domenica 27 aprile 2014

Limpidezza.

Lidia Menapace ha compiuto novant'anni. Non importa quanto sarà il suo tempo residuo, ciò che conta è il suo tempo passato in cui ha riproposto e fatti suoi tutti valori migliori della civiltà storica, a cominciare dalla storia più antica che è giunta documentata, fino a noi. Non voglio ripercorrerne le vicende e attribuire titoli alle sue azioni, ne confinarla nel ghetto della sua appartenenza politica, che è stato solo l'approdo serio e coerente, ma storico, dei suoi valori, non originali, ma compresi e testimoniati con limpida adesione. La tua parola sia si,si o no, no. Per lei è stato sempre così. Quando le fu affidata la commissione Difesa del Senato, dopo aver preso visione dei contenuti dell'incarico, lo abbandonò motivatamente. Lidia Menapace, testimone di un brevissimo periodo storico, durante il quale si è investita di scelte coerenti con i canoni di una civiltà moralmente superiore, è una risposta alla dabbenaggine di tutti i rottamatori, come se le componenti multimillenarie e laiche che caratterizzano l'aria di vetta, fosse appannaggio dei giovani, a prescindere dai principi sui quali si sono formati. Riporto un estratto di alcune sue considerazioni, delle quali il XXV Aprile è stato solo l'occasione. Le interpolazioni, fra un estratto e l'altro, sono mie. A 90 anni, Lidia Mena­pace si sente sot­to­te­nente par­ti­giana. «Sta­mat­tina ero a Monza per la ceri­mo­nia uffi­ciale che mi ha pro­vo­cato un po’ di rab­bia e tri­stezza. Un cor­teo con la messa al seguito in cui nes­suno ha mai pro­nun­ciato le parole resi­stenza, libertà, par­ti­giani. Alla fine, siamo rima­sti un grup­petto nel parco a cele­brare il 25 aprile come si deve. Molto meglio qui all’Arena di Verona dove si può ricor­dare come il rico­vero dei sol­dati ita­liani dopo l’8 set­tem­bre sia stato il primo esem­pio di difesa popo­lare nonviolenta». Resi­stenza e Libe­ra­zione non possono essere “attua­liz­zate” senza abdicare alla libertà. A me fa sem­pre venire…l’asma sen­tir par­lare di memo­ria con­di­visa. Allora la scelta era netta: dalla parte del nazi­fa­sci­smo oppure la Resi­stenza. Oggi si tratta di stare dalla parte della Costi­tu­zione per cui l’Italia è una Repub­blica (non l’interesse pri­vato delle lobby) fon­data sul lavoro (non sul cemento, sulle spe­cu­la­zioni, sulle oli­gar­chie). Signi­fica anche smet­tere di pen­sare agli F35, rispet­tare fino in fondo l’articolo 11 e resti­tuire la sovra­nità al popolo e ai territori. L'impe­gno diretto per non arren­dersi al pen­siero unico è indispenabile e ciscuno che ne sia convinto deve adoperarsi conseguentemente, con le sue facoltà e le possibilità che esercita, come nel 1943–45. Ricordo bene il primo scio­pero alle Offi­cine mec­ca­ni­che Sant’Andea di Novara. Nel regime fasci­sta era vie­tato, addi­rit­tura un reato. Davanti ai can­celli, gli ope­rai hanno incro­ciato le brac­cia di fronte ai nazi­sti che alla fine se ne sono andati. Ecco, il lavoro come fon­da­mento della nuova Ita­lia. Come i con­ta­dini dell’Appennino che distri­bui­vano il rac­colto alla popo­la­zione. Da staf­fetta par­ti­giana, ho sem­pre rimosso dal cer­vello i nomi per paura di poterli fare sotto tor­tura. Ma non dimen­tico una fac­cia e qui all’Arena ne ho rivi­ste tante… Il futuro non esiste se non per frutto delle iniziative degli uomini. Bisogna rifuggire dagli obiettivi trionfalistici e lobbystici di cui vorrebbero farci strumenti. Io sto sem­pre con Rosa Luxem­burg: socia­li­smo o bar­ba­rie. Sono più che con­vinta che la nostra Costi­tu­zione più che rifor­mata deve essere attuata. Mi batto per una legge di ini­zia­tiva popo­lare, stru­mento vero di demo­cra­zia diretta come ha dimo­strato l’approvazione del testo sulla vio­lenza alle donne. Una pro­po­sta sem­plice: rea­liz­zare il secondo comma dell’articolo 1, resti­tuendo dav­vero al popolo l’esercizio della sovra­nità. Il con­tra­rio di ciò che ispira Renzi: meno con­trolli, con­trap­pesi, garan­zie favo­ri­scono la cul­tura un po’ auto­ri­ta­ria. Renzi mi ricorda tanto Fan­fani. E l’alternativa, come dimo­stra pro­prio il 25 aprile all’Arena, è il tes­suto resi­stente di sog­getti. Gli stessi che riven­di­cano il sacro­santo diritto di difen­dere il ter­ri­to­rio in Val­susa, a Niscemi o Vicenza dove per­fino deci­dono gli Usa sulla testa dei cittadini…

sabato 26 aprile 2014

Parvenze.

Pare che il Primo Maggio sarà ancora celebrato, alla memoria. Da anni, molti anni, si era trasformato in quella baracconata del concertone romano, nel quale, artisti lautamente pagati, intrattenevano i lavoratori in libera uscita. Fra qualche giorno si ricorderà il tempo del lavoro che fu, della sua fatica e delle lotte che erano riuscite a conferire una dignità rivendicabile ai lavoratori e il senso della precarietà era solo relativo alle conquiste, sulle quali vigilare e nella prospettiva di rafforzarle. Chissà se Matteo Renzi, con una tuta da fonderia in via di chiusura, sarà su qualche palco e parlarci del suo jobs act, che riesce a precarizzare le possibilità di lavoro oltre il limite dell'immaginazione. Come se lo sciupìo di risorse e di intelligenze non fosse bastato all'avida aspirazione accumulatoria dei padroni e gli se ne dovesse fornire ancora. Quanto della mortificazione del lavoro è riscontrabile in termini macro-economici? Tanto quanto se ne riscontrerà dopo la prossima infornata di norme giugulatorie per i prestatori d'opera. Verrà elminata la causale sui contratti a tempo determinato, la possibilità di prorogarli ed il superamento di fatto o annacquamento dell'obbligo di stabilizzazione per gli apprendisti. Si continua a sostenere che questi provvedimenti in fotocopia, con note a margine peggiorative, faranno aumentare l'occupazione. In quale film? Le repliche, da grottesche si sono trasformate in drammatiche. Che gliene frega ai beneficiari di tanto disperso e disordinato lavoro? Una beata sega, come è sempre stato. Dicesse questo, in una rivisitazione dei Vitelloni di Federico Fellini, fiorintenizzando la pernacchia del suo maestro, Alberto Sordi, il grullo mi strapperebbe un sorriso. Chissà se si parlerà elogiativamente, dal palco, di "precarietà espansiva", come la ha "ammaccaronata" un ministro del Governo, non eletto, ma in carica? In un recentissimo passato, era stata elaborata la dottrina della "austerità espansiva"; l'espansione sarebbe sorta dal risanamento dei bilanci, che avrebbero ripristinato la fiducia dei e nei mercati e che, di conseguenza ( ma quale? ) avrebbe prodotto l'incremento dell'occupazione. La cosiddetta austerità, come è scontato, ha solo depresso l'economia insieme alla capacità di spesa di individui e famiglie e non ha risanato i conti. Infatti, per dimezzare il deficit di bilancio, l'Italia, ad esempio, dovrà mantenere la politica della lesina per i prossimi vent'anni. La vita austera: chissà come sarebbe piaciuta al Santo dell'ex P.C.I., Enrico Berlinguer; peccato che non possa veder realizzato il suo sogno. I posti di lavoro, casomai, potrebbero essere creati - ma non è un obbligo - sulla base di una rigida precarizzazione dei medesimi, ma solo in una fase di espansione economica consolidata, dopo la macellazione, cioè, della forza lavoro attualmente disponibile, che non è neppur scontato che verrebbe reclutata in patria, anziché nelle zone più depresse economicamente del globo. Fra queste ci potremmo essere anche noi. Speriamo, quindi, fiduciosi. Anche perché, permanendo la precarietà, le aziende potrebbero facilmente disfarsi dell'ipotetica occupazione creata ai loro fini di lucro. Quanto alle ricadute sociali, morali e criminologiche..non è affare dei privati. E questa è anche la loro concezione dello Stato. Restando al dato econometrico, la parabola, tutta ipotetica e scolastica, data dalla creazione e dalla distruzione dei posti di lavoro, darebbe un risultato complessivo nullo. Ma qualche residuo di utile accantonato resterebbe certamente nelle more degli eventi "allogeni". Rimanendo invece idealmente sul nostro palco del Primo di Maggio, potremmo coniare una espressione più adatta al nostro tempo: si intensificherà lo sfruttamento del lavoro. E' un fenomeno che si è accentuato, in Italia, negli ultimi vent'anni, durante i quali abbiamo assitito - hanno assistito, complici, i sindacati - allo smantellamento progressivo del diritto del lavoro. I primi interventi demolitori ci furono allorquando il "pacchetto Treu" - Ministro di espressione cislina ( della CISL, che ritroveremo in ogni altro momento ad accompagnare la deriva lavorativa e lavoristica ) determinò una caduta molto accentuata dell'indice di protezione dei lavoratori, che fu annientata con il Libro bianco, trasformato poi in legge, di Marco Biagi. Il jobs act di Matteo Renzi non è altro che un "sequel" del medesimo film, che i Governi che si sono succeduti, prima eletti e poi neppure, in questi tempi di regresso, hanno ininterrottamente mandato in onda, con risultati irrilevanti sul terreno dell'occupazione, perchè facevano finta di ignorare i sentimenti dei capitalisti e si nascondevano dietro le onde ellittiche dei diagrammi, che gli uomini non conoscono. Semplicemente, la creazione di lavoro dipende principalmente dall'orientamento espansivo o restrittivo delle politiche economiche, in rapporto alle quali, coloro che sono in grado di approfittarne, contraggono o dilatano la loro fiducia, riposta in fondo..ma proprio in fondo, in fondo, digestivamente. Vale dunque per il Primo Maggio, quanto sostenuto concettualmente per il XXV Aprile: ripudiamo le fede stantia nel rito e ritorniamo a rivendicare il diritto ad un lavoro libero, dignitoso e il meglio retribuito possibile; i tempi sarebbero maturi per quell'unità dei lavoratori invocata da Carl Marx all'epoca delle condizioni indistinte di sfruttamento dell'industria nascente, dell'accumulazione originaria. Allora mancava l'informazione diffusa e un'istruzione minima comune, oggi divergono le condizioni delle classi lavoratrici delle diverse nazioni e, con esse, le possibili solidarietà. Ancora una volta, il cammino sarà disordinato, impervio, sulle modalità del sistema asociale e asolidale del capitalismo, per di più finanziario, imperante, ma altre possibilità, che non siano illusorie, consolatorie e mistificatorie, nell'ecosistema economico, non esistono.

venerdì 25 aprile 2014

Non ci sono archivi per la Resistenza.

Il rating dell'italia, BBB+, passa da negativo a stabile. In realtà, la stima dello scorso anno è stata semplicemente confermata, quindi dalla negatività raggiunta siamo passati alla stabilità nella negatività. La negatività è sociale e civile, ma questo alle società di rating, che fanno le note di qualifica alle nazioni, non interessa. Che cosa sono le note di qualifica internazionali, trasformate in rating? Delle astruseria acronimiche che indicano il tasso di redditività per un padrone assente, ma la cui voce è sempre assillante e i cui apostoli sono sempre in concili(o)abolo, a controllare la curvatura delle schiene sull'incivile diagramma, mentre i padroni se la grattano, o meglio, se la fanno grattare. Oggi, l'Europa, il mondo, si sono fatti ridurre così. Il 25 Aprile, sciupato definitivamente nel ricordo, mai condiviso, passa alla storia. Ma la Resistenza, quale fonte di ispirazione per il futuro, ha smesso di essere una retorica celebrativa di un evento storico e torna a brillare, cristallina perché necessaria, sotto la discarica a cielo aperto, nella quale il ribaltamento del cassonetto sociale ha trasformato l'Italia e i suoi valori democratici.

giovedì 24 aprile 2014

La disonestà che alligna in tempi di austerità aliena.

