martedì 16 luglio 2013

Il cliente etologico.

Il cliente, chi è costui che posa su di un basamento d'argilla? La sua venerazione nella società mercantile è pari alla sua rarità e la sua rarità alla sua preziosità. Mi è sovvenuto oggi, mentre un non più giovane cameriere saltellava attorno a me e agli altri commensali, rifilandoci menu diversi ad ogni portata. Il Cliente, nella Roma antica, era spesso uno schiavo beneficiato dal padrone, "in riconoscimento del suo valore, competenza e merito, ecc. ecc", mentre, in realtà, se lo inchiappettava. Trattandosi di schiavo maschio, il "merito" restava nel vago. Invece, alle schiave, per la loro "emancipatio" era richiesta la procrezione al padrone, dal padrone, di quattro amati schiavi. Erano soggette, per così dire, all'onere della prova. Le banchette massoniche e familiari sono spesso il forziere statico di un numero ristretto e "selezionato" di barocchi "rentier", una specie di circolo di nostalgici di quando Berta filava, che amano veder riprodotti nei salamelecchi ruffiani, gli ossequi che la società di massa, da tempo, non gli riserva più. Costoro, talvolta, coltivano analoghi costumi nelle loro botteghe, in un minuetto di riverenze clientelari. Gli uni e gli altri, si occupano di pretesti e coltivano le apparenze. Trattano articoli per pochi e di nessuna validità che non sia estetica, sia pur bandita a caro prezzo. Son gli uni clienti agli altri e dei soldi non sanno che farsene, tanto che spesso li giocano al tavolo verde, dove reincontrano i loro clienti, bardati per le feste. Fra costoro, trascurando i cosmetizzanti e i costumisti, i gioellieri, i negozianti di ninnoli, che a favore di una clientela di vecchie maitresses e di giovani, filiali e non, apprendiste, assoldano per commessi dei ragazzini che pietrificano in atteggiamenti che dovranno conservare per tutta la vita al servizio dei capricci di dame coreografiche. Ne conobbi uno, già anziano ai tempi della cura dei valori mobiliari che mi si dice sia ancora in servizio, quale ispettore, superati gli ottant'anni. Quando si dice la fiducia, più che l'esperienza. Quest'uomo, facoltoso, ma con il cervello infantile che derivava dalla sua mancata ginnastica e "pervertito" dagli estetismi manieristici, non trovò di meglio che invitarmi ad una cura personalizzata dei suoi investimenti, in cambio della sua promessa gratitudine , "come si usa in qualsiasi rapporto commerciale". L'unica cosa che ricevetti - e ne avrei fatto volentieri a meno - dopo aver rifiutato, fu una penna falsamente argentata, che la maison riservava ai suoi clienti, secondo una ritualità a cui non volle rinunciare. Ne ho visto i prodromi, ancora conflittuali, in un ragazzetto, tenuto sotto strettissimo controllo, arruolato nei manierismi conservativi di un piccolissimo ambiente, che tenta le ultime ribellioni dal barbiere. Sa di essere destinato a soccombere e, tutto d'un tratto, si risente dell'evidenza che non vorrebbe riconoscere e, probabilmente, se ne lamenta con chi detesta. Una fattispecie della "sindrome di Stoccolma". Di entità così meschine ne esistono molteplici, a macchia di leopardo, dal Nord al Sud, a volte collegate fra di loro. Sono luoghi di deposito, sostanza e apparenza; le attività vengono demandate, talvolta occultate, ad entità complesse e composite che, nel magma degli interessi intrecciati, ne confondono le caratteristiche e ne rendono irriconoscibili i tratti. Quando si trovano sul punto di essere scoperte, guarda caso, vanno in crisi, si rimescolano con altri in qualche pentolone, in una commistione irricostruibile di elementi ricombinati. Fu il caso, ad esempio, della Banca privata italiana, di Michele Sindona, della quale si serviva l'alta borghesia milanese e siciliana, che per i suoi affari e per i suoi traffici, abusò del Banco ambrosiano di Roberto Calvi, irretito dallo I.O.R., fino a condurlo al fallimento. La liquidazione della Banca privata italiana fu demandata al Banco di Roma, che la effettuò in termini "preferenziali", secondo le indicazioni di Giulio Andreotti di cui Sindona era il braccio destro operativo ( il sinistro lo appaltava al Vaticano ), per il tramite del direttore generale del Tesoro, Gaetano Stammati. Il Banco fu pesantemente multato, ma nessuno dei creditori minori ottenne risarcimento. Conobbi, presso l'ufficio estero-lire, un collega dalla chioma candida e affettatissimo, tanto che nella subura capitolina fu a lungo ritenuto "un frocio", proveniente dall'azzimata Banca dei privati che più privati non si può. Era un umbro, dapprima emigrato a Milano, che non era affatto frocio, anche se nelle movenze e nel parlare ricordava Paolo Poli; viveva anzi, more uxorio, con una signora discreta e borghese. Che c'azzecca? Niente. Narrazioni a trama libera, libere associazioni d'idee, come dallo psicanalista, che ormai caoticamente s'affollano nelle crescenti lacune neuronali. Saltiamo dunque di palo in frasca. Le prostitute stradali, strumenti di raccolta, una specie di piano d'accumulo, hanno i loro budget, da raggiungere su territori a loro assegnati, sotto il rigido controllo di manager di comprensorio che si valgono di numerosi cointeressati collaboranti. I malcapitati clienti, assimilabili ai clienti occasionali delle banche e delle società di servizi private, non possono aspirare a nessuna intimità che possa favorire un dialogo ( ammesso che i clienti delle prostitue vi aspirino ): i tempi ridottissimi sono controllati, attraverso un sistema di vedette, fin dall'abbordaggio e sanciti da una specie di sveglia telefonica, quando il trascuratissimo cliente, che pensava di essere un satiro, sta venendo o si sta ancora sbottonando i pantaloni. La mia fonte è stata una dirigente di polizia, attigua logisticamente al mio sindacato. Lo dico per i maliziosi. Il servizio, a basso valore aggiunto e, quindi, praticato massivamente, deve essere frequente, meccanico e sistematico. Se il budget non viene raggiunto, nonostante la più prolungata esposizione possibile in vetrina, sono sanzioni e reprimende, fino a che la lavorante in esubero viene sperimentata in altro territorio dove la concorrenza estetica e i modi degli abituali clienti, si presume che possano favorirne la redditività. Fungibili e flessibili, dunque. Chi abbia avuto la pazienza e la costanza di leggere quel testo sacro della "ragioneria" che è "La ricchezza della nazioni" di Adam Smith, avrà colto l'animo arido e speculativo del capitalismo reale, così diverso dalla sua scoppiettante pubblicità. Avrà apprezzato la minuta, costante computisteria dei prezzi e delle convenienze di produzione e di acquisto, che sono stati alla base della conquista di vaste aree del mondo da parte degli inglesi. Una delle più grandi e sistematiche colonizzazioni, dopo quella dei Romani. Per questo, bisogna diffidare e guardarsi dai grigi ma avidi contabili, che, per queste metodiche, così estranee alla natura umana, quando è libera, sana e capace di esprimersi, aspirano e si organizzano per rendere schiavi quanti più elementi, umani e materiali, sia possibile, ai fini della propria opulenza, anzi della prorpia vanità. E' questo, semplicemente, quello che passa sotto la definizione di imperialismo. Subito dopo, sarà Malthus, un prete battista, a far discendere il perverso corollario della dottrina smithiana: le risorse si (ri)producono in progressione aritmetica, le necessità in progressione geometrica. Esisterà quindi uno iato fra quanto sarà disponibile per i consumi e le bocche, di cui un apparente benessere o la necessità di braccia favorirà l'incremento. Guai a intenerirsi per le bocche affamate, che non diventeranno mai nostre clienti: lavorino e si (ri)producano fino allo sfinimento, rielaborando "naturalmente" gli equilibri e, già che ci siamo, cerchiamo di favorire l'affinamento dell'arte culinaria, con i migliori prodotti, per chi sa apprezzarla. Le associazioni religiose vaticane hanno assoldato nelle loro file ogni sorta di boiardi di Stato e facoltosi imprenditori privati, tutti meritevoli di tali onorificenze, per la loro sensibilità elemosiniera, costante nel tempo. Dopo la caduta del comunismo, anche due esponenti dell'ex Partito comunista italiano sono stati assoldati. Il primo è stato Massimo Dalema, che non è neppure battezzato, ma partecipò, invitato, alla cerimonia di beatificazione di Escrivà De Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, che favorì l'elezione di Giovanni Paolo II, trapassato dall'interminabile agonia alla santità istantanea. Guarda caso, Dalema è stato Presidente del Consiglio dei ministri. Chi può essere l'altro? Giorgio Napolitano, bipresidente della Repubblica. A che servono queste associazioni? A veicolare e favorire rapporti fra ambienti e personalità della ricchissima finanza vaticana, della Massoneria e delle istituzioni politiche, che si accreditano e si rendono strumenti della diplomazia occulta del potere sostanziale. Sono, le une, le clienti delle altre.

domenica 14 luglio 2013

Opacità del futuro, ma qualcosa si muove.

La grande ritirata dei partiti di massa da una rappresentanza effettiva degli interessi popolari, ha finito col porre non uno, ma due poteri sulle spalle dei ceti popolari: il dominio dei gruppi economico-finanziari e i partiti-Stato. Da tempo, questi ultimi sono impegnati, con capacità mediatoria, che varia da caso a caso, a trasformare il potere mondiale del sopramondo economico-finanziario in agende politiche nazionali, con effetti stridenti sempre più noti ed evidenti. Mentre sono impegnati a liberalizzare e a privatizzare, a piegare tutti gli scopi della vita umana e sociale a regole profittevoli di mercato, a scatenare insonni campagne pubblicitarie sulla competizione e sul "merito", a rendere "contendibili" le imprese - come suona la retorica predatoria della finanza - flessibile il lavoro, essi marciano in direzione inversa. I partiti si statalizzano, non premiano il merito ma le clientele, non attivano la competizione ma, più spesso, gli accordi segreti, non sono contendibili, non adottano flessibilità, spesso sono corrotti e collusi, anche con i poteri criminali. Si sono trasformati, di fatto, in chiusi oligopoli, impegnati a perpetuare il loro ruolo e potere.Questa evidente contraddizione fra ciò che si impone alla società e si risparmia a se stessi è certo causa non ultima del rancore che si va accumulando nel fondo dell'anima popolare e che di tanto in tanto esplode. Eppure, non è questa la grande causa comune che credo di percepire al fondo dei moti che dilagano per il mondo. Il fuoco che alimenta le rivolte, a prescindere dalla varietà delle occasioni locali, è una contraddizione che ormai stride davanti agli occhi di chiunque voglia osservare. Una conoscenza diffusa, una informazione quotidiana a scala universale di cui si impossessano ormai masse crescenti di cittadini, confligge con violenza contro l'opacità, la distanza, l'impenetrabilità perdurante del potere, di tutti i poteri. Il cittadino che sa, comprende sempre di più che le scelte operate dallo Stato o dall'amministrazione locale influenzeranno la sua vita e, perciò, pretende di dire la sua, vuole partecipare alle decisioni. Egli va scoprendo, di giorno in giorno, i diritti lungamente occultati di cui non gode. Ma, a fronte della conoscenza di cui dispone, il suo potere di influenza sulle scelte del ceto politico è spesso nullo. Vediamo infatti sempre più limitate le sovranità nazionali, sempre più inascoltate le richieste e le proposte che salgono dalla società. Tale regressione, aggiornata all'Ottocento, richiede che si torni a parlare di popolo e di popoli. E questi popoli oggi sono stanchi di non essere ascoltati e di contare sempre meno. Stanchi di osservare l'avanzare in ogni dove di una nuova democrazia dell'informazione, i segnali di un nuovo mondo possibile e di trovarsi addosso inette oligarchie che paiono trascinarli nell'opaca passività dei secoli passati.

