martedì 19 marzo 2013
Dietro la maschera.
Ogni ecosistema è tale non per le sue manifestazioni evidenti, ma per l'humus che le sostiene e che le rende rappresentabili, casomai ingannevolmente evidenti. Verrebbe quindi da chiedersi se l'abnegazione, di per se, sia sufficiente al conseguimento dei fini dichiarati, non una volta per tutte, ma continuamente, incessantemente. Sembrerebbe di no, se ci si sforza di scrutare sotto la cortina fumogena abbondantemente sparsa. Il presunto successo - spesso non è oro quel che luce - sembra riposare su una studiata metodologia speculativa di ogni possibile appropriazione di "stockaggio", sia che riguardi la concorrenza sulle suggestioni riguardo la sorte delle aziende in dificoltà e dei risparmi ivi custoditi, sia riguardo all'uso da farsi delle ridottissime risorse umane da spendere sul mercato. Si tengono riunioni nelle quali vengono indicate alla nostra Condor air force, le possibili prede in difficoltà o già agonizzanti, nostro destinato bottino e si consumano insultanti sceneggiate e reprimende se i risultati attesi non vengono conseguiti, a causa dei rendimenti inferiori offerti. Si pretende, infatti, di favorire l'infedeltà nella cattiva sorte verso aziende in via di commissariamento, secondo un modello distruttivo di appropriazione di ciò che c'è, sfruttando difficoltà e rallentamenti di chi lo detiene. Oltre al disgusto che il metodo, sterile, comporta e che mi fa propendere - non da oggi - per l'opzione pubblica, cioè statale del sistema creditizio, il reticolo inibisce le potenzialità del mercato e, insieme a queste ultime, delle prebende di una categoria che si è mantenuta per decenni al di sopra della media retributiva, riservata al lavoro dipendente e ne riduce le competenze ad una indiscriminata capacità di vendita, ormai indistinguibile da quella di un commesso di negozio. Si spiegano così anche certe scelte meridionalistiche. A metà degli anni '90, tutto il sistema dei banchi meridionali perse ogni autonomia, venne commissariato e, per influenza della Banca d'Italia, fu assegnato ai grandi gruppi bancari. Codesti si accollarono, per questa guisa, oneri crescenti; per sostenerli si dovettero ripetutamente fondere, al dichiarato scopo, per ora rivelatosi velleitario, di costituirsi una base patrimoniale di sostenibilità. Mentre aumentavano di dimensioni, lasciavano per strada numerosi rami d'azienda potati sui quali si avventavano banche e banchette che sottoponevano le acquisizioni a sistematici processi di adattamento e di pulizia etnica.
Qualcuno, credetemi, ha infatti rilevato a prezzi di saldo, numerosi sportelli e piccole banche locali, membra sparse di una diffusione a macchia di leopardo, tendente all'ispessimento, ma di rado all'onirica redditività. Ecco quindi che, sotto traccia, prima se ne convertono alcune e poi si comincia a chiuderle, continuando a infierire sulle già tartassate maestranze e ad esclusione di alcuni direttori, prontamente convertitisi, in quella veste, a qualsiasi professione di fede e di qualche "titolare" di portafoglio fiduciario, "raccomanadato" dai suoi fidelizzati clienti.
Checché se ne vada cianciando, la gestione corrente continua a basarsi sulla riduzione costante dei costi, proporzionale all'ampliamento della rete e al conseguente indiscriminato incremento della fungibilità e della mobilità territoriale, anche fra aree professionali differenti, in rapporto all'aumentare dell'età e al ridursi delle forze, al trasparente scopo di indurre nei ranghi il maggior numero possibile di dimissioni.
La linea del Piave, che cerca di conservare i confini ma che non potrà portare a nessuna vittoria, è diventata l'assoluta discrezionalità di sfruttamento di ogni strumento, nudo: senza inquadramenti, senza orario di lavoro ed evadendo con ogni strattagemma ed ogni complicità, incrementi degli oneri contributivi.
La gestione ordinaria di realtà siffatte, si basa in buona parte su lavoro intermittente, a chiamata, poco remunerato alla luce delle convocazioni e delle destinazioni senza preavviso, di pigioni neppur supportate da un contributo aziendale, di un nomadismo verso ridotte lavorative, sopportabile solo grazie ai contributi al sostentamento della famiglia di origine. Oggi, infatti, il lavoro "viene fatto mancare" anche nelle aree ricche, anzi sempre più ricche, ma per pochi, fortificati soggetti, sempre i medesimi, a ben vedere.
L'uso e l'abuso della forza lavoro viene esercitato attraverso una calibratissima analisi delle possibilità di incremento reddituale di ogni singola attività svolta, della temporizzazione delle medesime e comportano una appropriazione del potenziale tempo libero di tutti e di ciascuno.
L'adattamento o l'abiura avvengono attraverso lunghissimi periodi di prova, durante i quali, o si fa acquisire l'abito mentale della propria enfatica alienazione o ci si può liberare per tempo degli infiltrati, verso i quali il trattamento ambientale si esercita continuamente, anche se non sono soggetti a contratti a termine.
Evoluzioni nel rapporto di lavoro.
E' una storia che - se confermata - avrebbe dell'incredibile quella rimbalzata nelle scorse ore dalle colonne del quotidiano francese Le Monde e che si starebbe consumando in Emilia Romagna, nel cuore del nostro Paese.
Nel bar di un'area di servizio autostradale gestita dal gruppo francese Elior, titolare tra gli altri, del marchio My Chef, presentissimo sulle strade, nelle stazioni e negli aeroporti italiani, i dipendenti sarebbero costretti ad indossare degli speciali braccialetti elettronici che invierebbero al datore di lavoro un segnale in ogni ipotesi di immobilità del dipendente superiore al minuto e mezzo.
Si tratterebbe di un dispositivo anti-rapina, si giustifica il Gruppo francese che, peraltro, si affretta a precisare di aver ottenuto il via libera dei sindacati.
Non ha dubbi, invece, il patrigno di una delle dipendenti che ha parlato – sotto falsa identità – con Le Monde: si tratta di uno strumento di controllo a distanza dei lavoratori.
Quale che sia la verità – è obiettivamente difficile credere alla storia di un dispositivo anti-rapina adottato nell'interesse dei lavoratori – ci si ritrova davanti ad un'inaccettabile compressione della privacy dei lavoratori, costretti a giustificare al datore di lavoro, se e quante volte al giorno vanno in bagno ed a muoversi come marionette anche quando ciò non sarebbe necessario.
Lavoratori trattati come galeotti con il braccialetto elettronico alla caviglia (n.d.r. quello di My Chef sembrerebbe alla cintura), persone in carne ed ossa controllate come capi di bestiame o, piuttosto, come cavie da laboratorio, costrette a correre in tondo senza sosta.
Qual è la sorte dei dati raccolti da My Chef attraverso le cinture elettroniche dei propri lavoratori? Cosa accade a quei dipendenti che commettano la grave "imprudenza" di fermarsi troppo spesso, nel corso del proprio turno, per oltre un minuto e mezzo? My Chef utilizza davvero le informazioni acquisite attraverso il suo "giocattolo ammazza privacy" solo per garantire la sicurezza dei lavoratori e distrugge tutti i dati a fine turno o, invece, li conserva per l'eventualità in cui voglia contestare al lavoratore un eccesso di pigrizia?
Le Monde non racconta se la vicenda è già stata portata all'attenzione del Garante per la privacy italiano e se quest'ultimo abbia dato il semaforo verde al trattamento dei dati sulla "immobilità" dei lavoratori ma, se ciò non è ancora avvenuto, sarebbe opportuno che il Garante si attivasse mentre, se è avvenuto, sarebbe interessante capire su quali motivazioni si è ritenuto che, nel nostro Paese, possa considerarsi legittimo misurare - perché di questo si tratta - ogni episodio di immobilità di un addetto ad un bar (n.d.r. e non dell'autista di un treno o di un aereo) superiore al minuto e mezzo, sottoponendo quest'ultimo ad uno stress senza eguali per evitare il beep che lo denuncerebbe pubblicamente come "il pigro del turno".
E pensare che, in passato, si è persino discusso sulla compatibilità, con la disciplina sulla privacy, del braccialetto elettronico per i detenuti.
Guai a dare sempre la colpa di tutto alla politica ma non c'è dubbio che episodi come questo siano il risultato di una politica nazionale che, specie durante il Governo dei Professori, con l'alibi dell'emergenza economica, ha guardato – e male – solo ai numeri ed ai bilanci lasciando che, in giro per il Paese, si facesse sistematicamente carne da macello di ogni più elementare diritto civile.
L'articolo è riportato da L'Espresso in edicola questa settimana.
La chiosa è ingenua, così come brutale ed elementare è il comportamento, atto a monitorare la redditività dei malcapitati garzoni, in relazione agli incassi e al consumo di bibite, caffé e panini, rapportato al movimento fisico. Questi metodi padronali sono in voga in ogni piccolo ambiente e, in un modo o nell'altro, godono del consenso implicito dei sindacati che cercano di sopravvivere proprio sulla paura dell'alterazione di una finzione che consente al temuto padrone di tenere in scacco le maestranze "contente", quando non esaltate dai suoi successi, in un contesto di dipendenza nel quale nessuno li rappresenta. Ma il moto perpetuo, i riflessi condizionati, il tempo libero in appalto gratuito,vigono anche altrove e si valgono del consenso apparente eppur effettivo del normalizzato personale. Ogni più elementare diritto civile è stato da tempo e durante lunghi anni, abbandonato. Non si può cadere dalle nuvole, come fa l'articolista, individuandone la genesi e le conseguenze solo dagli ultimi, anzi penultimi colpi di piccone.
sabato 16 marzo 2013
L'armata di riserva dei disoccupati.
Le crisi creano disoccupazione. I disoccupati sono coloro che non obbediscono, FIAT docet. Se si manifestasse una ripresa delle vendite e, conseguentemente, delle produzioni ( il mercato non è uguale per tutti, tranne che per i mercanti di denaro ), i savi operai della vigna sarebbero riassunti - tranne situazioni eccezionali, non vengono neppure licenziati - ma gli operai disubbidienti ( quelli non iscritti alla CISL ) non verrebbero riassunti e, se reimmessi in azienda dai tribunali, non verrebbero reimpiegati, come a molti di loro già capitava in una sorta di limbo pre espulsivo. Il modello industriale riproduce i medesimi meccanismi di conflitto e di esclusione, filtrata e clientelare. Non vi è infatti esclusione se manca il conflitto, ma, in questo caso, non si tratta di relazioni industriali, bensì del sovrapporsi di usi e sub culture ( come quella, quando diventa sovrastrutturale cultura fine a se stessa, del conflitto ) fondiarie, religiose e pauperistiche.
In Italia, l'agitarsi di Mario Monti, neo sdentato alle elezioni politiche, per farsi nominare Presidente del Senato per un mese e poi passare alla Presidenza della Repubblica come garante e Commissario della Unione europea, non si perita neppure di mascherare il progetto golpista e sovranazionale della assurda cupola di vetro continentale. Morfeo Napolitano, non so se per strategia o circostanze contingenti, non si è prestato a questo gioco, nel quale il PD è immerso fino al collo, anche con i rimasugli - ma opulenti - della Lega lombarda. Per adesso, i grillini si comportano bene.
Il nuovo Papa ha settantasei anni, è un gesuita, l'ordine più aristocraticamente politico della Chiesa. Dicono che sia teologo, ma, figlio di immigrati, ha fatto le scuole tecniche. Poi si è laureato in filosofia in un'Università gesuitica, dove avrà sostenuto un percorso di studi adeguato. A 36 anni anni era Superiore dell'Ordine a Buenos Aires, nonostante che vi fosse entrato a 22. E' quindi uomo dalla carriera uniforme e sistematica. Incappò, quando indossava questa veste, nel colpo di Stato del militari argentini, durante il quale scomparvero milioni di suoi connazionali, selezionati, con metodo nazista, in un Paese in cui tanti gerarchi tedeschi avevano trovato rifugio, sfruttando anche canali vaticani. Ritenevano, i militari, che fossero un'infezione sociale e culturale da estirpare, esattamente quello che pensava Hitler degli Ebrei. La Chiesa tacque, alcuni suoi settori favorirono l'eliminazione degli oppositori attraverso la delazione, anche alcuni sacerdoti impegnati nei barrios e nelle favelas, furono uccisi, un paio riuscirono ad espatriare. Le madri di Plaza de Mayo, ormai nonne, accusano il neo Papa di non avere mai accennato ai desaparecidos, mentre si esibiva in lavande dei piedi ai miserabili ed agli ammalati delle periferie boarensi. Un premio Nobel sostiene che non fu colluso, un giornalista - da molti anni, non da ora - ha pubblicato due libri accusatori e sostiene di detenere nel suo archivio le prove documentali del suo coinvolgimento. Allo stato non esistono, però, prove nè indizi che lo accusino oggettivamente. Sta di fatto che il silenzio della Chiesa verso il fascismo e anche il nazismo è stato sempre assordante, diversamente da quanto fece con il comunismo. Certamente, in ogni sua espressione, anche la più caritatevole, la Chiesa non si rifà mai a canoni democratici, figli di una cultura illuminista della quale è sempre stata competitrice e dalla quale fa discendere l'altro "errore" del mondo moderno: il socialismo e il comunismo. Vale a dire, secondo me, che non c'è da contarci, perché non individua nel fascismo violazioni di quell'ordine "naturale" di cui si fa vestale. Il Papa è di origine italiana come la maggior parte degli Argentini, la cui cultura politica è fascisticamente sedimentaria. Peron era figlio di friulani e la destra peronista era ben più "sociale" della sinistra, un po' come quella del Sindaco di Roma, Alemanno, marito della figlia dell'ultimo ideologo del fascismo italiano, Pino Rauti, scomparso recentemente, che del clientelismo, endemico nella burocratica Roma, ha fatto la cifra della sua amministrazione. Della destra peronista, Bergoglio è stato diplomatico e discreto sostenitore. Sarà stato per la comune passione per il tango, anche coniugale per Juan Domingo e per Menem che ne impalmarono due ballerine. Questo Papa pratica la modestia e, da buon attore, ne interpreta le caratteristiche, ma non mi pare che abbia rinunciato al potere, come si addice a qual si voglia Sacerdote.
