lunedì 30 marzo 2015

Gergalità.

La gergalità alligna anche nelle segrete della clausura monastica. Le suore "passioniste" di Napoli, giorni fa hanno "assalito" il Papa, toccandolo e felicitandosi, Francesco ne è rimasto coinvolto e compiaciuto. La Litizzetto è stata, a tutti gli effetti, la zitella che interpreta e non ha trovato di meglio che sbeffeggiare le vecchie e male in arnese, ma appassionate sorelle, con un "non hanno mai visto un uomo" o qualcosa di simile. Lo slang e l'immaginifica formuletta, sarebbero tipiche di chi, invece, ne ha visti tanti da farseli venire a noia o che, forse, se li è fatti venire a noia a distanza e che si infastidisce di tanto fervente trasporto, gradevole e spontaneo. Le suore, per parte loro, non hanno voluto rifugiarsi nel riserbo, temendo di apparire troppo tradizionali e hanno prestato la battuta alla pedante "balenga" uscendosene con un " sapesse lei, se volessimo...non ci saremmo buttate a questo scopo sul papa, c'è ben altro in giro". Quel "se sapesse" mi ha rammentato le vanterie di un letturista romagnolo dell'ENEL che sosteneva di avere una relazione con una suora di clausura di Ravenna che gli si era appalesata durante una delle periodiche letture del contatore del convento e che, da allora, non l'aveva più lasciato Lo stesso "letturista", quando le mansioni erano codificate e rispettate, ci mostrava in ufficio, le lettere d'amore che la sua "fidanzata" cecoslovacca, conosciuta durante un viaggio della sezione sindacale della CGIL, indirizzava, in inglese, a suo padre, di cui lui, sposato con una bambina, le aveva fornito l'indirizzo. Il compagno "pataca" si e ci rassicurava: "tanto i Russi non la fanno uscire". Le "passioniste", piuttosto anziane e bruttarelle, sono volutamente rimaste nel vago circa le loro possibilità, che si presumerebbero numerose, ma rimosse, mentre la Litizzetto - sembrano insinuare - con tutta l'acetosità che spande, di tali possibilità sembra averne ben poche. Quanto al pampa-Papa, spiritualmente felicitato e svalutato, come "articolo", come un rottame, è stato vittima del gergo conformistico contemporaneo: insomma, un'oca morta.

Giri di boa

"Chi ha ucciso mia figlia?" domanda con compostezza la madre di Meredith. Non smetta mai di chiederselo e di chidercelo, Signora. Gli assolti chiedono invece i danni, ma Sua figlia è morta e di morte violenta. Siamo al giro di boa, la mia generazione va in soffitta e la nuova ricomincia da capo. La vita, che è rappresentazione, si rinnova biologicamente ma biologicamente resta ancorata ai suoi limiti iterativi, con presunzione, senza accorgersene e scambiando il fervore ormonale e cinetico con un inizio ( lo è ) originale ( non lo è ). La lotta si è spostata su confini effimeri; quella bellica si è fatta specialistica per gli eserciti neo ( ma perché neo? ) coloniali, dal fondo dell'ignoranza, per le vaste plebi che non hanno la possibilità di raffinarsi ( e che se l'avessero dovrebbero constatere che alla cultura dei maggiorenti non corrisponde il loro potere )una "nuova" vita scandita dalla rinuncia, dalla retorica vacua delle religioni e/o una revanche, purtroppo riproduttiva, per i riprodotti, sessuale. In mezzo una borghesia imitativa e pavida dei comodi domestici e del pasto caldo al ritorno; una vita professionale che, spezzata dalle ristrutturazioni, non consente di accomodarsi nel conseguito; una "rivoluzione culturale" del capitalismo domestico, rilanciata di anno in anno, esodi, tagli e ricuciture nelle grandi aziende. La democrazia parlamentare è stata riposta in soffitta con noi, l'esito nefasto dello yuppismo degli anni '80 si è confermato in un'assurda propaganda favorevole allo smantellamento del recente passato, senza un'indicazione di futuro. Solo la riproposizione di una doverosità generica che non trova riscontro nella prassi. La finanza è la causa e il rifugio di tutto questo. La religione rilancia l'evangelica preferenza pauperistica, ma i cardinali vecchio stampo si guardano bene dal condividerla, delega alle potenze ispirate del suo campo di salvagurdare le sue posizioni nel mondo, salvo dover constatare che, se vorrà valersene, dovrà attendere di poter cavalcare le guerre energetiche. Non c'è neanche più un comunismo sul cui smantellamento gravare sindacalmente, beccandosi due pallottole deviate miracolosamente dalla Madonna. Ad ogni trovata legislativa corrisponde, "nelle grida" la stipula di un numero significativo di "nuovi rapporti di lavoro" stabili che sono sedimentazioni di contratti a progetto o plurisperimentati. Insomma sono la conferma di rapporti già in essere. La democrazia sostanziale viene archiviata, qualcuno non se ne accorgerà neanche, ne resta la nostalgia in poche anime, la nostalgia di quello che non è stato ma che si sperava che potesse ancora essere; invece il nostro sistema ha prodotto un imbeccillotto, terzo di una mini filiera senza investitura. In fondo, da buon vechietto, era meno peggio Berlusconi e, scusate l'immodestia, io l'ho sempre pensato. Evidentemente migliorare non si può.

domenica 29 marzo 2015

La strategia del renzismo.

La politica spenta sfila, manifesta. I Capi di Stato e di Governo vanno in gita. Oggi erano a Tunisi a manifestare contro il terrorismo, poco fa erano a Parigi a camminare, fieri avversari in patria o ai confini, contro chi non riconosce la libertà d'espressione. Insieme, destra e sinistra. Eppure, le formazioni politiche non contano più nulla, sono nude ed inermi sul proscenio pubblico e si coprono di e con rituali inconcludenti. Landini fonda un altro movimento per impossessarsi della CGIL, non in alternativa ad essa; ammette almeno di ricominciare daccapo, dopo che tutto quanto accumulato ed accantonato è stato tolto agli ex lavoratori, oggi di nuovo proletariato. Casa Pound sfila a sua volta a Roma, nonostante la Costituzione vieti la ricostituzione, in qualsiasi forma, del partito fascista. Non si sarebbe neppure ricostituita se la Costituzione fosse ancora vigente e non storpiata, resa lacunosa dalle asportazioni di sue componenti vitali, negletta. Non sarebbe avvenuto se le particolaristiche mene di apparati di cooptati non si fossero sedimentate nelle nomine parlamentari e nell'eversione antisindacale e, per corollario, antidemocratica, delle classi possidenti e la sinistra assisa sulle sue seggioline destabilizzate non si fosse proposta di resistere per restaurarsi. Landini fonda un altro movimento, ma non si separa dalla CGIL, che, quindi, non è originale. Vi convergono, come sempre in questo pagliaccesco, ma talvolta tragico Paese, cattolici di sinistra ( don Ciotti al posto di don Sturzo ), richiami a nobili e caduche esperienze a valori inversi ( Libertà e Giustizia ) di laicissime formazioni che non possono attecchire, senza travisamenti, sull'humus nazionale, rifondatori sul nulla del comunismo che, per almeno due generazioni, è agli atti. Su di uno sfondo che inibisce una violenza latente e insensata, perché non produttrice che di autogiustificazioni incrociate, destra e sinistra inani, si danno paradossalmente "il cinque".

sabato 28 marzo 2015

La formalità delle rappresentazioni.

Una volta tanto, la parata stantia delle immagini televisive e le dichiarazioni scontate dei protagonisti e dei loro parenti, che sono ancora in grado di farle, restituiscono l'insieme di ciò che conta nela vita dei singoli: la recita sociale avvalorata da una sentenza infame. I due "assolti", la famiglia dell'ingegnere italiano, hanno tratto facili e mistificatorie conclusioni da una sentenza definitiva. I difensori degli assassini e, in particolare, l'avvocato di Andreotti nella "assolutoria" vicenda della collusione mafiosa, segna un altro successo, in dottrina, nel suo palmares. Amanda recita da sola in differita dagli Stati Uniti: ringrazia gli amici. Sì, infatti, questi due assassini sono certamente circondati dalla solidarietà indifferente, in quanto estranei al particolare rito di morte, in quanto slegati da qualsiasi "vicinanza" con la vittima. Non serve a nulla esser stati coetanei di chi non c'è più e l'esserlo tutt'ora in sua assenza, conta la vicinanza e la partecipazione alla vita dopo il superamento formale di quel particolare e non riconosciuto misfatto che li restituisce ai riti sociali. E' stato liberatorio il giudizio basato sulle formalità, d'incongrua natura rispetto ai fatti ed alla logica più elementare, è stato volano di reinserimento nelle forme relazionali che rimuovono l'etica, principio filosofico di inesistente efficacia.

Dolore.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati prosciolti. Meredith Kercher è stata cassata. I due bravi ragazzi dominanti possono accantonare il loro incidente di percorso e vivere - come già facevano - affrancati dalla possibilità di una condanna. Resta solo l'incognita di Rudy Guede, l'ivoriano, l'unico ad essere stato condannato per concorso (?) in omicidio. I due rampolli di buona famiglia l'hanno sfangata, dopo aver tentato la via della raccomandazione ( l'italiano) e la rapida fuga in patria ( dove l'avrebbero giustiziata in circostanze analoghe ) della sua slavata complice. E' un'abiezione, tranne che sul piano dei formalismi giuridici che, con logica inversa, avrebbero potuto essere applicati contro i due assassini. In questa vicenda inqualificabile solo due sono stati gli indiziati, entrambi di colore e solo uno è stato ritenuto inequivocabilmente colpevole, perché aveva fatto la cacca, lasciandone i residui, nel water della studentessa inglese, i cui genitori potranno ora meditare sulla troppo frettolosa fiducia che avevano espresso nei confronti della giustizia italiana, che si è invece dimostrata, ancora una volta, nella sua espresione dottrinaria e procedurale, bizantina e borbonica, del tutto avulsa dalla realtà. I due assassini indifferenti erano stati ritenuti colpevoli in Corte d'Assise, poi il processo era stato rivisto ed erano usciti. Subito a casa la Knox, da dove non sarebbe comunque ritornata, per l'irriducibilità degli Stati Uniti a far giudicare da altre giurisdizioni i propri cittadini e per l'importanza che riveste l'appartenenza specifica e legale a questo o a quell'altro Stato dell'Unione, fermato sul confine svizzero Sollecito, ma non imputato di nulla dato che si trovava ancora, sia pur per pochi metri, sul territorio nazionale. Sarebbero stati probabilmente condannati se non si fosse prescelto un altro ed unico colpevole del tragico terzetto che spense una vita all'alba, con la ferocia di un animale predatore e, in più, con la cattiveria immolatoria di una retro cultura del sacrificio ritual-sessuale. La giustizia è stata abiurata sull'altare della "scientificità" dei rituali, della competenza formale dei suoi officianti ai diversi livelli del giudizio, dell'estraneità innaturale degli esegeti ed esteti delle pandette. Alla luce macabra di quanto è avvenuto, riponiamo ogni residua fiducia nella giustizia, almeno in quella cerimoniale e sterile di questo Paese di plastica.

venerdì 27 marzo 2015

Testimone di un secolo.

Lunedì prossimo 30 Marzo, Pietro Ingrao compirà cent'anni. Ogno giorno è regalato: speriamo che ci arrivi. Il leader comunista è vissuto abbastanza da poter prendere atto della fine del suo sogno di rude militante del più grande partito comunista del mondo, il più grande nei termini dei consensi elettorali e non dei colpi di mano o delle circostanze post belliche. Il dirigente ciociaro dall'eloquio impastato e pesantemente burino rappresentò una forte tendenza nell'apparato del PCI, coagulò un forte nucleo di sostenitori, non fondò - né avrebbe potuto, pena l'espulsione - una corrente, ma marcò per un ventennio la distanza fra la sua posizione di sinistra e quella liberaleggiante di Giorgio Amendola, figlio del liberale vero Giovanni. In fondo, la sua importanza fu segnata dalla sua capacità d'interpretazione delle esigenze secche e radicali della sinistra nazionale, nel gioco angusto del centralismo democratico, ma fu, per uno dei tanti paradossi della dialettica fra estranei della nostra politica post resistenziale, il più civile e "liberale" fra tutti i Presidenti della Camera dei deputati, tutelando e sollecitando il dibattito e l'approfondimento in aula di ogni materia sottoposta al vaglio dei legislatori. La cortesia, la grazia e l'equanimità della sua direzione dei lavori, nella quale potè abbandonare la rigida prassi di un partito fondamentale per la monca democrazia italiana ( fu fondamentale proprio per la mutilazione e la mancanza di autonomia di una prassi democratica imposta dagli alleati ed estranea alla mentalità profonda degli Italiani ) e mutare la sua parzialità assolutista nell'ambito del sistema chiuso nel quale era entrato, nella più ampia dialogità storicista nel corpo delle leggi sulle quali diede libero dibattito a tutte le voci organizzate e particolari, in quell'irripetibile anno parlamentare. Ma di che cosa sono fatti i pronunciamenti dei politici nostrani sappiamo ormai tutto e, probabilmente, fu per questo che, dopo solo un anno, si dimise, senza dare spiegazioni. Ma un anno è tanto a testimoniare, suo malgrado, di un intero secolo.

giovedì 26 marzo 2015

Coaching uguale autosfruttamento, risparmiando anche sul trainer..

