E' lì che indugia, ormai da quarantottore Giovanna, pervasa nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti e nei suoi dolori celati, da un flusso violento di liquido vitale, che si è trasformato in un'alluvione distruttiva. Gli esegeti della natura, pare che abbiano scoperto una malformazione nelle tubature fisiologiche. La fervida ed eccitata fantasia è corsa ad assimilarla a quella che costò la vita, senza proroghe, alla sorella gemella, che, se non ricordo male la descrizione che ne fece la madre, aveva deciso di farsi asportare una estesa macchia sulla pelle, all'altezza del collo. Aveva deciso di aggraziarsi perché giovane. Si era appena laureata - l'unica in famiglia. Non ritornò dalla camera dei sogni e delle illusioni. La gemella non sorrise mai più. Solo in occasione delle nozze del fratello Andrea, l'obiettivo del fotografo la colse in un atteggiamento, se non gioioso, almeno sollevato e sereno. Una parentesi.
Non bella, non intraprendente, decisamente un po' imbranata, si invaghì di un uomo di ventura, un sudanese di ritorno; non era bello neppure lui, ma era ed è il classico tipo che si fa valere in un certo ambiente sociale bolognese. Provinciale quanto basta per sbruffonare maliziosamente, abbastanza autoironico da correggere, per riaffermarlo, il suo "diritto" alla vita loca, sufficientemente sicuro di sé per rassicurare la sua prescelta che, in cambio della gestione della di lei azienda, ne avrebbe fatto la sua eterna sposa, pur con qualche deroga all'estetica. Così Giovanna fece la madre, fornitrice di prestigio al marito, di prospettive - quanto fallaci vedremo - per i figli dell'imprenditoria al femminile ed al maschile. Del resto aveva avuto l'esempio della madre che a detta di una nuora aveva amato di più l'azienda, diretta con mano sicura, dei figli stessi e che aveva ritenuto ineluttabili e naturali le infedeltà creative del principe consorte, uso ad uscire dalla finestra, dopo aver messo nel suo giaciglio un manichino. Per sé, infatti, Giovanna tenne cara una ramificata foresta di corna,accusandone " le donne cattive che non rispettano l'impegno che altre hanno profuso". Nonostante questo, per seguire il marito play boy nelle sue scorribande, ritenne di poter mettere al sicuro i tre figli dai pericoli del mondo, mettendoli nella condizione di pagarsi quanto altri debbono ( o sognano di? ) conquistare con i propri mezzi, nel corso di tutta una vita. Non li mise al sicuro dagli spacciatori di illusioni e oggi si congeda da loro dopo avergli trasmesso la sua "femminile" inabilità alla competizione. Il primo, mio omonimo, al 100%, gli altri due non so in quale percentuale: quel che è certo che al lavoro sono completamente inadatti.
Anche per questo, il marito, al compimento del settantesimo anno di età aveva deciso di liquidare l'azienda, operazione in corso tuttora. L'attività poteva proseguire, ma dopo due anni di commesse all'osso, il piano di ristrutturazione avrebbe previsto numerose dismissioni di attività e altrettanto numerosi licenziamenti. I sindacati di Ca' de fabbri e dintorni, si sono opposti alla selezione, avendo di mira la rappresentanza, tanto quanto l'imprenditore ha di mira il profitto. Così, equanimemente il lavoro lo hanno persi tutti e tutti insieme. Mirabile esempio di egualitarismo, da deviare in rivendicazionismo contro quello che non c'è più, trasfigurato in pensiero astratto verso i padroni sfruttatori, I padroni lo sono, necessariamente, ma il proletariato, non sapendo distinguere il possibile dall'emotivo immaginifico, preferisce il cupio dissolvi di un'intera classe alla possibilità che qualcuno ce la faccia e, chissà, possa emanciparsi negli eredi dalla condizione di strumenti...del capitalista o del preconizzato capitalismo di stato, nel quale i suoi tribuni sarebbero i suoi ideologici padroni. Intanto Giovanna giace in quel limbo ( dorato? senza preoccupazioni? ) tanto triste e così simile al limbo apparente della sua esistenza.
giovedì 8 luglio 2010
Piccole memorie.
Nelle sue Piccole memorie, scritte "per far conoscere la personalità dell'autore che ora leggete" Saramago percorre per sintesi fotografica ed emozionale la sua infanzia, prima in un piccolo paese, poi nella capitale portoghese, infine il ritorno all'origine delle sue impressioni, di nuovo Azinhaga.
Nella sua retrospettiva tarda, quando il sentimento della morte si fa impellente, si limita, da un lato, alla semplicità descrittiva del mondo limitato e povero di cui aveva colto i simboli, le scarne parole i comportamenti espliciti, celati prudenzialmente, i comportamenti impliciti, manifestati quando il senno, per il caldo, l'orgasmo interiore, viene messo tra parentesi. Il bambino cercava altro: una lucertola, l'ombra di una pianta, quando viene coinvolto dalle fugaci rappresentazioni degli adulti. Non se ne turba, anzi si sofferma sulle espressioni a latere che accompagnano gli atti. In quel mondo statico si sofferma a fantasticare, ma anche ad analizzare, le piccole sensazioni che alimentano una piccola anima, ancora in grado di recepirle.
La memoria dell'infanzia si dipana, fra piccoli salti temporali, nel contesto e sulla base del mondo rurale, avvinto come l'olmo alla vita alla piccola borghesia degli ausiliari dell'ordine nella Capitale. La casacca da contadino indossata in campagna, la divisa da poliziotto per la rappresentazione urbana.
Sull'aia, la Pezuda, dai piedi sproporzionati in eccesso, che non poteva celare la disarmonia, perché, come tutti, camminava a piedi nudi.
In città, la famiglia Barata, composta da due fratelli, uno poliziotto di grado superiore al padre, che si rivaleva con la di lui moglie, la frivola Conceicao, come attestavano i lamenti della madre e le sue liti con il fedifrago.
Il piccolo José prova le prime emozioni puberali con le bambine del vicinato, sia in campagna, sia in città e, edipicamente, con la mantenuta di un commerciante, che villeggiava dai suoi nonni e con la quale si abbandonava all'ambiguo gioco della lotta, prima in piedi e poi sul letto.
Molto presto, a cavallo di queste anticipazioni emotive, José, ancor bambino, cominciò a frequentare il cinematografo ed a subirne gli influssi sensitivi, che resteranno nei recessi della coscienza, ma più radicati, nell'inconscio, da dove riemergeranno, inopinatamente o organizzati, durante la sua vita e trasposti nelle sue opere.
José de Sousa era il nome vero dello scrittore, Saramago era il patronimico che, in paese, gli avevano affibbiato, secondo un'usanza un po' tribale, un po' feudale, praticata, ad esempio, anche in quel di Comacchio.
La nonna paterna, Carolina, soffriva di albuminuria, come, ricordo, la mia nonna maternae, come lei era poco espansiva in termini affettuosi e fin troppo in termini polemici.
Il fratello Francisco morì di broncopolmonite a quattro anni. Non contese a José lo spazio, il tempo e l'attenzione.
Il nonno Jeronimo era stato lasciato nella ruota della Misericordia, la madre di José era "nipote di nonno ignoto". La bisnonna, Betariz Maria aveva consolato la sua solitudine, o meglio, datta la giovane età, si era fatta suggestionare da un uomo arcano ed appartato, grave ma probabilmente dai modi spicci e laconici, accampato appena fuori dal paese e che aveva trasmesso ai suoi discendenti indigeni la carnagione scura e i lineamenti marcati. Strano e mitologico personaggio, uso ad ingravidare anche le spose accaldate intra moenia, custodito da due cani feroci ma laconici come lui, che, si narra, fecero strame di un marito protestatario. Quando la realtà supera la fantasia, pur fervida, dello scrittore che verrà....oppure, il mondo senza cerimonie, borghesi almeno, a far da fondamento alla cerimoniosità dell'arte dello scrivere.
Le giornate del piccolo saramago si succedono banali, puntellate però da vicende, evidenziate, elaborate per poi essere rilette alla luce..così poco vitale della maturità: dalle grossolane reazioni dei parenti, delle donne soprattutto, che commentano, ridanciane e caustiche, le ripetute ingenuità del bimbo ai primi passi del cammino dell'esperienza. Così accadde, nonostante i rimproveri ufficiali, dopo i primi approcci sessuali, in conseguenza della sottrazione di pesci pescati, da parte di ragazzi di un paese vicino, di un'altra e competitiva etnia.
Non così, invece, quando una banda di ragazzi, alla periferia di Lisbona, su uno sterrato colmo di detriti, sequestrò e stuprò il bambino con un fil di ferro spinto nell'uretra. Un gesto gratuito, quanto temo consueto e traumatizzante nelle sue diverse versioni, durata e modalità, rivolto in età pre e post puberale soprattutto da maschi ad altri maschi, in una pantomima di egoistico appagamento e di animalesco dominio, che, come dice il nostro autore, prefigura e spiega le crudeltà dell'uomo adulto.
In questo caso, la figura femminile, la nonna e non la madre che forse sarebbe stata influenzata da altri riferimenti e convenzioni, sue e del marito, bensì della nonna, si mostra partecipe e soccorrevole.
Il padre, quando torna al paese, si vanta, all'osteria, del suo potere da piedipiatti, omettendo i servigi che le prostitute gli riservano per evitarne l'interferenza, che altererebbero la sua immagine istituzionale, ma compiacendosi del piccolo potere di ricatto che sente di poter esercitare, in nome della legge, sulle altre comparse della recita sociale, chiuso nel rispetto dei riti, soprattutto il rispetto, che pretende che il figlio riservi, nelle occasioni comuni, al collega che cornifica, anche se le intemperanze sono difensive e giustificate, instillando involontariamente nell'animo vergine il senso dell'abuso e della prevaricazione subiti. Il mondo femminile, almeno nei confronti del giovane maschio, se sbeffeggia l'imprevidenza fiduciosa, come a loro non sarebbe accaduto di subire e, in materia d'alcova, sussurra e ridacchia, dopo aver doverosamente rimproverato, con compiacimeto complice, riguardo alla violenza in genere, ritorna alla sua pietà materna.
Nelle case lisbonesi, presso le quali questa o quella zia preatva servizio, coglieva le atmosfere pesanti, del clima ambientale come dell'arredamento, simbioticamente unite con la sufficienza e condiscendenza paternalistica dei padroni, impegnati nei loro riti e consuetudini sociali, che sembrano aver inquinato anche i rapporti, almeno quelli pubblici, fra di loro.
Dei discendenti ed erdi dei padroni, avverte la distanza, compiaciuta delle sue difficoltà..con i loro cani da guardia, per esempio, e la strumentalità che gli viene riservata per lo stesso tempo necessario all'assistenza scolastica ed a lenire la solitudine ricercata in attesa di esercitare il potere, di un signorino.
La stasi, l'assenza di stimoli dell'odierna costumanza anche per i più piccoli, veniva surrogata, no: naturalmente profusa dai suoni, dai fruscii, dalle rifrazioni, dall'immaginazione circa il presunto pensiero, immanente alla natura ed agli animali. Anche le case abitate ospitavano sussurri, strane tobalità imitatrici di lavori e lavorii, a cui non si tardava ad attribuire dei significati extra-sensoriali, extra-razionali, attingendo alla mitologia popolare, interpolata dagli ammaestramenti religiosi.
Oltre che dalle immagini cinematografiche, il piccolo José viene stimolato nella fantasia, dalle narrazioni e dalle pubbliche letture, che una padrona "letterata" di una delle tante case, abitate in affitto, rivolgeva a loro. Sia i film, sia i romanzi popolari a dispense erano pieni di situazioni al limite dell'orrore immaginifico e dell'amore contrastato e davano luogo a situazioni paradossali che si imprimevano nell'animo del tenero analfabeta e dei meno teneri e perenni analfabeti adulti.
Del padre, come detto, agente di polizia, non porta molto, lo scrittore in erba. Era un contadino inurbato, che assommava ai suoi costumi provinciali quelli istituzionali, appresi nel ruolo pubblico che ricopriva. Un concentrato di superficiali contenuti formali, costituenti un'idea di privilegio al minimo, eterna e meschina panacea della sfiga, con corredo di incongruenze comportamentali e di vanterie da paese.
José va a scuola. Apprende i segni necessari alla lettura e "comincia a formarsi sul Diario de noticias", ancor oggi il principale quotidiano portoghese che il babbo portava a casa perché gli veniva offerto da un giornalaio o da un padrone di una tabaccheria. E' così che, soffermandosi sulle pagine inchiostrate con gli stessi simboli che apprendeva a scuola, si esercita, giorno per giorno, per poi passare al primo libro, l'unico custodito in quella casa e di contenuto, come al solito, enfatico.
Di quel testo, letto due volte, a differenza di quello narratogli dalla padrona di casa, quando ancora non sapeva leggere, non serberà ricordo di sorta. Infine, un manuale illustrato di conversazione portoghese-francese, nei cui dialoghi di maniera fra personaggi disegnati, intravederà, con il senno di poi, i contenuti dialettici dell'allora sconosciuto Molière.
A dire il vero, le piccole memorie non sono tali e quali, bensì ricordi rielaborati nella psiche in fasi successive e speso adattati all'animo dell'uomo adulto, pregiudizi sopravvenuti e scorie comprese. Nel caso in esame sono, comunque, semplici, lineari e, per così dire, familiari, perché illustrano un vissuto condivisibile, fatte salve le apparenze particolaristiche.
Al Liceo Gil Vicente, Saramago si scopre un bugiardo bulimico. le sue fantasie emergono vivide, fervide e feconde di nuove invenzioni che si compiace di ammannire a questo e a quello fra i suoi compagni. letture mai fatte, trame di film mai visti; traspere l'esigenza, ancora inconsulta, di far traboccare i contenuti fantastici che la sua anima recettiva aveva raccolto ed elaborato.
Lungo la strada, da e per la scuola, percorsa con i suoi compagni, si fermavano ad osservare la cartellonistica di due cinema. Saramago, ispirandosi a quei pochi fotogrammi, inventava su due piedi una trama e la storia completa. I compagni facevano, talvolta delle obiezioni, alle quali il narratore replicava, alterando l'alterato, con nuove bugie esplicative.
Forse è per l'intima consapevolezza delle mistificazioni narrative e del loro scopo "stupefacente" che, in tutta la sua opera, è stato caustico e divertito nei confronti degli affabulatori, dei loro costumi e paramenti scenici, della loro gestione di contenuti mitologici e trascendenti.
Due bozzetti sensitivi, alla base dei caratteri descrittivi ed "olfattivi", veniva a trovarli in quegli anni imberbi, un parente di Barata, un povero ragazzo cieco, ricoverato in un pensionato apposito, che suggestionava José, quando cercava di portare un po' di luce nel suo buio, attraverso lo scrivere in brail e che gli suggeriva, chissà perché, l'impressione di uno che si masturbasse tutti i giorni ( pensiero attualizzato ) e che "emanava un odore di rancido, di cibo freddo e triste, di vestiti mal lavati", sensazioni che trasporrà in un mondo di ciechi inselvatichiti nel romanzo "Cecità".
Altra parente visitante di Barata, la zia Emilia, anziana ed impettita, rubizza per frequenti ubriachezze, incline al canto e venditrice di noccioline su di un carretto alla porta di una osteria.
memorabile il caso che si diede un giorno, allorché, alticcia e canterina, fu trovata distesa sul pavimento, con la gonna sollevata, intenta a masturbarsi, anche se le altre donne cercarono di far scudo all'invereconda dalla curiosità dei bambini.
La mamma di Saramago impegnava le coperte al Monte di pietà, a primavera inoltrata e poi, lesinando sulle spese, riscattava gli interessi e le coperte all'inizio dell'autunno.
Il papà e il Barata, entrambi tutori dell'ordine con la moglie del superiore in comune, rubavano l'acqua all'omonima Compagnia, praticando forellini invisibili nella tubatura e godendo della complicità presunta del tecnico incaricato della sostituzione del pezzo martoriato, quando prese a perdere da tutti i fori. Cronache di povera gente.
Dieci trasferiemnti domestici in altrettanti anni, con il trasporto della mobilia sulle spalle dei facchini, non avendo i mezzi sufficienti per poter ingaggiare un'impresa. I piccoli oggetti erano trasportati personalmente dalla madre, che ora li appoggiava sull'anca, ora sul capo eche forse si sarà ricordata di quando ricevette la dichiarazione d'amore del futuro marito presso una fonte e poi dimenticò di abbassarsi, con l'orcio in capo, prima di attraversare la porta.
Alla fine della rielaborazione, Saramago accenna ad alcuni oggetti, di cui tratterà in un altro libricino, in articulo mortis: "Le piccole cose". A fine vita, minato da una malattia del sangue, sente il desiderio di ripercorrere a ritroso la sua esperienza, offrendo, se tutti o qualcheduno, non si sa, per interetare quanto da adulto, per decenni ha narrato ad un pubblico selezionato e fedele, appalesando emozioni ed incertezze, precoci riflessioni e fantasie di un ragazzo povero, ma non poverissimo, che incamera fecondamente quante preluderà alla sua letteratura, non squisitamente popolare, bensì interpretativa, fantasticamente interpretativa della vita dei semplici, attraverso la quale "semplifica" la viat dei potenti e di chi si atteggia o si maschera dietro un abito, delle abitudini e costumanze, in buona o in cattiva fede.
Anche i suoi studi sono stati compositi: passò dal liceo ad una scuola profesioanle industriale, dove si ingegnò a disegnare dei carburatori in sezione e, per una volta, fece il meccanico di officina.
Alla fine delle piccole memorie, mentre si avvicina ad una porcilaia, scorge una sua conoscenza,moglie di un paesano, che si rassetta l'abito, mentre uno sconosciuto si abbottona i pantaloni. Lui cercava un'amica lucertola, come me, nelle torride sere calabresi, di anno in anno, un grosso e adunco geco, a caccia dentro un lampione del villaggio. IO ero già grande. la donna fugge, teme di essere denunciata dalle chiacchiere che la rivelazione potrebbe provocare. L'uomo si avvicina al ragazzino, loda le "qualità" femminee dell'occasionale amante egli confida il timore della fedifraga. José tace. L'uomo, probabilmente un trattorista stagionale si discosta: "addio!".
E' la perdita della sua innocenza. Non vide mai più queella lucertola.
Nella sua retrospettiva tarda, quando il sentimento della morte si fa impellente, si limita, da un lato, alla semplicità descrittiva del mondo limitato e povero di cui aveva colto i simboli, le scarne parole i comportamenti espliciti, celati prudenzialmente, i comportamenti impliciti, manifestati quando il senno, per il caldo, l'orgasmo interiore, viene messo tra parentesi. Il bambino cercava altro: una lucertola, l'ombra di una pianta, quando viene coinvolto dalle fugaci rappresentazioni degli adulti. Non se ne turba, anzi si sofferma sulle espressioni a latere che accompagnano gli atti. In quel mondo statico si sofferma a fantasticare, ma anche ad analizzare, le piccole sensazioni che alimentano una piccola anima, ancora in grado di recepirle.
La memoria dell'infanzia si dipana, fra piccoli salti temporali, nel contesto e sulla base del mondo rurale, avvinto come l'olmo alla vita alla piccola borghesia degli ausiliari dell'ordine nella Capitale. La casacca da contadino indossata in campagna, la divisa da poliziotto per la rappresentazione urbana.
Sull'aia, la Pezuda, dai piedi sproporzionati in eccesso, che non poteva celare la disarmonia, perché, come tutti, camminava a piedi nudi.
In città, la famiglia Barata, composta da due fratelli, uno poliziotto di grado superiore al padre, che si rivaleva con la di lui moglie, la frivola Conceicao, come attestavano i lamenti della madre e le sue liti con il fedifrago.
Il piccolo José prova le prime emozioni puberali con le bambine del vicinato, sia in campagna, sia in città e, edipicamente, con la mantenuta di un commerciante, che villeggiava dai suoi nonni e con la quale si abbandonava all'ambiguo gioco della lotta, prima in piedi e poi sul letto.
Molto presto, a cavallo di queste anticipazioni emotive, José, ancor bambino, cominciò a frequentare il cinematografo ed a subirne gli influssi sensitivi, che resteranno nei recessi della coscienza, ma più radicati, nell'inconscio, da dove riemergeranno, inopinatamente o organizzati, durante la sua vita e trasposti nelle sue opere.
José de Sousa era il nome vero dello scrittore, Saramago era il patronimico che, in paese, gli avevano affibbiato, secondo un'usanza un po' tribale, un po' feudale, praticata, ad esempio, anche in quel di Comacchio.
La nonna paterna, Carolina, soffriva di albuminuria, come, ricordo, la mia nonna maternae, come lei era poco espansiva in termini affettuosi e fin troppo in termini polemici.
Il fratello Francisco morì di broncopolmonite a quattro anni. Non contese a José lo spazio, il tempo e l'attenzione.
Il nonno Jeronimo era stato lasciato nella ruota della Misericordia, la madre di José era "nipote di nonno ignoto". La bisnonna, Betariz Maria aveva consolato la sua solitudine, o meglio, datta la giovane età, si era fatta suggestionare da un uomo arcano ed appartato, grave ma probabilmente dai modi spicci e laconici, accampato appena fuori dal paese e che aveva trasmesso ai suoi discendenti indigeni la carnagione scura e i lineamenti marcati. Strano e mitologico personaggio, uso ad ingravidare anche le spose accaldate intra moenia, custodito da due cani feroci ma laconici come lui, che, si narra, fecero strame di un marito protestatario. Quando la realtà supera la fantasia, pur fervida, dello scrittore che verrà....oppure, il mondo senza cerimonie, borghesi almeno, a far da fondamento alla cerimoniosità dell'arte dello scrivere.
Le giornate del piccolo saramago si succedono banali, puntellate però da vicende, evidenziate, elaborate per poi essere rilette alla luce..così poco vitale della maturità: dalle grossolane reazioni dei parenti, delle donne soprattutto, che commentano, ridanciane e caustiche, le ripetute ingenuità del bimbo ai primi passi del cammino dell'esperienza. Così accadde, nonostante i rimproveri ufficiali, dopo i primi approcci sessuali, in conseguenza della sottrazione di pesci pescati, da parte di ragazzi di un paese vicino, di un'altra e competitiva etnia.
Non così, invece, quando una banda di ragazzi, alla periferia di Lisbona, su uno sterrato colmo di detriti, sequestrò e stuprò il bambino con un fil di ferro spinto nell'uretra. Un gesto gratuito, quanto temo consueto e traumatizzante nelle sue diverse versioni, durata e modalità, rivolto in età pre e post puberale soprattutto da maschi ad altri maschi, in una pantomima di egoistico appagamento e di animalesco dominio, che, come dice il nostro autore, prefigura e spiega le crudeltà dell'uomo adulto.
In questo caso, la figura femminile, la nonna e non la madre che forse sarebbe stata influenzata da altri riferimenti e convenzioni, sue e del marito, bensì della nonna, si mostra partecipe e soccorrevole.
