lunedì 16 febbraio 2015

Gesti indicativi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha aperto stabilmente ampi settori dell'antico Palazzo dei Papi, oggi occupato dal Capo dello Stato, a mostre permanenti e periodiche ed al libero accesso dei turisti, nazionali ed esteri. Anche i romani, per la prima volta, potranno conoscere "de visu" storia e bellezze dei fastosi locali. E' un bel gesto, il secondo. Il primo è stato di delicata sensibilità privata, questo apre il cuore alla speranza. Chi partecipa arte e storia, restituendo la casa degli Italiani alla fruizione e contemplazione più larga, si pone nella scia luminosa dei migliori governanti e punta sull'elevazione degli animi, senza presunzioni e riserve. Qui purtroppo risiede il limite e la delusione: questi gesti sono destinati a rimanere nell'ambito dell'aristicrazia dell'anima, ma è importante che non siano omessi.

Il Davide greco.

La Grecia tiene duro. La mellifua formulazione che alimentava il debito e ne spostava temporalmente gli adempimenti imposti da U.E., cioè Germania, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, altrimenti detti Troika, sfacciato connubio del potere capitalistico e massonico imperante in Europa e negli Stati Uniti, è stato respinto. Contraddiceva il voto e la chiara campagna elettorale che lo aveva sollecitato. L'algida commissione "bancaria" non ha fatto una piega, ha parlato di irreponsabilità del popolo greco ed ha procrastinato le sue inappellabili decisioni di quattro giorni, al termine dei quali Germania, Francia per parziale piaggeria e Italia per totale piaggeria, si troveranno penalizzate di alcune decine di miliardi di euro a testa, fino ad un totale di centonovanta. Può una male assortita accolita di Stati decretare la morte per inedia della parte popolare - quasi tutta - di un altro Stato, improvvidamente ammesso perché al Governo sedevano due cosorterie mafiose e falsificatrici che avevano un interesse elitario, oligarchico, a starci dentro? Certamente no. La Grecia ha risposto a questo suicidio eterodiretto in maniera democratica e soprattutto chiarissima e che questo possa avvenire dentro o fuori da una moneta artificiale come l'euro, non riveste nessuna importanza. Temo che i Greci dovranno combattere da soli contro ogni sorta di condizionamento e di interferenza, ma non hanno alternativa e devono tenere il punto comunque. Spero che sia l'occasione, fino ad ora manifestata. di arricchire di valori non economici la loro lotta. La definizione di "comunisti" che aleggia su Syriza sulla stampa dei poteri forti e della grande borghesia, è indicativo della miseria morale e culturale di certi ambienti che si ammantano di manierismi: il comunismo non c'entra niente, non sarebbe neanche lontanamente riesumabile. I comunisti, in Grecia ci sono e sono un piccolo, ma non piccolissimo partito alla memoria che non ha mai preso in considerazione, nel suo settarismo, la battaglia civile di Syriza, la cui chiarezza contabile, a beneficio del popolo che l'ha eletta e che la sostiene, è sinonimo di buon governo, mentre le minacce implicite di partners timorosi solo dei contraccolpi bancari di una uscita della Grecia dall'euro, sono la prova di una inaccettabile soppressione della democrazia in tutto il continente europeo o, se preferite, la riesumazione del diritto censitario esteso ad interi popoli.

Candidi come colombe, astuti come serpenti.

Se verrà la guerra...chi ci salverà? Si chiedeva Fabrizio De André in una filastrocca di tanti anni fa: ci salverà il soldato che non la farà, ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà. Beh, c'è da star tranquilli: questa mattina tutti potenziali chiamati alla leva manifestavano propositi di renitenza, dimenticando che la leva è stata abolita come in quasi tutti i paesi dell'emisfero nord e sostituita da un esercito professionale. E' cambiata la mission: non più la difesa del suolo patrio per il quale immolare tanti poveracci, da sempre reclutati fra le classi popolari. La leva obbligatoria, proprio per questo, era caldeggiata anche dal vecchio P.C.I. che nella presenza nei ranghi di tanti figli del popolo vedeva una possibile tutela contro un possibile colpo di Stato. Nonostante che l'esenzione sistematica fosse la norma per i giovani borghesi, vigeva all'interno della classista e spellacchiata armata, uno, anzi più filtri per individuare e mettere in condizione di sacrificarsi senza incidere sull'operatività "alta eppur vicaria" quanti sospettati, anche solo per l'atteggiamento, di "comunismo". Mi chiedo se analoga "prevenzione" non aleggi ancora nell'organizzazione di qualche azienducola di provincia. Tornando a noi, è chiaro che la Libia tripolitana ci interessa molto per la presenza in loco dell'E.N.I. Siamo stati l'ultima ambasciata a chiudere per una fuga ingloriosa e bagnata su di una corvetta stipata che sembrava, all'arrivo, un barcone di pulcini bagnati. Si è trattato - è stato detto - di un'azione di alleggerimento. Con queste premesse e prima ancora che Matteo Renzie correggesse il suo cotonato Ministro degli esteri e la sua Giovanna d'Arco, pendolare da e per Genova su jet militari e che il poverello poltronista del Ministero di polizia, il piagnucoloso Angelino Alfano, invocanti il primo l'improprietà di una guerra in queste condizioni finanziarie ( per una volta sono d'accordo ) ed il secondo l'intervento delle potenze amiche e dello Spirito santo contro i Mori - Angelino è siciliano - che l'invocata chiamata alle armi dell'O.N.U. che noi avremmo capitanato ( sic! ) si è sgonfiata come un soufflée venuto male, che è servito solo a far catalogare l'Italia, più ecumenica del Vaticano attuale, che ha taciuto sull'ipotesi della bandiera nera del IS sulla cupola di San Pietro, come nazione crociata e nemica. Mancava imbelle. A dire il vero, anche il pampa Papa, di ritorno da un viaggio, aveva auspicato che qualcuno fermasse l'IS, senza specificare come. Ma come, diversamente che con una guerra? D'altra parte, l'O.N.U. statuirebbe solo la volontà prevalente delle potenze del Consiglio di sicurezza, del quale non facciamo parte e codeste agirebbero solo per fini geo strategici individuali o di coalizione fra alcuni di loro, non certo per soccorerci. Mi pare, anzi, che se ne freghino anche dell'immigrazione alluvionale di Lampedusa e coste limitrofe. Oggi, un barcone intercettato è stato recuperato dagli scafisti armi alla mano e per la soverchiante capacità di fuoco di questi ultimi la motovedetta che lo stava trainando a riva, ha dovuto imbarcare il suo carico umano e lasciarlo ai trafficanti per altri usi. Questo dà il senso di quanto le nostre minacce siano prese sul serio. Rilassiamoci compatrioti, abbiamo gonfiato il petto a condizione che altri ci forniscano l'ossigeno, ma finché pagheremo i riscatti l'esercito impolverato del califfato non si priverà del nostro contributo e della oggettiva debolezza che apportiamo all'interno del fronte ipotetico a loro avverso. Siamo astutissimi, abbiamo irretito anche loro.

Golia apparenti.

Ad Atene, una folla crescente manifesta, quasi tutti i giorni a favore di Alexis Tsipras ed incoraggia Syriza a tener duro. Ne va della sopravvievenza fisica di buona parte della Grecia urbanizzata. Nel contempo, sul confine orientale ucraino fervono i combattimenti prima dell'annunciata tregua della mezzanotte del 15, che servirà per ricostituire gli arsenali ed aggiornare la tattica. A sud di Roma, le milizie del Califfato islamico, altrimenti denominato IS, lanciano messaggi bellicosi all'Italia, definita crociata e nemica. Ci danno troppa importanza: l'Italia è e resterà amica del giaguaro, foss'anche rappresentato da loro, se sarà posibile e se una più potente coalizione di contrattacco non ci indurrà a riscoprire, con fierezza, le nostre radici occidentali. Per corredare le loro affermazioni propagandistiche, i miliziani, in tuta nera come i black bloc, hanno condotto ventuno capri espiatori copti, in tenuta arancione, come i loro correligionari prigionieri di Guantanamo, lungo la riva del Meditterraneo, li hanno fatti inginocchiare e poi li hanno sgozzati come animali da sacrificio. Lo scempio è funzionale non tanto ad impressionare i destinatari mediatici, quanto a soddisfare gli impulsi sadici, coniugati con la trascendenza morale, della plebaglia al loro soldo e che per loro combatte, in un contesto che non offre nessun'altra opportunità. Masse giovani, facilmente inquadrabili e strumentalizzabili. La confusione dell'IS è notevole: i poveri copti, la più antica comunità religiosa dell'Egitto, sono uniti alla Chiesa cattolica da un patto speciale solo dal XIX scolo: dovrebbe bastare, direte. Fino ad un certo punto, perchè parte della loro confessione è di rito greco-ortodosso e buona parte della comunità autoctona dell'Egitto e della Libia, dove i poveretti sono stati catturati, ha un proprio Papa che viene "sorteggiato" da bambino e insignito da adulto, nel corso di una complessa liturgia che ha luogo, a tempo opportuno, nella Cattedrale coopta del Cairo. Ma si sa, in guerra non si va troppo per il sottile; sottilizzando si potrebbero spegnere o mitigare i bollentisimi spiriti delle milizie e compromettere l'irrazionalità della loro carica bisontesca. Il Papa di Roma continua a preparare la Chiesa all'ecumenismo verso le neo plebi del mondo, in particolare verso quelle che non sono uscite mai da quella condizione. L'esperienza storica consiglia prudenza: spess si è trattato di una principesca sollecitudine, protetta dalle milizie nazionali dei singoli Paesi evangelizzati. I poveri senza confini di nazionalità, come i lavoratori di Carlo Marx, appellati in latino anziché nelle loro lingue e/o dialetti natii? Ci vorebbe un miracolo. In Nigeria sono anni ormai che Boko Haram, cioè gli islamisti che rappresentano metà dei cento milioni di Nigeriani, imperversano, rapiscono, chiedono riscatti, fanno man bassa delle donne e delle giovinette del campo avverso, commerciano, sfruttano autonomamente pozzi petroliferi, svolgono attività e le amministrano, battendo pure moneta, come uno Stato. Dopo i primi rapimenti di tecnici di alto livello delle multinazionali sul posto, compresa l'E.N.I., i lauti proventi legati alla loro liberazione e la gestione in proprio dei giacimenti, anche il Paese africano è un avamposto della riscossa islamica e del tentativo di espropriazione delle compagnie occidentali che dissanguano il Paese, senza apportare nessun progresso nella condizione civile e culturale delle disordinatissime popolazioni, messe in riga solo dal suggestivo richiamo religioso. In Italia, pur essendo pronti a "guidare" una spedizione bellica contro la Libia dell'IS - come se l'IS, erede di Al Qaeda, fosse solo lì - la maggioranza, per "premio" elettorale impiega le sue nottate a votarsi da sé lo smantellamento costituzionale e ad applaudirsi subito dopo. Mala tempora currunt, anche per questo l'IS sembra così forte.

domenica 15 febbraio 2015

Prevedibili sviluppi di una trama ignorata.

Gli eventi, originati dall'esplosione della bolla finanziaria del 2007/2008 precipitano a valle e stanno per confondersi in una nuova guerra, anzi in più guerre. L'iniziativa è stata delle potenze e potenziuccole occidentali, tutte smanianti dei loro miopi interessucoli, come dichiara oggi Romano Prodi che, con questa uscita, di cui condivido pienamente i termini, si candida a guidare il Governo italiano. Una spedizione sul campo difficilmente sarebbe guidata effettivamente dall'Italia che non è in grado di sostenerne l'onere economico, indebitata com'è. Potrebbe essere solo la mosca cocchiera di una coalizione. Con Renzie ci sarebbe da disperare, con Prodi idem c.s., capacità d'analisi a parte. Il rifugio, con lui, sarebbe, come al solito, nel compromesso, insidioso e a perdere, dato che alle parole non siamo in grado di far seguire i fatti. Non ci si improvvisa potenza regionale, bisognerebbe poi sostenerne i costi militari ed economici nel tempo e l'illusione di confondere le acque di un'esposizione insostenibile, avrebbe delle dure repliche. Nello stesso tempo non si può tollerare la presenza di un esercito ostile a poche miglia dalle nostre coste, se non accedendo ad una islamizzazione del Mezzogiorno, come qualche leghista auspicherebbe, spostando la linea di demarcazione un po' più in su. Una coalizione internazionale, prima che dall'ONU, dovrebbe essere guidata o eteroguidata dalle principali potenze sulla scena europea e non andare contropelo agli Stati Uniti. La Francia, in queste contingenze, nella persona del suo presidente, farebbe bene a continuare ad andare a puttane; non intravedo interessi tedeschi in tutto questo - li vedo casomai sul versante est europeo - gli Inglesi praticherebbero un'avaro e sparagnino dosaggio dei costi e dei prevedibili benefici per loro, a meno che non siano chiamati al seguito della potenza egemone, in funzione di contenimento dell'impegno europeo. L'IS è più uniforme nel suo pensiero e nei suoi proprositi, anche se non dispone della capacità di fuoco delle potenze occidentali. Il Primo Ministro israeliano ha invitato, per la seconda volta, gli Ebrei del nostro continente a stabilire residenza e nazionalità in Israele; se avvenisse, bisognerebbe esproriare ancora per fargli posto e, soprattutto, bisognerebbe fargli accettare un'istituzionalizzazione e una lingua inventata allo scopo per loro che, invece, hanno radici linguistiche e di costume fra le più diverse, pur mantenendo il senso dell'ebraicità nella loro diaspora mondiale. La sensazione, suffragata dall'esperienza storica e quotidiana, è che i sentori di bottega si siano immediatamente riaccesi, in questo, come in qualunque altro tragico contesto. Anche perché tornerà, per un po', la pace.