Per tutti, un'armata di riserva di disoccupati, che l'uomo crea e che il Signore ama. Gli uomini vanno a pranzo insieme per evidenti ragioni politiche.
martedì 12 marzo 2013
Ut unum sint.
Secondo un'inchiesta, apparsa sul Fatto quotidiano del lunedì, sono presenti in Italia nuclei di fondamentalisti religiosi, che dormono con il corpo insaccato in tuniche che evitano il contatto sensorio dei corpi, dotate però di un oblo' circolare per permettere - si dice - la procreazione. La notizia non è originale: era seguace, ad esempio, di questi costumi grezzi anche un famoso artigiano-pasticcere bolognese che, attraverso l'oblò, ha procreato una dinastia di pasticceri-baristi-bottegai, ancora riconoscibilissima dalle similari fattezze e dalla corporatura uniforme , tutti insieme in un frequentato negozio. Che questa sottocultura, alimentata e sedimentata dal sentimento, dai "valori" domestici e assolutamente salvaguardata dal confronto ideologico, filosofico e storico, possa produrre, senza orizzonti temporali, replicanti felici - soprattutto se acompagnata dal benessere dinastico - è realtà che non stupisce; rimane, per fortuna, marginale. Ma il fanatismo religioso non è l'unico ad allignare nelle ridotte e negli anfratti della società. Io conosco una specie dal cromatico sembiante di certi bellissimi pappagalli brasiliani, che vive un'esperienza comunitaria assoluta, nella quale il controllo e la segnalazione di ogni deviazione sono appannaggio di tutti i membri, secondo il modello dell'Opus Dei. Gli adepti si riuniscono una volta alla settimana, dopo aver deposto gli strumenti di lavoro, che, fino allora ( al termine dell'orario previsto ) non ha conosciuto rallentamenti: dal vertice alla base calano le Tavole della Legge ( quella salica ) e i precetti per esser grati al Signore vengono salmodiati ed officiati periodicamente, per trovare applicazione quotidiana, in un sussurrio di levitazioni anche con chi turpiloquia e bestemmia ( ne colgo il paradosso generale ma non me ne adonto, personalmente ) o, privo di favella, grugnisce a brutto muso nel tentativo di farsi capire. Gli adepti sanno che la loro "giusta" mercede è funzionale al raccolto del Signore delle vigne e che solo a prezzo di una fatica che accorcia la vita e la depriva di ogni spirituale alimento, potrà aspirare ad un quarto di quanto gli sarebbe dovuto e che spetta a tutti i loro colleghi della chiesa universale del credito.Il cilicio viene applicato sulle carni e sull'anima degli adepti, fin dal momento della "conferma", quando cioè si è evinto dalla meccanica gestualità e dalla ripetitiva loquela, che il malcapitato è per sempe condizionato.
Le concezioni eroiche e dolorose della vita, lo stoicismo fisico - meno quello morale - ne è una delle vissute virtù teologali.
Si lavora aggravate dalle gravidanze e si ricomincia, sgravate, daccapo, anche dalla cassa, pur se la gamma delle possibilità è varia.
Le teste, se riparte il business delle demolizioni potranno essere opportunamente convertite. Non c'è infatti capocciata che tenga: si sfruttano tutte le possibilità prima che la tumefazione diventi evidente per non alterare l'estetica aziendal-ambientale, si passa la notte con una braciola sulla parte contusa e, con un colorito da maggiordomo vittoriano, ci si fa ritrovare al proprio posto come se nulla fosse stato.
In tutto quanto precede c'è uno spiccato barcamenarsi occulto, che si vale anche dell'affacendarsi del cappellano.
E' evidente che manca il tempo collaterale alla gestione degli eventi. Tutto quello che esula dal proprio servaggio deve arrovellarsi in spire concentriche che tendono a restringersi in un solo punto.
Le avvisaglie delle malattie incipienti, dato che non si possono prendere adeguati periodi di riposo, perché privati di ogni privacy al riguardo, vengono bellamente trascurate, i prelievi sierologici si fanno, ma se danno luogo ad ulteriori necessità di accertamento, non si trova la disponibilità del medico a lavorare di notte. Se poi si decide, arditamente, di cercare di affrontare le proprie patologie sperando che siano di breve durata, si è investiti da uno tsunami di telefonate dei colleghi in stato di semi detenzione e soggetti all'interessamento improprio ed illegale di tristi figure che, a loro volta si barcamenano con impiegati dell'accettazione per non incorrere nelle denunce del personale medico. Le visite fiscali sono frequenti e vengono riservate a chi non si confessa apertamente e non quantifica da sé i tempi del rientro. Gli interventi chirurgici si affrontano all'ultimo momento, lavorando fino alla sera prima ( per non tormentarsi con pensieri traumatizzanti ) e, quando si rientra, i punti di sutura "tirano" ancora, come traspare dalle smorfie e dalla postura deambulatoria dei nostri Enrico Toti.
Lo stoicismo minore si subisce, più di quanto si eserciti, allo sportello, nella voliera dei sibili acuti, alimentati da un andirivieni che assomiglia molto a quello dell'orso impazzito per la detenzione in gabbia. Avanti e indietro, indietro e avanti, la civiltà sedentaria è ancora lontana per questi nomadi. Affluenza a ondate improvvise, come se si trattasse di un sol uomo; frotte di nevrotici frettolosi tutti insieme, mentre ai fischi si sovrappongono le chiamate telefoniche con sottofondo vocale. I bottegai chiedono, l'un dopo l'altro, monetine per i resti: scendi e risali, mentre gli avventori scalpitano e quando si lagnano vengono sempre creduti. Mi torna in mente l'arguzia del Dott. Pino che, interrogandomi durante la tregiorni di esame propedeutico all'assunzione, in Corso Vittorio Emanuele II, a Roma, mi chiedeva sornione: " lei lo farebbe il cassiere?" e alla scontata risposta affermativa, soggiungeva " sì, con quella gente che preme, vuol dire la sua e non capisce un cazzo?" Era anche lui uno psicologo, ma di altro genere rispetto a quelli padani e io non sfiorai mai la cassa, che era un bunker chiuso dai vetri e isolato dai saloni delle agenzie. Dicevo delle telefonate incessanti per colleghi quasi mai disponibili e per questo bisognosi di filtro, quando non sono all'esterno, impegnati in qualche battuta di caccia, non propriamente in veste venatoria. I salottini, spesso deserti, vengono improvvisamente occupati da comitive, familiari prevalentemente. Gli officianti sono talvolta della nostra Sinagoga, ma spesso si tratta di "erranti" di altre province che si incontrano a mezza via o, più frequentemente, al domicilio dell'agognato cliente. Il separé è utilizzato anche dagli affluenti dei promotori finanziari che, se non sono consuetudinari, telefonano per prenotarne uno..per un'ora.
Se mi capita di dover far attendere qualcuno, in attesa di un'erogazione, mi sembra normale invitarlo ad attendere seduto. Lo fanno, quasi tutti, a luci spente.
Comunque a sentire lorsignori, non è mai abbastanza.
Si vive, perchè la condizione è più esistenziale che lavorativa, in un contesto organico di semi-clausura, nel quale l'unico scopo è la fortificazione degli azionisti - tutti reggiani - dei clienti del cerchio magico, spesso a loro volta azionisti, cementati da un connubio clientelare ma anche professionale, composto. in molti casi, da dinastiche conoscenze e semiparentali apparentamenti. Una coorte societaria e clientelare, cementata da interessi ed amicizie trasversali, minute e personali, in una immutabile compagine dinastica, nella quale i meritevoli famigli, reclutati nella strada e sottoposti ad una selezione soprattutto culturale e psicologica, fattoreggiano e si controllano reciprocamente, ut unum sint.
Riavvolgimenti del nastro..
A leggere il Corriere della Sera di domenica scorsa, sembrava di essere tornati alla mia infanzia, quando le sensazioni circa l'agitarsi inane del mondo entravano quotidianamente in casa dei miei genitori, sotto forma di stampa, mentre la ricchissima biblioteca mi familiarizzava con ipotesi, ancor vaghe, di cultura che non fosse riservata all'imprinting domestico, pur generosso e ricco, a un ambiente specifico e compiuto in se stesso, di riferimento. Il direttore, Ferruccio De Bortoli, mio follower, ricambiato su twitter, pregava in prima pagina, con l'articolo di fondo, Giorgio Napolitano di farsi rieleggere, per mantenere un riferimento decente nella comunque malmentosa politica italiana. Strano, ho pensato, il più grande quotidiano delle borghesia italiana ridotto a supplicare un comunista di fare quello che, secondo una rigidissima prassi interna - che non ho mai condiviso, pur apprezzandone il peso culturale - i cardinali-comunisti sono sempre stati ed hanno sempre fatto. A un ottantottenne si chiedeva di salvare il salvabile, mentre anche il Papa, con signorile autonomia, aveva deciso ed attuato di abdicare. Il foglio dei lorsignori milanesi aveva a cuore le istituzioni o - come penso - un certo tipo di esse e, soprattutto, un uso istituzionale, che coniugando la conservazione della ricchezza e quella del potere, sapesse imporre la sua gravità golpista sulla volontà popolare, di nuovo ostaggio e territorio di razzia di potenze straniere, straniere in particolare in termini culturali, psicologici e civili. Gli proponeva, con malcelata malizia, di rimanere a fare il pagliaccio o l'uomo di paglia della situazione, suggerendogli di lasciare dopo due o tre anni se l'ingravescente aetate lo avesse schiacciato. Si trattava solo della perorazione a prolungare i giochi dei partiti e delle classi dominanti, inopinatamente interrotti dal rifiuto montiano di galleggiare sulla sfiducia belusconiana. Pare che Napolitano, che pur ha tradito una volta, per superiori fini, il mandato popolare ma ha ricevuto la tempra dell'aristocratico illuminista napoletano, prima di calarsi in quella marxista nella vulgata di Antonio Labriola, non se ne dia per inteso.
Speriamo che mantenga fermo questo propositoo.
Sempre sullo stesso quotidiano, domenica scorsa campeggiava un articolo inpregnato di romanticismo di un altro opinionista ben retribuito in una professione nella quale i soldi sono riservati solo ai pifferai di regime, questo o quello. Cosa diceva di così essenziale costui per il manifesto della borghesia meneghina? Si scioglieva, novello Gioberti in un neppur dissimulato neoguelfismo e auspicava, quasi invocava lo Spirito Santo, di darci ( a noi Italiani? ma La Chiesa non è universale? ) un Papa italiano che, dopo trentatre anni di astinenza, sapesse supplire alle ancora una volta constatate magagne della gestione civile. In cuor suo, il quotidiano di via Solferino, rimpiangeva la massoneria sabauda che alla Chiesa aveva fatto, sul piano politico e temporale, le scarpe, ma, consapevole della mancata riproduzione di siffatta schiatta, era pronto a ripiegare sulla più frusta riedizione dell'alleanza fra il trono e l'altare, restituendo a salvaguardia degli interessi più conservatori e retrivi, alla Chiesa e al sanfedismo una delle sue storiche, ma speriamo superate, caratteristiche vandeane. Un Papa da Milano e di Comunione e Liberazione, poi, sarebbe il massimo.
Mala tempora currunt.
domenica 10 marzo 2013
Apertis verbis.
S. Agata Bolognese (BO), 04/09/2012
Ns Rif.: R. Gnudi
Spett.le Vicepresidenza dell’unione europea
C.A. On. Antonio Tajani
La nostra è una piccola impresa nata nel 1911, che da allora opera ininterrottamente nella produzione di componenti, principalmente per il mercato delle due ruote, nella famosa Motor Valley emiliano - romagnola, Motor Valley della quale oramai è rimasto solo il nome a parte qualche eccellenza.