I lavoratori sono sempre più sollecitati a mettersi reciprocamente in competizione, “misurando” i rispettivi risultati con metodi che richiamano quelli con cui si stabiliscono i punteggi dei videogame e/o dei programmi di fitness. Le convention celebrative sono identiche a quelle dei più affermati venditori di pentole a domicilio o dei proponenti di cosmetici, tutto compreso. Imbonitori e seguaci si dicono entusiasti di questo metodo, perché richiama il sistema OKR (Objectives and Key Results) che viene descritto così: si tratta di fare in modo che gli impiegati si auto attribuiscano degli obiettivi misurabili, e che rendano pubblici i risultati ottenuti, o siano messi in piazza dai loro coordinatori, in modo che i colleghi possano metterli a confronto con i propri. Un sistema che smentisce l’opinione secondo cui il concetto di organizzazione scientifica del lavoro sarebbe un ferrovecchio. In questo modo i principi di autonomia, responsabilità individuale e libertà da costrizioni gerarchiche dirette, elaborati dal management consulenziale, vengono resi perfettamente compatibili con i principi dell'utile padronale: autocontrollo e autosfruttamento sostituiscono il controllo da parte di capiufficio e capisquadra. Non basta: per rendere ancora più efficace il sistema, occorre “emancipare” il lavoratore anche dalla vicinanza fisica con i capi, virtualizzare il loro rapporto. Questa inversione della tendenza relazionale gerarchica si spiega con il fatto che molte ricerche hanno dimostrato che i lavoratori autoinvestiti sono più produttivi, lavorano più ore (perdendo consapevolezza della differenza fra tempo di lavoro e tempo libero), fanno meno pause, non si danno mai malati; in poche parole: si auto sfruttano selvaggiamente. Per spiegare questa docilità autoimposta alle esigenze di valorizzazione del capitale non basta evocare l’indebolimento dei rapporti di forza delle classi subordinate, logorate dagli effetti di decenni di “guerra di classe dall’alto”: disoccupazione, individualizzazione, de sindacalizzazione, ecc. che li inducono a ingaggiare una spietata guerra fra poveri per “meritarsi” un salario; la catastrofe è in primo luogo frutto della disfatta culturale provocata dalla conversione delle sinistre in rotta all’ideologia liberista. Una conversione che, per la socialdemocrazia, ha assunto la forma della sottomissione al dio mercato, per i “nuovi movimenti” quella dell’emancipazionismo individuale e identitario. Gli intrepidi e certamente domani i vittoriosi, intraprendono la loro epopea autosuggestionandosi, fino a vivere in un'ininterrotto conato ripetitivo, sempre uguale e sempre, per loro, inutile e nel quale riflettersi per riconoscersi.

L'abito vero, sotto le apparenze.

Due carabinieri campani, di stanza in Veneto, quando erano in licenza, si dedicavano, a casa loro, alle rapine. Sapevano sparare bene, come i camorristi che "gestivano" informalmente un supermarket appartenente ad una catena di empori, tanto da riuscire ad imporsi sui pistoleri, padre e figlio, che, da ferventi fautori dell'ordine quando li riguardava, li inseguivano, speronavano e ingaggiavano una sparatoria con i due tutori di un altro ordine, custodito come gli accantonamenti dagli evasori fiscali. E' morto, alla fine, il camorrista giovane, il figlio di tanto padre. Il personale del supermerket, a sua volta e, in parte, sull'auto della famiglia proprietaria, si è prestato alla vendetta per il furto subito dal padrone da cui dipendevano e dal quale avevano ottenuto quel posto, in cambio non solo di un modesto stipendio, ma anche della fedeltà feudale al loro Capo e benefattore, sia che esercitasse un mestiere di copertura, sia che venisse attaccato da militari-rapinatori, nemici, dunque, due volte. "Bravi" al soldo di un "don" qualunque; "bravi" sotto mentite spoglie, di un'Arma benemerita secondo luoghi e circostanze.

La vertigine verso il nulla.

Dunque, un suicida. Il ventisettenne copilota dell'Airbus 320, sul quale molte volte ho volato, ha deciso di farla finita in maniera epica, incurante della sorte altrui, come un condottiero della classicità. Di fronte alla morte siamo di nuovo e finalmente soli e la socialità morale si cancella nell'epilogo. Gli altri non volevano morire, alcuni erano stati sorteggiati per un viaggio premio, c'era anche una delegazione di sindacalisti, ognuno coltivava il suo mito di ruolo prima di ripiegare nella paura dello schianto in scatola. Non è la prima volta che succede, già un pilota marocchino diresse verso il suolo il suo velivolo dopo una violenta discussione a bordo con la hostess della quale era innamorato; la disperazione, la rabbia, ma anche la noia e la depressione sono il nulla e non è possibile presumere coscienza di sorta. Il copilota si è imbozzolato, si è escluso poco prima della fine, non diversamente da chi si uccide provocando incidenti stradali e quando non ci riesce è inquisito e "responsabilizzato" per la "colpa", l'ubriachezza o la tossicità. D'altra parte, si preoccupano i costruttori di automobili dei 17.400 morti, lo scorso anno, nella sola Italia, a causa e per effetto della loro produzione e commercio? La dinamica tecnica, come la biologia, contemplano la vita e la morte indifferentemente e la natura medesima conosce i balsami e i veleni e non li analizza certo ideologicamente. Gli uomini che uccidono le donne e, molto più di rado, il contrario, gli adulti che abusano dei bambini e le madri che "abortiscono" tardivamente i loro piccoli uccidendoli, sono reali e i giudizi contro di loro accantonano i fatti e i loro prodromi, rifiutano di riconoscerli. La superficialità della morale predicata si manifesta in questi frangenti, nei quali il suicidio è una forma di violenza contro se stessi. Di violenza, appunto. Non si può pensare che gli altri, gli estranei vadano salvaguardati, dopo tanta indifferenza, ostilità anche nelle piccole beghe quotidiane. In fondo, loro non si sono mai curati di noi e noi di loro: non esistono, c'è solo la fissazione verso il baratro verso il quale planare o precipitare. Ora, nel vuoto cosmico, i parenti impotenti non potranno che maledire il nulla che si è dissolto in un lampo annientatore.

martedì 24 marzo 2015

Mitologie al tramonto.

I sindacati di categoria dei bancari hanno lasciato il tavolo delle trattative dopo aver constatato, per ultimi, che l'A.B.I., guidata da quell'Alessandro Profumo che aveva iscritto Unicredit alla Confindustria del Lazio, non intendeva prendere in considerazione la piattaforma da loro presentata. Il CEO del Monte Paschi ribadiva che lo scenario competitivo per le disastrate banche italiane - con l'eccezione apparente dei piccoli gruppi domestici, già "e legibus soluti" - imponeva una contrazione progressiva e quindi "libera" dei costi di gestione, senza prendere neppure impegni sull'area contrattuale. Le delegazioni di vertice si sono infine trovate a conoscere la condizione improvvisa in cui si trovarono le SAS, all'epoca della loro suicida politica di Gruppo, quando furono esautorate dalla sera alla mattina di ogni facoltà di trattativa in azienda. Di compromesso in compromesso, di bulina con i Governi che si succedevano, stemperando i loro poteri fino all'impotenza ed alla paralisi regressiva attuale, tanto che la sponda dell'esecutivo è stata ritenuta "pericolosa ed imperscrutabile" dagli stessi sindacati che vi avevano sistematicamente ricorso con successi sempre più parziali, le delegazioni neglette al tavolo e ancora tanto litigiose nelle singole realtà aziendali, si sono dovute rifugiare nello sciopero a tutti i livelli della filiera aziendale e in una grande manifestazione, a Milano, di una categoria scopertasi improvvisamente piazzaiola e sperduta. Il lavorio che da oggi si eserciterà sui media si trascinerà per mesi, mentre i colpi di mano, azienda per azienda, saranno possibili dal primo di Aprile. L'inibizione ufficiale a qualsiasi trattativa venisse sollecitata, se si spiega con l'intenzione di non incrinare il fronte sindacale creditizio, non si capisce in che termini e in che misura potrebbe condizionare, favorevolmente per i lavoratori, i contegni delle diverse aziende, impegnate in una contesa per la sopravvivenza o il consolidamento a scapito delle concorrenti. Forse, fra pochi mesi, si sottoscriverà un contratto sulla base dei fatti compiuti, che saranno atti di inaudita bassezza sulle membra sparse e sparte di una categoria sindacalizzatissima e portatrice sana di invidiate condizioni normative e retributive. Se il mondo del credito resterà strategico per l'economia nazionale e del continente è probabile che il sistema riformato manterrà, con il suo carattere di centralità, differenziate condizioni retributive, normative e gestionali perticolari e specifiche; se, invece, anche il sistema del "prestito" involverà in un pollaio di contese chiozzotte e privatistiche, le ricadute sull'economia reale saranno "ad excludendum", tipiche di una società di nuovo censitaria. Nel frattempo, il patronato INCA della CGIL per i lavoratori emigrati, nella persona del suo responsabile presso la sede di Zurigo, ha inaugurato, in una sorta di remake del sovietismo abbandonato, la corruzione e l'appropriazione indebita sistemica. Il suddetto rappresentante, rimosso ma riassunto da un committente privato, si è autoaccreditato per molti anni i contributi dei pensionati italiani all'estero ed ha anzi corrisposto loro, per non breve tempo, i trattamenti previdenziali direttamente dal suo conto corrente, dove i loro soldi si erano accumulati. Fine dunque di qualsiasi retorica di classe. Il boiardo sindacale ha mostrato in che considerazione tenesse il proletariato emigrato e...la CGIL, dopo un anno, ha riaperto il patronato, dopo aver cercato di disperdere i creditori con un opportuno fallimento, come le diocesi del nord america per non dover pagare i risarcimenti alle vittime dei preti pedofili.

Che sorpresa!

L'annuale report del Ministero del lavoro sullo stato di applicazione delle normative contrattuali e legali nelle aziende, registra, come ogni anno, ogni sorta di abusata indifferenza verso tutti gli istituti di civiltà giuridica e sociale. Il lavoro nero, inteso come straordinario non pagato, l'indifferenza verso la maternità e il puerperio, la prepotenza mascherata da disciplinarietà, il mobbing praticato come normale dinamica dell'efficienza professionale, ci consegnano, per l'ennesima conferma, uno spaccato di egoismo, di accaparramento dei cespiti delle risorse, uno sfruttamento di ogni possibilità di condizionare molte estranee condizioni personali e sociali. Lo Stato, da parte sua, aggrava con la sua bulimia da deficit, una situazione di sopravvivenza per molte categorie di lavoratori, ma l'attività imprenditoriale di nulla si cura che di se stessa, non conosce solidarietà di categoria, ma solo arruffamento speculativo. Due dati su tutti colpiscono la mia attenzione, posti in evidenza dalla stessa Direzione Generale per l’Attività Ispettiva: su 221.476 aziende ispezionate appartenenti a tutti i settori produttivi, ben il 64,17% sono risultate irregolari (ovverosia 142.132, oltre un’azienda su due e su 181.629 lavoratori irregolari, il 42,61% si è rivelato totalmente in nero (ovvero 77.387), comportando un’evasione di contributi e di premi assicurativi pari all’astronomica somma di 1.508.604.256,00. Cifre da “legge di Stabilità”. Che si tratti, poi, di accertamenti relativi a “significativi illeciti di natura sostanziale” e non a mere contestazioni formali, è lo stesso rapporto che lo sottolinea evidenziando, nella lista degli illeciti sanzionati, fattispecie quali il “lavoro nero”, “l’utilizzo abusivo di forme contrattuali flessibili volte a dissimulare veri e propri rapporti di lavoro subordinato in funzione elusiva della normativa vigente”, fenomeni di “appalto/distacco illecito o di somministrazione abusiva e/o fraudolenta volti a realizzare illegittimamente un consistente abbattimento del costo del lavoro”, abuso nella fruizione della Cassa Integrazione Guadagni in deroga, illeciti in materia di orario di lavoro, sfruttamento di categorie di “lavoratori svantaggiati” quali extracomunitari clandestini, minori, lavoratrici madri e gestanti. Tranciante è dunque il giudizio del redattore del “Rapporto”, che afferma come tali dati (ed in particolare quelli sul lavoro sommerso), siano sintomatici “della completa assenza – in un’ampia percentuale di casi – della sia pur minima attenzione ai diritti e alle tutele fondamentali dei lavoratori, nonché ai connessi profili della salute e della sicurezza”. E' stata dismessa la lotta, siamo stati condotti come ciechi nell'agone delle potenze soverchianti dal calcolo personale che specula sulla debolezza del tessuto connettivo del nostro Paese, dei politicanti rottamatori dei loro predecessori, ma schiavi del rinnovato, pur sempre uguale, copione di figuranti della scenografia entro la quale si sono succedute le generazioni ed i costumi, gli abiti indossati, unica variante concreta di ogni speranzoso e vacuo "nuovismo" recidivante. Sottoposti, senza reazione, allo stesso trattamento della Grecia, più sul piano politico che economico, siamo costretti fra i ragionieri del Consiglio di amministrazione europeo e i nazionalismi più stantii e retrivi, in una riedizione dell'Impero guglielmino e della sua Vandea periferica, fra riedizioni di tradizionali povertà e conati di carrierismo, se appena in possesso di "titolarità" al medesimo, confondendo cultura del potere con il potere in senso proprio.

