martedì 23 aprile 2013
Precipitati.
Due mesi senza governo e, dopo il ritorno al punto zero, una messa a punto fulminea. Ci può stare, dato che non si è fatto niente e si è semmai menato il can per l'aia. Governo di salvezza nazionale. Chi poteva guidarlo se non l'amorale consigliori di Craxi, il salvatore della lira, domani dell'euro. Che ne sarà di noi? Renzi era il candidato del PD e del PDL, ma, da buon democristiano, ha intuito la trappola e si è modestamente defilato, dopo aver tramato, d'accordo con D'Alema, per tutta la scorsa settimana. La Lega si è già rimangiata l'abiura verso il dottor sottile? Per stare al governo, nihil obstat, ci sarà tempo per ingarbugliare le cose e rimuovere il ricordo, ammesso che qualcuno se ne ricordi. Finito il comunismo, il PD si è sostituito alla peggiore DC, nell'uso immorale degli strumenti correntizi, per non parlare delle malversazioni finanziarie, per occultare le quali, il prossimo governo si adopererà, così come farà per evitare che i numerosi procesi di Berlusconi, ma anche di Gerozi, vadano a giudizio. Il governo del compromesso è anche il governo dei traditori, degli inquisiti e, sintetizzando, di tutti coloro che, moralmente impresentabili, sono lo specchio di una prevalente moralità (in)civile nazionale. Non si spiega altrimenti. Un governo di reddituari e di evasori arroccatissimi, invariabili, insensibili a qualsiasi corresponsabilità in qualsiasi cambiamento; un governo di finti oppositori, da sempre beneficiari di uan rendita di posizione, dalla quale tuonano verso masse e ammiccano ai signori, che, si e no, gli rivolgono una smorfia di "apprezzamento". Un terzo della società civile demonizzata e già sotto manipolazione, alla luce dell'autoappropriazione della virtù civica e dell'attribuzione di ogni malizia e malevolenza agli emergenti. La rabbia verso la Rete viene allo scoperto e va di pari passo con la incivile intenzione di sacrificio di una intera popolazione, fatta di lavoratori, privi di ogni "appartenenza" e per questo da impoverire, indebolire e accusare del male che, soli, subiscono. Si comincia a demonizzare l'opposizione e la critica libera, altro che gli accordi, caro bisPresidente! Probabilmente, in queste ore, si stanno dettagliando anche gli incarichi dei sacerdoti dell'austerità, che già Enrico Berlinguer, che con la sua funeraria e tabagistica mutria, impetrava come costume eterno, come nei Paesi socialisti, nei quali si era realizzata l'eguaglainza, l'unica non irrisoria: quella in basso.
Più volte ho parlato del costume ipocrita e mellifuo, ancorché clientelare dei cattolici; che dire della prepotenza intimidatoria degli ex comunisti, Napolitano in testa? Così è, così dev'essere, così sarà, come l'Entita superiore, in questo caso l'Unione europea, ci impone. Oltretutto, ai poveracci che li hanno sempre votati, sperando in un miglioramento della propria condizione, non viene data neppure la ben magra soddisfazione di veder ridimensionati coloro che li hanno sempre sfruttati. Si deve governare insieme, quindi Voi e non noi che siamo i garanti, dovrete continuare a sottomettervi, come siete abituati a fare da generazioni. Tra un po', non richiesti, anche i sindacati suggelleranno l'imposizione e la definiranno un principio. E' una disfatta morale, nè la prima né l'ultima nelle breve storia di questo mal assortito Paese.
lunedì 22 aprile 2013
Occasioni mancate.
Perché, pervicacemente, il naturale candidato della sinistra alla Presidenza della Repubblica è stato così clamorosomente osteggiato, cosi ignorato, sia pur con imbarazzo e nervosismo e attaccato da un altro illuminista, ma borbonico, Eugenio Scalfari per non essersi autoeliminato? Perché, nella rappattumata combriccola di potere che ne sottintende le manifestazioni visibili e di cui Napolitano è stato il garante, tre voci sentenziose e minacciose, condizionanti e con facoltà di ricatto si sono erte contro la possibilità di trovarsi fra i piedi un intellettuale indipendente, che non si sarebbe prestato ai soliti giochi e non avrebbe interpretato il solito copione, fra commozioni piagnucolanti e tribunizi procalmi. Il M5S che lo ha candidato e sostenuto dovrà ora corazzarsi contro le intimazioni, le provocazioni e gli ostracismi. Certamente, la Chiesa cattolica italiana non poteva non far sentire la sua contrarietà a un razionalista di lungo corso, impegnato anche durante la penultima votazione al Festival della laicità dell'Università di Reggio Emilia, circostanza che a me fa venire la pelle d'oca per altre, personali, ragioni. Non tutti plaudono, nel mondo, alla rielezione di Napolitano: lo fanno solo le autorità europee e nord americane, ma in quello stesso ambito, sono numerose le analisi critiche e le valutazioni controcorrente di molti ambienti intellettuali. Paradossalmente, dato che si trattava di un liberale critico e gobettiano, di una delle tante gradazioni di cui si compone il claeidoscopio progressista, laico, liberale e socialista, l'obiezione più risoluta è venuta dal potere economico e finanziario che ha bisogno di stabilità e si indispettisce a sentir paralre di riforme, cioè di leggi evolutive e di complessità di interessi. Questo sgangherato, ma grifagno potere non è passato neppure parzialmente, distributivamente, di mano, e impone i vecchi equilibri per continuare a fare i propri affari, non sarebbe stato garantito da un giurista di sinistra-liberal, difensore anche dei diritti dei consumatori, ostile alle privatizzazioni a prescindere e teorico dei beni pubblici, ma soprattutto non condizionabile, non clonato. Eppure, l'impazzimento che non si poteva sciogliere, che non poteva spiegarsi, pur in faccia al popolo - che chissà che conseguenze ne potrà trarre, purtroppo - la decisione di Napolitano di farsi rieleggere da quasi tutti, allorquando, la volta precedente era stato nominato solo da poco più della metà del Parlamento, nonostante che avesse ripetutamente e argomentatamente affermato che mai e poi mai si sarebbe prestato ad un eventuale richiamo, la stessa ipotesi di Amato per il Governo - in declino, perché la Lega non lo apprezza, per certe sue cortigianerie all'epoca di tangentopoli, quando anche le prime tangenti della Ferruzzi alla Lega furono scoperte - ha una spiegazione ulteriore e semplice, ben nota agli addetti ai lavori e a chi li commenta: il terzo potere forte e ostile a Rodotà è stato la Massoneria, non quella ridicolmente definità deviata, non le varie P ( le Logge coperte esistono e sono composte da Cugini , mentre le Fratellanze ordinarie sono composte appunto da Fratelli e le Logge di rito francese, comprendono anche le donne), ma quella buona, a cui due anni or sono, Napolitano inviò un magnificente e magnificante messaggio di saluto, in occasione di una riunione plenaria a Roma. A questa Massoneria - oltre che a quella occulta - aderiscono molti, insospettati appartenenti a tutti i partiti, anche di sinistra o sedicente tale. L'incongruo connubio, tranne che ai fini di un potere che travalica gli schieramenti e nel quale, al massimo, può trovare conforto e protezione solo la parte più ricca e privilegiata che li compone, è stato voluto dai poteri forti e l'implosione del PD ne è stato il precipitato, secondo una tradizione storica univoca, alla quale, ancora una volta i democratici non hanno saputo o voluto opporsi. Il guaio è che da oggi, palesemente, Napolitano potrebbe essere il Presidente dei poteri forti.
sabato 20 aprile 2013
Italia controriformista.
Mettiamola così: se in Italia abbiamo avuto 50 anni di Democrazia Cristiana ci sarà un motivo quanto meno cultural antropologico. Quel partito che spaziava, accosciati da destra a sinistra, da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga fino a Carlo Donat Cattin e Ermanno Gorrieri, metteva insieme le anime nere del conservatorismo da Patto Atlantico con i più missionari sindacalisti e operatori del sociale. Unico collante: il cattolicesimo. O ancora meglio: quella bizzarra pratica di un partito politico che si riunisce negli esercizi spirituali e contemporaneamente governa il Paese. Vuoi con l’aiuto qualche volta del Pci (solidarietà nazionale), vuoi con il rampantismo socialista (Craxi), ma sempre questione di guinzaglio estensibile, con saldamente in mano il timone della nazione e una devozione verso il culto dei santi e della preghiera che secolarmente diventa l’intromissione economico/finanziaria negli affari pubblici delle istituzioni, perfino in quelle locali.
Un vulnus socio-politico inestricabile simile più al franchismo spagnolo che a qualsiasi formazione partitica europea (forse la Csu bavarese che rimane pur sempre un partito di governo ma infinitamente più ristretto della Dc). Le ombre lunghe di questa cultura politica sembravano essere state spazzate via da Tangentopoli (evento extra religioso, ma egualmente strutturale), ma il rimescolamento delle carte berlusconiano, infine l’ultimo singulto di Pierferdinando Casini e Mario Monti con Scelta Civica, le hanno nuovamente fatte riemergere. L’Italia ha partiticamente bisogno di un partito centrista e cattolico forte. o di un garante alla Napolitano alla presidenza della Repubblica, modello vecchia corrente migliorista Pci, che glielo garantisca. Sono loro a dettare i tempi e ritmi della corsa, proprio come in una metafora ciclistica: se vogliono che il fuggitivo guadagni metri lo fanno, se vogliono che il gruppo rientri rientra.
Questo sta accadendo oggi per la votazione del nuovo Presidente della Repubblica: il guinzaglio dei cattolici, sparsi, badate bene, tra queste fantomatiche formazioni politiche da sinistra a destra, viene tirato o lasciato lungo a seconda dei nomi proposti. In mezzo qualche singulto di ribellione laica, come Costituzione prescrive per le istituzioni pubbliche, di cui Stefano Rodotà, forse ad insaputa del Movimento 5 Stelle che su questo versante dell’inciucio non sembra comprendere fino in fondo, pare essere la presentabile forma del presente.
Perché il Pd, sintesi temporanea dell’accordo cattocomunista, non voti Rodotà è stata la domanda nelle ore appena trascorse. E la risposta l’ha data l’ex ministro Catania (Scelta Civica): “Non è un cattolico”. Parole “sante” o santificatrici. Rodotà è scomunicato, è la Giovanna d’Arco del 2013. I cattolici stanno serrando le fila. Sono dappertutto. Soprattutto dentro al Pd: una fronda mastodontica a cui Prodi, e questo Pd spezzato, non dava più sufficienti garanzie. In prima linea i renziani: perché Matteo Renzi è un cattolico, e proprio dalla sua correntona di giovani rottamatori non è mai arrivata una parola di apprezzamento per Rodotà, ma tante per Anna Maria Cancellieri, e nei mesi prima del voto per Passera e Riccardi.
Qui sta il punto: il Pd non esiste più perché i cattolici hanno di nuovo sete di un grande centro. E se Renzi lo guiderà, gente come Rodotà, così irrispettosa dei patti tra cattolici dei vari schieramenti, non verrà nemmeno invitata a una cena di cattolicissima beneficenza.
La democrazia è morta.
Napolitano di nuovo al Quirinale, dopo un gioco di disequilibri ai quali, fin dall'incarico a Monti, aveva lui stesso contribuito. Ha accettato, ha detto di non potersi sottrarre, dopo aver ottenuto ampie assicurazioni da tutti i partiti, tranne SEL e i Grillini. L'altra volta fu eletto con maggioranza semplice ed il voto del solo centro-sinistra. Il vecchio si consolida e Napolitano ne è l'interprete attraverso la sua natura di migliorista-Morfeo. Amato al Governo e in pool per la successione: il vecchio si consolida in prospettiva. Berlusconi è garantito e voterà per il "comunista". Renzi, con i suoi ormai inutili franchi tiratori, di storica impronta democristiana, come la sua, dice di essere felice. La democrazia è morta.
Il baraccone di Montecitorio.
