mercoledì 23 giugno 2010

Milone

caro Milone,
roteando proattivamente sulla mia seggiolina con rotelle, ho colto l'habitus dei camerieri del ristorante Diana, in attesa dei rarissimi clienti della colazione del mezzodì. A volte la sala resta desolatamente vuota, ma loro presidiano i tavoli nel loro completo cremisi, quasi bianco, decorato da una cravatta nera, simile a quella che portavano gli uomini in lutto quando io ero bambino, in alternativa ad un bottone nero all'occhiello.
Il portamento, l'espressione, tradiscono Passione e Responsabilità, anche se, all'ora del pasto non consumato al loro desco a pagamento, li vedo percorrere l'ambito ristoratore, sbattendosi ritmicamente il tovagliolo sull'avambraccio, senza la compostezza abituale.
Davanti a me, invece, sciamano con passo felpato, ritmico e flessuoso i miei colleghi Credem'a me: gli uomini con grisaglie e cravatte ton dur ton, le donne con mises pratiche ma eleganti. Gli uni e le altre hanno sul volto un cipiglio professionale altero, che si scioglie subito con i trasandati, ma ricchi clienti.
Intorno a me si agita la proattività passionale e responsabile di tutto il personale, che mi investe di ogni adeguamento procedurale e normativo, di ogni sistemazione di sospesi, di ogni integrazione occasionale.
Mi guardo attorno, smarrito, lento di riflessi come sono, ammirato ma inadeguato a tanto fervore.
Buon appetito, Milone.

Milone

Mi rendo conto, Milone, che le nostre facoltà affabulatorie soffrono di afonie, crepitii, strozzature, che ci riportano al linguaggio ianrticolato dei nostri primordi. Spesso bisogna sollecitare le ripetizioni dei nomi aspirati, sospirati, sibilati, accennati, ma anche di quelli declamati con troppa fretta o teatrale vigore. Come ai primordi, chi ritiene di essere Paganini soffre le ripetizioni, sospettando che l'esito sarebbe tale e quale e pretendendo di essere inteso dal suono e dall'atteggiamento.

lunedì 21 giugno 2010

Milone

La segui, Milone, la FIFA Word Cup?
Le squadre più accreditate stentano nel girone iniziale, in attesa di misurarsi fra di loro negli scontri diretti.
In fondo, le squadre minori adottano al tattica ostruzionistica che ci ha reso famosi con Nereo Rocco, quando eravamo poveri.
Molte delle nazioni che praticano il catenaccio tattico, cioè a tutto campo, chiudendo ogni spazio alle invenzioni dei più tecnici competitori, puntano alla visibilità mediatica ed all'acreditamento nel lucrosissimo mondo del business pallonaro.
Sono in genere espressione di nazioni tutt'altro che povere o dotate di campioni da esportazione.
Rischiano invece di uscire dalla competizione al primo turno tutte le nazionali africane, che non rinunciano a giocare e manifestano talune ingenuità organizzative, pur essndo dotate di ottimi elementi e valendosi dei consigli di tecnici girovaghi.
Devono pagarli molto di più di quanto consentirebbero le loro condizioni, stimate sul reddito pro capite e non sulle rendite da materie prime per i paesi ex coloniali, se fra gli anonimi girovaghi, compare anche Sven Goran Eriksson , già trainer della Lazio, già C.T. dell'Inghilterra, con qualche interesse commercial calcistico, ma anche come "console onorario" di una multinazionale arabo-britannica.
Il torneo, del resto, si svolge in Africa solo geograficamente, dato che l'estrema propaggine meridionale del continente, abolita l'apartheid si è evoluta verso i mercati globali, relegando nella miseria, nell'AIDS e nella criminalità i discendenti di quegli ingenui contestatori che preferivano morire anziché vivere da afrikaneers. Lo stesso movimento del Nelson Mandela, durante la sua lunghissima detenzione, si è reso protagonista di ogni sorta di corruzione.
Forse è per questo che tutte le nazionali africane rischiano l'eliminazione al primo turno, peggiornado le performances delle edizioni precedenti.
O si trata, invece, di carenza di Passione e Responsabilità?

Se hai anche tu un esempio di Passione e Responsabilità...

Così recita la propaganda aziendale, alla quale ho provocatoriamente preposto il seguente esempio.
Sabato scorso, a metà giornata, è venuto meno José Saramago, un bell'esempio di passione e responsabilità. Affabulatore delicato e sentimentalmente ironico, interprete della saudade, la nostalgia di ciò che non si è mai vissuto, espressa attraverso l'involuto idioma portoghese.
La sua espressione assomiglia ad un incessante esame interiore, che attinge alla cultura, ai classici ed alla mitologia, declinati nei termini della vita quotidiana e dell'esperienza.
Frondista, durante la dittaura fascista di Salazar e di Caetano - si iscrisse in clandestinità al partito comunista - diresse una rivista letteraria e pubblicò su giornali e riviste.
Dopo la rivoluzione dei garofani, che sancì la fine di un isolamento periferico del Portogallo, che si uniformò ai costumi dell'Europa occidentale, non ritenendo, la classe dirigente economica di quel paese, che fosse ancora opportuno e produttivo per sé, tenersi fuori dai giochi, iniziò una intensa produzione di romanzi storici ed ideologici ed anche di sociologia politica, in forma di racconti.
Rivisitò il Nuovo Testamento, scrivendo Il Vangelo secondo Gesù Cristo - l'unico che non ne ha scritto uno - suscitando l'ostilità rabbiosa della Chiesa cattolica, per aver rappresentato un Gesù, figlio del Dio veterotestamentario ed a sua volta padre di quel Genitore, nella versione della nuova religione che, Lui ignaro, si sarebbe prodotta ed affermata secondo i canoni del potere mondano. Un Gesù, in punto di morte, disilluso dal Padre, che prega gli uomini che continueranno a soffrire della Sua crudeltà, di perdonarLo.
Anche in morte, l'Osservatore romano non si è astenuto da una invettiva all'acido prussico, del tutto priva di Carità cristiana.
Il Governo portoghese non se la sentì di farsi rappresentare da lui nelle concioni letterarie mondiali e Saramago si appartò sull'isola di Lanzarote, dove ricevette la notizia del Premio Nobel e dove riposeranno una parte delle sue ceneri. Le altre - e solo le ceneri - saranno restituite a Lisbona.
Ha esercitato con modestia non servile la passione e la responsabilità che gli venivano da dentro e, sia pure consegnato ora alla sua dimensione museale, è un garbato maestro di vita del nostro breve tempo.

sabato 19 giugno 2010

Milone

Deve intendersi per lavoratore, caro Milone, colui/ei che, impiegato o operaio svolga attività routinarie, prima di venir sostituito da qualche macchinario. Il plusvalore, incorporato nel lavoro, di cui si occupò Carlo Marx, sembra aver perso d'attualità e d'appeal per il beneficiario, cioè il capitalista proprietario dei mezzi di produzione.
Sembra, ancora che, per questa via, ci si avvii verso la fine del lavoro, come già profetizzava dieci anni or sono Jeremy Rifkin, eccezion fatta per qualche precaria od occasionale prestazione.
Sembra, dicunt, tradunt...verranno falsi profeti e spargeranno il verbo di Mammona.

Milone

Il personale a disposizione, caro Milone, già massa di manovra, a volta sosta presso la nostra sede, in attesa di un ingaggio, come i braccianti nelle piazze dei paesi meridionali.
Che si tratti di manovalanza è attestato, perché, quando, dopo aver sostituito influenzati, depressi, infortunati, gravide o mestruate, personale irresponsabile in ferie, restano per un giorno o poche ore, senza lavoro, vengono ospitati in Sede, come capitava una volta a coloro che non volevano partecipare agli scioperi, verbo sconosciuto al Credem.
Ivi si adoperano in ogni compito occasionale, con Passione e Responsabilità, senza conoscere neppure il loro fine pena.
Nel frattempo non acquisiscono nessuna esperienza, conoscenza o portafoglio che li possa rendere appetibili alla concorrenza e aspettano un'acronimica futura investitura, per poter uscire dal limbo dell'intermediazione operativa, fra vertici organizzativi e riva dei bruti.

Milone

Milone, il vetro che, in tempi non lontani, si frapponeva fra gli operatori e il loro prossimo, sub specie clientis, aveva una funzione, oserei dire, morale. Neutralizzava i sorrisi seduttivi, come quelli equini, standardizzava la mimica vis a vis, casomai provocava deformazioni espressive, nel tentativo di farsi intendere attraverso il viscosissimo fluido.
Era la grata del confessore contro l'immodestia o la miseria della carne e, nel caso nostro, contro non accattivanti afrori sudaticci.

In risposta alla mail di un esodando differito.

Temo, caro Stefano, che non di Tremonti si tratti, né di Berlusconi.
Il primo è diventato ricchissimo consigliando gli evasori di altissimo target, il secondo ha una visione edonistica della vita e mai vorrebbe passare per "moralizzatore".
Dopo il default della Grecia e quello probabile dell'Ungheria, che ha la parità di cambio del suo fiorino con l'euro e la revisione dei conti di portogallo, Spagna e Italia, l'Europa teutonica, non accettando più di pagare i costi del dopoguerra, si è prima imposta una dura manovra correttiva, poi, per via diplomatica, ha imposto correzioni ( secondo me, non risolutive ) ai paesi gaudenti, soprattutto di ozio e di buon clima.
Hai visto con quanta repentinità è stata innalzata l'età pensionabile delle donne che, come gli uomini, non lavorano nella pubblica amministrazione?
Anche in questa occasione, abbiamo rincorso l'italico stellone, nella speranza di voltar pagina prima della Quaresima e il Governo, messo alle strette, ha impiegato la furbizia per gestire il potere. Noi Italiani, del resto, passiamo la vita a prenderci in giro e sostanzialmente, con qualche recriminazione, accettiamo di farci prendere in giro.
Il capitolato sugli esodi prevede il rispetto dei patti sottoscritti, salvo "modifiche intervenute nel frattempo, nella legislazione previdenziale". Ormai, la legislazione nazionale, per le grandi poste, consiste solo in atti di recepimento di decreti europei ( tedeschi ). Cambia, quindi, più che la normativa - che è molto simile - il costume applicativo.
Non pensare solo al tuo "particulare": forse, anche gli evasori saranno costretti a pagare un po' più di tasse e tu potrai martirizzarti, in famiglia e con l'affezionata clientela, IGNAVA CREATURA.
Mi auguro di cuore che la sorte o la Grazia ti siano favorevoli e che, dopo le ferie Giuliane, tu possa accedere al paradiso domestico, che, a mio parere, terminerebbe alla fine di Settembre.
E poi, all'apparir del vero...
Con affetto,
Pier Paolo

Milone

Osservavo le tavole degli impegni di Credemfactor, caro Milone, e mi sovvenivano i principi del diritto primitivo, le ataviche XII tavole del primo diritto romano, ma anche i principi consuetudinari del diritto anglosassone, quella giurisprudenza legata al costume, così efficace per l'imperialismo commerciale britannico e per l'integrazione culturale del meticciato sociale nord americano.
Che bello sentirsi investiti di una missione salvifica, sentimentale e al di fuori di aridi criteri oggettivi, quale "ira bona" nel punire anche con la morte, quanto "sentiamo interiormente" ingiusto.
Poi mi è sovvenuto di quando ero catecumeno, aspirante - si diceva - a un vago pulviscolare, simile allo zucchero a velo. I principi stentorei, ma trattati con sospirosi dolcificanti, il sentore di vaghe minacce e il placido sorriso mentre si lisciavano la pancia gravida, ma non di feti o di liquido amniotico.
Mi è andata bene che non ho incontrato preti pedofili.
Il profilo, però, era quello: agreste, padronale e paternalistico.
Invece è giusto solo quello che prevede lo "ius", il diritto e non le impressioni soggettive che ne può coltivare ciascuno di noi.
Non è giusto, ad esempio, che per ascoltare il bolso briefing sui "tempi liberati dalla semplificazione della procedura, da dedicare alla consulenza ed alla vendita, con catalogo premi, dal tostapane al lettore portatile di CD", i miei colleghi siano stati costretti ad avviarsi verso casa alle 18,40, senza indennità e recuperi, dopo aver consumato una giornata a ritmi da catena di montaggio.
Non è giusto che il personale in missione, alla stessa ora e per lo stesso tempo, abbia dovuto raggiungere i luoghi delle conferenze.
Non è giusto, soprattutto, che si tema di farlo presente, con paura e autoirresponsabilità.

