo dei diversi schieramenti politici e sotto-culturali, dato che ormai sul proscenio è rimasta solo la contesa di pseudo-principio. L'apertura, sul piano amicale e del riconoscimento solidale fra uguali ( almeno finché è possibile ) è la condizione per la serenità dell'adulto, che altri non è che il bambino che è stato e vedersi disprezzato, in un'età nella quale non si hanno difese, da una coalizione d'occasione per la propria difformità rispetto a stereotipi che sono spesso intimamente contraddetti, conduce ad un'assurda sofferenza e a una inestirpabile sfiducia, dato che le ostilità si sedimentano nell'età adulta e vengono trasmesse come stigma di riconoscimento nel gruppo, comunque denominato, ai discendenti. L'educazione, riservata a siffatte famiglie, proprio quando la famiglia - a volte profondamente litigiosa nascostamente - che continua a chiamarsi così, pur avendo aumentato le sue facoltà di composizione -, rappresenta una contraddizione che rivendica la sua conferma. L'accettazione della poliedricità del vivere, anche quando non è racchiusa, tutelata, da una composizione o rabberciamento di interessi, aprirebbee almeno la strada ad un'ipotesi di umanesimo minore e consentirebbe di avvicinarsi alla semplice constatazione empirica che l'uomo è la misura, l'unica misura, di tutte le cose. Ma quanto precede, oltreché ignoto, fa venire la foruncolosi al Sindaco Luigi Brugnaro e ai suoi elettori, dei quali lui è accolito.
L'avarizia dei tempi.
Nel mondo liquido e forse polverizzato dalla moneta virtuale, le precedenti distinzioni politiche sono venute meno e il conflitto si esercita caoticamente fra interessi sparsi e tanto confusi che anche le lobby ed i fortini ambientali, stentano a non esserne influenzati. Quanto faceva l'aristocratico Leo Longanesi, rifiutandosi di lasciar paragonare il suo voto a quello di alcuni portuali di New York, cioè astenersi, è diventato per altri motivi, un fenomeno di massa, senza che per questo le istituzioni ed i loro occupanti se ne diano per inteso, a dimostrazione che il loro potere si regge, direttamente o indirettamente su influenze o designazioni esogene. In queste condizioni, la contesa per la sopravvievnza e quella per la primazia si trasferiscono, senza mediazioni, sul terreno privato, mentre le mediazioni residue sono compromissorie o sospette di prevalenza. E quale altra prevalenza potrebbero avere se non quella del potere più forte? L'opposizione diventa puramente culturale, fortemente ambigua, come la situazione. Per noi Italiani non è cambiato granchè: ambigui lo siamo da sempre, da quando, dopo l'unità d'Italia massonica i fratelli col grembiule si misero d'accordo con i fratelli, che allora era Principi, in abito talare: da allora il colpo al cerchio e quello alla botte sono stati lo stentato balletto di due realtà debolmente sinergizzatesi, alla ricerca di un protettore. Ma anche l'alleanza fra il trono e l'altare non serve più, tanto è vero che la Chiesa si è messa a battagliare su di un'utopistica Città di Dio, alla Tommaso Campanella, da edificarsi su un evangelico spirito di accoglienza a cui non corrisponderebbe col tempo neppure la gratitudine dei salvati. Da quando in qua la Chiesa predica il rispetto delle diverse identità? Da quando sul soglio di Pietro c'è Papa Francesco, che è un politico sopraffino e un gesuita di livello, che ha puntato tutto, durante il suo pontificato - così difforme da quello del suo immediato predecessore dimissionario -, sul regno d'utopia. Solo a livello d'annuncio, ovviamente. Nel contempo il mondo si è fatto orizzontalmente avaro: i costi e i ricavi sopra ogni altra considerazione, foss'anche la conservazione, il prolungamento della vita stessa. Si condanna così la maggior parte delle persone, nel mondo finanziariamente dominatore ( che non significa che i suoi componenti, indifferentemente, dominino alcunché )alla precarietà delle prospettive lavorative, educative e sanitarie: una vita breve e di merda, senza la possibilità di coltivare illusioni durante il suo percorso. Le guerre contro i poveri sono in corso, preventivamente, portate a domicilio, condotte a lungo attraverso i mercenari, verso esiti non scontati. Una piattaforma continentale si è opposta al dominio del neo imperiale occidente, la Russia ha ritrovato, insieme al suo orgoglio, l'autoreferenzialità e l'alterità verso la disgregazione sociale importata con il capitalismo in un pelago così grande, opponendosi all'omologazione subordinata che l'aveva sconvolta dopo la caduta del comunismo. Gli altri Paesi dell'ex Impero, soprattutto i più poveri, la Bulgaria, la Romania, hanno accettato di passare da una sudditanza all'altra, La Serbia si prepara a presentarsi al cospetto di chi l'ha bombardata per implorare un trattamento analogo; l'Ungheria si apparta sui confini delle sue rivendicazioni territoriali con i Rumeni, barricandosi contro gli emigranti, anche di passaggio. La Cina, altra piattaforma continentale, si oppone industrialmente al mondo produttivo europeo di cui ha già provocato lo sconquasso e all'invadenza finaziaria statunitense, detenendo la maggior parte del suo debito che ne fa, per paradosso, una delle più strenui paladine del dollaro. L'Italia finge, come al solito. Da sola non conterebbe nulla.
lunedì 17 agosto 2015
Morire per una pizza.
I due titolari di un bar pizzeria in provincia di Brescia sono dunque stati eliminati da due concorrenti pizzazioli pakistani. Tralasciamo le invettive del ciccio-bomba della Lega nord, si tratta di uno spirito concorrenziale di tendenza: o riesci a fregare i clienti o elimini il competitore. Ricordo che un ex Amabsciatore italiano a Santo Domingo, che si era trattenuto dopo la pensione e aveva aperto un ristorante, venne ucciso da altri ristoratori indigeni o da loro emissari, perché la qualità dei cibi confezionati dall'italiano li aveva ridotti ai minimi termini e ricordo anche con chiarezza, come ai miei tempi giovanilissimi, quando facevo il campeggiatore, il gestore del mio accampamento meditasse a voce alta di deviare le condutture fognarie del suo appezzamento, molto vasto e ben organizzato, per inondare l'acquartieramento dell'unico concorrente in zona, ma a pochi chilometri di distanza. Avidità, costi insostenibili, chissa...ma l'episodio non è insolito, almeno nelle intenzioni. Se si aggiunge, però, che la zona era divenuta la piazzola di travestiti, prostitute e spacciatori, che avevano circondato la trattoria dei coniugi uccisi, allora la faccenda potrebbe aggravarsi e cambiare un po' aspetto, ma non eliminare, se non fisicamente, la pretesa di far da sé e solo per sé, senza considerare, non solo la libera concorrenza, ma neppure l'anzianità d'insediamnto in loco, in nome del business. Come fanno gli Israeliani con i Palestinesi, con esiti reciproci, non troppo dissimili, ma non sempre, anzi quasi mai, perseguiti dalla legge. In fondo, da tempo, la guerra dissimulata fra concorrenti si esercita con ogni sorta di blandizie, di servizi sempre più scontati, di disoccupazione crescente che assottiglia le fila dei possibili clienti, con ogni sorta di surroga o di surrogati. Il titolare di una agenzia finanziaria apostrofava così un sottoscrittore che voleva riscattare i suoi investimenti: no! Lei non va da nessuna parte! Capito! Si è trattato di una crisi di nervi da budget che gli è valsa una denuncia, ma a quando il primo colpo di pistola, casomai a salve?
La religione politica.
L'attentato al tempio Indù a Bangkok, ha la chiara impronta dei musulmani e probabilmente dei Pakistani. Si è identificato il sentimento religioso, come un veicolo di propaganda e di appartenenza ( come temevano i comunisti al potere nei confronti della Chiesa cattolica )e lo si è voluto colpire, quale fronte avanzato di un contropotere del quale il culto è solo il paludamento ideologico. La religione è l'oppio dei popoli, diceva Carlo Marx e gli ignari islamisti ne hanno inconsapevolmente condiviso la dottrina. In realtà, il colpo è stato inferto alla vasta e superstiziosa comunità indù dell'India, perché le istituzioni sono laiche e rappresentano la borghesia evoluta di quell'immenso Paese, circa duecento milioni di persone e di elettori. Ci troviamo nell'ambito di un'indifferenziata contesa fra potenziali milizie e milizie in atto che, anche a parti sovvertite, sarebbero un esercito scalzo, come i più organizzati e ormai diffusi a livello mondiale, guerrieri di Allah. La contesa politica fra istituzioni laiche e poteri religiosi non è mai cessata, i compromessi sotto traccia sono il pane quotidiano e il manifestarsi di contrasti d'influenza e di interessi, ovviamente mascherati, riattizzano periodicamente le contese, verbali almeno in europa. Ma il culto della propria ignoranza e della propria imbecillità riattizzano l'ego mortificato di tante plebi iconicamente massive e ne spingono le falangi armate, non estranee al guadagno e al calcolo, a compiere gesti intimamente condivisi da più di quanti lo ammettano. Le istituzioni laiche combattono il guadagno e il calcolo, anche, ma non solo, per salvaguardare il loro, ma la guerra fra poveri si svolge in simbiosi, eppure in autonomia e si svolgerebbe comunque. Induisti e musulmani sullo sfondo del Kashmir, in giro per il mondo, con i tailandesi che si sono lamentati per l'attentato al loro turismo. A quando una bomba nel quartiere a luci rosse: anche quello è un luogo di officio ma troppo differenziato per morali e nazionalità, principi ed opinioni, per costituire un obiettivo riconoscibile.
domenica 16 agosto 2015
Il gamete eterologo.