Scriviamo la presente per manifestare la solitudine dei piccoli imprenditori e la discriminazione subita dalle PMI, in particolare quelle più legate al territorio, quelle che non vogliono delocalizzare perché ritengono che un’ impresa sia fatta di uomini e che rispettano la collettività che opera all’interno della azienda, parte fondante della stessa.
Ci permettiamo pertanto questo sfogo cercando di elencare le principali problematiche che tutti i giorni viviamo, che non sono soltanto quelle relative alla tassazione e alla burocrazia.
Deve essere posto un freno alle Multinazionali, alle quali deve essere imposto il concetto che se vogliono operare in un mercato di riferimento, ad esempio quello europeo, devono produrre nello stesso mercato. E chi lo fa deve essere protetto dai competitor che non rispettano questa semplice regola con dei dazi.
Questo semplice sistema è quello con cui la Cina opera da anni.
Per un imprenditore italiano, infatti, non è possibile vendere i propri prodotti in terra cinese, se non pagando dazi appositamente calcolati per mettere il prodotto in oggetto completamente fuori mercato e proteggere i propri imprenditori. Inoltre non è possibile costituire una società in Cina se non attraverso una Joint Venture. Significa che il mercato cinese è impermeabile alle società di altri stati. Non ci si può entrare se non avendo come socio un cinese, con tutto quello che ne consegue. Di fatto le PMI non possono permettersi accordi del genere senza correre grandi rischi in un paese dove le tutele legali sono una strada non perseguibile.
In India è possibile costituire società esportatrici non soggette a tassazione alcuna. Significa che è possibile andare a produrre in una low cost country (con tutti i vantaggi economici del caso), con una azienda in nero. Non si può chiedere alle aziende europee, e italiane in particolare, di competere con realtà di questo genere.
Anche in altre Low cost country come Vietnam, Sri Lanka o la più vicina Serbia vengono dati sostanziosi sgravi fiscali alle aziende esportatrici.
Per alcune aziende, tali sgravi, sono così appetitosi da esportare prodotti anche a costo di produzione. Questo sistema malato incentiva forme di concorrenza sleale e inasprisce la lotta su campi di battaglia sui quali le nostre imprese non possono vincere: quelli del costo.
Oggi gli imprenditori italiani sono posti sul ring della competizione globale zavorrati da una tassazione spropositata, normative antinquinamento che impongono elevatissimi costi (investimenti e di produzione), un sistema di relazioni sindacali retrogrado e inefficace.
I nostri competitor internazionali non solo non sono così gravati, ma si avvalgono di strumenti che fanno sfociare la competizione nella slealtà: il classico ferro di cavallo nel guantone.
In un contesto in cui le giuste conquiste in materia di diritti e di salvaguardia del territorio e della salute si configurano paradossalmente come ulteriori orpelli, per noi, veri sostenitori dell’economia reale il rischio è quello di soccombere.
Molte multinazionali hanno approfittato di questa situazione e, per mantenere profitti a doppia cifra, hanno comprato interi distretti produttivi/ aziende operanti nello stesso settore in concorrenza e le hanno smembrate, portando le produzioni in low cost country, tutto sulle spalle dei lavoratori, ma ciò che più ci rattrista è che ci hanno tolto la speranza. La speranza di ricreare quelle imprese che per essere costituite hanno richiesto intere vite di sacrifici e anni di lavoro.
Dovremmo essere uniti contro questo tipo di capitalismo che mette le persone e il lavoro dietro ai profitti.
Persino le banche ormai sono in grossa difficoltà. Perdono molto denaro e i crediti in sofferenza sono notevolmente aumentati. Difficile per noi difenderle visti i trascorsi, visti i contratti derivati o l’anatocismo bancario, vero bubbone sulla via dell’esplosione.
Tuttavia sono oggi strategiche per il rilancio del paese. Non si può fare impresa senza denaro o senza il supporto di una banca.
Tuttavia si può migliorare il sistema.
In America il 70% c.a. della raccolta è investito sul territorio dove essa è stata fatta. In sostanza si permette a comunità virtuose di avere un volano finanziario in grado di lanciarle, un volano con caratteristiche di giustizia.
La Comunità Europea non vuole questo tipo di sistema perché confligge con la libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione, ma questa libertà eccessiva ha fatto si che alcune banche siano andate ad investire solo sulla base dei rendimenti attesi. Il risultato è che abbiamo finanziato anche delle low cost country.
Bisogna combattere in Europa per migliorare una regola miope.
Dobbiamo armonizzare il fisco nel vecchio continente, perché scempi come le attività di ottimizzazione fiscale, operate da molte multinazionali (basti guardare quante sedi legali ci sono in Olanda), sono incompatibili con una realtà che vede i malati di SLA manifestare a Roma a causa dei tagli che li hanno coinvolti.
In sostanza dovremmo ricreare un mercato che rimetta al centro l’Uomo. Mettere al centro il profitto come abbiamo fatto in questi ultimi anni ci ha fatto adorare un falso dio che ci “ha portato alla perdizione” e questa crisi è la nostra punizione. Punizione che si abbatte anche sui giusti, che non hanno mai operato sulla base della regola del profitto, ma sulla base dei prodotti e della comunità che compone l’azienda.
Dobbiamo entrare in guerra contro i paradisi fiscali e i “paradisi produttivi”. Paesi che si avvantaggiano non mettendo regole, a scapito di chi le regole le rispetta.
La contrazione del mercato che affligge in particolare l’Italia è diretta discendente della perdita di posti di lavoro. Non possiamo chiedere ai disoccupati di consumare.
In sostanza sarebbe ora che l’Europa iniziasse a spostare il confronto da e tra i paesi interni costituenti ai veri competitor che stanno sottraendo lavoro e opportunità di crescita di tutta l’Eurozona.
Noi che da anni abbiamo a cuore le sorti della nostra piccola, ma centenaria impresa riteniamo necessaria l’introduzione immediata di dazi sulle importazioni, già peraltro applicati in altri settori, o almeno l’applicazione del principio di reciprocità, estendendone il concetto in materia economica, con quegli stati canaglia che stanno sottraendo il bene più importante per noi, il lavoro.
Siamo certi che comprenderete lo sfogo di chi vede tutti i giorni ridursi le possibilità di avere un futuro all’altezza del proprio passato, di coloro che vengono ingiustamente avviliti e mortificati dall’inizio della crisi, punti nel proprio orgoglio: il Lavoro. E che avvierete le necessarie attività a salvaguardia di quanto rimane del nostro settore.
LA PAIOLI C o m p o n e n t s s r l
Postfazione.
In provincia di Bologna, sono solo tre le aziende che hanno tagliato il traguardo dei 100 anni di ininterrotta attività.
Fra queste, La Paioli SpA di Sant'Agata Bolognese, che ha pubblicato la lettera aperta che riproduco sul mio blog e su facebook.
Il tessuto delle piccole e medie imprese, che ha costituito la ricchezza diffusa e la solidità italiane è ora a rischio di dissoluzione per la proterva volontà della finanza sovranazionale e l'inanità accomodante e complce di tutta la declassata classe politica nazionale.
Da esportatori di prodotti d'eccellenza, siamo prossimi a diventare esclusivamente importatori per pochi intimi, sciupando colpevolmente lavoro e competenze.
L'estensore della lettera si chiama Riccardo Gnudi ed è un giovane imprenditore, paracadutato nel lavoro, già in piena crisi, da pochi anni ed è anche mio nipote.
sabato 9 marzo 2013
Gli evi medi sono tutti uguali.
Sotto l'imperio dello spread, severo e distante Signore che esige sacrifici, anche umani, riemergono simboli e vulgate, professioni di fede compatibile e autodafè del Medio Evo che fu e che sarà.
Tele Kabul, già megafono di ogni allucinatoria fantasia palingenetica, ospita e amplifica, invece, ogni sorta di associazionismo straccione a supporto delle icone morali di un cattolicesimo dei minimi essenziali.
E' l'offerta culturale degli intellettuali organici, organici alla miseria crescente, accettata ma non condivisa, dalla quale "quando ce ne saranno le condizioni" far scaturire di nuovo la plebea pretesa di una redistribuzione degli avanzi, gli stessi che vengono offerti con languida paciosità negli attuali frangenti.
Memento.
Si è sparsa la voce, violatrice del segreto massonico che vige al Credem'a me, che un povero Christian, in prova da diciotto mesi, sotto le mentite spoglie di un contratto di inserimento, evoluzione del precedente di formazione e lavoro, pur essendosi sfessato per le agenzie, non sia stato confermato. Non avrebbe dimostrato una furia delirante per l'attivismo mercatorio, per la depredazione dei rimasugli altrui. Dopo essersi sfinito con le levatacce, i ritmi da cottimo ed avere più che proporzionalmente ridotto il reddito percepito con benzina, manutenzione e multe, non rosicava abbastanza vendetta e non si accaniva rabbiosamente sullo spolpatissimo osso. Il povero Christian è stato così licenziato nella forma ipocrita ascritta anche a esodi sistematici ( o mirati ) ai quali i sindacati danno contributi generali o specifici. Al povero Christian è toccata la stessa sorte dei tirocinanti in formazione e lavoro, ceduti con i soprammobili da Unicredit, che, alla fine del mal sopportato processo, con algida premeditazione furono ( uno alla soglia dei trent'anni )restituiti ad un altro tipo di vagabondaggio. Di quanto accade in azienda, esulando dai manierismi e dall'ufficialità, non si parla, a nessun livello. Se si sa, si tace, non per superiore discrezione, anche perchè dei successi dei Condottieri si straparla a iosa. Ai livelli intermedi e bassi - ne consegue - al di fuori della mercificatoria destinazione delle persone, non si deve contemplare vitalità, analisi critica di quanto sarebbe doveroso conoscere. Il buon Christian, insomma, era troppo "benestante" e non aveva la "fame" necessaria al personale da riporto, purché addestrato a consegnare intatta la preda che reca fra le fauci.
"Perchè è stato espulso? Non sono riusciti ad inserirlo? No, è stato lui poco furbo nel dissimulare la sua neghittosità. Non si è mai abbandonato a deliqui commerciali, a ruggiti terrorizzanti per la savana. Forse costava troppo, insinua un altro Christian, riferendosi a me e dimentico che, in un contesto simile all'attuale neanche lui - forse - sarebbe stato ritenuto idoneo alla caccia indiscriminata e prospetticamente non redditizio. Ci si adegua all'impronta; il lavoro non conta più niente, la regola è variabilmente tarata sulle circostanze reddituali mentre le politiche aziendali - nel caso nostro, il puro profitto - sono insindacabili. Non c'è contrasto a questa logica assoluta, che stornando l'attenzione dall'unico interlocutore reale che il lavoratore ha, nel bene come nel male: l'azienda, la dirotta perversamente sul vicino in micro analisi estemporanee sulle presunte possibilità di sopravvivenza.
Dove si sottoscrivono e si applicano gli accordi ( politici ) fra le "parti sociali" - una delle quali è lo Stato, ridotto a conventicola - l'espulsione è accompagnata da un anticipo reale e sostanziale della pensione, tecnicamente definito "differimento", e anche la "buona uscita" è stabilita in 18 mensilità al massimo, impedendo, almeno alla luce del sole, le cospicue trattive sotto traccia che vigevano prima. Credo, anzi so, però, che per la dirigenza permangono. L'omogeneità, la normalità e l'evidente irrazionalità di questo costume risiede nella sua natura di "pubblico" trattamento di prassi private di sostituzione di lavoratori costosi e artritici con giovani disperati, disposti a qualsiasi cosa per qualsiasi stipendio. Chi non assume la cineticità che non lo lascerà più - tanto che il passo cadenzato dei nostri marmittoni è identico per ciascuno, quando scandisce sonoramente l'inarrestabile avanzata del regime, mimetizzandosi nella schiera degli adepti del sacrificio ( tendente al martirio )- è riassegnato alla etologica selezione della strada. ,
Che cosa ha tradito una insufficiente natura espiatoria?
Trafelato, il PBA, che ha raccolto il testimone dal PBE, mi reca una nota del sopraggiungente, in modo che non abbia a perder tempo nell'esplicitarmela personalmente. Costui ha evidentemente rimosso il recente incidente del blocco monolaterale, quella volta temporaneo e dimesso istantaneamente l'aplomb dei giorni successivi, viene a prenderGli ( al padrone della sua lampada )un carnet di assegni. Mi lascia le disposizioni che ha raccolto e si riprecipita, immemore delle avvisaglie.
Auguri, buon Christian, non tutto il male viene per nuocere.
Scusa, conosci qualcuno che sia interessato a sottoscrivere la nostra polizza assicurativa contro il rischio di perdere il posto di lavoro?
giovedì 7 marzo 2013
La notte è appena scesa.