Al baraccone del voto presidenziale, con fucili flobert o con palle, si abbattono i pupazzi designati a garantire un presmio ai partiti che li sostengono, nel corso di una legislatura più l'inizio della successiva, quando si rinegoziano gli equilibri. Il mercato sotto traccia, al quale l'lluminista meridionale Stefano Rodotà è estraneo e proprio per questo figlio di nessuno, tranne che di un popolare e neonato movimento di cittadini, registra ogni giorno rapidi decadimenti di candidati, evidentemente d'occasione, in una disgregazione di voti che molti leggono come un'irrimediabile decadenza, ma nella quale io intravedo invece il possibile rianimarsi di uno spirito democratico non più costringibile nelle angustie delle formazioni di necessità, in un processo di rigenerazione dei principi che sono alla base dei sentimenti politici e popolari, troppo a lungo costretti in un contenitore angusto. Le formazioni Quisling della Comunità europea e i tenacissimi movimenti ondulatori e sussultori dei reddittuari evasori e delle loro formazioni, impegnati su tutti i fronti illegali, fino alla salvaguardia personalizzata del capo plurinquisito, trattano fra di loro dopo aver trattato con prospettive avverse e altri partiti, fino a ritrovarsi, ognun per sé, a trattare, senza intendersi, tutti insieme, perché qualcuno, per calcolo o per virtù, contingentemente non conta, ha ritrovato la propria traccia nel disordine di Babilonia. Il flop di un sindacalista di compromesso, di un europeista troppo controverso per avere una sicura base di consenso e temuto, per esserne stato due volte su due sconfitto, dal Cavaliere ed ecco il dimissionario Bersani passare di incongruenza in incongruenza e andare a trattare, dopo Berlusconi, la nomina del Prefetto Cancellieri che della dissoluzione della democrazia è ormai il Commissario itinerante. In subordine, se accetterà, la riedizione dei comportamenti sostenutivi e "realistici" di Morfeo Napolitano, ormai alla soglia dei novant'anni. Che il Quirinale giovi alla salute e alla longevità, pare dimostrato, ma, piuttosto che dar corso ad una autentica riedizione della democrazia, tutto il cerume antico che incolla gli interessi e il potere, dimostra di essere ancora saldamente abbarbicato là dove è sempre stato, a costo di valersi di espressioni mummificate. Non si tratta di generiche invocazioni del nuovo, se i vecchi sono ancora vigli e raziocinanti: non sappiamo infatti se i Renzi della situazione siano onesti, competenti, ne capiscano poco, un po' o un cazzo; quello che si evidenzia è l'immutabilità degli assetti di potere e dei loro riferimenti, mentre la società è scossa da sommoviemnti incessanti e, attuamente, degradanti, senza che il potere istituzionale ed economico, nazionale e sovranazionale, ne sia coinvolto. Un Prefetto in pensione sarebbe la cassazione definitiva e certificata della democrazia parlamentare, alla quale nuocciono molto di meno le convulsioni delle opinioni finalmente recuperate. Per me, il professore della Sorbona Stefano Rodotà, giurista e difensore dei diritti dell'uomo e del cittadino, resta, salvo verifica, la migliore opzione, ma non garantendo il potere, è avvertito, da tutti e due gli schieramenti, come un possibile, auspicabile per noi, dissolutore.
Ultim'ora: Morfeo Napolitano accetta il reincarico. Non può sottrarsi, forse gli riuscirà quanto non riuscì a tutti i suoi predecessori, ma il trascinamento degli squilibri noti e da lui stesso rimescolati, continuerà a bollire nel pentolone del quale ha accettato di essere lo sgangherato coperchio. la democrazia non è più rappresentata ai vertici delle e nelle istituzioni. Questo è un vero declino
Mediocri elitarismi.
La vicenda dei due attentatori di origine cecena, restati ai margini della società statunitense, tanto da non avere un amico americano, anche se, o forse proprio perché erano ottimi studenti e persone tenaci, sottolinea la vulnerabilità delle società multietniche, nelle quali la socievolezza è però esclusa. Si tratta di una riedizione, ideologicamente particolare e diversa, delle esclusioni di classe, prima d'ambiente e comportamentali, poi sociali e lavorative, spesso a prescindere dalle qualità se a queste non si coniuga una metamorfosi di atteggiamento e di recita. Soli, anzi isolati, elaborano in autonomia le proprie linee "politiche" e le gestiscono, fino all'autodistruzione, al suicidio rivendicativo, attraverso la guerriglia. Nel farlo attingono alle loro più intime risorse, culturali e religiose, nelle quali trovano sollievo, ordine e poi forza e determinazione per compiere gesti altrimenti irrazionali. Nel perseguire la loro unica e ultima rivincita sono stati supportati inconsapevolmente dalla liberalissima legislazione sulle armi che ha permesso loro di dotarsi di ogni tipo di ordigno o di esplosivo, disponibile per chiunque in quel libero mercato. La strumentalità più efficace l'hanno trovata a poco prezzo negli empori di quella civiltà che, altrimenti, li escludeva. Fin dal loro arrivo in America e, in particolare, in una città sofisticata, accademica, snobisticamente di sinistra come Boston, avrebbero sofferto di marginalità e si sarebbero presto convinti di non avere prospettive inclusive. Un gesto finale, sterile e vano, quindi, nel quale annullare se stessi, finalmente insieme ad altre povere e anonime vite, capitate lì per caso. Come le loro. In queste società, nelle quali si arriva per bisogno ed alle quali si è e ci si sente estranei anche se si comincia da piccoli a crescervi dentro, si avverte la casualità della proria condizione molto di più che nelle derelitte terre d'origine, dove cultura, sentimento e condizione erano uniformemente diffuse, tranne che rispetto a ristrette élites. In ambiente borghese, in carenza di quelle periferie diseredate nelle quali cercare, al netto della violenza esplicita, amicizia e compagnia, si perdono riferimenti e non si stringono legami con persone di compatibile psicologia. Si viene invece chiusi in un ghetto spopolato, in preda ai fantsmi della solitudine.
venerdì 19 aprile 2013
Diritto e condiscendenza.
Il Papa ha irriso i lavoratori vaticani che avevano dovuto lavorare straordinariamente per il Conclave. Le spettanze, pari a 1.500 euro saranno trattenute dal tesoriere e costituiranno un credito nel giudizio universale, quando si valuterà la degnità delle loro anime. Il gaucho, che ormai scambia pacche sulle spalle con i festanti popolani di piazza San Pietro, dimostra la stessa estraneità ai diritti del lavoro, che portò, diversi anni fa, all'unico e inutile sciopero dei dipendenti pontifici. La Chiesa francescana si ripropone come custode del pauperismo devoto e del saldo mantenimento di qualsiasi privilegio, sopratutto feudale. Si tratta, infatti, di un francescanesimo gesuitico.
Se cominciassero, almeno, a pagare le tasse...ma, anche in questo caso, contraddirrebbero gli interessi con i quali vanno a braccetto, pur pascendo con pastorale sollecitudine, anche il loro spellacchiato popolo di pecoroni.
Le tante genesi della violenza.
Due giovanissimi fratelli Ceceni, di fervente fede islamica ed islamista, rifugiatisi con la famiglia, negli Stati Uniti. La matrice islamica dunque esiste all'origine della tentata strage di Boston, ma è impersonata non da qualche unità combattente collegata ai gruppi attivi in Palestina e nei Paesi arabi invasi dall'esercito americano o franco-inglese. Si tratta di emigrati, nemici di Vladimir Putin, che, dal loro imprinting ideologico hanno lasciato crescere un sentimento di estraneità e di ostilità verso l'ospitante "popolo arrogante", come lo definì Bin Laden. L'episodio va ad inscriversi in un recente fenomeno che ha visto protagonisti anche isolati "terroristi" statunitensi, sia in fogge pubblicitarie, sia in espressioni private, che hanno portato sempre a morte i protagonisti, in una camera di esecuzione o in conflitti a fuoco con i poliziotti che li braccavano. La reazione degli Stati Uniti è sempre stata elementare e infantile, vetero testamentaria e omicida, alimentata dai sentimenti primordiali e non educati delle mille sette protestanti, particolaristiche e autofinanziate dai fedeli che si comprano la professione di fede, il training autogeno della loro dimessa psiche. Il potere si mostra sempre in forme violente e sicure della propria forza e conta sull'approvazione parimenti violenta e vendicativa delle comunità locali e diffusamente nazionali, sulle quali si fonda il giudizio giurisprudenziale delle Corti popolari dei suoi tribunali. Ma la sicurezza interiore , dopo l'accantonamento dei principi che aveva informato l'America dei precedenti cento anni, mostra segni di crescente contraddizione e indebolimento.
Papi e regnanti o reggitori.
Ieri Marini e Rodotà, oggi Prodi e Rodotà, i partitini e le correnti agitano i loro candidati, perfino il governo tecnico propone un commissariamento prefettizio per domani. Fra la foia di tutela degli interessi sovranazionali e quelli ponderosi, ma di nicchia, indigeni, qualche piccolo Ras si ripropone, dall'estero dove si rifugia per sfuggire allo stress. Non si capisce perchè il PD rifiuti Stefano Rodotà, che è stato il primo presidente del suo recente antenato, il PDS. Forse perché è sempre stato un indipendente di sinistra, un illuminista giuridico, esegeta dei diritti che fanno raggricciare la pelle, sia ai già comunisti, sia ai cattolici che compongono ecumenicamente, ma ibridamnete il maggior partito popolare? Infatti, Rodotà ha insegnato per anni alla Sorbona e anche nei modi, nell'aspetto e nell'eloquio, assomiglia a un filosofo dell'enciclopedismo in veste di dignitario della Corte del Roi Soleil. Domani con chi dovrà vedersela Rodotà, che aveva preso anche 37 voti del PDL, che oggi gli sono mancati perché montiani e berlusconiani sono saliti sull'Aventino per paura di Prodi, meno succube dei diktat europei e meno legato ai circoli economici e finanziari più esclusivi, oltre che autentico ba-bau di Berlusconi. Allora, avanti con il penoso spettacolo di una coorte da Basso Impero, in un contesto sud americano sempre più accentuato.
giovedì 18 aprile 2013
Congiurati.
Mentre l'Italia è sempre più simile ad una repubblica sud americana, l'elezione del Presidente della Repubblica, a cura delle camere riunite e dei delegati di maggioranza delle Giunte regionali, rappresenta un punto d'equilibrio, sempre più incerto, per le forze che concorrono alla sua elezione e che stabiliscono fra di loro e con lui, un impegno di mediazione sistematica per l'assetto di potere che si costituisce e che lo elegge, pur nel mutare delle circostanze che si determineranno durante un mandato troppo lungo. Per tutto questo, siamo costretti ad assistere all'empio tramestio di queste ore, mentre nella coscienza popolare, un candidato non eversivo verso la rappresentanza parlamentare, sarebbe probabilmente espresso con chiarezza dalla maggioranza degli italiani.
Ormai è proprio la rappresentanza ad essere messa in discussione , non solo per l'inverecondo gioco di candidature e divieti, intessuto in una miriade di riunioni informali, ma anche e soprattutto dal rifiuto crescente di farsi rappresentare da chicchessia che emerge imperioso dalle violente contestazioni agli apparati, del tutto avulsi dai sentimenti della base.
Ragione di più per delegare l'elezione del Presidente della Repubblica al popolo, senza per questo identificarlo e nominarlo come il cape dell'esecutivo, ma solo come il garante della volontà popolare prevalente, per un tempo non superiore ad una legislatura.
mercoledì 17 aprile 2013
Cronache di un altro mondo.
Gli orsi bruni del Canada sono ancora in letargo. A Toronto la temperatura è ancora di 6°-. Fra un mese ci sarà il disgelo e i plantigradi, onnivori e - secondo me tanto simili all'uomo, che da bambino pensavo che ne fossimo un'evoluzione - si sveglieranno dimagriti di una ventina-trentina di chili. Avrei bisogno anch'io di andare in letargo. Al risveglio saranno affamatissimi e, in attesa che le api producano il miele di cui sono ghiottissimi, tanto che non si curano delle dolorose punture che pure avvertono e continuano nel sabba godereccio al prezzo dell'afflizione che, comunque, non li conduce a morte, si ciberanno di ortaggi e piccoli mammiferi. Poi prolificheranno e le mamme orse, con i piccoli di cui sono gelose custodi, saccheggeranno i frutteti, fino a spogliarli, fin dentro i giardini privati. Quando i salmoni, gravidi di caviale, risaliranno contro corrente le rapide sempre gelide, per la deposizione, verso il traguardo saranno carpiti dagli orsi in agguato a metà del fiume e dilaniati, spezzati a metà con un sol morso e branditi, per quel che ne resta, fino alla loro consumazione completa a mo' di pasto. Cieco disordine della natura, nel quale gli uomini presuntuosi cercano di individuare delle leggi, desumendole dalla bulimia riproduttiva e dalle necessità e possibilità fagocitatrici degli animali di stazza superiore, inventandosi anche una suggestiva catena alimentare. Vero è, invece, che gli atti che si consumano nel mondo biologico, non hanno nessuno scopo e nessun obiettivo che non riguardi la sopravvivenza a scapito di altri, senza nessuna gerarchia che non sia di fatto. Non c'è alcun disegno e non bisogna trarre nessuna filosofia dalla constatazione della crudeltà e malvagità, senza criterio, della natura.
