domenica 15 giugno 2014

Tasselli.

Così, anche l'inamidato nipote, alla sinistra di tanto zio, beneficiava della sua posizione per ottenere aiuti economici per le campagne elettorali; era, dunque, parte del sistema, che contribuisce all'elezione dei suoi membri, senza vincolo di mandato e ne viene appoggiato, proporzionalmente alle donazioni, che sono certamente a raggiera,in un ventaglio di affiancamenti e di opportunità. Regine dei depositi e delle donazioni - come dubitarne? - sono le Fondazioni, intitolate agli scopi più commoventi, austeri e benefici, che rimodernano il business evasivo e propulsivo della carità. I soldi arrivano per affluenti ben noti, ma, nella fattispecie, non al destinatario finale, bensì ai suoi fiduciari, funzionari che provvederanno a rimeritare i generosi, convogliando sia a livello di favoritismi, sia, per indotto, a livello economico, qualcosa, ogni volta e nell'insieme, per se. Sdegno e inconsapevolezza, come al solito. Certamente, il fiume della donazioni corre, tra rapide e cascate, nell'alveo del sistema para-economico, contenuto, ma ribollente, fra le due sponde, del Governo e dell'opposizione cangianti, ormai, anche in Italia, opposizioni di Sua Maestà. Tanto è vero che avari imprenditori e usurai finanziari, mentre lesinano sui centesimi, erogano - da fondi neri - ogni sorta di premio per i benefattori privati, rivestiti del pubblico laticlavio, sponsor di uffici tecnici di verifica preliminare e di controllo, esegeti delle assegnazioni per le commissioni incaricate. Oggi a me, domani a te. Secondo devozione.

Giardinaggio.

Tre giovani Israeliani, poco più che ragazzi, di cui uno Statunitense, sono stati rapiti direttamente dal ciglio della strada sul quale facevano l'autostop, reduci da un seminario ideologico-religioso. Tragica leggerezza o strana carenza organizzativa, che potrebbe costargli anni di sequestro, in attesa di una massiccia liberazione di prigionieri palestinesi. Parte di quelli tornati alle loro bicocche in cambio di un graduato dell'esercito sionista, hanno già fatto ritorno al gabbio, in seguito ad una retata ritorsiva, messa in atto subito dopo il sequestro. Una settimana fa il Presidente israeliano, al suo ultimo atto pubblico, quello dell'Autorità palestinese, un Metropolita ortodosso e il Papa, avevano piantato un albero della pace nei giardini vaticani. Dev'essere appassito. Il rapimento è avvenuto in zona ex giordana, annessa dagli Israeliani dopo la Guerra dei sei giorni e mai più restituito, nel quale si ammassano i Palestinesi, che vorrebbero farne un pezzo del loro futuro Stato. Con gli Israeliani insediati in minoranza? Non è conforme ai principi del sionismo. Se poi sorgesse, infine, uno Stato palestinese, non diventerebbe una potenza ostile di confine, che continuerebbe ad esercitare le sue azioni di guerriglia verso gli invisi vicini? Gli squilibri armati continueranno dunque a seccare qualsiasi pianticella, utile solo ad abbellire, come qualsiasi altro innesto i Giardini del Papa.

sabato 14 giugno 2014

Entropie europee.

La Croazia è da un anno il 28° Paese irregimentato nell'Unione europea e, da un anno a questa parte, la sua situazione economica non ha fatto che regredire e deteriorarsi. C'è da chiedersi che cosa spinga una politica di automantenimento a condurre al macello interi popoli, in una tenaglia dalla quale non si affrancheranno più per decenni, ovviamente a scapito delle classi medie e popolari. La risposta, conseguente, è che costoro beneficiano della loro associazione, sia pur incompetente, ma potente, alle trame della finanza, che controlla ed ispira tutti i trattati europei e le determinazioni delle Commissioni e della Troika, nelle quali non è presente nessun eletto. Il debito prodotto dalle banche continentali - le più grosse e politicamente compromesse - si scarica sui popoli e trova sempre nuovi adepti al massacro, in un contesto tanto esteso quanto irrazionale, dal quale solo la Russia ha saputo star fuori e recuperare una sua sovranità e potenza e, come durante la Guerra fredda, alcune nazioni scandinave che se la passano bene, come prima. Codeste, fra l'altro, non hanno subito menzogneri colpi di Stato ad opera di componenti delle Istituzioni che avrebbero dovuto tutelare. Ma i privilegi minacciati li hanno meccanicamente indotti al tradimento. E' sul conflitto geo-politico, innestatosi dopo la liquidazione del comunismo, che si vanno coagulando le gerarchie instabili di un mondo ingiusto, nel quale i rimedi della politica sono stati criminalmente e imprudentemente accantonati. I cattolici slavi confinanti declinano nei lavoretti di contorno al turismo d'occasione, nelle case affittate in piazzetta o agli attracchi d'arrivo, nella prostituzione apprestata per gli yacht-men alla fonda nei moli graziosi ed affollati. La gente normale si avvilisce nella sottoccupazione e nel riverbero delle appartenenze, già riemerse, a fomentare la battaglia, per la riemersione della piccola nazione, come in Ucraina, dei nazional-fascisti Ustascia che caratterizzarono uno dei periodi peggiori della loro storia recente. La stretta subordinazione economica, vigente già ai tempi della Jugoslavia, quando il marco era la moneta prediletta ( in subordine, il dollaro ) per il mercato parallelo della Dalmatia e dell'intera regione croata, spiegano, in parte, la scelta suicida, nel ventre di un'Europa che ha in se i prodromi di una futura ed anch'essa storica entropia. .

Per vivere, ha vissuto.

Renato Vallanzasca torna in carcere, dopo una sfortunata licenza-premio di tre giorni. Ha cercato di impossessarsi di un paio di cesoie, un sacchetto di terra concimata e di un paio di mutande all'Esselunga. Ad occhio e croce, il materiale gli serviva per compiacere una signora, curare il suo terrazzo o il suo giardinetto; quanto alle mutande: un accessorio di presentazione, il tutto condito con una di nuovo endemica penuria di denaro. Ha, quindi, come in passato, rubato per uno degli elementi che fanno gioiosa la vita o, sul declinare del tempo, meno reclinata su se stessa: una donna. Nella sua semplicità, senza enfasi, il bel René, è stato, ancora una volta, fedele a se stesso. Le donne, di un certo ceto, di un certo ambiente, forse, lo hanno sempre amato, tanto che, ancora carcerato, nel 2008, si era risposato. Poi si era impiegato in un negozio, ma, scoperto dai media, ne era stato allontanato. Ha cercato ancora uno sprazzo di vitale appagamento, impeditone da due tutori dell'ordine aziendale e della tutela dei suoi beni. E' ritornato al gabbio, quello stesso da cui fece evadere una tigre, prigioniera di un circo. Alla prossima, Renato, finchè ci sarà vita. E, se sarà finita, non importa.

La deriva autoritaria e i suoi pittoreschi oppositori.

Corradino Mineo è stato esautorato dai suoi ruoli istituzionali perché ha eccepito circa le intenzioni anticostituzionali di quello che si può già definire il renzismo plebiscitario. Il berlusconismo, al confronto, è stato ben poca cosa ed è normale che alcuni parlamentari lo contestino apertamente. Se potessero ancor farlo all'interno delle correnti di una volta...il renzismo non esisterebbe. Ma quel sistema di democrazia mediatoria era diventato paralizzante. Per questo, in ogni ambito, si prendono le più strampalate decisioni e poi se ne propagandano le cause in modo da escludere le proprie responsabilità. Anche Corradino, quando era inviato di RAI 3 e direttore di RAI News, indulgeva alle censure: fece in tal guisa, quando, pur sponsorizzando uno speciale di Michele Santoro dal PalaDozza di Bologna, oscurò l'intervento di Daniele Luttazzi, un altro dei tanti epurati della RAI, per poi riprendere con gli sproloqui fintamente antisistema dei Travaglio, dei Santoro et similia. Anche Renzi ha il suo gineceo. A chiedere la messa in mora di Corradino è stata la popolarmente properosa Anna Maria Boschi, Ministro di un Ministero che non so. Nel generone nazionale non cambia niente perché non esistono i presupposti perché questo avvenga, ma sono evidenti i caratteri dittatoriali che il corso renziano vuole assumere; quegli stessi caratteri che Berlusconi non riuscì mai ad interpretare, non avendo un interesse personale a rivestirli, bensì solo uno scopo aziendale e familiare. Berlusconi era in patente conflitto d'interesse, ma che dire di un nominato improvvido fin nell'aspetto e prepotente, osannato dalle plebi, non più per un mediatico riflesso di ricchezza, bensì per ottanta euro, per i quali non c'è la copertura, che va e andrà ricercata in nuove tasse, variamente denominate. Ancora una volta, nella storia italiana, è la sinistra trasformista ad accompagnare le derive autoritarie, che i vecchi e tradizionali rentiers hanno avvertito e fatta propria con pavloviano riflesso.

giovedì 12 giugno 2014

Presupposti.

Erri De Luca è uno scrittore a me quasi sconosciuto, ma molto apprezzato negli ambienti popolar-resistenziali italiani. Tempo fa se ne venne fuori con un'affermazione di questo genere: è giusto, anzi è auspicabile che si saboti materialmente la TAV. I giudici di Torino, altrimenti noti per una lunga e per ora sterile battaglia contro il doping sportivo, sono invece fieramente dalla parte degli interessi costituiti, per quanto riguarda la contestatissima opera, che ha ormai travalicato i suoi confini geografici. Detta magistratura ha individuato, nelle parole di De Luca, un incitamento bello e buono a sabotare la linea in una escalation dell'opposizione ad un'opera che ha assunto il carattere di collettore della protesta di base in tutt'Italia. Come già detto, delle caratteristiche tecniche e politiche della tratta non so nulla e, quindi, continuerò a non addentrarmici. Mi interessa di più l'atteggiamento polemico dello scrittore, che, leggo, è già stato un attivista di quella che si chiamava estrema sinistra, delle cui vicende, più poeticamente che realisticamente, ha intriso i suoi libri, di solito brevi e focalizzati. Come Adriano Sofri, Erri De Luca ha detto che non si difenderà tecnicamente e accetterà eventualmente una condanna. Quanto si propone di fare è, nella cornice del processo, una domanda retorica: investigate sull'EXPO milanese e sul Mose veneziano, mentre sembrate mobilitati, riguardo alla Torino-Lione solo sulle manifestazioni contro il proseguimento dei lavori, come se, lungo i binari, non corressero anche le tangenti, almeno nella tratta nazionale, di cui, pur benemeriti per le sentenze sulla Thissen Group e le inutili indagini sul doping venefico nello sport, non vi curate. Ebbene, se mai De Luca cercasse, anche inconsapevolmente, una fragile notorietà dalle sue esternazioni, come non pensare altrettanto di una magistratura che indaga reati alla moda, sia che si tratti di anabolizzanti o di altiforni incendiari, ma in un contesto caratterizzato da una violenta contrapposizione valligiana e di importazione, non trova di meglio che ergersi a severa custode dell'ordine. Affaristico e tangentizio? E' prematuro parlarne. Non si comporta conformemente, in fondo, anche quando incarcera i corrotti? Lo fa in nome di quello Stato di cui è servitrice, tanto più tradita, quanto più ingenua e disinteressata, ma anche nella veste confermatrice dell'ordine legale, colpendo con sicurezza dove minore è la resistenza di quello stesso potere che, con rituale sacerdozio, impersona.

Scosse.

In Brasile non ne hanno avuto abbastanza sella Confederetion'Cup del 2013 e stanno per dare la stura ad un campionato del mondo al quale non erano preparati. La ripartizione delle spese proposta anche all'Argentina è stata rifiutata dalla Presidentessa, mentre quella brasiliana si è accollata uno sforzo improbo, in cambio di ricche royalties. Decine di operai sono morti nei cantieri, ma la manifestazione comincia con impianti incompleti che non saranno più portati a termine. Ad agitare le acque sono i movimenti di base, in Brasile come in molte altre parti del mondo, dove partiti, sindacati e lobbyes sono appattumati e sotto traccia. La Roussef è stata, da giovane, durante la dittatura militare, una fiera oppositrice della Giunta golpista; è stata arrestata e torturata. Ma oggi, dalla presidenza, il suo contegno non è diverso da quello di qualsiasi altro potente. Alla contestazione, suffragata da generazioni di favelados, oppone i proiettili di gomma e i candelotti ad altezza d'uomo di tutte le polizie al mondo. Non è il fascismo che ha combattuto, ma la repressione colpisce milioni di giovani uomini - sì, milioni, anche se i manifestanti sono, in tutto il Paese, qualche decina di migliaia - che hanno paura di raggiungere i trent'anni. Il campionato del mondo di calcio è un pretesto, un'occasione di far sentire le prorpie ragioni; un megafono molto forte che si correla con gli analoghi episodi che si sono svolti e che si svolgeranno dovunque esista un'organizzazione dei precari di ogni latitudine.

martedì 10 giugno 2014

L'irriducibilità della fede unica.