La geopolitica culturale della Chiesa.

Il pampa-Papa, nel nominare centi nuovi cardinali, ha pronunciato un discorso ideologicamente difforme da quelli che fino ad ora venivano proposti ai prelati di nuova investitura: dovete reagire ad ogni ingiustizia che verifichiate, anche se fosse a voi favorevole. Un altro argentino, Ernesto Che Guevara, disse all'assemblea generale dell'ONU, che all'origine della sua scelta era stato il fremito interiore che lo coglieva ogni volta che vedeva commettere un'ingiustizia. Il Che, medico e di famiglia privilegiata, è stato un ottimo e spietato soldato, il pampa-Papa non devrebbe, ma l'uniformità morale, sentimentale e culturale, il calore e "l'ira bona" dantesca che hanno animato le convergenti espressioni dei due argentini sono lì a testimoniare di una koiné sottostante. Attraverso queste frequenti nomine, Francesco - come i suoi predecesori - mira a costituire in Conclave e a supporto dell'attuale governo della Chiesa, un gruppo omogeneo di innovatori solidaristi e cerca di mettere in minoranza la Curia - che comunque una porpora l'ha spuntata - e l'ala conservatrice della Chiesa cattolica, in gran parte europea che viene contrastata dall'agnosticismo . Una Chiesa dei poveri, dunque, intesa come rinnovati pascoli dei e fra i poveri, del latino-america evidentemente e dei Paesi del terzo e, ancora embrionalmente, del quarto modo africano? Sembrerebbe di si. La Chiesa conferma ( perché cominciò con Paolo VI ) la sua trasmigrazione verso sud, mentre le rimane preclusa la catechesi e est, dove la sua possibile influenza politica è impedita dalla chiusura ortodossa, nello stesso ambito cristiano. Francescanesimo e gesuitismo si coniugano strettamente, sul fronte cattolico che è uno dei tanti - verso il mondo che verrà. ma l'equivoco è dietro l'angolo: la presunta Chiesa di sinistra di Jorge Bergoglio, proprio perché inclina prevalentemente verso il sud del mondo, cattolico e latino americano in primis, è una Chiesa ambigua nelle intenzioni, quanto chiarissima negli enunciati. L'america latina è la patria del fascismo fondiario e post fondiario, dei "pronunciamienti" delle gerarchie militari, con le quali le gerarchie ecclesiatiche hanno sempre stretto rapporti di stretta collaborazione e di amicizia, anche quando venivano perpetrati crimini orrendi. I poveri di cui dicesi era quindi quelli mansueti e anodini, mentre chi si ribellava era un sovvertitore dello stesso ordine concepito, protetto e il suo sacrificio veniva ignorato e nascosto. Gli stessi preti che "equivocavano" la propria "missione" fecero spesso una brutta fine. Sarà santo Mons. Romero, ucciso all'altare per le sue omelie a favore dei campesinos? Che sia. Ma la Chiesa rimane autoreferenziale filosoficamente sofisticata, fino al sofismo e dubito che stia per sovvertire la sua giustificazione dei fatti alla luce "dell'ordine naturale" su cui fonda la sua non relativizzabile dottrina, se non nell'ordine relativo di questo mondo.

L'ignoranza che auspicano i tiranni e anche i tirannucoli.

Il giorno della commemorazione delle foibe, quei crepacci carsici nei quali i partigiani di Tito, "seppellirono", spesso dopo averli "giustiziati" gli esuli giuliani, i partigiani italiani, fra i quali anche il fratello di Pier Paolo Pasolini, e nei quali cercarono di "pulire" etnicamente i territori contesi, secondo un uso balcanico ( ma non solo )è stato celebrato in due battute e in due polemiche. Sembrano lontani i tempi nei quali, acconciandosi al revisionismo storico parziale, il Presidente Napolitano si scontrò con quello croato: l'uno catechizzava con sdegno il bagno di sangue nazionale, ma ignorava la speculare condotta dei fascisti italiani durante la medesima guerra, che aveva visto, fra l'altro, la persecuzione e l'internamento nei campi di concentramento nazisti, della comunità slovena di Trieste. La Croazia non era, allora, ancora entrata a far parte della Unione europea, oggi si e, certamente per questo, ha abbozzato alla unilaterale rievocazione italiana - che pure merita e deve avere luogo - dimentica, come di consueto, delle proprie responsabilità, attribuite ad un regime alieno, al quale aveva maggioritariamente aderito. Anche le commemorazioni quindi, rischiano, d'ora innanzi, di diventare di maniera e, con ciò, di esere portatrici di rimozioni, giustificazioni e omissioni che possono ritorcersi in accuse, come all'epoca dei fatti. Il disagio che prende nell'assistere alla demoliziane, attraverso la Costituzione repubblicana, dei prodromi di principio, fondativi della memoria stessa e l'assoluta tecnicità della pseudo-cultura prossima a venire, se inducono, da un lato alla resistenza ed alla testimonianza, avviliscono nella prospettiva di un prossimo futuro acritico e ignorante.

La guerra salica.

E' finita, in dieci ore, come a Parigi. Attacco portato, muovendosi con un'auto di piccola cilindrata, fra il caffé conferenziante e la Sinagoga della capitale danese, a quanto si sostiene, da un solo uomo, un giovane. Metal detector nell'uno, ad impedire l'ingresso, un guardiano al Tempio, che è stato ucciso, ma ha ritardato l'azione. Comunque la si voglia rigirare, è guerra, condotta da singoli ( per ora ) uomini armati in territorio "nemico", quello stesso territorio che li ha accolti - in Danimarca selettivamente, in rapporto alla dimensione del paese - ma nel quale non si sono mai sentiti - né potrebbero - integrati. Eppure, il nordico Paese scandinavo, nonostante le sue ridotte dimensioni, non coltiva pregiudizi verso nessuno. Lta socialdemocrazia plurigenerazionale ha perfettamente adattato, al meglio, etnie e colori in contrasto, finché non le si sono proposti i basamenti e i prodromi della sua impeccabile tolleranza verso tutti i credi e nessun credo, che gli immigrati non "sospettavano" nell'assenza di contrasti e di "dibattiti" su costumi e culture che li potessero coinvolgere. Erano e sono liberi, nell'agnosticismo di Stato e lo sono proprio per questo. Così, godendo - a differenza di quanto avviene nelle società mediterranee e in Italia in particolare - della neutralità degli indigeni verso i loro costumi intimi, mascherati, alla superficie, dagli uniformanti abiti "casual" e potendo derogare ai precetti della loro religione, in termini di promiscuità ed alcoolici, si sono improvvisamente sentiti chiamare alle armi, dal mai sopito e totalitario sentimento religioso, certamente in presenza ed in costanza di eventi bellici e di interferenze economiche che erano state tenute sotto tutela nei decenni precedenti. E' evidente che la Jihād - che vuol dire esercitare il massimo sforzo - è strumentale ad interessi economici, ma anche gli occidentali hanno ritenuto di trattarli come facevano all'epoca degli Imperi pre e coloniali fra di loro, sulla base di una comune cultura, anche bellica. Come a Parigi, la vendetta è stata "esemplare", ma non servirà proprio a nulla, se non a consolidare la tendenza kamikaze al "martirio", così in uso contro Israele in Medio Oriente, la Sion terrena che gli islamisti ogni volta cercano di colpire, con il consenso tacito delle famiglie dei correligionari emigrati.

Le semplificazioni impossibili.

Alle cronache finanziarie, alla crisi ciclica del capitalismo, al dibattito underground sui movimenti sociali di base, dato che i sindacati sposano ancora le vicende economiche nazionali, anche se sono svuotate di contenuti e di lavoro, alle scontate rivelazioni sugli evasori fiscali internazionali si affiancano cronache di guerra, dapprima snobbate perché a distanza di sicurezza, ora temute perché a portata di missile e di gommone. Che c'è di originale? Assolutamente nulla, compreso l'innesco che è venuto dalle sconsiderate facilitazioni al flusso incontrollato di denaro e di risorse che hanno rimesso in gioco civiltà arcaiche, arcane e ripegate su se stesse, sotto il tallone di tribali dittature. Sono ancora ideologicamente ripiegate su stesse, ma la propaganda degli Imam e il senso di frustrazione indigeno e della diaspora migratoria, ha riattivato le truppe camellate sugli aridi scenari desertici e gli sherpa in giro per il mondo. Per vicinanza geografica e una revanche di cointeressenze neo-coloniali, dopo l'America, che ha reagito con il povero cervello di George W. Bush, sotto tiro si trova l'Europa. Cinquecento chilometri di distanza dal Califfato, che dispone di missili balistici, comperati sul mercato opaco internazionale, la probabile immissione di "agenti coperti" o estremisti kamikaze in mezzo ai migranti, la rete consolidata di famiglie stabili da generazioni sul continente e nelle isole britanniche, potrebbe dar luogo ad una lunga guerriglia o guerra vera e propria, con tutti i compromessi diplomatici del caso che, se etichettano per il pubblico i guerrieri di Allah come una banda cenciosa di "terroristi", sanno invece perfettamente che costoro sono, per lo stesso diritto internazionale, dei combattenti non riconosciuti dagli altri Stati me che potrebbero diventarlo se la loro azione avesse totale o parziale successo. Alla situazione di fatto seguirebbe la istituzionalizzazione. Quindi, per il diritto e non per gli addetti alla propaganda, sono dei combattenti. Lo erano anche i brigatisti rossi, come vanamente ricordava nella sue lettere il giurista Aldo Moro. Sono stati dei combattenti sconfitti. Come andrà a finire con gli unici oppositori veri di un mondo inficiato da un superficiale riferimento e consenso ad un successo elitario, propagandato e assunto come un tossico diffuso nell'atmosfera, non è dato sapere, anche se la propaganda ne anticiperà trionfalisticamente gli esiti. Non sarà comunque un processo breve e intersecherà, nell'inavvertenza dei più, vicende prossime e lontane. L'economia capitalistica e l'ideologia borghese non hanno emarginato la religione e il suo spirito ora consolatorio, ora incoraggiante e il potere politico e delle moschee non è ancora stato incrinato o corrotto come un metallo usurato dall'informazione da rotocalco con le sue proposizioni-imposizioni di status per chiunque. L'alleanza con satrapi viziosi è molto più pericolosa di quella con dittatori, loro malgrado, laici.

sabato 14 febbraio 2015

Il silenzio degli affetti.

Il silente - vedremo che cosa farà quando dovrà esprimersi - presidente Mattarella, ha scelto San Valentino per tornare nella sua città natale, nella quale riposano due suoi affetti profondi: la moglie, a cui è naturalmente dedicata la ricorrenza e il fratello ucciso dalla mafia. Lo ha fatto da privato cittadino. Un bel gesto, discreto e certamente sentito.

Ci toccherà di andare alla guerra.

Un caffé jazzistico e letterario a Copenaghen ha avuto l'ingenuità o l'interesse merceologico di pubblicizzare un incontro sulla blasfemia e l'Islam, alla presenza del vignettista svedese che raffigurò Maometto con un corpo di cane. L'ambasciatore francese è finito sotto il tavolo, ma ha salvato la pelle; è morto il solito signor nessuno, presente, forse per caso, al dibattito. Ormai l'Islam emigrato in Europa è diventato la tacita base culturale della vendetta e della potenziale sottomissione, che è stato l'occidente a vellicare, sfruttando i sommovimenti regionali per licenziare dittatori nemici o, un tempo, alleati. La stessa incapacità di analisi se la stanno "sdegnosamente" rimangiando fra due fette di pane ai confini russi, come al solito non direttamente. L'islamismo ai confini meridionali del "mondo libero" richiama gli unionati o gli unionisti alla comune responsabilità di difesa ( come a quella di attacco o di consolidamento degli sgangherati risultati degli attacchi ), ma, come per il blocco progressivo degli accessi per gli emigranti e per i diversi scopi di questo o di quell'altro Stato, è possibile che ci tocchi far da soli. Sarebbe normale, ma non per noi, che, per incapacità o per indole compromissoria saremmo capaci di ogni sincretismo, Papa permettendo. L'uscita del ministro Gentiloni che, nel momento in cui indossa l'elmetto, invoca aiuto ed ottiene solo la contro-dichiarazione di "nemico crociato", è nei fatti, dopo la conquista della Sirte da parte del califfato che aspira a far abbeverare i suoi cammelli in piazza San Pietro, ma la risposta, fino ad ora, delle nazioni implicitamente invocate, non c'è stata. L'Italia da ieri è nel mirino, senza che nessuno si sia preso la briga di prenderli un po' per i fondelli. Siamo del resto troppo bravi a farlo per e da noi stessi.