E' stata ottenuta, presso il policlinico Sant'Orsola di Bologna, la prima fecondazione eterologa da donatore volontario e gratuito. E' un libero ( fino ad un certo punto, perchè il gamete viene veicolato, organizzato, dall'Istituto ospedaliero universitario ) flusso fecondatore, dicono, in altri termini alcuni, mantre per altri si tratta non di generosi donatori, ma di volgari donatori di sperma. Fino ad
ora le fecondazioni erano avvenute attraverso l'acquisto all'estero dei gameti utili alla bisogna, ma senza peccato, per così dire, senza orgasmi, per dirla in un altro modo. I derelitti del sesso, quindi, continuano a farsi delle seghe a distanza e vengono pagati, con quattro soldi, purché restino anonimi e lontani. Nell'ultimo caso, è da ritenere, il donatore di sperma è un indigeno o per lo meno un residente..o forse no: un estroso di passaggio desideroso di lasciare traccia di sé nel mondo per lui raggiungibile, insomma, comunque nei dintorni. La donazione ha coinvolto anche le donne, dodici delle quali hanno prestato i loro ovociti alla potenziali amiche desiderose delle gioie della gestazione e dell'allevamento di marmocchi strillanti. D'ora in poi, affrancate dalla consustanzietà di gamete e gestazione, neanche le donne , le madri, saranno certe. Dal prossimo autunno partirà una campagna per la donazione gratuita, ma non si vede perché i prestanti debbano accontentarsi di una pippa: potrebbero provvedere direttamente. Invece no, almeno ufficialmente, le signore sono di godimento dei rispettivi mariti, e le summenzionate son dedite a loro e a quella società economica che comunque, sia che ne fossero consapevoli, sia che non se ne rendessero conto ( poco probabile ), hanno creato con il matrimonio. Il superamento del tabù culturale avviene nella convinzione che sia rispettata la condizione che le consorti non associno alla gravidanza il piacere, per creare la disposizione per la quale sono disposti a delegare ad altri un compito che a loro, in primis, non interessa, purché possano continuare a scoparsele. Forse verrà il divorzio, ma per ben altri motivi sui quali le coppie si dilanieranno in tribunale. In un periodo di prestazioni sanitarie ridotte, sinceramente l'utilità di queste iniziative del reparto di ginecologia e ostetricia e dell'omonimo dipartimento, mi sfuggono: le gravidanze a pagamento vengono fatte pagare alle famiglie d'accoglienza del seme ignoto, come il milite che viene celebrato in tutto il mondo a cose avvenute, la fecondazione eiaculata nel cosmo attizza le fantasie onanistiche ma non arrapa i frigidi ciurlatori nel manico. Dopo di che, "nulla quaestio" da parte mia, ma solo un'annotazione: questa società si fa sempre più virtuale anche nelle dinamiche procreative, che prima si limitavano alle illusorie proiezioni sui discendenti. Spero solo che in quelle gaudenti, di dinamiche, casomai celate per convenzione riaffermata da parte di tanti cornuti giulivi, la prassi concreta prosegua imperterrita e incontrastata, come sono certo che avviene.
sabato 15 agosto 2015
Le prediche che coltivano, mentre la giudicano, l'insania delle menti.
Le cronache estive danno l'impressione, confusa ma evidente, dello stato d'animo caotico in cui versano le anime - psykée - su questa povera terra, fertile sì, ma di pazzi. In fondo è per questo che il diritto si è estraniato dall'umanità ed è divenuto una scienza, in funzione esclusiva dell'ordine sociale e, per fortuna, della formalità dei diritti, unica possibilità di tenere insieme, con segregazioni e punizioni, accolite costituitesi in nazioni. Oggi ha riaperto l'ambasciata degli Stati Uniti all'Avana, nello stesso giorno in cui Fidel Castro, l'avvocato massone di Cuba, ha compiuto ottantanove anni. Fosse già morto, il titorno al passato sarebbe sfuggito a quasi tutti, ma con lui ancora presente, anche se defedato, l'alzabandiera acquista il significato di una resa, per ora condizionata, alla finanza invadente, ora che le assurde e antieconomiche tutele sovietiche non ci sono più. Dai missili puntati sulla Florida, al voliamoci bene "francescano" di oggi. L'entropia storica divora i suoi figli, talvolta li uccide, talatra li cancella dalla memoria, modificando la medesima in senso peggiorativo e relativista, se non riesce ad intossicarne l'immagine , che resta, come un prodotto semi-ignoto ed avariato, nella parte più superficiale della corteccia cerebrale dei nuovi uomini. D'altra parte, la rarefazione dei neuroni induce un fenomeno analogo in coloro che si attardano assurdamente a vivere ( anche se l'attaccamento alla vita, sia pur in regressione embrionale, resta saldo e induce paura e sofferenza )tanto che, centenari, chiamano la nonna con la quale hanno avuto un rapporto protettivo e rivivono, nelle persone più vicine e anche nei figli, i dialoghi con persone morte da molti decenni; confondono i gradi di parentela, si dichiarano figli dei prorpi figli, chiamano a gran voce la persona che è presente accanto a loro, confondendola con un'altra o dandogli del lei. Ma c'è anche la follia - dalla quale dovremmo imparare a guardarci - della razionalità, nel prossimo caso legale: il neonato della coppia milanese che sfigurava gli ex amori della neo-mamma, le è stato subito sottratto, immediatamente dopo il parto, comme alle donne della sinistra cilena, alle quali i figli erano sottratti per darli in adozione a coppie sterili del regime e che contemporaneamente venivano uccise. La cautela giudiziaria è fine a se stessa, infatti è un'artefazione della vita, non intesa nel senso della poesia pedestre ed ipocrita, ma in quello della violenza naturalistica, tradotta e impazzita nei canoni disagevoli della civiltà. La Caritas si duole per le parole ingenerose di quel bambolotto soffice di Matteo Salvini: ospitiamo un terzo dei rifugiati, anche in conventi dismessi e quasi sempre i contributi ( di chi? Dello Stato! ) ritardano. Un prete lombardo ammorbidisce: ci danno una mano anche tanti leghisti, ma, anche oggi, altri quaranta "naviganti" sono morti d'asfissia nella stiva di un barcone e ieri si stimava, a naso, che ne fossero annegati fra i quaranta e i duecento, per stare sul sicuro. Dio sia misericordioso con chi non accoglie i migranti, siamo certi che lo sarà con gli annegati, quell'unico dio con sistema premiante differenziato per Musulmani e Cristiani, dato che gli Ebrei, testoni come sono, anche l'ultima volta hanno patto particolaristicamente da soli. La crisi degli alloggi e delle immatricolazioni ha prodotto, questa estate, un'esposizione inconsueta del sesso praticato dove capita, in strada, fra le auto in sosta, ecc. I telefonini hanno costituito la fonte di diffusione dei video relativi sul web, ma quanto accaduto nelle adiacenze di una spiaggia al Lido di Ostia è un po' particolare: due soggetti di età diverse, un ragazzo e una donna, sono stati arrestati perchè si masturbavano reciprocamente, incapaci di trattenersi, pure se erano al cospetto di un bambino. Questo triste particolare potrebbe essere dovuto a ignoranza ma anche a perversità, perché i due soggetti impegnati nella vellicazione pubblica erano madre e figlio e, se tanto mi dà tanto, l'ostentazione poteva essere legata ad usi, suggestioni ed esperienze maturate fra loro o della madre sul figlio. Il fenomeno dell'incestuosità dei rapporti in famiglia viene ancora omessa, rimossa, ma ha sempre albergato nelle famiglie ricche e in quelle povere. A dire il vero l'esame di questi rapporti, studiati in psicoanalisi, è resa di pubblico dominio attraverso la divulgazione, non esclusivamente sulla stampa specializzata, solo - che io sappia - nei Paesi del nord Europa, ma, come dimostrato ieri, alligna anche fra i coatti laziali, dove Edipo e Giocasta si limitavano, almeno in pubblico, a farsi delle pippe. La dottrina psicoanalitica - questo è noto a quasi tutti - ha sempre sottolineato l'attrazione del figlio maschio verso la madre ( ma non investigato l'attrazione inversa ) e della figlia femmina verso il padre ( Elettra chhe uccide Clitemnestra per vendicare l'amato padre Agamennone ). In quest'ultimo caso sono meno ignote le conseguenze di consanguineità nelle povere famiglie rurali, borghesemente rimosse quelle nei ranghi delle classi più alte. Prediche pronunciate, modificate, mascherate od omesse, in ogni ambito e per ogni specie, non fanno altro che accompagnare, confondendole, le insanie mentali che la cronaca, minuta e paludata, ci presenta, senza che le cogliamo, per la rimozione, tutt'ora forte in diverse società, della psicologia e della psicanalisi.
venerdì 14 agosto 2015
I triviali caratteri della storia, chi li omette e chi li denuncia.