Nel mondo della cosiddetta cultura, si agitano le interpretazioni ad ogni mutamento del clima sociale. Non si smette di cercare ammaestramenti dalla descrizione degli eventi, già modificatrice della realtà empirica, senza riguardo alle caratteristiche che hanno prodotto difficoltà e drammi, principale elemento di attenzione comunicativa, per ammonire ed intimidire, per indicare colpevoli e capri espiatori di un disagio di cui siamo stati invece artefici. Due terzi dell'isola di Cipro - quella che dovrebbe essere democratica - sono in condizione di sostanziale dipendenza, ma si erano già feriti da soli a causa dei levantinismi e della corruzione, situazione del tutto analoga alla nostra. Ciò non di meno, la riduzione delle nazioni e degli Stati al degradato ruolo di aziende, soggette ai piani di rientro delle istituzioni finanziarie sovranazionali, altera e suborna il criterio della sovranità nazionale e mette in mora la democrazia sostanziale di ciascun Paese coinvolto. Questo dato è sottaciuto, ma deve essere imprescindibile per la coscienza critica delle nazioni, nonostante l'evidente demando delle istituzioni nazionali al governo effettivo della troika, che lascia libere - alle condizioni di cui sopra - solo le lotte di potere e di riposizionamento endogene.
A me sembra che la grottesca e sanguinosa vicenda dei due fucilieri di marina, di scorta armata ad una petroliera privata, per l'improvvido rambismo del ministro La Russa, che aveva confuso i termini della missione militare con quelli di un qualsiasi contractor, ci abbia posto nella condizione di azzeccagarbugli, dapprima, di furbastri da dozzina poi, da potenza pulcinellesca che subordina i sacri principi sbandierati - comprese le dimissioni del ministro Terzi - ai contratti commerciali. Non sono certo, non solo dell'innocenza dei due fuciliari, ma neppure del buon diritto italiano di giudicare un omicidio avvenuto, per eccesso di sanguinoso zelo, in adiacenza delle coste del Kerala. Il risarcimento cospicuo alle famiglie orbate di un così modesto e faticoso contributo al loro sostentamento, ha avuto il sentore della corruzione, l'andirivieni assolutamente poco serio dei due imputati, è stato il suggello tradizionale della nostra mancanza di attendibilità, di prestigio e di influenza.
Ieri, mi pare. è stato l'anniversario, il venticinquesimo dell'assassinio di Roberto Ruffilli, che fu l'ultimo caduto sul fronte, ormai residuale, della lotta armata, quello scaturito dalla crisi indotta dalla repressione statale nei confronti delle Brigate Rosse, all'epoca tutte incarcerate. Nel mondo della lotta armata, la linea politica egemone, tenuta per anni con saldezza dai brigatisti, si era già sfarinata in almeno due linee collaterali e non dialoganti e anche l'attività militare dei militanti si era rarefatta e diluita nel tempo. Eppure, il Partito Comunista combattente fece ancora in tempo ad uccidere un uomo di studi che si stava adoperando per le riforme istituzionali e che non si era abbarbicato a canoni di mera repressione militare e poliziesca. Come Moro, della cui corrente credo che facesse parte, Ruffilli è stato un paradosso della situazione che cercava, con certosino acume, di interpretare e dipanare dialetticamente. Quell'omicidio fu l'ultimo di una serie lunghisima , prima di quello di Marco Biagi. Ma i nodi di quel periodo sono tutti ancora ben ingarbuglaiti in un ginepraio ideologico parallelo al mondo politco e istituzionale, ma perfettamente conservatosi, sia pur mutato, nei prodromi mai rimossi di tanti progetti politici inconciliabili, che si è ritenuto di negare e di superare accantonandoli.
Infine, in queste contingenze cronachistiche, l'elezione del Presidente della Repubblica, dopo settimane di giochi sotterranei e miserrimi, destinati, se necessario, a continuare durante le votazioni. La retorica di occasione, come in ogni altra circostanza identica, menziona una non meglio identificata figura che sia custode e garante di una Costituzione da tempo obsoleta e non più rispettata. Ipocrisia a prescindere. A me sembra che sia utile cercare di trovare nella persona del prossimo Presidente un punto di equilibrio e di inzio di dialogo fra il PD e il M5S. La loro collaborazione è l'opzione più logica, sulla base dei risultati elettorali. Purtroppo, le divisioni del PD, sul limite di una scissione che -ritengo - prima o poi avverrà, rendono precaria questa possibilità. Il M5S, arroccandosi, non ha fatto altro che dar seguito agli impegni elettorali e i suoi atteggiamenti da casalinga sono il precipitato dell'occasionalità e dell'inesperienza. Ma la politica eterodiretta, tramite web, conserva interesse ed afficacia e va ancora sperimentata. E' il potenziale partner a essere confuso, perso dietro gli abusati giochi di potere. Un governo convinto con il M5S potrebbe por argine all'arroganza della destra evasiva e fascistoide. Sarebbe un processo delicato, meritevole della più sottile strategia morotea, figlia del costume sociologico nazionale.
Sarà capece il PD, di interpretarla?
martedì 16 aprile 2013
Chi di spada ferisce...
Tre morti, due amputati, centottanta feriti di cui venti gravi. Un atto di guerra condotto sul territorio nord americano, il secondo, perpetrato probabilmente dai militanti islamisti, per vendicarsi dei tanti morti, mutilati che la guerra statunistense ha apportato, direttamente o per interposizione di altri soggetti statali, sui loro territori. Forse la risposta all'omicidio di Osama Bin Laden. Quando decisero di contenere il Giappone, trascurando la Cina che di lì a poco sarebbe diventato un continente comunista e ora la prima potenza finanziaria del mondo, subirono l'attacco di Pearl Arbour e si rifecero con due bombe atomiche. Poi, per generazioni, solo attacchi egemonici in giro per il mondo, a marcare l'area d'influenza e d'interesse americana, fino a che sono incappati nella guerra santa islamica che per la prima volta, ha portato sul loro territorio intonso la disperazione e la distruzione. Ebbene, le querimonie sulla guerra non convenzionale sono destituite di fondamento: non si può essere amati e rispettati se si porta la guerra dovunque e quanto è accaduto ne è solo il corollario, inaspettato perché non usuale. Se si esercita violenza e si procura morte a popoli vetero testamentari, in gran parte ancora primmitivi eppur orgogliosi e vendicativi, questo è quanto si ottiene e, sul piano morale, se ne condivide la responsabilità, verso il piccolo Martin che non vivrà, così come verso tanti ignoti piccoli caduti sotto le bombe statunitensi. Anche le contestazioni attese al funerale della Teacher e le manifestazioni di gioia per la sua morte nelle regioni minerarie del Regno unito, sono il frutto della sua condotta insensibile, della quale personalmente non ha patito nessuna conseguenza.
giovedì 11 aprile 2013
Funzioni del Mito.
Osama Bin Laden è stato gettato in mare poco dopo essere stato assassinato. Si voleva evitare il nostalgico ( di ciò che non era mai stato ) culto popolare. Margareth Teachter, che aveva assassinato con indifferenza i suoi connazionali ed ex compagni di condizione sociale, viene conservata fino ad una tardiva inumazione, con una formula che non prevede il funerale di Stato, perché avrebbe dovuto essere approvato dal Parlamento, che avrebbe potuto negarlo. Le spese saranno erariali, ma si eviterà di dichiararlo. Il ritardo e la cerimonia saranno funzionali a crearlo, il culto. Molte casalinghe, qualche sartina, vi aderirà. Come è avvenuto per Lady D.
mercoledì 10 aprile 2013
Smottamenti.
La causa della frana economica risiede nella corruzione, nel clientelismo e nello spreco, ma non ne vanno confusi i termini. Il problema è di etica pubblica, in mancanza della quale, l'esercizio di quella privata espone i cittadini migliori alla svalutazione e alla derisione. I popoli seri conoscono poche regole, il costume, pur libero, è autonomamente responsabile. La pletora maniacale delle proibizioni tradisce una lacunosa formazione civica e il sistematico abuso delle regole stesse che si sovrappongono inutilmente alla prassi reale e alle intime convinzioni. Il clientelismo serve a trasmettere il prestigio, il potere e la ricchezza ai figli di famiglia, a preservargli il girone d'eccellenza e a relegare i meno favoriti, anche a parità o se dotati di maggiori titoli, nella serie B della società. La presunta meritocrazia serve solo ad incentivare la dinamica delle applicazioni e degli adempimenti lavorativi, a compendiare in ciascuna persona la "cura della casa" come se fosse la propria, ma con ritmi e riscontri dettati da altri.
Lo spreco va evitato, ma quanto richiesto e previsto per esercitare un'impresa, va assicurato e non deve poter sconfinare nella spilorceria e nella profittevolezza.
Questo, semplicemente, distingue un'impresa, uno Stato, una società seria da un'accozzaglia di privatissime ed arbitrarie pretese.
Queste cose non sono scritte nelle Tavole della Legge e tanto meno in quelle degli impegni e dei valori. Sono conquiste faticose e insidiate, da assicurarsi partecipativamente in sede politica e, soprattutto, sono conquista di ogni giorno.
Senza rete. Raggiungere la meta o cadere.
Di tanto in tanto, senza che me ne occupi o preoccupi, mi sovvengono abbozzi di espressioni che, coniugate con l'esperienza quotidiana, paiono illuminarne le fattezze, sotto il trucco. Privato, privatizzare sono sinonimi di restrizioni di spese, ma anche di induzione al particolare accordo, su basi sperequate, di interessi nei quali la sostanza, i dané, è comunque poca, non tutela dal futuro, induce ad atteggiamenti conformistici, spionistici, identificativi con realtà immanenti ma arcane, astrazione dalla realtà propria per incursioni mentali nelle icone aliene dell'altrui profitto, in una sottovalutazione ideologica della propria libertà, dignità e responsabilità. Sottomettersi alla materialità del minuto tornaconto altera la percezione delle proprie possibilità e soprattutto della propria veste, ruolo, mansione, trasformandoli da veicolatori subordinati ( alle norme ) di profitto, a creatori e sostituti delle norme medesime. La gestione del Personale, nelle aziende ancor degne, comunque, di questo nome, è demandata alle figure commerciali della medesima, anche senza inquadramenti e responsabilità formali. Metodiche che sono favorite, in via di fatto, anche dalle strutture preposte e centralizzate di Amministrazione del Personale, soprattutto attraverso omissioni e silenzi, che, però, se e quando sono adeguatamente sollecitate, pur esprimendosi in maniera quanto più possibile sfuggente, non possono negare quanto previsto per iscritto. A volte - in realtà che dissimulano la loro natura e che sono più uniche che rare, a dire il vero - capita di ingannarsi circa le facoltà di personaggi, cerimoniosamente appellati, che sotto traccia, per quattro, otto o trenta denari, senza oneri contributivi, avevi confuso con dirigenti accreditati. Se e quando questo avviene, la pressione ambientale, esercitata anche in forme surrettizie, si fa insinuante. Così facendo, la rivendicabilità dei contratti si fa remota e anche la retribuzione si fa precaria in rapporto alle prestazioni imposte. L'arbitrio diventa la regola.
martedì 9 aprile 2013
Divagazioni.
Ieri è morta Margaret Teachter, traditrice del suo popolo, ma non delle sue origini, trattandosi di stirpe bottegaia. Oggi sono in corso festeggiamenti per le strade del Galles e della Scozia e il mondo artistico ne propone la privatizzazione dei funerali. Aderisco con convinzione ad entrambe le iniziative e sono idealmente con i festeggianti. Sempre ieri, alcuni professionisti della raccolta hanno incamerato e dirottato per gli impieghi 10.000.000 di euro, prelevandoli da un furgone blindato della Battistolli. Come non ammirare cotale spirito di squadra, la sinergica proattività dell'azione, la puntuale segnalazione del trasporto eccezionale, i pirotecnici e cinematografici effetti speciali, senza che nessuno si facesse un graffio. Lì per lì, ho pensato che fossimo stati noi a costituirci la riserva necessaria ai più proficui impieghi. Per la copertura della polizza contro i rischi di licenziamento non ci servirebbero - ne sono certo - ma per prestare i soldi a strozzo legale a coloro che sono già fra le fauci di Equitalia, potrebbero venire utili. I poveri notiziari postulano che si possa trattare di un autofinanziamento terroristico: non ci credo, troppo ingente la cifra e troppo sottili le professionalità. I terroristi nostrani si esercitavano sparando ai barattoli, ma ne venivano enfatizzate le gesta per trasmettere il senso di un pericolo incombente che, nei fatti, non c'è mai stato. Al massimo qualcosa potrebbe esservi veicolato fra i mille rigagnoli che alimentano le attività extra-legali. Due ragazzine di quindici anni, in Lombardia si sono autodenunciate per il soffocamento di un sessantasettenne che avrebbe cercato di violentarle tutte e due insieme. Mi sembra più probabile che le due giovinette, in cambio di una ricarica telefonica, qualche spicciolo e altri modesti benefit, accessibili alle finanze di un pensionato, lo blandissero in guise poco impegnative, fino a provocargli un coccolone da eccitazione, che forse lo aveva spinto maldestramente a credere di poter ripetere exploits giovanili e che, ai quali negandosi e colluttando a difesa della propria virtù, potrebbero averne provocato la definitiva estinzione. La Banca delle Marche sta per essere commissariata: aveva fatto una scelta di imprenditoria bancaria collegando la sua fortuna a quella delle moltissime e qualificatissime piccole aziende che costellano il suo territorio. Non poteva prevedere che proprio il tessuto connettivo italiano sarebbe stato impoverito, lacerato e infine distrutto da un tecnico del cupio dissolvi, così come il lavoro e la previdenza da una streghetta irrancidita e frustrata. Finalmente il risultato speculare della propaganda dell'ultimo cavaliere dei nostri prevedibili destini si è materializzato. Lo scorso anno i posti di lavoro ( in meno ) sono stati 1.000.000. Per una congiura di opposti interessi pubblicitari pochi ne hanno parlato e nessuno degli altri ha ripreso un dato oggettivo. Bisogna ormai leggere la stampa estera per avere un quadro attendibile del proprio stato, non ancora alla fase terminale della sua agonia. Chi ne avrà provocato la necrosi sarà oltretutto compatito, alla sua morte, per cristiana condiscendenza. Giovedì scorso non ho commentato le variazioni percentuali presentate in slides fra vari competitors creditizi e mi sono limitato a chiedere verso quali settori merceologici si indirizzassero i nostri impieghi, chi ne fosse il beneficiario e a quali fini, quanto incidessero sugli utili i risparmi retributivi e previdenziali, che costituiscono la vera particolarità della strana banca. A divagare, a quel punto, è stato il relatore. Il congedo è avvenuto nell'auspicio dell'unum sentire che si compendia per i buoni cristiani nella carità e nella misericordia e per gli ebrei nella giustizia. "Noi" dobbiamo essere dei buoni cristiani. Ma gli ebrei non hanno per questo una dignità inferiore.
lunedì 8 aprile 2013
Contestualità.