Shimon Peres ha chiuso la sua lunga carriera politica abbracciando Abu Mazen in Vaticano e piantando, insieme a Francesco e ad un metropolita, un albero della pace nei giardini del Papa. Poi è tornato in Israele per cedere il laticlavio a tale Rivlin, contrario a qualsiasi processo di pace e patrono dei coloni. Peres è stato per tutta la sua vita politica un prestigioso leader socialista. Pacifista e spesso critico delle politiche dello Stato sionista, è sempre stato relegato in secondo piano, fino alla tardiva consacrazione presidenziale. Era succeduto ad uno stupratore seriale, condannato per questo a ventidue anni di prigione e cede il posto ad un rappresentante della destra più ottusa e segregazionista. Peres ha in fondo ben rappresentato il mantra dell'ebreo. Pure apprezzato internazionalmente, rare e sporadiche sono state le sue partecipazioni a convegni internazionali. E' stato lui, a poche ore dall'abbandono, a sancire l'assegnazione di un premio a Giorgio Napolitano, definito difensore dell'ebraismo e fiero oppositore dell'antisemitismo. Ma la parabola collaborativa, che pure trovava difficoltà evidenti, anche da parte sua, ad esprimersi, non ha mai trovato sbocchi ed oggi Istraele ritorna precipitosamente sui suoi passi, vanificando il cerimoniale incontro di preghiera. Lo stato dell'arte resta inalterato, anzi rincrudisce nei suoi caratteri contrapposti: il Dio dei tre monoteismi, destinatario di preghiere solo apparentemente uniformi dove sottendono la pace, continua ad ispirare gli oranti in modi difformi e il tentativo ecumenico di Francesco era meglio se non veniva esperito.

La prepotenza della menzogna.

Ci sono morti e feriti, ogni giorno, nelle regioni orientali dell'Ucraina. Così come parte dei "rivoluzionari" che hanno portato alla liberazione della Timosenko e all'elezione dell'oligarca arancione Petro Poroshenko, sono nazisti emuli ed eredi di quelli che affiancarono i tedeschi nell'invasione della Russia, nelle enclaves russofone in lotta, ad agitare il vessillo di una battaglia sempre più disperata sono gli ucraini di orine russa che combatterono in Cecenia, convinti di aver evitato all'ex Repubblica sovietica, un destino islamico ed integralista. Sono vent'anni che l'ordine regna a Grozny, gli armati islamisti si sono spostati nel Daghestan da dove hanno ordito due attentati clamorosi nell'imminenza delle Olimpiadi invernali di Sochi. Gli ex generali impegnati su di un fronte nel quale il sadismo reciproco la faceva da protagonista, hanno reindossato le uniformi, contrattaccano ed eseguono condanne a morte per fucilazione sui soldati e gli ufficiali che fanno prigionieri: sono ben armati ed addestrati, ma sono isolati. Putin sembra averli votati al sacrificio, accontentandosi delle basi militari, ma potenzialmente anche civili della Crimea, anche perché le stime sulle materie prime, soprattutto carbonifere di alcune di quelle regioni si sono dismostrate sovradimensionate rispetto alla realtà. Grazie, morite pure. In fondo Putin è coerente: ha giustificato l'annessione senza mostrine della Crimea in nome dell'autodeterminazione dei popoli, che gli fu certificata da un referendum indetto in fretta e furia, con le sue truppe all'interno della regione contesa. Ma la sensibilità per l'autodeterminazione dei popoli è assente dall'orizzonte politico e morale della piccola spia del KGB, tanto è vero che fece brandelli di analoga pretesa cecena, appena vent'anni fa, da quando, dopo sadismi reciproci d'ogni genere, il Governo fu affidato al fantoccio Ramzan Kadirov, che, da allora, non ha conosciuto opposizione al suo demandato potere. La prepotenza della menzogna volteggia su di uno strato lastricato di morti. Fra questi Anna Politkovskaya, per l'omicidio della quale sono state condannate tre persone, due delle quali padre e figlio, senza che sia stata individuata traccia dei mandanti.

lunedì 9 giugno 2014

Appena due parole.

Due parole sui ballottaggi in alcuni Comuni italiani, minori, direbbe qualcuno, invece significativi di radicate tradizioni e delle loro trasformazioni. Padova, purtroppo, si è confermata ridotta preziosa ma egualmente laida, del municipalismo che esclude. La città del muro che isola i quartieri indigeni dagli insediamenti degli immigrati, dell'intatto Ghetto ebraico e della Cappella degli Scrovegni, fatta affrescare da un mediocre usuraio, discendente di usuraio, per sperare di salvarsi l'anima, ma, soprattutto, credo, per immortalare, in una forma ipocritamente accettabile, la sua ricchezza estorta, ha insediato al Municipio un'accozzaglia di leghisti, di Fratelli d'Italia ed altri cascami della Destra popolare e becera. Padova è stata uno degli epicentri della "strategia della tensione", negli anni '70, così piccola eppur pullulante di sedicenti giornalisti ed editori, strettamente legati ai servizi segreti, ma anche piccola patria di quell'Autonomia operaia di cui Antonio Negri fu il mentore e l'agitatore, fino all'esilio alla Sorbona, al triennio carcerario ed alla ripresa dell'analisi dei movimenti insieme a Michael Hardt. Perugia, la terza capitale rossa della Prima Repubblica, passa a Forza Italia. Sembra bizzarro, ma è un sintomo dell'estrema aleatorietà delle appartenenze. Livorno, la rossissima va ai 5 Stelle, la sinistra è in lutto, ma dimentica che Livorno, sia storicamente, sia nell'indole intima dei suoi abitanti, è una città anarchica, quindi non rossa, bensì rosso-nera e il successo di Grillo sul vecchio rosso-comunista, a me non riesce strano, né insospettabile. I campanili, le piazze della politica-polemica cittadina sono tornate ad animarsi. Ormai, la politica nazionale è demandata all'esterno ed è un sintomo vitale che i Comuni siano tornati impetuosamente in campo.

Rampicanti.

Il Primo ministro indiano, neoeletto, Narendra Modi, ha annunciato che aprirà le porte del suo continente agli investimenti a zero spese, zero norme antinquinamento, zero sindacacti - mi sembra superfluo, basta fare una joint venture con quelli italiani -: vuole diventare definitivamente una grande potenza economica; nucleare lo è già. Il baricentro del mondo, per ora, non si sposta, ma le sue proiezioni, che attengono solo al lucro, si vanno diramando, con sistematica ed accentuata metodicità, verso i paesi di nuova industrializzazione, verso i prezzi minimi, pur in presenza di una tecnologia ancora insufficiente. Molte aziende italiane sopravvivono vendendo a blocchi, le forme tecnologiche più evolute che detengono, in maniera da poter affiancare e controllare i committenti, sia riguardo alle competenze che acquisiscono, sia alla lesine delle forniture integrate e necessarie che dovranno, se non potranno farne a meno, ancora fornir loro. Il neo Primo ministro ha sbaragliato, nelle ultime elezioni, il feudale e corporativo partito del Congresso, della vedova Gandhi, che, probabilmente, ne è stata lieta, temendo e ben a ragione per la vita sua e dei figli. I partiti familiari mostrano la corda in tutto il mondo; troppo gelosi gli egosimi, troppo limitatrici le politiche, con poche possibilità di spartizione fuori dalla cerchia dei propri dignitari. Il loro particolaristico ma ingentissimo interesse, sarà comunque salvaguardato e potra consentir loro di attrezzarsi per il nuovo sistema che verrà o che abortirà..in questa fase è solo un'intenzione. L'india, che ho visitato è un territorio vastissimo e multietnico, caratterizzato da due etnie principali violentemente contrapposte: gli Indu e i Musulmani. Per questa ragione fu creato il Pakistan, ma la diaspora dei seguaci di Maometto non fu sufficiente e, in un contesto ben diverso, fu concesso a pakistani e indiani di neutralizzarsi con la bomba nucleare. Il Pakistan è restato un paese statico e tribale, l'India emergente di cui si novella è costituita da 250.000.000 di persone, di modi affettatamente inglesi, di ingenti ricchezze, depositaria di competenze di vertice nelle telecomunicazioni. Ma l'India che ho visto è anche la plaga sterminata di orfani che fanno le guide dovunque, dei bambini e degli adolescenti stremati, al servizio di qualche grossista di preziosi e, come in Pakistan, nei forni che producono i mattoni per l'edilizia. Sono anche i bambini che, con mitezza e rassegnazione, chiedono l'elemosina, per cibarsi, sui marciapiedi delle grandi città, prima di coricarsi sotto tende di canapa grezza nera, sui marciapiedi stessi, secondo una specifica concessione comunale. Narendra Modi, di queste anime vagule e blandule, nate per caso e per niente, se ne frega, almeno fino a che non costituiranno un impedimento molesto alle deambulazioni affaristiche, quando, cioè, per altri versi, non credo che la loro condizione migliorerà. Il guaio è che, per noi, già ricchi e satolli, pigri ed illusi che il nostro sia uno stato acquisito ed a prescindere, i problemi aumenteranno ancora. Sono già tante le realtà economiche nostrane avvinte a quel carro fatto di joga mattutino, vacche libere per le strade piene di traffico, caste e famiglie, interi quartieri dediti ai più sordidi e disumani commerci, come attività castale che i genitori tramandano ai figli. E' una nazione fatta di assalti ai treni, sui predellini dei quali è consentito viaggiare gratis, come sui tetti dei medesimi, affollati come i vagoni. Anche in Inghilterra, i senza tetto possono occupare gratis le case pericolanti: il tessuto sociale e morale per il capitalismo è già pronto. Le droghe vegetali, le mille e più religioni stordiscono le varie caste di cui si compone quella primitiva e pagana società povera, mentre evidenti sono gli archetipi originari e comuni che sono osservabili sui muri della case. Ancora non ci sono comitati per la ripulitura, per non farne diminuire il valore. Narendra Modi è in fondo un altro ventriloquo del sistema, indigeno e internazionale. Siamo noi che abbiamo perso la voce.

domenica 8 giugno 2014

Nulla più a che spartire.

Settant'anni dallo sbarco anglo-americano in Normandia, perché quell'europa continentale era divisa fra l'orso sovietico e una congerie di nazionalismi asfittici che si erano rifugiati nel nazismo o alleati con esso, dopo averne costituito con il fascismo italiano la base ideologica, non reggeva più agli equilibri e rischiava di sconfinare nel sistema dell'economia pianificata, fumo negli occhi per gli Stati Uniti e per la sua ancella orgogliosa, l'Inghilterra. Da due direttrici opposte, Russi, stremati ma vittoriosi sulle milizie germaniche in rotta e nord americani, corsero ad accapararrarsi quanto più territorio poterono, per porlo, la Russia, a garanzia del suo impero territoriale e della sicurezza ammortizzatrice che le consentiva e, gli Stati Uniti, a contenderle, con un'ocupazione stabile attraverso poderosi contingenti militari, dei decaduti Paesi "alleati", l'egemonia su tutto il continente, che, altrimenti, ne avrebbe sterilizzato i commerci. Giocarono, in quest'ultimo spicchio di mondo, a favore degli americani, le lobby, economiche e religiose, che, mantenendo la loro scelta di fondo, palesemente fascista, si adattarono alla sua rovina, cercando - come fanno ora - di ammortizzarne le ricadute. Settant'anni dopo, la celebrazione ha cambiato i suoi connotati, o meglio, li ha persi: la Germania è di nuovo unita e dominante nell'Unione europea, la Russia sta riconquistando la sua alterità ambigua ed euralasiatica e gli Stati Uniti giostrano, sui flussi finanziari ed economici, in tutto il mondo, ma sono ormai pesantemente condizionati dal debito e contraddetti dalla Cina. Dopo l'improvvisa e per molti versi improvvida liquidazione del comunismo in Russia, gli Stati Uniti hanno dapprima imposto il sogno di un Eldorado finanziario che tutti i più modesti venditori delle banche hanno con violenza pari all'ignoranza, propagandato presso i risparmiatori autarchici dei B.O.T.. Il capitalismo genetico ha provocato una delle sue crisi ricorrenti, all'interno della cui patologia si stanno risistemando i soggetti nazionali, in vesti da protagonista o da comprimario. Quanto, delle culture specifiche, accantonate ma non rimosse, potrà riemergere o quanto dovrà assoggettarsi trasformisticamente alle volontà della cabina di regia, lo vedranno i posteri. La Russia si è affrancata dal nuovo ordine e già ne contrasta l'espansione sul versante orientale, sul quale l'alleanza energetica con la prima potenza finanziaria e capitalistica al mondo, la Cina, che della sua spietata dittatura continua a fare il volano del suo successo, pone seri problemi, soprattutto prospettici agli Stati Uniti. I piccoli e presuntuosi Stati europei, che nulla fecero per autoaffrancarsi dalla potenza nazista egemone, hanno partecipato, da comprimari, alla manifestazione sulla spiaggia dalla quale importarono, in molti ambienti, di malavoglia, la democrazia e il mercantilismo.