Pallori.

Le privatizzazioni sono in corso da vent'anni e forse di più. Il fenomeno del superamento della corrotta economia semipubblica, sulla quale si erano incistati i parassitismi dei partiti storici della politica nazionale, ha i freni guasti e non è in grado di sopportare i costi dell'officina. Sta di fatto che non finiscono più: si aggiornano continuamente, sempre uguali. Fusioni e tagli, oppure tagli e basta, in settori che avrebbero già dovuto produrre gli utili attesi, da anni ed anni. Sta di fatto, anche, che gli utili attesi, seppur realizzati, non bastano mai agli avidi e passivi azionisti, mentre gran parte delle imprese "sottratte ai gravami dell'assistenzialismo sociale", sono naufragate sotto l'urto della speculazione diretta e triangolare, degli errori manageriali, della finanza creativa e truffaldina e del rattrappirsi del reddito disponibile che ha tarpato le ali ai vantati "destini eterni e progressivi". La ricchezza si è consolidata, non ancora definitivamente, ma le metodiche si intensificano, in poche e tradizionali mani, in ristretti forzieri che con la creazione di ricchezza in funzione del lavoro non hanno più nulla a che fare. Prossimamente altre cinquecento agenzie postali saranno chiuse, quattrocento sportelli del dissestato Monte dei Paschi di Siena, immolato sull'altare della "fusione" fra i DS e i Margheritini. Per le banche - dato che MPS non sarà l'unica - sarà l'ennesima edizione del trituramento del personale, della sua alienazione verso sportelli familiari che cercano un'espansione subito contraddetta dalle difficoltà di mercato che hanno indotto le amputazioni. Le Poste hanno già dato luogo a tre esodi incentivati, le Ferrovie altrettanto, quelli delle banche non si contano più, mentre le risorse per tutti i settori si sono esaurite, la previdenza è diventata epigona di Matusalemme, gli esodati smettono di percepire l'indennizzo dieci mesi prima della nuova età canonica. Il peso dei contributi, nel frattempo, si è alleggerito, per cui, a parità di periodi versati, la pensione si sta facendo ancor più snella. Nelle AUSL sono stati costituiti dei comitati di "esperti" che monitorano l'attività dei medici e ne constestano l'attività diagnostica per indurli a limitarla contestualmente ai costi. Non siamo ancora arrivati alla sospensione delle cure per i malati terminali, ma siamo sulla stessa strada. Gli errori nella diagnosi delle patologie si fanno però sempre più probabili e restitusicono il medico al retorico arcangelo del corpo che diagnosticava dal colorito della pelle e guardandoti negli occhi.

Deriva e derivati.

Accennavo l'altro ieri alla confusione dei pensieri e dei comportamenti, alla dissociazione del tessuto connettivo delle civiltà omologhe e mi sembra che la nostra peregrina cronaca domestica ne abbia improvvisamente fornito una prova. Mentre alla Camera si salta sui banchi senza impedire ad un dittatorucolo di manomettere la Costituzione dei Padri della Repubblica, l'esercito del Califfato islamico ha conquistato la Sirte e tiene sotto tiro tutto il mezzogiorno d'Italia. In queste condizioni, il ministro Gentiloni afferma che l'Italia, nell'ambito della legalità e con l'auspicato contributo di truppe internazionali, inviate sul campo con accordo ONU, è pronta a combattere. Intanto, in Sicilia, una neonata priva di raccomandazioni, è stata fatta perire in un insensato e scoordinato viaggio fra Erode e Pilato. Durante la stagione degli imperi, in Europa, le nazioni cercavano nei territori annessi una valvola di sfogo per le loro esuberanze demografiche e, attraverso di esse, la creazione di nuovi mercati presso i quali collocare le proprie merci invendute. Sappiamo come è andata: schiavismo e fallimento della colonizzazione economica, insorgenza di "centri vacanze" per la parte ricca e disimpegnata della propria popolazione. Oggi, superati senza alcun approfondimento, per non perdere tempo, gli Stati nazionali e messa da un canto la loro sovranità, basata sul consenso, lo scenario pare analogo. Il tentativo di "corrompere arricchendoli" i popoli del Medio oriente, messo in atto dalla destra imperialista nord americana è miseramente naufragato ed ha anzi dato luogo alla "revanche" delle più tradizionali e barbare consuetudini islamiste che mai, nelle circostanze che si sono volute sovvertire, avrebbero potuto rimanifestarsi. Su scala più ridotta, anche la Francia e le sue assurde invidie coloniali hanno dato un nefasto contributo, con il quale siamo prossimi a doverci confrontare. Vedremo se gli interessi specifi ci consentiranno di godere di una efficace alleanza. La sconsiderata politica di condizionamento dei compositi e contraddittori scenari ad ovest della Russia, che non vuole più farsi risucchiare nel caos finanziario, del quale la sua popolazione ha subito gli effetti più deteriori, per salvaguardarsi dai quali ha fatto ricorso al recupero autocratico di tutta la sua storia, il cui abbandono la stava portando ad un "privatistico" dissolvimento, ne ha favorito il riarroccamento. Mentre tutto questo avviene, alla Camera dei deputati si continua a concionare di controriforme istituzionali e si confrontano sul ring parlamentare Matteo Renzie che non è membro del Parlamento, gli esagitati di SEL, i transfughi di Scelta civica (sic!) e i residui grillini, fra invocazioni di onestà e apprezzamenti di "pezzo di merda". Non so se sarà deriva autoritaria - come è sempre più probabile - o deriva e basta.

venerdì 13 febbraio 2015

L'ineludibile mix fra Essere e Divenire.

L'Italia regredisce vertiginosamente nella libertà di stampa, in quella facoltà di informazione senza vincoli, tutelata dalla legge e dal costume sociale e non osteggiata da persone ed entità che non vogliono essere criticate, quando questo diritto osta ad interessi privati, personali, quando non criminali. Le intimidazioni mafiose, infatti, si sono intensificate e sono andate di pari passo con le cause intentate da politici che si sentivano contraddetti nella loro propaganda e reputazione pubblica, che, con l'onore, si sa, non c'entra niente. Ma, a prescindere da questi dettagli, la libertà di confrontarsi con i fatti o di fornirne un'interpretazione comunque confutabile, ha preso ad essere ancor più osteggiata, sintomo evidente di una accentuata "coda di paglia". Insomma, invece di andare verso la definitiva acquisizione dello spirito di divulgazione esercitato dal "quarto potere", se ne restringono gli ambiti, ben oltre i limiti dell'assenza di un'editoria pura, cioè non assoggettata ad interessi esogeni, in un Paese nel quale i lettori sono molto scarsi. Eppure l'informazione continua ad infastidire - e questo può annoverarsi fra i fenomeni naturali - e si cerca di tacitarla, col condizionamento economico o con le buone, oppure con le cattive e questo rientra nella patologia delle democrazie che sull'informazione diffusa si basano. A modificare il quadro sono entrate le edizioni on-line ed i blogger, le agenzie di informazioni informali e la libera proposizione delle opinioni. In taluni Paesi, quest'ultimo fenomeno ha saputo creare faglie nel monolite sociale e (a)culturale di società dittatoriali ed arretrate, ma ha esposto i blogger a violente repressioni, che solo la solidarietà internazionale "di categoria" ha saputo mitigare e non in tutte le situazioni o realtà. La libertà della Rete è impedita nei paesi islamici integralisti e molto pericolosa in quelli apprentemente più moderati, cioè con controllate aperture al mercato, che porta con sé anche quello delle diverse opinioni e culture. E' sottoposta a interferenze nelle società cosmopolite e deboli sul piano delle tradizioni democratiche, come la Russia, dove il mercato post comunista è in mano ad oligarchie in conflitto fra di loro - non economico, ma mafioso - che esprimono, o meglio hanno espresso l'attuale diarchia vincente Putin-Medvedev. La Cina impedisce l'accesso a internet alla popolazione e lo consente solo per le transazioni commerciali, che sono monitorate dal Governo per evitare "infiltrazioni" statunitensi. C'è poi il fenomeno di Anonymus, capace di aprire i web più protetti e riservati e di interagire nella "guerra cybernetica" su ogni fronte. La Rete, concepita soprattutto per assecondare i flussi economici e finanziari, abolendo le distanze, porta su di sé gli influssi più superficiali e pubblicitari, ma anche gli stimoli critici più riccamente particolari ed incisivi che, del libero commercio sono i non previsti e spesso non graditi accompagnatori. La Rete può però, in periodi di stasi economica e sociale, diventare un condizionante veicolo di conformismo e di idee particolari di nicchie potenti ma dissimulate, quando non un volano di supporto a dittature di fatto. In termini idealistici e di principio non esiste una soluzione, tentativi in questo senso servirebbero solo a cercare un consenso estorto dalla censura preventiva e sanzionatoria: tutto scorre e deve continuare a scorrere lungo il corso della dialettica.

giovedì 12 febbraio 2015

Le mani in pasta.

Il Fondo monetario internazionale, un organismo controllato dagli Stati Uniti, ma molto influente anche nell'Europa unionista, ha stanziato quaranta miliardi di dollari, da ripartire in quattro anni, a favore dell'Ucraina, il giorno dopo che Obama aveva annunciato un aiuto in armamenti a quella nazione impegnata nei combattimenti con i Russi, reduci dalla Cecenia, nelle regioni orientali di confine. Siccome la coscrizione è tornata obbligatoria per tutti gli Ucraini maschi dai diciotto ai sessant'anni, c'è da ritenere che gli aiuti, se non si tradurranno direttamente in armi, fornite diversamente dagli Statunitensi, serviranno a sostentare le truppe, pari al 40% della popolazione e le loro famiglie ed a tenere in piedi una difficile e sanguinosa resistenza alla potenza limitrofa. La diplomazia tedesca e francese sono direttamente impegnate a congelare la situazione, mentre, insieme agli Stati Uniti e al resto d'Europa, hanno aumentato le sanzioni economiche contro la Russia, incrementandone l'aggressività. La moratoria appena stipulata prevede il ritiro dei mezzi più grandi e ponderosi dalle zone dei combattimenti, ma, come se si volesse o dovesse smaltire l'eccedenza detenuta ( come in tutti gli altri scenari di guerra ricorrente )o si volesse consolidare la propria presenza nelle zone contese, si sono usate le riserve di esplosivo per far brillare ogni sito sensibile, soprattutto per la popolazione civile. Come se non bastasse, a poche ore dalla (breve) entrata in vigore della tregua, altri cinquanta carri armati russi sono entrati nel Oblast' di Donec'k. Mentre si rallenta la presa di possesso, tramite la costituzione di uno Stato fantoccio, del territorio di confine ucraino da parte della Russia, sullo scenario finanziario greco, si mena il can per l'aia sui due fronti, minacciando chiusure, rifinanziando per la terza volta le banche greche, rifiutandosi, per ora, di ridiscutere l'esposizione ellenica, irrecuperabile. In rapporto ai caduti, la grecia suicida ha già dato; si è invece riaperto il gioco fra una popolazione stremata e la finanza a cui guardano i reddituari evasori ed oligarchi del piccolo e corrottismo Stato sud orientale. Ma almeno lì si contende, il compromesso non è più accettato, la subordinazione agli interessi elitari è messo, per ora, in crisi. Su questo mare mosso galleggia la caravella senza bussola della borghesia mediana della Germania e dei paesi del centro-nord europa, contro quella in via di impoverimento del centro-sud continentale e dell'Irlanda. Questa fascia di popolazione sarà decisiva elettoralmente, sia che si esprima, sia che si astenga, nel disegnare gli squilibri prossimi venturi e gli strumenti che si adopereranno per ripristinarli, ovviamente a scapito di qualcuno.

mercoledì 11 febbraio 2015

Dove non si muove foglia...