Presso le Camere di commercio, industria e agricoltura, isole comprese, non si tiene conto, come se le leggi dello Stato non riguardassero i privati e le loro associazioni, della norma anticorruzione, introdotta lo scorso anno, che vieta di ricoprire incarichi multipli, cioè sinergici, presso Enti pubblici di qualsiasi genere ed associazioni private. La norma introdotta dal Governo Monti, che vieta i pagamenti in contanti per cifre eccedenti i mille euro, reca un corollario che impone alle banche che cambiano gli assegni ordinari, di limitare le commissioni per i fruitori, disposizione prontamente ignorata dalle banchette familiari e localistiche. Se lo Stato non ha gli strumenti per farsi valere, la smetta di emanare norme destinate alla desuetudine, è una pantomima offensiva e indisponente. Se Al Capone, negli Stati Uniti fu incastrato, o meglio fu vinta la sua omertà ambientale, solo sfruguliando le sue dichiarazioni dei redditi, quindi sul piano strettamente privatistico ( per quanto concerneva i suoi comportamenti ) e rigidamente pubblicistico per quanto riguardava i suoi inadempimenti, in Italia si è riusciti a mandare fuori orbita Silvio Berlusconi per un reato connesso alla sua veste pubblica, quando, da Capo del Governo, studiava a tavolino triangolazioni elusive per i suoi network. Nessuna "piega" per il codice di leggi "ad personam" promulgate dai suoi avvocati per mezzo della maggioranza parlamentare, oggi in fuga dal suo defenestrato signore. Se si fosse limitato ad evadere da privato imprenditore, avrebbero fatto finta di non accorgersene, almeno fino alla discesa in campo della Merkel. Ebbene, si ricominci dalle Camere di commercio, se si vuol dimostrare ai cittadini che la politica, più che lo stentato diritto, vuole invertire la rotta, secondo i dettami della scempiata Costituzione e non solo darne mostra, ipocritamente, per ottenere il tradizionale e gattopardesco esito contrario.

mercoledì 23 aprile 2014

Nuove dimensioni del credere.

Durante il regime comunista nell'Europa orientale, i battesimi avvenivano clandestinamente. Si temeva l'ostracismo sociale indotto dalla prassi, più che dalla legge, che non vietava l'esercizio del culto. Era evidentemente in atto un'appropriazione indebita delle anime dei cittadini-compagni, contro quella dei fratelli nelle fede. La contesa si estendeva poi all'istituzion scolastica e a tutte le associazioni educative e ricreative. Restando alle due chiese contrapposte, va fatto di notare che nelle aule scolastiche, insieme alle materie, anziché l'ora di religione, si svolgevano seminari di ateismo più o meno scientifico. Qualche docente si guadagnava il pane così, come, per converso, laici di provata sudditanza, vengono adoperati per la sempre più trascurata educazione cattolica a livello di scuola pubblica. I battezzati di nascosto, all'atto del loro matrimonio, dovevano sottoporsi alla confessione, alla prima comunione e poi al rito nuziale. I figli dei non coniugati in chiesa non venivano battezzati, come avviene invece oggi, in tempi di liberale emigrazione, a prescindere dallo stato civile e religioso dei coniugi. Anche da noi i figli dei peccatori vengono battezzati, anzi sono stati sempre ammessi ai sacramenti in quanto incolpevoli in un regime denso, ma non rappreso. In sostanza, nessun carisma a chi non "appartiene" e che anzi è di "proprietà" del nemico ideologico o diavolo che dir si voglia, accettazione potenziale per chi ne faccia richiesta e quindi ne sia parzialmente coinvolto, in un sistema ambivalente anche se non liquido e "fluviale" come ora. Dopo la caduta del comunismo, i primi ad essere ricatechizzati sono stati i maestri di scuola elementare, che si sono dovuti trasformare da realisti negatori della trascendenza in devozionali corifei del dio buono. Nella parte occidentale dell'europa ex comunista, sono i preti polacchi a farla da protagonisti ed a reggere le parrocchie nei Paesi di confine. Che nel loro ruolo "stabilizzatore" ci sia una forte componente politica è fuor di dubbio e non infondata era la competizione oppressiva del vecchio regime. La pronta trasformazione conformistica popolare e, di conseguenza, dei partiti politici, la dice lunga sulla piaggeria opportunistica non solo degli apparati, ma delle "genti" medesime. Il contraddittorio, ora, è fra le due chiese cristiane: quella cattolica e quella ortodossa. Mentre la prima è più aperta ai matrimoni misti e all'influenza educatrice che spera di esercitare sulla discendenza, la seconda è estremamente corriva nel non celebrare matrimoni misti, nel non battezzare i figli delle coppie "eterologhe". E' intrinseco, in questo atteggiamento, il portato di chiesa nazionale storica di un'etnia, dalla Grecia alla Russia, mentre l'atteggiamento cattolico, chiuso al suo interno, è più fluido verso l'acquisizione di anime. La Chiesa ortodossa è rigidamente commerciale, ma in termini territoriali: per ogni richiesta è affisso dentro le chiese il tariffario: tanto per un matrimonio, una cresima, un funerale. Nelle chiese cattoliche, come da noi, l'offerta è libera, ma gradita, zona per zona, parrocchia per parrocchia, i cui contributi sono monitorati e sollecitati dalle Curie arcivescovili. Non si può essere esosi in quartieri poveri e poco fidelizzati, non si può accettare un'elemosina povera da parrocchie ricche, fidelizzate ma non fedeli. Qualche interconnessione, non solo nelle questue, ci deve essere. Ora, all'ovest come all'est, mentre la società si pauperizza e si sfarina alla ricerca di un lavoro, nella rincorsa e negli spostamenti dove si presume che quest'Araba Fenice si possa trovare, l'atteggiamento popolare e mediatico della Chiesa si adegua, senza intaccare i principi, alla concorrenza di una ridicola carnevalanza e di un'illusoria transumanza sociale, insidiata dal diffondersi di nuove chiese di impronta protestante o di sette esportate insieme all'emigrazione. A prescinderne, però, qualche vulgata, nuova solo da noi, sta prendendo piede. Soprattutto i Testimoni di Geova, con il loro sistema di proselitismo a percentuale e i loro insidiosi Templi, nei quali esercitano una vera e propria attività di controllo degli adepti, allo scopo di trarne profitto; statica la Chiesa avventista del settimo giorno, poco influenti altri predicatori itineranti, come i Mormoni, che comunque, nel Lazio e, soprattutto, in Sicilia, sono riusciti a fondare delle comunità. Dopo la triste esperienza dell'Opera di San Michele Arcangelo, a Bologna, sciolta dopo una velina della Curia sulla loro usurpazione di ordinazione, paiono cozzare sul muro dell'istituzionalità storica, le iniziative, altrimenti commerciali, delle chiese o sette spontanee. Il buon Gennaro, di professione oste e di personalità mitomane, in America del nord avrebbe avuto un futuro, laddove si può diventare pastore di una chiesa, solo inagurandola e, ovviamente, se si riescono a coprirne le spese attraverso la generosità degli adepti. Pur con questi limiti, si può diventare una multinazionale. Analogo trattamento amministrativo è riservato a tutte le confessioni, senza differenze. Lo stesso sistema di finanziamento, sulla base delle dichiarazioni fiscali di appartenenza e di sostentamento, è praticato in Germania. Chissà se l'Europa unità aprirà qualche breccia per la religiosità autogestita?

Passaggio agli atti.

Il prossimo 25 Aprile sarà il primo di carattere storico. Di quell'esperienza sopravvivono pochi testimoni, che vengono sballottati ad ogni commemorazione, pubblica o scolastica. Ma ormai quel breve periodo storico, una delle tante parentesi nella storia incongrua di un Paese giovane e già gravato da tanti acciacchi ereditati, è chiuso, senza che se ne sia aperto un'altro basato su convenienze condivise. Anche Mussolini e il fascismo sono stati un evento transeunte e circoscritto della vicenda nazionale e, prima o poi, sarà trattato di conseguenza. L'Italia non è più una Repubblica democratica fondata sul lavoro, è un deserto di disoccupazione, sfruttamento e precarietà; la sovranità non appartiene più al popolo che non è chiamato ad esercitarla nelle forme previste, anzi: ci se ne guarda bene. Ci siamo inoltrati in un evo di mezzo giullaresco e volgare, nel quale il diritto cede spesso il passo alle prassi più incivili. La Repubblica italiana sarà nata, un dì, dalla Resistenza, ma si è subito ripiegata su se stessa, per influenze esterne, atlantiche e vaticane ed errori prudenziali di dirigenti comunisti, tanto raffinati quanto scolastici e ubbidienti alle direttive della Casa madre, dopo la spartizione per aree territoriali, intervenuta a Jalta, in quella stessa Crimea, oggi oggetto di analoghe, improprie, appropriazioni. Il fascismo, il comunismo, il clericalismo, sono state le interessate espressioni della mancanza di equilibrio della società nazionale, il borbonismo, la vandeana reminiscenza di un potere post-feudale, dapprima ricco e poi saccheggiato per l'industrializzazione del nord, senza che i potentati locali, le antiche nobiltà parassitarie e i loro bracci armati, mafiosi e camorristici, ne risentissero, ne venissero intaccati. Tutti e tre elementi di prepotenza, autoritarismo, totalitarismo. I lasciti del liberalismo agrario, dell'elettorato attivo e passivo censitario, dell'analfabetismo, che ne la Chiesa, ne i possidenti agrari avevano interesse a contrastare, disegnava un mosaico di povertà diffusissima, di fede estorta, di gerarchie clientelari, di passionali e strumentalizzabili conati sociali, in cui si sarebbero tradotte le componenti spurie del fascismo, anche popolare, del sanfedismo a ristabilire un tradizionale, ma in via di superamento, assetto di privilegio, la prima organizzazione seria del popolo lavoratore, democratica suo malgrado perché impossibilitata ad andare al governo dal diniego nord americano, che, per parte sua, dettava i caratteri, mercantili ed estranei, alla nuova colonia. Oggi, di tutto questo, restano solo i cascami: l'occasionalità del lavoro, la volgarità dei padroni, l'incultura crescente, la vanesia frenesia di riempitivi, a forma di video, portatili. E' tornata anche l'eterna sudditanza agli Stati e ai poteri forti, secondo la ciclica analisi di Giovan Battista Vico, circa l'eterna e circolare riproposizione degli eventi. In forme leggermente mutate, dirà poi qualcuno. Anche se fosse vero, non contemplerebbe necessariamente un progresso.

martedì 22 aprile 2014

Dopo le guerre..

Gran parte dell'Italia sta tornando all'economia post bellica e, se ci sarà un boom, riguarderà il capitale profittatore e non la più larga collettività. Adesso chiude anche Piombino con le sue celeberrime acciaierie, per un calcolo di frammentazione, verso il nord Italia e la Germania, in modo da concentrare la produzione. L'acciaio non viaggia su Internet, è pesante ed i costi di trasporto sono tornati ad incidere sullo spirito d'intrapresa..per i fondelli, di generazioni di lavoratori e delle loro neo-proletarie famiglie. Stiamo rapidamente tornando all'origine, ma in termini regressivi anche sul piano civile e politico, dell'Italia povera e devota: devota all'euro e a una triade consolare - Monti, Letta e Renzi, pronubo Napolitano -, che ha realizzato un colpo di Stato e sta provvedendo, con l'apporto delle larghe intese destra-sinistra ( per fortuna contraddette da diatribe di bottega )a conservare il sistema dei partiti sulla rovina dell'Italia. Non c'è più la Chiesa, già traditrice delle tradizioni, come lamentava Pasolini, rianimata, bocca a bocca dal gesuita Francesco, che è contraddetto dallo sfarzoso Cardinale Bertone. Non c'è più il P.C.I. che è sparito insieme alla classe operaia - oggi disoccupata o cassintegrata - ad organizzare la base e a farsi valere su piano civile e dei rapporti di classe. I giovani lavoratori precari sono quanto di più vacuo ed ignorante non ci si sarebbe aspettati, pur dotati in parte di qualche laurea, presa in Università sul crinale della sopravvivenza, che sembrano la "pesca" parrocchiale dei titoli, attribuiti a corsi di studio a quiz, prima appannaggio di brevi scuole professionali e non di corsi quinquennali a settecento euro a semestre. I pochi corsi "pesanti", comportano, "a crescere", anno per anno, contributi, che al tempo delle Università veramente pubbliche, si chiamavano tasse, di più di un terzo superiori, che alimentano il baraccone. In assenza di una politica nazionale che veicoli le risorse in maniera più equa ed efficace, il pauperismo non può che crescere e l'emigrazione riprendere. Ma, quel che è ancora peggio, è prossimo il riemergere di mascheroni vacui, grotteschi e senza qualità, pervenus-puntelli di domestiche e piccine, dinastiche e feudali, riproposizioni di una società inerte e statica. Solo la mano degli dei, ogni tanto, scuote il territorio, ma non le intorpidite coscienze: le rovine dei terremoti sono lasciate sul posto.

lunedì 21 aprile 2014

Cronache di Pasquetta, sotto la pioggia, fuori porta.