Buon lavoro.

Nell'Italia in crisi c'è qualcuno che vanta una sostanziale extraterritorialità, un'estraneità sistemica, un'eccellenza feudale. Sulle locandine informatiche, codesti condottieri appaiono provati e mesti, ma interiormente puri come la donzelletta che vien dalla campagna. Tanto gentile e tanto onesto pare il duca mio quand'egli altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e gli occhi no l'ardiscon di guardare. Egli si va, sentendosi laudare, benignamente d'umiltà vestuto; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi lo mira, che dà per gli occhi una dolcezza al core, che 'ntender no la può chi no la prova e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore, che va dicendo a l'anima: sospira. Diceva dunque, in effigie, con modesta soavità: Cari colleghi di rango inferiore, anche se la nostra cultura aziendalista ci impone un profilo subordinato, battiamo piano le manine per i risultati conseguiti e domandiamoci: come abbiamo fatto? Sapevamo già di essere i fichi del bigoncio nel nostro settore d'applicazione, ma questo non ci appagava, la nostra qualità narcisistica, che fa apparir bello chiunque, esigeva che facessimo mangiare la polvere ai nostri concorrenti. Sono sorpreso della reattività agli stimoli della nostra organizzazione, nella quale il singolo si annulla in una sublimazione operativa, attraverso la quale facciamo coriandoli degli obiettivi più presuntuosi e irragionevoli. Siamo eccellenti! Siete contenti? Flessibili come un giunco e reattivi come un cobra abbiamo cambiato più volte la tattica e la disposizione in campo durante la partita, conseguendo una sequela di successi come quelli della Juventus. La nostra robotica aziendalista sinergizza contemporaneamente tutti i fattori, ridotti all'osso, prodotti dal nostro organico, oggi chiamato ad una cinetica fervente a ranghi inalterati, premi azzerati, orario che sfiora le dieci ore di ininterrotta applicazione giornaliera. La nostra attività si irradia in tutte le articolazioni del feudo, la squadra gioca indossando le diverse casacche della stessa maison, con le quali confondiamo il fraseggio e le società. Il nostro obiettivo è di lavorare a 360° con un organico immutato. E' questo il vantaggio competitivo del nostro Gruppo, basta adeguarsi e si diventa subito "eccellenze", stabili nella multimansionalità e nello stipendio. Per questo siamo estranei alle difficili contingenze di questo e di quel settore dei quali formalmente facciamo parte, per subito differenziarcene nella creazione di valore, a prescindere, per i nostri interlocutori: i clienti e gli azionisti. Per questo siamo extrasistemici, noi siamo il Gruppo, con buona pace di quel comunista del Papa, che censura l'autoreferenzialità. Noi siamo una setta e continueremo a dimostrarlo. Bene. Basta con l'autocontemplazione, abbiamo già raggiunto l'orgasmo. Al lavoro. Dividono i servi, dividon gli armenti; si posano insieme sui campi cruenti d’un volgo disperso che nome non ha.

Virtuosismi.

martedì 10 marzo 2015

L'Italia dei ripieghi.

Quando si parla per dar fiato alle corde, da parte di personalità che, in precedenza, potevano riferire la loro predicazione ad elementi tanto sovrastrutturali e sub-culturali, quanto diffusi e condivisi, vuol dire che la finzione si è fatta scoperta e che bisogna enfatizzarla oltre ogni decenza, per crearsi, con il potere, una claque di sostenitori. Mentre le cronache sono pervase di violenza, privata, pubblica, fra soggetti informali e Stati in dissesto, improbabili oratori riempiono il vuoto concettuale con ogni sorta di rumore e di fonema, a prescindere da quello che dicono, il cui significato sfugge, molto spesso, anche a loro medesimi. Questo vaniloquio consente ai più duri e grifagni di consolidare un potere regressivo e rattrappito o di ribadire antiche costumanze egoistiche e autoreferenziali. Ieri il Papa ha detto delle cose giuste riguardo questo autoripiegamento, smascherandone la vanità e l'inutilità, tranne che per chi lo sollecita. Certi peana miserabili sono un invito all'asocialità più spinta a beneficio di un servaggio sicuro. L'Italia ripiega verso un assetto istituzionale in contrasto con la Costituzione, che è stata e sarà stravolta a fini personali ( non saranno quelli di Berlusconi, ma quelli di Renzi, il patto del Nazareno serviva a coagularne gli interessi )perché non si è voluto o saputo adattarla alle mutate configurazioni politiche o perchè il corpo elettorale si è rinchiuso nei suoi particolari interessi, prima di estraniarsi nell'astensionismo. Il precedente modello sociale non è riesumabile, era fatto di clientelismi e sprechi, ma la politica economica Keynesiana resta l'unica in grado di non emarginare ampie fasce di popolazione intermedia; per questo, l'Europa monetaria per noi non va bene, se per noi intendiamo tutti gli interessi in gioco. Ma non è così. Di anno in anno, di momento in momento, il giogo si stringe sulle provate spalle dei soliti quattro gatti, mentre lo Stato ha bisogno, a sua volta, di percepire una maggiore e più prolungata contribuzione dai cittadini e dalle imprese e i servizi si stemperano al ribasso nell'ordinarietà. Le prese in giro si fanno sempre più sfacciate e ripetute perché si è sciolto qualsiasi vincolo e la solidarietà si esercita, ai livelli minimi, solo fra i poveracci.

domenica 8 marzo 2015

La lotta impari per la libertà.

Dei tre Ceceni, uno dei quali, proclama soddisfatto il giudice che presiede alle indagini, ha già confessato, oltre al suicida nella sua capitale, Grozny, si è già detto. In contenporanea, Galina, la fidanzata di Nemtsov riceve minacce e sostiene di non poter deporre - potrebbe farlo anche in video-conferenza da Kiev - perché le autorità del suo paese, nel quale è precipitosamente tornata, non le consentono libertà di movimenti, mentre, prima, poteva folleggiare con l'oppositore filo occidentale e filo-arancione dell'Ucraina. Nel frattempo, a distanza di due anni, è stato impiccato, secondo l'uso capitale ereditato dagli inglesi, il primo dei numerosi manifestanti pro-Morsi, il deposto Presidente eletto, inviso agli americani. Possiamo considerare tranquillamente tutti gli altri ostaggi della giunta militare, strettamente dipendente per i suoi armamenti e per i suoi agi dagli Stati Uniti, senza che nessuno - statene certi - se ne scandalizzi o sia disposto a riscattarli. In sincrono, beneficiando dell'omicidio di Nemtsov, è stato scarcerato il blogger moscovita che, apertamente, attaccava Putin, dalla tastiera del suo computer. Ha subito affermato, appeno uscito dai cancelli del carcere, che proseguirà nella sua attività e nella sua lotta, come se nulla gli fosse capitato. Il senso della libertà non è un mito, è solo una saga dura e sanguinosa. Passano poche ore e, nella Turchia in regresso democratico e involuzione confessionale, di supporto ad un potere personale ormai più che decennale, molto simile a quello dell'accoppiata Putin-Medvedev in Russia, è stato arrestato un altro blogger che aveva apertamente criticato Erdogan, l'anti-Ataturk del mondo refluente, pur così vario e diverso. Infine, nel minuscolo Paese africano della Gambia, che ho visitato ed al posto di confine del quale, sceso dal traghetto sull'omonimo fiume sostai per un'ora, sotto il sole ed in preda ai parassiti, per non concedere cento dollari ad uno stronzo di caporale del posto di guardia, fino a che non fu lui a rinunciare, hanno arrestato due pescatori italiani, adducendo pretesti del tutto speculari ed inventati di "sconfinamento". A me imputarono di aver scattato foto del confine. Questi due poveri connazionali languono nella promiscuità e nei liquami in una stanza del carcere locale, ammassati con ogni sorta di reietto, con la certezza, più che la probabilità, di contrarre delle gravi malattie se la loro situazione dovesse perpetuarsi. Ben diversa la tanto stupida, ma marziale condizione dei due fucilieri di scorta ad una petroliera privata, rei di avere ucciso due inermi pescatori. Loro sono reclusi in ambasciata o, in alternativa, in albergo. I due pescatori nostrani non possono sperare in un riscatto come le eroine delle ONG, né in un impegno attivo del Governo italiano, dato che si è saputo che sono detenuti da due mesi. La Gambia è uno staterello anglofono interno all'ovest africano di lingua francese, le strade sono in terra battuta, solo il minuscolo centro coloniale, è illuminato. Le dimensioni del Paese non consentono neanche di ospitare le ambasciate e i rapporti sono demandati a quelle di Dakar, in Senegal. Io vi approdai, dal traghetto, a piedi nudi, insieme ad un gregge di caprette. I Gambiani vogliono soldi, per spartirseli ai vari livelli della burocrazia coinvolta e l'Italia, così prodiga verso tutti i despoti e i delinquenti in giro per il mondo, teme che la sua fama di "generosità" si estenda anche ai Governi legali, ma non dissimili da quelli banditeschi e nicchia, fa i conti della serva.

L'apparenza che non riesce più a nascondere.

Le tracce giudiziarie dell'omicidio Nemtsov portano, come per la Politkovskaja, in Cecenia. Sempre da quel crogiolo di nefandezze e da quel regime fantoccio vengono i capri espiatori della violenza politica russa. Sono reduci dalla Cecenia i combattenti filo-russi nell'est Ucraina, orbata della Crimea, sono Ceceni gli arrestati e il suicida in quest'ultima vicenda. In queste ipotesi ufficiali si mischiano il lavorio del servizi segreti, i gruppi organizzati dell'estremismo islamico, in un msaico che solo uno 007 può, forse, decifrare. Nemtsov, il liberale, non sarebbe stato un sostenitore dell'Islam ceceno, ma, ancor meno, lo è stato Putin, che ha represso con il pugno di ferro e l'istituzione di un governo fantoccio, l'aspirazione della regione e dell'islamismo internazionale di impadronirsi dell'ex Stato sovietico. E' indubbio che Putin sta conducendo una politica e una guerra sotterranea da grande potenza territoriale, per accreditaspi come interlocutore imprescindibile in un mondo tripolare: Stati Uniti-Europa occidentale al guinzaglio, Cina e Russia, nel quale esercitare un ruolo influente sulle fratture finanziarie dell'occidente, di concerto con il totalitarismo finanziaro della Cina, istituzionalmente comunista. Il mosaico politico ed ideologico è definitivamente - almeno per ora - superato, ma la violenza spiccola e quotidiana, i copli bassi ed ininterpretabili, si faranno sempre più frequenti.

sabato 7 marzo 2015

Gocce limpide nello stagno.

Il Presidente per caso, proprio per questa ragione, nelle sue rare espressioni pubbliche impersona, per ora, i sentimenti migliori. Di una nzione? Credo di no. Ma i suoi, che propone dall'intimo di una vita condotta con serietà e influenzata da dolori profondi, sono moniti ed esempi. Alle donne, o meglio alle donne che ha certamente conosciuto o che lo hanno felicemente influenzato, ha rivolto un bel pensiero attuale: "senza di voi, questa società sarebbe stata ancora più povera e ingiusta". Rivolgersi a tutte, in occasione di una festa non priva di ambiguità, è mitologica fiducia, ma è fuor di dubbio che, senza il senso di responsabilità e di capacità di amore di tante donne la vita associata e personale sarebbe stata tanto più agra di quanto, invece, non ci sia toccato di conoscere. Liberamente, senza costrizioni, grazie a chi l'ha voluto.

Lo scalpiccio dell'impiccato.