Milone

La deforestazione continua...
Lungo il corridoio, davanti a me, passano i carrelli con i tronchi trasformati in tanta carta certificativa.
L'eretica invenzione, insieme alla scrittura, ebbe in origine ben altri scopi ed i bramini si compiacquero poi degli esiti sacrileghi sugli ex adepti, piangendo la loro ex esclusiva sapienza.
Li trasporta lo stesso boscaiolo, a giudicare dall'aspetto - sia detto con deferenza - che ha commesso il peccato di invaghirsi di aspettative più comode, ma meno sane.
E oggi, fra il depresso e l'incazzato, ciabatta con i sandali fra il furgone e il salone, scandendo i suoi passi come un metronomo ( deve fare altre sei consegne ), sperimentando per la prima volta il senso del ridicolo.

Milone.

Caro Milone, voglio raccontarti un episodio, capitato poco fa, alle 9 a.m.
Si è presentata una signora, in procinto di partirire una bambina, mi ha detto en passant...
Voleva versare due assegni in dollari che le erano stati rilasciati da una associazione ematologica ed oncologica di una Università americana.
La dottoressa, senza birignao e cicisbeismi, anzi, con aggraziata semplicità, diceva che la figlioletta avrebbe dovuto essere già nata.
L'ho fatta accomodare in un salottino che, per la mancanza di climatizzazione sembrava un forno. Ho poi chiesto se c'era qualcuno disponibile ad effettuare l'operazione di versamento in valuta nord americana, ma, con passione e responsabilità ci si stava occupando di altre beghe di non specificata natura.
Ho raccolto personalmente, firme, girate copia di un documento di riconoscimento, quando la ricercatrice, che doveva ricoverarsi e che non aveva evidentemente nessuno da delegare, più tardi, a perfezionare la banale transazione, ha deciso di procrastinare l'incasso, con equilibrio e prudenza.
Con calma e pigrizia una delle due femmine crudeli, individuate per l'esecuzione, che di figli per ora non ne fanno, per evitare di dover inviare le quattro poste elettroniche previste dal regolamento aziendale in questi casi, si chiedeva: " avrei bisogno di un caffé."
"Posso uscire?"
"Due minuti, va bene." - rispondeva l'altra - " No, se non vieni tu, lo sportello non può essere lasciato solo ( sic! )".
Un caso di responsabilità pusillanime...solo verso il dio aziendale che le ha convinte di poterle punire. Nessuna attenzione per l'umano bisogno.

Milone.

871.000! Mentre tu ti evolvi. Milone, e acceleri verso l'esito della tua esperienza: la scomparsa, io mi involvo e regressivamente replico atti meccanici. Mentre i tuoi successi sono accompagnati da fanfare e slogans, io posso cogliere solo la compunzione di pochi dediti alla pratica socratica e maieutica di sgravare i mezzi forti del loro contenuto. Costoro danno molta importanza al denaro, anche se, per loro, è poco e riservano un formale rispetto per il sacerdote che glielo amministra ( ministrum ).
Assisto poi alla orgogliosa reticenza degli offerenti al nostro tempio ( la bancocrazia antica è cominciata così ), laconici e, in fondo in fondo, imbarazzati del nero delle loro anime, ma rassicurati dalla lascivia con cui possono lavarsele. Noi li mandiamo in pace.

Milone.

A volte penso, Milone, che il denaro sia un formidabile anestetico dell'intelligenza e che, ad un ricco, manchi pochissimo per essere un genio.

In morte di José saramago

Ieri, verso l'ora di pranzo, è morto José Saramago, nella lunare isola di Lanzarote, dove si era appartato, dopo uno scontro con il governo portoghese e, soprattutto, la Chiesa cattolica del suo paese, dopo la pubblicazione del Vangelo secondo Gesù Cristo ( l'unico che non ne avesse scritto uno ). Mi mancherà, col suo liguaggio involuto, in traduzione, che probabilmente è mal reso in italiano, riflesso di una riflessione costante sui miti, come sulla vita. Ho quasi terminato la lettura delle sue opere; non tutte mi sono piaciute, ma in ognuna ho trovato tratti descrittivi ed interpretativi, offerti all'anima del lettore. Non l'ho mai sentito come un profeta, né lui credo che aspirasse a diventarlo, come il suo Cristo stesso. Troppo divertito e ironico per prendersi sul serio eppur impegnato nell'offrire un senso alle sue descrizioni. Paradigmatico Cecità, condizione indotta da un morbo che acceca e imbarbarisce. Tutti, tranne una. Alle donne ha riservato sempre garbo e attenzione: ai loro sentimenti ed alla loro sentimentalità, pur nel realismo più manifesto. Taluni tratti dell'amore femminile sono quasi perfetti. Il capolavoro letterario di questi bozzetti è la dichiarazione della Maddalena agli apostoli, sul perché del maggior amore che Gesù le riservava rispetto a loro.
Uomo di modeste origini, schiacciato, come tutti i suoi connazionali dalla dittatura di Salazar e di Caetano, diede il meglio di sé dopo la rivoluzione dei garofani, dal 1982 in poi. Nel '92, solo dieci anni dopo, era già esule alle Canarie, in ricercata solitudine in quell'isola di Lanzarote, lavica, spossante per la calura che promana dal sottosuolo e desertica, dopo aver constatato che la libertà politica non si era tradotta in libertà morale e neppure culturale. Ha rinnovato con vigoria la tradizione poetica e letteraria del suo triste Portogallo, pur ricco, nelle sue ridotte dimensioni, dei Lusiadi Di Camoes e delle disperate cronache di Pessoa. E' stato paragonato, credo con esattezza, a Kafka, Borges. Le sue fantasie meste mi hanno accompagnato per un tratto adulto della mia vita e traevano origine dalla sua esperienza di bambino povero in una terra povera, l'Alentejo, dei suoi primi lavori di meccanico per automobili, dalla repressione salazarista e delle sue prime deroghe come redattore e poi curatore di una rivista letteraria. Ora la sua opera acquisterà un carattere museale, sarà riassunta nei Meridiani, non sarà più alimentata dall'analisi dell'evoluzione umana nei suoi caratteri politici e sociologici, attraverso l'elaborazione fantastica, ma ricca di conoscenza, delle culture antiche, nel loro adattamento al potere presente. Ai portoghesi ha apportato il sorriso, ma dubito che per ora la maggior parte di loro sia in grado di apprezzarlo. Ora che è morto sarà anche troppo celebrato, di ritorno a Lisbona. Lui, per parte sua, aveva asserito di essere già morto nel 2007 e di non essere più risorto. Mi mancherà come interlocutore delle mie solitudini, ma eviterò, per rispetto di farne un culto non essendo lui più in grado di darne una interpretazione autentica.

domenica 13 giugno 2010

Commento al "Paese delle prugne verdi" di Herta Muller

Il paese delle prugne verdi, di Herta Muller, scoperto e pubblicato da una piccola casa editrice, ante famam, - oggi i diritti sono stati acquistati dalla Feltrinelli, come quelli di un altro Nobel, José Saramago, dopo che quest'ultimo ha litigato con la Einaudi, per via di Berlusconi , mentre la Marsilio editrice è riuscita a proporre una saggistica breve, quasi novellistica dell'autrice - si apre, si sviluppa e si chiude attraverso una narrazione a flash back, del tutto primordiale rispetto ai fasti editoriali ( se il mercato sarà propizio ) che si prospettano. Il contesto è quello del Banato, regione rumena di lingua tedesca. Uno dei lasciti dell'orribile strage della prima guerra mondiale, una delle cause addotte, della seconda, che anziché razionalizzare quelle situazioni di stranieri in patria ( che riguardava e riguarda anche etnie ungheresi ) produrrà un assetto bipolare in Europa e nel mondo, in via, ora, di riassetto precario e, al di là delle intenzioni dichiarate, necessariamente instabile.
Clima di miseria e di alienazione, di estraneità e "assurdo" dolore, catatonicamente vissuto, giustificazione e premessa di una morte interiore.
Una realtà che, prefiggendosi di escludere qualsiasi sentimentalità nella vita umana e schiava di un determinismo ideologico materialistico, riduce le persone a sagome informi, apparentemente inerti, eppur sofferenti.
Drammaturgicamente affine al teatro dell'assurdo di Samuel Becket e agli uomini ridotti a rifiuti di Eugene Jonesco, che traggono il loro humus, il primo dalla livida e poverissima Irlanda e il secondo da una superba cultura gallicana che si avviava, dopo essersi liberata dalla vandeana e feudale mentalità latifondistica e nobiliare, verso la vertigine del vuoto, della mancanza di senso, della Nausea esistenzialista, astratta e attratta come una calamita, dal comunitarismo astratto, senza identità.
La narrazione procede a strappi e imbozzola gli avvenimenti che non conoscono nessuna fluidità. Eppure è la vita delle protagoniste inizialmente, dei protagonisti, in seguito, estraniata e ripiegata su se stessa: silenzio e paura. Quando l'assurdo e l'abuso si sedimentano nella coscienza di Lola, ecco che la morte, autoinflitta, pone fine al vuoto, per precipitarsi in un'altra voragine buia.
L'ufficialità del sistema si accorge di lei e la prende in considerazione, dopo averla arruolata, solo per espellerne la memoria e, per farlo, ribalta la verità, piuttosto che la prassi.
Il suo diario, l'autocoscienza della vittima, viene sottratto e le compagne che hanno assistito inerti al suo sfacelo, sono chiamate a decretarne "democraticamente" la rimozione. Al posto loro - chiarisce l'autrice - Lola avrebbe fatto altrettanto, perché la dittatura non prevede variabili.
Solo la morte della poveretta, atto di estrema contraddizione, rianima le menti e i cuori sopiti e impauriti.
Il ristretto eppur vago mondo circostante si riempie di figure afasiche, simboliche nella loro catatonicità. La povertà e l'oppressione coartano la fantasia e la creatività e consentono solo rattrappite sensazioni notturne, al riflesso di una luce, di un bagliore dell'immaginazione, in una immobilità timorosa.
Un mondo di pazzi, di alienati, anche se la pazzia viene dall'esterno e non consente deroghe.
Tre ragazzi che non vogliono accettare il suicidio di Lola, la surrogano nel cuore della sua amica narrante.
Tutti e ciascuno aspirano ad andarsene, per conoscere un'altra, vagheggiata realtà. In questa, solo il dittatore e i suoi favoriti stanno bene e non si curano del sentore di morte che instillano. Perché loro continuino a sentirsi felici è necessario che tutti gli altri soffrano e temano la delazione e la punizione.
Il Banato è il paese delle prugne verdi, frutto facilmente accessibile e avidamente consumato, pregno dell'asprezza della miseria e dell'estraneità.
Le vite dei protagonisti sono costantemente interferite e controllate da visitors, fantasmi quanto mai concreti, ma anonimi che tutto requisiscono, alterano, nascondono. Sono gli agenti e i confidenti della Securitate, la cui identità può essere solo sospettata.
La comunicazione fra le persone è monca: il tradimento della fiducia può avvenire anche all'interno della prorpia cerchia familiare. In qualsiasi momento, chiunque può essere indotto o costretto a tradire, anche solo avvalorando una tesi precostituita.
Il contesto narrativo è emblematico di una società arretrata, ancorché totalitaria, nella quale sopravvivono, senza contraddire il sistema, solo i sentimenti e gli atti più bassi. La corrispondenza che non riceveva risposta poteva essere l'esito dell'indifferenza del destinatario, ma anche dell'intercettazione della censura. Un carcere.
I tre ragazzi e la narratrice vengono ripetutamente sottoposti a delle perquisizioni; gli vengono aizzati contro tutti i compagni di "quadrilatero", contenente le case assegnate dallo Stato. Capita che alcuni testi, lettere e appunti vengano requisiti, senza essere compresi, perché scritti in tedesco.
Una ulteriore ghettizzazione, nel ghetto generale.
Gli attori, non certo i protagonisti, della meccanica rappresentazione, sono malati, tarpati mentalmente e moralmente. Lola è stata distrutta dagli abusi gratuiti e irresponsabili e dall'insensibilità circostante.
Le popolazioni di confine inglobate come minoranze fra etnie a cui non si sentono affini e pur omologate dal comunismo, conservano intatti i pregiudizi e i particolarismi, che la convivenza coatta incrementa.
Anche i sogni sono da "realismo socialista". Misere cose stantie, simbolismi aridi, flash back di significati psicanalitici. Grevità; una assoluta mancanza d'amore. La vita relazionale è interdetta, fatta di riti maniacali, che servono a frapporre un diaframma, un filtro per ogni atto, parola, intenzione.
La narrazione continua, più di quanto non si sviluppi, per figurazioni secche e spoglie, percorre un terreno sterile, in un ambiente claustrofobico, nel quale, le persone, i soggetti, sono gravemente malati e la prospettiva è negata.
Tutto avviene nella catatonia e senza risorse materiali e morali.
Alla povertà, in senso lato, si aggiunge lo sradicamento. La scrittrice non omette, anzi sottolinea ripetutamente che il padre, soldato delle SS, ha cantato le lodi di Hitler fino alla morte: il Reich che non fu e che lo ha costretto ora in un ghetto straniero.
Gli abitanti del Banato possono sconfinare solo nella contigua Ungheria, dove, a parti conformi o invertite, Rumeni e Ungheresi possono continuare a tormentarsi, a seconda della linea di confine che li incorpora. I Tedeschi, diffusi un po' dovunque nell'Europa continentale, sconfitti, si trovano un po' dovunque, profughi un po' particolari e non immuni dalla presunzione che aveva portato il terzo Reich a tentare un'assimilazione continentale, nella quale avrebbero avuto una veste padronale sugli altri popoli, ideologizzati come inferiori.
Allo straniamento si aggiungono le investigazioni, gli interrogatori e le vessatorie perquisizioni di un grigio burocrate statale.
La vita sentimentale non esiste; si riduce a rapporti occasionali e vissuti attraverso un filtro che anestetizza la possibilità di amarsi.
Una comunità privata di ogni tradizione culturale propria ed impedita dal confronto simbiotico con le altre, nel cui ambito, invece, alligna la rivendicazione linguistica, che esclude, a sua volta, gli "stranieri".
Il testo assomiglia a un test psicoanalitico, per immagini ed associazioni di idee.
Costante è il desiderio di emigrare, contraddetto dalla reclusione nel proprio Paese, anzi in quella regione del Paese che era appartenuta ad un altra nazione i cui costumi si condividevano, nella quale l'appartenenza, anche un po' razzistica, si sentiva di più per la periferica vicinanza ad altri popoli, non amati.
Aridità, stanchezza morale. Residuano solo le suggestioni di fuga, di evasione, fino a che, l'unica possibilità contemplata si affaccia: il suicidio. Quando l'esito è scongiurato, è solo per quel poco di amicizia che si riesce ancora a coltivare
Georg, uno dei ragazzi, che era già stato ogetto di pestaggi ed era inviso al regime, ottiene un permesso di espatrio. Due settimane dopo, a Francoforte, vola dalla finestra di un palazzone. Libero dal controllo alienante ed asfissiante della Securitate, non doveva vivere. Anche nelle associazioni dei profughi all'estero, militavano figure ambigue.
La morte del compagno non scoraggia due dei tre superstiti; solo uno, che si sente ormai un fallito, non avverte più il richiamo della "madrepatria". Fanno domanda d'espatrio e l'ottengono. Sono morti gli ultimi parenti nel Banato e le figure simbolicamente assurte a modelli. Nel frattempo, Kurt ha esaurito la sua spinta vitale e, di li a poco, morirà. La pallida amicizia di Teresa, ripudiata dal marito perché incapace di avere dei figli, durerà poco. Malata, scomparirà, lasciando a Kurt l'estrema via di fuga della corda alla quale si appenderà, anche lui suicida.
Kurt, prima di morire, aveva ritrovato l'energia per immaginare una nuova vita in Germania ed era tornato sulle sue primitive decisioni, chiedendo a sua volta l'espatrio.
L'impulso gli era venuto dalla delusione per il mutato atteggiamento di Teresa che, dopo una escursione in Germania, aveva preso ad evitarlo ed a fare la delatrice.
Aveva ceduto ad un ricatto, aveva negoziato la sua relativa e controllata autonomia con il tradimento dei compagni e dei concittadini.
Lo sgherro Pjele compare nell'ultimo bozzetto, mentre cammina per mano al nipote. Mistura di sentimentalismo e corruzione in fieri, abiura della coscienza.
Estraniarsi e rimanere muti provoca risentiti imbarazzi; dire la propria significa esporsi alla derisione e allo scherno.
Una schematica ma efficace summa della miseria opportunistica di uomini e di donne, fino alla persecuzione per indurre alla disperazione, fino all'omicidio. Connivenza per convenienza e realpolitik, anche da parte di chi non è costretto nella morsa della dittatura, come le associazioni dei profughi, fuori dai confini rumeni.
L'opportunismo omicida è stato anche interno al regime: la rivoluzione in diretta televisiva, diretta da Jon Jliescu, numero due e braccio destro di Ceausescu, il processo pubblico e la fucilazione dei despoti, marito e moglie, secondo il modello pubblicitario e coinvolgente a rima baciata del comunismo, utilizzato per contrappasso....
Però, al di là della vicenda storica, l'humus amorale non si trova solo nel Banato, in Romania e nel comunismo. Su questo è utile meditare, alla luce delle esperienze empiriche di ogni giorno, di ogni ambiente, di tante situazioni. E' questo il contenuto specifico e generale, che l'opera ci consegna.

