mercoledì 21 maggio 2014

Riservisti.

Un altro colpo di Stato militare in Libia, a contenimento degli islamici che, in Cirenaica, stanno contestando il regime instabile sorto dopo l'omicidio eterodiretto di un dittatore ondivago, che andava sostituito. E' stata la cifra dei pacifici sei anni di mandato di Obama e ha visto, maldestramente e timidamente, la compresenza delle ex potenze coloniali europee. L'Italia ha provato a trattare con il dittatore sul limitare della sua esperienza, ma si sa e, forse, non è un male, l'Italia non ha possibilità di politica estera autonoma e tracheggia, disprezzata, in tutte le situazioni, contraddicendosi a pochi giorni da una presa di posizione, rispetto ad un'altra contraria. Le democrazie indotte sono miseramente fallite nei Paesi della primavera araba, contraddette dal fatto incontrovertibile che le popolazioni stanno plebiscitariamente con le forze religiose regressive, oscurantiste, ma soprattutto imprevedibili, che necessitano, quindi, per contrappeso, di un'altra dittatura secolare, armata e irredimibilmente corrotta per assenza di dibattito civile. Ed ecco proporsi, quasi casualmente, un militare che, dopo aver tentato un'insurrezione dal Ciad contro Gheddafi, venticinque anni or sono ed essersi rifugiato per un quarto di secolo in Virginia, ormai anziano rispolvera la divisa e si impone al vertice di una macchina repressiva che contrasterà gli insorti devoti della Cirenaica, la ex regione "italiana" da cui sono partiti i moti antigheddaffiani. Come in Egitto, dopo regolari elezioni; come in Italia, dopo regolari elezioni, come in iraq, dopo la "liberazione" statunitense da Saddam. Quanto ad Al Qaeda, senza Osama Bin Laden, continua a far sentire i suoi effetti nelle regioni disastrate dalle guerre e dai colpi di Stato molto più di prima. Evidentemente, tutto questo è secondario per chi le ha orchestrate.

Mettiamoci una zeppa.

In questo misero ed appaltato paese bisognerebbe non essere raggiunti dalla campagna elettorale per trovare una ragione per andare a votare. E' comunque evidente che il successo di Beppe Grillo è paventato dal PD e da Forza Italia-NCD, che insieme formano il Governo, come una zeppa demolitrice dell'opportunistica alleanza - si noti bene - vigente anche in Grecia, ridotta all'indigenza ed in Germania, comodamnte ricca e leader. Il gioco a chi la spara più grossa purtroppo influenza una larga parte del corpo elettorale, altrimenti i tre candidati principali non la userebbero in maniera tanto grottesca. La povertà della nostra politica commissariata è nei fatti, oltre che nelle parole. Il M5S è l'unica realtà politica, l'unica terza forza reale, in grado di sparigliare l'accoppiamento ferarum ritu fra i due principali schieramenti alternativi ( a destra si sono dati opportunistiche e spartitorie denominazioni, ma sono pronti a riappattumarsi ), che sono tanto poco alternativi da non poter rinunciare al prefisso Centro. La lista Tsipras è un vintage, per di più levantino, che offre come icona il leader di una Grecia alla fame, perfettamente inscritta nella tradizione più popolana della fu sinistra di classe. Un reducismo da sfigati, di età avanzata, tranne il suo rappresentante, che è la falsa immagine di nostalgie anacronistiche, proprio perché sorto, come per incantamento, da una vandalizzazione del suo Paese. Il fatto è che, a parte l'impotenza e l'inutilità del Parlamento europeo, la politica comunitaria, imposta ai Paesi più scassati, non è riformabile, senza il superamento dell'Europa così come è attualmente configurata nei trattati, in Italia neppur noti e indiscutibili. Un referendum si impone - una riforma in tal senso della Costituzione sarebbe auspicabile - e anche un'uscita pilotata dall'euro, piuttosto che continuare ad assistere con le mani in mano ad una crescente ed irrecuperabile macelleria sociale. Per questo, fosse anche destinato a durare un giorno, il M5S sarebbe contingentemente necessario a dare peso politico ai cittadini, non più rappresentati dopo il colpo di mano che ha messo in quarantena la democrazia.

sabato 17 maggio 2014

Le rigidità degli inetti in una realtà pericolosa.

Il complotto contro il legittimo Governo italiano, nel 2011, ci fu. Il colpo di Stato, una volta tanto, non fu ordito dai nord americani ( se volevano qualcosa di ancora più invasivo, per la vivida amicizia fra Berlusconi e Putin, ce lo dirà l'analisi storica..forse ,)ma dalla Germania.. post comunista e dalla Francia, con un Presidente in via di ripiegamento a vita privata. Il rialzo dei tassi di due punti, avrebbe provocato uno sprofondamento recessivo ed evidenziato le differenze storiche fra i principali redditi nazionali ( diverso il caso dei redditi regionali, nei quali la Lombardia primeggia, insieme ad altri land, sparpagliati, quà e là ). Vecchi arnesi della politica nazionale, comunista e democristiana, la compagna Merkel, che forse Napolitano non conosceva, ma di cui certamente conosceva i superiori, nel palinsesto della D.D.R., il vanesio e arruffone Sarkozy. Il direttorio europeo, che espellerà Papandreu III, in Grecia, per poterla commissariare, attraverso un Governo di larghe intese fra le due mafie, settentrionale e meridionale di quel Paese, decise che Berlusconi non poteva più rappresentarci, nonostante che fosse stato democraticamente (ri)eletto. Da allora, Monti, Letta e Renzi hanno occupato quella poltrona con un'ignavia conformistica alla perdita della sovranità nazionale, mentre il vetero-comunista-migliorista Giorgio Napolitano reggeva e regge il moccolo. Il Primo Ministro turco Erdogan, dopo aver lavorato ai fianco per più di dieci anni il modernizzato Stato di Kemal Atatutrk, si propone per la Presidenza della Repubblica, che, nelle sue mani, rischia di diventare una dissimulata repubblica islamica. Sarà pure stata una rivelazione giudiziaria a orologeria, ma la dimostrazione che l'industria turca sorta e rafforzatasi durante i suoi mandati, è tutta in mano agli esponenti del partito islamico che circondano e proteggono Erdogan, lo ha posto in una situazione di nervosismo. Di difficoltà no, perchè, credo, che il suo risultato (plebis)citario lo otterrà a prescindere e che le violente contestazioni che si sono rianimate in occasione della sepoltura ante mortem di tanti poveri minatori senza fama, siano moti di una minoritaria società laica, sovrastata da quella nazional-popolare sulla quale fonda il suo potere il despota potenziale. Costretto a rifugiarsi in un supermercato, durante la compagna elettorale, l'aspirante Presidente ha colpito con un pugno uno dei giovani che erano riusciti a seguirlo all'interno e ha profferito contro di lui un'espressione inquietante: "dove vai, specie di sperma d'Israele?". Euppure, tatticamente, la Turchia ed Israele, fino a pochi mesi fa, avevano stretto un patto di collaborazione militare. Il mondo vicino al nostro torna a farsi pericoloso, dopo che improvvidamente e improvvisamente si sono fatti saltare i tappi che soffocavano da cinquant'anni le contese storiche, anche quelle indigene. La globalizzazione ha tirato in ballo civiltà senza libertà che vivevano autosegregate e le ha rilanciate sul proscenio esplosivo, ad interagire in termini competitivamente regressivi. Nella nostra Europa neo-guglielmina, l'euro e la perdita della sovranità monetaria a favore della BCE, sono stati il punto di arrivo e non di partenza, di un apparato di accordi e decisioni che avevano un obiettivo dichiarato: accantonare e rendere poi impossibili le politiche economiche keynesiane, le uniche che si conoscano, capaci di mettere in circolo le vitamine della sostenibilità sociale. Si è voluto, dapprima surrettiziamente ed ora esplicitamente, imporre gli interessi della globalizzazione finanziaria e dei mercati, come vincoli insuperabili per gli Stati, ovviamente subordinandoli all'organizzazione ed al controllo, alla sanzione, dell'economia dominante nell'area. L'Europa non si è aperta ai mercati, ha prodotto solo una competitività indecente, al proprio interno: si è riprovincializzata. La moneta unica forte ha messo alla pari, forzosamente, economie che non lo erano affatto, disarticolandone la coesione, superando in un campo di competizione estrema, l'ipotizzata area di crescita comune. Le premesse non sono recenti ed anche allora trovarono nelle larghe intese o compromesso storico, che dir si voglia, la loro base costitutiva di un consenso estorto, di una conoscenza celata. Quando l'Italia aderì ( a cosa non aderisce l'Italia? )allo SME-Serpente ( definizione biblica )Monetario Europeo, gettò le basi per l'adesione alla moneta unica. Allora, la politica nazionale era ancora possibile. Il PCI si trovava in una para-coalizione con la DC e, fino ad allora, con la disciplina poco democratica che lo contraddistingueva, era stato fedele ai patti più dei democristiani, ma, nel 1979, Enrico Berlinguer rovesciò il tavolo, ruppe l'alleanza. Il PCI, già in crisi, decise di opporsi a quel trattato, analizzandone realisticamente le conseguenze per le classi che allora rappresentava. In Banca d'Italia furono rimossi giudiziariamente, il Governatore Baffi e il Direttore generale Sarcinelli, che avevano voluto rivalutare la lira ripetto al dollaro, per alleggerire la bolletta energetica e svalutarla verso il marco, per sostenere la produzione industriale. Baffi fu esplicito: con queste scelte non si sarebbero svalutati i salari. Fu anche l'unico Governatore a non demonizzare la scala mobile e il sistema di protezione sociale. Le motivazioni utilizzate contro la rigidità della moneta e contro il monetarismo, valgono ancora oggi. Varranno anche domani.

venerdì 16 maggio 2014

Promesse senza premesse.

Il dibattito pubblico in Italia e sull'Italia non è mai stato così vacuo e sconclusionato come oggi, dato che le deleghe inespresse sono state conferite ad una burocrazia aliena che, quando rallenta la sua frequenza d'intervento, lascia i vaniloqui a se stessi, alla loro perdita di senso. Intanto, il ripiegamento della società verso il particolare personale sta assumendo aspetti spiraliformi. Del grande dibattito civile, interrottosi, senza che ne fosse avvertita, per inerzia la mancanza, dai primi anni '80, si sono trascinate le ombre, dato che, per l'improvvisa mancanza di interlocutori, qualsiasi forma di confronto è stata cassata. Si è consumata la decimazione di una classe politica provinciale, involuta e corrotta, si è dato libero sfogo alle velleità imprenditoriali di qualsiasi capo-officina, si sono finanziate tutte le imprese più strampalate, per trarre da ognuna di esse cospicue mazzette personali ed ambientali. Il moralismo inane si alimentava di questa realtà, a tutti nota fin nei dettagli e da tutti trascurata, fino a che, con il venir meno degli equilibri polemici su cui su reggeva, una magistratura di rito ambrosiano, decise di scavare sotto la superficie di una banale mazzetta che il percettore non era riuscito a distruggere nel cesso. Lo ha fatto, lo ha dovuto fare, con un metodo intimidatorio e ricattatorio, che si è servito a tappeto della carcerazione preventiva per stimolare le confessioni risentite degli incarcerati che il sistema per il quale avevano lavorato, non era più in grado di trar fuori dai guai. Il revanscismo giudiziario non si è arenato, nonostante le secche verso le quali il ventennio berlusconiano ha cercato di condurlo e che, per ora, la sinistra finanziaria non è riuscita a condurre a più miti consigli, neanche con la minaccia di decurtazione delle lautissime prebende di cui i giudici beneficiano. La corruzione non è una eccezione patologica ad una vita civile ed economica seria, è invece il modus vivendi dell'economia, della politica e della publica amministrazione, a cui si accompagna un'evasione fiscale che, se recuperata, consentirebbe di creare un nuovo stato sociale per una nazione di nuova istituzione. Enrico Berlinguer, di cui decorrono, in questi giorni, i trent'anni dalla morte, predicava per l'Italia la questione morale e aveva ragione nel ravvisarvi la fonte principale della debolezza nazionale, della prepotenza delle classi clientelari. Non condividevo la sua concezione anacoretica dell'austerità come cifra di vita immutabile delle persone. Onestà, serietà e gusto del vivere non sono in contraddizione; attengono alla qualità delle persone e Berlinguer sapeva di dover portare in alto una massa amplissima di uomini e donne che al suo partito si riferivano, quasi esclusivamente per rivalsa economica. Ma, nonostante questo, l'imponenza dei suoi funerali ed il rispetto degli avversari sono stati un riconoscimento, purtroppo solo personale, della via maestra per non essere quello che purtroppo siamo stati e siamo in un mutato contesto, per noi del tutto regressivo.

mercoledì 14 maggio 2014

Italia mia, benché il parlar sia indarno...