Io

In questo "libero" e concorrenziale mercato, nel quale ci stiamo sciogliendo come fecondo concime, il lavoro organizzato in strutture aziendali è ridotto a fare concorrenza sleale al lavoro nero. Cominciò Marco Biagi, con il suo, all'epoca, fin troppo celebrato Libro bianco, a millantare che il lavoro flessibile e precario creasse una maggiore occupazione. Non fece altro, quel povero diavolo, che parafrasare i canoni primitivi della destra economica e poi politica, che sono liberiste..per sé. Secondo questa ideologia, le aziende non assumono perché la merce lavoro costa troppo rispetto agli utili attesi ( questo non lo dicono, affermano solo che costa "troppo" ). Perché questa merce non resti invenduta, bisogna quindi abbassare il prezzo in salario e diritti, fino a che sia di nuovo conveniente acquistarlo. I nostri Governi, composti da persone incompetenti, espressione degli interessi consolidati o degli apparati, abituati a mettersi in favore di vento, si sono adeguati alla propaganda succeduta alla Guerra fredda. Questo comodo atteggiamento orienta, da trent'anni, la politica del lavoro ed è la causa fondamentale , insieme alla speculazione finanziaria, del perdurare e dell'aggravarsi della crisi. Infatti, il lavoro precario non si aggiunge al lavoro tutelato, ma lo sostituisce. Si creano così dei margini di guadagno per le imprese, anche se producono poco o involvono i denari in partite di giro per i propri associati e i pur sparuti clienti. A questo si aggiunge l'arcaicità degli strumenti di lavoro, sui quali, approfittando di lavoratori low cost, non si ha interesse ad investire. Infine, è dimostrato che la distribuzione orizzontale della ricchezza, che non viene assorbita dal profitto, viene prodotta dagli scambi commerciali minuti e quotidiani, che, in queste contingenze, si sono gravemente isteriliti. Nonostante l'evidente effetto depressivo sulla società di questo costume e di questa politica, si continua ad asserire, indisturbati, che i frutti non si vedono perché la flessibilità non è ancora sufficiente. Fino a che una violenta opposizione, supportata da analisi e competenze adeguate, non frenerà questo scempio, i lavoratori e la società tutta continueranno a degradarsi. Questo movimento non nascerà in Italia, ma, poi, vi troverà entusiatici ed enfatici interpreti. Per ora, ogni deregolamentazione aprirà la via a quella successiva , non essendo state le precedenti bastevoli, non alla sussistenza, ma al potere e all'acquisizione.La precarietà del lavoro, che comporta spersonalizzazione e mortificazione, produce lauti profitti a breve per le imprese, che non vengono ripartiti con i lavoratori, ma solo con gli azionisti, perché è incerto se saranno ripetibili e nella stessa quantità anche l'anno successivo, in una situazione economica priva di prospettive per molti anni. I profitti materiali, ricircoscritti al puro ambito finanziario e capitalistico, vengono pagati in regresso civile , morale e politico, oltre che economico, da tutto il Paese, che è composto prevalentemente da lavoratori. La campagna delle imprese per la precarizzazione del lavoro continua, anodina e stucchevole, riservando alle contese intercategoriali la perduta competizione con i lavoratori. Fateci caso: le imprese manifatturiere accusano le banche, le piccole aziende se la prendono con le grandi, l'imprenditoria privata recrimina contro la cooperazione, ma i loro rappresentanti, tutti insieme, continuano a chiedere piena "libertà" di sfruttamento del lavoro, come Berlusconi la carcerazione dei suoi giudici. Così, mentre istituti evoluti, che nessuno ha concesso, ma che sono stati il frutto di un lungo sforzo di pensiero, di battaglia politica, di costruzione sociale, insieme allo sforzo del lavoro concreto, dell'apprendimento scolastico e sanitario, vengono abbandonati alla desuetudine, è in corso uno sguaiato e mai sazio assalto al "valore" di ogni singola persona, di tutto ciò che gli appartiene e che nessuno deve poter violare. Lo dicono anche i possidenti, evasori ed evasivi. Stiamo attenti a non farci confondere. Senza questa base del diritto non reggerebbe nulla della nostra civiltà : la libertà politica, l'indipendenza della nazione , l'Ordinamento dello Stato, le leggi che regolano il lavoro e tutto quanto ne dipende. L'Io, il nostro essere prima di tutto "io", come individuo, come persona di valore assoluto, è una certezza inscritta nella coscienza di ogni uomo, da quando emette il primo vagito, fino a quando muore, in ogni epoca e in ogni cultura. La violazione di ciscun Io deve essere causa di lotta e di contesa.

venerdì 12 luglio 2013

Incompatibilità

La moglie del dissidente kazaco e la loro bambina sono state espulse illegittimamente, recita una nota diplomatica, quindi del Ministero degli esteri. Questa volta il Ministro Alfano che, senza interpellare nessuno le ha fatte espellere, mobilitando cinquanta agenti della Digos, ha taciuto. "Potrà tornare in Italia per chiarire la sua posizione". Paese mediorientale ( già latino-americano ) mediocre e insignificante, in cui ciascuno, a tutti i livelli - che poi sono uno solo - cura il suo particolare. Chiacchiere al vento dell'ipocrisia: signora e bambina sono già agli arresti domiciliari, ostaggio di un dittatore e, a parte l'inconsistenza dell'affermazione, sarebbe lei a dover chiarire che cosa? Il capogruppo al Senato ed un altro importante senatore del PD, hanno depositato una proposta di modifica alla legge del 1957 che vieta l'eleggibilità a persone che, detenendo cospicui asset industriali e finanziari - siano in patente conflitto d'interessi, introducendo una proroga di un anno per sciogliere l'impedimento. C'è in questo un odore di diritto "canonico" che sa di crisantemo marcio. Ricordate quando nel 1994 Berlusconi sciorinava di blind trust all'americana e vantava la sua natura idealistica e stoica, che "avrebbe potuto portarlo alla suprema rinuncia, una volta sistemata la posizione dei suoi figli". Se non c'è riuscito fin'ora, perché dovrebbe poterlo fare oggi? E, in ogni caso, dura lex sed lex. Prima cade questo Governo e viene sciolto il Parlamento e meglio è. Speriamo che l'Europa questa volta sia tassativa e che risulti evidente che questa classe politica e questa compagine sociale, in Europa non ci può stare.

giovedì 11 luglio 2013

Gesù

Nel corso delle ultime settimane ho proposto alcuni testi di critica politica dell'antropologa Ida Magli. La studiosa italiana, ottantaquattrenne vox clamans in deserto, ha sempre affiancato alla sua attività di studiosa dell'antropologia culturale, delle acutissime analisi della contemporaneità, oltre che della storia. Con questo suo impegno, corente nel tempo, è riuscita a "volgarizzare" molti contenuti storici e simbolici e a rileggere in profondità molti avvenimenti che i tempi, sotto spoglie diverse, ripropongono. Ne offro oggi questo bel saggio di antropologia religiosa. Il messaggio di Gesù è straordinariamente attuale. Un messaggio di amore e al tempo stesso di rottura delle regole fondanti il sistema e il modello di Potere nel quale ancora oggi viviamo. Un Potere sacro o una Sacralità potente, perché in realtà sono una cosa sola, inscindibili e intoccabili, pena la morte. Gesù era un genio assoluto, osò amare senza pregiudizio uomini e donne, segnando il suo tempo con la diversità e sfuggendo al condizionamento del modello di evitazione imposto dal sacro potere Ebraico dell’epoca, per questo venne ucciso. Con il saggio “Gesù di Nazaret” (BUR – Biblioteca Universale Rizzoli), l’antropologa Ida Magli tenta di rispondere alla domanda: chi è Gesù? E lo fa con la forza del sapere, ponendosi problemi antichi con interrogativi nuovi, attraverso nuovi strumenti di analisi ed esperienza storica. Ida Magli risponde in esclusiva alle nostre domande, condividendo con noi e i nostri lettori il risultato delle sue ricerche. Con Gesù nasce l’Umanesimo o la religione Cristiana? “Nasce l’Umanesimo. Gesù ha impostato tutta la sua azione contro i rituali, contro il sistema di potere del Sacro così come era organizzato intorno a lui, quello ebraico della Sinagoga, ma che è simile ovunque, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ivi incluso quello odierno da noi. Insomma ha combattuto proprio contro le religioni, affidando all’uomo, alla sua libertà anche il rapporto con Dio, analogo al rapporto con gli altri uomini: fiducia, verità, comprensione, amore.” Ma allora è l’Uomo che fa esistere Dio, non il contrario? “E’ una domanda alla quale io posso rispondere soltanto nei limiti di ciò che ho creduto di capire studiando il sacro e le religioni ovunque. La certezza, in senso scientifico, che un Dio esista o non esista, non è possibile averla, per questo è assurda, ascientifica la sicurezza di quelli che si dichiarano atei e propagandano l’ateismo, in quanto è evidente che non si può programmare in laboratorio un esperimento sull’esistenza di un dio. Per quanto riguarda Gesù, mi sembra che Gesù dica: “se tu ami e ti affidi all’amore, il tuo Padre si farà presente vicino a te”, di conseguenza dipenderebbe dagli uomini “trascinare” Dio sulla terra. Personalmente, poi, trovo orribile un Dio, come quello immaginato dagli Ebrei e dai Cristiani, che vuole la giustizia del taglione nei confronti delle offese fatte a lui e in ogni caso non desidero incontrare un dio che ha fatto diventare sordo Beethoven (Gli Ebrei ritenevano che certi tipi di malattie o difetti fisici fossero conseguenza di una colpa dei genitori o dello stesso individuo nei confronti di Dio – ndr).” Oggi è possibile un parallelo tra il modello di potere della Chiesa di Roma e il sistema culturale ebraico? “Certamente. I discepoli di Gesù non hanno capito che non dovevano costruire nessuna nuova Sinagoga, nessun sistema strutturato di religione e di conseguenza, essendo ebrei, hanno costruito la Chiesa in analogia alla Sinagoga, trasferendo fin dove era possibile in forma simbolica quello che nella Sinagoga era il sacrificio concreto, come l’uccisione degli animali, i rituali di purificazione e altro ancora. Hanno tradito così totalmente il dettato di Gesù: “se vuoi pregare entra nel tuo cuore, fa’ che nessuno ti veda (…) Non ripetete parole.” E’ chiaro che non doveva esistere nessun luogo di preghiera, nessuna chiesa, nessuna preghiera collettiva prestabilita dove tutti vedono che stai pregando. Al proprio padre, alla persona che si ama, non ci si rivolge con formule. L’amore, come tutti gli innamorati sanno bene, non trova mai parole adeguate per esprimersi, tanto da sprofondare a volte in un silenzio pieno di parole. Come è forte, ancora adesso, quel: “Non ripetete parole.” Mi fa venire i brividi il rosario, addirittura trasmesso in televisione, con in vendita la macchinetta elettronica per contare le ave maria. Povero Gesù, e poveri fedeli ai quali il potere “Chiesa” inculca una simile abiezione.” Andare contro il modello del Potere, contro il Sistema, contro il Simbolismo, e contemporaneamente amare l’Uomo. Oggi si definirebbe vagamente anarchico il messaggio di Gesù? “Il messaggio di Gesù non ha nulla a che fare con l’anarchismo. L’amore gode della bellezza, quindi delle cose ordinate, limpide, come quelle che predicava Francesco d’Assisi: l’unico in tutta la storia del cristianesimo che ha forse capito quello che voleva Gesù. Gli uomini hanno bisogno di ordine per vivere in gruppo: il caos, la violenza del caos non ha nulla a che fare con la bellezza e con l’amore. Purtroppo il fatto che sul Vangelo è stata costruita una religione, ha impedito di “sentire” la bellezza, l’essenzialità dell’opera d’arte che si sprigiona da certe scene dei Vangeli, dalle parole e dai gesti di Gesù, il quale è prima di tutto un poeta e come ogni grande poeta, guarda tutte le cose con occhi nuovi.” Dunque l’esistenza della Chiesa di Roma è un tradimento del Cristianesimo? “Senza alcun dubbio. Del resto la storia della Chiesa si tende a dimenticarla con tutto il suo dispotismo, la sua violenza. Rimane però anche vero che probabilmente senza l’organizzazione della Chiesa le parole di Gesù non sarebbero arrivate fino a noi, soprattutto non sarebbe arrivato fino a noi quel grido: “Perdona!” che ha rivelato di che cosa siano capaci gli uomini e che ha connotato in maniera del tutto diversa dal resto del mondo la civiltà europea. Senza quel “perdona” non avremmo avuto nulla: né l’arte, né la poesia, né la musica, né i grandi personaggi della letteratura romantica, né i Monti di Pietà, né gli ospedali, né la silenziosa, nascosta, ma immensa opera di compassione e di aiuto ai più poveri, ai malati, agli esclusi dalla società, che hanno compiuto migliaia e migliaia di donne nelle congregazioni religiose. Sono state le mani lievi e infaticabili delle religiose a lavare, curare, imboccare, accarezzare i più derelitti, dai neonati abbandonati alle vecchie prostitute, morendo della loro stessa povertà, delle loro stesse malattie. La storia delle donne ancora non è stata raccontata.” Proviamoci. Quando la “Parola” alle Donne? “No, ancora non è possibile la “parola” alle Donne così come non era possibile ai tempi di Gesù, altrimenti Lui l’avrebbe fatto. Non è possibile perché la potenza della parola si fonda sulla potenza della vis, la potenza del pene. Purtroppo le donne non si rendono conto neanche oggi della debolezza della loro parola, anche se avrebbero dovuto allarmarsi e mettersi sull’avviso davanti alla contemporaneità del proprio emergere sulla scena della società con l’improvviso primato degli omosessuali. Il discorso sulla potenza “virile” e la potenza della “parola” ossia del “potere” è molto complesso e non lo si può riassumere qui in poche parole, ma un indizio lo si può vedere subito nel fatto che usiamo lo stesso termine per indicare un uomo “potente” sessualmente e un uomo “potente” nel potere. Un fatto oggi è evidente: i maschi d’Occidente si sono rinchiusi, con l’omosessualità, nel fortino del pene, difendendosi così abilmente dall’invasione delle donne, ma portando l’Occidente alla morte. Il potere delle donne non è “potenza” e conduce inevitabilmente la società europea alla sottomissione nei confronti delle altre società, più forti perché non dominate dallo pseudopotere delle donne. Poco a poco, quindi, l’Europa si estingue perché priva di vis: l’omosessualità maschile ovviamente è il segnale ultimo della prossima morte.” Ma escludendo un Papa donna, non è altrettanto paradossale un Papa Gesuita? “Un Papa donna non è possibile per i motivi che abbiamo appena detto. Ma se un domani avvenisse starebbe soltanto a significare che il papato è diventato una finzione, un’istituzione che non conta più nulla. Un papa Gesuita è invece il segnale dell’estrema debolezza della Chiesa, anch’essa ovviamente travolta, e ancor più tragicamente, dallo stesso tipo di morte del resto dell’Occidente.La Parola potente, quella che trasforma il pane e il vino, che cancella i peccati, è diventata priva di vis. Papa Bergoglio che si arrabatta a parlare in modo semplice, fingendo di non aver bisogno della potenza della parola, ne è la prova. Si tratta, però, di un trucco di breve respiro: o toglie di mezzo tutte le liturgie, eliminando il sistema-Chiesa, oppure dovrà per forza ricorrere alla parola potente. Mi ha colpito, da questo punto di vista, come un’involontaria conferma di quanto affermo, la foto pubblicata il 2 luglio dal quotidiano Libero, in cui il Papa mostra il pollice eretto. Possibile che Bergoglio, che è pur sempre un maschio, non sappia che cosa significa? (simbologia fallica – ndr) Non mi pare che un Papa abbia mai fatto, almeno pubblicamente, un simile gesto. L’Ordine Gesuita è una milizia nata per difendere il Papato, ed è il motivo per il quale non esiste il corrispondente ramo femminile: le donne non sono militi. I Gesuiti, quindi, in base al loro stesso compito, non avrebbero mai potuto diventare Papi. E’ successo per la prima volta adesso, anno 2013, perché evidentemente il trono è debole e in pericolo: un pretoriano si è impadronito del posto dell’Imperatore.” Oggi, in Italia, uno “scandalo indispensabile che avvenga”? “Uno scatto di verità. Togliamo tutti i veli al Potere, sia quello laico, politico, sia quello religioso, ancora affamati degli ultimi brandelli della vittima Europa e gridiamo: “la nostra parola è sì, sì, no, no“, ossia corrisponde alla realtà, non “crea” la realtà, è il solo modo in cui la parola delle donne è uguale a quella maschile. La democrazia, purtroppo, riduce i popoli a pecore obbedienti che hanno un unico diritto: pagare le tasse. Scuotiamoci dalla depressione indotta dal non avere futuro. Quale futuro può avere un popolo cui è stato tolto il diritto al proprio territorio, alla propria indipendenza, alla propria sovranità, alla propria patria? Riappropriamoci di tutto questo: io spero, e credo, nella possibilità di un nuovo Risorgimento.

