sabato 11 gennaio 2014

L'onestà utopica.

Sono andato a rilevare, quà e là, il tasso di corruzione istituzionale di alcuni Paesi in giro per il mondo, per ricavarne un'impressione, circa l'incidenza della corruzione e dell'autocrazia sulla loro condizione sociale ed ho rilevato che dal mercur sud alla Siberia, l'incidenza dello spirito di appropriazione indebita dei dittatori mascherati, influisce pesantemente sull'indigenza diffusa e produce il più basso e greve clientelismo di sostegno presso la popolazione minuta, sinergizzando la corruzione stessa. La pseudo democrazia introdotta o mascherata da un corporativismo sociale che riduce all'immobilità ogni possibilità di evoluzione economica, serve solo a creare canali di approvigionamento per ristrettissimi nuclei di potere che si satollano come gli antichi satrapi, spendendo parole vuote. Dalle Verrine di ciceroniana memoria ai tempi nostri, l'attitudine dei "governatori" di appropriarsi a fini privati dei beni pubblici, pur essendo strapagati, per "non essere indotti in tentazione", è accertata, così come è accertato che questa meschinità dello spirito umano si perpetuerà comunque. Stiamo attraversando un periodo di transizione verso auspicati assetti di potere, che vengono salvaguardati dallo scetticismo con un'incessante propagandnda e il timore che viene diffuso riguardo alle conseguenze della loro mancata realizzazione. Una volta si invocava il castigo di Dio; qualcuno ci ha riprovato con l'AIDS. L'incertezza è la caratteristica dei nostri tempi e coinvolge l'atteggiamento di chiunque, tanto è vero che ognuno cerca di cogliere l'attimo, non presumendo più che un rapporto di lavoro, di associazione politica o d'altra natura, una relazione sentimentale, matrimonio compreso, possa durare indefinitamente e, per questo ciascuno ( o preferite dire molti? ) si acconciano, nella maniera ritenuta più efficace dall'affrancarsene, quando saranno venuti meno i suoi caratteri positivi, in maniera da poterne uscire, se possibile, con il massimo dei vantaggi. E' la morale pensata, sottintesa agli sbandierati principi. Ebbene, i prìncipi della nazioni, si atteggiano conformemente, distribuendo prebende e favori a chi regge loro la parte, mentre si assicurano una rendita cospicua per i momenti della loro vita in cui saranno privati del potere. Ultimamente, però, la pensione dorata è venuta meno: alcuni di loro sono finiti in prigione, altri in esilio. La lotta politica si è spostata sul piano giudiziario e non solo della semplice ed ipocrita propaganda. Non penso che in Paesi, pur profondamente corrotti, ma di radicata civiltà giuridica, le accuse, finalmente emerse, siano campate in aria e che la magistratura militi in qualche formazione politica; è invece certamente così nell'immane terzo mondo globale, dopo la caduta politica del secondo mondo, costituito dal socialismo reale e lo scivolone del primo mondo capitalistico sulla pista sdrucciolevole della finanza senza fondamenti. Anche il quarto mondo cerca di "giocare" con la situazione veicolando fuori dai loro confini le preponderanti masse diseredate, destinate al nulla o, al massimo, alla prostituzione usuraia, attraverso la quale, poche cordate, costituite prevalentemente da commercianti, vanno costituendo un primo nucleo disordinato da capitalisti autoctoni, africani. Le guerre, fomentate o intestine, ampliano pericolosamente per tutti il fenomeno. Esimi studiosi di minoranza rivendicano le storie nazionali, l'approccio al pensiero che le diverse lingue conferiscono agli eteronomi abitanti del continente europeo e individuano nell'artificiosità della costruzione medesima una volontà "continentale" di creare un nuovo Impero, molto simile a quello guglielmino, al quale i popoli in svendita e i loro capi venditori, vogliono appaltarsi. Non individuano, cioè, nessuna di quelle qualità che caratterizzano le diverse e magnifiche civiltà dei singoli membri di un fortilizio di difesa che si sgretola dall'interno ed è ispirato dal mero interesse economico e di potere. La liberale Inghilterra, del resto, col suo spirito utilitaristico, sposa, per quest'aspetto, oltre alla vicinanza, il progetto, per estraniarsene subito dopo, non intravedendo in esso quella licenza mercantile sulla quale si è basato il suo imperialismo, oggi statunitense. Il capitalsimo, per essere vincente nella mentalità e nel costume, deve basarsi su una calvinista moralità e qualche effetto si è visto anche a latitudini e religioni in senso lato, di tutt'altro timbro. Ma ha solo accentuato il fenomeno corruttivo. Quali popoli e in che veste comporranno il mosaico europeo? Altrove, le lotte, i brogli, il pugilato parlamentare, le dualità politiche per vicinanza geografica influenzatrice, sono ormai endemiche in questo mondo nel quale, quasi ovunque, si è affermata la libertà..e basta. Libertà di sopraffazione e di appropriazione che rendono sempre più incerte le libertà civili e di proprietà.

venerdì 10 gennaio 2014

Le greggi della pampa.

Cristina Fernández de Kirchner è la presidentessa dell'Argentina dal 2007. E' peronista come gran parte della popolazione argentina che è rimasta legata al fascismo sociale di Juan Domingo Peron. L'avvocatessa Kirchner è discendente dalla decaduta nobiltà prussiana e fa parte della colonia teutonica infrattata nell'unica società bianca del continente latino-americano, per questo tanto bolsa e sentenziosa, quanto inconsistente. Insieme a lei e a molti che non devono nascondere il loro nome, sono invecchiati e poi passati alla memoria occulta dei camerati, molti ricercati per crimini politici e di guerra, la cui fuga nel paese cattolico fu favorita da un vero e proprio corridoio vaticano, al termine della seconda guerra mondiale. La stretta affinità fra buona parte dell'alto clero e i criminali golpisti ha testimoniato, anche recentemente, di una solida "fratellanza" in Cristo. La Kirchner non ha goduto invece di buoni rapporti con il suo Arcivescovo metropolitano, il politico Bergoglio, oggi a capo della Chiesa. Pare che le diatribe fra le due cariche derivassero da ripetute valutazioni misogine del porporato sulle attitudini delle donne rispetto alla politica, che hanno ripetutamente indebolito l'immagine pubblica della presidente. Non mi sembra una causa di conflitto; evidentemente, sotto la cenere, vi dovevano essere ben altre braci scottanti, tanto che la presidente evitò, dopo i primi convenevoli, ogni occasione di incontro pubblico con lui. Invece, la discendente politica di Juan Domingo Peron, non ha mostrato timidezze nell'accapararrasi tutto quanto una posizione di rendita le poteva offrire, applicando tassazioni medie del 35% sui beni ed i servizi acquistabili, impedendo l'importazione di beni di produzione statunitense e vietando l'esportazione dei propri. Così l'economia argentina si è atrofizzata e ripiegata su un decrescente consumo autoctono. Della debolezza sociale, la capessa si è valsa per accaparrarsi oltre alla ricchezza liquida, anche vaste zone della Patagonia, ricchisima di risorse sfruttabili. Va detto che, attualmente, in Argentina non vi è un'opposizione e laddove se ne intravedano le spoglie, si tratta di una opposizione sterile e di facciata. Un po' come ormai avviene in Italia, schiava per propria insipienza, della Unione europea di marca teutonica. La furba esponente avvocatesca del peronismo è solo l'ultima epigone del fascismo sociale del friulano Peron e della staticità sociale di una nazione latina che prima si è ripiegta sull'abbondanza di beni di prima necessità e poi si è dissolta nella corruzione e nella rapina, alla quale, in cambio di una squallida politica del mestolo di zuppa, hanno ripetutamente prestato il loro consenso elettorale i ceti più diversi della società. La Kirchner si è adeguata esteriormente alle mode ed alla rappresentazione delle stesse più superficiale e meno impegnativa, mentre ha rinverdito ed industrializzato il suo arricchimento, attraverso le più sottili interpretazioni del diritto, senza che più si levasse nessuna voce a smentirla. Eterna trombonite del fascismo d'importazione ( dall'Italia ) sommata alla stasi culturale e alla coartazione di ogni dinamica economica, a conservazione del privilegio e della clientelare redistribuzione al popolo, secondo fedeltà e meriti. Una concezione squisitamente padronale. La fuga dall'impegno oneroso e dalla chiarezza di coscienza è tipica dei popoli schiavi, altrimenti detti mansueti.

giovedì 9 gennaio 2014

Fratelli d'italia.

I due fucilieri di Marina che scortavano armati una petoliera privata e, per il cui utilizzo improprio, andrebbe inquisito il Ministro della Difesa di allora, Ignazio La Russa, continuano a rimanere a disposizione delle autorità del Kerala che non si decidono a processarli, pur avendo ottenuto la loro custodia, ormai a tempo indeterminato. Il coagulo di interessi fra corporations italiane e locali, venditrici ma scarse tecnologicamente, sta provocando un'impasse grottesca nella quale nessuno si azzarda a prendere una decisione. Non sono serviti i denari delle autorità diplomatiche italiane, che pure hanno ottenuto il riconoscimento delle vedove e degli orfani dei due pescatori uccisi, che mai avevano immaginato di poter entrare in possesso di una tale messe di quattrini, a distogliere un giudice candidato alle elezioni dello Stato, dall'accusa senza tentennamenti che, ad elezione avvenuta, ha visto dapprima il rimpatrio dei due Rambo commerciali, il diniego italiano a restituirli, come concordato e, subito dopo, il congelamento delle commesse alle industrie italiane, il loro ritorno in ostaggio in India. Io sono personalmente convinto che i due siano colpevoli, ma lo sono ormai anche dell'insussistenza sostanziale dell'accertamento della verità in relazione agli interessi privati delle aziende italiane in affari su quel territorio e della vanagloria indiana, a cui dei due poveretti non deve importare niente, facile nei confronti di uno staterello compromissorio in tutto come l'Italia. Di questo avrebbero dovuto tener conto i due fucilieri prima di fare fuoco su di un canotto sotto dieci e più metri di fiancata. Chissà che non l'abbiano fatto proprio per questo, timorosi della inesistente difesa diplomatica e decisi, per paura, a cavarsela da soli da un impiccio probabilmente immaginario, ma sufficiente a farli sentire soli e in balia, eventualmente, di una dura reprimenda per omessa vigilanza. Intanto Ignazio La Russa si è riciclato in Fratelli d'Italia e mai epiteto fu più pateticamente azzeccato.

"Le raccomando" cappuccini e brioches.

La ministra delle politiche agricole, ministero abolito da un referendum negli anni '90, confluita nel Nuovo centro destra che è solo un accrocchio di favoritismi e scambi di democristiani meridionali, ha usato dei suoi poteri per favorire il subentro di uno zio nella gestione del bar interno ad un ospedale di Benevento, della cui AUSL era l'imperatrice, prima di approdare al Parlamento con il Popolo delle Libertà, da cui si è recentemente affrancata per ragioni ministeriali e di potere clientelare. L'imperatrice sanitaria, che riuniva i soci dell'AUSL a casa di suo padre per attribuire gli appalti, dispose personalmente un'ispezione igienica presso un bar ospedaliero che portò alla sospensione della licenza per quindici giorni al suo titolare, al termine dei quali, il prescelto a subentrare nella gestine del servizio di ristoro fu suo zio. "Stronzi, qui comando io", soleva dire in corso di convivio e "dobbiamo far sentire il peso del nostro potere ai critici" Il familismo spicciolo è rimasto immutato in questi amministratori d'occasione, che, anche da posizioni geograficamente e politicamente minime, continuano a lucrare ogni sorta di posizione di rendita in uno sconsolante e patetico crescendo, che trasmettono, basandosi su di esse, a parenti ed amici, secondo usi clientelari e nepotistici. Che venga rimossa o meno, il costume locale e nazionale non muterà; altri pretendono di rubare il e al posto di chi ha già abusato abbastanza. E' la forma italiana della "democrazia" ripartitoria, con un occhio di riguardo per i parenti. Fece così, quasi quarant'anni fa, Luigi Preti, Ministro delle Finanze d'epoca e inventore dell'I.V.A., che pilotò il fallimento della Banca Operaia di Bologna, che confluì nella Banca Agricola Mantovana, per finire infine, insieme ad essa, nella fauci del Monte dei Paschi di Siena, oggi in sostanziale liquidazione. Da queste collegate alienazioni, il Ministro finanziere trasse indirettamente cospicui benefici economici e, parallelamente pilotò la carriera dirigenziale di due dei suoi figli, entrambi fatti assumere originariamente in Banca Operaia. Il Presidente della Repubblica, Quisling Napolitano, ha convocato l'ambasciatore francese a Roma ingiungendogli di far cessare le critiche che il corrispondente di un quotidiano parigino gli rivolgeva. L'intervento a gamba tesa della diplomazia sulla libertà di stampa ha provocato, opportunamente, uno sputtanamento generale, senza che, per fortuna, la sordina fosse messa all'analisi politica del notista internazionale, che si è chiesto: " se Napolitano è così suscettibile riguardo alle analisi che lo riguardano negativamente, ma che sono riservate ad un pubblico straniero, chissà come s'incazza e chiede interventi censori nei confronti dei suoi critici in patria, sia che si tratti di giornalisti, sia che si tratti di competitori politici, come dimostra il suo piglio autoritario e ricattatorio nella creazionee e nella conduzione del Governo, anzi dei Governi, da lui "nominati". Anche il comunista borbone è in fondo un figlio fedele agli usi della sua terra, ma, nelle vesti di soggetto internazionale che riveste, tende grottescamente ad esportarle, chiedendo un intervento diplomatico nei confronti di un giornalista, anziché di un Ambasciatore o di un Console. La commedia all'italiana non declina, ad onta delle severe asserzioni circa una moralità ideale intrinseca alla retorica ed estranea ai principi. Il privilegio non si esercita solo nei concorsi truccati per i primariati più lucrosi e prestigiosi, per le cariche pubbliche e le carriere private; si estende e si esprime, in stretta colleganza con gli interessi "superiori", anche per una bricohe e un cappuccino.

mercoledì 8 gennaio 2014

I fondamentali che mancano.