E' di poche settimane fa il successo relativo ( il 13% ) del partito dei Curdi nelle elezioni legislative turche, che hanno impedito al despota Erdogan di conseguire la maggioranza assoluta e ritagliarsi la costituzione su misura. Il successo del partito curdo, pur ridotto nelle percentuali, è significativo sul piano politico: per la prima volta i Curdi entrano in Parlamento e, mentre lo fanno, si frappongono ai reiterati e incontrastati tentativi autoritari e oscurantisti del Presidente...progressivo. Ed ecco che, come tutti gli oppositori indigeni ed autoctoni del potere turco sui popoli che compongono la sua galassia regionale, la violenza più cieca ed eliminatrice si è abbattuta su di loro. I bombardamenti sulle posizioni degli alleati dell'occidente nella guerra contro l'IS, oltre i confini siriani, sono stati mirati e condotti ignorando sistematicamente le posizioni occupate dai miliziani del Califfo, verso i quali, anzi, la Turchia è prodiga di finanziamenti, proprio in funzione anti-curda. Si ripete la storia degli Armeni, efficacemente evocata dal Papa, che ha voluto mettere le cose in chiaro e, contemporaneamente, una zeppa alle ambizioni di inquinare il tessuto smandrappato, ma culturalemnte irriducibile, della Unione europea, nella quale la Turchia potrebbe contare solo sull'appoggio tattico della Germania. Una bella accoppiata, non c'è che dire. Qualche settimana prima, un miliziano del Califfato islamico aveva ucciso, durante un attentato a mano armata, certamente rimosso, ignorato e coperto dall'onnipresente polizia segreta turca, decine di giovani Curdi impegnati in un raduno. Ebbene, la repressione è andata avanti nella stessa direzione per forza d'inerzia, con il silenzio complice degli Stati Uniti e della strana Unione europea. Il mondo si è fatto pericoloso, ma la stampa rimuove colpevolmente questa realtà degradante, mentre le potenze appoggiano ogni sorta di sopruso, tattico per loro ma strategico per chi lo compie, per prendere con una fava avariata il loro piccione, rischiando invece di alimentare la violenza strumentale oltre ogni possibilità di contenerla e di contrastarla. Erdogan deve fallire e i Curdi devono conseguire la loro nazione, mentre il gioco scoperto dello sterminio, condotto con metodi bellici e "presidenziali" - diversamente da quanto, sotto traccia e senza possibilità o volontà d'indagine efficace, è avvenuto in Italia - mira insensatamente e cinicamente a ribaltare l'esito delle recentissime elezioni, giocando sul peggior nazionalismo turco. Quello che deve tenere la Turchia ben oltre i confini, geografici e culturali, dell'Europa.
giovedì 13 agosto 2015
Stracciarsi di vesti.
Tutti ciacolano di tutto, è normale d'estate. Intanto le cose concrete e materiali continuano ad andare per il proprio verso, senza farsi distrarre dalle affabulazioni che, nel loro nucleo, nascondono sempre il "sentiment" vero delle cose. Famiglie di costruttori, ritiratisi dall'edificazione di lusso e popolare, hanno apprestato cronicari di lusso, ingaggiano i medici più quotati in pensione e i loro accoliti, li fanno correre per i reparti degli ospiti in fin di vita, a svariate centinaia di euro al giorno. Nel contempo, assicuratisi la rendita, hanno costruito casermoni popolari sotto veste di centro direzionale abitativo, in assolate piazzole esposte anche allo smog. E' solo un esempio fra i tanti non noti o poco noti. Lo stesso vale per le rendite finanziarie e le casse minute, mentre gli stessi soggetti, imprenditori e clienti, li svolgono con ben altri canali e su ben altri versanti, in un modello clientelare di riserva che nulla ha a che vedere con le dimensioni richieste dal mercato: il fatto è che, dal mercato, vogliono proprio prescindere. Sul fronte assistenziale il Segretario della C.E.I. attacca a testa basa e poi si rimangia la parola: contrordine compagni! L'asfissiante Unione europea ha almeno questo di buono, che ha diluito l'ingerenza della Chiesa cattolica in Italia, ma, attenzione! Tende a rinchiuderla in nicchie a loro volta clientelari, come quelle descritte sopra. E' nella sua natura del resto, in quella dell'Italia e dei Paesi cattolici e latini. L'assitenza religiosa, l'ospedalità stessa ai suoi primordi, avevano ed hanno sviluppato questa "missione" e hanno fatto ricca e influente l'Ecclesia medesima, pronta ad arruolare un democratica consorteria di cooperanti, in fascio popolare e condizionante per le asfittiche strutture statali, burocrazia di mantenimento di altre greppie a parte. Potrebbero attentare a questo fortilizio non più omogeneo o ridotto di dimensioni, allo scopo di mantenerne l'omogeneità, i matrimoni fra i gay, maschi e femmine, che, aprendo la strada alle adozioni per la vecchiaia, aprirebbero di conseguenza la strada alle adozioni dell'utero, all'affitto dello strumento procreativo. Queste prospettive, per me, sono terrorizzanti, come quella della prostituzione negli Eros center, che è sulla stessa falsariga, anche se qualcuno storcerà il naso per rimuoverla: si tratta di business, ricco e povero - ma quello povero di dimensioni gigantesche - per l'innanzi articolato e diviso fra Samaritani e Maddalene, in una cortocircuitazione rimossa, appunto, finalizzata a istituzionalizzare i bassi e "alti" desideri degli uomini, articolati per generi.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Terza svalutazione in tre giorni per lo youan cinese e, al terzo tentativo, la borsa asiatica riparte. Adesso, le economie asiatiche, potrebbero imitare competitivamente la Cina. Gli Stati Uniti potrebbero fare altrettanto, ma la loro valuta è legata ai pagamenti internazionali: i soci incongrui, in giro per il mondo, potrebbero passar sopra ad altre tempeste belliche, ma non a una tempesta valutaria. Il rischio del controterrorismo economico si farebbe concreto. L'Europa non può neanche svalutare, troppo diverse sono le economie che la compongono nella camicia di forza dell'euro. Dopo aver liberalmente abolito i dazi all'importazione e aver subito la dequalificazione, non solo dei prezzi, ma a nche dei prodotti, continua a rimanere ingessata in un rapporto ineguale con la Germania, che l'euro esprime, e non può rilanciare in termini di competitività qualitativa, abbassando i prezzi delle sue vendite e rendendo più onerosi gli acquisti dall'area asiatica, a sua volta in squilibrata concorrenza. Se si cercava un'altra prova del progetto egemonico, sub specie monetaria della Germania restituita ia suoi fasti di potenza regionale in potenziale espansione, eccola servita dalle tradizionalissime mosse cinesi, affrancate da regole che vigono solo all'interno di una ridotta ideologica, dentro la quale si sono rifugiate tutte le economie corrotte e paternalistiche del vecchio continente. Salvo poi lamentarsi di quello che si sono andate a cercare.
mercoledì 12 agosto 2015
Parole, parole, parole...