Il padre, quando torna al paese, si vanta, all'osteria, del suo potere da piedipiatti, omettendo i servigi che le prostitute gli riservano per evitarne l'interferenza, che altererebbero la sua immagine istituzionale, ma compiacendosi del piccolo potere di ricatto che sente di poter esercitare, in nome della legge, sulle altre comparse della recita sociale, chiuso nel rispetto dei riti, soprattutto il rispetto, che pretende che il figlio riservi, nelle occasioni comuni, al collega che cornifica, anche se le intemperanze sono difensive e giustificate, instillando involontariamente nell'animo vergine il senso dell'abuso e della prevaricazione subiti. Il mondo femminile, almeno nei confronti del giovane maschio, se sbeffeggia l'imprevidenza fiduciosa, come a loro non sarebbe accaduto di subire e, in materia d'alcova, sussurra e ridacchia, dopo aver doverosamente rimproverato, con compiacimeto complice, riguardo alla violenza in genere, ritorna alla sua pietà materna.
Nelle case lisbonesi, presso le quali questa o quella zia preatva servizio, coglieva le atmosfere pesanti, del clima ambientale come dell'arredamento, simbioticamente unite con la sufficienza e condiscendenza paternalistica dei padroni, impegnati nei loro riti e consuetudini sociali, che sembrano aver inquinato anche i rapporti, almeno quelli pubblici, fra di loro.
Dei discendenti ed erdi dei padroni, avverte la distanza, compiaciuta delle sue difficoltà..con i loro cani da guardia, per esempio, e la strumentalità che gli viene riservata per lo stesso tempo necessario all'assistenza scolastica ed a lenire la solitudine ricercata in attesa di esercitare il potere, di un signorino.
La stasi, l'assenza di stimoli dell'odierna costumanza anche per i più piccoli, veniva surrogata, no: naturalmente profusa dai suoni, dai fruscii, dalle rifrazioni, dall'immaginazione circa il presunto pensiero, immanente alla natura ed agli animali. Anche le case abitate ospitavano sussurri, strane tobalità imitatrici di lavori e lavorii, a cui non si tardava ad attribuire dei significati extra-sensoriali, extra-razionali, attingendo alla mitologia popolare, interpolata dagli ammaestramenti religiosi.
Oltre che dalle immagini cinematografiche, il piccolo José viene stimolato nella fantasia, dalle narrazioni e dalle pubbliche letture, che una padrona "letterata" di una delle tante case, abitate in affitto, rivolgeva a loro. Sia i film, sia i romanzi popolari a dispense erano pieni di situazioni al limite dell'orrore immaginifico e dell'amore contrastato e davano luogo a situazioni paradossali che si imprimevano nell'animo del tenero analfabeta e dei meno teneri e perenni analfabeti adulti.
Del padre, come detto, agente di polizia, non porta molto, lo scrittore in erba. Era un contadino inurbato, che assommava ai suoi costumi provinciali quelli istituzionali, appresi nel ruolo pubblico che ricopriva. Un concentrato di superficiali contenuti formali, costituenti un'idea di privilegio al minimo, eterna e meschina panacea della sfiga, con corredo di incongruenze comportamentali e di vanterie da paese.
José va a scuola. Apprende i segni necessari alla lettura e "comincia a formarsi sul Diario de noticias", ancor oggi il principale quotidiano portoghese che il babbo portava a casa perché gli veniva offerto da un giornalaio o da un padrone di una tabaccheria. E' così che, soffermandosi sulle pagine inchiostrate con gli stessi simboli che apprendeva a scuola, si esercita, giorno per giorno, per poi passare al primo libro, l'unico custodito in quella casa e di contenuto, come al solito, enfatico.
Di quel testo, letto due volte, a differenza di quello narratogli dalla padrona di casa, quando ancora non sapeva leggere, non serberà ricordo di sorta. Infine, un manuale illustrato di conversazione portoghese-francese, nei cui dialoghi di maniera fra personaggi disegnati, intravederà, con il senno di poi, i contenuti dialettici dell'allora sconosciuto Molière.
A dire il vero, le piccole memorie non sono tali e quali, bensì ricordi rielaborati nella psiche in fasi successive e speso adattati all'animo dell'uomo adulto, pregiudizi sopravvenuti e scorie comprese. Nel caso in esame sono, comunque, semplici, lineari e, per così dire, familiari, perché illustrano un vissuto condivisibile, fatte salve le apparenze particolaristiche.
Al Liceo Gil Vicente, Saramago si scopre un bugiardo bulimico. le sue fantasie emergono vivide, fervide e feconde di nuove invenzioni che si compiace di ammannire a questo e a quello fra i suoi compagni. letture mai fatte, trame di film mai visti; traspere l'esigenza, ancora inconsulta, di far traboccare i contenuti fantastici che la sua anima recettiva aveva raccolto ed elaborato.
Lungo la strada, da e per la scuola, percorsa con i suoi compagni, si fermavano ad osservare la cartellonistica di due cinema. Saramago, ispirandosi a quei pochi fotogrammi, inventava su due piedi una trama e la storia completa. I compagni facevano, talvolta delle obiezioni, alle quali il narratore replicava, alterando l'alterato, con nuove bugie esplicative.
Forse è per l'intima consapevolezza delle mistificazioni narrative e del loro scopo "stupefacente" che, in tutta la sua opera, è stato caustico e divertito nei confronti degli affabulatori, dei loro costumi e paramenti scenici, della loro gestione di contenuti mitologici e trascendenti.
Due bozzetti sensitivi, alla base dei caratteri descrittivi ed "olfattivi", veniva a trovarli in quegli anni imberbi, un parente di Barata, un povero ragazzo cieco, ricoverato in un pensionato apposito, che suggestionava José, quando cercava di portare un po' di luce nel suo buio, attraverso lo scrivere in brail e che gli suggeriva, chissà perché, l'impressione di uno che si masturbasse tutti i giorni ( pensiero attualizzato ) e che "emanava un odore di rancido, di cibo freddo e triste, di vestiti mal lavati", sensazioni che trasporrà in un mondo di ciechi inselvatichiti nel romanzo "Cecità".
Altra parente visitante di Barata, la zia Emilia, anziana ed impettita, rubizza per frequenti ubriachezze, incline al canto e venditrice di noccioline su di un carretto alla porta di una osteria.
memorabile il caso che si diede un giorno, allorché, alticcia e canterina, fu trovata distesa sul pavimento, con la gonna sollevata, intenta a masturbarsi, anche se le altre donne cercarono di far scudo all'invereconda dalla curiosità dei bambini.
La mamma di Saramago impegnava le coperte al Monte di pietà, a primavera inoltrata e poi, lesinando sulle spese, riscattava gli interessi e le coperte all'inizio dell'autunno.
Il papà e il Barata, entrambi tutori dell'ordine con la moglie del superiore in comune, rubavano l'acqua all'omonima Compagnia, praticando forellini invisibili nella tubatura e godendo della complicità presunta del tecnico incaricato della sostituzione del pezzo martoriato, quando prese a perdere da tutti i fori. Cronache di povera gente.
Dieci trasferiemnti domestici in altrettanti anni, con il trasporto della mobilia sulle spalle dei facchini, non avendo i mezzi sufficienti per poter ingaggiare un'impresa. I piccoli oggetti erano trasportati personalmente dalla madre, che ora li appoggiava sull'anca, ora sul capo eche forse si sarà ricordata di quando ricevette la dichiarazione d'amore del futuro marito presso una fonte e poi dimenticò di abbassarsi, con l'orcio in capo, prima di attraversare la porta.
Alla fine della rielaborazione, Saramago accenna ad alcuni oggetti, di cui tratterà in un altro libricino, in articulo mortis: "Le piccole cose". A fine vita, minato da una malattia del sangue, sente il desiderio di ripercorrere a ritroso la sua esperienza, offrendo, se tutti o qualcheduno, non si sa, per interetare quanto da adulto, per decenni ha narrato ad un pubblico selezionato e fedele, appalesando emozioni ed incertezze, precoci riflessioni e fantasie di un ragazzo povero, ma non poverissimo, che incamera fecondamente quante preluderà alla sua letteratura, non squisitamente popolare, bensì interpretativa, fantasticamente interpretativa della vita dei semplici, attraverso la quale "semplifica" la viat dei potenti e di chi si atteggia o si maschera dietro un abito, delle abitudini e costumanze, in buona o in cattiva fede.
Anche i suoi studi sono stati compositi: passò dal liceo ad una scuola profesioanle industriale, dove si ingegnò a disegnare dei carburatori in sezione e, per una volta, fece il meccanico di officina.
Alla fine delle piccole memorie, mentre si avvicina ad una porcilaia, scorge una sua conoscenza,moglie di un paesano, che si rassetta l'abito, mentre uno sconosciuto si abbottona i pantaloni. Lui cercava un'amica lucertola, come me, nelle torride sere calabresi, di anno in anno, un grosso e adunco geco, a caccia dentro un lampione del villaggio. IO ero già grande. la donna fugge, teme di essere denunciata dalle chiacchiere che la rivelazione potrebbe provocare. L'uomo si avvicina al ragazzino, loda le "qualità" femminee dell'occasionale amante egli confida il timore della fedifraga. José tace. L'uomo, probabilmente un trattorista stagionale si discosta: "addio!".
E' la perdita della sua innocenza. Non vide mai più queella lucertola.
Opere giovanili...lontane.
Il demone, di Tanizaki Jun'ichiro, rappresenta con manierata semplicità ( ossimoro per noi, ma non per un orientale ) il conflitto implicito fra una femmina e i maschi che ha a portata di mano e che, a loro volta, le gravitano intorno.
E' una contesa, nell'ambito di un mondo cerimoniale, regolato da riti inderogabili, delimitanti una dialettica di sottintesi, non necessariamente maligna.
La perversità rimane un'opzione e l'eroina se ne serve. Non affiora nel suo comportamento alcun elemento di contestazione o di critica, solo il piacere del gioco di dominanza, manipolatorio dell'anima anelante.
I giovani protagonisti del racconto soffrono ancora delle contraddizioni interiori fra le forme oppressive della loro educazione e gli impulsi e le esigenze esistenziali della prima vita adulta.
Teruko, il demone, semplicemente ne prescinde o le supera,abbarbicandosi alla sua sensualità.
Repressioni, paure, pervertimenti, prima di tutto del buon senso.
Assurdo dolore che si compiace di se stesso, aspirazioni chiare, ricacciate nell'indistinzione della nevrosi.
E' una contesa, nell'ambito di un mondo cerimoniale, regolato da riti inderogabili, delimitanti una dialettica di sottintesi, non necessariamente maligna.
La perversità rimane un'opzione e l'eroina se ne serve. Non affiora nel suo comportamento alcun elemento di contestazione o di critica, solo il piacere del gioco di dominanza, manipolatorio dell'anima anelante.
I giovani protagonisti del racconto soffrono ancora delle contraddizioni interiori fra le forme oppressive della loro educazione e gli impulsi e le esigenze esistenziali della prima vita adulta.
Teruko, il demone, semplicemente ne prescinde o le supera,abbarbicandosi alla sua sensualità.
Repressioni, paure, pervertimenti, prima di tutto del buon senso.
Assurdo dolore che si compiace di se stesso, aspirazioni chiare, ricacciate nell'indistinzione della nevrosi.
Autori..minori ( perché e per chi? )
L'esistenza di Charles Bukowskj è stata vissuta e, contemporaneamente, narrata.
Lo scrittore ha contraddetto l'adagio per il quale la vita si vive o la si narra. La sua erraticità, che non si rattrappisce mai nell'insicurezza, è libertà, pagata con dure privazioni e rimeritata con soddisfazioni occasionali e non convenzionali, ma continue.
Bukowskj ha scritto l'epopea del precariato ante-litteram ( almeno per l'Europa continentale ).
L'ha scritta a partire dagli anni '40, quando nel vecchio continente le dittaure imperialistico-territoriali cominciavano a consumare la loro disfatta, alla quale sarebbe sequito un cinquantennio di economia supportata dallo Stato, quando non assistita e da noi, in Italia, di pensionamenti precoci e di insoddisfazioni compensate dal poco impegno.
Ovviamente, la classe operaia. moderna versione salariata dello schiavismo, aveva fatto eccezione, fra esclusione dai piaceri tranquilli e vitalistico e disordinato impulso a procurarseli, schiacciata dai sacrifici che la famiglia comporta. Stessa sorte di tanti piccoli borghesi, aspiranti al riconoscimento della proprie competenze, delle proprie virtù morali e/o religiose, casomai in un'altra vita. Stabilità lavorativa per questi ultimi, con grande enfasi sull'amministrazione , a prescindere dalle quantità: il contrario di oggi. Cassa integrazione per il più empirico mondo della produzione ( come oggi per quasi tutti, tranne che per gli statali, lungo pensionati, però ). Non c'era allora, il lavoro temporaneo e senza diritti, in Europa (Inghilterra a parte ).
Va da sè che ad una forma di mancanze di prospettive se ne è sostituita un'altra.
Da allora, ci sono voluti sessant'anni prima che la nostra percezione della realtà concidesse ( e non mancano ostinatamente i nostalgici ) con quella descritta dal picaro anglo-polacco, negli U.S.A., in omaggio alla libertà formale di lavorare o meno ( in Europa, la seconda scelta era disonorevole, ma era accettata la pantomima lamentosa del disoccupato con famiglia ). Invece l'ubriacone letterato ci rappresenta la possibilità, praticata, di sostare in un impiego per il tempo che lo si sopporta.
Un ritorno immediato al passato e nelle forme note, Destra o Sinistra che siano al potere, non è seriamente pensabile, ma, almeno in Italia, dove serietà non alligna, neppur questo si può affermare con certezza. Il nostro autore, affronta il tema esistenziale ( inorridirebbe Sartre, ma Bukowskj se ne impipperebbe ) con disincanto empirico: dalla sua, ha, in più, la cultura, attraverso la quale si assicurerà una gloria postuma fra i critici letterari più che nel mondo marginale di cui ha fatto parte e disegnato i connotati. Potrebbe conoscerlo e forse apprezzarlo, qualche industriale, convertitosi a barbone...ce ne sono. Un mondo di marginalità voluta, per sfuggire alla gabbia organizzativa dell'impresa ed anche alla velleità di affermarsi con metodi criminali, diretti almeno..
Si direbbe che i due estremi della piramide sociale siano in grado di perseguire gli stessi piaceri ed oziose gratificazioni, che sono precluse alla classe media che si responsabilizza, vota, spera e sospira.
Nel caso di Bukowskj, addirittura la fama postuma.
Nessuna implicazione ideologica - la politica può andare a farsi fottere - nessun riferimento ad un modello; né aspirazioni professionali, né rivendicazioni classiste.
Una divaricazione culturale nei fatti, che esclude l'assalto al cielo come la rassegnazione, escludendo l'assemblamento di formazioni politiche che possano rifarvisi. Che non si preclude, però, nessuna gioia terrena, senza indulgere nella retorica del baraccato o della santa sopportazione familiare.
I suoi racconti, tematici circa i periodi di lavoro e non pedagogici, bensì puramente descrittivi del suo panta rei, lo sono altrettanto riguardo alle sue passioni; non presumono di ammaestrare, anzi rifuggono da ogni sorta di ammaestramento cautelativo che giustifichi la mancanza del coraggio di vivere.
Lo scrittore ha contraddetto l'adagio per il quale la vita si vive o la si narra. La sua erraticità, che non si rattrappisce mai nell'insicurezza, è libertà, pagata con dure privazioni e rimeritata con soddisfazioni occasionali e non convenzionali, ma continue.
Bukowskj ha scritto l'epopea del precariato ante-litteram ( almeno per l'Europa continentale ).
L'ha scritta a partire dagli anni '40, quando nel vecchio continente le dittaure imperialistico-territoriali cominciavano a consumare la loro disfatta, alla quale sarebbe sequito un cinquantennio di economia supportata dallo Stato, quando non assistita e da noi, in Italia, di pensionamenti precoci e di insoddisfazioni compensate dal poco impegno.
Ovviamente, la classe operaia. moderna versione salariata dello schiavismo, aveva fatto eccezione, fra esclusione dai piaceri tranquilli e vitalistico e disordinato impulso a procurarseli, schiacciata dai sacrifici che la famiglia comporta. Stessa sorte di tanti piccoli borghesi, aspiranti al riconoscimento della proprie competenze, delle proprie virtù morali e/o religiose, casomai in un'altra vita. Stabilità lavorativa per questi ultimi, con grande enfasi sull'amministrazione , a prescindere dalle quantità: il contrario di oggi. Cassa integrazione per il più empirico mondo della produzione ( come oggi per quasi tutti, tranne che per gli statali, lungo pensionati, però ). Non c'era allora, il lavoro temporaneo e senza diritti, in Europa (Inghilterra a parte ).
Va da sè che ad una forma di mancanze di prospettive se ne è sostituita un'altra.
Da allora, ci sono voluti sessant'anni prima che la nostra percezione della realtà concidesse ( e non mancano ostinatamente i nostalgici ) con quella descritta dal picaro anglo-polacco, negli U.S.A., in omaggio alla libertà formale di lavorare o meno ( in Europa, la seconda scelta era disonorevole, ma era accettata la pantomima lamentosa del disoccupato con famiglia ). Invece l'ubriacone letterato ci rappresenta la possibilità, praticata, di sostare in un impiego per il tempo che lo si sopporta.
Un ritorno immediato al passato e nelle forme note, Destra o Sinistra che siano al potere, non è seriamente pensabile, ma, almeno in Italia, dove serietà non alligna, neppur questo si può affermare con certezza. Il nostro autore, affronta il tema esistenziale ( inorridirebbe Sartre, ma Bukowskj se ne impipperebbe ) con disincanto empirico: dalla sua, ha, in più, la cultura, attraverso la quale si assicurerà una gloria postuma fra i critici letterari più che nel mondo marginale di cui ha fatto parte e disegnato i connotati. Potrebbe conoscerlo e forse apprezzarlo, qualche industriale, convertitosi a barbone...ce ne sono. Un mondo di marginalità voluta, per sfuggire alla gabbia organizzativa dell'impresa ed anche alla velleità di affermarsi con metodi criminali, diretti almeno..
Si direbbe che i due estremi della piramide sociale siano in grado di perseguire gli stessi piaceri ed oziose gratificazioni, che sono precluse alla classe media che si responsabilizza, vota, spera e sospira.
Nel caso di Bukowskj, addirittura la fama postuma.
Nessuna implicazione ideologica - la politica può andare a farsi fottere - nessun riferimento ad un modello; né aspirazioni professionali, né rivendicazioni classiste.
Una divaricazione culturale nei fatti, che esclude l'assalto al cielo come la rassegnazione, escludendo l'assemblamento di formazioni politiche che possano rifarvisi. Che non si preclude, però, nessuna gioia terrena, senza indulgere nella retorica del baraccato o della santa sopportazione familiare.
I suoi racconti, tematici circa i periodi di lavoro e non pedagogici, bensì puramente descrittivi del suo panta rei, lo sono altrettanto riguardo alle sue passioni; non presumono di ammaestrare, anzi rifuggono da ogni sorta di ammaestramento cautelativo che giustifichi la mancanza del coraggio di vivere.
lunedì 5 luglio 2010
Segnalazioni.
Vorrei segnalare un esempio di Passione e Responsabilità.
C'era una volta lo shopping day, che nella mia banca di provenienza si effettuava il giovedì, secondo il calendario "romano".
I colleghi, a rotazione, si impiegavano allo sportello, nel mezzodì, spostavano il loro intervallo e ricevevano una specifica indennità di adibizione.
Dopo fin troppi anni, l'esperimento cessò, quando si accorsero che costava più l'adibizione di quanto si ricavasse.
Ma se come accade, Credem'a me, da noi, questo e quell'acronimo lo shopping day lo fa(nno) tutto il giorno ed anche ogni sera, senza mai segnare straordinario, ecco che il servizio diventa più che redditizio.
Non ci voleva molto.
C'era una volta lo shopping day, che nella mia banca di provenienza si effettuava il giovedì, secondo il calendario "romano".
I colleghi, a rotazione, si impiegavano allo sportello, nel mezzodì, spostavano il loro intervallo e ricevevano una specifica indennità di adibizione.
Dopo fin troppi anni, l'esperimento cessò, quando si accorsero che costava più l'adibizione di quanto si ricavasse.
Ma se come accade, Credem'a me, da noi, questo e quell'acronimo lo shopping day lo fa(nno) tutto il giorno ed anche ogni sera, senza mai segnare straordinario, ecco che il servizio diventa più che redditizio.
Non ci voleva molto.
domenica 4 luglio 2010
Ideogrammi.
Boex, Soso, Quco/a, Drbl, Cccp, Bogi, Stva, Cdpr, Toiq, Soas, Stam, Asge, Soas, Qude, Efma, Ikas, Pciq...acronimi, sepre acronimi, fortissimamente acronimi, identici per le transazioni operative e per l'assegnazione di compiti.
Ricordate? Squash, Pluf, Pof, Crash....fumetti in Tv, fumetti in Tv...
Ricordate? Squash, Pluf, Pof, Crash....fumetti in Tv, fumetti in Tv...
Vite da CA.
Non abbandonate i vostri CA, fedeli compagni di tutto l'anno, non costringeteli a vagare per l'area che hanno marcato, in cerca di un rifugio e di una fonte. Con che cuore potete pensarli spalmati su una autostrada o, inselvatichiti, azzannare dei bambini, soprattutto nel Mezzogiorno arido e desolato?
Alla luce abbacinante dell'estate, i poveri Ca itineranti appaiono, per contrappasso, ancora più tristi e desolati-durante l'inverno si confondono nel grigiore generale- speranzosi in un acronimo più nobile a cui sacrificare scampoli irripetibili di giovinezza.
Alla luce abbacinante dell'estate, i poveri Ca itineranti appaiono, per contrappasso, ancora più tristi e desolati-durante l'inverno si confondono nel grigiore generale- speranzosi in un acronimo più nobile a cui sacrificare scampoli irripetibili di giovinezza.
Milone
Caro Milone,
in qualche senso siamo diventati colleghi.
Anch'io lavoro alla "riva dei bruti", compiendo una sequela di atti ripetitivi, scanditi schiavisticamente da una serie di carcerari solleciti computerizzati, che si traducono in suoni, luci e timer.
Questo lavoro lo potrebbe svolgere una scimmia ammaestrata che, forse, a sua volta, lo troverebbe noioso ed alienante.
Poi, battuta tot volte la testa sul tavolo o digitate altrettante volte abbreviazioni per bambini con problemi di apprendimento - c'est la meme chose -, chiudiamo per l'ora d'aria inquinata e se ci soffermiamo sulle notizie del giornale per aggiornarci sulla vita quotidiana, il regime ci tempesta con dei flash luminescenti a tutto schermo, che ci costringono a ricercare in tutti gli angoli i vetusti e gloriosi ammennicoli inguinali che, rimbalzando per tutta la stanza, vanno ad acquattarsi nei pertugi meno raggiungibili, costringendoci a sforzi addominali per recuperarli, con Passione e Responsabilità.
in qualche senso siamo diventati colleghi.
Anch'io lavoro alla "riva dei bruti", compiendo una sequela di atti ripetitivi, scanditi schiavisticamente da una serie di carcerari solleciti computerizzati, che si traducono in suoni, luci e timer.
Questo lavoro lo potrebbe svolgere una scimmia ammaestrata che, forse, a sua volta, lo troverebbe noioso ed alienante.
Poi, battuta tot volte la testa sul tavolo o digitate altrettante volte abbreviazioni per bambini con problemi di apprendimento - c'est la meme chose -, chiudiamo per l'ora d'aria inquinata e se ci soffermiamo sulle notizie del giornale per aggiornarci sulla vita quotidiana, il regime ci tempesta con dei flash luminescenti a tutto schermo, che ci costringono a ricercare in tutti gli angoli i vetusti e gloriosi ammennicoli inguinali che, rimbalzando per tutta la stanza, vanno ad acquattarsi nei pertugi meno raggiungibili, costringendoci a sforzi addominali per recuperarli, con Passione e Responsabilità.
lunedì 28 giugno 2010
Appunti dalla Riva dei Bruti.