sabato 7 giugno 2014

Ricordi semplici e onesti

Il 7 Giugno del 1964, il Bologna f.c. conquistò allo stadio Olimpico di Roma il suo settimo e ormai cinquantennale scudetto. La temporalità suggersice che non ci sia proprio nulla da festeggiare; oltretutto è venuta a coincidere con una indiscutibile retrocessione in serie B. Quel giorno era caldo e luminoso ed io, che avevo tredici anni, me lo ricordo bene. Seguimmo la radiocronaca di Nicolo' Carosio che poco lasciava intendere l'effettivo svolgimento dei fatti, fino a quando a metà del secondo tempo, annunciò un calcio di punizione per il Bologna che fu tirato da Romano Fogli, un mediano arretrato dal tiro flebile, che le punizioni non le tirava mai. Fu, in quell'occasione, preciso e Sarti, il portiere nerazzurro, se la vide sfilare, trapassante l'area affollata, alla sua sinistra. Ci pensò a sei minuti dal termine Arald Nielsen, con uno dei suoi dondolamenti verso l'esterno dello spazio stretto ed il tiro dalla parte opposta a sancire la conquista, meritata e contrastata, del titolo a quella bella squadra, nella quale l'allenatore, laureato, dava del lei ai giocatori, in cui si rispettavano i ruoli, dalla cui interpretazione si evinceva la qualità reale o la modestia non truccata di chi li ricopriva. Arbitrò la partita Concetto Lo Bello, che diventerà di lì a poco deputato. La arbitrò bene, come sapeva fare, pur condizionato, come tutti gli arbitri, fino a calciopoli, dalle pretese e dall'influenza dei grandi club. Tre giorni prima era morto Renato Dall'Ara, il Presidente di quella squadra che giocava come solo in paradiso si era soliti fare. Fulvio Bernardini, già aggiudicatario di una scudetto con la Fiorentina, dedicò quella vittoria ai bolognesi, "gente semplice e onesta". La stessa che continua a tifare per i colori rossoblu.

Scompensi.

Mentre l'Italia naufraga sotto il peso di una prima Repubblica clientelare e di una democrazia corrotta e incorreggibile, il Garante anti-corruzione rimane solo, a pochi giorni dalla sua nomina. I suoi predecessori si sono dimessi all'unisono, non per la patente inutilità della loro opera, ma per essere stati bypassati dal nuovo censore. Divertente la proposta di Matteo Renzi che, poverino, non sa quello che dice, di trattare da alti traditori i politici che accettano o sollecitano mazzette. L'alto tradimento è una specie di reato che si attaglia solo alle alte cariche degli Stati o a suoi Funzionari in posizione di segretezza e responsibilità securitaria. E' giuridicamente inapplicabile a tutti quei sacerdoti civili, che, in qualsiasi ambito, aspirano ad arricchirsi e, ridicolmente, pretestuosamente e presuntuosamente, ad accreditarsi in una società ormai senza contenuti, né culturali né morali. BBB, non se ne esce e prospettive negative. Su queste fenditure speculano le combriccole di paese, impegnate a trasformare il declino della nazione in opportunità di rapina particolaristica. La moglie di Renzi scorrazzava per Firenze con un pass comunale per il quale non aveva titolo alcuno. Il marito, ovviamente, non ne aveva bisogno. Questa è la cultura dei piccoli italiani, immodificabile. La privacy non piace ai Governi che, come denuncia la Vodafone, entrano, senza rispettare procedure, dentro le linee degli operatori privati di telefonia mobile. Temendo un possibile effetto Snowden, la multinazionale inglese ha messo le mani avanti: tra le più intercettate, ovviamente, l'Italia per via della mafia, si dice, ma, in percentuale alla sua popolazione, la più ascoltata è Malta. Uno dei tanti lavori di merda: dover decrittare tutte quelle comunicazioni sgrammaticate, gergali e dialettali, lo spezzattamento delle frasi, i grugniti e i mugugni che qualche volta ho ascoltato, riprodotti da qualche sito informativo. Doveva essere meno difficile e snervante decifrare le comunicazioni in codice durante la seconda guerra mondiale. Beppe Grillo è voluto approdare nel Parlamento europeo, nel quale, a differenza di quello nazionale, pare soffrire di solitudine. Per mantenere la propria maniacale particolarità, cerca alleanze con soggetti politicamente volatili. Le contumelie che fanno del beone Farage, sempre fotografato con monumentali boccali di birra rossa e con una mimica da Mister Bean, fanno parte del gioco alla distruzione morale dell'avversario, proprio da parte di coloro nei cui ranghi allignano i più amorali ladri e farabutti. Prima o poi, dovrà decidersi; se stare in politica o farne parte e starne fuori. Nulla di nuovo: abbiamo già avuto le convergenze parallele e il partito di lotta e di governo. In Siria, Assad ha ottenuto una plebiscitaria riconferma con l'83% dei suffragi. I suoi due sparring partners hanno ovviamente preso il 3% e il 4%. Nessuna scheda biana o nulla. I morti, 160.000, non hanno votato. Il Presidente del Senato, Aldo Grasso, corregge la foga rottamatrice di Renzie con un'ipotesi più praticabile: decadenza immediata e perdita di ogni vitalizio, se un deputato o un senatore vengono condannati per corruzione. Al resto deve provvedere il diritto penale. Il commercialista bolognese Gnudi è il nuovo commissario all'ILVA: lo hanno nominato il suo collega minore all'ambiente, Galletti-Casini e una delle sue segretarie: la Maida.

venerdì 6 giugno 2014

Il vuoto su cui si regge il regime.

L'anno scorso, la televisione pubblica greca dovette chiudere per qualche giorno, prima che la Corte costituzionale ne disponesse la riapertura. In Italia, Matteo Renzi annuncia tagli draconiani alle sedi regionali, lasciando inalterata la grande greppia romana, quella che dovrà parlare di lui. CGIL e UIL hanno proclamato uno sciopero; la CISL è stata coerente con la sua linea di collateralità a qualsiasi Governo, azienda o centro di potere: dopo qualche tentennamento ha deciso di non partecipare. Ma anche lo sciopero del primo e del terzo sindacato confederale lascia perplessi: anche loro hanno consentito un prolungamento inusitato della vita lavorativa, hanno abdicato all'art. 18 e con esso, alla stessa loro ragione di esistere, almeno come rappresentanti dei lavoratori. Solo a queste condizioni, un simulacro di partito di sinistra ha potuto ottenere un consenso plebiscitario sulla linea dell'appiattimento alle volontà di Obama e Merkel, della Goldman Sachs e del club Bilderberg. Tutti pazzi per il pupazzo: le banche, Confindustria, CGIL CISL e UIL, Conferenza episcopale, terzo settore, enti locali ( Governo dei Sindaci ), giornali e televisioni; il mondo dello spettacolo non satireggia su di lui e anche le gerachie sportive lo appoggiano. Renzie vende speranza senza presupposti concreti e , per l'ennesima volta, ha fatto presa su di un paese allo stremo della democrazia e della sua dignità La vicenda degli 80 euro è lì a dimostrarlo. Non appare nulla che faccia sembrare, la sua, una vittoria progressista, fondata sulla partecipazione e sulle lotte. Quindi, il consenso a Renzie si basa sulla fine delle illusioni e sulla rassegnazione. Quanto deve rodere a Veltroni essere stato precipitoso nell'interpretare il "nuovo", a suo tempo, anche se dicono che potrebbe rifarsi con la Presidenza della Repubblica, a capo della quale si farà chiamare Francesco Berlinguer. La forza di Renzie sta nell'inerzia e nella passività diffuse tra le persone massacrate o provate dalla crisi, che si aggravano per l'assenza dell'azione sociale e sindacale. La Grecia è stata ed è la cavia dell'Europa forte e serve anche alla comprensione dei limiti del puro esercizio brutale del potere in un contesto formalmente democratico. Renzie è il fantaccino che sperimenta il cambio di dosi e le modalità di somministrazione della stessa terapia mortifera. Gli 80 euro in busta paga sono stati questo: una misura certamente concordata o autorizzata per cercare di rendere accettabile il proseguimento della politica di prosciugamento delle risorse. Vengono ribaditi i tre principi cardine che la sostanziano: La flessibilità del lavoro, cioè la riduzione di salari e diritti, le privatizzazioni e la riduzione della spesa pubblica sociale, il pareggio di bilancio, cioè la fame per le categorie stremate della popolazione. Con sei milioni di disoccupati reali, non si mette in discussione la politica economica importata ed il vincolo europeo, al carro del più ricco. Siamo forse la seconda cavia d'Europa; lì si è usato il bastone, qui si prova con Renzie. Gli unici ad opporsi sono i sindacati di base, i movimenti, coloro che sono privi di abitazione ed i facchini. Tutto il resto della rappresentanza sociale è in letargo opportunistico. Contro i poveri oppositori è in atto una violenta repressione poliziesca, che ha visto, come fiancheggiatori, alcuni esponenti del servizio d'ordine del PD, pallida ma resistente copia dei gasisti bolognesi e dei Katanga milanesi, negli anni '50 e'60. Il costituendo regime renziamo si nutre della passività e del senso di sconfitta di un defedato mondo del lavoro. Per impari che siano le forze, ribellarsi alla normalizzazione è fondamentale per mantenere viva la possibilità di una rinascita del senso democratico della vita in questo Paese ed in Europa.

Afonie.

A Donetsk ed Odessa, i caduti filo-russi sono stati probabilmente eliminati con gas urticanti, su un'altra città ucraina, Lugan, cadono testate convenzionali ad alto potenziale, incapaci di mirare un obiettivo, contribuiscono alla lotta nazionalistica ma fratricida ben identificati nuclei di neo-nazisti che si rifanno a quelli che parteciparono con i tedeschi all'invasione della Russia. Eppure, il mondo occidentale fa finta di non accorgersene ed anzi fomenta l'azione del Governo ucraino neo-eletto, ma anche di questi sciagurati, che sono troppo bene armati per aver provveduto da sé al proprio equipaggiamento. Nello stesso tempo, filmati documentari attestano che in talune enclaves controllate dai secessionisti, veri e propri governi militari decretano condanne a morte che vengono eseguite da sicari incapucciati, Un comandante ben identificabile ed anzi presentatosi, dopo aver illustrato le "ragioni" della sentenza, ordina in video l'esecuzione dei condannati, che cadono con le vesti scompigliate dalle raffiche. Obama partecipa a summit con il neo-presidente cioccolatiere, conferma sanzioni e ne minaccia altre, asserisce di essere al fianco degli ex nemici ucraini e l'Europa va tacitamente al traino, in un'assenza di inizativa politica palese da lasciare interdetti. Putin ha fatto una mossa chiara: ha riorientato in parte i suoi gasdotti verso il confine cinese, mentre, a livello bancario, si va armonizzando il cambio fra il rublo e lo yuan. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: possiamo fare a meno di voi. Potete dire altrettanto? Non illudetevi di poter incettare il nostro gas assumendo il controllo dei gasdotti ubicati in Ucraina. Possiamo riorientare completamente quei flussi e lasciarvi tutti all'asciutto. I Cinesi si sono dimostrati subito disponibil a modificare, con i Russi, la geo-politica mondiale, soprattutto in rapporto alla parte centrale ed occidentale dell'Europa, perchè gli Stati Uniti potranno continuare a giostare sullo scacchiere da una posizione energeticamente non impegnativa e gli unici a veder repentinamente decadere le loro economie sarebbero i silenti europei. Non illudetevi, sembra dire il piccolo Zar di continuare a godere della posizione di rendita del dopo Guerra mondiale, il gioco si è aperto e noi, Russi, Statunitensi, Cinesi, sappiamo giocare. Emancipatevi quindi dalla tutela americana, o meglio, interagite efficacemente fra di voi e verso di noi, se volete contare qualcosa nei rapporti reciproci. Ma l'Europa ha o potrà avere questa voce? Che ne dirà Renzi di tutto questo? Sarà rottamabile, da parte sua, questo sistema o ne sarà, lui insieme a noi, rottamato? Chissà come saranno preoccupati Putin e il Primo ministro cinese.

giovedì 5 giugno 2014

Apprezzamenti non richiesti, né graditi.