C'è molto di politico e qualcosa di paradossale nella polemica che investe la CEI, il Vaticano e i partiti, o meglio movimenti, politici italiani e i portavoce dalla Chiesa francescana. Non si era mai visto in Italia un movimento popolare prendere di petto il Papa e i Vescovi, ma la Lega lo ha fatto, forte della laicità importata dall'Europa, senza la quale non si sarebbero azzardati ad alienarsi la vandea ex democristiana settentrionale. E' luogo comune che andare contro pelo alla Chiesa in Italia tarpi le ali alle fortune della politica che incautamente vi si avventura. Ben lo sapeva e praticava il P.C.I. che abbozzava spesso agli attacchi informali e formali della Santa Sede e dei suoi accoliti, laici o religiosi che fossero. Per fargli scegliere il divorzio ci vollero tutte le titubanze di Amleto, dopo che, in sede di Costituente, si era espresso per l'introduzione in costituzione dei Patti lateranensi. Sarà che la Costituzione frana e sarà che la preponderanza laica e massonica in Europa è fortunatamente, almeno per ora, imponente, ecco che anche un Salvini qualunque può rimbeccare e sbertucciare il Papa che sguinzaglia i suoi trombettieri ben conscio che la plebe devota alla Gramsci ( leggetelo se non capite il senso dell'espressione )ha trovato l'antidoto alla devozione clientelare nei benefici contesi loro dagli extracomunitari, in assenza di un partito confessioanle nazionale. Non si entra nel merito delle affermazioni, in parte impegnative e preferisce rifugiarsi nell'insulto reiterato e nello screditamento ( col difetto di non essere popolare, bensì aristocratico ) del competitore azzardoso. Dopo aver battibeccato col Carroccio, Mons, Galantino attacca il Governo cercandone l'appoggio repressivo sotto la minaccia implicita di togliergli l'appoggio presso l'elettorato cattolico, ma, fino ad ora, Renzie non se ne è dato per inteso; ha anzi accelerato sul divorzio breve - evidente impostazione uniformante della legislazione europea - e tiene in rispetto il Vaticano con l'applicazione di qualche tassa sui beni e sulle attività "extraterritoriali" dei cattolici, alle quali, come sulle unioni gay, è stato ripetutamente sollecitato dalle istituzioni sovranazionali del Parlamento e delle Commissioni europee. Sarebbe un bel gesto se il pampa-Papa decidesse, sua sponte, di dichiarare superato il Concordato di infausta memoria, ma, fra una paraboletta e l'altra, se ne guarda bene, preferendo puntare sulla fratellanza in arrivo contro quella incappucciata della quale si fa scudo, duplicemente inaffidabile, lo stentato machiavellismo della politica italiana. Ma anche sul fronte vaticano, novità che non siano idiomatiche non se ne apprezzano.
Se ne è andato dondolando.
E' morto Harald Nielsen, centravanti e capocannoniere per due stagioni consecutive del Bologna che, cinquantunanni fa conquistò il suo ultimo scudetto. Nielsen segnò la seconda rete dello spareggio con l'Inter all'Olimpico di Roma. Questo giocatore anomalo - era grosso come un armadio, ma corretto e poco propenso a far valere la sua prestanza fisica, tanto che, se non ricordo male, non fu mai squalificato, era un garbato giovanotto nordico, che, quando i ragazzotti della mia età lo inneggiavano, sotto le sue finestre, usciva sul terrazzo e chiudeva le imposte. Lo so perché la sua famiglia era vicina di casa della mia. Mai un'ombra sulla sua vita extra sportiva in un ambiente greve e cafone e una carriera italiana fatta di successi: il Bologna, oltre a vincere il suo scudetto, veleggiava fra il secondo, terzo e quarto posto. Al termine della sua parabola discendente, si classificò sesto. Sembrò far fuori anche l'Anderlecht in Coppa dei Campioni, quando Van Himst, in extremis, compensò i goal a favore e quelli contro, costringendo il Bologna allo spareggio, nel quale fu eliminato per sorteggio, dopo che nessuna delle due squadre aveva segnato. Era un centravanti classico, giocava in trenta metri, dialogava solo per finalizzazione con i compagni e segnava spesso. Le parole dei suoi compagni superstiti mi sono sembrate sincere: fanno riferimento all'educazione e alla timidezza, alla preferenza per i viaggi, le mostre - caratteristica possibile in un nordico anche non acculturato - e per le riunioni conviviali. Ha rappresentato un aspetto di Bologna fra i più corretti nella lontana prospettiva del passato. Non tutti i suoi compoagni erano così; credo di aver narrato che avvicinatomi al campo d'allenamento, che altro non era che il campo dello stadio comunale, rimasi traumatizzato, da bambino, dalle chiarissime e reiterate bestemmie, in fiulano e in veneto ma chiaramente intelliggibili, dei vari Pavinato, Furlanis e Janich, oltre a un turpiloquio, prodotto di voci primitive che, oggi a parità di sentimenti, hanno acquisito il nitore povero di contenuti dell'ipocrisia borghese. Anche il tedesco Haller assomigliava di più nelle sue abitudini ad un napoletano della tradizione turistica che ad un teutonico panzer, come era in campo. Haller ha lasciato quattro vedove, Nielsen solo la sua che ricordo giovane, alta e biondissima come allora non usava da noi, neanche con le tinture. Resta nell'inconscio infantile di un sentimento mai cessato per una squadra scarsa e per delle società per nulla commendevoli, un ricordo ed un'immagine positiva, che,a nche se non fosse stato così - ma non credo - avrebbe compensato efficacemente da parte di un vichingo danese, le barbare affabulazioni dei suoi rustici compagni che però oggi lo hanno ricordato con il cuore in mano.
La Cina è sempre più vicina.
Svalutazione del 2,59% in due giorni dello Yuan cinese: la Cina è sempre più vicina, con la sua capacità d'influenza, non più ideologica, sempre circoscritta alla pur importante area asiatica, ma finanziaria, altamente competitiva con la finanza occidentale. Gli Stati Uniti, da molte presidenze hanno spostato il loro focus proprio sull'Asia e sul Pacifico, ma la Cina gerarchica eppur flessibile, fortemente organizzata secondo il modello di un granitico, eppur efficente, Partito comunista, con le sue ramificazioni in espansione in tutto il mondo, i cui effetti non sono scrutabili nel lungo periodo, inchioda gli occidentali alle loro contraddizioni. Può darsi che questi ultimi reagiscano, prima o poi, con una guerra. I Cinesi, in crisi di riflusso da bulimia di successo, hanno subito utilizzato la leva della svalutazione, mandando in rosso le borse mondiali, facendo rialzare la loro, ponendo di nuovo le basi per un'espansione, senza dazi, delle loro esportazioni a basso costo e di bassa qualità. La profezia di Karl Marx, secondo la quale i modelli industriali delle economie classiche e di imitazione dell'occidente sarebbero implosi per via delle loro contraddizioni, che le forze rivoluzionarie dovevano individuare ed aggravare, si sta forse avverando sullo stesso terreno, ma stavolta uguale e competitivo, del capitalismo o meglio, della sua carnevalesca e suicida versione finanziaria, nella quale alla qualità dei beni si è voluta sostituire, per fini speculativi, l'aleatorietà della carta moneta o, peggio ancora, l'invisibilità della moneta elettronica e telematica. E, si sa, di speculazione si può morire.
martedì 11 agosto 2015
L'Italia che "non torna".
Mentre ci si è invischiati in una parità monetaria inesistente ed insostenibile, per proteggersi dai rivolgimenti della finanza senza confini, ci si rifiuta di accoglierne uno degli effetti: la migrazione di massa di un'alta percentuale delle popolazioni non più contenute nei loro confini dalle dittature dismesse senza raziocinio per far posto alla speculazione energetica. Prima, le dittature si appoggiavano ipocritamente a questo o a quello schieramento ideologico e di migrazioni per miseria - sempre presente - o persecuzioni politiche ( si subivano e basta ) o guerre intestine indotte dal venir meno degli argini sociali e del potere militare, frazionatisi in lotti, mentre ora i defedati sperano di trovare sopravvivenza nelle regioni circonvicine più ricche. Ma, senza competenze, capitali o disponibilità a farsi sfruttare per incremenatre il PIL degli ospitanti, non c'è nessuno che li voglia. Le grosse comunità straniere, già presenti da generazioni nei paesi europei, sono frutto di dominazione coloniale o di rapporti storico-politici secolari; fuori da questi schemi ereditati, nessuno - tranne la quasi non coloniale Italia - vuol sentire parlare di loro. Non ci si è rinchiusi in un fortino artificiale per farsi impoverire, come società ibrida, da un eccesso di generosità nell'accoglienza, che, senza nessun presupposto culturale, non farebbe che richiamare altre ganasce fameliche sulle nostre sponde. L'Italia si barcamnena, come sempre, relega i rifugiati e li lascia a vegetare in campi di raccolta dai quali non usciranno più; una condizione sempre migliore di quella di tanti braccianti, impiegati al sud, che hanno ripercorso le orme abbandonate del bracciantato "cafone" e che sono gli unici ad essere stati "messi alla stanga" di una immobile conferma del reddito agricolo, mentre al nord, complice anche la dissoluzione della piccola e della media industria, gli sbandati ed i disoccupati sono numerosi fra gli immigrati. Le grida di dolore del Papa sono speculari alla contingenza storica ma sono utopistiche: il rispetto delle diverse identità è una chimera, alla luce del fatto che di questa cosiddetta identità, i popoli migratori - ad eccezione degli Ebrei, che ormai hanno solide basi nel mondo ed hanno creato uno Stato - non hanno altra contezza comunitaria che la fame. Oltretutto, la migrazione è articolata da organizzazioni che ne curano la partenza, il transito e il primo insediamneto nei Paesi ospiti dove i connazionali inseditivisi, fanno fa collettore originario dello smistamento presso famiglie compiacenti ed interessate, mentre successivamente, quando i pellegrini vengono spostati al nord costituiscono una mafia di veicolazione circolare del lavoro e impetratrice di diritti e pretese, invadenti ed ai limiti della legalità. Fra sud e nord Italia si consumano "integrazioni" pericolose per la coesione del tessuto nazionale, trovando facili faglie nell'interesse di famiglie, residue fabbrichette e comunità allogene che speculano sul lavoro, sulle indennità di disoccupazione e che hanno ormai raggiunto livelli di reddito dichiarati, superiori a quelli di un lavoratore calabrese o campano. E' un'Italia diseguale, che "non torna".