Ci sono altri duecento cadaveri, probabilmente, fra la Tunisia e Lampedusa. Anche questa, senza avere la possibilità di verificarla, sembra una cifra ricorrente dei naufragi di bagnarole sovraccariche che non possono far altro che naufragare. Tanto il viaggio è già stato pagato e le famiglie hanno certamente qualche altro figlio senza futuro da buttare allo sbaraglio per pagare i debiti contratti e contraendi. Se non darà ossigeno alla sua famiglia sarà una bocca inutile di meno, in presenza di tanti discendenti in linea diretta o collaterale per le esigenze della precoce vecchiaia africana. Questa è la condizione di chi pulisce le corsie degli ospedali, a cui non bastano le poche centinaia di euro percepite, a soddisfare una pletora di postulanti nullafacenti, secondo un comunismo clanico e sentimentale, primitivo e magico: chi si estrania sarà maledetto da qualche rito punitivo. Lo stesso per chi, invece, fa marchette in qualche strada buia dei suburbi, a cui non basterebbe una vita di monte sostenute per ripagare gli interessi sul debito ed assicurarsi il cibo e l'alloggio, al netto delle fameliche fauci dei parenti: la famiglia. La U.E. non ci aiuta, ha frignato l'improvvisto ministro degli interni. Da Bruxelles, la burocrazia comunitaria ha risposto: non abbiamo mai saputo in che cosa consista la richiesta d'aiuto dell'Italia. Può darsi che sia "irricevibile" e che ci prendano per i fondelli, ma può darsi pure che gli inetti governanti d'occasione che abbiamo, non siano in grado di formulare delle proposte mirate e specifiche. Il Governo Berlusconi, nel 2011, è stato fatto cadere da una congiura di palazzo, ordita e ordinata dall'estero. E' stato cioè un golpe. Lui, però, farebbe meglio a non vantarsene e spiegarci perchè, per ben due volte, abbia preso rapidamente il portone ed abbia fatto della congiura un elemento di lamentela postuma. Fece così quando Scalfaro cercò di far abortire un'esperienza politica che si annunciva forte e duratura ( come quella ancora in gestazione di Beppe Grillo ). Ebbe allora il tempo di recuperare, contrastato solo da Romano Prodi, disarcionato però dalla sua coalizione passata e recentissima. Lo ha fatto per senso di responsabilità? Davvero vogliamo farci gabellare una versione così zuccherosa, riferita ad un uomo politico e ad un uomo d'affari contemporanemaente. Della trama, fa parte anche lui. Non per questo, cambio opinione: Berlusconi governava in conseguenza di un mandato elettorale riattribuito nel tempo. L'opinione corrente, che non fosse più spendibile per la nazione non può convincere se non chi abbia una concezione autoritaria e riferentisi ad interessi strettamente utilitaristici, gli stessi che li spingevano a votare per lui. Certamente la condanna definitiva sarebbe stata causa di decadenza, ma quella preventiva, proveniente non si sa da dove, non ha senso e la complicità istituzionale, i tre presidenti dell'esecutivo nominati, sono uno scandalo all'italiana. Un passato Segretario di Stato americano lo ha esplicitato inutilmente, ma questa volta, a blaterare giustificazioni non richieste non sono state solo le povere legioni degli sherpa nazionali, ma anche le burocrazie e le cancellerie europee: "ma come, senti ch parla! Erano gli Stati Uniti che ci chiedevano ( perché a loro ? ) di comissariare l'Italia, come la Grecia". A questo punto verrebbe da chiedersi - se ne valesse la pena - chi commissaria chi, se cioè la smaccata leadership golpista ( quanti precedenti diversamente cruenti, durante la guerra fredda e in america latina ) nord americana sugli interesi geo-politici dell'europa vecchia e capitalista per la sconfitta nella seconda guerra mondiale e quella nuova, povera, da strappare all'influenza russa, possa giustificare la prepotenza, apparentemente solo difensiva, di Putin? Un altro deputato, questa volta del PD, è passibile di arresto se l'aula darà la sua autorizzazione. ma pare che prima voglia approvare il job act e, distratta da siffatta e sittanta opera di demolizione, può ben concedere al truffatore di andare a rinforzare la compagine dei connazionali in Libano, mentre ancora vaghi sono i contorni delle ruberie intorno all'Expo milanese, per il quale si paventava l'interessamento della mafia, trascurando appunto di farne parte. In questa condizione, abbiamo un Capo del Governo come Matteo Renzi. Ma fortunatamente è solo un omino di paglia: c'è qualcuno, lassù, che pensa a noi.

martedì 13 maggio 2014

Impressionismi.

Fra ieri e oggi mi è capitato di incontrare due ragazze, mentre ero al lavoro. La prima recava sulla carta d'identità la qualifica di astronoma, ma faceva la cameriera. La fotografia rendeva l'immagine di una ragazza buona e solare, poco più che infantile; l'aspetto che offriva era invece gonfio, tumefatto, con macchie sparse sul viso e sulle mani. La bocca leggermente storta e ravvivata malamente dal rossetto. Lo dico con assoluto rispetto, che deve cominciare dalla sincerità: una sguattera. Sembrava più che provata, anche in senso morale, ma era onesta, diretta ed esplicita. Le ho chiesto se pensava di poter avere miglior fortuna all'estero e mi ha risposto che ci stava seriamente pensando, ma che era trattenuta dalle cure parentali e dal rifiuto, non ancora superato, di doversi sradicare, dopo studi ben condotti. Ho già parlato di un'altra, dotata di master, che fa la gelataia, come un altro suo allampanato collega, dottore in Scienze politiche. E' altresì doctus nella medesima specialità il direttore del negozio di valigeria, di fronte; guadagna cento euro in più dei commessi ed ha sostituito una simpatica ragazza di colore, alla quale, per mancato raggiungimento del budget di vendita, non è stato rinnovato il contratto semestrale in scadenza. La seconda conoscenza riguarda una generosa dottoressa in filosofia che veniva a pagare l'iscrizione ad uno stage di recitazione. E' figlia di due medici, anche loro nostri clienti, che non l'hanno mai ostacolata nella sua aspirazione di coniugare piacere e lavoro, ma che le consentono di continuare a sperarvi, come invece non è stato dato all'astronoma ed ai due gelatai. La direttrice-commessa della valigeria - mi ha confidato il subentrante, anche lui con contratto a termine, da monitorare - aveva sposato uno degli amministratori di un calzaturificio, nel quale precedentemente lavorava e, quindi, può prendersi un periodo sabbatico. Dimenticavo: è passata come una meteora un'altra ragazza napoletana. Desiderava riscuotere una cifra irrisoria, prima di ritrasferirsi in Germania, dove, inconsapevolmente, aveva ripercorso le orme di tanti emigranti meridionali. "Per fortuna, lì tutto è diverso". Sarà, ma fa la barista. Probabilmente, lo scenario, il contorno, l'organizzazione sono più omogenei fra di loro, ma, allo stato dell'opera, sia per chi viene da noi a badare i vecchi, sia per chi va a servire beveraggi in Germania, le possibilità di lavoro attengono, oggi come ieri, ai lavori servili e la felicità è un orizzonte miope, dai colori confusi.

lunedì 12 maggio 2014

(Ri)apparizioni.

Sono ricomparse, in Nigeria, le studentesse rapite da Boko Haram, il movimento islamista nero, autore fino ad oggi di assalti alle raffinerie occidentali ( non senza fondate ragioni ), di attentati domenicali fuori e dentro le chiese cristiane, di sequestri con richiesta di riscatto di tecnici petroliferi in missione nel loro Paese. E' probabile che le imprese di trivellazione e di sfruttamento del greggio, paghino, per la loro tranquillità, delle robuste tangenti ai capi-banda. Boko Haram significa letteralmente: "contro l'educazione occidentale" e le studentesse, laiche o cristiane, sono l'icona più rappresentativa, per le masse beote che si possono ispirare ai loro rapitori, della missione che dicono di condurre. Questa volta non hanno chiesto un riscatto, ma uno scambio con i loro prigionieri. Le ragazze appaiono, in una radura, ricoperte da un saio grigio, che copre anche il capo e lascia libero solo il viso, in maniera che se ne possano osservare le espressioni mentre salmodiano in coro all'Islam, al quale - proclama un sorridente speaker in tuta mimetica, armato come un bandito messicano - sono state convertite. Restituirebbero dunque alla società nigeriana delle ragazze redente dalla corruzione nella quale stavano precipitando attraverso l'istruzione e gli abiti d'ispirazione occidentale. Le ragazzine cantano composte l'inno della loro cattività. In italia, non molto tempo fa, fu l'ex leader libico Gheddafi a "convertire" con 5.000 euro a testa alcune ragazze un po' più grandi che Berlusconi gli aveva fornito per l'indottrinamento. Perché le ragazze nigeriane redente dovrebbero essere scambiate con dei tagliagole in prigione? Che senso ha uno scambio fra co-fedeli? Uomini, guerrieri contro donne che instilleranno nei loro discendenti i sacri principi copiati di Maometto? Cantano devote le rapite, apparentemente fataliste, nel loro contesto precario e violento, nel quale la condizione delle persone può mutare da un momento all'altro, ad opera di eventi fra i quali, anche la violenza e la prepotenza appaiono ordinariamente possibili e, quindi, "naturali". Che fine faranno le converse se la proposta di scambio non sarà accolta? Saranno rispettate? Lo sono state finora? Che modificazioni saranno state apportate alla loro personalità nell'eventualità che vengano liberate? Come si collocheranno o saranno collocate all'interno di una società così disgregata e incolta, nella quale le avvertite appartenenze, ideologiche, religiose e di costume, sono così varie, sfumate e conflittuali, fra ignoranza, pregiudizio e mera strumentalità? Restiamo in attesa che riappaiano ancora.

L'Europa che verrà.

C'è un'insania che gira per l'Europa e che sta coagulando il mondo minore, ma diffusissimo dei disperati delle periferie urbane e delle curve calcistiche, le uniche, almeno in Italia, che vanno ancora allo stadio. Dopo il "daspo" a Genny 'a carogna, la solidarietà mediatica si è espressa sugli spalti di un numero imprevedibile di stadi ed in contesti nei quali non ci si sarebbe aspettati di riscontrarli. Dall'Austria alla Germania, dal Portogallo agli stadi italiani di provincia, fino alla Norvegia, all'Ucraina ed ad altre zone dell'est Europa, sono apparsi striscioni che esprimono un'investitura comune per quel giovane catanese, tale Speziale, che si rese artefice della morte di un ispettore di polizia, in servizio di ordine pubblico, durante il derby siciliano fra il Catania e il Palermo. A quei torbidi presero parte sottoproletari, ma anche studenti; furono identificati rampolli della borgehsia comoda ed anche alcuni figli di poliziotti in servizio quel giorno. Le tifoserie si sono sostituite da molti anni alle manifestazioni del disagio sociale e delle rimostranze politiche e sono diventate delle vere e proprie forze d'urto organizzate, che provocano sospensioni e rinvii di gare, disordini nelle città e spedizioni punitive, a distanza di giorni, contro commissariati di polizia, oltre che fra membri di opposte fazioni. Con queste forze antagoniste, caratterizzatesi nel tempo come prevalentemente di estrema destra, scendono a patti, per poi negarlo, le istituzioni pubbliche, come da sempre avviene con la mafia. Quando ottengono i risultati più sovversivi degli ordinari equilibri di sicurezza, si scopre che si sono adoperati allo scopo, pregiudicati noti della criminalità organizzata, parenti di affiliati a clan, fra i quali si annoverano gli stessi calciatori in attività. Ora, questo vettore della violenza squadristica organizzata, svela improvvisamente una coesione internazionale, particolarmente forte nei Paesi vecchi e neuovi dell'Unione europea, tanto da aver già eletto, nel loro Pantheon, dei comuni eroi negativi, a saldare una vita marginale che con la galera ha un rapporto molto stretto. L'Europa che si prospetta non è solo questa, ma è anche questa, dolorosamente dispersa per vaste plaghe.

domenica 11 maggio 2014

Contestualità.

Il Consiglio superiore della magistratura si è adoperato, con una recentissima circolare, ad azzerare il lavoro del pool antimafia di Palermo. Fecero così anche con Caponnetto, Falcone e Borsellino. Dopo quattro anni, il pool deve essere ricostituito, scade per così dire, mentre la mafia che ha radici secolari, si perpetua al servizio di ogni contesto lucrativo e di potere, assecondata dagli Organi più alti della giurisdizione. Falcone andò a Roma, a dirigere dal Ministero della giustizia l'attività antimafia e segnò così la sua condanna a morte, a cui seguì quella dell'inflessibile e retorico, in quel contesto, Borsellino. Caponnetto che ideò il primo pool, era fiorentino e riuscì ad andare in pensione, come successivamente riuscì anche a Caselli, ritornato, prima, nella sua Torino. Evidentemente non erano i magistrati di passaggio, anche se fortemente impegnati a costituire un pericolo per i granitici assetti isolani. L'unica eccezione fu costituita dal mastino carlo Alberto Dalla Chiesa, già depositario di molti segreti della Prima Repubblica, che , per questo fu abbandonato all'esecuzione mafiosa, di una mafia più estesa di quella isolana, che comunque, ha ramificazioni e supporti politici un po' dovunque. E' noto, anche se non sarà mai provato, che a quegli eventi concorsero le più alte ed esposte istituzioni statali, alle quali danno ora un decisivo contributo i giudici di Cassazione, che seppelliscono il diritto. Sanciscono, probabilmente a termini di un regolamento interno, che nessuno, dall'eliminazione dei giudici antimafia ricordati, ha provveduto a correggere, che la lotta alla mafia, se condotta con sistematica applicazione potrebbe condurre al sovvertimento dei poteri reali dello Stato e di gran parte dell'economia finanziaria, anche al nord. E' perciò necessario scialacquare il patrimonio di esperienze e di conoscenze che, dopo quattro anni, sono state appena acquisite. Implicitamente, anche a tutela dell'incolumità dei magistrati che, volenti o nolenti, del sistema fanno parte.