Oramai l'immiserimento della popolazione italiana galoppa. Le classi precarie ante precariato, quelle che sbarcavano il lunario e basta, sono precipitate nell'indigenza. La maggior parte sono donne e hanno una bassa scolarità. Questi concittadini si trascinano da soli alla mensa della caritas. Povertà e solitudine, ancora una volta si confermano binomio inscindibile della condizione umana. Sono stati i tecnici, professori ricchi al soldo del privilegio a sancire profeticamente la loro miseria: poveri e ignoranti, altro binomio costante e diffuso. La politica di tutto parla tranne che di loro, non interessano più neanche come instrumentum regni o di movimento. I tribuni della plebe hanno scoperto il loro volto di traditori, la nazione si ripiega, la civiltà decade. Coloro che hanno un lavoro sono offesi, pungolati, oppressi per il mantenimento delle facoltà e della riccchezza del padrone, perchè a questo scopo aggrediscano altri, ancor più sfortunati. Abbiamo appena intrapreso il nostro viaggio, al calar delle tenebre.
Figli di un dio minore.
Sembra che per non votare a sinistra, gli italiani siano sempre più disposti a farsi buggerare dai ricchi. La sinistra è triste, noiosa e non contempla prospettive, anzi è moralista e monotona, sotto sotto censoria e indiscreta. Non suscita voli pindarici, impedisce incursioni nell'utopia che definisce "fughe in avanti". Per questo non attecchisce nel Paese di Pulcinella e, con un po' di ardimento e di fantasia, dalla sera alla mattina, stando sempre bene attenti a non farsi confondere con l'ideologica sinistra, si può prendere la guida della pubblica illusione.
Cultura popolare.
Una mail incentivante, questa mattina ci richiamava al peana guerresco che ripetiamo circa ogni tre mesi, prima dell'assalto ai forzieri, alle borse e ai portafogli, scopo e motivo di ogni campagna bellica. Il tono è da telecronaca sportiva; lo sport prescelto, il ciclismo. Una fatica che sapeva di miseria e sacrificio, di sforzi disumani, di muscoli e nervi compressi in corpi segaligni. Di tutto questo è riamasta solo l'apparenza; quei corpi, quei polmoni, non potrebbero reggere lo sforzo della competizione incessante, senza che fossero preventivamente drogati. La droga dei nostri produttori - ho scoperto - si chiama Ciani. Costui, come un telecronista, commenta risultati e classifiche, sputtanando pubblicamente i meno dotati, monitora costantemente gli andamenti, chiama a raccolta, nel trionfo o nella sconfitta, la squadra, dal direttore al cassiere. Ciani si occupa del comparto assicurativo, settore che coinvolge la quotidiana via crucis di ciascun produttore, insieme a tanti altri ingredienti della culinaria mentalità, per la quale siamo nati per essere Pacman. Il Ciani ammonisce, sferza, loda e deprime, ma, soprattutto, minaccia indeterminatamente, come se il risultato atteso fosse implicito e segretamente note le punizioni riservate agli inutili. Ho assistito, a Barcellona, alla reprimenda di un povero vecchio, scrollato da un giovane energumeno che gli rimproverava che "lo storpio", all'angolo ooposto, aveva fatto ben più di lui. Taluni concetti, talaltre espressioni, - non ricordo quali, né mi interessa ricordarle - non sono ammesse dal Ciani e se, auspica un rinnovato dinamismo da parte di chi, partito col vento in poppa, accusa un rallentamento è solo perchè sa che costui ha tanta carne al fuoco che andrà a cottura, forse in queste ore. Guai se non ci andasse. Il progetto assicurativo è arrivato alla quarta tappa di un "giro" destinato ad un esito trionfale di tutta la squadra giallo/verde. Si sottolinea che i migliori conseguiranno più che un'astratta gloria: più onestamente avrebbe dovuto dire "poco più che un'astratta gloria", gli avanzi del pranzo del padrone di cui lui è il fattore. Che certe - mi rendo conto - a stento contenute blaterazioni di regime non si scontrino con una replica degna di tanta grossolana e violenta maleducazione, è indice della sedimentazione del medesimo, che costringe al proprio angusto interno, tutte le dinamiche nervose che so essere in atto in molte delle persone meno elementari e grossolane nell'ambito del "gruppo". La scelta della metafora ciclistica rivela un' ancora non superata mentalità da poveracci verso poveracci inermi e che solo diventando come Ciani potranno opprimere per liberarsi dell'oppressione immediata. Le intimazioni assomigliano a quelle che i caporali rivolgono alle reclute o ai braccianti ingaggiati in piazza. Questi poveri epigoni di un bunkerizzato fascismo non sanno neppure applicare la giusta metafora di gioco al coercitivo sistema di sfruttamento dei rimodernati venditori di enciclopedie a domicilio: il gioco più idoneo a rappresentare la mentalità commerciale è infatti il baseball, nel quale uno scarso numero di competitori deve carpire le basi, fino a completare il giro dell'ideale diamante, scapicollandosi e gettandosi sulle basi, in modo da precedere la palla di pelle e piombo che, intercettata da una linea esterna dopo la ribattuta della mazza, corre veloce verso il fortino da conquistare e anticiparne l'arrivo. Questo è, infatti, conseguire l'obiettivo, rendendo vano il tentativo di sottrarsi all'escludente destino degli avversari. Recitando a soggetto, Ciani o chi per lui, resta appeso alla sua sottostante cultura che è poi quella aziendale: il fascio di "combattimento". La greve mentalità materialistica non può dare risultati diversi, venuta meno quella collettivista, nella quale il peso dell'oppressione era ancor più totalitario e coinvolgeva la "cittadinanza" stessa, è il rinato fascismo degli obiettivi a farla di nuovo e senza mascheramenti, da padrone del gioco. Il prossimo rendiconto incombe e ciascun produttore sarà analizzato, pubblicamente eletto all'ammirazione o additato al disgustato disprezzo, senza che gli ammiratori o i dispregiatori siano ancora dotati di libero arbitrio. " Se foste pagati a provvigione, questa sarebbe ( l'auspicabile ) cifra della vostra motivazione", garantiti fannulloni, mangia a ufo e l'istinto di sopravvivenza vi condurrebbe al ( nostro ) successo, oppure al suicidio conseguente alla constatazione della vostrà inanità, come quel manager senese, speaker del Monte dei Paschi, liberandoci così dal vostro peso morto.
E se qualcuno, invece, facesse come quell'imprenditore di Perugia che, prima di farla finita, ha voluto portare con sé anche i suoi persecutori?
domenica 3 marzo 2013
Repliche.
Se si tornerà al voto già in Giugno, vorrà dire che l'Italia si sarà fatta trattare come la Grecia dal Consiglio di amministrazione dell'Unione europea. Lo scenario greco, composto di tanta suicida disperazione, non sarà stato frutto del populismo, come si dirà ripetitivamente, ma sarà stato riallestito dal Gotha dell'Unione europea stessa, di un sistema finanziario privo di una Banca centrale e non soggetto ad un'entità politica statale. Gli interessi occulti, rappresentati dal prof. Prodi e dal prof. Monti, dovranno ricevere in quella sciagurata occasione un'altra replica perentoria, dopo di che, i Paesi del sud Europa potranno e dovranno federarsi e liberarsi dal gioco di un'astrazione, monetaria, nel caso attuale. Si tratterà di scegliere se subordinarsi ancora una volta ad apparati parassitari, che cercano la loro rigenerazione in influenze, non tutte palesi, extranazionali o affrancarsi, con realismo e determinazione, e tornare a lavorare per sé. Arbitro di tutto questo sarà il prossimo Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere una personalità indipendente e non venire espresso dai partiti rappresentati in Parlamento. I drammi immaginari, gli scenari apocalittici sono solo l'enfatizzazione della paura di perdere identità e privilegi, degli esangui e inetti apparati burocratici e politici.
Sicurezze effimere.
Basta una spending review per farci scivolare in un barrio colombiano o brasiliano. La giustizia si privatizza a salvaguradia di specifici interessi, a mano armata. Le due metropoli meridionali, Napoli e Roma diventano teatro di tentativi di esecuzioni sommarie di guardie giurate su minorenni, già ladri al lavoro. I reduci della lotta armata, ormai anziani, sono rimasti giovanilmente dediti alle rapine e vi si dedicano con compagni di ventura di famiglia politica contrapposta ( in realtà, senza famiglia ). I ricchi si sono rinchiusi a riccio, gli unici soldi che girano fisiologicamente sono quelli degli immigrati con un lavoro, i poveri sono a caccia a rischio della loro vita e presto - quando già non lo fanno - metteranno a repentaglio quella altrui, il fu medio ceto se ne sta annichilito, rassegnato e rancoroso. Basta poco e serve poco tempo per regredire verso un modificato e irriconoscibile stato di natura.
venerdì 1 marzo 2013
Rassegnate, ma illuminanti osservazioni.
In poche battute, perchè il minutaggio del lavoro opprime, ben più che condizionare, un lavoratore immigrato, che ringrazio per avermi ritenuto adatto alla confidenza, così si è espresso:
" in Italia il lavoro non conta nulla. Per guadagnare 600 euro al mese, mi alzo alle 5 a.m. e rientro a casa alle 21, per fare 7 ore giornaliere di attività, frazionate anche per periodi di mezz'ora. Ogni volta, devo spostarmi con i mezzi pubblici: spero di farcela senza biglietto, ma, soprattutto in questi ultimi tempi, sono incappato nei controlli ed ogni volta, mi sono state comminati 81 euro di multa. I miei 600 euro se ne vanno per l'affitto, le utenze e il cibo". Mi sembra, guardandolo da vicino che sia meno "ragazzo" di come mi era sembrato di primo acchito, quando mi scorreva davanti per ripassare i ripiani; forse, del ragazzo conserva - come dire - le ridotte fattezze, emblema della sua povertà senza prospettive, che lo costringe a sopravvivere quotidianamente e ad emigrare spesso.
"In Italia - prosegue - si chiedono onerosissimi diritti di concessione, prima di intraprendere un'attività e si esigono subito tasse e balzelli. In Francia - soggiunge - l'intrapresa è esente da tassazione per i primi cinque anni e consente a chi non possiede né capitali, né attività in corso, più o meno estese, di provare a costruirsi un avvenire meno esposto allo sfruttamento. Da voi, invece, si tutelano categorie, note o riservate, dalla concorrenza e si condannano i poveri ( espressione sua ) a rimanerlo per sempre, sedimentando in pochi stabili strati la società. Le mie 7 ore giornaliere per 600 euro mensili - dicevo - mi espongono per 16 ore all'itineranza e anche a circa 9 ore di attesa inattiva, più o meno lunga e a maggiore o minore distanza, fra una scrivania da spolverare, un cestino da svuotare ( a giorni alterni, per ottenere uno sconto sul suo onere, da parte del committente )una corsia o un cesso e pertinenze da asciugare e disinfettare. In Francia ( le ragioni per le quali questi lavoratori continuano ad emigrare non sono chiare e, forse, attengono ad un subentro di parenti, amici o consoci poveri, ben diversi dai medesimi nei Consigli di amministrazione, nelle cattedre e nelle carriere mediche e di ogni altra sorta ) un occupato viaggia sull'intera rete dei trasporti urbani e del circondario con un abbonamento onnicomprensivo di 50 euro; se rimane disoccupato, ne bastano 20. Gli invalidi che sono in grado di utilizzare ancora dei mezzi pubblici, viaggiano gratuitamente, ma, soprattutto, se si vuole iniziare un'attività in proprio, si è esenti da tasse per i primi 5 anni e, in questo modo, la micro imprenditorialità vi è molto diffusa. Se si è bravi e fortunati, si rischia, però, di diventare meno micro, di attivare associazioni e fusioni societarie con omologhi imprenditori, su base etnica o di semplici interessi e di mettere in difficoltà imprese consolidate. In Italia, questo è di fatto impedito, a garanzia di una ristretta cerchia di capitalisti e di imprenditori, dei loro "referenziati" prestatori d'opera che, condividendone la mentalità, salvaguardano il "loro" mercato dalla concorrenza e la loro inclusione impiegatizia". In tutto ciò, fanno la loro parte i sindacati, l'I.N.P.S. che dirigono, a salvaguardia di un meccanismo che, per conservarsi, deve prevedere, per tutti i lavoratori un iter professionale e temporale stabilmente labile e lacunoso eppur invariabile. ( Osservazione mia )
Ascolto e ometto di correggerlo circa l'attualità della sua analisi, impeccabile riguardo il recente passato, ma che, oggi, non ha più bisogno della "fedeltà" - ma ne gode comunque, per minimale, sempre più minimale, adattamento - dei suoi accoliti, ma può prenderli e lasciarli per poi riprenderli o mulinarli nel precariato interno della fungibilità sempre più spinta, degradandoli per renderli "diversamente" redditizi, perché tutto questo mi sembra, a sua volta, "residuale" rispetto alla sua analisi.
mercoledì 27 febbraio 2013
Guardiani del sistema.