In Ucraina, il capo del Governo è un pluripregiudicato, reduce da tre incarcerazioni. E' vero che la sua rivale arancione, la Timoshenko, ha cercato ripetutamente di inquisirlo durante il suo mandato all'esecutivo e che ne è stata ripagata ora che si è trovata all'opposizione e in vincoli, ma è altrettanto acclarato che il Primo ministro è un corrotto, un corruttore e un ladro, come la Timoshenko medesima. La bella politicante post sovietica, che porta annodata intorno al capo la treccia di una mitologica poetessa ucraina, è a capo di un movimento detto "arancione", che si propone di strappare l'Ucraina all'attrazione "energetica" della Federazione russa, per farla aderire all'Unione europea ed alla NATO; il partito russofono, attualmente al potere, si propone lo scopo contrario ed è appoggiato, proprio per questo, dal duo Putin-Medvedev. Il primo Presidente dell'Ucraina libera post sovietica, sopravvisse a stento ad una cena con Vladimir Putin, dalla quale uscì avvelenato: ebbe salva la vita, ma rimase irrimediabilmente deturpato. Il nostro pluriPresidente del Consiglio, Silvio Berlusconi che, per un pelo e solo per l'interposizione dell' Unione europea, non succedette al Quisling Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica italiana, poco prima che la sentenza sulla sua macroscopica evasione fiscale, quando era contemporaneamente a capo della Finivest e del Governo, venisse sancita da una sentenza definitiva, coltivava una pericolosa amicizia con l'oligarca russo vincitore; pericolosa perchè con la sua mania dell'aspetto - ormai tutt'altro che bello - poteva rischiare una menomazione somatica come quella dell'omologo - sul piano istituzionale - Presidente arancione dell'Ucraina. Ma la sua amicizia non conosceva e pare non conoscere complicazioni politiche, si basa sull'affinità e la gaudenza e l'essere riusciti ad evitare, per mere ragioni di impunità elusiva del Fisco,che è un vero e proprio partito in Italia, una regressione euro-asiatica o sud americana, è stato un risultato fortunoso, ma prezioso. In giro per il mondo, anche quello contiguo europeo, ci sono Stati in queste condizioni, che solo una severa assimilazione agli usi ed ai costumi giuridici più evoluti dell'Unione europea, potrebbe tenere in rotta e favorirne l'evoluzione civile e di costume. Sta di fatto, però, che la summenzionata assimilazione comporterebbe, come in via di fatto già comporta, una feroce discriminazione economica rispetto ai popoli più strutturati e, in questo senso, coerenti, del continente. La corruzione, infatti, è un tentativo dei vertici, politici ed economici, di sfuggire alle regole coercitive di mantenimento dello stato faticosamente acquisito dalle nazioni più disciplinate, a cui tutte le altre, per indole ed abitudine, non vogliono soggiacere, trovando una scoraggiante sinergia fra accaparratori e clienti dei medesimi, fino ai più bassi livelli della scala sociale. E' questo, in sintesi, il populismo. Nessuna delle formazioni politiche e sindacali ancora in pista è utile ad una lunga e dolorosa riconversione della morale nazionale, ammesso e non concesso che un simile costume sia uniformemente importabile in ogni ambito geografico della nostra "giovane" nazione.

martedì 7 gennaio 2014

Fati e faterelli.

Il povero Pier Luigi Bersani ha seguito, in veste decisamente minore e fuori di contesto, il Fato dei Segretari del (fu) P.C.I., del quale ha le stimmate. E' stato colpito, infatti, da emorragia cerebrale, che dicono lieve, per poi soggiungere che ne avrà per sei settimane di ricovero, salvo complicazioni. Il che significa che si è trattato di un'ischemia tutt'altro che transitoria. In che consiste il Fato dei leader comunisti che furono e che non sono più? Nell'arrovellarsi troppo con le meningi e nel provocare, con la sclerosi che incalza per la vecchiaia incipiente, durante la quale continuano ad arrovellarsi in ragionamenti sempre vani e in aspettative che non vedono mai, neanche parzialmente, la luce, lo scoppio dei trombi e delle vene del capo. I democristiani, paciosi o subdoli, ma sempre menefreghisti, morivano di indigestione. Palmiro Togliatti, in vacanza a Jalta insieme a Leonilde Iotti, morì di trombosi celebrale, dopo una breve agonia. Dopo di lui, la stessa sorte toccò a Enrico Berlinguer, direttamente sul palco di un comizio che, narrano gli agiografi, tentò di continuare, senza riuscire a riprendersi. Entrambi furono celebrati con funerali plebiscitari ( o di massa? ), che i migliori registi italiani ripresero e reinterpretarono sociologicamente e culturalmente. Pier Paolo Pasolini realizzò forse il più bello, cogliendo non solo la compatta marzalità delle esequie pubbliche, ma anche il saluto privato dei pur incolonnati militanti, alcuni dei quali sfilavano davanti al feretro con il cappello in mano, mentre altri alzavano il pugno chiuso; ma alcuni si facevano il segno della croce. Confusione ideologica allo stato puro, che si perpetuerà per tutta la prima Repubblica, a livello popolare, e che ha cementato, sotto traccia, uno strano ibridismo fra le masse comuniste e cattoliche, che hanno sempre avvertito con fastidio, la vicinanza, solo politica e in itinere di un percorso che non si compirà, dei socialisti laici e amorali, dal punto di vista degli uni e degli altri appartenenti ai due unici partiti di massa della storia nazionale recente. Anche Berlinguer ebbe esequie retoriche, alle quali presero parte, in spirito, tanti avversari politici che gli riconoscevano una moralità assoluta. Una santificazione agnostica, del tutto mitologica per il sofisticato e lucidisimo Togliatti, che fu, contemporaneamente, uno dei più grandi cinici della storia italiana contemporanea, oltre che uno dei massimi esponenti del comunismo internazionale. Il buon Pier Luigi si è invece affaticato per tenere insieme gente che non ha niente in comune, che si è divisa su ogni questione che potesse tangere le morale privata, fino alla inconcludente tensione per formare il Governo post elettorale, sabotato dal Presidente Napolitano e, soprattutto, da alcuni esponenti del suo pseudo partito, che si proponevano di raccoglierne le spoglie. L'ultima, clamorosa sconfitta gli venne arrecata dalla bocciatura dei candidati del PD alle elezioni presidenziali, finché, pronubo Berlusconi, che di crepacuore non morirà mai, se riuscirà a scrollarsi di dosso la Pascale e Dudù, dovette ripiegare sul Presidente in carica, che continuò ad assicurare la sopravvivenza ad un Governo solo dall'Europa voluto con la complicità di due grandi ed incapaci schieramenti. Spero di cuore che sopravviva e che si ritiri in condizioni vivibili. Ai suoi funerali ci sarebbe solo l'apparato che lo ha sconfessato, i rivali che lo hanno disarcionato e pochi militanti, i figuranti delle sezioni che i funerali dei compagni se li fanno tutti. Come per i precedenti, si dirà. Certo, ma ben altro era allora il Pathos, quasi religioso, della commemorativa militanza. Frutti dei tempi e dei partiti "leggeri", essere stato il Segretario dei quali, non prevede la santificazione. Tutt'altro.

lunedì 6 gennaio 2014

Nel vasto pelago, in cerca di occasioni.

La FIAT va in america, sarà la nuova Chrysler ad incorporare ciò che resta del Lingotto, dopo la chiusura degli stabilimenti meridionali e lo spostamento della produzione dei modelli di piccola cilindrata in Serbia. Sposta le sue basi strategiche. Non sono più possibili, in Italia, le sinergie politiche ed economiche, per le quali "quello che va bene per la FIAT, va bene anche per l'Italia" come affermava Gianni Agnelli. Ha comperato il pacchetto di controllo della Chrysler, ammontante al 41,5% del capitale sociale ( anche la FIAT italiana è detenuta dai discendenti di ramo femminile degli Agnelli, gli Elkann, con una quota molto inferiore di possesso azionario, all'interno di una galassia societaria che controllano attraverso incroci diffusi con altre loro aziende del Gruppo ). L'acquisto è stato concordato e sottoscritto, al prezzo necessario alla UAW - United Automobile Workers - per ripianare il debito accumulato dal fondo VEBA, che detiene e che elargisce le pensioni agli ex dipendenti della Chrysler. E' il sindacato che verrà anche in Europa? Nella sola Italia, per la ristrettezza del mercato, non sarebbe possibile. Oltre alla crisi di vendite, in parte dovute alla mancata innovazione dei modelli e, soprattutto, per il venir meno dei finanziamenti per gli impianti al Sud e per la Cassa integrazione perenne, ha trovato un'occasione negli Stati Uniti, nel savataggio, voluto da Obama, di uno storico marchio automobilistico. L'operazione industriale era secondaria rispetto alla volontà ed anche alla necessità di spostare il baricentro delle proprie attività in un contesto da major factory, che l'Italia non era in grado di assicurare, nel contesto fluido della globalizzazione. E' chiaro che, d'ora innanzi, il focus produttivo, distributivo, ideativo e di marketing, si sposta a Detroit. Da lì potrà anche irradiarsi e competere sui mercati asiatici, dai quali la FIAT è assente. Per non perdere le buone abitudini, la FIAT ha ottenuto ogni sorta di iniziali, ma prolungati negli anni, benefici e facilitazioni fiscali, così rare sul suolo nord americano ( allo scadere, potrà andarsene in cerca di approdi più confortevoli, così come sta facendo in Italia ). Ha concordato un modus operandi molto flessibile e produttivistico con lo stesso sindacato che ha curato la vendita dell'azienda in crisi e, come accennato, ha cominciato a chiudere gli stabilimenti meridionali in Italia, insieme a quelli russi e polacchi, ( in Polonia ne ha aperto subito un altro, a condizioni più favorevoli ) aperti durante la Prima repubblica, con i buoni uffici dell'ex P.C.I. Solo per produrre la Panda, ha scelto, per i 300$ di salario mensile degli operai, la Serbia , povera dopo i bombardamenti della N.A.T.O. La Camusso è sembrata patetica e impotente quando ha affermato che la FIAT avrebbe dovuto ricordare ( ma in che termini avrebbe dovuto mostrare la sua riconoscenza? )i prezzi pagati dalla sue maestranze cassintegrate e licenziate, per potersi consentire l'approdo al "nuovo mondo". Come se nella politica della Fabbrica Italiana Automobili Torino, la bilancia dei costi-benbefici potesse ancora contemplare le metodiche della vecchia economia industriale post bellica che i sindacati si sono illusi di accompagnare nel suo parto isterico, facendo scempio delle facoltà dei lavoratori, per assicurare, prima di tutto, il loro ruolo declinante e la loro influenza, acconciandosi anche ad assumere una veste di supplenza che ne ha compromesso la considerazione. Chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato. Il do ut des è finito. E' tempo di scambi minuti e non duraturi.

Crisi e terapie.