Il posto dei piccoli.

Il Bologna f.c. è retrocesso in serie B. Per poco non ci finì anche in occasione del centenario della società. Dopo la gestione di Renato Dall'Ara, si sono succeduti una serie infinita di imprenditoruccoli, talvolta semplici commercianti, che l'hanno accompagnato ripetutamente fino alla serie C, dopo che per settant'anni non aveva conosciuto retrocessioni. In questo mediocre crogiolo ci sono stati anche speculatori d'occasione, un pregiudicato foggiano, un'inquisito albanese, che si ritirò alla fine di un lungo corteggiamento degli spolpati Menarini. Dopo la parentesi di Alfredo Cazzola che lo smollò ai costruttori dell'area moderata cittadina, dopo averlo fatto ritornare in A, è stato tutto un succedersi di una congerie di imprese edili, speranzose di contrastare la crisi del settore con la commessa per un nuovo stadio, a spese pubbliche: un vetero costume non più praticabile. Intanto, costoro non avevano neanche i soldi per pagare gli stipendi e non erano in grado di valersi di collaboratori competenti. Subito dopo l'albanese Taci, ci fu la meteora di Porcedda, gestore di un bagno con cabine sul litorale cagliaritano, che si era trasferito tre milioni di euro dalla casse della società sportiva, in quelle delle sue attività, che i dodici imprenditoruccoli assoldati da Consorte, si fecero restituire attraverso la cessione di un albergo di sua proprietà. Fatta salva la stagione, alla fine fallimentare, di Gazzoni Frascara, la proprietà della squadra è sempre stata "contesa" da figure minori, che aspiravano a vantaggi ipotetici e di botteguccia. Per questo il Bologna è diventato una delle tante squadrette, sempre sul ciglio del precipizio e non si è neppure caratterizzata per una "cantera" giovanile, nè per una buona capacità di scelta dei giocatori più promettenti. Assente la grande imprenditoria e l'amministrazione pubblica. I due gruppi principali, i Riffeser-Monti ed i Maccaferri, sono talmente provinciali, nonostante le dimensioni acquisite, da essere rinserrati nelle loro ridotte, al largo ( i Maccaferri ) dalla quotazione borsistica e non vogliono farsi vessilliferi di una realtà amministrativa che non li asseconda e non si pone al loro servizio. L'amministrazione comunale, da parte sua, non si è mai fatta promotrice di iniziative volte a interessare alla proprietà robusti imprenditori di altre regioni, in cambio di un mutamento nella gestione conservatrice della nostra realtà post-agricola, che rischia ormai di diventare vetero-agricola. Per cui, blasone stinto a parte, il Bologna f.c. non potrebbe stare in un'altra categoria, tranne quella di appartenenza dell'intera comunità cittadina.

Dinamiche di sviluppo.

L'arresto di Claudio Scajola da parte della DIA di Reggio Calabria, non è, secondo me, la scoperchiatura delle società segrete, massoniche e non, che in quel contesto rivestono un marcato carattere tradizionale, "al servizio delle n'drine", come commentano, direi tutti, i quotidiani e i settimanali. Propendo a credere e non da oggi, che la società dominante, le conservatrici classi opulente, l'entità dirigente locale, non siano al servizio delle n'drine, bensì che se ne servano, nell'aggiornamneto storico del connubio latifondistico, quando la mafia si costituì come guardia bianca del latifondo, cioè al suo servizio. In quel tipo di società, così legata alle gerarchie simboliche e ad un potere che non conosce ancora una cinesi verso un'evoluzione borghese, che in altre plaghe è già in via di regressivo superamento, non ce li vedo i moderni discendenti dei feudatari in una posizione subordinata e servile verso dei primitivi violenti, ai quali la ricchezza non ha apportato, come ai loro burattinai, un barlume di moderna civiltà. Non che i maggiorenti non la conoscano, ma non la esercitano in loco, dove i rapporti fra le persone restano immobili e stantii. Le ricchezze estorte in giro per il mondo non coinvolgono le buone e povere persone che vivono nei vecchi feudi mai veramente affrancatisi dai costumi baronali e di cui i mafiosi costituiscono la difesa e la salvaguardia. Incoraggianti le parole del procuratore capo di Reggio Calabria, che ha identificato in questa presenza oppressiva e ancora mai intaccata, l'impedimento allo sviluppo della regione. Dimenticavo: Scajola è genovese, quindi un tramite di collegamento con quella società mafiosa di vertice di cui Matacena era un esponente locale. La transumanza verso questo anziché quest'altro ( salvo ridenominazioni ) partito politico, è la cifra del camuffamento di un intreccio di interessi, anche internzionali, di cui si servono i politici malfattori, tramite le mafie. La gara è improba, ma va condotta con sistematictà; il contrasto ai prepotenti ed ai profittatori non deve più cessare, anche se certe decisioni della Corte di Cassazione fanno disperare circa l'immunità para mafiosa anche dei vertici giudiziazi dello Stato.

Pronunciamenti e antenne sensibili.

Il referendum ucraino, separatista delle zone orientali del Paese e segnatamente dell'affascinante Odessa, città dei traffici e degli Ebrei, che si sono già spostati in massa negli Stati Uniti ed in Israele. Gli Ebrei Ucraini sono ( o erano? ) tanti e si concentravano soprattutto a Odessa. Un anno prima dell'implosione dell'Unione sovietica, che permetteva a loro di trafficare commercialmente, attraverso la rete della nazione dispersa, se ne andarono, chi in Israele, chi - i più ricchi - negli Stati Uniti, in particolare a New York. Avevano intuito che le cose stavano per cambiare e prevedevano che per loro sarebbero tornati tempi bui. Una migrazione consimile era avvenuta anche all'interno del Ghetto di Varsavia, durante gli anni della collaborazione della polizia e dei Consigli ebraici con i nazisti, prima dell'insurrezione e della deportazione. Allora non c'era lo Stato di Israele e solo i più ricchi o con parenti negli U.S.A., la sfangarono. La rivolta ucraina, prevalentemente di Kiev, si è valsa di galeotti liberati, prima di essere a sua volta incarcerata, dalla Timosenko; anche il presidente filorusso, a suo tempo, aveva fatto altrettanto, avendone fra l'altro un'esperienza pregressa, in quanto imprigionato per tre volte. Hanno concorso in maniera decisiva anche gli ultras delle squadre di calcio ucraine, il cui campionato si chiuderà il giorno delle elezioni politiche, e neo formazioni naziste che altro non sono state e sono che la riesumazione del fascismo nazionalistico e antisemita dell'Ucraina pre sovietica, allorquando queste milizie combatterono con i nazisti e collaborarono al tentativo di invasione della Russia. Gli intrighi della geopolitica non hanno tenuto conto di tutto questo, anzi hanno cercato di strumentalizzare gli zombies del passato, che vegetavano sotto la cenere della storia ed è purtroppo certo che lo faranno ancora, fino ad una sistemazione utile o accettata della vicenda orgiasticamente "democratica" che vede un profluvio di schede in urne trasparenti, laddove per generazioni non si era votato.

sabato 10 maggio 2014

Ci risiamo, noi europei. La competitività finanziaria apporta rovine e lutti.

Nelle zone orientali d'Europa sono di nuovo in corso battaglie intestine che rischiano di sfociare in conflitti più vasti oppure endemici. Dalla fine del comunismo, segnata, secondo alcuni, dalla "troppa" libertà improvvisamente sancita da Gorbaciov, in un contesto troppo frammentato che solo la dittatura totalitaria era riuscita a tenere insieme, la lotta, a sfondo nazionalistico, degli ex apparati sono state fomentate dalle intriganti diplomazie occulte degli Stati Uniti e contrastati, in termini geostrategici, solo dalla riaggregata Russia putiniana. Dal 1991 non c'è stato un attimo di pace e di equilibrio - che fosse interno o infranazionale - e si sono consumati i misfatti più atroci dalla fine della seconda guerra mondiale. Si sono verificati e si verificano in Europa, in quella parte del mondo che si voleva pacificata e che si ritiene più evoluta rispetto alle altre esperienze storiche ( una presunzione ), ma terribilmente in contrasto con se stessa, di nuovo in preda ai revanscismi etnici, sui quali speculano i corrotti leader indigeni, burattini di manovratori fuori scena. Gli equilibri sortiti dalla seconda guerra mondiale sono in via di ridefinizione, sullo scacchiere mondiale, interessano anche realtà per l'innanzi non coinvolte, pure sul mosaico dell'Europa continentale. Insomma, si è messo in moto un meccanismo conflittuale di ridefinizione degli assetti di potere. Sta di fatto, che le artificiali federazioni astrattamente disegnate dopo dopo la fine dell'Unione Sovietica ( C.S.I. ), hanno lasciato il posto ad un mosaico disordinato ed instabile , nel quale anche i piccoli Paesi possono rivestire un'importanza "contenitiva" verso il continente che più li paventa: quello russo. La Russia, dopo essersi sborniata di democrazia importata, che l'aveva trattata come una rivale sconfitta, ha ritrovato con Putin e con i suoi metodi autoritari, una propria stabilità economica, basata sull'esportazione di risorse naturali insieme ad un ben organizzato riarmo che, per poter continuare, ha bisogno di rapporti commerciali e geo-politici costanti. Tutto il contrario di ciò che cercano di procurarle gli Stati Uniti, contraddetti o assecondati dalle potenze europee minori, secondo l'incrocio, il peso ed il dosaggio dei rispettivi interessi con la Russia. Tutti e ciascuno sarebbero pronti ad approffittare di un momento di difficoltà di Vladimir Putin, per defenestrarlo e sostituirlo con una figura o con una serie di figure più malleabili. Difendendo se stesso, Putin difende ed avvalora un'immagine a sua volta pretestuosa ( non è la sincerità che conta in politica ) di una nuova Russia, in grado di riprendere il suo ruolo storico di Impero continentale ed autarchico, in condizione di difendersi contro le ingerenze esterne. Ha ristabilito, a scopo identificativo, una rinnovata alleanza fra il trono e l'altare con la Chiesa di Stato ortodossa, altrettanto sospettosa delle brame occidentali e dei suoi "abbracci" religiosi.La Russia, dilaniata dalla miseria e dal disordine, non poté nulla contro il tardivo - per la popolazione, ma non è lei che conta - attacco NATO alla Serbia, ormai vincitrice del conflitto balcanico, ma ha da tempo dimostrato di saper reagire prontamente alle insidie che le vengono apportate, ai suoi confini, da potenze ostili, in cerca di influenza ed espansione, mentre i Russi, alla fin-fine, hanno sempre combattuto per la loro esclusiva identità, ben supportata dalla sua espansione territoriale, che per questa via è riuscita a mettere al sicuro dai tanti particolarismi etnici che contiene. Invece, ai suoi confini, dalla fine della guerra fredda, è stato tutto un susseguirsi di contese sanguinosissime, il cui apogeo è stato toccato dalla barbara - su ambo i fronti - guerra cecena. L'ostilità delle potenze allogene, non è rivolta ad un indeterminato "spirito russo", verso il quale non hanno rispetto perché non ne hanno conoscenza e del quale non si curano le aspirazioni di dominio finanziario e commerciale che le animano ( per la rinata Germania i cui abitanti - come i Russi in gran parte dell'Ex Unione Sovietica - sono sparpagliati in molti Paesi dell'ex U.R.S.S., ci sono di nuovo obiettivi espansionistici, che la tempesta sabbiosa dell'economia finanziaria le permetterebbe di mascherare ) ma a una nazione di nuovo in sella e desiderosa di impedire interferenza all'interno del suo fortilizio imperiale, in grado cioè di rivoltare, riesportare sui Paesi-strumento, le difficoltà e la maggior parte dei lutti che codesti, ai loro vertici governativi e d'interessi settari, si prestano, ripetutamente, ad apportarle. Domani, in Ucraina, c'è un referendum sull'appartenenza e il 25 Maggio, in concomnitanza con le elezione nell'Europa dell'euro, le loro politiche nazionali, che probabilmente sanciranno la spaccatura fra i filo-russi e i "rivoluzionari" di piazza Maidan. Elezioni frettolosamente indette, di una nazione e di un popolo che tende rapidamente a disgregarsi, sotto la sferza delle mene occidentali, a differenza della nazione russa, che si rafforza, invece, nella sua autarchica autonomia.