Il pampa-Papa questa volta ha sbroccato, mentre aggiungeva al suo rosario francescano una nuova categoria di esclusi, disprezzati, ecc. Forse ha qualche affinità teatrale con Marco Pannella, che ha basato la sua fortuna politica sull'allucinata invocazione a supporto dei suoi personali successi, di ogni sorta di sfortunato consimile. Infatti, gli ha telefonato. Quest'oggi il Pontefice si è rifatto ai tempi in cui, trovandosi a Roma, a coltivare la sua potenziale carriera, poteva prendere i mezzi pubblici per spostarsi e, al momento della salita di gitani, sentiva gli autisti catechizzare gli altri passeggeri perché prestassro attenzione ai loro portafogli. Anche se è vero che costoro rubano, non li si deve apostrofare così. Sono d'accordo, ma in che altra maniera un autista gergale di autobus poteva rispettosamente rivolgere un ammonimento agli altri passeggeri? L'uno, duce e guida e gli altri, i trasportati, facevano gruppo, etnia e scoprivano una solidarietà limitata e temporanea contro gli estranei e questo non è evangelico. Ma, si sa, di fronte alla pecunia l'uomo è fondamentalista. Il fatto è stato che la rappresentante della comunità Rom e Sinti, pur ringraziando per la buona intenzione, ha tagliato corto: non cada, Santità, nello stesso razzismo che ha appena denunciato, la carità cristiana non è tutto, almeno per noi, anzi..Si informi: nella nostra lingua, Rom vuol dire uomo e basta ed è così che gradiamo essere citati da chiunque. Grazie anche per la paterna carezza sul nostro capo pidocchioso, ma, in questi termini, non lo faccia più. Siamo stati capaci di farne a meno, siamo stati sterminati nei campi di prigionia nazisti e non ci siamo pianti addosso, come gli Ebrei, nessuno ci ha mai compatiti. Non siamo citati nelle querimonie penitenziali dei politici e degli altri uomini pubblici; in fondo, nessuno ci ha mai difeso né ci difende. Neanche Lei, chiamandoci zingari, per farsi capire ed accettare dai Suoi adepti, lo ha fatto. Se deve continuare così, lasci perdere. Esiste un filmato della Guardia di Finanza di Savona, organo di polizia giudiziaria, anche a prescindere dai compiti istituzionali, che documenta l'arresto di un medico psicoterapeuta della città ligure, per abusi sessuali sui pazienti ricoverati. Il film non documenta gli abusi del medico, ma il contorno di strattoni, ceffoni punitivi susseguenti a delazioni circa i comportamenti, pestaggi a terra nei corridoi, strattoni per i capelli, coricamenti forzosi con sberle ripetute, perché i molesti malati ubbidissero, per timore, alle ingiunzioni svogliate e irritate degli inservienti. Il commento era, come al solito, retorico. Invece, penso che il breve estratto sia documentario dei rapporti reali e quotidiani verso chi disturba con la sua inabilità e non è in grado di difendersi da chi ha scelto per necessità o di malagrazia, l'odioso - in tutti i sensi - mestiere. Così, per pigrizia e frustrazione, si sfogano nei manicomi, nelle carceri, durante gli arresti individuali e i confronti in piazza, da ambo le parti, mentre gli abusi sessuali vencono compiuti con sistematica indifferenza e continuità, sui pazzi, a cui nessuno crederà, sui bambini, contando che si chiudano e tengano nella loro anima deformata il male che li accompagnerà per tutta la vita, su chiunque, restituito allo stato di natura, sia privo di un ruolo e di un riconoscimento sociale. Per costoro, all'abuso si accompagna il giudizio, che non è mai, se non convenzionalmente ed ipocritamente caritatevole.

E poi, che cosa ne è stato?

Venticinque anni da Piazza Tiennamen a Pechino, con la foto di un povero ragazzo che frontrggia un carrarmato e di cui non si è mai conosciuta né l'identità, né la sorte. Dopo la caduta del blocco antagonista sovietico, con il quale la Cina è sempre stata in rapporto competitivo, ricercando una sua propria area d'influenza, la dittatura si è consolidata e non ha più avuto sussulti come quello improvvido e sincero dei giovani studenti che desideravano un mondo meno cupo. Invece la cupezza contro ogni espressione democratica si è confermata, mentre la cinesi sociale è stata assicurata da un vorticoso sviluppo anarco-capitalistico che ha fatto cadere anche l'ultimo diaframma interpretativo, per il quale liberi commerci e democrazia erano andati storicamente - almeno finora - di pari passo. Dittatura e capitalismo sono invece compatibili e corrispondono ad una variabile ( di prospettiva ) ma univoca concezione materialistica della vita che, nell'esperienza cinese coniuga arricchimento ed insensibilità morale per le sofferenze e la morte di tantissimi oggetti-schiavi, la cui sorte, data la quantità, è indifferente e per i quali, senza diritti sociali, "l'esuberanza" occidentale non è conosciuta. In tutto questo non c'è un barlume di coscienza civile, di spirito illuministico, di compensazione economica e politica. Anzi, la presenza, anche larvale, di questi elementi metterebbe a rischio il sistema dittatorial-economico, come in precedenza la tenuta di quell'allora poverissimo regime. Sono vent'anni che è scomparso Enrico Berlinguer, mitizzato Segretario del Partito comunista italiano che portò nel corso di dodici anni, prima di essere spezzato da un ictus durante un comizio a Padova, a condividere con la D.C. morotea un breve tragitto all'insegna del compromesso storico, prima avvisaglia di un modello compromissorio che si sarebbe trasformato nelle tanto di moda "grandi coalizioni", dove l'alterità maggioranza-opposizione si stempera in un corporativo andazzo compromissorio. Sono queste le forme di governo dei periodi privi di bussola. Moro sarà ucciso da un nucleo partigiano che, utopisticamente aveva continuato a ragionare, senza che ne esistessero più i presupposti, secondo i canoni del leninismo, più che del marxismo dottrinario. Berlinguer suggestionò tutti gli Italiani per via del suo monachesimo e della sua integrità personale. Anche quelli che per indole e costume mai si sarebbero acconciati al modello che proponeva, gli riservavano un ossequio sentito per la comune formazione cattolica di quasi tutti noi, più che per le novità ideologiche che si limitavano ad affernazioni di maniera sulla NATO, per mitigare i malumori americani e sulla perdita di propulsione del sistema nato dalla Rivoluzione d'Ottobre, che in realtà fu Novembrina. Il suo maggior merito, la sua alterità col modello democristiano con il quale si era diluito, consisteva nella denuncia della corruzione come male mortale della società italiana, ma la sua denuncia toccava i canoni della moralità personale che avrebbe dovuto informare, definitivamente, quella pubblica. La sua moralità non era dunque quella nordica del capitalismo, ma quella familiare e domestica nella quale si dovevano attestare i rapporti fra le persone e le classi. La sua era un'invocazione ad una impossibile moralità di popolo, condivisa e comune. Proprio per questo, i suoi funerali emularono quelli di Togliatti; alla sua salma resero omaggio tutti, anche Giorgio Almirante, Segretario dei fascisti del MSI, chiese e fu ammesso a salutarlo, ma la sua aspirazione, molto condizionata dalla innaturale ibridazione con i cattolici, altrettanto, ma ben diversamente conservatori, aveva più dell'aristocratico latifondista sardo, pur fulminato sulla via di Damasco del riscatto immaginario del popolo minore, che del radicale rinnovamento della vita politica. Ne ebbe paradossalmente di più suo cugino, Francesco Cossiga, quando, dalla Presidenza della Repubblica, picconò la prima Repubblica e i suoi partiti, compreso il suo.

mercoledì 4 giugno 2014

Miasmi.

PD e PDL uniti dalla tangente. A parte i nominalismi, i riciclati, (ri)convertiti, in decine di "altre" denominazioni, sono sempre gli stessi e identico è il sistema che li sorregge. Questa volta i P.M. di Venezia accusano gli imprenditori di essere i corruttori sistematici dei politici, che li favoriscono come le loro amanti, i loro procacciatori d'affari i loro Numi tutelari a qualsiasi titolo, come coloro, cioè, che sono in grado di aprire e poi, eventualmente, presidiare le porte. Che c'è di inaspettato in tutto questo? Non voglio fargli pubblicità, ma lo grida, vox clamans in deserto Beppe Grillo, accusato per questo di nevrotica inattendibilità. Più intrigante, ma a pensarci bene, ovvia, è la constatazione che per qualcuno, rude e avvezzo alla sofferenza ( definizione che diede di sé Primo Greganti ), quello del tangentaro e' stato un vero e proprio mestiere, le cui scremature hanno costituito l'accantonamento previdenziale del prestatore dei suoi buoni uffici. C'era dunque chi si esponeva e rubava e chi ne beneficiava, sia in termini d'apparato, sia in termini individuali. Queste gerarchie improprie vengono facilmente accettate ed hanno alla base non la necessità, ma una concezione vieta e materialmente ripugnante delle ragioni dell'esistenza, indifferentemente fra i ricchi e fra i poveri, che, questi ultimi, sembrano solo coloro che, non avendo nulla da prestare e da spartire, sono costretti alla frustrazione dell'onestà. Chi agita l'onestà è temporaneamente fuori dai giochi, dato che gli esempi individuali contrari non fanno statistica. Ingenuamente mi chiedo che effetto abbiano fatto quelle spese follemente voluttuarie, quelle ristrutturazioni principesche, quelle continue acquisizioni di fasto e "prestigio", presso le famiglie che le condividevano. Le mogli "oche" pensavano che si trattasse del riconoscimento palese e patente delle qualità del coniuge? I figli crescevano nella mitologia e nella retorica del papà provvido e provvidenziale, modesta, ma non tanto, effigie di dio? Chissà che tragica disillusione. Michelle Bonev, Dragomira per gli amici, lamenta oggi su twitter che il suo sito è stato oscurato dalla Procura della Repubblica di Roma, dopo la diffusione integrale del verbale di interrogatorio, nel quale replicava alla denuncia per diffamazione di Francesca Pascale, promessa di Berlusconi e madre di Dudù. L'infelice Michelle invoca la libertà di espressione e, in questi termini, sono d'accordo con lei. Non so se si proponeva di ricattare o, almeno, di diffamare, ma penso che le motivazioni vadano accertate oggettivamente, alla luce dei fatti, su un piano di assoluta parità fra le parti in causa ed oscurare un sito sul quale la Bonev si stava certamente pubblicizzando, al pari di tanti altri, ma sul quale intratteneva anche iniziative umanamente non disprezzabili, sempreché non fossero strumentali, resta un precedente pericoloso e da respingere, perché inibisce non solo la libertà di espressione, ma anche la responsabilità di chi procura, eventualmente, danni ad altri, sia che si tratti dei fidanzati di Arcore, sia che, invece, si tratti della Bonev stessa. Sperando, da parte sua, che i danni lamentati non siano esclusivamente artistici, dopo aver soggiaciuto, per amore di carriera, anche a rapporti saffici, con la donna di un vecchio bacucco, per la quale, quindi, l'amore fisico potrebbe essere, sussistendo le condizioni descritte, trasceso e sponsorizzato ad altra partner. Detto questo, sono del tutto contrario che si chiuda preventivamente la bocca a qualcuno e, per così dire, attendo le motivazioni della sentenza.

martedì 3 giugno 2014

Disinformatia.

in Ucraina è in corso una guerra civile, circoscritta alle zone orientali e russofane, che i neo insediati Governo e Presidente stanno reprimendo con azioni belliche, nel cuore delle città in rivolta, con armi di distruzione di massa, cioè incapaci di mira e dispiegamento di mezzi tecnici che fino a poche settimane fa non erano censite. I fratelli uccidono i fratelli in una nazione che seppur divisa, a grandi linee, in due aree, non aveva ancora conosciuto lotte intestine. Russi e filoccidentali si scontrano, senza che i protagonisti di tutto questo escano da dietro le quinte, dove continuano a dissimularsi. Gli americani hanno almeno, per due volte, messo in campo il loro Segretario di Stato e il Vice-Presidente, mentre l'invocata europa, che invece li metterà alla gogna, fa la gnorri, sentenziosa e sanzionatoria, aumentando il senso di sgomento e di paura che i suoi sembianti suscitano, anche all'interno del limes storico. Tutti tacciono, in questa fase, mentre i morti si affastellano ignorati in ogni provincia ove i filo-russi o russi emigrati essi stessi hanno imbracciato le armi, sperando nell'aiuto fattivo della Madre Patria che, invece, li ha disconosciuti di fatto ed abbandonati ad una vendetta fine a se stessa. Perché nell'Europa dei ventotto saranno solo gli ultimi straccioni. E' il secondo conflitto, dopo quello bosniaco, nel quale l'appartenenza etnica è invocata a giustificazione di inumani ed incivili massacri. E' anche questa l'Europa che ci aspetta? Sembrerebbe di si, data la disinformazione che caratterizza questi eventi, pericolosomante celati.

lunedì 2 giugno 2014

Frammenti.