Il diritto e il rovescio, nella versione dell'esistenzialismo straccione dei nostri tempi.
Nel mondo meticciato dalla finanza e dalla crisi economica che ha subito prodotto, i costumi restano particolari e distanti. La nevrosi da contraddizioni imperversa di sicuro negli animi più giovani, ma viene combattuta in quelli più ossidati con una cupa riaffermazione, del tutto privata, degli archetipi preindustriali che solo la fame ha messo a contatto con la pseudo-cultura delle apparenze superficiali. A Dubai, una ragazza di vent'anni è morta affogata perché i bagnini maschi non hanno potuto soccorrerla, in quanto, toccandola, l'avrebbero disonorata e, a quanto pare, anche loro nella comunità primitiva di cui fanno parte, sarebebro stati messi alla gogna per aver messo le mani addosso ad una vergine. Adesso la Maria Goretti islamica o chissà che cosa, è morta disperata e illibata, la famiglia ne piange le (non) perdute virtù, i superstiti possono vantarsi orgogliosi, i bagnini sono al riparo da ritorsioni e possono continuare a salvare solo i maschi, verso i quali sfregamenti, contatti impropri, sensazioni inaspettate, non provocano scandalo: si rimuovono e basta. Dubai è un emirato votato all'umidità, al lusso, agli affari con il loro corollario di prostituzione internazionale, della quale occidentali ed emiri fanno uso massivo e neppur nascosto, anzi al chiarore di un'illuminazione diurna od artificiale abbagliante. Eppure il suo clima rimane barocco ed arcaico, pesante e greve: le prostitute sono tutte bianche ed europee, quasi esclusivamente dell'europa dell'est, ivi veicolate dai network del business fornicatorio, secondo mediazioni, domanda ed offerta. Nelle latebre moralistiche dell'intangibilità della sposa che sarà, sopravvivono sul versante femminile e familiare autoctono, le più assurde e disumane pretese d'irrealtà e la presunzione imposta dell'insensibilità ormonale delle femmine, deificate pubblicamente per farne un uso domestico del tutto dissipatorio, ma costrittivo, tale e quale alla misconoscenza. Marco Pannella digiuna: che novità! Si astiene anche dall'idratrarsi - si dice - e che cosa fa il Presidente Mattarella? Quello che avevano fatto tutti i suoi predecessori; lo prega di sospendere il rito masochistico, compiuto per l'ennesima volta in nome del diritto e della legalità. Il bonzo del diritto, materia nella quale Giacinto Pannella è laureato, continua a fare delle cure dimagranti non risolutive, mentre, se facesse di sé un bel falò, brucerebbe le sue velleità di protagonismo. Per questo cercherà di spettacolizzare la sua morte, quando la sentirà arrivare. Pannella, con le sue assurde e retoriche idealizzazioni del diritto, è un retore scordato e allucinato di un'ipotesi trascendente della legalità che, se applicata, si tradurrebbe nella più intollerante e salica forma di totalitarismo idealistico, oltretutto confuso e, quindi, inapplicabile, tranne che nella forma di una dittatura allucinatoria, nella quale i sacrifici umani ( degli altri ) alla sua deviata aspirazione di ascesi, di stentorea "normalità", sarebbero periodici come i suoi "scioperi" che istituzioni da operetta si ostinano a prendere sul serio.
lunedì 10 agosto 2015
La pace? Un sogno quieto.
A Ferguson si è celebrato l'anniversario dell'uccisione di un diciassettenne nero che non era uno stinco di santo, anzi era un rapinatore e un violento - grossolanamente violento, oppresso com'era da un'obesità diffusissima negli Stati Uniti, fin dall'infanzia - ma non meritevole per questo di morte, a colpi di pistola. A Indianapolis un altro ragazzo di colore è stato frettolosamente ucciso da un poiliziotto. Negli Stati schiavisti del sud, dove gli afroamericani sono appunto i discendenti degli schiavi, la mentalità razzista è ben sedimentata e, nell'ambito di quella società violenta, in parte primitiva ed armata, le esecuzioni mirate sono quotidiane. I neri, per parte loro, sfogano la rabbia, l'ignoranza e la marginalità, non in movimenti politici strutturati, ma in competizione violenta per l'appropriazione di quei beni-giocattolo che la pubblicità enfatizza come simboli delle persone di successo. A Istanbul continuano le ritorsioni belliche dei movimenti curdi contro il Governo di Erdogan che li perseguita e li bombarda - ma solo sul versante siriano, non essendo quello iracheno geostrategicamente importante per la Turchia - e contro l'ambiguo Governo statunitense che li arma, li utilizza e poi li lascia "contenere" dall'alleato prevalente, senza adoperarsi per l'assegnazione di un territorio e la creazione di uno Stato, come finge di fare con i Palestinesi. Intanto Israele fa lobbyng contro il Governo nord americano, bypassando il Presidente in carica e rifacendosi solo alla componente repubblicana del Senato e ad alcuni rappresentanti democratici filo-israeliani. Non si era mai vista un'azione così sfacciatamente invasiva all'interno del Paese egemone, da parte di una ormai scoperta lobby ebraica che mette tutto il suo potere d'influenza e la sua forza economica al servizio delle mire egemoniche ed espansionistiche dello Stato sionista. Obama ha fatto bene a dichiarare che il boicottaggio israeliano al trattato con Teheran aprirebbe la strada al conflitto in medio oriente: è cio che vogliono gli Israeliani ed è ciò a cui non può opporsi efficacemente, a casa sua, il Presidente di uno Stato altrimenti interventista ed irresponsabile in ogni scacchiere del mondo. Di questo passo, Obama rischia anche la ghirba, mentre Israele si dimostra sempre di più, per storico paradosso, uno Stato razzista, mentre l'ebraismo internazionale si divide fra i portatori di capitali e i nazionalisti a distanza e gran parte della stessa comunità israelita di New York, contraria alla politica dello Stato giudaico.
Viltà, calcolo e ipocrisia.
Un cane di razza è stato abbandonato in una galleria fra Roma e l'Aquila. Il bell'animale si è disteso, accucciato, prima sullo stretto marciapiede per i lavori di manutenzione e poi, placidamente, sulla carreggiata, illuso e confuso dagli incitamenti dei soccorritori della società autostrade e i clacson degli automobilisti bloccati. Per un gioco della sorte -. che resterà ugualmente triste per il povero animale - la documentazione della viltà è finita su you tube e, anche se il proprietario sarà difficilmente identificabile, resta a testimonianza della sua iniquità, a memoria dei suoi figli. Presso una Corte giudiziaria del mare, in Germania, è cominciato l'arbitrato per i nostri due pistoleri e pistoloni di marina, assassini di due poveri pescatori, su una barchetta lilipuziana. Il prolungarsi paradossale di una vicenda mai esaminata nei suoi fatti dettagliati è indice del lavorio sotterraneo per diluire la vicenda, stemperarla e attribuire a strane Corti inventate, una soluzione salomonica della questione, più che della vicenda per come si è svolta. Nel frattempo, l'Italia accusa l'India di tenere in ostaggio uno dei due Marò, quello non colpito da ictus e l'India replica che l'Italia è in mala fede: propendo - per la specificità della valutazione - per questa seconda ipotesi.
Compagnucci della parrocchietta e compagni di merende.