Frantumaglia.

I manifesti degli aspiranti al vitalizio brussellese sono ancora radi sulle lamine comunali, ma da quelle poche profferte si evincono solo belle facce, composti atteggiamenti, floreali propositi. Tutti asseriscono che si va in Europa per un'altra Europa. L'unica posibilità è che si riferiscano a quella a velocità ridotta di cui facciamo parte, perché, da poveri scassati, non potremmo in nessun modo farle cambiare costume: tocca a noi adeguarci, uscire o impetrare una linea ferroviaria più adatta ai nostri scricchiolanti vagoni. L'EXPO milanese, che avrebbe dovuto concorrere con quelli storici di Londra, di Parigi, che da allora si fregia della Torre Eiffel, è già naufragato nella corruzione. I paragoni con il sud america sono impropri; non siamo mai stati meglio di loro. Il fermo che ogni tanto - una ventina d'anni, come dalle nostre costumanze di regime - si pone al fenomeno, che comunque non si arresta, serve solo a non farci naufragare definitivamente in una palude dalla quale non saremmo più recuperabili, in omaggio a violente e criminali speculazioni private, alle quali nessuno che abbia le mani in pasta vuole o può sottrarsi. Verrebbero infatti meno i rapporti consolidati fra gli affari e il malaffare. In questo contesto criminale e morale, la lotta alla mafia è un impegno suicida per anime belle. Il ministro Scajola, oltre a favorire la latitanza nell'ospitale Libano del mafioso e suo compago di partito Matacena se ne scopava pure la moglie, con la quale litigava al telefono, rimproverandole le infedeltà nei suoi riguardi. Era stato il malavitoso ministro del governo presieduto dall'altro condannato Silvio Berlusconi che, ieri, ha fatto la sua apparizione per quattro ore al cronicario al quale è stato destinato, suscitando la curiosità dei degenti. Due donne lo hanno baciato: una dentro l'ospedale, l'altra all'esterno della struttura. Al pomeriggio era già a TeleLombardia. Domani Beppe Grillo sarà in Piazza Maggiore, a Bologna, dopo aver espulso l'ultimo consigliere del movimento in Regione Emilia Romagna, reo di aver speso le diarie per ragioni private, ancorché culinarie. Domani ci sarà un nuovo referendum balcanizzatore dell'Ucraina, in attesa delle elezioni generali indette per il 25 maggio, quando si terranno anche le elezioni per l'inutile Parlamento europeo. Putin non vuole un'Ucraina unita e filoccidentale, ma la federalizzazione rischia, in quel contesto, di creare una congerie di repubblichette litigiose, eterodirette da est o da ovest, in grado di creare una zona di fatto neutra, condannandola alla staticità ed alla povertà. Dell'Utri, a Beirut pare intenzionato a chiedere asilo politico; perché non riconoscerglielo, come ha fatto il Brasile con Cesare Battisti? Che Repubblica è l'Italia per essere attendibile, che maggior ruolo ha rispetto al Libano per non dover concorrere giudiziariamente, attraverso la traduzione ( a nostra cura ) delle pandette, con un Paese nel quale metà dei quartieri urbani sono stati polverizzari dalle guerre e dagli attentati e nell'altra metà si fanno feste a bordo piscina? Una specie di Palermo, in fondo.

venerdì 9 maggio 2014

La nave ha rotto gli ormeggi e la bussola non funziona.

Il congresso nazionale della CGIL è durato due giorni. I partecipanti si confrontavano su tre tesi contrapposte: la prima, di maggioranza, ha raccolto l'80% dei consensi e rieletto Susanna Camusso ai vertici del sindacato. Al precedente congresso aveva ottenuto il 97%. Il 14% è andato a Maurizio Landini, leader della FIOM che, del mitico movimento dei meccanici, conserva la memoria, ma non la base, ridotta ai minimi termini dalle delocalizzazioni, dalle chiusure e dalla massiccia cassa integrazione. Landini, da tempo, parla come un politico e da politico si comporta: è passato dalle dichiarazioni più alternative alla linea Camusso, all'accordo con Matteo Renzi. Frequenta intellettuali impomatati e incartapecoriti, ai quali offre ancora il viagra delle assemblee dei reduci ancor giovani delle officine, già estranei al mondo del lavoro. Al Congresso ha presentato una prolissa mozione che enumera le forzature e i trucchi nelle votazioni preparatorie dell'assise e ne amplifica la valenza. Solo su di un aspetto sono d'accordo con lui: la democrazia sostanziale è stata cassata e quella formale mistificata. Per il resto, niente di nuovo. La FIOM si conferma frangia "autonomista" della CGIL, ma non esce dall'apparato per prendere una chiara connotazione politica, che rischierebbe di frammentare ancora di più la già sfibrata tela della sinistra ex di classe. Un altro leader storico della FIOM, Giorgio cremaschi, ha raccattato l'altro 3%, rosicato alla Camusso. La sua tesi è per me condivisibile sotto molteplici punti di vista, non ultimo la chiara presa d'atto e di coscienza dell'immiserimento irrecupaerabile dei settori più poveri e precari della popolazione, che la CGIL non riesce più ad organizzare per farli sfuggire all'emarginazione ed alla violenza da slums. Ma il sindacato "possibile" della Camusso che, ai suoi tempi, fu espulsa proprio da Cremaschi dalla FIOM, sancisce il ribaltamento dei rapporti di forza nella società immateriale, clamorosamente riflessisi anche all'interno del grande sindacato operaio..oggi che gli operai non ci sono più. La natura liquida della CGIL è attestata anche dai numerosi salti della quaglia che sono avvenuti al suo interno, prodotti dal passaggio meticcio in maggioranza di vasti e ramificati strati della sue rappresentanze di base che, se per vent'anni avevano agitato una opposizione da conferenzieri, che era valsa loro la rielezione in qualche direttivo, al momento della "scelta" erano rifluiti in maggioranza "per non perdere la priorità acquisita" con posizioni completamente difformi. Insomma, il solito trasformismo di sopravvivenza, in attesa che la ruota, girando, riproponga scenari più propizi al loro spirito represso. Quando avverrà, saranno anche sindacalmente in pensione o fra i commemorati, mentre l'attualità si adatta duttile nelle loro mani, come in quelle della maggioranza, per poter continuare a rappresentare lo "spirito" del lavoro, accademicamente, anche quindi in assenza del medesimo, nel ricordo di ciò che fu e nella preconizzazione di ciò che potrebbe essere. La strada sindacale è purtroppo irrimediabilmente compromessa ed il superamento della rappresentanza vecchia maniera, verso una necessaria riappropriazione della propria reltà empirica e fattuale, è già insidiosamente, per chi ne è protagonista, in corso, mentre i sindacati che furono riempiono il vuoto parlandosi addosso.

mercoledì 7 maggio 2014

Chi comanda, si vale della legge.

E' incredibile come il vice-presidente del Senato delendus est, Roberto Calderoli, già autore del "porcellum" elettorale e della passaggiata alla Ariel Sharon, con un maiale al guinzaglio, sul terreno di un'erigenda moschea, non provi disagio e vergogna nel minacciare di arresto i rappresentanti del M5S, che si sono ammanettati per protestare contro il Job act, passato solo per la fidcia che il Governo ha dovuto porre. Questo cialtrone ignorante è, come c'era da aspettarsi, prepotente e ha minacciato - proprio lui che dovrebbe essere sanzionato per le sue continue forzature - di far arrestare i dissidenti. La legge è una sovrastruttura del potere e possono applicarla anche fior di delinquenti o teppistucoli eletti da qualche popolano cornuto. Non credo che i "cittadini" del M5S debbano temere la carcerazione, che sarebbe solo un'accentuazione del carattere autoritario inflitto alla società da questa imbelle, impotente e lottizzata combriccola politica che dosa le cariche istituzionali con la bilancia tarata dei reciproci riconoscimenti. In casi come questi, può capitare, ma costituisce un titolo di onore per chi vi incappa, soprattutto per mano di questi indegni e violenti, ai quali la legge ha consentito di sedersi in Parlamento, perchè altri li contrastino, senza che possano farli incarcerare.

martedì 6 maggio 2014

La politica è adattamento ad ogni stagione.

Chissà per quali trapassi il Cancelliere ( le cariche e le professioni si declinano al neutro ) Angela Merkel è riuscita a diventare leader del partito conservatore interconfessionale-cristiano, la CDU tedesca? Probabilmente giocando sulle quote da assegnarsi alle donne più quelle di pertinenza della ex DDR, nell'ambito delle alternanze congressuali dei democristiani teutonici. Eppure nella Repubblica democratica tedesca, la Merkel era comunista - non c'era altro - informatrice della Stasi ( come quasi tutti, anche coloro che lo negano o fanno gli gnorri ), coordinatrice, cioè Segretaria dei giovani comunisti prussiani. Sconcerta quindi, non che si sia consolidata ai vertici governativi, perchè il blocco guglielmino, cioè prussiano ( la Sparta tedesca di sempre ) è lì ad attestarlo, a scapito dei malcapaitati partners che avevano cotrattato il loro ingresso con altri soggetti, bensì proprio la scelta di nominare al vertice della nazione guida una comunista a tutto tondo, ora conservatrice alla Giotto, a dimostrazione che l'origine - in particolare fra le donne - non significa appartenenza. Che strana e compromissoria miscela dev'essere la politica se i salti della quaglia sono possibili in misura così macroscopica, senza che nessuno, nel corpo elettorale - degli apparati dei partiti, ho già detto - se ne faccia un motivo di ripulsa. Il guaio è che aveva proprio ragione Carlo Marx: non c'è nessun movente negli uomini e nelle donne che non sia materiale e, sempre più spesso, meschinamente materiale, compresi quelli morali=mores=costumi, ugualmente ambientali e censitari.Per questo concepiva che, al di fuori della dittatura del proletariato, cioè di una classe omologatrice di tutte le altre, l'onestà politica fosse impossibile. Non ho mai aderito alla totalitaria dottrina: mi piace troppo essere libero; detesto i padroni e i loro conformisti valletti, ma l'analisi "monoteistica" e vetero testamentaria del vecchio ebreo tedesco, era ed è ineccepibile. Pensate che, per elaborarla, non ha dovuto far altro che rovesciare le prassi sociali ed è un vero peccato che in questo momento povero di passioni e di capacità critica, questo elemento, con la sua assenza, renda sterile qualsiasi velleità politica.

Infima mediocritas.

Comincia la delegittimazione di Beppe Grillo ad opera della sinistra moralista. E' sempre stato il suo difetto e, in questo, non è dissimile dal bacchettonismo più vieto, ben presente e radicato nella sua base. I Patti lateranensi nella Costituzione, i mille rinvii nell'appoggiare le diverse proposte di legge sul divorzio, che non videro la luce fino agli anni '70, quando il PCI si convinse, non senza forti resistenze, a votare la proposta di legge Fortuna/Baslini e a sostenerla nel referendum successivo. Precipitato di questa ossequienza verso il sentimento popolare allignante anche fra i mangiapreti, fu la relazione, a lungo clandestina, fra Palmiro Togliatti e Nildi Iotti e l'aborto a cui fu costretta per non scandalizzare la base. Per Berlusconi sono riusciti a riesumare l'arto mediano dell'inguine, da tutti dato per morto, ma resuscitato per l'occasione. L'eterno ritornello: "chi paga, chi paga?", unito ad ogni sorta di ipocrita virtuosità, che consenta ogni giravolta, anche palesemente contraddittoria, nell'esibizione della pubblica virtù, li rende ancor oggi depositari di quella doppia morale che alligna in tutte le entità fini a se stesse, siano una setta, una religione monoteistica o questo residuo culturale del comunismo. Genny 'a carogna, o come diavolo si chiama, è stato interlocutore delle istituzioni prefettizie e di polizia, altro che storie. La sfacciata negazione postuma non può non richiamare l'altrettanto falsa negazione dei rapporti storici fra lo Stato italiane e le mafie, fra il potere legale e i poteri reali. Non si volle trattare con le Brigate rosse, che pure avevano acquisito un potere di fatto, riconosciuto anche dalla dottrina del diritto internazionale, preferendo farle spegnere dall'azione coordinata e potente del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che fu poi fatto eliminare dalla Mafia, con la quale non si è mai smesso di collaborare, ricambiati, attraverso deputati e senatori, ministri assessori e consiglieri regionali e sindaci. E' invalso ed accettato, nel linguaggio delle telecronache sportive popolari, un linguaggio violentemente conformistico che riecheggia gli slogans della società agonistica. Espressioni come "aggredire, far male" infarciscono le spesso verbose, approssimative e "riguardose" ( verso la società con il maggior numero di abbonati...a Sky )telecronache, con qualche divagazione-comparazione sui ritmi, con i quali " non si può stare in europa", quasi auspicando una politica di austerità cinetica e gladiatoria. Come se non bastasse a diseducare tante persone che arricchiscono in questi termini il loro stentato o adolescenziale vocabolario, nelle interviste, espressioni come "incalzare, attaccare al muro, buttar fuori squadra, esonerare" ( che delicatezza!), scandiscono la vita narrata degli epici manipoli. Ci si turba e ci si scandalizza, però, se le curve aggrediscono verbalmente giocatori, società, arbitri e se spesso dimostrano di possedere una facoltà di intimidazione, in grado di far loro trovare degli interlocutori nelle istituzioni e di determinare l'effettuazione o meno degli eventi, spesso preceduti o seguiti da assurdi episodi di sangue. Che c'entra tutto questo con lo spirito sportivo? Tanto quanto c'entra il lassismo che si manifesta non appena un risultato è aritmeticamente acquisito o sfumato, senza assicurare una pari costanza d'impegno nella conduzione di un campionato che coinvolge e determina anche risultati o dissesti economici per le altre società. Assolutamente niente; interessano solo i propri minuti interessi e non è neppure escluso che mirabolanti risultati siano il frutto di arrotondamenti, tramite puntate su ruote non ufficiali, o di calcoli sulla spartibilità dei contributi previsti in caso di retrocessione o di futuri scambi di mercato. I capi-manipolo, spesso pregiudicati o affiliati a noti clan mafiosi o camorristici, sono estranei a questi interesi? Non hanno rapporti con le società? D'altra parte, quando Piero Fassino, sindaco di Torino, replica ai suoi concittadini contestatori con il dito medio, in che cosa si differenzia da Gennaro daspo carogna? Resta il fatto incontrovertibile che tutti i network mercantili parlano lo stesso linguaggio e non si limitano più ad una luccicante emagnificente propaganda, ma spalano ormai sangue e merda, assecondano la violenza competitiva "necessaria". Come Gennaro la carogna.

sabato 3 maggio 2014

Navigando fra i blog.