domenica 6 giugno 2010

Critiche e recensioni.

Mi è stata rimproverata una certa piaggeria nella mia modesta critica alla rappresentazione "Holliwood", tenutasi il 26 Maggio scorso al Teatro delle Celebrazioni. Come se le critiche, incensatorie o distruttive non soffrissero tutte di ipocrisia pelosa o invidiosa, di adesione ad una fazione recitante, anziché ad un'altra che con lei compete per interesse.
Eppure, il lavoro mi è piaciuto sul serio e il giovane Pietro è stato brillante, con fatica e applicazione, come richiede ogni cosa ben fatta. Come lui, sul piano dell'impegno c'è stata solo la moglie del divo decadente e le due Greta Garbo, misurate nella fase delle aspettative ed in quella dell'aridità per la condizione raggiunta, attraverso l'adusato sistema delle qualità improprie, quanto mai attuale oggi, anche in politica.
Anche il divo in procinto di essere superato dalla tecnologia è stato bravo e molto: ha retto a lungo la scena, dando al personaggio il manierismo un bianco e nero di un film d'epoca. Si è un po' compiaciuto del ruolo, enfatizzandone gli aspetti grotteschi e magniloquenti, come si conviene a un divo narcisista.
Pietro però, si è impegnato a mettere in ridicolo l'animo superficiale dell'impresario, mostrandone, non so quanto volontariamente, gli atteggiamenti di maniera, così in voga a quei tempi, risultando più credibile, nel ruolo, dell'altro interprete, pur bravo, che ha proposto una versione arrogante ed aggressiva, più consona ad un produttore moderno di film di consumo, almeno nella fantasia collettiva.
Invece Pietro, mi ha ricordato un po' il grande Charlie Chaplin, che rappresentava sì un omino povero e alle prese con le quotidiane esigenze di sopravvivenza, ma anche le immature fantasie del Grande dittatore, alle prese con il mappamondo.
Quando è entrato in scena con la sua marsina di due taglie inferiori alla sua stazza - in via di ridimensionamento - e con il cilindro che non si adattava alla folta e riccioluta capigliatura, con un sorriso giovanile e un po' gigionesco, ha reso benissimo, l'immaturità prevaricatrice del potente, creatore-finanziatore di illusioni, assecondato dal narcisismo degli interpreti e dalle speranze del suo harem.
Lo ha reso bene perché, ad onta della freschezza giovanile coniugata al fisico commendatizio, ha saputo far valere una tecnica di pregio ed un'impostazione canora e vocale raffinata, non frutto di doni naturali, che probabilmente non esistoono, ma di studio condotto con serietà.
Se dicessi poi che al suo apparire poteva sembrare Stan Laurel redivivo, nulla toglierei all'efficacia della sua interpretazione; le aggiungerei semmai una ulteriore dose di ironia, ben dominata e distribuita.
Le foto su facebook sono del tutto analoghe, nelle espressioni e nelle posture, a quelle di qualsiasi altro teatrante e credo che il film dell'opera resterà un significativo ricordo nel tempo, quale che sia la carrierà che Pietro intraprenderà. Ha già capito e interiorizzato che, anche se non è garanzia di successo, l'applicazione lo è sempre, di risultato.
L'applauso a scena aperta dopo il brano cantato da solista, resta per lui a testimoniarlo.

Milone

Caro Milone,
dalla mia vetrina sul corridoio interno dell'involuta Sede, che si articola per anse e gomiti, a spirale, con due salette per appartarsi, illuminate a basso consumo, avverto alcune affinità di situazione con le etére moderne di Amsterdam e osservo la vita che scorre, per flussi e riflussi, davanti ai miei occhi.
Panta rei, mi verrebbe da dire, poi, invece, medito che, più appropriatamente, trattasi di occlusione fognaria che potrebbe esondare.
L'ambiente è felpato, la consuetudine è fatta di cordialità complice o del minimo di parole necessarie. Diversi depositanti sono abituati a farsi intendere con un ammiccamento, allo sportello; poi scendono in caveau a depositare il nero nelle cassette di sicurezza. Qualcuno squaderna fasci di banconote per depositarne un po' di quà e un po' di là, in un'altra nostra filiale o in un'altra banca.
Sono in buona parte contanti.
Riceviamo anche i domestici dei depositanti o i loro salariati, che cambiano assegni per incassare lo stipendio. Sono assegni di altre filiali, per lo più regionali, anche se loro, dirottati a Bologna per lavoro, li prendono al netto di onerose commissioni. Un datore di lavoro ha bonificato personalmente uno stipendio, invece, per valersi delle facilitazioni ( 0,52 cm. )
E' proprio vero, c'è un dare e un avere nella vita ( è anche un po' la nostra dottrina ) e qui si versa con metodicità. Un po'. ma proprio un po', si consente di attingere con padronale accondiscendenza e parsimoniosa prudenza.

Milone

Milone, ho preso una topica colossale.
Confuso dalla Passione, dalla Responsabilità e dalle dinamiche aziendali che mi hanno rimesso in circolo dopo tre anni e mezzo di segregazione, oltreché dai salti temporali che la toponomastica viaria offre offre ai viandanti, ho scambiato la festa per l'istituzione della Repubblica, con la vittoria dimezzata nella prima guerra mondiale, come la definì Dannunzio, l'irredentista.
Ricolloca, te ne prego, i tempi, i luoghi e le date e scusa la defaillance neuronale.
Incipit dell'età che avanza, crassa ignoranza o, chissà, lapsus freudiano?
Nella prima guerra mondiale combatté, al fronte, mio nonno, che per sfortuna anagrafica fu anche mobilitato nella seconda, quando era già adulto e con famiglia.
Fu catturato, si ammalò, ma riuscì a portare a casa la pelle, conservando fino alla fine il suo carattere mite, sovrastato dall'impetuosità della pur ottima moglie, fedele a lui ed ai principi di quelle epoche, per tanti versi così sfortunate.
Invece, il 2 Giugno '48, data del referendum istituzionale che sancì la Repubblica, era ancora viva la mamma della mia nonna materna che, pur essendo di condizione modesta, ma austera e fedele ai canoni cattolici della sua epoca, si premurò di votare per la Monarchia.
"Ho votato per il simbolo con il cappellino", il copricapo dentellato della Repubblica, simile, per gli umili, ad una corona.
Si sostiene in sede storica che la Vandea di allora prevalse e che il ministro degli affari interni Romita "imbrogliò" i dati.
Così nacque la nostra Repubblica, come la vittoria dimezzata del pervertito Aedo nazionale.
Per questi bei risultati, milioni di morti; trentasette calcolati nel 1918.
'18 - '48..domani vado dal medico. Ma non temere, Milone, non mi metterò in malattia. Continuerò a scriverti con passione e responsabilità.
Scusa, stavolta, la confusione.

Milone

Milone, la critica letteraria, Credem'a me, assomiglia troppo alla retorica dei buoni sentimenti per la scuola elementare...dei tempi miei.
Voler ficcare la passione e la responsabilità in ogni dove, mi ricorda lo sforzo, invero stentato, di tutti i centri di potere di rivedere, attraverso la propria ideologia, ogni avvenimento storico, politico e quant'altro, anche a costo di contraddire la realtà e fidando sull'ignoranza dei destinatari
Parliamo del Vecchio e il mare, proposto come carburante per epiche imprese produttive.
Ora, la solitudine del pescatore non rimanda al gioco di squadra. La sua lotta con il pesce spada è simbolica della sua dannazione che non prevede alternative e che con un altro dannato della natura intraprende una lotta drammatica, quanto occasionale ed inutile.
Hemingway è stato un uomo gaudente, ma interiormente insoddisfatto, che ha dissipato la sua vita fra alcool, tabagismo e puttane e, si sa, Bacco, tabacco e Venere mandano l'uomo in cenere.
L'autore era un edonista per mancanza di principi, un epicureo mancato per interiore miseria, che non trovò di meglio, per suggellare la sua vita, che suicidarsi, stabilendone preventivamente la data.
Ditelo ai poveri destinatari del messaggio, perchè non si trovino poi a commentare, come il patriarca contadino di "Novecento" di Bernardo Bertolucci, che trova il padrone impiccato nella stalla e, con lui appeso, continua a rigovernarla: "succede sempre così quando non si ha niente da fare e la testa bolle, bolle...