Oggi, leggendo sul portale della splendida performance di Roma 11, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Mercato che vai, performance che trovi con annessa mentalità "vincente". I valorosi colleghi, hanno tratto profitto dallo scudo fiscale, cioè da operazioni a titolo di sanatoria, con modesto onere doganale. "Aggancio", in quel contesto, è la parola giusta. Il cacciatore di capitali, specializzatosi da una vita nell'ingegnosa metodica, è certamente un altro personaggio del "generone" romano. Così è chiamato il crogiolo di circostanze, opportunità e persone che creano e gestiscono un ambiente. "Famo a capisse..."
Anche la foto dei due dioscuri, orgogliosi come due statue dello stadio dei marmi è tipico della locale - non me ne vogliano i passionali & responsabili colleghi - commedia dell'arte.
La piazza di Roma è importantissima per la raccolta, frutto del risparmio familiare ( il più alto e costante in Italia ), mentre per i grandi numeri, servono i giusti "agganci" negli studi professionali, che sono maestri nel gioco speculativo ed elusivo.
Anche la foto dei due dioscuri, orgogliosi come due statue dello stadio dei marmi è tipico della locale - non me ne vogliano i passionali & responsabili colleghi - commedia dell'arte.
La piazza di Roma è importantissima per la raccolta, frutto del risparmio familiare ( il più alto e costante in Italia ), mentre per i grandi numeri, servono i giusti "agganci" negli studi professionali, che sono maestri nel gioco speculativo ed elusivo.
Appunti dalla Riva dei bruti.
La tavola degli Impegni di AUDIT potrebbe essere il nonecalogo dei Pokemon.
Pensavo che ci ispirassimo ai Circoli di qualità, non ai cartoni animati.
Forse devo rivedere certe mie ironie sui timori "influenzali" che il Sant'Uffizio nutre nei confronti della Walt Disney, quale propalatrice di principi massonici verso l'infanzia: i profeti d'occasione sono celatamente fra noi.
Pensavo che ci ispirassimo ai Circoli di qualità, non ai cartoni animati.
Forse devo rivedere certe mie ironie sui timori "influenzali" che il Sant'Uffizio nutre nei confronti della Walt Disney, quale propalatrice di principi massonici verso l'infanzia: i profeti d'occasione sono celatamente fra noi.
domenica 27 giugno 2010
Percorsi e itinerari.
Lungo il Corso, detto via dell'Indipendenza, che dalla stazione centrale porta alla Piazza Maggiore e viceversa, stazionano, alternandosi, mendicanti professionali. Si tratta di una professionalità dipendente da organizzazioni criminali che assegnano i posti, ne stabiliscono i budget, ne confrontano le performances. l'aggio sulla mendicità è praticato in tutto il mondo, con modalità simili, quando non identiche. Sono circuiti collaterali allo sfruttamento di altre forme di servaggio, dalla prostituzione, al lavaggio carpito dei parabrezza, ai fiori coltivati in serre al neon, identici nel formato, nella colorazione e nell'obsolescenza, a Bologna come a Barcellona.
Quando ero bambino, il mio papà mi consegnava talvolta qualche monetina da dare ai poveri. Erano pochi noti, che invecchiavano mentre io crescevo, sempre allo stesso posto, per lo stesso orario ( quello dei loro aguzzini ) . Ne ricordo uno, giovane e magro, ma già canuto, fuori da una libreria economica, a lato della Loggia del Podestà, storica sede della Camera di commercio.
Era cieco e tremolante, mite e rassegnato. Sentiva cadere le monetine nel berretto, si animava per un attimo, ringraziava e tornava a vibrare sommessamente.
All'alba e a sera, una coppia di bruti, maschio e femmina, lo accompagnava al lavoro e lo riportava chissà dove.
Sempre uguale, apparentemente senza tempo.
Ero già giovane quando, improvvisamente, sparì.
Oggi lo sfruttamento è industriale e interseca ogni lobby appartata e sorridente, a cominciare dai Cinesi che sono i grossisti dei vu' cumprà, con i loro laboratori clandestini, la loro scala economica e imprenditoriale gerarchico-familistica, la loro rete commerciale integrata ( quasi cinquanta ristoranti nella provincia di Bologna, senza contare i bar e le tavole calde con servizio a domicilio ).
Basta non creare problemi evidenti, cioè al cittadino borghese e la legge diventa un optional.
Che fine fanno, a fine carriera questi reietti, prodotti della vita...senza mediazioni?
Quando ero bambino, il mio papà mi consegnava talvolta qualche monetina da dare ai poveri. Erano pochi noti, che invecchiavano mentre io crescevo, sempre allo stesso posto, per lo stesso orario ( quello dei loro aguzzini ) . Ne ricordo uno, giovane e magro, ma già canuto, fuori da una libreria economica, a lato della Loggia del Podestà, storica sede della Camera di commercio.
Era cieco e tremolante, mite e rassegnato. Sentiva cadere le monetine nel berretto, si animava per un attimo, ringraziava e tornava a vibrare sommessamente.
All'alba e a sera, una coppia di bruti, maschio e femmina, lo accompagnava al lavoro e lo riportava chissà dove.
Sempre uguale, apparentemente senza tempo.
Ero già giovane quando, improvvisamente, sparì.
Oggi lo sfruttamento è industriale e interseca ogni lobby appartata e sorridente, a cominciare dai Cinesi che sono i grossisti dei vu' cumprà, con i loro laboratori clandestini, la loro scala economica e imprenditoriale gerarchico-familistica, la loro rete commerciale integrata ( quasi cinquanta ristoranti nella provincia di Bologna, senza contare i bar e le tavole calde con servizio a domicilio ).
Basta non creare problemi evidenti, cioè al cittadino borghese e la legge diventa un optional.
Che fine fanno, a fine carriera questi reietti, prodotti della vita...senza mediazioni?
mercoledì 23 giugno 2010
Milone
Quando, con sicuro cipiglio, il pensiero di un'azione sostituisce l'atto ed i tempi materiali d'esecuzione, il (in)disponente si allontana subito, carpendo la penna a disposizione della clientela, appoggiata sul banco. Quando, al contrario, al crearsi di un malinteso, frutto spesso di Passione e Responsabilità mal adattate alla realtà, bisogna sistemare i piccoli guai, mentre gli astanti sbuffano nell'attesa, chi ha provocato il disagio, la penna l'abbandona.
E' sicuramente un corollario etologico che affonda le sue radici in tempi preistorici, sul quale, confrontandolo con il costume canino, l'unico a cui possa attingere, cercherò di formarmi delle opinioni.
Per ora ti lascio, caro Milone, mentre tu cerchi di recuperare la clava.
E' sicuramente un corollario etologico che affonda le sue radici in tempi preistorici, sul quale, confrontandolo con il costume canino, l'unico a cui possa attingere, cercherò di formarmi delle opinioni.
Per ora ti lascio, caro Milone, mentre tu cerchi di recuperare la clava.
Milone
Scioperare o non scioperare, caro Milone? Per te il problema non si pone; quando mai si è visto un gladiatore incrociare le braccia? I lottatori, per sopravvivere, devono sopprimere i competitors e godersi una fuggevole pausa ristoratrice, prima di riprendere per i capelli la propria incerta esistenza.
Non è così per i salariati, che possono astenersi con ritenuta alla fonte il mese successivo e, percentualmente, sulla tredicesima, a fine anno.
Pur rispettando il tradizionale manifesto politico della CGIL, unica opposizione, per surroga, di questo Paese, non ne condivido, come in passato, l'ideologia di fondo. Se non si fosse sciolto dopo soli due anni, 1946-1948, avrei aderito con passione al Movimento di Giustizia e Libertà. Per ora, ho smesso addirittura di votare.
Però, se dovessi attribuirmi una ideologia, un corpo di pensieri e di sentimenti, sarebbero laici, illuministi, sensibili alla crescita morale, oltreché economica della mia società e, in questo senso, che un pinco pallo, non indispensabile, ben visto soprattutto dagli evasori fiscali, si permetta di pensare di poter chiudere la bocca ai suoi concittadini, mi perplime.
Casomai, lo sciopero non servirà a nulla, ma ci penserò stasera.
Ciao.
Pier Paolo
Non è così per i salariati, che possono astenersi con ritenuta alla fonte il mese successivo e, percentualmente, sulla tredicesima, a fine anno.
Pur rispettando il tradizionale manifesto politico della CGIL, unica opposizione, per surroga, di questo Paese, non ne condivido, come in passato, l'ideologia di fondo. Se non si fosse sciolto dopo soli due anni, 1946-1948, avrei aderito con passione al Movimento di Giustizia e Libertà. Per ora, ho smesso addirittura di votare.
Però, se dovessi attribuirmi una ideologia, un corpo di pensieri e di sentimenti, sarebbero laici, illuministi, sensibili alla crescita morale, oltreché economica della mia società e, in questo senso, che un pinco pallo, non indispensabile, ben visto soprattutto dagli evasori fiscali, si permetta di pensare di poter chiudere la bocca ai suoi concittadini, mi perplime.
Casomai, lo sciopero non servirà a nulla, ma ci penserò stasera.
Ciao.
Pier Paolo
Milone
caro Milone,
roteando proattivamente sulla mia seggiolina con rotelle, ho colto l'habitus dei camerieri del ristorante Diana, in attesa dei rarissimi clienti della colazione del mezzodì. A volte la sala resta desolatamente vuota, ma loro presidiano i tavoli nel loro completo cremisi, quasi bianco, decorato da una cravatta nera, simile a quella che portavano gli uomini in lutto quando io ero bambino, in alternativa ad un bottone nero all'occhiello.
Il portamento, l'espressione, tradiscono Passione e Responsabilità, anche se, all'ora del pasto non consumato al loro desco a pagamento, li vedo percorrere l'ambito ristoratore, sbattendosi ritmicamente il tovagliolo sull'avambraccio, senza la compostezza abituale.
Davanti a me, invece, sciamano con passo felpato, ritmico e flessuoso i miei colleghi Credem'a me: gli uomini con grisaglie e cravatte ton dur ton, le donne con mises pratiche ma eleganti. Gli uni e le altre hanno sul volto un cipiglio professionale altero, che si scioglie subito con i trasandati, ma ricchi clienti.
Intorno a me si agita la proattività passionale e responsabile di tutto il personale, che mi investe di ogni adeguamento procedurale e normativo, di ogni sistemazione di sospesi, di ogni integrazione occasionale.
Mi guardo attorno, smarrito, lento di riflessi come sono, ammirato ma inadeguato a tanto fervore.
Buon appetito, Milone.
roteando proattivamente sulla mia seggiolina con rotelle, ho colto l'habitus dei camerieri del ristorante Diana, in attesa dei rarissimi clienti della colazione del mezzodì. A volte la sala resta desolatamente vuota, ma loro presidiano i tavoli nel loro completo cremisi, quasi bianco, decorato da una cravatta nera, simile a quella che portavano gli uomini in lutto quando io ero bambino, in alternativa ad un bottone nero all'occhiello.
Il portamento, l'espressione, tradiscono Passione e Responsabilità, anche se, all'ora del pasto non consumato al loro desco a pagamento, li vedo percorrere l'ambito ristoratore, sbattendosi ritmicamente il tovagliolo sull'avambraccio, senza la compostezza abituale.
Davanti a me, invece, sciamano con passo felpato, ritmico e flessuoso i miei colleghi Credem'a me: gli uomini con grisaglie e cravatte ton dur ton, le donne con mises pratiche ma eleganti. Gli uni e le altre hanno sul volto un cipiglio professionale altero, che si scioglie subito con i trasandati, ma ricchi clienti.
Intorno a me si agita la proattività passionale e responsabile di tutto il personale, che mi investe di ogni adeguamento procedurale e normativo, di ogni sistemazione di sospesi, di ogni integrazione occasionale.
Mi guardo attorno, smarrito, lento di riflessi come sono, ammirato ma inadeguato a tanto fervore.
Buon appetito, Milone.
Milone
Mi rendo conto, Milone, che le nostre facoltà affabulatorie soffrono di afonie, crepitii, strozzature, che ci riportano al linguaggio ianrticolato dei nostri primordi. Spesso bisogna sollecitare le ripetizioni dei nomi aspirati, sospirati, sibilati, accennati, ma anche di quelli declamati con troppa fretta o teatrale vigore. Come ai primordi, chi ritiene di essere Paganini soffre le ripetizioni, sospettando che l'esito sarebbe tale e quale e pretendendo di essere inteso dal suono e dall'atteggiamento.
lunedì 21 giugno 2010
Milone
La segui, Milone, la FIFA Word Cup?
Le squadre più accreditate stentano nel girone iniziale, in attesa di misurarsi fra di loro negli scontri diretti.
In fondo, le squadre minori adottano al tattica ostruzionistica che ci ha reso famosi con Nereo Rocco, quando eravamo poveri.
Molte delle nazioni che praticano il catenaccio tattico, cioè a tutto campo, chiudendo ogni spazio alle invenzioni dei più tecnici competitori, puntano alla visibilità mediatica ed all'acreditamento nel lucrosissimo mondo del business pallonaro.
Sono in genere espressione di nazioni tutt'altro che povere o dotate di campioni da esportazione.
Rischiano invece di uscire dalla competizione al primo turno tutte le nazionali africane, che non rinunciano a giocare e manifestano talune ingenuità organizzative, pur essndo dotate di ottimi elementi e valendosi dei consigli di tecnici girovaghi.
Devono pagarli molto di più di quanto consentirebbero le loro condizioni, stimate sul reddito pro capite e non sulle rendite da materie prime per i paesi ex coloniali, se fra gli anonimi girovaghi, compare anche Sven Goran Eriksson , già trainer della Lazio, già C.T. dell'Inghilterra, con qualche interesse commercial calcistico, ma anche come "console onorario" di una multinazionale arabo-britannica.
Il torneo, del resto, si svolge in Africa solo geograficamente, dato che l'estrema propaggine meridionale del continente, abolita l'apartheid si è evoluta verso i mercati globali, relegando nella miseria, nell'AIDS e nella criminalità i discendenti di quegli ingenui contestatori che preferivano morire anziché vivere da afrikaneers. Lo stesso movimento del Nelson Mandela, durante la sua lunghissima detenzione, si è reso protagonista di ogni sorta di corruzione.
Forse è per questo che tutte le nazionali africane rischiano l'eliminazione al primo turno, peggiornado le performances delle edizioni precedenti.
O si trata, invece, di carenza di Passione e Responsabilità?
Le squadre più accreditate stentano nel girone iniziale, in attesa di misurarsi fra di loro negli scontri diretti.
In fondo, le squadre minori adottano al tattica ostruzionistica che ci ha reso famosi con Nereo Rocco, quando eravamo poveri.
Molte delle nazioni che praticano il catenaccio tattico, cioè a tutto campo, chiudendo ogni spazio alle invenzioni dei più tecnici competitori, puntano alla visibilità mediatica ed all'acreditamento nel lucrosissimo mondo del business pallonaro.
Sono in genere espressione di nazioni tutt'altro che povere o dotate di campioni da esportazione.
Rischiano invece di uscire dalla competizione al primo turno tutte le nazionali africane, che non rinunciano a giocare e manifestano talune ingenuità organizzative, pur essndo dotate di ottimi elementi e valendosi dei consigli di tecnici girovaghi.
Devono pagarli molto di più di quanto consentirebbero le loro condizioni, stimate sul reddito pro capite e non sulle rendite da materie prime per i paesi ex coloniali, se fra gli anonimi girovaghi, compare anche Sven Goran Eriksson , già trainer della Lazio, già C.T. dell'Inghilterra, con qualche interesse commercial calcistico, ma anche come "console onorario" di una multinazionale arabo-britannica.
Il torneo, del resto, si svolge in Africa solo geograficamente, dato che l'estrema propaggine meridionale del continente, abolita l'apartheid si è evoluta verso i mercati globali, relegando nella miseria, nell'AIDS e nella criminalità i discendenti di quegli ingenui contestatori che preferivano morire anziché vivere da afrikaneers. Lo stesso movimento del Nelson Mandela, durante la sua lunghissima detenzione, si è reso protagonista di ogni sorta di corruzione.
Forse è per questo che tutte le nazionali africane rischiano l'eliminazione al primo turno, peggiornado le performances delle edizioni precedenti.
O si trata, invece, di carenza di Passione e Responsabilità?
Se hai anche tu un esempio di Passione e Responsabilità...
Così recita la propaganda aziendale, alla quale ho provocatoriamente preposto il seguente esempio.
Sabato scorso, a metà giornata, è venuto meno José Saramago, un bell'esempio di passione e responsabilità. Affabulatore delicato e sentimentalmente ironico, interprete della saudade, la nostalgia di ciò che non si è mai vissuto, espressa attraverso l'involuto idioma portoghese.
La sua espressione assomiglia ad un incessante esame interiore, che attinge alla cultura, ai classici ed alla mitologia, declinati nei termini della vita quotidiana e dell'esperienza.
Frondista, durante la dittaura fascista di Salazar e di Caetano - si iscrisse in clandestinità al partito comunista - diresse una rivista letteraria e pubblicò su giornali e riviste.
Dopo la rivoluzione dei garofani, che sancì la fine di un isolamento periferico del Portogallo, che si uniformò ai costumi dell'Europa occidentale, non ritenendo, la classe dirigente economica di quel paese, che fosse ancora opportuno e produttivo per sé, tenersi fuori dai giochi, iniziò una intensa produzione di romanzi storici ed ideologici ed anche di sociologia politica, in forma di racconti.
Rivisitò il Nuovo Testamento, scrivendo Il Vangelo secondo Gesù Cristo - l'unico che non ne ha scritto uno - suscitando l'ostilità rabbiosa della Chiesa cattolica, per aver rappresentato un Gesù, figlio del Dio veterotestamentario ed a sua volta padre di quel Genitore, nella versione della nuova religione che, Lui ignaro, si sarebbe prodotta ed affermata secondo i canoni del potere mondano. Un Gesù, in punto di morte, disilluso dal Padre, che prega gli uomini che continueranno a soffrire della Sua crudeltà, di perdonarLo.
Anche in morte, l'Osservatore romano non si è astenuto da una invettiva all'acido prussico, del tutto priva di Carità cristiana.
Il Governo portoghese non se la sentì di farsi rappresentare da lui nelle concioni letterarie mondiali e Saramago si appartò sull'isola di Lanzarote, dove ricevette la notizia del Premio Nobel e dove riposeranno una parte delle sue ceneri. Le altre - e solo le ceneri - saranno restituite a Lisbona.
Ha esercitato con modestia non servile la passione e la responsabilità che gli venivano da dentro e, sia pure consegnato ora alla sua dimensione museale, è un garbato maestro di vita del nostro breve tempo.
Sabato scorso, a metà giornata, è venuto meno José Saramago, un bell'esempio di passione e responsabilità. Affabulatore delicato e sentimentalmente ironico, interprete della saudade, la nostalgia di ciò che non si è mai vissuto, espressa attraverso l'involuto idioma portoghese.
La sua espressione assomiglia ad un incessante esame interiore, che attinge alla cultura, ai classici ed alla mitologia, declinati nei termini della vita quotidiana e dell'esperienza.
Frondista, durante la dittaura fascista di Salazar e di Caetano - si iscrisse in clandestinità al partito comunista - diresse una rivista letteraria e pubblicò su giornali e riviste.
Dopo la rivoluzione dei garofani, che sancì la fine di un isolamento periferico del Portogallo, che si uniformò ai costumi dell'Europa occidentale, non ritenendo, la classe dirigente economica di quel paese, che fosse ancora opportuno e produttivo per sé, tenersi fuori dai giochi, iniziò una intensa produzione di romanzi storici ed ideologici ed anche di sociologia politica, in forma di racconti.
Rivisitò il Nuovo Testamento, scrivendo Il Vangelo secondo Gesù Cristo - l'unico che non ne ha scritto uno - suscitando l'ostilità rabbiosa della Chiesa cattolica, per aver rappresentato un Gesù, figlio del Dio veterotestamentario ed a sua volta padre di quel Genitore, nella versione della nuova religione che, Lui ignaro, si sarebbe prodotta ed affermata secondo i canoni del potere mondano. Un Gesù, in punto di morte, disilluso dal Padre, che prega gli uomini che continueranno a soffrire della Sua crudeltà, di perdonarLo.
Anche in morte, l'Osservatore romano non si è astenuto da una invettiva all'acido prussico, del tutto priva di Carità cristiana.
Il Governo portoghese non se la sentì di farsi rappresentare da lui nelle concioni letterarie mondiali e Saramago si appartò sull'isola di Lanzarote, dove ricevette la notizia del Premio Nobel e dove riposeranno una parte delle sue ceneri. Le altre - e solo le ceneri - saranno restituite a Lisbona.
Ha esercitato con modestia non servile la passione e la responsabilità che gli venivano da dentro e, sia pure consegnato ora alla sua dimensione museale, è un garbato maestro di vita del nostro breve tempo.
sabato 19 giugno 2010
Milone
Deve intendersi per lavoratore, caro Milone, colui/ei che, impiegato o operaio svolga attività routinarie, prima di venir sostituito da qualche macchinario. Il plusvalore, incorporato nel lavoro, di cui si occupò Carlo Marx, sembra aver perso d'attualità e d'appeal per il beneficiario, cioè il capitalista proprietario dei mezzi di produzione.
Sembra, ancora che, per questa via, ci si avvii verso la fine del lavoro, come già profetizzava dieci anni or sono Jeremy Rifkin, eccezion fatta per qualche precaria od occasionale prestazione.
Sembra, dicunt, tradunt...verranno falsi profeti e spargeranno il verbo di Mammona.
Sembra, ancora che, per questa via, ci si avvii verso la fine del lavoro, come già profetizzava dieci anni or sono Jeremy Rifkin, eccezion fatta per qualche precaria od occasionale prestazione.
Sembra, dicunt, tradunt...verranno falsi profeti e spargeranno il verbo di Mammona.
Milone
Il personale a disposizione, caro Milone, già massa di manovra, a volta sosta presso la nostra sede, in attesa di un ingaggio, come i braccianti nelle piazze dei paesi meridionali.
Che si tratti di manovalanza è attestato, perché, quando, dopo aver sostituito influenzati, depressi, infortunati, gravide o mestruate, personale irresponsabile in ferie, restano per un giorno o poche ore, senza lavoro, vengono ospitati in Sede, come capitava una volta a coloro che non volevano partecipare agli scioperi, verbo sconosciuto al Credem.
Ivi si adoperano in ogni compito occasionale, con Passione e Responsabilità, senza conoscere neppure il loro fine pena.
Nel frattempo non acquisiscono nessuna esperienza, conoscenza o portafoglio che li possa rendere appetibili alla concorrenza e aspettano un'acronimica futura investitura, per poter uscire dal limbo dell'intermediazione operativa, fra vertici organizzativi e riva dei bruti.
Che si tratti di manovalanza è attestato, perché, quando, dopo aver sostituito influenzati, depressi, infortunati, gravide o mestruate, personale irresponsabile in ferie, restano per un giorno o poche ore, senza lavoro, vengono ospitati in Sede, come capitava una volta a coloro che non volevano partecipare agli scioperi, verbo sconosciuto al Credem.