Attentati del PKK, il Partito del Kurdistan mitologico, come il comunismo al quale ancora si richiamano nel nome, e mega-stipendi ai vertici della CISL, autoattribuiti, cioè spartiti od ottenuti attraverso il conferimento-riconoscimento di incarichi, soprattutto stipendi gonfiati in prossimità della pensione per aumentarne i cespiti. E' sempre successo, anche ai livelli medio-bassi, casomai dopo un passaggio nella Segreteria di Gruppo. Magie della "complicità", come la chiamò efficacemente il ministro Sacconi. Mentre si "flessilizzano" temporaneamete al ribasso le pensioni, i sindacalisti immacolati fanno flessibilmente una dieta bulimica. Il bello è che i loro seguaci, appartenenti alla piccola borghesia degli accomodamenti e dei favori, ne sono seguaci per i medesimi motivi, se non immediatamente e direttamente economici - casomai perché non ne hanno stretto bisogno - per continui "accomodamenti" della loro vita lavorativa. Si diceva dei Curdi e delle azioni di guerriglia che hanno portato nelle strade di Istanbul: sono atti di guerra legittimi, alla luce dei bombardamenti che i Turchi hanno condotto sulle loro postazioni, con la scusa della lotta al IS, contro il quale i Curdi sono stati schierati ed armati dalle potenze occidentali, che, però, sono militarmente alleate dei Turchi e "non possono" impedir loro di curare i loro interessi nell'area contro un popolo strumentalizzato perchè senza rappresentanza, a parte questa organizzazione partitica, cioè privata. Mi dispiace per chi muore assurdamente, ma la guerra è guerra, caro Signor Erdogan e compari.
domenica 9 agosto 2015
La "vera" fratellanza.
Salvini e Grillo uniti nella lotta contro i poveracci. Grillo è anche il giustizialista dei poveri della nazione, Salvini si oppone al Papa "di sinistra" con tutta la beceraggine di cui il suo movimento è intriso. E' vero che, così facendo, Salvini si allea o cerca di allearsi alla corrente anti Bergoglio del Vaticano e della Chiesa italiana che, anche fra i fedeli, si è divisa fra papisti e antipapisti. Diceva bene Gesù: sono venuto per dividere e non per unire. E' un'affermazione che, seppur citata, non è mai stata commentata pubblicamente dalla Chiesa che, spesso, ha preferito "rovesciare la prassi", un po' come i marxisti nei confronti dei liberali. Se, anche in questo, Bergoglio, il gesuita, è un seguace di Cristo, allora è un Papa anomalo, almeno nel contesto europeo nel quale è storicamente insediato, per di più nella parte meridionale del continente, perchè, a settentrione, hanno preso strade cristologiche autonome, almeno dal papato. L'esperienza con le plebi sudamericane lo ha segnato o lo ha indotto ad una diversa catechesi, ad una diversa declinazione della dottrina, anche se, nel suo continente, ai vertici della Chiesa ufficiale, di cui ha fatto parte, fino a diventare Papa, l'ideologia più forte è appannaggio della destra ecclesiastica più conservatrice e retriva. L'esperienza fra i poveri di Bergoglio è provata, quella con le altre gerarchie eccllesiatiche, con la destra fascista e la dittatura dei desaparecidos ( non è stato condotto un atto di guerra, una guerra di sterminio, contro di loro? ) è nascosta, taciuta, in un senso o nell'altro. Per questo, pur appellandosi, ma in termini politici e di denuncia, oltreché evangelici, alla bontà e all'ospitalità contro il tentativo grossolano di trincerarsi nei propri privilegi minacciati "dai fratelli alle porte", il suo messaggio, va interpretato nel tempo, alla luce degli eventi. E nel frattempo? Mi piaceva viaggiare e osservare, studiare e conoscere, non avrei problemi a convivere con quelle genti che ho visitato a domicilio, tranne quelli, ordianri e correnti, che sono intercorsi con i fratelli d'Italia.
L'esperanto inascoltato.
Chi erige barriere per impedire l'accesso ai migranti, chi li ricaccia in mare, mette in atto, contro di loro, degli atti di guerra. A giudicare dal muro ungherese, ma anche da quello di Padova, a dividere le etnie, da quello di Ceuta in Marocco, non si può che convenirne. Caduto il Muro di Berlino, confine fra le potenze vincitrici delle Seconda guerra mondiale, ne sono sorti tanti, materiali e psicologici, nei confronti delle migrazioni per guerre indigene, miseria irredimibile e illusione d'accoglienza. guerra l'una e guerra l'altra. Ma la migrazione, l'invasione senza prospettive e senza capacità utili nelle società meticciate non è spontanea, bensì organizzata da holding del turismo straccione eppur profumatamente pagato. Questo il Papa dovrebbe saperlo e, soprattutto, dovrebbe mettere a disposizione i seminari e i conventi dismessi, dovrebbe, anche in Italia, pagare le tasse sui beni e sulle attività ecclesiatiche, se non altro per contribuire alle spese d'accoglienza dello Stato italiano. Mettendo a disposizione le sue immense ricchezze e non soltanto invocando con moralismo minaccioso la solidarietà dei popoli e delle nazioni, forse non otterrebbe lo scopo dichiarato ma si renderebbe più credibile alle orecchie di chi lo ascolta. Cone Stato sovrano potrebbe rendersi artefice di accordi internazionalai meno restrittivi ed egoisti, ma si limita a predicare e non lo fa. La pastorale dei poveri, di cui parla il Vangelo, limitandola geograficamente alle popolazioni note ed integrate delle terre dove si svolgono le vicende narrate, è stata estesa all'universo mondo e se ne reclama l'applicazione in un periodo storico nel quale l'osmosi culturale - si fa per dire - è spinta dalla fame a superare i suoi confini, per ristabilirli, anche dalla parte migratoria, non appena rifocillati, sistemati e poi lasciati lì a coltivare una nuova frustrazione, alla quale il riconoscimento teorico delle diverse identità non darebbe nessun sollievo, ma fomenterebbe nuove guerre, stavolta intestine, spostando solo lo scenario del conflitto. E' vero che l'ibridazione esclude solo i poveri, ma il papa dovrebbe sapere che la cultura vera non si fa ibridare, casomai cerca di conoscere quella degli altri, ma si guarda bene dal farsi "evangelizzare". Lo farebbero anche i poveri, che non sono moralmente migliori dei ricchi, ma solo enormemente svantaggiati rispetto a loro, tanto che devono subirne le angherie, anche se riescono a passare "il confine", quando entrano in una competizione, spesso primitiva, con i poveri indigeni. Il "rispetto" delle diverse identità è un'utopia da qualunque prospettiva la si osservi, in particolare in un contesto nel quale conta solo la possibilità o l'impossibilità economica. Se degli immigrati si facesse "forza lavoro" per rilanciare a basso costo l'economia d'accoglienza, gli indigeni si schiererebbero al seguito della peggiore destra revanchista e fascista. Dopo aver condotto battaglie reazionarie contro l'Illuminismo, il papato si è adoperato per contrastare il comunismo, che gli sottraeva il gregge, conducendolo nell'errore materialistico, in meccanica opposizione-riconoscimento al liberalismo. Ora che il comunismo è alle spalle , il papato ( dubito, la Chiesa ) può riergersi a paladina dei poveri di tutto il mondo e praticare il mondialismo, senza impegno diretto, relativizzando, almeno nella divulgazione, la sua dottrina. Il cattolicesimo dell'albergo di Santa Marta, di cui promana, può riscoprire e ripredicare la bontà, senza tener conto del "peccato originale" che la rende sterile. La voce del Papa non grida nel deserto, ma nella Babilonia delle cento ( o erano mille? ) favelle. Nel mondo privato delle sue alterità principali - economicamente e socialmente parlando - il comunismo e il capitalismo, riemergono utopie desuete: l'ultima quella evangelica, abilmente agita dal Papa sedicente francescano, mentre le culture pre industriali sono neglette, o meglio, vivono ai margini delle diatribe politiche, forti della loro tradizione, parte intatta, parte inquinata. Il Papa si richiama efficacemente, parlando ad un'associazione giovanile cattolica, nell'orbita dei gesuiti, aglii atti di guerra - di cui tante volte la Chiesa si è resa protagonista o complice, verso coloro che non hanno nessuna forza, neppure polemica e si riferisce, nel farlo, ad una popolazione musulmana indocinese, rifocillata e poi risospinta in mare aperto, fino al prossimo, decimato approdo. Delle sorti di questo popolo nessuno è a conoscenza, perchè i media internazionali non hanno interesse a parlarne e solo le cancellerie, indifferenti, ne conoscono l'odissea. Nessun Messia è alle viste per loro e la loro condizione, almeno come etnia, un livello appena superiore all'orda, tanto particolare che un atto "umanitario" sarebbe probabilmente possibile, ma aprirebbe una breccia nell'equilibrio-squilibrato degli stati di fatto. Una ragione per tacere? Tutt'altro.
venerdì 7 agosto 2015
Le virtù celebrative.