Milone

Ho letto delle vicissitudini di Alessandro Carbone, caro Milone, e mi pare che si sia omesso di dire che il malcapitato PBS, aveva solo due acronimi generici alle spalle, due anni e venticinque giorni di anzianità, compreso l'anno e mezzo di prova sotto specie di contratto di inserimento e che, traumatizzato dalla propaganda imperante, Passione e Responsabilità comprese, si è attivato proattivamente per semplificare i passaggi burocratici improduttivi, aggiudicandosi la maglia nera Credem.
Avrà comunque imparato ad accantonare le scartoffie, a prolungare per il tempo minimo, ma indispensabile, gli adempimenti preliminari e a ricomporre il marasma della sua vita profesionale entro le 19,30 di ciascun giorno, responsabilizzandosi coscienziosamente circa il (non) pagamento dello straordinario, senza cercare di riversarlo sull'azienda.

Riflessioni post tonsura.

La novella del barbiere, mi ha fatto riflettere, per un meccanismo di libere - non so quanto - associazioni, sulla personalità e la vita di un medico, cardiopatico grave, dedito al laser terapeutico e all'accantonamento, possibilmente lucroso, di denaro.
Costui, celibe, è padre di numerosi figli, incidentati da numerose e spesso occasionali partners.
Delle sue origini, della sua educazione non so nulla, né, a pelle, mi incuriosice.
L'ho sempre avvertito come una personalità negativa.
Costui, che nel suo periodare non si avvale di contributi strumentali esclusivamente medici, esprime una filosofia di vita improntata alla arida concretezza, basata sull'arricchimento, il conseguimento ed il mantenimento di una posizione di vantaggio, attraverso la quale essere esentato da fatiche ed affanni e da assunzione di inibenti responsabilità.
Amante dei documentari di caccia e pesca, deve aver coerentemente seguito le tracce del maschio predatore, dimentico che, in natura, spesso a caccia vanno le femmine di maschi indolenti, seppur dominanti a tavola, pur avendole per comodità adeguate ai criteri di riconoscibilità che l'ecosistema civilizzato prevede...per null'altro scopo che evitarne i disagi.

Chiacchiere da tonsura.

Il mio barbiere, giovane molisano dalle pretese intellettuali, per letture abborracciate, ma costanti, che fu segretario della sezione del P.C.I. del suo paese, prima di dedicarsi alle acconciature e che, nonostante le delusioni ideologiche indottegli dagli ex compagni di ventura, ha preso poi a frequentare giovani border line, amanti della musica e dai confusi principi, scambiati per anarchici, mi narrava giorni fa di un suo amico, a sua volta amico di una famiglia, o meglio del pater familias, che, riscoprendo quanto all'epoca del fidanzamento con la signora, poi convolata ad altre nozze, non aveva afferrato, aveva ripreso sotto il tetto coniugale altrui la primigenia relazione, infiammando le ovaie e la fantasia dell'annoiata ex signorina. Costei, già madre di una bambina con il marito, aveva deciso di non poter sopportare una situazione così noiosa se non al fuoco del ritrovato amante, il cui calore aveva fatto una frittata delle sue ovulazioni, mettendola incinta una seconda volta. E qui, la duplicità fra convenzione borghese, con le sue inadeguatezze alla felictà compiuta, ma pure con le sue comodità locative e reddituali, l'aveva indotta a dichiarare al drudo ritrovato, che la creatura in gestazione era quasi certamente frutto della di lui cretività, ma che ad educarla ed allevarla sarebbe stato il marito legittimo. Non per questo, ella intendeva privarsi della sua presenza attiva per i lunghi ed altrimenti insopportabili anni a venire.
Ecco uno spaccato di una realtà, affrancatasi, nei fatti e non solo nelle dichiarazioni, dai principi di convivenza convenzionali - almeno fino a ieri - e lo spostarsi dinamico e dialettico dei termini di onore e di reputazione. A che serve il primo, quando è salvaguardata la seconda? La vita può continuare, senza appesantimenti, anzi: il marito crederà di essere un maschio realizzato nel constatare quanto con lui sia serena ed appagata la moglie, i bimbi saranno coinvolti e accuditi con fervore e forse svilupperanno sensibilità e volontà positive. Nell'ombra, il demiurgo, quando avrà superato la ritrosia strana, che lo aveva portato a diradare le sue visite ed a suscitare l'irata stupefazione del suo vecchio amico, tesserà la sua trama spermatica e, se sarà saggio e adeguatamente spiritoso, farà della sua vita un capolavoro alchemico, rinunciando alla fama, ma sapendo, solo lui, di aver vissuto.

Osservazioni

Osservo dalla finestra gli orpelli dei palazzi signorili di fronte che presentano qualche adeguamento alla praticità d'uso, come si evince quando gli infissi sono a metà.
Dietro quelle riserve contro la disorganizzazione, si esercitano, con placida ponderazione o con convulsa frettolosità, le riflessioni, le tattiche e le strategie a beneficio di chi può pagare, quale che sia il frutto del suo guadagno, anzi, quasi sempre, in funzione dei mezzi impiegati per conseguire altri mezzi, destinati a fini ( o ancora mezzi ) suggestivi e immaginifici o semplici e immediati, entrambi mediati dalle convenzioni.
Penso alle elaborazioni adolescienziali, allo studio condotto nel silenzio di stanze ovattate o nel rumore di una famiglia poco avvezza ai riti discreti dello studio e più incline all'ira delle compulsioni quotidiane, endogene ed esogene...

Milone

Caro Milone,
sono in via dell'Indipendenza alla vigilia della commemorazione della Vittoria mutilata.
Sono dannunzianamente pieno di Passione e responsabilità e tendo all'eccellenza in un tripudio di fanfare interiori.
Entrando, ho riconosciuto un collega di Paternò, che conobbi alla metà degli anni '90in occasione di un'assemblea sindacale alla quale partecipai, nel sottotetto della Sede, allora corredata, in sala, di splendidi tappeti.
Era stato trasferito, non ne aveva compreso il motivo, imprecava e sacramentava in siciliano strettissimo. Erano gli anni dell'innesto Maramotti nel tronco centenario del Credem'a me.
Siamo tutti e due molto cresciuti, nel frattempo, di taglia sartoriale e siamo ancora qui a presidiare la nostra vetrinetta, con pazienza e responsabilità.

mercoledì 2 giugno 2010

Finzioni o apparenze.

La rappresentazione artistica è finzione, apparenza fornita ai sogni, non necessariamente romantici, degli spettatori.
Lo si affermava, il 26 Maggio scorso, nel musical: "Hollywood - Ritratto di un divo", interpretato con felice maestria dal Gruppo teatrale del Liceo Marco Minghetti di Bologna.
E' stato un lavoro di livello, meritevole del prezzo del biglietto e nel quale i giovani attori hanno cercato di dare il meglio di sé, applicandosi per mesi nello studio, nelle prove e nel canto, nonostante i gravosi studi quotidiani.
La serata e il loro sforzo sono andati a beneficio di associazioni ed enti morali, la cui opera - se meritoria o meno - lo sanno loro! - è stata lo spunto-pretesto per offrire agli interpreti la possibilità di esprimersi. Ci sarà chi lo avrà fatto con spirito carrieristico - forse il giovane attore drammatico Lorenzo Pullega, interprete di John Gilbert, per estetica vanità - sia detto senza deminutio, ma come caratteristica, semmai non prevalente - come le già mature e apparentemente sicure di sé, ragazze. Una citazione va riservata alla moglie delusa di Gilbert, dotata di grande personalità e capacità di riempire la scena. Bravissime, in particolare, le due Greta Garbo: quella con la valigia degli esordi e la cinica e arida diva realizzata. Da chi?
Non certo dall'amore da set di Gilbert, utile solo per gli esordi, bensì dalla vena speculativa e cinica, come quella della diva, del produttore Louis Mayer, anch'esso offerto nella duplice versione di un rozzo e vitalistico decisionista, quasi un capo cantiere attrezzista e in quella rifinita e caratteriale interpretata da Pietro Riguzzi.
L'interpretazione del giovane attore, più giovane della media dei compagni di scena, è stata la più ricca di contenuti psicologici. Il suo Louis Mayer è dotato d'intelletto, piegato al calcolo economico come a quello sensuale, causa, il primo, e conseguenza, il secondo, di uno status di potere da difendere, anche e soprattutto dalle influenze morali o pseudo-morali di un ambiente corrotto ed anche effimero, eppur capace, come tutte le cose umane di contemplare intrinsecamente l'aldilà delle contingenze e di contraddirne le esigenze deterministiche, almeno interiormente.
Riguzzi-Mayer, in questo senso, volteggia a dieci centimetri dal palcoscenico e ci offre saggi di maestria, frutto della sua applicazione costante, della serietà del suo studio, reso possibile dall'evidente amore per il teatro, vetrina culturale della pantomima dell'uomo, delle sue finzioni che tradiscono in continuazione la sua verità. E' del grande interprete, indipendentemente da considerazioni anagrafiche, saperne tradurre le caratteristiche e farle sue. E Riguzzi ci riesce, ogni volta che entra in scena, come solista o come cointerprete, dando sempre un connotato specificamente suo ad ogni performance. Pur essendo evidente la cura dei dettagli scenici di cui si è appropriato, Pietro li esegue senza manierismi scolastici - che pure ha sequenzialmente approfonditi - e li supera nell'interpretazione.
Delicati e piani i motivi cantati con acquisita tecnica e voce chiara e modulata, sia individualmente sia in incalzanti duetti. Rapsodici i bozzetti mimati, come quello della scelta della futura attricetta, in fila per i favori dell'impresario.
Nel canto di Pietro Riguzzi abbiamo riconosciuto le qualità raffinate di un attore in piena evoluzione, che non si presenta in scena, come nelle altre occasioni della vita, senza essersi preparato a gestirle, pur non disdegnando nessuna parte che compone il mosaico, sempre rispettabile, ma non per questo armonico, del teatro della esistenza, nella quale, con applicazione variabile e senso di appartenenza graduato, ogni giorno recitiamo, quale che sia l'obiettivo, pratico o di senso che perseguiamo, spesso confondendone i termini. Pietro sa già ricondurre ad unità sintetica, ma non dogmatica questo agone, mantenendo con divertita partecipazione i tratti umoristici della vita.
Complimenti sinceri!

domenica 23 maggio 2010

Milone

Seguo, con l'interesse che si riserva ad un buon giallo, gli aggiornamenti criminologici del Crede'a me.
Quindi, ora, i rapinatori hanno cambiato le loro modalità d'azione. Ci trattano come le vecchiette da raggirare o da scippare, adeguandosi ai tempi micragnosi che stiamo vivendo.
La nostra cura nell'impedire agli estranei, identificati come nemici - da buoni cani da guardia, credem'a me - sarà assoluta.
Credem'a me!

Milone

Caro Milone,
nel mio peregrinare da ebreo errante, mi capita di constatare quanta passione e auto-responsabilità influenzi il mondo. Soprattutto quello relazionale, con connotazioni consortili.
Dal mio nuovo punto di osservazione, mi è capiatato di riconoscere reincarnazioni di vite precedenti e di vederle intrattenere contatti, evidentemente mai interrotti, con precedenti compagni di lavoro. Costoro, i visitors, sono oggi account manager, ma amministrano capitali di altri/e che, pur rimasti impiegati/e, hanno una barca di quattrini che loro si sogneranno per sempre.
Bizzarra la vita ed i suoi ruoli e, Credem'a me, acronimi: Popper avrebbe parlato di falsificazionismo, io, più modestamente, di falsificazioni.
L'account in parola, mi chiese, anni fa, di iscriversi alla F.A.B.I. Io, per affezione verso la bottega sindacale, non lo respinsi, anche se non mi convinceva.
Appena investito di un iniziale ruolo gerarchico, si appalesò per lo stronzo che sospettavo. Poi, divenuto direttore di filiale, in Romagna, con la faccia di tolla che serve per avere successo ( quale? ), mi ricontattò, perché era stato rimosso e rischiava il licenziamento. Quando, alla fine, dovette palesare le carte, il nostro avvocato - che gli salvò la buccia - ebbe, infine, a chiedergli se non gli fosse mai capitato di affidare una Maria Rossi o una Elisabetta Rivani, anzichè tutte quelle Svetlana, Irina e via slavizzando.
Rieccolo, con inalterata sicumera, riveniente dal riposizionamento delle terga sullo strapuntino che rischiava di dover lasciare, in visita di "portafoglio", sotto le spoglie del cliente.
Sarebbe divertente se compisse una rapina, non sotto le mentite spoglie del profeta finanziario. Saremmo censurati ed esposti all'aziendale esecrazione, per culpa in vigilando.
Ho riconosciuto la sua calvizie, da tergo, poi il suo inconfondibile tono vocale e, data la scarsa affluenza, ne ho identificato i tratti del viso, quando girava il capo per la pantomima professionale.
Infine, è risbucato da dietro il cartellone: "l'amicizia premia, passaparola!" e, come quando è entrato, è scivolato via, insalutato ospite.
Mimesi, parole. I nostri valori per i prossimi tre anni.