A Kiev sono finiti i farmaci anti cancro, come in Grecia da oltre un anno. Il Movimento 5 stelle chiede agli eletti negli Enti locali, la verifica di mandato ogni sei mesi. A giorni alterni e tenendo conto che si sta svolgendo una campagna elettorale, manifesta degli spunti interessanti, ma ambivalenti. Se da un lato, la verifica di mandato e l'eventuale sfiducia da parte degli elettori, può richiamare la revoca del rappresentante sindacale, anche in corso di mandato e la verifica semestrale, l'analogo istituto che i sindacati, quando c'erano, facevano rispettare alle aziende, dall'altro, la giubilazione richiama i metodi delle dittature, siano esse politiche o aziendali, intese a simulare un galleggiamento a tutti i costi ed a suggerire una moralità inflessibile a tutti i gonzi. La diplomazia occidentale tracheggia in Ucraina, fomenta, di concerto con figure ad alto tasso di disonestà, ma non si oppone apertamente alle contromosse di Putin che, da buon 007, sa leggere le trame conro di lui. La Crimea, già Riccione del Mar Nero, diventerà un Casino, sia nel senso del gioco d'azzardo, sia nel senso che riveste senza accento e, per conseguenza, terrà aperti i flussi verso l'occidente ed il capitalismo. Il Corriere della Sera, alla viglilia delle elezioni europee, manderà in edicola un'edizione gratuita di venti milioni di copie, nella quale sarà celebrata una mitologica ripresa economica dell'Italia. Fosse vero, state certi che le condizioni popolari sarebbero misere. Una giornalista russa, incinta di sei mesi, è stata aggredita da Vladimir Zhirinovsky, nazionalista e revanscista, perché non aveva gradito una domanda sull'Ucraina. Zhirinovsky ha ingiunto ai suoi body guard di violentarla e li ha spinti verso di lei. La performance è in rete. L'accanimento accumulatorio e reddituale comprime i salari dei lavoratori e ne sinergizza le plurime attività. L'organizzazione aziendale si riduce allo sfruttamento calcolato e contempla, per corollario, la riduzione, fino alla polverizzazione, del tempo libero e delle ferie, per rendere incessante il lavoro di uno sparuto numero di addetti sottopagati. Un sindacato bastardo sobilla deroghe per i propri adepti sindacalizzati che, per parte loro, non cercano altro che compromessi al ribasso. Il modello, atavico, è endemico, ma, confrontato con l'economia evoluta, pur in questa fase di ripiegamento e di riassestamento, deprime e scoraggia. La follia predatoria fa assumere alle prassi padronali aspetti parassitari e costumanze disoneste. Un'imprenditoria così scalcagnata e avida non dovrebbe neppure sussistere. A fianco del bilocale del Papa, sono in via di ultimazione i lavori di ristrutturazione dell'attico di settecento metri quadrati, corredato da un balcone di cento metri quadrati, di Tarcisio Bertone, il numero due di Ratzinger e del Santo polacco che lo insignì, in cambio dei suoi buoni uffici presso la banca vaticana per finanziare Solidarnosc e il lavorio anti regime nel suo Paese. Tarcisio Barbera Bertone è in procinto di trasferirvisi con il suo personale di servizio. Il Segretario di Stato che gli è succeduto, occupa, come il suo principale, un bilocale, attiguo a quello del Papa. Se lo fa per piaggeria o per autonoma convinzione, lo sa solo lui. Fosse stato nominato Ministro degli esteri di un Papa fastoso, avrebbe scelto la stessa dimora? Anche l'iconografia delle cariche è figlia dei tempi, ma chi ne ha vissuti altri - solo per se - non vi si adatta e traccia la via anche per i successori: un tratturo classista, non evangelico. Un milione di famiglie, quindi almeno tre-quattro milioni di persone, sono prive di reddito da lavoro. Molti lo hanno perduto negli ultimi anni. Matteo Renzi - chi più pasqualotto di lui? - giocherà la "partita del cuore" a Campo di Marte, già Littoriale Italo Balbo, a Firenze con Roby Baggio e il suo candidato-successore al Comune di Firenze. La R.A.I. - servizio pubblico - offrirà la diretta, a sei giorni dalle elezioni europee e municipali.

sabato 19 aprile 2014

Buona Pasqua.

Sullo sfondo della guerra giudaica che i Romani conducevano in Galilea, un profeta di incerta attribuzione, nella congerie delle dottrine, ortodosse ed eretiche, dell'ebraismo, dato che si opponeva recisamente, non ai riti tradizionali della religione e dell'ideologia del suo popolo, ma al levirato, comune anche agli arabi e alle arcaiche comunità indiane, per cui alla morte di un marito senza figli, subentrava, come coniuge un fratello, il cui primo discendente era considerato figlio del defunto, fu ucciso per una congiura del rabbinato. Evidente il significato di salvaguardia della famiglia, nelle gerarchie tribali, non in quelle evolute ( Gens ) del diritto romano e la sua funzione di difesa della proprietà e dell'influenza sociale, tanto quanto il celibato dei preti cattolici - non di quello dei preti protestanti, che sono sacerdoti di una chiesa nazionale - a salvaguardia dei beni incommensurabili dell'istituzione papalina. Il movimento di cui Gesù faceva parte è stato occultato dalla sua fama postuma, che si è incistata sulla crisi dell'Impero romano e, attraverso i secoli, parassitando tanti elementi di quella grande civiltà, si è diffusa e imposta, incrociandosi e confliggendo con i poteri laici, su un miliardo di persone, quasi tutte attribuibili all'Occidente. Per sedimentare in termini ferrei e totalitari una dottrina vaga ed incerta, ci vorranno cinquecento anni di dibattiti e confronti teologici. Per i sempliciotti, si sono traformate le gravidanze multiple, ad opera degli dei, delle comunità pagane, in una idealizzazione della verginità scelta dal Signore per la sua unigenita discendenza, da sacrificare per la salvezza degli uomini che sarebbero venuti dopo questa ancor vetero-testamentaria degnazione. Questo uomo-dio morirà e poi risorgerà. La Chiesa odierna è un grande centro di interessi, di potere e di ricchezza, certamente osteggiata, ma anche osteggiatrice di ogni evoluzione modernizzatrice dei costumi, che le sottraggano influenza e forza negoziale. Cristo non era figlio di madre vergine, era anzi il sesto di undici fratelli e mai avrebbe pensato di diventare così famoso alla memoria, né, probabilmente, gliene sarebbe interessato più di tanto, estraneo com'era alla dottrina cattolica e alle dottrine protestanti in cui si sarebbe fantasticato del suo pensiero. "Fantasticato", per i potentati che vi si sono applicati non è l'espressione giusta, dal momento che codesti si sono basati su di una rigida e progressiva normalizzazione, sullo stampo dell'inflesibile diritto romano e hanno reclutato le loro prime "testimonianze" fra il popolo infelice, sedotto dal mito dell'amore che, come diceva Gesù, non è di questo mondo. Nel corso dei secoli, i protestanti, per affrancarsi da Roma, modificheranno i canoni teologici da cui provenivano, mantre la gerarchia cattolica modulerà, senza mai modificarli, i canoni medesimi, riassorbendo, almeno ideologicamente, le sensibilità prodotte dalle modificazioni economiche, sociali e culturali. Sarà la Massoneria, parimenti organizzata, a strapparle il potere temporale. Domani, nei riti pasquali, le sensibilità più diverse e sotterranee saranno presenti e solo subliminalmente richiamate, mentre una tradizionale e placida ignoranza, accompagnerà i "credo e i confiteor" che saranno pronunciati, prima di andare a pranzo. Comunque, buona Pasqua a tutti.

E' l'uomo la misura di tutte le cose.

In nessun ambito delle relazioni umane, la conoscenza e il merito - a meno che non si parli di un merito da facchini o da mondine, per i quali non è previsto riconoscimento - viene premiato. Quel che conta è l'appartenenza, in ogni ambito pubblico, privato, formativo. Il potere deve rimanere riservato. Qualche deficiente - non mancano mai - presume, all'interno di una piccola formazione, ai cui canoni si è assoggettato, di poter esercitare un potere di fatto su altri, che non vi si conformano. Rischia in proprio, conta sulla mafiosità ambientale e non lo sa. Quando c'era l'Unione sovietica, nessun insegnate di materie "ideologiche" poteva non essere iscritto - e quindi controllato - al partito comunista. Chi faceva battezzare i figli pubblicamente o frequentava la chiesa, quale che fosse la sua qualifica culturale e professionale, non poteva aspirare a nessun riconoscimento. Già le maestre erano censurate e rimosse per l'insufficente influenza formativa e soprattutto di controllo che non erano capaci di esercitare e che era il loro vero scopo educativo. Il potere doveva rimanere concentrato e, se in mano a degli stupidi e a dei ruffiani, molto meglio. Sacerdoti e prelati, in numero non stimabile, erano delatori. Dopo la dissoluzione dell'Unione sovietica, eccoli tutti in chiesa, con le rispettive famiglie a rappresentare l'icona del buon candidato: la Chiesa, senza fare una piega, li accoglie tutti, detta rigide norme comportamentali per il clero e accetta di buon grado di ricogestire il potere, quale religione di Stato. Una contraddizione in termini che riguarda la Chiesa ortodossa, che non doveva essere aliena dalla condivisone neanche all'epoca dei Soviet, se è vero che il Primate russo è stato insignito quattro volte dell'Ordine di Lenin. Gli iscritti al Partito dovevano aggiornarsi continuamente sull'ideologia marxista e lo facevano rioccupando i banchi, numerose volte nella vita, per ricevere dalla cattedra non un'infarinatura ideologica, ma un vero corso specialistico, lo stesso che, con l'aggiunta di Adorno, contemplava la docenza di Renato Zangheri presso l'Ateneo di Bologna. Sotto traccia, contro o in favore di vento, chiunque fosse titolare di un potere particolare, in ogni esperienza storica verificata, faceva gara a se e, per non rischiare di essere sopravanzato, escludeva ed esclude, almeno dal suo ambito, i competitori. Oggi, nelle nostre società bottegaie, questa ideologia è ammannita dalle società private, con un accanimento tanto maggiore, quanto più anguste sono le loro dimensioni, ma gli egoismi, la mancanza di cultura e di qualità, il grigiore mediocre dei loro reggitori e delle ruffianesche maestranze, l'assenza di libertà, in una espressione, sono i medesimi.

venerdì 18 aprile 2014

Cent'anni e poi altri cento.

Gabriel Garcia Marquez è morto. Fu insignito del premio Nobel per la letteratura ed è stato incensato come e più di un leader politico, quando era ancora in vita, tanto che le lamentazioni funebri sono, al confronto, contenute. E' stato un autore fantasioso, a tinte forti, come è nelle caratteristiche, direi "pittoriche" degli autori sud americani. Ha descritto la parte più pittoresca e disperata del suo continente assurdamente povero ed arretrato, lui che di povertà vera e di arretratezza non aveva mai sofferto e, nella figurazione magica, superstiziosa e vitalistica, ma chiusa in un piccolo universo senza speranza, ha ben suggerito un secolo, reiterabile, di solitudine. A me non è mai piaciuto. Gli riconosco il policromatismo realistico, trasfigurato nel sogno inappagato di tante povere e rassegnate esistenze, ma, in lui, mi manca la razionalità chiarificatrice degli autori europei. Per cui, dopo un po', mi stufo di immergermi in un caleidoscopio privo di senso e perciò rattristante, e devo leggerlo a tappe - non più di tre - per portarlo a compimento. Passa e calca, con mano pesante, nel pantheon mitologico sconclusionato ispanico e latino-americano, col suo sentore di borotalco per i grassocci borghesi dei suoi romanzi, con il loro panamino bianco anche con quaranta gradi all'ombra e il cappello di paglia e quello di sudore, sudore e miasmi da accoppiamento, dei suoi protagonisti immaginari di una vita solo biologica, visitata nelle sue sensazioni dalle illusioni ottiche e sentimentali e dalla santeria magica. Drammaticamente, la stessa realtà di oggi.

Le esecuzioni che precedono le sentenze.

Le esecuzioni che precedono le sentenze sono quelle predetereminate da un computer che scansiona le più minute prestazioni giornaliere di un lavoratore, ad esempio, e ne determina i risultati premiali, secondo utilità per l'imprenditore. Le squallide maestranze sono complici e si accontentano di primeggiare in una palude di merda. Il cottimo ne è l'espressione più sincera, ma è stato riciclato in forme adattative, come i peggiori virus. Il diritto, con il suo formalismo, non può nulla contro l'infezione, anzi, essendo una sovrastruttura del potere economico dominante, che pur poggia su una base scientifica autonoma, rischia di assecondarla. Le religioni, esulano dal reale, ma pretenderebbero di fecondarne una presunta anima: alla fine dell'incanto, dell'oppio dei popoli, tutto resta come sempre. Le edicole, che un tempo trasudavano di pubblicazioni pornografiche, recano immagini, immaginette e medagliette, insieme a periodici come: "Il mio Papa", tutto Francesco minuto per minuto. I manifesti annunciano: Giovanni XXIII santo..e il Papa Buono vi ricompare un po' retro, con la sua silouette a botticella e gli abiti di una vecchia e buona zia nubile, abilissima nelle frittelle. A fianco: Giovanni Paolo II santo, appena dietro l'angolo e ben presente nella memoria, tranne che in quella dei neonati, con lo sguardo del guerriero buono, animato da sublimi sentimenti. Fra ora ed allora: pippe, sempre pippe, fortissimamente pippe. La Pasqua cristiana langue, lungo gli adusi itinerari quotidiani; forse languiva anche prima, ma il languore era diffuso, condiviso. In assenza delle famiglie benestanti che sono già fuggite verso le vacanze ( qualcuno, per farlo, ha chiesto un prestito in banca. Esistono, da anni, linee di credito dedicate. )sono ancora più visibili le "orde" di immigrati, molti dei quali non condividono la nostra religione ufficiale, anche se non più prevalente, a segnare il trapasso mitologico e culturale in atto e che è destinato ad incrementarsi, mano a mano che la forza lavoro più a buon mercato monopolizzerà le mansioni più tristi. La banalizzazione del lavoro, le ignoranze imperanti, la diffusione dei rumori inconsulti sta sempre più alimentando la società dell'esclusione. Le esecuzioni che precedono le sentenze nascono da presunzioni a priori, come quella di trasformare una bassa società in una etnia di commercianti al minuto di ogni sorta di paccottiglia luccicante, pena l'esclusione dalla rete degli spacciatori e dei mendicanti camuffati da promotori finanziari, commessi di negozio, bancari commerciali e Presidenti del Consiglio dei Ministri, tutti cangianti per dare l'impressione di qualche novità in un copione già scritto e riscritto.

giovedì 17 aprile 2014

Il genere delle credenze.