Il reddito annuo medio dei napoletani è inferiore di trecento euro allo standard polacco. Succede stando fermi a consumare quel che residua. Eppure è prevalentemente a Napoli - e il resto in tutto il sud - che veicolati da famiglie di connazionali residenti, sbarcano a Capodichino domestiche e badanti che vengono prelevate all'eroporto e portate nelle case dei padroni che ne hanno fatto richiesta, dove vivono segregate, imparano il dialetto invece della lingua e possono uscire solo per rimettere valuta in patria attraverso i money transfert, attese in automobile dai padroni medesimi. Sono sottopagate: "tanto, che te ne fai, stai sempre chiusa qui dentro", sono costrette a recitare il rosario al risveglio, prima di coricarsi non senza aver augurato buona notte al cane della padrona. Dopo circa due anni, durante i quli non hanno potuto vedere nulla di Napoli, ripartono per il nord dove vengono appaltate in chiaro a famiglie bisognose di colf o di badanti. Lo sanno anche i sassi, lo sa la polizia, ma nessuno interviene, nessuno controlla niente come le migranti stesse attestano con sconsolata ironia. Napule e Italia sette colori, dal cremisi alla cacca.

L'evidenza incompresa.

La crisi sta precipitando in maniera rovinosa, Il nuovo naufragio al largo delle coste italiane, nell'avamposto di accoglienza ai naufraghi che è diventata Lampedusa, insieme a qualche altro campo siciliano, all'interno di basi NATO dismesse, da dove vorrebbero proseguire per ricongiungimenti etnici nel resto d'Europa che non li consente più, è l'esito della caduta di Gheddafi, provocata dalla Francia, che ha consegnato la Libia ai fondamentalisti. I miliziani del califfato, degli autentici banditi, ma non lontani dagli usi e costumi praticati in altre circostanze storiche, dai guerrieri dell'Islam, hanno preso a speculare anche sui viaggi, non tanto e non solo dei disperati, quanto sull'esodo di intere parentele claniche, che occupano interi quartieri a Marsiglia, Londra e Parigi e in tanti altri centri minori. Purtroppo, questa gente è destinata a perire, d'inedia, abbandono o naufragio. la sua sopravvivenza nei centri di detenzione non ha nulla di romantico: sono ivi confinati a vita, i minori non hanno tutela alcuna, si sono organizzati centri di prostituzione, non è dato sapere se a pagamento o per forme autorganizzate di mantenimento dell'ordine. La migrazione verso il miraggio occidentale deve cessare, non è più sopportabile e, perché questo avvenga, le nazione europee o l'Italia se altri non se ne curano, deve pattugliare le acque territoriali e intervenire anche oltre i propri confini, sempre ammesso e non concesso che abbia la capacità militare e di intelligence di parare i colpi che le verrebbero inferti. Invece si continua a non scegliere, o meglio, a creare sacche sempre più estese e sempre meno tollerate di resilienza, giunte ormai al limite. La risoluzione del problema consiste nella morte, indotta dalle circostanze, degli illusi migranti, illusi anche dalla sussitenza di enclaves di tanti connazionali che, da generazioni, hanno trovato ricetto negli slums metropolitani. L'esplosione delle guerre intestine nelle terre della miseria ha reso il fenomeno ingestibile: deve estinguersi da sé, con tutti i conati e le strumentalizzazioni che potrà ancora produrre e i tempi lunghi del suo spengimento. La crisi riguarda anche le società indigene e le sue periferie, nelle quali gli immigrati e gli emarginati autoctoni convivono; nei quartieri alti si contendono al massimo i lavori domestici. La dissoluzione normativa dei rapporti di lavoro, la preferenza del "nero", finalmente contrasta, ma per ragioni di bilancio importate, stanno selezionando la concentrazione della ricchezza e l'impoverimento massivo e stanno ideologizzando la resistenza di sempre più spennacchiate riserve della piccola borghesia. Il fallimento dell'esperienza di Syriza, in Grecia e, fra poco, di Podemos in Spagna, segnerebbe il ritorno in grande stile delle destre squadristiche nel sud dell'Europa e porrebbe le basi per nuove tutele delegate di incerta sostenibilità. Mentre l'imperialismo finanziario si infrange sui confini russi e si autoalimenta, ma anche, entropicamente, si autodistrugge, nelle società che furono diffusamente ricche, i sintomi della regressione morale e culturale si fanno sempre più evidenti.

martedì 10 febbraio 2015

La democrazia anonima.

La ricontrattazione del debito greco, se non ci sarà, porterà in breve al fallimento di quel Paese. La causa non sarà solo il rifiuto di continuare a far suicidare il proprio popolo da parte di un Governo eletto e sostenuto, ma soprattutto la fredda volontà tedesca di non concedere tempi di dilazione al debitore, come se il Governo teutonico, fosse una banca privata alle prese con un insolvente verso il quale si è già provveduto a numerosi pignoramenti. Che la Grecia e anche l'Italia non avessero i ratios adatti ad ammetterli nella zona del marco scambiato alla pari con l'euro, era di palamre evidenza. La Grecia soprattutto. Ma averlo consentito, per traffici fra oligarchi, non può esimere dalla responsabilità di accompagnarla, nel rispetto della sua volontà e degli interessi del ceto popolare e non solo dei quattro gatti benestanti o ricchi che soli hanno interesse a rimanere, a qualsiasi condizione per tutti gli altri, nell'euro zona. Alexis Tsipras ha affidato il ministero della difesa al leader del piccolo partito di destra con il quale ha formato la sua coalizione di Governo: teme un possibile "pronunciamento" degli eredi monozigoti dei colonnelli, ispirati questa volta dai potentati massonici europei, con i quali, tradizionalmente, gli alti gradi militari hanno rapporti di affiliazione. Le banche svizzere pullulano di evasori fiscali, ospitano le sostanze estorte di regnanti arabi, custodi della morale religiosa e civile nei loro Paesi, i capitali in fuga dalle disastrate democrazie latino-americane ( il maggior evasore in cifra assoluta è un venezuelano ), numerosi svizzeri dietro i quali si nascondono distorsioni finanziarie di tutte le nazionalità, anche nord americani ed israeliani. A rivelarlo è stato un altro furto: di dati informatizzati. Per anni, i risultati dell'intrusione sono stati nelle mani della sola magistratura internazionale, alla quale l'hacker, anche a fini di tutela personale, li aveva consegnati. Da poche ore sono stati pubblicati, prima su Le Monde e poi ripresi da tutta la stampa internazionale. Da questi nomi si evince che tutte le fortune accumulate attraverso il profitto sui costi, sui prezzi e sul lavoro, vengono orizzontalmente trafugate e messe al sicuro per intere dinastie di profittatori e che gli Stati non sono altro, per i regnanti o per chi repubblicanamente li amministra, ha cioè avuto facoltà di metterci sopra le mani, che veicoli privati di accumulazione, estorsione ed accantonamenti. Anonymous ha colpito o sta colpendo tutti i siti web, facebook e twitter dei jihadisti e sta "dando la caccia" al rivelato super informatico della galassia islamista: un tunisino. Che questa setta di hacker possa prodursi in un'operazione che , ufficialmente, non è mai stata tentata neppure dai servizi di intelligence delle potenze maggiori, non convince più nessuno. In questa operazione il via libera e la collaborazione dei servizi segreti è implicita. Resta il fatto che, conseguentemente, i medesimi servizi operano a divulgare dati propri o competono con coloro con i quali collaborano, a volte, nel sottrarseli, indirizzano l'opinione pubblica verso documentati fenomeni sottostanti all'ufficialità, in maniera da mantenere un equilibrio selettivo fra le sfaccettate e diverse componenti del tessuto sociale, nazionale e internazionale. Anche la democrazia è diventata anonima e si può facilmente convertire nel suo contrario. Per questo va praticata orizzontalmente.

Dei fantasmi e degli altri mostri. L'esistenzialismo di ritorno.

C'è in giro una confusione mentale evidente, non tanto nelle determinazioni comportamentali che si attorcigliano in un gretto egoismo, quanto nella (ir)razionalità dei comportamenti, dei pensieri e nella capacità di inquadrare (s)correttamente lo scenario di riferimento. La produzione giornalistica è un affastellamento di incongruità ed un riporto di bugie, tanto reiterate da essere in buona parte prevedibili. La produzione letteraria divaga nella visionarietà, la saggistica propone riletture di temi contemporanei, ma già diffusamente e variabilmente trattati nei decenni trascorsi. Nella psiche degli europei e degli altri occidentali che vanno a combattere, previa conversione, nelle file degli islamisti, sono da annoverare ogni sorta di alienati mentali, esclusi dalle rispetive società di appartenenza. Sulla loro follia volano le bugie dei banditi che li arruolano e - fenomeno storico costante - le teorizzazioni finanziate di pigri emiri del pensiero, secondo una simbologia che adatta nello specifico gli stereotipi universali. I quartieri a luci rosse nella Capitale ci sono sempre stati: a ponte Milvio, ampie sterrate erano occupate da etére e travestiti, da ridanciani clienti in comitiva e da sperdute pattuglie della polizia che facevano i controlli fra una trattativa e l'altra, senza che i compratori e i venditori cessassero di esercitare la loro extraterritorialità. Il povero Marino dovrebbe tornare in sala operatoria, dove sarebbe più utile. Alexis Tsipras chiederà i danni di guerra alla Germania per compensare il suo debito con l'Europa, cioè con la Germania riunificata. La risposta è stata uno sberleffo, nonostante che ogni anno, il 27 Gennaio, la Merkel rinnovi il mea culpa dei tedeschi. E' un mea culpa commemorativo, un officio senza conseguenze. Quella fase storica - anche se i suoi protagonisti, o meglio la loro cultura non ufficiale sottostante, non sono cambiati: si sono solo riprodotti. Potrebbe chiedere all'indebitatissima Italia lo stesso risarcimento, ma noi non siamo riusciti a spezzarle le reni e, anche questa volta, l'abbiamo fatta franca. Ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, l'ideologia aziendale ottunde i cuori e le coscienze, riempie le voragini culturali, ruba tempo e spazio alla ricreazione o all'acculturamento critico e autentico. La bulimia affabulatoria non dà scampo agli sparutissimi destinatari, omologati, resi identici, privati del libero arbitrio, secondo un controllo delle coscienze che fu della Chiesa durante i secoli bui, prima che le sette massoniche si mettessero a influenzare e condizionare le deboli menti della borghesia, ancor povera ma semiacculturata, desiderosa, in sogno, di crescita. La sinistra storica e tradizionale è finita; il sindacalismo che ne è stato emanazione, anche. Sopravvivranno i sindacati filo-padronali e l'umile e rassegnato - che è lo stesso - gregge cattolico. Il lavoro stesso, intendendo per tale quello generico e intercambiabile, oggi anche "sul pezzo" è di fatto finito e, fra non molto, anche di diritto, bypassato dalla tecnologia. Paolo VI fu il primo pontefice itinerante e fu il primo a subire un attentato, in quel di Manila dove la coltellata che stava per raggiungerlo fu deviata dal suo segretario Mons. macchi o da Monsignor Marcunkus, poi capo dello I.O.R.. Toccò poi a Giovanni Paolo II e a Benedeto XVI, a Londra, secondo la vulgata della polizia. Ebbene, anche Francesco I, sempre a Manila, sarebbe dovuto saltare in aria per mano di una manipolo di islamisti, il cui capo è stato ucciso qualche settimana dopo, ma si è portato nella tomba quarantaquattro membri dei corpi speciali e alcuni dei suoi miliziani. Francesco ha taciuto, ma la fede missionaria provoca e provocherà tentativi di omicidio politico i cui moventi profondi saranno rimossi e che, comunque, non rimuoveranno l'ecumenismo mondialista dei Papi, di destra e di sinistra. Stanno per essere editi, in Germania, i Quaderni neri di Martin Heidegger, un esempio coinvolgente e perturbante dell'influenza che l'ideologia può esercitare sulle menti, colte ed incolte. Il grande filosofo, forse l'ultimo dei filosofi influenti, supportò con dottrina allucinatoria ed anticipazioni sull'egemonia della tecnica, l'ideologia del salvataggio della civiltà europea contro i negatori dell'Essere, che lui identificò, con rigida consequenzialità, con gli Ebrei. Fra le sue numerose amanti, anche l'ebrea Annah Harendt, dialetticamente assai poco tenera con i suoi correligionari, o meglio connazionali della diaspora, accusandoli di connivenza e ingenua fiducia verso i burocrati dello sterminio, lei che fu temporanea compagna di un nazista, ma che restò ininfluenzabile sul piano interpretativo degli eventi, del comportamento del suo popolo e delle "motivazioni" dei suoi aguzzini, affidate alla bolsa esecuzione di grigi e banali esecutori. Oggi, comunque, una buona notizia: La cancelliera del quarto Reich, ha opposto al Re Tentenna nero degli Stati Uniti un netto rifiuto a riarmare l'Ucraina con armi europee. L'Italia si è accodata pur esprimendo comprensione per l'opposta intenzione dell'alleato americano. Siamo alle solite. Ma la posizione politica della Germania, che pur briga con l'attuale Governo ucarino, è importante: gli Stati Uniti, che hanno esportato la crisi finanziaria, non si curano del teatro bellico europeo che si aprirebbe. Meglio che l'Europa torni a differenziarsi in continente centro-occidentale, continente oriental-asiatico e Gran Bretagna, ormai ancella degli Stati Uniti e che nessuno debba morire per Kiev, tranne quei poverissimi diavoli che saranno chiamati a difendere gli interessi militari e politici di un occidente che, per altro, "non li ha neanche in nota", sullo sfondo di una divisione di sicurezza, come quella che caratterizzò la Germania di Bonn e la D.D.R.

domenica 8 febbraio 2015

La positiva eterogenesi dei fini.