La liberalizzazione dei flussi del denaro ha ammutolito la cultura e l'ha relegata nel limbo delle cose superflue ed ha accantonato i valori nella soffita delle cose vecchie. Eppure i muti sono la quasi totalità di coloro che prima parlavano e coloro che hanno successo sono una sparuta minoranza di grifagni detentori di un vantaggio materiale alla cui coorte si spendono e si sfessano promotori finanziari, galoppini da post ufficio, in una riaffermata gerarchia sociale che si vale di tanti volontari e volonterosi supporters, fino a che riusciranno a correre, fino allo sfinimento. La società civile langue nell'insignificanza ed è priva di approdi, di riferimenti comuni. Il mondo si è fatto più insicuro, la violenza dilaga in tutti gli ambiti della vita che già fu associata e fra le entità accorpate degli Stati. Nei settant'anni precedenti i conflitti si svolgevano per procura in maniera sincronica e ordinata: la sostanziale parità bellica evitava turbolenze nei continenti storici della civiltà integrata, nelle prassi economiche e nei contenuti culturali sovrappostisi alle costumanze. Ora le società sono apparentemente più coese, ma, in pratica, confliggono in termini economici e di supremazia sotto traccia, mascherando le difformità sotto un profluvio di retorica dell'ordine, di retorica uniforme. Le guerre imperialistiche hanno subito ripreso vigore, la corsa neo-coloniale all'accaparramento delle risorse non ha conosciuto e non conoscerà soste, nonostante abbia provocato uno scontro di civiltà dal sentore medievale, che è vissuto e condiviso dalle porzioni più sprovvedute delle etnie - anche nostrane - in conflitto, ora sotto le bandiere di nazioni inventate ( la Padania ) ora sotto la repressione di dittature feudali o affrancate, nel disordine, da dittature laiche, per mano degli stessi alleati di un tempo. Dalle nostre bande, invece, il contendere si maschera di presuntuoso senso di superiorità, o meglio di vantaggio. Alla luce inquietante di tutto questo, riassumono connotati spaventosi i traumi della tripartizione di un'unica religione, quella monoteista, nei suoi prodromi comuni. Decenni di conquiste sociali, che apparivano, durante la loro vigenza, intoccabili, sono state sovvertite a favore, insieme, di statualità indebitate dal clientelismo praticato verso "cani e porci" e da cricche residuali di storiche redditualità, di nuovo rinvigorite e portate, o autoproclamatesi, sul proscenio, esempi di saggia condotta. Piccole mafie d'apparato, con pochi ma scalpitanti picciotti al proprio servizio, scalpitanti appesi ad una corda.

Consolazioni di un momento.

Il pampa-Papa ha ricevuto, nella cornice della piazza, i militanti di Comunione e fatturazione e non li ha sconfessati. Ha detto però parole importanti, criticamente valide per ogni consorteria autoreferenziale ed autocelebrantesi, che rischiara - forse - di luce vivida, la "scomunica", anche se solo culturale, della mafia. “Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una ‘spiritualità di etichetta’: ‘Io sono.... ; e cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale”. Papa Francesco ha spiazzato i membri di Comunione e liberazione presenti in piazza San Pietro per celebrare i 60 anni del movimento e i 10 anni dalla morte del fondatore, don Luigi Giussani. “l’eredità che vi ha lasciato don Giussani – ha aggiunto il Papa – comporta invece fedeltà alla tradizione e fedeltà alla tradizione, diceva Mahler, ‘significa tenere vivo il fuoco, non adorare le ceneri’. Citando il grande musicista, il pampa-Papa ha inteso sinfonicamente riaffermare l'invarianza del credo. Io penso, invece, che l'uomo, pur spiritualmente evoluto, ma non uniformemente, sia invariabile nei suoi riferimenti genetici e variabilissimo nelle sue mutazioni culturali. Rivolgendo queste parole ad una delle istituzioni più potenti e ricche della Chiesa italiana, ha gesuiticamente accettato la loro rilevanza mondana e ne ha sollecitato l'impegno sociale, verso la società pauperistica che si va prefigurando, rinunciando al "rango" settario. Temo che resteranno parole al vento, abili adattamenti al contingente, ma, se non sarà così, pur rimanendo convintamente agnostico, ne stimerò il valore e ne asseconderò l'importanza.

venerdì 6 marzo 2015

Al riparo dal vento.

Capitan Totti, l'ottavo re di Roma, il pupone, ecc. investiva parte dei suoi proventi nell'edilizia ( secondo uan consolidata tradizione capitolina ) e, memore delle sue origini, che la ricchezza non può dissimulare, investiva nelle case popolari, soprattutto nei residences-alveare della slabbrata periferia romana, così simile, tranne che negli abiti, a Il Cairo. Forte della sua popolarità e dei buoni Uffici che la medesima procura, soprattutto a Roma e a scendere, Francesco Totti, di concerto con il Capo di Gabinetto dell'ex Sindaco Walter Veltroni, affittava i suoi appartamenti alla municipalità, a 2.100 euro al mese, aggiungendo cifre consistenti alle sue faraoniche entrate. Totti non si è mai mosso da Roma e anche questo vorrà pur dir qualcosa in un ambiente di milionari itineranti senza posa e senza bandiere. Ma la bandiera del pupone era la speculazione, di concerto con il generone locale. La speculazione domestica, da lontano, senza la quotidiana frequentazione, sarebbe stata intralciata, l'amicizia e la vicinanza ambientale sono fondamentali in questo genere d'affari. Lo stesso genere che ha portato un banchiere di potere, Cesare Geronzi a gestire come un qualsiasi procuratore, in proprio, le compravendite e la tutela-alienazione dei diritti di diversi calciatori e ad introdurre, in un mestiere improprio, alla GEA-Soc. di intermediazione calcistica, una delle figlie insieme al rampollo di Luciano Moggi. Per approssimarsene, Geronzi aveva pilotato a suon di soldi gli utimi due scudetti, uno della Lazio ( di cui il Gruppo bancario, in evoluzione, fu sempre, ma non solo, sponsor )ed il secondo della Roma, saccheggiando, con il sostegno di Giulio Andreotti, le casse delle banche cangianti denominazione. Mafia capitale, generone, bandiere sono un caleidoscopio mutevole eppur fortemente coeso. Anche quando Il Fondo pensioni di uan ex banca di Geronzi, alienò l'ingentissimo e importantissimo patrimonio immobiliare che deteneva, la speculazione losca si esercitò in ogni direzione e coinvolse ogni manutengolo di sistema. Molti esponenti della banca acquisirono più di un immobile, intestandone altri a parenti e prestanome; anche membri sindacali del Consiglio di amministrazione del disciolto Fondo, si fecero satolli, attraverso la costituzione di società d'occasione, una a proprio nome, un'altra in capo ad un figlio. L'Italia razziatrice non conosce remissione, i suoi costumi non sono cambiati e non cambieranno per via della crisi. Il fenomeno non la riguarda e non la coinvolgerà: il generone protegge tutto e tutti.

giovedì 5 marzo 2015

Buon compleanno.

Il settimanale l'Espresso ha compiuto sessant'anni. Io l'ho preceduto di oltre tre. Poi ho cominciato a leggerlo dall'adolescenza; lo trovavo in casa insieme a numerosa altra stampa per gli usi informativi di mio padre, che culturalemnte vantava una biblioteca che noi tardi discendenti dovremo affidare ad un'apposita fondazione, quando la sua custode non ci sarà più. L'Espresso ha raccontato, sotto la loro superficie, tutti gli avvenimenti dell'Italia repubblicana ed ha anticipato gli esiti giudiziari, noti con il nome di Tangentopoli. Per decenni ha rappresentato l'opinione laica e modernista, contrastato sottotraccia dagli epigoni del conservatorismo feudale, perché rappresentativo del pensiero borghese radicale. IL dibattito politico, le inchieste e le critiche, hanno coinvolto le migliori firme del giornalismo investigativo e delle inchieste più spinose, senza riguardi per nessuno e, soprattutto, per il potere. Se i primi quarant'anni della rivista hanno conosciuto la contrapposizione critica ed ideologica fra ipotesi serie e riferimenti alternativi, poi dissoltesi uno in seguito al fallimento dell'altro, la sua prosa successiva si è fatta più faticosa. Dopo aver analizzato le cause non ufficiali della fine degli scontri fra potenze, vessillifere di concezioni rovesciate della società, si è disperso nella rincorsa alle vaghezze, alle fumisterie, alla volatilità della società di carta, della "tigre di carta" - per dirla con Mao Tse Thung - di una società senza confini e priva di riferimenti. Ha mantenuto, però, la sua capacità di investigazione, anzi, se possibile, l'ha aumentata ed affinata, fino all'infiltrazione nei centri di temporanea accoglienza, fra i braccianti delle aride plaghe meridionali durante la raccolta degli ortaggi, per giungere fino alle incursioni indisturbate negli aeroporti durante l'allarme terroristico - uno fra i tanti - e nelle retrovie delle strutture ospedaliere più importanti e celebrate. Sbarellando, sbarellando resta uno dei pochi riferimenti rimasti sul campo dissestato delle incongruenze, nelle quali - dovendone rendere conto - stempera ma non annulla gran parte della sua corrosività verso i luoghi comuni della propaganda.

A latitudini diverse.

Matteo Renzie si butta sulla politica estera ma non innova né nel metodo, nè nelle prospettive, rendendosi fragile strumento di questo e di quello che, invece, i loro scopi li perseguono con durezza. E' andato a Kiev ed ha "appoggiato" l'Ucraina contro la Russia, poi è andato a Mosca ed ha chiesto a Putin di affiancarlo (sic!) in Libia. L'autocrate ha colto la palla al balzo e si è detto disponibile, come l'Italia, sotto l'egida dell'ONU. Chissà come saranno contenti francesi ed statunitensi con l'appendice - questi ultimi - degli inglesi? Siamo insomma inaffidabili su due fronti contemporaneamente, come la reticenza e l'espressione annoiata di Putin, che pure è grande amico di Berlusconi, testimoniano. Vasi di coccio fra vasi di ferro non rinunciamo a muoverci sconsideratamente su fronti inconciliabili, offrendo pretesti e manifestando chiaramente la posibilità di disattenderli in qualsiasi momento. Renzie ha anche portato un mazzolin di fiori dove è caduto l'oppositore amante della dolce vita e si è raccolto falsamente in meditazione sulla sorte degli avversari politici. Chiedere a Letta che, da buon uomo di apparato, si è fatto da parte verso una volontà soverchiante ed esogena, come, fece prima di lui il vecchio satiro televisivo per interessi industriali. In tutto questo, da parte del grullesco rignanese c'è solo la tenuta incontinente della scena, mentre affiorano gli atteggiamenti autoritari che vorrebbe dissimulare con il riso sciocco. La Presidente Boldrini, nel pieno rispetto del suo ruolo istituzionale, ha criticato la prassi dell'uomo solo al comando ed ha lamentato l'irrilevanza del parlamento in ogni dibattito ( monco e frettoloso ) sui provvedimenti del renzismo. "Costei mi è ostile ed esce dal suo perimetro", soggiungendo poi istituzionale, nel quale invece ha questa volta agito con proprietà. La Boldrini non sarà uccisa perché sia lei sia il putino di Rignano non hanno la crosta di una Politkovskaja o di un Putin, antagonisti poco inclini alle mezze misure. Ma la democrazia italiana è da anni in sonno. O in coma?

mercoledì 4 marzo 2015

L'eterna storia dell'ingiustizia e del dolore.

Le ultime madri indomite de Plaza de Mayo sono prossime a scomparire. Con loro si inabisserà la ricerca della verità sugli omicidi bianchi, sugli affidamenti degli orfani delle madri uccise subito dopo il parto. Leggevo oggi di una delle ultime che, dall'alto dei suoi ottantasette anni ha rilanciato l'invocazione disperata di una madre il cui figlio è stato inghiottito dalla mafia golpista trentotto anni fa. Costei chiama in causa un anziano militare nominato dalla corrottisima presidentessa Kirchner a far parte della sua coorte. I chiamati in causa tacciono complici in attesa che la natura faccia il suo corso e il rimpianto, l'accusa, si spengano per sempre, o meglio fino alla prossima volta. Chiama in causa, per nomi e cognomi la Chiesa fascista argentina, del tutto speculare a quelle di molte altre nazioni sudamericane, per non dire tutte. Il pampa-papa - dice - non è mai stato al nostro fianco in patria. D'altra parte, non è senza senso che proprio verso l'Argentina, per il tramite della Chiesa cattolica, tanti criminali nazisti abbiano trovato ricetto, attraverso un canale privilegiato messo in piedi dal Vaticano alla fine della guerra. Le parole si perdono al vento, generazione dopo generazione, mentre a parte di quelle che si sono succedute, insieme a quelle delle classi dominanti del terzo mondo, è stato materialmente impedito di vivere e di potersi riprodurre attraverso l'educazione dei loro figli. La pervicacia nella denuncia, per quanto inutile sul piano pratico, rimarrà almeno a testimonianza su quello storico.

martedì 3 marzo 2015

L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.