Navigando fra i blog, mi è capitato di apprezzare questo illuminante e illuminista ( perciò destinato a rimanere nel limbo della nostra società ) contributo di Pierfranco Pellizzetti. Già notista politico, si è rifugiato o si è ritagliato uno spazio nel variegato e vastissimo mondo dei blogger, dove esprimere, senza fedeltà ad interessi di testata, le sue opinioni. Ne ho apprezzato e condiviso l'analisi che segue, non solo sul ridanciano grullo di Firenze, ma anche sul "generone" che lo accompagna nella improvvisata ma eterodiretta impresa di demolizioni nella quale si è impiegato. La cerchia politica dell’one man show Matteo Renzi è molto ristretta; oltre ai fedelissimi compaesani Boschi & Co. l’unica presenza non toscana sembra ridursi al Mazzarino venuto da Reggio Emilia: il sottosegretario Graziano Delrio. Agli antipodi nell’aspetto, ascetico e tendenzialmente in penombra quest’ultimo, gaudente e affamato di riflettori il premier; separati anagraficamente da una quindicina d’anni d’età (1960 contro 1975), i due ex sindaci di un’Italia che fu rossa, risultano gemellati da esperienze e predilezioni, rivelatrici delle mutazioni antropologiche nei sotterranei della più recente politica italiana. Dove stanno prevalendo istinti da belve assassine, tanto che i bene informati prefigurano il prossimo regolamento di conti anche tra le due componenti territoriali nella tecnostruttura amministrativa del governo Renzi-Delrio: quella emiliana, sino ad oggi driving (guidata da Mauro Bonaretti, già city manager nel comune di Reggio Emilia), e quella tosca, più vicina al cuore renziano. Tornando “all’attenti a quei due”, il loro primo punto di contatto intellettuale è la singolare figura di Giorgio La Pira (1904-1977), terziario francescano e sindaco di Firenze tra gli anni Cinquanta e Sessanta; un personaggio sempre in bilico tra santità e furberia, di cui Renzi si dichiara fan e in onore del quale Delrio aveva fondato un’associazione. L’interesse per un protagonista minore del dopoguerra italiano si chiarisce considerando che costui e i suoi odierni supporter sono tutti cattolici di tipo particolare: modernismo lessicale e anticonformismo negli atteggiamenti mixati con un tradizionalismo di fondo tendente al codino in materia di sociale e diritti civili. Padre di nove figli Delrio, si è più volte espresso contro matrimoni omosessuali e aborto, Renzi esibisce progenie e ostenta modi familistici nonostante l’aria birichina. Entrambi portati all’ecumenismo in politica, hanno più volte manifestato insofferenza per le distinzioni tra Destra e Sinistra. Cui antepongono la genericità della diade Vecchio/Nuovo che tanto piace ai rinnovatori di facciata. Ma il tratto più indicativo è la loro passione per la sussidiarietà, grimaldello ecclesiastico per scardinare il monopolio dello Stato in materia di servizi, che – sindaco Delrio – diventò la linea guida dell’amministrazione comunale reggiana nell’esternalizzazione dei servizi. Celebrata con la mostra “150 anni di Sussidiarietà”. Fatto sta che l’intimo punto di riferimento per questo tipo di cattolici in politica non è lo Stato italiano, bensì Sacra Romana Chiesa. Da qui un particolare riguardo nei confronti del privato in quanto marchingegno strumentale per l’anemizzazione della sfera pubblica. Che in questo momento individui portatori di tali retropensieri tengano ben stretto nelle loro mani il cruscotto di guida dello Stato dovrebbe suscitare qualche angoscia, almeno in chi ritenga i servizi generali un elemento fondamentale del patto di civile convivenza; quanto il sociologo Jürgen Habermas definiva “le stecche nel busto della democrazia”. Ma una particolare preoccupazione la dovrebbero coltivare quanti sono dell’avviso che nel PD andrebbe tutelato almeno il ricordo delle proprie tradizioni di sinistra, visto che nasce dalla fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani. Delrio e Renzi sono la prova manifesta di quanto è avvenuto nel blend tra le due componenti, in cui la superiore tecnologia del potere di quella più esigua (i cattolici) ha divorato la massa inerte, seppure numericamente maggioritaria, della controparte (le nomenklature di estrazione PC). Difatti i Nostri mai e poi mai accetterebbero l’oltraggio di essere definiti “cattocomunisti”. Loro si sentono e si dichiarano “dossettiani”. Ossia la figura zigzagante di Giuseppe Dossetti (1913-1996), ex leader della Sinistra Democristiana che si ritirò dalla politica prendendo i voti nel 1951 per poi tornare in servizio attivo cinque anni dopo candidandosi a sindaco di Bologna per sottrarla ai comunisti (peggio di lui aveva fatto per lo stesso scopo a Roma l’antifascista don Sturzo, tentando di mettere insieme una lista anticomunista che comprendeva anche i fascisti del MSI). Vicende all’insegna dell’ambiguità. Come ambigua fu l’accoglienza del sindaco dossettiano al nuovo vescovo reggiano, monsignor Massimo Camisasca, di estrazione CL (e già cappellano del Milan): “del resto, come Dossetti, anche Giussani è stato ed è vittima di pregiudizi”.

Guerriglie senza scopi.

A poco più di un'ora dall'inizio di una finale - quella di Coppa Italia - che fino a pochi anni or sono era considerata una seccatura dalle squadre di club, già si conta un ferito grave e gli spazi adiacenti allo stadio olimpico di Roma sono percorsi da ombre disperse, animate da follia violenta e da ninja mascherati da tutori della loro sfiga che li rincorrono e li manganellano, sicuri della loro impunità, perché "gente di merda". I manganellati e loro. La Coppa Italia ha cominciato ad essere presa in considerazione quando i diritti televisivi ed i trasferimenti della Federazione italiana gioco ( anzi giuoco, come riporta la targa ) calcio si sono fatti consistenti, dai quarti di finale in avanti. Tanto è vero che la manifestazione è rimasta deserta durante i primi turni, che servono ad accumulare i diritti televisivi R.A.I., che, tradotti in pubblicità, vanno ad implementare le risorse destinate ai più attrezzati, cioè alle società più ricche. Gli emarginati delle subure urbane, che vivono di tifo, associazionismo alle più incomprensibili entità del revanscismo muscolare, furti e sniffate, in abitazioni trascurate, trovano in eventi come questi, l'occasione per "far valere una potenziale capacità d'invasione della terra di nessuno" prospiciente alle loro passioni, non più il luogo di transito o di sosta delle ordinate manifestazioni della coesione sociale e sportiva. La nuova Italia è, già per questi aspetti, dimidiata in ghetti, in contrasti fra automi senza futuro e ninja che sfogano la loro frustrazione garantita.

Terapie affaristiche.

Sedici anni fa l'Italia sembrava quasi arrivata a scoprire il vaccino anti Aids. Almeno stando ai titoli dei giornali di allora, che annunciavano l'avvio della sperimentazione di un antidoto alla "malattia del secolo", ( anche se nel mondo si muore per tumori dal Paleolitico ) che ancora oggi colpisce 35,3 milioni di persone (in Italia 94.146). Che fine ha fatto questo vaccino made in Italy? Secondo una stima del mensile Altreconomia , che ha condotto un'inchiesta sulla vicenda pubblicata sul numero di maggio, sono stati spesi finora 49 milioni di euro di soldi pubblici. E di risultati se ne sono visti ben pochi. Con un epilogo che non è proprio esaltante: quel poco che si è scoperto è ora in mano a privati . Nel 1998 Barbara Ensoli , direttore del Centro nazionale Aids in seno all'Istituto superiore di sanità (Iss), annuncia che il suo team di ricerca punterà tutto su una proteina virale, la Tat, grazie alla quale potranno ottenere un vaccino sia preventivo che terapeutico. Insomma un vaccino che impedisce ai sani di ammalarsi e guarisce chi ha già l'aids. La sperimentazione non dà i frutti sperati. "Il cosiddetto vaccino terapeutico - scrive Duccio Facchini su Altreconomia - è entrato nella seconda fase di sperimentazione in Sudafrica ed è attualmente in corso. Quello preventivo si è bloccato il 24 marzo 2014". Il vaccino terapeutico, però, ora non è più in mano all'Istituto superiore di sanità : il brevetto è stato infatti ceduto alla Vaxxit srl, con un capitale sociale pari a 10mila euro per il 70% appartenente alla stessa Barbara Ensoli. "Concedere la licenza esclusiva di un brevetto senza trasparenza su quanto finora si è dichiarato di aver raggiunto sembra più simile ad un'abdicazione degli interessi collettivi e a una svendita del patrimonio di ricerca pubblica ", dichiara ad Altreconomia Gianni Tognoni, direttore scientifico del centro di ricerche farmacologiche e biomediche della Fondazione Mario Negri Sud. Insomma, la brillante ricercatrice è riuscita ad intestarsi il brevetto del farmaco sperimentale che nella sua forma preventiva e, quindi, poco lucrosa, non si somministra più nelle zone e fra le persone a rischio, né si sperimenta negli ospedali. Perché lo ha fatto è evidente, come ha fatto resta opaco, pur essendo debitrice allo Stato di attenzione e cospicui finanziamenti. Dall'inchiesta di Altreconomia emerge che la storia del vaccino anti Aids made in Italy è costellata dalla mancanza di trasparenza , di annunci esaltanti di risultati mai arrivati e con il dubbio di un conflitto di interesse in testa a chi finora ha condotto la ricerca pubblica e ora si accinge a guidare quella privata. Barbara Ensoli è stata interpellata dal mensile autore dell'inchiesta, ma non ha voluto replicare.

Interessi e lavori condivisi.

I condomini del giudice Agnello ( sacrificale? ) di Palermo hanno inviato una lettera anonima al loro vicino e lo hanno invitato a levarsi dai piedi, lui e le sue scorte, perché le misure di sicurezza, allestitegli dalla polizia, ostacolano il loro parcheggio. Si autodefiniscono - dato che avrebbero incaricato l'ignoto estensore di redigerla a nome di tutti - cittadini per bene, ignari e indifferenti di essere gli epigoni di analoghi coinquilini del giudice Falcone, che, negli anni '80, inviarono al Giornale di Sicilia un'analoga lamentela, non in relazione ai parcheggi difficili, ma al disturbo che le sirene arrecavano al loro riposo, soprattutto il pomeriggio dei giorni festivi. Dato che la mafia non disturba, ovviamente, nessuna citazione per lei. Il contrasto alla mafia riguarda solo due soggetti: uno molesto, il giudice ed uno ininfluente sulle pennichelle, la mafia stessa. Questa è la concezione del vivere asociato e civile, che vige nella sensibilità comune dei cittadini, perché, dei cittadini nella loro dispersa omogeneità, i condomini palermitani sono un campione molto rappresentativo. Quando invece si tratta di coagulare sensibilità private su altri temi, come le questioni fiscali, ecco che si crea l'osmosi, fino al concorso nella costituzione della base di cangianti leader e partiti politici. D'altra parte, se il giudice si è voluto accomodare in un ruolo pubblico ben pagato, che gode di ampi periodi di riposo pagati e non ha avuto l'accortezza di farsi sistemare in qualche ramo della giurisdizione civile, non può pretendere di continuare a rompere i coglioni a noi, con le sue scenografie securitarie, limitando gli spazi auto. L'unica cosa che sono disposti a condividere.

giovedì 1 maggio 2014

La grande banlieu ai confini dell'Europa.