In Germania, Paese guida ( da sola ) dell'Europa continentale, la Filiale di Hamazon international si valeva dell'opera di vigilanza degli appartenenti ad un gruppo nazista, efficaci in azienda e, suppongo, in birreria. Costoro, che se la menano pubblicamente e privatamente, sui valori della razza superiore ( e che sospettano che non sia la loro ), sbarcano il lunario come i loro antesignani, esaltandosi per contrastare la depressione e il rifiuto della disillusione. I sottoproletari di Alba dorata, di Casa Pound e anche i vigilantes di Hamazon praticano il dopo lavoro o suppliscono alla sua mancanza o, infine, preferiscono gratificarsi di compiti vicari che consentan loro di rivalersi sugli "schiavi" e di identificarsi con una società gerarchica. Subdolamente, questo sistema si è da tempo insinuato in alcune aziende di piccola mentalità, ma non necessariamente di piccole dimensioni e si alimenta di vessazioni, delazioni, funzionali all'azione arbitraria ed intimidatoria della proprietà. E' questa, del resto, l'anima del fascismo diffuso, ormai reinsinuatosi in troppi meandri. Solo il dibattito nella società civile e l'opposizione fuori degli ambiti in cui autoritariamente e spesso totalitariamente si esplica può contenerlo. Il carburante è la famelicità di guadagno dei quadri aziendali e delle stratificate dirigenze. Il rischio, incipiente nelle società destrutturate, incombe sul concreto esercizio delle liberta e della libertà, che è ridiventata conquista di ogni giorno. - See more at: http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2025#sthash.xvoyEHBP.dpuf Da un contributo al dibattito sulla rivista Il Mulino.
Teutoniche differenze: Ratzinger-Napolitano.
La parte socialdemocratica della Germania, senza veste istituzionale per ora, è passata agli insulti e si è abbandonata ad un liguaggio eugenetico, pseudoscientifico, nel quale si riverbera una mentalità estranea alla nostra e, soprattutto, una mentalità che, quando degenera - come è già avvenuto agli albori della prima e della seconda guerra mondiale - conferma la sua presuntuosa e prevaricatrice uniformità. Meglio si sarebbe adattata a questo grigio ma inquietante costume, la professorale estraneità ai problemi delle persone di Mario Monti, ma Monti vale, nel corpo sociale, un ibrido 10% e non rassicura né lusinga nemmeno la destra, della quale fa parte, burocraticamente però. Con lui, a formare la decina, un fascista estetizzante e un cattolico da carriera, mediocre e galleggiante. Il Governo tedesco non può, ufficialmente, esprimersi in termini offensivi verso il responso elettorale italiano, ma certamente cerca di condizionarne gli indirizzi e male ha fatto Napolitano a correre a Canossa, subito dopo le elezioni. Quello che i Tedeschi hanno fatto e stanno facendo alla Grecia è espressione di un algido razzismo, nel quale la spocchia particolaristica si coniuga con l'appropriazione del Paese, messo in condizione di espropriazione. Invece di porci come postulanti degli avanzi del pasto dei porcini e rosei prepotenti, che tanti danni e sofferenze hanno apportato all'Europa nel 1914 e nel 1933 e che, nella loro robotica ripetitività a-vitale, si ritrovano sistematicamente a primeggiare economicamente sul continente, è per noi doveroso ricordar loro, con fatti conseguenti, che lo stigma del primato è spesso la solitudine.
Urge mettere a riposo Napolitano: le lacrime di un vecchio non mi hanno commosso.
martedì 26 febbraio 2013
Sussurri e grida.
Adesso, l'unica cosa da non fare è farsi coinvolgere dalla masturbazione mentale dei commenti accompagnatori alle adusate ed abusate strategie parlamentari. Il risultato andrebbe rispettato, la fotografia sociale accettata. L'atteggiamento della Unione europea è in queste ore molto più composto e, dopo aver cercato fino alla vigilia, di influire sulle propensioni, prende atto ufficialmente della volontà popolare. La reazione scontata dei mercati finanziari, la chiusura ermetica dei possidenti, che hanno già da tempo spostato i capitali a Singapore, lontano dai confini nazionali, è stata altrettanto prevedibile, solo più radicale, ruvida e glabra. La mascheratura devota, l'ipocrita profusione di principi, con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni, non è stata tentata. La stratificazione sociale è di nuovo netta, ma, a rappresentarne una parte, potenzialmente evolutiva, non c'è più un partito, struttura di contenimento di equilibri e interessi consolidati, più o meno importanti, c'è un movimento che può rappresentare la coscienza civile, finalmente attiva, anche se è fragile ed esposto ad ogni sorta di malizia parlamentare. Però, finalmente, lo spread non è stato determinante e con piena consapevolezza delle democratiche scelte. L'Italia ha reagito in maniera più matura della Grecia, che si è rifugiata nella retorica, senza riferimenti concreti, di Syriza e che deve convivere con una destra parlamentare ed extra, di picchiatori e di assassini ( sono già due gli extracomunitari accoltellati a morte, mentre numerosi sono i percossi e i danneggiati )mentre i pensionati coronano la loro vita accorrendo a frotte alla distribuzione gratuita di ortaggi, non più commercializzati, nei centri abitati. I felpati sussurrii dei retro-bottega sono stati finalmente sovrastati da un vaffa'n culo ciclopico, che si è levato ammonitore di tutti i sepolcri imbiancati e che deve mantenersi anche se, per sciagurata ipotesi, il proposito non riuscisse a confermarsi nel tempo o si rivelasse truffaldino. Gli esegeti del potere, macro e micro, si contorcono cercando di coinvolgerci nei loro filosofemi, sulla governabilità degli eventi che li riguardano di riflesso, dato che fanno la lampada per gentile concessione dell'incancrenita consorteria del privilegio sedimentato, che è ora che conosca una nuova diluzione e una dinamica più, sempre più, diffusa. Purtroppo, ma non c'era da aspettarsi altro, i ricchi si sono rinserrati dietro le rassicuranti sparate di Berlusconi ed hanno cintato il ricco territorio lombardo, senza rendersi conto o infischiandosene dell'influenza profonda della mafia nel loro territorio. E' bastata l'incauta affermazione bersaniana per la quale "chi ha di più, dovrà pagare di più", per provocare un contro vaffa'n culo particolaristico. Sarà bene non menare più il can per l'aia con i "valori comuni": non esistono. Il cacciaballe di Arcore, ha distrutto, dopo averlo creato, l'improvvido Fini, già creatura di Almirante, avventuratosi maldestramente nel vasto e agitato pelago della forza e della ricchezza, dove ha dovuto prendere atto di essere solo un borghesuccio elegante di provincia, vaso di coccio fra vasi di ferro, persino zimbello del navigato Casini, che, per qualità politica, è simile a lui. Berlusca si sarà ubriacato, come aveva promesso e si sarà rigenerato con le sue puttanelle, che lo mantengono e lo manterranno vivo e vivace fino alla morte, in una condizione esistenziale ben diversa da quella dei suoi coetanei pensionati. La vita la fanno le persone, non le entità che sono esterne ( estranee ) alle persone e diversi ne sono, oltre che gli esiti pratici, i riferimenti di costume e le mentalità.
L'etica e la "poetica" di questo Paese, macerato da secoli di dominazione mercantil-feudale ( vedi il caso del Monte Paschi ) e di morale cattolica, con ampia facoltà assolutoria, sono solo l'omaggio ipocrita al vizio: soldi al sicuro, padri che cedono l'attività, l'avviamento o la professione ai figli al compimento del levitico; una successione mercatoria dinastica, corredata, ai nostri tempi, da titoli inventati o coniati per sussistenza da Università affamate, anche su base triennale.
In un contesto di questa natura, una ventata di giovinezza, di quella che non dipende esclusivamente dall'anagrafe, si è propagata improvvisa ma non imprevista. Speriamo che sia un nuovo inzio; speriamo che non riescano, ancora una volta, a farla sfiorire.
domenica 24 febbraio 2013
Ritualità.
Alle urne in fila indiana, i commenti parlano d'altro, la dicotomia fra istituzioni e società civile è consumata. La politica - forse non da oggi, è ancella -. Alla vigilia del voto la Troika ci ha presentato i conti come un amministratrice di condominii, con sottolineatura e sollecito a noi morosi. Le truppe camellate del conformismo, questa mattina affluivano ai seggi con tenute sciistiche, nella fanghiglia della neve che si scioglieva. Con rigido senso del dovere andavano a confermare, con sicumera, la loro impostazione di fondo, immutabile. Ovviamente, parliamo dei vecchi. Dei giovani, conosco la propensione di voto dei miei nipoti, dei loro amici: le famiglie che io pratico, votano individualmente e spesso in radicale difformità fra i coniugi. Del resto, che opinione farsi di un voto giovanile ai cespugli radicali del caleidoscopio politico, quando si viene da una solida struttura borghese? Che opinione trarre dal populismo stanco e disincantato di altri giovani, già consci delle loro ridotte possibilità. Che creder poi, della famelicità omologante di altri giovani, presi dalla strada, circa i vantaggi "possibili" all'interno di una prassi assimilatoria, dato che non hanno potuto elaborarne una propria e sono vittime delle suggestioni colte lungo un occasionale cammino? Qualcuno, forse, ce la farà a incrementare le schiere dei pérvenus, attraverso una ridicola parodia schakesperiana, dell'intrigo, della doppiezza e dell'agguato. Riusciranno a galleggiare, come gli stronzi. Da dopodomani, una nutrita schiera di cittadini eletti e un'altrettanto nutrita compagine di mestieranti si confronteranno in un dibattito, concretamente sterile, ma importante per accompagnare e disvelare, contrastare od aiutare un mutamento antropologico della nazione. Almeno così spero.
sabato 23 febbraio 2013
Matrioske
La crisi che imperversa e che si protrae è funzionale ad una ristrutturazione, questa volta profonda del capitalismo, che, privato di un competitore reale, rischia di involversi finanziariamente e monetariamente. Le ristrutturazioni domestiche, che tendono all'infinito, susciterebbero il sorriso se non fossero tragiche per chi si viene a trovare nel frullatore. Oltre che tragiche, sul versante degli interessi costituiti, palesi ed occulti, sono anche grottesche, nell'affanno rabbioso di conservazione di costumi, apparati e cricche a prescindere da ogni influenza ambientale, di un contesto vasto, vario e composito. Ormai, la Cina è il primo soggetto produttivo, commerciale e finanziario del mondo. Finanziariamente, lo era già da anni, attraverso la detenzione della stragrande maggioranza del debito pubblico statunitense, mentre i nord americani si indebitavano nella competizione bellica con l'Unione sovietica, uscendone vincitori, ma al prezzo di vedersi superare stabilmente dall'appartato continente cinese.
le convulsioni monetarie e finanziarie sono anche funzionali a mettere in crisi la totalitaria economia cinese, priva di vincoli legali, di condizionamenti sindacali, basata, nella sua arretratezza tecnologica, sul sacrificio umano, diretto o da inquinamento.
Il versante occidentale dell'economia si è ripiegato su se stesso e arranca in un contesto di crescente disoccupazione e di continui tagli al welfare.
Non ha nessun senso che le vecchie oligarchie politiche continuino a prepetuarsi direttamente o tramite i loro discendenti biologici, come nel caso di Matteo Renzi, camuffati da innovatori, secondo un costume feudale e cattolico che non ha più riscontri con l'attualità.
La disgregazione politica, quindi, è necessaria per ripartire.
L'ambito applicativo sarà ancora capitalistico, ma, se la demolizione sarà radicale, si poterebbero aprire scenari di autentica mobilità sociale, del tutto ignoti, fino ad ora , in Italia.
Omissioni.
L'inutile campagna elettorale si è chiusa senza che nessuno si sia speso, abbia preso impegni vincolanti sull'Europa, sul lavoro e le pensioni. Si è glissato anche sulle devastanti crisi produttive e di vendita. Si è parlato, in fondo, di niente. Si è omesso di trattare e di coinvolgere il corpo elettorale sugli unici due temi dominanti e condizionanti del futuro prossimo, appalesando la completa inanità, incompetenza sui fenomeni in corso, la più assoluta incongruità della propria forma-partito o movimento che dir si voglia, a correggere, influenzare e sanare un modello sociale ed economico che relegherà milioni di persone non più richieste come braccia non qualificate della produzione, nell'indigenza. L'unica forma di rivalutazione popolare ci sarà esclusivamente nella veste di consumatori.
Il Grillo parlante.