Dopo un anno di austerità, trovato lo sponsor, le Frecce tricolori hanno ripreso a sfrecciare. Anche gli altri costi della retorica sfilata da potenziuccola al seguito, sono state pagate dai sostenitori, per i quali, ovviamente, dovremo condurre le nostre future operazioni belliche, pardon di pace. La commissione europea ha smorzato le bischerate di Matteo Renzi, rifacendo il punto della situazione dell'Italia e lasciandogli una deroga, per il prossimo anno, al raggiungimento del giugulatorio pareggio di bilancio, che lascerà scoperte vaste fasce della popolazione, clientelarmente selezionate, come è d'uso. Due bambinelli di sei e sette anni sono stati uccisi da uno sconosciuto che si sono trovati davanti all'apertura delle porte di un ascensore, prima che il buio, senza esperienza, si richiudesse precocissimamente su di loro. Nella grande america, la cui civiltà è in realtà molto primitiva, sono fatti usuali e la pena di morte che viene comminata a queste personalità non servirà ad impedirne la riproduzione in serie. L'Alitalia dei Patrioti sta per passare agli arabi per 600 mln di euro. Poi, come tutti gli acquirenti, vorrebbero ripartire da un drastico, susseguente alla spesa, ridimensionamento degli organici. Non sanno che gli organici romani sono frutto di clientele inestirpabili, non disposte ad allontanarsi dalla base familiare e non sospettano che sono ben addestrati a rintuzzare qualsiasi tentativo di razionalizzazione, beduina o capitalistica che sia. Altri 600 mln buttati in volo e un altro periodo di inerzia lavorativa per il personale di volo e di terra, per altro caldo e piacevole, dell'Alitalia dei cento padroni. In India, un continente di un miliardo di abitanti, la campagna internazionale contro gli stupri verso le ragazze e le bambine, secondo una gerarchia di casta, ha provocato una dimostrativa recrudescenza delle violenze sessuali, a cui seguono le uccisioni, accompagnate da roghi, impiccagioni, strangolamenti, eviscerazioni. La violenza, non solo quella sessuale, ambientale e castale non è un fenomeno solo indiano, è vigente, sotto mentite spoglie, in ogni ambito etologico; l'unica differenza è che non viene rivendicato e, sotto sotto, approvato, con tanta evidente virulenza. Ma, come dimostra lo scempio del Circeo - solo per citare un esempio noto - alligna ovunque e come letterariamente documentato dal "Cacciatore di aquiloni" e da tanti educatori, religiosi e non, non solo verso le femmine. I campionati del mondo di calcio del 2022, che dovrebbero svolgersi in Quatar, in un ambiente desertico e adattato artificialmente all'evento, godono di una così bislacca destinazione, solo per le progressive e sistematiche tangenti, con le quali si sono ulteriormente arricchiti tutti i cialtroni che satrapeggiano le organizzazioni calcistiche sovranazionali, facendo dei circenses e dell'insulsa passione popolare, il volano di una profonda corruzione di cui, il greve e ignorante Michel Platini, Presidente con la cravatta sempre allentata della FIFA, è il soggetto più significativamente, ma anche popolarmente, emblematico.

domenica 1 giugno 2014

Inavvertenze.

Quaranta morti in Nigeria in una zona spesso oggetto degli attentati di Boko Haram. Dev'essere stato un bel botto, in quello stadio, durante una partita di calcio. Gli islamici sono all'attacco nelle zone limitrofe, energeticamente, al mondo che consuma le loro materie prime, senza che da questa ricchezza venga un piano di crescita autonoma. Anche l'italiana E.N.I. ha molte cointeressenze in quel Paese di cento milioni di abitanti e nel quale la parte cristiana, oltre ad essere la più proclive in termine di corruttività, controlla le fonti energetiche a beneficio delle corporations inglesi ( ex coloni ), nord americane ed europee. I guerriglieri di Boko Haram non sono certo più evoluti, ma sono il braccio armato di Al Qaeda e di molte sue filiazioni locali. I guerriglieri, la cui organizzazione deve essere molto ben ramificata e fondarsi sull'alleanza muta di buona parte della metà musulmana della popolazione, non sono più evoluti dei loro committenti e dei loro dirimpettai cristiani, ma non è questo il loro compito, per il quale, anzi, una qualche forma di evoluzione sarebbe ostativa. E questo compito da bruti, a metà fra il piacere sadico della dominanza e della distruzione e l'invasamento religioso e mistico verso la vittoria nella jiad o il sacrificio nel martirio, li rafforza patrimonialmente attraverso i riscatti e contribuisce a formare certamente delle gerarchie economiche e di comando al loro interno. Sta di fatto, che le interpolate autorità nigeriane non ce la fanno, neanche lontanamente, ad impedire gli attentati e ad arrestarne gli autori. La guerra globale per procura è molto più prossima, almeno ai nostri interessi ed alle nostre comodità, di quanto il provincialismo domestico ci consenta di apprezzare.

L'Italia in deroga.

Chiedilo a loro. recita così la costosa propaganda cattolica a favore del riconoscimento dell'8/°° alla Chiesa cattolica italiana. Ma, a spulciare i resoconti contabili, ci si rende conto che quasi nulla viene direttamente conferito all'assistenza, per la quale ci si vale di altri ristorni statali senza che nessuno, nemmeno il massone Mario Monti, sollecitato dalle commissioni europee, abbia messo efficacemente mano alla questione. Dal fisco, dunque, la Chiesa continua solo a ricevere, come tanti altri Enti fioriti o tramandati durante la Prima Repubblica, a dire il vero. Il miliardo di euro che viene attribuito, ogni anno, ai preti è frutto di un calcolo globale sulle astensioni ( il 60% ,) il 90% del quale finisce nelle casse vaticane. Dato che i cattolici espressi in Italia sono tre per dichiarazione e che le altre confessioni od associazioni ne assommano uno ogni centomila, è chiaro che tutta la torta o quasi finisce nella capaci pance di Vescovi e Cardinali. Fra i possibili beneficiari, vengono omesse le comunità islamiche, destinatarie di altre carità, anzi elemosine o concorrenti troppo pericolose per il cattolicesimo sociologico nostrano? L'11 febbraio 1929, Benito Mussolini, un mangiapreti, però al Governo, come il suo emulo Bettino Craxi, firmò, insieme al cardinale Pietro Gasparri, i patti lateranensi che poi furono inseriti nella Costituzione repubblicana per i realistici buoni uffici del P.C.I., mentre la comunista Presidente dell'Assemblea, Giglia Tedesco piangeva senza ritegno. La questione romana era già stata sanata con la Legge delle Guarentigie, con la quale lo Stato sovrano liberale riconosceva al Papa il pieno esercizio spirituale e, come al solito, ampie esenzioni fiscali ed un cospicuo assegno per il mantenimento del clero di 3.225.000 lire, pari a 13.000.000 di euro. Ma Pio IX non si accontentava e rivendicò anche la Corona, con la "Uni nos", nella quale affermava che la potestà gli era stata affidata da Dio. Il Cav. Mussolini trovò più comodo ed opportuno tacitarlo così, ricevendone in cambio l'unzione ufficiale e pubblica in un Paese dove vigeva una dittatura e dove il Pontefice sapeva benissimo ch erano presenti sensibilità politiche e culturali ben differenti e, in clandestinità, all'opposizione. Il fascismo cadde, il concordato no. Chiarificatrici furono le parole del grande giurista Piero Calamandrei, a proposito dell'art. 7. "Si introducono di soppiatto nella Costituzione norme occulte, in urto con altrettatnti articoli palesi della nostra Costituzione. I Patti lateranensi realizzano uno Stato confessionale, ponendo coloro che professano la religione di Stato in condizione di favore e privilegio giuridico. Fu Bettino Craxi a rilanciare, per mere ed illusorie ragioni di consolidamento del suo potere minoritario e negoziare con la Chiesa il recupero del terreno perduto durante il processo di emancipazione degli anni Settanta, che aveva portato a grandi svolte nei diritti civili: Statuto dei diritti dei lavoratori, divorzio, nuovo diritto di famiglia, aborto e che aveva messo all'angolo il fronte clerico-fascista-democristiano. Un fronte sempre pronto a ricompattarsi, al prezzo di qualunque simonia, anche quando è dormiente sotto la coltre degli interessi celati. Il ladro Bettino, mentre ridava la stura al riflusso politico-economico-sociale, avvertiva il bisogno di un'altra alleanza con i controllori dell'anima nel ritorno alla stasi sociale spacciata per riscoperta del privato, cattiva coscienza del farsi i propri casi, nell'elevazione a norma dell'amoralità familista. Berlusconi, poi, perfezionerà tutto questo. Verrà lo smantellamento della Costituzione repubblicana, ma, scommettete, che, come un rudere antico, ben solido pur nella sua rovina, l'art 7 resterà o sarà sostituito da altro consimile, nonostante il diverso regime fiscale vigente per la Chiesa, cattolica e non, nei Paesi leaders dell'Unione europea? L'Italia è sempre in deroga, almeno parzialmente. Sarà per la nostra ontologica genetica cattolica - almeno per chi non conosce il mondo antico - che scambia tutta questa ignoranza per sistema di potere, fondato e sostenuto su fiumi di denaro, che, come recita il Concordato craxiano, riconosce il valore della cultura religiosa e i principi del cattolicesimo, parte ( bontà sua ) del patrimonio storico del popolo italiano.

Larvati movimenti vitali.

In molte parti di questo strano mondo noto, si vanno sommando incongruamente, lotte spontanee od organizzate ma solo all'interno di ristretti cenacoli, mentre tutto, intorno a loro, sembra essere piombato in una normalizzazione paralizzante che non consente resistenza contro gli abusi istituzionali, sovranazionali, economici ed aziendali che si vanno consumando da molti anni ormai, ma che mostrano la corda, l'inutilità e la prepotenza per l'innanzi dissimulata. Il mondo in crisi va in gita fuori porta o, al massimo, compie raid ardimentosi sulle spiagge vicine, incrementando le spese con le multe che i numerosissimi rilevatori di velocità moltiplicano lungo il percorso. Pagando doppio, si può evitare la decurtazione dei punti: ormai anche le sanzioni sono a premi ed a premio vanno anche i finanzieri e i vigili urbani. Ma nessuno replica. Il sindacato, poco tempo fa sulle barricate, scendendo poscia dalle quali portava a casa ottimi risultati, si è rattrappito e, peggio, dissimula per confondere le sparute schiere residue, mentre ormai è un apparato fine a se stesso. Ringalluzzito dal consenso della parte più defedata per reddito e cultura della popolazione, un baggiano qualsiasi sta per por mano ad una confusa e dissimulatoria opera demolitrice, alla stessa guisa con cui qualsiasi dittatorucolo esportava in guerre insensate i suoi debiti per ripristinare i suoi periclitanti equilibri di potere. E' ovvio che un baggiano non lo faccia di sua spontanea volontà, ma per una schiera di non ancora, neppure da lui, ben identificati committenti, che, con un calcio nel sedere, a tempo e luogo lo ringrazieranno. Lui spera solo che ciò avvenga il più tardi possibile, in maniera da riempirgli la parte centrale dell'esistenza e lo predisponga ad una ebete e serena vecchiaia. Insomma: l'italiano medio. Tutto avviene, brocraticamente, senza un dibattito; anzi, non si conosce neppure la materia del non contendere. Tutto in una volta, si sono messi ad agitare lo spread e la democrazia è finita. La sua resurrezione sarà mitologica, ammesso che si preoccupino di riesumarla. Perché questo avvenga, bisogna che chi è fuori dal trito annuire, si conosca e si pratichi, mentre tutto si ripete nella vuotaggine del taglia che ti taglia..taglia che è bello e tutti annuiscono o scuotono il capo se sono stati già tagliati. Il dibattito e la contrapposizione sono state sostituite da sterili diatribe televisive, a metà strada fra bolsi salotti e i cortili delle case popolari, tanto pretestuose e fuor di luogo da essere scambiate solo da volti comuni onnipresenti, proposti dall'apparato che li benefica in cambio della loro somiglianza pubblica. Solo l'azione disperata di alcuni giovani tiene viva la speranza che la coscienza civile potrà rimanifestarsi non appena questo medioevo dei rumori inconsulti si sarà attenuato.

sabato 31 maggio 2014

Interdisci l'interdetto.