Flashback

Le ferie, questo istituto che ci mette in condizioni di inferiorità concorrenziale con i cinesi, mina, in questo mese di Luglio, la nostra predatoria presenza sui mercati. L'apertura degli sportelli è a rischio e la funzione organizzativa si esercita fisicamente, sul campo. In un anno che non ricordo, la FABI ( per offrire i suoi bassi servigi a Achille Maramotti, in cambio della preferenza assolutistica per il suo marchio ?) vedendosi snobbata organizzò una manifestazione davanti alla Direzione generale del Credem'a me, a Reggio nell'Emilia. Ne ho ripercorso gli eventi, attraverso un servizio fotografico documentaristico dei diversi momenti della manifestazione, digitalizzato negli archivi sindacali. Vi compaiono anche colleghi che non sono più, chi con un cartello al collo, chi senza decorazioni. Ce n'è uno portato da un caro amico scomparso alla fine del febbraio scorso, che recita: "Maramotti, padrone delle ferriere". Nel "servizio" si notano i manifestanti assiepati su via Emilia San Pietro, un pick up ( avevano avuto un permesso dal Comune comunista o la via era ancora agibile ai mezzi motorizzati? ). Sul pick up, l'allora Segretario generale, Gianfranco Steffani, tiene un comizio, sotto il furgoncino si nota distintamente l'allora Presidente Luigi Marmiroli. Poi le immagini ci trasportano all'interno della profanata Sede; locali a me ignoti, perché non ho praticato altro che i salottini al piano terra. Lungo tutto il servizio fotografico compaiono dei bodyguard o altra milizia privata, eretti, atletici e attenti, in abito nero e con un immancabile walkye talkye. Non me l' aspettavo, quando, improvvisamente, queste immagini si sono associate nella mia mente con quelle che constatavo dal vivo, osservando la milizia privata dei concitati eppur distaccati organizzatori della quadratura del cerchio, specifici nel modello, fissato in immagini identiche. Computer portatili al posto dei walkye talkye. Anche in questo caso, la situazione non doveva sfuggire al loro controllo, secondo le regole d'ingaggio. Sviluppando il film e facendolo scorrere, in ogni ambito di informale ancorché rigido controllo, ora come allora,le stesse diapositive, la stessa disposizione, in un ritmo immutato e uguale per tutti, da film muto e in bianco e nero. Il modello "commando", che supplisce alla scarsità delle truppe e che monta il profitto, sembra immutato, immutabile. Potrebbe essere un'estensione del falsamente aggressivo atteggiamento di poco virili indossatori e anoressiche indossatrici che vogliono offrire per il breve tratto della passerella l'immagine dell'uomo e della donna vincenti in un'incessante proposizione competitiva di se stessi, che si accascia nel promiscuo e sudaticcio camerino dove, sempre gli stessi, indossano molteplici vesti. Dicevamo delle ferie. A inizio anno, il direttore ripete, di postel in postel, che l'azienda richiede di programmare tutte le ferie dell'anno. Si tratta in realtà della copertura minuta dei ruoli, attraverso lo sfarinamento molto breve delle assenze e per evitare che residui, anche minimi, possano alterare lo schema rigidissimo, l'anno successivo. Le sanzioni sono un pretesto, come ogni altra specie di affermazioni, pubblicitarie, tribunizie, cenacolari. Si tratta di un modello aziendale di "ciurlatori nel manico". Comunque, le conferme e le variazioni intervengono fino a Giugno, dopo di che, vengono modificate su due piedi, in un continuo rabberciamento, nel quale le esigenze di chi lavora e delle loro famiglie sono le ultime. Nonostante questo, soprattutto nel mese di Luglio, durante il quale i clienti si apprestano a chiudere gli esercizi, la possibilità di non poter aprire qualche sportello si fa concreta e la caccia alla pedina mobile si fa spasmodica, perseguita fisicamente sul territorio. E stiamo parlando di cinque o sei agenzie. Indipendentemente dalla realtà, le riunioni ideologiche, le video e audio conferenze continuano come se niente fosse: si blatera tutto il giorno in loco e, dopo un'ora, lo stesso officiante si ripropone in video in una orazione ecumenica. Il sistema di controllo spionistico anche delle operazioni più minute, farebbe invidia agli statunitensi, se ne conoscessero l'esistenza. Stiamo parlando, infatti, di uno sputo nell'universo, ma molto narciso. Il sistema di controllo non trascura i clienti, anzi...Chi va in vacanza fuori dai confini deve prima confessarsi con il proprio platformista, che comunicherà periodo, durata e luoghi alla Spectre aziendale, che in caso di cambio di programma provvederà a lasciare i malcapitati in braghe di tela all'estero. I siti, visitati con carta di credito sono monitorati e, se a rischio clonazione, ne viene intimato l'abbandono. I conti correnti del personale sono controllati. Insomma, la strana banca è come il giornale del pomeriggio, che non si pubblica più: è una seconda o terza banca. I costi dei servizi sono onerosissimi per i clienti a basso valore aggiunto, cioè per coloro che operano semplicemente, direttamente, occasionalmente o a esclusivi fini di sussistenza. Le commissioni vengono aumentate senza preavviso e la soglia di derogabilità viene ridotta. La direzione aziendale svolge un non richiesto servizio di consulenza, soprattutto previdenziale, scemando sistematicamente le forze calanti, con incursioni non richieste da chi dovrebbe conoscere i suoi interessi e le sue intenzioni. Anche in quest'ambito i tentativi di intimidazione sono infarciti di forzature e di balle. Un pensionato riciclato manda in quiescenza gli altri,dopo essersi occupato della sua e essere risorto dopo tre giorni, in virtù della sua "esperienza". La strana banca non ha mai aderito al Fondo per il sostegno al reddito dei lavoratori del credito, come attesta la sua mancata contribuzione e quella del "suo" personale alla cassa del Fondo stesso. Quando si sono trovati ad assumersi il relativo onere per demando contrattuale in rapporto all'acquisizione di altrui rami d'azienda, hanno messo sistematicamente in braghe di tela gli incauti aderenti, con formule che i malcapitati non hanno capito, traducendole nei canoni consueti. Non credo che si tratti della consueta avarizia, credem'a me, ma del timore di avvilupparsi in un accordo sindacale di settore, che ne legherebbe i riti al metodo comune e li costringerebbe ad una contribuzione pluriennale e trasparente all'I.N.P.S. Si fa presto a stringere un vincolo e ritrovarsi avviluppati, "in un contesto normativo nel quale il proprietario è in mano ai suoi dipendenti". Sembrano le intemerate di Berlusconi contro le "toghe rosse", che hanno fatto di questo Paese una copia conforme del Sud America, a prevalente economia e mentalità fondiaria. Si diceva del campionato di "ciurlar nel manico" nel quale eccellono. La sicumera, le provocazioni, tradiscono l'inconsistenza delle loro tesi che hanno ad esclusivo riferimento l'utile di pochi e storicamente feudali azionisti. Assoggettano gli incolpevoli dipendenti a un sistema meccanico di valutazione reddituale delle loro operazioni, non contemplando intere categorie professionali e facendo fare a otto persone il normale lavoro di quindici. Il sindacato - sostengono - non è giallo...sarà arancione, ma un sedicente sindacato che di fronte a questo scempio del decoro lavorativo e delle norme che pur sussistono a tutela contro il cottimo dissimulato, non ha mai levato una voce forte, non ha mai sollecitato in assemblea uno sciopero..non è giallo per l'itterizia. Non basta limitarsi, in occasione dei rinnovi disastrosi dei contratti di lavoro, a sollecitare l'adesione a scioperi, che non vengono neppure indetti, "anche dei lavoratori del Credem", in ossequio a liturgie sindacali di vertice che scendono per li rami, come in azienda. Fare sindacato, in questo contesto, vuol dire creare alterità.Loro, invece, "creano il diritto", reinterpretando i canoni fissi della retribuzione,a cui si erano legati per contratto, ai premi budget discrezionali che attribuiscono, ad Aprile e non a Giugno, ai loro galoppini. Fanno "giurisprudenza" su ogni argomento, pronunciando sentenze interpretative su ogni possibilità di offrir voce ai lavoratori su ogni argomento che invece, proprio interpretativamente è affidato alla libera determinazione delle parti. Loro lo interpretano come se fosse loro tutto dovuto e si lasciano scappare, dai più bassi ai più alti livelli, la primitiva affermazione: "ma a lei chi "offre" sussitenza o chi le dà da mangiare?" Ma, principalmente, con questi metodi vetero padronali, più adatti all'amministrazione di una merceria che di una grande azienda, vogliono sottomettere ciascun lavoratore a protocolli oppressivi e spersonalizzanti, del tutto privatistici. Di loro si dice a Reggio nell'Emilia, al di fuori della loro cerchia ristretta, che sono della "brutta gente"; certamente discendono in linea diretta da quella triste genia dei latifondisti di media pianura,il germe originario di "Banca agricola" e si sono distinti per avere costruito e consolidato la loro immutabile ricchezza sullo sfruttamento più brutale ed indifferente di generazioni di braccianti. Ebbero, in termini finanziari, una parte decisiva nelle fortune politiche del regime fascista. Una volta ebbi a chiedere in una pubblica riunione a quanto ammontasse l'impiego della cospicua raccolta, a chi andasse e per quali fini, ma i relatori si guardarono bene dal rispondermi. E' una domanda chiave per capire per chi e a che fine si lavora. Come si può pretendere dedizione se si ignorano queste cose? Ma, a prescindere da questo acquitrino in secca, fatto di formazione "obbligatoria" anche se si è rimasti in due, di costose e inutili riunioni di autocoscienza in alberghi cittadini, che suggeriscono una mentalità salottiera e frivola ed espongono gli "affratellati" a rischiosi spostamenti sotto il sol leone, si "va sotto" per cercare di concordare anche i tempi di assistenza agli infermi, che spesso, costosamente, perché le visite specialistiche vengono programmate improvvisamente o con il preavviso di poche ore, vengono appaltate, a pagamento, a infermieri professionali. A volte, ci si sente delle merde per essersi trovati a fare da supporto a questa gente e ai loro reggicoda, annidati in interstizi angusti, ma quasi tutti provenienti, con portafoglio al seguito, da altre aziende di credito, secondo uno stile che con le vantate caratteristiche del Credem'a me, c'azzeca come la mitologia della fondazione di Roma. Per fortuna ci si sente delle merde solo in rare e fortuite occasioni.

domenica 7 luglio 2013

Il faticoso cammino dell'homo sapiens.