La virtù deve essere come la reputazione delle donne: una convenzione. Il presidente della Camera di commercio di Palermo ha una bella faccia da "buon padre di famiglia" e probabilmente lo è, paladino della giustiza ed educatore all'ipocrisia. Quest'uomo anziano e iconografico è l'emblema della riposta concezione circa i retti costumi pubblici e privati: "se vuoi guadagnare e, per farlo, hai ricorso a me in sede di concorso e di concessione, devi arricchire anche me, se non vuoi che ti preferisca un altro, più consapevole della natura del propellente degli affari. Noi, uomini delle "concessioni", non abbiamo meno appetiti dei sensali e vogliamo la nostra parte, parassitariamente sul loro lavoro e, soprattutto, su quello dei loro lavoranti. Ai figli insegnamo, fin da quando sono piccoli, l'omaggio ostentato agli incontestabili principi e l'atteggiamento confacente alla loro condizione di figli di un ladro, certi che, crescendo, sapranno discernere la verità dalla finzione ed impareranno a recitare nei confronti dei poveri di spirito e, di concerto, con chi se ne intende, sempre restando dalla parte della morale ufficiale, almeno fino a che qualche imopportuno non ci disveli anche ai più fiduciosi.

domenica 1 marzo 2015

Ciò che sottende.

Il leader dei liberali russi, ucciso sulla "prospettiva" del Cremlino, stava passeggiando sotto le finestre di Vladimir Putin, sottobraccio alla sua fidanzata: miss Ucraina 2014. Anche Putin ha pensionato la sua avvizzita signora e si è portato sotto le volte di San Basilio una fanciulla fresca e muschiosa, ma lo ha fatto da satrapo terriero; l'ha nascosta agli occhi del volgo, verso il quale non vuole rinunciare a sembrare un piccolo padre. Boris Nemtsov, atletico cinquantasettenne, dal volto scavato, se ne fregava e celebrava i suoi potenziali fasti liberali al fianco di una venticinquenne, come un Wolf of Wall Street americano, liberale come lui. L'agguato mortale è stato chiaramente documentato da una telecamera, le cui riprese, adeguatamente ingrandite, rendono il quadro esatto dell'avvenimento. Galina, la fidanzata è sotto shock e non collabora. Mi sa che lo shock riguardi soprattutto quello che potrebbe involontariamente rivelare. Il mio direttore finanziario, un uomo non molto alto e di forma ovoidale, sulle ali della finanza degli anni '90, liquidò la moglie approfittando di una sua degenza ospedaliera, si mise con un'albanese, che aveva importato insieme al marito e, infine, la sostituì con miss Ucraina dell'epoca, una stangone di quasi due metri della quale sembrava la valigia a forma di pinguino su rotelle. Forza del liberalismo. Lui almeno non nutriva ambizioni smodate e non rischiava delle pallottole. Avrebbe gradito essere trasferito presso l'ufficio di rappresentanza di Mosca, attratto dal puttanaio di quel periodo, intenzione dalla quale cercai di dissuaderlo, suggerendogli che, nella miliore delle ipotesi, sarebbe diventato "la favorita" di un boss della mafia russa. Il putinismo si rifà allo zarismo, alle ipocrite tradizioni pubbliche e al nascondimento dei vizi o delle semplici ostentazioni di uno status indifferente, in prospettiva, alla biologia. Forse, su di un substrato di soldi, è questo il conflitto fra il liberalismo e la tradizione.

Regali e sacrifici.

La serva Italia pagò, all’inizio del 2012, dopo che S&P aveva declassato il rating della penisola, con una mossa finita al centro dell’inchiesta per manipolazione del mercato, oltre 2,5 miliardi di euro a Morgan Stanley in attuazione della clausola di risoluzione anticipata di un derivato. La banca d’affari statunitense, troppo esposta nei confronti dell'Italia, fece appello a un codicillo che le consentiva di chiudere anzitempo il contratto sottoscritto nel 1994 con il Tesoro, facendosi restituire l’intero valore di mercato della posizione, che in quella fase era particolarmente alto proprio in seguito alla debolezza finanziaria dell’Italia. La beneficiaria è azionista della valutatrice che, con le sue sentenze, modifica i corsi delle aziende bancarie e degli Stati, le une e gli altri, infarciti di massoni. In quel periodo era stato appena nominato a capo del nostro governo un massone internazionale, socio e consulente dell'una e dell'altra e del Fondo monetario internazionale, dietro il paludamento di una, altrimenti sterile e poco pagata, toga accademica. L'esordio del golpista senatore a vita, uomo di paglia, assegnatoci da governi stranieri e istituzioni complici, fu un regalo alle agenzie ed alle banche d'affari americane. Il danno fu, come sempre, per i cittadini comuni. Che l'intreccio degli interessi che contano e delle carriere, a scendere, che ne derivano, siano strettamente legati ai rapporti di loggia, rotaryani e lionsiani - come, per converso e compensazione, sull'altro versante, attraverso la ramificatissima rete della finanza cattolica - è cosa nota e arcinota. Che si pretenda di fare carriera o affari senza un po' di socievolezza rende estranei e sospetti. Estranei a certi ambienti e non disposti ad esserne servi, si è per condizione e, in minor numero di casi, per scelta. Sembra strano e pretestuoso, ma può capitare di nascerci e, forse anche per questo, di volerne essere estranei, ma l'impunità civile e penale di questi ladri di buone maniere suscita, per un attimo, lo sdegno dei giusti, ma la ripulsa dei pochi.

sabato 28 febbraio 2015

Il metodo meritocratico.

La ‘questione del merito’ sta diventando così centrale nelle nostre vite perché la usiamo individualmente e socialmente per placare la nostra ansia di dare un senso alle frustrazioni umane, professionali ed economiche legate al nostro lavoro. E se talvolta ci capita di pensare di meritare il nostro disagio perché non siamo abbastanza bravi, sicuramente ci è molto più comodo e usuale imputarlo ai nostri colleghi, quei dannati ‘fannulloni’ all’origine di tutta questa ira di dio. E' bizzarro che le rimostranze si mescolino all'invidia verso le anomalie, casualmente precipitate in ambienti autarchici e repressi, veri e prorpi laboratori artificiali delle finalità degli altri. Sarebbe ora che cominciassimo, invece, a considerare le nostrane istanze meritocratiche come la carne di cui il ladro si serve per distrarre i cani mentre entra di soppiatto per svaligiare la casa. Pensare che sistemi valutativi e ‘premiali’ siano a guardia della ‘qualità’ è come pensare che la funzione dei ladri sia quella di cibare i nostri cani. Ti prego, almeno tu che sei intelligente non mangiare mai le polpette degli estranei, sussurro al mio cane, rientrando a casa.

Derive.

La Lega, secondo atto, a Roma in nome di sentimenti grezzi, diffusi fra le masse che hanno a riferimento dio, patria e famiglia, la propria. Alleanza non originale e, per fortuna, arginata proprio da quei contrappesi europei che si contestano e che, per inadeguatezza al compito nel quale ci si è voluti impegnare, non sono campati in aria. Siamo nel mezzo di un paradosso. La Lega autonomista ha ripiegato sulla nazione. Anche nella sua fase isolazionista si fondava sui sentimenti vandeani profondi delle ex zone bianche del settentrione, adesso li coniuga con quelli a-resistenziali del sud povero e borbonico. Insieme sfilano a Roma, fra saluti romani e bandiere padane. Insieme ai salvinisti italiani sfilano le destre profonde della Francia e della Germania, le cui radici post unitarie sono di incerta collocazione. La destra popolare si è rimessa in marcia e ha adottato tutte le pericolose malizie della tattica, che in ogni momento possono sfuggirle di mano. Le forze istituzionali sono depotenziate dalla soggezione debitoria alla Troika e soggette all'invidia dei paesucoli sotto sacrifici: sono stati loro i più severi verso le ipotesi di un allenatamento della stretta sulla Grecia; non l'Italia, ma la Spagna e il Portogallo sì. La situazione indotta dalla crisi economica e finanziaria deflagra ormai per le strade, sotto il controllo incontrollato delle strutture di polizia dei diversi Stati, in un contesto di ripiegamento della società su se stessa. Se le cose dovessero migliorare, questi nuotatori della politica, si adatterebbero, ma quello che deve essere chiaro è che rappresentano il sottostante profondo e nero della società italiana, in una frammentazione di nuovo evidente delle nostre tante incongruenze ed ostilità "unitarie".

Nelle cloache del mondo.

Un imprenditore di Cutro, residente a Mantova, confidava in auto alla moglie: "speriamo che la prossima scossa duri almeno un minuto, perché, dopo, la mia impresa edilizia potrà ricominciare a lavorare". Eravamo nel 2012. Non importa che sia di Cutro e neanche che sia indagato di associazione mafiosa, la sua frase confidenziale è il pensiero riposto di tutti gli (im)prenditori, mafiosi e non, che non provocano ma speculano su qualsiasi evento possa recar loro profitto. Mi correggo: certamente non provocano i terremoti, quanto agli altri accadimenti ne sono invece i supportati, da funzionariuccoli al loro soldo o pubblici, al medesimo fine speculativo. Il pampa-Papa continua a testimoniare da solo. Oggi ha parlato delle coperative, nel senso - credo - che si dà dalle mie parti al termine, presso il volgo irrispettoso. In fondo è un Papa popolare. "Assumono una facciata onorata e perseguono invece finalità disonorevoli e immorali, rivolte allo sfruttamento del lavoro oppure alle manipolazioni di mercato e persino a scandalosi traffici di corruzione". Non vale solo per le cooperative, ma per ogni forma di vigliacca "cooperazione", in cambio di uno status che non può che essere ridicolo: spesso, neanche per quattro soldi in più. Un dissidente russo, molto minoritario di cui non conoscevo neppure il nome, è stato ucciso a Mosca alla maniera della Politkovskaja. Costui era stato vice primo ministro con Boris Eltsin e guidava una piccola formazione liberale anti Putin. Sosteneva posizioni filo-occidentali nella questione ucraina. Domani avrebbe dovuto condurre una manifestazione nella capitale. Che sia stato un eltsiniano e si dichiarasse "liberale", potrebbe far propendere il giudizio a favore del nuovo KGB che, tramite chissà chi, lo ha fatto fuori, come la coraggiosa giornalista. Ma a "giocarlo" non è stata la sua irrilevante forza politica, bensì l'uso che faceva dei media pubblici e personali per sputtanare il Presidente Putin, la cui familiarità con i poteri occulti, lo rende un interlocutore pericoloso. La Russia non sarebbe diventata liberale con questo Nemtsov, ma certamente è mafiosamente oligarchica con Putin e Medvediev. La Politkovskaja fu uccisa nel giorno del compleanno di Putin, Nemtsov nel giorno dedicato alla strana commemorazione dei servizi segreti nazionali, con quattro colpi al torace, tanti - si dice - quanti i suoi figli. Se non è un barbaro rituale arcaico e iniziatico, questo... La Russia eltsiniana fu il più grande obbrobrio morale della Russia recente e Nemtsov era ministro. Il liberalismo, in queste condizioni, porta alla corruzione più inumana, l'ordine putiniano alla dittatura mafiosa mal dissimulata. Per ora, tertium non datur.

venerdì 27 febbraio 2015

Gli strateghi del compromesso.

Il duplice e contraddittorio voto "centrista" di oggi alla Camera dei deputati, oltre a confermare l'inaffidabilità democratica del nostro attuale Paese, ha visto lo spostamento paludoso sulle posizioni "congiunturali" dei partiti e partitucoli che hanno caratterizzato la nostra deriva di nazione incongrua, in gran parte, all'Europa, eppure abbarbicata ad essa ( nell'interesse delle regioni ricche e dei ceti dominanti ), serva degli Stati Uniti, come l'Ucraina in procinto di dividersi. Invece, a noi la ruffianeria fa l'effetto contrario: ci ricompatta. La contromossa sterilizzatrice della destra - concordata col Governo, se non direttamente con la sinistra, ha visto rappattumarsi i poltronisti democristiani di NCD con quelli temporaneamente "in panchina" dell'UDC casiniana e con i profughi, alla Camera. di Scelta civica, i montiani senza Monti, che si è tenuto il seggio usurpato a vita. Usurpato, perché non ha illustrato la Patria né prima, né dopo la nomina. Drappelli parlamentari, laceri e sporchi ( soprattutto) cercano rifugio sotto ogni bandiera e il miserabile voto-controvoto odierno ne è l'ennesima riprova. Grottesco il compiacimento dell'Ambasciatore israeliano a Roma: un borbottio di parole mandate a memoria da chi non possiede neanche i rudimenti della nostra lingua; probabilmente un uomo dell'intelligence anti araba mandato in giro per il mondo e segnatamente nel nostro paese, per monitorare la situazione in rapporto ai movimenti della politica italiana. Stia tranquillo: la politica di "attenzione" verso gli arabi, di andreottiana memoria non è più attuale ( e, fra gli arabi, quanto contano i palestinesi? ). I regimi che tenevano testa agli americani e osteggiavano - spesso solo indirettamente - gli israeliani, sono stati sovvertiti, anche se la sicurezza di Israele, ma soprattutto dell'europa mediterranea, è peggiorata. Incerti su quali interessi vellicare, incapaci di scelte, abbiamo trasferito in politica estera la nostra incertezza meschina rispetto a quali siano i nostri interessi, rispetto all'incertezza dello scenario agitato alle porte di casa nostra. Eppure - statene certi - il colpo ad effetto arriverà e comporterà diversi morti. Le occasioni non mancheranno; una delle prime potrebbe essere l'Expo, facile ad ogni infiltrazione corruttrice e palcoscenico mondiale immeritato. I governanti lo sanno perfettamente, ma la loro incertezza circa l'utilità delle decisioni da prendere, li mette in attesa di poter dosare e ridosare, con sterili e pompose dichiarazioni, i prevedibilissimi eventi, per trarli a proprio vantaggio.