Per quest'anno sospenderemo il pareggio di bilancio, cioè sospenderemo la costituzione che un Parlamento incostituzionale ha modificato lo scorso anno. Sono certo che la sospenderemo anche l'anno prossino e tutti gli anni a venire, a meno che non la si ripristini, modificata, dopo le elezioni europee, dopo le quali avremo esportato tutti i pregiudicati che non si sono ripresentati per le assise nazionali. Nel frattempo, aboliremo il Senato, la più antica istituzione della Roma repubblicana - Senatus popolusque romanus - che aveva la valenza della saggezza e dell'esperienza. Per risparmiare, bisogna rottamare i vecchi, pensa Matteo Renzi e basta questo a definirne l'ignoranza. Probabilmente avrà succcesso, ma non saprà goderne: è troppo stupido. In Europa gli faranno bella mostra e lui sorriderà gonfio, tronfio e felice. La Ministra Madia faceva le fotocopie presso lo Studio Gnudi e adesso fa, per suo conto, il Ministro della Repubblica. Quando Gnudi è occupato e non può suggerirle qualche battuta da imparare a memoria, si lascia andare ad affermazioni che passano sotto silenzio perchè non contano niente e perché la gente si divide, ormai, fra rassegnati e in tutt'altre faccende affacendati. Avrà partorito il Ministro degli affari esteri? E' alle prese con l'allattamento? Non se ne accorge nessuno, ad ulteriore dimostrazione della superfluità di qualità, competenze ed impegno per rappresentare il potere. Le quote rosa applicate alla politica e ad ogni altro ambito, sono l'attualizzazione delle galanterie passate di moda e, come quelle, in contesti diversi e privilegiati, sono ricercate ed apprezzate. Ora sono solo più comuni, volgarizzate e, con poco garbo, pretese da una vasta legione di sfigate, impreparate, ma impegnate in ogni democratica rappresentazione. Pochi anni or sono, codeste donne, non le donne che, come categoria generica, non esistono, pretendevano i cento metri di vantaggio nella competizione socio-professionale, in quanto portatrici - sostenevano - di handicap culturale e sociologico in un mondo dominato dai pregiudizi degli uomini. Una mia amica cesenate dei bei tempi che furono, dopo aver sproloquiato tutto il giorno secondo i più rigorosi canoni del femminismo d'antan, mi prese sottobraccio e, condottomi all'ingresso di un supermercato, dopo avermi indicato una coppia intenta alle compere, mi sussurrò: " secondo te, quello lì è ancora un uomo?" Basta. L'importante è crederci.

Liberti.

Nel lento, sistematico fluire del tempo, troppe volte ci è capitato di soffermarci con preoccupazione o mal riposto interesse, sulle banalità quotidiane, facenti riferimento ad un ristretto e del tutto insignificante ambiente artificiale. Su questa artificialità, molti costruiscono la loro esistenza e, quando se ne affrancano, la loro vita è finità o si trascina fra malanni propri o degli ultimi ascendenti. Io, nel mio piccolo, essendomi formato al di fuori delle tecniche strumentali ed essendo stato dotato di una vitalità che comincia a scemare solo adesso, mi considero fortunato per non avere mai creduto, né essermi oportunisticamente adeguato, alle pretenziosità di tutti gli sfessati che ho dovuto incrociare. Li ho ignorati bellamente, perchè sapevo che erano fatti di materia vile, malleabile. Servi, per indole e incultura. Liberti: vivunt quasi ingenui, moriuntur ut servi. Liberti.

mercoledì 16 aprile 2014

Estranei.

La Pasqua, quella cristiana almeno, non interessa più a nessuno. Rari e sporadici sono gli auguri, a differenza di quelli natalizi che non danno tregua fin da metà Novembre e si prolungano con gli auspici per il nuovo anno, fino alla fine di Gennaio. La natività, la nascita di un nuovo o almeno rinnovato percorso, è ancora salutata, auspicata e si confonde con la sua calendarizzazione successiva, ma la resurrezione non è più creduta e il suo ricordo mitologico è stato rimosso. Ci si avvita nel risaputo e nel prevedibile: meglio se sono gli altri ad assumersene l'onere, per cui, in assenza d'impegno, non è più apprezzato il sacrificio. La vigliaccheria è la cifra dei tempi. Un vecchio sacerdote, che, con la sua auto, si recava a sostituire il parroco di Casal Borsetti, ha investito e lasciato sull'asfalto un diciassettenne scooterista. E' scappato. Non è quindi la specie dell'ideologia praticata a conferire il coraggio, né la virtù. Il parroco era, infatti, un incallito pedofilo e il suo arruffato successore, un irresponsabile. Estranei. Perché dovrebbero risorgere?

Devo smettere di leggere i giornali.

Mentre Berlusconi veniva assegnato ad un'ospizio per qualche visitina motivazionale ad alcuni vecchietti più giovani di lui ( in base a quale criterio se non un'insensata affinità geriatrica? Noleggerà per loro il Bagaglino, come fece ad Olbia per Putin?), Marcello Dell'Utri veniva portato in caserma, in Libano, dove il giudice invocato non lo ha ricevuto perché, in quella procedura, non è previsto. La sentenza della Corte di Cassazione è stata rinviata al 9 di maggio, perché il collegio di difesa si è ammalato all'unisono. Nessuna negligenza per il committente, anzi una remunerata sospensiva. Comunque, Dell'Utri è uscito dalla sua stanza, in pigiama e da solo. Il suo patron sarebbe stato preceduto da una decina di ragazzine in fila. Non so dove,hanno innovato l'antica ed ormai epica querelle delle corna, scambiando le provette ed impiantando gli embrioni ad uteri incrociati: mater semper certa, pater..un guazzabuglio di ricorsi, richieste di risarcimenti per le caratteristiche genetiche e caratteriali mischiate ed ibridate, come i sentimenti genitoriali. Bisognerebbe non forzare le situazioni, piuttosto che agitarsi dopo e cercare, nella caotica genesi degli eventi ( come ai primordi ) una conformità immaginaria, disordinata come la vita prima dei tanti rigagnoli nella quale la si è voluta rinsecchire. Eiaculando quà e là, una dinastia si fonderà. Non facevano così principi e regnanti? Altrettanto, un creativo artefice di vite napoletano, di professione ginecologo, ha fatto motu proprio, estraendo da tutte le provette la sua e solo la sua creatrice sostanza. Lo hanno tradito le somiglianze e i rapporti di amicizia che si erano stretti, alla stazione di inseminazione, fra i padri putativi, le madri frementi. Fra le famiglie. Tale Icardi, argentino ad onta del nome, ha postato su twitter un paio di corna, dopo aver segnato una doppietta contro la squadra del cornuto Maxi Lopez, che, invece, ha sbagliato un rigore. Icardi è un normale esemplare maschile di cafone latino, Maxi Lopez, già Real Madrid, poi Catania, poi Milan, ancora Catania e, per ora Sampdoria, vagola senza trovare il suo "ubi consistam", con una cresta bionda sul capo a impreziosire le corna con tanta caparbietà ricordategli dal suo connazionale rivale in ogni ambito, secondo prassi adeguate ai personaggi. Diego Armando Maradona, dall'alto della sua moralità da bassifondi boarensi e partenopei, dopo aver esultato come Conte ad un goal della Juventus per l'elezione di un pampa-Papa Francesco, ha tuonato: ai miei tempi lo avremmo riempito di botte nello spogliatoio: non si tromba la moglie di un compagno di squadra, ne va della coesione. Anche nell'Esercito repubblicano irlandese, si contrastavano le relazioni incrociate fra coppie di militanti: l'esercito di liberazione rischiava di disperdere le proprie energie in risse intestine e di non concentrarsi sul nemico. La comunità ebraica di Roma è insorta contro Beppe Grillo che aveva parafrasato il titolo di un celeberrimo libro di memorie di Primo Levi; non ci trovo niente di profanatorio, è stato solo un espediente retorico. Gli Ebrei sanno essere meno suscettibili. E' stata una stupida presa di posizione politica, verso una "chiamata in causa" di un politico in attività. Anche il bi-Presidente della Repubblica si è fatto intervistare da Fabio Fazio, del quale non ho mai visto una trasmissione e che non mi metterò a seguire ora: si tratta dei soliti telegiornali per chi non ha la televisione a pagamento. Le agenzie di lavoro interinale stanno chiudendo: il lavoro è troppo precarizzato di suo per costituire ancora un affare per questi moderni negrieri, che ora stanno liquidando le società. Ieri sera sono entrato in un negozio di telefonia per assumere qualche informazione e, quando stavo per uscire, ho letto sul biglietto da visita che mi stavano porgendo, l'intestazione di un distributore di DVD attiguo al negozio: " siamo sempre noi, abbiamo esteso l'attività con questo negozio multi-brand." Hanno investito il ricavato delle cassette pornografiche, che fecero chiudere i cinema a luci rosse, in più proficue attività. Avevano infatti la concessione totale di tre marchi molto pubblicizzati ed una serie di offerte che, se analizzate con distacco, riportavano in un tempo prequantificato al costo pieno degli strumenti e dei servizi, in una multifalsificazione incrociata. Ho identificato in un Fox terrier tedesco il progenitore di Spiky, il bassotto a pelo duro deutch, anche lui prodotto modificato per i desideri fantasiosi, appagabili con un po' di soldi. Dell'Utri è in ospedale a Beirut, mentre la magistratura libanese desidera che le siano trasmessi i faldoni processuali di una vicenda giudiziaria non ancora conclusa, tradotti in arabo. Ci vorrano mesi od anni? Le contestazioni lessicali prolungheranno il processo di traduzione per secoli, fino alla costituzione strutturata di un nuovo verbo sincretico. Ma perché il bibliofilo Marcello se ne è andato proprio a Beirut, dove il Nuovo centro-destra Angiolino lo ha fatto catturare? Pensate che la mafia non abbia relazioni, anche politiche con quei mercanti fenici? Mors omnia solvit: è latino, ma lo sanno anche i giudici libanesi.

domenica 13 aprile 2014

La mossa.

Il terremoto della parte centrale dell'Emilia del 2012, è stato preceduto, l'anno precedente, da profonde escavazioni, fra Modena e Ferrara, che non si sono curate di compensare le lacune nelle falde sotterranee del terreno e che, secondo la rivista Science, potrebbero essere stati la causa dell'autoassestamento delle gallerie vuote che erano state trascurate, perché, evidentemente, estranee agli obiettivi delle trivelle. Negli anni '50 del secolo scorso, subito dopo l'alluvione del polesine, si cercò di dare ristoro a quelle brumose province, allora poverissime, proponendosi di sfruttare le grandi quantità di gas naturale e le più modeste quantità di petrolio che impregnano il sottosuolo del Veneto. Sono rimaste lì, perchè le analisi e i rilievi precedenti i già appaltati lavori, rivelarono che la falda gassosa sosteneva il terreno e che la sua rimozione ne avrebbe provocato lo sprofondamento. Allora, gli interessi non accecavano ancora la scienza, né corrompevano i tecnici, come sarebbe accaduto dagli anni '60 in poi, fino ai terremoti autoprovocati, ma, stante il condizionale, si eviterà di approfondire l'argomento. C'è da ricostruire, come ben sanno le società edilizie in crisi, che tanto si compiacquero, la notte del terremoto dell'Aquila, quando furono registrate alcune sghignazzate, in previsione di lavori, per molti anni a venire. Nel caso aquilano, il tribunale locale è riuscito a condannare un nucleo di scienziati e di tecnici che non presero sul serio le segnalazioni di un qualificato, ma non ufficiale sperimentatore, che aveva annunciato l'evento - devo ritenere su base presuntiva, data l'imprevedibilità dei terremoti - senza che ne fosse seguita l'evaquazione della città. Ebbene, questa mi sembra una forzatura riguardo alle cautele che si devono osservare, in relazione a previsioni non testate, che possono indurre allarme sociale e provocare una serie di "previsioni" di apprendisti stregoni in cerca di fama. Ma tantè: l'Italia si contorce fra speculazione ( come le vicende della Protezione civile hanno dimostrato per l'ennesima volta ) e moralismi sanzionatori ipotetici. Intanto, i letti dei fiumi continuano ad essere non dragati e il Servizio nazionale geologico a essere trascurato.

Tutti a casa! Un'altra volta.

Il centro-destra è in fuga da Berlusconi, dato che ce n'è uno nuovo, composto da notabilucci democristiani, con un bacino d'utenza quasi esclusivamente meridionale e una vischiosità assoluta al potere, per poter esercitare il clientelismo. Come in ogni affievolimento di potere, il referente, quale che sia, cambia e cambia esclusivamente a fini conservativi di posizioni di rendita da redistribuire. In questo, gli apparati territoriali democristiani eccellono sempre. Restano indietro i miracolati di Arcore, che alternative alla "coerenza" non ne hanno, dopo che anche i fascisti si sono scissi al momento della giubilazione di Fini, troppo precipitoso nello sfilarsi. La mancanza di coesione deriva dalla metastatizzazione nelle istituzioni e negli intrecci fra economia e politica, che è derivata dallo "sdoganamento" voluto da Berlusconi, alla vigilia della sua "discesa in campo", per assicurarsi una base stabile di consenso nelle regioni del sud. Costoro si sono rifatti il palato in vent'anni di governo e sottogoverno e vogliono rimanere abbarbicati al potere reale, abbandonando chi è alla fine della sua parabola. Tanto i progetti sono tutti esogeni e, ai compiti a casa, sta provvedendo con infantile sicumera, matteo Renzi.

sabato 12 aprile 2014

I coatti a confronto.