Il club Bilderberg è di nuovo riunito; i giornalisti commentano quello che non vedono e non sentono, all'esterno dell'albergo nel quale i convocati resteranno bunkerizzati, fino al rompete le righe. L'ordine del giorno e il menu sono equivalenti, quanto ad indicazioni. Berlusconi non avrebbe dovuto candidarsi nel 1994 per un patente conflitto di interesse, ma una volta accettato e vellicato, anche dalla sinistra, doveva essere difeso, quando, nel 2011, la Merkel e Sarkozy decisero di giubilarlo, perché così non facendo hanno promosso un colpo di stato contro l'Italia, che ci ha posto, in rapporto alla nostra squallida natura compromissoria, nella condizione di fare del presidente della repubblica, il collaboratore principale, il garante del vulnus costituzionale. Il successivo, contestuale sgonfiarsi dello spread ne attesta la natura tecnica e strumentale e ne rivela la strumentalità, d'ora innanzi applicabile a tutti coloro che non saranno coperti e allineati verso una concezione particolare dell'europa. Noi italiani saremo coperti e allineati verso tutto e verso il contrario di tutto, pasticcionamente. Il leader degli euroscettici inglesi, tale Farage, se non ha la scabbia, poco ci manca e Grillo, che non trova di meglio che apparentarsi con questi "spiritosi, come lui", invece di cantare in coro con la destra o con la sinistra, rischia di contagiarsi, ossia di farsi trovare i sintomi di quella malattia che i diagnostici della differenza vanno insinuando dalla sua origine e che "approfondiranno" d'ora in avanti. D'altra parte l'invito assolutamente improrpio, da parte di estranei, a levarsi di torno, dato che i beneficiati dal web sarebbero così facilmente arruolabili, tradisce il proposito di eliminarlo, se sarà necessario, dopo diversi tentativi, da che sarà diventato, se non presidente del consiglio - dato che è interdetto - referente dell'opposizione che attualmente non esiste.

L'ovvietà della prepotenza.

Una serie di edizioni stanno ripercorrendo a ritroso il colpo di stato, ordito dall'Europa dominante contro l'Italia, attraverso la defenestrazione di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio. Le tardive spiegazioni sono, per molti versi, superflue, in quanto i fatti hanno già chiaramente parlato di per se stessi. Non c'era nessuna ragione al mondo per poter sostituire il legittimo Presidente del Consiglio con un frettolosamente bi-nominato, oltretutto privo di qualsiasi consenso presso il corpo elettorale, come le elezioni successive hanno dimostrato, fino all'estinzione del suo partito. Paradossale che sia (stato?) anche candidato alla Presidenza della Repubblica, prima della riconferma del garante Napolitano. E' bene che la vicenda storica venga dipanata minuziosamente, perché, almeno, potrebbe favorire la sostituzione delle figure che vi hanno contribuito, una delle quali, il presidente francese, è già tornato a vita privata. La giubilazione di un Primo Ministro democraticamente eletto, sia pur supportato da strumenti imponenti - come il successo televisivo di Matteo Renzi sta lì ad attestare - e troppo distratto dai suoi, altrettanto imponenti, interessi personali, dopo i quali, legittimemente, ma imprudentemente si sollevava, è un fatto di una gravità inaudita; oltretutto fu reiterato dopo il tentativo rintuzzato a distanza di una legislatura, messo in opera dal presidente Scalfaro. Toccherà casomai al cavaliere caduto da cavallo ragguagliarci, anche per il tramite dei suoi agiografi, circa l'attribuzione, per ben due volte, della reclamata "responsabilità", che lo ha portato ad andarsene con la coda fra le gambe. Istituzionale (sic!) o aziendale? Comunque, l'Europa non può consolidarsi con il nostro apporto, finché anche la Merkel non sarà stata sostituita e non sarà stata efficacemente illustrata la funzionalità dello spread, una mera tecnica finanziaria, riesumabile ad opera di soggetti forti, per mettere bocca a terra gli elementi estranei alla neo-europa guglielmina.

La vita è altrove.

Proprio in queto momento, i primi gruppi di manifestanti anti Erdogan, si stanno spostando verso Gezi Park, all'interno di quella Piazza Taksim, dove doveva sorgere un supermarket, che ancora non c'è e dove numerosi giovani civili ed evoluti contestarono la resistibile ascesa del Primo Ministro, ora in procinto di diventare Presidente. Per ottenere questo risultato, Erdogan si è appoggiato alla Turchia profonda e islamica, quella che non ha mai compreso la laicizzazione forzosa di Kemal Atatutrk e l'ha anzi vissuta come un'ususrpazione da ignorare, ristabilendo i vetusti costumi patriarcali fra le mura domestiche. Quella di Ataturk fu, indubbiamente, una violenta imposizione: strappò il velo alle donne e fece rotolare al suolo il fez degli uomini. Ma la società turca, almeno nelle aree metropolitane e segnatamente nell'affascinante Istanbul, si è evoluta verso una cultura ed un costume liberale che i giovani più istruiti non vogliono vedersi negare per le ambizioni crescenti di un politico. Qua e là, in giro per il mondo, le schiere, neppur tanto minute, delle élites culturali formatesi negli ultimi decenni, stanno lottando per una società più libera ed evoluta, in Paesi di antico autoritarismo, nei quali le masse non rappresentano certo una possibilità di evoluzione. A Theran, come a Istanbul, queste minoranze borghesi e acculturate, si battono per prospettive che non siano solo ottanta euro in busta paga o per vanagloria rappresentativa e sono, in questa fase mediocre della storia contemporanea, gli unici a farlo. Il regrediente mondo occidentale, invece, strangolato dal debito con il quale vampirizza altri continenti, facendo precipitare il tenore di vita dei suoi cittadini, non più in grado di produrre a pressi concorrenziali, reclina sui cascami di un materialismo insoddisfatto e su un positivismo da ragionieri. La spiritualità del mondo, propellente delle azioni, non alimenta più i nostri scarburati motori.

venerdì 30 maggio 2014

Il bunker degli idealisti.

Che ne è stato della sanguinosissima guerra civile siriana, cristallizzata da Vladimir Putin per mantenervi una formidabile base navale d'accesso al Mediterraneo e da Francesco I il buono, per poter negoziare ancora una presenza politica dei cristiani in Medio oriente, dato che l'influenza strettamente religiosa è insignificante? Le stragi non sono sospese, ma non sono più documentate. Che ne sarà di noi, chiedono retoricamente i ribelli di Donetsk, la terza città, per popolazione, dell'Ucraina e la prima per ricchezza, che, per questo, speravano di potersi affrancare dalla agricola Patria minore, dato che, comunque, russofoni lo sono sul serio? La Grande Madre Russia tace, dopo essersi annessa, con un pretesto identico, un'altra grande base navale verso i mari caldi e aver negoziato l'elezione di un oligarca cioccolataio che, con i suoi, di oligarchi, ha stretti rapporti di interesse, appena mitigati in questa fase, dalla dispettosa competizione delle sanzioni. Sono stati intempestivi o fiduciosi, non hanno preso in considerazione a dovere che la loro russofonia, così come per i pochi cattolici orientali, la fede remissiva, era la biodegradabile patina giustificativa dei pronunciamenti dei potenti, schierati a difesa di interessi "trascendenti" ai loro. Così, impunemente, a colpi di granata, i patrioti ucarini fanno cento morti al giorno in quell'enclave, nella quale, asseragliati e soli, ma molto ben armati, i malcapitati sono ora costretti a condurre, il più a lungo possibile, una guerra di logoramento che servirà alle parti traditrici di una guerra biblicamente fratricida, a mediare i loro interessi. All'occidente sanzionatorio, Putin ha già risposto, legandosi per cinquant'anni alla nazione capitalisticamente più forte al mondo, fuor di mitologia. L'europa continentale si attesterà sui suoi interessi prevalenti fino ad una ancora una volta divisa - di fatto o di diritto, si vedrà - Ucraina, mentre Putin o la Russia neo-imperiale potrà estendere la sua capacità di partnership verso l'Asia, sostituendosi, almeno nella piattaforma continentale, alle abortite istanze americane verso i Paesi emergenti, rapidamente rientrati nei ranghi, alla faccia di tanti investitori-speculatori. A Donetsk si muore per fiducia e velleitarismo, in un inferno circoscritto come il bunker di un megalomane accerchiato, a cui nessuno ha momentaneamente interesse a dare una mano. Tempo ed esperienza ci consentiranno di valutare, quanto nazi-fascismo nazionalistico sia stato all'opera e quanto sarà chiamato a supportare una nazione lacerata e impoverita.

giovedì 29 maggio 2014

L'arte dell'adeguamento dissimulatorio.

Il Generale Al Sisi ha vinto le elezioni presidenziali in Egitto, candidandosi dopo il colpo di Stato di nove mesi or sono, mentre il legittimo Presidente languisce in carcere ed i suoi adepti, i Fratelli musulmani, sono di nuovo perseguitati e costretti alla clandestinità, da cui emergono con attentati, appena possono. Prima a qualcuno viene in mente di "fondare" la democrazia in Egitto; la democrazia si rivela foriera dell'affermarsi dei tradizionalismi, in quanto il popolo ne è seguace. Le potenze sobillatrici delle primavere arabe ritornano sui loro passi, i trentennali dittatori vengono subito scarcerati - un po' come la Timosenko in Ucraina - e l'usurpatore viene eletto, ma solo dalla metà del popolo. L'astensione dell'altra metà non è rinuncia, ma radicale rifiuto, foriero di violenza sui due versanti. In Italia, l'itinerario tracciato dalla U.E e dal Presidente della Repubblica, ha conosciuto, al terzo tentativo, l'investitura di un nominato, con un tale plebiscito moderato, compromissorio e cautelativo, da lasciare, purtroppo per l'ennesima volta, basiti. Non si tratta di rifiutare un verdetto univoco o quasi di quel 56% che ha votato, quanto di constatare come il combinato disposto degli egoismi, delle paure che ne derivano, insieme alla vocazione alla delega personalistica, incoronino un reuccio, un po' buffo, con ampie ali, ma poche palle. Si aderisce allo slogan più vieto dell'economicismo da penuria, che non esclude gli aiutini di Stato: rottamare, ridurre, superare, cancellare, come se tutto questo non fosse fine a se stesso, bensì servisse ad aprire varchi - che invece si vogliono murare - all'ingresoo di chi si attarda ancora ad aspettare fuori. In questa fase post-democratica, le posizioni convenzionalmente più robuste dettano legge a tutte le altre e garantiscono inaspettate carriere politiche, al patto tacito dell'acquiescenza.

Omertosa incomprensibilità.

Pare che i protagonisti ed i commentatori del processo di Palermo sulla trattava fra lo Stato e la mafia - l'ultima, nota, di tante - ricevano continuamente delle missive minatorie nelle quali li si apostrofa, come usa fare la mafia stessa nell'imminenza degli attentati, come morti che camminano. Ce n'è per il Procuratore aggiunto Scarpinato, per un cronista di Repubblica e per altri funzionari pubblici meno esposti, ma solo mediaticamente. Ne viene fuori lo spaccato di un'Italia borbonica, solidale solo nel coprire il suo immutabile assetto locale di potere, mentre ministri, apparentemente potenti, denunciano l'isolamento prima della rimozione, a favore di figure che, a tutti i livelli, hanno chiesto di essere salvaguardate dalle indagini. Temo che questo processo vedrà ritardi provocati, sospensioni e riprese tardive, fino ad addivenire, più che ad una sentenza penale, ad una sintesi storica induttiva di un fenomeno ( quello degli attentati dinamitardi, dopo l'uccisione di alcuni referenti politici ) con il quale, in quegli anni ed in quelli precedenti, si è parlato fra persone in grado di intenderne i significati.

Esitenzialisti loro malgrado ed esistenzialisti inconsapevoli.

Ho salvato, nella mia cartella-documenti, la foto degli esseri umani avviluppati nella ragnatela di sei metri che sostitusce il muro - uno dei tanti - divisorio fra l'Africa e l'Europa, a Melilla. Questa enclave spagnola in teritorio marocchino, insieme a Ceuta, ospita alcuni acquartieramenti della Legione straniera ispanica, di cui molti non sospettano neppure l'esistenza, ma che ho visto personalmente in tutta l'Andalusia, in un periodo in cui non c'era l'assalto a un pasto caldo e a un bivacco recintato, nel quale sostare per sopravvivere..e basta. Ogni giorno qualcuno tenta di saltare questo sbarramento meccanico che serve a rallentare i movimenti degli scalatori ed a consentirne la cattura. O l'uccisione. Infatti, molti di questi disperati sono stati uccisi nella vicina radura dove sono soliti nascondersi, ma la superficie coperta è talmente esigua che la soldataglia e la franchista Guardia civil, ne hanno frequentemente assottigliato i ranghi. Oltre il Muro di Berlino si fuggiva sperando nella ricongiunzione familiare nella parte opulenta della Germania; qualcuno per illusione libertaria, andando ad incrementare un pantheon martirologico verso un ideale che non poteva essere mai corrispondente alla realtà. Adesso si superano le barriere materiali, per incappare in quelle psicologiche indotte dall'ambiente inospitale, oppure ci si ferma - come già detto - su una morta piattaforma artificiale, dove la vita ne assume le sembianze. Dalla metà degli anni '40 al 1960, Jean Paul Sartre coniò l'esistenzialismo, la morte interiore, condizione dalla quale osservare e descrivere la realtà; una morte attribuita e diffusa, nell'ambito di una società esteticamente al suo culmine, appartata ed ignara rispetto alle vicende belliche e coloniali della Francia. Albert Camus rappresentà l'alienazione, non priva di tentativi costanti di revanche vitale, dell'étranger, dell'estraneo, dello straniero. Loro non correvano lungo le grate di una civiltà reclusiva ma inclusiva, almeno sul piano alimentare, ma si ritiravano dalla quotidiana battaglia per condurne un'altra, culturale, para-politica e civile, che portò Sartre a rifiutare Nobel, Legion d'Onore e la cattedra all'Academie francaise e Camus ad una morte precoce e poco chiara. I poveretti, arrampicati come primati sulla gabbia, sanno, a loro volta, di essere nati per un caso avverso e non possono coltivare speranze, ascesi e fissità, prima di essersi rifocillati. Accorrono, dopo essersi combattuti, abusati, ignorati lungo il loro percorso, a un desco residuale, esultanti, oranti, alla meta minima dell'esistenza. Se per qualcuno, la vita era priva di senso senza libertà, a loro la vita appare in tutta la sua insensata assurdità. Esistenzialisti, loro malgrado. Gli altri, integrati, anche quelli ai più elementari livelli della stratificazione sociale, li cacciano, li uccidono, sentono che fra loro e gli scomposti ostacolisti corre un diaframma sottilissimo e si impegnano con tutta la loro cattiveria per impedire che sia infranto. Esistenzialisti inconsapevoli. Nel mondo agognato, altre tribù di zoticoni competono e confliggono per accaparrarsi le risorse sempre più scarse e lasciarne privi tutti gli altri. A chi sopravviverà riserveranno la rimozione della loro sporcizia. Ma quà siamo già a Eugène Ionesco.

martedì 27 maggio 2014

Postfemminismo.