A Istanbul, il 1° maggio ha rivisto in piazza le manifestazioni, ma non in quella Taksim, simbolo, dallo scorso anno, dell'opposizione al sempre più autoritario primo ministro Erdogan, candidato alla Presidnza della Repubblica e che vorrebbe riaprire al culto islamico, la ex basilica di Santa Sofia, che Kemal Ataturk volle museo, della sua Turchia laica, oggi in via di ripiegamento civile, proprio mentre preme per entrare a far parte della Unione europea. A Torino, ex culla dell'operaismo e vedova della FIAT, che non può più essere beneficiaria di aiuti pubblici, di cassa integrazione indiscriminata e di sgravi fiscali, né essere favorita a prescindere dalla qualità delle offerte, nell'impedire alla concorrenza di diventare effettivamente tale, gli antagonisti si sono fatti sentire con vigore, contro il PD e i sindacati, manganellati dalla polizia e commentati da una sconosciuta e stupida deputatessa del PD, in termini bucolici: "abbiamo fatto una bella manifestazione, siamo arrivati in piazza e c'era pure il sole. Poi abbiamo visto che i centri sociali volevano salire sul palco". Cosa aspettarsi? Questi fantaccini loderanno anche ogni forma di autoritarismo possibile? Mi sembra scontato. Il geco del Nuovo centro-destra, l'improponibile Alfano, autorizza la polizia a fare quello che storicamnete le è proprio: la sbirraglia. Almeno in un'Europa marginale e insignificante, nella quale i politici che la società è capace di esprimere, cercano di assicurarsi sotto le chiappe una poltrona generica e non sanno far fronte alle necessità che certi ruoli contemplano.

Celebrazioni funebri e funeste.

Che dire di questo 1° Maggio 2014, di ciò che ne resta o dei resti che se ne intravedono, in un contesto di esercizi aperti, per cercare di intercettare il passeggio, di far riempire con un acquisto, il vuoto noioso di una festa infrasettimanale, contraddetta in ogni suo aspetto conquistatore e normativo negli ultimi vent'anni e celebrata solo dai sindacati che si sono venduti, hanno perso di rappresentatività, continuano a riferirsi ad un lavoro che è emigrato, soddisfatto all'interno attraverso gli extracomunitari? Pretenderebbero di rappresentare i lavoratori in affitto, intermittenti, ma cercano la loro legittimazione in espropriate strutture di Governo nazionale e, sempre più spesso e sotto traccia, attraverso l'intermediazione della richiesta di favori per se e per gli iscritti residui, mentre si fanno promotori presso il volgo di una rinnovata divisione solidaristica del mantello di San Martino, divisibile solo fra i poveri, in cambio della loro piena ed assoluta soggezione alle pretese di onnipresenza e ubiquità sottopagate delle aziende e al recepire norme dissolvitrici dai paesi più ricchi e dalle entità private più significative. Avallano, giustificano, si raccomandano e raccomandano, in triangolazioni con questa e quella componente governativa, che, priva di organizzazione partitica, rappresenta solo un assemblaggio lobbystico e clientelare..ma ormai la clientela scarseggia. Si prende quel che avanza e si cercano espedienti per focomelici, per ridurre, ricondurre anche le apparenti discrepanze, nell'alveo secco di un'organizzazione sfruttatoria che prequantifica ogni spazio di presidio di ambiti sguarniti di riconoscimenti e di identità che non sia quella del continuo incremento della ricchezza e, quindi, dei comodi, di un ridotto manipolo di profittatori, in sincrono con inamovibili vertici dirigenziali che svolgono, di fatto, una carriera canonica, che impedisca innovazioni e riforme modificatrici della tranquilla rendita di posizione dei proprietari e costituisca la parte alta della clessidra sociale già allo stato fetale. Che dire del 1° Maggio dei 47 contratti atipici, che sono come i virus atipici che impediscono cure efficaci delle patologie? E' dal 1974 che i salari reali sono diminuiti effettivamente e, da allora, non si sono più ripresi. Il fenomeno si è manifestato dapprima negli Stati Uniti, Mecca del capitalismo e si è poi esteso a tutte le aree colonizzate. Negli Stati Uniti e nel resto del mondo industrializzato, la diminuzione dei redditi da lavoro e lo speculare aumento dei dividendi azionari è andata di pari passo con lo sgretolamento e la perdita di efficacia dei sindacati, impegnati in Europa ad rendere possibile l'incremento nazionalistico delle ricchezze private e dei conti pubblici e, grottescamente, in Italia, a supplire alla crisi ed alla latitanza della politica, senza ottenerne riconoscimento istituzionale alcuno e perdendo la rappresentatività dei lavoratori. Verrebbe da dire degli ex lavoratori, stante le migliaia di chiusure di imprese industriali, la drastica riduzione degli organici nelle superstiti, l'aumento del lavoro fungibile e multiperiodale in realtà di nicchia, neppure pagato, nè recuperato. La rinuncia, tanto tempo fa ormai, al confronto e alla contrapposizione al mondo dell'impresa ed alla sua organizzazione che è divenuta anche fonte legislativa indiretta, per l'influenza vincente che ha preso ad esercitare su di una classe politica incompetente e vile, poteva portare solo ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E' tempo di prendere atto della realtà, e di affrontare, con spirito empirico, la riconquista dei nostri beni essenziali: giustizia e diritti delle persone. E' tempo di lasciare alle loro ideologiche blaterazioni tutti gli apprenditi stregoni, i prepotenti ignoranti, opponendosi a soluzioni che ci facciano riprecipitare nella feudalità consolatoria degli afflitti e dei rassegnati. La società è composita e, quindi, contraddittoria; facciamo valere le sue contraddizioni, feconde di sviluppi liberatori. Un insieme di elementi costati troppe fatiche e troppe lotte, alle quali sono sempre rimasti estranei gli opportunisti e i profittatori, da ricomporre, reincollare nell'ambito di una società molteplice per interessi, culture ed inculture, senza cercarne ingannevolmente i contenuti in questo 1° Maggio.

mercoledì 30 aprile 2014

Contabilità, etica, etologia, fisiologia, recupero e santità, lenocinio e anatomia, negli atti parlamentari, intorno alla discussione della Legge Merlin.

La femmina intesa come mamma e moglie dalla moralità ineccepibile, poi le puttane e i casini. L’Italia degli anni ‘50 che affronta l’abolizione delle case chiuse è un Paese che si divide sulla concezione del sesso e delle donne. Gianna Preda e Mario Tedeschi, per il Borghese, pubblicarono nel 1971 un diario sul Ventennio della pacchia. Dal 12 dicembre 1948: “Si discute il progetto di legge sulla regolamentazione della prostituzione presentata dalla senatrice Merlin. Tutti i colleghi di ogni settore la guardano divertiti e con vago compatimento. Essi non sanno il potere straordinario di una zitella onesta e innocente”. Nel 1948, Angelina Merlin detta Lina aveva 61 anni ed era socialista. La legge venne approvata due lustri dopo, nel 1958, da un fronte trasversale: Dc, Pci, Psi e Pri. Contro: i monarchici, il Msi, il Pli e i socialdemocratici. I resoconti parlamentari offrono un efficace affresco di quei tempi. L’educazione alla castità, l’amore come fiamma nobile Senato, 28 settembre 1949. Mario Cingolani, classe 1883, Dc, insegnante e agricoltore: “Parecchi fra noi vogliono che le giovani generazioni siano educate in questa maniera, non abbiano gli occhi bendati ma la consapevolezza di una educazione alla castità che è educazione alla responsabilità, alla verità, all’educazione pre-matrimoniale fino all’altezza suprema del matrimonio in cui la donna abbia uno sposo degno di lei: fiamma viva e pura, che consideri l’amore cosa seria e nobile, e non una ‘bevuta di un bicchiere d’acqua’”. Quarantré milioni di coiti. Meretrici di casino e no Senato, 16 novembre 1949. Gaetano Pieraccini, classe 1864, Unità socialista, medico: “Il mio discorso sarà forse un po’ lungo e particolareggiato; d’altra parte credo di essere il solo a difendere il bordello, e quindi mi vorrete scusare. Faccio una comparazione fra le tre diverse fonti femminili di contagio: donne di postriboli, meretrici vaganti tesserate, meretrici clandestine. (…). Ora voglio fare un rilievo che riguarda in particolare lei, onorevole Merlin. Ella ha parlato di 100 sedute d’amore al giorno per ogni donna di postribolo; ciò non è possibile, è una esagerazione, perché se si realizzassero 100 coiti al giorno, calcolando anche 15 minuti per ciascuna seduta, 100 sedute richiederebbero 25 ore! Abbassiamo il tempo della ricreazione: portandolo a 10 minuti; ci voglione sempre 17 ore circa. Per contro le libere possono praticare 2-4 amplessi al giorno, perché costoro debbono dare la caccia ai clienti; ma supponiamo pure 6 sedute al giorno. Ora, quando noi affermiamo che le meretrici dei postriboli danno un minor numero d’impestati che quello dato dalle girovaghe, pure segnando alle postribolanti un numero di sedute pro die tanto superiore a quello raggiunto dalle libere vaganti (io ho calcolato 30 in media le sedute delle casineggianti, e, per essere generoso, ho ammesso 6 sedute al giorno per le altre), voi avete un minor numero di amplessi e un maggior numero di sacrificati alle malattie veneree. Se le casineggianti sono 4mila – e su questo punto siamo tutti d’accordo, o meglio sono d’accordo le statistiche – con trenta sedute al giorno per ciascuna si arriva in Italia a 120mila coiti pro die, e se si considera il periodo di un anno si giunge alla cifra di 43 milioni e 800mila coiti. Queste cifre, ripeto, sono veramente significative se si considera che di fronte a tanti rapporti sessuali delle casineggianti, e a un assai minor numero di rapporti di meretrici libere, queste ultime danno un numero molto ma molto più alto d’impestati. E perché allora si debbono chiudere i postriboli?”. L’imene come organo transitorio anti-insetti Ancora Pieraccini, nella stessa seduta: “C’è poi un’altra questione: in certi Paesi non esistono preconcetti o pregiudizi sessuali: per esempio, sulla verginità delle donne. L’imene è considerata giustamente come un organo transitorio. Arrivati a una certa età, l’epoca pubere, l’imene ha terminato la sua funzione, perché è sostituita dalla produzione pilifera: l’imene prima, poi la produzione pilifera servono di protezione all’ingresso di parassiti, specialmente insetti, negli organi genitali. Ma queste considerazioni ci trascinerebbero in altro campo, e non è oggi il caso di fermarcisi sopra. In ogni modo si riferiscono a popolazioni nordiche europee, dove si riconosce piena libertà alla vita sessuale”. I lenoni esistono da Adamo ed Eva Senato, 17 novembre 1949. Raffaele Caporali, classe 1866, Dc, docente universitario e medico: “I lenoni ci sono stati sempre e sempre ci saranno. Se me lo permettete cito la storia del vecchio testamento. Adamo ed Eva nel paradiso terrestre caddero nella colpa a causa del lenone che fu il diavolo trasformato in serpente per convincere Eva, la quale a sua volta convinse Adamo a mangiare quel tale pomo che ci è rimasto qui nella gola. (Ilarità). I lenoni esisteranno sempre perché l’umanità è quella che è: sofferente, piena di bisogni e anelante al piacere! Parliamoci chiaro: non ci scandalizziamo ipocritamente!”. Il cervello della donna pesa meno di quello dell’uomo Ancora Caporali, nella stessa seduta: “Il cervello pesa 1157 grammi nell’uomo e 995 nella donna secondo il celebre anatomista Broca. (…). L’intelligenza è minore nella donna, che non ha mai avuto geni come un Dante, un Leonardo, un Raffaello, pure avendo avuto Giovanna D’Arco, Madame Curie, Santa Caterina da Siena e Madame Lebrun nella pittura. La donna di grande ingegno è per lo più sterile. L’eunuco non ha mai avuto un genio. Le prostitute difficilmente escono incinte”. Prostitute e sante le Taidine del Cottolengo Senato, 17 novembre 1949. Italo Mario Sacco, classe 1886, Dc, insegnante e avvocato: “Io non so quanti degli onorevoli colleghi sappiano chi siano le Taidine, da Taide, che Dante qualificò in quel modo che tutti sanno; le Taidine costituiscono in quell’oasi di dolore, di carità, di espiazione che è il Cottolengo di Torino, una famiglia religiosa; sono tutte ex meretrici, esse vivono tutto il giorno e tutta la vita che rimane loro, coperte da veli per cui la loro fisionomia è ignota; nessuno più le riconosce, in questo modo espiano la colpa di essersi troppo disvelate in passato. Sono non soltanto recuperate, ma sante”. Esigenze fisiologiche e omosessualità al fronte Camera, 28 gennaio 1958. Alfredo Cucco, classe 1893, Msi, docente universitario e medico: “Io non ho avuto il bene di conoscere la senatrice Merlin; ma ebbi occasione di conoscere un suo fratello durante la prima guerra mondiale: un autentico eroe. Ci trovammo insieme in un tribunale di guerra, in difesa di tre militari che erano stati in linea per lungo tempo, senza poter soddisfare certe esigenze fisiologiche. Ebbene, si erano verificati al fronte frequenti casi di omosessualità e quell’avvocato Merlin fu egli stesso testimone di quello che certe volte significa non poter dare alla gioventù quelle possibilità che sono fisiologicamente necessarie. Onorevoli colleghi, impari chi di voi non sa come l’astinenza sessuale a una certa età possa condurre molte volte a una vera forma di intossicazione dell’organismo”.