La Fondazione che controlla il Monte dei Paschi di Siena, ha rifiutato l'aumento di capitale chiesto da Profumo, insieme alla "razionalizzazione" della rete che sta comportando il ridimensionamento di ben quattrocento agenzie, del MPS originario e dell'acquisita Banca Popolare Antonveneta. La Fondazione, che accorpa politici, amministratori, loro prestanome e una galassia di azionisti privati, divenuti in buona parte imprenditori all'ombra della cupola rossa e ad essa strettamente riferentisi, ha seccamente respinto qualsiasi ipotesi di rifinanziamento gestionale dell'istituto di credito, ereditato dal Ministero del Tesoro che, nel precedente regime bancario, controllava anche il Banco di Napoli, l'Istituto bancario San Paolo di Torino e il Banco di Sicilia. E' strano che un Ente opaco fin che si vuole rifiuti un sacrificio temporaneo, mettendo a repentaglio la sopravvivenza del proprio braccio finanziario e che si rattrappisca nella difesa dell'indeterminateza patrimoniale effettiva, in parte pubblica, per non disvelare i numerosi e reticolari intrecci fra amministrazione e banca. La sorpresa sarebbe solo nazionale, perché localmente tutto ruota intorno al MPS e tutti sanno dettagliatamente di che cosa si tratta. Il MPS finanzia la vita economica di tre province toscan: Siena, Pisa e Arezzo, sotto l'egida spartitoria che le attribuiva all'ex P.C.I. Mischiato il vino rosso con l'acqua ex democristiana, il MPS aveva fatto il passo più lungo della gamba e se la era rotta. Lo sproposito pagato per l'acquisizione della Banca popolare Antonveneta, se ne era andato in rigagnoli clientelari tradizionali e verso il nuovo partner, la ex Margherita prima, dove pare che "si riesca a dimostrare" che, a rubare, c'era solo l'amministratore Lusi e, infine, verso il P.D. E' trasparente solo una cosa: le fusioni politiche fra soggetti ex storici sono andate di pari passo con le fusioni bancarie, sia delle banche pubbliche del Tesoro, sia delle tre B.I.N., private, ma ex I.R.I. Attraverso questi processi, non si è solo voluto riconvertirle alla competizione privatistica, che già sussisteva, dal 1989 in poi, ma soprattutto ridisegnare e ripartire fra i soggetti costituendi, la possibilità di fondarsi e sostentarsi indirettamente, come prima, in uno scenario internazionalizzato e molto meno identificabile, "liquido", come i partiti e movimenti vari, da destra a sinistra, attraverso un processo di irrobustimento dimensionale che avrebbe dovuto mettersi al servizio dell'impresa italiana nel mondo. Era un evidente pretesto perché solo la concorrenza fra Istituti di credito con ramificazioni nei principali mercati finanziari, ma anche industriali, dei paesi più significativi del mondo, avrebbe portato i più solidi, alla prova dei fatti, ad acquisire le spoglie degli altri ed a proporsi come strumenti finanziari di riferimento per le attività produttive e di esportazione. I soccombenti avrebbero potuto trovare sinergie efficaci proprio in quegli ambiti che oggi sono più scoperti e che stanno portando all'estinzione della piccola e media industria. Sarebbe stato un processo più lento e più doloroso, perché avrebbe "sconvolto" le aspettative di una categoria che, pur non più protetta, non aveva nel suo DNA, l'abitudine alla fatica traumatica del lento ridisegnarsi degli assetti strutturali dello strategico settore economico. Ma, soprattutto, molti manager, direttori generali e via a cascata, avrebbero dovuto abbandonare le comode posizioni di rendita e cercare sul mercato, nazionale ed estero, un ruolo equivalente: mission impossible. Neppure nel dinamico, efficiente e produttivo ambito settentrionale d'Italia, un'ipotesi del genere, con lo sconvolgimento degli equilibri di potere, sarebbe stata accettata, in considerazione del parallelo e accidentato riposizionamento della politica "regionale" o compartimentale. L'ipotesi che aveva in animo Andreotti, di trasformare la Banca di Roma nella Mediobanca del Sud, era funzionale a sottrarla alla ristrutturazione degli altri Istituti (inter)nazionali, che ha conosciuto molti caratteri simili alla lotta oligarchica degli ex papaveri delle dittature est europee ed a costitursi una fortilizio inespugnabile in un'area nella quale copriva, con centinaia di migliaia di voti di preferenza, il Lazio, la Campania e la Sicilia ( non dimentichiamo che la Banca di Roma aveva dovuto, poco prima, comperare il Banco di Sicilia ). Sappiamo tutti come è andata. In Toscana e a Siena segnatamente, il carattere locale della banca territoriale, si era conservato e, intorno ad essa, si erano coagulati interessi provinciali e piccole fortune. Per decenni, le sinergie finanziarie fra i senesi e i bolognesi di Unipol, hanno costituito, dapprima, il polmone ufficioso, ma noto, del Partito comunista e infine il tratturo costitutivo di un nuovo, ibrido soggetto politico e finanziario, che, democratizzandosi, ha dato subito gli esiti impliciti. Le strade, però, si sono interrotte prima che l'ibridazione, ora in fase di rigetto, che avverrà o meno, secondo convenienze, nell'accezione complessa della situazione deframmentata che tutta la politica italiana conosce, dal crollo dei precedenti assetti post bellici, avesse luogo. Ammesso e non concesso che ci fosse una reale volontà di giungervi, anziché trascinare un rapporto tattico infinito alle sue sterili conseguenze. Fu Unipol a separarsi ed a tentare una improvvida scalata alla B.N.L. e a concentrarsi, dopo la cacciata di Consorte, sulla costituzione di un polo bancario e assicurativo di buon livello, l'unico residuo con la Direzione generale a Bologna, dove, vent'anni fa, ve ne erano ben otto. Il "generone" senese-pisano-aretino, l'enclave capitalistica rossa, si è ripiegata sui suoi egosimi come un avido privato qualunque e non si cura delle esigenze di capitalizzazione del suo braccio finanziario; conta, sottotraccia, in una statalizzazione surrettizia - che provocherebbe gli strepiti della Barclays e degli Inglesi - all'interno della quale sperano di contrattare un'invarianza dei loro interessi e dei loro patrimoni. Se il gioco è diventato chiaro e pulito, questo non dovrebbe più succedere. Come qualsiasi altra impresa privata, quali che ne siano stati i presupposti storici reali, MPS e i suoi azionisti dovranno investirsi degli adempimenti societari. Se non vorranno, dovranno vendere - se consentito, anche allo Stato, ma a condizioni privatistiche, come attualmente previsto - ma, ciò facendo, dovrebbero mollare la presa radicata, sul territorio e sul potere finanziario che, per conto terzi, detenevano. E' su queste criticità di un assetto corporativo arlecchinesco che si cerca gattopardescamente di mantenere sotto nuovi travestimenti, che si gioca la modernizzazione dell'Italia, intesa in termini non retorici, né fideistici: sta di fatto che questa è la "modernizzazione" su cui misurarsi e che, non solo l'Italia, ma tutti i Paesi della zona meridionale dell'Unione, stanno tentando di aggirare.

domenica 5 gennaio 2014

Percorsi, verso la luce.

Le strade per accedere a talune città, ma soprattutto cittadine con una storia e un'architettura residua, si sono fatte interminabili. Le vie d'ingresso deviano dalle autostrade per decine di chilometri e, prima di introdurre al centro, caratteristico e costoso, inducono il viaggiatore in un quartiere commerciale con i marchi più diffusi. Sempre gli stessi, ovunque, satolli di acquisizioni anticoncorrenziali, sterminatori di api operaie e di militi di diversi formicai. Se si superano indenni, ci si inoltra per strade di circondario, che recano ancora i segni abbandonati di una vita sociale intensa e numerosa, ma la popolazione che ancora le abita non le anima; se ne sta rintanata in casa e pochi locali di ritrovo, sperduti nel nulla, ancora resistono lungo il corso desertificato. Il quadrivio centrale sembra remoto, finchè, dopo aver parcheggiato in vasti spiazzi circonvicini, il triste e, di sera, buio reticolo, si illumina e si anima di un veicolato passeggio, contrassegnato da una sequela fitta di negozi e di qualche punto di ristoro. La toponomastica è identica in ognuno di questi centri nevralgici della vita cittadina: ovunque gli stessi marchi, gli stessi outlet, intervallati: tutti luminescenti. In periferia e nel cuore dell'Urbe tutto congiura al commercio e alla tassa comunale sugli esercizi. Le attrattive turistiche e culturali circondano il tratturo e costituiscono, ciascuna, dei musei a pagamento; le tradizionali attività artigiane ti attraggono e ti accolgono con silenti operatori in attività e quasi sempre ti strappano un acquisto, per un regalo tanto scontato quanto "fuori dagli schemi". Rientri poi nell'agorà, nella quale le parole, i dibattiti, i comizi, le proposte che sollecitano la tua partecipazione, sono ammutoliti dalle vetrine, dai bar pretenziosi e dalle chiacchiere appartate di qualche crocchio specifico per età, decibel, tabagismo all'aperto che impesta ugualmente l'aria, in un cicaleggio particolare e minuto che non coinvolge nessun altro oltre chi lo interpreta gratuitamente per noi passanti. Nel via-vai, appartati contro una luminosissima vetrina, ci si bacia, come si brandisce una bottiglia di spumante, come si improvvisa un alticcio o eccitato balletto sciamanico e rituale della propria autoavvertita affermazione. Appena si esce dall'ordinata confusione alla quale si è stati convocati ed alla quale, in apparente enfasi anticonformistica, si è aderito, rassicurati, si rientra nel buio spoglio dei quartieri dormitorio ai quali si ritorna dopo il lavoro e al termine del contatto frusciante delle vesti, illuminato dalle profferte bottegaie e dai quali si esce in fretta, levandosi o dopo pranzo, per tornare nel luccicante quadrilatero delle banalità. Non c'è nemmeno più la fiera delle vanità. Le multisale cinematografiche accendono di motivi psichedelici le periferie all'ingrosso di spettacoli di massa ed al dettaglio dei prezzi e dei costi di una sparuta congerie di baristi, cassieri, inservienti, che si avvicendano, rappresentazione per rappresentazione, su tutto il fronte sguarnito delle incombenze. Luci fredde, sperdute nel buio di vaste aree non ancora edificate, dalle quali si intravedono, in lontanaza, le insegne dei supermarket. Luci cimiteriali, acuminate e freddissime, dalle quali si fugge seppellendosi in un inferno di violenza, spari, colluttazioni, in un purgatorio di amori contaminati dalla carnalità e in un empireo di sublimazioni affettive, ideologiche, etnico-sociali e di cronaca etnografica. Quando infine se ne esce definitivamente, per far ritorno ad altra conurbazione, si ripercorre, a ritroso, il tragitto lunghissimo, urbanisticamente sovrapposto e inutile, sopraelevandosi, di norma, sugli empori commerciali simili a cattedrali che si sono già visitati o ignorati all'arrivo. Lungo decine di chilometri, nell'oscurità, si viene ricondotti, dalla circolazione venosa periferica dei by-pass, alle arterie autostradali, nel corpo trombo-ischemico della nazione, nel quale, fra un bip-bip di segnalazione degli autovelox, gli abbaglianti dei camion e le strombettate dei frettolosi che ritrovi al primo rallentamento o che risuperi qualche chilometro oltre la sollecitazione dinamica, ripercorri, per l'ennesima volta, l'eterno, concentrico, da diversi punti cardinali, ritorno, ripiegando al ricetto, prima della prossima incursione nel già noto.

sabato 4 gennaio 2014

Guai a oscurare la memoria.

Tredici anni dopo lo stupro di gruppo perpetrato ai danni dei manifestatanti, confluiti a Genova, da ogni parte del mondo, per contestare il dissolvimento delle garanzie economiche nel mondo industrializzato, undici dirigenti di polizia, fra i quali diversi Questori, sono stati condannati a pene detentive, ridotte nella loro durata da amnistie ed indulti e da scontare al proprio domicilio. Tutti i fascisti in divisa, appositamente selezionati per compiacere il Vice primo Ministro Gianfranco Fini che, per tutta la durata degli assalti sistematici dei poliziotti ai manifestanti, se ne stette nella sala comando delle forze paramilitari confluite a Genova a tutela della zona rossa del meeting, senza che nessuno lo interrogasse in seguito. Ci ha pensato il suo alleato di allora a buttarlo fuori, dopo averlo sdoganato, incarrierato, reso artefice di una legge forcaiola insieme a Bossi, perché cercava precocemente di rivoltarglisi contro. Più di mille feriti e un morto, solo nel confronto stradale, ma il massacro e le sevizie inferte agli occupanti di una scuola-dormitorio che il Comune aveva messo a disposizione dei partecipanti ai cortei, resta l'espressione di una metodica fascista nel cuore dell'Europa e di una città Medaglia d'oro della Resistenza, nella quale lo squallido fascistello trasformista trovò la sua bestiale rivincita, attraverso la selezione di trecento picchiatori, noti fascisti, fra le forze di polizia, ammiratori di Mussolini e di Pinochet. Si sa che molti reati sono stati prescritti per l'opera di distorsione, insabbiamento e ritardo di questi ed altri funzionari di pbblica sicurezza, protetti comunque, perchè la loro pena è solo nominale, breve e ridicolmente offensiva. Il fascicmo è endemico nella società italiana, figurarsi fra i poliziotti. Il ruolo contrastato e contraddetto della Magistratura è stato timido, inefficace, troppo rispettoso delle guarentigie legali con simili bruti, ma che almeno si continuino a denunciare pubblicamente le persone che si sono macchiate di simili brutalità, è elemento indispensabile, ancorché inefficace, della democrazia parziale di questo scadente Paese.

Gesuitismi.