La contestazione romana per la casa "diritto di tutti" è sfociata in una rissa per le centrali via Veneto e via del Tritone. A fronteggiarla, nella solita tenuta da Ninja, la polizia, che più che controllare e accompagnare un corteo dai contenuti caldissimi della subura romana, è sembrata osteggiarla con un atteggiamento che la violenta e improvvisa gragnuola di bombe-carta non giustifica. La polizia, infatti, in questo come in casi analoghi del passato, sembra ostare provocatoriamente alla manifestazione, mentre invece dovrebbe solo impedire che vengano commessi reati, che, fino alla testugine degli scudi e degli anfibi non si erano prodotti. La contestazione è stata certamente messa in atto dai collettivi romani, dai centri sociali, che a Roma assumono aspetti deprimenti e avvilenti e la questura non poteva ignorare la forte componente emotiva, primitivamente emotiva, che avrebbe potuto caratterizzare il percorso. Insomma, se la possibilità di degenerazione esplicita di situazione endemicamente degenerate era possibile, con la solita sofisticheria operativa, la polizia ha acceso la miccia, mentre la sua azione sarebbe stata lecita solo dopo il primo accenno di illegalità, non prima. La prevenzione non c'entra, dato che non si è prevenuto nulla e si è rinfocolato un sentimento di contrapposizione, neppure ben definito nella mente dei partecipanti. Se Pasolini avesse assistito alla manifestazione odierna, non avrebbe visto gli studenti borghesi e viziati che assalivano i poliziotti, inurbati dalle campagne, ma un sottoproletariato, escluso e violento, davanti alle grottesche caricature dei fumetti giapponesi, che non corrispondono in nulla alla retorica di corpo che le gerarchie e i ministri ci ammanniscono dopo ogni situazione consimile, che spesso sfruttuano, quando non chiedono di provocare, per pubblicità politica. A sinistra, queste "frange" non hanno mai goduto di simpatie, perché rappresentano "cani sciolti" non assimilabili alla grigia austerità istituzionale ( in un paese di ladri )dietro la quale gli apparati dei sindacati dei movimenti popolari, ma garantiti al minimo da un lavoro, si sono sempre abbarbicati e nascosti, costituendo attraverso i servizi d'ordine degli operai le prime e insuperabili linee di difesa dalla protesta indiscriminata. Il guaio è che da tempo la pseudo-sinistra non rappresenta più le masse lavoratrici, anche perché, negli ultimi anni, sono diventate masse disoccupate ed essendo composte prevalentemente da giovani o da "coatti", di mezza età ( ma c'era anche un manifestante in sedia a rotelle ) non hanno subito il condizionamento ed il lavaggio del cervello degli apparati territoriali della CGIL e dell'ex PCI. Ormai, il vecchio sindacato è alle corde e il suo posto, nelle grandi città, è stato occupato dalle Unità sindacali di base e la sinistra che un tempo fu extraparlamentare, è ormai un comitato spontaneo e pluriforme, che assomiglia alla "teppaglia" degli slums, ma non ha ancora rinunciato a qualche forma disperata di riferimento politico, che, ripartendo da zero, vive come può nella terra bruciata dal trasformismo. Anzi, la composizione "politica" di queste schiere, è spuria, varia, insomma occasionale e raccogliticcia e ciascuno vi vive altri, particolri asociazionismi, conflittuali con gli altri. Ma il guaio maggiore è che ormai si attagliano a questi sprovveduti, violenti ma in gran parte spauriti protagonisti di una protesta fine a se stessa, perché privata di interlocutori, i caratteri dell'utopia senza avversari, se non fosse per una stupida contrapposizione poliziesca, che, temo, diventerà la cifra prossima ventura, di una società della relegazione.

Modernità e future eccedenze produttive. Le fil rouge di tutti gli olocausti.

La vita media è diventata troppo lunga, la crescente longevità rende i sistemi pensionistici sempre più costosi e questo produce un impatto negativo sui conti pubblici. L’analisi è del Fondo Monetario Internazionale(Fmi), ed è contenuta nel Global Financial Stability Report che verrà presentato integralmente la prossima settimana a Washington. In particolare colpisce “l'allarme longevità” del Fmi. Non è la prima volta che torna su questo tasto e non è certo un bel segnale. Secondo il Fmi l’impatto dell’allungamento delle aspettative di vita sull' economia e i conti pubblici degli Stati è profondo e occorre provi rimedio. “Se nel 2050 la vita media si allungasse di tre anni in più rispetto alle attese attuali (in linea con la media del passato, peraltro sottostimata) sarebbero necessarie risorse extra pari all’1-2% annuo del Pil” scrive il rapporto del Fmi. Per le economie avanzate, questo significa per il prossimi 40 anni un costo totale aggiuntivo pari al 50% del PIL del 2010 (per le economie emergenti, invece, la stima è pari al 25% del PIL 2010). Dunque, il problema della longevità – che dovrebbe essere un indicatore positivo di una società sviluppata - secondo il Fondo Monetario deve essere maggiormente preso in considerazione dai Governi, che devono “adeguare” i loro sistemi di Welfare alzando l'età pensionabile e abbassando la consistenza delle pensioni pubbliche. I suggerimenti del Fmi ovviamente spingono nella direzione della finanziarizzazione della previdenza e dei sistemi pensionistici, ma non solo. Tra questi c'è aumento dell’età pensionabile, preferibilmente collegandola con meccanismi automatici all’aumento delle aspettative di vita.; l'aumento dei contributi pensionistici, o riduzione dei benefit; lo stimolo a prodotti finanziari (fondi pensione, assicurazioni) che tengano a loro volta conto dell’aumento delle aspettative di vita; un buon bilanciamento del rischio determinato dall’aumento delle aspettative di vita fra settore pubblico e privato, ma questo rischio, sui mercati finanziari, va trasferito dai fondi pensione a soggetti che sono più attrezzati per gestire, appunto, i rischi finanziari cioè gli squali dei fondi di investimento. Come si vede, il Fmi avanza un mix di soluzioni che parte dalla necessità di riformare i sistemi di Welfare e arriva a quella di promuovere il mercato finanziario che gira intorno ai trattamenti pensionistici. Per ora. Ma in una fase di profonda instabilità finanziaria – che quindi non dà garanzia di rendimenti e profitti adeguati – magari qualcuno sta pensando a “ridurre le aspettative generali di vita” e ridurre la jattura della longevità. Si dice che la crisi e la guerra servano al sistema capitalista per ridurre le capacità produttive in eccesso. Anche quando si presenta un “eccesso” di capitale umano.

venerdì 11 aprile 2014

La facoltà legislativa residua.

C'è in cantiere un disegno di legge sull'assistenza sessuale ai disabili. Ecco che Berlusconi diventa l'uomo che fa per loro, anche per insegnargli a negare che si ricorrerà a prostitute. Quindi, solo per i maschi? Partendo dal presupposto che le donne sono creature angelicate e pazienti, se ne deduce che abbiano stimoli tenui e controllabili, vale a dire che " col dito, col dito, l'orgasmo è garantito" a cui dovrebbero contrapporre lo slogan "col cazzo, col cazzo, è tutto un altro andazzo". Oltretutto, i disabili noti alle cronache giornalistiche, si sono doluti e dispiaciuti che il Sen. Razzi, con tanta esplicitezza, abbia citato le prostitute come vestali del soccorso delle fregole statiche o scomposte. Saranno chiamate a un intervento pagabile alle Poste con un coupon o saranno, a loro volta, affidate ai servizi sociali, con frequenza da stabilire? In Inghilterra e in Olanda esistono case d'appuntamento, eleganti e costosissime, riservate ai disabili ricchi, i quali, talvolta, in virtù delle loro menomazioni, non dei loro soldi, ostentano delle belle fidanzate, compagne che sanno scegliere, come si suol dire, "la persona". Anche Pistorius, ad esempio, era fra i beneficiati. Sia chiaro: qualcuna ce n'è e, viceversa, molti di meno: ma uno o due sì. L'istituzionalizzazione di un contributo, che è affidato tutt'ora - e secondo me deve restare così - alla libera iniziativa, ne contraddice la prassi e sembra un altro cavallo di Troia nella lunga marcia verso la creazione di una imprenditoria aggiornata, che avrà sicuramente un grande successo. Ma come sei arido, Pier Paolo! Non ti commuovi per la proposizione di tanta sensibilità, ai massimi livelli istituzionali? No, non mi convince. Al di fuori della speculazione e del lucro, infatti, diventerebbe il "refugium peccatorum" di tutti gli sfigati, a vario titolo, di questa comunità, che è ormai troppo mercantile per essere vera. Sarà l'ennesima proposta commerciale, convenzionata con le mutue. Per cui, cari amici disabili, continuate ad affidarvi all'assistenza degli amici generosi che vi portano, ogni tanto, al "puttan giro", o provvedete con autarchica manualità. Sarà sempre meglio che farsi prendere in giro dal Sen. Razzi e dai gestori di club privé. In ogni caso, lasciamo le cose come stanno, anche e soprattutto "sotto traccia"; le "esigenze sfigatesche" c'erano anche prima e ci saranno comunque, senza che si sia mai avvertita la necessità dell'intervento di un legislatore.

Non notizie.

E questa sarebbe una notizia?! Marcello Dell'Utri latitante. Che cosa ci si poteva aspettare di diverso? Il mentore di Forza Italia, che l'Italia la conosce bene nelle sue interconnessioni fra la finanza meneghina e i borbonismi autonomisti del sud, scoperto - ma lui dirà perseguitato - "si è dato". Perché proprio lui in galera, quando Napolitano vieta ai giudici palermitani di indagare sull'ultima trattativa fra lo Stato e la Mafia, dopo che gli americani, prima di sbarcare in Sicilia contrattarono con la mafia un passaggio indisturbato verso nord, in ragione del quale, nelle regioni meridionali, la nostalgia statica per il fascismo non si è mai attenuata, prima di ritornare sul proscenio nazionale dopo lo sdoganamento di Berlusconi. Povero Silvio! Mentre il suo mentore va in vacanza, lui, per gli interessi aziendali dei suoi numerosi discendenti, va a "motivare" gli inabili. E se gli toccasse di dovergli pulire il culo? Improbabile. Come sono stati tanto condiscendenti verso un bi-condannato per mafia, altrettanto lo saranno per il Cavaliere dimissionario, che, proprio perché disceso da cavallo, sarà ritenuto normalizzato e ammansito dalla cura dei menomati psichici. Diventerà un sinergizzatore dei matti e potrà reinscenare i fasti pubblicitari in un ambito circoscritto. Se finirà a Santo Domingo, Marcello Dell'Utri potrà conversare in spiaggia con Gaucci, che gli presenterà la numerosa discendenza procreata durante il suo esilio e gli mostrerà le scuderie che possiede sull'isola. Potrà quindi dargli degli utili suggerimenti circa uno stalliere.

giovedì 10 aprile 2014

I timorati della carriera.

La legge 194 è stata svuotata dall'interno a cura elle potenti accolite del sanfedismo, interne alle strutture sanitarie pubbliche - dalle quali ingaggiano i medici per le lucrose e identiche terapie private - attraverso l'obiezione di coscienza, che è divenuta progressivamente orizzontale, tanto che, chi pratica aborti, finisce per non fare altro, in reparti ghetto, all'interno dei quali solo gli infermieri sono fungibili e possono sfogare tutta la frustrazione del loro lavoro, spesso ingrato, nel trattamento da mattatoio delle degenti in hospital day. Nei corridoi imperversano indisturbati degli invasati medievali, con vangeli e altri articolo simbolici e religiosi, che minacciano punizioni in questa vita e nell'altra ( altra da noi ) e tormentano le ricoverate che, per il solo fatto di essersi rivolte alla pubblica struttura, sono donne del popolo, abituate ad essere insolentite, mentre analogo atteggiamento sarebbe respinto, da degenti ed ausiliari, presso le strutture private. Le leggi si rispettano, non si svuotano dall'interno. La 194 è stata confermata da un referendum popolare e il costume di non rispettare quanto, particolaristicamente, non piace o non conviene, è la tabe principale di questo Paese, nel quale il senso civico è irriso. Una amica mi ha chiesto di firmare la sua petizione al Presidente della Regione Emilia Romagna su change.org e, sia pur con ritardo, per trascuratezza nella lettura della mail, ho provveduto oggi, convintamente. Aderisco anche all'invito a diffondere la petizione su Facebook, dove, in piena libertà di scienza e coscienza, chi vorrà potrà rafforzare un'iniziativa, volta a rianimare l'applicazione di una legge dello Stato italiano, ad esclusiva tutela di donne in stato di disagio, che, contestualmente, dovrebbe sensibilizzare le autorità pubbliche a tutelare la profesionalità di quei medici che non si piegano al conformismo carrieristico ed a stabilire la loro completa applicazione nei raparti di ostetricia e ginecologia.