Domani si vota sotto la neve che sta mettendo in mora le affermazioni della Protezione civile circa la perfetta agibilità dei seggi. Saranno elezioni di transito, dato che non è possibile, né auspicabile, uscire da una situazione fluida e convulsa con gesti semplici e semplificatori. Spero che il rimescolamento degli assetti sia profondo e che la società civile, impersonata politicamente solo dal movimento di Beppe Grillo abbia un successo vasto e diffuso. Sarebbe falsificatorio e anche inutile che a un gioco predeterminato e eterodiretto ( più dai poteri transnazionali che dai Paesi ricchi della U.E in quanto Stati ) prestassero il loro abusato sembiante i trasformisti, giovani o vecchi, autentici Fregoli del travestimento all'impronta, incapaci di comprendere prima ancora che di gestire i rivolgimenti su se stessa di una società abbarbicata a piccoli e meno piccoli interessi e di nessuno spessore etico e culturale. Il Movimento di Beppe Grillo, compendia, sia pur trasversalmente, molti elementi di risentimento che furono prodromici al fascismo, ma li assorbe e li sterilizza, facendo proposte concrete, terra-terra, arruolando giovani entusiasti e, in molti casi, qualificati. Quanto di questo amalgama darà buona prova, devierà, invece, sui sentieri e i viottoli dell'occasionalità carrieristica, si farà sedurre dall'arricchimento immediato come alla lotteria, si vedrà, ma un vaffa'n quest'oggi è necessario e prodromico al riemergere, su altro versante semmai, di una rinnovata qualità - possibilissima - del vivere associato. Se Grillo lucrerà poco o molto in pubblicità ( di quella che si paga ) poco m'importa: il suo possibile e attuale successo se lo è guadagnato affannandosi su un camper, con ogni tempo, in ogni dove, in un'età non più verde. Non credo che si possa ripetere, ma se avrà fatto qualcosa di buono - in prospettiva, ovviamente e poco importano i sussulti che ne seguiranno - per se e per noi, si sarà già ampiamente meritato questo successo.
Gazzettieri e pennivendoli.
Un quotato notista del Corriere della Sera annota quest'oggi che sarebbe in corso un complotto internazionale per escludere dalla papabilità alcuni prelati, "speculando" sulla pedofilia. E' purtroppo possibile, così come è praticamente certo che il quotato ( da chi? ) notista della grande borghesia, laica ed ecclesiastica, giochi di sponda, sotto le vestigia, storicamente inquinate, della testata che lo ospita perché dica certe cose, con i poteri forti, come sono anche quelle vaticane o religiose, se e quando rivestono un potere. E' così che, il Cardinale "barbera" Bertone, tuona contro la stampa non devota. Non che la stampa non devota, a prescindere che sia tale, non abbia i suoi robusti e forse non limpidi interessi a cavalcare una vergogna, anzi un crimine, che nessuna diplomazia e nessuna politica può mettere in secondo piano. Alla mia moralità semplice e sincera di agnostico e di laico, nulla importa che si salvi la Chiesa se questo va a discapito anche di una sola e concreta vittima. Il guaio è che, questa volta, a non essersi comportato "devotamente" è stato il pur timido e succube Pontefice tedesco, che ha ritrovato nella sua avvertibile onestà e coerenza le risorse per fare il gran rifiuto e nel dichiararne ripetutamente, con le parole e la scelta delle date, le ragioni, liberandosi dal giogo dei cardinali arrivisti, "ladri e fornicatori" - ci sarebbe addirittura una lobby di pederasti come nei cenacoli letterari, artistici, politici ecc., una sorta di fratellanza sodomitica. Il senso della solitudine, della estraneità e dello smarrimento riguardano solo chi si è illuso circa la logica consequenzialità dell'onestà, in ogni ambito. Ma a me, estraneo a qualunque ipotesi o interesse di speculazione su di un atto così specifico ed da me così avulso, questa decisione è piaciuta e spero che sia foriera di un forte dibattito, possibilmente un Concilio, perché, in ambito sociale e sociologico, i cattolici, una delle tante componenti e non più maggioritaria, della società nazionale e di quella mondiale restano una realtà significativa, che, per decenni, si è invischiata in ogni sorta di negozio, con i risultati che si possono apprezzare.
martedì 19 febbraio 2013
Moralità.
Il cardinale di Los Angeles, che ha coperto per anni, oltre un centinaio di pedofili, annidati fra il clero, che hanno distrutto la personalità in evoluzione di tanti poveri bambini, parteciperà al prossimo Conclave, sarà visitato dallo Spirito santo e, già che ci siamo, potrebbe essere nominato successore di Pietro, al motto di :"lasciate che i bambini vengano a me". Gesù Cristo, che viveva in una società primitiva, dove l'abuso verso i minori, di modesta estrazione, era diffusissimo, come ancor oggi avviene nelle società arcaiche ( come la Chiesa? ) e negli arcaici costumi, familiari e sociali che sopravvivono sotto la patina della modernità, fu esplicito, in una delle frasi lapidarie contraddittorie della prassi e che, proprio per questo, ritengo e spero non interpolate: " Chiunque scandalizzarà ( questa, è forse, l'unica espressione verbale interpolata )questi fanciulli, sarebbe meglio che ( prima ) si mettesse una pietra al collo e..". Sarebbe questo, praticamente, l'unico sistema di salvaguardare la salute psichica di tanti fiduciosi immaturi, al riproporsi, attraverso le generazioni di tanti abusatori in potenza e negli atti, nei confronti dei quali non valgono giustificazioni e verso i quali disgusta l'omertà ambientale; di qualsiasi ambiente. La realtà della pedofilia deve essere ben più estesa di quella che si è scoperta recentemente, prevalentemente, anche per scoperti fini speculativi, che non ne attenuano la colpevolezza e la miseria, nei ranghi ecclesiastici e deve essere diffusa in aree del mondo dove la coscienza civile e le condizioni sociali, morali e materiali, sono ben più spente e molto meno reattive che negli Stati Uniti, dove, per altro, la denuncia è stata "compensata" con cospicui risarcimenti finanziari alle vittime venute alla luce, che sono servite ad ammortizzare gli handicap di realizzazione personale, ma soprattutto di amputazione morale e di apprezzamento positivo e fiducioso del mondo circostante, che hanno negato una esistenza normale a tante povere vite. Spaventa, soprattutto, l'indifferenza e la inconsapevolezza di molti, troppi, circa la gravità, irredimibile, di questi comportamenti.
Banalizzando molto i comportamenti di costume che la cronaca ci propone, ho letto che il segretario dei democratici, Pier Luigi Bersani, prevedendo che dalla mischia di bassa lega della campagna elettorale scaturiranno coalizioni gracili e influenzabili, si propone di attingere ai ranghi dei deputati e dei senatori grillini, per sollecitarne le velleità di una comoda e prolungata carriera parlamentare, attirandoli verso la propria area, dato che stima, per l'ufficiale indeterminatezza delle loro (non) appartenenze, che possano essere più proclivi ai proclami della sinistra anziché della destra, presumendone una ambizione pari all'inesperienza d'aula e di corridoio. Lo farà "sui fatti", secondo l'abusato frasario della sinistra ex comunista, che fa, dell'esser priva di mezzi materiali, una virtù che invece non esiste, perché limitantesi soltanto ad attingere ai pubblici denari, anziché a quelli privati, come faceva e farà Berlusconi, che i deputati e i senatori li compra in contanti. La sostanza comportamentale di questi smaccati e ormai preventivamente dichiarati atteggiamenti è miseramante e graveolentemente la medesima e di un miglioramento del costume politico - se mai vi sarà - non si intravede traccia. Non solo, dalla consultazione, senza riferimenti oggettivamente praticabili, uscirà un pantano, ma ci si propone, con "realistico" adattamento, di guazzarci dentro e di "lottare" per prevalere in quello specifico elemento.
domenica 17 febbraio 2013
Prospettive.
La campagna elettorale langue perché, quale che ne sia l'esito, le linee di politca macroeconomica saranno comunque eterodirette. Ci siamo legati mani e piedi e rilassati, nella speranza che le possibilità di esercitare un ruolo di leadership nazionale siano "protette" dalle altrimenti gravi ed espositive responsabilità, dalla tutela europea, necessaria e imprescindibile. In questo senso, fra Monti e tutti gli altri schieramenti, esclusi grillini ( movimento di massa ) e fascisti non trasformisti ( movimento di nicchia ), non si segnalano differenze, sia che siano destinati ad un ruolo di governo o di opposizione. Gli Stati Uniti, da dove è originata la crisi, sono entrati a gamba tesa nelle vicende elettorali italiane, eleggendo a loro speaker il povero e anziano Presidente Napolitano, così realista, ormai, da esserlo diventato più dei burattinai.
Gli unici dati certi certi di cui possiamo disporre sono:
una riduzione di 7 punti percentuali reali del prodotto interno lordo nel corso del 2012, un prosciugamento della liquidità per le tasse e le spese correnti imprescindibili e un accantonamento improduttivo, una immobilizzazione dei capitali finanziari, in gran parte usciti dai confini. Coloro che, prudentemente, avevano accantonato i profitti in immobili e che ancora detengono proprietà industriali, stanno arricchendo consulenti e notai, per escludere dai beni aggredibili, proprio le case, in caso di fallimento o cessazione di attività, in base ad una norma specifica, però fortemente ambigua circa la sua intepretazione, come sempre accade in Italia. Il tessuto produttivo diffuso che nel corso di un decennio e sia pur non uniformemente, ha fatto dell'Italia ( o di gran parte di essa ) una nazione benestante, si sta sgretolando e con ritmi accelerati, mentre non esistono prospettive apprezzabili per quest'anno. Un altro dato certo è che la produzione e il consumo sono già scesi del 25%. Quindi, le aziende chiudono e aumentano i disoccupati, i consumi si rarefanno e le entrate dell'erario diminuiscono in proporzione, così da rendere non più sostenibili le offerte di servizi ( dove sussistono ) che si cercano di mantenere attraverso tagli e imposte locali.
Come si può intervenire?
Si potrà fare nei limiti dei vincoli di bilancio che, dopo aver rinunciato alla leva monetaria, si sono fatti angusti e soggetti al controllo di un revisore dei conti, che non si mostra riconoscente al vantaggio che ha tratto dalla massiccia esportazione dei suoi prodotti in tutta l'area euro, ma, che già da quast'anno dovrà fare i conti, a sua volta, con la cessazione inprovvisa ma non imprevedibile degli acquisti dei suoi partners messi alle strette. Se lo stato dei conti pubblici fosse quello che, in un solo anno, Monti asserisce di aver prodotto, qualche investimento infrastrutturale sarebbe possibile, ma c'è chi crede che, invece, dopo le elezioni, ci sarà una nuova manovra di prelievo e di prosciugamento delle risorse degli Italiani, se non altro perché, dal prossimo anno, bisognerà osservare l'improvviso, improvvido pareggio di bilancio, assurto addirittura a legge costituzionale, non dell'Italia ma dell'Europa che conta. Bisogna diminuire di un punto all'anno, per vent'anni, la parte del debito pubblico che supera il 60% del PIL= 50.000.000.000 l'anno. Ci si potrebbe arrangiare, se ci fosse un po' di crescita, che non si intravede neanche lontanamente. Ormai, i ricchi non esportano solamente i loro capitali all'estero, ma vi si trasferiscono, al seguito, anche loro, non intravedendo possibilità di investimento, cioè di ulteriore arricchimento e acquisizione di potere in patria e temendone, invece, le predatorie esigenze di bilancio. Di fatto, il Consiglio di amministrazione europeo considera l'Italia un ramo debitore del Gruppo e lo omogeneizza, amministrativamente, di conseguenza. Se un futuro Cancelliere tedesco non accetterà una europeizzazione dei debiti pubblici o, attraverso un rilancio della sua domanda interna, facesse diventare la Germania importatrice, aumentando però corrispondentemente la sua inflazione, la situazione non si sbloccherà. La nuova Europa guglielmina non si farà condizionare dal fantasma di Weimar? Se non di Weimar, di un impoverimento percentuale dei suoi cittadini, realisticamente sì. Lo accetterebbero gli elettori tedeschi? E se si addivenisse ad una omogeneizzazione continentale politica, ne diventeremmo i "terroni"? Probabilmente sì. E' anzi più realistico pensare che di "terronie", sul continente ce ne saranno parecchie, anche fra le regioni degli stessi Stati prosperi, prospettiva nella quale il progetto leghista appare provinciale nel momento stesso in cui, senza il suo contributo, si realizza.
giovedì 14 febbraio 2013
San Valentino o amorini pagani?