Quello attuale è un papato liquido, sul piano del confronto con le anime sprovvedute del mondo, retaggio dell'economia dissolutrice e della massmedialità che confonde. Il Papa prende atto dell'indeterminatezza attuale del mondo e della "fungibilità" dei suoi riferimenti cangianti e, difformemente dal suo predecessore, non condanna il relativismo, pur senza accettarne i canoni, ma non intende sbatterci la testa, perché la vaghezza imperante non consente opposizioni chiare e di principio che siano anche efficaci. Adegua, quindi, gesuiticamente, la prassi, non la dottrina della Chiesa, alle facoltà interpretative dei destinatari. Ma non per questo è un Papa democratico; è invece un Papa populista, nel senso che non vede alternativa alla testimonianza cristiana e cattolica al di fuori di costumi difformi, ormai diffusi in ogni ambito esperienziale delle società occidentali, nelle quali la religione cattolica trova ancora il maggior numero di spettatori - pochi i partecipanti - ai suoi offici. Adesso, anche le coppie gay, che, in giro per il mondo, hanno acquisito la facoltà di adottare, pongono un problema di confronto pedagogico ( altrimenti, sarebbe stato anatema ) mentre le famiglie stabili sono diventate una chimera, esemplarmente poco significativa. Il pampa-Papa ha da tempo focalizzato la sua attenzione - come tutto l'Ordine di cui ha fatto parte e al quale continua a dedicare funzioni specifiche, alle quali partecipa -, sulla rapidissima pauperizzazione delle categorie popolari in ogni parte del mondo industrializzato e, senza porsi in contrapposizione e quindi sullo stesso piano politico delle strategie che lo sottendono e che consentono una veloce fine del lavoro, offre, stando pienamente nel mondo così com'è e come sarà, la consolazione della fede, l'accoglienza della Chiesa che, senza parere, all'inizio, assumerà una esplicita connotazione politica, liquida, cioè a mezza strada fra il rivendicazionismo morale, la condanna del profitto che esclude e ignora e il mantenimento di una coesione spirituale per gli uomini di buona volontà. La Chiesa si pone come paradigma, il più interessante in questo contesto falsificazionista o in fuga, per l'interpretazione dell'incertissimo e doloroso cammino verso il nulla, altrimenti intrapreso e si conferma, comunque la si pensi, una struttura fra le più robuste nell'interpretazione della realtà.

Natura e cultura. il disagio della civiltà.

Quando si trasfondono i concetti e le finezze del diritto nella realtà, questa si riprende la supremazia e contraddice le astrazioni della dottrina. Il cliché modificato continua ad essere interpretato secondo il nuovo copione e, dopo le analisi sociologiche che le prime scoperte sollecitano, tutto continua ad andare come è sempre andato. E una ragione, che esuli dalle formalità e dalle pretese moraleggianti, c'è senza dubbio e riguarda la protocultura e, prima ancora, l'istintualità. Nella democratica Bologna, nella quale la tutela dell'uguaglianza di genere si è spostata sul piano dei principi - su scala nazionale, delle leggi - dopo essere stata vissuta, fianco a fianco in tante vite lavorative, e resistenziali, dando luogo a schiette prassi relazionali e non a rivendicative pretese. La (in)degnità morale, causa di espulsioni nei anni protozoici di quel sindacato di autentica matrice operaia e popolare, che è stato ed è ancora ( per quanto? ) la CGIL, ha trovato le sue più nette e prevedibili sconfessioni. Ci ha pensato, infatti, la CGIL stessa, con uno di quegli inutili e stucchevoli questionari con i quali i sindacati vorrebbero mostrare un'attenzione agli aspetti collaterali della loro attività - dopo aver abbandonato, salario, orario e igiene o averli fortemente ridimensionati, a "buscar camorra", cioè a cercar contesa fra "valori" e realtà. Nello specifico, la CGIL voleva informarsi direttamente sul capitolo delle "condizioni di lavoro" delle autiste della Tper, selezionate ed assunte secondo il bilancino antiesclusione delle quote rosa. Quote o non quote, la pretesa che le lavoratrici siano trattate come monache sacralizzate dai superiori, con i quali spesso intrattengono delle relazioni e dai colleghi maschi, ha conosciuto le più patenti contraddizioni rispetto a tutte le indotte e, per forza di cose, ipocrite ambizioni dell'uniformità ideologica del politicamente corretto. Le autiste, infatti, in percentuale altissima, sono oggetto, non solo di battute e allusioni, ma di vere e reiterate profferte dei colleghi e degli ispettori dei "titoli di viaggio", a inizio, cambio e fine turno. Adesso, per un po', gli esegeti della CGIL impiegheranno il tempo lasciato libero dalle trattative, ormai rarefattesi per la chiusura degli stabilimenti, ad elaborare le risultanze, per ricondurle nel solito alveo moralistico ed istituzionale, di cui nessuno continuerà a tener conto. Voler avvicinare la paglia al fuoco e pretendere che sia ignifuga, è abbastanza bizzarro ed è ridicolo volerne limitare gli effetti solo al mondo del lavoro, secondo canoni di austerità istituzionale, difformi dalla spontaneità popolare e mentre il lavoro va rarefacendosi proprio nelle sue forme stabili, "monogamiche", all'interno delle quali le cornificazioni erano comunque superbe. Le economie liberali, più che liberare le donne, ne hanno sottoposte molte, che non ne avrebbero coltivato nessuna attitudine, a una sorta di doppio lavoro che non ne ha spento la vitalità, o la rivalsa su matrimoni spenti, ma ne ha anzi sinergizzato le opportunità, in un ambito temporale e seduttivo, più concentrato. Culturalmente, la CGIL, ma non solo, mentre rivendica e pratica la piena libertà "affettiva", ne censura, in forme inedite, le ricadute implicite, rispetto ai tempi in cui le masse popolari avevano una sensibilità uniforma circa i doveri di una buona madre, di una sposa fedele e degli "oltraggi" che l'incontinenza maschile poteva arrecarle e compromettere la stabilità sociale e la coesione fa "compagni". Anche in Irlanda del Nord, il I.R.A. controllava e "scoraggiava" la facilità di relazione con le mogli degli affiliati, per non disperdere energia pugnace in contese fra cornuti. Ed è solo un esempio. Leggo, a margine di una notizia sul Caporalmaggiore Parolisi, condannato per l'omicidio della coniuge severa, rampolla di altra dinastia militare, di cui aveva interiorizzato, sul versante femminile, i rigidi principi comportamentali, che, nella caserma nella quale fungeva da addestratore di reclute-donne, per assecondare una volontà o meno di trasferimento o favorire una vita più confortevole all'interno del fortilizio, si faceva confortare e come lui tutti gli altri istruttori, dalle istruende, senza che queste ne avvertissero una "deminutio" nelle loro facoltà guerriere. Come in un'azienda, in una corsetteria, ecc. Intendiamoci: in quanto precede, in taluni casi, evidentemente, in altri meno, sono presenti elementi di coercizione e di abuso di posizione dominante e, su di essi, sono già in corso indagini, anzi, ci sono specifiche denunce. Resta però ancora valido il vecchio adagio per il quale "tira di più un pelo di fica che una pariglia di buoi". Volere o volare, mi sembra irrefutabilmente confermato.

Coraggio, la Cina è vicina.

La Regione Sicilia, retta dall'indebolito e contestato, per ragioni domestiche, Governatore Crocetta, preso atto per l'ennesima volta della desertificazione periodica delle attività che vi vengono artificialmente impiantate e del ritorno all'immobilità reddituaria dei capitali, ufficiali e illeciti, che sono intestati a residenti nell'isola del Mediterraneo, sembra intenzionata a giocare la carta cinese, nel prossimo rilancio di un gioco che ripiega sempre su se stesso. Dopo la chiusura di Termini Imerese, sollecitato dai sindacati, ai quali non aveva sostanzialmente nulla da proporre, il Governatore avrebbe rivelato di un suo progetto circa il coinvolgimento della Cina comunista e in piena evoluzione e conomica e capitalistica, trovandoci affinità con le sue origini politiche e, dopo il tentativo di annettersi agli Stati Uniti di Finocchiaro Aprile, punterebbe oggi a convincere i Cinesi ad investire nel vuoto stabilimento di Termini. Per farlo, ci si vorrebbe affidare a un certo Massimo De Risio, factotum - ma oggi si dice Ambasciatore regionale, delle holding automobilistiche attive nel Paese del dragone. Questi sensali d'affari sono necessari o sono un elemento ineliminabile del costume? Non potrebbe il buon Crocetta investirsi in prima persona delle trattative? Sembra però che ai Cinesi, più che lo stabilimento automobilistico dismesso, interessino altre piattaforme di sfruttamento sul suolo siciliano, quale, ad aesempio, l'aeroporto di Comiso, aperto dal 2007, per un costo di 40 milioni di euro, ma mai utilizzato: non un solo aereo vi è mai atterrato ne è mai decollato da lì e i Cinesi - ma perché noi, no? - vi intravedono ottime opportunità di utilizzo. Riusciranno a mettersi d'accordo con chi ne ha impedito finora l'avvio? I neo capitalisti comunisti intravederebbero una lucrosa possibilità di impiantare un hub a Centuripe nella desolata provincia di Enna ( cosa ci è sfuggito? ) e sarebbero pronti a subentrare nella Società Ponte sullo stretto, rimasta con due piloni agli estremi a simbolizzare tutte le opere incompiute o appena abbozzate in certe plaghe nazionali. Una delegazione della China Communication and Construction, specializzata nella costruzione di ponti, avrebbe interessato i consulenti dei grandi gruppi internazionali che si occupano di infrastrutture, presentando per il collegamento fra Scilla e Cariddi, un piano di fattibilità. I contatti con le imprese cinesi erano stati iniziati dal governatore uscente Raffele Lombardo, che, qualche giorno prima di dimettersi, dichiarò di avere trovato in molti interlocutori, piena disponibilità, a condizioni non rese note, per investimenti e che, anzi, la cifra complessivamente stanziabile per massicci investimenti in Sicilia, sarebbe stata di oltre cento miliardi,che avrebbero comportato lavoro per quarantamila addetti. I Cinesi investono da anni a tutto tondo in ogni parte del mondo, secondo una logica geo-industriale di creazione di piattaforme, per ora solo economiche, ma in evoluzione di tempo, come in ogni progressione di insediamento "imperialistico", anche geo-politica, che gli Stati Uniti, pur tenuti al guinzaglio dai titoli dell'enorme debito accumulato nei forzieri cinesi, vedono come il fumo negli occhi. I Cinesi investono anche in iniziale perdita, in Africa, ma anche a Singapore e Malesia, negli Stati Uniti e in Inghilterra. In quale contesto collocare il loro possibile interessamento alla realtà siciliana, è di difficile interpretazione ed è presumibile che le opposizioni autoctone ed internazionali saranno numerose e pesanti. Se certi interessamenti non sono graditi, per ragioni diverse non lo sono stati tanti altri che si sono anzi violentemente osteggiati, come quando si tentò, ad esempio, di valorizzare le importanti potenzialità turistiche siciliane e di gran parte del Sud, secondo un modello comportamentale che sembra riecheggiare quello dell'inutilizzato aeroporto di Comiso, dal quale nessun aereo ha preso il volo. Un po' come il modello Sicilia.

venerdì 3 gennaio 2014

L'importanza della mafia nelle attività di smaltimento dei rifiuti.