Se ne è andato anche Renato Zangheri, il Sindaco di Bologna dal 1970 al 1983, uno dei periodi più turbolenti della storia d'Italia e della crescita civile di Bologna. Zangheri la rappresentò benissimo, sapendo districarsi fra la realpolitik del P.C.I. e le sue "velleità" culturali, Sì, perché il prof. Zangheri fu dapprima assessore alla cultura, materia secondaria e negletta, poco o nulla incisiva in termini clientelari. Senza tradirla, ma interpretandola dinamicamente alla luce dell'evoluzione confusa della società italiana e locale, seppe darle una veste molto incisiva e molto contestata nella interpretazione di una società che si sarebbe prepotentemente laicizzata, dopo i moti del '68 e prima di quelli del '77, che Zangheri amministrò in prima persona all'atto del primo raduno mondiale a Bologna - la provinciale Bologna - dei movimenti studenteschi mondiali, quando per via Zamboni il Ministro degli interni Cossiga schierò i mezzi blindati e il Sindaco-professore un comitato d'accoglienza e di ristoro di prim'ordine organizzati con la CAMST. Tendopoli e dibattiti roventi, ma nessuna vittima. Con il patronato di alcuni suoi colleghi dell'Università di Bologna, aprì il primo Centro omosessuale a Bologna, in uno dei torrioni di Porta Saragozza, resistendo con ironica indifferenza alla reazione della Curia arcivescovile. Si formò all'amministrazione con Giuseppe Dozza, tutt'altro che un intellettuale e con Guido Fanti, un manager della politica municipale, ma la sua impronte fu originale, innovativa e fortemente caratterizzata dalla cultura che fece dire al Corriere della Sera, sotto la direzione di Piero Ottone che "Bologna era in Scandinavia". Gli anni di Zangheri favorirono la creazione del personaggio perché gli consentirono di veleggiare sulla frantumazione del vecchio assetto ideologico e sociale, senza entrare in rotta di collisione con l'apparato del suo partito: un gioco sottile condotto con applicazione e maestria. All'epoca in cui frequentavo anch'io l'Università, mi capito di leggere in bacheca il suo piano di studi per gli esaminandi in Storia delle dottrine politiche: era un compendio molto vasto dei testi marxisti, a cui aggiungeva un testo di Adorno, l'allora esegeta del ribellismo colto in nord america. In ogni caso chi usciva ben valutato nel suo corso, una buona base di marxismo l'acquisiva, anche se era privatamente di destra. Gli toccò anche l'attentato alla stazione di Bologna, che gestì, vera o falsa che fosse l'attribuzione, come un baluardo da erigere alla montante reazione fascista che si diffondeva, in contrasto con le insorgenze post studentesche, che sarebbero in parte sfociate e confluite nelle Brigate Rosse, con consumata maestria interpretativa e divulgativa che gli derivava, non tanto e non solo da una ipotetica interpretazione dei fatti, ma anche dalla sua conoscenza dei precedenti storici, ideologici ed economici consimili nella storia internazionale, unita a quella delle campagne e dei borghi emiliani e romagnoli. Appartato e schivo, divertito e un po' "sopra le parti", seppe assorbire le simpatie dei poveri incolti, dei parvenus radical-chic, ma anche il riconoscimento interiore della parte più acculturata della cittadinanza. Non fu un trascinatore, nè un simpaticone, ma un Sindaco - forse gioco forza - partecipe e significativo nella storia cittadina, certaemnte sì. Se ha lasciato tracce nei successori ci è sfuggito, anche se oggi viene ricordato come se fosse un intimo amico, un frequentatore della casa comune, che invece abitò con severo distacco.
giovedì 6 agosto 2015
L'accantonamento delle civiltà.
Il presidente turco Erdogan ha aperto la strada ai bombardamenti americani sulla Siria, lanciando inopinatamente una campagna aerea contro l'IS, mosca cocchiera, quindi, della preannunciata offensiva della NATO. Ma la battaglia tattica contro il Califfato ha subito comportato una violenta e sanguinosa repressione verso i Curdi che, da qualche mese, stanno combattendo sul campo contro le milizie islamiche, per conto di quello stesso occidente che, per l'ennesima volta, li tradisce nella consumazione di un genocidio a tappe. I Curdi sono un popolo senza terra e né gli Iracheni, né i Siriani e tantomeno i Turchi, sono disposti a concedergliela. La loro candizione autoriproduttiva, ma senza rappresentanze diplomatiche, purtroppo al soldo di tutte le speculazioni delle potenze interessate alla geopolitica energetica, li condannano, non senza colpe e corruzione endogena, a crescere rapidamente i loro discendenti per sacrificarli in sempre nuove guerre, guerre inutili dal loro punto di vista, guerre del capitalismo. In quest'ultimo caso, con il non dichiarato, ma in atto, intervento nord americano dall'aria, gli Stati Uniti vanno a contrastare la geopolitica russa che ha in Siria l'unica grande base navale nel Mediterraneo, fin dal tempo dell'Unione Sovietica. Se la riannesione della Crimea è valsa a riassicurarsi lo sbocco sui mari freddi del nord, la gragnuola di bombe che piovono sul suolo siriano non rassicureranno di certo i Russi sulle reali intenzioni degli americani, mentre le intenzioni dei Turchi, nei confronti dei Curdi, sono come quelle - negate - nei riguardi degli Armeni, con il sottofondo - certo - di inconfessabili accordi tattici fra loro e gli Statunitensi, in uno scenario nel quale gli uni coltivano preogetti egemonici e, i secondi, l'aspirazione ad una leadesrhip regionale, nella quale, al declinare dell'Iraq, della Siria, si contrappongono a distanza gli Iraniani e i Turchi, accompagnando il genocidio a tappe dei Curdi con l'azzeramento delle antiche comunità cristiane di quei territori, nell'indifferenza, come ha denunciato il Papa, delle potenze grandi e medie delle nazioni ex cristiane.
Gli irrottamabili.
Le nomine RAI di Matteo Renzie archiviano il contrabbandato ( come tutto il resto ) piano di rinnovamento.
Pubblico un articolo preveggente di un anno fa, nel quale l'ascesa "fiduciaria" di Monica Maggioni veniva "vista" da una Pizia affidabile. Sulla propaganda, altrimenti detta informazione, gli appetiti restano famelici e la logica spartitoria, pur sperequata, inattaccabile.
Monica Maggioni presidente Rai. Ma va? Non dite che non vi avevamo avvertito. Ecco l'articolo pubblicato un anno fa...
A fine maggio del 2014 Domenico Moro scrisse due articoli sul gruppo Bilderberg. Uno in particolare sottolineando il legame di questa "cupola" internazionale con Monica Maggioni, nominata al vertice della Rai. Maggioni ha iniziato la sua carriera tra i "carri armati Usa" in Iraq. E da lì voleva raccontare la guerra. Dal suo punto di vista aveva ragione visto che si è trattato di una invasione praticamente senza resistenza. Ma non si è fermata lì. La pratica dei "circoli che contano" ha strappato altre coccarde. E quella del gruppo Bilderberg è una di queste. Un volta a Rainews ha finito per completare d'opera espungendo del tutto dal palinsesto il giornalismo d'inchiesta e riducendo la testata al pied-à-terre di Renzi e dei vertici del Pd.
"In questi giorni si sta tenendo la riunione annuale del Gruppo Bilderberg, una delle principali organizzazioni del capitale transnazionale. Partecipano per l'Italia Bernabè, Elkann, Monti e Monica Maggioni. In contemporanea esce nelle librerie italiane la seconda edizione aggiornata ed ampliata del libro "Il Gruppo Bilderberg. L'elite del potere mondiale". Segnalo che in questa edizione sono riportati i verbali riservati degli incontri principali del Bilderberg tenutisi negli anni 50, 60 e 80. La mia sintesi di tali verbali dimostra, fra l'altro, in quale modo il Bilderberg abbia operato per ricondurre l'Europa sotto l'egemonia degli Usa e per introdurre l'euro e favorire l'unificazione europea come strumento di introduzione delle politiche neoliberiste. Molto ampio il nuovo apparato di tabelle e grafici con elenchi di gruppi dirigenti e partecipanti agli incontri e composizione per professione e provenienza geografica del Bilderberg e della Trilaterale, la sorella minore del Bilderberg.
Per Monica Maggioni è la prima volta al Bilderberg. Ma è di un certo interesse rilevare come la Maggioni sia stata già inserita nel gruppo dirigente della Trilaterale Europa, insieme con altri italiani come Marta Dassù, neoconsigliera del CdA di Finmeccanica, Monti ed Elkann. Anche questi ultimi due sono presenti quest'anno al Bilderberg. Tra le due organizzazioni c'è dunque un rapporto molto stretto, a conferma del fatto che i circoli dominanti a livello mondiale sono interconnessi (vedere a questo proposito la tabella dell'intreccio Bilderberg-Trilaterale-Aspen Institute Italia in appendice al libro). Un'altra osservazione è che la presenza della Maggioni, direttore di Rainews24, dimostra come al Bilderberg, come sempre, la presenza di esponenti dei mass-media è massiccia. La connessione grande capitale-media è sempre più solida e stretta.
mercoledì 5 agosto 2015
Artefici di morte.