Milone

Temo, caro Milone, che non sia tutto oro quel che luce.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti e ai ricavi.
L'amministrazione, in rete, è affidata completamente al cassiere, che spesso si trattiene da solo in filiale e che è utilizzato secondo una programmazione non trasparente - perché non se ne conoscono le caratteristiche e i parametri - a sostituire e rimpiazzare itinerando, la sua generica figura. D'altra parte, nei grandi gruppi, in attesa di essere soppiantato dalle macchine self-service, la mansione è ricoperta solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, l'esenzione da questo compito sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem'a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo di tutte la sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative nel settore.
Ma allora, gli eredi Maramotti non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem'a me centenario.

Milone

Perché il Credito emiliano ha più filiali in qualche sperduta provincia calabrese che a Bologna?
E' stata la Banca d'Italia ad imporglielo?
Non è credibile. Senza un interesse materiale, un'azienda non si fa imporre la propria sede d'attività da nessuno e la Banca d'Italia di Fazio, politica a parte, non faceva paura a nessuno.
E se fosse proprio qui il busillis?
Percorrendo in macchina la Sicilia, mi sembrava di essere a casa, o quasi: dappertutto, accompagnate e commentate da una miriade di denunce improvvisate, affisse ai muri, circa la mancanza di un piano regolatore, fiorivano le gru delle cooperative emiliano-romagnole. Sia in Sicilia, sia in Calabria, le attività erano e sono assicurate dall'Unipol, pardon: UGF.
Ma non c'è incongruenza fra l'ideologia Maramotti e il rosso, sia pur affaristico delle Coop?
Pecunia non olet
"Io sono un uomo d'affari", diceva il primo Berlusconi a chi gli chiedeva se fosse socialista.
Anzi, la sinergia contraddittoria può essere efficacissima, come le "convergenze parallele", assurdo logico e geometrico di Aldo Moro.
Si raccoglie di più e si investe meglio a Calatafimi che a Bologna? Se sì, perchè e con quali modalità?
Credo sia giusto e opportuno porsi e proporre, internamente, questi quesiti.

Milone

La natura padronale del Credem'a me-Max Mara fashion group, si evince da molteplici sintomi.
L'abito, prima di tutto, l'immagine verso l'esterno, più estetica che sostanziale.
L'arredamento delle filiali, funzionale all'accoglienza.
Intimidente per il popolo minuto, calda e solidale con i depositanti più pesanti e per le loro signore vacue e chiocciolanti.
Per gli uni e per gli altri, glamour e toni soft.
Peccato che in fondo ai pantaloni gessati a righe, facciano talvolta bella mostra di sé calzini corti mal accoppiati con le scarpe, che spesso cravatte sgargianti "sparino" sull'ordito e che, limitatamente al personale più giovane, le scarpe assomiglino a delle pagode.
Chi di gallina nasce...l'abbiamo già detto.
Ma ci sono altri segni di un costume bucolico e feudale, del tutto ignorante dei Lumi, del libero pensiero, di ogni volterriana esegesi.
La dimora del Padrone o, almeno, la principale, è un castello; i suoi famigli che curano la manutenzione nelle filiali, anche se ad uno di loro hanno revocato il mandato per appaltarlo ad una agenzia regionale meno costosa, sono gli stessi che cambiano le tapparelle e allacciano i fili nelle dimore padronali. Se tanto mi dà tanto, anche gli acronimi più importanti del Credem'a me devono essere parte pregiata della felice consorteria, con mansioni equivalenti. E noi, con passione e responsabilità, zampettiamo sui Suoi tappeti, ci confrontiamo sullo sfondo dei paesaggi o sotto losguardo attento dei soggetti di parte della pinacoteca di famiglia, distribuiti nei vari possedimenti immobiliari.
La cura degli ovili è affidata ad una honlus di Pastori professionali che sanno condurre le greggi dove l'acqua è più scarsa ed i prati più aridi, mantenendole in condizione d'uso.
Potrebbe sembrar strano, ad un esame superficiale e troppo succube dell'ideologia di consumo, che tanta privata finanza sia potuta sorgere in una provincia nella quale, anche il sole, per sorgere, doveva godere del bene placito del fu P.C.I., se non fosse per il realismo "responsabile" di cotaltra totalitaria consorteria, oggi giolittianamente ( trasformisticamente ) ridenominata, in attesa di tempi migliori ( parliamo delle future generazioni ), usa a prestar servizi in cambio di occupazione, per conservare la propria rappresentanza. ( segue )

domenica 16 maggio 2010

Milone

Temo, caro Milone, che non sia tutto oro quel che luce.
Il lavoro allo sportello non è molto, mentre è intensa l'attività sul territorio e la fungibilità interna, di ruolo - su più fronti - e di mansioni, all'interno delle filiali.
Questo mi fa pensare che gli organici siano volutamente sottodimensionati rispetto ai compiti ed ai ricavi.
L'amministrazione in rete è affidata completamente al cassiere che spesso si trattiene, da solo, in filiale e che è utilizzato, secondo una preventiva programmazione non trasparente, perché non se ne conoscono le caratteristiche ed i parametri, in sostituzione della sua generica figura.
D'altra parte, nei grandi Gruppi, in attesa di essere sostituito dai self-service, il ruolo è ricoperto solo da lavoratori interinali.
Trattandosi di lavori privi di valore aggiunto, fra gli anziani e, soprattutto, nell'ambito di coloro che provengono da altre banche, la tuela da questo ruolo sgradito viene riservata al personale iscritto alla CISL, il sedicente sindacato unico aziendale.
Nel nostro angusto e padronale mondo Credem' a me, ci sarebbe tanto lavoro sindacale vero, da fare: per necessità dovrebbe essere unitario, con il contributo, cioè, di tutte le sigle sindacali confederali e di categoria più rappresentative del settore.
Ma, allora, gli eredi Maramotti, non ci metterebbero un attimo a cedere il poker di filiali che detengono, altrimenti dette Credem' a me centenario.

Milone

L'icona più bella dello screen saver, che riporterà incessantemente alla nostra attenzione i valori che dovremo vivere, volenti o nolenti, nella una e trinitaria - mission, passione e responsabilità - dimensione del tempo a venire, è l'ultima, già utilizzata per il sondaggio sul Capo.
Un attempato dirigente ( non può essere che un dirigente, il vecchio biblico, in questa giovanile e pur centenaria, per chi ci crede, azienda ) si gingilla, instupidito dal vento e dalle pale eoliche, con una girandola, di quelle reperibili sui banchetti delle fiere di paese.
Panta rei - tutto scorre - è vero e la sintesi giocosa, ma decisamente non cosciente, dei fotogrammi evolutivi precedenti, ci riporta al dunque dell'irresponsabilità, invero stolida, del potere.

Milone

Milone, Credem,a me,
questa vita proattiva mal si attaglia a chi ha raggiunto la civiltà sedentaria.
Lo spirito nomade è dei popoli primitivi, sempre alla ricerca di cibo e poco inclini, per procurarselo, alla stanzialità dell'agricoltura ed alla stabilità della famiglia, del villaggio.
Meglio è per loro e più stimolante, cacciare, prima, e poi razziare, come fanno oggi i ticoons della finanza, senza sottostante produttivo e di vendita, globale.
Si tratta, necessariamente, di popoli giovani che si selezionano eugeneticamente da sé.
Chi riesce ad invecchiare, chi si infortuna, viene tralasciato a morire d'inedia e a far da pasto alle fiere.
I giovani esemplari si angustiano per cercare di darsi una prospettiva e, somatizzando,tirano avanti, al prezzo che natura e cultura richiede.
Noi, comodamente sistemati a Reggio Emilia e privatamente gelosi delle nostre epicuree abitudini, cerchiamo di intercettare i flussi di denaro per metterli a disposizioni di chi non ne ha bisogno.
Il compito precipuo dei nostri addetti alle imprese è di favorire un utilizzo non necessario ai fini conservativi, bensì utile - si vedrà...- per investimenti alternativi, garantiti da quanto proficuamente già esercitato.
Sarà questo lo scopo della convenzione Napoleone?
Nel mio piccolo, anni fa, ricevetti la sollecitazione allo sportello, di una signora che, pur avendo un saldo attivo di 180.000.000 di lire sul suo conto personale, impetrava un prestito di 25.000.000 per acquistare una automobile.
Con il marito, possedeva un conto cointestato in un'altra banca, ma aveva sempre simulato di godere di un reddito inferiore, con il coniuge, per sollecitarne il familiare sostegno.
L'auto da acquistare costava, infatti, ben più dei 25.000.000 richiesti.
Che c'entra? Dirai.
Sono categorie diverse di un unico meccanismo mentale, sul quale speculano tutte le istituzioni finanziarie ed a cui accedono, nella loro piccola disonestà, anche i nostri consimili, sub specie clientis.

Milone

Caro Milone,
sono in via Giuseppe Mazzini. E' il mio risorgimento bancario. Anche qui, parte della clientela non mi è ignota e di qualcuno conosco anche gli altarini.
Qui praticano il rito del cah in - cash out, ancora sconosciuto in viale XII Giugno.
Vestono tutti Maramotti, ma, almeno per ora, della mia informalità non si curano. D'altra parte, i più informali sono i clienti, che dalla loro hanno i soldi, mentre noi dobbiamo essere eleganti e sorridenti o, almeno, riconoscibili dalla divisa, come i commessi, in qualunque altra rivendita.
Torno in affiancamento.
A presto.
Pier Paolo

Milone

Milone, vecchio mio,
nella nuova e risorgimentale filiale, mi esercito, in squadra con i colleghi, con passione e responsabilità, al gioco dei quattro cantoni.
Le scrivanie, infatti, sono sempre piene, anche se qualcuno, irresponsabilmente si assenta, per qualsiasi, incongrua causa.
La Patria è salvaguardata nelle sue formali apparenze: i problemi restani irrisolti, ma vengono ribaltati e non assunti, sulle classi subalterne a maggior beneficio dei pochi che contano e dei loro collaboratori...a scendere.
Caro Giuseppe ( Mazzini ) così fu ed è la Giovine Italia e, a quanto pare, anche la Giovine Europa.

venerdì 14 maggio 2010

Milone

Ti ricordi, Milone, le copertine dei 75 giri di bachelite, con il cagnolino accucciato che guarda, fiducioso e pieno di aspettative, il grammofono?
Osservando, rapito, le incalzanti immagini dello screen server, mi si sono inumidite le ciglia, come quando, bambino, ascoltavo Mamma son tanto felice...e Spazzacamino.
Sono i frutti della Passione e della Responsabilità.
Per fortuna c'è sempre La Voce del Padrone ( Ricordi ).

mercoledì 12 maggio 2010

Milone

I bagni, in via Giuseppe Mazzini, assomigliano alla suite di un albergo. Accoppiati, ad angolo, in un discreto piano interrato, prevedono una ritirata per signori ed una, contigua, per signore. In comune hanno un vestibolo con lavandino.
Sembra che un concierge, malizioso ed esperto, abbia voluto creare uno spazio di socialità, di scambio e di conoscenza. Una specie di contesto fiduciario, dove scambiarsi parole e, chiusi nei propri abitacoli, fianco a fianco, confessarsi sospiri, crepitii e cascate di sentimenti.

Milone

Al Credem, la coesione aziendale si esprime anche nelle modalità di entrata-uscita dai locali allarmati. Quando un acronimo commerciale accompagna all'uscita un/a cliente, per non perdere il contatto lo segue nella bussola, realizzando una imbarazzante contiguità e uno scambio di fiati, umori ed odori.
Tutto ciò, certamente, richiama all'inconscio memorie primordiali che, presumendo di essere rassicuranti, possono invece risultare ansiogene e irritanti.
Dato, però, che l'eloquio è professionalmente volto alla cura dell'interesse clientelare, l'atavico istinto di difesa si indebolisce. Poi, l'apertura della seconda anta, che dà sul corso, restituisce all'ecosistema la coppia dopo la carpita e breve intimità.
Più franchi e camerateschi sono gli abbinamenti imbussolati dei credm'a me doc, in entrata ed in uscita, contrassegnati da una franca e spicciativa abitudinarietà, fra risa e cozzi nell'angusto abitacolo.
Fina a che, a sera, provato, ciascuno esce alla spicciolata, da solo e riprende ciondolante la via consueta, tranne la cassiera che, solo allora, liberatasi dall'interazione - da direttore! E' lei la vera direttrice! - con tutti gli altri servizi, riesce a dedicarsi all'amministrazione dei necessari adempimenti burocratici.
Suppongo, gratis et amore dei, non essendo il suo un servizio lucrativo.