Berlusconi stavolta dice bene: c'è il pericolo di una deriva autoritaria. Probabilmente si sente insicuro sul piano personale ed aziendale, ma, facendo, da liberale, i suoi interessi, fa anche i nostri che del renzismo non vogliamo neppure sentir più l'odore. Il catto-comunismo, con la staffetta Napolitano-Mattarella accompagnerebbe la deriva della dignità e dei diritti. E' urgente una élite politica che sappia collocare nel giusto ruolo l'Italia, affrancandola dall'asservimento e dalla ruffianeria di un circolo di mediocri e improvvisatori, tranne che nelle misere strategie di autopromozione. Speriamo che almeno la democrazia degli interessi non subordinati rimetta in pista la dialettica che serve, comporti quel che deve.

La corsa ad occupare i posti liberi sull'autobus.

A Matteo Renzie lo svuotamento dei ranghi di Forza Italia non è riuscito che parzialmente; per questo ha dovuto ricorrere, al delendo Senato, al gruppo parlamentare di Scelta civica, che è stata ben lieta di offire. Ecco perché ha abolito il Senato, il dittatorucolo di Rignano sull'Arno: lì i voti sono scarsi e la tenuta degli argini simile a quella dei nostri fiumiciattoli. Che l'abbia fatto, con la collaborazione di un rottame del comunismo, per puri fini di cadrega personale, ne sollecitano la rimozione al più presto, per recuperare il senso costituzionale ed evoluto della convivenza sociale, prima che politica. Purtroppo, uno Tsipras non è all'orizzonte, ma anche questo fa parte del costume nazionale. Berlusconi si è arroccato con gli ultimi manipoli e il Patto del Nazareno, sempre riesumabile, per ora non fa più da sponda. Questa è l'Italia, non solo politica, mentre venti di guerra si stagliano su di un orizzonte "liberato" dagli equilibri fra i blocchi, dei quali la classe lavoratrice dei paesi capitalisti ha ampiamente benficiato.

sabato 7 febbraio 2015

Il minestrone con gli avanzi.

Merkel-Sarkozy-Hollande, la strana coppia franco-tedesca è in giro per l'europa. Fu già all'opera nel provocare il prontamente recepito colpo di Stato in Italia, scambiandosi sorrisetti d'intesa durante la conferenza stampa che precedette l'invio della lettera di licenziamento a Berlusconi, che, in cambio dell'ennesimo armistizio televisivo, l'accettò senza fare una piega, rifugiandosi nel bunga-bunga, così da offrire ai suoi voyeristici oppositori l'occasione per metterlo da parte. La strana coppia, che agisce separatamente sui diversi fronti: post coloniali per la Francia, di nuovo europei, con chiara tendenza egemonica, per la Germania riunificata, si presenta insieme a brevi ed inconcludenti vertici europei, nel timore che una guerra demandata fra Russia e Stati Uniti, possa coinvolgere ( come molto probabile ) l'europa dell'euro, già alle prese con la prima ribellione al suo dominio. Un presidente puttaniere, forte del prestigio politico e delle influenze che può arrecare e una grigia, severa cancelliera prussiana, appena convertita al democristianismo del nord teutonico, ma proveniente dal totalitarismo della D.D.R. Dall'Unione europea al riemergere degli Imperi, passando dalla dissoluzione dei popoli.

I luoghi comuni, le credenze, le superstizioni e il pensiero magico.

Purtroppo e non da adesso, stiamo rapidamente cedendo alle semplificazioni. Da questo "non può che derivare quest'altro". E' pessima logica - così ammonivano i latini - ma è quella degli interessi e degli inetti interpreti, cointeressati ai medesimi. Così è in ogni ambito della vita sociale - alla faccia delle competenze - così minaccia di diventare nello scacchiere diplomatico, nel quale ciascuno accusa l'altro dei disastri prossimi venturi che nessuno dei due si perita di scongiurare. L'analisi marxista della società torna prepotentemente di moda nella comprensione in controluce dei pesi e degli equilibri che reggono le nazioni e nei quali la politica ha il ruolo di ancella.. un po' puttana. La nostra inutile ministra Mogherini non è neanche stata interpellata per il vertice trilaterale di Mosca, nel quale la Merkel ha svolto e svolgerà il ruolo di "domina" impacciata di una situazione che ha contribuito, non a creare, ma ad assecondare, a pochi anni dal suo passaggio di sistema, dal suo salto della quaglia, mentre Hollande, proprio perché "minor" se ne è uscito con uno stentoreo: "non resta che la guerra, se Putin non si adatterà a fare il buffoncello, come me e, in parte significativa, la Merkel. Putin li ha mandati a cagare. Resta da investigare chi la combatterà. Mi avventuro in una previsione: la combatteranno gli ucraini, russofoni e non, fino a che le diversità antropologiche, la nostalgia per il Grande fratello, non provocheranno una bipartizione del Paese, ridotto alla fame e facilmente strumentalizzabile in uno sfogo violento, nel quale è chiamato solo a fortificare i rispettivi confini, fra la finanza invasiva e l' "imperium territoriale". La lotta ai confini russi, che ha già avuto, nel recente passato, delle anticipazioni è una guerra per procura sul fronte occidentale e diretta ed autoinvestita da parte dell'orso russo, che, quindi, non soffre e non soffrirà di crisi di identità. Dentro il fortilizio dell'euro si svolgerà, invece, una lotta intestina fra potenza e ricchezza e approsimazione e ruberie, in un gioco di specchi e di finzioni di cui bisognerà evitare, almeno nell'analisi, i riflessi.

venerdì 6 febbraio 2015

L'amoralità dei manierismi diplomatici.

Harith Bin Ghazi Al Nadhar è stato ucciso da un drone telecomandato via computer da una base statunitense nel deserto del Nevada. Un ignoto vendicatore, che gestiva solo delle coordinate geometriche, lo ha ucciso e poi ha fatto rientrare il velivolo, così simile nell'aspetto ad un idrovolante, in una base amica dalla quale era decollato per la sua missione spersonalizzata. Mi chiedo che differenza ci sia con gli attentati portati nel cuore dei Paesi avversi, tranne l'immolazione, fanatica ma personale, degli attentatori. Harith..ecc. era una guida spirituale, ossia un profeta per delega, teorico, ricco e satollo. Appare in diverse foto, grassoccio, ben idratato e damascato in panni sontuosi. Era il leader spirituale del ramo yemenita saudita di al Qaeda, lo stesso che il 9 gennaio scorso, in un video, aveva rivendicato il massacro di Parigi contro la sede di Charlie Hebdo. E' stato ucciso nel territorio dello Stato confessionale più cupo e più amico degli Stati Uniti, almeno dal punto di vista petrolifero e della geopolitica regionale, lo stesso che, al suo interno, anche per denegati interessi di lobby tribali, annovera il maggior numero di finanziatori ed ispiratori, quando non i diretti mandanti della guerra santa, diretta e per procura, contro il Satana americano che però gli consente di arricchirsi parassitariamente da molte generazioni. Pochi giorni prima, il presidente Obama e l'ultimo decano, in ordine d'anzianità, della famiglia reale saudita, si erano abbracciati a Riad. Michelle aveva ricevuto, a capo scoperto, una stretta di mano dall'ormai anziano sovrano e il giorno dopo, lei e non il sovrano, era stata criticata sulla stampa di regime. Nessuna protesta diplomatica per il raid, ma la furia famigliare e tribale divampa certamente nelle stanze tappetate e climatizzate del regno della sabbia.

Le ragioni degli altri.

Vendetta, tremenda vendetta! L'aviazione giordana martella le posizioni del IS, in rappresaglia per il sacrificio ostentato di un suo pilota che, comunque, aveva seminato morte fra le file dei miliziani del califfato. Coreografica l'immolazione, ma simile per contrappasso, a quanto aveva prodotto il pilota con i suoi attacchi. Ora, presi dal panico per la possibile espansione del movimento oltre i loro confini, i regnanti giordani hanno scatenato l'Armageddon, di fuoco anche quello. L'erede al trono si è offeso per essere stato definito un fantoccio degli Stati Uniti. Sta di fatto che ha sposato un'americana e che schiera sopra il deserto del califfato, che ne è privo, una flotta di Phantom 16 che non gli sarebbero stati forniti se non si avesse avuto la certezza della sua subordinazione. Dovesse fallire, il suo trono sarebbe in pericolo e non sarebbe un gran danno. Un ostaggio americano rimane ucciso, il Pentagono nega e poi rincara: si tratta di propaganda del IS. Probabilmente anche il rogo del pilota, che però è morto. La guerra imperversa ai confini mediorientali, come a quelli est-ucraini. Negli uni e negli altri, per ora, per procura. Ma, anche se non le capiamo, esistono anche le ragioni degli altri, al cui aumento contribuiamo con lena inusitata.

giovedì 5 febbraio 2015

Lo sdegno del mondo..libero.

Il blogger Ahmed Douma che, in Egitto, si ostinava a criticare i militari golpisti dopo le prime elezioni libere nel suo Paese, è stato condannato all'ergastolo dal regime del Generale-Presidente. Insieme a lui altri duecentotrenta manifestanti identificati, nel 2011, fra gli oppositori di Mubarak, " il nostro piccolo figlio di puttana" degli americani, oggi di nuovo libero. Trentanove minorenni sono stati condannati a dieci anni di reclusione. I vessilliferi della tradizione in patria e degli interessi dell'occidente e degli americani in particolare, hanno chiuso la bocca a una voce, perché isolata, in un contesto arretrato e repressivo. Nessuno se ne è risentito. Me ne risento io e tanti altri piccoli blogger, come lui, voce diffusa ma flebile della libertà. Ahmed Douma e i suoi compagni di sventura - cercata dirà qualcuno, rimuovendo che, senza questi "utopisti" non ci sarebbe stata evoluzione al mondo - non sono ancora stati spenti: il blogger ha applaudito il presidente della corte che gli ha comminato sull'unghia altri tre anni ( oltre l'ergastolo, la contabilità giudiziaria è ridondante! ). Cercheranno di distruggerli in carcere. L'espressione chiarissima di un popolo non ha trovato compatibilità con gli interessi estranei delle potenze, militari ed economiche, accerchianti. Forse Putin ha le sue ragioni nel voler allontanarsene attraverso le sue repubblichette cuscinetto, ma tradisce a sua volta la sua ademocraticità: non solo gli oligarchi che gli sono ostili sono in carcere, impossibilitati a far politica ( e questo non sarebbe un male ) e Anna Politkovskaja è morta, ma anche tanti piccoli blogger sono in prigione. La libertà è ammessa o meglio contemplata, solo se si conforma. A prescindere.

Esegesi minima.

La riforma in senso mercatal-capitalistico degli statuti della banche popolari italiane - delle cooperative di fatto, nelle quali i sindacati concorrono a nominare i vertici ed a farvisi cooptare - in società per azioni, contendibili e contenditrici, è probabilmente il prologo di nuove fusioni, attraverso le quali ridisegnare gli equilibri di potere e, conseguentemente alle medesime, portare a nuove forme di esodazione del personale,reso superfluo dalla duplicazione nei ruoli e nei servizi. Il riassestamento infausto del sistema bancario italiano non conosce tregua che non sia dovuta alla rarefazione dei capitali e va da sè che fino ad ora ha evitato di impegnarsi in autentiche imprese imprenditoriali, preferendo declinare gli accorpamenti attraverso un concambio azionario al termine del quale nessuno ha sborsato un centesimo. C'è stata una sola eccezione, la scalata, l'O.P.A. ostile del Credito Italiano su Rolo Banca che aveva appena conseguito l'alloro per la miliore redditività nell'anno precendete a quello in cui fu aggredita e comprata. Il bolognese Lucio Rondelli, dirigente del Credito Italiano e Gran Maestro della massoneria, guidò l'assalto alla roccaforte antica della finanza cattolica, da molti anni passata fra tante mani, compresa quella speculativa e sfuggente di De Benedetti. Il suo detestato condottiero Farsetti ripiegò sconfitto sulla pensione ed uscì di scena. Sullo sfondo della denegazione di un modello normativo per i rapporti creditizi, la composita e tante volte inadeguata compagine dei trafficoni finanziari, continua col beneplacito implicito dalla marmaglia politica ad assaltare gli ultimi settori strategici, per trasformarli in un'aia litigiosa di piccoli e meno piccoli potentati privati, più inclini a distruggere speculativamente che a costruire, di concerto con le imprese, uno stato di benessere. Guarda caso, l'accelerazione avviene con la sinistra o presunta tale al governo. All'epoca dell'unica operazione di mercato effettuata in Italia senza prima far fallire il competitore, al Governo sedeva il neo convertito D'Alema, il più enfatico propugnatore del libero mercato, rispetto al sistema protetto ( sia pur clientelare ed in gran parte democristiano, che era stato vigente fino ad allora )nel quale il suo partito, nonostante tutti i suoi sitematici tentativi, non era riuscito ad entrare. Eccolo quindi animato da uno stupido, vendicativo ed autolesionistico "cupio dissolvi". Anche questa è storia italiana, della sinistra italiana a sua volta imitatrice e succube di un modello alieno, polverizzatasi subito dopo la sua scomparsa, esattamente come nei regimi dell'est europa.