San Valentino con omicidio per Oscar Pistorius e la sua fidanzata da copertina, conosciuta appena quattro mesi fa. Coniugando fino alla fine, sfortuna e privilegio, rabbia agonistica per recuperare sull'handicap e scelte ingestibili in ogni campo, l'icona della vittoria sulla menomazione ne ha invece riaffermato l'immodificabile realtà. L'amputazione delle gambe che gli aveva salvato la vita è restata una menomazione insuperabile anche per le protesi più costose che la sua ricca famiglia di coloni, di origine tedesca, aveva potuto permettergli e, a dimostrarlo ci sono i precedenti della sua ancor breve vita, all'insegna della violenza, della minaccia e del timore fondato che non ci fossero possibilità di vivere comunque come avrebbe potuto se alla sua arroganza di privilegiato fosse corrisposta la salute. Probabilmente coinvolto in un ambiente di vincenti per censo e relazioni, ha fatto di tutto per decorarsi con performances sportive dubbie rispetto a competitori normali e, soprattutto, scegliendo una ragazza-immagine alla quale subito ha cominciato ad attribuire potenzialità di inadattamento, ricoprendola frequentemente, in così breve lasso di tempo, di percosse. Il suo spirito agonistico, mitizzato e celebrato, tradisce ora il furore e l'impotenza che le protesi della ricchezza e quelle meccaniche, non potevano surrogare, non diversamente, in fondo, da quello di altri, di pari o ben più modeste origini, che, sentendo la propria inadeguatezza inalterata, nonostante i successi parziali ottenuti, sono caduti in gesti di violenza nei confronti di capri espiatori simbolici. Avesse capito ed accettato che, per lui come per ogni altra condizione umana, solo l'amore avrebbe potuto supplire alle inevitabili e onnipresenti lacune, fisiche o psicologiche, non sarebbe finito così e sarebbe stato meno esposto alle apparenze ricercate. Ha cercato altrove e questo è stato l'esito.
mercoledì 13 febbraio 2013
Sorprese apparenti.
Penso che, col tempo, l'esperienza magistrale di Benedetto XVI, influenzata, anzi condizionata dalla sua formazione, spiccherà nel panorama, pur appesantito dall'ufficialità, della spiritualità cristiana e cattolica. Chissà se erano consapevoli i Cardinali delle incognite culturali e comportamentali diun così fine teologo, ma anche filosofo di solidissima formazione che, pur nel rispetto e nella difesa della consolidata - ma solo dal 1500 - tradizione cattolica, in molte occasioni si era dimostrato autonomo nel giudizio e che amava intrattenersi nelle discussioni ideologiche, sia negli ambienti universitari, sia con i prelati più affini, uno dei quali era l'attuale Vescovo di Bologna, con il quale si intratteneva in lunghe discussioni all'aperto, cioè sul terrazzo dell'Arcivescovado di Ferrara, prima del suo trasferimento a Bologna e della sua nomina a Cardinale. E' un paradosso apparente, quello per cui a una rigorosa prassi di pensiero e di comportamento, spesso corrisponde una gamma imprevedibile di gesti irrituali.
La stragrande maggioranza dei Papi e soprattutto quelli degli ultimi decenni, sono stati dei tomisti, intenti, cioè, a esprimere il carattere astorico della Chiesa cattolica, nelle encicliche, ma soprattutto nei loro gesti quotidiani e nelle scelte di vita. Sta di fatto che Ratzinger ha invece privilegiato il pensiero agostiniano, al quale si è spesso pubblicamente rifatto in oltre cinquant'anni di vita episcopale. Ebbene, in Agostino c'è la passione, la sofferenza e il dubbio in cui ciascuno si può identificare.
Per quanto ardita e non dimostrabile, questa interpretazione sottende che forse "in interiore homine", la fede - che, in quanto tale, esula dai tentativi di dimostrazione razionale - non è la trasmissione di concetti immutabili che eprimono verità perenni, ma un "mistero" che viene comunicato attraverso le vicende storiche, che contemplano forza e debolezza, dinamismo e inerzia. Sono, codeste, le categorie della vita stessa, pubblica e privata e non c'è bisogno di aver fede per apprezzarle, ma, anche nella fede, acquistano una loro "insostenibile leggerezza", immanente e condizionante, anzi cogente, soprattutto se alimentata dall'amore.
Dunque, il grande teologo ha introdotto la debolezza - ben diversamente e originalmente rispetto al suo predecessore - e ne ha fatto una categoria dell'immaginario ( sociale ) cattolico. Sarà interessante vedere quanto profonda sia l'impronta e l'uso che se ne farà.
Si tratta di un registro narrativo che è sempre esistito nella coscienza cristiana, ma che è stato confinato nel subconscio collettivo cattolico e non, per salvaguardare l'ordine, l'obbedienza e la "perfezione". Per l'osmosi ideologica e culturale, questi principi sono penetrati, intatti o modificati, nell'etica cristiana e cattolica e, tramite essa o bypassandola, in molte e non evidenti espressioni dell'animo umano e delle sue convinzioni.
Ora Ratzinger ha dato alla debolezza - come categoria - legittimità ed autorevolezza, seminando sconcerto, principalmente in quei settori conservatori, ecclesiastici e non, che ne avevano salutato l'elezione con spirito di rivalsa.
Ecco come un grande restauratore si rivela, alla fine, ( suo malgrado? ) un potenziale innovatore di lungo termine e, sia pur in un ambito dottrinario ben delimitato, rovesci, nell'esito, le premesse.
martedì 12 febbraio 2013
In margine.
In margine alle dimissioni di Benedetto XVI, sulle quali da ieri si esercitano gli sproloqui più approssimativi o più interessati dei provinciali notisti italiani, tanto da oscurare - come è ovvio - la inconcludente e non convincente campagna elettorale, da parte di persone sensibili, intelligenti e buone, si è avvertita la dicotomia fra l'esperienza apparente di un sacerdote ricco di spiritualità e sapienza e la condizione irredimibile di chi vive il suo ministero come un'espiazione dei peccati del mondo, sacrificando la propria vita morale e anche fisica, come testimonia l'esperienza di tanti perseguitati e uccisi anche fra il clero. Migliaia di preti che combattono, “soffrono”, nelle situazioni più disagiate del pianeta, stasera si troveranno a pregare per un Papa stanco, che non ce la fa a sostenere il proprio ruolo. In questi momenti è difficile uscire dalla constatazione della rottura di un paradigma. Probabilmente il gesto di Ratzinger non è stato una scelta personale. Paradossalmente è proprio la natura del suo potere, assoluto, gerarchico e irreprensibile, che - ritengo - espone il vicario di Cristo alla necessità di un confronto interno, in primis con l’alto clero. Questo è avvenuto probabilmente anche prima dell’annuncio delle dimissioni. Come dire: le cause ci sono, e non si riducono agli impeti della coscienza di un uomo. Il papa uomo è uscito sconfitto da una battaglai condotta nei corridoi della Corte e ha dovuto prenderne atto. Morirà tra poco, anche se non in vincoli - almeno formalmente - come toccò a celestino V, dimissionario dopo solo quattro mesi di scandalizzato pontificato e, forse, fatto strangolare nella sua cella di monaco dal suo successore, il politico, condottiero e prolifico Bonifacio VIII? Oppure se ne è andato di sua esclusiva volontà non ritenendo, comunque, di avere tempo e forza per affrontare una deriva della Chiesa gerarchica e non potendo contare sulle solidarietà dei Cardinali, divisi e litigiosi sulla condotta da tenere? O come Celestino V si è rattrappito nella sua dimensione di mistico, povero e ignorante ed eletto ad usum delphini il primo, incongruo intellettuale, idealista ed illuso circa la riformabilità del potere, il secondo? Quale che sia stata la sua intenzione - se è stata sua - la figura papale ne esce finalmente ridimensionata alla sua dimensione umana, libera - si spera - di compiere in autonomia le sue scelte, aprendo la strada ad un costume più comprensibile del ruolo assolutista del Vescovo di Roma. Sarà un'innovazione proficua o si ripiegherà in un'involuzione dottrinaria e politica, esponendo i pontificati alle trame e alle congiure e rendendoli permeabili agli attacchi espliciti e sotto traccia dei potentati economici, civili e politici? La dicotomia fra l'umile e diuturna esperienza dei preti di trincea e le comode e personalistiche dispute dei Principi non viene però superata e difficile, anche per i credenti meno creduloni ne appare la conciliazione. Personalmente spero che il sacerdote semplice Ratzinger, non perda mai, fino alla fine, la sua libertà vitale ed espressiva. Ma sono quasi certo che non sarà così. Perché, altrimenti, non tornare alla terra natia, per studiare ( e scrivere? ) suonare e pregare? D'ora in poi, il Monarca non è emanazione, "eletto", "unto" di Dio, lo Spirito santo che ne determinò la scelta ha smesso di operare per il decadimento neurologico del corpo o lo Spirito santo abbandona il prescelto dopo il suo insediamento e lo espone alle congiure cortigiane, fino a determinarne il rigetto? Qualcosa sembra essere cambiato - ma con la Chiesa cattolica che riporta ogni riforma alla sua controriforma, è meglio andar cauti -,che cosa sia, eventualmente cambiato, lo vedremo con calma e pazienza.
lunedì 11 febbraio 2013
Solitudine.
Un cuore da bambino e una mente raffinata. Amante dello studio e del raccoglimento e, soprattutto, della musica che dell'uomo è l'espressione spiritualmente più elevata, tanto più era mite quanto più suscitava polemiche e contrasti, perchè rifiutava di leggere le riduzioni dei diplomatici canonici e stilava da solo i suoi discorsi e le sue riflessioni. A sera, prima di coricarsi, suonava, da solo o in compagnia del fratello, arie classiche e i clochards rannicchiati oltre la recinzione di sicurezza che da anni delimita la piazza di San Pietro sapevano, insieme ai radi passanti di via della Conciliazione, che le finestre centrali sopra il balcone della basilica, erano accese perché il Papa suonava. Quando prendeva la parola e, soprattutto, quando lo faceva in sede accademica, non mancava di suscitare pubbliche polemiche, perché diceva quello che la sua conoscenza e interpretazione degli eventi storici e delle dottrine morali gli suggeriva. Furente la reazione alla sua interpretazione della natura dell'Islam, nel discorso di Ratisbona e, anche con gli Ebrei con i quali proseguì ed intensificò il dialogo, non mancò di rimarcare l'auspicio alla loro conversione che gli Israeliti non possono prendere in considerazione. E' considerato un tradizionalista semplicemente perché è un cattolico e un religioso, come se, con queste caratteristiche, potesse vellicare le opinioni di chi non lo è, ma, nei fatti e nelle sue espressioni, è stato libero ed originale, umile e sincero. Coerentemente, dopo un esame di coscienza, ha annunciato il suo autoaccantonamento. A me è piaciuto, come persona, anche se apprezzata solo mediaticamente e superficialmente. Di fede io non ne ho, ma come uomo umilissimo - anche se la necessaria competizione quotidiana non me ne consente la pratica - ho apprezzato la sua testimonianza di "pover uomo, come qualsiasi altro bisognoso di aiuto e di amicizia". Come già diceva di sé, un altro fragile gigante della Chiesa contemporanea: Papa Montini, Paolo VI. Ora la sua solitudine aumenterà, perché la sua ingombrante presenza, sarà relegata in un convento, come un monaco medievale e lì si spegnerà. Con queste premesse, è un probabile Santo futuro, quando la sua parola sarà stata rielaborata ad uso canonico e la sua fede disarmata sarà stata sterilizzata. La sua assurda, per me, sofferenza claustrale ( sempre che non abbia scelto di ritirarsi perché gravemente malato ) entrerà a far parte della sua iconografia, ma a me piace ricordarlo - perché la sua personalità mi ha colpito - come un innovatore, pur nel solco della tradizione, perché ha contraddetto e umanizzato la sua veste istituzionale di monarca assoluto che tanto più, in quanto privo di successori, deve tenere la parte fino alla morte e lo ha fatto con semplice determinazione. E' per me inconcepibile che, per un gesto di libertà, sia destinato ad espiare in tanto triste relegazione, sempre che - ribadisco - non lo faccia per sottrarsi alla curiosità di una eventuale malattia. Che il Papa fosse malato - ricorderete - lo aveva già sostenuto il Cardinale Romeo, Arcivescovo di Palermo durante una sua visita "privata" al politburo del Partito comunista della Cina neo capitalista e che sarebbe morto entro la fine dello scorso anno, mentre le banali veline delle contese curiali e cortigiane avevano costituito il fulcro di speculazioni non trasparenti ma certamente non ingenue, né disinteressate. Ma su questo non mancheranno gli aggiornamenti mediatici.
mercoledì 6 febbraio 2013
Il metodo di lavoro più antico del mondo.