Competizioni, benedizioni, moralità e coniugio.

Una sentenza del tribunale di Grosseto impone al Comune di trascrivere nel registro delle unioni civili il matrimonio omosessuale che due residenti in quella provincia avevano contratto a New York, due anni fa. Ovviamente, la C.E.I. è insorta, il giorno dopo aver chiesto nuove norme ( controriformistiche ) sulla fecondazione eterologa, dopo la dichiarazione d'incostituzionalità della legge vigente, che la vieta. Le pandette non c'entrano, se non per formalizzare le influenze sovranazionali che volano sulle ali della finanza senza frontiere e della globalizzazione-omogeneizzazione dei costumi, utili a renderla compatibile con le abitudini, i "mores" e le accettazioni della gente. E' in corso, cioè, un tentativo di modifica degli apprezzamenti morali e una trasformazioni dei rigetti, consustanziali con il modello che, attualmente, si ritiene più propizio, in senso generale, ad assecondare la confusa corsa transfrontaliera. Il potere agnostico del denaro, "l'errore" modernista, condannato nel Sillabo, sta sviluppandosi in forme inimmaginabili, solo una generazione fa e l'ecumenismo della Chiesa, che pur si era valso di eserciti ed alleanze mondane, è stato disperso da quello mediatico ed economico, veicolato dai media che ormai ci portiamo appresso, in tasca o attaccati alle orecchie. "I falsi profeti imperversano". Religioni di nicchia, in un futuro prossimo? Recupero improvviso attraverso mutazioni che le umanizzerebbero anche agli occhi dei più semplici o riaffermazione trascendente e inaspettata tanto, quanto le ultime evoluzioni agnostiche? "Changez la dame", dicevano ai balli di corte, cioè cambiare per confermare; "aligher, aligher, che il bus l'è semper nigher" canteranno gli invitati alle nozze gay.

Un nuovo sceneggiato sta per andare in onda.

Fra poche ore - dicunt, tradunt - Silvio berlusconi chiederà l'affidamento ai servizi sociali nell'assistenza ai disabili: "li voglio motivare". Spero che si tratterà di una motivazione extra-aziendale, dato che la cultura dell'ex Cavaliere è impregnata di questa sotto-cultura, ma l'intento, ancorché propagandistico, sarebbe lodevole, se non si riducesse alla solita sceneggiata gabba-gonzi dei promotori- venditori delle aziende. L'affiancatore Berlusconi vedrebbe la sua opera pubblicizzata, enfatizzata e incensata su tutti i media di famiglia e la denigrazione dei gazzettini dell'opposizione rinfocolerebbe soltanto la sua fama. Penso che si proponga solo questo, insieme all'agibilità politica che ne sarebbe rafforzata, quanto ad effetti ed influenza, dal tenero lavoro di supporto. Mi piace ingenuamente pensare che, almeno in parte, lo farà davvero, raccontando loro delle barzelletta e procurandogli qualche visita fugace e ascosa delle olgettine..tutto a spese sue, se lo può permettere. Anche in questo caso, però, la sua carità deriverebbe solo dal suo stato privilegiato e dalla sua ricchezza, altrimenti, che supporto fisico e pratico potrebbe dare un uomo di settantotto anni, plurioperato, che tranne il buon umore, frutto della sua impenitente ( e perchè dovrebbe pentirsene? ) gaudenza e la compagnia talamica di una giovane partner, non avrebbe, consuetudinariamente, nessun altra risorsa da offrire? Ma, si sa, la vita non uguale per tutti, checché a qualcuno piaccia consolarsi con queste banalità, è invece il frutto delle esperienze gaudiose o dolorose, gaudenti o dolenti che, non la natura, ma quel ricostituente tossico che è il denaro, a pochi apporta felici illusioni fin sulla soglia della morte e a molti no, tanto che la morte li solleva dal tedium vitae. L'ex cavaliere ci prepara un'altra delle sue interpretazioni di quel filone inesauribile che è la commedia all'italiana, incurante delle nuove e poco dotate ( di soldi ) leve fiorentine, dopo Armando Spadaro e Paolo Poli.

Note politicamente scorrette.

In Grecia, o meglio ad Atene, è scoppiata un'autobomba davanti alla Banca centrale ellenica, alla vigilia del secondo viaggio ispettivo di Angela Merkel in quella disastrata provincia. Nonostante che il fatto sia avvenuto per pura risonanza mediatica e a prescindere dalle drammatiche condizioni di una popolazione che si è suicidata, non ha potuto accompagnare i suoi malati di cancro e ha dovuto lasciar morire d'inedia una percentuale volutamente non definita di bambini e di anziani e che sopravvive con una riduzione secca dei redditi ( già mediamente modestissimi ) del 30%, con il 60% dei giovani disoccupati, non ho potuto fare a meno di pensare: era ora! Il troppo stroppia e la rivolta non è sovvertimento, ma reintegrazione del diritto calpestato. E' chiaro che la Germania non vuole farsi trascinare in basso dai corrotti costumi dei Paesi definiti "pigs" e che la sua accondiscendenza non ne modificherebbe - come non ne modificherà - i costumi, ma è altrettanto vero che l'Unione europea realistica va ripensata alla luce delle esigenze di civiltà. Mi pare dimostrato che le vie istituzionali sono state, in questo caso, ingannevoli e che l'inganno continui ad essere la cifra delle comunità più maliziose, ma in fondo più autolesioniste, della compagine comunitaria. I Greci sono stati sistematicamente ingannati dai due schieramenti familistici, uno settentrionale, attualmente al governo e l'altro, meridionale, all'opposizione. Ma, fra l'uno e l'altro, si sono spartiti le appropriazioni indebite della ricchezza pubblica ed hanno ammansito il popolo con uno sproposito di assunzioni pubbliche che hanno dovuto tagliare dalla sera alla mattina. Lo spettacolo pietoso e disgustoso dei pensionati ridotti a mendicanti nei cassonetti urbani, completa il quadro di una nazione calpestata e di uno Stato che continua a reggersi sul sacrificio dei suoi cittadini comuni. Forse i dinamitardi sanno dove vorrebbero andare a parare, a differenza della sperduta congerie dei Greci poveri, ma, secondo me, la "gentile" protesta ( hanno avvisato in tempo per far sgomberare l'area )degli ignoti dinamitardi, è nella logica delle cose. Può darsi che l'evento inneschi una polemica politica ambigua, dato che Alexis Tsipras, giovane segretario di Syriza, guiderà la lista di sinistra alternativa, non all'Europa, ma a questa Europa, transnazionalmente, al Parlamento europeo, ma l'incendio davanti alla Banca di Grecia riapre comunque un dibattito che, altrimenti, sarebbe rimasto schiacciato dalle convenienze opache di oppressivi e incontestati apparati.

mercoledì 9 aprile 2014

Il peso della colpa.

Con la crisi, la cui origine è nelle pretese contabili dell'europa ricca, dopo che a far scoppiare il bubbone provvidero i subprime statunitensi, il prisma dell'antisemitismo, deformante nei due sensi: verso il volgo, che li vede come subdoli congiurati pultocratici e verso l'inclita che li considera dei pericolosi apolidi della finanza, capaci di mettere in crisi le loro consolidate - ma non per sempre - fortune, riprende a produrre i suoi riflessi e a diffondersi trasversalmente nelle società. La crescita della destra razzista e nazista, nelle aree tradizionaliste interne agli Stati dell'unione europea, presenti ed attive nella parte orientale del continente ed in quella meridionale, configura una situazione, per ora minoritaria, di disordine e revanchismo, del tutto speculare a quella delle sventurate e corotte nazioni sud americane, quale che sia il colore cangiante dei nuclei ora al governo, ora all'opposizione. Da tempo, "analisi" fatte in casa e al ristorante, vengono diffuse nei luoghi di lavoro, nei convivi fra amici, dal barbiere o al bar. Ma l'asimmetricità della nazione ebraica le rende, ogni volta, credibili o almeno in grado di insinuare il dubbio, anche se l'affermazione è fine a se stessa, non preceduta da una dimostrazione accertabile, fondante. Siamo nello stesso ambito dell'emigrazione che ruba il lavoro, come se, in questo sistema, senza produzione potenziale di ulteriore ricchezza, si dia luogo a lavoro vero, stabile, tanto che non ce ne è più né per gli immigrati, né per gli indigeni, che ripartono o diventano a loro volta migranti, al seguito di un miraggio. Ma tant'è: se sei al di fuori, non importa di che cosa, sei sempre colpevole.

Tempi che cambiano, ma non in meglio.

"L’inchiesta è partita grazia a una denuncia. E da queste parti non capita spesso. L’esposto è firmato da Enrico Bini, ex presidente della camera di commercio di Reggio Emilia. È stato lui a notare per primo che i mezzi sotto sequestro delle aziende di Pugliese continuavano a girare per i cantieri emiliani. Giravano grazie agli imprenditori complici che oggi sono finiti agli arresti". Così sintetizza L'Espresso on-line, circa la retata di n'dranghetisti, fra Modena e Reggio Emilia prossimamente area metropolitana comune. Ebbene, la negazione della malattia, importata ed incistata, equivale a diffonderla o a radicarla, se è vero che i silenzi e gli attriti venivano da un coeso ambiente economico e imprenditoriale. Lessi, diciotto mesi or sono, sull'edizione on-line della Gazzetta di Reggio che il Presidente della Camera di Commercio locale non era stato rieletto, perché - sosteneva lui - le sue reiterate prese di posizione contro la mafia, ormai endemica sul territorio reggiano, erano ignorate e osteggiate. C'era chi sosteneva che, con la crisi dell'edilizia, i "cutrini" se ne erano andati" I cutrini sono le migliaia ( o erano le migliaia ) di oriundi di Cutro, in provincia di Crotone, che vivevano fra di loro, come certe comunità di extracomunitari, nelle vicinanze di Reggio Emilia e fra i quali, come ebbe a dire il Presidente della Corte d'Assise di Bologna, all'inaugurazione dell'anno giudiziario di due stagioni fa, "sono convinto che vi siano anche delle brave persone". La mafia, secondo le prime notizie sull'operazione, controllava un nucleo uniforme di imprenditori che aveva legato a se attraverso finanziamenti e con i quali interagiva e una serie di attività, produttive e commerciali che aveva acquisito attraverso il riciclaggio di denari provenienti da attività illecite. L'arroccamento in una configurazione ideale di realtà (extra)territoriali, da molti anni compromesse, che attraverso l'omissione non possono essere difese, più che una resa è una complicità potenziale, casomai, in alcuni casi, non voluta. "Da queste parti non si denuncia". E' grave che sia così.

Aegrotus sum

Fuori ci sono giornate tiepide, luminose e belle. C'è anche molta umidità e le mie giunture me lo ricordano, impedendomi di goderne. Un raffreddore non curato mi ha anche tappato improvvisamente le orecchie. Vivo in un clima ovattato, nel quale ho difficoltà a comunicare, tranne che con me stesso. Il mio, breve, è un tempo vuoto che inclinerebbe a ripiegare nella tristezza se non avessi il conforto della lettura: ho completato un saggio che mi trascinavo dall'anno scorso e ne ho inziati altri due che chissà quando finirò. Mio nipote mi ha portato un testo dell'Ottocento, il diario di un giovane professionista in una comunità di campagna, di cui sarà postero e collega. La splendida, chiara e semplice prosa di Bulgakov, che pure era ucraino, nativo di Kiev, ma scriveva in russo, come Gogol ed ai russi è attribuito, mi ha riconciliato con la lingua italiana, sia pure in traduzione. Il nitore espressivo degli scrittori russi e russofoni è di una tale bellezza da essere comparativamente tradotto, dalle migliori case editrici, conformemente alla ricchezza delle due lingue. Mi rendo conto dell'affacendarsi di chi mi sta d'intorno, non solo per conoscenza e memoria, ma anche per tutte le piccole lacune, incisi che vengono frettolosamente riempiti, in aggiunta agli adempimenti ordinari. Anche se da me si va a casa in orario e non ci sono trattenute in busta paga per le esigenze personali, di cui non voglio neppure essere messo a conoscenza nelle loro specificità, quest'ansia da appagamaneto si traduce in uno sforzo eccessivo, di cui il sonno sarà solo un elemento stabilizzatore ed egualmente inserito in un processo organizzativo non fisiologico. La burocratizzazione della vita, la sua organizzazione speculativa ed utilitaristica porta a considerare che i costumi naturali dell'animale uomo non facciano parte degli elementi imprescindibili della vita e creano infondate gerarchie d'uso e di comodo, basate su di un miserabile rilevatore di "valore", espresso in denaro, che con le poche esigenze della vita non ha nulla in comune e che è inadatto agli uomini. Su questa inadattabilità si fondano i conflitti e il diritto che li disciplina. Ieri, il bassotto a pelo ruvido ha compiuto dieci anni. Per quanto in ottima salute, è ora che abbia una discendenza degna di lui. Ci siamo affezionati a questo segugio da tana, adattabile anche alla caccia, dal fiuto implacabile e dal carattere paziente. I nipoti vengono a visitarmi e, non disponendo a loro volta di molto tempo, fanno i compiti e preparano gli esami, che io assecondo nei limiti delle mie capacità. E' sempre una delle soddisfazioni più vere e, nel mio caso, ha anche una tradizione, certamente inadeguata, ma sempre sentita e goduta con coinvolgimento. Aegrotus sum ma, quando il dolore si attenua, non me la passo neanche male. Che cosa mi manca? Niente. Di che cosa non sento la mancanza? Dello stress indotto, mio e degli altri che, per non esserne vessati, vi si sottopongono, fino ad ammalarsene. Imparare a relegarlo, richiede tempo, troppo per essere utile. E una malattia contagiosa, provocata da chi non ne soffre e vuole continuare a non soffrirne, che ho vissuto intensamente, come tutti, nel mio passato. Ma i miei suggerimenti non servono a niente. Ciascuno è un'isola e deve arrivarci, assurdamente, da se. Saggio, quando non serve più.

martedì 8 aprile 2014

Secessionismi in scala.