Contestualmente alla stasi politica e istituzionale sulla quale campeggia un comitato di Saggi che non si sa che cosa stia facendo e delle Camere immobili, pur dotate di presidenti e di potenziali ordini del giorno, lo spread oscilla, si espande e si contrae, sale e scende ma non esce dagli argini, come ha fatto e come potrebbe fare. Sembra attendere di vedere se la terapia suggerita, anche se è venuta meno la foia da pronto soccorso, che ha massacrato e mortificato solo la previdenza e drenato la liquidità, verrà, anche surrettiziamente applicata, riservandosi di strippare sulle temperature per pungolare i renitenti alla cura. Stranezze e imperscrutabilità della finanza, che ci vede, ci controlla, che sembra comprendere le difficoltà dei "medici" al nostro capezzale, ma è pronta a far precipitare la crisi, fino a convincerci della sua ineluttabilità, pur lasciando sul campo, come dopo una battaglia o durante un'epidemia, una distesa cenciosa alle intemperie.
Insignificanze.
Prima che l'insignificanza del corpo politico venga ricoperta dal sudario delle "larghe intese", versione rianimata trasformisticamente del "compromesso storico", che costò la vita al suo ideatore, Aldo Moro, è opportuno fare mente locale circa l'assoluta inconsistenza, direi ormai mancanza di realtà dei 945 parlamentari italiani. Al di là del vocio, un sottofondo di cui nessuno si cura, il Parlamento nazionale e lo stesso Governo, tenuto in vita con accanimento, mostrano la loro assoluta superfluità, tranne che per ratificare le ingiunzioni della U.E, del F.M.I. e della B.C.E. La democrazia, tanto invocata se e quando fa comodo agli interessi finanziari o geo-strategici, viene messa in naftalina, negata anche con mezzi violenti, all'occorrenza, quando vi contrasta e gli stessi uomini, le stesse donne ( dove sono le differenze di genere? Consistono in qualche cosa di positivo? )si mettono in favore di vento e, pur di restare al loro posto inutile ma privilegiato, fanno gli gnorri e continuano a sostenere che ancora sussista, anche se ormai, in numero esorbitante, non fanno che tradurre e prendere atto di quanto congiura alla decadenza di un popolo - il loro - senza battere ciglio al proposito. Il processo, in Italia, ha subito solo un'accelerazione, rispetto al lento e sistematico dissolvimento di decenni di conquiste sociali, alcune realizzatesi autoritariamente anche in periodo fascista e a lungo reiterate nel dopo guerra, fra sprechi, clientelismi, ma anche attraverso la fattiva creazione di numerosi posti di lavoro. I sindacati "supplenti", durante i due Governi di centro-sinistra, hanno affiancato e coperto il camaleontismo di tutti i partiti politici, in gran parte trasformatisi in movimenti...simili a quelli del cavalier che credeva di essere in battaglia ed era morto.
Senza rimpianti.
Margaret Teacther se ne è andata. Ha rappresentato quel processo di ristrutturazione dell'economia che, insieme all'annientamento di fatto delle Trade Unions, ha cancellato prospettive e speranze di un'intera generazione di Inglesi che non hanno mai acceduto al lavoro. Insieme a Reagan, ha rappresentato la reazione capitalistica come solo la figlia di un droghiere avrebbe potuto. L'improbabile Lady, che si presentò in lutto alla televisione, allorché dichiarò guerra alla dittatura argentina - fece la stessa rappresentazione quando gli hooligans uccisero i tifosi italiani a Bruxelles, prima della finale di Coppa dei campioni, fra Juventus e Liverpool - che aveva occupato le Malvinas per distrarre l'opinione nazionale dalla sua rapida crisi e che, nelle Falklands riconquistate, quando tutti ignoravano che si trovassero in prossimità di giacimenti energetici, consentì senza intervenire che si compissero carneficine e sevizie nei confronti di soldati di leva intorno ai diciannove anni, durante battaglie notturne agli infrarossi e, dopo aver riconquistato le posizioni, nei confronti di prigionieri che li avevano fronteggiati senza addestramento e con vecchi catenacci appena funzionanti. I mercenari nepalesi, i Gurka, compirono ogni sorta di efferratezza sui giovani Argentini, dopo averne uccisi moltissimi, all'arma bianca. Con la stessa indifferenza, seviziò i suoi connazionali poveri, mettendo in atto con largo anticipo gli stessi progetti che, su base continentale, stanno facendo strame di proletari e medio ceto, di gente senza qualifiche e di laureati provenienti da famiglie di lavoratori, ad opera di Governi quisling e di Parlamenti impotenti e strumentali alla sopravvivenza dei propri componenti. Non provo sentimenti per persone del genere, non credo che ne abbiano avuti per gli altri. E' come se avessi saputo che era morta la Fornero, versione ipocrita del thactherismo.
domenica 7 aprile 2013
Climi finanziari.
Non c'è identità climatica per i protagonisti, attivi e passivi, delle vicende finanziarie. Da Washington a Baku, da Parigi a Mosca, dodicimila società, in centosettanta Paesi, sono coinvolte in un giro d'affari da trentaduemila miliardi di dollari. Gli Italiani noti in elenco sono duecento. I protagonisti passivi sono i popoli, come è evidente; quanto agli attivi, vi si annoverano oligarchi ex politici e politici in servizio permanente effettivo. Le banche sono impegnate a fornire ai propri clienti strategici, compagnie coperte dal segreto nelle Isole Vergini e in altri paradisi turistici e fiscali, conugando mirabilmente l'utile al dilettevole dei loro complici. Non ne ha parlato qualche foglio redatto in scantinati, ma il Guardian, Washington Post, Le Monde e Sueddeutsche Zeitung. Negli articoli vengono indicati il primo ministro della Georgia Bidizina Ivanishvili, sconosciuti oligarchi pakistani, thailandesi e insonesiani, il britannico Neil gaitely, direttore della Tamalaris consolitated Ltd, che per conto della U.E. opera a favore della compagnia di navigazione iraniana. in Francia è coinvolto il tesoriere del Presidente Hollande. In Italia, per ora, al centro dell'inchiesta ci sono i più importanti Studi di commercialisti. I documenti sono stati ottenuti dalla Commonwealth Trust Limited e dalla Portcullis Trustnet. A veicolare le notizie e a corredarle di prove sarebbe stata l'informatica, internet, altrettanto utile alle trafugazioni di denaro. Sputtanato l'ex Ministro delle finanze della Mongolia e vice Presidente del Parlamento, tale Bayartsogt Sangajav, detentore di una società offshore cinese, che si sarebbe arricchito quando era alla guida della Banca asiatica dello sviluppo: il suo. La famiglia dell'ex dittatore delle Filippine non si smentisce, anche la figlia Imee Marcos, dopo il padre e la madre, ha fatto incetta di risorse pubbliche, le stesse che gli evasori si rifiutano di incrementare e che considerano - non senza qualche ragione attinente a chi le gestisce, così simile a loro - espropriatrice delle "loro" esclusive ricchezze, decontestualizzate. Si prosegue con il Presidente dell'Azerbaijan IIham Aliyev con tutta la sua famiglia, i cui beni sono gestiti da un certo Hassan Gozal della BTP con contratti pubblici a Baku. La comunità finanziaria mondiale opera e si sostiene internazionalmente, senza riguardi post ideologici, politici o di interessi strategici. Infatti, si fanno solo i loro. Non potevano mancare gli amici di Putin, tra cui la Sig.ra Olga Shuvalova, moglie del vice primo ministro Igor Shuvalov, molto attivi alle Bahamas. Gli Statunitensi sono quattromila. Anche fra di loro, le mogli risultano protagoniste, quando compare un marito, è coniuge di una senatrice. Non manca un "graziato" per evasione fiscale da Clinton, in quanto benemerito finanziatore delle campagne elettorall democratiche. E' recidivo l'avvocato ed ex politico candese, Tony Merchant, sostituito al Senato dalla moglie Pana Merchant. In Spagna, la baronessa Carmen Thyssen-Bornemisza, vedova del miliardario Thyssen ( quello della Thyssen di Torino, che risparmiava sulle misure di sicurezza )e collezionista d'arte, usava le holding societarie per comperare opere d'arte e rivenderle a Christies e Sotheby's. Baronessa, per modo di dire. Gli avvocati analizzano in queste ore i dettagli delle convenzioni internazionali sul segreto bancario.
L'A.I.D.S. sociale..
Quando la crisi sistemica da ristrutturazione sarà alle spalle e con soave superficialità, chissà chi e chissà quando, tornerà a baloccarsi con gli egoismi stupidi e miopi della propria inconsapevolezza, quanto accade e accadrà sarà come se non fosse mai avvenuto. Ma si ripeterà. I cavalieri saranno sempre gli appartenenti alla stessa razza antropologicamente padrona e i cavalli sempre della nostra schiatta. Con noi, ci saranno non so quanti cavalli berberi e sul loro carattere regna qualche incertezza. Già ora, nei quartieri periferici, si notano per la pubblica occupazione di tratti di marciapiede, senza che neppure si curino, o che vogliano o che ne abbiano la possibilità, di cambiare di abito: non avvertono ancora l'esigenza di simulare un altro costume. Questa mediocre consapevolezza, insieme all'insipienza imbelle, caratterizza il contegno dei nostri rappresentanti, Si parla meno - mi pare - di degrado ambientale, perché il punto di degrado etico a cui è giunta un'intera classe politica lo oscura e perché molte condizioni indigene vi si stanno uniformando. La rappresentazione offerta dai rappresentanti delle fazioni, dalle massime cariche dello Stato e dal Governo in carica a prescindere, è appunto quella della devastazione di ogni pur minima coscienza etica e della rottura di ogni legame con il popolo di cui si è parte, che, infatti, tace annientato e, nei casi irrecuperabili, si suicida, come avviene anche in Grecia e in Spagna e, verosimilmente, altrove, anche se non se ne ha notizia. La pseudo logica che sostiene quanto dicono e fanno i politici è il sintomo più vistoso della patologia mentale che li guida. Mentre il popolo langue e muore, chi lo dovrebbe rappresentare galleggia sulla putrefatta nazione, cercando sostegno per sé nella finanza senza volto che guida tutto e tutti, nel mondo e in Europa. E' una guida alla distruzione.
Eppure, finché non si è toccati personalmente, quando cioè è troppo tardi per rimediare e si constata l'indifferenza circostante, non ci se ne cura, costeggiando la linea porosa dell'inconsapevolezza della violenza insita nel contesto ma anche, potenzialmente, nelle proprie azioni ed omissioni. Salvo poi dichiararsi innocenti di tutto, con archetipici sofismi, a fenomeno esaurito e senza immunizzazioni per le sue inevitabili manifestazioni mutanti e future.
Epiloghi e prodromi.