Ahi, serva Italia!

L’Italia conta meno del due di picche. Questa cosa ormai è partita e andrà avanti, i palestinesi dovranno ancora soffrire, sono 50 anni che aspettano, ma ormai il processo è avviato e prima o poi anche l’Europa dovrà prendere una posizione unitaria. A quel punto anche l’Italia dovrà sciogliere le sue ambiguità, cosa che farà, ma nel frattempo i piccoli opportunisti di casa nostra avranno raschiato qualche voto. Questo siamo noi: noi siamo quelli col braccino corto, che sperano sempre in un piccolo vantaggio di piccolo cabotaggio. Il voto di oggi sta a dimostrare chi siamo. Abbiamo questa malattia: mai gettare il cuore oltre l’ostacolo, mai osare, mai avere la capacità di sognare, assumersi un rischio. Mai, sempre attaccati al nostro ombelico, alle proprie miserabili certezzucole. Ci sono uomini coraggiosi in Italia, in ogni settore, ma le strutture portanti del Paese vivono intorno a questa piccineria che è diventata ormai sordida. Questa è l’Italia, l’unico paese in cui si pervertono le parole al punto che si scrive moderazione e si legge ferocia atroce: il voto di oggi rientra in questo gioco miserabile, da ipocriti, da vigliacchi, da squallidi mediocri, l’incapacità di prendere una posizione chiara pur di non rischiare, rientra perfettamente nei cliché degli ‘italiani brava gente‘. Brava gente dove? Hanno collaborato con i nazisti, li hanno aiutati nel lavoro sporco, il fascismo italiano si è macchiato di due stermini di massa, il genocidio in Cirenaica e quello in Etiopia con i gas, per non dire di quello che hanno fatto nelle terre della ex Jugoslavia, con i nazisti. Però noi siamo gli italiani brava gente. Siamo la brava gente che poi va a massacrare in galera i Cucchi, gli Aldrovandi, gli Uva, i Mastrogiovanni, che non ha ancora rubricato la tortura come crimine, sempre per quel giochino che noi siamo tanto bravi e moderati. Moni Ovadia, intellettuale ed ebreo italiano. Oggi, il parlamentino dell'italietta ha votato e approvato due mozioni contraddittorie: quella del Pd prevedeva esplicitamente il riconoscimento dello Stato dei Palestinesi, quella di Ncd no. Sono state votate entrambe. I DEM, presentatori della prima istanza e i NCD neutralizzatori con la seconda , hanno fatto "ammuina" di concerto. Sono insieme nel governo di Renzie ed hanno mostrato a cosa portano, in Italia, le larghe intese o governi di unità nazionale. A quel che si sapeva.

giovedì 26 febbraio 2015

Gattini e gattopardi.

Berlusconi scende in Mediaset e nel Milan, occupa l'editoria lancia una OPA su RAI WAY. Camaleontismi della politica capitalistica. L'ex(?) patto del Nazareno è sullo sfondo. Si alleggerisce di alcune quote del suo sistema mediatico per rilanciare in grande nello stesso settore e nelle infrastrutture necessarie alla diffusione ed al controllo dei contenuti contrabbandabili, in un contesto nel quale tutto, in Italia, è in vendita, comprese le frequenze dei telefonini. E' solo un esempio nostrano delle brighe e degli intrecci del capitalismo su di uno scenario evanescente ed incontrollabile, nel quale le colleganze sono spesso assicurate da affiliazioni ad associazioni che fanno della frequentazione esclusiva e riservata la loro mediazione di ricchezza e di potere. Lo Stato, colto sul fatto, rivendica il suo 51% ma Renzie ha già svalutato, come esclusivamente commerciale l'O.P.A. Oggettivamente è falso: con le torri di trasmissione di possono condizionare le emittenze, piegarle all'uso esclusivo della pubblicità, superando la funzione pubblica della TV di Stato, che vantando a sua volta diversi canali tematici può diventare il veicolo dell'accaparramento di tutto il sistema della comunicazione, che diventerebbe esclusivamente commerciale e politicamente reticente, l'esatto contrario della TV dei Tycoon anglosassoni, privi di qualsiasi soggezione verso il potere, che smontano spettacolarmente, tanto gli interessi rappresentati si ricostituiscono subito su altre icone facciali. Torna l'offerta fatta da Berlusconi agli ultimi epigoni della Democrazia cristiana: consentirgli indisturbato gli affari conclusi con il craxismo in cambio della campagna a favore dei soci politici, la stessa che riservò a se stesso dopo il rifiuto di Martinazzoli. Il patto del Nazareno coniuga inestricabilmente affari e velleità di potere politico.

mercoledì 25 febbraio 2015

Nulla si crea e nulla si distrugge.

Il renzismo è una degenerazione morfologica del sistema clientelare che ha dominato la vita pubblica e gli interessi privati durante tutta la prima Repubblica e morto di autocorrompimento, ma solo dopo la fine dell'antagonismo comunista, quando questa opzione ha smesso di far paura ai conservatori, cangianti nei reazionari di casa nostra. Dopo vent'anni nei quali la consociativa sinistra prodiana dell'Ulivo ha dovuto caratterizzarsi, sia pur sbiaditamente, come avversaria apparente della destra berlusconiana ( non ha mai messo in discussione il suo potere mediatico, servendosene per sostentare la sua debolezza e contraddittorietà ), è toccato ai nominati del Presidente della Repubblica mettere in mora, attraverso un colpo di Stato bianco, la democrazia rappresentativa, valendosi della bulimia di un altro democristiano, stupido ed ignorante. E' più che mai il loro momento - degli stupidi e degli ignoranti - gemmazione degli uomini d'affari, spesso aggressivi e grossolani energumeni. Lo Stato si vende - non è certo la prima volta nella storia unitaria e pre unitaria - ma si appalta ad investitori ignoti, verso i quali non possono mancare gli interessi personali dei manutengoli, che, così facendo, riesumano i riti appropriativi e delinquenziali della prima Repubblica. Insomma, nascita, morte e resurrezione di una medesima sostanza.

For sale.

L'Italia è passata dalle privatizzazioni alle vendite delle aziende strategiche. Anche l'ENEL è potenzialmente sul mercato, la nazionalizzazione dell'energia elettrica che segnò l'inizio del boom economico negli anni '60 del secolo scorso può finire in mano di qualunque capitalista straniero, nella forma anonima di un fondo o di un network assicurativo, negli smazzettamenti sotto il tavolo con i buoni uffici delle grandi banche private che si adoperano per aggirare le regole, facendo della finanza il primo vettore della criminalità economica. E' un sistema avvocatesco che conosce le regole nei minimi dettagli, al solo scopo di aggirarle, aggregando al sistema fasce sociali molto ampie, con l'illusionismo dei valori convenzionali. La strada intrapresa dalla sinistra consociativa è l'alienazione di tutto il patrimonio nazionale, per appaltarsi agli interessi volatili delle consorterie internazionali, comprese quelle mafiose, come denunciato oggi dal Procuratore nazionale antimafia. Il riciclaggio dei soldi, in un vortice senza confini, transita per le banche e si deposita nelle varie e mutevoli denominazione degli strumenti di raccolta, spacciati per strumenti di investimento per i risparmiatori, ai quali vengono continuamente chiesti dei soldi in cambio di ipotesi inverificabili e che vanno a gonfiare, come il "parco buoi" delle quotazioni di Borsa, il flusso incontrollabile dei capitali la cui aderenza a dei valori economici è del tutto aleatoria.

L'ossigeno che manca alle politiche domestiche.

Il limite della politica, nei Paesi colpevolmente indebitati, è la sua territorialità, puramente nazionale. Non parliamo poi dei sindacati, ormai privi di un rappresentanza stabile. L'unica eccezione sarà, ancora una volta, riscontrabile nel settore del credito, nel quale, a cavallo fra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, si confermerà l'area contrattuale di appartenenza. In fondo, la dissoluzione del CCNL interesserebbe solo a Unicredit, desiderosa di affrancarsi dal legame contrattuale solo in Italia - deve applicarne tanti altri, in giro per il mondo - perché deve ridurre i suoi costi in rapporto alla riduzione della sua attività nazionale, ormai attestata sul 30% del suo business complessivo. In Italia la grande industria passa in mani straniere pezzo per pezzo, quella piccola agonizza nei debiti e nella mancanza di commesse. E la finanza bancaria? Pure. Fra non molto Monte Paschi Siena passerà di mano perchè nessuna Banca italiana è in grado di rilevarla, allettando il compratore con i suoi 45 mld di titoli, che porterebe comunque in dote. Si parla di una sinergia con l' altra ex Banca del Tesoro, quella B.N.L. diventata infine francese. B.N.P. proprietaria nega, come fanno tutti prima di formalizzare l'acquisto. Resteranno in mani italiane le banchette familiari, vere e proprie finanziarie domestiche, con i loro clienti pigri e da accudire, ma, riguardo all'attività strategica, stiamo rapidamente diventando, da Paese di trasformazione delle materie prime, un Paese dove si lavorerà per gli altri. Il cameriere di un bar del centro dove mi trattengo perché mi consente tranquillità - se non fosse per quegli appestati che, all'aperto, sbuffano fumo e cazzate - nel fine settimana è stato a Londra a cercar lavoro. Lo ha subito trovato, ma i pounds che gli avrebbero conferito, al netto del fitto di una stanza e del vitto, avrebbero azzerato qualunque velleità. E' quindi rientrato alla base dove la protezione familiare gli consente ancora qualche svago. E' questo il lavoro alla carta del prossimo futuro. I politicanti che sono rimasti fuori dalle nomine a Camerlengo della U.E., si agitano inani e sproloquiano senza costrutto: anche le istituzioni li hanno abbandonati, non li riconoscono più. La loro base elettorale si astiene; il popolo minuto che ancora vota si esprime per lo più a destra, avendo compreso che la sinistra è catalettica e avendo confuso la prevalenza finanziaria impalpabile con i cascami della tradizione reazionaria domestica. Il comunismo è morto per mancanza di soldi, il fascismo è retrogado e deleterio anche solo sul piano della potenziale crescita economica. La soluzione ci sarebbe: in un contesto capitalistico, l'unione fra le rappresentanze popolari non può che svolgersi nell'ambito della socialdemocrazia continentale. Ma resta comunque un "gap" al momento insuperabile; un conto è essere socialdemocratici in Svezia o in Norvegia e in Olanda, un altro in Italia, Portogallo e Spagna: la demografia e le sperequazioni regionali rendono il modello impraticabile. E nei confronti della Germania? La sua supremazia economica e la solidità nei comportamenti la rendono un'anomalia, fra la troppo piccola potenza regionale e l'esuberanza economica che reclama lavoro qualificato dall'emigrazione altrui. Non c'è altro di concreto in giro.

lunedì 23 febbraio 2015

Incursioni in politica dalle prossimità.