Affinità "elettive".

Scelta civica - per adesso parte di essa - confluisce nel PD e attesta la continuità del medesimo con la linea inaugurata da Mario Monti, al servizio della Germania. Confluiscono nel PD gli epigoni senatoriali, in via di non rielezione, di quella Elsa Fornero che ci ha contingentemente condannati alla pensione in articulo mortis, dimostrando che i loro voti sono riacquisibili, senza spostare una virgola, nel PD renziano. Le frange minoritarie hanno già atteso troppo ad andarsene e, se lo faranno, sarà per la contrazione dei posti disponibili che andrebbe a loro esclusivo nocumento, anche se resta da verificare la reale tenuta elettorale del magma renziano. Se anche mantenesse una forte percentuale di consensi, la otterrebbe attraverso uno spostamento sociale ed elettorale su disvelati obiettivi politici, compatibili con l'autoasservimento alla Merkel ed alla sua Troika, garanzia tattica, per lui, di poter continuare a ciurlare nel manico e gabbare il popolo liberato dagli impegni lavorativi. La Francia e la Germania si sono autonominate mediatrici per l'Ucraina del conflitto di frontiera che li vede opposti alla Russia. Penosa la parte della Francia: una foglia di fico. Intanto gli americani che hanno già sul campo numerosi contractors, stanno per riarmare le stremate milizie ucraine, che dovranno anche rifocillare, se vorranno rendere appetibile l'arruolamento di tutta la popolazione valida. La Germania è pesantemente coinvolta nella crisi ucraina e coltiva già i suoi preferiti per il governo ed i futuri rapporti bilaterali; ha anche un "partito" in Romania e la sua influenza diplomatica sull'europa ingaggiata a basso costo sta aumentando a vista d'occhio, suscitando, per fortuna, una ancora non ben definita sospettosità americana. Questa volta, l'Italia pare non voler contribuire al riarmo dell'Ucraina: deve aver finito le riserve di magazzino, già inviate ai pashmerga curdi, impegnati nel lavoro sporco ( come già fecero per conto dei Turchi durante l'eccidio armeno )sul fronte siriano ed iracheno. L'Italia non fa testo: cambia opinione all'impronta. Pietro Orlandi, l'ormai anziano fratello di Emanuela, invoca la memoria e la solidarietà: non lasciateci soli. ha ragione: è sconcertante che il pampa-Papa gli sussurri all'orecchio "Emanuela è in paradiso" e gli metta una mano sulla spalla congedandolo, che le inchieste abbiano prodotto migliaia e migliaia di pagine di documenti raccogliticci, senza un filo conduttore, che un mitomane abbia fatto da eco all'intempestiva denuncia, da parte di Wojtyła, del "rapimento", messo improvvidamente in relazione con l'attentato al Papa, mentre probabilmente non c'entrava per niente. La famiglia si sente - e non sbaglia - nella morsa di una congerie di ipocrisie combinate, che riposano "santificate" nella cripta dei Papi nelle grotte vaticane e riposavano nella cripta di una basilica romana extraterritoriale, nella persona di un sanguinario bandito. Non è tollerabile, anche se le vie del Signore sono infinite.

L'Italia che non cambia.

Come volevasi dimostrare, Syriza è già stata abbandonata da Renzie dopo le ambigue affermazioni di ieri: ha provveduto la BCE a rimetterlo in riga. I Greci sono scesi in piazza a sostegno del loro neo eletto, il ministro delle finanze non mostra timidezze nel confermare le sue analisi, fondate sul fatto incontrovertibile che il debito greco - e quello italiano - sono insanabili. Ecco che la Grecia, a differenza dell'Italia, viene privata di qualsiasi forma di finanziamento, nel tentativo di far implodere quel micro sistema, del quale in un recente passato, non si sono dosprezzati i titoli, facendone indigestione. Ma una vita all'insegna della schiavità da debito, come quella delle ragazze nigeriane le cui famiglie sono debitrici in patria e che si prostituiscono a tassi crescenti, in maniera da fornire una rendita costante agli sfruttatori, una rendita interminabile, forse la eviteranno. non sarà una salvezza indolore, ma forse sarà una salvezza. L'italia si accoda a chi è più forte, anche a costo di rinnegare la sua storia recente, già obsoleta ed impraticabile nelle condizioni che si sono date con la caduta del muro di Berlino. Da noi, come in ogni altro Paese dell'Europa minore, l'azzeramento quasi ultimato dei finanziamenti al welfare, ha coinciso con una ripresa in grande stile di quelli militari, in maniera da poter affiancare le potenze egemoni sullo scenario energetico internazionale, in posizione vicaria e strumentale. Sul fronte mediorientale all'uccisione con ilfuoco di un bombardatore arabo del IS, è seguita la ritorsiva impiccagione di una irachena e di un suo compagno, detenuti da cinque anni; la Giordania, già protagonista di "settembre nero", vuole adesso crocifiggere, in senso materiale, le milizie liberate dalla guerra di George W. Bush, dimostrando di temerne localmente l'espansione, ma divaricando ancora di più la sensibilità popolare dalla realpolitik. In Spagna, quest'anno si voterà: Podemos è per ora in testa nei sondaggi. L'Italia non è messa diversamente, ma la sinistra italiana è scomparsa da tempo ( quella che c'è è comunque compromessa ed inavvicinabile, tanto che sarebbe auspicabile una ormai improbabile resurrezione del cavaliere disarcionato ) ed è stata definitivamente seppellita con l'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. Ora, a destra abbiamo un ministro di polizia democristiano, a capo del Governo un altro democristiano di centro, segretario di un sedicente Partito democratico, mentre, a sinistra, in un ruolo arbitrale, c'è un recuperato dal museo moroteo, il cui fondatore riposa da decenni all'ombra dell'oblio, per mano degli ultimi epigoni dei partigiani che paventavano quanto per altre vie, irriducibili a quegli schemi, è avvenuto e con il beneplacito implicito e passivo (?) della destra nord americana e di Henry Kissinger - che lo detestava - in particolare. Ma l'italia, bisogna dirlo, rimane sempre uguale a se stessa. La destra italiana si ricompatta sotto un ecumenico e, per ora, diviso in settori trittico cattolico, mentre il pampa-Papa predica ai lupi e alle rondini, in attesa di ricondurre tutto sotto un'uniforme cappa di conformismo e delegando a qualche deriso portavoce di gridare nel deserto le ragioni che saranno ben felici di lasciargli.

mercoledì 4 febbraio 2015

La poltiglia europea.

Le recenti e già accantonate elezioni elleniche, hanno riaperto il vacuum su cui si regge l'Unione europea. Tsipras ha cominciato a peregrinare, ma ha dovuto incappare subito nell'ambiguità italiana, pronta ad ammiccare al giovane oppositore, ma come l'avvocato Azzeccagarbugli, a fargli balenare il suo appoggio solo nel caso in cui, senza nessun contributo da parte sua, fosse in grado di imporsi da solo sullo scenario ostile. Un'ipotesi impossibile, senza un ripudio della dissennata e forzosa, oltrechè truffaldina, adesione della Grecia alla moneta unica. Privati, per un attimo dell'applicazione richiesta dai "compiti a casa", i governi dell'europa minore sono smarriti, afoni e paralizzati. I petti gonfi, le affermazioni stentoree, sottolineano, anziché nascondere, il vuoto su cui si dilatano. La recente dichiarazione di Obama, in favore della ribellione greca al proprio suicidio, apre qualche flebile speranza di un possibile argine statunitense alla grigia e implacabile sicumera della Germania prussiana, di quella cioè che è stata per quarantatre anni al di là della cortina di ferro, ma che anche in passato aveva rappresentato la parte più autoritaria della nazione tedesca. Il fenomeno del trasformismo non è solo italiano; si è verificato anche dopo l'unificazione tedesca ed oggi vede la compagna Merkel pontificare austerità dal palco della Democrazia cristiana tedesca. L'assurda estensione del perimetro dell'europa integrata, dentro e fuori dall'euro, ha rivelato il disegno di creare due o tre aree diverse nel continente, dal quale attingere la forza lavoro più povera e sfruttabile, a beneficio dei paesi più forti, al quale collaborano i corrotti e, a loro volta trasformisti, governi post comunisti. I governanti e le classi opulenti di tutti i Paesi possono, alle condizioni note, far parte del Gotha finanziario del mondo, anche per semplice ricaduta; tutti gli altri possono solo concorrere a consolidare questo privilegio, mentre le nazioni meno inclini a farsi sacrificare sull'altare pagano del culto monetario, erto a tutela e fortilizio contro i venti finanziari, saranno ricondotte a un ruolo secondario e vicario, mentre il terzo mondo sociale assume chiari connotati all'interno delle spappolate ex comunità.

Afonia popolare.

L'elezione del nuovo Presidente della Repubblica è stata talmente condivisa da provocare, due giorni dopo, l'apparente dissolvimento degli schieramenti "di larghe intese", per far digerire agli italiani le pretese della U.E. e che, invece, ne ha comportato l'allontanamento dall'esecizio di un inutile voto. Nella vuotaggine della dialettica politica è rinata, per una sorta di creazionismo di rivalsa, la D.C., le cui membra sparse si sono rappattumate in due figure, una sbarazzina ed una severa, riscaldata da un dolce sorriso. Nella medietà, cioè nell'irresolutezza, si cerca di mascherare la rigida soggezione a un ordine tuetonico, mentre le legittime ribellioni, sia pur tardive, del popolo greco, massacrato dall'austerità, sono ignorate, lasciate a se stesse, non per una ripulsa motivata, ma per semplice incongruità rispetto ad un progetto di riassestamento sul continente europeo le cui finalità e, soprattutto, il cui esito sono più che mai nebulosi. Spero che anche la Spagna tenga duro. La passività nella quale sono ripiombati i popoli coinvolti, eccezion fatta per i sentimenti più grevi, delega completamente i risultati ad un'orchestrazione sovranazionale d'interessi sostanziali suffragati da teorie, propaganda e coordinamento di lobby. Qualsiasi tentativo di autonomia oppositiva viene trattato con l'emarginazione e l'accantonamento, la punizione per chi non "capisce le logiche sovrintendenti". L'affiliazione sistematica e progressiva ( il prossimo sarà Renzie ) alle logge massoniche più importanti, cementa e garantisce obiettivi e propositi che "simul stabunt aut simul cadent". ma in tutto questo, ancora una volta, i popoli non hanno voce.

martedì 3 febbraio 2015

Risultati preconcordati.

L'Italia ritorna alla prima repubblica, con una D.C. saldamente al potere: un monocolore istituzionale, dalla presidenza del consiglio dei ministri alla presidenza della repubblica. La controriforma italiana si è consumata. In questi frangenti, si è consumata sul versante conservatore e, se sarà necessario, reazionario. La pseudo sinistra, come efficacemente sentenziò Gianni Agnelli alla fiera del gusto di Torino, è la più adatta a far digerire qualunque cosa ai sindacati ( che allora contavano ) ed al popolo bove che in gran parte rappresentano. Se Sergio Mattarella è il volto rasserenante del buon nonno, Matteo Renzie è il capo di gang rionale, cooptato, per suffragio indiscriminato ma non ufficiale, ad occuparsi di cose che non padroneggia, ma di cui garantisce l'attuazione. In tutto questo, la sinistra vera è relegata ai margini, nella stessa situazione in cui si trovò dopo il piano Marshall e adesso, dopo l'introduzione forzosa del marco sotto le mentite spoglie dell'euro. E' tornato il tempo di riconoscersi nella medietà rispetto ad ogni evento e ad ogni vicenda storica; basterebbero, in questo senso le parole di Matteo Renzie nel ricevere Alexis Tsipras: siamo quà per dargli una mano, non per dargli ragione. Il Capo dello Stato è un uomo di grande delicatezza d'animo; ricorda che nell'attacco alla Sinagoga di Roma fu ucciso un bambino di due anni, cita il pampa-Papa, spende parole per le famiglie bisognose, lamenta le ingiustizie, rimanda ad un'altra vita la loro soluzione, vuole essere buon arbitro di una partita corretta: uno zero a zero annunciato.

sabato 31 gennaio 2015

Per chi crede al cambiamento.