Cambi, per favore, il suo abbigliamento è troppo vistoso. Ma cosa dice? Io sona fatta così. Allora si censuri, per favore, lei così com'è non è adatta a rappresentare l'immagine dell'azienda. Così, da mane al pomeriggio, le lattaie dovevano mascherare l'opulenza delle loro fonti ed assumere sembianti di vestali immacolate dell'impresa. Business is business, anche in dialetto bolognese. Il clima è cambiato e le vestali devono sacrificare al dio budget. Si agghindi con sobrietà, per favore. La bellezza è la chiave di volta dell'accoglienza; sappia rendersi gradevole. E fin qui, transeat. Ma si sa, l'attitudine a trattare da business men and women dei semplici impiegati, perché sacrifichino all'immagine ogni loro personale realtà, può portare ad eccessi e,purtroppo, può vederli realizzati. Senza un'investitura che conferisca loro un ruolo professionale con gli interlocutori e senza che un simile atteggiamento non solo sia improprio e potenzialmente offensivo, ecco la nuova proattività richiesta: potrebbe presenziare ad un incontro con possibili clienti o con persone in grado di procurarceli, nel tal luogo, alla tal ora, sorridente e fascinosa? Ma che cosa devo dire? Niente, non si disturbi, basta che ci sia, a parlare ci pensiamo noi; lei, casomai, potrà dire due battute da copione. Ora, si sa che gli affari, i più cospicui, si stringono proprio così. Chiunque abbia o abbia avuto un'aziendina di qualsiasi genere, sa che i tedeschi e i giapponesi sono i più licenziosi fra i possibili utenti dei nostri servizi, che i germanici non disdegnano una casa per le vacanze, quando aggregano la famiglia, gli indiani amano smodatamente il cibo e bisogna rimpinzirli con ogni leccornia, ecc. I maggiori alberghi, per i loro ospiti, in occasione di fiere e mercati, hanno un servizio di escort che reclutano o alle quali indirizzano, presso i club privé che sorgono come funghi in dileggio della legge Merlin. Perchè quindi non valersi, in questa fase di acutissima competizione acquisitoria, di queste infrastrutture di supporto? Ma per un risparmio competitivo, cribbio! Costano un fottìo, mentre le nostre migliori maestranze non esprimono tutto il loro potenziale. Per cui, dopo l'itinerario diurno, alla ricerca di opportunità, ripiegate verso confortevoli ambiti e poche storie. Come se non vi fosse possibile, qualche volte, cogliere il frutto delle occasioni che vi abbiamo procurato. Allora, rendetevi utili. Se avrete successo, potrebbero aprirsi per noi nuovi insperati orizzonti di successo.

Alla fine vincono sempre i soliti.

Gli ottanta euro per gli stipendi plebei sono entrati oggi in busta paga. La paura di non prenderli ha fatto novanta o è stata una grata investitura della plebe medesima al bolso signorotto fiorentino? Una miscellanea di tutte e due le cose. Al Grillo attore e, quindi, battutista, si è ritorta contro la battuta e a nulla sono valse le sue astratte e non condivise perorazioni per un'Italia più seria e per una severa censura dei ladri e dei profittatori. E noi di cosa vivremo, devono aver pensato i lazzari? Meglio un uovo oggi che una gallina domani..e via così. A nulla è valso al Grillo parlante ed allo ieratico e un po' spaventevole Casaleggio, aver restituito il finanziamento pubblico ai partiti, nè si è apprezzata la resistenza alle pretese stipendiali di impiegati improvvisamente trovatisi con ventimila euro al mese esentasse. Vedremo quanti resisteranno al fascino del quantacinquemila brussellesi, almeno verso la fine del mandato, dato che in quell'inutile consesso, i mandati quinquennali si portano a termine. Renzi rappresenta indubbiamente l’evoluzione della specie democristiana. Gli ingredienti sono i soliti: chiudere un occhio sull’evasione fiscale, chiuderne due sull’economia in nero, il precariato come panacea contro la disoccupazione, guerra al sindacato che per un partito, un tempo di sinistra, non è male. Più gli ottanta euro in busta paga, di cui si è detto, puro voto di scambio, una trovata non propriamente innovativa. Ditemi voi, Grillo cosa poteva offrire? Perché di questo si tratta. Alla fine non c’è stata partita. Un po’ come l’Atletico contro il Real Madrid.

lunedì 26 maggio 2014

Celebrazioni o riempitivi?

A volte, leggendo le cronache enfatiche sulle ridicole vicende politiche nazionali, si ricava l'impressione che, al pari delle cronache sportive o delle autocelebrazioni aziendali, l'Italia si consideri l'ombelico del mondo, mentre invece è un Paese quasi insignificante negli scacchieri mondiali e regionali, dato che il "quasi" si riferisce al suo stare attaccata come una cozza al convoglio che corre meglio al momento e che, regolarmente, non si cura di lei. Le elezioni italiane, questa volta, sembrano aver mancato l'obiettivo, perché il resto del continente si è frantumato e la Germania non vorrà sostituire con noi, la Francia xenofoba e anti-euro. Si è completamente ignorata la traumatica elezione del re del cioccolato, concessionario della Ferrero per l'Ucraina, un Petro oligarca che si declina in ucraino e non in russo. Costui, arancione e filo U.E. è accreditato di buona preparazione, nettamente superiore a quella di tutti i suoi compagni di corsa od avversari, rozzi e corrotti. Ha anche fama di uomo "realisticamente" onesto, comunque non esclusivamente alla ricerca di un'investitura pubblica per arricchirsi ed appropriarsi dei beni comuni. Ieri, mentre l'esercito ucraino cercava di reprimere le iniziative isolazioniste dei filorussi, un reporter italiano è stato ucciso da una granata. Oggi nessuno lo ha commemorato ed ha ricordato la sua giovane famiglia già orfana assurdamente di uno dei tanti testimoni della cronaca destinata a diventare storia. Tutti i notiziari hanno dibattuto fino allo sfinimento della nuova oceanica maggioranza bipenne, mettendo la sordina a tutto il resto, compreso il forte radicalizzarsi delle posizioni nello sgangherato perimetro dell'euro.

Vittorie di Pirro.

Renzi, non il Pd, ha vinto e non è una buona notizia. Il nulla evidentemente rassicura e poi Renzi ammicca alla continuità con il passato mentre cavalca il cupio dissolvi, che è sempre più facile da ottenere, consola per un attimo i rancorosi, riesuma la Dc valendosi della fedeltà acritica degli ex PCI. L'Italia sceglie di stare nel gruppo, coperta e allineata, ma il gruppo è eterogeneo e una leadership così conformista non può che preludere ai soliti contorcimenti e ai salti del fosso che ci hanno reso buffi e inaffidabili fra tutte le nazioni importanti. Comunque, Renzi ha vinto e può aprire un altro ventennio all'insegna del già mediocremente noto. Resta il fatto che questo grullino è l'ultima espresione trinitaria - Monti, Letta, Renzi del creatore Napolitano, tutti e tre fiduciari dell'Europa predominante. Altrove, il risultato è stato meno univoco: in Austria hanno vinto i neonazisti; l'eridità di Haider era ben fondata, nella patria di Hitler. In Ungheria, già componente della parte in copia dell'Impero asburgico è al potere un fascista nazionalista che si barcamena col cambio fisso fiorino-euro e con le correnti, ora evidenti anche nel resto della strana Unione. In Germania, ovviamente, la CDU si mantiene saldamente al comando e ne ha ben donde. L'Impero guglielmino parte II non è ancora così solido da poter cambiare il Kaiser. Però è stato eletto un antieuropeista e anche un dichiarato nazista. Inglesi ed Olandesi si sono confermati euroscettici, i secondi frazionati in nove formazioni, i primi nelle solite tre, mentre si attende entro l'anno il referendum che ne sancirà ufficialmente l'uscita. In Grecia Syriza ha stravinto. la fame e le malattie non curate hanno coagulato sull'estrema la disperazione delle masse greche, tradite e messe all'asta. Ma anche Alba dorata vigila con il suo 10%.In Francia, uno dei tre Paesi fondatori dell'idea europea, ha vinto per la prima volta la vandea profonda, quella poco popolata che però si è espressa plebiscitariamente, mentre la Francia urbana si è spocchiosamente disinteressata dell'evento. Non so onestamente quali siano i rapporti di forza in Spagna e Portogalle, ma la presenza di Rajoi al derby di Champions a Lisbona mi fa propendere per una sussistenza all'italiana. Renzi vincitore non ha speso un'intenzione sull'europa alla vigilia di assumerne la presidenza, ha solo approfittato del successo personale per rilanciare il suo distruttivo programma: rottamiamo tutto. Forse gli italiani sperano di poter ancora andare in prepensionamento e si illudono, meschinamente, che questo giuggiolone sappia tosare i poteri forti. Per fortuna è un furbastro e non un ducetto, altrimenti la propensione atavica alla delega in bianco, avrebbe potuto fare danni più dolenti, ma non è detto maggiori.

domenica 25 maggio 2014

Le guarnizioni che non tengono.

Manderemo 73 parlamentari al Parlamento europeo con un'espressione di voto del 50%. Molti di costoro non parlano una lingua estera che una e, d'altra parte, non avranno compiti specifici da svolgere. Sul piano interno, la risicata partecipazione servirà ai soccombenti per affermare che il campione non è significativo, come se un'affluenza così striminzita non fosse già un campione rivelatore. Di che cosa? Della post-democrazia in atto nel nostro Paese e della sua ininfluenza sullo scenario nel quale è voluto entrare nelle condizioni, soprattutto morali, che conosciamo. Peggio ancora: l'aspirazione a fare i furbi è tutt'altro che sopita e il ruolo che ci residua nell'Europa ventura, fuori della retorica nominalistica, è di un'area disomogenea, nella quale solo poche regioni saranno in grado di avere un ruolo e, forse, solo una. Il sistema delle piccole e medie industrie venete, emiliane e marchigiane, si reggeva sui debiti ed oggi che le commesse si sono trasferite in Cina, agonizza fra insolvenze e capannoni utilizzati al 20% del potenziale. Gli Italiani sono andati al mare, non hanno inteso protestare, se non in rapporto ad un sistema clientelare fattosi labile, offesi solo dalla cupidigia esclusiva che i politici di professione hanno preso ad ostentare, valendosi delle loro prerogative a fini esclusivamente privati e non più miseramente redistributivi, quando la loro corruzione non perplimeva nessuno. Oggi si vota anche in Ucraina. Un nostro connazionale è stato colpito dai mortai dei lealisti mentre si trovava in zona russofona. Un altro sacrificio documentario. Continuando - e non ancora per molto - di questo passo, ridiventeremo una nazione prevalentemente agricola, con produzioni DOC o IGP casomai - sempre che l'Europa non ci freghi il Tocai per attribuirlo all'Ungheria - come l'Ucraina, appunto. Si può star certi che, in queste condizioni, il separatismo, anche senza la Lega, si accentuerebbe e assumerebbe, come al solito, aspetti pulcinelleschi e arlecchineschi. La corsa senza freni verso l'Eldorado europeo, a guerra definitivamente archiviata, ci sta portando a recitare la parte dei parenti poveri e, quel che è più drammatico, sono certo che a molti starà bene anche questo. Se i grandi conglomerati finanziari, squassati dalla corruzione e dal clientelismo, resteranno inutili e ripiegaranno nell'economia oligarchica e familistica, torneremo all'Italia liberale e agraria di fine 1800-inizi 1900, nella quale una ristrettissima coorte di nobiluomini portava le candele al Senato, perché si tenesse la seduta, in seguito alla sospensione dell'erogazione del gas, mentre la maggior parte viveva di rendita sulle spalle riproducentisi di uomini e di donne analfabeti e mantenuti in una condizione di similbruti. In fondo, l'Inghilterra, non è, ancor oggi, molto dissimile, per chi sappia cogliere le metamorfosi superficiali dei fenomeni. Anche se si può sperare in una maggior varietà culturale dei popoli periferici, in questo mal concepito contesto, la realtà sarà dura e pesantemente lunga.

sabato 24 maggio 2014

Sussurri e grida.