Milone

Caro Milone,
è tutto un via vai di gessati scuri a righe, stile Chicago 1920-30, dai quali ormai distinguo gli avventori dai colleghi.
Altro discrimine è l'età: se sono anziani appartengono certamente al Gotha degli immortali. Altrimenti sarebbero in cassa o ai giardinetti, al 70% della retribuzione.
Dicevo che l'andirivieni è incessante: l'onnipresenza viene assicurata, per ogni ruolo e mansione e, organizzativamente, tutte le voci contrattuali vengono subordinate alla trama delle sostituzioni, giostrando le insufficienti pedine sullo scacchiere.
I vari Capi blocco confermano molto tardivamente i piani ferie e lo fanno con semplici e-mail, in calce alle quali si mettono a disposizione per ogni "delucidazione".
Dato che non si possono servire due padroni, non vale la pena di prendere in considerazione la profferta. Forse, qualche iscritto al sindacato unico aziendale può farlo preliminarmente, dato che vi sono parimenti iscritti i Capi blocco, così come, compatibilmente, possono, forse, evitare le mansioni e le destinazioni sgradite.
Constato che le ferie, per uno o due giorni al massimo, vengono consumate, per riposarsi o sbrigare qualche pratica amministrativa, con frequenza, la stessa delle malattie, sincopate quando non son sincopi.
Eppure, per scelta cautelativa, il lavoro non è molto.
Si gira fra i campi, le stalle, i viottoli e le taverne, sotto l'occhio vigile del paese intero che, della vita di ognuno parla, discute e commenta.
Per il resto, il tempo trascorre noioso: mai una rapina a movimentarlo. Ogni tanto, quache sbriga-faccende si presenta, intasca dobloni ammazzettati, firma la distinta di trasferimento contante e torna al suo avamposto, con passione e responsabilità.
I gessati grigio scuro, pur rappresentando un evidente mascheramento di identità, passano inosservati fra la folla in movimento, illusa di avere un obiettivo o di perseguire uno scopo.
Non sono collocabili in un contesto.
La compagnia itinerante dei gessati scuri a righe, raggiunge infine il tableau sul quale si esibirà, per un pubblico di abbonati, seduto nelle ridotte di un saloncino.
Ecco il passo farsi più felpato, l'ammiccamento e le parole d'occasione, sempre le stesse, verso Tizio o Caia, lo sguardo perplesso verso l'ultimo venuto.
A fine giornata, consumati gli estremi convenevoli, la compagnia di giro si congeda e consulta il palmare aziendale per sapere dove potrà, domani, esercitare la sua passione e responsabilità, sempre tramite auto privata, per limitare la fatica fisica, accrescere la secrezione di adrenalina, utile per il successo e contribuire, con questa condotta non igienica a sclerotizzare la circolazione.
Solo quando sarà vecchio e malato, ciascuno si renderà conto di avere girato secondo lo scopo di una trottola, che qualcun altro aveva lo scopo di far girare, per divertire, a sua volta, un'anima bambina e irresponsabile.

Angela

Oggi Angela si è ricoverata all'Istituto ortopedico Rizzoli, per concorrere all'ambitissimo riconoscimento "Rotula d'oro". Demiurgo dell'operazione avrebbe dovuto essere il prof. Marcacci, che però è rimasto all'estero, trattenuto dalla nube vulcanica islandese.
Angela, già degente fin dalle prime ore dell'alba, si è sottoposta a tutte le analisi e le visite richieste, prima di essere informata dell'imprevisto.
E' quindi restata nei paraggi, pur sottoponendosi, alle ore canoniche, a tutti i riti caritatevoli riservati ai postulanti dell'antico convento. Trascorrerà quindi la notte in ospedale e solo domani, fin dalle ore 7, potrà essere portata in sala operatoria dove si eserciterà il virtuosismo del Maestro, che, per recuperare sulle parcelle, opererà in corpore vivo senza interruzione fino a pomeriggio inoltrato.
Poi rientrerà in lettiga alla sua magione, che abbandonerà domenica, allorquando gli indaffaratissimi imprenditori Andrea e Riccardo, partiranno per la Cina, alla ricerca di commesse.
Tornerà per una settimana, con le stampelle, dalla mamma, che, non reggendosi in piedi e non intendendo, però, consentire alle mani profane di una fantesca di metterle sulla sua biancheria, sulle sue coperte ecc., paventa il nuovo e sempre più facticoso sforzo, per preservare la purezza delle sue faticate conquiste.

sabato 1 maggio 2010

Milone

Caro Milone,
lunedì prossimo, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, sarò in via Giuseppe Mazzini, presso il nostro risorgimentale sportello.
Mi reco sul posto con un po' d'anticipo per applicarmi ai nuovi compiti che la nostra patria mi richiede. Lo farò con passione e responsabilità, pur riservandomi di verificare la bontà della tardiva pretesa.
Centocinquant'anni, per una nazione ed anche per uno Stato sono decisamente pochi e sul sangue - copioso -sulla dittatura, sul post-corporativismo non si costruiscono le identità dei popoli, che si nutrono di ben altra - e quanto ricca! - sostanza.
Dopo i generali borbonici, usi ad osservare l'esito delle loro strategie in carrozza e, provvisti di cannocchiale, dall'alto di una collina e i dialettali ed inesperti acronimi, che suppliscono all'inesperienza con la prestanza fisica, applicata, in itinere, sul territorio, mi sono fatto prudente sulle intenzioni del mio prossimo.
Soprattutto quando mostra difficoltà a redigere due righe, come chiosava già ai miei esordi in banca un direttore di sala: "mi dispiace, ma da piccolo non mi hanno imparato a scrivere".
Chissà se l'Italia resterà unita, almeno formalmente? Noi, Credem'a me, siamo in una botte di ferro!
Già artefici del tri-colore, massonicamente coagulante, abbiamo nel brand i possibili colori del futuro e, volendo, saremmo in grado di agire anche nell'Italia tripartita.
Per parte mia, mi sposto in una zona di operazioni più sfavorita. ( Espressione tratta dal saluto di Indro Montanelli ai suoi lettori, quando lasciò il Corriere della Sera e trascurò per un periodo la sua Storia d'Italia, per fondare il Giornale nuovo ).
A presto.
Pier Paolo

1° Maggio 2010.

E' di nuovo 1° Maggio, ormai festa dell'impresa e dei consumatori, anzi superamento della festa in favore dei servizi...privati.
Ieri, conversando con la nuova signora che fa le pulizie, le ho chiesto se avrebbe festeggiato la ricorrenza. Costei, rumena ormai attempata, rispondeva assolutamente di no; fin da quando aveva cominciato a lavorare come cuoca e cameriera ( precoce esempio di flesibilità ) era stata costretta a sfilare, in divisa, in questa ricorrenza, davanti al palazzo presidenziale, oggi sede del Parlamento.
I preparativi cominciavano all'alba e lei doveva alzarsi alle quattro.
Quarantottenne, aveva due figli di oltre trent'anni, generati in età adolescenziale. Ottenuto un visto per un lavoro temporaneo in Italia, la sua famiglia era stata tenuta in ostaggio fino al suo rientro e sorvegliata con telecamere che furono rimosse a missione compiuta.
Come avesse ottenuto il permesso e per chi avesse curato un acquisto di una barca, non è dato sapere, così come se, nella sua veste d'impiegata in un albergo, non fosse stata utilizzata o addirittura reclutata, come spia, dalla securitate. Del marito, nessuna notizia. I due figli fanno gli "imprenditori" della Coca Cola,anche in Grecia e in Spagna, da dove molti rumeni stanno ritornando, preconizzandone la crisi. Nonostante questo, lei continua a mandar loro dei soldi, perché i generi di prima necessità costano come in Italia; quelli di lusso, la metà. E' stato quanto chiesto dagli altri paesi per ammetterli nella comunità europea.
Provvista di un diploma di scuola alberghiera, sta per ridiplomarsi a castel San Pietro Terme e spera, nonostante l'età di ottenere un posto a tempo indeterminato. Il suo prima diploma, da noi non vale perché non contempla la cucina mediterranea. Così, all'alba prepara i pasti per le mense e fa le pulizie al pomeriggio. Vive da dieci anni con un compagno italiano, non si sa se per ragioni sentimentali o locative; casomai per tutte e due. Restano incerte le rispettive percentuali. Ha scelto Bologna per lavorare perché - dice: " al Sud c'è sfruttamento ( ha cominciato in Puglia )con buona pace dei furbi e piagnoni meridionali, per i quali qualcuno si commuove ancora e da Reggio Emilia in su, c'è razzismo. Ne parleremo in commemorazione del 150° della precaria convivenza. Per certi versi, non mi convince del tutto. D'altra parte ognuno vive come può, si è formato e come la vita e l'ecosistema l'hanno adattato. Buon 1° Maggio ai lavoratori al mare.

giovedì 29 aprile 2010

Milone

Milone, ci sfrattano!
Addio alla filiale di nicchia, dove siamo considerati alla stregua del droghiere, del verduraio e del lavasecco,nella quale il cliente esce di casa, si approvvigiona e rientra.
Già sede di prestigio di una piccola banca dell'I.R.I., il Banco di Santo Spirito, fondato da Paolo V ( quello che istituì il Ghetto per gli Ebrei, a Roma ), divenne la filiale n. 1 della Banca di Roma, a Bologna, per finire come Unicredit-Banca di Roma, prima di essere ceduta al Credem.
A dire il vero, la Banca di Roma aveva già tentato di venderla ripetutamente in passato, non ritenendola coomercialmente prospettica.
Resistenze interne le avevano evitato, all'epoca, questo destino.
Per giustificarne la sussistenza erano stati dirottati nei suoi locali, il Corporate e il Private banking, spostando lo squilibrio dei costi-benefici sulla Sede di via Ugo Bassi.
Sappiamo tutti come è finita.
Il prprietario condivide la pigione con il fratello e, insieme, se ne valgono per mantenere intatta la proprietà del prestigiosissimo immobile.
Molto noto negli ambienti economici bolognesi, costui ha quasi certamente le frequentazioni adeguate per ovviare alla giusta - in questo caso - parsimoniosità del Credem, mentre noi, di nuovo apolidi ci reincamminiamo sui marciapiedi finanziari, con Passione e Responsabilità.

Milone

Milone, chiedi a Pegaso, per favore, di farci conoscere il racconto della Toscana, dove non hanno ancora digerito il pauperismo indotto dall'acquisizione e dove sono state chiuse tre filiali, una a favore del money transfert degli extra-comunitari.
Il colorito linguaggio, la blasfemia artistica, il turpiloquio creativo vivacizzerebbero un po' il conformismo di regime del portale.

Credem'a me

L'organo ufficiale del Sindacato Credem'a me, nell'editoriale di oggi, informa che i fruitori del premio aziendale 2009, alla data di edizione, già sanno se rientrano tra i beneficiari o meno.
A che scopo, quindi, commemorare un fatto già avvenuto, festeggiato o compianto a seconda della felice o rea sorte?
Se un sindacato, quale che sia, non sa neppure tutelare le ultime, residue norme di un contratto di categoria ed è capace solo di lamentele cantilenanti, nella presunzione di rivolgersi al suo popolo di fedeli, meglio farebbe a soddisfare la sua inclinazione al poco impegno e dedicarsi a smorzare le candele in chiesa.
Con che faccia tosta le plebi chiedono pane, oltreché lavoro, con un raccolto così scarso?
Bacino quindi la mano del buon padrone e confidino nella provvidenza.