La situazione economica e politica attuale, mentre si attende che l'elezione di un garante degli assetti di potere dei partiti e dei movimenti si compendi nella formazione di una maggioranza di governo per un anno o poco più, non potrebbe essere più da basso impero di come è e di come è stata in altri frangenti recenti della nostra storia nazionale. Allora era la D.C. a condensare e frullare gli ingredienti secondo le dinamiche delle sue correnti e le influenze esterne, atlantiche e vaticane, ora tocca al P.D., al termine del suo percorso post comunista e post tangentopoli, fatta esplodere ad arte quando i tempi lo hanno consentito, nella dinamica perversa del potere, fra le istituzioni. La destra, infatti, ha illusioni cicliche da proporre, rappresentazioni sceniche, orizzonti di gloria: sempre i suoi. Mentre tutto questo accade, silenti e defilati, due manipoli di nominati - nonostante siano state appena tenute delle elezioni politiche - maieuticamente assistono al parto convulso. Siamo in una fase topica della crisi, indotta dalle politiche finanziarie iniziate negli anni '80, involutasi in mille aggregazioni, innesti e amputazioni e che è sfociata nell'insostenibilità dei bilanci di quasi tutti gli Stati dell'area dell'euro, rappattumatisi, per confondere e denegare le responsabilità ( anche del peggior popolaccio beneficiario ) in un contesto teorico, nel quale chi si è trovato nelle migliori condizioni non pare più disposto a fare sconti e ad accollarsi le debolezze altrui. Ma, l'attuale, è anche un grosso momento di ristrutturazione di sistema. Di sistema integrato, nel quale non esistono più le separatezze della guerra fredda, nel quale non esistono più separatezze sentenzianti. Il caso del Monte dei Paschi di Siena è lì a dimostrarlo e a dimostrare anche di che uso "tradizionale" si volesse fare di un'importante entità finanziaria di nicchia, emulsionata nel sistema delle fusioni e delle alleanze degli interessi e dei dané - ora sul punto di scissione, vedrete, vedrete - senza capacità interpretative adeguate circa il processo delle influenze globaliste sulle intenzioni domestiche. La minor coesione degli apparati, saldati alle basi materiali dei "consorzi", aumenta la spregiudicatezza della magistratura, per decenni e decenni incollata alla sua comoda, burocratica inanità, intimidita dalle basse retribuzioni alle quali era legata nell'ambito del settore statale e dal quale si affrancò quando fu chiamata in causa da oppositori armati e poco inclini ai compromessi. Quanto accade non è originale; è già avvenuto alla metà degli anni '60, quando si esaurirono gli effetti del boom che in dieci anni trasformò l'Italia da società agricola in società industriale e cominciarono a manifestarsi criticità anche per i capitalisti ed i reddittuari, che innescarono con i loro comportamenti e con quelli fiancheggiatori delle forze politiche prevalenti di governo, delle varie correnti del reticolo aracnico, il crollo, la trasformazione, delle preesistenti costruzioni economico-imprenditoriali, in parte cessate, ma molto più consistentemente ricostituite in forme non facilmente riconoscibili, con dosaggi nuovi di reggitori, di capitali e di interpreti, ma sempre elaborate nelle già rinomate cucine. Furono invece tempi duri per i lavoratori, che a prezzo di fatica e lotte sociali ( sono oltre 600 dal dopoguerra i caduti ad opera della polizia e dei carabinieri, durante le manifestazioni sindacali, senza contare la carneficina dei caduti e mutilati sul lavoro ). Quando avevano appena finito di stentare per attestarsi su una condizione di sussistenza meno precaria, vi venivano ricacciati, di generazione in generazione, con minime variazioni nella stratificazione delle opportunità. Lo tsunami finanziario ha solo internazionalizzato il fenomeno, del quale l'esportazione dei capitali ha costituito un primo, bigotto prodromo. Bigottismo e provincialismo ben lungi dall'essersi attenuati, a conferma che i danni dello tsunami ricadranno ancora sulle fragili capanne di chi può contare sulle proprie braccia o su svilite competenze. Ancora una volta - perché è un replay, del quale le generazioni che si affacciano al lavoro come una condizione, una speranza, una consuetudine conformistica o una condanna, non hanno memoria né esperienza - si riapre il divario fra aumento delle produttività e paghe basse, anzi, il criterio dell'aggancio dei salari alla produttività, si inverte nella prassi piagnucolosa degli avidi bottegai, sedicenti imprenditori e ne rovescia il valore morale. Si rimanifestano gerarchie fra poveri e discriminazioni al loro interno, mentre la pesantezza degli orari di lavoro trova poche giustificazioni che non siano lo sfruttamento e il conseguente guadagno, in un contesto caratterizzato da innovazioni tecnologiche e da razionalizzazioni dei procedimenti produttivi e stride con la vanesia pubblicità della felicità outlet-consumistica e, soprattutto, con il valore e l'importanza del tempo libero, del pensiero sgombro dall'ossessione della sopravvivenza nell'ecosistema lavorativo. Negli ultimi tre lustri, la redditività è aumentata del 43% e i salari del 7% e, perdurando il silenzio e la passività, certamente a qualcuno non basterà ancora. La chiave di volta del contrasto al triste e ingiusto fenomeno è la contrattazione aziendale, che il padronato respinge, facendo di tutto per trasformarla in una paternalistica accondiscendenza intra moenia, da feudatari, alla quale si prestano per consonanza ideologica pratiche sindacali confidenziali, mentre, invece, l'aumento dei profitti legittima le rivendicazioni dei lavoratori. Siamo in un'epoca di arricchimento crescente per una percentuale numericamnete trascurabile della popolazione ma economicamente preponderante, nella quale sarebbe normale non dover temere il licenziamnto e non dover elemosinare l' assunzione, se il continuo rimescolamento delle carte societarie e le riforme criminali e superficiali di ministruccole meschine, non facilitassero il sadismo delle sempre più concentrate classi privilegiate, diluite in un contesto continentale sfuggente. Lo strumento tecnico di questa revanche reazionaria è stato la disdetta anticipata dei contratti di categoria, di quei settori che erano più sedimentati, ma non più forti, sull'abbrivio della slavina di rappresentanza della sinistra che si era irrobustita nelle lotte. Il grimaldello è stata la disunione sindacale confederale, conforme ai divergenti interessi politici degli ambienti ( i partiti si erano sciolti ) di riferimento . E' rinato - ma è debole e facilmente infiltrabile - l' associazionismo spontaneo. Il sacrificio è spesso la costante della vita, ma l'etica del sacrificio va rifiutata come la subalternità, mentre vanno ripudiate le distinzioni gerarchiche e sociali anacronistiche e, da qui, va rinvigorito l'accumularsi di speranza e di valori condivisi e, al tempo stesso. di domande esigenti. Non c'è nulla di originale in quanto accade: ogni volta che un'esperienza riformatrice ha avvio , si innesca immediatamente e prendono corpo nel tempo, tendenze prima riservate e poi sfacciate che, rapidamente, portano al suo svuotamento, ma la realtà, nelle condizioni sociali date, non cambia. Le storie finiscono, la storia continua.
giovedì 4 aprile 2013
Gesuitismi.
Come avvertito e sospettato fin dalla sogghignante apparizione in bianco al balcone della navata centrale di San Pietro, Francesco Zero è un tanghéro, estroverso latino-americano, incline al bacia-piede plebeo ( è anche una perversione feticistica, praticata nei clubs privées da uomini altrimenti eminenti ). Bergoglio guata sornione e muy macho - per quel che l'età può consentire - le pecorine del suo gregge, le pasce simbolicamente, ma guarda al potere come si conviene al suo ordine, dal quale trae mentalità e ispirazione. Sta probabilmente per rilanciare il dialogo interreligioso con i musulmani, per scaricare il regime dittatoriale laico siriano, l'altro partito Baath dopo quello iracheno, che a Benedetto XVI ispirava ancora sentimenti di corridoi "umanitari" come quelli che nel dopo guerra favorirono la fuga in Argentina - prevalentemente - di tanti criminali nazisti. Anche quelli furono, indiscutibilmente, corridoi vaticani. Ecco il Papa tanghéro aprire ai regimi teocratici islamici e baciare i pedi ad una povera sopravvissuta serba, che forse trova paradisiaca anche la sua esperienza carceraria dopo aver vissuto da bambina o semplicemente sentito narrare delle vicissitudini dei suoi correligionari, sperduti in terra serba e ortodossa, per di più. Nei confronti della prima Chiesa scismatica cristiana - quella ortodossa - che invece verso i musulmani ha nutrito propositi di sterminio, almeno nelle proprie aree di presenza o di influenza, il dialogo che aveva tentato Benedetto XVI, si farà ancora più accidentato e anche questa scelta, ancora in embrione, sembra suggerire un allineamento alla politica statunitense, fomentatrice delle primavere arabe e delle loro successive involuzioni, sotto la parvenza di una democrazia che, con la religione deterministica non può avere nulla da spartire. Pare che voglia farlo secondo il modello gesuitico: aree linguistiche omogenee e pochi coordinatori a Roma. Potrebbe tranquillamente essere - anzi, secondo me, è - un normale presidio di mercato aziendale. In questo modo l'ordine e il modello gesuitico diventano egemoni nel governo della Chiesa, con la quale si sono storicamente scontrati. Il neo Papa sembra prendere atto, in questi termini, del nuovo assetto in via di configurazione e sembra modularsi su di esso, scegliendo di stare al fianco dell'Occidente già crociato, dando mostra di negarne la continuità ideologica e storica e chiedendo implicitamente ai regimi teocratici stemperati di fargli posto nel proselitismo e nell'affiliazione e ai nord americani di frenare un po' lo sviluppo delle Chiese protestanti nel continente latino. E' poco probabile che avvenga perché le Chiese riformate nord americane si basano su di un modello di autosostentamento e di espansione del tutto speculare a quello delle multinazionali e i proselitisti sono remunerati in rapporto al numero di devoti che amminstrano. Fanno così, anche in Italia, i Testimoni di Geova, spesso marito e moglie, con un tenore di vita molto superiore ai loro redditi da lavoro e tenuta regimental-missionaria. Per il gregge, i gesti un po' grossolani e certamente teatrali della sua semplicità, della sua pietà, ad esser generosi poco impegnativa, verso gli sfortunati ed i poveri, che però, per far da comparse alla recita, è previsto che rimangano sempre tali, anzi che ne aumenti a diverse latitudini, il numero. La Chiesa tanghéra partecipa, come fece fin dalle prime evenagelizzazioni nel nuovo mondo ( nuovo, ovviamente, per loro e i conquistadores )al propagarsi della crisi e si ristruttura secondo i canoni del neo capitalismo originario, come il peccato di cui promette la redenzione. Poco m'importa se questo francescano, simile ai frati delle novelle del Boccaccio, sia stato complice o meno della dittatura militare argentina, anche perché, gesuiticamente, ha forse potuto appoggiarla senza parere e estraniarsene senza compromettersi, ma purtroppo, il carattere non esclusivo ma prevalente ai vertici della Chiesa, di un fascismo corporativo, rimodernamento - si fa per dire - del feudalesimo fondiario su cui si è basato il potere e la ricchezza della Chiesa prima della rivoluzione industriale, condannata nel Sillabo, con questo Papa peronista si accentua, senza per questo essere originale. Partecipavo oggi a un seminario sulla crisi del credito e nell'osservare l'incremento/perdita di redditività delle principali banche nazionali e internazionali ho pensato, fra l'altro, che il ridimensionamento della Banca Carige, fosse dovuto ai 50.000.000 di euro in risarcimenti assicurativi alle chiese italiane lesionate dall'ultimo terremoto, dato che la Cassa di Risparmio genovese SpA è assicuratrice di buona parte delle diocesi settentrionali e che recupererà quell'esborso con la riassicurazione obbligatoria di tutte le diocesi italiane, voluta dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, Cardinale Bagnasco, belìn anche lui e di casa in Cassa. Le scuole private della diocesi di Bologna chiuderanno la loro attività con il completamento dei cicli di studio in corso. Non accettano più nuove iscrizioni. Ne sopravviveranno tre, emanazioni dell'Opus Dei e di C.L. Sugli asili si sta consumando la battaglia sul finanziamento o meno degli istituti privati. La Costituzione mi pare chiara. Ma, a prescindere da questo, questi progetti riduttivi a cui seguiranno accorpamenti di parrocchie rette da sacerdoti immigrati, va nel senso del taglio dei servizi, della redditività della raccolta, del minor servizio ai "fedeli", come in ogni altra umana intrapresa, mentre le Curie arcivescovili restano zeppe di soldi, per ora inutilizzati. Gesuitismi, appunto.
Non hanno ancora l'età..