Pare che anche nel disciplinatissimo Giappone l'influenza illuminista abbia aperto una piccola breccia e confinato nell'ambiente burocratico e aziendalista, gli epigoni del feudalesimo con i suoi Samurai, guerrieri erranti. Erano, costoro, solo l'equivalente asiatico dei cacciatori di taglie nord americani: si appaltavano al miglior offerente, come dei "bravi" manzoniani qualunque. Nonostante che, nei ranghi tecnici e scientifici, si siano trovati dei kamikaze - termine immolatorio sorto in Giappone alla fine della seconda guerra mondiale - che hanno tamponato le falle radioattive della centrale di Fukushima e che sono, da tempo, ammalati, le scorie accumulate e disperse ristagnano e vengono disperse dal vento. Un numero noto alle autorità, ma mai precisato, di località nipponiche è stato irradiato direttamente ( ma si presume che si tratti di 10 città e territori circonvicini ) dopo lo scoppio di un reattore e successivamente al violento terremoto dell'anno successivo. Ma non si trovano più volontari e il Giappone è serrato ad ogni forma di immigrazione. Come fare, allora? Ci ha pensato la Yakuza, la potente e legale mafia del Sol levante. Divisa in famiglie, come quella italiana, ha un potere di fatto e autonomo, circa le estorsioni che, attraverso la sua attività, riesce a produrre, ma, per rimanere nella legalità, non deve commettere reati, quali l'omicidio, lo spaccio di stupefacenti, il furto diretto. La Yakuza o mafia che dir si voglia, è tipica delle società agricole e feudali, ad ogni latitudine e trae la sua influenza politica dalla feudalità necessaria a mantenere protetto il potere di forti ed esclusive lobby locali e nazionali. Queste lobby hanno una rappresentanza ed una forte influenza politica ed è anche di concerto con la politica che i mafiosi agiscono e prosperano. In Italia la feudalità di tante connessioni statiche, nel tourbillon delle dinamiche economiche e più che mai oggi, finanziarie, è negata, come fino a pochi anni or sono, la mafia stessa. Nel tempo, come negli Stati Uniti, le mafie si acconciano al modernismo, ma la strategia viene sempre elaborata di concerto con ataviche conventicole territoriali, che mai inficiano il senso della sovranità padronale o professionale: i valori che le due verticali strutture esprimono sono identici, o meglio, equivalenti. Restando all'Italia, le cosche si sviluppano e prosperano indisturbate in un contesto di stasi consevatrice di costumi e di culture sedimentate, tutt'altro che liberali, che influenza profondamente anche il comune sentire di tanta parte di quelle popolazioni, oltre che i cospicui interessi delle oligarchie. Ma se da noi, sembra, si reclutano con metodi da schiavisti, braccia senza dignità e diritti, in Giappone, stavolta, ci si è superati: tre famiglie mafiose sono state, non formalmente, incaricate, di reclutare i senza tetto, anche per ripulirne le strade. I mafiosi hanno facoltà di trarre il loro profitto legale da questa delegata attività che consiste nel contrattare un salario inferiore ai minimi nazionali, dal quale loro si appropriano del vitto e del temporaneo alloggio che viene fornito, in cambio del mortifero lavoro. Gli alloggi sono pronti a trasformarsi Hospices. "Stai cercando un lavoro? Hai fame? A Fukushima puoi procurarti il primo e di che sfamarti". Le tre famiglie aggiudicatarie dell'appalto pubblico, oltre a destinare a sicura morte i disgraziati che riusciranno a reclutare per strada, come si faceva con gli ubriaconi nelle bettole per ingaggiarli come marinai sui mercantili in partenza, potranno lucrare sui contratti, sulle paghe - tanto a che gli serviranno? - e deportarli, con il loro consenso. Lavoratori morituri. In quei siti si supera in un'ora il limite massimo di radiazioni sopportabile in un anno. I giornalisti della Reuters hanno scoperto che 56 società che sono state costituite per il risanamento e che sono alla ricerca di personale, non sono reperibili nei registri e che molte altre opereranno in spregio alle norme sugli appalti pubblici del Ministero dell'ambiente. che non ha sollevato obiezioni al loro impiego. Vexata quaestio del rapporto Stato-mafia che in Italia ci si ostina a negare e che in Giappone, a certe condizioni d'immagine, è legale? Quante analogie trasversali di un comune operare, anche se da noi è illegale, tanto che quando qualcuno viene inquisito si lamenta sempre di essere ipocritamente perseguitato, in un gioco sommerso di affinità e collaborazione, che, quando viene meno, viene punito con attentati e stragi. Comunque, come la Salerno-Reggio Calabria e tante altre opere della Cassa per il Mezzogiorno e, oggi, di tanti interventi straordinari che non modificano di nulla le condizioni di impianto per favorire una moderna società industriale e mercantile nel nostro Mezzogiorno, nel tradizionalissimo seppur superficialmente moderno Giappone, gli schiavi destinati alla morte saranno reclutati fra quei clochard che non avranno fatto una scelta di dura libertà e, trovatisi soli in balia degli eventi, colgono la natura della solidarietà degli altri uomini. A fronte di uno stanziamento di 23 miliardi di euro, il caporalato, il mercato di reclutamento della mano d'opera è stato affidato alla criminalità organizzata. Come sempre in questi casi, risulta che i clochard si siano "indebitati" con i loro committenti, che vogliono essere risarciti, con gli interessi, durante l'attività che gli hanno procurato, data l'improbabilità di prospettive, come, per tanti, quelle illusorie delle carriere. Fintanto che saranno dei lavoratori, i senza tetto godranno di un dormitorio coperto, del servizio di lavanderia e di un vitto sufficiente, che saranno rigorosamente scalati dalla retribuzione. I lavori sono purtropo già cominciati e risulta, anche se i riscontri sono pochi e saranno d'ora innanzi contrastati, che qualcuno, a fronte di un salario, pagato dallo Stato di 1.500 dollari, al netto delle spese pagate alla Yakuza, si è ritrovato con 10 dollari alla fine del mese, mentre un'altra testimonianza recita che dei 90 dollari al giorno pattuiti, se ne dovevano versare 50 per pagare il cibo e l'alloggio. Il Ministero dell'Ambiente giapponese ha annunciato che la messa in sicurezza degli impianti durerà per almeno altri tre anni. Quello che ha omesso è che, vista la cifra smisurata di ditte appaltatrici e subappaltarici ammesse e l'assenza di controlli, ci sarà bisogno che la società produca tanti senzatetto quanti ne saranno necessari, ai quali non sarà fatta mancare una sepoltura in qualche fossa comune o una riconoscente cremazione collettiva.

mercoledì 1 gennaio 2014

Semel in anno licet insavire, vale per diverse occasioni.

Marasma e catalessi. la fine è giunta nel marasma; la rinascita ha esordito con la catalessi. Il risveglio porterà al marasma. L'insania delle reciproche interferenze intossicherà tutto l'anno, facendoci desiderare il rito catartico, a cui segue disgusto e malessere. L'anno nuovo non apporterà niente di nuovo se non saremo in grado di liberarci da chi ci opprime. Rischiamo di festeggiare l'anno degli altri. Tutti hanno festeggiato il nuovo anno con prospettive ed interessi divergenti e antitetici. Solo il sentimento, forse, è stato uniforme e inconsapevole. Oggi il sole splende su di un deserto che si animerà con le tenebre, come il deserto geografico. Quest'anno saremo al vertice dell'Europa, nel senso che ne avremo la presidenza per un semestre, ma questo, Letta junior lo ha omesso. Il primo dell'anno ha un vago sentore di nausea anche per chi non ha straviziato. Una specie di inquinamento che proseguiremo sgranocchiando noccioline. Le bollicine del vino di ieri sera continuano ad agitarsi nello stomaco: sono rimaste sulla sua superficie interna. Manca solo un caffé per sentirsi definitivamente male. Abbiamo portato nel nuovo anno le scorie alimentari della pattumiera biologica che siamo. Le famiglie sanza i figli, per la prima volta a Capodanno, tornano all'origine, ma non l'apprezzano. Non ne avvertono più prospettive, ma l'abbandono..delle medesime. I fratelli piccoli che restano a casa con i genitori, festeggiano con loro, ma, su di loro, incombe l'ombra inavvertita dell'assistenza ai futuri inabili. Tutto quanto esistenzialmente precede, è subordinato ad un aspetto ineludibile: la buona salute.

E' nuovo e antico.

Le campane registrate di una chiesa suonano festose a richiamare i fedeli alla funzione. che loro hanno già celebrato questa notte. Le strade sono deserte, percorse solo da qualche centauro o appassionato di corse automobilistiche, che, col favore del riposo dei vigili, sfrecciano pericolosamente sulle corsie sgombre. Dalla chiesa risuonante escono, poco dopo, alcune vecchie signore, vedove per lo più, qualche "umarell" - è una dizione letteraria, non suoni dispregiativa - alcuni cagnolini al guinzaglio che, terrorizzati dal capodanno e dai suoi bellici rumori, si avventurano incerti ad annusare e piscettare confermativamente. Il pomeriggio sarà, per molti, "impastato e nebbioso"; verso sera, chi non è sulle piste di sci, ripiegherà su qualche cinema, per la curiosità mitologica dei bambini o per una riproposizione delle battute dal fruttarolo, dal barbiere o nel bar. Tutti gli esercizi, che non siano ludici, sono chiusi; fanno eccezione i minimarket degli Arabi, che non osservano, né orari, né festività e che raccolgono le dimenticanze e le ultime esigenze, a ore tarde, di ritorno dal lavoro, durante tutto l'anno, che loro calendarizzano diversamente. Gli sciami umani, incanalati sulle piste, affollano le ricche e costose localita sciistiche, mentre le città assomigliano al day after della bomba atomica, simbolizzata dagli scoppi di poche ore prima. Per i più ottimisti, si è trattato solo di un bombardamento a tappeto, praticato e subito dentro le domestiche e festaiole pareti: ci sono infatti caduti e mutilati agli arti e agli occhi e fra di loro, secondo le cronache di guerra, molti sono bambini che oggi piangono la loro disperazione, privi della vista o di una mano. La simbologia guerresca, ovviamente vittoriosa, si evidenzia dall'uso di armi da fuoco vere e dal loro strano utilizzo, non verso il cielo, ma ad altezza d'uomo, da finestra di condominio, direttamente al dirimpettaio del condominio di fronte. E' un aspetto su cui non si riflette o volutamente si sorvola. Due discorsi alla nazione, ieri sera, uno del bi-Capo dello Stato, l'altro di Beppe Grillo, che ha fatto bene - secondo me - a interporre una voce "popolare" alla retorica d'apparato. Ciascuno dei due ha detto cose, dal suo punto di vista, coerenti e, dal nostro, inalterate. La sicurezza coercitiva dell'apparato contro la difficile itineranza dialettica del cambiamento. Ne esistono i presupposti? Anche se non, bisogna inoltrarcisi, ma i due percorsi proposti, contraddittorio il primo, fluido e, per questo interessante, ma tutto da costruire e da definire, il secondo, sono antitetici. I bambini, accompagnati dal padre, portano gli auguri e il vischio nelle case dei parenti e degli amici; le donne sono bandite dalle visite e anche dal rispondere al telefono. E' una annuale rivincita della vecchia mentalità contadina, per la quale le donne portano sfortuna, mentalità dei campi che affonda le sue radici in un archetipo antichissmo e pagano della (in)civiltà nascente, per cui l'elemento umido della vita, identificato con la femminilità, apportava disgrazie. In molte famiglie si è superato o si è voluto superare questo costume, che non è uniforme in tutte le regioni, ma qualcuno, pur facendo buon viso a cattiva occasione, fa gli scongiuri. Fra costoro, molte sono le donne medesime. Finirà il mondo fra caleidoscopi futuristici, che, definitivamente, non si realizzeranno e l'ultima professione di fede ancestrale interpreterà alla sua "luce", l'evento.

lunedì 30 dicembre 2013

Tempi diluiti.

I "botti" di fine anno hanno assunto una dimensione diffusa e micidiale. Sarà pure la cronaca ad enfatizzarli, ma, in poche ore, drappelli di sciatori, avventuratisi fuori pista, sono morti per traumi o sepoltura da slavine, lo stillicidio di morti violente, femminicidio e non, non ha trovato tregua; il medio oriente ha ripreso i suoi scoppi letali, nel mucchio o su obiettivi specifici - provvederanno poi i droni statunitensi a eliminare gli eliminatori, in tempi ordinari -. Anche Schumacher ha conosciuto il suo fato paradossale dopo essere sopravvissuto a tante kermesses suicide. In Turchia il partito e il governo islamista di Erdogan sono inciampati sulla corruzione dei loro membri e il premier ha reagito con goffaggine: dieci ministri fuori, ma anche due dei suoi figli sono coinvolti, e minacce poco democratiche alla stampa. Un assaggio di quello che verrebbe, anche in termini di corruzione, se riuscisse a portare a termine il suo disegno. La corruzione è endemica, ma rimane impunita se nessuno la denuncia. Dopo la rozza repressione della resistenza di Piazza Taksim, deve adesso fare i conti con fenomeni più sottili ed intriganti. Dopo dieci anni ininterrotti di governo, l'arraffa - arraffa fra le sue file come in quelle di chiunque, diventa bulimico. Il metodo democratico, per essere tale, prevede l'alternanza; se volete, è questa la malizia realistica, altrimenti detta saggezza, della democrazia, in rapporto all'indole degli uomini. In Russia, Vladimir Putin non ha fatto in tempo ad anticipare, "motu proprio", di due mesi, la scarcerazione di un oligarca rivale e delle due Pussy Riot che lo contestavano in giro per il Paese, prendendo a pretesto la loro "blasfemia", nella cattedrale ortodossa di Mosca, che sono ripresi gli attentati kamikaze, ad opera delle vedove della repressione. Una bi-vedova si è fatta esplodere in una stazione e poche ore dopo qualcun altro l'ha imitata su di un filobus, secondo uno stile terroristico ben noto in Israele, da parte delle organizzazioni islamiche: colpire la gente, il nemico in viaggio, anche breve, urbano. In Cecenia regna l'ordine delle esecuzioni nascoste e della tortura, sotto la dittatura di un fantoccio di Putin, tale Ramzan Kadyrov, ma il malessere non normalizzato alligna anche in altre province dell'Impero. Questa volta, le vedove vengono dal Daghestan. In Ucraina, le due formazioni che si contendono il potere, entrambe corrotte, non si rassegnano e, alternandosi al governo in forme traumatiche, con accuse ed incarcerazioni, tornano periodicamente il piazza e la polizia provvede, in nome del potere e dell'ordine momentaneo, a reprimerle violentemente. Unione europea atlantica ai confini russi o alleanza organica con la Russia stessa, in cambio dell'energia di cui sono privi e che, potendo, rubano? In Paesi sempre caldi, in Africa, alle guerre locali, di cui nessuna parla, si sono aggiunte e in parte sostituite, le imprese dirette o di supporto, neocoloniali degli americani, degli inglesi e, recentemente, dei francesi. Le contese si sono caratterizzate come islamiste, quando non ispirate o gestite da al Qaida, dirette principalmente a rovesciare i regimi politici africani e arabi filo-occidentali che tutelano gli interessi energetici delle ex potenze coloniali, delle corporations , fra le quali l'italiana E.N.I. e che, per questo, gli occidentali e segnatamente gli Stati Uniti, per ragioni globalmente geo-politiche, non vogliono che siano sovvertiti. Per queste ragioni, Osama bin Laden decise di portare la guerra sul suolo americano, causò morte, pagò con la sua vita in termini parimenti terroristici, a meno che non si voglia ammettere che è in corso una guerra vera, anche se non dichiarata, con un avversario non riconosciuto come potenza antagonista, ma la sua organizzazione gli è sopravvissuta e risulta ben attiva. In Egitto le prime elezioni libere hanno conosciuto il ribaltamento di un colpo di Stato, il movimento politico e religioso dei Fratelli musulmani, nettamente maggioritario nel Paese, è stato messo nuovamente al bando; si punirà con la morte che ne farà parte e con il carcere chi lo appoggerà. Il Presidente Morsi è in carcere e Mubarak, trentennale dittatore, agli arresti domiciliari in una sfarzosa residenza sul mare. La diplomazia americana ci ha ripensato, ma la controreazione armata ne sarà incrementata, sia all'interno dell'Egitto, sia da parte di Hezbollah a Gaza e ai confini con Israele. La primavera araba, sbocciata in Tunisia è contraddetta da attentati ed omicidi mirati verso membri dell'opposizione. Ma l'innesto è ancora vivo. In questo mondo dissipato e disgregato socialmente si fanno usuali gli atti di "protesta" violenta individuali e non solo, dove questo tipo di mancata coesione fa parte dei caratteri nazionali ( oggi trasportati come un virus dappertutto )degli inglesi e degli americani del nord - vedi il saccheggio di Tottenham, le frequenti stragi nei college e i singoli attentati autoctoni e da parte di originari da nazioni islamiche -. L'epos delle crociate e dei conflitti fra cristiani e musulmani è ripreso; non muovono più gli eserciti contrapposti - ma in Iraq c'è stata un'eccezione - il conflitto è etereo, come quello finanziario, fino a che non assume apetti concreti, sanguinosi e reali. Resta il fatto che, sovvertiti gli equilibri su cui si era retto l'assetto fra le nazioni e le varie aree del mondo, equilibrio sperequato, ingiusto, come, ma diversamente, dall'attuale, le pedine coinvolte e interessate, si sono rimesse in movimento, fuori traccia. Ricondurle sullo scacchiere di un gioco con regole note, sarà il fraseggio di fioretto e di sciabola della diplomazie, anche di quelle armate e corruttrici. Ma, per adesso, il gioco è di nuovo aperto. Sono gli effetti, indesiderati ma inevitabili, della pretesa globalizzatrice che, contraddicendo usi e costumi, provoca reazioni "oscurantiste". Anche la dialettica delle parole, cancellata all'interno delle singole nazioni, depositarie dei caratteri dei popoli, si riverbera in considerazioni senza confini.