Ventidue anni fa si svolsero le ultime elezioni politiche in Algeria. Si affermarono nettamente gli islamisti contro la coalizione sponsorizzata dall'occidente e dalla Francia, ex potenza coloniale. Un colpo di Stato militare affogò subito quella chiara e netta espressione popolare. L'Algeria si era liberata dalla tutela francese con una lotta di popolo, condotta per anni e scontata con uccisioni, mutilazioni e torture. Il più bel documento filmico di quell'epopea è stato "La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo, scomparso da poco più di un anno. Evidentemente, però, quella tenacia, quello spirito di immolazione che non si piega al meno peggio, come usa invece da noi, era sostenuto da una fede intima che, nell'espresione del voto, aveva premiato chi, realmente o apparentemente, la rappresentava. Se nei Paesi dell'Islam si fa votare il popolo, in una parodia delle già parodistiche elezioni occidentali, vince l'Islam, il sentimento profondo del popolo, donne comprese. Per vent'anni, l'Algeria sarà scenario di attentati, uccisioni individuali e di gruppo, rivolte anche a simboli della incongrua dominazione occidentale. Anche sei marinai italiani furono sgozzati nel loro barcone, ormeggiato nel porto di Algeri. Poi, la sistematica repressione ha di molto diminuito l'incidenza degli atti violenti di rivalsa. E' succeduta una generazione, nata e cresciuta in quel sistema dittatoriale. Adesso, uno scenario consimile si propone in Egitto. Se non si riesce a far votare il popolo secondo interessi alieni, vincono gli islamici e gli alti comandi militari, non alieni da interessi diretti, si incaricano di reprimere la parodia democratica e coprono il misfatto "democratico" con figure di garanzia, a prescindere da ciò che si deve garantire ( come il presidente della Corte costituzionale, dopo che la Costituzione è stata sospesa )e, avendolo a disposizione, mettendo in vetrina un premio Nobel, un intellettuale eminente, ma del tutto avulso dall'humus popolare. Il paradosso apparente di questa vicenda è che coloro che, intellettualisticamente, nell'Occidente fomentatore sono considerati meno distanti dai valori democratici, si affidano ad un colpo di Stato per affermarsi sui vincitori elettorali legittimi. Non ritengono percorribile, evidentemente, la strada dell'opposizione costituzionale. Ma i militari, tutti i militari, non sono democratici e, in Egitto, hanno già esercitato il potere sui civili per due anni, uccidendo o cercando di annichilire con le torture, gli elementi non irregimentabili. Nelle cangianti vesti di vittima o di oppressore, fra chi milita negli schieramenti maggiori, nessuno può essersene dimenticato. Con questa gente sullo sfondo e negli anfratti più bui dove consumare i loro misfatti - ci sono già decine di morti - quando gli Egiziani saranno chiamati, se l'ordine regnerà allora a Il Cairo, a rivotare ( come in Europa, ripetutamente sull'adesione all'euro e, inutilmente, in Italia, dopo un Governo, frutto di un golpe bianco ), senza condizionamenti brutali e brogli sistematici, rivinceranno gli islamici, che sono espressione autentica del sentimento diffuso del popolo minuto. Ma perché gli alti comandi militari si sono ancora così incostituzionalmente intrufolati nella vicenda pubblica interna, pur guardandosi bene dall'assumere direttamente la guida del Governo? Ciò che interessa agli alti comandi è di non perdere il controllo del vasto apparato produttivo di cui sono cointeressati capofila e la gestione autonoma del proprio bilancio, ma, soprattutto, la garanzia del supporto americano: 1.500.000.000 di dollari l'anno. I nord americani sono quindi gli azionisti di riferimento degli alti comandi egiziani, che sono i garanti della "conformità" dei Governi egiziani ai desiderata di Washington. Il colpo di Stato ( hanno anche cercato di sostenere che non si trattava di un golpe, mentre lo consumavano ) non elimina le cause che l'anno originato, che restano insolute nei loro termini socio-culturali, politici ed economici. L'Egitto era da tempo precipitato nella miseria e non aveva già, al posto dei militari, i severi custodi del recinto comunitario, come noi, nell'Unione europea. L'emiro del Qatar aveva offerto denari, in cambio della concessione sul canale di Suez ( qualcosa di analogo capiterà presto anche a noi ). In queste condizioni, cosa residua, nominalisticamente, dei movimenti ( più che altro di elitaria opinione ) che si oppongono alle masse islamiche? Alle masse islamiche si contrappongono ( o si offrono come alternative, ai Sauditi, agli Israeliani e agli Statunitensi? )faglie religiose in contrasto e una pletora di mini partiti e movimenti di forte caratura intellettuale, ma del tutto estranei al costume egiziano. Vedremo se le opposizioni, approdate al governo, sfruttando la piazza anti Morsi e l'aiutino dei carri armati, vorranno continuare nella prassi dei Fratelli musulmani, solo a segno rovesciato o se si riusciranno a stringere compromessi labili e mistificatori. Se ciò non avverrà, si aprirà un'altra leva jiadista o uno scenario algerino.

sabato 6 luglio 2013

Santeria. Passione e ritualità.

L'arbitro accoltella un calciatore, uccidendolo, e finisce decapitato. E' successo domenica scorsa in Brasile, nello stato del Maranhão, nel nord. L'incontro tra dilettanti che si stava svolgendo a Pio XII ha avuto un doppio, tragico, epilogo. L'arbitro, Otavio Jordão da Silva de Catanhede, 20 anni, ha espulso un giocatore, Josenir dos Santos Abreu, 31 anni. Questi ha protestato rifilando anche un calcio al direttore di gara, che ha estratto un coltello ferendolo mortalmente. Due i fendenti che hanno ucciso Abreu. Gli spettatori hanno reagito con un'invasione di campo, e sconvolti, hanno raggiunto Catanhede legandolo al palo, lapidandolo, squartandolo e decapitandolo. La testa è stata poi esposta su un palo. Da twitter.

Il nulla al governo.

Il Nipote di tanto Zio, a capo di un'armata brancaleone tanto attinente alla società italiana, non sta facendo letteralmente niente. Annacqua, pericolosamente per i destinatari, i dettagli dei provvedimenti tecnici della Fornero e di Monti, ripristina alcuni provvedimenti di tagli di spesa pubblica, che la Corte costituzionale aveva decretato illegittimi, mette in cantiere una nuova amnistia che, con la scusa di decongestionare, per tre mesi le carceri, salverebbe forse il Cavaliere, a dimostrazione che nella controriformistica Italia, nulla veramente si muove, se non all'interno degli stessi apparati. Lo Zio e il Nipote vengono dalla scuola e dalla frequentazione di Giulio Andreotti, che, agli impegni chiari e netti, ha sempre preferito il rinvio al riassestamento magmatico, ma certo, degli apparati preesistenti, fossero essi anche collusi con la mafia. "Realtà", era il titolo del suo periodico, "il potere logora chi non ce l'ha", la sua filosofia politica e di vita. Zio ( soprattutto ) e Nipote sono invecchiati e cresciuti all'ombra del Divo Giulio e da Lui hanno appreso a controllare le dinamiche standone discosti, a non provocarle mai, ad aspettare che l'esito fosse già intravedibile, facendo finta, solo allora, di accompagnarlo. In quell'Italia in cui il potere adottava questo metodo anche con la mafia, il Mentore di Zio e Nipote è riuscito a stare al potere più di Mao Tze Tung, ma oggi, anche la nostra provincia familistica è squassata dalle interferenze finanziarie che non rispettano confini. Re Giorgio, ha scelto il Nipote proprio perchè, col supporto dello Zio, da destra e da sinistra, si continuasse a competere sugli investimenti immobiliari e un lavoro che non si "crea", tenendosi la parte per tutto il resto, come era già avvenuto almeno dagli anni '70 fra comunisti e democristiani, provocando la rinascita della lotta armata partigiana che, per sostenersi, prese accordi e mantenne contatti con l'insurrezionalismo regionale diffuso ed attinse al mercato secondario delle armi, ( quello che viene intercettato o residua da guerre e scaramucce )cioè ad una forma minore ed illegale di globalismo. Destra e sinistra, attenta la prima agli interessi più sentiti dai suoi sostenitori, parolaia e vacua, cioè proletareggiante la seconda, attendono discutendo, minacciandosi e stracciandosi le vesti che il nostro ( non il loro ) destino si compia, in una garrota di interessi debitori. Oggi, Capitan Findus - come lo chiama Beppe Grillo - si è detto angosciato dalle violenze sulle sponde egizione. Ne parlerà con la Bonino..capirai. In Egitto, "l'acqua nella quale nuotano i pesci" è tanta, anzi travalica i confini del pur grande Paese. Da loro, quando ci si incazza, non si fa finta e i prestiti prorogati dalla Unione europea non sono una "grande vittoria". Le nostre guerre sono state tutte sotterranee, ma, cumulativamente, non meno sanguinose.

venerdì 5 luglio 2013

Parodie.

Ho sentito su you tube, la registrazione di una demenziale, ma drammatica, intervista ad Ali Agca de La zanzara 24, nella quale l'assassino turco, libero, nella sua casa, sghignazzava con gli stolidi intervistatori, che volevano fare un paradosso di una oscura vicenda storica, nei termini della derisione e della grossolanità. Forse per stare al gioco, l'ormai maturo ( ma solo di età ) terrorista, rassicurava il Vaticano, con il tono ieratico che gli conosciamo, che non avrebbe attentato a Francesco I, di nuovo esposto e mischiato alla folla, perché di lui "non gliene frega niente a nessuno", "è solo un parroco di campagna". Tutto, come accennavo, in un tripudio di sghignazzi, nel quale, volendo distinguere una sottintesa, ma sconosciuta anche ai festanti, "ragione implicita" nella presunzione di un interesse politico nell'atto di cui era stato strumento ( commissionatogli comunque da qualcuno della filiera cospiratoria )il vecchio pistolero cercava e trovava nel suo arido ricordo il "sentimento" di una gioia "sacrificale". Un po' come aveva fatto durante i lunghi anni della sua detenzione italiana, recitando diverse parti, ma soprattutto, facendo la parodia dei toni solenni delle istituzioni con le quali è certamente riuscito, sotto traccia, a dialogare, se è stato "graziato" dal Presidente Ciampi, e dopo un breve soggiorno nelle carceri turche, a lui già note, è stato definitivamente liberato e, a quanto pare, si trova in una condizione che non lo ha privato dell'umorismo.

Il valore dell'esperienza..

Gianni De Gennaro, già Capo della polizia all'epoca "della più grave violazione dei diritti umani perpetrata dal dopoguerra in Europa" fonte Amnesty international, di notte, a Genova, contro giovani che dormivano, per il sistema delle "porte girevoli", è attualmente Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti e, prossimamente, sarà Presidente di Finmeccanica. L'azienda bellica, ancora a partecipazione pubblica e con 70.000 dipendenti, ha deciso di ristrutturarsi e di abbandonare il comparto finanziario che ne aveva intossicato il pur lucrosissimo business negli ultimi decenni. Ovviamente, il dottor De Gennaro di gestione d'impresa non sa nulla, ma, in un'entità di quelle dimensioni, stuoli di ruoli segretariali saranno a sua disposizione, per rassicurarlo. Finmeccanica torna al suo ruolo tradizionale e storico di mercante d'armi leggere, da destinare a eserciti, ma anche a polizie civili o militari, oggi molto impegnate, con gli eserciti, in paesi esotici. Chi meglio di De Gennaro, come presidente-piazzista, date le sue vaste conoscenze personali e le sue note caratteristiche di "prudenza"?. Quando si dice il "valore dell'esperienza".

Residuati bellici.