Credem'a me

Il Credem'a me è un gruppo creditizio molto particolare nel panorama A.B.I., a cui pure è associato.
La libertà di adesione che da qualche anno vige - apparentemente per rimuovere le croste corporative, prima del fascismo che le istituì, poi del mondo I.R.I. - che il fascismo aveva creato e che la D.C. aveva reiterato per cinquant'anni, facendone uno straordinario volano di clientele, carriere usurpate, arricchimenti indebiti e collocamento di maestranze, a prescindere dalle competenze - ha consentito ad un grande gruppo bancario, Unicredit, di associarsi alla Confindustria del Lazio ( sic! ).
In Italia, ogni riforma rischia, per influenza cattolica di risolversi in una gattopardesca Controriforma, basta dare tempo al tempo e lasciar lavorare il manovratore. Fin da ora, la deregolamentazione serve a facilitare l'eterogenesi dei fini secondo gli interessi dei gruppi finanziari ed economici.
Unicredit non si può sottrarre alla complessità dei rapporti sindacali che la dimensione eterogenea del Gruppo comporta e, pur applicando selezioni macroeconomiche crudeli, mai si sognerebbe di non contrattare il V.A.P.R. - valore aggiunto pro capite -.
Lo fa per aziende, specializzazioni, sezioni e competenze, diversificando i cespiti, ma senza escludere nessuno.
Il Credem'a me, invece, pur gloriandosi dell'alta redditività e della sua reputazione internazionale - pur non sconfinando neppure in Alto Adige - dimostra, per corollario, di basarla sulla minuta contabilità di un'azienda domestica, che, pur paternalisticamente impicciandosi di tante specie che molti amerebbero, per privatezza, amministrare da sé, ai suoi dipendenti assicura un reddito che non possa farlo indulgere ai vizi.
Ha costumi antichi: pretende la grisaglia istituzionale delle banche che, nei centri cittadini, distingue i bancari incarrierati durante l'intervallo, che noi del Credem rischiamo di doverci comperare presso gli outlet.
La "meritocrazia", da che mondo è mondo, se è reale e non cortigianesca è sempre stata pagata poco, anzi, l'eleganza e i costumi men che modesti sono stati considerati chiaro indizio di disonestà o secondo lavoro.
Tranne che per i vertici ereditari, per dirla alla fantozzi.
Pur essendo un'emanazione finanziaria di un gruppo industriale, la sua veste bancaria la rivendica; Unicredit Banca invece, vuole dare un piglio industriale alla sua attività.
Eterogenesi dei fini o travestitismo?
A differenza degli altri Gruppi, Credem'a me non si vale di manovalanza d'occasione e dell'intermediazione dei negrieri delle agenzie interinali - altra innovazione normativa, in Italia, della sinistra.
Fa tutto da sé e, per questo, è apprezzato, all'inizio, dai laureati cassieri. Che la riservatezza tradisca lo spirito di padronanza, poco importa,prima di prendere posto in cucina e nelle foresterie. poi, a pancia piena - regime dietetico - il mugugno e solo quello, è consentito, se rimane nel sui limiti.
Gli scambi si fanno nell'ambito delle stesse materie, soprattutto quelli sindacali, senza barcamenarsi in fragili compromessi.
Diritti e doveri sono solo quelli scritti, ma questo principio, serio, non è apprezzato in categoria e non fa parte del DNA nazionale.
Invece, il rispetto di regole oggettive, onestamente interpretabili, è garanzia per tutti e per i più deboli in particolare, soprattutto quando l'imprenditore calcola di realizzare quanto accumulato ed epicamente celebrato, durante la "fase di accumulazione", le campagne di conquista di nuovi mercati, giustificazione di ogni guerra e di ogni sacrificio.

lunedì 26 aprile 2010

Milone

Hai letto, Milone?
Un nuovo successo del gioco di squadra: a Monza, ne abbiamo fatti 5!!
Fiero, il pater familias si offre all'obiettivo, mentre il pargolo PBA, sotto la sua ala protettiva, vibra di intima, umile soddisfazione.
Di seguito, l'epica aziendale sciorina una infinità di acronimi, che solo un egittologo ( o un Maestro, più o meno venerabile )potrebbe decrittare. Sono tutti coloro che hanno partecipato all'azione e contribuito all'impresa. Così facendo, hanno confermato la precettistica e la coesione aziendale: tutti per uno, uno per tutti ( poveretto! ).
Poveretti tutti e ciascuno, in questa pressa di amena spremitura, dopo la quale la buccia esangue riesce anche a riprodurre l'espresione compiaciuta di chi, con loro, si è fatto, in parte, un aperitivo.
Sono i canoni della migliore pubblicità.
Cosa sarà che ci strappa dal sogno?
Cupio serviendi?
Qualcosa ci spingerà fuori dal letto anche domani e ci mulinerà nel frullatore della placida colazione di qualcun altro.

Milone

Caro Milone,
spero di avere un po' di tempo, anche in futuro, per scriverti ancora.
Non conosciamo il volto del futuro,ma non tende al nuovo, nè al bello.
E' appena entrata una signora che aspirerei ad avere per compagna durante gli ultimi anni.
Camminata da cowboy, grinta da buldog caratterialmente incazzato, voce aspra.
Quando l'ultimo declinare delle forze ci avrà reso impossibile la fuga, temo che ci adatteremo, a malincuore, alla prospettiva della morte.

domenica 4 aprile 2010

Pizzini.

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini,lamentava, qualche mese fa, che, se la legislazione fosse stata subordinata ai principi di questa o di quella religione ( con capacità d'influenza, in Italia, ce ne è una sola ), si sarebbe passati, armi e bagagli, ad un modello di stato etico.
L'attempato, ma prestante camerata non risultava credibile nel suo trasformismo opportunistico ( da sanfedista che era stato, nella nicchia calda del post-fascismo ), ma il principio era giusto.
Politicamente, si trattva di riempire un vuoto ( sul versante di destra ) e di precostituirsi in corrente o in partito..dipenderà dalle opportunità.
Io che, in vita mia, ho avuto solo la tessera della F.A.B.I., non coltivo propositi di sorta, però resto sconcertato di fronte alla quotidiana proposizione di devoti esempi sul portale aziendale, secondo una linea ideologica triennale appena principiata.
Le fotografie isolano dal contesto l'immagine di smunti e pur grassocci colleghi, la cui celerità, ormai, non può che affidarsi al fax, o la giovanile e ridanciana sicumera di coreografici venditori.
La lettura dei giudizi sul Capo, influenzata, se non determinata dalla sicura tracciabilità degli autori, mi ha ricordato il rituale di tanti Congressi o Consigli sindacali. Una passerella per i membri del Direttivo, per una platea allargata.
Un po' come la nostra convention al teatro municipale di Reggio.
Trecento e ottantuno interventi non sono tanti e probabilmente gli estensori sono i soliti noti.
I video, su sfondi fissi ( due ) di alcuni depressi o imbarazzati acronimi, richiamano alla mente le perorazioni dei sequestrati, turisti o body guard che siano, in giro per il mondo. Meglio ancora, il messaggio finale dei martiri, per i prossimi imitatori.
Tra pochi giorni sarà Pasqua. La nuova Alleanza per noi cristiani.
L'aggettivo "nuova", di questi tempi, scristianizzati, la fa avverire come un partito che, dietro l'aggiornamento delle sue qualità, cerca di trasformare i suoi vizi.
Qualcuno, tetragono alle innovazioni, ha preferito chiudersi in un ghetto.
L'illusione di poter vivere un'altra vita, migliore in senso materiale o spirituale, è l'immutabile energizzante delle insoddisafzioni destinate a rimanere tali e chi le alimenta desidera che gli illusi se ne sentano, oltretutto, colpevoli.

Milone

Buona pasqua, Milone.
Ritempra le tue forze per i nuovi agoni.
Noi festeggeremo, con il sacrificio delle colombe candite, la simbolica rinascita, resurrezione, rinascimento ( adulti ), prospettiva temporale-atemporale o abbaglio dei mortali.
Una tribù dell'antichissimo Egitto, a suo tempo, ricorderà il mitico momento in cui, oppressa dal faraone, si concentrò su di sé e chiese la forza di sfuggirgli a un solo Dio, elitario. Poi, uno dei suoi figli volle farsi ( o lo fecero ) a sua volta Dio..e loro la pagarono cara ( Moni Ovadia ).
Anche se non cambiò la prassi del mondo - ne se lo proponeva: "il mio regno non è di questo mondo", dirompente fu il Suo messaggio, in una società di schiavi -.
Un furbo profeta dei paraggi, attingendo ai primi quattro libri della Bibbia, lo retrocesse al suo ruolo, rispettabile, di Profeta e fondò un'ultima religione monoteistica, alla quale necessariamente ci si doveva sottomettere.
Da allora, i popoli ebbero un nuovo, unico ma proteiforme pretesto per massacrarsi, colonizzarsi e sfruttarsi.
La separatezza dei profughi dall'Egitto rimase tale e quale e, per questo, ogni volta che si devono agitare le masse, reinterpretano il loro eterno ruolo di capri espiatori. Non sono i soli a trovarsi in questa ricorrente condizione, ma sono gli unici capri espiatori ad aver costituito una nazione, dispersa nel mondo o, nella versione sionista, concentrata su un unico territorio, per secoli occupato da altri.
L'instabile rispetto fra musulmani e cristiani, almeno in terra santa e la loro collaborazione politica, fanno sentire gli israeliani in un ghetto, anche a casa loro. Anzichè proporsi una ecumenica simbiosi - che comunque li relegherebbe, dato che alla loro identità non vogliono abdicare -, offrono un'assimilazione nella loro democrazia, o, anziché un impossibile matrominio, un ben normato divorzio: i due stati.
I nostri fratelli ortodossi celebreranno, una settimana dopo di noi, la stessa ricorrenza, ben attenti al loro ovile greco-slavo. Ci mancherebbe che, dopo che due monaci dei loro, Cirillo e Metodio ( greci ) alfabetizzarono le popolazioni dell'Oriente europeo, dovessero soffrire del proselitismo occidentalizzante della Chiesa di Roma, di cui si sono più volte lamentati e che non ha consentito, finora, la visita di un Papa a Mosca.
In particolare, quella, tanto desiderata, di Wojtyla, che avrà pure contribuito a far cadere il comunismo, ma, nel pascolo ortodosso, il Metropolita non ce lo ha voluto.
E noi continueremo a morire, per poi rinascere a "nuova" speranza ed a fare autocoscienza giustificativa dei nostri egoismi; a condividerli con chi ci assomiglia e ad emarginare chi sente diversamente...o "crede" di sentire diversamente.
Con tutto questo, di vero cuore: buona Pasqua a tutti!
P.S.
Apprendo che, da quest'anno, gli ortodossi festeggeranno la Pasqua cristiana insieme a noi: potenza dei mercati. Anche i giapponesi, scintoisti, o più prosaicamente areligiosi, hanno adottato il Natale dell'occidente. L'ortodossia si eserciterà in termini politici, paralleli all'uniformità protocollare dei mercati regolamentati, ma dubito che attenuerà la sua specificità competitiva con Roma e con New York, uniformemente alla politica Russa.
Gli ebrei, dispersi per il mondo e rinchiusi nel loro piccolo stato, sono, come sempre, soli, anche se culturalmente e..pericolasamente, per loro, influenti. Universali e particolari. Questo, però, non dovrebbe interessare l'uomo comune.

domenica 21 marzo 2010

Frutti della rigenerazione morale.

L'Italia dei valori, del picchiatore giudiziario, non ha ottenuto dal povero Delbono - tanto povero da essere rinviato a giudizio per complessivi dodicimila euro - la carica di vice-sindaco, dopo le elezioni municipali. Per questo ha fomentato, tramite la vice-sindaco mancata, la labbronica Cinzia a denunciare le sottrazioni, tramite bancomat e carta di credito del suo amore vacanziero. Costei, che ha fatto fare al valente, ma superficiale professore la fine di Franz nell' Angelo azurro, non solo otterrà il reintegro in Comune, non solo mantiene l'appannaggio da segretaria in Regione, ma, forse, quando sarà depennata dall'inchiesta, sostituirà l'amante nell'agognato Comune, in Consiglio. Lì, infatti, si propone di rappresentare i suoi valori e, nel frattempo, di esercitarsi nel trasmetterli alla figlia. Non si preocupi signora, basta l'esempio.
Un altro candidato dell'Italia dei valori ha presentato a Bologna con l'autrice: "Gradisca presidente", di Patrizia Daddario.
Ieri, sulla fiancata di uno di guei furgoncini elettorali che percorrono la città insieme al Doblò di rilevazione delle infrazioni della sosta dei vigili urbani, ho visto il faccione da "stoped" di Enzo Grillini.
I nuovi valori e le rispettive icone: due puttane e un busone.

In memoria della Signora Rosetti.

Carissimo Signor Rosetti,
ho appreso con ritardo della scomparsa della Sua Signora.
Mi scuso, anche a nome di mia sorella Angela, che avrebbe voluto rivolgerLe un cenno del suo dispiacere sincero e che me ne ha demandato l'espressione.
So, invece, che Emanuela Le ha già parlato, constatando, come sempre, equilibrio, spirito di accettazione, riflesso di interiorità serena, pur nel dolore.
Di questo, La ringraziamo, sullo stesso tracciato - ritengo - della stessa trasmissione di valori che avvertivo, chiari e non imposti, quando frequentavo la Sua casa, spesso dopo il Suo lavoro ed una volta, anche nel corso di una Sua malattia.
In una circostanza, almeno, La sostituì la Signora.
Si trattava di un pomeriggio primaverile, illuminato dalla luce naturale.
Della Sua Signora, con cui avevo, fino ad allora, scambiato poche parole, all'inizio ed alla fine delle mie visite e di cui avevo comunque apprezzato le osservazioni gentili, discrete e premurose, conobbi, non solo le qualità didattiche, ma colsi l'attenzione pedagogica, la misura nel sollecitare il coinvolgimento e una benevola, materna ironia.
Per questo, mi auguro che questa autentica partecipazione al Suo dolore, anche ed in primis, da parte di mia madre, Le sia di minimo conforto nell'accidentato cammino.
Con vero affetto, a nome di tutti noi,
Pier Paolo Castellari

venerdì 19 marzo 2010

Oggi è morto Luciano.