domenica 29 dicembre 2013

Le feste degli altri.

Un venditore di fazzolettini ai semafori, augura, per tutto il suo turno di lavoro, buon anno ai passanti. Nessuno lo ricambia; gli auspici si scambiano solo con le persone che, si presume, manterranno il loro status e le loro abitudini, in parte da noi condivise, anche per il prossimo anno. Un cambiamento significativo, un miglioramento evidente, ci sconcerterebbero, un peggioramento repentino, una caduta, in qualche caso solleciterebbero la vicinanza e l'affetto, in quasi tutti gli altri, il rifiuto e l'abbandono. L'augurio generico di un esiliato non viene raccolto. Tra poco ci saluteremo, beneauguranti, con il rosticcere. Ecco che, mentre faccio la fila, entra Jonny Walker, l'ex condirettore vicario della Banca di Roma. Non pensavo che fosse ancora vivo e, invece, eccolo di nuovo, gonfio e con un occhio ischemico quasi completamente chiuso, a ripetere il suono gutturale e la sua inflessione che ancora si possono far udire. Dopo il pensionamento, avvenuto un'era fa, era molto male in arnese, smunto e magro; capitava di incontrarlo al supermercato, sempre cerimonioso e cordiale. E' stato un personaggio inviso a molti in azienda, ma con me ha sempre avuto un rapporto positivo; ricordo quando i suoi colleghi della direzione commerciale cercavano di sfuggire all'impegno di una firma e vi erano richiamati come scolaretti, mentre incedevano per diligentemente ottemperare, facendogli di nascosto le boccacce. Dopo aver tentato di superare la fila, se ne sta appoggiato alla vetrata. E' solo. Aveva moglie e figli, ma, fin dai tempi del lavoro comune, si diceva che costei si fosse stancata delle sue continue infedeltà. Forse è vedovo o sta ancora con lei, ma, come già allora, hanno smesso di "frequentarsi" e di parlarsi, dato che un dialogo vero non c'era mai stato. Infatti, già da allora, era rarissimo vederli insieme. Indubbiamente, il mutismo presunto dopolavoristico, non era affatto praticato anche all'epoca dell'ultimo servizio, quando era un facondo intrattenitore, sulla linea dell'autobus che prendevamo insieme, delle studentesse di ritorno dal turno scolastico pomeridiano e di ogni sorta di bella signora. Particolare la sua attenzione all'ultima bottiglia rimasta da aprire, al termine delle feste aziendali in salone e, mentre provvedeva a togliere il turacciolo, chiamava a se due belle impiegate in selezione approfondita del suo team e, dopo averle servite, liberatosi per un po' le mani, gliele appoggiava sulle natiche , facendole avanzare senza discostarsi e senza che smettessero di sorridere. Poi onorava anche la bottiglia. Un commesso, già dalle dieci di mattina, gli recava una bottiglia di Jonny Walker - da cui il nomignolo - in compagnia della quale dirigeva e tirava sera. In fondo era un dialettico: ricordo di una conversazione non convenzionale a un chiosco di bibite sulla riviera romagnola, in occasione di un incontro fortuito, nella quale palesò conoscenze ed esperienze di costume domestico antico, ma non parlammo di crinoline e di rosolio. Era marchigiano, uno della Gens dei Pier a cui seguiva il predicato del cognome. Era dialettico anche in azienda e celeberrimi erano i suoi scontri con una collega, Quadro direttivo, che non perdeva occasione per confutare il suo prestigio, ogni volta che, per abbreviare il suo tragitto, tagliava per il di lei ufficio. Gli epiteti scambiati erano pittoreschi e, siccome la signora era implacabile ( riuscì anche a farsi coprire di botte da una banda di rapinatori, dei quali contestò impenitentemente i modi, i tempi e i criteri d'azione durante una rapina ), si congedava sottolinenando che non era uso competere con le lavandaie. Mestiere ormai dismesso. Dopo aver girato per mezza Italia per carriera, si è fermato a Bologna, come quasi tutti i globe trotters della allora F progressiva. A Bologna o a Rimini, città che snobbano all'arrivo ( soprattutto la seconda ) ma dalle quali non se ne vanno più. In una grigia mattina domenicale e in uno scenario desertificato, da feste degli altri. Credo che l'aspetto di solitudine, così simile a quello odierno di una città pervicacemente in vacanza quando l'opportunità, grande o piccola, si presenta, gli sia connaturato. Era un uomo solo anche quando imperava e maltrattava i sottoposti con i quali non trovava spunti di dialogo utili a mitigare una depressione latente; lo stesso stato d'animo di empatia-antipatia che proviamo quando qualche caratteristica dell'interlocutore ci è dialetticamente affine o irritantemente aliena, quando il suo contegno, anche involontario, risveglia mai sopiti complessi o marca troppo insistentemente differenze sensibili delle rispettive personalità, sia che ci vedano in vantaggio, sia che sollecitino il nostro spirito di competizione. L'alcool, le sigarette e le donne sono state il suo elisir. E' stato contraddittoriamente un (dis)integrato e non ha mai voluto, saputo o potuto, percorrere un sentiero già tracciato dalle convenzioni, senza rinunciare a quelle che gli erano favorevoli e per questo è ripiegato nel grigiore, così appropriato, di una vuota domenica di fine anno.

venerdì 27 dicembre 2013

L'eterno spettacolo.

Le città, a Natale, non sono tutte uguali nei sentimenti o, più banalmente, nelle sensazioni che riescono a suggerire. Bologna è fastosamente fasulla, mercatoria e triste. Le luminarie ottundono le bellezze artistiche, proprie di un'aristocrazia accademica, splendide, ma arcane, riservate e escludenti. La plebe, ai vari livelli, si affastella nei dintorni, è esclusa da tanta magnificenza appena intuita e, a piedi o in motorino, vagula chioccia o frenetica. La scelta mercantile, frutto di una posizione geografica strategica per il commercio al minuto e all'ingrosso, sia nei termini preponderanti del trasporto su gomma,sia in quello quasi residuale, per scelta, ferroviario, mentre anche lo sviluppo dell'aeroporto ha incrementato i trasporti cargo, ne ha impedito, per converso, la fruizione culturale, ricca ma denegata, anche per una ridotta ospitalità alberghiera che si esercita quasi esclusivamente in funzione delle fiere. Eppure, le sue potenzialità turistiche sono inesplorate e potrebbero internazionalizzarla, cambiando anche la frequentazione stabile e turistica delle sue vie del centro, se solo si volesse. Ma non si vuole. Un sindaco ( probabilmente Guido fanti o al più tardi Renato Zangheri ) ricevette una proposta precisa: un magnate chiese di poter impiantare in Bologna la sede europea della sua azienda e la garanzia di non subire ostracismi e contese. Bologna avrebbe seguito la sorte di Genova, Torino e Milano, si sarebbe gonfiata di maestranze immigrate e di diverse sensibilità politiche e culturali, avrebbe conosciuto opulenze e profonde crisi e avrebbe traumaticamente abbandonato i suoi costumi pettegoli e provinciali. La città era ancora la vetrina del comunismo "scandinavo" italiano, edificato sui servizi che avevano liberato per il lavoro e il doppio reddito domestico le donne con prole. Il Sindaco declinò, affermando di preferire la sua citta post agricola e, contingentemente, fece una scelta comprensibile, ma poco lungimirante, fortemente conservativa, di cui ora si pagano le conseguenze, in termini di rapido decadimento urbano, di arretratezza nei trasporti, di impreparazione alla ventura area metropolitana che peggio mal servita di come si prospetta è difficile da immaginare. Ha solo evitato di amministrare il caos urbano che ora incombe comunque e che ci trova impreparati. Ma, ne sono certo, si continuerà a dire che Bologna è un modello di efficienza e il gregge dei destinatari-votanti della propaganda, ad esserne convinto. Un'evoluzione vera nel mondo di sinistra che l'amministra da sempre, con una breve e non felice interruzione, non si intravede, il buon volere resta una illusione e un break nella involutiva stasi, benevolo o malevolo che possa dimostrarsi all'atto pratico, sarebbe necessario. Bologna resta quindi pettegola e superficiale nelle vie del centro che, anche se da tempo hanno cessato di essere un salotto, respingono nei meandri del borseggio e dello scippo, gli esclusi dall'arraffa-arraffa da tredicesima. Le luci, spente sulle sue bellezze, non visitabili, ne illustrate, il taccheggio così simile, solo succedaneo, al piccolo cabotaggio dell'acquisto giovanile e in tratti pergamenati, non riscaldano, anzi spengono e ottundono anche la vacua allegria degli itineranti con le borse degli acquisti. Qualcuna - sono prevalentemente signore - pratica un periodico pendolarismo, anche solo per frequentare "la piazzola", da altre provincie ancora più tristi. E' proprio la mancanza di uno sfruttamento turistico, dell'invasione ordinata degli stranieri in fila, dei palazzi storici ancora in gran parte di proprietà privata che vengono serrati a doppia mandata e di quelli pubblici non promossi a livello di massa; mancano i venditori ambulanti, i caricaturisti, le produzioni artigianali rese accessibili sulle piazze e nelle vie più belle, il suono delle mille lingue che, universalizzano la vita quotidiana, per tutto l'anno, delle città d'arte e cultura, ne valorizzano la vita e tutte le attività e non consegnano alla depressione le figure marginali, autoctone o immigrate, che le popolano il più a lungo possibile, prima di ripiegare sui loro improvvisati giacigli. Che cosa sarebbe Bologna senza la sua Università? Una suburra di mercanti queruli, avari e cafoni, ma perchè le sue istituzioni culturali sono popolate, nelle adiacenze, solo da bar e ritrovi per studenti e non conoscono sale pubbliche di lettura ed uso dei video terminali, di biblioteche multimediali e tradizionali, di nuovi alberghi nelle zone vive dei teatri, cinema, auditorium della musica e locali d'avanguardia? Il cosiddetto degrado si contrasta così, non cancellando la letteratura murale a beneficio dei condomini speculativi ed ospitando il barbonismo che nell'informalità degli Studi trova un angolo di tolleranza. E' una forma di sopravvivenza preculturale che, una comunità evoluta, dovrebbe accogliere in luoghi acconci e in forme ,per quanto da costoro fruibili, confortevoli. Sarebbe egualmente un ghetto, ma se avesse le fattezze di un parco, ad esempio, sarebbe quanto di più approppriato. Le città d'arte, pur nella superficialità del minuto sfruttamento turistico non cambiano mai aspetto, non offrono mai uno spettacolo stupido e mediocre, sul loro palcoscenico. Dal centro alle periferie, offrono la visione dell'incontro parallelo in orario diurno, delle più svariate realtà rappresentative e rappresentate che le compongono e anche il lavoro occasionale e frenetico che di questi tempi caratterizza le vane speranze di tante persone, torna a contestualizzarsi, nell'eterna ripetizione dello spettacolo delle generazioni e dei periodi storici di cui siamo noi, attualmente, gli inconsapevoli interpreti, prima che nuovi figuranti prendano il nostro posto sullo stesso fondale.

mercoledì 25 dicembre 2013

L'incerta fatica del rito.