La seconda guerra mondiale non ha lasciato, sparsi quà e là, solo ordigni inesplosi, ha, purtroppo, lasciato al loro posto, troppi tumorali poteri che lo sconvolgimento bellico poteva offrire l'opportunità di estirpare. Purtroppo, la coesistenza, fra le forze che si opposero al fascismo, di una parte preponderante - quella anglo-americana - e una minoritaria e partigiana - quella comunista, con rappresentanze interpolatorie delle altre espressioni politiche, compresa una monarchica - non hanno consentito la soppressione delle persone e con esse degli interessi che rivestivano, definitivamente. Preso atto della situazione ( realistici per non approdare da nessuna parte, i comunisti ) il Guardasigilli Palmiro Toglaitti amnistiò tutti i fascisti e i partigiani dovettero riconsegnare le armi. Consiglio vivamente la visione del DVD del film "Novecento" di Bernardo Bertolucci, per "conoscere" la genesi di tanti agglomerati di interessi, particolari e periferici fin che si vuole, ma tristemente riconoscibili, quando vi si incappa. Fu così che nell'Italia "democratica", ma secondo i principi anglicani, ripresero la loro tessitura una miriade di conventicole d'interessi, replicando, al loro interno, per chi vi incappasse, costumi domestici, dominicali, feudali e servili. Mentre la società italiana è stata investita, nei suoi macro agglomerati, dalle modifiche delle dinamiche economiche e da una prima "sovversione" delle sue rappresentanze politiche, che hanno cassato e trasformato, fino a renderle irriconoscibili, le precedenti, malmentose concrezioni di corruzione ed i loro officianti, nelle istituzioni, come nelle banche e nelle grandi imprese produttive, le lobby ricche e particolaristiche si sono sedimentate, senza fondersi, in una deprimente autoreferenzialità. Il "giusto mezzo" del cattolicesimo paludoso italiano, di cui consiste l'humus preferito dei "residuati bellici" di cui ante, ha lasciato il corpo sociale invaso in tutte le sue periferie, da queste cellule tumorali. Le dinamiche sociali, per essere accettate e democraticamente amministrate, devono essere grandi, ampie e dialogicamente condivise, come non avviene in questi "circoli" presuntuosetti e ridicoli.

giovedì 4 luglio 2013

C'è fin troppo metodo nel kaos.

Scusate, cari amici, ma io qualche assonanza fra la politica egiziana, con il suo Presidente della Corte costituzionale che presiede un Governo che ha sospeso la Costituzione e l'Italia, l'avverto. Che sta succedendo? I militari stanno per prendere il potere? Ma no, è che la maggioranza del Parlamento ( solo per darla a bere agli italiani ? ) aveva chiaramente espresso la sua contrarietà ai bombardieri F35, per il cui utilizzo bisognerà chiedere il permesso agli americani che ce li venderanno, in quanto una parte fondamentale dell'hardware di guida resterà nelle loro mani e, il Presidente vetero comunista della Repubblica ha inventato o reistituito il Consiglio supremo di difesa, il Gabinetto di guerra, che, nella sua prima riunione ha sancito che l'acquisto è materia tecnica e non soggetto all'approvazione del Parlamento. Su che cosa si sono formate generazioni di studenti di Giurisprudenza, a questo punto non si sa più. Si manifesta una prepotente tendenza a violentare la ragione, il diritto e il buon senso con interpretazioni capziose e provocatorie, sostanzialmente con imposizioni che relegano l'interlocutore - nella fattispecie il Parlamento, espressione della volontò popolare - nel ruolo di inutile e per ora tollerato impiccio rimovibile. Ecco dunque che il paradosso di questo Paese-calzetta viene clamorosamente allo scoperto senza che un movimento organico di rivendicazione del diritto violato così smaccatamente e violentemente ( la violenza di chi vuole aggredire od impedire ) si organizzi e si opponga. Si dice che, in circostanze analoghe, in altri tempi, le truppe sarebbero già state schierate alle frontiere. Non sono in grado di valutare l'attendibilità di una simile, per fortuna, accademica stima, ma sono spaventato dalla catatonicità civile che incombe come un peso irremovibile sulle coscienze meno egoiste o solo più attente. E' un metodo che va generalizzandosi, che si propone di travolgere gli ostacoli alle strategie di pura conservazione economica e istituzionale. Noi non avremo piazze colme, ma solo un'analisi di nicchia e prese di posizione pubbliche, ma individuali. Non è una ragione per demordere.

Caleidoscopi.

L'esito paradossale e contraddittorio delle manifestazioni egiziane, che hanno portato alla defenestrazione di Morsi e alla persecuzione dei Fratelli musulmani, non è suscettibile di analisi razionali, nè di evolute simmetrie formali con il diritto, come noi lo conosciamo. Resta una tappa, se regressiva lo vedremo presto, di un disperato tentativo di evoluzione di un paese storicamente affascinante che propone quali protagonisti ( o comparse? )plebi violente, irrazionali, primordiali. Le masse, comunque, anche in Egitto sono tornate a farsi sentire con decisione, senza mediazioni e hanno messo in crisi l'apparato di potere che si andava configurando, ben diverso dalle aspettative di coloro che avevano rovesciato Mubarak. L'emarginazione - se ci sarà - dei Fratelli musulmani potrà impedire un precipitare nelle tenebre dei dogmi religiosi ( e non ), ma un popolo così incivile, emotivo e sempre pronto alla festa della deposizione, dovrà purtroppo convivere con la tutela degli uomini in armi, tutt'altro che rappresentativi del pensiero liberale e, finchè l'istruzione popolare non verrà diffusa, con ogni mezzo, anche volontaristico e la salvaguardia della salute non sarà seriamente ricercata, non ci si può illudere che questa gente possa conoscere e apprezzare i diritti civili e il rispetto legale della propria e dell'altrui personalità. Senza illudersi, è comunque qualcosa che senta indistintamente il desiderio di non subire più fatalisticamente atteggiamenti tirannici. Purtroppo, la violenza che, nella calca, è stata esercitate su diverse donne, egiziane e straniere, che partecipavano alla rivolta o la documentavano, è un pugno nello stomaco che mutila e assimila tutta la piazza alla teppaglia. Spero che non sia stato così uniformemente, ma l'inumana reazione a un sintomo di emancipazione di esseri umani che ritenevano, con coraggio, di essere finalmente persone dotate di parola e di libertà, fa disperare delle comuni aspirazioni che pur contraddette, sottendono indistintamente e inconsapevolmente all'occupazione pubblica de Il Cairo. Fa comunque specie rilevare come anche in Europa, le confuse formazioni di sinistra si siano trovate nella condizione di approvare un colpo di Stato che dopo un anno ha deposto il primo Presidente eletto dell'Egitto. E' un sintomo della confusione e della perdita di riferimenti dei movimenti politici e del globalismo che ne mulina l'attenzione e l'analisi fuori contesto, fuori cioè dalla civiltà giuridica di appartenenza, scombussolata da organismi estranei e da influenze culturalmente inconciliabili.

martedì 2 luglio 2013

Analisi chiare.

Propongo un altro lucido esame della situazione nazionale di Ida Magli, antropologa raffinata ed impegnata, ma non profetessa in patria. L'assenza di notize vere, il vuoto che congiura al peggio, l'invocazione di Grillo al disvelamento della verità, sono puntualmente sintetizzati in questo articolo-saggio. Da quando Napolitano ha fatto saltare, chiamando al governo Mario Monti, le regole della democrazia che, nel bene e nel male, avevano sorretto le istituzioni della repubblica italiana anche nei periodi più bui della sua storia, la crisi etico- politica, oltre che economica, dell’Italia è andata peggiorando ogni giorno di più ed è inutile sperare che il Signor Letta trovi una soluzione perché, anche se lo volesse, non è in condizioni di riuscirci. I motivi sono evidenti. Il suo governo è nato per collocare, senza più né dubbi né ripensamenti, in maniera definitiva l’Italia alle dipendenze dell’Unione europea. Diciamo, in sintesi, che ha concluso, fingendo di tornare alla legalità democratica, il lavoro iniziato da Mario Monti. Tutto quello che dice Enrico Letta sui problemi da affrontare è preceduto dall’affermazione che gli impegni presi con l’Europa saranno mantenuti, che il rapporto debito-Pil è ferreo e nulla potrà impedire che tale rimanga. Batterà i pugni sul tavolo di Bruxelles? Barzellette! Enrico Letta ha costruito la sua carriera sull’Europa e dunque quello che conta è “Lui”, Letta, e il suo buon rapporto con l’Europa, non l’Italia e i suoi bisogni. Se passiamo ad analizzare il modo con il quale ha scelto i suoi membri, balza subito agli occhi che il governo Letta somiglia a uno dei tanti governi esibiti dai paesi emersi di recente alla ribalta della storia, quelli un po’ da ridere, quelli che, dall’alto della propria civiltà, gli italiani erano soliti definire repubbliche delle banane. Una balda “immagine” di avanzata democrazia e sotto il vestito, non il nulla, ma la brutalità della più selvaggia delle dittature e la castrazione dei sudditi. La storia della campionessa promossa a ministro è stata ormai troppo discussa per dovervisi soffermare, ma è appunto una storia da paesi delle banane. Una cosa però bisogna aggiungerla. È naturale, è ovvio, oltre che tanto noto da aver ispirato innumerevoli barzellette e gag famose come quelle delle interviste di Tognazzi e Vianello ai vincitori di turno, che i campioni dello sport non possiedano particolari doti di pensiero e nessuna competenza per fare qualsiasi cosa tranne che esercitarsi nel proprio sport. Sbalzarli a governare, a fare le leggi, a comandare ai popoli è da stupidi oltre che offensivo per i popoli stessi. Il signor Letta adopera però il populismo di “genere”: perché la canoista Idem e non il calciatore Balotelli? Letta sapeva bene che se avesse nominato ministro Balotelli, anche se molto più famoso e pieno di fans, si sarebbero messi tutti a ridere. Adesso, però, c’è la questione della condanna di Berlusconi, capo del partito di governo, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non discutiamo qui in nessun modo la condanna, ma il dato di fatto. Il governo doveva dimettersi, se appunto l’Italia non fosse stata ridotta a repubblica delle banane. Esponenti del Pdl scendono in piazza per protestare contro la condanna mentre altri, compreso il vicecapo del governo, continuano a governare come nulla fosse successo. E osano affermare che questo è un governo per il bene del paese. Il bene del paese sarebbe quello di appartenere ancora alla civiltà democratica. Ida Magli

lunedì 1 luglio 2013

Costa meno morire.

Gli effetti del nuovo che avanza da quasi trent'anni stanno producendo gli effetti negati fino alla spudoratezza, ma evidenti alle semplici persone di buon senso. Fenomeni simili, erano ravvisabili, storicamente, negli Stati Uniti e in Inghilterra, attualmente, in Grecia. Ora, senza parere, tranne per chi è ammalato, anche in Italia. L'articolo è tratto da L'espresso in edicola questa settimana. Esclusivo Cancro, chi è povero muore di Daniela Minerva Per la prima volta in Italia due farmaci oncologici sono stati messi in vendita solo a pagamento: chi vuole curarsi deve pagare più di mille euro a settimana. E' una violazione della Costituzione, ma il governo fa finta di niente (01 luglio 2013) Non se ne è accorto nessuno. Ma presto se ne accorgeranno i malati di cancro. Perché, in barba alla Costituzione, per la prima volta nel nostro Paese, le autorità sanitarie hanno deciso che ci sono malati di tumore ricchi che avranno accesso a due farmaci oncologici, e quelli poveri che dovranno fare senza. E' accaduto infatti che il pertuzumab (Roche) e l'afibercept (Sanofi-Aventis) siano stati autorizzati dall'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) il 27 maggio scorso e quindi ammessi in farmacia, ma a totale carico del malato. Che, se vuole curarsi, dovrà quindi pagare per il farmaco Roche 6.000 euro per le prime due somministrazioni e poi tremila euro ogni 21 giorni; e per quello Sanofi Aventis 4.000 euro ogni tre settimane. Perché le medicine sono sì registrate e ammesse alla vendita, ma non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Non era mai successo per gli anticancro, salvavita. Perché se è vero che molti farmaci innovativi sono oggi disponibili in farmacia a pagamento (è la cosiddetta Fascia C), è anche vero che si è sempre trattato di prodotti non salvavita, per i quali, il più delle volte, esiste un'alternativa, ancorché meno potente o meno avanzata. Il cancro, poi, è di una tale drammaticità che nessuno aveva mai osato nemmeno immaginare che si potessero registrare delle medicine e non metterle a disposizione di tutti i malati. Non c'è dubbio che l'Aifa ha agito secondo le norme. Anzi, la norma. Sciagurata e passata finora sotto silenzio: quella con la quale l'ex ministro Renato Balduzzi, oggi deputato montiano, ha deciso, nel novembre del 2012, che i farmaci non ancora ammessi al rimborso del Ssn ma verificati come efficaci dalle autorità sanitarie potessero essere venduti in farmacia a chi ha i soldi per comprarseli. "Nelle more", si dice in gergo. Ma queste more sono lunghissime: come "l'espresso" ha denunciato più volte, i farmaci innovativi arrivano nel nostro paese con grande ritardo: fino a due anni dall'approvazione europea. Diversi mesi trascorrono mentre l'Aifa rivede i dossier già esaminati e approvati dalle autorità europee e autorizza il farmaco anche nel nostro paese, ma altri mesi passano a definire prezzo e modalità di accesso al mercato. I tempi di questi iter si fanno sempre più lunghi anche perché si allungano i negoziati, con l'Aifa che offre prezzi che le aziende ritengono bassi. Ed è chiaro a tutti che non ci sono soldi per la sanità, e che, quindi, i negoziati non sono destinati ad accorciarsi. Anzi. Nelle "more": chi ha i soldi si comprerà il farmaco con gli evidenti benefici terapeutici, chi non li ha lascerà questa vita. E non serve raccontare come, negli Usa e nei paesi senza servizio sanitario universale, le persone si indebitino, vendano la casa, chiedano prestiti per potersi pagare anche solo qualche mese di vita. E a guadagnarci sono le aziende che inizieranno a vendere il farmaco mesi e mesi prima del suo accesso agli ospedali pubblici. Ma resta l'interrogativo: Balduzzi si è reso conto della drammaticità di quella firma? E non ci vengano dire che è solo "nelle more", perché una volta infranto il muro della decenza, non si torna più indietro.