Oggi è morto Luciano.
Ha concluso la sua vicenda come l'aveva vissuta: convulsamente, strozzato dal catarro.
Nello stesso tempo, ultimo, ha condotto con diligente impegno il suo travaglio, cercando di respirare quanto più poteva, economizzando l'ossigeno, sempre più corto, sempre più scarso, che riusciva a inalare attraverso l'aria.
E' stato accompagnato, per giorni e giorni, dalla nipotina, come lui l'accompagnava a sognare in passeggiate serotine, pur stanco delle fatiche fisiche e morali del giorno. L'aveva accolta come un accidente del destino, un destino non imprevedibile, lineare alla sua vita, durante la quale molti avevano preteso da lui e lo lasciavano a preoccupate solitudini quando non c'era da trarne profitto né lo proteggevano quando a loro non comodava.
Aveva combattuto una guerra senza coltivarne interiormente la violenza.
La violenza si era abbattuta sulla sua famiglia, non risparmiandogli una figlia handicappata a causa di un metodo spiccio, da ospedale, di ostetricia.
Semplice di cuore, amava, da buon bolognese, la compagnia e l'arte del palcoscenico, le romanze e la musica. Aveva trasmesso questa passione alla figlia, suo malgrado, più stabile, sensibile agli influssi che le si insinuavano d'intorno.
Della simbologia del mondo, Luciano si era appropriato, cioè aveva fatto sue, dopo che gliele avevano insegnate, alcune conoscenze spirituali e non le aveva mai rigettate. Certamente lo hanno aiutato sempre, nel corso della sua faticosa esistenza. Non aveva confuso i termini delle diverse questioni. Casomai, aveva assecondato gli impulsi giovanili e naturali, rassicurato dal sano realismo della sua dottrina, che, pretendendo di fornire gli elementi esaustivi per vivere, ne contempla anche le deviazioni. A farne le spese sarà, ma solo in fine, la seconda moglie, quella compagna di cui Luciano non volle privarsi e che tanto amore, non manieristico, gli apportò. Sono stato testimone delle sue terze nozze, quelle che lo hanno infine fregato. Sembrava che dovesse seppellire anche la bella persona ucraina che gli aveva pazientemente pulito il culo e che apprezzava le sue romantiche recitazioni poetiche, le sue interpretazioni musicali e, un po' meno, le tragedie notturne, declamate incessantemente. Invece, la signora Lupi, con una veronica, si è operata, lo ha costretto in regime di ospedalizzazione, si è risanata e lo ha accompagnato al camposanto. Mosse imprevedibili sullo scacchiere della vita.
Dicevo che Luciano si era impossessato di conoscenze spirituali, quelle che si avvertono, si amano e si condividono comunque, anche se, nella condivisione, si viene a volte traditi.
Per lui, la vita era quella che era, successione organica - non è un errore - di felicità e dolore, raccapriccio ed estasi, tenerezza e disincanto. Non ci poteva essere per lui una preordinazione di comportamenti, per limitare i danni, inibitoria del senso di una natura che, forse, senso non prevede. Di questo, molto sopravvive nella sua colta nipote e, per lei, è fonte di un permanente dolore, che ha scelto di non attenuare opportunisticamente per vivere, "contro ogni logica", il dilaniante conflitto fra natura e cultura.
Di tecnica, era ricco, Luciano. Quella professionale, avvertita come una catena, perché non poteva metterla al suo servizio creativo, ma doveva appaltarla, per dar vita a sé e ai suoi cari, ad una organizzazione inventata per farne uno strumento. Poi c'era quella che applicava alle esigenze della sua vita privata, nella quale suppliva a molte esigenze contingenti.
Stanco e chissà quante volte depresso per l'infelicità che la fabbrica apporta ai suoi costretti e con la quale si contagiano fra loro, a sera faceva lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta con la nipotina, ricongiungendosi alla trama forte e fiduciosa, non ancora compromessa dall'apparir del mondo e, soprattutto, dall'affaticarvisi intorno, con vani quanto ineludibili ragionamenti.
Dei suoi tre matrimoni - dicevo - solo il secondo, quello centrale, per così dire, aveva conosciuto serenità e ristoro, pur nelle tribolazioni che il legare il proprio supporto alle fragili, speculative e alterne sorti di un'azienda, necessariamente apporta.
Speranza di una vecchiaia previdente e previdenziale, alla fine ed a lungo conseguita.
Il primo, frutto dell'energia incontinente della giovinezza, gli aveva apportato due figlie, sane e, dicono, belle; sennonché, la prima, veniva subito tarpata dal forcipe, maneggiato come una morsa, senza amore.
Venne la guerra e, con essa, una nuova ed ancora più deterministica - almeno quanto agli esiti potenziali - costrizione.
Mentre Luciano avviliva la sua spontaneità nella partecipazione ai "superiori destini della nazione", di cui non condivideva nessuno dei barbari enunciati, e ne riportava le stigmate del dolore che nascono dal contatto con il male - quello che non considera, prima ancora di non rispettare chi si trova in condizione di minorità e che si esercita attraverso tecnicalità di gerarchie al servizio di un potere che consente loro di ammantarsi di mostrine -, la guerra , con la sua miseria, non risparmiava neppure la sua famiglia.
In sua assenza, il comportamento della di lui consorte non fu degno delle eroine classiche, ma, sulla vita altrui, vita che ha le sue dinamiche ed i suoi tempi di attuazione, senza argini né supporti, non è lecito sentenziare.
Fatto sta, che alle sentenze non rinunciarono troppi di coloro che, per condivisione di condizione ed anche per il riconoscimento del suo buon animo, avrebbero dovuto risparmiare a Luciano la tristezza di un ritorno, tanto desiderato, quanto inglorioso. Troppo succosa era l'occasione per mortificarlo e per agitarlo; per poter vantare, al confronto, la superiore moralità della propria signora. Lo spirito di sopportazione ricondusse tutto alla saggezza. Supplì, giocoforza, la rassegnazione e l'accettazione degli elementi non depurati e genuini, nel bene e nel male, dell'esistenza. Sulla sua accettazione, come in generale sul suo animo buono, hanno sicuramente influito i migliori sentimenti religiosi, quelli che instillano il senso morale e quello del servizio gratuito da apportare ai bisognosi. La grevità e la cultura orgogliosa fanno scelte opposte.
La repentina scomparsa della prima moglie lo lasciò solo con le figliole. Si impegnò soprattutto con la prima, per non farla sentire diversa, perchè non si adagiasse nella sua sfortuna e le trasmise la passione per quella vita rappresentata che poteva farla partecipe di quanto a lei era stato mutilato. La musica, infine, addolcì il dolore della rinuncia al canto, che avrebbe potuto coltivare, se le sue condizioni fisiche non avessero sconsigliato di assecondare le esigenze di lontananza da casa, senza contare la compagnia competitiva entro cui si sarebbe trovata ad agire.
Con la semplicità con cui i poveri fanno le cose, ne trovò un'altra, che , per lui, già padre, rinunciò all sua, di maternità e che condivise le sue vicissitudini, fino al dono, non prevedibile di una figlia putativa. Generata, senza un progetto, da uno studente o dal fidanzato di allora, che era militare, chissà?
Pare che il giovane borghese si fosse fatto avanti, ma che fosse stato esentato dalla nonna Maria dall'impelagarsi con la puttanella frivola: aderenza al vero,così com'è.
La seconda signora Lupi si è tenuta la bambina...almeno fino a che non ci sono state altre esigenze materne da soddisfare.
Donna Franca, la forcipata, infatti, non per questo aveva rinunciato alle arti seduttive di Venere e si era accasata con un marito - mi dicono, tutto d'un pezzo - ma un po' cupo, che aveva cercato di allietare con quel po' di famiglia che poteva procurargli. Per precoce asportazione, era stata privata dell'utero, ma con innegabile charme cantilenante e qualche acuto stimpanante è riuscita a condurre la sua esistenza lungo i sentieri delle altrimenti difficili relazioni sociali e sentimentali. Si può solo rilevare e con il beneficio del dubbio, che abbia accolto e raccolto, rassicurandoli, gli handicap dei suoi partners, sia che fossero originati da traumi familiari, sia che fossero apportati da sopraggiunte ossidazioni coniugali.
Le bimbe crescono, i nonni invecchiano. Prima Maria, che del marito aveva sopportato con pazienza e, soprattutto, amore, la luce e la lue, portato bellico della solitudine e della morte, dilaniata, in fine, da complicanze emorragiche, ma con la certa consolazione di essere chiamata mamma, mamma vera, dalla nipote che la abbracciava. Poi Luciano, vegliato diuturnamente per giorni e giorni dalla nipote, è spirato, ormai incosciente - si ritiene - in presenza della terza signora, Lydia, zulù ukraina, già badante e che gli fu fatale.
Così è la vita. Si nasce, ci si cimenta, si vince, si perde. Alla gabbia dell'organizzazione di questa o di quell'altra società, non si sfugge se un precoce senso di contraddizione ci impedisce di seguirne il tracciato e ci colloca nel novero dei reietti, da pascere perchè ce ne siano ancora. Capita così che...nel corso della nostra vita, fino agli ultimi tempi, qualcuno si proponga di rappezzare i suoi sfilacciamenti con la nostra lisa tessitura, per sopravviverci e per trovare, quando non ci saremo più, una sia pur essenziale stabilità. Sul traguardo, per fortuna, perché altrimenti le molestie e le assurde fatiche continuerebbero. Mentre Luciano moriva, altri nascevano, per destini ed opportunità del tutto speculari a quelli di queste vite accennate, di cui una è trapassata nel regno delle ombre.
Oggi, Luciano è morto.

Milone

E' proprio vero, Milone, che i neofiti estremizzano i canoni della legge - nel nostro caso del Regolamento - fino a risultare più realisti del re.
E' altrettanto vero che, talvolta, la loro cattiveria è figlia delle frustrazioni familiari e personali che hanno caratterizzato la loro formazione.
La mancata corrispondenza fra modello sociale e realtà propria li ha resi avidi, mentre l'egoismo ha tacitato le coscienze.
Si sono, in fondo, arrabattati ad adeguarsi all'immagine opportuna e a venderla.
Se resta sul viso la smorfia dell'insoddisfazione, che si distende quando si interpreta la parte che si è scelta e che si riteneva più gratificante della propria realtà (simbolismo proteiforme dei tempi )- pur sapendo di esserne gli unici responsabili - ci si rifugia in uno dei tanti canovacci di ruolo, che i nostri commediografi incessantemente producono per alimentare il loro conto in banca.
Si tratta, evidentemente, di accorgimenti, di malizie in evoluzione, di manipolazioni anche verso i committenti, dato che, quando li paghiamo, le raccontano anche a noi. I committenti sono interessati alle manipolazioni; abilmente, preferiscono demandarle all'elaborazione di qualche dottrina.
Ma, al di là delle interessate illusioni, resta l'irriducibilità dell'uomo ai suoi appetiti materiali e l'inane agitarsi ( interiormente ) sul palcoscenico della vita.
"Se a ciascun l'interno affanno...."

Esemplarità strumentali.

L'esempio di Rita Levi Montalcini non avrebbe dovuto essere proposto, non solo perché si tratta di una vivente, ma soprattutto perchè la sua vicenda non ha nulla in comune con lo spirito di servizio all'azienda che si vorrebbe suscitare.
La Montalcini proviene dalla famiglia ebraica, nel cui ambito non si conoscono problemi di alfabetizzazione e, in quasi tutte le sue molteplici stratificazioni, di censure.
D'altro canto, la natura appartata che le derivava dalla sua diversità ideologica e religiosa ( non in senso devoto ) ne ha costantemente fatto una donna adusa all'impegno e alla costanza.
Che sia stata una delle prime donne italiane a conseguire competenze mediche, che si sia dedicata alla ricerca e che, dopo le ignobili leggi razziali, che contraddicevano clamorosamente il principio di nazionalità, tanto strombazzato, sia tornata nella sua terra per proseguirvi le sperimentazioni e gli studi, ne segnala l'indomito e fermo carattere, così esemplare, quanto particolare.
E' stata ed è, soprattutto, una donna libera e riservata, sensibilissima al senso delle istituzioni ed al valore della democrazia parlamentare, ben sapendo a quali aberrazioni conduce la delega ad altri della propria vita.