Il Natale compendia gli irriducibili in un cicaleggio di riproposizioni verbali, anche in chi e per chi, la realtà personale e familiare è cambiata in maniera significativa. In termini abitudinari, anche se declassati, si continuano a frequentare gli stessi ambienti e a simulare una conformità ideologica che ormai è solo tale. Le figlie ripercorono le orme della madre, chissà se mettono nel conto il disincanto. Si limitano a sperare di no e, comunque, se dovessero ripiegare, reciteranno la parte appresa, come i genitori, avendo constatato come le fortune siano variabili, se si basano solo su un modello sociale ed esulano dall'impegno personale. Chi, attraverso la sua applicazione assoluta si conferma nell'autostima, non indugi in dispute professionali domestiche: temo che sarebbe destinato alla stima dei poveri. La nostra è una nazione corporativa, nella quale il merito non è supportato dal mercato. Prendano quindi subito la via delle professioni pagate in rapporto alla competenza ed alla sua resa. Solo per loro è valido il sogno capitalistico, ma a loro spetta come invece non gli spetterebbe in Italia. Il piccolo imprenditore annaspa nei progetti più disparati e non riesce a coprire i debiti accumulati in tempi di aspettative venute meno. Anche un modesto incremento delle commesse rincuora..per pochi mesi, poi, chissà mai che non ne arrivino altri. Il personale dei bar dei cinema, le maschere che, dopo aver strappato i biglietti, presidiano i bagni, in piedi, di fronte o a lato rispetto alla platea, sono di una cortesia fuor di maniera. Sorridenti e ben auguranti, spendono battute rispettose e appropriate verso i clienti. La loro modesta mercede vale un sorriso. Anche le famigliole concessionarie dei pop corn e delle bibite, si informano premurose se le bevande le vuoi a temperatura ambiente. Gli addetti alle gelaterie sembrano volerti bene. Ti consigliano premurosamnete adattando le vaschette del gelato all'intuizione che hanno ricevuto circa le tue esigenze. Ti salutano beneauguranti. La selezione del personale, in ogni ambito commerciale si basa sulla capacità di proporsi, a tutti, per farli sentire per un attimo riguardati. Il manierismo è anche un chiaro monito a comportarsi conformemente. Le famiglie allargate si frammentano per qualche ora, dividendosi per altri impegni: qualche d'una - le vedove sono quasi il 100% - trascorre da sola il suo primo Natale, i figli mangiano con lei e la portano a qualche spettacolo, ma a sera, si ricongiungono con i rispettivi partners, fidanzati o coniugi. Non si potevano invitare? Certo e, in molti casi lo si è fatto, ma in alcuni, per una ritrosia che viola le convenzioni non si è trovato riscontro. Anche la famiglia che verrà, tarda e non sarà conforme agli usi del passato, allorquando le incompatibilità non manifeste, si superavano all'occasione, cerimonialmente. Chi oggi si è sentito male, è stato trattato alla svelta: i reparti specialistici sono tutti chiusi e quelli generali scoppiano e prestano le più svariate cure, al minimo dei costi. Una volta si sarebbe detto, ai minimi sindacali. Le chiusure e gli accorpamenti o gli ammassamenti, sono una precisa scelta delle direzioni sanitarie aziendali, per ragioni di bilancio delle aziende ospedaliere. Rischiare la vita, in questi giorni, è troppo oneroso, sarà bene che ce ne rendiamo conto. La nascita non ha portato mutamenti nelle vita di nessuno. Come ogni evento fausto è stato per molti oggetto di caldo convivio, per altri di convivio parziale oppure nervoso con commensali non graditi, le abitudini non sono più solidali e solidarizzanti, ma si parcellizzano, come in tutte le altre circostanze della vita. Per capodanno si preannunciano nuove deroghe, in favore delle aspirazioni sentimentali e coniugali attese, privilegiando, nel frattempo, ameni soggiorni brevissimi, nei possedimenti dei futuri, detestabili suoceri. I sopravvissuti del Natale si rifugiano nella solidarietà di figure note, sempre le stesse, a cui contestano, temendone un'attenuazione, ogni momentaneo e solo erroneamente percepito affrancamento. Il Natale più bello è consistito nell'apprezzamento di piccoli gesti personali e consueti, nell'averne colto il desiderio e nell'averne soddisfatto, condividendole, le aspettative.

Quel che non c'entra col Natale.

Il Papa continua a ripetere che i primi a vedere Gesù furoni i pastori perché erano dei diseredati, soggiungerà presto che il Messia, che però gli Ebrei, alla cui dottrina si formò e che contestò, come è facoltà di ogni ebreo, ma dando uggia agli integralisti che in ogni compagine rappresentano la non democrazia, era figlio di migranti ( perché non di ebrei errabondi? ). Infine sosterrà che la resurrezione fu comunicata da un angelo alle donne, non perchè ritenute chiacchierone e adatte a propalare una notizia inverosimile, ma perché antesignane dell'emancipazione di genere a cui era demandata la rivelazione. In Terrasanta i bambini israeliti e musulmani cadono come mosche sotto le artiglierie e i colpi dei cecchini. Una prostituta ha cercato di abortire empiricamente al sesto mese di gravidanza; portava in grembo una bambina, un'altra povera disgraziata. Sotto le feste tutte le associazioni e le onlus partecipano alla raccolta fondi per le più disparate situazioni e apostoli volontari si adoperano per veicolarle, nell'illusione che il vantaggio contingente di un medico, di un laboratorio ospedaliero, possa domani riverberarsi su tutti i malcapitati. Tutti si fanno gli auguri perché è costume di questi tempi: anche i gestori cinesi di un bar si sono profusi in una miriade di Buon Natale! Negli ospizi, poveri diavoli in attesa di essere sollevati dalla loro tristezza dalla morte, ricevono la visita di parenti che contribuiranno a rattristarli ancora di più. Sono costretti a far buon viso a cattivo gioco, per timore di suscitare reazioni esiliatorie o attestati empirici di demenza progressiva. Il fatto è che la vita, tutta la vita in ogni suo aspetto e circostanza è un gioco diplomatico, nel quale si vince e si soccombe e, talvolta si soccombe presumendo di aver vinto o sperando di interloquire con qualcuno che sia solidale con te in astratto, rimanendo cioè estraneo al gioco. Basta questo per compromettere anche la tessitura più sottile. E' nato il salvatore ma non c'è nessuno che valga la pena di salvare. Quando ero bambino, il prete, la Chiesa avevano ancora un forte ascendente sociale, morale e politico. Le anime semplici e credule venivano nevrotizzate da quegli insegnamenti morali disinerenti alla natura, oppressivi nella loro assurdità. Il Messia, figura mitologica, poteva nascere solo in Israele; il Messia cristiano è stato una lenta costruzione storica. La cultura filosofica classica, quella greca e soprattutto latina, intrisa e condizionata dal diritto, conteneva già, in se stessa, tutti gli elementi morali su cui si è innestato e innervato il cristianesimo, che nel Medio Evo, ha conservato, ma stravolto interpretativamente i classici. Ma né nella Grecia ionica, né nella Roma imperiale o repubblicana, nessuno credeva agli dei, ma neanche al dio che si sarebbe preteso che fosse contenuto nelle riflessioni morali dei filosofi antichi. Un favola mediorientale, divulgata durante e dopo la guerra giudaica, trovò accoglienza in una plebe di condizione schiavistica, "rivelandole" che possedeva una dignità e che poteva rivendicarla anche contro i poteri costituiti, se questi ultimi si fossero opposti - come era scontato che avvenisse - al potere sacerdotale fondato sulla vana speranza popolare. Il gesuita Francesco sta risceneggiando un testo storicamente rappresentato in numerose svolte storiche, quando le condizioni non erano tali perché si mettesse in scena il suo contrario. Viviamo in un contesto nel quale la società, che fino a due decenni fa pretendeva di assorbire in se anche il privato, cioè l'articolazione particolaristica della dinamica interconnessa degli interessi e delle aspirazioni, si è individualizzata, per finire in un reticolo di regolamentazioni minute e superficiali, officiate perché così fan tutti. Per altro, le tante false profezie di cui siamo facondi e che si basano su rifacimenti fabulistici alternativi, che sono solo lievi correzioni o rielaborazioni di contenuti comunque già pensati, detti e contraddetti, sia a livello popolare, sia politico, sia accademico, non risultano meno menzogneri, inapplicati o tragicamente applicati. Non sopravvivono in realtà neanche le mitologie per bambini: la play station 4 è stata esaurita prima di Natale e molti richiedenti dovranno aspettare la Befana e prenotarsi per averla, senza usufruire della pausa scolastica per goderne. I magazzini sono vuoti e sbugiardano la crisi, dato che questa nuova edizione del giocattolo di successo costa intorno ai quattrocento euro, senza calcolare le sue applicazioni. A Natale il sacrificio che verrà si consuma in anteprima. Fuori dal Tempio gli animali vengono programmati per tempo, macellati al momento giusto per essere venduti, prima ancora incapponiti, infine assimilati. Chi poco può, aspira almeno a mangiare. Chi è in grado di oltrepassare questa soglia, compera e regala, spesso cose inutili e neppur particolarmente gradite. I mendicanti, in questi periodi, aumentano; capita di riconoscerne qualcuno che, per un anno non si era visto. Talvolta, dopo pochi giorni, cambiano piazza. Qualcuno è ormai tradizionale ai semafori e fuori da certi negozi, ma taluni stonano nella tecnica professionale e sembrano proprio dei neo-poveri veri. Hanno volti acuti, sembrano istruiti; chi si limita a dire: ho fame, chi denuncia di avere perso il lavoro. I detenuti nei centri di accoglienza temporanea e successiva espulsione, possono cucirsi tutte le asole del corpo; di questi tempi i loro gesti, espressione di un malessere accentuato dall'aria di festa e dalla nostalgia della propria famiglia, mai come durante questi giorni passeranno inosservati, non essendo in grado di molestare i riti predigestivi, che nessuno sciupa informandosi ed interessandosi della loro condizione. La ripetitività monotona dei riti della natura si riverbera nell'abitudinarietà confermatoria o segregatrice delle costumanze culturali.

lunedì 23 dicembre 2013

Del non saper che pesci prendere.

Un deputato italiano di origini marocchine ha voluto condividere - vedremo fino a quando e per quale scopo che non sia la mera testimonianza, cioè la propaganda - il centro di detenzione per profughi di Lampedusa. Per ora vi ha domito solo una notte ed ha narrato delle esplosioni di follia, una sorta di latrati disperati che, complici le tenebre, si scatenano all'interno di quei luoghi di contenzione, nell'illusione che la vita all'esterno dei medesimi sarebbe invece facilitata. L'esperienze non è unica, già nel recente passato un giornalista de L'Espresso si era spacciato per clandestino e si era fatto rinchiudere nel C.I.E. di Milano, raccontando di proteste, atti di autolesionismo, accoppiamenti ricercati per rimanere incinte ed ottenere un permesso o almeno una proroga di soggiorno, per finire narrando dei canti, una riedizione degli spirituals degli schiavi cotonieri, durante le ore notturne. La condizione di contenzione libera gli archetipi e suscita la pazzia, dopo un ammaraggio e una traversata fortunosi, perché confina la vitalità in offerta, per impedirne l'effetto distorsivo e distraente rispetto alle abitudini della razionalità usuale. E' intuitivo e sottinteso, anche se si evita di accennarne, che una deriva, una transumanza senza confini - non sembri una mancanza di rispetto - avrebbe connotazioni da favelas potenziali, da barrios in continua espansione, che seppur autoreleganti - con tutte le escursioni criminogene del caso - cambierebbero irreparabilmente le caratteristiche urbane di interi quartieri, di cui amplierebbero a dismisura le dimensioni, sovvertendone le convenzioni di convivenza. Per paura che questo accada e non sapendo come contenere e selezionare l'afflusso che, credo, sia di per sé inarrestabile, si è scelto, di fermarli su un limitare che ormai, in una prassi insensata e crudele che non è più giustificabile. Non sarà l'accoglienza indiscriminata la prossima mossa, ma, per un Paese come il nostro, privo di storiche, nel senso di prolungate e sedimentate tradizioni coloniali, rischia di essere comunque una mossa azzardata. Il contenimento, per cui l'Unione europea fu anche costituita, sembra attestarsi su un'opera di seduzione e corruzione delle gerarchie politiche e militari del continente nero, da parte delle ex potenze coloniali e nell'istituzione, contraddetta dalle parole, di una nuova apartheid, entro i confini dei potenziali emigranti, che si stanno recando in loco armati, per amministrare le contese e monitorarne gli effetti. Tutte cose, che l'Italia, da sola, non sembra in grado di fare, mentre sarebbe molto favorevole a cogestire questi fenomeni di concerto con le altre ex potenze, il cui contegno è però autoreferenziale e non esula da specifici interessi, mentre a noi tocca solo una migrazione composita e indifferenziata, di molte etnie extraeuropee che non conoscono, all'arrivo, neppure la nostra lingua.