Europeisti.

Quello che sta succedendo in Grecia non va neanche riassunto, tanto è abnorme l'abuso sulla popolazione - per altro sempre praticato in quella provincia desolata dell'europa sud-orientale - per consentire a una cricca di benestanti, corrotti ed evasori, di rimanere nell'euro. Chiusura degli ospedali pubblici, salario minimo a 350 euro e senza contribuzione ( la mia azienda chiederà la nazionalità greca ). Rammento, cone se fosse oggi, la volgare performance di un ragazzotto strafottente alla mia scrivania della Banca di Roma: "voglio aprire un c/c, sono ricco, anche la mia ragazza sta bene - mi indica una intonacata ragazza che guarda davanti a se, seduta su una poltroncina -. D'accordo con mio padre, sono espatriato; dovrei fare il servizio militare, ma io diciotto mesi li faccio fare a loro." Quindi, lei è un disertore e sarà presto ricercato - sa, è per l'istruzione della pratica, anche se già mi faceva schifo, non per la renitenza, ma per il suo modo di porsi. "Allora lei non vuole aprirmi il conto? Personalmente, me ne frego, ritengo però che l'apertura di un rapporto simile vada sottoposta a un funzionario". Aspetterà circa un'ora e mezza, a sogghignare, guardandomi e indicandomi alla sua intonacata ragazza che, per tutto quel tempo non cambierà espressione. Alla fine, un altro assistente commerciale gli aprirà il rapporto, dopo che il funzionario di sala ve li aveva accompagnati. Sono certo che quella "dinastia" sia l'unica beneficiaria del permanere abusivo della Grecia - che dal punto di vista economico è molto più incompatibile con l'Europa della Turchia, nella Unione europea. Oggi è entrata la Croazia, e i Greci scenderanno ancora in classifica.

domenica 30 giugno 2013

Epigrafi.

In Italia, nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Mi piacerebbe far rivedere agli Italiani che cos'è un ospedale, non una fottuta azienda. Gino Strada. In Egitto l'opposizione laica è viva. La restaurazione non è riuscita. In Italia, Berlusconi ristruttura il PDL e torna a Forza Italia. Paese controriformistico. Il ciclista Armastrong, radiato per doping, ribadisce una verità che si era voluto rimuovere: Si "vince" solo col doping. I migranti, burocraticamente definiti clandestini, vengono respinti a Melilla dalla Guardia Civil, mai sciolta dopo la morte di Franco e, dopo essere stati pesantemente picchiati, perchè sappiano che cosa li aspetta se ritorneranno, vengono consegnati ai marocchini che li detengono, per torturarli e lentamente eliminarli. Alcuni, che sono sfuggiti ai miliziani spagnoli, sopravvivono primitivamente nelle macchie e nelle foreste. «Quando vedo un animale, quando vedo il suo comportamento, soprattutto dal punto di vista affettivo e istintivo, mi riconosco. Son tanto simili a noi» Margherita Hack Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita. Rita Levi Montalcini Un funzionario di banca si sente chiamato e viene ordinato sacerdote, poi, viene nominato Monsignore, per uniformità con il precedente inquadramento e, come prima, continua a trafficare denari, per conto del nuovo committente. Gli Stati Uniti spiano tutti. Internet è stato ceduto dalle forze armate americane, delle quali era il sistema di comunicazione interforze che, ovviamente, hanno tutti gli strumenti per infiltrarlo. E' fra l'altro un sistema di spionaggio economico, come Skype per i telefoni, adottato anche da aziende, impunemente, almeno in Italia dove la privacy è oggetto di simposi e non di sanzioni per la sua sistematica violazione. Il Papa polacco intrigava in Polonia, la Gregori e la Orlandi, sacrificate agli strepiti di Wojtila e di Ali Agca e del mancato accordo, non intervenuto in quei giorni fra la magistratura italiana e gli organismi vaticani sullo IOR. Il Ministero dell'interno avvisato, insieme agli artificieri, due ore prima della telefonata ufficiale delle Brigate rosse su Moro in via Caetani. La vita è un inferno di bugie.

venerdì 28 giugno 2013

Dell'ipocrisia del cretino ( senza escludere il cretinismo naif ).

Ho preso a prestito il titolo di un libro che avevo visto sugli scaffali delle librerie due o tre anni fa e che non avevo né comprato, né sfogliato, perchè mi sembrava che l'argomento si imponesse da sé. E' l'insistenza nella espressione che mi induce a cretineggiarne. Intendiamoci: il cretino di cui trattasi è spesso un utile idiota o un idiota che pensa di essere utile a se stesso; infine, un pavido idiota che si adegua a tutte le contingenze, a tutte le sollecitazioni ed alle pressioni per quieto vivere e, quietamente vivendo, tirar su qualcosa. Ma questo non ne fa altro che un cretino. Il cretino di cui trattasi "non tiene famiglia" - ancora, almeno - e la futura giustificazione è del tutto pretestuosa. E'piuttosto una pecora tosata, in questo gregge che non ha mai conosciuto una ribellione portata alle sue naturali conseguenze, che non ha mai conosciuto una rivoluzione, che ha sempre preferito la calma piatta della mediocrità all'impegno, salvo che l'impegno non fosse quello sollecitato da altri in grado di alterare il suo stato catatonico. Quasi sempre l'impegno del galoppino. I cretini sono pericolosi, molto di più delle persone malvage o criminali che, nella loro determinatezza, da adulti si possono fronteggiare con successo, senza incorrere nella miriade di sottospecie interpretative di ogni opportunista, carrierista o menefreghista morale. Di queste specie il nostro cattolicissimo Paese pullula come una coltivazione di microbi, potenzialmente letali. Prenderli di petto, oltre che sforzo gravosamente sfuggente, non sortisce effetti conseguenti, ma sempre laterali e viscidi, come se si fronteggiasse un'anguilla. Meglio, quindi, prenderli per il culo, ma, avendo la faccia come il culo, guizzeranno verso l'alto, senza cambiare espressione . Eppoi, anche di questo, sapranno un giorno farti una pubblica colpa ( debito, in lingua tedesca ), interpretando, da par loro, il ruolo dei vessilliferi della morale comune, ufficiale, falsa e spersonalizzata, quella in base alla quale si viene ostracizzati nelle conformistiche sentenziosità di paese. Il cretino è come una malattia subdola e silente che si rivelerà quando sarà troppo tardi per curarla, agisce in un ambito coatto, noioso, strumentale. Cretini si diventa. Lo asseriva già il Maestro della psicanalisi, che invitava a prendere atto della vitalità, spontaneità, aderenza al reale e al vero, del bambino, rispetto all'adulto bolso, manierato, incluso, casomai nevrotico per il "disagio della civiltà". All'allevamento del cretino contribuiscono la scuola, ormai anche l'Università a numero chiuso e poi il mondo del lavoro, strumentale al guadagno incessante del(l)'(im)prenditore. Si salvano, ma sembrano dei cretini agli occhi dei cretini prodotti, poche figure dotate di abilità manuali, passioni artigianali e poco avidi, che, se vengono aiutati disinteressatamente da qualche d'uno che sappia rigenerarsi nella loro compagnia, possono essere, inaspettatamente, di nuovo artefici di una vita cretivamente appagante. E' utile che,anziché possedere una delle tante inflazionate lauree che ne costringono le prospettive e ne determinano il percorso di vita, continuamente pungolati al successo da un piccolo mondo di picadores, a loro volta tenuti sotto pressione in un'assurda, spesso invidiosa, competizione gladiatoria, in questi frangenti di ripiegamento economico e, presto, sociale, chi ha passioni e abilità, le coltivi con coerenza, ricercandosi e collaborando, aperti ad un mercato non esclusivamente domestico. Persone consimili possono formare anche delle ottime famiglie e ricostruire un senso civile del lavoro che è stato completamente prostituito. E' incredibile il numero delle cose che le persone più modeste conoscono e di come le sanno fare, rivelando il niente di cui si alimentano tanti interventi tecnici "professionali" costosissimi e poco accurati. Il cretino, che ritiene di essere realista e intelligente, ipocritamente si atteggia secondo il costume di riferimento del suo ambiente sociale, che subisce anche a scapito della dignità. Il cretino è democratico, per essere partecipe dei sentimenti comuni, contraddetti dai geni e dagli istinti: insomma, è un ipocrita. Ma resta comunque un cretino.

Chi controlla i controllori e, eventualmente, a che scopo?

Secondo l'Organizzazione del lavoro ( I.L.O. ) , tutti gli indicatori economici attestano che la disoccupazione complessiva aumenterà. Si tratta quindi di selezionare all'interno del fenomeno. 1.500.000.000 di euro messi a disposizione degli imprenditori per mettere nella guida 200.000 ( vedremo ) giovani italiani, così, genericamente. Gli imprenditori ne faranno ( fare ) un uso ragionieristico e solo a fronte di licenziamenti. Siccome si va in pensione a 70 anni, salvo finestrelle socchiuse con malus aggiuntivo a quello del pensionamento - dal 70% al 62% - della retribuzione , per malati terminali o per chi si senta gravemente cagionevole di salute, in presenza di legioni di differiti, sfruttando, anzi, precostituendo le condizioni per poterlo fare, le aziende licenzieranno, per assumere. Le misure etero-finanziate ( in maniera da mantenere il controllo sulle autorità nazionali )daranno qualche piccolo e temporaneo esito solo se i lavoratori anziani saranno licenziati. Il salario sarà per i subentranti molto più contenuto, la cultura dei diritti, assente e, conseguentemente, l'utile del profittatore-imprenditore sarà invece di molto incrementato. Per nuovi investimenti...non c'è dubbio. In una condizione di recessione, per ridurre la disoccupazione bisogna fare investimenti che creino lavoro aggiuntivo e bisogna ridurre l'orario di lavoro fra gli occupati, per redistribuire il lavoro fra più persone. L'austerità europea non lo consente - ma i padroni se ne guardavano bene anche prima - e i governi insolventi possono solo aumentare la precarietà e la disoccupazione. Il Financial Times rivela che il Governo italiano è esposto per 160.000.000.000 di euro, impiegati negli ultimi anni sul mercato dei derivati. Lo scorso anno ne sono stati rinegoziati 31.000.000.000, accusando una perdita di 8.000.000.000. Per parte sua, il Ministero del Tesoro ha già comunicato un'ulteriore perdita di 3.000.000.000. Le perdite si sommeranno, nei prossimi anni, quando ci sentiremo ripetere che "siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità". Se la Grecia ha truccato i conti, nascondendo un indebitamento eccessivo, dietro derivati da saldare in futuro, la regista di questa operazione truffaldina è stata la Banca Goldman Sachs, diretta allora, per il settore europeo, da Mario Draghi. Il Governo Prodi ricorse allo stesso stratagemma, adducendo di voler difendere la lira dal rischio di cambio e dalla variazione dei tassi di interesse. I derivati avrebbero dovuto costituire l'assicurazione contro la volatilità dei mercati, anche se, nei fatti, hanno svolto la funzione contraria. E' ormai evidente che lo scopo effettivo di quelle operazioni era di truccare i conti e garantire anche all'Italia l'ingresso nell'euro. Quando questo avvenne, Mario Draghi era il direttore generale del Tesoro, che era l'organismo contraente, dal 1991 al 2001. Poi, utilizzando il sistema delle "porte girevoli", divenne responsabile per l'Europa di Goldman Sach, sicuramente coinvolta in queste operazioni. Seguirà il Governatorato della Banca d'Italia e la presidenza della B.C.E. La qualità - non quella tecnica - del lavoro ispettivo della Banca d'Italia è testimoniata da molti episodi storici. Limitiamoci all'ultimo. I dirigenti del M.P.S. hanno nascosto (?)agli organi di vigilanza pubblici, l'esposizione debitoria che era incompatibile con il suo regolare funzionamento, nascondendola sotto degli onerosissimi derivati. Il casino (accentato) dei derivati ammonta a 700.000.000 di dollari, in valore nominale. Solo il 10% passa attraverso le Borse, il resto è scambiato tra privati, pattiziamente, per così dire, per cui nessun indice può rilevarne il valore. La finanza che incide sulle condizioni sociali, ammonta quindi a un decimo del disponinile. Di quel 10%, quattro quinti hanno finalità speculative a breve termine. Di tali transazioni a breve, il 37% nell'eurozona e il 78% nel Regno Unito e negli U.S.A., si svolgono mediante computer, governati da algoritmi, che operano ad una velocità di 22.000 operazioni al secondo. Macchine opache agli stessi operatori e, soprattutto, agli stessi regolatori, molto efficienti nel trasferire la ricchezza dai redditi da lavoro e dalla spesa sociale, ai profitti e alla rendita. Quanto agli addetti alla regolazione dei mercati, costoro, grazie al sistema delle "porte girevoli", sono stati il catalizzatore che ha portato questi trasferimenti fino alle loro estreme conseguenze. Perché rimanere sottomessi ad un sistema simile? Quanto all'Italia, essa è passata nella serie B del sistema produttivo per effetto delle scelte delle imprese produttive e bancarie di arricchirsi con la finanza e di abbandonare innovazione e ricerca, di vendere o chiudere gli impianti. In Svizzera ci sono 150.000.000.000 di capitali italiani, trasferiti clandestinamente. Se solo il 10% rientrasse e fosse investito, la ripresa sarebbe immediata. Non rientrerà un centesimo.