Le insulse baggianate del regime, lo sproloquio buffonesco, la propaganda distorsiva e "captiva", cominciano a sortire piccoli ma sistematici effetti. Gli arditi promotori sono ormai troppo spesso sulla strada e i comodosi clienti sbuffano se, come quasi sempre accade, non li trovano. Con fare noncurante, alle solite balle da impreparazione, vanno subdolamente aggiungendo e sollecitando piccoli contributi segretariali agli stanziali. Alla richiesta di prender nota si vanno aggiungendo risposte monche, tipiche dei call center, nei quali i precari impiegati devono rispondere in maniera ripetitiva e disimpegnata alle disincentivande richieste dei clienti, sotto il ricatto delle investigazioni circa la soddisfazione ricevuta, come se fra le tante mansioni bypassate ci fosse anche quella della customer satisfaction e come, soprattutto, se un simile abborracciato e aberrante costume avesse una qualche forma di cogenza che non fosse pretestuosa. Se si riesce a catturare la soggettività delle persone è facile costringerle e subordinarne la sicurezza al giudizio discrezionale di chiunque, che spesso si rivale delle sue inadeguatezze o sadicamente si diverte a rispedire nei ranghi della sua presunzione chi non vi si adatti. La materia prima duttile, del resto, non manca. Il criterio è univoco e non è più contrastato. Il mondo economico della produzione e dei servizi, risponde indifferentemente alle stesse regole e anche le metodiche applicative si assomigliano. Per altro, dal sindacato aziendale, ma anche da quello che tanta repulsione suscita nella vandeana proprietà, bisognerebbe rifuggire. Il Quadro sindacale, infatti, può fingere, in un contesto simile e in assenza di un sufficiente impegno a scioperarvi contro ( ma dubito che uno sciopero interno e motivato sia mai stato proposto e sono certo che mai lo sarà, rebus sic stantibus ) di ottenere facoltà contrattualmente impreviste, che non garantirebbero un rispetto uniforme di una prassi e di un dettato normativo, ma solleciterebbero solo la gratitudine verso il "buon padrone" accondiscendente. L'applicazione dell'orario prolungato, ormai prossima nei grandi gruppi, per i quali e con i quali si fanno i contratti, risulterebbe nefasta per il Credem'a me, che, costretto alle turnazioni, senza personale sufficiente, non riuscirebbe più a lucrare sulla abnorme quantità di ore annualmente regalate, da maestranze prive di consapevolezza, o in conflitto insanabile con ambizioncelle e ambizioncine, in parte realizzate e sottoposte a un brutale processo di regressione operativa quotidiana o ancora da conseguire, in un'età nella quale sembra un delitto rinunciare ad una possibilità immaginata. Se per quelle strutture, molto ponderose, si instaurerebbe una flessibilità di utilizzo più efficace, rispetto alla stabilità, non specificamente finalizzata, delle mansioni, per le piccole banche rappresenterebbe uno svantaggio competitivo, dato che, chi finisce nel tardo pomeriggio o a sera non può prendere servizio alle h. 8,15 del mattino successivo e se una squadra subentra, la precedente deve lasciare il campo mantenendo inalterato lo stipendio, ma riaffacciandosi improvvisamente alla vita e al tempo libero, al netto degli impegni familiari e diminuendo la quantità di giravolte intorno all'isolato per rientrare, dopo essere usciti sette volte, per ciascuno, in un giorno, al netto dei caffé, provocando un inquinamento acustico da denuncia penale. La realtà, insegnata e pretesa ad e da ogni ruolo gerarchico, ma anche da chi aspira a ricoprirlo, contempla l'espropriazione dei frutti dell'altrui lavoro commerciale e la sua trasmissione ad una pseudostruttura di gestione, riservando ai promotori un impegno infinito e indefinito che assomiglia a quello prossenetico verso le proprie "gallinelle dalle uova d'oro", fra le quali qualcuna ha un ruolo di segnalazione e controllo. E' quindi probabile che, sotto un bombardamento di riunioni, anche in video chat, si cerchi di trascinare le categorie subalterne in compiti vicari ad un'ancor più dinamica attività di presidio del territorio. Che tutto quanto precede si estrinsechi in mansioni ausiliarie anche da parte della crema ( dei piedi )commerciale, che reca ai clienti-padroni la loro corrispondenza fermo posta, la pecunia per le loro puttane nei tagli richiesti, una cifra sempre al di sotto dei mille euro per le piccole spese, su sollecitazione non del beneficiario ma della "collega" segretaria personale, è evento e realtà che non stupisce più, da tempo. Miei prodi - ha intimato Adolfo - dovete resistere nella steppa creditizia, fino all'ultimo uomo. Tanto, fuori c'è la fila. Per questo, fatevi un Pacman come un capannone industriale. Buon lavoro!
martedì 5 febbraio 2013
Messaggi in bottiglia.
Per il vasto pelago informatico, inaspettata mi è giunta una missiva. E' firmata Angelo e Stefano e vi si parla, come fra vecchi amici, di "cattiveria commerciale" e corollari. Ora, la cattiveria basta a se stessa, non vedo il bisogno di aggettivarla, a meno che non la si voglia rendere benefica ( a chi? ). E' un po' come l'onestà "intellettuale". Si è onesti o disonesti, senza gradazioni. Comunque sia, il regressivo sproloquio inneggia alla risalita delle rapide di alcune squadre raggianti di essere schiacciate da un coach e riecheggia le cronache calcistiche di Sky. Anni or sono, al Credem'a me venne tenuto un seminario motivazionale, durante il quale, agli attoniti uditori venne illustrata la metodica applicata dal dialettale allenatore Pier Luigi Del Neri, presso il Chievo f.c. Ritenevo di non aver esagerato, suggerendo subliminalmente e ad audio quasi impercettibile, alcuni discorsi di Adolf Hitler ai Quadri del suo partito e avevo ragione. Con quella becera metodologia, il pigro e mediocre calciatore che era stato, nel confermare la sua mediocrità, si proponeva, riuscendoci, pur fra numerosi esoneri, di scalare gli ingaggi spropositati di uno spettacolo che con lo sport non ha più nulla a che spartire e che rappresenta un'icona dello spirito di sopraffazione e dell'assimilazione partecipe a contenuti speculativi privati ed aziendali. Ricchi premi e cotillons, fra i quali la Mini minor dismessa dalla figlia di Angelo, primo ed unico premio della fiera parrocchiale, per dieci o undici squadre di guastatori e acquisitori delle liberate quote di mercato. Stefano appare nelle slides con una testa gialla di Gabibbo, che ne migliora sensibilmente l'aspetto, mentre fra tripudi carnevaleschi, alcuni saltimbanchi di quelle che si sono ridenominate agenzie promozionali, si contorcono sotto lo sguardo lubrico di una allucinata e fremente claque. In tempi non lontani, certe baracconate sarebbero state tacciate di abuso della pubblica credulità, ma fra di noi, nel nostro privé diventano lecite ed impositive. Pare che un contagio, una pandemia, una riedizione gioiosa della peste si stia diffondendo orizzontalmente in tutta l'Italia Credulona, mentre i Direttori, gli RDO e gli RDE ci ricordano di disperdere le ferie su tutti i mesi dell'anno per non causare oneri all'azienda che è già costretta a pagare gli stipendi ma che, se non fosse legalmente costretta - se tanto mi dà tanto - distribuirebbe, in sostituzione, un po' di ludi circensi, farina ( poca ) e forca ( a volontà ).
E' veramente, la nostra, una comunità autosufficente, nella quale si ride da soli, ci si esalta reciprocamente, si tripudia per le fortune del Signore, sempre rinchiusi nel cortile di un castello protetto da mura invalicabili. Saremmo un partito invincibile, se l'asocialità non fosse la nostra cifra e la guerriglia predatoria non riproducesse, in scala, l'imperialismo napoleonico.
A proposito.
Uno sdegnato Adolfo si chiede, rendendoci partecipi del suo cruccio, come sia potuto avvenire che qualche sconsiderato gazzettiere, al di fuori delle nostre facoltà censorie, si sia azzardato ad assimilarci ad entità giuridiche ed umane palesemente inferiori e tutto perché, a Trani, siamo incappati in due operazioni sui derivati, apportateci da due invasori, prontamente isolati ed espulsi, confondendo artatamente le fisiologiche patologie con l'immoralità generale. La miglior replica sarà dilagare incontrastati sulle rovine fumiganti del credito e della finanza, al grido: vi facciamo un Pacman così!
I vivi e i morti.
Ethan è vivo, Jimmy è stato ucciso.
Jimmy era stato certamente traumatizzato dalla guerra del Vietnam, nella quale i soldati cittadini avevano dovuto affrontare, senza adattamento specifico, non solo le insidie degli agguati, ma anche i suoni primordiali delle savane. Ne ho un ricordo personale, in Africa e non ero in guerra. Per non turbare più i buoni sentimenti di una borghesia in grado di farsi valere e non avendo condotto una guerra "patriottica", come tutte le altre che si sarebbero succedute, Il Presidente Nixon abolì la coscrizione obbligatoria, sostituendola con l'esercito di mestiere, sancendo così quanto già in parte avveniva - ma in misura minore rispetto all'Italia -. Solo i poveri, con un basso grado d'istruzione e nessuna tutela familiare alle spalle, sono sacrificabili in guerra..e non solo. Come tutti i reduci, senz'altre qualità, Jimmy avrà trascinato la sua vita nell'anonimato e nella solitudine degli outsiders, forse, in Indocina avrà ucciso o praticato abusi con un livello di consapevolezza pari al suo occasionale ed incidentale utilizzo, la stessa insussistenza che lo ha fatto uccidere con premeditata tecnica. La stessa, residua, con cui aveva eliminato il povero conduttore dello scuola-bus che, nel suo compito e dalla sua piccola veste sociale avrà assunto qualche superficiale, ma inossidabile certezza..dissoltasi in un attimo. Jimmy è stato ucciso, eppure, non aveva abusato, in nessuna forma di Ethan, dopo il sequestro, gli aveva fatto fornire dei giocattoli e, insieme a lui, sia pure in una situazione allucinatoria, guardava la televisione. Forse, a cinque anni, l'età di Ethan, jimmy era già segnato ( il carattere si forma da zero a tre anni ), forse, invece, era ingenuamente più spensierato e felice.
Ethan, infatti, è autistico.
Come se avesse sintetizzato un'originale esperienza. Come se avesse già avvertito la mancanza d'amore.
sabato 2 febbraio 2013
La pubblicità al tempo della crisi.
Ti basta un quinto per avere tutto.
Una sportina verde sbiadita, una speranza tenue. Un contenitore - l'ennesimo - di ogni pauperistica possibilità.
La brochure si limita a suggerirne tre: una sdraio al mare ( o una sdraio e basta? ), un divano dell'Ikea e, nel mezzo, il bouquet di una povera sposa, della quale non si esibisce il sorriso radioso, il fisico modellato dal corsetto, per cui...è facile immaginare..anche senza vedere, che, attraverso la cessione del quinto, potrà avere una sdraio e un divano dell'Ikea.
Sento già i vandeani tutori della morale, con funzione profilattica, fremere di sdegno: "arido e irridente spregiatore della modestia famigliare, nella quale albergano e si conservano i valori e i sentimenti più puri!. Se avessi ancora accesso al festival letterario aziendale, andrebbe certamente così. La linea era stata tracciata, ma, inaspettata, c'era stata una resistenza efficace e, dato che in ogni regime non ci si può discostare dalle frasi d'uso confirmatorie, si devono, quindi, cancellare quelle disallineate. Le tasse non hanno falcidiato la nostra costitutiva schiera di evasori che, infatti, al piano di sopra, non incappano in manifesti, ma ne ha impaludato i movimenti finanziari, ne ha sollecitato la modestia occultatoria o mascheratoria. Come trar profitto, quindi, dall'inerzia? Speculando sul bisogno, sugli acquisti compensatori, sulle necesità fattesi faticose. Soldi per sostenere la produttività, in assenza di domanda, non ne possono uscire, ma per impiccare la massa dei poveracci ad un indebitamento, tanto più lungo quanto più sarà esteso, se ne possono ancora impiegare. La ricostituzione di squadre di promotori del debito sociale - la banca dei poveri all'incontrario, per la quale non conseguiremo il premio Nobel - sa di credito vintage, con il "Mercante di Reggio Emilia", vecchietto e sbarazzino a orchestrare un manipolo, arruolato per l'ennesima occasione "professionale", di poveracci, quasi come i loro potenziali taglieggiati, dai quali soli trarranno la loro provvigione.
All'entrata, vista sul corso, c'è scritto: puoi! Potrai accarezzare o stringere l'oggetto, a seconda delle sue dimensioni, in cambio della tua libertà, stringendo un vincolo più indissolubile di qualunque altro. A questo gravame, dunque, mentre il bene si svilirà, potranno aggiungersi tutte le inopportunità sopravvenienti e schiacciarti, come quel mollusco..che sei.
Quindi; desideri una cinquecento ( esclusa la versione Abarth ) , un frigorifero o una lavatrice a basso consumo, un computer per i compiti dei tuoi bambini e non hai più un soldo? Non indugiare. Fidati, lasciatelo mettere. Prima di rivolgerti alla Caritas, passa da noi; puoi...incrementare e stabilizzare la tua vita di stenti che, indebitandoti con noi, diventerà immutabile. Non riflettere. Se i nostri interessi ti impediranno di acquistare il carburante, qualcosa da mettere nel frigorifero o di alimentare, con un abbonamento, la tua linea computerizzata, basterà il loro inutile possesso a darti la speranza di poterlo fare, un giorno. Credem'a me.
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