C'è una certa qual differenza fra i separatisti veneti e quelli ucraini delle regioni più prossime alla Russia e ben diversa è l'influenza esogena che provoca gli eventi e conferisce loro tanta sicumera. Gli Ucraini sono la pedina di scambio dei divergenti orientamenti degli Stati Uniti, che vogliono omogeneizzare, non tanto loro, quanto la Russia nei meccanismi capitalistici e finanziari puri e il putinismo che si oppone e che sa che una nuova riforma neo-liberista, alla Eltsin, dovrebbe necessariamente passare per la giubilazione dell'attuale Capo del Governo. Putin, dal punto di vista strettamente giuridico, si comporta come Ugo Chavez faceva in Venezuela, ma dal punto di vista politico, militare e geo-strategico ha ripristinato, in parte, l'autonomia della Russia e lo ha fatto in opposizione al modello capitalista uscito vincitore dalla guerra fredda. A sua volta, Putin non vuole ai suoi confini un'Ucraina ostile militarmente, avamposto anche di influenze economiche in contraddizione al riassestamento della Russia ed al suo progetto di stabilizzazione euroasiatica, verso est cioè, ma senza pressioni troppo forti e ravvicinate ai suoi confini verso quell'Europa continentale che è stata oggetto delle sue ambizioni dopo la seconda guerra mondiale. Un'Europa di nuovo capitanata dalla Germania, le cui politche neoguglielmine sono ancora in bozza, ma già se ne intravedono i connotati, meno autonomi ma comunque inquietanti. I Serenissimi invece, pur se interessati, quando facevano parte della Lega nord a contatti e collegamenti con piccoli ma agguerriti gruppi di separatisti, o meglio di revanscisti locali aspiranti al governo dei loro piccoli Paesi, come la Carinzia Vs. l'Austria del defunto Jorg Haider, esprimono l'apirazione domestica e provinciale di chi è insofferente a coinvolgimenti che vadano al di là dell'uscio di casa, che teme, senza capirla, l'Europa quanto le tasse che è abituato ad evadere e nella Babilonia delle genti e dei flussi finanziari vede, non tanto la perdita della propria identità culturale, che non sa neanche cosa sia, ma la diluizione dei risparmi accumulati in una vita di accantonamenti familiari. Per mantenerli e per ottenere benefici fiscali particolaristici, sono disposti - di questo sono convinto - ad usare anche il tritolo, contro i tralicci dell'alta tensione, casomai. Insomma, drammi veri e sceneggiate, anche se, la storia contemporanea d'Italia insegna che gesti d'inaudita violenza, attribuiti ad entità agenti che non potevano, di per sé, reggere a lungo, troppo a lungo, quel gioco, sono stati compiuti per alterare e poi riequilibrare gli assetti dello Stato, conformemente ai desiderata di entità connesse fra di loro in maniera occulta, più per la pappa e per l'indigeno potere, che per il dominio imperiale.

lunedì 7 aprile 2014

Il grano e il tanto loglio, inestricabilmente connessi.

Nelle regioni orientali dell'Ucraina sono cominciate le manifestazioni e le occupazioni dei filo-russi che invocano la loro annessione alla Grande Madre. Queste rivolte sono speculari a quelle vissute dall'Ucraina centrale, istituzionale, da parte degli arancioni, come già da anni e anni a questa parte, mentre il Paese sprofondava sempre di più nella povertà e nelle ruberie. In altri tempi, non lontani, i filo-russi "avrebbero chiesto l'intervento dei paesi fratelli, contro le interferenze dell'occidente" interferenze che probabilmente c'erano, come ci sono state nello strappo verso ovest che ha deposto un legittimo, seppur corrotto presidente filo-Putin, che, dopo essere stato per tre volte in carcere, aveva carcerato la presidentessa che l'aveva preceduto, dopo che, agli albori del movimento filo-occidentale, l'allora presidente era stato avvelenato durante un pranzo con il piccolo despota del Cremlino. Sull'Ucraina stanno giocando agenti esterni per scopi che con quella nazione non hanno nulla che fare e Putin si sta divertendo, su quelle povere spalle, a rintuzzare gli Statunitensi nelle loro mire condizionanti e contenitive che dovrebbero portare, nel tempo, alla sua destituzione. Basterebbe applicare la legge, non aggirarla e non rieleggerlo, ma l'ingerenza omogeneizzatrice esiste anche se non è palese. Quanto alla Germania neoguglielmina della post-comunista Angela Merkel, che ha i suoi candidati specifici fra gli arancioni, il suo ruolo e la sua possibile influenza non sono ben evidenziati, dati anche i rapporti commerciali ed energetici che intrattiene con la Russia. Intanto il ministro dell'Agricoltura dell'Ucraina, successiva ai recentissimi moti, si è già dovuto dimettere per corruzione. Anche l'ultima, povera risorsa a cui quell'ex potenza è stata rapidamente ridotta, ha cominciato a marcire.

Ambasciatori.

Il primo ambasciatore ambasciatore italiano designato a rappresentarci in Turkmenistan, prima di prendere possesso della sua Sede, si è preso qualche giorno di vacanza nelle Filippine, in un luogo adatto al turismo, ma non al riposo: Manila. Il diplomatico è stato arrestato nel suo albergo, prelevato direttamente dalla doccia nella quale stava rinfrescandosi insieme a tre bambini di nove, dieci e dodici anni. L'autorità inquirente, dietro segnalazione di un'associazione antipedofilia attiva su quel territorio, lo ha incriminato per tratta di minori. L'uomo con la feluca, da parte sua, ha dichiarato di non essere un pedofilo e, senza dare indicazioni circa la "destinazione" ultima di quei bambini, ha affermato che si trattava solo della sua volontà di levarli dalla strada e che eveva ottenuto, allo scopo, l'autorizzazione delle rispettive famiglie. Era necessario che si lavassero e, per non perdere tempo e non sprecare acqua, si era lavato insieme a loro. Ammesso e non concesso che qualche nominalistica famiglia avesse acconsentito, resta da stabilire a che cosa, tenuto conto che simili consensi non hanno valore; sarà, casomai, l'autorità di tutela ad affidarli a opache e fredde istituzioni di recupero, di solito ampiamente remunerate, ma non controllate. Ecco quindi che il nostro ambasciatore, pur in vacanza, si prende a cuore la situazione di quei tre ( perché solo di quei tre? Altri genitori non avevano prestato consenso? ), provvede alla loro igiene e poi..che cosa si propone per il loro avvenire? In base ai capi d'imputazione, potrebbe aver fatto da tramite per una rete clandestina di pedofili, ma anche di trafficanti di organi e di quanto di peggio si possa immaginare in contrasto con il "naturale" amore per gli indifesi. Questa anoressia morale è figlia dei tempi e dei vizi che i privilegi inducono in chi ne beneficia, si dirà e io condivido questa impressione che però è molto, troppo parziale: dietro all'insensibilità per nostri simili che non hanno la minima possibilità di poter accedere ai riti del mondo tutelato ( come quello nobiliar-clientelare dei diplomatici ), istruito e benestante, si cela un'ideologia rimossa ma presente, comodamente superficiale: chi non è in condizione neppure di imitare i modelli sociali dell'inclusione e che "per questo" è destinato a soffrire e a subire, tanto vale che soffra per il piacere della società dominante, dirigente, su di un suo piano esclusivo e, nel nostro caso, viaggiatrice, internazionale, al di sopra della realtà comune, al di là del bene e del male. Per fortuna lo hanno preso, anche se una squadra di avvocati, forniti direttamente dalla rappresentanza diplomatica italiana nelle Filippine, gli è già stata messa a disposizione per cercare di ottenergli una sorte analoga a quella dei due fucilieri di marina, colpevoli di essersi esercitati su una scialuppa di pescatori: come avrebbe detto Abatantuono: sono fuciliere e fucilo. L'abuso non si annida solo nei ruoli dominanti o avvertiti come tali, è anche il terreno d'esercizio del potere cercato o preteso nei cortili delle case popolari o fra i diseredati stessi nei loro acquartieramenti grandi come città, molti dei quali, per goderne i frutti per un piccolo numero di anni, diventano dei criminali e poi dei carcerati. Qualcuno, qualche mini-gang riesce a rintrare nei ranghi in tempo, ma lascia dietro di se una inavvertita scia di dolore e di umiliazione che sembra intrinseca alla normalità, per indifferenza, fretta, complicità. Ma quando il male, la cattiveria si istituzionalizzano, al riparo delle più munite ridotte del censo, delle professioni e del denaro, possono quasi sempre svolgersi indisturbate e ben riparate da sanzioni. Purtroppo, anche nell'ambiente sociale di riferimento non vengono neppur censurate ma accantonate e dimenticate. Per questo, anche se sarebbe una goccia nel mare, spero che i suoi vent'anni, in una fetida prigione filippina, questo nostro rappresentante li sconti, come previsto e che l'associazione che si batte contro questi crimini sia protetta e aiutata ( chi contrasta i pedofili e i trafficanti d'organi rischia la sua vita, come chi contrasta i mafiosi ), anche se ne dubito. La lotta contro queste nequizie che negano il comune stato di cittadinanza e riportano le persone all'uso ed all'abuso schiavistico di epoche sempre vive sotto costumanze adattate, non potrà avere mai fine, come la lotta contro la mafia, ma andrebbe condotta "dialetticamente" e con sistematicità, senza accettarla con consapevole ipocrisia alla "luce" della disimpegnata constatazione che il mondo non si cambia. E' quello su cui contava il nostro ambasciatore in Turkmenistan.

domenica 6 aprile 2014

Zoppicando, zoppicando fin dal Pleistocene.

Ho lo stesso problema fisico di Berlusconi: no, non la prostata, il ginocchio. Invece di farmi ricoverare, però, me lo sono aggravato per inerzia, sperando che passasse, come altre volte era accaduto, anche se dopo periodi molto lunghi. Forse pesavo qualche etto di meno o non mi capitava di fare continuamente le scale. Il medico dice che molti stanno in cura per mesi e, per alcuni, il dolore non si attenua; quanto al peso, ha minacciato di non tenermi più fra i suoi assistiti, se non dimostro una chiara attitudine a perderne un po'. L'umida stagione di mezzo mi ha colpito ai suoi esordi: zoppico. Sembro un orso, di quelli grossi; non un grizzly, ma un orsone dolomitico o pirenaico. Quelli abruzzesi sono troppo contenuti e un po' più agili, rispetto a me. Da bambino, ero orientato a credere che gli uomini non discendessero dalle scimmie -non avevo ancora conoscenza del progenitore comune - bensì dagli orsi, in rapporto ai quali individuavo prevalenti somiglianze. Non mi piacevano le scimmie, come non mi piacciono, prevalentemente, gli uomini oggi, mentre l'orso con la sua goffaggine, mi sembrava migliore, in fondo faticosamente libero, coraggioso e autonomo, senza malizie, solo un po' troppo tendente ad appartarsi. Pescatore di salmoni ed altri pesci di taglia, direttamente con le zampe, che usa, a tutti gli effetti, come mani, che comincia a consumare freschi, sul posto, talmente goloso da mangiarsi il miele con tutto l'alveare, nonostanze le punture dolorose delle api - che avverte benissimo - per non rinuciare al nettare. Poco socievole, anche verso i suoi simili, l'orso riporta nella macchia e nella sua grotta il suo mistero, si approccia alle femmine riservatamente: non vedrete pubblici accoppiamenti di due orsi e poi torna al suo costume individualistico, che, con la bella stagione, dopo il letargo, dal quale esce ponderalmente ridimensionato, condivide la vista con altri frequentatori dell'ecosistema, dei quali non rifiuta la presenza, purché, anche inavvertitamente non invadano uno spazio o si sovrappongano ad un suo obiettivo: in questo caso s'incazza e viene criminalizzato, cacciato e ucciso da quelle comunità post scimmiesche che hanno stabilito un comodo e sfruttatorio dominio sulla natura comune, estendendolo anche a loro stessi.

venerdì 4 aprile 2014

Argomentazioni.