Alla vigilia dell'ultima tornata di elezioni nei Paesi della Unione europea, un attentatore ha ucciso tre o quattro persone all'interno del Museo ebraico di Bruxelles, capitale del Belgio bi-linguistico ( come l'Ucraina )e Capitale in pectore ( ma potrebbe diventare Berlino, dato che le istituzioni finanziarie risiedono a Francoforte )dell'Europa futura. Il significato simbolico è trasparente: la causa del disagio sociale, susseguente alla crisi dell'euro, sono gli Ebrei, non tanto quelli belgi, ma quelli americani, di New York, con i quali, lobbysticamente tutti gli Ebrei sono collegati e che, quindi sono "colpevoli" di ogni crisi economica che si manifesti in occidente, crisi di cui sono artefici occulti. Il colpo sanguinoso e ormai ricorrente,( qualche anno fa fu la volta di un Liceo ebraico nella vicina Francia ) viene da un piccolo Paese cattolico, prossimo, nella parte vallona, all'Olanda e alla Germania, come tanta parte dell'europa centrale e queste manifestazioni sembrano attestare che, sotto la cenere, tanti tristi sentimenti si sono conservati e tramandati e sono capaci di colpire in momenti simbolici, tradendo un'organizzazione interna subdola. La crisi dell'euro è la conseguenza della crisi dei sub-prime del 2008, che venne alla luce alla Borsa di New York e di cui il maggior profittatore fu Madoff, un ebreo, ma soprattutto uno speculatore globale, gigantesco. Nella tradizione ebraica, la privatezza dei comportamenti è norma e la lobby, che pure esiste, a fianco di tante altre, non ne è al corrente, e che gli Ebrei newyorkesi, la comunità più forte, ricca ed influente dell'ebraismo mondiale, che crogiola, come tutti i maggiori capitalisti, nella finanza internazionale, influenza il suo andamento secondo occasioni, opportunità e interesse delle singole entità in cui si articola la loro e l'altrui presenza sul proscenio, senza nessuna solidarietà nazionalistica che possa contraddire l'interesse particolare..di questa o quella banca. Qui, probabilmente, viene il puntum dolens della impressionistica, storica questione. Indubbiamente, i grandi banchieri ebraici possono interagire e influenzare l'andamento dei corsi borsistici, ma dubito che possano determinarli, al pari di tutti gli altri soggetti non giudaici. Eppure, come già fanno i regimi arabi, nei confronti dello Stato d'Israele, viene fomentata nella sensibilità superficiale, la facile giustificazione, per la quale le logge e braiche si sono rimesse in azione. Si sostiene, anzi, che lo sono sempre, anche quando la situazione sembra normale e quando, cioè, traggono i loro profitti, senza colpo ferire. In realtà, i fasti e le crisi, se sono indotte, sono indotte da tutti i soggetti interessati, in un gioco endogeno. Per quello che ci riguarda, poi, dissesti e inadeguatezze a reggere il mercato sono frutto di corruzione, malversazione, condotte private nell'erogazione del credito, del clientelismo e di un lobbysmo ambientale ben più stretto e provincialmente generalizzato, di quanto si attribuisca - ciascuno, dal suo cuor, l'altrui misura - ai fantomatici Ebrei, che hanno l'unico difetto di rimanere appartati, culturalmente e moralmente e non far parte, in questo senso, del gioco. Quando lo hanno fatto, in situazione subordinata, cioè durante i nazionalismi ( altro paradosso storico ) più radicali, sono stati ricercati e riveriti, hanno suscitato, per questo, l'invidia dei cittadini "gentili". Quando le democrazie si sono, invece, diffuse, questo sentimento ostile si è riversato contro di loro che, oggi, sono un'altro sintomo, fra i più gravi, della crisi dell'Europa.

venerdì 23 maggio 2014

Sensazioni.

Leggevo sull'Espresso la perorazione di una mamma, a difesa di suo figlio, incarcerato a regime duro ( per intenderci, quello a suo tempo riservato alle Brigate rosse ed oggi rispolverato per un "internazionale" reato di terrorismo potenziale ). Insomma, una Guantanamo de no'antri. Codesta, rievocava la tardiva comunicazione dell'arresto del figlio, adulto e fuori dalla casa dei genitori, lo stato pietoso della detenzione riferita ad un giovane borghese, non abituato a certe asprezze e soprattutto stupito di una reazione così violenta della Magistratura torinese, cioè dello Stato, in rapporto ad una non provata manomissione di un rullo escavatore meccanico in Val di Susa. La Corte di Cassazione ha rigettato la motivazione dell'arresto, chiedendo ai giudici torinesi di riformulare l'accusa, perchè, così com'è, non corrisponde a nessuna specie di reato. La scarcerazione avrebbe dovuto essere immediata, invece persiste ed alle stesse condizioni. Non entro nel merito, perché non so nulla, se non per letture giornalistiche, della vicenda dell'alta velocità. Sono anni, comunque, che la vicenda non trova soluzione, né accettazione e, per questo si è deciso, di reprimerla, com metodi polizieschi, con presidi in loco dei Carabinieri e, infine, per ora, con dure sentenze indiziarie o, peggio ancora, rivolte verso ambienti che hanno diritto di esprimere, anche nelle forme più radicali e gridate, il loro dissenso sul progetto e di organizzarsi per impedirne la realizzazione. Se nella tratta Torino-Lione, l'energia, almeno nella parte italiana, non è costituita da tangenti e interessi incrociati, mi mangio il solito bricco e, in fondo, fuor di formalità, la sbirraglia è lì per tutelarne le trame. L'autorità togata investe il suo prestigio, i suoi stipendi, le sue ferie in forme affiancatrici delle volontà politiche, economiche, così decise da essere probabilmente estranee alle pur fitte trame domestiche e, quindi, riferentisi a sollecitazioni "comunitarie". Non so - dicevo - se l'opera sia utile o distruttiva dell'eco-sistema, se il costume e l'economia, per forza di cose, tradizionale, della valle sia in pericolo e con essa la coesione sociale e familiare, né sono in grado di valutare quanto, di tutto questo, gliene importi alle comitive contestatrici che vi si recano, dopo i primi moti autoctoni, in pellegrinaggio o in gita oppositiva, nei fine settimana, ma la semplice ritualità, direi quasi quotidiana del fenomeno, che si è sedimentato nel tempo e che pare aver creato delle solidarietà trasversali fra le famiglie degli inquisiti e chi capeggia i movimenti, la propaganda muraria che ormai invade le città e accompagna ogni tipo di manifestazione spontanea o di base - comprese quelle delle U(nità) S(indacali) di B(ase), l'unica forma di sindacato rimasta, nella morta palude del confederalismo degli interessi politici, mi inducono ad altre riflessioni. Sto scorrendo, in questi giorni, il diario partigiano della giovane moglie di Piero Gobetti, che dopo la sua precoce morte per le bastonature dei fascisti, avrà altri due mariti, conosciuti nelle file della Resistenza torinese, una Resistenza fatta di spontaneità, affinità culturali, vita quotidiana, incontri rubati alle incombenze più comuni. Vi si parla di ragionamenti, fra persone colte, passioni, intenzioni, sparizioni e attentati attribuiti con l'immaginazione, non avendone possibile riscontro, sullo sfondo dell'invasione tedesca del nord Italia e la rabbiosa repressione in articulo mortis dei repubblichini. Non so perché, ma ho associato le due realtà, avvertendone la continuità e, mi è sembrato, ininterrotta coerenza. Oggi, ad interferire, con le dinamiche ostative ci sono i rappresentanti dello Stato e questo, fino ad un certo segno, è normale; ma sta, anzi è diventata normale, anche una lunga resistenza di una base che non si conosceva e che ha trovato coesione e solidarietà nelle vicende legate alla repressione, della quale non accettano i contenuti e che sono ancora disposti a contrastare. Che cosa ne verrà, non lo so. Sono certo, però, che sia l'unica forma di opposizione, ibrida fin che volete, in una realtà che ha perso il senso dell'alterità.

Opportunità.

Presso le Segreterie dei Comuni, di ogni Comune, indipendentemente dalla residenza dei firmatari, si può richiedere, sottoscrivendo la richiesta di referendum, l'abrogazione della legge Fornero. Io l'ho fatto, nell'intento di sottoporre a giudizio popolare una norma improvvisata, anche se giustifcata dal saccheggio dell'I.N.P.S., ma, soprattutto, dalla volontà di conformarsi alla volontà dei potentati europei. da parte di un professore ieratico e vanesio allo stesso tempo. Se mai si raggiungesse il quorum, sono purtroppo certo che i votanti sarebbero solo quelli interessati, attualmente o in prospettiva prossima, comunque non remota, dato il ripiegamento sull'ultra-privato che ha ormai coartato tutte le coscienze, dopo l'abolizione, per decreto "culturale", delle ideologie. Vale comunque la pena di tentare una resistenza contro tutte le soperchierie di un sistema ultranazionale che si vale della atonicità di masse instupidite da una cultura del consumo e dello svago, ormai compensativo della sfiga che li domina e da una sottocultura dei titoli accademici e non puramente strumentali e privi, alla base, di una formazione. Però, fin che c'è, La legge Fornero va rispettata e applicata, senza farsi suggestionare dalle profferte della aziende e dei sindacati asserviti e opportunisti. I contenuti dei provvedimenti legislativi si riformano ( ma in Italia si contro-riformano ) attraverso pari strumenti giuridici. Il resto appartiene al mondo delle suggestioni e degli inganni.

giovedì 22 maggio 2014

Anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri..imbiancati.

Penso che domenica prossima l'affluenza alle urne sarà ridotta. Spero di sbagliarmi, ma ormai il disimpegno è diventato il non-contenuto nel quale non si sono formate le coscienze civili dei giovani e si sono appiattite le mancate valutazioni degli adulti, se non riuscivano ad individuarvi un possibile contenuto utilitaristico. La corruzione generalizzata, non solo a livello politico, l'incultura profonda ad onta dei titoli fin troppo dispersivamente attribuiti, il senso particolare e familistico degli Italiani li relega fra gli ignavi d'Europa. Le elezioni dovrebbero tenersi non nei fine settimana estivi o quasi, ma nei giorni feriali, in autunno o in inverno, se necessario. Ma non è in contraddizone con quanto precede? Non necessariamente, perché la partecipazione, espressa anche, ma non solo, con il voto, sarà appannaggio di minoranze informate. Lo sfumare dell'interesse clientelare, allontanerà le masse dalla militanza, come avviene nelle desolate plaghe meridionali, da sempre agli ultimi posti nell'affuenza ai seggi. Durante la prima Repubblica, soprattutto ai suoi esordi, i cittadini, chiamati al suffragio universale, per la prima volta, nel 1948, si schieravano per la difesa della fede ( e spesso anche della casa ), insidiate dai comunisti, che invece, per parte loro, dovevano tener conto dei sentimenti devoti di tanti proletari che, più che nel sol dell'avvenir, coltivavano il sogno di una seconda vita, autentica e definitiva, non più condizionata dalla penuria - per loro - dei beni materiali. Solo quarant'anni fa, gli Italiani del centro-nord, come durante la guerra partigiana e la liberazione, troncarono il legame di bottega fra la Democrazia cristiana e il Vaticano, confermando la legge Baslini-Fortuna sul divorzio e, poco dopo, sull'aborto. Poi qualcosa - che non è stata solo la corruzione pubblica, già nota e ignorata, tanto speculare a quella privata in cui si traduceva, del resto, a diluire definitivamente la passione civile, il confronto di fazione, l'autotutela sindacale - degna ancora di questo nome - sui posti di lavoro. La Legge 300 del 1975, anziché segnare lo spartiacque fra il vecchio capitalismo padronale e una moderna società delle soggettività al lavoro, ha individuato una linea di "non plus ultra" dalla quale siamo regrediti sistematicamente fino al revanscismo reazionario attuale. Si, è proprio vero: è scemato l'impegno, la passione e la voglia quotidiana e semplice di lottare per sentirsi bene. Una comunità sempliciotta e sciocca, da lasciar andare alla deriva, fino a che non sarà costretta a svegliarsi e a reagire. Le circostanze, nonostante l'anestesia praticabile, si incaricheranno, come è sempre storicamente avvenuto, di risvegliare gli zombie del proprio particolare.