Note sparse.

L'Italia occupa lo 0,2% delle terre del mondo. Un paese così piccolo ha prodotto più del 70% delle Opere d'Arte della storia dell'Umanità. Fonte UNESCO. Ma non è mai stata una Nazione, conseguentemente non può essere uno Stato. Città dell'uomo completamente prive di strutture, un deserto di dettagli senza forme, il paradiso o l'inferno di quelli che fanno a modo loro. Il modernismo rivisitato ( nacque come tendenza nel 1960 ) vorrebbe imporre i criteri di un altro rifacimento ( detto ricostruzione ) mondiale. In nome di canoni comuni si edificheranno pochi contenitori molto belli e moltissimi inespressivi e disumani. A chi li abiterà, sembreranno delle novità?

lunedì 24 giugno 2013

Livelli.

La condanna di Berlusconi introduce al finale di partita della destra italiana degli ultimi vent'anni. Non è un dramma per la destra che saprà darsi nuove connotazioni, è uno smacco per quel generone grottesco di socialisti, democristiani, fascisti e opportunisti professionali che, nel solco del Popolo delle libertà, hanno cercato e certamente, almeno in parte, trovato sponsorizzazioni e protezioni analoghe a quelle delle Olgettine. Ognuno, se si rende merce, vende quello che ha mercato e io non intravedo differenze sostanziali fra le diverse espressioni della prostituzione. Chi ha educazione, istruzione, mezzi tecnici utili, "interessanti", li appalta al "mecenate". La prostituzione di lusso è diventata uno status simbol, ostentato grottescamente anche da uomini ormai vecchi, che non sanno uscire, neanche in articulo mortis, da una ostentazione di seduttività del denaro e del potere. Fra di loro non hanno mai smesso di gareggiare, in riunioni lavorative o conviviali, con le accompagnatrici più vistose, nella loro dabbenaggine lusingati dal budget di spesa che comportavano. Berlusconi, dall'alto dei duecento milioni di euro versati fino ad ora nelle tasche dei suoi avvocati, dell'assegno divorzile alla seconda moglie e degli appannaggi all'harem commerciale, sembra voler scuotere le colonne del Tempio. La sua vanagloria coprirà molte inadeguatezze e fornirà alibi insperati.

domenica 23 giugno 2013

Testimoni dell'ideale.

I contestatori sono di nuovo in piazza Taksim, a Istanbul. Sostano immobili, in piedi, sotto il getto degli idranti. Ricordano quel generoso studente che in piazza Tien an Men, a Pechino, fermò un carro armato durante una sanguinosa repressione. Chissà che fine ha fatto quell'anima candida? Gli effetti, però, ci furono: il maoismo, all'apice della Rivoluzione culturale, fu messo in crisi. Poco dopo, Mao morì e il nucleo dei burocrati conservatori, capitanato dalla sua vedova, fu sovvertito, processato alla comunista e levato di mezzo. Quindi, queste manifestazioni facilitano i cambiamenti, anche se non influenzano direttamente gli esiti, che sono demandati alle contese e alle compensazioni nelle stanze del potere. Però, contribuiscono. Altrimenti, l'apparato dominante non verrebbe messo in discussione, dopo essere stato mandato in crisi. In fondo, quei giovani chiedevano libertà e modernità, secondo un'ottica intellettuale e l'hanno ottenuta. Se, per i sopravvissuti in senso fisico e morale, i risultati siano stati consoni alle loro aspettative interiori non è dato sapere; per qualcuno sì, per altri no, per molti, nella sostanza, non è cambiato nulla, a parte l'inquinamento. La vita è cambiata certamente per i nuovi capitalisti dello Stato comunista ( quante categorie d'incompatibilità si sono rivelate fasulle.. ) e, in maniera, se possibile ancora più drammatica, per i nuovi operai, deportati dalle campagne. La Cina maoista era ancora, in tutto e per tutto, uno Stato rurale, nel quale i figli che sopravvivevano erano le stampelle dell'infermità dei genitori e le bambine si selezionavano alla nascita, secondo un calcolo di necessità. Lo strappo industriale è stato feroce e dittatoriale, secondo canoni che, prima che essere patrimonio delle società comuniste, erano sedimentati nella tradizione schiavistica cinese, paragonabile a quella vigente in Europa nel Medio Evo. Gli studenti avevano ragione, la loro sensibilità intellettuale era stata stimolata, ma non sapevano, né si curavano degli effetti che avrebbero favorito. Tutto scorre, panta rei. I risultati in trasformazione e temporanea sedimentazione si misurano negli atti appropriativi degli opportunisti d'accasione, nella casuale combinazione degli eventi, nell'apparente intangibilità dei più avari apparati, che studiano come trar profitto ed accusare minor danno da ogni situazione, fino a che un forte impulso, una ventosità dissolutoria non creeranno le condizioni di un riordino del quale vecchi e nuovi artefici si faranno testimoni. Testimoni dell'ideale saranno stati coloro che intellettualisticamente lo avranno inconsapevolmente prodotto.

Sono rinate le masse, o almeno sembra.

In Brasile si gioca a pallone, molti campioni del dì che fu si sono "formati" giocando per strada con palle di cenci. In Brasile si muore presto e più di metà della popolazione è al di sotto dei sedici anni, età in cui si può guidare un'automobile. Anche il diritto di voto è stato esteso ai sedicenni. In Brasile - e non solo in Brasile - le scuole e le Università più sofisticate sono riservate agli abbienti, cioè a coloro che, per ereditarietà, occuperanno le cariche nei comparti finanziari e industriali, che in quel Paese sono fiorentissimi. Gli ospedali sono solo a pagamento e sono di proprietà di Ordini religiosi europei ( gli ospedali di Rio sono dell'Ordine domenicano spagnolo ) e curano solo privatamente. La Chiesa si assicura l'influenza, politica, non devota, di coloro che nascono con un tracciato da percorrere, attraverso l'educazione ( famosissimo il collegio di San Bento ( Benedetto ) nella capitale carioca. Conseguentemente, li curano. Gli altri, tutti gli altri, che sono decine di milioni, non sono in realtà oggetto di attenzione, né materiale, né spirituale, perchè nascono e vivono in strada o nelle favelas e non sono in grado di apportare nessun contributo spirituale ai grandi empori della fede trascendente e di quella pubblica. E' vero che poveri preti si adoperano nelle favelas, fino ad essere uccisi dai narco trafficanti che le dominano; è anche vero che la loro opera resta minima nei risultati e che spesso diventano un problema per le gerarchie ecclesiastiche, la cui morale proviene dgli ambienti dell'alta borghesia che li ha espressi. Si ricordi, al proposito, la scomunica comminata dal Vescovo di Rio de Janeiro, nei confronti di una bambina di tredici anni che aveva abortito, perchè aveva, lei o chi per lei, reso pubblico il suo atto, dopo una violenza e l'inciviltà di un altro prelato che ha sancito come meno grave la pedofilia dei preti - ha parlato specificamente di quella -, rispetto all'aborto. Il meticciato biologico è unico al mondo ed è praticato al più basso livello sociale. Nei nativi di mille etnie, i contributi magici, tradizionali, ambientali, sono molteplici e, finché sono intrisi di giovinezza, bellissimi. Ma non è di questo universalismo, ivi presente da ben prima che diventasse di moda, che si nutre il potere, qualsiasi potere. La giovane popolazione vive e consuma la sua festa - che è festa reale - in pochi anni e poi, trascinandosi, si estingue. Gli ospedali civili sono quasi inesistenti, ci si cura con la santeria. Ma evidentemente qualcosa è cambiato, se i mitomani del calcio bailado contestano, come in tante altre parti del mondo, gli abusi e le noncuranze per alimentare business di nicchia, intendendosi per nicchie quelle della FIFA, dell'UEFA et similia, con i loro satrapi ignorantissimi e miliardari. Ed ecco allora, la Presidentessa Wilma Roussef, promettere l'importazione di sei milioni di medici ( e gli ospedali? ), il Paese dei balocchi delle tariffe pubbliche che si erano appena aumentate, minacciando l'esercito, già golpista, a tutela delle royalties, che comunque non sono destinate al popolo. Paese latino, nonostante la tua impetuosa crescita economica, cominciata con un presidente ex operaio, non sarai mai una comunità orizzontalmente coesa, un po' più grigia, ma evoluta e stabile, nei compiti come nei diritti. La Roussef viene dalla lotta armata, è la sponsor di Cesare Battisti, il terrorista, non il patriota italiano; durante la dittatura militare fu arrestata e torturata, tiene sotto controllo un tumore e guida la nazione. Eppure, pur promettendo interventi berlusconiani, senza spiegare come non si siano verificati fino ad ora, torna a pestare le orme di tanti demagoghi del samba, della lambada e degli stadi. Quel poco o quel tanto che Ignazio Lula Do Santos ha messo in circolo in una nazione anchilosata dalle logge massoniche, sembra infine manifestarsi a livello sociale. Con tutte le contraddizioni endemiche all'america latina e a quel continente-paese. Speriamo di essere solo all'inizio.

sabato 22 giugno 2013

Come i fiumi secondari d'estate.

Arida finanza. Se le liquide risorse sono assorbite dallo Stato, per mantenere il naso furi dal pelo dell'acqua, quello che resta non basta per le esigenze correnti delle famiglie e, siccome, primum vivere!, materialmente vivere, si mutilano i propri figli della linfa della cultura che, proprio perchè non serve a niente, li sosterrà fino alla fine in ogni prosaico contrasto che la vita riserverà loro. O meglio, li sosterrebbe. Troppo ottimista, mi hanno ammonito più volte: la famiglia non esiste, esistono le famiglie, molte delle quali non vengono allestite con razionalità, non predispongono prospettive per i figli, soprattutto di qualità personale, sono spesso deframmentate da separazioni- divorzi-nuove relazioni, che saranno anche "brillanti", ma certamente sono antieconomiche. Se, però, lo Stato non desse mostra di "equanimità", che è concepibile sempre e solamente verso il basso, a consolazione di ogni categoria di sfigati ed apparisse regger la parte a chi può sbrigliare i suoi "animal spirits", dovrebbe fronteggiare il rapidissimo crearsi di una ristretta ma visibilmente espansiva - nelle manifestazioni - società della ostensione dei costumi e dei consumi, a cui farebbe da contraltare una massa, ma proprio una massa, di altrettanto rapidamente impoveriti, che reclamerebbero quelle politiche di "sostegno" che i ragionieri di Bruxelles severamente censurano. Miei cari, lo stagno governativo sta per essere animato dai mortaretti di una nuova edizione di Piedigrotta.

venerdì 21 giugno 2013

Ischemie sociali.

Le presenti contingenze, atrofiche delle tradizioni rivoluzionarie che vi sarebbero ampiamente giustificate, stanno producendo un fenomeno estraneo, non catalogato, non noto: sono rinate le masse. Non le masse eterodirette da qualche avanguardia, grezza o sofisticata, bensì le masse "autoconvocate" che occupano le strade delle megalopoli dell'eclusione. Assenti o patetiche le organizzazioni politiche e sindacali, la "gente" ha cominciato a far da sé e a farlo bene. E' la polizia che, impazzita, provoca menomazioni e morti. Le proteste arabe, involutesi nel loro contrario per l'influenza endogena della religione, quelle turche e quelle brasiliane che sono succedute agli indignados e ai vari occupy, stanno apportando fisiologico ossigeno, dove l'incancrenirsi sterile degli apparati lo aveva seccato. La presunzione di fare solo per sé, ha come si suol dire, il fiato corto, ma i fenomeni, anche quelli apparentemente più essenziali, sono invece complessi. Troppe sono le influenze che congiurano alla ritirata. Ammoniva Confucio: il tuo nemico non è fuori di te, è dentro di te. E, tanto per intenderci, il tuo nemico non è il diavolo.

giovedì 20 giugno 2013

E' tempo d'analisi, non di giudizi.