Ivi si adoperano in ogni compito occasionale, con Passione e Responsabilità, senza conoscere neppure il loro fine pena.
Nel frattempo non acquisiscono nessuna esperienza, conoscenza o portafoglio che li possa rendere appetibili alla concorrenza e aspettano un'acronimica futura investitura, per poter uscire dal limbo dell'intermediazione operativa, fra vertici organizzativi e riva dei bruti.
Milone
Milone, il vetro che, in tempi non lontani, si frapponeva fra gli operatori e il loro prossimo, sub specie clientis, aveva una funzione, oserei dire, morale. Neutralizzava i sorrisi seduttivi, come quelli equini, standardizzava la mimica vis a vis, casomai provocava deformazioni espressive, nel tentativo di farsi intendere attraverso il viscosissimo fluido.
Era la grata del confessore contro l'immodestia o la miseria della carne e, nel caso nostro, contro non accattivanti afrori sudaticci.
Era la grata del confessore contro l'immodestia o la miseria della carne e, nel caso nostro, contro non accattivanti afrori sudaticci.
In risposta alla mail di un esodando differito.
Temo, caro Stefano, che non di Tremonti si tratti, né di Berlusconi.
Il primo è diventato ricchissimo consigliando gli evasori di altissimo target, il secondo ha una visione edonistica della vita e mai vorrebbe passare per "moralizzatore".
Dopo il default della Grecia e quello probabile dell'Ungheria, che ha la parità di cambio del suo fiorino con l'euro e la revisione dei conti di portogallo, Spagna e Italia, l'Europa teutonica, non accettando più di pagare i costi del dopoguerra, si è prima imposta una dura manovra correttiva, poi, per via diplomatica, ha imposto correzioni ( secondo me, non risolutive ) ai paesi gaudenti, soprattutto di ozio e di buon clima.
Hai visto con quanta repentinità è stata innalzata l'età pensionabile delle donne che, come gli uomini, non lavorano nella pubblica amministrazione?
Anche in questa occasione, abbiamo rincorso l'italico stellone, nella speranza di voltar pagina prima della Quaresima e il Governo, messo alle strette, ha impiegato la furbizia per gestire il potere. Noi Italiani, del resto, passiamo la vita a prenderci in giro e sostanzialmente, con qualche recriminazione, accettiamo di farci prendere in giro.
Il capitolato sugli esodi prevede il rispetto dei patti sottoscritti, salvo "modifiche intervenute nel frattempo, nella legislazione previdenziale". Ormai, la legislazione nazionale, per le grandi poste, consiste solo in atti di recepimento di decreti europei ( tedeschi ). Cambia, quindi, più che la normativa - che è molto simile - il costume applicativo.
Non pensare solo al tuo "particulare": forse, anche gli evasori saranno costretti a pagare un po' più di tasse e tu potrai martirizzarti, in famiglia e con l'affezionata clientela, IGNAVA CREATURA.
Mi auguro di cuore che la sorte o la Grazia ti siano favorevoli e che, dopo le ferie Giuliane, tu possa accedere al paradiso domestico, che, a mio parere, terminerebbe alla fine di Settembre.
E poi, all'apparir del vero...
Con affetto,
Pier Paolo
Il primo è diventato ricchissimo consigliando gli evasori di altissimo target, il secondo ha una visione edonistica della vita e mai vorrebbe passare per "moralizzatore".
Dopo il default della Grecia e quello probabile dell'Ungheria, che ha la parità di cambio del suo fiorino con l'euro e la revisione dei conti di portogallo, Spagna e Italia, l'Europa teutonica, non accettando più di pagare i costi del dopoguerra, si è prima imposta una dura manovra correttiva, poi, per via diplomatica, ha imposto correzioni ( secondo me, non risolutive ) ai paesi gaudenti, soprattutto di ozio e di buon clima.
Hai visto con quanta repentinità è stata innalzata l'età pensionabile delle donne che, come gli uomini, non lavorano nella pubblica amministrazione?
Anche in questa occasione, abbiamo rincorso l'italico stellone, nella speranza di voltar pagina prima della Quaresima e il Governo, messo alle strette, ha impiegato la furbizia per gestire il potere. Noi Italiani, del resto, passiamo la vita a prenderci in giro e sostanzialmente, con qualche recriminazione, accettiamo di farci prendere in giro.
Il capitolato sugli esodi prevede il rispetto dei patti sottoscritti, salvo "modifiche intervenute nel frattempo, nella legislazione previdenziale". Ormai, la legislazione nazionale, per le grandi poste, consiste solo in atti di recepimento di decreti europei ( tedeschi ). Cambia, quindi, più che la normativa - che è molto simile - il costume applicativo.
Non pensare solo al tuo "particulare": forse, anche gli evasori saranno costretti a pagare un po' più di tasse e tu potrai martirizzarti, in famiglia e con l'affezionata clientela, IGNAVA CREATURA.
Mi auguro di cuore che la sorte o la Grazia ti siano favorevoli e che, dopo le ferie Giuliane, tu possa accedere al paradiso domestico, che, a mio parere, terminerebbe alla fine di Settembre.
E poi, all'apparir del vero...
Con affetto,
Pier Paolo
Milone
Osservavo le tavole degli impegni di Credemfactor, caro Milone, e mi sovvenivano i principi del diritto primitivo, le ataviche XII tavole del primo diritto romano, ma anche i principi consuetudinari del diritto anglosassone, quella giurisprudenza legata al costume, così efficace per l'imperialismo commerciale britannico e per l'integrazione culturale del meticciato sociale nord americano.
Che bello sentirsi investiti di una missione salvifica, sentimentale e al di fuori di aridi criteri oggettivi, quale "ira bona" nel punire anche con la morte, quanto "sentiamo interiormente" ingiusto.
Poi mi è sovvenuto di quando ero catecumeno, aspirante - si diceva - a un vago pulviscolare, simile allo zucchero a velo. I principi stentorei, ma trattati con sospirosi dolcificanti, il sentore di vaghe minacce e il placido sorriso mentre si lisciavano la pancia gravida, ma non di feti o di liquido amniotico.
Mi è andata bene che non ho incontrato preti pedofili.
Il profilo, però, era quello: agreste, padronale e paternalistico.
Invece è giusto solo quello che prevede lo "ius", il diritto e non le impressioni soggettive che ne può coltivare ciascuno di noi.
Non è giusto, ad esempio, che per ascoltare il bolso briefing sui "tempi liberati dalla semplificazione della procedura, da dedicare alla consulenza ed alla vendita, con catalogo premi, dal tostapane al lettore portatile di CD", i miei colleghi siano stati costretti ad avviarsi verso casa alle 18,40, senza indennità e recuperi, dopo aver consumato una giornata a ritmi da catena di montaggio.
Non è giusto che il personale in missione, alla stessa ora e per lo stesso tempo, abbia dovuto raggiungere i luoghi delle conferenze.
Non è giusto, soprattutto, che si tema di farlo presente, con paura e autoirresponsabilità.
Che bello sentirsi investiti di una missione salvifica, sentimentale e al di fuori di aridi criteri oggettivi, quale "ira bona" nel punire anche con la morte, quanto "sentiamo interiormente" ingiusto.
Poi mi è sovvenuto di quando ero catecumeno, aspirante - si diceva - a un vago pulviscolare, simile allo zucchero a velo. I principi stentorei, ma trattati con sospirosi dolcificanti, il sentore di vaghe minacce e il placido sorriso mentre si lisciavano la pancia gravida, ma non di feti o di liquido amniotico.
Mi è andata bene che non ho incontrato preti pedofili.
Il profilo, però, era quello: agreste, padronale e paternalistico.
Invece è giusto solo quello che prevede lo "ius", il diritto e non le impressioni soggettive che ne può coltivare ciascuno di noi.
Non è giusto, ad esempio, che per ascoltare il bolso briefing sui "tempi liberati dalla semplificazione della procedura, da dedicare alla consulenza ed alla vendita, con catalogo premi, dal tostapane al lettore portatile di CD", i miei colleghi siano stati costretti ad avviarsi verso casa alle 18,40, senza indennità e recuperi, dopo aver consumato una giornata a ritmi da catena di montaggio.
Non è giusto che il personale in missione, alla stessa ora e per lo stesso tempo, abbia dovuto raggiungere i luoghi delle conferenze.
Non è giusto, soprattutto, che si tema di farlo presente, con paura e autoirresponsabilità.
Milone
La deforestazione continua...
Lungo il corridoio, davanti a me, passano i carrelli con i tronchi trasformati in tanta carta certificativa.
L'eretica invenzione, insieme alla scrittura, ebbe in origine ben altri scopi ed i bramini si compiacquero poi degli esiti sacrileghi sugli ex adepti, piangendo la loro ex esclusiva sapienza.
Li trasporta lo stesso boscaiolo, a giudicare dall'aspetto - sia detto con deferenza - che ha commesso il peccato di invaghirsi di aspettative più comode, ma meno sane.
E oggi, fra il depresso e l'incazzato, ciabatta con i sandali fra il furgone e il salone, scandendo i suoi passi come un metronomo ( deve fare altre sei consegne ), sperimentando per la prima volta il senso del ridicolo.
Lungo il corridoio, davanti a me, passano i carrelli con i tronchi trasformati in tanta carta certificativa.
L'eretica invenzione, insieme alla scrittura, ebbe in origine ben altri scopi ed i bramini si compiacquero poi degli esiti sacrileghi sugli ex adepti, piangendo la loro ex esclusiva sapienza.
Li trasporta lo stesso boscaiolo, a giudicare dall'aspetto - sia detto con deferenza - che ha commesso il peccato di invaghirsi di aspettative più comode, ma meno sane.
E oggi, fra il depresso e l'incazzato, ciabatta con i sandali fra il furgone e il salone, scandendo i suoi passi come un metronomo ( deve fare altre sei consegne ), sperimentando per la prima volta il senso del ridicolo.
Milone.
Caro Milone, voglio raccontarti un episodio, capitato poco fa, alle 9 a.m.
Si è presentata una signora, in procinto di partirire una bambina, mi ha detto en passant...
Voleva versare due assegni in dollari che le erano stati rilasciati da una associazione ematologica ed oncologica di una Università americana.
La dottoressa, senza birignao e cicisbeismi, anzi, con aggraziata semplicità, diceva che la figlioletta avrebbe dovuto essere già nata.
L'ho fatta accomodare in un salottino che, per la mancanza di climatizzazione sembrava un forno. Ho poi chiesto se c'era qualcuno disponibile ad effettuare l'operazione di versamento in valuta nord americana, ma, con passione e responsabilità ci si stava occupando di altre beghe di non specificata natura.
Ho raccolto personalmente, firme, girate copia di un documento di riconoscimento, quando la ricercatrice, che doveva ricoverarsi e che non aveva evidentemente nessuno da delegare, più tardi, a perfezionare la banale transazione, ha deciso di procrastinare l'incasso, con equilibrio e prudenza.
Con calma e pigrizia una delle due femmine crudeli, individuate per l'esecuzione, che di figli per ora non ne fanno, per evitare di dover inviare le quattro poste elettroniche previste dal regolamento aziendale in questi casi, si chiedeva: " avrei bisogno di un caffé."
"Posso uscire?"
"Due minuti, va bene." - rispondeva l'altra - " No, se non vieni tu, lo sportello non può essere lasciato solo ( sic! )".
Un caso di responsabilità pusillanime...solo verso il dio aziendale che le ha convinte di poterle punire. Nessuna attenzione per l'umano bisogno.
Si è presentata una signora, in procinto di partirire una bambina, mi ha detto en passant...
Voleva versare due assegni in dollari che le erano stati rilasciati da una associazione ematologica ed oncologica di una Università americana.
La dottoressa, senza birignao e cicisbeismi, anzi, con aggraziata semplicità, diceva che la figlioletta avrebbe dovuto essere già nata.
L'ho fatta accomodare in un salottino che, per la mancanza di climatizzazione sembrava un forno. Ho poi chiesto se c'era qualcuno disponibile ad effettuare l'operazione di versamento in valuta nord americana, ma, con passione e responsabilità ci si stava occupando di altre beghe di non specificata natura.
Ho raccolto personalmente, firme, girate copia di un documento di riconoscimento, quando la ricercatrice, che doveva ricoverarsi e che non aveva evidentemente nessuno da delegare, più tardi, a perfezionare la banale transazione, ha deciso di procrastinare l'incasso, con equilibrio e prudenza.
Con calma e pigrizia una delle due femmine crudeli, individuate per l'esecuzione, che di figli per ora non ne fanno, per evitare di dover inviare le quattro poste elettroniche previste dal regolamento aziendale in questi casi, si chiedeva: " avrei bisogno di un caffé."
"Posso uscire?"
"Due minuti, va bene." - rispondeva l'altra - " No, se non vieni tu, lo sportello non può essere lasciato solo ( sic! )".
Un caso di responsabilità pusillanime...solo verso il dio aziendale che le ha convinte di poterle punire. Nessuna attenzione per l'umano bisogno.
Milone.
871.000! Mentre tu ti evolvi. Milone, e acceleri verso l'esito della tua esperienza: la scomparsa, io mi involvo e regressivamente replico atti meccanici. Mentre i tuoi successi sono accompagnati da fanfare e slogans, io posso cogliere solo la compunzione di pochi dediti alla pratica socratica e maieutica di sgravare i mezzi forti del loro contenuto. Costoro danno molta importanza al denaro, anche se, per loro, è poco e riservano un formale rispetto per il sacerdote che glielo amministra ( ministrum ).
Assisto poi alla orgogliosa reticenza degli offerenti al nostro tempio ( la bancocrazia antica è cominciata così ), laconici e, in fondo in fondo, imbarazzati del nero delle loro anime, ma rassicurati dalla lascivia con cui possono lavarsele. Noi li mandiamo in pace.
Assisto poi alla orgogliosa reticenza degli offerenti al nostro tempio ( la bancocrazia antica è cominciata così ), laconici e, in fondo in fondo, imbarazzati del nero delle loro anime, ma rassicurati dalla lascivia con cui possono lavarsele. Noi li mandiamo in pace.
Milone.
A volte penso, Milone, che il denaro sia un formidabile anestetico dell'intelligenza e che, ad un ricco, manchi pochissimo per essere un genio.
In morte di José saramago
Ieri, verso l'ora di pranzo, è morto José Saramago, nella lunare isola di Lanzarote, dove si era appartato, dopo uno scontro con il governo portoghese e, soprattutto, la Chiesa cattolica del suo paese, dopo la pubblicazione del Vangelo secondo Gesù Cristo ( l'unico che non ne avesse scritto uno ). Mi mancherà, col suo liguaggio involuto, in traduzione, che probabilmente è mal reso in italiano, riflesso di una riflessione costante sui miti, come sulla vita. Ho quasi terminato la lettura delle sue opere; non tutte mi sono piaciute, ma in ognuna ho trovato tratti descrittivi ed interpretativi, offerti all'anima del lettore. Non l'ho mai sentito come un profeta, né lui credo che aspirasse a diventarlo, come il suo Cristo stesso. Troppo divertito e ironico per prendersi sul serio eppur impegnato nell'offrire un senso alle sue descrizioni. Paradigmatico Cecità, condizione indotta da un morbo che acceca e imbarbarisce. Tutti, tranne una. Alle donne ha riservato sempre garbo e attenzione: ai loro sentimenti ed alla loro sentimentalità, pur nel realismo più manifesto. Taluni tratti dell'amore femminile sono quasi perfetti. Il capolavoro letterario di questi bozzetti è la dichiarazione della Maddalena agli apostoli, sul perché del maggior amore che Gesù le riservava rispetto a loro.
Uomo di modeste origini, schiacciato, come tutti i suoi connazionali dalla dittatura di Salazar e di Caetano, diede il meglio di sé dopo la rivoluzione dei garofani, dal 1982 in poi. Nel '92, solo dieci anni dopo, era già esule alle Canarie, in ricercata solitudine in quell'isola di Lanzarote, lavica, spossante per la calura che promana dal sottosuolo e desertica, dopo aver constatato che la libertà politica non si era tradotta in libertà morale e neppure culturale. Ha rinnovato con vigoria la tradizione poetica e letteraria del suo triste Portogallo, pur ricco, nelle sue ridotte dimensioni, dei Lusiadi Di Camoes e delle disperate cronache di Pessoa. E' stato paragonato, credo con esattezza, a Kafka, Borges. Le sue fantasie meste mi hanno accompagnato per un tratto adulto della mia vita e traevano origine dalla sua esperienza di bambino povero in una terra povera, l'Alentejo, dei suoi primi lavori di meccanico per automobili, dalla repressione salazarista e delle sue prime deroghe come redattore e poi curatore di una rivista letteraria. Ora la sua opera acquisterà un carattere museale, sarà riassunta nei Meridiani, non sarà più alimentata dall'analisi dell'evoluzione umana nei suoi caratteri politici e sociologici, attraverso l'elaborazione fantastica, ma ricca di conoscenza, delle culture antiche, nel loro adattamento al potere presente. Ai portoghesi ha apportato il sorriso, ma dubito che per ora la maggior parte di loro sia in grado di apprezzarlo. Ora che è morto sarà anche troppo celebrato, di ritorno a Lisbona. Lui, per parte sua, aveva asserito di essere già morto nel 2007 e di non essere più risorto. Mi mancherà come interlocutore delle mie solitudini, ma eviterò, per rispetto di farne un culto non essendo lui più in grado di darne una interpretazione autentica.
Uomo di modeste origini, schiacciato, come tutti i suoi connazionali dalla dittatura di Salazar e di Caetano, diede il meglio di sé dopo la rivoluzione dei garofani, dal 1982 in poi. Nel '92, solo dieci anni dopo, era già esule alle Canarie, in ricercata solitudine in quell'isola di Lanzarote, lavica, spossante per la calura che promana dal sottosuolo e desertica, dopo aver constatato che la libertà politica non si era tradotta in libertà morale e neppure culturale. Ha rinnovato con vigoria la tradizione poetica e letteraria del suo triste Portogallo, pur ricco, nelle sue ridotte dimensioni, dei Lusiadi Di Camoes e delle disperate cronache di Pessoa. E' stato paragonato, credo con esattezza, a Kafka, Borges. Le sue fantasie meste mi hanno accompagnato per un tratto adulto della mia vita e traevano origine dalla sua esperienza di bambino povero in una terra povera, l'Alentejo, dei suoi primi lavori di meccanico per automobili, dalla repressione salazarista e delle sue prime deroghe come redattore e poi curatore di una rivista letteraria. Ora la sua opera acquisterà un carattere museale, sarà riassunta nei Meridiani, non sarà più alimentata dall'analisi dell'evoluzione umana nei suoi caratteri politici e sociologici, attraverso l'elaborazione fantastica, ma ricca di conoscenza, delle culture antiche, nel loro adattamento al potere presente. Ai portoghesi ha apportato il sorriso, ma dubito che per ora la maggior parte di loro sia in grado di apprezzarlo. Ora che è morto sarà anche troppo celebrato, di ritorno a Lisbona. Lui, per parte sua, aveva asserito di essere già morto nel 2007 e di non essere più risorto. Mi mancherà come interlocutore delle mie solitudini, ma eviterò, per rispetto di farne un culto non essendo lui più in grado di darne una interpretazione autentica.
domenica 13 giugno 2010
Commento al "Paese delle prugne verdi" di Herta Muller
Il paese delle prugne verdi, di Herta Muller, scoperto e pubblicato da una piccola casa editrice, ante famam, - oggi i diritti sono stati acquistati dalla Feltrinelli, come quelli di un altro Nobel, José Saramago, dopo che quest'ultimo ha litigato con la Einaudi, per via di Berlusconi , mentre la Marsilio editrice è riuscita a proporre una saggistica breve, quasi novellistica dell'autrice - si apre, si sviluppa e si chiude attraverso una narrazione a flash back, del tutto primordiale rispetto ai fasti editoriali ( se il mercato sarà propizio ) che si prospettano. Il contesto è quello del Banato, regione rumena di lingua tedesca. Uno dei lasciti dell'orribile strage della prima guerra mondiale, una delle cause addotte, della seconda, che anziché razionalizzare quelle situazioni di stranieri in patria ( che riguardava e riguarda anche etnie ungheresi ) produrrà un assetto bipolare in Europa e nel mondo, in via, ora, di riassetto precario e, al di là delle intenzioni dichiarate, necessariamente instabile.
Clima di miseria e di alienazione, di estraneità e "assurdo" dolore, catatonicamente vissuto, giustificazione e premessa di una morte interiore.
Una realtà che, prefiggendosi di escludere qualsiasi sentimentalità nella vita umana e schiava di un determinismo ideologico materialistico, riduce le persone a sagome informi, apparentemente inerti, eppur sofferenti.
Drammaturgicamente affine al teatro dell'assurdo di Samuel Becket e agli uomini ridotti a rifiuti di Eugene Jonesco, che traggono il loro humus, il primo dalla livida e poverissima Irlanda e il secondo da una superba cultura gallicana che si avviava, dopo essersi liberata dalla vandeana e feudale mentalità latifondistica e nobiliare, verso la vertigine del vuoto, della mancanza di senso, della Nausea esistenzialista, astratta e attratta come una calamita, dal comunitarismo astratto, senza identità.
La narrazione procede a strappi e imbozzola gli avvenimenti che non conoscono nessuna fluidità. Eppure è la vita delle protagoniste inizialmente, dei protagonisti, in seguito, estraniata e ripiegata su se stessa: silenzio e paura. Quando l'assurdo e l'abuso si sedimentano nella coscienza di Lola, ecco che la morte, autoinflitta, pone fine al vuoto, per precipitarsi in un'altra voragine buia.
L'ufficialità del sistema si accorge di lei e la prende in considerazione, dopo averla arruolata, solo per espellerne la memoria e, per farlo, ribalta la verità, piuttosto che la prassi.
Il suo diario, l'autocoscienza della vittima, viene sottratto e le compagne che hanno assistito inerti al suo sfacelo, sono chiamate a decretarne "democraticamente" la rimozione. Al posto loro - chiarisce l'autrice - Lola avrebbe fatto altrettanto, perché la dittatura non prevede variabili.
Solo la morte della poveretta, atto di estrema contraddizione, rianima le menti e i cuori sopiti e impauriti.
Il ristretto eppur vago mondo circostante si riempie di figure afasiche, simboliche nella loro catatonicità. La povertà e l'oppressione coartano la fantasia e la creatività e consentono solo rattrappite sensazioni notturne, al riflesso di una luce, di un bagliore dell'immaginazione, in una immobilità timorosa.
Un mondo di pazzi, di alienati, anche se la pazzia viene dall'esterno e non consente deroghe.
Tre ragazzi che non vogliono accettare il suicidio di Lola, la surrogano nel cuore della sua amica narrante.
Tutti e ciascuno aspirano ad andarsene, per conoscere un'altra, vagheggiata realtà. In questa, solo il dittatore e i suoi favoriti stanno bene e non si curano del sentore di morte che instillano. Perché loro continuino a sentirsi felici è necessario che tutti gli altri soffrano e temano la delazione e la punizione.
Il Banato è il paese delle prugne verdi, frutto facilmente accessibile e avidamente consumato, pregno dell'asprezza della miseria e dell'estraneità.
Le vite dei protagonisti sono costantemente interferite e controllate da visitors, fantasmi quanto mai concreti, ma anonimi che tutto requisiscono, alterano, nascondono. Sono gli agenti e i confidenti della Securitate, la cui identità può essere solo sospettata.