E' presto per giudicare il grillismo. La formidabile affermazione è stata ottenuta su una base programmatica che ha riguardato anche i comportamenti da tenere e che fino ad ora sono stati osservati, pur con qualche richiamo fastidioso, ma necessario, per lo meno accettabile alla luce della originalità naif di questi cittadini approdati in Parlamento come tali, come dovrebbe essere, alla fine storica dell'era dei partiti. Per quanto possa apparire paranoico l'arroccamanto contro le influenze inglobatrici della politica rifiutata e denunciata, si tratta della conferma della linea tenuta durante tutta la campagna elettorale. Gli si rimprovera forse di non applicare le giravolte di tutti gli altri partiti e movimenti dopo la chiusura delle urne? Con il pretesto dello spread, le cariatidi, il Consiglio dei Geronti, coloro che traggono pane e companatico dal vocio della politica imbelle ed eterodiretta di questi tempi, cercheranno di ritrasformarsi ancora. Ma detengono le stesse risposte ai problemi sul tappeto dei grillini, con in più una provata vocazione al conformismo e all'opportunismo. Non è tempo ancora di prendersela con i grillini. Perché tacere sul superamento di fatto della Costituzione italiana, sui buffoneschi paradossi di un Parlamento insediato ma inattivo, sulla bicamerale in forma di Comitato dei Saggi, sulla persistenza di un governo dimissionario due volte, per essere stato sfiduciato con aperta dichiarazione dal Pdl e che, pur non avendo richiesto una nuova fiducia al neo costituito Parlamento (al quale avrebbe dovuto rassegnare il proprio mandato anche se fosse stato in carica prima di elezioni ordinariamente indette) sta ricominciando a prendere provvedimenti ben al di sopra dell'ordinaria amministrazione, secondo i dettami della Ue, che non ci concede, a queste condizioni, evidentemente, proroghe accordate a tutti gli altri, Francia compresa? Purtroppo un autoritarismo prima strisciante e ora conclamato ha pervaso tutti i gangli della vita istituzionale e anche di quella civile, soprattutto lavorativa. In una piaggeria molto italiana.
Contributo al dibattito sul M5S della rivista Il Mulino.
domenica 31 marzo 2013
Il Consiglio dei geronti.
Il potere salvaguarda se stesso. Il Presidente, in scadenza fra 15 giorni, ha subornato, per la seconda volta in quindici mesi la democrazia. Una specie di generale Jaruzelski italiano. E' lui e i vecchi partiti ad esere causa della crisi, non il popolo elettore che, sia pur dimostrando la divisione nazionale nei fatti, si è espresso con chiarezza. Il vecchio comunista, il realista di tutte le reazionarietà e di tutte le solidarietà nazionali, ha ancora steso una coltre di pudico conformismo sulla realtà italiana, cercando la complicità tecnocratica dell'Europa minore - la Germania e basta - che ha i mezzi per pretendere di comandare, a scapito di tutti gli altri: la stragrande maggioranza -. In questo Paese cattolico, sono i preesistenti apparati, ancorché in crisi, a "illuminare" la realtà che cambia, in un'eterna controriforma. Comunisti e cattolici si sarebbero rappattumati da quel dì, se non fossero stati gli "ingenui" americani ad impedirlo per almeno trent'anni, durante i quali la tradizione nazionale si conservò con i paramenti dello Stato teocratico clientelare e prima che la tragedia di Aldo moro ( e della sua sventurata scorta ) precipitasse, nell'immediata indifferenza dei suoi stessi compagni di partito e nell'intransigenza del partito della fermezza berlingueriano. Il "migliorista" Napolitano, come già Dalema, si sono dimostrati i migliori alleati della destra, non avendo potuto deliziarci con i caratteri del loro specifico format di potere che, solo per una ripartizione post bellica delle aree di influenza in Europa, ci fu risparmiato. Tocca adesso all'Europa finanziaria ed ai suoi gerontocrati epigoni, come nella Cina istituzionale. Per essere ancora liberi, questo progetto non dovrà avere buon esito.
sabato 30 marzo 2013
La mala Pasqua.
Pasqua in India per i Marò. Se non li avessero trattenuti, sperando che gli Indiani abbozzassero, per restituirli immediatamente per non perdere le commesse commerciali, probabilmente sarebbero di ritorno, in licenza premio. Parodia della vita militare. Parodia dei compiti e dei ruoli che li hanno portati a sparare su barchette lillipuziane sotto la parete di una petroliera perché il Ministro La Rissa aveva sognato di essere tornato ai bei tempi del Duce, allorché le forze armate nazionali difendevano gli affari e i corporativi lavoratori italiani. Forse aveva visto qualche telefilm e aveva scambiato i contractor's con i soldati tutori della Patria. Secondo rituali istituzionali che il grillismo ha messo in discussione senza avere per ora le competenze e le esperienza da proporre, gli egoismi corporativi la fanno da padroni, mandano in vacca la nazione, addentano grifagni il proprio osso e ci si sdraiano sopra dopo averlo sotterrato. Probabilmente il Prefetto Cancellieri sarà prefettiziamente nominato anche a commissariare il Governo, dopo il Teatro Bellini di Catania, il Comune di Bologna, il Comune di Parma ed aver ricoperto il ruolo di Ministro di polizia, avendo quindi acquisito una buona conoscenza del territorio italiano, delle sue specificità e criticità in termini di ordine pubblico. Con Monti o Grilli all'economia, avremo fatto un giro di polka. Lo spread oscilla e tende ad alzarsi, ma non lo fa in maniera imperiosa come lo stallo suggerirebbe. Aspetta che la crisi sia dichiarata, conclamata ed evidente e poi si scatenerà un attacco agli equilibri politici più che agli assetti finanziari. Un vero e proprio sistema di potere, dunque. Il mondo della produzione si trascina di cassa integrazione in manutenzione degli impianti; interi settori merceologici sono senza commesse. Solo la finanza impazza, proterva ed evenescente, alimentandosi dalle e sulle crisi che provoca e rielabora. Le banche italiane sono in parte in via di commissariamento, oggetto delle attenzioni appropriative parziali di altre entità del settore che dispongono di risorse maggiori, le tengono gelosamente in cassa, evadono e aspettano di approfittare delle disgrazie altrui. Codeste, per ottenere i loro scopi, prepensionano tutti coloro che mostrano segni di rallentamento, di stanchezza rispetto ai continui, incessanti rilanci di un metodo di spremitura e sfruttamento, al quale si dedicano in via ordinaria e in via straordinaria, quale unico scopo delle loro possibilità di investimento e quale unica destinazione delle maestranze, irretite e annichilite da una propaganda ebete e volgare, intimidatoria e irrispettosa. In silenzio, progettano di chiudere sportelli, di trasferirne gli occupanti secondo logiche di redistribuzione delle iniziative commerciali, da monitorare e valutare nel breve e di favorirne l'abbandono, le dimissioni, di chiunque, a scapito della sua salute e in ragione delle sue necessità, si sforzi di rimanere al traino del carro. Al servizio di privati costumi. Il Presidente della Repubblica uscente, nel sottolineare la permanenza in servizio di un Governo tecnico sconfessato nelle urne per la pervicacia del suo Presidente nel presentarsi alle elezioni, nella sua veste di senatore a vita, si affiderà a due "comitati di saggi" - si suppone di opposte tendenze, ma parimenti "saggi" - per fingere di cercare di forzare inconciliabilità che sono radicate nei rispettitvi ellettorati o in gran parte di essi. Per non far lacerare istituzioni serve, si lacererà ancora una volta il tessuto sociale, al servizio di quei poteri sovranazionali che, per l'ennesima volta, ci costringono ai loro voleri. Così gli evasori fiscali potranno riportare in Italia parte delle loro sostanze trafugate e non più impiegabili in B.O.T., come avveniva in passato, con complice e silente, vorrei dire "saggia", accondiscendenza degli apparati dello Stato medesimo. Come per la mafia, ecc.
Sembianti.
Ras di Ferrara fu Italo Balbo, un modello dell'«uomo nuovo fascista». S'era fatto il cursus honorum del gerarca sanguinolento: scampoli di gloria feroce tra i volontari della carneficina nella «grande guerra», capo delle «squadracce» al soldo degli agrari, quando bastonature e omicidi di avversari politici mostravano il «senso dello Stato» del primo fascismo, comandante generale della milizia. Implicato nell'assassinio di Don Minzoni, arrivò in Parlamento e presto giunse al governo.
A Ferrara il 26 sono ritornati gli squadristi. Balbo mancava, è vero, ma s'è trovato un sostituto degno. Rivendicavano il diritto d'ammazzare impunemente e non a caso il colpo vibrato in piazza era assassino: mirato al cuore d'un madre - l'immensa Patrizia Aldovrandi - per fermarne il palpito di dignità, la passione e l'indomito coraggio. Chi ha voluto vederla, l'ha vista bene l'Italia di questi tempi bui: un Paese nel quale l'umanità spesso è donna, ma molto più spesso si perde in una divisa che mostra i distintivi della guerra. La guerra, sì, che la Costituzione ripudia ma offre la leva per la polizia della repubblica antifascista: Medio Oriente, Balcani e Afghanistan. Un'Italia in cui la Caporetto dei valori della Resistenza- di questo ormai si tratta, non di altro - non si spiega semplicemente col berlusconismo, ma chiama alla mente - ed è un morire di dolore - Piero Gobetti e la sua terribile sentenza: il fascismo malattia congenita della nostra storia, la natura elitaria del Risorgimento, un potere mai saldo in mano al "popolo sovrano" e sempre molto lontano dai cittadini. Chiama alla mente lontani maestri, appena tornati in armi dai monti partigiani e subito impegnati a scrivere una Carta Costituzionale tesa a colmare lo storico deficit di partecipazione. Quella Costituzione che ormai non conta più.
La crisi economica procede di pari passo con lo smantellamento della democrazia. Si sono visti chiari i segnali d'asfissia d'una politica priva di respiro ideale e s'è misurato l'abisso che ci attende, se non sapremo restituire al dibattito sullo stato dell'economia, il contributo decisivo di storici e filosofi. In un Paese che dopo la Liberazione non mandò a casa sciarpe littorie, sansepolcristi, scienziati della razza, questori, prefetti e magistrati mussoliniani e chiamò a presiedere la Corte Costituzione quell'Azzariti già capo del "tribunale della razza", sono vent'anni ormai che, a parlare d'antifascismo, si disturba il manovratore. Vent'anni che si batte la grancassa su una inesistente ferocia partigiana e si trova la sinistra consenziente. Mentre Veltroni e i suoi cancellavano dalle rare sedi del «partito liquido» persino il ricordo dei partigiani - si fa un gran parlare di donne, ma a Napoli il Pd ha eliminato dalla sua sede la partigiana Maddalena Cerasuolo - l'accademia s'è adeguata.
In questo clima, dopo le acrobazie dei lacrimogeni sui tetti del ministero di Grazie e Giustizia, le violenze di Napoli e Genova e gli indiscriminati attestati di stima agli immancabili servitori dello Stato, più che la resurrezione di Balbo a Ferrara, stupisce lo stupore sbigottito di chi solo oggi intuisce l'esito fatale di un vergognoso revisionismo. Perché meravigliarsi della polizia, dopo che s'è voluto ridurre l'antifascismo a una questione privata tra veterocomunisti e neosquadristi, dopo l'armadio della vergogna e l'inascoltato allarme di Mimmo Franzinelli, che ci ha ammonito sul significato profondo d'una amnistia che fu colpo si spugna e sancì la continuità con lo Stato fascista? Rinnegata la propria storia, attestata a difesa di un'Europa che Spinelli ripudierebbe, collocato in soffitta Marx per far le fusa al liberismo targato Monti, era fatale che la polizia tornasse alla tradizione dell'Italia liberalfascista e si facessero nuovamente i conti con Frezzi massacrato di botte, Acciarito torturato e Bresci suicidato.
Qui non si tratta di solidarietà di corpo. Emilio Gentile l'ha spiegato chiaramente: la mistica fascista del cameratismo fu il fulcro di una identità nuova che, nel cuore d'un crisi, fuse in anima collettiva l'individualismo solitario dell'eroe, sicché i "rigenerati della guerra" pretesero di essere "rigeneratori della politica". Quand'è che il Parlamento pretenderà che si accenda la luce sui meccanismi di reclutamento delle forze dell'ordine e sulla loro formazione culturale e politica?