Il Mattarellum è presidente della nostra repubblica dei fichi d'India. Sarà di nuovo regista ( o produttore? ) di una seconda compromissoria, controriformistica e gattopardesca "riforma della sua riforma". L'unica novità che rappresenta è l'origine geografica: fino ad ora erano stati Presidenti solo toscani, sardi, piemontesi e napoletani. Sergio Mattarella è un uomo laconico, silenzioso, omertoso? Eppure suo fratello, Piersanti, è stato ucciso per mano della mafia, ma, fin da allora, soprattutto nel bellissimo libro di Nando dalla Chiesa in memoria del padre, non mancarono i rimandi alla poco chiara figura del padre Bernardo, democristiano e doroteo ( cioè sulle posizioni attuali degli ex MSI ) che di rapporti stabili con la mafia, compresa Portella della Ginestra, era stato sempre sospettato. D'altra parte, questo moroteo, su cui non devono cadere le colpe eventuali del padre, non viene dal quartiere dello Zen, non coltiva retoriche presunzioni idealistiche da affrancamento dalla miseria, è anzi rampollo di una famiglia ricca e ammanicata, come è conseguente alla posizione sociale ricoperta nell'isola, in politica e nelle istituzioni. Mattarella è citato per il suo gran rifiuto ad avallare la sperequata scelta nell'assegnazione delle frequenze a Berlusconi e per le dimissioni dal Governo presieduto da Andreotti di cui faceva parte ed è citato per la sua assenza dalle note delle agenzie di stampa e dalle riprese televisive. Come si addice a un giudice. Non è comunque un uomo nuovo: Renzi si è clamorosomente contraddetto nel volerlo imporre. Potrebbe mettergli il bastone fra le ruote su singoli provvedimenti, ma dubito che possa mettersi di traverso rispetto alla politica golpista di cui è stato l'ultimo beneficiato, con il contributo importante dell'ex presidente Napolitano. Sarà con Renzie cogarante dell'ubbidienza europea. Un uomo silenzioso non è un uomo di contrasto, bensì di mediazione, in questo caso neppure esplicita. A determinare la sua elezione sono stati i settantacinque voti di quei democristiani di complemento che fanno capo ad Angelino Alfano, ricondotto sulla retta via dalla minaccia di sostiturlo ( avrebbe potuto vessarlo ma non ha ancora i poteri per poterlo sostituire d'imperio ) nel suo agognato e necessario ( per la sopravvivenza ) ruolo poltronistico. Altri cento voti sono venuti dalla fronda dentro Forza Italia, dopo che Berlusconi, fidanzandosi per dare una parvenza di istituzionalità tardiva alla sua satiriasi, ha rinunciato alle olgettine, alla vita carnascialesca, perdendo se stesso. Volere o volare, fra Renzi, Alfano e Mattarella si è svolta, nei fatti, una triangolazione democristiana che ha escluso, per questa tornata, Pier Ferdinando Casini e che, nel farlo, ha privilegiato, prelevandolo dalla naftalina condizionatrice della Corte costituzionale, probabilmente il migliore e il più preparato dei tre, secondo una presunzione "in absentia" di elementi per valutarlo. I democristiani della diaspora, a volte apparentemente l'un contro l'altro armati, continuano a pioverci sulla testa, soprattutto attraverso le elaborazioni "istituzionali" nelle quali si articola il potere soprastante alla non più espressa volontà popolare.

venerdì 30 gennaio 2015

La ricerca dell'equilibrio dell'ubriaco.

Di fronte agli stentati conati dell'elezione al Quirinale di una figura notarile, di esclusiva valenza interna, incapace di disturbare i due manovratori, quello europeo e quello demandato in patria e le elezioni in Grecia, corre il crinale fra il compromesso a tutti i costi ( per gli altri ) e la presa di posizione popolare, netta ed incisiva. Marca anche il discrimine fra la correità con il potere dominante e la capacità autonoma di investirsi dei problemi del proprio popolo e di portarli in un contesto allargato. L'ipotesi di un democristiano di sinistra, fratello di un caduto sul fronte palermitano, schivo e pandettaro è perfettamente in linea con la neo D.C. renziana; accantona qualsiasi ipotesi alternativa, anche sul piano morale, cioè dei costumi politici, che solo una figura fuori dai giochi, potrebbe rivestire. Mattarella è stato spesso ministro e quando le fortune della sua dispersa e onnipresente compagine onnicomprensiva, sotto l'egida unificatrice ( apprentemente ) cattolica sembrava aver smarrito la sua "missione" unitaria, è sempre rimasto "in zona" andando infine a ricoprire, in quota al PD, la veste di giudice costituzionale, insieme al neonominato Giuliano Amato, in quota ecumenica o delle larghe intese. La fretta inconsulta con la quale si vuole addivenire alla nomina e la difficoltà a compattare le parti in carenza degli inevitabili dosaggi di interessi, rimanda il "redde rationem" a cose fatte, quando, perdurando la sconcertante evanescenza dei movimenti politici, il Presidente sarebbe chiamato a fare il dominus per conto della unione europea e dei poteri prevalenti, barcamenandosi fra ogni sorta di persistente incongruità. La politica italiana, privata delle sue due polarità post belliche e costituzionali, si dibatte in un continuo puntello dei suoi claudicanti equilibri. In Grecia, invece, la vittoria elettorale autentica, non attraverso nomine e liste bloccate, è stata una chiara risposta popolare di sinistra alla crescente, strangolante concentrazione economica del capitalismo finanziario che ordina l'impoverimento di massa e celebra la disperazione quotidiana come prova dell'esistnza di un dio chiamato rigore. L'esperienza francese risulta, alla prova dei fatti, flebile. La forte spinta lepenista, regressiva e tardiva rispetto ad una tradizione d'immigrazione cinquantennale in Francia, ne è la dimostrazione più lampante. Dell'Italia non varrebbe neppure la pena di parlare, avviluppata com'è in ogni sorta di compromesso "decisionista", non più o non solo fra le fazioni, ma fra i creditori e i destinatari delle loro imposizioni. In Italia, infatti, nessuno si è posto e si pone l'obiettivo ed il compito di contrastare l'austerità e i suoi imperativi ed è facile per i poteri prevalenti troncare ogni minima traccia di una riaffiorante autonomia politica del lavoro. In Grecia, come in Italia, c'è stato un colpo di Stato alla base della folle politica di abbattimento del welfare, ma la sterilizzazione della dialettica politica, frutto delle nostre "fusioni impossibili", non c'è stata e la facoltà d'espressione, alla fine, è tornata al popolo. In Italia il presente è solo decadenza, decadenza alla quale i Greci si sono ribellati e hanno riallacciato i filamenti con le radici storiche della sinistra che Matteo Renzie ha scambiato indecentemente fra riforme contro i lavoratori e flessibilità nei conti, nella quale cercare di continuare a ciurlare nel manico per le clientele da cui proviene. I Greci non hanno fatto abiura: contestando il presente hanno recuperato e rimesso in pista le idealità politiche del loro passato, le tradizioni che sono o sarebbero però anime morte se i loro eredi firmassero la resa all'antipolitica che usa il chiacchiericcio e l'accordo più volgare come maschere degli appetiti delle cricche di potere.

La malafede interpretativa di quel che è chiaro.

Scioperi. L'Italia sciopera ancora, dividendo gli ambiti fra protestatari e rivendicazionisti. Protestatario è certamente quello, in corso, dei bancari, ex categoria anomala del lavoro dipendente, in difesa di una "quadro" contrattuale privo di contenuti, che però mantiene ancora la categorialità, l'appartenenza ad un unico ambito, nel quale e con il quale confrontarsi. Gli scioperi rivendicazionisti sono, invece, tornati alle origini e, spesso, non conoscono più un interlocutore a cui riferirsi. Rivendicano ciò che "gli ultimi" stanno perdendo. Il recente job's act, conduce, in un alveo, "un quadro" sbrindellato, i lavoratori d'occasione nel "vacuum" delle tutele crescenti, tanto più illusorie quanto sempre più frequenti sono gli appalti che hanno cercato di superare, negli scorsi decenni, il divieto di contrattazione facile al di fuori della categoria di appartenenza. Dopo gli appalti, è diventato sempre più frequente il cambio, la sostituzione delle società appaltatrici che, altrettanto spesso, hanno "figliato" altre società, si sono fuse e smembrate, alla continua ricerca del profitto a scapito del salario e annullando qualsiasi dignità nel lavoratore. Le "tutele crescenti", quindi, sono già pronte per essere eluse attraverso il trasferimento dei lavoratori, mano a mano che acquisiranno "anzianità", ad opera delle nuove società appaltatrici, presso nuovi appalti, "azzerandone" così l'anzianità e le tutele e poter, successivamente, operare dei licenziamenti a basso costo. L'intervenuta abrogazione della tutela reintegratoria verso il licenziamento per motivo illecito determinante, toglie il freno ad ogni possibile abuso. Il mantra di ogni associazione padronale, a sua volta non più tenuta all'iscrizione alla associazione datoriale di appartenenza, ma libera di accasarsi temporaneamente dove trovi maggior "apertura" ai suoi calcoli reddituari, al "contesto occupazionale e produttivo", si richiama, tempo per tempo, occasione per occasione, ai modelli "flessibili", che, più che un modello, sono un quadro concettuale opportunistico. In tutto questo, grande è stata ( e potendo, ancora sarebbe ) la responsabilità dei sindacati "codeterministi", come se fossero già stati istituzionalizzati o avessero sempre per interlocutore un Governo "amico". Opponendosi alle iniziative "flessibilizzanti" dei Governi di destra, i sindacati hanno posto un argine fragile e friabile al perfezionamento del "quadro" disgregatore, che oggi( e in minor misura, già in passato ) uno pseudo Governo di centro-sinistra sta portando a rapido e ferale esito, così come vuole la Troika europea, alla quale la politica ex sociale - almeno in Italia - è strettamente abbarbicata. A questo punto, una domanda ineludibile sorge spontanea: verso quale modello economico precipita un mercato del lavoro fondato sulla flessibilità liquefatta del lavoro, su un paradigma di lavoratore a resistenza zero, del tutto sostituibile e fungibile rispetto ad altra forza lavoro?

giovedì 29 gennaio 2015

La mafia intrinseca.

La mafia in Emilia Romagna o almeno quella attiva di recente sul nostro territorio, si valeva di una instaurata rete di relazioni con le amministrazioni locali, molte delle quali, "precipitato" del terremoto di due anni fa. Si valeva anche di una abnorme emigrazione da una zona specifica del territorio calabrese, all'interno della quale, feudataria era ed è una famiglia, ad un'altra zona specifica del territorio emiliano, dentro il quale vive isolata, "etnica", nel numero di trentamila unità. Non sono tutti mafiosi! E' ovvio. ma tutti sono condizionati dalla mafiosità della dominanza d'origine, anche quando ne sono vittime e la conservazione del nucleo clanico in zona aliena conferma la facile analisi. Aste al ribasso e mano d'pera al minimo salariale in loco, imprenditoria indebitata o allo stremo per mancaza o rarefazione di commesse, hanno fatto il resto, secondo il volgare e reale criterio dell'utilità, almeno in quest'ambito "imprendotoriale" e sociologico. Si rideva a Modena, come all'Aquila, nel post terremoto: è crollata la torre di Mirandola. Allora lavoreremo là. Dov'è lo scandalo? Anche se non mafiosi ( in questo caso gli interlocutori lo erano ) l'etica dell'impresa sono i soldi e solo dopo esserseli asicurati si può salmodiare per le occasioni qualche condolenza "sintomo" di umana pietà. Se non ridono al telefono, i potenziali destinatari dei lavori di ricostruzione ridono in cuor loro; immediatamente focalizzano le loro iniziative sul business, intrattengono le amministrazioni locali, chiamano a raccolta la forza lavoro più economica per il compito specifico, in cambio di favori da "appartenenza" sui territori interessati alla fornitura e all'utilizzo, di concerto - è ovvio e conseguente - con gli amministratori locali. Cominciano le distinzioni "mafiose": io non c'entravo, ecc. Varranno in tribunale per accertare le responsabilità, non devono valere giornalisticamente per rilanciare subito la trama consociativa di interessi pubblici e privati o fra privati che è la base elementare della mafia.

mercoledì 28 gennaio 2015

Auspici.