La comunicazione fra le persone è monca: il tradimento della fiducia può avvenire anche all'interno della prorpia cerchia familiare. In qualsiasi momento, chiunque può essere indotto o costretto a tradire, anche solo avvalorando una tesi precostituita.
Il contesto narrativo è emblematico di una società arretrata, ancorché totalitaria, nella quale sopravvivono, senza contraddire il sistema, solo i sentimenti e gli atti più bassi. La corrispondenza che non riceveva risposta poteva essere l'esito dell'indifferenza del destinatario, ma anche dell'intercettazione della censura. Un carcere.
I tre ragazzi e la narratrice vengono ripetutamente sottoposti a delle perquisizioni; gli vengono aizzati contro tutti i compagni di "quadrilatero", contenente le case assegnate dallo Stato. Capita che alcuni testi, lettere e appunti vengano requisiti, senza essere compresi, perché scritti in tedesco.
Una ulteriore ghettizzazione, nel ghetto generale.
Gli attori, non certo i protagonisti, della meccanica rappresentazione, sono malati, tarpati mentalmente e moralmente. Lola è stata distrutta dagli abusi gratuiti e irresponsabili e dall'insensibilità circostante.
Le popolazioni di confine inglobate come minoranze fra etnie a cui non si sentono affini e pur omologate dal comunismo, conservano intatti i pregiudizi e i particolarismi, che la convivenza coatta incrementa.
Anche i sogni sono da "realismo socialista". Misere cose stantie, simbolismi aridi, flash back di significati psicanalitici. Grevità; una assoluta mancanza d'amore. La vita relazionale è interdetta, fatta di riti maniacali, che servono a frapporre un diaframma, un filtro per ogni atto, parola, intenzione.
La narrazione continua, più di quanto non si sviluppi, per figurazioni secche e spoglie, percorre un terreno sterile, in un ambiente claustrofobico, nel quale, le persone, i soggetti, sono gravemente malati e la prospettiva è negata.
Tutto avviene nella catatonia e senza risorse materiali e morali.
Alla povertà, in senso lato, si aggiunge lo sradicamento. La scrittrice non omette, anzi sottolinea ripetutamente che il padre, soldato delle SS, ha cantato le lodi di Hitler fino alla morte: il Reich che non fu e che lo ha costretto ora in un ghetto straniero.
Gli abitanti del Banato possono sconfinare solo nella contigua Ungheria, dove, a parti conformi o invertite, Rumeni e Ungheresi possono continuare a tormentarsi, a seconda della linea di confine che li incorpora. I Tedeschi, diffusi un po' dovunque nell'Europa continentale, sconfitti, si trovano un po' dovunque, profughi un po' particolari e non immuni dalla presunzione che aveva portato il terzo Reich a tentare un'assimilazione continentale, nella quale avrebbero avuto una veste padronale sugli altri popoli, ideologizzati come inferiori.
Allo straniamento si aggiungono le investigazioni, gli interrogatori e le vessatorie perquisizioni di un grigio burocrate statale.
La vita sentimentale non esiste; si riduce a rapporti occasionali e vissuti attraverso un filtro che anestetizza la possibilità di amarsi.
Una comunità privata di ogni tradizione culturale propria ed impedita dal confronto simbiotico con le altre, nel cui ambito, invece, alligna la rivendicazione linguistica, che esclude, a sua volta, gli "stranieri".
Il testo assomiglia a un test psicoanalitico, per immagini ed associazioni di idee.
Costante è il desiderio di emigrare, contraddetto dalla reclusione nel proprio Paese, anzi in quella regione del Paese che era appartenuta ad un altra nazione i cui costumi si condividevano, nella quale l'appartenenza, anche un po' razzistica, si sentiva di più per la periferica vicinanza ad altri popoli, non amati.
Aridità, stanchezza morale. Residuano solo le suggestioni di fuga, di evasione, fino a che, l'unica possibilità contemplata si affaccia: il suicidio. Quando l'esito è scongiurato, è solo per quel poco di amicizia che si riesce ancora a coltivare
Georg, uno dei ragazzi, che era già stato ogetto di pestaggi ed era inviso al regime, ottiene un permesso di espatrio. Due settimane dopo, a Francoforte, vola dalla finestra di un palazzone. Libero dal controllo alienante ed asfissiante della Securitate, non doveva vivere. Anche nelle associazioni dei profughi all'estero, militavano figure ambigue.
La morte del compagno non scoraggia due dei tre superstiti; solo uno, che si sente ormai un fallito, non avverte più il richiamo della "madrepatria". Fanno domanda d'espatrio e l'ottengono. Sono morti gli ultimi parenti nel Banato e le figure simbolicamente assurte a modelli. Nel frattempo, Kurt ha esaurito la sua spinta vitale e, di li a poco, morirà. La pallida amicizia di Teresa, ripudiata dal marito perché incapace di avere dei figli, durerà poco. Malata, scomparirà, lasciando a Kurt l'estrema via di fuga della corda alla quale si appenderà, anche lui suicida.
Kurt, prima di morire, aveva ritrovato l'energia per immaginare una nuova vita in Germania ed era tornato sulle sue primitive decisioni, chiedendo a sua volta l'espatrio.
L'impulso gli era venuto dalla delusione per il mutato atteggiamento di Teresa che, dopo una escursione in Germania, aveva preso ad evitarlo ed a fare la delatrice.
Aveva ceduto ad un ricatto, aveva negoziato la sua relativa e controllata autonomia con il tradimento dei compagni e dei concittadini.
Lo sgherro Pjele compare nell'ultimo bozzetto, mentre cammina per mano al nipote. Mistura di sentimentalismo e corruzione in fieri, abiura della coscienza.
Estraniarsi e rimanere muti provoca risentiti imbarazzi; dire la propria significa esporsi alla derisione e allo scherno.
Una schematica ma efficace summa della miseria opportunistica di uomini e di donne, fino alla persecuzione per indurre alla disperazione, fino all'omicidio. Connivenza per convenienza e realpolitik, anche da parte di chi non è costretto nella morsa della dittatura, come le associazioni dei profughi, fuori dai confini rumeni.
L'opportunismo omicida è stato anche interno al regime: la rivoluzione in diretta televisiva, diretta da Jon Jliescu, numero due e braccio destro di Ceausescu, il processo pubblico e la fucilazione dei despoti, marito e moglie, secondo il modello pubblicitario e coinvolgente a rima baciata del comunismo, utilizzato per contrappasso....
Però, al di là della vicenda storica, l'humus amorale non si trova solo nel Banato, in Romania e nel comunismo. Su questo è utile meditare, alla luce delle esperienze empiriche di ogni giorno, di ogni ambiente, di tante situazioni. E' questo il contenuto specifico e generale, che l'opera ci consegna.
Clima di miseria e di alienazione, di estraneità e "assurdo" dolore, catatonicamente vissuto, giustificazione e premessa di una morte interiore.
Una realtà che, prefiggendosi di escludere qualsiasi sentimentalità nella vita umana e schiava di un determinismo ideologico materialistico, riduce le persone a sagome informi, apparentemente inerti, eppur sofferenti.
Drammaturgicamente affine al teatro dell'assurdo di Samuel Becket e agli uomini ridotti a rifiuti di Eugene Jonesco, che traggono il loro humus, il primo dalla livida e poverissima Irlanda e il secondo da una superba cultura gallicana che si avviava, dopo essersi liberata dalla vandeana e feudale mentalità latifondistica e nobiliare, verso la vertigine del vuoto, della mancanza di senso, della Nausea esistenzialista, astratta e attratta come una calamita, dal comunitarismo astratto, senza identità.
La narrazione procede a strappi e imbozzola gli avvenimenti che non conoscono nessuna fluidità. Eppure è la vita delle protagoniste inizialmente, dei protagonisti, in seguito, estraniata e ripiegata su se stessa: silenzio e paura. Quando l'assurdo e l'abuso si sedimentano nella coscienza di Lola, ecco che la morte, autoinflitta, pone fine al vuoto, per precipitarsi in un'altra voragine buia.
L'ufficialità del sistema si accorge di lei e la prende in considerazione, dopo averla arruolata, solo per espellerne la memoria e, per farlo, ribalta la verità, piuttosto che la prassi.
Il suo diario, l'autocoscienza della vittima, viene sottratto e le compagne che hanno assistito inerti al suo sfacelo, sono chiamate a decretarne "democraticamente" la rimozione. Al posto loro - chiarisce l'autrice - Lola avrebbe fatto altrettanto, perché la dittatura non prevede variabili.
Solo la morte della poveretta, atto di estrema contraddizione, rianima le menti e i cuori sopiti e impauriti.
Il ristretto eppur vago mondo circostante si riempie di figure afasiche, simboliche nella loro catatonicità. La povertà e l'oppressione coartano la fantasia e la creatività e consentono solo rattrappite sensazioni notturne, al riflesso di una luce, di un bagliore dell'immaginazione, in una immobilità timorosa.
Un mondo di pazzi, di alienati, anche se la pazzia viene dall'esterno e non consente deroghe.
Tre ragazzi che non vogliono accettare il suicidio di Lola, la surrogano nel cuore della sua amica narrante.
Tutti e ciascuno aspirano ad andarsene, per conoscere un'altra, vagheggiata realtà. In questa, solo il dittatore e i suoi favoriti stanno bene e non si curano del sentore di morte che instillano. Perché loro continuino a sentirsi felici è necessario che tutti gli altri soffrano e temano la delazione e la punizione.
Il Banato è il paese delle prugne verdi, frutto facilmente accessibile e avidamente consumato, pregno dell'asprezza della miseria e dell'estraneità.
Le vite dei protagonisti sono costantemente interferite e controllate da visitors, fantasmi quanto mai concreti, ma anonimi che tutto requisiscono, alterano, nascondono. Sono gli agenti e i confidenti della Securitate, la cui identità può essere solo sospettata.
La comunicazione fra le persone è monca: il tradimento della fiducia può avvenire anche all'interno della prorpia cerchia familiare. In qualsiasi momento, chiunque può essere indotto o costretto a tradire, anche solo avvalorando una tesi precostituita.
Il contesto narrativo è emblematico di una società arretrata, ancorché totalitaria, nella quale sopravvivono, senza contraddire il sistema, solo i sentimenti e gli atti più bassi. La corrispondenza che non riceveva risposta poteva essere l'esito dell'indifferenza del destinatario, ma anche dell'intercettazione della censura. Un carcere.
I tre ragazzi e la narratrice vengono ripetutamente sottoposti a delle perquisizioni; gli vengono aizzati contro tutti i compagni di "quadrilatero", contenente le case assegnate dallo Stato. Capita che alcuni testi, lettere e appunti vengano requisiti, senza essere compresi, perché scritti in tedesco.
Una ulteriore ghettizzazione, nel ghetto generale.
Gli attori, non certo i protagonisti, della meccanica rappresentazione, sono malati, tarpati mentalmente e moralmente. Lola è stata distrutta dagli abusi gratuiti e irresponsabili e dall'insensibilità circostante.
Le popolazioni di confine inglobate come minoranze fra etnie a cui non si sentono affini e pur omologate dal comunismo, conservano intatti i pregiudizi e i particolarismi, che la convivenza coatta incrementa.
Anche i sogni sono da "realismo socialista". Misere cose stantie, simbolismi aridi, flash back di significati psicanalitici. Grevità; una assoluta mancanza d'amore. La vita relazionale è interdetta, fatta di riti maniacali, che servono a frapporre un diaframma, un filtro per ogni atto, parola, intenzione.
La narrazione continua, più di quanto non si sviluppi, per figurazioni secche e spoglie, percorre un terreno sterile, in un ambiente claustrofobico, nel quale, le persone, i soggetti, sono gravemente malati e la prospettiva è negata.
Tutto avviene nella catatonia e senza risorse materiali e morali.
Alla povertà, in senso lato, si aggiunge lo sradicamento. La scrittrice non omette, anzi sottolinea ripetutamente che il padre, soldato delle SS, ha cantato le lodi di Hitler fino alla morte: il Reich che non fu e che lo ha costretto ora in un ghetto straniero.
Gli abitanti del Banato possono sconfinare solo nella contigua Ungheria, dove, a parti conformi o invertite, Rumeni e Ungheresi possono continuare a tormentarsi, a seconda della linea di confine che li incorpora. I Tedeschi, diffusi un po' dovunque nell'Europa continentale, sconfitti, si trovano un po' dovunque, profughi un po' particolari e non immuni dalla presunzione che aveva portato il terzo Reich a tentare un'assimilazione continentale, nella quale avrebbero avuto una veste padronale sugli altri popoli, ideologizzati come inferiori.
Allo straniamento si aggiungono le investigazioni, gli interrogatori e le vessatorie perquisizioni di un grigio burocrate statale.
La vita sentimentale non esiste; si riduce a rapporti occasionali e vissuti attraverso un filtro che anestetizza la possibilità di amarsi.
Una comunità privata di ogni tradizione culturale propria ed impedita dal confronto simbiotico con le altre, nel cui ambito, invece, alligna la rivendicazione linguistica, che esclude, a sua volta, gli "stranieri".
Il testo assomiglia a un test psicoanalitico, per immagini ed associazioni di idee.
Costante è il desiderio di emigrare, contraddetto dalla reclusione nel proprio Paese, anzi in quella regione del Paese che era appartenuta ad un altra nazione i cui costumi si condividevano, nella quale l'appartenenza, anche un po' razzistica, si sentiva di più per la periferica vicinanza ad altri popoli, non amati.
Aridità, stanchezza morale. Residuano solo le suggestioni di fuga, di evasione, fino a che, l'unica possibilità contemplata si affaccia: il suicidio. Quando l'esito è scongiurato, è solo per quel poco di amicizia che si riesce ancora a coltivare
Georg, uno dei ragazzi, che era già stato ogetto di pestaggi ed era inviso al regime, ottiene un permesso di espatrio. Due settimane dopo, a Francoforte, vola dalla finestra di un palazzone. Libero dal controllo alienante ed asfissiante della Securitate, non doveva vivere. Anche nelle associazioni dei profughi all'estero, militavano figure ambigue.
La morte del compagno non scoraggia due dei tre superstiti; solo uno, che si sente ormai un fallito, non avverte più il richiamo della "madrepatria". Fanno domanda d'espatrio e l'ottengono. Sono morti gli ultimi parenti nel Banato e le figure simbolicamente assurte a modelli. Nel frattempo, Kurt ha esaurito la sua spinta vitale e, di li a poco, morirà. La pallida amicizia di Teresa, ripudiata dal marito perché incapace di avere dei figli, durerà poco. Malata, scomparirà, lasciando a Kurt l'estrema via di fuga della corda alla quale si appenderà, anche lui suicida.
Kurt, prima di morire, aveva ritrovato l'energia per immaginare una nuova vita in Germania ed era tornato sulle sue primitive decisioni, chiedendo a sua volta l'espatrio.
L'impulso gli era venuto dalla delusione per il mutato atteggiamento di Teresa che, dopo una escursione in Germania, aveva preso ad evitarlo ed a fare la delatrice.
Aveva ceduto ad un ricatto, aveva negoziato la sua relativa e controllata autonomia con il tradimento dei compagni e dei concittadini.
Lo sgherro Pjele compare nell'ultimo bozzetto, mentre cammina per mano al nipote. Mistura di sentimentalismo e corruzione in fieri, abiura della coscienza.
Estraniarsi e rimanere muti provoca risentiti imbarazzi; dire la propria significa esporsi alla derisione e allo scherno.
Una schematica ma efficace summa della miseria opportunistica di uomini e di donne, fino alla persecuzione per indurre alla disperazione, fino all'omicidio. Connivenza per convenienza e realpolitik, anche da parte di chi non è costretto nella morsa della dittatura, come le associazioni dei profughi, fuori dai confini rumeni.
L'opportunismo omicida è stato anche interno al regime: la rivoluzione in diretta televisiva, diretta da Jon Jliescu, numero due e braccio destro di Ceausescu, il processo pubblico e la fucilazione dei despoti, marito e moglie, secondo il modello pubblicitario e coinvolgente a rima baciata del comunismo, utilizzato per contrappasso....
Però, al di là della vicenda storica, l'humus amorale non si trova solo nel Banato, in Romania e nel comunismo. Su questo è utile meditare, alla luce delle esperienze empiriche di ogni giorno, di ogni ambiente, di tante situazioni. E' questo il contenuto specifico e generale, che l'opera ci consegna.
domenica 6 giugno 2010
Critiche e recensioni.
Mi è stata rimproverata una certa piaggeria nella mia modesta critica alla rappresentazione "Holliwood", tenutasi il 26 Maggio scorso al Teatro delle Celebrazioni. Come se le critiche, incensatorie o distruttive non soffrissero tutte di ipocrisia pelosa o invidiosa, di adesione ad una fazione recitante, anziché ad un'altra che con lei compete per interesse.
Eppure, il lavoro mi è piaciuto sul serio e il giovane Pietro è stato brillante, con fatica e applicazione, come richiede ogni cosa ben fatta. Come lui, sul piano dell'impegno c'è stata solo la moglie del divo decadente e le due Greta Garbo, misurate nella fase delle aspettative ed in quella dell'aridità per la condizione raggiunta, attraverso l'adusato sistema delle qualità improprie, quanto mai attuale oggi, anche in politica.
Anche il divo in procinto di essere superato dalla tecnologia è stato bravo e molto: ha retto a lungo la scena, dando al personaggio il manierismo un bianco e nero di un film d'epoca. Si è un po' compiaciuto del ruolo, enfatizzandone gli aspetti grotteschi e magniloquenti, come si conviene a un divo narcisista.
Pietro però, si è impegnato a mettere in ridicolo l'animo superficiale dell'impresario, mostrandone, non so quanto volontariamente, gli atteggiamenti di maniera, così in voga a quei tempi, risultando più credibile, nel ruolo, dell'altro interprete, pur bravo, che ha proposto una versione arrogante ed aggressiva, più consona ad un produttore moderno di film di consumo, almeno nella fantasia collettiva.
Invece Pietro, mi ha ricordato un po' il grande Charlie Chaplin, che rappresentava sì un omino povero e alle prese con le quotidiane esigenze di sopravvivenza, ma anche le immature fantasie del Grande dittatore, alle prese con il mappamondo.
Quando è entrato in scena con la sua marsina di due taglie inferiori alla sua stazza - in via di ridimensionamento - e con il cilindro che non si adattava alla folta e riccioluta capigliatura, con un sorriso giovanile e un po' gigionesco, ha reso benissimo, l'immaturità prevaricatrice del potente, creatore-finanziatore di illusioni, assecondato dal narcisismo degli interpreti e dalle speranze del suo harem.
Lo ha reso bene perché, ad onta della freschezza giovanile coniugata al fisico commendatizio, ha saputo far valere una tecnica di pregio ed un'impostazione canora e vocale raffinata, non frutto di doni naturali, che probabilmente non esistoono, ma di studio condotto con serietà.
Se dicessi poi che al suo apparire poteva sembrare Stan Laurel redivivo, nulla toglierei all'efficacia della sua interpretazione; le aggiungerei semmai una ulteriore dose di ironia, ben dominata e distribuita.
Le foto su facebook sono del tutto analoghe, nelle espressioni e nelle posture, a quelle di qualsiasi altro teatrante e credo che il film dell'opera resterà un significativo ricordo nel tempo, quale che sia la carrierà che Pietro intraprenderà. Ha già capito e interiorizzato che, anche se non è garanzia di successo, l'applicazione lo è sempre, di risultato.
L'applauso a scena aperta dopo il brano cantato da solista, resta per lui a testimoniarlo.
Eppure, il lavoro mi è piaciuto sul serio e il giovane Pietro è stato brillante, con fatica e applicazione, come richiede ogni cosa ben fatta. Come lui, sul piano dell'impegno c'è stata solo la moglie del divo decadente e le due Greta Garbo, misurate nella fase delle aspettative ed in quella dell'aridità per la condizione raggiunta, attraverso l'adusato sistema delle qualità improprie, quanto mai attuale oggi, anche in politica.
Anche il divo in procinto di essere superato dalla tecnologia è stato bravo e molto: ha retto a lungo la scena, dando al personaggio il manierismo un bianco e nero di un film d'epoca. Si è un po' compiaciuto del ruolo, enfatizzandone gli aspetti grotteschi e magniloquenti, come si conviene a un divo narcisista.
Pietro però, si è impegnato a mettere in ridicolo l'animo superficiale dell'impresario, mostrandone, non so quanto volontariamente, gli atteggiamenti di maniera, così in voga a quei tempi, risultando più credibile, nel ruolo, dell'altro interprete, pur bravo, che ha proposto una versione arrogante ed aggressiva, più consona ad un produttore moderno di film di consumo, almeno nella fantasia collettiva.
Invece Pietro, mi ha ricordato un po' il grande Charlie Chaplin, che rappresentava sì un omino povero e alle prese con le quotidiane esigenze di sopravvivenza, ma anche le immature fantasie del Grande dittatore, alle prese con il mappamondo.
Quando è entrato in scena con la sua marsina di due taglie inferiori alla sua stazza - in via di ridimensionamento - e con il cilindro che non si adattava alla folta e riccioluta capigliatura, con un sorriso giovanile e un po' gigionesco, ha reso benissimo, l'immaturità prevaricatrice del potente, creatore-finanziatore di illusioni, assecondato dal narcisismo degli interpreti e dalle speranze del suo harem.
Lo ha reso bene perché, ad onta della freschezza giovanile coniugata al fisico commendatizio, ha saputo far valere una tecnica di pregio ed un'impostazione canora e vocale raffinata, non frutto di doni naturali, che probabilmente non esistoono, ma di studio condotto con serietà.
Se dicessi poi che al suo apparire poteva sembrare Stan Laurel redivivo, nulla toglierei all'efficacia della sua interpretazione; le aggiungerei semmai una ulteriore dose di ironia, ben dominata e distribuita.
Le foto su facebook sono del tutto analoghe, nelle espressioni e nelle posture, a quelle di qualsiasi altro teatrante e credo che il film dell'opera resterà un significativo ricordo nel tempo, quale che sia la carrierà che Pietro intraprenderà. Ha già capito e interiorizzato che, anche se non è garanzia di successo, l'applicazione lo è sempre, di risultato.
L'applauso a scena aperta dopo il brano cantato da solista, resta per lui a testimoniarlo.
Milone
Caro Milone,
dalla mia vetrina sul corridoio interno dell'involuta Sede, che si articola per anse e gomiti, a spirale, con due salette per appartarsi, illuminate a basso consumo, avverto alcune affinità di situazione con le etére moderne di Amsterdam e osservo la vita che scorre, per flussi e riflussi, davanti ai miei occhi.
Panta rei, mi verrebbe da dire, poi, invece, medito che, più appropriatamente, trattasi di occlusione fognaria che potrebbe esondare.
L'ambiente è felpato, la consuetudine è fatta di cordialità complice o del minimo di parole necessarie. Diversi depositanti sono abituati a farsi intendere con un ammiccamento, allo sportello; poi scendono in caveau a depositare il nero nelle cassette di sicurezza. Qualcuno squaderna fasci di banconote per depositarne un po' di quà e un po' di là, in un'altra nostra filiale o in un'altra banca.
Sono in buona parte contanti.