Il leader dei secessionisti veneti, eletto dai giornali, ha dichiarato di considerarsi prigioniero di guerra e ha declinato la sua nazionalità veneta alla cancelliera, che, burocraticamente, se ne è risentita. Allora che glielo ha chiesto a fare? Al di là della spettacolarizzazione - su trama debole - e del colore, quanto seguito genuinamente e vandeanamente popolare ha questo serenissimo? Secondo alcuni, l'aspirazione dei secessionisti è fiscale solo in seconda battuta, mentre in prima preferirebbero dei politici legati al loro territorio, soprattutto onesti e controllabili o controllabili e quindi, per condizionamento, onesti. In questo scimmiottano o sono stati imitati dal movimento dei cittadini di Beppe Grillo ed esprimono una loro provincialità schietta, gretta e genuina. Contrari allo sperpero, si accontenterebbero, infine, di essere assimilati ad una regione a statuto speciale e, forse, per questo, stanno elaborando qualche atto dinamitardo o altrimenti efficacemente eclatante, sull'esempio di quanto ottenuto, nel dopoguerra, dagli altoatesini, per effetto, non della loro etnia austriaca, ma del tritolo.. e questo i veneti, albergatori, ristoratori e mini-imprenditori con l'acqua alla gola, dopo decenni di stupefazione economica, lo sanno benissimo e vi si ispirano. Il ciclone globalizzante è ben lungi dall'attecchire nelle nostre "parrocchie", che anzi si attrezzano - secondo una concezione tignosa e violenta piccolo-borghese che, normalmente, non si sospetterebbe, alla luce delle dichiarazioni conformistiche e ben pensanti delle quali sono prodighi agli altri e sulla cui base, in tempi floridi, vogliono attestare gli equilibri comportamentali nella loro area. Sta di fatto, comunque, che, mai come ora, le crisi apportate dal capitalismo senza argini, che sono la sua seconda consequenziale natura, stanno inducendo le popolazioni alla separatezza più particolaristica e minuta, proprio come i piccoli ricchi nelle loro famiglie, azienducole e banchette. E' questo l'argomento del contendere.

giovedì 3 aprile 2014

Derive assecondate.

Attraverso l'abolizione delle provincie, che già cinque anni or sono erano state in parte accorpate e la loro assimilazione ad una costruenda, ma allo stato attuale irrealistica, area metropolitana, si sposa e mette in pratica quella spietata riduzione delle spese che il neo capitalismo prevede quale unica ricetta di una oculata amministrazione per pochi inclusi, la maggior parte dei quali avrà un ruolo di supporto, cioè strumentale e servile, rispetto alla ristretta aliquota dei benestanti. Abolire il Senato, non è altro che un'accentuazione antidemocratica dello stesso criterio di lesina, in spregio alla funzione di controllo di merito che il bicameralismo contempla. Soprattuto, questo metodo inveterato da vent'anni a questa parte, i cui prodromi sono da individuare nella legge elettorale maggioritaria, che ha permesso alla magistratura di agire come un antiparassitario nei confronti di partiti storici, seppur corotti, ma non meno delle formazioni vaghe nelle quali si sono diluite, ha preparato la constatazione di morte, per disidratazione, delle libertà repubblicane e dello Stato sociale, almeno quel poco che residuava dal clientelismo. Il renzismo è, nella sua proposizione scenica del tutto conforme all'incultura, giovanile e non e ne scimmiotta i tratti grulli e superficiali, senza che nulla venga a favorire una crescita, né morale, né materiale, della totalità della popolazione per il primo aspetto e di una parte piccina ed egoista dell'élite economica, alla quale non corrisponde affatto la qualità. E se li lasciassimo andare dove vogliono portarci, alla deriva...da soli? Qualsiasi forma di collaborazione, ma anche di impotente e quindi apparente opposizione, asseconderebbe questa rotta.

martedì 1 aprile 2014

Vituperi delle genti.

L' Opera di San Michele Arcangelo, la cui casa generalizia è in via de Monari, 6 a Bologna, possiede un Costituzione redatta in spagnolo e si definisce ordine caritatevole, ma la Curia arcivescovile, la sconfessa ed asserisce trattarsi di un'associazione di falsi preti. Non è ancor chiaro se si tratti di un tentativo di proliferazione, dal vago sentore controriformistico o di una "ecclesia" inventata sulle orme delle chiese spontaneee autofinanziate degli Stati Uniti, ma anche di varie regioni dell'Africa, dove fanno da vettori e custodi all'arrivo, di tanta emigrazione clandestina destinata ad un uso, in senso lato, prostitutivo. Passa un giorno e le prime testimonianze di esorcismi telefonici e di purificazioni, ad opera di un pregiudicato agli arresti domiciliari, fioriscono..e poi si spengono, perchè risultano invise a qualcuno, evidentemente, alla luce della pluriennale attività della sedicente congrega(zione). Sembra, da ripetuti segnali, che la società si slabbri e trovi corrispondenza, mancanza di antidoti, nella frantumazione della coesione sociale. Oggi mi sono trovato invischiato nel T-day, con tre sporte pesanti di prodotti acquistati in centro, una gamba gigia e l'automobile parcheggiata ai confini di questo pascolo demenziale, al quale partecipano bambini in carrozella, ciclisti e pattinatori, in un caotico taccheggio senza meta, fra istantanee impresse nella memoria dei telefonini e un pigro ambulare, nel quale si distingue qualche turista e qualche accattone, già intravisto, ma con diverso costume di scena, durante i giorni feriali. Un sedicenne spacciava mariujana davanti a scuola prima di entrare in classe. A tradirlo è stato il ricercato abbigliamento che si poteva permettere. Presso il policlinico Sant'Orsola, il reparto delle patologie sessualmente trasmissibili confina con l'aula di anatomia, nella quale si tengono le lezioni; il bagno è in comune, nonostante, nelle farmacie, vengano offerti opuscoli in merito, come a Rio de Janeiro, all'arrivo. Narrano che spesso i malati ambulatorali si affaccino alle aule per chiedere informazioni circa l'esatta ubicazione a loro riservata e che, una volta, si sia presentato un signore con una vistosa cresta di gallo sul testone liscio e calvo. Uno stalker telefonava alla sua amata trecento volte in un giorno, tenendola impegnata continuamente e assediandola. L'antropologia americanegggiante che si affianca alla demolizione sociale, ha reso penalmente rilevante il costume di tanti appassionati amanti, quasi esclusivamente meridionali, che vivevano la loro inesausta infatuazione come una malattia, dalla quale riemergevano dopo mesi ed anni, lasciandola in contagio alla tormentata. Adesso, la clinica è il carcere o il domicilio senza uso di telefono. Per fortuna che, vestiti come dei manichini da outlet, sopravvivono, in protetti ambiti, le ultime specie protette del conformismo professionale; anche loro escono in battuta e, così conciati, si distinguono, amalgamandosi, agli altri travestiti sulla scena. Il Presidente della conferenza episcopale italiana ha ribattuto al pampa-Papa che i Vescovi, non essendo giuridicamente dei pubblici ufficiali, non hanno obbligo alcuno di denunciare all'autorità giudiziaria i casi di pedofilia di cui siano a conoscenza. Basterebbe questo per rimuoverlo e, in ogni caso, esiste per chiunque l'obbligo giuridico di denunciare un reato di cui si sia a conoscenza. Violerebbe la privacy delle vittime - si è espresso proprio così -. Ne sarebbe punita, invece, successivamente, sia la pubblicizzazione, sia il dileggio e, a parte le necessarie terapie psicologiche, darebbe a costoro il sollievo, non sufficiente, della punizione e ostensione del colpevole. Altrimenti, resterebbe alle vittime solo l'umiliazione non sanata e ai colpevoli il compiacimento. Esistono nuclei specializzati di giudici e di poliziotti che sanno come agire in questi casi. Il Vescovo Caffarra di Bologna ha sconfessato un suo collega estero a proposito dei sacramenti ai divorziati, ritenendolo un battistrada del pampa-Papa e, fra qualche giorno, il Sindaco Virginio Merola sarà in udienza dal gesuita Francesco, fresco di dichiarazione favorevole al coniugio ed all'adozione dei gay, che ha fatto piangere di commiserazione il tradizionalista Caffarra, filo-ratzingeriano. In fondo, i due Papi, uno in vista e l'altro nell'ombra, si bilanciano e i diversi membri del collegio cardinalizio che hanno eletto l'uno e osteggiato l'altro, hanno ripreso a battagliare, sbagliando gli argomenti. In Inghilterra i matromoni gay sono da oggi legali e un intero prato di finocchioni felici ha costituito lo sfondo di tante unioni, celebrate in giacca e cravatta. Le languide - ma come dire - insane ( nel senso proprio di poco igieniche ) espressioni degli sposi tradivi, quando ormai il sacrificio aveva raggiunto le dimensioni di uno scempio, erano del tutto simili a quelle dei bravi ragazzi, al momento della laurea, del loro matrimonio eterosessuale, dopo anni di convivenza ed un corso pre-matrimoniale, se di famiglia cattolica, della loro ordinazione sacerdotale; espressive di un'assenza e di una irrealtà alla quale la ritualizzazione vorrebbe conferire un significato, che convive, con una contraddittorietà rimossa, quanto più la società si frulla. A Bologna, un'associazione neo-nazista irrompe alla lettura per i bambini, indetta dal Cassero lgtb e sponsorizzata dal Comune. L'offerta, antiomofobia, è studiata al massimo livello comunicativo e tarata sulla sensibilità dei bambini coinvolti, tutti presenti con i rispettivi genitori, trattandosi di un'associazione, nata dall'iniziativa di docenti universitari dell'Alma Mater e dell'allora Sindaco Renato Zangheri. In trent'anni di attività, il Cassero non ha mai rappresentato un problema di moralità pubblica e non ha mai importunato minori, come temevano coloro che li mandavano in parrocchia. Ma questi bifolchi, vi hanno fatto irruzione, completamente vestiti di nero, sono stati contestati dalle famiglie e hanno affisso un cartello all'esterno del locale prenotato. A Cremona, invece, è stata un'associazione familiare a firmare e pubblicare dei bandi anti gay, ponendosi, come famiglie, sul fronte d'attacco agli omofili e a chiunque li tolleri. Se il grullo fiorentino riuscirà nelle sue riforme, che sono quelle volute dalla Germania - U.E., resterà al governo per vent'anni, come, con molta maggior fatica ed intervalli, è riuscito a Berlusconi, infine acantonato, solo perché inviso alla "culona inchiavabile". I progetti sono del tutto speculari, anzi, trattandosi di un carrierista in cerca di fortuna, del tutto privi degli scarti autodeterministici ai quali si lasciava andare, di tanto in tanto, l'ormai vecchio satiro. Un miliardo e mezzo di euro è finito nella casse di Intesa San Paolo e di Unicredit, dopo l'aumento di capitale di Bankitalia: l'assalto ai due gruppi bancari principali che, in un futuro non prevedibile diventeranno uno solo, è sventato e, con esso, la messa in crisi, da parte di famelici finanzieri di nicchia, è stata evitata,ammesso e non concesso che l'intenzione fosse quella dichiarata. Rimangono a questi piranhas, già fagocitatori di rami secchi, l'aggressione ai consimili stanchi e in difficoltà. Continueranno, comunque, a cibarsi di scarti e di questo, paradossalmente, continueranno a menar vanto per formulare improponibili confronti. E' un'insana confusione di concezioni, tanto più superficiali quanto più affermate con sicumera.

La secca.

Sarà il primo caldo catatonico che, insieme con l'umidità, mi fa impazzire le giunture e mi apporta una sonnolenza insuperabile, ma mi sembra che non accada più niente. Sarà il sedimentarsi di un'attività di assistente sanitario, interferita dall'affetto; sarà l'eccesso ponderale e l'isterilimento culturale del tempo ridottissimo che mi rimane, insieme all'affaticamento mentale di un lavoro ripetitivo, al quale è estraneo qualsiasi coinvolgimento personale a glorie di mantenimento di rendite finanziarie statiche, che non comportano, per i possessori, impegno alcuno, ma mi sembra che non accada più niente. Anche il tic-tac, fra il burattinesco e il marziale, che echeggia intorno a me, è troppo ripetuto, nei ristretti e presidiati confini, per dare il senso di nient'altro che di una reiterazione ai fini descritti. Ritengo che, a prescindere dai soggettivismi, la sensazione corrisponda alla realtà di un Paese in ripiegamento, nel quale tutti, nel momento stesso in cui si appartano dalla contesa senza confini, ne stabiliscano di propri, in ogni ambito della ex vita civile. Ci è rimasto solo un potere di constatazione e di analisi, di interpretazione di dati che sono del tutto al di fuori della nostra capacità di influenza. Personaggi alla Matteo Renzi ne sono l'esemplificazione rassicurante per gli interessi costituiti; giullari in giro per il mondo ad ammiccare a chi conta, senza esserne ricambiato, né in stima, né in solidarietà. Con l'economia in fuga per altri lidi, anche i sindacati convulsano per conservare una presenza che si sa già, dovrà ridisegnarsi in ambiti e quantità sempre più ridotti e sottomessi, senza che, per questo, trovi soddisfazione l'aspirazione moderata schierata su questo fronte, di istituzionalizzazione del proprio ruolo, che va invece rapidamente svilendosi. Che tipo di rappresentatività possono avere associazioni volontarie professionali, nell'ambito dell'occasionalità e interscambiabilità delle mansioni e dei compiti, che faranno riferimento ad ambiti extra ed intracategoriali? L'esito è scontato e non sfugge agli ultimi Soloni assembleari. Ciò nonostante, l'Agorà sovrana, ormai sostituita da quella intra-aziendale, partorirà percentuali di consenso, pari a quelle delle dittaure, nelle quali il popolo non conta niente.