L'Italia è sempre il solito, mediocre, casino.

Via la legge Merlin: trasversalmente, come usa in questo Paese, si vogliono riaprire le "case di tolleranza". Quel che si tollererebbe non sarebbe il sesso esplicito, che sarebbe del tutto identico, anche nelle appartate, poco illuminate, alcove, a quello stradale, esplicito solo nelle sue avvisaglie adescatorie e contrattuali, ma la speculazione affaristica su una merce molto ricercata, che non esilierebbe affatto l'apparato criminale, che se ne vale per arricchirsi, ma lo metterebbe al riparo dai rari strali della legge che, attraverso i suoi custodi in divisa, delle medesima merce, se ne vale, come delle colazioni a sbafo nei bar multati. Apportate, dunque, le necessarie variazioni lessicali ai luoghi di convegno venereo, insinuati i vantaggi, di tutti i tipi, soprattutto per le lavoratrici, come si fa per gli altri lavoratori, con tutto l'armamentario mistificatorio a disposizione, sta per riaprirsi una delle attività più lucrose, in ogni tempo, che vedrà i promotori finanziari alla caccia di depositi, insieme ai produttori delle banche ed i ragionieri che amministreranno le aziende copulatorie, di nuovo arruffianati, come avveniva, ai bei tempi, quando, settimanalmente, si recavano in banca a depositare il ricavato di tanti "depositi". La vicenda umana è fatta di progressi, ma anche di ripiegamenti, entrambi temporanei e non è detto che le fasi di decadenza siano uniformemente avvertite come tali: qualcuno ci lucra, qualcun'altro ci si diverte, sentendosi anche rassicurato dal contesto legale, dal pubblico riconoscimento. Legge Merlin. Ovvero la legge del 20 febbraio 1958 n. 75 con prima firmataria la Senatrice Lina Merlin, partigiana, prima donna eletta al Senato e membro dell'Assemblea Costituente: la legge stabiliva, entro sei mesi dall sua entrata in vigore, la chiusura delle case di tolleranza e l'abolizione della regolamentazione della prostituzione. Bologna delle case chiuse. Via delle Oche, forse il postribolo più famoso della città: frequentato da molti studenti che, per ogni esame passato, potevano farvi una "visita" gratuita. Le imposte alle finestre dovevano rimanere sempre serrate; le finestre e i balconcini si aprirono solo per salutare , nel 1945, la fine della guerra e partecipare all'eccitazione per la caduta del fascismo. Subito dopo, tornarono ad essere chiuse. Le prostitute venivano registrate in Commissariato, con il nome d’arte e quello vero, sui documenti veniva scritto “prostituta”, pagavano tasse annuali, ma non avevano più diritto di voto. I carabinieri mensilmente le portavano in ospedale per gli esami clinici e un dottore andava direttamente presso la "casa". Nelle camere c’erano anche dei bagni. Oltre a via delle Oche, altri postriboli in via dell`Orso, il più lussuoso, in via Bertiera e fuori porta Bovi Campeggi. Quando la tolleranza costava cinque lire. Nel caldo umido appesantito dall' odore del talco, del lisoformio, dei sudori e dei fiati, che era stagnante nelle case di piacere, l' umore della signora Fiorina, quella sera, era perfido. Stava nel suo ufficio di tenutaria della "Pensione Rossi", una "maison" di prima categoria nella romana via Mario de' Fiori. La "maitresse" Margot aveva lasciato la cassa. Confabulavano. Dalla "sala stampa" di via della Mercede, un fedelissimo cliente aveva portato la notizia che da tempo bolliva in pentola. Quella mattina, la senatrice Lina Merlin aveva presentato il suo progetto di legge per l' abolizione delle case chiuse. Era il 16 agosto 1948. L' Italia aveva da poco superato il trauma, le paure dell' attentato a Togliatti. Quella sera, anche la "sciura Maria" e la "sciura Virginia", austere sacerdotesse dello ieratico "Filelfo", il casino milanese che contendeva il primato d' eleganza, di erotismo "per bene" al vecchio "Disciplini", badarono assai poco ai clienti. La notizia le preoccupava. Giuseppe Erre, detto S'ciossola, tenutario di quattro bordelli a Milano e di altrettanti nell' hinterland, aveva fatto spallucce. Non si era mosso dalla cassa del "Porlezza", tanto ricco e a milioni, era già diventato. Ma le "sciure", no. Loro avevano aperto da poco, rilevando gli arredi, i tendaggi, le specchiere, i moretti veneziani del mitico "San Pietro all' Orto" che era stato smantellato dalle ruspe. Quella sera, i casini d' Italia furono irti di imprecazioni. Sembrano passati mille anni, ora che la legge Merlin è allo studio della commissione parlamentare per una riforma più liberale, cioè neo-mercatoria. Invece, sono meno di sessanta e dieci di questi se ne andarono in una battaglia che divise l' Italia, come tante altre cose "fondamentali", che un certo centrismo mediatorio, dopo un ventennio di dittaura, ha contribuito a tenere insieme con il nastro adesivo. I restauratori di quei santuari del dio Lingam e della Yoni, non si sono mai rassegnati ed in gran parte coincidono con coloro che non si sono mai rassegnati alla democrazia, che ora possono sparpagliarsi come pantegane, dopo essere stati fatti uscire, per fare numero, dalle fogne. Avrebbe dovuto avere vita facile quella crociata. La Senatrice (gli avversari la chiamarono "amica della spirocheta pallida") aveva alle spalle la recente vittoria di Marta Richard in Francia. Sul finire del 1946, le "maisons" (nella sola Parigi se ne contavano 171) erano state abolite. Alti erano stati i lamenti, i dolciastri, crepuscolari rimpianti per le alcove dello "Chabanais" di Eugene Gambier, per quelle camere che offrivano all' erotismo la spintarella dello stile moresco, pompeiano, gotico, giapponese. Per qualche anno, la memoria e le melanconie esaltarono l' affabilità suadente di madame Fabienne, "maitresse" dell' "One Two-Two" in rue de Provence e l' arredo di quel postribolo di lusso: la camera tirolese, la campestre, l' africana, il"transatlantico". Ma Marta Richard non aveva dovuto molto penare. Il terreno era già stato arato, dieci anni prima, dal Fronte Popolare. Nel 1936, la questione delle case chiuse era stata posta dal ministro socialista Henry Sellier. I tenutari, i "tenanciers" si erano riuniti in consorzio, avevano messo insieme 4 milioni di franchi, una cifra enorme per quell' epoca. Avevano pagato, corrotto e vinto. Ma quella sconfitta degli abolizionisti preparò il successo di Marta Richard. Ben diverso ed estenuante fu il cammino della legge Merlin: dieci anni di corse in avanti e di subitanei dietrofront, all' insegna di un possibile "boom" della sifilide, del "via libera" ai gonococchi. L' Italia non aveva una tradizione abolizionista. Lina Merlin non aveva predecessori. Rare erano state, nel tempo, le voci contrarie al "meretricio di Stato". Nel 1888, mentre il Parlamento dedicava otto sedute alla prostituzione legalizzata, solo il deputato Corrado Tommasi Crudeli parlò di "Stato super-mezzano". Da più di un ventennio, l' Inghilterra aveva sbaraccato le "case", ma il governo Crispi, che stava per impantanarsi nelle ambizioni coloniali, badò soltanto a riordinare: più controlli medici e divieto del gioco, del vino dentro le "maison" dentro i "ciabot" come dialettalmente li chiamava l' onorevole Vigoni che, nel ricordo di un' esperienza, definita fuggevole, al "Babi" di Torino, votò a favore dei divieti, parlando di "atmosfere appesantite dal lezzo delle pratiche vergognose e dai fiati carichi di vino" e lamentando: "Pareva impossibile che quei bruti divisi tra la foia e il bicchiere, fossero studenti votati al sapere, soldati votati alla gloria della patria". Tutti lamentarono, ma tutti tolleravano. Non fu il senso morale, nè l' indignazione democratica per le gabelle sugli orgasmi a pagamento a spingere il presidente del Consiglio Saracco ad una larvata minaccia al "pacifico esercizio della prostituzione". Era l' estate del 1900. Si trattava solo di zelo verso i Savoia. In una casa da 2 lire, "El Peocet", del milanese Bottonuto, l' anarchico Bresci, prima di uccidere Umberto I, si era rilassato, ma senza "consumare", nel letto di Alberta Magnani, la più bella della quindicina. "Non possiamo dimenticate che il mostruoso delitto è stato preparato in una casa infame" gridò Saracco. Invece, dimenticarono. Bisognerà aspettare il 1919 per riascoltare in Parlamento un attacco ai bordelli. Quello di Filippo Turati: "Nei postriboli controllati dallo Stato borghese, i lavoratori si avviliscono, corrompendo le loro figlie più sfortunate". Ma, quella di Turati, era una voce ormai fioca. Più forte era la voce della reazione già in camicia nera. L' attacco si spense nel nulla, mentre gli squadristi del sansepolcrismo, capitanati da Mario Giampaoli e Ferruccio Vecchi, si corroboravano, prima di manganellare, nella "maison" milanese di San Carpoforo. Flanellavono fra grasse epigoni di Mimì Bluette e aggressive maschiette. Poi, al grido "Camerati in camera" lanciato dal tenutario Cesare Albino Bianchi, salivano per una "doppia". I patrons delle case non ebbero nulla da temere dall' avvento del fascismo. Potè dormire sonni tranquilli quell' Albino Bianchi che, negli anni in cui ancora si cantava "Se potessi avere mille lire al mese", vantava introiti di 5 mila lire al giorno. Era il tenutario del già leggendario "Disciplini" che obbligava ad abbandoni da 20 lire, dei tre "cinque lire" di Fiori Chiari e, sempre a Milano, dell' antichissimo "Cilinder" al Verziere, dello "Scudino" di via San Cristoforo, del popolaresco San Carpoforo, della "Grotta Azzurra" di Pavia, di due casacce per militari in via Dell' Amorino a Firenze, della "Suprema" di La Spezia (al 50 per cento) e più tardi del milanese "San Pietro all' Orto" che ristrutturò con evocazioni liberty. Neppure le trattative per il Concordato offuscarono il cielo delle "maisons des plaisirs". La Chiesa aveva ben altri problemi e ben altre concessioni da spuntare. Del resto, anche la Roma papale aveva tollerato. Predisposto fisiologicamente al sesso spiccio, alla "sveltina" da ufficio, Mussolini non si pose la questione, se non per il sospetto che, nel flanellare dei casini, si potesse tramare un' irridente fronda al regime. In un appunto di suo pugno al capo della polizia, Arturo Bocchini, si legge: "Occhi aperti sui casotti. Possono darci delle noie. Puntare specialmente sulle fallofore straniere. Francesi in prima linea". Non si fece convincere dalle tesi abolizioniste, neppure nel pieno della campagna demografica e del sesso "comandato" a procreare soldati. Lesse, come ricorda Giancarlo Fusco in una bellissima memoria sul mondo delle case chiuse, un saggio giuridico di un collaboratore del guardasigilli Alfredo Rocco che stava fascisticamente riformando il Codice e le leggi di pubblica sicurezza. Meditò sulla frase "il meretricio tollerato e statale contrasta con il clima di salute fisica e morale, di luminosità spirituale e di orgogliosa dignità umana che è la vera sostanza ideologica del fascismo". La apprezzò. Fece premiare l' aiutante di Rocco. Ma abbozzò: le marchette non avrebbero spento quella "luminosità". Il rischio era troppo grosso. La virilissima Italia era radicata nei casini. Le adunate si concludevano sempre là dentro. Gioventù littoria e militi lasciavano i gagliardetti appoggiati al muro esterno, di fianco all' immancabile orinatoio, e si concedevano 5, 10, 20 lire di sbiadito orgasmo. Non se ne fece niente, al di là di qualche giro di vite; di un' occhiuta vigilanza e di qualche spione dell' Ovra mandato a far flanella nei postriboli per sventare l' antifascismo, quasi che l'opposizione, allora timidissima, si liberasse liberando gli ormoni. Nei salottini dei romani "Grottino" e "La Piera", di "Saffo" e della "Rina" a Firenze, dell' "Orientale" a Venezia, dell' "Orso" di Bologna, l' Ovra, la polizia politica, stava a orecchi ritti. Erano "case" di lusso, borghesi, per l' erotismo altolocato. Nei lupanari da battaglia per il popolino, per la truppa, quelli piastrellati e grevi di sentori della "Sbarra" a Milano, di vicolo Soderini, di Panico, delle Colonnette a Roma, bastavano i poliziotti in borghese. E, qualche volta, non lasciavano correre. Erano prontissimi a cogliere nel volgare esplodere del linguaggio le più innocenti avvisaglie di disfattismo. Ne fece le spese il caporale Norberto Placidi. Sulle scale di un casotto di vicolo delle Capannelle a Roma, spingeva da tergo una "signorina" verso un fulmineo "congresso carnale" e le diceva a piena voce: "Viè, fregnadoro, che mò te metto er duce a villa Torlonia". Fu arrestato per vilipendio. Uno studente fu ammanettato perchè, alludendo al proprio strumento, diceva a una riedizione di Luisa Ferida: "Questo sì che è volitivo. Altro che la mascella del capoccione". Ma il giro di vite non fu soltanto di sorveglianza politica. Quando Mussolini decise che il maschio latino, le donne non le paga, le conquista, cominciarono le punzecchiature. Niente di grave. Il regime tollerava, come aveva fatto l' Italia di Cavour, quella di Crispi e di Giolitti e come, per 10 anni, fece quella repubblicana e democristiana. Non aboliva, ma assediava di divieti: sequestro della licenza ai tenutari di quelle case che il risanamento edilizio e gli sventramenti littorii radevano al suolo; braccio corto nel rilascio di nuove licenze; ritiro dei permessi alla morte dell' intestatario. Non si ammettevano, insomma, dinastie di "patrons". Ma, anche in questo campo, la politica era quella del bastone e della carota. Da una parte si sfoltivano le licenze, dall' altra le si concedevano ai raccomandati, a qualche antemarcia (il casino di via Rutilia a Milano debuttò nel 1940, alla vigilia della guerra) e si premiavano con il titolo di commendatore i tenutari che, in Abissinia, avevano ben meritato della patria, scaricando nelle terre d' oltremare i rifiuti delle "maisons" italiane e limitando così la fornicazione dei coloni con le indigene, tanto invisa alla difesa della razza. Quanto a tradizione, il progetto Merlin navigava, dunque, nel vuoto. Fu proprio questo vuoto, e non le manovre affannose e non convinte dei tenutari, a disseminare di steccati il cammino della legge. Si cominciò a discuterla al Senato, nell' autunno del 1949 e rapidamente fu approvata. Era il dicembre di quell' anno e iniziò il tira e molla, con la Camera che non completava il lavoro del Senato. Finivano le legislature e tutto riprendeva da capo. La legge rimase a bagnomaria. Intanto i tenutari si erano organizzati, costituendo l' "Associazione Gerenti Autorizzati" che, però, non ebbe la grinta di quella francese negli anni Trenta. Su 1300 iscritti (tanti erano i "patrons" anche se le case erano in tutto 717, perchè molte licenze avevano più soci), solo 627 presero parte alla prima riunione nel 1950. Poi, le presenze andarono scemando e le proposte anche e i quattrini per la controffensiva pure. Il decano, Remo B. di Roma, suggerì di accettare l' abolizione purchè si lasciassero sopravvivere casini strettamente riservati ai militari. Un altro pezzo grosso partorì l' idea di un baratto: devolvere il 30 per cento degli utili netti al fondo di disoccupazione, a patto che il governo bloccasse la legge. Scesero in campo i catastrofisti della sifilide. I giornali satirici presentarono la senatrice Merlin come la madre dei Gracchi. Mostrava una spirocheta pallida e un gonococco e diceva: "Questi sono i miei gioielli". Di rimando la senatrice socialista sbandierava mazzette di lettere, missive di prostitute che inneggiavano alla crociata. Una affidava la sua disperazione a un dato: "Centoventi uomini al giorno, centoventi bidet. E' così da tutta la vita". Passavano le legislature e, intanto, i tempi cambiavano. L' Italia maschile si stava abituando all'idea delle serate senza casino. La televisione aveva acceso il suo monoscopio. "Lascia o raddoppia" sarebbe stato il succedaneo del far flanella, della marchettina veloce, digestiva. Il 4 marzo 1958, gli abolizionisti vinsero. La legge lasciava cinque mesi e passa per liquidare le "imprese". Sarebbe scattata il 20 settembre, giorno della presa di porta Pia. Ci furono resse alle porte di "Borgo Tasso" a Parma, al "Superba" di Genova, al "Fiori Chiari" di Milano per l' addio. Ma nessun dramma, nessun trauma. In fondo, non era una questione nazionale. Ci si accorse che su oltre 7 mila Comuni solo 260 avevano avuto una casa di tolleranza. Era dunque l'enfasi a gonfiare gli eventi e le arrapate sensibilità. Ora, sottendono alla propaganda restauratrice, cointeressenze politiche e commerciali, mentre il senso civile ed umano di quella faticosa affermazione civile, viene stravolto nella stretta mercificazione di tutto quanto possa essere organizzato razionalmente per trarne un profitto, troppo grande perché ne possano restar vuote le grinfie di tutti i possibili, associati, favoreggiatori e profittatori. Poi ci saranno le prestatrici d'opera e gli utenti. I dati di cronaca, i nomignoli, le citazioni, sono tratti da documenti dell'epoca e di quella immediatamente successiva.