Il fascismo dei mazzieri è solo l'espressione materiale e strumentale del risorgente sembiante che si è mascherato, dissimulato, ma che aveva già dato sentore di sé all'epoca del primo centro-sinistra di Aldo Moro, quando la presenza dei socialisti al Governo, che fu foriera dello sviluppo possibile dell'Italia attraverso le nazionalizzazioni e, successivamente, con l'introduzione dei divorzio e dell'aborto nella legislazione civile, il Piano Solo del Generale De Lorenzo sfiorò il colpo di Stato, d'accordo con Antonio Segni, Presidente della repubblica e degli agrari ( sardi ) e gli evasori e gli accumulatori portarono per la prima volta, nel dopo guerra, i soldi trafugati all'estero. E' questa l'Italia che fa schifo ed è. è sempre stata, maggioritaria. Purtroppo, fuori di un contesto più organico ed evoluto, questo paese slavinerebbe in un terzomondismo egoista, pieno di espressioni retoriche, di francescanesimi negli atteggiamenti, di ipocrisia e di spirito di sopraffazione. Per questo, anche in assenza di espressioni oppositive, è bene che, nella coscienza e nello spirito critico di ciascuno, questi contenuti regressivi siano monitorati e studiati. I quattro agenti, scontati tre anni di reclusione per un delitto efferato ( uno di loro, ai domiciliari ) torneranno in servizio sulle volanti, come stabilito dal "comitato di disciplina", speriamo di non incontrarli mai. Quello di cui si parla è il costume ordinario della polizia di pattuglia e a dimostrarlo è la "mitezza" della pena e la "sensibilità" verso i "colleghi" nell'interpretazione dei regolamenti interni. Ecco come e perché la manifestazione di un'altra pattuglia è stata possibile sotto le finestre del "comune" dove lavora la madre, che ha reagito da par suo.
martedì 26 marzo 2013
Fantasticherie.
Per salvare i Paesi non virtuosi e l'euro, bisognerebbe far entrare la Svizzera nell'Unione europea, come la parte greca di Cipro, e applicarle un prelievo - se lo desiderano, completamente anonimo - del 30% sui depositi superiori ai 100.000 euro, custoditi nei suoi forzieri. Sarebbe una giusta forma di progressività nei confronti degli oligarchi "concittadini pigs" dell'Europa insolvente e non approfitterebbe della corruzione esogena di quelli russi, extra,ex comunisti. Ma la Svizzera è sempre rimasta neutrale, come la Chiesa, neutrale anche nei confronti del bene e del male, verso i quali ha sempre, nei fatti, svolto una funzione mediatoria, assolutoria e giustificatrice, inquinando anche la coscienza civile di interi popoli e quella individuale di tante persone, se se ne ascolta la vulgata filosofica. A proposito, perché non far entrare in Europa anche il Vaticano e lo I.O.R., quarta entità finanziaria al mondo e, casomai, San Marino, per non trascurare i piccoli Paradisi. La distrazione dei popoli è grave e la sfacciataggine dei tecnici e dei profeti dell'inganno rimane impunita.
A chi servono le "parti sociali"?
Lo stoico esploratore incaricato, si è attardato - dopo che erano state ignorate da tutti - nel raccogliere il parere delle "parti sociali". In un'ottica di sinistra tradizionale è stato un passaggio dovuto, ma in rapporto alla realtà percepita, ne hanno rimarcato l'inaridimento e la separatezza. "Parti sociali" sono infatti parole che albergano nel Palazzo, non nella società e oggi definiscono organizzazioni in profonda crisi di rappresentanza e di risultati. Organizzazioni che si sorreggono reciprocamente, lasciando cadere qualche d'uno della babilonica compagine, nella speranza, per ora frustrata, di irrobustirsi a sue spese. Quel che cercano insieme è un disperato e disperante ruolo istituzionale.
Il termine "parti sociali" nasce dal profondo del pensiero democristiano, dal quale non riusciamo ad affrancarci e dal quale, a destra come a sinistra, sembriamo condannati ad essere governati. In forme dissimulate, ormai dispero di non morire democristiano. Evidentemente, l'humus cattolico, ma nel senso di bottega, è seme - per me inquinante - di civismo minore e di fameliche aspettative. Secondo questa ideologia, lavoratori e imprese hanno i medesimi interessi e, in concordia, stanno tutti nella stessa barca e si rivolgono alla politica che sta ad un livello superiore, senza ammettere che è stato proprio questo approccio popolaresco e contingente a impedire, dopo due, tre generazioni, l'emergere di una compagine sociale ed economica robusta. Per salvarsi, i Tribuni della Plebe ricercano un ruolo istituzionale che non è mai stato loro concesso e che, se lo sarà, sancirà la minorità della politica tutta. Facile è stata la corruttela verso chi, anziché preoccuparsi di far crescere i lavoratori, si preoccupava solo della sua vanità e della sua famiglia. Dopo la prima tangentopoli, i sindacati confederali hanno svolto un ruolo di supplenza ai partiti, travolti con la prima Repubblica, ma riassestatisi sotto traccia, attraverso dicotomie opportune ma tutt'altro che di principio, bensì solo di riferimento opportunistico e tattico. Nonostante Berlusconi, che fa politica in funzione antigiudiziaria e che, comunque, come è ovvio, rappresenta e tutela solo gli interessi dei furbi elusori ed evasori delle imposte, parte del sindacato ha cercato legittimazione anche dove e se non contava nulla e ha perso parte della sua legittimità nei confronti dei lavoratori, tranne quelli desiderosi di favori, provocando un'osmosi, nei due sensi, che ne ha abbassato le difese. Alla fine, al sindacato corrivo veniva spiegato quanto era stato già deciso.
Monti, infine, ha più volte affermato che non avrebbe subito l'influenza delle "parti sociali". Perché le convocava. allora?
L'espressione "parti sociali" ha accompagnato tutto il percorso della crisi della rappresentanza. In sostanza, la funzione della "parti sociali" si è rivelata inutile. All'uscita dalle consultazioni, i sindacati - alias le "parti socilai" - hanno invocato l'abolizione dell'IMU. Già che c'erano potevano riproporre Berlusconi come Presidente del Consiglio; si sono dimostrati convinti che la tassa emblematica abbia penalizzato la sinistra di governo, senza neppur cogliere la confusione mentale che stava all'origine della richiesta. Che fosse solo pubblicità? Anche la CGIL, che ha chiesto anche lo sblocco dei crediti alle imprese, come se le banche fossero ancora pubbliche, sostituendosi, o meglio, affiancandosi a Confindustria. Anche Confindustria, Unindustria non hanno portato un contributo importante alle decisioni da prendere; hanno riaffermato che bisogna fare presto, lasciando implicitamente inespresso che cosa, ma nessuno si è speso sulle politiche di austerità, su quanto sta avvendo in due terzi d'Europa, sui vincolo di bilancio. Prosegue, assoluto, il silenzio e l'assenza dei sindacati sulla previdenza, sull'età per accedervi, sullo sfruttamento del precariato. Delle pensioni, in particolare, nessuno ha parlato, né in campagna elettorale, né in sede di consultazioni per la formazione del Governo. I differiti,ormai, sono entrati in una terra di nessuno. Ci deve essere un legame tra la catastrofe che colpisce il lavoro e la funzione attualmente inutile della "parti sociali".
Le imprese, che rispetto, protestino per sé. I lavoratori hanno bisogno di sindacati che smettano di recitare il ruolo della "parti sociali" e siano solo di parte, dalla loro parte.
domenica 24 marzo 2013
Confuse semplificazioni.
Il risultato elettorale è stato semplice e chiaro. La torta è stata divisa in tre spicchi uniformi: il movimento di coloro che non accettano, per nessun motivo, di pagare le tase, il partito di coloro che ne esigono la progressività e l'incassabilità e ne chiedono la redistribuzione sociale dei cespiti e il movimento di coloro che non vogliono farsi irretire da tattiche parlamentari e aspirano all'implosione del sistema. Nell'ambito del Partito democratico, la socialità della spesa è subordinata ad una congerie di clientele consolidate che si contendono la leadership del partito, tradizionale formulazione della compagine politica, nella quale con più facilità si possono spartire denari e influenze.
Tornando al voto, si è trattato, quindi, di un'espressione che ha tenuto conto solo delle sensibilità interne alla stratificata compagine nazionale, come se non dipendessimo, ormai, da un patto di stabilità che ci consegna, come un'azienda qualsiasi, ai piani di rientro della BCE ed alla futura alienazione dei nostri asset strategici, integrati nella progettualità della Germania, mentre Finlandesi ed altri nord europei, già subordinano prestiti irrecuperabili, perché andrebbero dispersi negli ambiti clientelari italiani, al pignoramento e all'appropriazione di lotti turistici, monumenti e alberghi. E' la stessa politica, funzionale allo stesso fine, che hanno perseguito in Paesi non allineati come la ex Jugoslavia, dove gli esercizi alberghieri erano spesso di loro proprietà, anche se affidati in gestione a incaricati locali, ma aveva almeno la veste di finanziamenti diretti in cambio di facilitazioni allo sfruttamento turistico. Nulla di originale, dunque, neppure le lobby costitutive del Movimento del Senatore a vita Mario Monti, che si è barricato nel suo fortino dove tiene lezioni a favore dei suoi privilegiati mandatari, ma nel quale, le milizie dal doppio e triplo cognome sono in gran parte costituite dai "carini" di Cordero di Montezemolo. Nulla di nuovo, tranne il nostro definitivo assorbimento nell'area di rivalsa di un'Unione europea nella quale lo spirito di sussidiarietà economica è assente, come era logico aspettarsi, mancando forze contrarie in grado di farsi valere coi fatti, ma che è stata inconsapevolmente data per certa e con falsa sicumera indotta presso le disinformate opinioni pubbliche delle nazioni meno attrezzate, meno coese e più corrotte.
Perché, quindi, tante facce di circostanza? La democrazia è sentimento dell'uomo della strada e come tale va accettata e rispettata. Il guaio è che la democrazia stessa - che è stata sospesa una prima volta e tante volte tradita nella prassi, complici i tanti "portoghesi" dei banchetti - ad essere sub judice, a rischio. Perderla sarebbe come avvertire, per la prima volta, il bisogno dell'aria.
Francescanesimi gesuitici.
Il Papa dei poveri e degli umili, che si spoglia degli orpelli e indossa un senplice saio bianco. Questo Papa è un gesuita, ha conosciuto la condizione del figlio di emigranti, la povertà dei barrios bonarensi. E' un politico. Lo è per formazione e per esperienza. La Chiesa cattolica che si era valsa della dottrina teologica di Ratzinger, che ha avuto cura di creare un corpo cardinalizio di provati conservatori aconciliari, ha ora eletto un politico consumato per portare pubblicitariamente nel mondo la modestia e la rinuncia, in effigie. Ieri erano seduti fianco a fianco, affratellati in un continuum schermato e manifestato dal candore degli abiti identici, come di due fantasmi. Si porrà come Papa Francesco nei confronti dei poveri e degli emerginati nei barrios e nelle favelas dell'America latina e nei rispetti delle preponderanti aree di degrado e miseria, morale e materiale, degli esclusi dall'istruzione e dal lavoro delle economie capitalistiche in crisi che tanto impauriscono chi ha qualcosa da perdere, gente che non ha mai contemplato gli outsiders del personale tornaconto che non siano utili o disposti a farsi utilizzare. Sarà scenograficamente fratello anche del continente africano, escluso e relegato perchè troppo arretrato rispetto alle dinamiche economiche e finanziarie, ancor di più di quanto lo fu all'apoca dello schiavismo e, in tempi più recenti, di quanto lo fu all'epoca del post colonialismo, durante il quale sembravano essersi poste le basi, dolorose, di un processo sperequato, ma di inclusione nel circo e nel circuito economico? ( Sempreché queste influenze indotte dallo scopo "evolutivamente" depredatorio e sfruttatore, siano utili e positive, per popolazioni che vivevano la loro aderenza alla natura e non avvertivano il bisogno di conoscere la speculazione e la gara a sopraffarsi e culti esogeni per consolarsi rispetto alla "nuova" sofferenza. )Oggi, lo sfruttamento delle risorse è demandato direttamente alle holding internazionali, mentre gi Stati nazionali sono impegnati in altri contesti europei e mondiali, a contendersi finanziariamente la supremazia, sostituiva delle guerre fra di loro e foriera delle stesse conseguenze delle guerre su gran parte della popolazione civile.
Per l'influenza dell'immigrazione islamica, pur non uniforme ideologicamente, ritualmente, culturalmente, le società europee andranno soggette a profonde ibridazioni nelle loro periferie e presso la parte povera e culturalmente poco corazzata della propria popolazione. Gli effetti non sono prevedibili. Ecco che il gesuita Francesco prende l'iniziativa del dialogo triangolare fra cattolici, musulmani e atei, le tre categorie universalistiche del sentimento e della ragione umani. Anche se ha salutato, fra i primi, il Rabbino capo della comunità romana, ben più antica della sua, sono proprio gli Ebrei ad aver drizzato per primi le antenne , intravedendo la possibilità di nuovi guai, provenienti da un ecumenismo tutto politico, al quale loro sono sempre rimasti estranei, pagandone sempre ingiuste conseguenze, fino ad approdare alla barbarica ( fuori di retorica ) persecuzione eliminatoria della Germania nazista. Papa Francesco sa che gli anni a venire saranno caratterizzati dalla povertà e dalla relegazionee e si propone come modello pastorale della sofferenza da privazione, senza incidere minimamente - pur proclamamdole - sulle sue cause morali. E' un conoscere, un prevedere e un assistere senza tentare di prendere di petto i fenomeni, senza confondersi con le beghe del mondo che li provocano, demandando tutto alla vita dopo la vita. Una osservazione ora censoria, ora silente. Se dio c'è - sembrano suggerire - a volte sembra dormire e ha spesso consentito le nequizie più atroci senza intervenire e noi, animati da una fede ragionevolmente imperscrutabile, ci adeguiamo.