Pare che Maurizio Landini voglia affrontare Renzie sul versante di sinistra. Sarà una salutare separazione degli ambiti, ma, anche se io apprezzo la chiarezza dei suoi discorsi, temo che Landini, nel panorama italiano rappresenterà solo l'accorpamento di un nucleo radicale e convintamente oppositore, non privo di opportunisti infiltrati, come pullulno in tutte le altre formazioni. Non credo che sarà un'alternativa, la natura di destra dell'elettorato italiano, pur variegata e dissimulata, è chiara e, proprio per questo, Renzie ha già stigmatizzato il presunto alleato, diventato oppositore, come un fallito del sindacato. O è il sindacato che è fallito? In realtà, allude al fallimento certo verso il conseguimento del potere che gli resterà precluso. Questo, dal mio punto di vista, riveste poca importanza; segnerebbe una chiara demarcazione di ambiti e di rappresentanza e, in termini dialettici, contribuirebbe ad amministrare i borbottii di pancia di ampie fasce di elettori. In fondo, in queste more di democrazia commissariata e nelle incertezze seguite alla dissoluzione del P.C.I., dopo la fine dell'Unione sovietica e di tutta la partitocrazia governativa della Prima Repubblica, per conclamata corruzione, avrebbe una sua utilità dialettica, che altrimenti rimarrebbe monca ed inespressa. Nel nostro Paese, casomai, questi argini al deragliamento riesumano mai soppresse velleità estremiste che poi si stemperano proprio nell'agone politico: non fu così, ad esempio, per le Brigate rosse, costituite per la politica di appeasement morotea ( Moro fu ucciso )del PCI. E' stato invece così, almeno finora, per i cascami del fascismo rimessi in pista da Berlusconi e poi divisi e assorbiti, fino alla possibile implosione attuale. Il dilemma fra l'adesione alla morsa dell'euro e la costituzione di una forza meno condizionata dalla bottega nazionale in ambito comunitario si consuma "amleticamente e staticamente" per ora solo sull'angusto palcoscenico nazionale.

Fregole bugiarde.

Il job's act rende, in prospettiva, l'immagine di una nazione restituita al censo, mentre l'imprenditoria è in esodo, un Paese, cioè, alla periferia della finanza, nella quale, il lavoro e tutta l'imprenditoria mediana sono stati abbandonati ai debiti ed in cui l'appropriazione dei beni accumulati o semplicemente risparmiati costituirà, nel breve, la base delle possibili fortune delle banche creditrici. L'ottica è miope, contingente e abbandona al loro destino degradato le ex classi lavoratrici non più richieste e che non ricercano più un lavoro a queste condizioni di dileggio. L'unica strada è, ancora una volta, l'emigrazione specializzata, mentre, per il lavoro generico, si tratterà esclusivamente di sopravvivenza. La paralisi sociologica riguarda tutto il continente, gli ultimi entrati arrancheranno nelle retrovie, senza riuscire ad affrancarsi da quel bisogno che li renderà schiavi o devianti in significativi aspetti della vita della classi subalterne, un business di cui l'istituzione pubblica non si occuperà, tranne che per specularci a sua volta o in occasione di sporadiche repressioni. Le decisioni vengono prese ed imposte, senza tenere nel minimo conto il lavoro delle commissioni parlamentari, il parere delle minoranze, da un nucleo di nominati al potere, che restano coesi solo in virtù del potere stesso, mentre chi lo ha perso si frantuma nel rancore e nella transumanza e la minoranza interna, oltre ad avere conti cifrati in Svizzera, rappresenta una testimonianza di un'ipotesi che non ha mai trovato compiuta realizzazione, ma che ha almeno dato luogo a importanti riequilibri del rapporto fra capitale e lavoro, conferendo, con lo Statuto dei diritti dei lavoratori, ai medesimi una dignità che sarà di nuovo negata in nome di un interesse spicciolo e che produrrà - se lo produrrà - solo un monco tentativo di rilancio imprenditoriale nelle Yogurterie, piadinerie e nei piccoli traffici potenzialmente in grado di mitigare o trasferire ad altri, numerosi altri in corso d'opera, la fatica altrimenti richiesta. Il job's act rappresenta un vulnus macroscopico ad una Costituzione, mai riformata, ma lasciata decadere per desuetudine e difesa solo da prestigiose ma museali personalità del diritto, mentre non convincono i propositi della CGIL di promuovere una raccolta di firme per la formulazione di un "nuovo" Statuto per i lavoratori. Perché nuovo? Quello in essere è un classico e una sua riforma ne sarebbe certamente una riduzione. Leggetelo: non contiene niente che non consideriate già, soggettivamente, una vostra facoltà naturale ed intrinseca e la CGIL, per non parlare degli altri sindacati, ha contribuito a creare questo sfacelo, attraverso una venticinquennale politica di collateralismo e supplenza del potere politico. Oggi, con la foglia di fico del "consenso" popolare firmaiolo, vorrebbe mettere il cappello sopra la poca residua materia spappolata del lavoro e riavvicinarsi ad un'area di "codeterminazione". E' stata proprio l'impropria investitura, a sinistra, delle esigenze della destra che ci ha portato ad accantonare quelle proprie del lavoro ed a produrre quel mostriciattolo di Matteo Renzie. Non esiste altra funzione, per la sinistra, che l'opposizione sistematica a governi conservatori, che in queste circostanze non possono diventare che reazionari, senza prendersi loro la briga di gabbare i propri ex elettori, dato che hanno smeso di votare. Solo costituendo un argine alla speculazione sulle persone, può contribuire a salvaguardarle ed a coinvolgerle in un progetto che procuri loro ruolo e influenza, almeno nelle periferie, ora desolate e vuote.

E invece, come è andata.

Nel triste quartiere torinese, dove è maturata la vicenda venuta alla luce per eccesso di frequentazione della tredicenne trasformata in strumento di soddisfazione sessuale, in un ambiente popolare e senza fisime di status, la ragazzina aveva di buon grado accondisceso a vellicarsi con uno ( normalissimo ) e poi con due coetanei: "melius abundare quam deficere". Purtroppo per lui, lo sciocchino, colto da stupore e meraviglia, non ha saputo tenere per se la favorevole contingenza e l'ha partecipata: dal secondo al quindicesimo, tutti hanno ritenuto di portarsi sul pezzo, come se non vi fosse alternativa o come se la fanciulla disponibile, ma non per tutti, fosse diventata "res nullius", occupabile ed in potenziale possesso di chiunque. E' stata questa esagerazione a far saltare l'equilibrio e ad indurre l'inesperta malcapitata a liberarsi facendone confidenza alla madre e poi denuncia. Ora, nel quartiere, alla stregua dei mosconi intontiti, le famiglie dei convergenti tacceranno la piccola adolescente come una puttana, il primo sintomo di una vocazione e ne asseconderanno un'evoluzione conforme. Sulla base di questa tranquilla convinzione, hanno taciuto tutti, concordemente ed ora sbuffano per "il guaio", la contrarietà rivelati. Le istituzioni scolastiche trasecolano e promettono di non abbassare più la guardia su fenomeni di degrado - come se non ce ne fossero tanti altri, anche di consimili in atto - citano protocolli di verifica ed intervento che non sono in grado di applicare e che, per pigrizia ed invariabilità dello stipendio, si guardano bene dal mettere in campo, complicandosi così, in progressione geometrica, la vita. La preside, la direttrice didattica ecc. sembrano delle patronesse del buon costume in un casino, ignare di come ci si muove e seccate di essercisi trovate. La famiglia stessa della vittima forse "si vergogna" di più per la propria reputazione, convenzionalmente oscurata nel bel mezzo di quel contesto sociale dal giudizio implicito e dal quale non hanno certamente le risorse economiche, morali e culturali per affrancarsi e che forse, in cuor loro, sono solo un po' delusi da quella figliola così precocemente mignotta e così poco discreta da saper gestire la situazione. Insomma, la situazione è stata squilibrata solo "per eccesso" e, per questo, resa pubblica.

L'indifferenza che rende irreparabile il danno.

La bambina di Torino che, per sette mesi, a scuola e nelle adiacenze del cortile di casa, è stata violentata da alcuni coetanei, due dei quali neppur imputabili per la legge italiana e le cui foto, estorte durante le violenze, sono state messe in rete per ricattarla, dovrà continuare a vivere nel quartiere nel quale si sono svolti i fatti, perché la sua modesta famiglia ha da poco sottoscritto un mutuo per la casa ed ha legato inavvertitamente il proprio debito alla tragica condizione esistenziale della figlioletta che è stata negata nella sua personalità. La mamma accusa: anni di abusi vantati e le fotografie spedite ai vicini e al "giro" degli stupratori; molte famiglie sapevano tranne la nostra. La bimba non esce più di casa per un'assurda vergogna che affonda i suoi prodromi in archetipi che la cultura superficiale dei consumi aveva rimosso solo per i precocissimi violentatori. La durata degli abusi, che è un'aggravante, le tardive - per l'inibizione e il terrore - rimostranze nei confronti dei torturatori, di una tortura che non finiva più, per il ripiegamento interiore che solo il ripetersi dei fatti ha consentito, per una volta, di superare, saranno addotti dagli avvocati dei genitori dei sadici ragazzini per coinvolgere la vittima, stemperare le responsabilità. La piccina, all'inizio e per qualche volta, si era appartata con i primi a proporsi per la reciproca titillazione, ma poi, da uno..due, sono diventati quindici, tutti insieme e, a quanto pare, incapaci di differenziazione fornicatrice, cioè di trovarsene, per se, un'altra, cambiando spaventosamente il contesto. La medesima omertà ambientale non aiuterà i genitori della bambina a sostenere che erano davvero all'oscuro di tutto e, se provato, non li esimerà dall'omessa vigilanza. Sul piano archetipico e culturale, la vittima ( simbolo a sua volta ) sarà imputata di averli attratti, uno dopo l'altro con i suoi primi feromoni, rendendosi colpevole di una democratica elargizione del frutto della conoscenza. Certamente, la personalità dell'essere violato dalla copiosa convergenza sarà deformata, mentre quella degli stupratori, trasformatisi nel loro approccio in una banda, potrà compiacersi, incontrandola, del piacere estorto e dell'umiliazione inflitta. Proprio per questo, la condanna dovrebbe essere semplice e conseguente e tale da consegnare i colpevoli, ancorché giovanissimi, alla giusta punizione ed allo stigma sociale per l'azione premeditatamente e proditoriamente perpetrata, in modo da sottrarre la loro vicinanza alla vittima negli anni del suo difficile recupero e della sua formazione verso l'età adulta. Invece, la giurisprudenza italiana sarà come sempre molle e "complice" culturalmente della forza, anche di quella bruta e di quella ambientale. Almeno - ma sarebbe poco - sancisse la responsabilità "per omessa sorveglianza" delle famiglie degli aggressori ( che faranno di tutto, anche per ragioni "pelose" per salvaguardare i loro rampolli delinquenti ) e le condannasse ad un risarcimento importante nei confronti della piccola, la cui vita, in queste condizioni, sarà irreparabilmente mutilata. Almeno le strutture comunali si adoperassero per accompagnare l'evoluzione della bambina e assicurarle la costosa terapia psicologica di cui certamente necessiterà, il rispetto ambientale e la restituzione alla vita adulta, una volta sconfitti i fantasmi che hanno tormentato la sua infanzia e che, altrimenti, crescerebbero con lei. Perché tutto questo possa avvenire, sarebbero necessarie poche condizioni: che l'indennizzo economico fosse volto esclusivamente alle cure, di qualunque genere, necessarie alla bambina e non scivolassero nelle tasche dei genitori, per se o per eventuali fratelli, che la cultura ambientale - che si è già appalesata attraverso l'omertà - fosse minimamente solidale, che la vittima, anziché essere viziata e iperprotetta, venisse affiancata e poi affrancata nelle consuetudini e nelle frequentazioni sociali e soprattutto amicali, resa consapevole e sicura. Ma l'ambiente, il contesto non sembra attrezzato per tutto questo e la stessa possibilità di analisi e comprensione sarebbe contraddetta dal bagaglio di pregiudizi ed incultura propri, della propria famiglia e di quella degli altri. Un tentativo, in questo senso, in itinere, si scontrerebbe con ogni sorta di inadeguatezza , riserva, calcolo egoistico, invidia e facile elemento di prevalenza dialettica, alterando ad ogni passo la spontaneità dell'espressione e la sicurezza nelle proprie manifestazioni. In fondo, l'abuso affonda le sue radici nelle latebre dell'animalità dell'uomo e le sovrapposizioni culturali ed etiche sono servite all'ordine sociale ed alla creazione del disagio della civiltà, volto, per contrasto, a nocumento di chi viene danneggiato da un potere soverchiante e, in questo come in altri casi di diversa natura, affluente, per quegli stessi principi che avrebbero dovuto tutelarlo e la cui artefatta natura è evidente, solo nel dolore della loro contraddizione, nelle anime più immature e indifese e, per ciò stesso, fiduciose che l'indifferenza restituisce alla loro solitudine.

sabato 21 febbraio 2015

Il pentolone senza coperchio.