Gli antichi romani, gli antichi aristocratici, s'intende, intimavano ai loro schiavi di ucciderli quando la vita volgeva al termine e la loro vigoria e lucidità erano compromesse. Penso convintamente che sarebbe meglio che accadesse anche oggi. Lo penso in relazione alla decadenza fisica e mentale di persone che fino a pochi mesi prima si erano cullate in apologetici razionalismi, oggi mischiati e stentatamente confusi a testimoniare la vanità della presunzione di sapere ciò che la natura riporta, in fine, al disordine dei primordi evolutivi. Penso che, se le terapie mediche e la buona sorte di incontrare medici bravi e dediti, non avessero prolungato l'esistenza a questi relitti della navigazione vitale, codesti non si sarebbero attardati, sarebbero stati pianti nella loro lucidità e la loro memoria sarebbe rimasta mitologicamente incontaminata dal morbo della svilente senescenza. Penso, infine, che a riportare le cure massive nell'alveo dell'organizzazione sanitaria della morte economicamente compatibile, provvederanno i provvedimenti un po' nazisti, imposti dalla Unione europea germano-centrica ai paesi velleitari, nei quali non si potrà più sopravvivere a se stessi. Ma, arrivato a questo punto, rivedo le mie malinconie e mi ribello all'eugenetica delle compatibilità, violenta ed esclusivamente economica regressione per razze "deboli ed inferiori". Il taglio - solo l'ultimo di una lunga serie - alla sanità nazionale, i tempi contingentati per poter ripetere le analisi cliniche, l'abbandono dei medici coscienziosi alle ripicche , sottintendenti soldi, di famiglie pecoreccie e la contro-tenaglia dell'aggressione rivolta sempre ai medesime soggetti - gli operatori della sanità - di aver sprecato le risorse dell'azienda sanitaria in cure troppo dispendiose, porteranno ad una selezione non scientifica dei medici per i ricchi da quelli addetti ai cronicari per la gente che non è in grado di pagarsi le cure più efficaci e i trapianti, che vedono chi può pagarseli, passare in testa nelle graduatorie sugli organi a disposizione. E qui, mi torna a fagiolo l'antico suicidio..per mano di uno schiavo.
lunedì 3 agosto 2015
Il peso, talvolta insopportabile, dell'esistenza.
Nelle campagne vicino ad Andria, in Puglia, una bracciante di quarantanove anni, nota solo con il suo nome di Paola, è morta per non aver retto il calore di un incessante lavoro nei campi, subordinato ai tempi di raccolta ed incurante delle assassine condizioni atmosferiche. Levata alle due, trasporto con pulmini e lavoro incessante fin al primo pomeriggio inoltrato. Poi il ritorno alla base, in attesa dell'indomani. Così si muore ancor oggi in Italia e, in particolare, nell'Italia del sud, dove i proprietari dimostrano continuamente una feudale insensibilità verso le braccia, numerose e sostituibili. Una vicenda del sud povero, nel quale però l'azienda viti-vinicola per la quale lavorava Paola, fatturava dodici milioni di euro all'anno, una vicenda di un sud nel quale i padroni stanno in panciolle ad osservare la fatica condotta fino allo sfinimento delle maestranze bisognose. Un sud dove non ci si risparmia per paura di perdere anche uno schifo di lavoro come quello per il quale è morta Paola e dove, se di aspetto avvenente o almeno passabile, è obbligo di giacere con il padrone e con i suoi rampolli, sempre a scopo di sopravvivenza, fino a che la natura non ci pone rimedio. Un sud obiettore all'aborto, tranne che nei nosocomi prossimi alle colture condotte a mano, come un tempo. Paola è morta alla metà di Luglio, durante l'ondata di calore, il medico legale non ha ritenuto necessaria un'autopsia, l'inumazione è stata immediata e se non fosse stato per alcune testimonianze delle compagne di lavoro, trapelate con ritardo, di questa tradizionale ed attuale vicenda non si sarebbe saputo nulla. Questo non restituirà alla sua vita Paola, morta in ragione del peso di sostenibilità della medesima.
domenica 2 agosto 2015
Ripetizioni.
2 Agosto di trentacinque anni fa. Qualcuno ci ha costruito sopra una carriera, eppure si continua a celebrarlo, con parole di circostanza espresse da figure che hanno burocratizzato, istituzionalizzato il dolore, ormai sopito e la perdita, ormai negletta. Poi saranno settanta, ma, forse, nessuno sarà nella condizione di specularci sopra, di mangiarci, con i soldi pubblici. Fin dalle prime ore dopo il fatto, la retorica giornalistica ha insinuato il dubbio della cospirazione, i cui scopi - probabili - sono stati raggiunti e superati, mentre qualcuno continua ad officiare un rito misconosciuto, da miscredenti.
sabato 1 agosto 2015
Selvaggi travestiti.
Nel mondo uniformato nelle mode e nelle apparenze dal costume indotto dalle correnti finanziarie, il fondamentalismo ha riscoperto le sue potenzialità violente. Il senso profondo, dogmatico, di una concezione morale, religiosa, etica e filosofica ha ripreso il sopravvento un po' dovunque e se la nostra appartenenza occidentale ci addita come il raptus malefico alligni "solo" nel mondo islamico, "altro" e di nuovo concorrenziale, la cronaca quotidiana ci appalesa - ma tendiamo a rimuoverlo - l'accendersi, isolato o di gruppo, dei prodromi di una nuova nevrosi o follia fondamentalista. Mi limiterò, per brevità, a commentare il gesto immolatorio compiuto da un ebreo osservante, a Gerusalemme, durante una manifestazione del gay prade, durante la quale costui ha accoltellato e ucciso sei manifestanti, in nome dell'abiura biblica e talmudica dell'omosessualità, in un Paese democratico e - almeno formalmente, giuridicamente - fra i più tolleranti del mondo. Si può dunque essere un baluardo della democrazia istituzionale e trattare razzisticamente i Palestinesi, antichi abitatori di quelle terre usurpate e poi "difese" e (ri)conoscere improvvisamnete la furia cieca coltivata sotto la cenere, nascosta alle manifestazioni più palesemente propagandistiche della società secolarizzata, fino a far ritenere lecita la rivalsa sui peccatori, dei giusti sugli ignobili, alla stessa stregua degli islamisti mimetizzati nelle città, grandi e piccole, dell'occidente, fra le ex potenze coloniali, o negli Stati neutri - tranne che energeticamente - apportandovi quelle culture e quelle tradizioni assolutiste. Anche la Chiesa cattolica della mansuetudine, predicata al giorno d'oggi, ha conosciuto secoli bui, violente pretese di egemonia, presunzioni di esclusività. Si è, apparentemente, omogeneizzata alle società secolarizzate dell'occidente del mondo, al quale è originariamente intrinseca, fin dal suo sorgere sulle vestigia dell'antico diritto romano. Spogliati della loro "valenza ed aurea" religiose, gli atti di furia inconsulta allignano nella psiche sofferente di tante persone, fondamentaliste dell'insopportazione, come quella del vecchio convivente con i genitori che uccide a coltellate la madre ammalata, in una afosa sera di Luglio o il sacrificio del plebeo che, impedito dall'assistere alla partita di calcio in televisione - probabilmente la sua unica occasione di gioia e di "compartecipazione" - dal pianto del figlioletto, lo butta - come è avvenuto - dalla finestra. Passa un solo giorno e una banda di coloni israeliani, un'accozzaglia di avventurieri provenienti da ogni parte del mondo - con robusti razzismi fra nazionalità - ha "espropriato" una famiglia in Cisgiordania, bruciandole la casa - come fanno i nostri mafiosi al sud, con chi non paga il pizzo sulle seconde case nei villaggi-vacanze, sia che sia del luogo, sia che provenga da altre regioni -. Per essere certi del risultato, hanno gettato le molotov attraverso le finestre infrante: l'obiettivo era di uccidere - e nel caso del più piccino, ci sono riusciti - estremisticamente, simbolicamnte, fondamentalisticamente, anche se il valore del gesto delinquenziale era esclusivamente "di scambio". In quelle desolate regioni, romanticamente dette "terre sante" si consuma una replica del "selvaggio West". Una selvaticità travestita di maniere, che siano quelle del Governo israeliano che "condanna" un effetto della filisteica politica di estromissione dei residenti dalle loro proprietà o delle "Autorità" palestinesi che ne traggono spunto per polemiche speciose che trasportano nel mondo vago delle strumentalità politiche il gesto banditesco e primitivo che si è ripetutamente riprodotto negli ultimi tempi e che si "officierà" ancora, a breve, senza che nessuno ne ammetta la natura bestialmente e amoralmente speculativa o negatoria, a prescindere, delle ragioni degli altri..
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