Riceviamo anche i domestici dei depositanti o i loro salariati, che cambiano assegni per incassare lo stipendio. Sono assegni di altre filiali, per lo più regionali, anche se loro, dirottati a Bologna per lavoro, li prendono al netto di onerose commissioni. Un datore di lavoro ha bonificato personalmente uno stipendio, invece, per valersi delle facilitazioni ( 0,52 cm. )
E' proprio vero, c'è un dare e un avere nella vita ( è anche un po' la nostra dottrina ) e qui si versa con metodicità. Un po'. ma proprio un po', si consente di attingere con padronale accondiscendenza e parsimoniosa prudenza.
dalla mia vetrina sul corridoio interno dell'involuta Sede, che si articola per anse e gomiti, a spirale, con due salette per appartarsi, illuminate a basso consumo, avverto alcune affinità di situazione con le etére moderne di Amsterdam e osservo la vita che scorre, per flussi e riflussi, davanti ai miei occhi.
Panta rei, mi verrebbe da dire, poi, invece, medito che, più appropriatamente, trattasi di occlusione fognaria che potrebbe esondare.
L'ambiente è felpato, la consuetudine è fatta di cordialità complice o del minimo di parole necessarie. Diversi depositanti sono abituati a farsi intendere con un ammiccamento, allo sportello; poi scendono in caveau a depositare il nero nelle cassette di sicurezza. Qualcuno squaderna fasci di banconote per depositarne un po' di quà e un po' di là, in un'altra nostra filiale o in un'altra banca.
Sono in buona parte contanti.
Riceviamo anche i domestici dei depositanti o i loro salariati, che cambiano assegni per incassare lo stipendio. Sono assegni di altre filiali, per lo più regionali, anche se loro, dirottati a Bologna per lavoro, li prendono al netto di onerose commissioni. Un datore di lavoro ha bonificato personalmente uno stipendio, invece, per valersi delle facilitazioni ( 0,52 cm. )
E' proprio vero, c'è un dare e un avere nella vita ( è anche un po' la nostra dottrina ) e qui si versa con metodicità. Un po'. ma proprio un po', si consente di attingere con padronale accondiscendenza e parsimoniosa prudenza.
Milone
Milone, ho preso una topica colossale.
Confuso dalla Passione, dalla Responsabilità e dalle dinamiche aziendali che mi hanno rimesso in circolo dopo tre anni e mezzo di segregazione, oltreché dai salti temporali che la toponomastica viaria offre offre ai viandanti, ho scambiato la festa per l'istituzione della Repubblica, con la vittoria dimezzata nella prima guerra mondiale, come la definì Dannunzio, l'irredentista.
Ricolloca, te ne prego, i tempi, i luoghi e le date e scusa la defaillance neuronale.
Incipit dell'età che avanza, crassa ignoranza o, chissà, lapsus freudiano?
Nella prima guerra mondiale combatté, al fronte, mio nonno, che per sfortuna anagrafica fu anche mobilitato nella seconda, quando era già adulto e con famiglia.
Fu catturato, si ammalò, ma riuscì a portare a casa la pelle, conservando fino alla fine il suo carattere mite, sovrastato dall'impetuosità della pur ottima moglie, fedele a lui ed ai principi di quelle epoche, per tanti versi così sfortunate.
Invece, il 2 Giugno '48, data del referendum istituzionale che sancì la Repubblica, era ancora viva la mamma della mia nonna materna che, pur essendo di condizione modesta, ma austera e fedele ai canoni cattolici della sua epoca, si premurò di votare per la Monarchia.
"Ho votato per il simbolo con il cappellino", il copricapo dentellato della Repubblica, simile, per gli umili, ad una corona.
Si sostiene in sede storica che la Vandea di allora prevalse e che il ministro degli affari interni Romita "imbrogliò" i dati.
Così nacque la nostra Repubblica, come la vittoria dimezzata del pervertito Aedo nazionale.
Per questi bei risultati, milioni di morti; trentasette calcolati nel 1918.
'18 - '48..domani vado dal medico. Ma non temere, Milone, non mi metterò in malattia. Continuerò a scriverti con passione e responsabilità.
Scusa, stavolta, la confusione.
Confuso dalla Passione, dalla Responsabilità e dalle dinamiche aziendali che mi hanno rimesso in circolo dopo tre anni e mezzo di segregazione, oltreché dai salti temporali che la toponomastica viaria offre offre ai viandanti, ho scambiato la festa per l'istituzione della Repubblica, con la vittoria dimezzata nella prima guerra mondiale, come la definì Dannunzio, l'irredentista.
Ricolloca, te ne prego, i tempi, i luoghi e le date e scusa la defaillance neuronale.
Incipit dell'età che avanza, crassa ignoranza o, chissà, lapsus freudiano?
Nella prima guerra mondiale combatté, al fronte, mio nonno, che per sfortuna anagrafica fu anche mobilitato nella seconda, quando era già adulto e con famiglia.
Fu catturato, si ammalò, ma riuscì a portare a casa la pelle, conservando fino alla fine il suo carattere mite, sovrastato dall'impetuosità della pur ottima moglie, fedele a lui ed ai principi di quelle epoche, per tanti versi così sfortunate.
Invece, il 2 Giugno '48, data del referendum istituzionale che sancì la Repubblica, era ancora viva la mamma della mia nonna materna che, pur essendo di condizione modesta, ma austera e fedele ai canoni cattolici della sua epoca, si premurò di votare per la Monarchia.
"Ho votato per il simbolo con il cappellino", il copricapo dentellato della Repubblica, simile, per gli umili, ad una corona.
Si sostiene in sede storica che la Vandea di allora prevalse e che il ministro degli affari interni Romita "imbrogliò" i dati.
Così nacque la nostra Repubblica, come la vittoria dimezzata del pervertito Aedo nazionale.
Per questi bei risultati, milioni di morti; trentasette calcolati nel 1918.
'18 - '48..domani vado dal medico. Ma non temere, Milone, non mi metterò in malattia. Continuerò a scriverti con passione e responsabilità.
Scusa, stavolta, la confusione.
Milone
Milone, la critica letteraria, Credem'a me, assomiglia troppo alla retorica dei buoni sentimenti per la scuola elementare...dei tempi miei.
Voler ficcare la passione e la responsabilità in ogni dove, mi ricorda lo sforzo, invero stentato, di tutti i centri di potere di rivedere, attraverso la propria ideologia, ogni avvenimento storico, politico e quant'altro, anche a costo di contraddire la realtà e fidando sull'ignoranza dei destinatari
Parliamo del Vecchio e il mare, proposto come carburante per epiche imprese produttive.
Ora, la solitudine del pescatore non rimanda al gioco di squadra. La sua lotta con il pesce spada è simbolica della sua dannazione che non prevede alternative e che con un altro dannato della natura intraprende una lotta drammatica, quanto occasionale ed inutile.
Hemingway è stato un uomo gaudente, ma interiormente insoddisfatto, che ha dissipato la sua vita fra alcool, tabagismo e puttane e, si sa, Bacco, tabacco e Venere mandano l'uomo in cenere.
L'autore era un edonista per mancanza di principi, un epicureo mancato per interiore miseria, che non trovò di meglio, per suggellare la sua vita, che suicidarsi, stabilendone preventivamente la data.
Ditelo ai poveri destinatari del messaggio, perchè non si trovino poi a commentare, come il patriarca contadino di "Novecento" di Bernardo Bertolucci, che trova il padrone impiccato nella stalla e, con lui appeso, continua a rigovernarla: "succede sempre così quando non si ha niente da fare e la testa bolle, bolle...
Voler ficcare la passione e la responsabilità in ogni dove, mi ricorda lo sforzo, invero stentato, di tutti i centri di potere di rivedere, attraverso la propria ideologia, ogni avvenimento storico, politico e quant'altro, anche a costo di contraddire la realtà e fidando sull'ignoranza dei destinatari
Parliamo del Vecchio e il mare, proposto come carburante per epiche imprese produttive.
Ora, la solitudine del pescatore non rimanda al gioco di squadra. La sua lotta con il pesce spada è simbolica della sua dannazione che non prevede alternative e che con un altro dannato della natura intraprende una lotta drammatica, quanto occasionale ed inutile.
Hemingway è stato un uomo gaudente, ma interiormente insoddisfatto, che ha dissipato la sua vita fra alcool, tabagismo e puttane e, si sa, Bacco, tabacco e Venere mandano l'uomo in cenere.
L'autore era un edonista per mancanza di principi, un epicureo mancato per interiore miseria, che non trovò di meglio, per suggellare la sua vita, che suicidarsi, stabilendone preventivamente la data.
Ditelo ai poveri destinatari del messaggio, perchè non si trovino poi a commentare, come il patriarca contadino di "Novecento" di Bernardo Bertolucci, che trova il padrone impiccato nella stalla e, con lui appeso, continua a rigovernarla: "succede sempre così quando non si ha niente da fare e la testa bolle, bolle...
Milone
Ho letto delle vicissitudini di Alessandro Carbone, caro Milone, e mi pare che si sia omesso di dire che il malcapitato PBS, aveva solo due acronimi generici alle spalle, due anni e venticinque giorni di anzianità, compreso l'anno e mezzo di prova sotto specie di contratto di inserimento e che, traumatizzato dalla propaganda imperante, Passione e Responsabilità comprese, si è attivato proattivamente per semplificare i passaggi burocratici improduttivi, aggiudicandosi la maglia nera Credem.
Avrà comunque imparato ad accantonare le scartoffie, a prolungare per il tempo minimo, ma indispensabile, gli adempimenti preliminari e a ricomporre il marasma della sua vita profesionale entro le 19,30 di ciascun giorno, responsabilizzandosi coscienziosamente circa il (non) pagamento dello straordinario, senza cercare di riversarlo sull'azienda.
Avrà comunque imparato ad accantonare le scartoffie, a prolungare per il tempo minimo, ma indispensabile, gli adempimenti preliminari e a ricomporre il marasma della sua vita profesionale entro le 19,30 di ciascun giorno, responsabilizzandosi coscienziosamente circa il (non) pagamento dello straordinario, senza cercare di riversarlo sull'azienda.
Riflessioni post tonsura.
La novella del barbiere, mi ha fatto riflettere, per un meccanismo di libere - non so quanto - associazioni, sulla personalità e la vita di un medico, cardiopatico grave, dedito al laser terapeutico e all'accantonamento, possibilmente lucroso, di denaro.
Costui, celibe, è padre di numerosi figli, incidentati da numerose e spesso occasionali partners.
Delle sue origini, della sua educazione non so nulla, né, a pelle, mi incuriosice.
L'ho sempre avvertito come una personalità negativa.
Costui, che nel suo periodare non si avvale di contributi strumentali esclusivamente medici, esprime una filosofia di vita improntata alla arida concretezza, basata sull'arricchimento, il conseguimento ed il mantenimento di una posizione di vantaggio, attraverso la quale essere esentato da fatiche ed affanni e da assunzione di inibenti responsabilità.
Amante dei documentari di caccia e pesca, deve aver coerentemente seguito le tracce del maschio predatore, dimentico che, in natura, spesso a caccia vanno le femmine di maschi indolenti, seppur dominanti a tavola, pur avendole per comodità adeguate ai criteri di riconoscibilità che l'ecosistema civilizzato prevede...per null'altro scopo che evitarne i disagi.
Costui, celibe, è padre di numerosi figli, incidentati da numerose e spesso occasionali partners.
Delle sue origini, della sua educazione non so nulla, né, a pelle, mi incuriosice.
L'ho sempre avvertito come una personalità negativa.
Costui, che nel suo periodare non si avvale di contributi strumentali esclusivamente medici, esprime una filosofia di vita improntata alla arida concretezza, basata sull'arricchimento, il conseguimento ed il mantenimento di una posizione di vantaggio, attraverso la quale essere esentato da fatiche ed affanni e da assunzione di inibenti responsabilità.
Amante dei documentari di caccia e pesca, deve aver coerentemente seguito le tracce del maschio predatore, dimentico che, in natura, spesso a caccia vanno le femmine di maschi indolenti, seppur dominanti a tavola, pur avendole per comodità adeguate ai criteri di riconoscibilità che l'ecosistema civilizzato prevede...per null'altro scopo che evitarne i disagi.
Chiacchiere da tonsura.
Il mio barbiere, giovane molisano dalle pretese intellettuali, per letture abborracciate, ma costanti, che fu segretario della sezione del P.C.I. del suo paese, prima di dedicarsi alle acconciature e che, nonostante le delusioni ideologiche indottegli dagli ex compagni di ventura, ha preso poi a frequentare giovani border line, amanti della musica e dai confusi principi, scambiati per anarchici, mi narrava giorni fa di un suo amico, a sua volta amico di una famiglia, o meglio del pater familias, che, riscoprendo quanto all'epoca del fidanzamento con la signora, poi convolata ad altre nozze, non aveva afferrato, aveva ripreso sotto il tetto coniugale altrui la primigenia relazione, infiammando le ovaie e la fantasia dell'annoiata ex signorina. Costei, già madre di una bambina con il marito, aveva deciso di non poter sopportare una situazione così noiosa se non al fuoco del ritrovato amante, il cui calore aveva fatto una frittata delle sue ovulazioni, mettendola incinta una seconda volta. E qui, la duplicità fra convenzione borghese, con le sue inadeguatezze alla felictà compiuta, ma pure con le sue comodità locative e reddituali, l'aveva indotta a dichiarare al drudo ritrovato, che la creatura in gestazione era quasi certamente frutto della di lui cretività, ma che ad educarla ed allevarla sarebbe stato il marito legittimo. Non per questo, ella intendeva privarsi della sua presenza attiva per i lunghi ed altrimenti insopportabili anni a venire.
Ecco uno spaccato di una realtà, affrancatasi, nei fatti e non solo nelle dichiarazioni, dai principi di convivenza convenzionali - almeno fino a ieri - e lo spostarsi dinamico e dialettico dei termini di onore e di reputazione. A che serve il primo, quando è salvaguardata la seconda? La vita può continuare, senza appesantimenti, anzi: il marito crederà di essere un maschio realizzato nel constatare quanto con lui sia serena ed appagata la moglie, i bimbi saranno coinvolti e accuditi con fervore e forse svilupperanno sensibilità e volontà positive. Nell'ombra, il demiurgo, quando avrà superato la ritrosia strana, che lo aveva portato a diradare le sue visite ed a suscitare l'irata stupefazione del suo vecchio amico, tesserà la sua trama spermatica e, se sarà saggio e adeguatamente spiritoso, farà della sua vita un capolavoro alchemico, rinunciando alla fama, ma sapendo, solo lui, di aver vissuto.
Ecco uno spaccato di una realtà, affrancatasi, nei fatti e non solo nelle dichiarazioni, dai principi di convivenza convenzionali - almeno fino a ieri - e lo spostarsi dinamico e dialettico dei termini di onore e di reputazione. A che serve il primo, quando è salvaguardata la seconda? La vita può continuare, senza appesantimenti, anzi: il marito crederà di essere un maschio realizzato nel constatare quanto con lui sia serena ed appagata la moglie, i bimbi saranno coinvolti e accuditi con fervore e forse svilupperanno sensibilità e volontà positive. Nell'ombra, il demiurgo, quando avrà superato la ritrosia strana, che lo aveva portato a diradare le sue visite ed a suscitare l'irata stupefazione del suo vecchio amico, tesserà la sua trama spermatica e, se sarà saggio e adeguatamente spiritoso, farà della sua vita un capolavoro alchemico, rinunciando alla fama, ma sapendo, solo lui, di aver vissuto.
Osservazioni
Osservo dalla finestra gli orpelli dei palazzi signorili di fronte che presentano qualche adeguamento alla praticità d'uso, come si evince quando gli infissi sono a metà.
Dietro quelle riserve contro la disorganizzazione, si esercitano, con placida ponderazione o con convulsa frettolosità, le riflessioni, le tattiche e le strategie a beneficio di chi può pagare, quale che sia il frutto del suo guadagno, anzi, quasi sempre, in funzione dei mezzi impiegati per conseguire altri mezzi, destinati a fini ( o ancora mezzi ) suggestivi e immaginifici o semplici e immediati, entrambi mediati dalle convenzioni.
Penso alle elaborazioni adolescienziali, allo studio condotto nel silenzio di stanze ovattate o nel rumore di una famiglia poco avvezza ai riti discreti dello studio e più incline all'ira delle compulsioni quotidiane, endogene ed esogene...
Dietro quelle riserve contro la disorganizzazione, si esercitano, con placida ponderazione o con convulsa frettolosità, le riflessioni, le tattiche e le strategie a beneficio di chi può pagare, quale che sia il frutto del suo guadagno, anzi, quasi sempre, in funzione dei mezzi impiegati per conseguire altri mezzi, destinati a fini ( o ancora mezzi ) suggestivi e immaginifici o semplici e immediati, entrambi mediati dalle convenzioni.
Penso alle elaborazioni adolescienziali, allo studio condotto nel silenzio di stanze ovattate o nel rumore di una famiglia poco avvezza ai riti discreti dello studio e più incline all'ira delle compulsioni quotidiane, endogene ed esogene...
Milone
Caro Milone,
sono in via dell'Indipendenza alla vigilia della commemorazione della Vittoria mutilata.
Sono dannunzianamente pieno di Passione e responsabilità e tendo all'eccellenza in un tripudio di fanfare interiori.
Entrando, ho riconosciuto un collega di Paternò, che conobbi alla metà degli anni '90in occasione di un'assemblea sindacale alla quale partecipai, nel sottotetto della Sede, allora corredata, in sala, di splendidi tappeti.
Era stato trasferito, non ne aveva compreso il motivo, imprecava e sacramentava in siciliano strettissimo. Erano gli anni dell'innesto Maramotti nel tronco centenario del Credem'a me.
Siamo tutti e due molto cresciuti, nel frattempo, di taglia sartoriale e siamo ancora qui a presidiare la nostra vetrinetta, con pazienza e responsabilità.
sono in via dell'Indipendenza alla vigilia della commemorazione della Vittoria mutilata.
Sono dannunzianamente pieno di Passione e responsabilità e tendo all'eccellenza in un tripudio di fanfare interiori.
Entrando, ho riconosciuto un collega di Paternò, che conobbi alla metà degli anni '90in occasione di un'assemblea sindacale alla quale partecipai, nel sottotetto della Sede, allora corredata, in sala, di splendidi tappeti.
Era stato trasferito, non ne aveva compreso il motivo, imprecava e sacramentava in siciliano strettissimo. Erano gli anni dell'innesto Maramotti nel tronco centenario del Credem'a me.
Siamo tutti e due molto cresciuti, nel frattempo, di taglia sartoriale e siamo ancora qui a presidiare la nostra vetrinetta, con pazienza e responsabilità.
mercoledì 2 giugno 2010
Finzioni o apparenze.
La rappresentazione artistica è finzione, apparenza fornita ai sogni, non necessariamente romantici, degli spettatori.
Lo si affermava, il 26 Maggio scorso, nel musical: "Hollywood - Ritratto di un divo", interpretato con felice maestria dal Gruppo teatrale del Liceo Marco Minghetti di Bologna.
E' stato un lavoro di livello, meritevole del prezzo del biglietto e nel quale i giovani attori hanno cercato di dare il meglio di sé, applicandosi per mesi nello studio, nelle prove e nel canto, nonostante i gravosi studi quotidiani.
La serata e il loro sforzo sono andati a beneficio di associazioni ed enti morali, la cui opera - se meritoria o meno - lo sanno loro! - è stata lo spunto-pretesto per offrire agli interpreti la possibilità di esprimersi. Ci sarà chi lo avrà fatto con spirito carrieristico - forse il giovane attore drammatico Lorenzo Pullega, interprete di John Gilbert, per estetica vanità - sia detto senza deminutio, ma come caratteristica, semmai non prevalente - come le già mature e apparentemente sicure di sé, ragazze. Una citazione va riservata alla moglie delusa di Gilbert, dotata di grande personalità e capacità di riempire la scena. Bravissime, in particolare, le due Greta Garbo: quella con la valigia degli esordi e la cinica e arida diva realizzata. Da chi?
Non certo dall'amore da set di Gilbert, utile solo per gli esordi, bensì dalla vena speculativa e cinica, come quella della diva, del produttore Louis Mayer, anch'esso offerto nella duplice versione di un rozzo e vitalistico decisionista, quasi un capo cantiere attrezzista e in quella rifinita e caratteriale interpretata da Pietro Riguzzi.
L'interpretazione del giovane attore, più giovane della media dei compagni di scena, è stata la più ricca di contenuti psicologici. Il suo Louis Mayer è dotato d'intelletto, piegato al calcolo economico come a quello sensuale, causa, il primo, e conseguenza, il secondo, di uno status di potere da difendere, anche e soprattutto dalle influenze morali o pseudo-morali di un ambiente corrotto ed anche effimero, eppur capace, come tutte le cose umane di contemplare intrinsecamente l'aldilà delle contingenze e di contraddirne le esigenze deterministiche, almeno interiormente.
Riguzzi-Mayer, in questo senso, volteggia a dieci centimetri dal palcoscenico e ci offre saggi di maestria, frutto della sua applicazione costante, della serietà del suo studio, reso possibile dall'evidente amore per il teatro, vetrina culturale della pantomima dell'uomo, delle sue finzioni che tradiscono in continuazione la sua verità. E' del grande interprete, indipendentemente da considerazioni anagrafiche, saperne tradurre le caratteristiche e farle sue. E Riguzzi ci riesce, ogni volta che entra in scena, come solista o come cointerprete, dando sempre un connotato specificamente suo ad ogni performance. Pur essendo evidente la cura dei dettagli scenici di cui si è appropriato, Pietro li esegue senza manierismi scolastici - che pure ha sequenzialmente approfonditi - e li supera nell'interpretazione.
Delicati e piani i motivi cantati con acquisita tecnica e voce chiara e modulata, sia individualmente sia in incalzanti duetti. Rapsodici i bozzetti mimati, come quello della scelta della futura attricetta, in fila per i favori dell'impresario.
Nel canto di Pietro Riguzzi abbiamo riconosciuto le qualità raffinate di un attore in piena evoluzione, che non si presenta in scena, come nelle altre occasioni della vita, senza essersi preparato a gestirle, pur non disdegnando nessuna parte che compone il mosaico, sempre rispettabile, ma non per questo armonico, del teatro della esistenza, nella quale, con applicazione variabile e senso di appartenenza graduato, ogni giorno recitiamo, quale che sia l'obiettivo, pratico o di senso che perseguiamo, spesso confondendone i termini. Pietro sa già ricondurre ad unità sintetica, ma non dogmatica questo agone, mantenendo con divertita partecipazione i tratti umoristici della vita.
Complimenti sinceri!
Lo si affermava, il 26 Maggio scorso, nel musical: "Hollywood - Ritratto di un divo", interpretato con felice maestria dal Gruppo teatrale del Liceo Marco Minghetti di Bologna.
E' stato un lavoro di livello, meritevole del prezzo del biglietto e nel quale i giovani attori hanno cercato di dare il meglio di sé, applicandosi per mesi nello studio, nelle prove e nel canto, nonostante i gravosi studi quotidiani.
La serata e il loro sforzo sono andati a beneficio di associazioni ed enti morali, la cui opera - se meritoria o meno - lo sanno loro! - è stata lo spunto-pretesto per offrire agli interpreti la possibilità di esprimersi. Ci sarà chi lo avrà fatto con spirito carrieristico - forse il giovane attore drammatico Lorenzo Pullega, interprete di John Gilbert, per estetica vanità - sia detto senza deminutio, ma come caratteristica, semmai non prevalente - come le già mature e apparentemente sicure di sé, ragazze. Una citazione va riservata alla moglie delusa di Gilbert, dotata di grande personalità e capacità di riempire la scena. Bravissime, in particolare, le due Greta Garbo: quella con la valigia degli esordi e la cinica e arida diva realizzata. Da chi?