Sarebbe opportuno che alle prossime elezioni legislative tedesche Angela Merkel trovasse sul suo cammino un altro candidato alla Cancelleria, più politico, in senso alto, che esiste, che ragioniere, a voler essere enfatici: tecnocrate. La politica della Merkel è grigia, contabile, pigra. Essere leader richiede ben altre capacità e ben altro impegno. In fondo, la Germania si è trovata, per suo merito, ad essere capofila in Europa e dovrebbe considerare questo ruolo come un onere e non come un privilegio a cui assoggettare tutti gli altri. Non è utopistico. Pur mantenendo la tradizionale serietà diurna ( di notte, i tedschi sbracano come pochi altri ), la grande cultura teutonica dovrebbe saper esprimere una classe governativa più incline alla gestione di lungo corso, piuttosto che alla cautela conservativa di una posizione che per la Germania non è mai stata inerte, ma il frutto di una costante e pervicace applicazione. Che possa intravedere disarmonie rispetto al suo costume e che non voglia più sopportarne gli oneri clientelari è comprensibile e pure giusto, ma che pretenda di imporre improvvisamente il suo metodo, pena ritorsioni e disgregazione sociale nella altre nazionalità, è inammissibile e da rigettare. La storia recente, del dopoguerra, ha espresso ben altre personalità della catapultata, per vie nebulose, Cancelliera al vertice del Governo, direttamente dal trampolino della Democrazia cristiana tedesca, che non può mascherare i suoi trascorsi burocratici e dittatoriali. Angela Merkel è stata funzionaria presso l’Accademia delle Scienze della Ddr ( è laureata in fisica, ma niente di più ) e nella direzione del sindacato aziendale e parla la lingua russa. Dal 1981 in poi la Merkel è stata segretaria della Libera Gioventù Tedesca (Freie Deutsche Jugend, o Fdj) per l’Agitazione e la Propaganda (Agitprop) - il dipartimento ideologico - una pagina della sua vita documentata ma sempre negata dall’interessata. La Fdj, che già a soli 16 anni l’aveva premiata per "l'eccezionale performance sociale e scolastica" con la medaglia Lessing nel 1971, era un’organizzazione giovanile strettamente legata al Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (Sed), il Partito socialista unificato rimasto al potere dalla nascita fino alla scomparsa della Ddr. Nel 1989 la Merkel si oppose persino alla riunificazione tedesca, preferendo, per non stemperare e pregiudicare la sua posizione, un "socialismo democratico" in una Germania Est indipendente. Eppure, solo 15 mesi dopo la caduta del muro riuscì a entrare nel governo federale ( larghe intese, patti del Nazareno? ) come ministro per la Famiglia, gli anziani, le donne e la gioventù. Aveva raggiunto in tempo record i vertici della Cdu come vice, grazie ai suoi "protettori" Wolfgang Scnhur, capo del Movimento democratico tedesco orientale e Lothar de Maiziere (di cui la Merkel era viceportavoce), ultimo capo di governo della Ddr. Entrambi erano collaboratori della Stasi, il famigerato "ministero per la sicurezza di Stato" (Ministerium für Staatssicherheit). Fu la Merkel a definire una sciocchezza le accuse di ispirazione delle azioni della Rote armee fraktion, i cui membri furono uccisi in carcere con teutonica, incivile oltre che illiberale attitudine, nella Repubblica federale, dopo il sequestro e l'omicidio del capo degli industriali. I documenti della Stasi erano stati opportunamente distrutti, poco prima della non auspicata riunificazione. Se Margaret Thatcher fu la dissolutrice del welfare inglese e la privilegiatrice degli interessi economici privati, Angela Merkel è la potenziale ( per la Grecia, già da tempo in atto ) devastatrice delle tutele sociali in Europa, in nome dell'egoistica salvaguardia apolitica del privilegio tedesco e, ancora una volta, personale. Un salto all'indietro di almeno due generazioni. Che si tratti di una regressione di genere? Gli esiti di una prolungata leadership femminile ( tre mandati per la Thatcher, tre mandati per la Merkel ) manifesta una evidente tendenza conservatrice di un privilegio statico per assicurarsene l'esercizio futuro. Per questo, sarebbe ora che la Merkel fosse politicamente avvicendata. E, dopo di lei, riformata la Troika, possibilmente non con elementi italiani.

martedì 27 gennaio 2015

La memoria di ciò che non si conosce.

Il giorno della memoria dello sterminio ebraico è quasi priva di testimoni diretti e i ricordi di chi ha avuto parenti prossimi, coinvolti od impegnati nella storia dello sterminio tentato in europa sono già qualche cosa di mediato nell'espressione e nei sentimenti. Eppure restano le immagini di corpi macilenti o scheletrici, di pellanchere vuote ammonticchiate nei cortili dei lager dopo essere state uccise, ma il silenzio delle potenze, che erano a conoscenza dei fatti, delle popolazioni coinvolte ( le eccezioni confermano la regola ) della Chiesa cattolica che organizzerà la fuga dei ricercati nazisti in sud america e segnatamente in Argentina, non lasciano presagire nulla di fondato, di fondatamente buono. Bene ha fatto il Rabbino capo di Gerusalemme in visita a Roma a ricordare la ripetitibilità dell'olocausto, la sua non originalità, nè per quanto riguarda i semiti, nè per quanto potrebbe riguardare altre nazionalità. E' infatti contestuale all'eccidio ebraico lo sterminio etnico degli Armeni nell'Impero ottomano, tanto descritto quanto pervicacemente negato, come avvenne, del resto, durante la sua attuazione. Anche in questo caso vi fu un silenzio indifferente dei paesi non coinvolti ed uno complice della Germania che con la Turchia intratteneva ed intrattiene rapporti storici. Le cronache di questo sterminio etnico rammentano i costumi islamici di vendere e far prostituire le vedove e i loro figli, maschi e femmine e la loro vendita al mercato degli schiavi, come fanno ancora, nell'indifferenza più assoluta, i miliziani del califfato di Baghdad, come fecero i cetnici serbi ( vendita a parte ) durante l'ultima guerra civile jugoslava, senza che neppure la Chiesa chiedesse un intervento alle neghittose potenze delle quali è, di fatto, alleata, se non per evitare, alla fine, sopraffazioni politiche degli ortodossi sui cattolici ed ora dei musulmani sulle disperse comunità cristiane nelle terre arabe o altrimenti islamiche. Le cause storiche degli eccidi - molti dei quali sono avvenuti in epoca antica -, sono state varie, contingenti, particolari e ciascuna, per non scemare nella commemorazione tanto enfatica quanto rituale e vuota, va demandata all'analisi storica, che non rassicura nei suoi adattamenti revisionisti, quando le opportunità politiche, le sue strumentalizzazioni, li sollecitano. Le generazioni si succederanno, in carne ed ossa, in ignoranza e malafede, mentre le memorie, neppur condivise, si stagliano sempre più lontane su di uno sfondo che, da se sole, non ne impediranno il ripetersi, non necessariamente sugli stessi soggetti, ma certamente su qualche debole e minoritario capro espiatorio.

Guerre di confine.

Continua la guerra fa l'Ucraina al di qua del Dnepr e quella russofona, nella quale gli spetsnaz sopravvissuti alla Cecenia combattono come antichi aspiranti feudatari agli ordini di Vladimir Putin. Da tempo non se ne aveva più notizia, dall'abbattimento, di incerta attribuzione, dell'aereo civile malese. Reimpossessatosi della Crimea, il piccolo zar continua nella sua politica ai confini del suo impero continentale, ora senza appendici o ammortizzatori di sicurezza, così come continua l'assimilazione - secondo me non priva di elementi di corruttela - degli ex satelliti sovietici, da parte della NATO, dell'europa guglielmina e della geostrategia finanziaria e statunitense, che rischia di compromettere la permanenza al potere di Putin stesso. Una strategia simile non poteva che provocare una reazione conforme a tutta la tradizione russa, zarista, rivoluzionaria ed attuale. La Russia putiniana non è una democrazia, è un'autocrazia mal mascherata. Anna Stepanovna Politkovskaja, nata a New York da diplomatici russi, uccisa a Mosca mentre rientrava nella sua modesta dimora perché aveva rimosso la natura illiberale del suo Paese, non riposa in pace. Le sue cronache giornalistiche, nella terra di nessuno di un potere ancora fluido e indeterminato, erano troppo precise ed è stata eliminata. Ma la Russia, però, ha smesso di essere una terra d'emigrazione, ancora troppo acerba per una democrazia e poco incline ad eleborarne pazientemente i tempi biblici, conservando dignità e coerenza morale. Per questo poco e per questo tanto, a Donetsk si continua a morire senza senso, vittime sacrificali di appetiti barbarici su entrambe le sponde del Dnepr, dopo un contro colpo di Stato, fomentato - dopo quello putiniano - dall'occidente tedesco e americano, valendosi cinicamente di milizie filo-naziste ( come in medio-oriente dove ci si trova a intervenire contro gli alleati strumentali di poco prima ) e mentre la popolazione stenta a nutrirsi, perché a qualche estranea entità interessa l'egemonia senza differenziazioni, in giro per il mondo e a qualcun'altro interessa, invece, la sua autonoma autorità territoriale, oggi (multi)nazionale, entro confini storici e, possibilmente, anche nei pressi, secondo il costume degli imperi, che non contemplano altro che schiavi fuor di matrice, siano essi l'Impero Ottomano, quello guglielmino, quello nord americano, ai a cui prestan nome i politici di paglia dei singoli tasselli dello scacchiere.

Partiti liquidi.

Nel M5S le scissioni sono quadrimestrali e il numero dei fuoriusciti è proporzionale agli obiettivi contingenti di qualche altra forza (?) politica. Oggi escono in dieci, ingaggiati di riserva per eleggere un nuovo re travicello alla presidenza della repubblica, che potrebbe rivelarsi un autarca, non tanto per energia propria, ma per l'inconsistenza delle labili, evanescenti formazioni pseudo rappresentative. All'inizio i casi furono individuali ed emiliano-romagnoli: troppi venti milioni di euro esentasse per chi ne percepiva 1.200 al momento dell'elezione, per resistere alla tentazione. Poi, un sindaco eletto, sempre in Emilia, rifiutò l'abiura del CEO Casaleggio e fondò un improvvisato comitato per la dialettica interna, rimenendo a cavaliere fra la scissione e la destabilizzazione correntizia. Vennero i dialogici sul palco alla manifestazione romana di non ricordo che.., ora altri dieci transfughi che fondano una nuova sigla e si accreditano da soli come elettori di "responsabilità". Una riedizione dei "responsabili" del ginecologo siciliano Scilipoti. Se non fosse un movimento "senza qualità" - ma forse scomodare Musil è eccessivo - un fluido della Rete sempre rimpiazzabile, mentre i già eletti si vendono - come in quest'ultimo caso - o, apparentemente, si autoescludono dal mercato in attesa di ulteriori occasioni o accontentandosi di prebende e pensione cumulabile da parlamentare, il guru e il suo officiante restano alla consolle. I nuovi adepti non mancheranno. Da quest'anno, Grillo riprenderà la sua attività di attore itinerante: potrà coniugare spettacolo a propaganda, in un remake della rappresentazione sacra, poi civile, infine "prosaica" che fa del teatrante un promotore di cultura fra i più immediati, sia che tratti di testi storicamente datati ma di immutabile attualità, sia che "canti le storie" dei nostri giorni. Quest'ultima è una buona notizia; del tutto secondarie le speculazioni opportunistiche che tutti gli opportunisti vi intravedono. Se anche fossero, la sostanza positiva non cambierebbe.

Primi passi.

Nel pomeriggio di ieri mentre Alexis Tsipras giurava da primo ministro, la Germania guglielmina si è messa in moto e, direttamente, oppure tramite la Bundesbank ha fatto pervenire le sue intimazioni all'europa continentale ed alla Grecia. La Troika, tramite la sua burocrazia di vertice, ha tentato di precettare il neo leader, invitandolo a recarsi "subito" a Bruxelles, per conferire con loro. Mi sembrerebbe più appropriato il processo contrario. Tsipras, in campagna elettorale aveva promesso che la sua prima visita di Stato sarebbe stata a Cipro e che avrebbe considerato la Merkel un interlocutore europeo al pari degli altri. Anche la Gran Bretagna, nonostante la sua separatezza snobistica dall'Unione, si è vivamente preoccupata, per l'annunciato recupero della politica umanistica, della politica tout cour, anzichè della ragioneria vessatoria. Oggi la stampa dei soggetti interessati al mantenimento dell'euro, "sottolineavano" invece come l'europa avesse già diluito i tempi di rientro dal debito greco, manifestando così la strategia di riacquisizione, di fagocitazione della Grecia, dopo che il loro nominato e truffatore Samaras era stato defenestrato. L'allenaza tattica con un piccolo partito di destra enti euro è una mossa obbligata, ma anche una buona mossa e basta: le appartenenze non esistono più, la diarchia in competizione sul mondo o, almeno, sul nostro mondo, si è dissolta e utili, in senso positivo o deteriore, sono le convergenze su temi specifici del dibattito sul campo, in un esercizio della dialettica che deve esere praticato, osservato e criticato, riabilitando le facoltà civili di ascolto e di analisi.