Autodefinendosi solo Vescovo di Roma e non indossando l'ermellino, è sembrato precludere a un sempre contrastato, sia localmente, sia nella Curia, comunitarismo, che sarà sperimentabile se saranno attenuati e rivisti vincoli e cerimoniali ( che servono a tenere unite esperienze diversissime ), anche i vincoli celibatari, pur temutissimi per via delle leggi successorie. Un Concilio, dunque, dopo che il II non ha avuto attuazione e che si sono riportate ai blocchi le impostazioni tradizionali, che modifichi la situazione materiale, liturgica e dogmatica della Chiesa, che usa un linguaggio sempliciotto per i fedeli del gregge e coltiva raffinate ancorchè arcaiche finezze elitarie.
In attesa che anche le suore rivendichino, con esplicitazioni verbali e comportamentali ( non lo faranno mai )l'espressione della loro sessualità, che ogni problema risolto, cioè, ne trascini una quantità geometrica, assisteremo alla pièce e, al primo buon giorno! esploderemo felici.
Saremo felici solo durante lo spettacolo e, per questo, assiteremo a rimaneggiamenti e repliche.
sabato 23 marzo 2013
Paradigmi minori.
Lavorare per il padrone significa interpretarne le direttive e assumerne gli atteggiamenti. lavorare per il padrone significa servirne tanti altri, individualmente e personalmente. Lavorare per il padrone significa sentirsi dipendenti dal suo destino e, quindi, compiacersi per i suoi successi, pur ricavandone una irrilevante mercede. Lavorare per il padrone significa esserne sospettati, controllati, vendicativamente ridimensionati ogni qual volta lo si infastidisce con comportamenti privati che contraddicano il suo interesse. Lavorare per il padrone e i suoi clienti significa atteggiarsi a salottieri, superficiali costumi, significa farsi cliente dei clienti, accompagnarli alla porta, al di fuori, per poi rientarre con loro, uno dopo l'altro, per l'intera giornata. Lavorare per il padrone significa interiorizzare i propri compiti come una governante devota che, vivendo nella casa e non contemplando possibilità di vita individuale, non si corichi prima di aver terminato ogni dettaglio di ogni possibile incombenza e sia la prima a levarsi al mattino, per far trovare tutto apparecchiato, confermando il padrone che la vita - che non può essere che, esclusivamente, la sua - sia proprio questa.
Paradigmi.
Nelle spire della crisi, i tribuni della plebe si interrogano sulle loro possibilità di mantenere una strutturazione uguale o simile all'attuale. Non è la crisi finanziaria a fargli paura, ma come tutti i poteri costituiti, temono che l'adattamento politico agli eventi socio-economici possa travolgerli. I sindacati sono libere associazioni private, sono costituzionalmente garantiti, ma rivestono la specie delle associazioni non riconosciute, costituite cioè ai fini statutari da liberi aderenti e la cui influenza è o dovrebbe essere strettamente subordinata alla rappresentaza numerica dei loro soci. Per ragioni storiche e politiche, i sindacati hanno preso forma ed espressione confederale, vale a dire di struttura burocratica unificante delle diverse categorie lavorative che la compongono, o in veste categoriale o di mestiere, per l'importanza e la specificità di taluni settori, come quello del Credito. Proprio perché espressione spesso maggioritaria, in gangli strategici dell'economia, hanno mascherato in termini particolaristici, il mandato e l'appoggio ( palese presso i confederali ) dei partiti politici o di parti importanti di essi e hanno spacciato un DNA diverso, ma non incompatibile, con ibridazioni collaborative. E' per questi motivi che la FABI, costituitasi a Genova nel 1948, per iniziativa di un gruppo di Aclisti, si è subito affermata e tutt'oggi si mantiene ai vertici della rappresentanza di una categoria, che pur è stata precocemente depauperata di quarantamila unità e si sta ben posizionanado anche nel target dei pensionati e degli esodati o differiti previdenziali. La FABI, quindi, ha schermato e filtrato nel corso di tutti questi decenni, l'influenza politica della CGIL e calmierato anche quella democristiana della CISL e sostituito la UIL nella gestione - ovviamente non dichiarata - delle opportunità e delle carriere. Questa disamina è necessariamente semplificatoria perché le tipologie bancarie sono state, dal 1948 ad oggi, le più variegate, anche nell'ambito del "grande" credito e ciascuna di queste maxi tipologie andrebbe esaminata a parte. Di una, in particolare, potrei parlare per vita vissuta. Il ciclone finanziario che ne ha investito le apparentemente solidissime fondamenta, ne ha cancellato i marchi: Cariplo, Banco di Roma. Banca Commerciale Italiana. Le ultime nate hanno avuto vita breve e si sono reincarnate in nuove denominazioni, senza più raggiungere la stabilità patrimoniale e di bilancio. Ultimo, in ordine di tempo, il Monte dei Paschi di Siena, dopo che la penultima banca per anzianità, il Credito Romagnolo, è stata fagocitata con OPA ostile - l'unica in Italia - dal Credito italiano, in via, a sua volta, di mutazione. Il lavorio di interessi, ma anche politico che ne ha modificato la fisionomia attraverso lifting sistematici, è stato ed è alla base della mission interna ed internazionale che avrebbero dovuto interpretare e che invece rischia di involversi in altri cataclismi endogeni. Nei fatti, questi grandi Gruppi hanno solo favorito un ricambio nelle maestranze e cercato di imporre un cambiamento nella mentalità. In contesti siffati i sindacati, quelli con una implicita ed evidente vocazione politica, hanno contribuito con contratti e accordi di secondo livello, secondo specificità, a favorire, mediandolo, un fenomeno al quale non hanno mai avuto intenzione e possibilità di opporsi. Il panorama sindacale attuale ci mostra una vocazione dei "moderati" tribuni alla stabilità degli assetti conciliativi, nella speranza di mantenervi l'approdo sicuro che vi hanno mantenuto fino ad ora, mentre la CGIL fa la fronda ad ogni accordo, mobilitando la sua minoranza. Minoranza di nuovo conio, perché parte della minoranza che, almeno, si era opposta alla destrutturazione del settore per quanto atteneva a regole e a diritti, ma che, in seguito ad alchimie congressuali, si è ritrovata in maggioranza, mentre, altri ex maggioritari, espulsi e relegati, hanno vestito i panni dei contestatori. Come comportarsi, quindi, da parte delle sigle maggioritarie, comprendenti anche la Federdirigenti, il Sinfub e la UGL, verso una grande sigla sindacale di prevalente matrice operaia che non riesce a contenere le intemperanze dei suoi movimentisti? Relegandola al secondo tavolo delle trattative. Solo nel Credito? Evidentemente no: è infatti già successo anche nei settori storici dell'operaismo comunista, come quello metalmeccanico. Da queste esclusioni, solo gli operai inquadrati in compagini mansuete hanno avuto benefici, quanto meno hanno ottenuto di poter lavorare, ma, se ne ha ricavato un beneficio l'economia, non si è notato. Non molti hanni fa, ad essere esclusa per qualche anno dal primo tavolo bancario, fu proprio la FABI nonostante che vi avesse il peso specifico maggiore. Se vi sono stati vantaggi per la categoria dei lavoratori, qualcuno me li comunichi. L'adattabilità deve farsi magmatica in un contesto nel quale non sono ravvisabili elementi certi e nel quale si teme e si cerca di contrastare una possibile capacità creativa e dissimulatoria della sinistra, schierandosi con ciò obiettivamente a destra o, che è ( per ora ) lo stesso, al fianco dell'ABI. Nel frattempo, le preoccupazioni concrete degli apparati di gestione non differiscono da quelle dei borghesi risparmiatori. L'analisi si fa sottile, soprattutto in termini fiscali, mentre si cerca a tentoni di individuare le possibili intenzioni di questa o di quella opzione politica e quindi legislativa, sul tappeto. Tutti insieme, dunque nella Mirabilandia di un settore che resta privato, ma pubblicisticamente strategico, nel quale tutti i soggetti di una rappresentazione ripetutamente replicata e nella quale i sindacati moderati vorrebero avere una funzione sostanzialmente istituzionale e monetaristica ( la FABI ) e anche formalmente istituzionale ( la CISL )assumono atteggiamenti regolamentari. La partita del Credito, pur condotta da giocatori in grisaglia, sarà decisiva e coinvolgerà, in termini dialettici, attori fieramente avversi sulla scena.
Nell'ipotesi, non peregrina, di uscirne con le ossa rotte, si aumentano gli accantonamenti intestati ad una società di fatto, quale è e resta il sindacato. Dalla consulenza legale e commerciale giungono ammonimenti a non incrementare il reddito da investimenti finanziari, perchè sarebbe pratica incompatibile con gli scopi assistenziali e di rappresentanza dei lavoratori. Come ovviare? Si potrebbe, ad esempio, comperare una nuova sede per il sindacato, destinandole, però, incombenze dissimili da quelle già esercitate im immobili di proprietà, immobilizzando il patrimonio in termini giustificabili. Che differenza c'è con la destinazione degli utili non reinvestiti di tutte le altre associazioni private a scopo di lucro, sia pur declinate in termini di supporto prospettico per un futuro incerto? Da alcuni anni sono state separate giuridicamente e fisicamente, le strutture murarie che ospitano il lavoro dei CAAF, da quelle dedicate al lavoro sindacale, anzi, per i CAAF sono state costuite apposite società di capitali. Dopo tanto affaticarsi in materie amministrative del tutto speculari a quelle aziendali, che cosa e quanto resterà da dedicare alla prassi rivendicativa? Beh, assolutamente nulla, come si evince dall'evanescenza sindacale di molti anni a questa parte. Infatti, il modello rivendicativo, che si alimentò della forza d'inerzia degli autunni caldi degli anni '70, è stata da tempo abbandonata. Sul piano politico e su quello sindacale, si manipola solo l'interpretazione degli eventi e ci si guarda bene dal contrastarli, per non esserne travolti. Un'attività da surfisti.
giovedì 21 marzo 2013
Quando si comincia una costruzione dal tetto..
Basta osservare gli sconvolgimenti sociali - di quelli finanziari m'importa poco - che l'euro-mito ha procurato, per apprezzarne tutta l'evanescenza e l'irrealtà. Per fortuna, perchè degli sconvolgimenti sociali, in queste società desindacalizzate e depoliticizzate se ne farebbero un baffo, l'euro-ipotesi sta procurando veri e prorpi sconquassi istituzionali. Se a mascherare quello greco si presta la politica marcia dei due partiti convergenti nella depredazione, il progetto di prelievo forzoso sui conti ciprioti sta provocando una sorda resistenza di quel mezzo governo, a cavallo fra Europa occidentale e rifugio di capitali russi, estorti o di origine criminale. Quanto le manifestazioni di piazza siano preoccupate della povertà incipiente sui 900.000 greco-ciprioti o funzionali a coprire l'improprio forziere degli oligarchi, non è distinguibile. Ma anche il Portogallo conosce, ignorate dai media, imponenti manifestazioni di protesta di una popolazione immiserita; la Spagna sta declinando più lentamente, date le sue dimensioni, verso la stessa deriva, l'irlanda ha ricominciato a languire, dopo una breve parentesi di innovazione e relativo benessere. Sta di fatto che l'euro, sia economicamente, sia politicamente, è un aborto che andrebbe abbandonato per ritornare al serpente monetario e al range di fluttuazione compatibile con le diversissime dinamiche economiche dei Paesi membri. La costituzione della moneta unica avrebbe dovuto essere l'ultimo atto dell'integrazione basata sulla rappresentanza e sulla salvaguardia delle tradizioni, culture, psicologie e specificità nazionali, già così varie anche al loro interno. Ma questo, evidentemente, non interessava, né interessa a nessuno che rappresenti interessi corposi, dietro il paravento del mandato popolare. Perciò , un'esperienza così incongrua e contraddittoria, andrebbe accompagnata all'estinzione, la meno traumatica che sia possibile. Per quanto attiene all'evidente corresponsabilità della corruzione domestica nel congiurare alla debolezza delle economie meridionali ( Irlanda esclusa )va pur affermato che un lontano processo di integrazione progressiva può solo basarsi sulla modifica civile e morale della politica domestica, in un contesto di unione e di controllo, escludenti se inosservati, ma realistici circa lo stato dell'opera. Altrimenti, il massacro sociale non sarebbe solo uno slogan e, pur nell'indifferenza degli strati privilegiati delle nazioni coinvolte, si accanirebbe per più di una generazione, sulla cittadinanza meno corazzata e ammortizzata, che ha tutta la titolarità per farsi sentire ed ascoltare.
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