Non certo dall'amore da set di Gilbert, utile solo per gli esordi, bensì dalla vena speculativa e cinica, come quella della diva, del produttore Louis Mayer, anch'esso offerto nella duplice versione di un rozzo e vitalistico decisionista, quasi un capo cantiere attrezzista e in quella rifinita e caratteriale interpretata da Pietro Riguzzi.
L'interpretazione del giovane attore, più giovane della media dei compagni di scena, è stata la più ricca di contenuti psicologici. Il suo Louis Mayer è dotato d'intelletto, piegato al calcolo economico come a quello sensuale, causa, il primo, e conseguenza, il secondo, di uno status di potere da difendere, anche e soprattutto dalle influenze morali o pseudo-morali di un ambiente corrotto ed anche effimero, eppur capace, come tutte le cose umane di contemplare intrinsecamente l'aldilà delle contingenze e di contraddirne le esigenze deterministiche, almeno interiormente.
Riguzzi-Mayer, in questo senso, volteggia a dieci centimetri dal palcoscenico e ci offre saggi di maestria, frutto della sua applicazione costante, della serietà del suo studio, reso possibile dall'evidente amore per il teatro, vetrina culturale della pantomima dell'uomo, delle sue finzioni che tradiscono in continuazione la sua verità. E' del grande interprete, indipendentemente da considerazioni anagrafiche, saperne tradurre le caratteristiche e farle sue. E Riguzzi ci riesce, ogni volta che entra in scena, come solista o come cointerprete, dando sempre un connotato specificamente suo ad ogni performance. Pur essendo evidente la cura dei dettagli scenici di cui si è appropriato, Pietro li esegue senza manierismi scolastici - che pure ha sequenzialmente approfonditi - e li supera nell'interpretazione.
Delicati e piani i motivi cantati con acquisita tecnica e voce chiara e modulata, sia individualmente sia in incalzanti duetti. Rapsodici i bozzetti mimati, come quello della scelta della futura attricetta, in fila per i favori dell'impresario.
Nel canto di Pietro Riguzzi abbiamo riconosciuto le qualità raffinate di un attore in piena evoluzione, che non si presenta in scena, come nelle altre occasioni della vita, senza essersi preparato a gestirle, pur non disdegnando nessuna parte che compone il mosaico, sempre rispettabile, ma non per questo armonico, del teatro della esistenza, nella quale, con applicazione variabile e senso di appartenenza graduato, ogni giorno recitiamo, quale che sia l'obiettivo, pratico o di senso che perseguiamo, spesso confondendone i termini. Pietro sa già ricondurre ad unità sintetica, ma non dogmatica questo agone, mantenendo con divertita partecipazione i tratti umoristici della vita.
Complimenti sinceri!
domenica 23 maggio 2010
Milone
Seguo, con l'interesse che si riserva ad un buon giallo, gli aggiornamenti criminologici del Crede'a me.
Quindi, ora, i rapinatori hanno cambiato le loro modalità d'azione. Ci trattano come le vecchiette da raggirare o da scippare, adeguandosi ai tempi micragnosi che stiamo vivendo.
La nostra cura nell'impedire agli estranei, identificati come nemici - da buoni cani da guardia, credem'a me - sarà assoluta.
Credem'a me!
Quindi, ora, i rapinatori hanno cambiato le loro modalità d'azione. Ci trattano come le vecchiette da raggirare o da scippare, adeguandosi ai tempi micragnosi che stiamo vivendo.
La nostra cura nell'impedire agli estranei, identificati come nemici - da buoni cani da guardia, credem'a me - sarà assoluta.
Credem'a me!
Milone
Caro Milone,
nel mio peregrinare da ebreo errante, mi capita di constatare quanta passione e auto-responsabilità influenzi il mondo. Soprattutto quello relazionale, con connotazioni consortili.
Dal mio nuovo punto di osservazione, mi è capiatato di riconoscere reincarnazioni di vite precedenti e di vederle intrattenere contatti, evidentemente mai interrotti, con precedenti compagni di lavoro. Costoro, i visitors, sono oggi account manager, ma amministrano capitali di altri/e che, pur rimasti impiegati/e, hanno una barca di quattrini che loro si sogneranno per sempre.
Bizzarra la vita ed i suoi ruoli e, Credem'a me, acronimi: Popper avrebbe parlato di falsificazionismo, io, più modestamente, di falsificazioni.
L'account in parola, mi chiese, anni fa, di iscriversi alla F.A.B.I. Io, per affezione verso la bottega sindacale, non lo respinsi, anche se non mi convinceva.
Appena investito di un iniziale ruolo gerarchico, si appalesò per lo stronzo che sospettavo. Poi, divenuto direttore di filiale, in Romagna, con la faccia di tolla che serve per avere successo ( quale? ), mi ricontattò, perché era stato rimosso e rischiava il licenziamento. Quando, alla fine, dovette palesare le carte, il nostro avvocato - che gli salvò la buccia - ebbe, infine, a chiedergli se non gli fosse mai capitato di affidare una Maria Rossi o una Elisabetta Rivani, anzichè tutte quelle Svetlana, Irina e via slavizzando.
Rieccolo, con inalterata sicumera, riveniente dal riposizionamento delle terga sullo strapuntino che rischiava di dover lasciare, in visita di "portafoglio", sotto le spoglie del cliente.
Sarebbe divertente se compisse una rapina, non sotto le mentite spoglie del profeta finanziario. Saremmo censurati ed esposti all'aziendale esecrazione, per culpa in vigilando.
Ho riconosciuto la sua calvizie, da tergo, poi il suo inconfondibile tono vocale e, data la scarsa affluenza, ne ho identificato i tratti del viso, quando girava il capo per la pantomima professionale.
Infine, è risbucato da dietro il cartellone: "l'amicizia premia, passaparola!" e, come quando è entrato, è scivolato via, insalutato ospite.
Mimesi, parole. I nostri valori per i prossimi tre anni.
nel mio peregrinare da ebreo errante, mi capita di constatare quanta passione e auto-responsabilità influenzi il mondo. Soprattutto quello relazionale, con connotazioni consortili.
Dal mio nuovo punto di osservazione, mi è capiatato di riconoscere reincarnazioni di vite precedenti e di vederle intrattenere contatti, evidentemente mai interrotti, con precedenti compagni di lavoro. Costoro, i visitors, sono oggi account manager, ma amministrano capitali di altri/e che, pur rimasti impiegati/e, hanno una barca di quattrini che loro si sogneranno per sempre.
Bizzarra la vita ed i suoi ruoli e, Credem'a me, acronimi: Popper avrebbe parlato di falsificazionismo, io, più modestamente, di falsificazioni.
L'account in parola, mi chiese, anni fa, di iscriversi alla F.A.B.I. Io, per affezione verso la bottega sindacale, non lo respinsi, anche se non mi convinceva.
Appena investito di un iniziale ruolo gerarchico, si appalesò per lo stronzo che sospettavo. Poi, divenuto direttore di filiale, in Romagna, con la faccia di tolla che serve per avere successo ( quale? ), mi ricontattò, perché era stato rimosso e rischiava il licenziamento. Quando, alla fine, dovette palesare le carte, il nostro avvocato - che gli salvò la buccia - ebbe, infine, a chiedergli se non gli fosse mai capitato di affidare una Maria Rossi o una Elisabetta Rivani, anzichè tutte quelle Svetlana, Irina e via slavizzando.
Rieccolo, con inalterata sicumera, riveniente dal riposizionamento delle terga sullo strapuntino che rischiava di dover lasciare, in visita di "portafoglio", sotto le spoglie del cliente.
Sarebbe divertente se compisse una rapina, non sotto le mentite spoglie del profeta finanziario. Saremmo censurati ed esposti all'aziendale esecrazione, per culpa in vigilando.
Ho riconosciuto la sua calvizie, da tergo, poi il suo inconfondibile tono vocale e, data la scarsa affluenza, ne ho identificato i tratti del viso, quando girava il capo per la pantomima professionale.
Infine, è risbucato da dietro il cartellone: "l'amicizia premia, passaparola!" e, come quando è entrato, è scivolato via, insalutato ospite.
Mimesi, parole. I nostri valori per i prossimi tre anni.
Milone
Temo, caro Milone, che non sia tutto oro quel che luce.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti e ai ricavi.
L'amministrazione, in rete, è affidata completamente al cassiere, che spesso si trattiene da solo in filiale e che è utilizzato secondo una programmazione non trasparente - perché non se ne conoscono le caratteristiche e i parametri - a sostituire e rimpiazzare itinerando, la sua generica figura. D'altra parte, nei grandi gruppi, in attesa di essere soppiantato dalle macchine self-service, la mansione è ricoperta solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, l'esenzione da questo compito sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem'a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo di tutte la sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative nel settore.
Ma allora, gli eredi Maramotti non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem'a me centenario.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti e ai ricavi.
L'amministrazione, in rete, è affidata completamente al cassiere, che spesso si trattiene da solo in filiale e che è utilizzato secondo una programmazione non trasparente - perché non se ne conoscono le caratteristiche e i parametri - a sostituire e rimpiazzare itinerando, la sua generica figura. D'altra parte, nei grandi gruppi, in attesa di essere soppiantato dalle macchine self-service, la mansione è ricoperta solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, l'esenzione da questo compito sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem'a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo di tutte la sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative nel settore.
Ma allora, gli eredi Maramotti non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem'a me centenario.
Milone
Perché il Credito emiliano ha più filiali in qualche sperduta provincia calabrese che a Bologna?
E' stata la Banca d'Italia ad imporglielo?
Non è credibile. Senza un interesse materiale, un'azienda non si fa imporre la propria sede d'attività da nessuno e la Banca d'Italia di Fazio, politica a parte, non faceva paura a nessuno.
E se fosse proprio qui il busillis?
Percorrendo in macchina la Sicilia, mi sembrava di essere a casa, o quasi: dappertutto, accompagnate e commentate da una miriade di denunce improvvisate, affisse ai muri, circa la mancanza di un piano regolatore, fiorivano le gru delle cooperative emiliano-romagnole. Sia in Sicilia, sia in Calabria, le attività erano e sono assicurate dall'Unipol, pardon: UGF.
Ma non c'è incongruenza fra l'ideologia Maramotti e il rosso, sia pur affaristico delle Coop?
Pecunia non olet
"Io sono un uomo d'affari", diceva il primo Berlusconi a chi gli chiedeva se fosse socialista.
Anzi, la sinergia contraddittoria può essere efficacissima, come le "convergenze parallele", assurdo logico e geometrico di Aldo Moro.
Si raccoglie di più e si investe meglio a Calatafimi che a Bologna? Se sì, perchè e con quali modalità?
Credo sia giusto e opportuno porsi e proporre, internamente, questi quesiti.
E' stata la Banca d'Italia ad imporglielo?
Non è credibile. Senza un interesse materiale, un'azienda non si fa imporre la propria sede d'attività da nessuno e la Banca d'Italia di Fazio, politica a parte, non faceva paura a nessuno.
E se fosse proprio qui il busillis?
Percorrendo in macchina la Sicilia, mi sembrava di essere a casa, o quasi: dappertutto, accompagnate e commentate da una miriade di denunce improvvisate, affisse ai muri, circa la mancanza di un piano regolatore, fiorivano le gru delle cooperative emiliano-romagnole. Sia in Sicilia, sia in Calabria, le attività erano e sono assicurate dall'Unipol, pardon: UGF.
Ma non c'è incongruenza fra l'ideologia Maramotti e il rosso, sia pur affaristico delle Coop?
Pecunia non olet
"Io sono un uomo d'affari", diceva il primo Berlusconi a chi gli chiedeva se fosse socialista.
Anzi, la sinergia contraddittoria può essere efficacissima, come le "convergenze parallele", assurdo logico e geometrico di Aldo Moro.
Si raccoglie di più e si investe meglio a Calatafimi che a Bologna? Se sì, perchè e con quali modalità?
Credo sia giusto e opportuno porsi e proporre, internamente, questi quesiti.
Milone
La natura padronale del Credem'a me-Max Mara fashion group, si evince da molteplici sintomi.
L'abito, prima di tutto, l'immagine verso l'esterno, più estetica che sostanziale.
L'arredamento delle filiali, funzionale all'accoglienza.
Intimidente per il popolo minuto, calda e solidale con i depositanti più pesanti e per le loro signore vacue e chiocciolanti.
Per gli uni e per gli altri, glamour e toni soft.
Peccato che in fondo ai pantaloni gessati a righe, facciano talvolta bella mostra di sé calzini corti mal accoppiati con le scarpe, che spesso cravatte sgargianti "sparino" sull'ordito e che, limitatamente al personale più giovane, le scarpe assomiglino a delle pagode.
Chi di gallina nasce...l'abbiamo già detto.
Ma ci sono altri segni di un costume bucolico e feudale, del tutto ignorante dei Lumi, del libero pensiero, di ogni volterriana esegesi.
La dimora del Padrone o, almeno, la principale, è un castello; i suoi famigli che curano la manutenzione nelle filiali, anche se ad uno di loro hanno revocato il mandato per appaltarlo ad una agenzia regionale meno costosa, sono gli stessi che cambiano le tapparelle e allacciano i fili nelle dimore padronali. Se tanto mi dà tanto, anche gli acronimi più importanti del Credem'a me devono essere parte pregiata della felice consorteria, con mansioni equivalenti. E noi, con passione e responsabilità, zampettiamo sui Suoi tappeti, ci confrontiamo sullo sfondo dei paesaggi o sotto losguardo attento dei soggetti di parte della pinacoteca di famiglia, distribuiti nei vari possedimenti immobiliari.
La cura degli ovili è affidata ad una honlus di Pastori professionali che sanno condurre le greggi dove l'acqua è più scarsa ed i prati più aridi, mantenendole in condizione d'uso.
Potrebbe sembrar strano, ad un esame superficiale e troppo succube dell'ideologia di consumo, che tanta privata finanza sia potuta sorgere in una provincia nella quale, anche il sole, per sorgere, doveva godere del bene placito del fu P.C.I., se non fosse per il realismo "responsabile" di cotaltra totalitaria consorteria, oggi giolittianamente ( trasformisticamente ) ridenominata, in attesa di tempi migliori ( parliamo delle future generazioni ), usa a prestar servizi in cambio di occupazione, per conservare la propria rappresentanza. ( segue )
L'abito, prima di tutto, l'immagine verso l'esterno, più estetica che sostanziale.
L'arredamento delle filiali, funzionale all'accoglienza.
Intimidente per il popolo minuto, calda e solidale con i depositanti più pesanti e per le loro signore vacue e chiocciolanti.
Per gli uni e per gli altri, glamour e toni soft.
Peccato che in fondo ai pantaloni gessati a righe, facciano talvolta bella mostra di sé calzini corti mal accoppiati con le scarpe, che spesso cravatte sgargianti "sparino" sull'ordito e che, limitatamente al personale più giovane, le scarpe assomiglino a delle pagode.
Chi di gallina nasce...l'abbiamo già detto.
Ma ci sono altri segni di un costume bucolico e feudale, del tutto ignorante dei Lumi, del libero pensiero, di ogni volterriana esegesi.
La dimora del Padrone o, almeno, la principale, è un castello; i suoi famigli che curano la manutenzione nelle filiali, anche se ad uno di loro hanno revocato il mandato per appaltarlo ad una agenzia regionale meno costosa, sono gli stessi che cambiano le tapparelle e allacciano i fili nelle dimore padronali. Se tanto mi dà tanto, anche gli acronimi più importanti del Credem'a me devono essere parte pregiata della felice consorteria, con mansioni equivalenti. E noi, con passione e responsabilità, zampettiamo sui Suoi tappeti, ci confrontiamo sullo sfondo dei paesaggi o sotto losguardo attento dei soggetti di parte della pinacoteca di famiglia, distribuiti nei vari possedimenti immobiliari.
La cura degli ovili è affidata ad una honlus di Pastori professionali che sanno condurre le greggi dove l'acqua è più scarsa ed i prati più aridi, mantenendole in condizione d'uso.
Potrebbe sembrar strano, ad un esame superficiale e troppo succube dell'ideologia di consumo, che tanta privata finanza sia potuta sorgere in una provincia nella quale, anche il sole, per sorgere, doveva godere del bene placito del fu P.C.I., se non fosse per il realismo "responsabile" di cotaltra totalitaria consorteria, oggi giolittianamente ( trasformisticamente ) ridenominata, in attesa di tempi migliori ( parliamo delle future generazioni ), usa a prestar servizi in cambio di occupazione, per conservare la propria rappresentanza. ( segue )
domenica 16 maggio 2010
Milone
Temo, caro Milone, che non sia tutto oro quel che luce.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni, all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti ed ai ricavi.
L'amministrazione in rete è affidata completamente al cassiere che spesso si trattiene, da solo, in filiale e che è utilizzato, secondo una preventiva programmazione non trasparente, perché non se ne conoscono le caratteristiche ed i parametri, in sostituzione della sua generica figura.
D'altra parte, nei grandi Gruppi, in attesa di essere sostituito dai self-service, il ruolo è ricoperto solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, la tuela da questo ruolo sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem' a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero, da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo, cioè, di tutte le sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative del settore.
Ma, allora, gli eredi Maramotti, non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem' a me centenario.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni, all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti ed ai ricavi.
L'amministrazione in rete è affidata completamente al cassiere che spesso si trattiene, da solo, in filiale e che è utilizzato, secondo una preventiva programmazione non trasparente, perché non se ne conoscono le caratteristiche ed i parametri, in sostituzione della sua generica figura.
D'altra parte, nei grandi Gruppi, in attesa di essere sostituito dai self-service, il ruolo è ricoperto solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, la tuela da questo ruolo sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem' a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero, da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo, cioè, di tutte le sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative del settore.
Ma, allora, gli eredi Maramotti, non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem' a me centenario.
Milone
L'icona più bella dello screen saver, che riporterà incessantemente alla nostra attenzione i valori che dovremo vivere, volenti o nolenti, nella una e trinitaria - mission, passione e responsabilità - dimensione del tempo a venire, è l'ultima, già utilizzata per il sondaggio sul Capo.
Un attempato dirigente ( non può essere che un dirigente, il vecchio biblico, in questa giovanile e pur centenaria, per chi ci crede, azienda ) si gingilla, instupidito dal vento e dalle pale eoliche, con una girandola, di quelle reperibili sui banchetti delle fiere di paese.
Panta rei - tutto scorre - è vero e la sintesi giocosa, ma decisamente non cosciente, dei fotogrammi evolutivi precedenti, ci riporta al dunque dell'irresponsabilità, invero stolida, del potere.
Un attempato dirigente ( non può essere che un dirigente, il vecchio biblico, in questa giovanile e pur centenaria, per chi ci crede, azienda ) si gingilla, instupidito dal vento e dalle pale eoliche, con una girandola, di quelle reperibili sui banchetti delle fiere di paese.
Panta rei - tutto scorre - è vero e la sintesi giocosa, ma decisamente non cosciente, dei fotogrammi evolutivi precedenti, ci riporta al dunque dell'irresponsabilità, invero stolida, del potere.
Milone
Milone, Credem,a me,
questa vita proattiva mal si attaglia a chi ha raggiunto la civiltà sedentaria.
Lo spirito nomade è dei popoli primitivi, sempre alla ricerca di cibo e poco inclini, per procurarselo, alla stanzialità dell'agricoltura ed alla stabilità della famiglia, del villaggio.
Meglio è per loro e più stimolante, cacciare, prima, e poi razziare, come fanno oggi i ticoons della finanza, senza sottostante produttivo e di vendita, globale.
Si tratta, necessariamente, di popoli giovani che si selezionano eugeneticamente da sé.
Chi riesce ad invecchiare, chi si infortuna, viene tralasciato a morire d'inedia e a far da pasto alle fiere.
I giovani esemplari si angustiano per cercare di darsi una prospettiva e, somatizzando,tirano avanti, al prezzo che natura e cultura richiede.
Noi, comodamente sistemati a Reggio Emilia e privatamente gelosi delle nostre epicuree abitudini, cerchiamo di intercettare i flussi di denaro per metterli a disposizioni di chi non ne ha bisogno.
Il compito precipuo dei nostri addetti alle imprese è di favorire un utilizzo non necessario ai fini conservativi, bensì utile - si vedrà...- per investimenti alternativi, garantiti da quanto proficuamente già esercitato.
Sarà questo lo scopo della convenzione Napoleone?
Nel mio piccolo, anni fa, ricevetti la sollecitazione allo sportello, di una signora che, pur avendo un saldo attivo di 180.000.000 di lire sul suo conto personale, impetrava un prestito di 25.000.000 per acquistare una automobile.
Con il marito, possedeva un conto cointestato in un'altra banca, ma aveva sempre simulato di godere di un reddito inferiore, con il coniuge, per sollecitarne il familiare sostegno.
L'auto da acquistare costava, infatti, ben più dei 25.000.000 richiesti.
Che c'entra? Dirai.
Sono categorie diverse di un unico meccanismo mentale, sul quale speculano tutte le istituzioni finanziarie ed a cui accedono, nella loro piccola disonestà, anche i nostri consimili, sub specie clientis.
questa vita proattiva mal si attaglia a chi ha raggiunto la civiltà sedentaria.
Lo spirito nomade è dei popoli primitivi, sempre alla ricerca di cibo e poco inclini, per procurarselo, alla stanzialità dell'agricoltura ed alla stabilità della famiglia, del villaggio.
Meglio è per loro e più stimolante, cacciare, prima, e poi razziare, come fanno oggi i ticoons della finanza, senza sottostante produttivo e di vendita, globale.
Si tratta, necessariamente, di popoli giovani che si selezionano eugeneticamente da sé.
Chi riesce ad invecchiare, chi si infortuna, viene tralasciato a morire d'inedia e a far da pasto alle fiere.
I giovani esemplari si angustiano per cercare di darsi una prospettiva e, somatizzando,tirano avanti, al prezzo che natura e cultura richiede.
Noi, comodamente sistemati a Reggio Emilia e privatamente gelosi delle nostre epicuree abitudini, cerchiamo di intercettare i flussi di denaro per metterli a disposizioni di chi non ne ha bisogno.
Il compito precipuo dei nostri addetti alle imprese è di favorire un utilizzo non necessario ai fini conservativi, bensì utile - si vedrà...- per investimenti alternativi, garantiti da quanto proficuamente già esercitato.
Sarà questo lo scopo della convenzione Napoleone?
Nel mio piccolo, anni fa, ricevetti la sollecitazione allo sportello, di una signora che, pur avendo un saldo attivo di 180.000.000 di lire sul suo conto personale, impetrava un prestito di 25.000.000 per acquistare una automobile.
Con il marito, possedeva un conto cointestato in un'altra banca, ma aveva sempre simulato di godere di un reddito inferiore, con il coniuge, per sollecitarne il familiare sostegno.
L'auto da acquistare costava, infatti, ben più dei 25.000.000 richiesti.
Che c'entra? Dirai.
Sono categorie diverse di un unico meccanismo mentale, sul quale speculano tutte le istituzioni finanziarie ed a cui accedono, nella loro piccola disonestà, anche i nostri consimili, sub specie clientis.
Milone
Caro Milone,
sono in via Giuseppe Mazzini. E' il mio risorgimento bancario. Anche qui, parte della clientela non mi è ignota e di qualcuno conosco anche gli altarini.