Le espulsioni che fioccano nel M5S, non possono ancora essere giudicate, in termini politici, secondo i canoni dell'etica deterministica e aprioristica che è stata messa in campo. Sono solo poco più di tre mesi che questa crociata improvvisata è iniziata ed i partecipanti provengono da ambienti prevalentemente borghesi della società, assolutamente vergini di malizie politicanti, ma dotati di malizie personali. Non penso, perché non so, se questo sia stato il caso della Senatrice Gambaro; propendo per il no. Costei ha ritenuto normale commentare i comportamenti elettorali di Grillo e pochi come me non hanno nessun riguardo per i poteri di fatto che, con protervia e senza fondamento normativo vogliono, non solo imporsi, ma tacitare chicchessia. Qui, per altro verso, non sono in gioco, però, i principi costituzionali che tuteleranno la senatrice nel mantenere il suo scanno, "senza vincolo di mandato", sono purtroppo in gioco le prassi interne ai partiti - e anche ai sindacati - per cui chi esprime una valutazione pubblica non lo fa a nome proprio, come probabilmente riteneva ( ma non ne sono del tutto certo ) la neo senatrice, bensì esprime una linea politica di un gruppo, di una corrente di una struttura territoriale e può essere l'ingenuo grimaldello di agguati ed incursioni. Per questo è opportuno aspettare ancora, prima di profondersi in ipocriti e sempliciotti anatemi "democratici o liberali". L'uso delle suggestioni carrieristiche alligna dentro i partiti ( e anche dentro i sindacati ) e trova puntello in questa o in quella figura che, tutt'altro che carismatica, rappresenta solo un nucleo di interessi, sempre in rapporto a qualche altra potente entità. Nel caso in esame, i grillini, prima ancora che nascessero, sono stati oggetto di attenzioni improprie di "scouting" annunciati e poi praticati da giovani esploratori e sherpa del PD. I sacri principi sono "profanati" sistematicamente da prassi corruttrici e acquisitorie, alle quali si acconciano in cambio di un po' più di potere e d'influenza o per semplice sopravvivenza, tanti parlamentari senza seguito, gregari d'occasione di questo o di quello. In particolare, una legione d'impiegati che dovrebbero "rendere" al popolo che li ha eletti, dopo essere stati designati da una Rete ristretta a poche decine di migliaia di designatori, che si ritrova con un appannaggio di ventimila euro al mese e la prospettiva di percepirli solo per un anno, può sentir messa a dura prova la propria fede. Ma i salti della quaglia ( se, trascorso il tempus lugendi, avverranno )non sono identici: quello di Favia, che ha bruciato due mandati in posizioni poco remunerate e che, a norma di Statuto, non poteva ricandidarsi, ha avuto una genesi diversa, tranne il lucro cessante e il danno del pisquano emergente. Quello dell'altra Consigliera di cui mi sfugge il nome, anche lei bolognese è da verificare nel tempo. Potrebbe anche non trovare sviluppi per mancanza di offerte. Fra i Cittadini-deputati e senatori, ma soprattutto fra gli internauti, allignano certamente giacobini, anacoreti, idealisti e giustizialisti: tanto loro non hanno concretamente in ballo nulla. Se mi propongo e invito alla pazienza è per quell'indispensabile giacobinismo che pur intravedo nelle disordinata, pur se irregimentata, legione, che proprio perché si propone o dice di proporsi un rinnovamento radicale della rappresentanza, non può esimersi dalla ghigliottina, a rivoluzione abbozzata. Fossero solo queste le vittime di un processo fecondo, non ne sarei particolarmente addolorato. Se tutto involverà - come è probabile - stante gli influssi accomodatori che la comune origine nazionale contempla e l'origine piccolo borghese suggerisce: poco male. Non cambierà nulla e Grillo il mio voto non lo prenderà più.

Il nuovo Medio evo europeo.

In Spagna le tasse universitarie hanno raggiunto quote tali da impedire l'accesso e il proseguimento degli studi a tutte le classi popolari che ne avevano goduto fino ad oggi. L'istruzione torna ad essere censitaria ( non la cultura ) come le carriere che lo sono sempre rimaste, ma le classi popolari giovani non creeranno più problemi di intemperanza e soprattutto di critica, perchè saranno private degli strumenti per poterlo fare. Gli esiti professionali più importanti, si sa, sono ereditari; attengono a un ambiente e non a una gara di competenze che potrebbe dare degli esiti sovvertitori. Ma tropppi problemi aveva creato alla borghesia più forte l'orizzontalità delle opzioni che tanti allori aveva apportato anche ai figli dei lavoratori, anche se, con qualche eccezione, soprattutto all'estero, gli erano rimasti ad appassire in testa. La stratificazione classista si incrosta in regressive e rugose configurazioni e lo spirito critico, la capacità d'espressione delle classi nuovamente escluse, si inaridisce, si involgarisce e, anche se non si rassegna, perde in gran parte d'efficacia. Spero che i fatti mi smentiscano, ma quando la società disinveste dalla cultura diffusa, fornisce un alibi alle classi dominanti, favorendo un nuovo imbarbarimento e sofferenze morali di cui nessuno si curerà.

martedì 18 giugno 2013

Le occasionalità ripetitive.

Infuria sulla rete un torneo di violenza che sarebbe riduttivo catalogare fra le intemperanze verbali. Comitati di internauti solidarizzano con la leghista che ha incitato allo stupro del ministro di colore. Nell'esprimerle solidarietà, costoro si abbandonano a paradigmi di morte in un rogo collettivo degli interi quartieri che, a dir loro, occuperebbero i "neri". La progenie di questi immigrati, che consente ai genitori di ottenere l'assegnazione delle case popolari è paragonata alla merda che, sempre a lor dire, inquinerebbe, ma potrebbe tornar utile per la concimazione. I comitati internazionali dei nazisti hanno per ora ripiegato, dagli ebrei, agli islamici, intendendosi per tali solo gli immigrati. Non sono solo questi border line a nutrire siffatti sentimenti di un primitivismo quasi animale, si nascondono - non sempre - anche dietro l'affettazione delle maniere. Gli anni in cui mi sono formato sono stati caratterizzati da una radicale ribellione della borghesia studentesca, nel pieno della sua "crisi puberale". L'Italia bigotta e post fascista è stata sovvertita nel costume, la cultura dei diritti, con tutte le immaturità e le approssimazioni del caso, ha conosciuto una stagione florida. Si è trattato di un fenomeno esclusivamente borghese, qualche volta di "borghesia operaia". Le lotte sociali e sindacali, il rinascere dal seno della sinistra storica dei partigiani-brigatisti-comunisti, è un'altra storia che si è frammentariamente mischiata, per contatto, con il '68, con il 77, restandone distinta. Lo yuppismo degli anni '80, la fregola della finanza che contagiava tutte le anime imbelli, arruolandole in un esercito di avanguardisti senza conoscenza degli strumenti e dei fini, che non fossero il giovanile desiderio di assumere i caratteri pubblicitari vincenti della loro epoca, ha segnato, con i suoi fallimenti, senza sanzione, il regresso civile, prima che economico, in cui ci agitiamo rimanendo sul posto. Non tutto, nel recinto cattolico, era vandeano. Purtroppo gran parte, sì, ma uomini come Fiorentino Sullo e Aldo Moro seppero intepretare gli eventi e dare una svolta autenticamente democratica e progressista alla politica italiana. Moro, in particolare. I socialisti, con i liberali che poi sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui tutti si proclamavano tali, introdussero significative leggi sui diritti civili, relative finalmente anche al mondo del lavoro. Poi, con la Milano da bere, firmarono un altro Concordato con la Chiesa, segnando l'eterna controriforma delle vicende religiose in Italia. L'auspicio di Camillo Benso Conte di Cavour - libera Chiesa in libero Stato - è sempre stato disatteso. Attraverso un lungo ma incontrastato processo di ripiegamento, che cominciò con il referendum sulla scala mobile, con le prime missioni militari all'estero del quadriennio craxiano, in spregio alla Costituzione, l'espansione autonomistica dal centro a tutte le ramificazioni delle istituzioni e delle grandi imprese industriali e soprattutto bancarie, si rattrappì senza criterio, in nome di una improvvisa scoperta dell'efficienza e della redditività, come se precedentemente si fosse vissuti di ozi e di rendita. Qualcuno certamente lo faceva e lo fa ancora. Efficienza e redditività che, mentre venivano retoricamente invocate, andavano di pari passo con una dispersione finanziaria senza paragoni nella storia repubblicana, che coinvolse, per la prima volta, le famiglie, attratte dal suono del piffero magico dell'arricchimento senza la fatica consueta. Poi, almeno noi Italiani, ci siamo barricati a viva forza e senza detenerne le caratteristiche necessarie, in tutti i fortilizi dei maggiori Paesi della Comunità europea che, ribattezzata Unione, non è mai stata tanto costrittiva, fuori dalle diverse realtà effettuali e litigiosa, cioè assolutamente divisa nelle sensibilità popolari che, però, vengono ignorate sulla base di un progetto per ora continentale e, in progresso di tempo, mondialista, se il diavolo - come è probabile - non ci metterà la coda, senza trascinarci possibilmente in altre ambasce per l'interesse di pochi, non solo intra ma soprattutto extra moenia. Per questo le rivendicazioni spontanee, nella sensibilità di chi le mette in atto ed al netto delle pur certe speculazioni non evidenti, l'influenza della Rete sono fondamentali per non precipitare a piombo - e il piombo saremmo noi - lungo i crinali della dispersione e del superamento autoritario della democrazia, il cui lume deve rimanere acceso per poter essere ancora alimentato. La concentrazione del potere, le poche figure bugiarde e mediocri che la rappresentano, congiurano a nostro sfavore. Per questo la cultura della libertà, della dignità, dell'eguaglianza e dei diritti va coltivata e proposta. Noi, ragazzi del '68 e giovani del '77, non ci saremo più, ma a rimanere sconcertati saranno allora i corifei, i banditori e gli incerti propugnatori di un successo che solo pochi avranno conseguito ( e, solo per capire come va il mondo, sarà bene investigarne i motivi sotto le apparenze. Può darsi che qualche eccezione si trovi ) e una nuova stagione più o meno rinascimentale potrà essere conosciuta, secondo le occasionalità ripetitive della vita.

lunedì 17 giugno 2013

Regola tu che regolo anch'io.

Un'ansia regolatrice, importata da Bruxelles, contagia la società italiana, superficialmente. Certamente, in questo, il nord sarà più corrivo e stupido del sud. Da Roma in giù, ma soprattutto a Roma e a Napoli, se ne fotteranno creativamente, fra mille manieristici e teatrali atteggiamenti di investitura e di consenso. Anche gli amministratori di condominio assumeranno una veste parapubblica che consentirà loro di indire assemblee continue per trascinare la maggioranza dei condomini su sistematici lavori di ristrutturazione e ritocchi, vita natural ( del condominio ) durante. Prima di avviare lavori straordinari, bisognerà costituire i fondi per eseguirli, i condomini morosi saranno passibili di sanzioni progressive, fino all'azione di rivalsa dei condomini facoltosi verso quelli poveri o troppo inclini alla spesa personale. Analogamente, chi violerà i regolamenti condominiali, sarà passibile di sanzioni fino a mille euro. Non è tanto e non è solo l'onerosità crescente dell'abitare, ma è la facoltà autoritaria attribuita al primo pinco-pallo, di solito espressione della maggioranza stabile del condominio, di comminare sanzioni privatistiche a chi non frequenta gli ambienti nei quali si coalizzano i maggioritari o proprio se ne frega dello scatolone che contiene anche il suo minuscolo cassetto. Sarà soprattutto la beneficiata dei cultori dell'ordine borghese, dei sacerdoti del prestigio - sia pur condominiale - dei fabbricati di lusso, insieme alla canea degli sfigati dei vicoli e della periferia, a investire gli amministratori dei beni comuni ( se sapranno gestire con sottigliezza le assemblee ) di un potere, da investitura, vendicativo e penalizzante, di una gara fra facoltà e indigenza, anche temporanea, sanzionatoria di un non apparentamento morale che fa raggricciare la pelle e richiama alla mente il Capo fabbricato del ventennio fascista. Considerato che nel condominio sociale, pochissimi hanno una cultura - al di là della eventuale tecnologia accademica - che esuli dall'interpretazione prevalente dei regolamenti condominiali, stricto sensu o lato sensu, un altro tassello viene apportato al mosaico di una società che si vorrebbe rigidamente controllata. Bisogna, paganamente, invocare il Genio italico.