Avvisaglie di tempi di nuovo barbari.

Lina Merlin è stata una partigiana e, a guerra finita, ormai ultrasessantenne, una senatrice della Repubblica, per il Partito socialista italiano. E' nota per la legge che, dopo dieci anni di dibattiti, dalla data della sua presentazione, abolì il meretricio di Stato, fonte di tante fortune, oggi trasformatesi in alberghiere, continuando nel processo - autentico - di (ri)valutazione della donna, che era cominciato con il suffragio universale, che in Italia, prima del 1948, non era stato ancora raggiunto. Oggi, in un interregno di privatizzione commerciale di ogni aspetto della vita, sull'onda, purtroppo impetuosa della superficicialità vanesia di donne e di uomini e di un'ignoranza civile debordante, si vorrebbero rilegalizzare ambienti di meretricio. In realtà. la legge già stata aggirata cento volte e i favoreggiatori della prostituzione ai diversi livelli tariffari sono diventati gli uscieri degli alberghi e, talvolta, anche i portantini, mentre i locali per incontri privati, spacciati per liberi privé, sono numerosi nelle città e nelle più amene località circonvicine. I siti di incontri sono frequentatissimi e una recente statistica - che si presenta come imparziale - ha testimoniato che il 46% delle fedifraghie, occasionali o durature, ha avuto inizio sul web. Si tratta di un'evoluzione commerciale degli originari cinema porno, cancellati dalle cassette e dai dvd specializzati, a cui sono succeduti i club privé, a cui non è mancata la collaborazione dei ristoranti vicini, con qualche diatriba solo per i parcheggi. Del resto, già all'epoca dei casini classico-moderni, gli altrimenti ristoranti si trovavano nei pressi, quando non all'interno dei lupanari medesimi. Oggi i bar imperversano anche dentro le biblioteche multimediali. Resta il fatto che in quelle "fabbriche", alla "catena di montaggio" c'erano esseri umani, persone depositarie altrimenti di dignità e capaci di soffrire. La prostituzione al coperto non aboliva quella stradale o quella praticata in case private; la affiancava, per il grande consumo, in strutture che dovevano all'erario pagare tasse proporzionali agli introiti, cioè al cottimo delle prestatrici di servizi e nei quali le lavoratrici cambiavano di quindici giorni in quindici giorni, sottoposte ai ricatti ed alle referenze dei tenutari sparsi per la penisola e le isole, per evitare sentimentalismi e defezioni dal "dovere", senza la possibilità di rifiutare i clienti, come recitava il regolamento dei regi postriboli. In altri Paesi dell'U.E. il bordello commerciale è a regime da anni; in qualche luogo è stato recentemente razionalizzato, attraverso la riduzione dei punti di vendita. Non si è trattato di un ipocrita fenomeno di moralizzazione, ma di una riduzione della rete, stimata sui costi-ricavi. La senatrice Merlin, che si proponeva di contrastare il più feroce degli sfruttamenti, quello verso ragazze analfabete delle regioni confinanti ( almeno all'inizio della loro carriera ), che venivano vendute dalle loro famiglie indigenti, col pretesto di un lavoro, come capita oggi alle africane che ripagano i debiti di famiglia ed i loro, per il viaggio, con un gesto semplice e radicale, con il quale concordo. Quel poco di coscienza laica, tradotta in provvedimenti legislativi, che alberga in questo opportunistico paese, è stato frutto di iniziative di esponenti del P.S.I., per tutti gli altri aspetti, confusionario e pure corrotto, almeno dal momento in cui vide svanire l'opportunità di sopravanzare il P.C.I. Ho raccolto e rielaborato meteriale sulla vexata quaestio, che proporrò a parte, subito dopo questo post.

domenica 27 aprile 2014

Le plurime icone della santità.

Due Papi per due Papi Santi, uno contemporaneo, Angelo Roncalli, banalmente definito il Papa buono, mentre fu in realtà un finissimo ed energico diplomatico, come l'indizione del Concilio ecumenico vaticano II dimostrò, a tanti anni di distanza da quell'evento, prima abusato liturgicamente e poi rinnegato passo, passo, dopo la morte di Giovanni Montini, Paolo VI e un restauratore tradizionalista ( che ancora non ha abbandonato la cronaca ) e politicamente nazionalista come tutta la Chiesa polacca, in rappresentanza della religiosità est-europea. I giovani veglianti in Piazza San Pietro, il primo dei due non lo conoscono se non per sentito dire; la generazione anziana ne ricorda le immagini nei telegiornali RAI e INCOM, in bianco e nero, ancora portato a spalla dai lettighieri pontifici. Il riferimento alla ennesima controriforma della Chiesa, che interpretò i riti e le liturgie per renderli somiglianti ai costumi della società moderna, allora in impetuosa evoluzione, è evidente, ma la canonizzazione tardiva si rende possibile solo ora, nonostante un solo miracolo attribuito al già Beato Giovanni, per volontà ed espresso voto di Francesco I ed in tandem con il terzultimo Pontefice, che del Concilio vaticano II è stato il più pervicace affossatore. Si dirà che non è vero, che tutto va interpretato alla luce della Grazia, ma resta il fatto che il monoteismo è, per sua natura, strutturato per ricondurre qualsiasi interpretazione della Storia ad un evento fondante e dirimente, che riduce ad uno, l'unico dio creatore, ogni evento. Anzi, l'interpretazione, che potrebbe comportare l'assimilazione di altre deità, intese come influssi ideologici eterologhi, non è ammessa, semmai tollerata, ma sempre suscettibile di non esserlo più. Sul piano culturale, rispetto ai politeismi antichi, ai quali certamente non credevano, fideisticamente, le classi dirigenti pre cristiane della Roma antica, dopo la sua affermazione, il Cristianesimo, per parte sua, non consentirà più l'osmosi fra le credenze, la loro interpretazione comparativa e la loro assunzione nel contesto delle credenze "ammesse" e praticate. Delle tante guerre imperialistiche che conducevano i Romani, ma anche i Greci, nessuna è riconducibile a conflitti religiosi. La Chiesa cattolica sta compiendo un'opera di reinterpretazione trasformistica degli ultimi settant'anni almeno: incombono le santificazioni di Giovan Battista Montini, Paolo VI e quella più controversa di Eugenio Pacelli, Pio XII, Pontefici di una univoca religione e non più Pontifices dei riti osmotici delle civitates, sia pur sottoposti a rigidi rituali di inclusione fra i culti riconosciuti e demandanti alla ritualità domestica, per quelli con cui venivano in contatto, ma non superavano le rigide procedure di ammissione nella Civitas. Non lo era, ad esempio, la religione degli Ebrei, pur così anticamente presenti a Roma. Ebraismo e Islamismo, costituito dai primo quattro libri dell'Antico Testamento e, infine, per una congerie di favorevoli contingenze storiche ( favorevoli a lui, ma che accompagnarono e certo non ostacolarono la rovina dell'Impero romano, sulle cui macerie costruì il proprio ) il cristianesimo, tutti e tre scaturiti dalla medesima Koiné- Uno e Trino - per l'esclusività del loro rivendicato ed autoattribuito Dio Unico, hanno oscurato, la loro reciproca riconoscibilità. Il Pantheon dei Santi, storicamente ed analiticamente selezionati, è il riflesso ormai lontano delle antiche divinità popolari delle nazioni antiche e ne costituiscono la subordinata facoltà di culto plurimo e di richiesta di intercessione verso l'unica, vera Fonte disponente, negli inflessibili canoni e nei protocolli procedurali di una religiosità sentimentalmente indistinguibile e, almeno di questi tempi, apparentemente bonaria.