Qui praticano il rito del cah in - cash out, ancora sconosciuto in viale XII Giugno.
Vestono tutti Maramotti, ma, almeno per ora, della mia informalità non si curano. D'altra parte, i più informali sono i clienti, che dalla loro hanno i soldi, mentre noi dobbiamo essere eleganti e sorridenti o, almeno, riconoscibili dalla divisa, come i commessi, in qualunque altra rivendita.
Torno in affiancamento.
A presto.
Pier Paolo
sono in via Giuseppe Mazzini. E' il mio risorgimento bancario. Anche qui, parte della clientela non mi è ignota e di qualcuno conosco anche gli altarini.
Qui praticano il rito del cah in - cash out, ancora sconosciuto in viale XII Giugno.
Vestono tutti Maramotti, ma, almeno per ora, della mia informalità non si curano. D'altra parte, i più informali sono i clienti, che dalla loro hanno i soldi, mentre noi dobbiamo essere eleganti e sorridenti o, almeno, riconoscibili dalla divisa, come i commessi, in qualunque altra rivendita.
Torno in affiancamento.
A presto.
Pier Paolo
Milone
Milone, vecchio mio,
nella nuova e risorgimentale filiale, mi esercito, in squadra con i colleghi, con passione e responsabilità, al gioco dei quattro cantoni.
Le scrivanie, infatti, sono sempre piene, anche se qualcuno, irresponsabilmente si assenta, per qualsiasi, incongrua causa.
La Patria è salvaguardata nelle sue formali apparenze: i problemi restani irrisolti, ma vengono ribaltati e non assunti, sulle classi subalterne a maggior beneficio dei pochi che contano e dei loro collaboratori...a scendere.
Caro Giuseppe ( Mazzini ) così fu ed è la Giovine Italia e, a quanto pare, anche la Giovine Europa.
nella nuova e risorgimentale filiale, mi esercito, in squadra con i colleghi, con passione e responsabilità, al gioco dei quattro cantoni.
Le scrivanie, infatti, sono sempre piene, anche se qualcuno, irresponsabilmente si assenta, per qualsiasi, incongrua causa.
La Patria è salvaguardata nelle sue formali apparenze: i problemi restani irrisolti, ma vengono ribaltati e non assunti, sulle classi subalterne a maggior beneficio dei pochi che contano e dei loro collaboratori...a scendere.
Caro Giuseppe ( Mazzini ) così fu ed è la Giovine Italia e, a quanto pare, anche la Giovine Europa.
venerdì 14 maggio 2010
Milone
Ti ricordi, Milone, le copertine dei 75 giri di bachelite, con il cagnolino accucciato che guarda, fiducioso e pieno di aspettative, il grammofono?
Osservando, rapito, le incalzanti immagini dello screen server, mi si sono inumidite le ciglia, come quando, bambino, ascoltavo Mamma son tanto felice...e Spazzacamino.
Sono i frutti della Passione e della Responsabilità.
Per fortuna c'è sempre La Voce del Padrone ( Ricordi ).
Osservando, rapito, le incalzanti immagini dello screen server, mi si sono inumidite le ciglia, come quando, bambino, ascoltavo Mamma son tanto felice...e Spazzacamino.
Sono i frutti della Passione e della Responsabilità.
Per fortuna c'è sempre La Voce del Padrone ( Ricordi ).
mercoledì 12 maggio 2010
Milone
I bagni, in via Giuseppe Mazzini, assomigliano alla suite di un albergo. Accoppiati, ad angolo, in un discreto piano interrato, prevedono una ritirata per signori ed una, contigua, per signore. In comune hanno un vestibolo con lavandino.
Sembra che un concierge, malizioso ed esperto, abbia voluto creare uno spazio di socialità, di scambio e di conoscenza. Una specie di contesto fiduciario, dove scambiarsi parole e, chiusi nei propri abitacoli, fianco a fianco, confessarsi sospiri, crepitii e cascate di sentimenti.
Sembra che un concierge, malizioso ed esperto, abbia voluto creare uno spazio di socialità, di scambio e di conoscenza. Una specie di contesto fiduciario, dove scambiarsi parole e, chiusi nei propri abitacoli, fianco a fianco, confessarsi sospiri, crepitii e cascate di sentimenti.
Milone
Al Credem, la coesione aziendale si esprime anche nelle modalità di entrata-uscita dai locali allarmati. Quando un acronimo commerciale accompagna all'uscita un/a cliente, per non perdere il contatto lo segue nella bussola, realizzando una imbarazzante contiguità e uno scambio di fiati, umori ed odori.
Tutto ciò, certamente, richiama all'inconscio memorie primordiali che, presumendo di essere rassicuranti, possono invece risultare ansiogene e irritanti.
Dato, però, che l'eloquio è professionalmente volto alla cura dell'interesse clientelare, l'atavico istinto di difesa si indebolisce. Poi, l'apertura della seconda anta, che dà sul corso, restituisce all'ecosistema la coppia dopo la carpita e breve intimità.
Più franchi e camerateschi sono gli abbinamenti imbussolati dei credm'a me doc, in entrata ed in uscita, contrassegnati da una franca e spicciativa abitudinarietà, fra risa e cozzi nell'angusto abitacolo.
Fina a che, a sera, provato, ciascuno esce alla spicciolata, da solo e riprende ciondolante la via consueta, tranne la cassiera che, solo allora, liberatasi dall'interazione - da direttore! E' lei la vera direttrice! - con tutti gli altri servizi, riesce a dedicarsi all'amministrazione dei necessari adempimenti burocratici.
Suppongo, gratis et amore dei, non essendo il suo un servizio lucrativo.
Tutto ciò, certamente, richiama all'inconscio memorie primordiali che, presumendo di essere rassicuranti, possono invece risultare ansiogene e irritanti.
Dato, però, che l'eloquio è professionalmente volto alla cura dell'interesse clientelare, l'atavico istinto di difesa si indebolisce. Poi, l'apertura della seconda anta, che dà sul corso, restituisce all'ecosistema la coppia dopo la carpita e breve intimità.
Più franchi e camerateschi sono gli abbinamenti imbussolati dei credm'a me doc, in entrata ed in uscita, contrassegnati da una franca e spicciativa abitudinarietà, fra risa e cozzi nell'angusto abitacolo.
Fina a che, a sera, provato, ciascuno esce alla spicciolata, da solo e riprende ciondolante la via consueta, tranne la cassiera che, solo allora, liberatasi dall'interazione - da direttore! E' lei la vera direttrice! - con tutti gli altri servizi, riesce a dedicarsi all'amministrazione dei necessari adempimenti burocratici.
Suppongo, gratis et amore dei, non essendo il suo un servizio lucrativo.
Milone
Caro Milone,
è tutto un via vai di gessati scuri a righe, stile Chicago 1920-30, dai quali ormai distinguo gli avventori dai colleghi.
Altro discrimine è l'età: se sono anziani appartengono certamente al Gotha degli immortali. Altrimenti sarebbero in cassa o ai giardinetti, al 70% della retribuzione.
Dicevo che l'andirivieni è incessante: l'onnipresenza viene assicurata, per ogni ruolo e mansione e, organizzativamente, tutte le voci contrattuali vengono subordinate alla trama delle sostituzioni, giostrando le insufficienti pedine sullo scacchiere.
I vari Capi blocco confermano molto tardivamente i piani ferie e lo fanno con semplici e-mail, in calce alle quali si mettono a disposizione per ogni "delucidazione".
Dato che non si possono servire due padroni, non vale la pena di prendere in considerazione la profferta. Forse, qualche iscritto al sindacato unico aziendale può farlo preliminarmente, dato che vi sono parimenti iscritti i Capi blocco, così come, compatibilmente, possono, forse, evitare le mansioni e le destinazioni sgradite.
Constato che le ferie, per uno o due giorni al massimo, vengono consumate, per riposarsi o sbrigare qualche pratica amministrativa, con frequenza, la stessa delle malattie, sincopate quando non son sincopi.
Eppure, per scelta cautelativa, il lavoro non è molto.
Si gira fra i campi, le stalle, i viottoli e le taverne, sotto l'occhio vigile del paese intero che, della vita di ognuno parla, discute e commenta.
Per il resto, il tempo trascorre noioso: mai una rapina a movimentarlo. Ogni tanto, quache sbriga-faccende si presenta, intasca dobloni ammazzettati, firma la distinta di trasferimento contante e torna al suo avamposto, con passione e responsabilità.
I gessati grigio scuro, pur rappresentando un evidente mascheramento di identità, passano inosservati fra la folla in movimento, illusa di avere un obiettivo o di perseguire uno scopo.
Non sono collocabili in un contesto.
La compagnia itinerante dei gessati scuri a righe, raggiunge infine il tableau sul quale si esibirà, per un pubblico di abbonati, seduto nelle ridotte di un saloncino.
Ecco il passo farsi più felpato, l'ammiccamento e le parole d'occasione, sempre le stesse, verso Tizio o Caia, lo sguardo perplesso verso l'ultimo venuto.
A fine giornata, consumati gli estremi convenevoli, la compagnia di giro si congeda e consulta il palmare aziendale per sapere dove potrà, domani, esercitare la sua passione e responsabilità, sempre tramite auto privata, per limitare la fatica fisica, accrescere la secrezione di adrenalina, utile per il successo e contribuire, con questa condotta non igienica a sclerotizzare la circolazione.
Solo quando sarà vecchio e malato, ciascuno si renderà conto di avere girato secondo lo scopo di una trottola, che qualcun altro aveva lo scopo di far girare, per divertire, a sua volta, un'anima bambina e irresponsabile.
è tutto un via vai di gessati scuri a righe, stile Chicago 1920-30, dai quali ormai distinguo gli avventori dai colleghi.
Altro discrimine è l'età: se sono anziani appartengono certamente al Gotha degli immortali. Altrimenti sarebbero in cassa o ai giardinetti, al 70% della retribuzione.
Dicevo che l'andirivieni è incessante: l'onnipresenza viene assicurata, per ogni ruolo e mansione e, organizzativamente, tutte le voci contrattuali vengono subordinate alla trama delle sostituzioni, giostrando le insufficienti pedine sullo scacchiere.
I vari Capi blocco confermano molto tardivamente i piani ferie e lo fanno con semplici e-mail, in calce alle quali si mettono a disposizione per ogni "delucidazione".
Dato che non si possono servire due padroni, non vale la pena di prendere in considerazione la profferta. Forse, qualche iscritto al sindacato unico aziendale può farlo preliminarmente, dato che vi sono parimenti iscritti i Capi blocco, così come, compatibilmente, possono, forse, evitare le mansioni e le destinazioni sgradite.
Constato che le ferie, per uno o due giorni al massimo, vengono consumate, per riposarsi o sbrigare qualche pratica amministrativa, con frequenza, la stessa delle malattie, sincopate quando non son sincopi.
Eppure, per scelta cautelativa, il lavoro non è molto.
Si gira fra i campi, le stalle, i viottoli e le taverne, sotto l'occhio vigile del paese intero che, della vita di ognuno parla, discute e commenta.
Per il resto, il tempo trascorre noioso: mai una rapina a movimentarlo. Ogni tanto, quache sbriga-faccende si presenta, intasca dobloni ammazzettati, firma la distinta di trasferimento contante e torna al suo avamposto, con passione e responsabilità.
I gessati grigio scuro, pur rappresentando un evidente mascheramento di identità, passano inosservati fra la folla in movimento, illusa di avere un obiettivo o di perseguire uno scopo.
Non sono collocabili in un contesto.
La compagnia itinerante dei gessati scuri a righe, raggiunge infine il tableau sul quale si esibirà, per un pubblico di abbonati, seduto nelle ridotte di un saloncino.
Ecco il passo farsi più felpato, l'ammiccamento e le parole d'occasione, sempre le stesse, verso Tizio o Caia, lo sguardo perplesso verso l'ultimo venuto.
A fine giornata, consumati gli estremi convenevoli, la compagnia di giro si congeda e consulta il palmare aziendale per sapere dove potrà, domani, esercitare la sua passione e responsabilità, sempre tramite auto privata, per limitare la fatica fisica, accrescere la secrezione di adrenalina, utile per il successo e contribuire, con questa condotta non igienica a sclerotizzare la circolazione.
Solo quando sarà vecchio e malato, ciascuno si renderà conto di avere girato secondo lo scopo di una trottola, che qualcun altro aveva lo scopo di far girare, per divertire, a sua volta, un'anima bambina e irresponsabile.
Angela
Oggi Angela si è ricoverata all'Istituto ortopedico Rizzoli, per concorrere all'ambitissimo riconoscimento "Rotula d'oro". Demiurgo dell'operazione avrebbe dovuto essere il prof. Marcacci, che però è rimasto all'estero, trattenuto dalla nube vulcanica islandese.
Angela, già degente fin dalle prime ore dell'alba, si è sottoposta a tutte le analisi e le visite richieste, prima di essere informata dell'imprevisto.
E' quindi restata nei paraggi, pur sottoponendosi, alle ore canoniche, a tutti i riti caritatevoli riservati ai postulanti dell'antico convento. Trascorrerà quindi la notte in ospedale e solo domani, fin dalle ore 7, potrà essere portata in sala operatoria dove si eserciterà il virtuosismo del Maestro, che, per recuperare sulle parcelle, opererà in corpore vivo senza interruzione fino a pomeriggio inoltrato.
Poi rientrerà in lettiga alla sua magione, che abbandonerà domenica, allorquando gli indaffaratissimi imprenditori Andrea e Riccardo, partiranno per la Cina, alla ricerca di commesse.
Tornerà per una settimana, con le stampelle, dalla mamma, che, non reggendosi in piedi e non intendendo, però, consentire alle mani profane di una fantesca di metterle sulla sua biancheria, sulle sue coperte ecc., paventa il nuovo e sempre più facticoso sforzo, per preservare la purezza delle sue faticate conquiste.
Angela, già degente fin dalle prime ore dell'alba, si è sottoposta a tutte le analisi e le visite richieste, prima di essere informata dell'imprevisto.
E' quindi restata nei paraggi, pur sottoponendosi, alle ore canoniche, a tutti i riti caritatevoli riservati ai postulanti dell'antico convento. Trascorrerà quindi la notte in ospedale e solo domani, fin dalle ore 7, potrà essere portata in sala operatoria dove si eserciterà il virtuosismo del Maestro, che, per recuperare sulle parcelle, opererà in corpore vivo senza interruzione fino a pomeriggio inoltrato.
Poi rientrerà in lettiga alla sua magione, che abbandonerà domenica, allorquando gli indaffaratissimi imprenditori Andrea e Riccardo, partiranno per la Cina, alla ricerca di commesse.
Tornerà per una settimana, con le stampelle, dalla mamma, che, non reggendosi in piedi e non intendendo, però, consentire alle mani profane di una fantesca di metterle sulla sua biancheria, sulle sue coperte ecc., paventa il nuovo e sempre più facticoso sforzo, per preservare la purezza delle sue faticate conquiste.
sabato 1 maggio 2010
Milone
Caro Milone,
lunedì prossimo, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, sarò in via Giuseppe Mazzini, presso il nostro risorgimentale sportello.
Mi reco sul posto con un po' d'anticipo per applicarmi ai nuovi compiti che la nostra patria mi richiede. Lo farò con passione e responsabilità, pur riservandomi di verificare la bontà della tardiva pretesa.
Centocinquant'anni, per una nazione ed anche per uno Stato sono decisamente pochi e sul sangue - copioso -sulla dittatura, sul post-corporativismo non si costruiscono le identità dei popoli, che si nutrono di ben altra - e quanto ricca! - sostanza.
Dopo i generali borbonici, usi ad osservare l'esito delle loro strategie in carrozza e, provvisti di cannocchiale, dall'alto di una collina e i dialettali ed inesperti acronimi, che suppliscono all'inesperienza con la prestanza fisica, applicata, in itinere, sul territorio, mi sono fatto prudente sulle intenzioni del mio prossimo.
Soprattutto quando mostra difficoltà a redigere due righe, come chiosava già ai miei esordi in banca un direttore di sala: "mi dispiace, ma da piccolo non mi hanno imparato a scrivere".
Chissà se l'Italia resterà unita, almeno formalmente? Noi, Credem'a me, siamo in una botte di ferro!
Già artefici del tri-colore, massonicamente coagulante, abbiamo nel brand i possibili colori del futuro e, volendo, saremmo in grado di agire anche nell'Italia tripartita.
Per parte mia, mi sposto in una zona di operazioni più sfavorita. ( Espressione tratta dal saluto di Indro Montanelli ai suoi lettori, quando lasciò il Corriere della Sera e trascurò per un periodo la sua Storia d'Italia, per fondare il Giornale nuovo ).
A presto.
Pier Paolo
lunedì prossimo, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, sarò in via Giuseppe Mazzini, presso il nostro risorgimentale sportello.
Mi reco sul posto con un po' d'anticipo per applicarmi ai nuovi compiti che la nostra patria mi richiede. Lo farò con passione e responsabilità, pur riservandomi di verificare la bontà della tardiva pretesa.
Centocinquant'anni, per una nazione ed anche per uno Stato sono decisamente pochi e sul sangue - copioso -sulla dittatura, sul post-corporativismo non si costruiscono le identità dei popoli, che si nutrono di ben altra - e quanto ricca! - sostanza.
Dopo i generali borbonici, usi ad osservare l'esito delle loro strategie in carrozza e, provvisti di cannocchiale, dall'alto di una collina e i dialettali ed inesperti acronimi, che suppliscono all'inesperienza con la prestanza fisica, applicata, in itinere, sul territorio, mi sono fatto prudente sulle intenzioni del mio prossimo.
Soprattutto quando mostra difficoltà a redigere due righe, come chiosava già ai miei esordi in banca un direttore di sala: "mi dispiace, ma da piccolo non mi hanno imparato a scrivere".
Chissà se l'Italia resterà unita, almeno formalmente? Noi, Credem'a me, siamo in una botte di ferro!
Già artefici del tri-colore, massonicamente coagulante, abbiamo nel brand i possibili colori del futuro e, volendo, saremmo in grado di agire anche nell'Italia tripartita.
Per parte mia, mi sposto in una zona di operazioni più sfavorita. ( Espressione tratta dal saluto di Indro Montanelli ai suoi lettori, quando lasciò il Corriere della Sera e trascurò per un periodo la sua Storia d'Italia, per fondare il Giornale nuovo ).
A presto.
Pier Paolo
1° Maggio 2010.
E' di nuovo 1° Maggio, ormai festa dell'impresa e dei consumatori, anzi superamento della festa in favore dei servizi...privati.
Ieri, conversando con la nuova signora che fa le pulizie, le ho chiesto se avrebbe festeggiato la ricorrenza. Costei, rumena ormai attempata, rispondeva assolutamente di no; fin da quando aveva cominciato a lavorare come cuoca e cameriera ( precoce esempio di flesibilità ) era stata costretta a sfilare, in divisa, in questa ricorrenza, davanti al palazzo presidenziale, oggi sede del Parlamento.
I preparativi cominciavano all'alba e lei doveva alzarsi alle quattro.
Quarantottenne, aveva due figli di oltre trent'anni, generati in età adolescenziale. Ottenuto un visto per un lavoro temporaneo in Italia, la sua famiglia era stata tenuta in ostaggio fino al suo rientro e sorvegliata con telecamere che furono rimosse a missione compiuta.
Come avesse ottenuto il permesso e per chi avesse curato un acquisto di una barca, non è dato sapere, così come se, nella sua veste d'impiegata in un albergo, non fosse stata utilizzata o addirittura reclutata, come spia, dalla securitate. Del marito, nessuna notizia. I due figli fanno gli "imprenditori" della Coca Cola,anche in Grecia e in Spagna, da dove molti rumeni stanno ritornando, preconizzandone la crisi. Nonostante questo, lei continua a mandar loro dei soldi, perché i generi di prima necessità costano come in Italia; quelli di lusso, la metà. E' stato quanto chiesto dagli altri paesi per ammetterli nella comunità europea.
Provvista di un diploma di scuola alberghiera, sta per ridiplomarsi a castel San Pietro Terme e spera, nonostante l'età di ottenere un posto a tempo indeterminato. Il suo prima diploma, da noi non vale perché non contempla la cucina mediterranea. Così, all'alba prepara i pasti per le mense e fa le pulizie al pomeriggio. Vive da dieci anni con un compagno italiano, non si sa se per ragioni sentimentali o locative; casomai per tutte e due. Restano incerte le rispettive percentuali. Ha scelto Bologna per lavorare perché - dice: " al Sud c'è sfruttamento ( ha cominciato in Puglia )con buona pace dei furbi e piagnoni meridionali, per i quali qualcuno si commuove ancora e da Reggio Emilia in su, c'è razzismo. Ne parleremo in commemorazione del 150° della precaria convivenza. Per certi versi, non mi convince del tutto. D'altra parte ognuno vive come può, si è formato e come la vita e l'ecosistema l'hanno adattato. Buon 1° Maggio ai lavoratori al mare.
Ieri, conversando con la nuova signora che fa le pulizie, le ho chiesto se avrebbe festeggiato la ricorrenza. Costei, rumena ormai attempata, rispondeva assolutamente di no; fin da quando aveva cominciato a lavorare come cuoca e cameriera ( precoce esempio di flesibilità ) era stata costretta a sfilare, in divisa, in questa ricorrenza, davanti al palazzo presidenziale, oggi sede del Parlamento.
I preparativi cominciavano all'alba e lei doveva alzarsi alle quattro.
Quarantottenne, aveva due figli di oltre trent'anni, generati in età adolescenziale. Ottenuto un visto per un lavoro temporaneo in Italia, la sua famiglia era stata tenuta in ostaggio fino al suo rientro e sorvegliata con telecamere che furono rimosse a missione compiuta.
Come avesse ottenuto il permesso e per chi avesse curato un acquisto di una barca, non è dato sapere, così come se, nella sua veste d'impiegata in un albergo, non fosse stata utilizzata o addirittura reclutata, come spia, dalla securitate. Del marito, nessuna notizia. I due figli fanno gli "imprenditori" della Coca Cola,anche in Grecia e in Spagna, da dove molti rumeni stanno ritornando, preconizzandone la crisi. Nonostante questo, lei continua a mandar loro dei soldi, perché i generi di prima necessità costano come in Italia; quelli di lusso, la metà. E' stato quanto chiesto dagli altri paesi per ammetterli nella comunità europea.
Provvista di un diploma di scuola alberghiera, sta per ridiplomarsi a castel San Pietro Terme e spera, nonostante l'età di ottenere un posto a tempo indeterminato. Il suo prima diploma, da noi non vale perché non contempla la cucina mediterranea. Così, all'alba prepara i pasti per le mense e fa le pulizie al pomeriggio. Vive da dieci anni con un compagno italiano, non si sa se per ragioni sentimentali o locative; casomai per tutte e due. Restano incerte le rispettive percentuali. Ha scelto Bologna per lavorare perché - dice: " al Sud c'è sfruttamento ( ha cominciato in Puglia )con buona pace dei furbi e piagnoni meridionali, per i quali qualcuno si commuove ancora e da Reggio Emilia in su, c'è razzismo. Ne parleremo in commemorazione del 150° della precaria convivenza. Per certi versi, non mi convince del tutto. D'altra parte ognuno vive come può, si è formato e come la vita e l'ecosistema l'hanno adattato. Buon 1° Maggio ai lavoratori al mare.
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