Citazioni assenti.

Il Presidente del Consiglio in carica si promuove e disegna scenari idilliaci per il 2014. Certo è che la faccia di bronzo di famiglia non gli fa difetto, alla luce del fatto che ha omesso qualsiasi azione di utilità pubblica e gestisce, dietro mandato, la contabilità dello Stato come se fosse un'azienda in amministrazione controllata, ma che, forte dell'incontestata presa sui sudditi, non rischia il fallimento, come una fetta molto grande, invece, dei suoi membri. Con dolcezza di modi e di tratti, ha sciorinato una litania di luoghi comuni, come tutti i suoi predecessori ad ogni fine d'anno e tessuto le lodi di Matteo Renzi, artefice, come lui, di una rivoluzione generazionale che riguarda solo il vacuo e "modernizzatore" PD, sottacendo che lui e Matteo sono già incompatibili ed in alternativa. Non sapendo come evolveranno le situazioni, il grullo fiorentino che assomiglia, nell'espressione, ad una nuova maschera popolare, buona per l'eterno carnevale italiano, ha dichiarato che si ricandiderà alla poltrona di Sindaco della sua orfana città e, se gli impedimenti politici continueranno ad impedirgli di lavorare, potrà favorire le mene dei maggiorenti della gigliata, vecchi e nuovi, che fanno capo a lui, attraverso l'altro dioscuro generazionale o direttamente, se la sorte gli concederà di abbandonare la municipalità ed insediarsi al Governo. Anche il Papa sembra ripiegare sul convenzionale, riattratto nell'orbita degli slogans di successo testato. Gli unici fuori fase sono coloro che per condizione esistenziale, sociale o di salute, dalle convenzioni sono, loro malgrado, fuori e solo oggetto di citazioni assenti.

Ritualità ripetitive, ma il cuore resiste.

Il rito dei regali e regalini si è ripetuto anche in questa vigilia e si è probabilmente consumato insieme alle tredicesime dei lavoratori. Incetta di biancheria rossa da mostrare a capodanno, dopo il bacio sotto il vischio e prima di togliersela per far l'amore, dato che chi scopa a capodanno, scopa poi per tutto l'anno. Si corre il rischio dell'occasionalità, dato che, per le coppie stabili, l'auspicio pare superfluo. D'altra parte, alla festa degli auguri leopardiani, un mio amico, liberale ed ospitale, trovò, nella camera da letto, al secondo piano, dove erano state ricoverate pellicce e soprabiti, due che si scrollavano dinamicamente, sopra le vestigia e, discretamente, si ritirò. Fece un'altra avanscoperta ai primi congedi, presumendo che la coppia non fosse stata l'unica fruitrice della morbida e calda stesa. Profumi a gogò; i bagni schiuma, le creme e le lozioni sono passate di moda. Alludevano spiacevolmente. I postini dei pony express, precari e sottopagati, stanno sfessandosi per le ultime ore di consegna, dopo di che saranno licenziati e stremati, speriamo almeno in condizione di riposare prima della prossima chiamata, in settori fra i più vaghi ed occasionali. Nell'ambito dei residui lavori stabili, le vacanze stanno diventando orarie e non consentono più spostamenti, neppur frenetici, rivelando la loro natura di pura coincidenza con la pigrizia post prandiale e con il recupero della noia compradora, in un fraseggio sempre più asfissiante. Molti commessi saranno ai negozi già da Santo Stefano. Dopo potranno consumare qualche breve licenza low cost, con bagaglio a mano e camere d'albergo da spartirsi in otto, in uno dei tanti newtwork delle vacanze monacali o orgiastiche, anche per poche ore. Un panino a pranzo e una pizza al taglio a cena. Se e quando si sposeranno, dopo una frenetica love session, protetta da anticoncezionali, si separeranno. Le più belle faranno un figlio solo quando e se troveranno un tardo giovane, ben posizionato e ancor disponibile. Bisognerà vedere se le aziende accorderanno ancora le licenze matrimoniali o se licenzieranno le dipendenti contestualmente al matrimonio definitivo, subodorando che a breve, anzi a brevissimo, data l'età, consolideranno la loro posizione attraverso il dono della maternità, dopo la quale, ogni facoltà di mantenimento sarà loro riconosciuta. Ne avrebbero ben donde; una mia ex collega se ne è valsa ( dei congedi matrimoniali ) per tre volte. La difficile, ma non impossibile, estensione dei congedi ai gay previdenziali e assegnatari di alloggi, potrebbe creare situazioni di grave inefficienza, alle quali non si potrà che supplire con un continuo riciclo delle maestranze. Tanto l'offerta non mancherà più, indigena o importata. Una vecchia signora, dotata di una badante non più giovane, ma molto ben tenuta, è rimasta chiusa sul terrazzo per un improvviso crollo della tapparella e, impossibilitata a rientrare, è rimasta per circa un'ora al freddo e in piedi. Ma come, non aveva la badante? Si, ma costei, pur dotata di un compagno ufficiale, è stata fatta oggetto delle attenzioni di un architetto dei paraggi che, sposato e padre di due figli, quando codesti sono a scuola e la moglie è al lavoro, concilia passione professionale e non, ma può darle i fatidici "due colpi" solo in orari incompatibili con i suoi doveri di accuditrice e questo l'aveva portata a trascurare i suoi impegni lavorativi. Ripresentatasi fiduciosa nel rimbecillimento dell'accudita, ancora vestita come una ragazza arrapante, si è trovata circondata dai pompieri che erano accorsi e dai figli della sventurata signora, ai quali ha addotto scuse da officina, incompatibili con il trucco e con l'abbigliamento. Capita quando si conta sull'occasionalità degli eventi e si spera che la smemoratezza faccia il resto. Qualcosa di simile successe, nottetempo, ad altra anziana che, entrando in bagno vi trovò la sua "dada" dentro la vasca da bagno con un tale che, levatosi e coprendosi a stento con una mano le pudenda, le allungò l'altra, scusandosi: "scusi, siamo amici. io sono un taxista". Sarà che la povertà avanza e si mostra con sempre più crudele evidenza e che ognuno cerca le sue gratificazioni là dove può arrivare, ma la rappresentazione tocca la superficie della sgradevole evidenza. Se fatti con il cuore, ben vengano i regalini o anche solo i pensieri. Gli immigrati islamici festeggeranno la nascita del profeta Gesù, minore e subordinato rispetto al loro Maometto, ma pur degno di considerazione insieme alla di lui madre, pur non illibata. I Giapponesi, che non praticano una vera religione - lo shintoismo è una filosofia e per i più un maniacale training di automotivazione; non sarà lo shintoismo la religione aziendalista? - festeggeranno consumisticamente come e più di noi, per poi rinchiudersi in casa a capodanno a leggere i bigliettini augurali che sono soliti conservare, per leggerli solo durante quel giorno. I clochard e gli immigrati che non hanno il denaro per rientrare a casa e che da anni non vi fanno ritorno, sentiranno crudamente la solitudine della loro condizione, in mezzo a tanti freddisimi festoni e a tanta insensata concitazione. Anche le persone integrate socialmente, ma sole, soffrono di depressione in questi periodi. Vladimir Putin, come ogni buon autocrate, ha concesso un'amnistia per Natale. E' uscito, dopo dieci anni di carcerazione, l'oligarca Mikhail Khodorkovsky, espropriato e sconfitto. Un altro mascalzone come il Presidente, ma da questi distrutto. Appena libero è andato in esilio in Germania. Qualche sostanza, lievitatagli in tasca subito dopo la caduta del comunismo, deve essergli rimasta. Forse, dall'esilio, organizzerà la vendetta contro Putin o si accontenterà di qualche facilitazione compatibile, riguardo ai suoi residui interessi in patria. Matteo Renzi si ricandida a Sindaco di Firenze. Non si sa mai. Ammicca ai suoi elettori municipali riguardo ai favori che potrà fargli, pur assente per prevalenti impedimenti politici. Una dottoressa italiana, ufficiale medico, è stata deferita penalmente per aver prestato soccorso ad una gattina incinta e morente in Kosovo. L'assistenza agli animali era proibita dai protocolli - per le possibili infettività? Ma la dottoressa sarà certamente stata in grado di prevenirle, dolce il suo bacio solidale alla gattina salvata -. Sono uscite anche le due Pussy Riot, dal gulag siberiano dove erano state confinate. Appena libere, hanno dichiarato: "la Russia senza Putin". In qualcuno possiamo ancora riporre speranze.

domenica 22 dicembre 2013

Menzioni globali.

Tre milioni di bambini neo nati muoiono ogni anno per inedia e malnutrizione e molti di quelli che sopravvivono avranno una salute carente per via dell'assenza, nei primi mille giorni, di proteine soprattutto. L'uomo che si era dato fuoco in piazza San Pietro e che è morto ieri, non ha avuto nemmeno una menzione. Il suo gesto non è stato apologetico, evidentemente, mentre non sono mancate le solite baggianate, senza fondamento, tipo "una casa per ogni famiglia". In Uganda, l'omosessualità è stata dichiarata reato penale e punita con l'ergastolo. E' fatto obbligo alla popolazione di denunciare i devianti. Parte dei tre milioni di bambini di cui all'esordio sono ugandesi. Una p.r. statunitense, prima di partire per il sud Africa, ha lasciato scritto su twitter: parto per l'Africa. Chissà se tornerò con l'AIDS? Impossibile, sono bianca". Peggior espressione di relazioni pubbliche non poteva dare e per questo è stata licenziata. Appresolo, ha dichiarato: me l'aspettavo. Trionfo, anche professionale, delle apparenze. Nei C.I.E. fanno tutti lo sciopero della fame: non se ne accorgerà nessuno. Le province stanno per essere abolite e accorpate, fuse cioè, per risparmiare. Emma Bonino è andata in visita a Theran. le hanno coperto il capo con un chador dal quale faceva spuntare i suoi capelli biondi tinti e il suo viso da strega. Ha auspicato che l'accordo di Ginevra sia esteso a tutto il mondo. Così nascosta deve essersi piaciuta. Ai funerali di Nelson Mandela, dopo che era divenuto Presidente ed un'icona, hanno fatto bella mostra di se tutti coloro che lo avevano avversato in vita. Almeno la Boldrini, sapendo di risultare poco appariscente in quel contesto, si è portata il fidanzato per non annoiarsi troppo. A far facce di circostanza, il presidente americano Clinton, che osteggiò in ogni modo la relazione di finanziamento fra Mandela e Gheddafi, a prescindere dagli scopi; George Bush, che istituì il Comando Africa, braccio armato di controllo e neocolonialismo e Barak Obama che lo ha potenziato aumentando i finanziamenti alle gerarchie militari africane, in cambio della fedeltà all'orbita statunitense; il primo ministro inglese che considerava il movimento di Mandela, terroristico, Hillary Clinton, ancora incerta sulla sua candidatura, promotrice della crescita economica africana, come la Merkel e Cameron stesso. Tutti pensavano di promuoverla affidandola alle corporations dei loro Paesi, i cui executives viaggiavano con loro. Quelle stesse corporations che rapinano almeno la metà del petrolio nigeriano, per trenta miliardi di dollari annui. Le stesse che si accaparrano tutte le terre fertili africane per condurvi coltivazioni geneticamente modificate ed espellendone gli abitanti come fanno, senza tanti complimenti, gli israeliani in palestina. La Francia socialista ha esposto le bandiere nazionali a lutto ed ha commemorato Mandela a Parigi, al cospetto di quaranta leader africani francofoni, convocati per la cerimonia. In quell'occasione Hollande ha rivelato che la francia addestrerà ventimila soldati africani ogni anno. Ha sancito cioè, scopertamente la rinascita delle truppe coloniali, dopo essersi già prodotto, in prima fila, nella cadura di Gheddafi ( furono i francesi, per abbattere l'aereo del Rais, a colpire il DC9 dell'Itavia, in volo fra Bologna e Palermo ) e, attualmente, nel soccorso agli anti-Tuareg nel Mali e dei governativi in Centrafrica. Questi sacerdoti e mercanti del Tempio, sono stati, in mondovisione, a manifestare un disimpegnato dolore per la scomparsa di chi avevano sempre osteggiato, pronti ( loro o chi per loro ) a fare altrettanto con i prossimi oppositori del nuovo colonialismo e di una riedizione economica della apartheid, ben più estesa delle precedenti, nazionalistiche.