Amygdaleza, in Grecia, è stato chiuso. era un centro di detenzione per immigrati clandestini, molti dei quali respinti dall'Italia, quando, dal versante orientale della tratta, si portavano prima in Grecia per poi tentare l'approdo in Italia e, da qui, verso dove non li volevano. Nel 2012 il Governo di Nea Demokratia ( la destra greca ) lo inaugurò; da allora i primi reclusi non ne sono più usciti. Sporcizia e violenza, frequenti suicidi. Syriza aveva promesso che lo avrebbe chiuso, insieme agli altri C.I.E., come li chiamiano noi, e lo ha fatto. Il rifiuto, soprattutto da parte dell'europa ricca, dove vorrebbero dirigersi, è del tutto speculare al rifiuto, all'emarginazione e all'espulsione degli indesiderati nel superstite sistema industriale e, soprattutto, finanziario, nei quali si privilegiano e si remunerano solo le posizioni acquisite. In che modo, non importa. Il job's act di Matteo Renzie si inscrive legislativamente in questo tratturo: favorire, a prescindere, la grande impresa quale veicolo unico di ripresa nazionale, ad esulare dalla nazione, lasciandole mano libera all'interno dei suoi angusti recinti. Temo che l'imbecillotto di Rignano, per quanto riguarda l'Italia, si sia clamorosamnete sbagliato o, peggio, che voglia riesumare, sotto forma democristiana, il vetusto ma mai morto fascismo nazionale, a un passo dalla sua rinascenza. Ma il futuro riposa sulle ginocchia di Zeus o almeno me lo auguro.

La "duttillità" del granito.

Tsipras, in Grecia, dichiara la fine dell'austerità, la stampa "europeista" di tutto il mondo sottolinea invece che, a fronte di una proroga ridotta, rispetto alle richieste, la Grecia dovrà operare in stretta conformità con le direttive della Troika. E' chiaro che, fra quattro o sei mesi, la situazione non potrà essere mutata e si ricomincerà daccapo con le interpretazioni. Siamo cioè nell'ambito della filosofica adattabilità della lingua greca - almeno di quella antica - che nel contesto della regione della Jonia serviva soprattutto a favorire gli scambi commerciali, adattandone i contratti alle diverse esigenze dei popoli circonvicini e, per corollario, a creare le condizioni, anche culturali, di una democrazia di cui fu la prima esemplare formulazione. Pensare, da parte dei generosi di Syriza, di ripetere qull'articolazione duttile con i rigidissimi tedeschi che conoscono la loro cultura e la loro lingua molto meglio di loro ( e anche di noi latini ) senza farsene influenzare per un "acca", è spirito di disperazione e, forse, di inganno verso i propri compatrioti che li hanno eletti, ma che non potranno ingannarsi nella loro realtà quotidiana. La contesa è fra necessità popolari e interessi della finanza, fra ricchezza e povertà. Questa "semplificazione" restituisce il dibattito ai suoi termini veri e ogni procrastinazione servirà a scegliere fra la peste e il colera, eventualmente da magnificare come la miglior scelta per chi ne sarà affetto.

Di' ban so, fantasma.

Così diceva dallla platea di un popolare teatro di Borga Panigale-Santa Viola, allora in provincia di Bologna, rivolgendosi ad un mago-incantatore sul palco. Il seguito non è decente e non so trascriverlo in dialetto. Eravamo all'inizio del secolo scorso e il rivoluzionario russo Michail Aleksandrovic Bakunin si trovava proprio a Santa Viola ( leggasi Il diavolo a Pontelungo di Riccardo Bacchelli ) dove c'erano alcune sezioni anarchiche, a monitorare lo stato della sua variante concorrenziale al bolscevismo patrio. Nelle famiglie e soprattutto fra le donne si era diffusa la convinzione, alimentata dai parroci - che il visitatore arcano fosse un emissario delle tenebre e, come al solito ma con minor moralismo verso la tutela dell'ignoranza, alcuni buontemponi avevano preso ad "apparire" nelle sere mal illuminate, spaventando appunto le donne. Il mago che si esibiva evocava sul palcoscenico le spettrali influenze che sapeva diffuse fra parte degli astanti, ma non aveva tenuto conto della probabile presenza di qualche ruvido e poco spaventevole figuro, in grado di metterlo in imbarazzo sul palco e liberare gli astanti dalla suggestione timorosa, facendoli sciogliere nel dileggio dell'impostore. Al mondo non cambia mai niente dall'homo sapiens, ma vengono riaggiornate sempre le stesse gags, la stessa propaganda, le stesse panzane. Il sistema informatizzato di comunicazione ha reso l'influenza gerarchica - per chi la riconosce o la soffre - e intraziendale, tanto pervasiva e molesta quanto lo è nei regimi. Ignoti ed estremisti acronomizzati, certamente con metodo, lanciano "peana" periodoci ed apparentemente, da quella e quell'altra fonte, inconsueti. I loro predecessori invece vagavano per le trincee mobili, su territori ampi, talvolta ampliati in corso d'opera. Sono il risultato della selezione aziendale, a volte sono una "nuova razza" di esecutori senza cervello o coscienza o libero arbitrio che sono tutti la stessa cosa. Al C.N.R., in pochi anni, il bidello è diventato direttore dell'Area progetti e, in quella veste, ha pilotato i finanziamenti ai progetti..che neppure esistevano. Un altro esempio, tutt'altro che clamoroso, dei criteri di selezione negli Enti e nelle aziende: la conformità ai protocolli, la sudditanza al potere, l'utile alla titolarità o alla proprietà. La falsa laurea vantata era solo il viatico per accedere ai "ruoli", poi il furbo truffatore si è spianato la strada da sé, assecondando, ulteriormente, tradendo, "interpretando", ripetendo, calandosi nell'ambiente, nel ruolo ambientale. E nessuno che gli abbia detto, a lui, ma soprattutto ai suoi sponsors. "di' bon so, fantasma..."

venerdì 20 febbraio 2015

Insane parvenze.

L'arte e la bellezza dell'Italia sono danneggiate dagli immigrati, sentenzia una consigliera regionale lombarda. Intanto a Roma una rappresentanza della barbara Europa del nord devasta un contesto urbano ignara ed incurante della bellezza e della storia che calpesta. Non finisce qui, sentenzia un Sindaco imbelle. E invece finirà proprio così; se i vandali saranno rimpatriati - e lo saranno - l'Olanda non si periterà di perseguirli al posto nostro: il danno lo hanno fatto qui e prevarranno su tutto i biechi calcoli economici. La richiesta greca di proroga degli aiuti per un altro semestre è una levantinata, il nein tedesco una rappresentanza estorta a tutto il resto dell'Europa. L'Unione europea è solo un fortilizio monetario, nel quale la nazione più forte esercita potere e facoltà sanzionatrici. O Roma o morte, se Dio vorrà. Così le milizie scalze dell'IS, mentre il governo italiano da vessillifero di una guerra con le truppe degli altri, in quarant'otto ore diventa il capofila dello sforzo diplomatico internazionale: siamo pronti a combattere...siamo pronti a trattare con i diplomatici del IS. Quest'ultima, testuale affermazione è di Gentiloni e di ieri. Non ce ne era bisogno, ma dimostra come siamo pronti a trattare con tutti, circostanza per circostanza e momento per momento. La crisi economica che devasta il mondo ed esclude un' altra generazione..e poi un'altra, in interi continenti, dalla salute e dalla sussistenza, cerca di confondere le acque in una serie di guerre a tappe - ha ragione il Papa - suscettibili di degenerare di momento in momento. Dal partito della nazione di Renzie all'alleggerimento berlusconiano in Mediaset e nel Milan, per procedere alla fusione-incorporazione di R.C.S. ( a sua volta controllante di Bompiani e di Adelphi ) in Mondadori dell'assenteista presidentessa Marina. Berlusconi diversifica e seleziona: dalla cultura di massa a quella almeno scolarizzata ( ma l'Adelphi rappresenta qualcosa di più ). Comunque in maggioranza nelle TV commerciali, acquisisce il monopolio nell'editoria, in un settore non destinato solo all'esiguo numero di lettori italiani, ma al mercato della cultura non scolastica di tutto il mondo. Un assorbimento ed una successiva "razionalizzazione" dei costi pericolosa per la varietà delle opzioni che la linea editoriale consente di manifestare e che veicola, filtrandola all'origine. Lo scopo della divulgazione culturale è squisitamente commerciale, secondo strategie di marketing che tengono nel dovuto conto le propensioni manifeste e i target monitorati della richiesta libraria e degli ebook, ma la dominanza presuppone una possibilità d'indirizzo sovranazionale e vicaria a veicolazioni di arcane "osservanze". Ai blogger e al coraggio degli autori, alla diffusione, casomai disordinata, delle opzioni, il compito di sparigliare il gioco.

mercoledì 18 febbraio 2015

Sintomatologia di una malattia in atto.

L'intervento statunitense sulla Grecia, moscerino fra elefanti ed elefantini, fornisce l'idea dell'importanza che i padroni della finanza, perché nessuno, neanche i moscerini, si sganci dal carretto che con protervia hanno costruito per costringervi dentro i Paesi meno dotati, in una gerarchia censitaria al livello di intere nazioni. Questa pervicacia va di pari passo con l'incancrenirsi della guerra fra Ucraina e Russia, che rischia di trascinarsi indefinitamente sul limite di interessi esogeni, irrisolti perchè irrisolvibili senza la capitolazione dell'uno o dell'altro fronte. Lo stesso dicasi per l'incrudelirsi della guerra fra le milizie informali del Califfato e, per ora, il solo Egitto di un Presidente golpista che ha messo in galera il suo predecessore eletto, in quota ai Fratelli musulmani. Queste palesi ingiustizie e prepotenze che nascono dall'aver voluto estendere un modello di consultazione popolare in assenza delle premesse che avrebbero potuto assicurare un consenso conformistico ad interessi conservatori, in assenza di una borghesia diffusa che se ne investisse, generano gemmazioni particolari di opposizione armata che mai ha assunto un livello ed una dimensione così vasti e pesanti in così poco tempo. Se il conflitto russo-ucraino è contenuto nel limiti numerici e tattici di due eserciti contrapposti, il califfato islamico è uno Stato di fatto che interseca tre territori, Iraq, Siria e Libia, privi di Governi legittinati dal popolo e dalle fazioni che si contendono il controllo dei rispettivi Paesi. Se i Fratelli musulmani sono stati messi repentinamente da un canto, il popolo che li ha votati è certamente ancora dalla loro, anche se silente ed l'IS che ne ha raccolto l'eredità movimentista esercita un potere di fatto e una capacità di autofinanziamento che ne fanno un competitore difficile da abbattere. Che la guerra sarà lunga e dolorosa, anche sul territorio occidentale, lo attesta l'invito del premier israeliano ai correligionari a lasciare l'Europa per Israele. Oltre a sofisticati servizi di intelligence, gli Ebrei hannoa antenne sensibili ed addestrate a scrutare i sintomi dei tempi.

martedì 17 febbraio 2015

La nostra creatura sul fronte meridionale.

La confusione regna sovrana ed è la causa remota dei disastri che tante popolazioni stanno vivendo. L'interventismo d'occasione, per ritorsione salica e per mandato eteroconferito, incancrenisce sempre di più le posizioni. L'IS va smantellato, ha già commesso troppi crimini, ma una sua eventuale dissoluzione non aprirà la via alla pacificazione di una regione molto vasta, alla quale la privazione dei suoi dittatori, a loro volta terroristi, ma nei margini della contrpposizione fra blocchi, ha restituito antiche appartenenze vetero testamentarie. L'ingerenza neo coloniale non accenna a ridimensionarsi e gli interessi energetici che tarpano le iniziative diplomatiche, non possono portare che ad una guerra aperta contro l'IS. Dopo però saremo daccapo. Chi dovrà impegnare i suoi uomini sul campo? Non facciamoci illusioni, chi lo farà vorrà delle contropartite che molti altri non saranno disposti a concedergli per non diminuire le proprie concessioni estorte o pagate in tangenti. La minaccia di Hamas di considerarci uno Stato crociato si inquadra nella lotta fra fazioni che aveva visto un Presidente dei Fratelli musulmani vincere le uniche elezioni libere in Egitto, per essere subito dopo deposto da un Generale filo-americano, che oggi ha bombardato a tappeto sul territorio di uno Stato estero i guerrieri di Allah. Le fazioni sono dunque abbastanza ben definite e i principi democratici, cioè democratico-borghesi, come li intendiamo da generazioni in Occidente non sono rappresentati. L'IS è in questo momento un nemico in armi, un esercito senza marina e senza aviazione che può impegnare a lungo e sanguinosamente le truppe di terra, se saranno inviate a fronteggiarlo in una terra di nessuno che può improvvisamente rivelarsi ostile. La minaccia di spedirci a domicilio cinquecentomila profughi in un colpo solo è realistica, se Gheddafi stimava in venti milioni i potenziali emigranti da quelle terre riarse, anche a sud del Sahara. La possibile invasione di tanti diseredati in un continente europeo meridionale tanto impoverito dalla grettezza utilitaristica di tre o quattro Paesi ricchi, avrebbe effetti peggiori e più prolungati di una guerra e su questo scenario caleranno domani le determinazioni(?) delle nazioni rappresentate nel Consiglio di sicurezza dell'O.N.U., altrimenti impastato nella solita indeterminatezza che lascerebbe spazio ad improvvisate operazioni unilaterali. Il nemico esiste, l'abbiamo creato noi ed è in marcia.